Figli e Patria

1 settembre 2016 Marco Marincola

Nonostante la concorrenza in termini di “temi caldi”, in questa fine estate 2016 ne è emerso uno forse minore, ma che mi provoca un piccolo ma insistente moto di indignazione: la Lorenzin prova a fare una campagna per l'incremento delle nascite con i soldi altrui e con un'impostazione culturale vecchia di 90 anni.

Trattasi della campagna #fertilityday2016.

È difficile mettere in ordine tutti i motivi per cui questa campagna è sbagliata se non proprio offensiva o addirittura indicatrice di un approccio aberrante alla Cosa Pubblica.

Diciamo subito che il ministero si è accorto del LEGGERISSIMO errore di comunicazione e ha praticamente raso al suolo il sito fertilityday2016; purtroppo avevamo già visto cose che, per dirla con un anglismo, couldn’t be unseen.

Iniziamo con il fulcro della campagna: 12 “cartoline” da condividere sui social network (clicca l'immagine per ingrandire).

L'orrore in 12 parti.

Tralasciando i giudizi sulla realizzazione tecnica delle cartoline, i messaggi veicolati danno i brividi.  Possiamo dividerli in tre categorie.

Categoria 1: “te devi sbrigà”.

Questo messaggio è evidentemente diretto soprattutto alle donne, ma verremo perdonati se un paese con un numero di giovani NEET (Not in Education, Employment, Training) come l’Italia questa cosa sembra un insulto e una presa in giro per tutti.  Fate figli anche se non avete un titolo di studio spendibile, se non avete un lavoro o nemmeno la prospettiva di averne uno! In particolare il messaggio che dice che la vera creatività è fare figli è agghiacciante. In Italiano il termine “creativo” presuppone l’utilizzo della propria testa per realizzare qualcosa di nuovo: essere genitore può benissimo configurarsi come attività creativa, sfornare figli a caso NO. Già la creatività mi sembra sufficientemente bistrattata in questo Paese, adesso cambiamo pure il significato alle parole così fra un po’ non si potrà neanche sognare di essere creativi nel senso che oggi diamo al termine.

Categoria 2: “i figli sono un dovere sociale”

Qui siamo nel fascismo pieno. Devi fare figli perché è il tuo ruolo di buon cittadino che te lo impone. Siamo uno stato proletario: la nostra unica ricchezza sono i figli, ma non in quanto individui creativi di domani, proprio in quanto massa umana. Quindi intanto tu fai i figli, poi io Stato me ne lavo le mani e non ti do infrastrutture, contributi, agevolazioni: te li smazzi tu così poi un giorno qualche contributo lo pagheranno, perché mi serve solo che paghino le pensioni ai più vecchi.  Ah, non è un’interpretazione mia: nell’opuscolo allegato si dice così in merito al calo demografico:

Questo fenomeno inciderà sulla disponibilità di risorse in grado di sostenere l’attuale sistema di welfare, per effetto della crescita della popolazione anziana inattiva e della diminuzione della popolazione in età attiva.

Categoria 3: “comportati bene”

Signore e signori: il capolavoro. Se non hai figli è perché hai comportamenti sbagliati. Come se non bastasse uno Stato che punta il dito contro comportamenti miei privati (ovviamente né giudicabili né tantomeno sanzionabili), probabilmente dispiacendosi di non poterli vietare (ah, lo Stato Etico!), la lista di quei comportamenti è un piccolo capolavoro d'ipocrisia clerico-fascista: da una parte abbiamo alcool e fumo (sui quali lo Stato lucra), dall’altra troviamo i preservativi!  Ebbene sì, i grandi assenti delle campagne di pubblicità progresso (Italia unico caso fra i grandi Paesi europei) ritornano, ma… devono difendere la fertilità! Onestamente non penso che si potesse fare di meglio: questa gente merita gli applausi (attenzione: mi hanno spiegato che colpi di mazza chiodata sui corpi degli autori di questa campagna NON contano come applausi ma sono anche sanzionabili secondo il diritto penale italiano).

Aggiungo una ciliegina di comicità involontaria, estratta dall’opuscolo allegato:

In passato, l’orologio biologico delle donne era anche la vicina/parente impicciona che chiedeva insistentemente novità alla sposina. Oggi in periodo di comunicazione politically correct occorre spiegare, informare in modo capillare e continuativo, portare a conoscenza delle donne e degli uomini che la fertilità è una curva gaussiana che comincia a scendere molto prima che la donna consideri la questione come una opportunità.

In sostanza, questa bellissima campagna è un piccolo bignami delle cose peggiori di questo Paese e della sua classe politica:

  • Ci si impiccia, perché bisogna mettere bocca nelle scelte private dei singoli.

  • Assenza di empatia, perché bisogna mettere bocca su scelte alle base delle quali non sappiamo cosa ci sia.

  • Assenza di progettualità (1), perché fare i figli è l’unica cosa di cui si devono occupare i giovani.

  • Assenza di progettualità (2), perché i figli devono nascere a priori da quello che potrà essere il loro percorso.

  • Assenza di progettualità (3), perché l’unica cosa che riesco a inventarmi è scimmiottare la vicina petulante dei bei tempi andati.

  • Deresponsabilizzazione di noi stessi: se io Stato voglio che la gente faccia più figli la bombardo di messaggi e la colpevolizzo, sia mai che me ne esca con delle politiche serie a sostegno della genitorialità.
Lungi da noi quindi adottare delle politiche vere per quella Famiglia di cui si riempiono la bocca tutti (e se la riempiono con la F maiuscola, perché comunque hanno in mente un'"idea platonica" di famiglia perfetta), lungi da noi pensarci come Stato inclusivo in grado di accogliere flussi migratori in grado di compensare il calo demografico.   L'unico dubbio che ci lasciano è capire se abbiamo a che fare con degli ipocriti oppure con degli incompetenti.

21 commenti (espandi tutti)

Io sono molto più cattivo nel valutare l'iniziativa della Lorenzin. La campagna non è altro che il frutto di quanto questa classe politica predica giornalmente:

populismo: perchè quanto viene posto in essere non è minimamente dettato da esisgenze reali stringenti. In altro modo, come giustamente sottolienato nell'articolo, si sarebbe dovuto provvedere con apposite politiche sociali a supporto della "famiglia";

sciacallaggio: non sapendo più a che Santo affidarsi (li hanno distrutti tutti!), il politico (cosi' come il giornalista per il terremoto!) per eccellenza tenta di mettersi in mostra colpevoliozzando, alla eterna ricerca del capo espiatorio, quello che si sta dimostrando il lato più debole della nostra società: i giovani! Stratificazione sociale figlia delle nuove spinte al tanto pubblicizzato "laicismo", che, per contro, seppur abbia invogliato alla modernizzazione dei sistemi democratici, non ha fatto altro che distruggere i valori di fondo della nostra società.

 L'unica frase del suo articolo su cui non concordo è quel riferimento all'ipocrisia clerico-fascista! Ma perchè i comunisti che cosa hanno predicato? Io credo, invece, che sia qualsiasi forma di ideologia che è pronta a prendere il posto del vuoto di valori sociali della nostra società. Pasando agli immigrati, problema da lei appena accennato, l'Islam che si sta sempre più evidenziando in europa, potrebbe essere la nuova "ideologia" cui il laicismo spinto della nostra Europa potrebbe lasciare il posto! Due post dei nostri anni 50 sul fertilityday .... non fanno male

  foto di Alessandro Giorgetta.foto di Alessandro Giorgetta.    

 

 

       

 

L'Italia, come altri paesi europei, è da decenni ormai sprofondato in una tragedia demografica.

Personalmente sono convinto che la orrenda struttura demografica è ormai diventata la causa principale del declino economico e sociale italiano. Causata dal malgoverno di decenni, ma ormai il malgoverno in se è diventato un problema minore della terribile forma della struttura demografica.

L'azione proposta dal ministro in questione, che avrà avuto tutte le buone intenzioni del mondo, è chiaramente velleitaria. La crisi demografica italiana è talmente profonda che non si può contrastare senza un piano molto più vasto che una campagna pubblicitaria, piano di cui deve necessariamente fare parte l'incentivazione all'immigrazione in Italia di almeno 15, meglio se 20 o 25, milioni di persone in Italia nei prossimi 25 anni.

Questo premesso, da qualche parte qualcuno deve cominciare, la situazione corrente è insostenibile. Io personalmente sono diventato padre a 41 anni, quasi 42, ed ho solo 1 figlio. Se avessi potuto scegliere liberamente, ne avrei avuti di più, ed avrei preferito averli 20 anni prima. Se fossi nato e cresciuto negli USA o in UK quasi certamente avrei avuto più figli e li avrei avuti molto prima. Personalmente ritengo sia il principale problema del paese quello di non riuscire a mettere le persone in condizioni di poter iniziare una famiglia a 20-25 anni.

Figli e Patria

Guruni 8/9/2016 - 18:49

Nel tuo intervento ci fai sapere che :" Io personalmente sono diventato padre a 41 anni, quasi 42, ed ho solo 1 figlio. Se avessi potuto scegliere liberamente, ne avrei avuti di più"

Quindi, non ti e' stato consentito di scegliere? Cosa o chi ti ha privato della tua liberta' e imposto un comportamento riproduttivo che ti ferisce?

Sulla creatività, credo che la campagna intendesse dire: "Fate figli, poi dovrete essere creativi per riuscire a crescerli bene, vista la situazione in Italia."

Quanto alla demografia, io ne parlerei svuotandola di argomenti morali, come spesso succede. Il calo demografico non è cattivo, ma è un fatto. Uno può scegliere di adeguarsi per tempo e gestire il fenomeno, oppure di individuarne le cause e combatterlo.  E' inutile urlare alla luna o generare una non meglio specificata paura su cui far leva per far fare più figli, come fa questa campagna (e.g., chi pagherà il welfare di domani?).

Questo approccio, purtroppo, non è una novità per questo governo, che sembra credere veramente che i problemi da risolvere sono soprattutto "psicologici". Per esempio  la gente non spende perchè non si fida e preferisce risparmiare, per cui io governo padre/madre gli devo dire di fidarsi così la gente mi sta a sentire (e btw alzo le tasse sul risparmio). 

Il calo demografico non è cattivo, ma è un fatto.

Il calo demografico italiano, e l'assoluta mancanza di una strategia per mitigarne le conseguenze, oltre ad essere un fatto, è una tragedia. Personale, familiare, sociale, culturale, civile. Io personalmente non riesco a credere che l'Italia lo supererà senza disintegrarsi.

Calo?

Marco Marincola 2/9/2016 - 10:42

Guardiamo un attimo i numeri.  Fonte Eurostat, dati dal 2006 a oggi.   Per semplificarci la vita prendiamo solo Francia, Germania e Italia.

Confesso che sono rimasto sorpreso (no, non è vero, è solo un artificio retorico): l'Italia non è in calo (+5% netto) così come non lo è la Francia (+5% anche da quelle parti), mentre lo è la Germania.

Mi si obietterà che per le questioni previdenziali conta anche la distribuzione di età della popolazione, ed effettivamente l'Italia ne ha una pessima; la Francia non è ideale ma è messa abbastanza bene, mentre la Germania sembra nella stessa situazione dell'Italia.

Ok, si tratta di un'analisi fatta in 5 minuti (ma forse per questo sarebbe colpevole non farla), ma l'impressione che la tragedia non derivi dal calo demografico, quanto piuttosto dalla mancanza di una qualsivoglia strategia per fare una qualunque cosa.

Possiamo anche stimare brutalmente il contributo netto dell'immigrazione alla crescita della popolazione, e salta fuori che in tutti e tre i Paesi considerati c'è un apporto positivo, ma quello di cui ha beneficiato l'Italia è circa doppio rispetto a Francia e Germania in termini percentuali.

Traiamo alcune veloci conclusioni:

1) in Italia si fanno meno figli, pure meno della Germania, ma l'immigrazione ci ha salvato finora.

2) la curva demografica Italiana è pessima, ma lo è anche quella della Germania; forse è ora di smetterla di usarla come capro espiatorio

3) il calo demografico Italiano è una fantasia razzista; nel 2006 eravamo 58 milioni e nel 2015 quasi 61 (fonte Eurostat); per la precisione 60,7, e visto che in base a questi dati è possibile stimare l'apporto netto dell'immigrazione in circa 2,7 milioni direi che è proprio grazie agli immigrati che oggi NON esiste un calo demografico; il suddetto calo esiste solo se consideriamo una fantomatica "razza italica".

Ecco appunto, Marco hai ragione a guardare i numeri.

A naso, mi ricordo che chi parla di questi argomenti si riferisce alla bassa fertilità degli Italiani, esclusa l'immigrazione. Questo sarebbe un fatto implicitamente negativo, secondo chi porta questi argomenti. 

Il calo c'è già stato, ed è stato parzialmente mitigato dall'immigrazione. Dato che il calo si accentuerà sempre di più nei prossimi decenni, per continuare a mitigarlo c'è bisogno di incentivare maggiormente l'immigrazione, cosa che invece negli ultimi anni non è successa.

Nei prossimi 20 anni per correggere le disastrose storture della struttura demografica italiana, ci sarà bisogno di incentivare l'immigrazione, saldo netto, di tra i 15 ed i 25 milioni di persone.

Oltre a questa azione, necessaria per la sopravvivenza del paese, bisognerà ovviamente portare il TFT attorno a 2,10.

immigrati

Fabio Ghia 3/9/2016 - 11:39

"l'apporto netto dell'immigrazione in circa 2,7 milioni ".

I dati EuroSTAT danno ben altri numeri.

Stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2015: 5.014.437 (8,2% della popoazione), di cui 3.521.825 extracomunitari e 1.491.865 Comunitari.

Se poi dentro ci vuole mettere anche i "migranti", i "Rifugiati" e i "Profughi", allora la situazione si fa un po' più complessa in quanto bisogna considerare del totale che arrivano in Eropa, quanti effettivamente chiedono asilo in Italia. Orbene nel solo 2015, l'Europa ha ricevuto un totale di 1.255.640 richieste, di cui in Italia solo 83.245. Per il 2016 a tutt'oggi i richiedenti asilo hanno superato di gran lunga i 110.00, principalmente a causa della chiusura della rotta balcanica.

Io credo che se lei considera questi dati il suo articolo, nel particolare del calo demografico, assume parvenze eccessivamente conciliatorie. Infatti, a mio giudizio, la campagna della Lorenzin, con tutti i distinguo cui lei vuol fare riferimento, continua a riferirsi ai soli nati in Italia. In conclusione, secondo me per sanare questo calo non basta il numero di immigrati che l'Italia sta acquisendo. O meglio, dovremo aspettare qualche anno, se non decennio, per veder compensato, con l'arrivo di qualche "milione" di immigrati, il calo demografico di cui l'Italia è affetta  dal 2008. Le cause principali del calo, come specificato dai dati ISTAT 2016) sono dovuti, oltre che al basso tasso di nascite, anche alla "fuga" di 227.390 italiani che hanno ben deciso di prendere la residenza all'estero!

Come vede, il problema è ben più ampio di come ce lo ha raccontato nel solo quadro della Lorenzin.

durante gli ultimi dieci anni (o venti, o trenta, fate vobis) evidentemente il problema non sta nel calo assoluto della popolazione. 

Altrettanto evidentemente il combinarsi di immigrazione, maggiore fertilita' degli immigrati, allungamento della vita media, fanno crescere la popolazione residente.

Allora, dove sta il problema? Io ho le mie opinioni, espresse chiaramente altrove, ma me le tengo. Visto, comunque, che sembra esservi qui consenso sulla drammaticita' della crisi demografica vorrei capire QUALE aspetto dell'evoluzione della popolazione residente per gruppi di eta' DEFINISCA tale crisi demografica. Non il totale, per certo. 

Il vero, reale problema è stato ben evidenziato dal Governo Danese. E' un problema complesso che presenta, tuttavia,una radice elementare.Non si tromba piu', predilgendo la prestazione intellettuale(che tendiamo ad autovalutare generosamente) alla omologa certamente più competitiva.

Fatelo per l'Italia..

Mi dispiace, so to speak ...

Grazie

Sig.Ernesto 3/9/2016 - 16:26

del pensiero. Invito tuttavia ad apprezzare l'eleganza matematica e la modernità della campagna danese; la distribuzione delle possibili, ipotetiche cause viene bellamente ignorata ed avendo ben saldo il francescano principio di Guglielmo da Occam(noi siamo ancora troppo influenzati da secoli di dottrina cattolica massiva), offre un consiglio , per ottenere il risultato ottimale, sostenendo l'ipotesi pù semplice, immediata,naturale e che spiega più che esaustivamente il fenomeno in oggetto.
Senza riferimenti a orologi biologici, doveri sociali, abitudini comportamentali conformate e scemenze similari.; "trombate, trombate sempre e divertitevi nel farlo."
Al resto pensa la statistica.
Saluti,

Numeri

Marco Marincola 6/9/2016 - 23:59

Beh, ciclicamente sento il mantra dei decessi che superano le nascite, di crescita zero, etc... quindi tanto evidente non è.  Diciamolo chiaramente: la prospettiva è vedere aumentare drammaticamente i percettori di reddito da pensione e ridursi altrettanto drammaticamente gli erogatori di contributi.

Un punto chiave è che anche se domani la tendenza delle nascite si invertisse, la distribuzione dell'età della popolazione avrà una forma "a fungo" difficile da sostenere per un bel po'. 

Servirebbero (perlomeno nel medio periodo) più immigrati, o meglio servirebbe una struttura economica in grado di attirare e gestire la forza lavoro di questi immigrati.

Poi sono convinto che un tessuto economico con queste caratteristiche di attrattività sia in grado di dare un tipo di fiducia nel futuro in grado di stimolare la crescita demografica e che senza di esso le eventuali politiche a sostegno siano solo un contentino poco efficace.  Ma probabilmente è utopia.

Ovviamente in un contesto come quello italiano con sistemi pubblici universali. Fossero tutti coperti da assicurazione privata ovviamente nessun problema si porrebbe.

Riprendo il discorso oltre tempo massimo, ma concordo: il problema è certamente più ampio.

Continuo a contestare la definizione di "calo demografico": c'è un calo delle nascite ma non un calo della popolazione.  Faccio solo notare che i anche dati che ho usato io sono Eurostat, ma ho parlato non di stranieri residenti, bensì di apporto NETTO dell'immigrazione.  Mi interessava vedere quanto è aumentata, per ogni anno e per ogni fascia di età, la popolazione residente in Italia, e quel numero è l'incremento non giustificabile da nascite.  Di conseguenza, i 5 milioni da lei citati non contraddicono la mia affermazione, anzi.

In ogni caso, tutto bene?  No, l'immigrazione ci tiene in piedi ma su lungo periodo non basta.  Mettiamo in fila un po' di fatti:

  • - le nascite sono in calo
  • - ci stiamo salvando con l'immigrazione in quanto gli immigrati pagano più contributi rispetto ai servizi che ricevono
  • - il rapporto tra beneficiari del sistema previdenziale ed erogatori di contributi non è buono e sta peggiorando, in ragione del suddetto calo delle nascite e dell'allungamento della durata media della vita

Il problema è di natura squisitamente economica, perché tutto questo mette a rischio la base produttiva del Paese sia sotto il punto di vista delle dimensioni (meno gente che lavora, ovvero meno produzione), sia sotto quello dello stress cui è sottoposta (chi lavora deve farsi carico di una fascia sempre maggiore di popolazione).  La soluzione che viene in mente subito è: più persone!  Aumentiamo la base produttiva del Paese: più siamo più produciamo.  Questo vuol dire invertire la tendenza del tasso di natalità e mantenere il Paese attrattivo per  l'immigrazione.

Esiste la possibilità, però, di aumentare la produttività (e quindi la capacità contributiva) della fascia attiva della popolazione.

Facciamola brutale: vediamo la capacità di spesa in ambito previdenziale come A*B*C*D:

  • A = numero di lavoratori (problema demografico)
  • B = tasso di contribuzione
  • C = quantità di lavoro
  • D = produttività (ah-a!)

Ora, di fronte a una richiesta sempre maggiore di spesa previdenziale posso agire su una di queste quattro leve; ora ci siamo fissati sulla A, che è senz'altro importante ma non è l'unica e (imho) non è manovrabile che entro piccolissimi limiti, ad essere ottimisti.  B la escluderei perché al limite andrebbe ridotta.  C è aumentabile con grande dolore sindacale, e generalmente solo riducendo B.  Rimane D: la tanto vituperata produttività, che in Italia è ferma da tempo immemore. 

L'ho messa giù troppo semplice?  Sicuramente sì (le variabili si influenzano a vicenda), ma sono d'accordo che i problemi sono più ampi: sono più ampi rispetto alla "crisi demografica" nel merito della campagna della Lorenzin per i motivi che ho argomentato e sono più ampi nel quadro generale, talmente più ampi che avrebbero bisogno di trattazioni specificamente dedicate, e gira che ti rigira si torna sempre al declino di questo Paese.

Tutti questi paroloni per, come giustamente osserva Michele Rozzi, un fatto. 

Mondiale, non italiano. Mondiale.  

Le donne quando si emancipano smettono di fare "tanti" figli. Se ne fanno due va bene. OK? That's the way it works. Quindi smettiamola con queste fregnacce prive di senso per favore. E no, non ci sono politiche attive della fertilita' che inducano le donne emancipate a scegliere, liberamente, di fare quasi tutte tre figli. Ci hanno provato ovunque senza cavare un ragno dal buco. Andare da 1.45 a 1.88 in TFR cambia poco. E non fatevi pippe sui numeri francesi o USA: son i terribili immigranti a riprodursi, non gli "autoctoni".

Imparate dal Giappone e scoprirete che il calo demografico non e' la fine del mondo e che si puo' prosperare anche con 1.5 figli per donna. E se proprio non volete gli immigranti che puzzano e sono musulmani (come se ...) beh una soluzione c'e': basta lavorare sino a 70 anni e non ce n'e' piu' bisogno di immigranti. Sic et simpliciter.

quando si occidentalizzano, e cioè quando si imborghesiscono.
Se "donna emancipata" è sinonimo di donna borghese, allora se ne deve concludere che la civiltà liberal-borghese moderna propone un modello culturale insostenibile.
E' stato un errore averlo massificato?

NB: nota che questo mio è un tentativo di salvarsi in corner. Se si osservano solo i fatti senza approfondire, se si presume di sapere cosa "emancipazione femminile" sia, e si assume apoditticamente che

Le donne quando si emancipano smettono di fare "tanti" figli. Se ne fanno due va bene. OK? That's the way it works.

La conclusione è ben peggiore. Si è appena affermato che l'emancipazione femminile - qualunque cosa sia - è incompatibile con la sopravvivenza del genere umano.
Un'umanità composta solo da donne "emancipate" si estinguerebbe?

 

 Il grafico della popolzaione residente include l'immigrazione.

La curva nascite-morti è più vicina alla situazione della popolazione originaria.

 Questa curva, prima del 2008, è del tutto simile a quella di tutti gli altri paesi industrializzati, Giappone e Svezia inclusi.

Non sono poi così sicuro che la estinzione della gens italica, che a ai ritmi del 2012 avverrà in 600 anni, sia  un fatto negativo.

Sia nella campagna del ministero, sia nelle critiche ad essa fatte (seppur giuste) non ho sentito parlare della fertilità intesa come problema medico.
Del resto è il ministero della Salute che ha sponsorizzato la campagna e credo che lo abbia fatto sulla scia dei dati sulla salute riproduttiva dei cittadini, negli ultimi anni decisamente non buona.
Secondo lo stesso Ministero della salute (nel 2012) "l'infertilità affligge nel nostro paese oltre il 15% delle coppie che cercano di avere un figlio", un dato preoccupante.
Quello che mi stupisce è che fra le polemiche derivate, non si trovi nessun accendo al problema medico.
Anche questo è uno specchio dei tempi.

La polemica è sull'offensività della campagna.  Dal momento che la campagna è offensiva per quello che dice e per come lo dice, prima che per quello che NON dice, mi sembra naturale che le reazioni riguardino il suo contenuto e non le sue omissioni.

Sono convinto che se fosse stata una campagna di sensibilizzazione sulla fertilità intesa come possibilità del singolo di decidere sulla sua genitorialità ci sarebbero state molte meno polemiche (io personalmente non l'avrei presa così male).

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