Fiat Voluntas Dei

28 luglio 2010 marco esposito

La saga FIAT comincia ad avere anche i suoi studiosi, nonché analisti di riferimento che, per comodità, potremmo chiamare “Marchionnologi”, secondo la moda, tutta italiana, del retroscena, del complotto, o del “che sta pensando quiz”.

Non intendo risalire agli albori della storia, per cui comincio dal 1° Giugno 2004: la Fiat è alla canna del gas. Qualcuno ricorderà la frase “io le cambierei il nome in Ferrari, così si vende meglio”. La Fiat è riuscita nell'epica impresa di produrre la Stilo, la Multipla, e la Palio, ha un indebitamento altissimo, eccetto Melfi tutti gli stabilimenti italiani lavorano in perdita, Termini Imerese riesce nella mostruosa impresa di far perdere da 1.000 a 5.000 euro (le cifre non sono ufficiali) per ogni unità prodotta della Thesis (altro modello mitico ...). Non un azienda, insomma, ma il tipico mostro italico che ha spesso cambiato nome (IRI, Parmalat, Cirio, Fiat), ma non il prodotto: perdite.

Nel 2004 Fiat perdeva il 10% sul fatturato.

Poi arriva un tipo con una strana fissa: fare di Fiat una azienda. Realizzare prodotti che possano piacere al mercato, avere un marketing, avere stabilimenti che funzionano, così come fanno le aziende di tutto il mondo che non sono finanziate (sussidiate, nel gergo italico) a piè di lista dallo stato. La rivoluzione culturale in azienda è enorme: per la prima volta a memoria d'uomo in Fiat si controllano i costi.

Mi fermo qui, non mi interessa fare il Fiattologo, ricordo solo un episodio, quello dell'apertura dello stabilimento serbo di Kragujevac. Marchionne va a Roma, gli vengono fatte fare tre ore (chi dice anche di più) di anticamera, espone il progetto di un nuovo stabilimento in Italia, bussa a quattrini, ma anche a garanzie: non vuole fare un'altra Termini Imerese. Dall'allora governo Berlusconi gli viene risposto “vedremo, valuteremo, le faremo sapere”, come si fa anche con l'autista che chiede un favore. Dopo un mese Marchionne vola a Belgrado, dove è ricevuto in pompa magna dal Primo Ministro, e in due giorni chiude tutti gli accordi: sgravi, esenzioni fiscali, soldi, territorio e garanzie sulla realizzazione di una serie di opere collegate all'investimento. Torna in Italia e rilascia un'intervista di fuoco a “La Stampa” (non la trovo più, chi la trova non vince niente ma la metta lo stesso ...) in cui si dice nauseato della politica italiana. Io aggiungo, anche, che non dimenticherà l'affronto.

Saltando di palo in frasca arrivo ai giorni nostri: di Pomigliano abbiamo già parlato, adesso vediamo cosa sta succedendo, dopo l'annuncio che Fiat Auto assemblerà le nuove monovolume in Serbia.

Parlerò quindi di una cosa semplice,che dovrebbe essere intellegibile perfino a un politico, o a un sindacalista, parlo di politica aziendale.

Cosa fa un'azienda che non vuol chiudere? Risposta: cerca il profitto. E poi? Ah, l'appetito vien mangiando: cercherà di massimizzare il profitto. Come? In tutti i modi.

Quindi, specialmente se è a corto di liquidità (e Fiat lo è, lo sanno bene i fornitori che aspettano anche 180 giorni per essere pagati) cercherà dei finanziatori (banche o governi, poco importa) che paghino le nuove catene di montaggio per i nuovi modelli. I governi te li danno gratis, i soldi, mentre le banche hanno la pessima abitudine di rivolerli indietro con gli interessi, a meno che non le freghi con un bel “warrant”.

Poi, cercherà di organizzare il lavoro e gli stabilimenti in maniera tale che essi siano ottimizati, per produrre il maggior output possibile a parità di fattori produttivi, quindi più turni possibile e miglior risultato possibile (il WCM è uno di questi, ma attenzione, non è l'unico).

Fin qui il “normale” percorso di un'azienda che sta impostando una politica “innovativa” (dal punto di vista dell'azienda) mista a vecchie politiche industriali tipicamente europee;ma pur sempre un'azienda manifatturiera multinazionale. Solo che...

Solo che siamo in Italia, l'unico paese del pianeta Terra dove non si è mai visto che un'azienda non si presenti con il cappello in mano ai politici pur di andare dove cazzo le pare,; un paese dove i sindacati pretendono i “permessi sindacali retribuiti” anche per le elezioni politiche; ma anche un paese dove i sindacalisti stessi sono dei perfetti sconosciuti sulle catene di montaggio (la famigerata linea) e dove “fare azienda” significa essenzialmente avere cointeressenze con i politici, i sindacati e i loro amici.

Tutto qui, non c'è nessun “segreto di Marchionne”, nessuna strategia segreta. I politici ed i sindacalisti, con i loro lacchè di riferimento (qualcuno si ostina a chiamarli giornalisti) anziché commentare (a Napoli i loro commenti si definiscono “parlà 'a schiovere”) cose di cui non capiscono una cippa potrebbero comprare un qualsiasi testo di economia aziendale, per i loro standards andrebbe bene anche un Bignami, e leggere cosa c'è scritto alla voce “cosa fare in un mercato competitivo”.

Bignami del Bignami: ridurre i costi, ampliare l'offerta, avere basi finanziarie solide (e, aggiungo, io, se ti pagano l'investimento le basi solide te le forniscono. Gratis.). Poi potremmo parlare per ore dei soldi che la Fiat ha avuto dallo stato, dei sindacati che difendono i lavoratori, ma mi sembra lo stesso discorso sterile delle rivendicazioni Nord-Sud: bla-bla-bla che non porta da nessuna parte.

Notazioni finali:

  1. I grandi sindacati italiani (FIOM-CGIL in primis) stanno portando a casa lo splendido risultato che la FIAT rinuncerà al CCLN (che qualche idiota ha già confuso con lo Statuto dei Lavoratori, che è una legge), aprendo una falla in un muro che tutti gli imprenditori miravano ad abbattere, ma che nessuno aveva il coraggio da solo di fare: Ma se lo fa la FIAT... (nota personale: Forza Marchionne: sei tutti noi! Non ti fermare!)

  2. Il Governo Italiano dimostra quello che si sa da tempo: poche idee, ma ben confuse. I politici italiani (di governo e d'opposizione, nessuna differenza) dimostrano solo che con il lavoro ed il mercato, quello serio, non vogliono avere niente a che fare.

  3. Sopra ho scritto di quando Marchionne ha fatto anticamera a Roma: dopodomani il Governo va a Torino. C'è ancora qualcuno che si domanda chi ha vinto?

  4. Tutti a parlare dello “spostamento in Serbia”. A nessuno, ma proprio a nessuno è venuto in mente che il “progetto LO” è in ritardo, che di fatto se ne sta spostando nel tempo l'attuazione (Zastava non è ancora pronta), e che così Marchionne ha la scusa per non scoprire una carta che non ha. Ma vanno a Torino con il cappello in mano ...

  5. Ah, anche la OMSA va in Serbia ... che sia anche questo parte del grande e segreto piano di Marchionne?

Fine. Dal mio punto di vista Marchionne è un genio: bluffa spudoratamente, spariglia il mazzo e nello stesso tempo raccoglie la riorganizzazione di stabilimenti che in taluni casi erano covi di fancazzisti, spacca il sindacato, dimostra che i politici nostrani non sanno che pesci prendere quando uno gli parla di mercato, si fa dare dalle banche altri 4 miliardi di euro, ma ne dichiara 13 di liquidità. E gli altri dietro a fare i “marchionnologi”: ma andassero a spazzare il mare....

 

142 commenti (espandi tutti)

Poche parole, ma sentite ed apprpriate. Vorrei solo dire che il motivo delle nuove linee di credito da 4 mld trovano motivazione nella scissione che implica una suddivisione di risorse tra le due nascenti realtà. In ultimo: non credo che bluffi molto. con un esito ragionevole a Pomigliano, la storia sarebbe stata diversa e l'impianto serbo avrebbe accolto la produzione della piccola vettura che era in piano prodotto per i 2013.

Comunque la FIAT di Marchionne che vince è una vittoria per il paese.

Riesumare definizioni già nate vecchie (quel che va bene a Fiat va bene per l'Italia intera) equivale a regalare la vita di un intero paese nelle mani di gente che non fa gli interessi degli Italiani.
Spacciare il desiderio di Marchionne e Fiat di realizzare profitti per novità e grande conquista culturale significa cialtroneggiare culturalmente, ben sapendo che scelte industriali miopi sono state esclusiva prerogativa dei vertici aziendali, non certo di politica e sindacati (per quanto sciagurati possano essere). Qualsiasi azienda vuole realizzare profitti? Bene, ma questo non significa assumere per buono qualsiasi punto di vista dell'azienda medesima. Diciamo che Marchionne incarna bene il tipico stile Fiat: decidere con i soldi altrui (vedi caso USA di Chrysler et affini), con i generosi finanziamenti di rottamazioni pluridecennali, i sacrifici imposti al sistema dei trasporti pubblici e la manomissione generalizzata del territorio per costruire strade che facessero comodo all'auto italiana. 
Il CCNL non sta bene a certa parte dell'industria e il suo annullamento sarebbe colpa della FIOM? Ma dove sta l'autore dell'articolo, in America appunto? Ma che razza di ragionamento e collegamento possibile? Diciamo più semplicemente che a Pomigliano (a Sud) come a Mirafiori (a Nord) l'unica posizione geometrica accettata sarebbe stata quella a 90°... Diciamo, infine, che per certuni è meglio il profitto che la qualità del lavoro e dell'auto. Per fortuna esistono le "auto estere". NB: le suddette auto estere (magari tedesche) sono prodotte dopo sacrifici sì, ma almeno non si guastano così spesso come quelle Fiat (anche le più blasonate).

Riesumare definizioni già nate vecchie (quel che va bene a Fiat va bene per l'Italia intera) equivale a regalare la vita di un intero paese nelle mani di gente che non fa gli interessi degli Italiani

Il commento ha dei contenuti che possono anche essere impliciti. Se un lettore non ci arriva nonostante sia tutto piuttosto semplice da capire,potrebbe sempre chiedere chiarimenti. Forse sarebbe più dignitoso e civile che attribuire ad altri comportamenti propri come il cialtroneggiare e propalare sciocchezze.

Ma dove sta l'autore dell'articolo, in America appunto?

No, l'autore dell'articolo è a Napoli, Italia, dove vive e fa impresa. E si interroga ogni giorno su chi glielo fa fare, visti certi ragionamenti.

La Fiat che succhia risorse alla gente è una vittoria del parassitismo e una disgrazia per il Paese, ridotto da decenni  come un malato grave  in fondo ad un letto d'ospedale con attaccata al braccio una sonda succhia sangue, e quel sangue è sudore e sangue di quei fessi di Italiani che vengono derubati da uno Stato imbelle e criminogeno che nasconde una verità  per  capire la quale non si deve esser economisti e professoroni: il paese va avanti solo perchè c'è chi aggire un mare di regole imbecilli e criminali studiate per essere aggirate dai grandi ed esser trappola per i piccoli, studiate perchè gli italianucci debbano sempre andare col cappello in mano a chieder favori ed ungere ruote.

la filosofia del grande Agnelli si riassume in quello che avrebbe detto al padrone del Corriere,  figlio di un suo amico: " che vuoi,  eri debole e ti abbiamo divorato", e non si è fermato nemmeno di fronte alla fiducia di un popolino bue indotto a credere che  davvero la Fiat fosse il vanto dell'italia, ci ha divorati insieme a quei 4  del salotto buono che fanno impresa con i soldi  altrui, credo che senza i nostri soldi non saprebbero mandare avanti nemmeno una   merceria. Non sono stati nemmeno capaci di fare vivere in serenità e giusto guadagno l'indotto: vampiri che si avvalevano di collusioni a tutti i livelli, gente che si avvale  di leggi di favore , regolamenti e distrazioni opportune. Se sparissero forse i politicanti e le burokrazie onnipotenti ci lascerebbero qualche briciola. e non vale dire che gli Italiani se vanno in auto, se  fanno le vacan ze i viaggi e  vestono e pensa.. mangiano pure, stanno bene . Siamo stati derubati   con il fattivo aiuto dei governi tecnici, che servono a questo: il tecnico si presenta pulito da responsabilità politiche e ti da una "medicina" per il tuo bene: palle! rappresentazione scenica che ci ha portato a questo presente  e la fiat in questa rappresentazione scenica si è sempre ben mossa ed ha sempre raccolto una sacco di grano che non le spettava. Il popolo  bue, viene tenuto all'oscuro con molta capacità, almeno questo lo sanno fare visto cjhe è essenziale per vivere alla grande prendendo senza dare

 

Spassiba Tovarish Marista. Sanno e dicono tutti che FIAT ha campato con gli aiuti pubblici e sanno tutti che oggi la satoria è finita. Oggi FIAT pone un problema reale. Pensi di aver arricchito la discussione?

Marco, io per quello che conta mi sono fatto un'opinione positiva del lavoro svolto da Marchionne fin qui, e per ascendenze piemontesi spero sempre tutto il meglio possibile per la FIAT.

Pero' Marchionne sta andando in Serbia perche' gli pagano i due terzi dello stabilimento nuovo con fondi dello stato belga e della Bei. Inoltre, se non mi sbaglio, mi sembra che gli detassino gli utili e gli stipendi dei lavoratori. Dal suo punto di vista Marchionne fa benissimo ad andare, intendiamoci, e probabilmente anche i serbi si sono fatti i loro conti, pero' questi mi sembrano aiuti di stato belli e buoni, altro che "competizione di mercato". Onestamente non vedo cosa ci sia da rallegrarsene.

Infine sullo scorporo del comparto auto. Molti commentatori fanno notare che probabilmente prelude a) alla fusione con ulteriore diluizione delle quote italiane b) alla vendita definitiva. Della diluizione in una fusione ne parlava gia' la FIAT ai tempi del tentativo fatto su Opel, per la cronaca. Ancora una volta, nulla di orribilmente sbagliato se la FIAT finisce in mani estere, e' il mercato. Pero' restando una delle piu' grandi realta' industriali del paese, con tutto quello che ne segue in termini di occupazione, potenziale industriale e ricorrenti aiuti di stato, mi sembra logico che di questi scenari se ne discuta.

 

Pero' Marchionne sta andando in Serbia perche' gli pagano i due terzi dello stabilimento nuovo con fondi dello stato belga e della Bei

Già altrove commentavo che non è solo una questione di "aiuti di stato", perchè ci sono tanti fattori nella produzione auto, mi spiego, la distinta base di un autoveicolo classe B è di circa 5.000 pezzi, se andiamo alla distinta base di II livello arriviamo a una cifra fra 15.000 e 20.000 pezzi, ed è ovvio che a Kragujevac (come succedeva a Termini Imerese) non ci siano i fornitori di questi pezzi (magneti marelli sta cominciando adesso i lavori per lo stabilimento, così come altro indotto Fiat), quindi c'è bisogno di una logistica pazzesca e costosa, quindi in Serbia ci vai solo se ti "regalano" lo stabilimento, altrimenti sei sulla soglia di indifferenza con Termini Imerese. Qui un interessante articolo di chi pensa al mercato e non alla marchionnologia (notare la data: Aprile 2010).

Il punto successivo, quindi, sono i "rapporti industriali", il funzionamento di uno stabilimento (non il costo degli operai, attenzione!), e qui fra Termini Imerese e Kragujevac c'è un abisso incolmabile (grazie di esistere FIOM, devono pensare in Serbia..).

Sullo scorporo rilevo solo che trattori, camion e movimento terra erano i comparti che tenevano a galla i conti FIAT, se l'hanno fatto è solo per motivi finanziari (maggior valore per gli azionisti, maggiori possibilità di finanziamento con le banche), anche se nessuno nota che FIAT Gesco (la banca della FIAT) è da anni che ha i comparti separati. Al momento è solo un'operazione tecnica, la sfera di cristallo non ce l'ha nemmeno Marchionne, penso invece che possa essere il preludio ad un "americanizzazione" del gruppo, già avvenuta con lo spostamento delle commesse della componentistica in Canada, ma non certo alla cessione a "mani estere", sulla FIAT ci sono quelle degli Agnelli e delle banche, e non la mollano.

Mi sembra che Marchionne si stia comportando razionalmente. Che sia un buon negoziatore lo scopri anche GM quando trattarono del put FIAT.

Chi non si comporta razionalmente sono i sindacati e i politici italiani.

Per quanto riguarda gli aiuti di stato alle installazioni industriali, esistono (purtroppo ma inevitabilmente) dappertutto (vedasi i giapponesi nel sud degli USA).

 

Per quanto riguarda gli aiuti di stato alle installazioni industriali, esistono (purtroppo ma inevitabilmente) dappertutto (vedasi i giapponesi nel sud degli USA).

Giusto, e su questo sarebbe bene riflettere con la mente aperta.

La UE li vieta (ok cerca di farlo) che a me è sempre sembrata un'ottima idea. Ragione: sono un gioco a somma negativa, neanche zero. Ed ora lo stanno imparando anche gli italiani, a spese loro. Questo dovrebbe farli riflettere sulle continue richieste per poltiiche industriali attive, aiuti alle zone meno sviluppate, eccetera.

Per quanto riguarda gli aiuti di stato alle installazioni industriali, esistono (purtroppo ma inevitabilmente) dappertutto (vedasi i giapponesi nel sud degli USA).

Si, ma alla fine se fosse stato lo stato italiano a mettere i soldi per costruire un nuovo stabilimento FIAT a Reggio Calabria, tu saresti stato contento?

 

Si, ma alla fine se fosse stato lo stato italiano a mettere i soldi per costruire un nuovo stabilimento FIAT a Reggio Calabria, tu saresti stato contento?

Lo stato italiano ha messo soldi in una infinità di iniziative. In una precedente risposta Marco replicava con alcune motivazioni specifiche. Ne esistono altre nel senso che la convenienza di un certo tipo di investimento non dipende solo da aiuti pubblici ma da una serie di altri elementi di contesto e di sistema che non si riesce ad ottenere in Italia.

No, sono d'accordo con Michele Boldrin, gli aiuti pubblici creano distorsioni e, alla fine, sono controproducenti. Lo stato dovrebbe limitarsi a mettere a disposizione di tutti infrastrutture e burocrazie efficienti.

Infatti "infrastrutture e burocrazie efficienti" non fanno parte degli aiuti pubblici veri e propri ma di uno stato snello ed efficiente.

dal basso della mia ignoranza di cittadina comune, concordo. Per dirne una, che  ne è venuto allo stato italiano quando in passato ha dato alla Fiat 1000 miliardi, frutto di una tassazione straordinaria alla Fiat per la ricerca, se la  ricerca  non solo non è stata fatta, ma non si è rispettata quella parte dell'accordo che prevedeva di non licenziare, prima  hanno messo in cassa integrazione ( la paghiamo noi con i nostri versamenti INPS se non sbaglio), poi hanno licenziato o prepensionato, onestamente non lo ricordo. E noi abbiamo pagato 2 volte, ci siamo impoveriti un po' di più, mentre le ditte dell'indotto rischiavano il fallimento.

Questo modo di fare non è fare industria , andrebbe chiamato diversamente e stigmatizzato per quello che è  invece di esser coperto .

Questa è l'italia e  gli italiani hanno quello che si meritano a quanto leggo in molti commenti

Marista, per discutere si devono avere dei dati: dove hai preso 1.000 miliardi di lire ? Che c'entra la ricerca con un accordo per non licenziare ? Quale è la tassazione straordinaria ? Sai come si finanzia la cassa integrazione ? Hai dati in merito al fatto che avremmo pagato due volte ?

Questa è l'italia e  gli italiani hanno quello che si meritano a quanto leggo in molti commenti

Sottoscrivo in pieno: il tuo commento è quello tipico dell'italiano medio, che non capisce, non si interessa di capire, e tifa a prescindere. Con anche quel minimo di saccenza, tipica del tifoso.

P.s.

Non credo tu sia di sinistra, solo ben confusa.

 

Certo che non sono di sinistra, in tale caso sarei felicissima della pioggia di danari che  in questi decenni è andata verso certi lidi. Che discorsi, come se la sinistra italiana sia mai stata contro la Fiat o contro il capitalismo, nemmeno nei baretti di periferia  si crede più a questa favola

1000 miliardi di lire sono l'esatta cifra che venne data alla Fiat dallo Stato per la ricerca applicata, della quale non si vide ombra, uno scandalo ben coperto, ma che  sicuramente è notissimo a molti. La   Ricerca  non si ebbe, mentre  arrivò la richiesta  e la concessione ovviamente, di cassa integrazione nonostante il mare di soldi succhiati, il tutto seguito da ricchi licenziamenti dopo pochi mesi. Debbo cercare  quello  di più preciso che ho scritto sul mio sito al proposito, spero di trovarlo

Inutile fare gli spocchiosi :dalle casse dello stato di fatto  uscirono i mille miliardi e il costo della  cassa integrazione e non credo che altri che i cittadini li abbiano pagati quei  soldi.  Non sono io la tifosa, se mai guarderei verso  quelli che ancora oggi pensano che foraggiare la Fiat equivalga  a quello che fa la borghese arrivata : comperarsi il cappottino firmato  per farsi poi uno "struscio" griffato, cose del tempo che fu, ma che son dure a morire evidentemente in italy.

la discussione è certo dotta, come mi è stato fatto notare, ma di grazia che aggiunge  , che soluzioni , che scenari nuovi propone? Nessuno se non sbaglio, solo opinioni , auterovoli opinioni, come quella di chi considera la Fiat come una specie di costosa  coccarda da appenderci al collo-

lo so persino io che alla fine della festa marchionne dovrà riconvertire, lo so persino io che marchionne sta dando dei numeri senza nè capo nè coda: non può vendere le macchine che  afferma di poter vendere, l'invenduto gli darà occasione di chiedere altri soldi che dovremo dargli noi, e qui divento tifosa e me ne vanto: tifo per me , per i miei interessi che non sono quelli di un fiume di danari che va sempre  nella stessa direzione. Una tifosa  quindi nè di destra , nè di sinistra e se gli italiani imparassero a fare meno chiacchere e meglio i conticini, saprebbero chi prender a pedate senza tanti spennacchiamenti complessi ed inutili che  hanno contribuito a condurci nella fogna in cui siamo  mentre salotteggiavamo compunti e fieri, nei convegni, nelle università, negli uffici, nei giornali,  ed altri insaccocciavano allegri . Volgare? Si, la verità è spesso volgare

Il post voleva semplicemente indicare che, mentre tutti fanno i "marchionnologi", bastava guardare un semplice manualetto di economia aziendale per capire perchè la Fiat aveva deciso di spostare una produzione da un luogo a un altro.

Commenti come il tuo (scusa, molto altezzoso e poco informato) mi sconfortano: vuol dire proprio che siamo messi male, culturalmente, intendo.

Giusto per contrappunto: la discussione non è dotta, è informata. Ripassa da queste parti con le idee più chiare, magari due dati e ci riconfronteremo.

Beh, Marco, però Marista una cosa giusta la dice: è impossibile credere al piano Fiat quando tutti sanno che il mercato auto è saturo nei paesi sviluppati, e difficilmente Fiat potrà vendere ciò che produce in Cina o India - sia per ragioni di capacità di penetrazione in quei mercati, sia per il noto doppio motivo che se cinesi e indiani comprassero lo stesso numero di veicoli che abbiamo noi (a) il petrolio finirebbe ben prima di quanto finirà comunque e (b) il clima si incaricherà a ridurre drasticamente i consumi umani....

 

Mi sembra che Marchionne si stia comportando razionalmente. Che sia un buon negoziatore lo scopri anche GM quando trattarono del put FIAT

Una breve precisazione: l'opzione put la negozio' Paolo Fresco, non Marchionne.

 

L'opzione put era associata alla vendita del 20% di FIAT a GM ai tempi di P. Fresco (AD) e G. Agnelli (Presidente). Garantiva a Fiat la possibilità di vendere a GM il restante 80% (a un prezzo prefissato, o quantomeno legato a determinati parametri, immagino).

Marchionne ha negoziato con GM (allora diretta da Wagoner) la rinuncia ad esercitare la suddetta opzione, ovvero la vendita della stessa a GM. La trattativa ha riguardato il prezzo pattuito da FIAT per la rinuncia (comprensiva della restituzione del 20% che era passato di mano all'inizio).

Chiaramente il valore di una opzione put dipende dal prezzo di esercizio prefissato e l'opzione alla scadenza ha un valore superiore a zero solo se il prezzo di trasferimento è superiore al prezzo corrente del bene, tuttavia credo che nel caso specifico non tutti i termini della questione fossero chiari e che una negoziazione ci sia effettivamente stata con esito, da tutti giudicato favorevole, alla FIAT (che è sopravvissuta mentre GM è fallita).

on po [ot] ma segnalo l'approccio telecom ai problemi aziendali, non si licenzia nessuno e si fa pagare il conto alla concorrenza:

http://www.tomshw.it/cont/news/telecom-gioca-con-i-costi-dell-unbundling-siamo-fritti/26453/1.html

Francesco Ginelli in un commento precedente sembra notare - molto appropriatamente - i dati concreti della vicenda Fiat-Serbia: quello stato balcanico mette i soldi per la costruzione dello stabilimento e ha approntato misure per la detassazione di utili e parte dello stipendio operai. Questi sono dati reali e utili per la comprensione della vicenda, a cui va il nostro ringraziamento. 
Ecco i termini della questione: questa Italia parassita delle clientele è in grado di avviare una politica industriale di respiro rilanciando produzione e redditi attraverso un piano progettuale serio, oppure ci si limita al monetarismo dei ragionieri d'accatto (alla Tremonti, per intenderci)?

Se avessero istituito vent'anni fa una multa per l'utilizzo a sproposito del termine "monetarismo", probabilmente avremmo risolto il problema del debito pubblico.

In concreto, signor Italian Politics, cosa affermi ? Che Fiat va in Serbia per i soldi ? Ci andrei anche io se è per questo, e non credo che nemmeno a te dispiaccia se qualcuno viene con una vacca in  mano e dice : "Tieni, è tua". Non ci vedo niente di immorale in chi trova i soldi per terra, trovo immorale il discuterne, anche perchè se fossi un azionista FIAT e Marchionne dicesse: in Serbia ci regalano uno stabilimento, accettano gli standard lavorativi e qualitativi del WCM, ma io voglio andare a Termini Imerese dove scioperano durante le partite, e lo stabilimento ci costa quattro volte tanto io gli direi (come azionista FIAT) " Caro Marchionne da domani cambia mestiere".

La tua seconda asserzione è talmente incomprensibile (scusa, sono tardo di comprendonio) che se me la illustri (bastano due righe) ti rispondo. Condivido l'asserzione che se ad ogni volta che esce l'asserzione "monetarista" a sproposito si dovesse pagare un euro avremmo già risanato i conti pubblici.

Sono completamente d'accordo con Marco, ma sono anche io duro di comprendonio...perchè Marchionne continua ancora a parlare con governo e sindacati, cosa spera di ottenere? Se i vantaggi della serbia sono così evidenti io avrei già fatto fagotto e me ne sarei andato, lasciando i nostri eroi a scannarsi a vicenda e gridare insulti alla fiat ingrata.

Non sono marchionne, ma penso ci siano motivi di politica aziendale che lo trattengono dal fare la guerra a tutto e tutti, forse memore del fatto che dopo ogni guerra si contano i morti e i feriti.

E deve anche rendere conto agli azionisti (il mercato azionario sai, non gradisce la guerra). Pensate a Marchionne come uno che fa il suo dovere di AD, non come a un politico italiano.

Marchionne fa il grande industriale a spese dei contribuenti americani con Chrysler o fra poco in Serbi: in questo è nel perfetto solco Fiat, a buone spese dello Stato (la nazionalità non conta qui) fin dai tempi del Ventennio fascista. Non capisco proprio la pseudo immoralità che ci si attribuisce: mai parlato di comportamenti immorali, neanche indirettamente: non siamo in chiesa, ma discutiamo di economia, di prospettive industriali, di prodotti più o meno validi, di persone (come dice giustamente un lettore precedente).
Qui ci si chiede se Fiat e compagni debbano cacciare un po' di soldi propri, sonanti, ogni tanto e non agitare pseudo-finanziamenti di carta (i famosi 700 milioni di euro...) sempre sotto ricatto.

Ancora. Discutiamo se la logica di mercato debba prevalere sul destino delle persone sempre e comunque, oppure se sia possibile una comunità di lavoro, sociale, culturale più solidale. 

Discutiamo se in questa Italia sia possibile andare oltre il modello Fiat oppure adottare uno "stile alla Adriano Olivetti". Adottare un 'capitalismo dal volto umano' non è una bestemmia, è anche un possibile segno di responsabilità.

Riguardo l'incomprensione del secondo punto, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E' evidente che a parte la piccola e media impresa - spesso e comunque a conduzione familiare - in Italia non sembra esistere una visione strategica di produzione industriale, una visione globale che faccia andare avanti il "Sistema", senza divisioni e compartimentazioni. Il fatto che a distanza di mesi non vi sia il sostituto di Scajola al Ministero dello Sviluppo Economico è abbastanza eloquente? Inoltre: è delitto di lesa economicità se diciamo che ci sono stati (e ci sono) più speculatori finanziari che produttori reali?

Insomma, a chi ci rimprovera: ma siete mai andati in Germania, in USA o Francia? Qualche commento precedente notava correttamente come abbiano agito Volkswagen e altri. E allora, come la mettiamo.

Discutiamo se in questa Italia sia possibile andare oltre il modello Fiat oppure adottare uno "stile alla Adriano Olivetti".

Sullo stile Olivetti (azienda paternalistica) ti consiglio di leggere il libro "Donnarumma all'assalto" scritto dall'ex direttore del personale della Olivetti di Pozzuoli.

Leggerai (orrore!!) di cottimisti e cottimiste, di produzione oraria standard di pezzi, di operai che fanno sempre lo stesso lavoro (mettere sempre la stessa vite, ad esempio), di "meritocrazia": in Olivetti si assumevano solo i più veloci. Lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli è stato "regalato" dallo stato italiano alla Olivetti (fu costruito con i fondi della Cassa del Mezzogiorno).

Se questo è lo stile "Adriano Olivetti" penso che FIAT sottoscriverebbe all'istante.

Su tutto il (tuo) resto ti faccio notare che ho scritto che FIAT lamenta in Italia la mancanza di interlocutori credibili (governo e sindacati), nient'altro, a questo punto è liberissima di andare là dove la porta il mercato, sia Serbia, Turchia, Polonia, Repubblica Ceca o USA.

Ovvero, non c'è nessun motivo economico/aziendale per fare un favore ai sinadacati/ministro dello sviluppo (??) economico.

Il Governo Italiano dimostra quello che si sa da tempo: poche idee, ma ben confuse. I politici italiani (di governo e d'opposizione, nessuna differenza) dimostrano solo che con il lavoro ed il mercato, quello serio, non vogliono avere niente a che fare.

In effetti, le reazioni sono che ho letto sui giornali sono state abbastanza generiche. Questo episodio avrebbe potuto essere l'occasione per uno scatto di "politica industriale": come rendere l'Italia un paese attraente per un'azienda che vuole investire. In breve, si sarebbe potuto agire su leggi, tasse e burocrazia per incentivare la FIAt e qualunque azienda Italiana e internazionale a investire in Italia. Invece niente, al più commenti livorosi contro la FIAT, rea di una specie di tradimento...

No, la classe politica Italiana non è all'altezza degli Italiani. ;-)

In breve, si sarebbe potuto agire su leggi, tasse e burocrazia per incentivare la FIAt e qualunque azienda Italiana e internazionale a investire in Italia. Invece niente, al più commenti livorosi contro la FIAT, rea di una specie di tradimento...

Voglio sottolineare la tua considerazione che trovo corretta. Va in giro gente che quando si parla di politica industriale pensa a qualche arnese dirigista lasciando tutto il resto immutato. 

Anche io sottolineo l'asserzione di Michele: è proprio quello che intendo io: parlano di complotti, di sgambetti, ma non fanno niente. Tutto molto italiano. Poi ci stupiamo se chi vuol fare impresa se ne vuole andare dall'Italia.

No, la classe politica Italiana non è all'altezza degli Italiani. ;-)

 

Adesso non esageriamo, la classe politica italiana ci rappresenta in maniera esatta. Molto assolutorio pensare che gli italiani siano migliori, ma siamo esattamente così.

Non mi è chiarissima la motivazione della frase "I grandi sindacati italiani (FIOM-CGIL in primis) stanno portando a casa lo splendido risultato che la FIAT rinuncerà al CCLN".

Visto che su Pomigliano la FIOM e gli altri sindacati hanno tenuto posizioni opposte, mi sembrerebbe più logico che la responsabilità principale venisse attribuita o all'una o agli altri, ma non a tutti allo stesso modo, no?

Visto che su Pomigliano la FIOM e gli altri sindacati hanno tenuto posizioni opposte, mi sembrerebbe più logico che la responsabilità principale venisse attribuita o all'una o agli altri, ma non a tutti allo stesso modo, no?

Fermo restando che non intendo fare l'esegeta di Marco (che non ne ha affatto bisogno), ti do la mia personale interpretazione: divide et impera. Litigando tra di loro, senza riuscire ad avere una posizione comune di "mediazione" tra il "la lotta è dura" della FIOM ed il "si, ma quanno se firma?" di FIM e UILM, hanno dato spazio ed occasione a Marchionne (che è furbo, molto furbo...) di ottenere tutto quel che sperava, e forse pure di più.


Giuseppe Ferrari sotto ti ha già risposto, facendo la mia esegesi in maniera appropriata. Se i sindacati non mostrano di avere le idee chiare, ma soprattutto uguali, si crea una crepa, in questa crepa Marchionne ha visto ciò che era impensabile fino a qualche tempo fa. FIOM è stata quella che ha reso più visibile la crepa con posizione ridicole, fra l'altro), FIOM è la prima colpevole, gli altri a ruota.

Comunque fa ridere che i sindacati attorno al tavolo (leggi: banchetto) siano 13 o giù di lì, ognuno con il suo orticello da difendere e i privilegi da salvaguardare, in tutti gli altri paesi si parla con Il Sindacato, non con I Sindacati.

Far saltare il CCLN fa saltare, fra l'altro, la ritenuta automatica a favore dei sindacati (per chi è iscritto): una gran bella botta, e non c'è niente che gli faccia più male del colpirli nella tasca. Un grande traguardo, per I Sindacati.

Fiat Voluntas Dei

GO 28/7/2010 - 23:57

Io sinceramente non credo di avere le idee chiare dopo la lettura di questo thread e di tutti i commenti postati. Da un lato capisco che Marchionne sia un  bravo manager che cerca di rimettere in sesto una azienda data per spacciata. Dall'altro ho la strana sensazione che, dato il momento, l'idea sia quella di dare una spallata all'intero sistema di relazioni industriali e diritti collettivi/individuali dato che la politica e' debole e i lavoratori sono alla canna del gas.

1) Nel thread precedente qualcuno ha affermato che gia' vent'anni fa con sindacati piu' agguerriti si facevano 21 turni e si derogava alle norme sul lavoro notturno femminile. Tutto questo con la normale contrattazione. http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1878

2) Nel thread precedente qualcuno ha affermato che nella sua esperienza l'assenteismo era fisiologico e sotto controllo. Tutto questo con i normali strumenti di governo aziendale. http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1878

Mi domando, se quello che e' stato detto sopra e' vero, qual'e' il motivo di tali atteggiamenti da parte di Marchionne? La mia spiegazione personale e' che in Italia il vuoto lasciato dalla politica ha lasciato mano libera a chi ha il potere, le risorse e le capacita' di fare dello Stato uno strumento al proprio servizio e di dettare unilateralmente le nuove regole del gioco per l'intera collettivita'. Quindi al di la' del malcostume, della corrutela, del familismo, ecc. succede che Mediaset invece di comprarsi i politici fa un take over sul governo e Marchionne invece di fare anticamera/concertare decide di fare da solo e dispone perfino del diritto di un lavoratore di scioperare.

Qualcuno mi sa dire perche' a Pomigliano dovrebbe essere prodotta una vettura di bassa gamma come la Panda? Non conveniva produrla in Polonia, Turchia, ecc.?

 

OT. Sono l'unico a pensare che la proibizione del lavoro notturno femminile sia una odiosa forma di discriminazione contro le donne?

D'accordo. Sara' uno dei casi di social norm "forzata" perche' si vogliono cambiare le preferenze :-)

Boh, in generale si', pero' c'e' anche da dire che per le donne e' oggettivamente piu' pericoloso spostarsi sole la notte in zone periferiche. Molte potrebbero preferire perdere il lavoro piuttosto che fare troppi turni notturni.

Sinceramente delle auto di Marchionne & C. ne farei volentieri a meno. Per me sono solo un problema fastidioso.  Marchionne sa che in giro ci sono troppe auto? O fa finta di nulla?

Non voglio togliere a nessuno le proprie ragioni: gli imprenditori devono fare cassa, i sindacati devono difendere i lavoratori e i politici devono farsi rieleggere. Ci aggiungo anche l'acquirente, che ha bisogno di alta qualità a basso prezzo, o qualcosa che gli faccia sognare ragazzine discinte nel suo letto, quando ormai ha superato i 60 e in realtà compra una scheda telefonica.

In questo quadro, però, risulta lamapante una povertà culturale (in senso lato) macroscopica. Ognuno di questi "attori" non riesce a guardare oltre il proprio naso per più di un paio di centimetri. Che visione del mondo hanno? Che futuro immaginano? Sono interessati a vivere meglio o pensano solo ad accumulare la "roba"? Vogliamo che a queste domande risponda solo la religione, riservandoci una vita ultraterrena meravigliosa, o c'è qualcuno che pensa di star meglio anche in questa valle di lacrime?

 

E' da apprezzare l'uso di Verga in un dibattito prettamente economico sulle problematiche della Fiat, ma non credo che questo sia il luogo esatto per discorsi così generici sul benessere.

Se ti interessa migliorare la condizione umana, credo ci siano altri ambiti a cui ti devi rivolgere (magari l'astrologia?). Se parli di benessere economico, allora devi essere più specifico.

La povertà culturale, secondo me, scaturisce molto anche dalla tuttologia che in Italia sembra imperare. C'è gente che crede che c'è un principio unico che governi tutto (economia, sociologia, politica, ambiente, etc.), questa pure mi sembra povertà culturale perché non esiste LA risposta ma LE risposte. Per quanto certe visioni ti possano sembrare limitate, esse sono necessarie per capire e poter dire qualcosa di un mondo estremamente complesso.

Parliamo di benessere economico, allora. Parliamo di Marchionne e della FIAT. Che basi pone alla sua azienda? Quanto rende "solida" la Fiat? Che fine farà la FIAT? Quanto durerà la fiat con il trasferimento in albania e i trucchi dello spezzatino societario?

LA o LE risposte qui non c'entrano proprio. Marchionne non si fa nemmeno la domanda. O sbaglio?

Parliamo di benessere economico, allora. Parliamo di Marchionne e della FIAT. Che basi pone alla sua azienda? Quanto rende "solida" la Fiat? Che fine farà la FIAT? Quanto durerà la fiat con il trasferimento in albania e i trucchi dello spezzatino societario?

Perdona ma benessere economioco non equivale a parlare di FIAT. La fine che farà FIAT è scritta in un piano che è visibile sul web cercandolo. Ma di nuovo: bene criticare chiunque, bene avere posizioni autonome . Ma un minimo di analisi? Una spiegazione delle affermezioni che fai?

E' l'unico commento che mi sento di sottoscrivere, in quest'articolo non si parla minimanente del rischio di licenziamento per migliaia di dipendenti, dell'inevitabile scivolamento verso il degrado (che già c'è) di un territorio che non ha altre risorse, non stiamo discutendo di pere o di mele qui parliamo  di esseri umani con una sola ed unica necessità: cercare di campare degnamente lavorando, vogliamo togliere loro anche questa unica risorsa a chi possono ancora aggrapparsi ? Vedo che il cinismo stile Berlusconi ha fatto i suoi proseliti, forse è anche per questo che l'Italia è alla canna del gas. Ragionassero tutti così di aziende in Italia non ne rimmarrebbe più nessuna, per fortuna c'è ancora un zoccolo duro di aziende medio piccole che ancora resiste e non cede alla visione che vuole il libero mercato solo in prospettiva di utili e guadagno e vede come fumo negli occhi il rispetto delle regole e della dignità delle persone. A qualcuno inoltre sfugge che simili comportamenti in Francia o in Germania non sarebbeo tollerati e riceverebbero risposte molto dure da parte dei rispettivi governi, ma lì fabbricano auto marchi che guarda caso non hanno avuto problemi di perdite di mercato che la Fiat ha avuto in questi ultimi 2 anni: "Volkswagen ha avuto un miglioramento dell'8,9% anche se la quota di mercato è scesa leggermente, e forse è per questo motivo che il titolo sta cedendo a Francofiorte lo 0,48% andando in controtrend rispetto alle rivali BMW e Daimler, al momento best performers del Dax 30 con guadagni ben sopra il punto percentuale. La prima ha avuto un balzo delle vendite ed un miglioramente della quota di mercato, mentre Daimler si è difesa bene mantenendo invariata la quota e aumentando le vendite del 3,6%.
Positivo anche l'andamento borsistico delle francesi PSA Peugeot e Renault che viaggiano con rialzi frazionali dopo che l'Acea ne ha divulgato vendite e quote di mercato in buona crescita.
In frazionale rialzo Fiat, nonostante abbia riportato un calo sia nelle vendite che nella quota di mercato."

p.s. Chi scrive si occupa dell'amministrazione di un'azienda del Nord Est, è non iscritto ad alcun sindacato.

Ragionassero tutti così di aziende in Italia non ne rimmarrebbe più nessuna, per fortuna c'è ancora un zoccolo duro di aziende medio piccole che ancora resiste e non cede alla visione che vuole il libero mercato solo in prospettiva di utili e guadagno e vede come fumo negli occhi il rispetto delle regole e della dignità delle persone.

Se le imprese italiane ragionassero solo in termini di profitti da realizzare rispettando le regole, sarebbe molto meglio per tutti.  I guai dell'Italia vengono proprio dalle aziende statali, para-statali e della Casta confindustriale collusa con lo Stato che non producono, o producono in perdita, e sopravvivono (garantendo lauti profitti a chi le controlla pur non avendo la maggioranza delle azioni) primariamente a spese degli esausti contribuenti italici.

A qualcuno inoltre sfugge che simili comportamenti in Francia o in Germania non sarebbeo tollerati e riceverebbero risposte molto dure da parte dei rispettivi governi, ma lì fabbricano auto marchi che guarda caso non hanno avuto problemi di perdite di mercato che la Fiat ha avuto in questi ultimi 2 anni:

In Francia e Germania ci sarebbero molte persone in galera per come vengono usati i certificati medici e i permessi sindacali a Pomigliano.

 

ma lì fabbricano auto marchi che guarda caso non hanno avuto problemi di perdite di mercato che la Fiat ha avuto in questi ultimi 2 anni:

Vorrei solo fare un commento, anzi alcune domande, su questo punto.

Io son d'accordo, le Fiat in media fanno pena. Mai comprata una, dopo aver visto l'esperienza di mio padre con la sua. Sono anche d'accordo che, storicamente, la Fiat e la famiglia Agnelli siano una vergogna nazionale, non un'onore. Dall'antico senatore sino ai suoi pro-pronipoti che riempiono le pagine dei giornali italiani. Insomma, credo vi sia abbondante materiale per dire male (ed a ragione) sia della famiglia che controlla questa azienda, sia dei suoi gruppi dirigenti (con le solite irrilevanti eccezioni), sia dei loro prodotti. Bene: e allora? Chiedo:

- Perché per decenni TUTTI hanno voluto sussidiarli, sindacati in testa?

- Perché quando la Ford si voleva comprare l'Alfa TUTTI, sindacati in testa, han voluto che lo stato la regalasse alla FIAT?

- Perché, se la FIAT fa lo schifo che fa, non è mai nata un'altra azienda italiana che faccia buone macchine?

- Perché, se la FIAT fa lo schifo che fa, non si è operato perché le aziende automobilistiche straniere venissero ad investire in Italia, per produrre qui i loro modelli? La Spagna (e rieccoci, penserai, ma non so che farci se viene a fagiolo) NON ha nessun "marchio nazionale", eppure in Spagna si producono più vetture che in Italia (almeno l'ultima volta che ho controllato i dati così era).

- Perché, se la FIAT fa lo schifo che fa, chiediamo (chiedete, meglio) che generi posti di lavoro ad alto valore aggiunto e ben pagati e stabili? Questi posti di lavoro li generano le BUONE aziende, non quelle che fanno schifo. È di buone aziende che abbiamo bisogno, non di aziende che fanno schifo, o no? Allora perché volere che la FIAT, che fa schifo, rimanga in Italia? Non sarebbe meglio sforzarsi di attirare le buone aziende in Italia e lasciare che le cattive se ne vadano?

- E come si attirano le buone aziende in Italia? Perché non vengono? Perché Nissan o BMW non li aprono in Italia gli stabilimenti? Perché?

- Ed infine, COME, COME si trasforma un'azienda cattiva in una buona? Come si fa? Com'è che funziona?

Queste, non altre, mi sembrano le domande da farsi. Ammesso (ed a questo punto non necessariamente concesso) che la FIAT sia davvero l'azienda penosa che io conoscevo.

essendo di torino ho visto bene i prodigi degli agnellini. Vorrei fare però due puntualizzazioni:

1) credo che da 5 anni a questa parte le auto FIAT siano migliorate sensibilmente. Guido circa 30 minuti l'anno, quindi non so dire se, cmq, questi miglioramenti sono stati inferiori a quelli dei suoi competitori. La nuova punto o la 147 sono auto che si possono guidare. La bravo/brava o la prima punto erano pezzi di lamiera con le ruote.

2) il gioco dei sindacati mi sembra sia sempre stato chiaro. Un'azienda morta tenuta in vita da sussidi pubblici è molto meglio di un'azienda competitiva. La prima riceverà soldi e questi, in un modo o nell'altro, arriveranno a tutti. Un'azienda competitiva, invece, non può badare a cazzate. Dunque non si presterà ai giochetti loschi. Tradotto: se si fosse data l'Alfa a Ford, allora poi bisognava davvero iniziare a competere, a lavorare, a rischiare. MOlto meglio, anche per i sindacati, il mantenimento di un monopolio privato i cui surplus, in un modo o nell'altro, finiranno anche a loro e ai loro tesserati, a spese di tutti i contribuenti.

aa

Il punto 2 potrebbe spiegare anche la strategia attuale, almeno della FIOM. Non credo non si renda conto del problema industriale. Lo capirebbe anche un bambino di sette anni. Penso piuttosto che speri nel breve di aumentare la propria popolarità fra gli operai di Pomigliano, confidando nel lungo periodo nell'aiuto statale, più o meno mascherato da incentivi (alle auto a GPL e metano)

Fiat ha alcuni vantaggi competitivi molto poco sfruttati: la motoristica (anche se fornisce motori a molti produttori) e i cambi, su cui è fra le aziende all'avanguardia. Anche nella struttura interna ha un know-how da primato, il punto è che questi punti di forza non sempre si traducono in buoni modelli, cosa che invece ai tedeschi riesce quasi sempre. Sulla guidabilità credo che la MiTo sia assolutamente una spanna sopra tutti gli altri concorrenti, secondo me farebbe numeri interessanti anche in USA.

Concordo sul punto 2, il problema è che i sindacati (FIOM su tutti) non si sono resi conto che la festa è finita, ed è ora di cominciare a lavorare.

 

- Perché, se la FIAT fa lo schifo che fa, non è mai nata un'altra azienda italiana che faccia buone macchine?

 

grosso, grossissimo investimento iniziale (quanto dovrebbe essere il minimo di produzione per competere con la Fiat negli stessi segmenti, non nelle nicchie tipo Smart?), posizione di monopolio della Fiat con tutto quello che consegue (banche che non ti fanno credito, manca la rete dei concessionari, magari pressioni sui subfornitori, "se vendete a X non vendete più a noi").

Con molto minor capitale puoi importare auto straniere... la Hyundai, ben prima che superasse Toyota, aumentò le vendite in Italia del 400% in un anno. Me la comprai pure io, costava un milione di vecchie lire in meno di una Fiat equivalente e aveva il servosterzo in più.

 

 

Leggevo tempo fa che fino agli inizi degli anni '70 l'Alfa Romeo anche in Germania era l'auto sportiva per eccellenza, assai più quotata della BMW. Questo per dire che le cose cambiano.

Sicuramente a partire da quel periodo (anche se allora l'alfa non era della Fiat), seppur con alti e bassi, la qualità media delle auto italiane (ma anche il design) è sensibilmente peggiorata rispetto a quella delle altre principali auto europee. Il "crollo" vero e proprio è però avvenuto a inizio anni '90, perchè fino a qualche anno prima FIAT era il principale produttore europeo col 15% del mercato.  I principali responsabili credo siano stati la coppia G. Agnelli - C. Romiti (assai decantata dalla stampa di regime) che complessivamente ha fatto pochi investimenti per rimanere competitiva e al passo con l'industria ma abbastanza per perderci comunque delle cifre non irrilevanti (in altri termini son rimasti in mezzo al guado forse pensando che la quota di mercato che avevano in Italia era inattaccabile o forse perchè dei settantenni difficilmente sono dei grandi innovatori).

Oggi mi sembra che FIAT faccia bene le auto piccole e medio piccole ma stia progressivamente rinunciando a fare quelle più grandi. Comunque se alla Chrysler gli hanno aperto le porte vuol dire che l'immagine internazionale di FIAT non è poi così pessima (oppure erano alla frutta e gli unici che gli han dato retta son stati quelli della FIAT).

 

Michele, credo che dal punto di vista della qualità

i prodotti Fiat siano migliorati sensibilmente negli ultimi anni...try one, magari poi cambi idea.

Questo potrebbe dipendere dal fatto che la scomparsa della concorrenza interna è stata più che compensata nel tempo da un incremento della concorrenza internazionale (un'interpretazione su cui immagino potresti essere d'accordo se provassi una nuova Fiat e ti accorgessi che è meglio della tua vecchia 850)

Ciò che precede è solo  per irritarti un pò e vado al punto.

Volevo  chiederti:  ma secondo te, in Italia, è tutto da buttare? Che facciamo, ci trasferiamo   in blocco in Spagna (questo per rispondere ad altri tuoi commenti in cui suggerisci di emigrare: e che facciamo, emigriamo tutti? Ti sembra coraggioso o da codardi?)

Non credi che la nostra forza siano i (e il nostro riconoscimento dovrebbe andare ai)  tanti signor Rossi, che nelle condizioni più avverse fanno il loro mestiere e lo fanno bene (mio padre è stato per oltre 30 anni un tecnico FIAT davvero capace (stando ovviamente a quello che mi racconta lui ;-)). Dai tuoi commenti non sembri aver riguardo neppure per loro (ma immagino che non sia così)

So che ami l'Italia e ti invio una proposta: ogni due settimane un post sul blog in cui si mostra che in Italia pure c'è gente con le palle -- anzi le ha più degli altri, perché si trova a vivere un equilibrio davvero tosto (altrimenti com'è che questo Paese non è andato ancora a fondo (lo so pure io che non ci manca molto)?).

A fine anno poi il premio NfA al Sig. Attilio Menegozzi, che vincendo la burocrazia, la concorrenza sleale, le minacce degli invidiosi, le richieste improprie, è riuscito a produrre i più fragranti panini all'olio che si possa immaginare... 

Sarebbe un segnale di speranza per molti che vivono ogni giorno le miserie di questo Paese ma lo  amano troppo per separarsene.

 

 

Volevo  chiederti:  ma secondo te, in Italia, è tutto da buttare? Che facciamo, ci trasferiamo   in blocco in Spagna (questo per rispondere ad altri tuoi commenti in cui suggerisci di emigrare: e che facciamo, emigriamo tutti? Ti sembra coraggioso o da codardi?)

Sergio: per una volta la risposta è facile.

No, per me in Italia non è tutto da buttare. Non "perderei" tempo con nFA se così pensassi.

C'è però molto da buttare e, siccome gli italiani vivono in una favola provinciale secondo cui l'Italia è il paese più bello del mondo, faccio il possibile per cercare di farglielo notare. O si accetta di buttare parecchio a mare o tutto diventerà da buttare nel giro di un paio di generazioni o tre.

Ma quello di sopra è un discorso generale (che se vuoi possiamo fare) che nel caso FIAT c'entra poco.

Nel caso specifico, se noti quello che scrivo (forse, ad esser sottile, non son bravo ...) sto cercando di sviluppare l'argomento in forma paradossale (da qui quel finale "ammesso ed a questo punto non necessariamente concesso") per cercare di far capire al mio anonimo interlocutore (ed ai moltissimi che sento/leggo e che svolgono lo stesso argomento) che il suo argomento (secondo cui FIAT è una compagnia del menga eccetera) non porta a nulla e, se porta a qualcosa, porta a conclusioni opposte a quelle che lui sembra voler sostenere.

L'argomento di "sinistra" che dice: è tutta colpa della FIAT e degli Agnelli perché non sono dei bravi imprenditori è un argomento INUTILE che porta a conclusioni o ben assurde (siccome sono incapaci, sussidiamoli che altrimenti non possono competere con Toyota) o non desiderate (facciamoli andar via così ci liberiamo degli incapaci).

Il mio punto è: FIAT è ciò che è. Bene, si parta da lì, inutile recriminare che FIAT non è Honda!

Vorrei solo fare un commento, anzi alcune domande, su questo punto

tutte domande legittime. Le risposte si riducono ad una anzi due: protezionismo e sussidi che facevano comodo a tutti dagli agnelli agli altri azionisti, alle maestranze ed ai sindacati. La mia opinione è che la FIAT peggiore è nata con Romiti insediato da Cuccia che trescava per consentire agli Agnelli di regnare senza trar fuori il becco di un quattrino. Quelli sono gli anni di caduta della qualità, gli anni del regalo di Alfa Romeo distrutta insieme a Lancia,gli anni dell'acquisto di Innocenti e della produzione della Koral, monumento su ruote ai guasti ed alla ruggine, le cordate interne che rubavano sulle forniture e peggio ancora. Quelli sono stati gli anni in cui manager con i controfiocchi sono stati cacciati o se ne sono andati: FIAT era stata finanziarizzata con la rete commerciale impoverita e devastata ridotta com'era a banca privata di FIAT. ePer giunta il genio Romiti praticava la diversificazione comprando con gli utili dell'auto sulla quale non veniva investito un bel nulla.

Perdona la confusione e la brevità ma le incazzature sono ancora vive e fanno ancora male. L'azienda ha sempre conservato delle potenzialità e delle eccellenza nonostante tutto. Sta migliorando sotto la guida di Marchionne e può anche darsi che diventi davvero l' impresa buona che, per una volta, farebbe onore all'Italia.

A qualcuno inoltre sfugge che simili comportamenti in Francia o in Germania non sarebbeo tollerati e riceverebbero risposte molto dure da parte dei rispettivi governi, ma lì fabbricano auto marchi che guarda caso non hanno avuto problemi di perdite di mercato che la Fiat ha avuto in questi ultimi 2

Sarebbe auspicabile informarsi di quanto a livello sindacale è accaduto in Germania e, guarda caso, proprio in casa Volkswagen negli anni scorsi prima di azzardare affermazioni generiche ed indimostrate e di fare arbitrari collegamenti tra andamenti di mercato e quotazioni azionarie. Grazie.

In Francia e Germania ci sarebbero molte persone in galera per come sono vengono usati i certificati medici e i permessi sindacali a Pomigliano

Parto da una eccellente affermazione di AL, affermazione che sottoscrivo, per rispondere brevemente: il rischio licenziamento c'è in tutte le attività economiche, per gli imprenditori c'è il rischio fallimento, insomma tutti rischiamo, tutti tranne alcuni, ad esempio sindacalisti e politici.

Il cinismo c'entra poco, se la FIAT non si muove in un certo modo soccombe, invece di licenziamenti (che Marchionne non ha paventato, al momento) avremo un bel fallimento, o il solito ricorso a Pantalone. Sentire certi discorsi provenire dal Nord-Est mi fa capire perchè la Lega vinca a mani basse: non protegge il federalismo, ma gli interessi difensivi di una certa parte che ha paura del rischio.

Sentire certi discorsi provenire dal Nord-Est mi fa capire perchè...

Sentire certi discorsi provenire da un tizio del Nord-Est dovrebbe farti capire qualcosa su un'intera società o su 1/3 di essa che ha votato Lega?

Estremizzavo, ovviamente, mi fa capire quella parte dell'elettorato che vota Lega (e che votava DC) per puri "scopi difensivi". Poi c'è chi vota Lega perchè si vuole separare dal resto d'Italia, chi vota Lega perchè vede che gli amministratori locali si danno da fare per il territorio (ultimamente anche per amici e parenti, ma non generalizzo), insomma mi fa capire un mondo che è diverso dal mio, ma non molto.

Anche qui da sempre si vota chi "difende gli interessi", non chi attacca i privilegi. E' il nord che si sta meridionalizzando, non viceversa, l'intervento de "il comiziante" rafforza questa mia convinzione.

 

Well. Scusa se mi sono introdotto a gamba tesa nel dibattito e ne ho approfittato per porti domande che da tempo volevo porti.

Mi aspetto però anche la risposta sull'emigrazione.

In più mi aspetto il post su preferenze individuali e norme sociali. Volevo rispondere alla tua replica (che ho visto purtroppo solo oggi, al post "Modificare le preferenze del popolo...?), ma aspetterò il tuo post. 

Quella è una questione cruciale, e credo che ne nascerà un bel dibattito.  

Sergio, la domanda emigrazione è complicata. Se dopo cena non ho troppo sonno provo a risponderti, magari con un post ... tanto è estate ...

...sulla scia Fiat Federauto chiede di "tornare a competere sul mercato del lavoro internazionale [...] Continuando così avremmo dei bei contratti ma, purtroppo, pochissimi ne potranno godere perchè disoccupati".

E pero' gia' che c'e', chiede anche sussidi, pardon,  "misure a supporto del mercato auto [nuove e meno inquinanti, che] sarebbero a costo zero, perchè si pagherebbero, sia con le imposte sulle auto aggiuntive, sia con riduzione delle spese mediche legate alla cattiva qualità dell'aria e la diminuzioni di morti e feriti per gli incidenti stradali [sia con] un minor ricorso agli ammortizzatori sociali che stanno drenando molte risorse statali." Una panacea, praticamente.

Primo appunto. Con tutti i meriti (si fa per dire) che ha Termini Imerese, non diamogli pure l'aggravio di aver prodotta in perdita la Thesis: per quanto ne sappia, posso anche sbagliare, è stata prodotta in stabilimenti piemontesi.

Secondo appunto. Condivido in toto l'attribuzione del meriti (continua il lapsus) alla nostra classe dirigente, e nella fattispecie, al satrapo del ghe pensi mi che avrebbe risolto il problema trasformando le Fiat in Ferrari (come unto del Signore può tutto). Premesso ciò, vogliamo dire che non nel 2004, anno quasi da necrologio per la FIAT, ma nel 2010, la gamma del gruppo è lontana, sia per qualità (vedi le classifiche periodiche di affidabilità delle auto delle varie marche) che per la capacità di coprire tutte le nicchie del mercato. Se facciamo un confronto con Volkswagen, ad esempio, il risultato è impietoso; ma anche con marche, tipo Peugeot, Renault, Ford, il confronto è sempre perdente. I numeri dei mercati perlano chiaramente.

Quindi una bella autocritica da parte un produttore che è cresciuto protetto dalla politica filo-FIAT (quello che va bene per la FIAT va bene per l'Italia) non guasterebbe.

Sottoscrivo quanto dici. La Thesis tra l'altro era prodotta a Mirafiori. Per fortuna, pare che la FIAT di oggi abbia rinunciato a sussidi italiani ma pone una questione che è sì di FIAT ma è anche del paese. Il tema che FIAT pone fa parte del lungo elenco di cose da fare per mettere FIAT in condizioni ci competere. Giusto sì stigmatizzare il passato ma oggi bisogna guardare al futuro dell'Azienda sewnxza sussidi italioti

La Thesis è stata spostata a Mirafiori, ma è nata (?) a Termini Imerese, spostandola su Mirafiori (solo una parte delle lavorazioni, l'assemblaggio del telaio era sempre a Termini) pensavano di ridurre il bagno di sangue. Che è continuato fino a quando l'hanno cancellata dal listino.ù

Sulle quote di mercato, gamma e quant'altro espomgo velocemente: la quota di mercato è un abbaglio totale, conta quanto guadagni sul modello, non quanti modelli hai. La Mercedes ha la Maybach che è un bagno di sangue, Fiat ha Maserati che macina utili. La definizione delle quote di mercato è un concetto che, personalmente, trovo molto "asiatico", per anni i produttori coreani, ad esempio, si sono letteralmente dissanguati (finaziati dallo stato coreano..) per le "quote di mercato", oggi valgono meno di 0 e non fanno utili (quelli rimasti coreani).

D'altronde, ed è un concetto già esposto anche da marchionne, nel mondo di oggi non conta "cosa produci", ma "chi lo produce", la Ford Ka, ad esempio, è prodotta dalla Fiat, più Ford ne vende, più gli Agnelli si ingrassano..

Un mio concetto personale (qui ci metto la faccia: mi posso anche sbagliare) è che nel medio-lungo termine tutti i marchi sfoltiranno la gamma, perchè produrre tutti i tipi di auto è perdente. Sugli utili, non sulla quota di mercato. Da questo punto di vista quella della Fiat è una strategia, quella della Volkswagen un'altra, quella della Toyota un'altra ancora, sarà il mercato a dire chi ha visto giusto.

perchè produrre tutti i tipi di auto è perdente

Posso chiedere perche' dici questo? (io non ho un prior)

Grazie

Mi sembra di capire che per diversi tipi di vetture tu abbia diversi livelli di utili, che non sempre ti coprono i costi di sviluppo, produzione, distribuzione e assistenza.

Quello che risparmi con le economie di scala, unificando i produttori, lo perdi per supportare un numero troppo basso di utenti (=vetture) che ti costano molto, o un numero troppo alto di utenti - che anche se ti costano poco singolarmente, non sei in grado di seguirli adeguatamente.

 

 

 

Risposta complessa, derivante da molti ragionamenti, il più grossolano è che avere molti modelli costa molto in termini di sviluppo, marketing, numero di parti e logistica, se il modello non raggiunge un volume x in un tempo y hai perso una vagonata di soldi. Meglio avere meno modelli, possibilmente multi-platform, ma molto redditizi.

Il case study è (tieniti forte) la Fiat 500 attuale (piattaforma in comune con Ford Ka).

 

Grazie Marco (e grazie Lugg). 

Queste sono proprio le cose che non riesco a cogliere. Le funzioni che citate mi sembrano tutte o "replicabili" per ciascun segmento (sviluppare due modelli costa due volte tanto) o al massimo condivisibili tra piu' modelli. Nel primo caso non dovrebbero influire sulla determinazione del numero di modelli, nel secondo dovrebbero tendere ad aumentarli. Il caso Ka-500, per una direzione, conferma i miei dubbi, visto che - come leggo nel commento di sopra - alla fine e' prodotta dalla Fiat (cioe', la fiat produce un ulteriore modello).

Se c'e' qualcosa che limita il numero di segmenti in cui operi, deve rendere la produzione (uso il termine in senso ampio, intendo tutto) di 2 modelli costosa piu' di due volte la produzione di uno solo; oppure deve operare dal lato della domanda (chesso', non puoi commercializzare con il marchio ferrari una utilitaria da 12000 euro perche' altrimenti il marchio perde valore sul segmento alto; oppure, non puoi commercializzare troppi modelli simili perche' altrimenti uno cannibalizza le vendite dell'altro).

 

Aspetta: distribuzione e assistenza non sono replicabili con economie di scala "assolute" nell'esempio che porti.

Ad esempio, Ka e 500 andranno distribuite e assistite su due diverse reti - o meglio su quattro diverse sottoreti: chi vende e chi assiste, per due diversi produttori. Puoi scalare al massimo su una sottorete.

Oltretutto gia' a livello di carrozzeria le due macchine sono diverse, e avranno N serie diverse ciascuna per cilindrata e accessori. Questo ad esempio puo' inficiare ulteriormente gli utili: se i fari vengono venduti a coppie per la Fiat e singolarmente per la Ford, ecco qua che non puoi scalare.

Il marketing, come citava Marco, e' un'altra cosa su cui non si puo' scalare efficientemente - oltretutto ufficialmente Ka e 500 sono in concorrenza, quindi se vendi piu' dell'una potresti anche ridurre le vendite dell'altra...

 

Oltretutto gia' a livello di carrozzeria le due macchine sono diverse..............

E' ancora più complicato. Se i fari di KA e 500 sono diversi, in entrambi i casi saranno uguali ai fari di altre vetture della stessa marca. Sotto la carrozzeria, si rimarrebbe sorpresi nel constatare che in questo come in altri casi, le vetture sono del tutto identiche in tutto. Il post-vendita, quanto all'assistenza tecnica, si fa in fase progettuale, durante l'ingegnerizzazione, l'assemblaggio dei sottogruppi fatti dai fornitori e nell'assemblaggio negli impianti di produzione. Non a caso FIAT sta implementando a tutta forza WCM ed ERGO UAS. L'estensione dei periodi di garanzia, il diradamento dei tempi nei ragliandi sono figli di queste premesse. E sono un'arma potente.

Quanto al marketing, in astratto una possibile economia di scala, se la si può così definire, la si realizza con le politiche di brand nel senso che una volta che il brand sia divenuto affermato e ben leggibile dal mercato e dai consumatori, azioni di marketing dedicate a specifici modelli, trovano supporto ed una "rampa di lancio" già nei contenuti e nei valori espressi dal brand.

 

Si, si, stiamo dicendo la stessa cosa ma forse non ci stiamo capendo sui termini. Per gestire due prodotti servono due reti: sotto circostanze particolarmente favorevoli il costo di due reti e' meno del doppio di una rete sola, altrimenti e' esattamente il doppio - cioe' come dici tu le due reti sono indipendenti. 

Se questo e' vero, allora credo non sia il motivo per cui "produrre tutti i tipi di auto e' perdente" (come diceva Marco): se replico due progetti indipendenti (nel senso che nessuno incide sull'altro), diciamo identici per semplicita', dovrei fare il doppio degli utili, mentre Marco avanzava l'ipotesi che cosi' non e'.

Quella era la mia domanda: cosa rende due segmenti "insieme" in uno stesso produttore piu' costosi della somma di un segmento per il produttore A e un segmento per il produttore B, visto che se va male le due linee sono indipendenti, e se va bene puoi anche condividere delle risorse. 

L'unica possibilita' che vedo e' quella della cannibalization, che ho detto sopra e hai riproposto tu: se vendi prodotti troppo simili una linea toglie vendite all'altra; pero' mi pare che il concetto di diversi "segmenti" di mercato lo escluda per definizione, e di segmenti mi sembrava si parlasse. Quindi domandavo quale causa avesse in mente Marco. 

 

Spiego il mio punto di vista sull'aspetto della "politica aziendale" per quel che riguarda gamma e segmenti di mercato, anche se forse occorrerebbe un post (ma sarebbe un post tecnico, poco a che fare con l'economia, quindi ne parliamo qua, in questo thread).

Diciamo, per comodità, che esistono dei "segmenti di mercato" chiamati A,B,C,D,E e io, casa costruttrice ho diversi marchi, diciamo tre per rimanere in ambito FIAT, ognuno con una connotazione diversa. Se voglio presidiare i cinque segmenti con i tre marchi avrò almeno quindici modelli, cinque piattaforme (telaio, motori, una parte della componentistica) e quindici linee di montaggio, quindici logistiche (le piattaforme logistiche sono integrate, ma poi i rami finali sono divisi), a livello di distinta componenti (II livello) 150.000 pezzi, calcolando che molti pezzi sono comuni,quindi 150.000 stampi di produzione, n fornitori, n clienti, che per me sono i concessionari.

Non realizzo economie di scala oltre un certo limite: gli stabilimenti sono lontani fra loro, i segmenti A e B realizzano volumi elevati, gli altri segmenti sono con volumi minori, ma con margini più elevati.

Basta un rallentamento di mercato e perdo soldi a palate, quando devo rinnovare la gamma devo pensare quindici modelli diversi, con soluzioni stilistiche diverse, a cui poi per ogni pezzo devo attribuire una commessa, un fornitore, con l'inevitabile allungamento del "time to market": attaulmente viaggia fra i tre e i cinque anni.

Se invece accorcio la gamma, e i modelli da 15 li passo a 10 (numero a caso), posso mantenere quattro modelli nel segmento A e B (quello che fa i volumi) e due modelli per gli altri segmenti (personalmente abbandonerei, tra l'altro, il segmento E in Europa, quello in cui, personalmente, prevedo una guerra commerciale con le potenze emergenti Cina e India, acquirenti di Rover e Volvo).

Concentrandomi su meno modelli spendo meno in R&D, posso accorciare il time to market (l'unica cosa che conterà veramente fra poco), posso reagire meglio nei segmenti C e D, quelli di futura espansione nei volumi (almeno in Europa). Questo, in breve (molto in breve) il mio pensiero.

Su 500 e Ka: hanno soluzioni stilistiche diverse, ma la piattaforma è in comune, le logistiche sono separate, ma dal punto di vista FIAT è un affare: l'industria guadagna sul numero di vetture assemblate e vendute, ho uno stabilimento che ha una capacità produttiva a saturazione delle linee produttive di 800.000 vetture, se vendo come FIAT ho un margine X (elevato, sulla 500 è molto elevato), se vende FORD guadagno Y (di meno, ma non ho costi di marketing, sviluppo prodotto, logistica, etc.). Per questo costruire anche per gli altri è un affare (lo fanno i cinesi, e non mi sembra che la Cina stia messa male), risparmio soldi su posizioni molto costose e faccio lavorare le linee al massimo. Premessa del giochino è avere meno modelli, ma molto redditizi.

Ok, credo di aver afferrato. Tu consideri fattori di rischio e fattori di internal resources of the firm.

L'andamento della domanda di auto e' positivamente correlata tra i diversi degmenti: quindi, la volatilita' nei tuoi rendimenti se gestisci 15 modelli e' piu' alta che se ne gestisci solo 10. Sorprese positive sono benvenute, ma le sorprese negative picchiano troppo duro (per una sola impresa)

La seconda - se capisco bene - e' che se devi rinnovare 15 modelli invece di 10, non e' sufficiente avere una volta e mezzo l'organico dedicato a questo, ma ti servono piu' persone. Quindi i "decreasing returns" si annidano nella funzione R&D secondo te. 

Grazie.

Se voglio presidiare i cinque segmenti con i tre marchi avrò almeno quindici modelli, cinque piattaforme (telaio, motori, una parte della componentistica)....

Nel piano FIAT le piattaforme previste sono 3 per oltre 15 modelli di tutte le Marche del Gruppo americane comprese. Non riesco a controllare adesso, ma credo di esserrci vicino. In  VW con le nuove piattaforme modulari, la flessibilitòà si moltiplica riducendo il numero di piattaforme ed ampliando la potenzialità si modelli diversi.

Per modelli intendo auto appartenenti a segmenti diversi come ad esempio Punto o Giulietta che hanno, appunto, piattaforme diverse. Declinazioni diverse dello stesso modello, utilizzano il medesimo pianale, la medesima meccanica e possono essere montate sulle medesime linee produttive. Intendo, invento per esemplificare, Giulietta berlina, coupè, SUV, monovolume.

La scelta industriale è però condizionata anche dagli obiettivi che l'azienda si pone in termini dimensionali. Quando Marchionne dice di voler raggiungere la soglia di 6 milioni di auto, una gamma adeguata articolata nei vari marchi comporta la proliferazione non tanto di modelli  quanto di varianti di quello stesso modello. Un pò la strategia di VW che, tra l'altro, vedo  più efficace rispetto ad altri come Toyota.

Comunque hai ragione. Il tema è talmente complesso che neppure un post sarebbe sufficiente.

Luigi, appunto, non volevo entrare nei dettagli tecnici, ed ho esemplificato, però attento a non confondere telaio e piattaforme, comunque fermiamoci qua sul tecnico.

Come non capisco l'idea di avere n modelli per "presidiare" tutti i segmenti di mercato (con il rischio della perdita di una valanga di denari), non capisco la fissa di Marchionne sui 6 milioni di autoveicoli come massa critica (peraltro credo che in questa cifra includa anche il lavoro di "terzista"), a meno che non voglia diventare "too big to fail".

Comunque, secondo me, è anche inutile puntare sul mercato della Vecchia Europa, USA e Cina sono i veri target.

Luigi, appunto, non volevo entrare nei dettagli tecnici, ed ho esemplificato, però attento a non confondere telaio e piattaforme, comunque fermiamoci qua sul tecnico.

Certo! Sono cose diverse. Sui numeri, i 6 milioni credo includano il terzismo e credo che lo spinoff sia anche finalizzato a facilitare accordi in tal senso con altri produttori. Quanto ai volumi, se è vero che le condizioni dei mercati stanno rendendo accettabile il concetto di world car come prevede Ford per la nuova Focus. Questo aiuta e semplifica la vita ma rimane la necessità di presidiare più segmenti di mercato.

Il modello delle piattaforme comuni "semplifica" e consente diversificazioni di modello con costi relativamente ridotti. Quello dell'essere presenti in diversi segmenti di mercato con modelli differenziati ma costruiti sulla medesima piattaforma e comunque con elevati livelli di parti comuni diventa quasi una strada obbligata quando ti prefiggi volumi di produzione particolarmente alti. Soprattutto nel caso FIAT ancora troppo poco internazionalizzata e dipendente da pochi grandi mercati.

Quindi, di fatto, la Thesis non si è fermata a Termini.

E' vero che la quota di mercato, in sè, non esprime la salute di una casa automobilistica.

Ma una casa generalista, quale è la FIAT, senza numeri dove va?

Peraltro, i grossi margini nell'auto sono nel settore premium, come AUDI, BMW, Mercedes, che FIAT aveva ed ha distrutto (Lancia, Alfa Romeo). Nessuno è disposto a pagare fino a 10.000 euro in più una Alfa 159 (flop ammesso dallo stesso Marchionne) rispetto a una FIAT Croma (altro flop), cosa che avviene, invece per un'AUDI A4, rispetto a una Volkswagen Passat.

Non so come andrà con Chrysler, ma finora, d'accordo la famiglia Agnelli (forse in fuoriscita dall'auto, vedi spin off degli altri settori industriali), la FIAT di Marchionne dà l'impressione di aver avviato una grande campagna di politica finanziaria, piuttosto che industriale (se non, addirittura, avulsa).

La Fiat come molte industrie italiane non ha capito che il prodotto non è solo l'hardware bensì hardware + qualità + servizio.

Inoltre i prodotti italiani di solito hanno una concezione first class che è più che annullata da una esecuzione che fa pena.

La turnazione continua non è solo qualcosa che abbatte gli ammortamenti ( ammesso sia sostenuta dal volume di vendite ) ma anche necessaria per la qualità ( esempio verniciatura vs corrosione )

Costo del lavoro : qualcuno sa dire quanto incide il lavoro in house di una fabbrica automobilistica sul costo del prodotto?

Certamente non >10% altrimenti la Volkswagen e le francesi sarebbero fuori mercato.

Quanto alla share la share è volume ed il volume permette di abbattere i costi fissi.

Questo vale per chi fa utilitarie non per Ferrari o Porsche.

Il costo del lavoro è circa l'8% del prodotto finito sulla catena di montaggio. Più difficile calcolare la quantità di lavoro presente su tutti i pezzi che compongono un auto (l'esercizio esiste, ma è riservato).

Confondi, anche tu, quota di mercato totale, con quota di mercato di un modello, e redditività del modello. Non è detto che un elevato volume abbatta i costi fissi, non è detto che chi fa bassi volumi possa avere costi fissi minori. Fabbricare autovetture è complesso, ed anche molto strano.

Il costo del lavoro è circa l'8% del prodotto finito sulla catena di montaggio. Più difficile calcolare la quantità di lavoro presente su tutti i pezzi che compongono un auto (l'esercizio esiste, ma è riservato).

Per capire l'importanza degli operai pero' servirebbe un numero diverso dall'8%, e cioe' il costo della manodopera diviso il valore aggiunto dalla Fiat, che immagino significativamente inferiore al prezzo di vendita che incorpora il prezzo di tutte le forniture lavorate o semilavorate dall'indotto FIAT.  Questa percentuale sul valore aggiunto sara' pertanto molto superiore all'8%.

hai ragione se lo vedi dal lato costi ma se lo vedi dal lato prezzi risparmiare il 25% sull'8% del lavoro ti permette di ottenere lo stesso risultato diminuendo il prezzo del 2% che non mi sembra decisivo per la competitività.

Infine la favola di Marchionne nasconde il fatto che se non ci fossero determinate condizioni istituzionali, la FIAT non avrebbe potuto fare nulla di ciò che ha fatto e sta facendo.

Infatti, l’acquisizione gratuita della Chrysler, che ha salvato la FIAT, non sarebbe stata possibile senza una politica interventista dell’amministrazione Obama;  la possibilità, inoltre, di avere una presenza nei nuovi mercati dei veicoli elettrici dipende dal “piano industriale della stessa amministrazione; cosa c’entra il mercato? Il rilancio su Pomigliano e poi su Torino, sono stati possibili dalle politiche di dumping sociale e fiscale dei governi Polacco e Serbo, a loro volta possibili grazie alla linea liberista dell’Unione Europea; cosa c’entra il mercato? Senza l’acquiescenza del governo italiano, impegnato nel sostegno ai settori del capitalismo italiano incapaci di competere se non che sui costi, e di CISL e UIL la scommessa sarebbe stata ben più complicata.

per sapere, a parte la valutazione molto trita sulla "linea liberista" della UE, perché questa considerazione sarebbe sbagliata? Insomma, dire che ogni azienda cerca di fare profitti è lapalissiano. Dire che i profitti si fanno se c'è il mercato, invece, è un po' ridicolo. I profitti si fanno nei contesti istituzionali e all'interno delle politiche e degli assetti della divisione internazionale del lavoro.

 

1) il costo del lavoro incide sui costi di produzione per circa l'8%. Raschiare il fondo del barile su questo aspetto è qualcosa che paga solo nel brevissimo perido. Di andare a produrre dove si pagano meno gli operai sono capaci tutti e c'è sempre chi può fare meglio (o peggio) di te. E prima o poi il risparmio diventa lo stesso di tutti e si torna al solito vero: punto chi fa la macchina migliore? Se la strada di Fiat per diventare competitivi è non far mangiare gli operai per 8 ore e cronometrare al secondo le pause per i bisogni fisiologici....mmm....secondo me c'è qualche problemino a monte....

2) a Torino fanno macchine da 100 anni. C' è un retorterra imprenditoriale, universitario, professionale, artigianale che penso abbia pochi uguali al mondo. Se si vuole scommettere sulla qualità credo che sia meglio investire lì che nelle campagne polacche.

3) Si dice che il Marchionne pensiero sia al passo con i tempi e considerazioni che esulano dall'iperliberismo e dal profitto come unico credo siano obsolete. Penso davvero il contrario e non sono comunista. Alla luce di quello che è successo negli ultimi due anni e di quello che accadrà molti assunti dati per assodati e incontrovertibili andranno ripensati dalla radice. Marchionne è miope (e i miopi le cose vicine le vedono benissimo) non lungimirante.

  

Mentre la politica dorme (manca un Ministro dello Sviluppo Economico) l'economia va avanti. E' di queste ore la notizia (da me auspicata in questo post pre-estivo) che Federmeccanica ha disdetto il CCLN del comparto (che non è il CCLN generale, nè lo Statuto dei Lavoratori), cambierà poco per i lavoratori, se non che partiranno (dovrebbero partire) le contrattazioni a livello aziendale.

In un post Oscar Giannino scrive:

l’accordo applicativo delle nuove regole per più produttività in cambio di più salario detassato proposto da Fiat a Pomigliano

sbagliando in pieno, perchè FIAT non ha la possibilità di detassare alcunchè.

Il mio punto parte proprio dall'errore del buon Oscar: non sarebbe il caso "Ora e adesso" di parlare di detassazione degli straordinari e degli incrementi salariali? Per grazia divina la politica è assente sui fatti propri del mercato (del lavoro in questo caso), ma prima che metta becco e faccia gli inevitabili danni non sarebbe il caso di stringerla in un angolo dicendo, Confindustria e Sindacati:
" Uè, pistola, noi siam qui a litigare, ma sei tu che ti mangi tutti i soldi di questi poveri cristi che stan lì a laurà, perchè non ci metti il tuo ?" Meno tasse per Totti?

se gli aumenti salariali vanno in paga base come li defiscalizzi? Cioè, come fai a distinguere i soldi degli aumenti (che essendo aggiuntivi finirebbero nello scaglione con l'aliquota più alta) dal resto? Una voce distinta con una diversa aliquota? 

Come ridurre la spesa pubblica in tempi brevi e in misura sufficiente per defiscalizzare i redditi più bassi senza intaccare le risorse per il debito pubblico, i servizi, gli enti locali? Ad es., la copertura del mancato gettito dovuto alla cedolare secca sugli affitti sembra velleitaria anzichenò:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001882.html

dove si afferma: si dovranno trovare tre evasori ogni quattro contribuenti

 

La busta paga è composta di una marea di voci, quindi non vedo proprio la difficoltà di inserirne un'altra soggetta a tassazione separata, o completamente detassata, è una cosa facile, facile.

Io, e altri imprenditori, parliamo di defiscalizzzare gli aumenti, per il passato sappiamo che ci sono vincoli di bilancio, ovvero se io adesso dò 100 euro in più a un mio collaboratore, questo ne vede solo 50, gli altri li prende Pantalone, ma magari lui per quei 100 euro in più si fa un mazzo così. Ti sembra giusto ?

per la FIAT è STATA FATTA la detassazione del lavoro notturno ; ma qui in Lombardia tutto il tessile ed altre industrie che usano assets COSTOSI ed a veloce obsolescenza ( non per usura ma per phasing out tecnologico ) è praticato da più di 20 anni.

Generare la busta paga coerente non è un problema : siccome dovrebbe valere per tutti complicherà il 730 e gli autonomi potranno spacciare quanto vogliono di lavoro notturno.

Scusami Lallo, non ho capito cosa vuoi dire, ma veramente, la detassazione del lavoro notturno è stata fatta per tutti, compresi anche gli incrementi di produttività, il problema è che questa misura è a termine, scade il 31.12.2010, salvo proroghe, ovvero è una misura all'italiana, senza certezza.

Anche la tua ultima affermazione non ho capito: la detassazione vale per i redditi da lavoro dipendente: mi spieghi che c'entrano i lavoratori autonomi, che, fin troppo evidentemente, non usufruiscono di questa misura ?

O è solo ideologia ?

--- sì ma pare sia retroattiva fino al 2008

http://www.piacenza24.eu/index.php?n=25390

 

--- una norma fiscale non puo discriminare i cittadini

Scusa ancora, ma che c'entra la retroattività fino al 2008 con la discriminazione ? La norma dice che tutti i lavoratori del comparto privato hanno diritto, etc., etc., dov'è la discriminazione ? La discriminazione ci sarebbe se la norma dicesse: tutti quelli che si chiamano Mario Rossi, etc., etc., ma qui non c'è alcuna discriminazione, anzi, l'Agenzia delle Entrate ha esteso i benefici (cosa inattesa, tra l'altro fatta il 17 Agosto, questo puzza sì, ovvero dopo Pomigliano) al 2008 e 2009 (penso che si siano fatti due conti e abbiano scoperto che non costava praticamente nulla, visto che nel 2008 e 2009 eravamo in piena recessione..).

Ma non mi hai risposto sul perchè sarebbe una norma pro-Fiat solamente e che c'entrano gli autonomi, che ne sono esclusi.

pro Fiat non la è , l'avevo erroneamente pensato da un discorso di Sacconi sentito giorni fa in tv

quanto alla discriminazione un idraulico non è forse un lavoratore?

e se viene a ripararmi il boiler a mezzanotte non fa lavoro notturno?

Questa sera ho visto su "Che Tempo che Fa" l'intervista a Sergio Marchionne. Chi l'ha persa puo' rivedersela qui. Gli argomenti sono convincenti, sostenendo che dei 2 mliardi di utile di Fiat l'Italia non ha contribuito neppure 1 cent. Qui e qui. E pertanto Fiat farebbe meglio senza l'Italia. E che siamo al 118° posto per l'efficienza del lavoro su 139 paesi.... Drammatico...

Spero sinceramente che l'effetto sia un bello scossone, che qualcuno si svegli dal torpore o andiamo rapidamente a finire male...

A giudicare dai commenti "a caldo" del popolo di sinistra sul web (ed anche da quelle sul giornale di partito e sul partito del giornale) direi che la reazione sarà esattamente opposta, purtroppo.

Gli inviti all'impiccagione di Marchionne si sono allegramente mischiati alle solite panzane sui proletari sfruttati e l'AD superpagato, prezzolato alla dinastia di parassiti (che parassiti, infatti sono, ma chi se li è coccolati per decenni?) e via cantando.

Con, in cima, le due ciliegine italiche: che siccome la FIAT è stata per anni sussidiata dai fondi pubblici ora devono star buoni e produrre in perdita e che, comunque, siccome noi siamo ecologici e facciamo l'economia verde e progressiva e vogliamo la decrescita ... che ce ne frega d'una azienda inquinatrice come la FIAT?

Tutti in bicicletta nelle risaie del vercellese a fare il grande balzo in avanti ... nel dirupo.

Anche i sindacati, con diverse sfumature, criticano pesantemente le parole dell'Ad Fiat. Sergio Marchionne parla "come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia", attacca Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom Nazionale.

Potrei scrivere un libro, invece basta una parola per commentare le parole della FIOM. La parola è "appunto".

come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia

credo che il problema sia proprio quello ! L'industria automobilistica nazionale (che sostanzialmente coincide con FIAT) produce meno della metà del totale delle auto vendute in Italia (se il calcolo fosse fatto sul fatturato anzichè sulle unità, sarebbe ancora peggiore). Solitamente sindacati e politici si lamentano di qs fatto, dimenticando di chiedersi il perchè. La causa diretta è senz'altro la bassa produttività degli impianti italiani di cui la FIOM ha una responsabilità non indifferente: gli stranieri non ci pensano proprio ad aprire stabilimenti di auto in Italia perchè non sono redditizi (mentre li aprono in UK, Spagna, Rep. Ceca, Ungheria, ecc.) e quindi è abbastanza ovvio che non lo siano nemmeno quelli della FIAT. In parte la FIAT è la causa di qs situazione perchè in passato ha cercato di ostacolare l'ingresso in Italia dei competitors esteri (basta ricordare l'episodio della vendita dell'Alfa Romeo da parte dell'IRI). Inoltre la FIAT, per rincorrere gli incentivi statali, ha costruito degli impianti privi di una redditività adeguata già in partenza. Ovviamente qs non è un buon motivo per lasciare le cose come stanno, ma i politici sembra che non l'abbiano ancora capito.

I plants italiani di FIAT sono troppo piccoli.

Volkswagen in Germania ha ben due plants con 45000 addetti ciascuno.

Infatti. Grazie agli "incentivi" hanno trasferito la produzione da Mirafiori ad altri impianti, altrimenti Mirafiori sarebbe un impianto paragonabile a quelli della VW. Forse anche perchè Mirafiori era in balìa del sindacato massimalista. I risultati di questa politica industriale "lungimirante" sono sotto gli occhi di tutti.

Potrei scrivere un libro, invece basta una parola per commentare le parole della FIOM. La parola è "appunto".

E' che manca completamente un minimo di aperura mentale e forse volontà di capire (o incapacità a capire?). Sarebbe bene aggiornare certi modi di pensare. Non solo non sono più di moda, ma diventano parecchio deleteri. Il problema è che pochi se ne accorgono, e continuano imperterriti ad autoconvincersi di essere nel giusto al 100%, senza notare che il mondo intorno ha completamente cambiato le prospettive.

No ma fatemi capire, qui qualcuno è veramente convinto che i problemi della Fiat siano la Fiom e le pause/turnazione degli operai?

Ma certo che no! Si tratta evidentemente di un incantesimo gettato sulla Fiat dalla strega di Biancaneve! Certo Marchionne come Principe azzurro è un pó scarso, ma si sa, nuie simm' curt' e nire...

No ma fatemi capire, qui qualcuno è veramente convinto che i problemi della Fiat siano la Fiom e le pause/turnazione degli operai?

Per FIAT no, ma per FIOM sì con la panzana dei diritti. Ed il problema paese, altro tema posto da Marchionne è di tutte le imprese e, ammesso che lo capiscano, di tutti i cittadini.

Scusatemi...ma Fiat fa fior di utili con CNH e Iveco che producono anche in Italia con operai italiani di cui una parte iscritti alla Fiom. I rilievi della Fiom al contratto di pomigliano non erano poi così irragionevoli e fondamentalmente davano il benestare a tutti gli aspetti concernenti turnazione etc. se poi qualcuno pensa veramente che il problema siano 5 minuti di pausa in + o in meno di un operaio pagato l'80% in meno di un collega tedesco....ma per piacere,  ma di cosa stiamo parlando?   Negli stabilimenti italiani fiat condensa la produzione in determinati periodi così per il resto del tempo la gente sta in cassa integrazione (pagata da noi) e lror risparmiano sugli stipendi. Gli stabilimenti potrebbero potenzialmente produrre almeno il doppio. Se non lo si fa di certo non è colpa degli operai o della Fiom.  In compenso come rilevano tutti gli osservatori + attenti, non si vede un solo nuovo modello Fiat all'orizzonte (unica tra i grandi gruppi) e c'è un importante ritardo sulle motorizzazioni d'avanguardia. 

Pressoche' identico anche il commento di Fini. Agli amici che continuano a ripetermi che Fini ha buone intenzioni, che sta imparando e che bisogna dargli fiducia, non so piu' cosa dire sinceramente. Sono del parere che le minchiate che un politico dice o fa non si sommano, si moltiplicano. 

Da profano penso che le cose che dicono i politici siano (purtroppo) irrilevanti. Solo i fatti contano. Lo insegnano le dichiarazioni degli ultimi anni. La realtà è che non sappiamo veramente cosa pensa Fini. Possibilissimo che Fini tenda la mano ad una parte di elettorato che beceramente vede in Marchionni "il padrone" brutto e cattivo per definizione, mentre allo stesso tempo stia telefonando a Marchionne per spiegargli le sue dichiarazioni....

Brutto mestiere quello del politico...

Il commento di Mucchetti sul Corriere mi sembra abbastanza sensato

L'ho letta e m'è piaciuta la replica di Mucchetti. Dà elementi di riflessione. A prescindere dal fatto che certamente la trasmissione "Che Tempo che Fa" non è il luogo adatto per discutere a fondo, ha avuto almeno il pregio, grandissimo secondo me, di portare a galla certe problematiche di economia e sviluppo di fondo delle quali il governo per ora (eufemisticamente parlando) sembra non occuparsene, preferendo le solite "ciaccole di condominio", i lodi di "Al Fano" e il pompaggio delle cronache nere che portano al pellegrinaggio verso macabre mete....

L'ho letta e m'è piaciuta la replica di Mucchetti

Non dico che la replica non debba piacere ma a che titolo quelle domande? Che senso ha chiedere che FIAT indichi quali margini di contriuzione migliorati si attenda da pause di lavoro ridotte e nuova metrica del lavoro stabilimento per stabilimento? A che tiolo lo chiede? Chiedesse agli azionisti di RCS e pensasse di più ai bilanci colabrodo dell'impresa dove lavora.

A me no.

Mi sembra la solita aria fritta, travestita da patriottismo economico e condita di consigli, non richiesti, su come la FIAT dovrebbe dirigere se stessa.

Noi vi abbiamo dato gli aiuti statali, ora voi dovete fare come "suggeriamo" noi ...

Ma soprattutto: hanno fatto male a dare aiuti di Stato, che sono pure proibiti dalla normativa europea.

ma sopratutto mi sembra demente la logica: ammesso e non concesso che finora la FIAT sia stata fortemente aiutata per non chiudere/razionalizzare la produzione in Italia, se ora, per dimostrare la sua gratitudine per il pregresso, non chiudesse/razionalizzasse, continuerebbe a perdere, e quindi il contribuente dovrebbe continuare a sborsare sussidi per mantenere in attività gli stabilimenti non economici.

Right in the bullseye, professore.

Ma a lor signori, incluso quelli del giro in cui gira il signor Muchetti, piace così.

Tanto, mica son loro quelle tasse, son dei loro dipendenti ...

Whatever... in ogni caso, per gli appassionati (o i critici) del Mucchetti-pensiero:

Fabbrica Italia, le due incognite di Marchionne

FIAT, la lunga storia degli aiuti di stato

 

 

Whatever... in ogni caso, per gli appassionati (o i critici) del Mucchetti-pensiero

Appassionati o meno, nel primo articolo linkato Mucchetti riferisce di 6 miliardi di indebitamento netto industriale. trimestrale di alcuni giorni fa, esso è un pochino meno di 4 miliardi.Nell'articolo scritto oggi su Corsera http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_25/marchionne-mucchetti_764d078e-dff9-11df-a41e-00144f02aabc.shtml pretende che FIAT risponda a domande poste secondo la stessa logica con cui Mucchetti sostiene che alla politica dovrebbe interessare un contraltare ai soci americani.

Sui 6 miliardi ho la risposta: si tratta di una affermazione un po' semplificata fatta sulla base dei Financial Targets dichiarati da FIAT, ossia:

Net industrial debt 2010 > 5 billion euro, 2011 5.9 billion euro.

Quanto alla impostazione di Mucchetti, liberissimo di non condividerla! Però io non direi che chi scrive sui giornali (o sui blog se per questo) non abbia il diritto di fare domande, semmai direi che esiste il diritto (in questo caso di Marchionne) di ignorarle completamente.

Commento condivisibile. Infatti Marchionne stesso nell'intervista diceva giustamente che una volta saldati i debiti con gli stati non c'è altro legame. Da scarso conoscitore della materia mi pareva che Mucchetti avesse detto alcune cose certamente meno condivisibili (la trasmissione "che tempo che fa" non era certamente il luogo in cui dilungarsi nei dettagli richiesti da Mucchetti), ma altre su cui meditare, come l'innovazione e la ricerca in casa FIAT, e l'esempio della Germania, vero motore e leader del mercato auto mondiale (almeno così pare a me), che investe in innovazione.

ma altre su cui meditare, come l'innovazione e la ricerca in casa FIAT, e l'esempio della Germania, vero motore e leader del mercato auto mondiale (almeno così pare a me), che investe in innovazione.

Carlo, visto che ti conosco e so che sei una persona seria, posso farti una domanda?

La faccio a te ma, in realtà, la rivolgo a tutti gli "opinionisti" italiani di sinistra a cui si applica.

Ed è la seguente:

Nei vostri scritti frequentemente rinfacciate ai "padroni" (managers, imprenditori, dirigenti, eccetera) di non saper fare il loro lavoro. Come nel caso di Mucchetti (nelle frasi che tu riassumi e che io ho citato sopra) leggo spesso giornalisti, economisti, pundits di sinistra in generale dire al "padrone italiota": sei uno che non sa fare il proprio lavoro. Non sai fare innovazione, non sei leader nel tuo mercato, non hai i prodotti avanzati, non sei Google o MS, non sei Porsche, non sei Boeing, non sei Glaxo o Novartis, non sei G&S, non sei Sony ... insomma, sei una cacca imprenditoriale che non merita di esistere. Prendi esempio dai padroni tedeschi, giapponesi, americani e persino francesi od olandesi, che loro sì che sanno fare il loro lavoro. E, siccome sei una tal nullità imprenditoriale noi ti facciamo la lotta di classe, gli scioperi, ti tassiamo i redditi dei dipendenti sino a triplicare il loro costo, ti facciamo la nostra politica industriale attorno e ti diciamo che devi prendere i nostri sussidi per poi fare l'imprenditore come vogliamo noi, aprendo le fabbriche dove diciamo noi e con i criteri che diciamo noi. Perché, tanto, se ti lasciamo a te stesso tu sei un imprenditore che non vale nulla, altro che tedesci, americani, giapponesi e compagnia. Loro si che sanno fare il loro lavoro!

Ecco, io vorrei sapere perché questa gente fa questi discorsi.

Non si rendono conto che sono INSENSATI?

Siccome ho l'impressione che anche tu (dicendo che le affermazioni di MM a questo riguardo fossero affermazioni su cui meditare) concordassi con questo punto di vista, vorrei intenderne la logica. Perché io rimango basito:

SE il Mucchetti di turno sapesse (sa?) fare macchine (medicine, software, etc) meglio di Marchionne (o chi per lui), perché non va a farle e mette FIAT fuori mercato?

Ecco, quello. Ovviamente il ragionamento si può articolare meglio e dettagliare, ma credo che le persone intelligenti capiscano al volo il punto.

Io trovo questo argomentare insensato, nel senso di privo di senso, incoerente. Voltremontiano, direi. Ma, se qualcuno me lo spiega, son disposto a ricredermi.

Chiarissimo Professor Boldrin, questa non la replica che attende, piuttosto un commento. 

Sento e leggo affermazioni del tipo, riportato nel Suo intervento, da almeno quarant'anni; ho l'impressione che si tratti di uno dei frutti nefasti dell'insegnamento giornalistico di Eugenio Scalfari. Al "fondatore" di Repubblica piaceva manifestare una competenza di questioni economiche, che probabilmente non apparteneva ad altri giornalisti dell'epoca (e oggi?), ed intrattenersi con quelli che considerava i migliori esempi dell'imprenditoria italiana, ricavandone confidenze importanti.

Ad un certo punto assunse il ruolo di profeta della necessità di un'alleanza tra grande impresa e sinistra politica (i cui confini non definì mai con grande precisione) allo scopo di sconfiggere le "rendite" che bloccavano lo sviluppo dell'economia italiana: un patto tra produttori che avrebbe permesso il progresso dei lavoratori (ed il superamento dell'odiato pentapartito).

Mi sembra naturale che la sinistra politica, sindacale e giornalistica, si sia convinta che gli imprenditori che rifiutavano questo progetto erano cattivi imprenditori: morti gli Agnelli ed i Pirelli, che si prestarono a qualche ambiguità, è bastato che i nuovi imprenditori manifestassero la loro intenzione di comportarsi da tali per essere bersaglio degli strali di questi personaggi ... i quali non si domandano come faccia l'Italia ad essere ancora la settima economia mondiale, se gli imprenditori sono così nefasti. Forse sarà merito di Visco, Bersani e Tremonti, ciascuno per la sua parte. 

si domandano come faccia l'Italia ad essere ancora la settima economia mondiale, se gli imprenditori sono così nefasti.

Ma che merito avrebbero a fare dell'Italia la settima economia mondiale?  Si tratta di un posizionamento garantito solo dal numero degli abitanti, perche' il reddito italiano pro-capite e' mediocre, intorno alla 20a posizione  e agli ultimi posti tra i Paesi OCSE.

Michele, grazie per la "persona seria" :-) A dirti la verita' non so se sono di sinistra o no. Sono sempre stato per "il buon senso" (sai, nonni contadini, pratici, e genitori semplici, nessuno mai s'e' interessato di politica). Certamente trovavo piu' feeling con amici cosiddetti di sinistra che di destra, ma solo per il comportamento fra le persone. Ricordo che ad un caro amico di sinistra 20 anni fa dissi "per me non esistono grosse differenze, ai giorni nostri, fra la politica di destra e quella di sinistra. Sono gli uomini che fanno la differenza". Lo penso ancora.

Questa premessa per ribadire che lo stereotipo di sinistra non si applica al sottoscritto, o almeno la penso cosi' di me stesso. Provo comunque a rispondere.

Innanzi tutto non ho mai detto di rinfacciare ai "padroni" colpe non loro e che non sanno fare il loro lavoro. Anzi, mi pare di aver lodato l'intervento di Marchionni, semmai in maniera criticamente costruttiva. Penso cioe' che fondamentalmente Marchionni ha ragione (l'ho scritto pure), ma probabilmente la verita' completa non e' quella che ha espresso l'AD Marchionne, anche se e' ragionevolmente piu' vicina a quella che ha detto l'AD di quella che ha scritto MM. Parti di verita' o suggerimenti di riflessioni, forse, ci sono pero' anche in quello che ha scritto MM. Non penso che MM sia uno stupido totale, e per cui cerco di capire il senso di cio' che ha scritto. Le critiche, anche all'AD di FIAT, sono fattibili. Scusa se sono banale, ma e' per essere chiaro.

Anche un MM qualunque, o un contadino qualunque possono fornire spunti di riflessione (ho imparato che anche i contadini senza la 5 elementare possono essere fonte di saggezza). E' chiaro che Marchionne sa far bene il suo mestiere, il problema e' quando la gente e' troppo brava.... SB e' un esempio, per cui ben vengano le critiche anche a chi fa benissimo il suo mestiere....

Aggiungi che in Italia siamo tutti allenatori di calcio e pronti a sostituire il tecnico della nazionale e forse avrai lo stereotipo dell'italiano medio, non del praticante di sinistra medio...

Aggiungi inoltre che, anche per la tipologia del nostro lavoro, sono spesso portato ad essere critico e a voler trovare i punti di debolezza e punti in cui si possa migliorare. E' con questo spirito che ho scritto che parte del discorso di MM non e' da buttare.....

Sono inoltre d'accordo che non abbia senso che un'azienda debba esprimere gratitudine ad uno stato oltremisura. Una volta saldati, i debiti sono chiusi. In fin dei conti tutti gli imprenditori danno lavoro e di che sfamarsi a molti lavoratori. E Marchionne per capacita' sue, fortuna, o abilita' nel circondarsi di persone capaci, ha fatto un buon lavoro ed ha sostenuto la produttivita' italiana.

Qui, poi, siamo su un forum (ancora non ho capito quanto "importante" e seguito politicamente...), e penso che la contrapposizione di idee e pensieri possa essere una fonte utile di crescita, per il sottoscritto. Anche per Marchionni. Anche per Boldrin (spero ;-)

Probabilmente il mio e' un discorso da sempliciotto, ma tant'e'....

Ennesima risposta non richiesta, ma purtroppo certe tue domande vanno a toccarmi là dove il dente duole...

Come li riporti tu, i discorsi degli "opinionisti" SONO insensati, period.

Quanto a Marchionne, a me piace, mi sembra (visto dall'esterno) un uomo del fare, cioè uno di quelli che usano il potere per fare cose costruttive e non per "godersi il papato". Potrei aggiungere che è evidente che lavora troppo e dorme troppo poco, se continua così non so quanto durerà, e me ne spiacerebbe assai.

Ma questo non mi impedisce di notare con disappunto, ed è un disappunto legato all'altezza elevata delle mie aspettative, che anche lui fa fatica ad elaborare il punto di partenza corretto che enuncia, ossia la relativa mancanza di competitività delle aziende italiane e del sistema Italia in generale. Nel senso che vi sono elementi che tutti gli industriali, quelli bravi come M. e quelli meno bravi, tirano fuori facilmente: sindacati, tasse, burocrazia, malavita ecc...

Tutto sacrosanto, indipendentemente dalla credibilità del pulpito (e il pulpito di M. è pure credibile).

Ma mondo boia, mai uno che ammetta le deficienze della "classe" manageriale? Nemmeno lui che di manager notoriamente ne ha fatto fuori un bel numero (una delle ragioni principali del recente successo di FIAT)?

Spesso i discorsi dei sindacalisti sono farneticazioni da tribuno, i "lavoratori" stessi, operai o impiegati, sono dispostissimi a passare il tempo a lagnarsi e trasformarsi in parassiti alla prima opportunità. OK. Sui giornali scrivono opinionisti fighetti che danno consigli dall'alto in basso scrivendo con la evve moscia mentre tengono lontano con un fazzoletto imbevuto di profumo la puzza di chi si confronta con la concorrenza ed il mercato. OK.

Ma dentro le aziende che clima si respira? Quali sono i rapporti umani reali? Che tipo di "distanza di classe" viene in effetti a crearsi? Fino a che punto chi ha (ed è pagato per) assumersi delle responsabilità se le prende? E se fallisce, cosa succede a lui e cosa succede a chi ha avuto la disgrazia di lavorare per lui? Come funziona il meccanismo dei premi e delle promozioni? C'è un sistema trasparente oppure no? C'è onestà o ipocrisia?

Nella mia esperienza personale, comprensiva anche di un piccolo ruolo di gestione di altre persone, ho sempre trovato che la produttività dipende in modo decisivo da chi ha appunto un ruolo gestionale. Se non si è disposti a mettersi in discussione anche su questo non si è né del tutto onesti né del tutto credibili.

[aggiunta dopo essere stato svegliato nel cuore della notte per un falso allarme in azienda: M. la gira con abilità per dire che FIAT non prende più soldi pubblici, che sono soldi dati ai cittadini per comprarsi la macchina che vogliono, che se li prende poi li restituisce, ma insomma... tutte le case automobilistiche fruiscono a vario titolo dell'aiuto pubblico, italiano, tedesco, europeo, via rottamazioni, fondi per costruire fabbriche in Serbia ecc... sarebbe stato più onesto dire che FIAT non ne prende più dei suoi competitors. Non dico che M. faccia male (se li prendono gli altri li deve prendere per forza anche lui) ma non è come ricevere un prestito da una banca, è evidente che c'é un cartellino del prezzo politico attaccato.]

 

Non è difficile replicare. Mucchetti non sa fare macchine, medicine, software, e neppure michette o frittelle, e giustamente non le fa. Meglio per noi, altrimenti avremmo macchine sgangherate, medicine letali, software bacato, michette stantie e frittelle bisunte.

Cosa sa fare Mucchetti? Sa scrivere l'equivalente economico di "non ci sono più le mezze stagioni" e una fanfaluca dopo l'altra ha fatto il vicedirettore dell'Espresso ed ora è vicedirettore ad personam (non so cosa voglia dire) del più importante quotidiano italiano, ha scritto un paio di libri, insomma non se la passa poi tanto male per uno che non sa fare nè macchine nè michette. Certo non è bravo come Beppe Grillo (€ 4 milioni di reddito nel 2005) o di Eugenio Scalfari che si è venduto la sua quota nella Repubblica nel 1989 per un bel pacco di miliardi. Credo se la passino meglio dei giornalisti tedeschi, giapponesi, americani, francesi od olandesi. Tutti contenti compresi i masochisti che riescono a sorbirsi le omelie domenicali di Scalfari.

Cosa sa fare Mucchetti? Sa scrivere l'equivalente economico di "non ci sono più le mezze stagioni" ...

A me pare che nel desolante panorama dei giornalisti italiani Mucchetti sia un giornalista dignitoso, ci sono delle analisi sensate dei fatti dietro quello che scrive, non fa disinformazione e propaganda condite con ignoranza come la maggior parte dei suoi colleghi.  Poi personalmente condivido abbastanza la sua stima del modello capitalistico renano.

e sopratutto si avvale di una collaboratrice brava e precisa come Rosalba  Casiraghi ( cognata di Caroline di Monaco )

Io leggevo Mucchetti in modo diverso. Quello che mi sembra Mucchetti volesse dire (ma questa è solo la mia interpretazione) è: quando Marchionne dice che gli converrebbe uscire completamente dall'Italia come produzioni in realtà sta ignorando (deliberatamente) i sussidi che Fiat riceverà (riceverebbe) in futuro in caso di  crisi dell'azienda (o del settore auto) dal governo italiano. In Italia è quasi sicuro di ottenere sussidi (incentivi alla rottamazione, ad esempio) per attraversare meglio eventuali crisi. Altrove forse meno. Questa è la ragione per cui non se ne va dall'Italia. 

 

Lungi da me rinfocolare polemiche,ma ricordo male o l'utile fiat viene soprattutto da new holland e iveco che hanno fabbriche ANCHE in Italia?

Bisogna intendersi. Fiat Auto ha scorporato trattori e camion. Marchionne parlava di Fiat auto, ergo camion e trattori non c'entrano. L'utile è tutto in Polonia e in Brasile. Quest'ultimo è una gallina dalle uova d'oro per Fiat in questo momento.

Continuo a non trovarmi.

Dal corriere si parla di 586 mln di utili per il gruppo per q3.

Secondo quanto pubblicato dal sito fiat quel valore è dato  (slide 4) oltre che dai 210 di auto, dai 215 di CNH 80 di iveco e 102 di componenti, quindi anche Iveco e CNH e Magneti Marelli che hanno impianti in Italia.

A pag 18 si parla dei famosi 2 mld di utile per il gruppo, ed è chiaro che ancora una volta si prende in considerazione tutto, perchè solo due slide prima si parla della prospettive di IVECO sotto Fiat Group.

Non m'interessa entrare nella vicenda FIOM, solo sottolineare che Marchionne ha giocato coi numeri

A giudicare dai commenti "a caldo" del popolo di sinistra sul web (ed anche da quelle sul giornale di partito e sul partito del giornale) direi che la reazione sarà esattamente opposta, purtroppo.

Purtroppo, e' in linea con la capacita' di vedere a lungo termine dei nostri "statisti" degli ultimi decenni. Da una parte c'e' miopia, dalla'altra pure, con il sospetto che ci sia un qualcosa d'altro... Ieri sera ho visto pure "Report" (incredibile, due programmi visti alla TV in una sera!). Michele, se hai voglia e tempo dai un'occhiata al servizio che parla di Voltremont. Si intitola "Conti, Sconti e Tremonti". Qui. La Gabanelli sta facendo un ottimo lavoro. Dopo Antigua (che s'e' scoperto che SB s'e' prodigato per azzerare il debito pubblico di Antigua del 90%... l'ha detto Gramellini sempre su rai 3), continua bene...

Mi han detto, via FB.

C'era Mario Seminerio, di cui ho molta stima e dopo guardo la puntata.

Dal puro punto di vista marketing, forse sarebbe stato positivo ci fosse uno di noi, più che altro per propagandare il libro ma ... evidentemente la Gabanelli non ci conosce :-)

La cosa di Antigua, peraltro, è l'ulteriore prova che quel criminale ha costruito per se un meccanismo che lo pone al di sopra della legge, oramai. In qualsiasi altro paese il primo ministro avrebbe dovuto dimettersi all'istante per cose del genere (il debito, l'illuminazione a spese del comune di Milano, i paradisi fiscali: immaginatevi Sarkozy che fa una cosa del genere!!!)

Invece in quel paese d'imbelli costui continua a governare e quelli che lo votano, per i quali oramai non ho più aggettivi, pure a difenderlo ed a fare i distinguo!

Pazzesco, sto meditando di fare come feci nel 1983: mi riscordo dell'Italia per altri 10 anni, ci ripenso solo per prepararmi alla pensione! Non vedo davvero speranza.

Pazzesco, sto meditando di fare come feci nel 1983: mi riscordo dell'Italia per altri 10 anni, ci ripenso solo per prepararmi alla pensione! Non vedo davvero speranza.

Egoisticamente spero proprio di no.

 

immaginatevi Sarkozy che fa una cosa del genere!!!

beh agli amici francesi che ridacchiavano a ragione per chi eleggevamo in Italia, dicevo sempre di fare attenzione perchè di solito noi anticipiamo sempre il peggio di quel che poi accadrà in Europa.

Notizie del genere e la storia recente dell'affaire a cui è legata, vanno in quella direzione.

 

E Giscard per i diamanti di Bokassa non si dimise....

Come dicevo:

[...] e quelli che lo votano, per i quali oramai non ho più aggettivi, pure a difenderlo ed a fare i distinguo!

sinceramente a me Report sulla manovra non é piaciuto granchè...non mi é sembrata un gran inchiesta...

...mi riscordo dell'Italia per altri 10 anni, ci ripenso solo per prepararmi alla pensione! Non vedo davvero speranza.

coraggio!

mi pare che disporre di stabilimenti , con organico fisso , che lavora al bisogno ( consuntivo ultimi anni intorno al 50% ) , pagato quando lavora dalla FIAT quando è in attesa di lavorare dalla totalità dei lavoratori e imprenditori italiani sia un discreto vantaggio.  

Tutto parte dall'ennesimo, pessimo, commento sulla saga Fiat da parte del quotidiano Repubblica.

Secondo l'articolo in USA quando c'è uno sciopero l'azienda chiama i crumiri. Vorrei tanto vedere un crumiro montare una scatola cambio.... vabbè faccio finta di essere buono e non spiego a Gallino come funziona uno stabilimento, ma mi stupisce l'arroccamento difensivo di FIOM. Il mercato cambia, il mondo cambia, e l'unica cosa che FIOM sa dire è "il CCNL non si tocca". Poi ci si stupisce se oramai la sinistra è vista come la difesa dell'esistente, ovvero, per assurdo, la sinistra è diventata più conservatrice della destra.

Sono convinto che se FIOM non solo firmasse l'accordo, ma spingesse l'accelleratore su richieste economiche ancor più favorevoli al lavoratore avremmo una vera rivoluzione industriale in Italia. Fermarsi al 1900 è la colpa più grave che vedo nei sindacati in questo momento, e se fossi in Marchionne non mi fiderei di Bonanni e Angeletti. Chissà, se ho tempo ci scrivo qualcosa durante questo periodo di pausa/lavoro.

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