Fini ha ragione

19 settembre 2006 michele boldrin
Prodi dovrebbe dimettersi, e trasferirsi in qualche spiaggia tranquilla e lontana. Suggerimenti ne avrei, ma lascio a lui la scelta.

A me sembra ovvio che debba dimettersi: la favola del signor Angelo Rovati, che invece di lavarsi i denti e dormire, faceva per diletto piani di ristrutturazione industriale-finanziaria del settore delle telecomunicazioni nella stessa maniera che noi giochiamo a Monopoli o facciamo nFA, e' una tale baggianata che sarebbe da prenderlo a sberle anche solo per avere pensato che gli italiani siano un popolo di 'si' grandi fessi da bersi anche questa ennesima fandonia!

In un paese civile il consigliere personale del presidente del consiglio (tutto minuscolo, questo finto studioso di organizzazione industriale e vero maneggione, da 30 anni a questa parte, d'aziende pubbliche non merita le maiuscole) non passa tempo a far piani per cambiare la proprieta' di aziende private; che gestiscano servizi strategici per concessione dallo stato o che facciano mozzarelle di bufala nel sottoscala, non fa differenza. E' cosa gravissima, con possibili implicazioni ancor piu' gravi, alcune gia' evidenti, altre solo suscettibili di congettura - favori reciproci tra gruppi politici ed economici che, come abbiamo appreso dal passato, finiscono piu' volte che no in mazzette e regalie, uso della Cassa DD PP a fini impropri ed economicamente dannosi per il paese, traferimento a privati di soldi che lo stato dovrebbe farsi prestare all'uopo dai
risparmiatori (come spiega lucidamente Francesco Giavazzi sul Corriere), intralcio alla concorrenza e al libero mercato, uso del potere regolatore a fini politici di parte, turbativa dei valori di borsa con conseguente danno ai risparmiatori, ... manca solo il rapimento a fine d'estorsione!

Mi frega un beato pepino che qualche anima pia - di quelli, per capirsi, che teorizzano l'autonomia del politico - mi replichi che allora Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi cento volte per questo e quello! Certo che avrebbe dovuto farlo, infatti: non avrebbe mai dovuto essere eletto! Peccato l'abbiano eletto e che poi lui, un interesse privato dietro all'altro, non si sia mai dimesso: ignominia su di lui, i suoi seguaci ed i suoi difensori. Ma che un intrallazzatore abbia governato impunemente l'Italia per cinque anni non implica che ora dobbiamo lasciare che il suo successore faccia lo stesso, in nome del democristianissimo "una a te, una a me, aam ...", con filo di saliva unta di grasso che cola sul ventre deformato dai troppi cotechini ingurgitati (si, mi piace Altan, e allora?) La democrazia e la divisione dei poteri si fondano su regolette semplici
semplici, che sarebbe bene far applicare aldila' della convenienza
politica di breve periodo. Al potere ora ci sta Prodi, ed e' quindi lui che dovrebbe dimettere perche' cosi' non si deve governare. Poi, sotto a chi tocca.

P.S. Sospetto che toccherebbe al signor professor Mario Monti, che si scalda silente in panchina. Se questo e' un bene o un male non lo so; vedremo, se gli tocca il turno, come si comportera'. Tanto non succedera': faran quadrato come sempre. Ad ogni modo, a me sembrerebbe salutare se Prodi se ne andasse, e per sempre. Il rinnovamento d'Italia passa anche dalla cacciata, si': cacciata, definitiva di un'intera classe politica e, in primis, di quei personaggi che, buoni per tutte le stagioni, sono sopravissuti a Mani Pulite per poter ricominciare, il giorno dopo, a governare esattamente come governavano Craxi, De Mita, Forlani e, appunto, Prodi.

19 commenti (espandi tutti)

Il cambio radicale della classe politica italiana mi sembra alquanto improbabile. Basta vedere quello che è accaduto nel governo del calcio. Inizialmente tutti a pretendere punizioni esemplari e rinnovamento. Uscita di Moggi e Guido Rossi alla Federcalcio. Oggi, dopo soli 4 mesi, Moggi batte ogni record di share in televisione, pontificando senza contraddittorio e Guido Rossi si dimette tra l'esultanza malcelata di Matarrese (sì, proprio lui) e dei presidenti di serie A. Come ha detto Berlusconi -riferendosi a se stesso- in Italia è sempre molto forte il grido "aridatece er puzzone".

Fini ha ragione

ispirati 20/9/2006 - 20:37

"A me sembra ovvio che debba dimettersi: la favola del signor Angelo Rovati, che invece di lavarsi i denti e dormire, faceva per diletto piani di ristrutturazione industriale-finanziaria del settore delle telecomunicazioni nella stessa maniera che noi giochiamo a Monopoli o facciamo nFA, e' una tale baggianata che sarebbe da prenderlo a sberle anche solo per avere pensato che gli italiani siano un popolo di 'si' grandi fessi da bersi anche questa ennesima fandonia!"... clap clap clap... meno male che c'e' qualcuno che le dice senza mezzi termini...

Anche quando Berlusconi diceva che lui - mentre era Presidente del Consiglio - non si occupava delle sue aziende stava raccontando una palese fandonia. Avresti applaudito anche alla richiesta di dimissioni di Berlusconi?

Io non ti capisco qui, Fausto. Supponi che no, che Ispirati invece non era favorevole alle dimissioni del Berlusca. E allora?  Questo dice qualcosa su Ispirati, probabilmente. Ma cosa cambia?!. Da quando accettiamo la "doppia verita'"? (Vedi anch'io mi ricordo Averroe' non solo Andrea). Un argomento (come quello di Michele e in conseguenza di Ispirati) non perde valore, ne' i) se potrebbe essere interpretato male dal volgo rozzo e maleducato, che a noi ci piace Prodi piu' che Berlusca, ne' se ii) potrebbe essere usato dagli "altri" contro Prodi e gli "altri" non sono onesti perche' loro contro Berlusca non scendevano mai. 

Non ha senso tutta questa auto-censura. Prodi ha dimostrato di non capire nulla di come funziona una economia moderna; e questo non e' un momento di debolezza perche' e' consistente con le sue idee, con quello che scrive, e soprattutto con la sua biografia professionale e politica, ... Bisogna poterlo dire senza avere paura di se stessi o giustificarsi che non possiamo dirlo che il nemico e' cattivo.

Oltretutto, l'articolo e' di Michele  il quale puo' essere tacciato di tante cose terribili  ma non di avere una particolare simpatia per il Berlusca. Lo stesso per questo blog.

Non fa alcuna differenza, Alberto. Sono d'accordo con te. Ma la mia era solo una curiosità dovuta ai precedenti post di ispirati. Pur non sapendo assolutamente chi sia, mi sono fatto l'opinione che sia fortemente berlusconiano. Volevo solo vedere se confermava questa mia impressione.

Sono relieved. Di Ispirati  si sa quello che dice nei suoi posts. Secondo me e'  parecchio a destra di Berlusconi, ama e si fa un po'  trasportare dalla dialettica. A me e' molto simpatico. 

ultimamente mi fischiavano un po' le orecchie... :) sono onorato di essere oggetto di discorsi su questo blog... giusto per chiarire le curiosita' di fausto: non avrei alcun problema ad applaudire una critica ben fatta a Berlusconi (e sono sicuro dal prof. Boldrin ne possono venire parecchie); personalmente sono ammirato dalla capacita' del prof. Bodrin di tirare dritto per la sua strada e dirne di tutti i colori a destra e a manca, spero di maturare la stessa capacita'. Sulla mia berlusconita' (mi scuso per questa oscenita' linguistica) direi che hanno ragione sia fausto che il prof. Bisin: sono piu' a destra di Berlusconi (se destra significa mercato, intendiamoci. non ho nulla a che vedere con fascismi vari -il socialismo non piace in nessuna delle sue manifestazioni) ma se la scelta e' tra Berlusconi e Prodi allora sono berlusconiano. Se la scelta e' tra questa destra e questa sinistra, scelgo a denti stretti questa destra; non ho alcun problema a dirlo perche' sono convinto che verro' sempre valutato in base a quello che dico e a quello che faccio (nel bene e nel male) e non in base a etichette. Poi, fosse per me, la destra italiana sarebbe una cosa diversa. Stupiro' fausto con un colpo di magia alla berlusconi: per me il Cav. avrebbe gia' dovuto lasciare da un pezzo la politica e dedicarsi al mecenatismo (magari una bella borsa di studio per gli studenti in economia all'estero... ah! sono in conflitto di interessi! :P). Stessa cosa Prodi. Che altro? ah, ha ragione il prof. Bisin: mi faccio spesso trasportare dal dibattito; purtroppo per me la politica e' passione e quando mi appassiono... ma spero che mi venga concessa questa debolezza di carattere: non voglio mai offendere nessuno, al massimo cantargliene quattro (se mi e' concesso) :)

Io, che in questa diatriba non voglio entrare anche perche' mi sembra d'aver reso il mio pensiero abbondantemente chiaro, non sono per niente onorato che mi chiamino "professore" prima del cognome (o del nome, come fanno in Cina: profesoh' mikeile) ... Non e' questione di forma, ma di sostanza: m'imbarazza.

Se poi devo anche condividere questo dubbio onore con l'Albertone nostro, peggio ancora perche' so che s'imbarazza pure lui ad essere chiamato come me ...

Poiche' ve l'hanno insegnato da piccoli e voi, che siete conservatori per davvero, volete mantenere le buone maniere, siete tutti autorizzati a chiamare "professore" la gente importante per davvero e che ha contribuito per davvero alla scienza economica con idee originali e profonde ricerche, chesso': in primis uno Stefano Zamagni (per la sua originalita'), o anche un Mario Amendola, un Alfredo Medio, un Luigi Paganetto, un Marcello Messori, o financo un Fabrizio Onida ed un Giulio Tremonti se proprio siete in giornata, e via sacramentando di luminare in luminare ... ma noi? Noi, per favore, no: siamo scappati per non essere assurti all'empireo dei chiarissimi e trasparentissimi (che sia perche' sono vuoti che son cosi' chiari?) professori e non ci ripiglierete di sicuro emigrandoci appresso!

Giuro che se vedo un altro commento, ispirato o meno, in cui il cognome d'uno di noi e' preceduto da qualche titolo onorifico (e non si tratta d'una ben meritata presa per i fondelli) uso il mio editorial power e lo elimino! Anche se dentro c'e' il controesempio che mostra che la congettura di Poincare' e', infatti, falsa!

Per il resto, adelante ...

mi scuso per il prof. allora... (io in ogni caso non sono conservatore -e' la prima volta che mi chiamano cosi'- anche se me ne hanno dette di tutti i colori: dal fascista -ma questo era scontato-, al relativista (?), al neocon -ammetto che in questo caso forse qualcosa c'e'-, mi hanno dato del gobettiano -quando ancora non sapevo manco chi era 'sto gobetti-, del teocon -ma credo sia stato un errore perche' teocon proprio no-, ovviamente del libertario e del liberista -solo perche' mi limito a riconoscere che lo Stato e' mediamente piu' inefficiente, nella maggior parte di quello che oggi fa, delle altre istituzioni umane? esagerati-, del liberiota -ma questo e' un vezzeggiativo dato da un amico comunista-, ieri mi hanno detto che ragiono come uno di sinistra -e mi stavo per arrabbiare sul serio. io lo prendo come un buon segno). dunque da ora in poi michele e alberto?

Fini ha ragione

Baysound 21/9/2006 - 17:46

Una differenza c'è dallo spartiacque di Mani Pulite. L'utilizzo conclamato della Magistratura come artiglieria pesante, che guarda caso in questi giorni sta bombardando sul territorio Telecom.

Il Sole di oggi sul paginone in seconda e terza pagina imposta così:

A sinistra con il sottotitolo "Le indagini giudiziarie", una bella foto di Tavaroli.
A destra con il sottotitolo "Le polemiche politiche", una bella foto di MTP.
Su tutto capeggia il titolo: "Lo scontro per le tlc"

....e noi stiamo a parlare di libero mercato....

Se ancora crediamo al complotto della magistratura contro berlusconi, siamo a posto. Sul caso Telecom, mi sembra che stiano venendo fuori cose piuttosto gravi. Tavaroli spiava vari individui - da Della Valle a Bobo Vieri (per vedere se si faceva di coca, immagino) - e pare che riferisse solo a Tronchetti. Mi sembra che la magistratura debba intervenire per fare luce. Cosa c'entra questo con il libero mercato?

Il punto è che si fa luce all'occorrenza.

Questa storia che la magistratura fa luce 'solo quando vuole' non l'ho mai capita bene. È come dire che gli economisti fanno luce solo quando vogliono. Gli economisti sono un gruppo assai variegato, e ciascuno cerca di far luce su quello che gli pare importante (o gli pare pubblicabile....). Allo stesso modo, la magistratura italiana è fatta di tanti uffici e da tante persone diversissime, per cultura, orientamento politico, simpatia verso questo o quel potentato finanziario etc. Ci sono magistrati cattolici, laici, massoni, whatever. Ci sono magistrati eletti in parlamento in (quasi) tutti i gruppi politici. La magistratura non è una entità monolitica che decide come un sol uomo di perseguitare alcuni e dare carta bianca ad altri.

L'idea che sembra sottostare al post di Bay è che c'è una sacco di malaffare ma i magistrati (tutti i magistrati, devo supporre) si concentrano solo su alcuni sfortunati. Well, maybe, ma vista l'eterogeneità della magistratura mi sembra poco probabile a priori. Mi rendo conto che sia difficile supportare empiricamente la tesi. Bisogna trovare esempi numerosi di malefatte che non vengono perseguite perché commesse da certe persone e non da altre, ma se non vengono perseguite è difficile dire se sono davvero malefatte. Però un minimo di disciplina è necessaria, sennò diventiamo wild-eyed conspiracy theorists.

Faccio un passo indietro, poichè supportare empiricamente delle tesi, sarebbe alquanto complicato ed avventuroso. 

Le diverse parti della magistratura, oltre ad eseguire egregiamente la maggior parte del proprio lavoro, a volte, secondo la mia modestissima opinione con alla base solo delle furtive intuizioni di chissà quale momento di follia, accende dei fari di attenzione su delle questioni che possono essere di interesse al senso di giustizia proprio o della parte di appartenenza, nonostante il presunto malaffare sia perpretato da molto tempo.

Per quanto riguarda il caso Telecom, Tronchetti Provera mi sembra empiricamente e tempestivamente in difficolta tanto con il governo di centro-sinistra, quanto con la magistratura.

Purtoppo le sottocategorie in questo caso non le ho ancora capite, certo è che guardando un po Prodi negli occhi, mi sembra avere in questi giorni movimentati uno sguardo alquanto obliquo. 

Mah, sarà...  Francamente non vedo elementi per pensare che i magistrati che stanno perseguendo l'affare telecom siano agli ordini del centrosinistra, o chiunque altro. Non che la magistratura non possa agire in modo corrotto (vedi alla voce: Previti, Cesare), perché di questo si tratterebbe, ma questa inchiesta va avanti da tempo e ci vuole di più di una coincidenza per  sventagliare cosí allegramente accuse di interesse privato in atti d'ufficio.

Fra l'altro, chi ne ha bisogno?  Sulla faccenda telecom Prodi ha fatto tante e tali figuracce e ha agito in modo cosí pubblicamente scandaloso, come ha ben segnalato Michele, che non c'è alcun bisogno di fantasticare sui suoi interventi sulla magistratura. Quello che ha fatto basta e avanza per chiederne a gran voce le dimissioni. Poi non si dimetterà, come non lo ha fatto l'altro impresentabile che è venuto prima di lui. Ma noi lo diciamo lo stesso.

Quello che non capisco nelle vicende italiane è la tendenza a mischiare tutto. In questo caso, l'ingerenza indebita di Prodi (imperdonabile), i debiti di Telecom (vera causa della sua crisi), l'intervento della magistratura sulle intercettazioni illecite, o supposte tali (doveroso). Capisco che i politici cerchino di assemblare le cose a loro convenienza, ma che lo facciano anche i commentatori (giornalisti in primis) è imperdonabile. I debiti di Telecom non li ha fatti Prodi e non li hanno fatti i giudici. Idem per le intercettazioni. La figuraccia di Prodi non cancella le altre due vicende. E le altre due vicende non cancellano l'ingerenza indebita di Prodi, ovviamente.

Piccola chiarificazione, prima d'andarmene a dormire.

Le intercettazioni, concordo, con Prodi non c'entrano, l'inchiesta dura da un pezzo (almeno dai tempi della storia Mussolini-Storace) e ne abbiamo parlato anche su nFA in primavera. Nel primo pezzo su Telecom non paragonavo MTP a Gardini per caso, consigliandogli di dormire in camere prive di porte e comodini: come in tutti i miracoli finanziari italiani, l'uomo sembra essere acquisito grande potere economico con mezzi per lo meno dubbiosi.

I debiti di Telecom, pero', vengono da Colaninno e dal modo in cui il precedente governo di centro sinistra (Prodi-d'Alema, o no?) porto' avanti la "privatizzazione" dei telefoni di stato (e dell'Enel e dell'Eni, ma qui il malfare e' compartito con il governo Berlusconi ed il commercialista da Sondrio). Tutto questo e' ampiamente documentato, quindi non mi sembra il caso di doverci tornar sopra.

Infatti, ma questa e' un'affermazione che so di non poter provare al momento, la mia impressione e' che vi sia continuita' fra come Prodi&Co. disegnarono le privatizzazioni di allora (quanto fu Prodi e quanto d'Alema non ricordo), la rapida e sorprendente fusione Intesa-San Paolo (benedetta da tutti, e non ho capito perche' ... ma non ho tempo) ed il mal riuscito tentativo di Prodi di condizionare l'assetto Telecom in questi mesi. IRi, aziende di stato e poi concessioni di stato, grandi banche "italiane", eccetera: in questo mondo il signor Romano Prodi e la sua cerchia sguazzano, brigano, sbrigano, fanno e disfanno aziende e piani industrial-finanziari da almeno trent'anni ...

L'apprendista stregone, questa volta, sembra aver rovesciato il calderone ...

E' certamente vero che parte dei debiti di Telecom venga dal primo LBO (quello di Colaninno). Ma un'altra parte viene dal secondo LBO (quello di Tronchetti). In particolare, per non diluire la quota di Olimpia Tronchetti ha lanciato un'OPA su TIM per la quale ha fatto ampio ricorso al debito. Sul tuo dubbio, a me sembra di ricordare che Colaninno fu "benedetto" da D'Alema quando era primo ministro (e quindi nel periodo di gelo con Prodi). Non che questo sia importante, ma solo per essere precisi.

La prima mossa (offerta del capro espiatorio, Rovati) e' andata decentemente, ma non troppo (nessuno ci crede che uno cosi' faccia tali cose senza parlarne con il capo di tutta la vita).

La seconda mossa e' andata bene (MTP rimpiazzato con un uomo fintamente neutro e previamente testato).

La terza e la sua continuazione nel sottogioco sono miseramente fallite (rifiuto di comparire in Parlamento, poi rifiuto di andare al Senato) ed hanno segnalato che gli alleati cominciano a fare conti strani ... le jene, si sa, hanno l'olfatto fino.

La quarta, di conseguenza, richiede che si comincino ad inviare messaggi trasversali, come quello riportato dal Corriere della Sera di oggi in chiusura d'un articolo su intercettazioni e ricatti: «Io sono convinto che se non ce la faccio vado a casa, ma sono anche convinto che non vado mica a casa da solo». Nonostante il visibile passaggio dal parrucchiere, Sansone calcola d'avere i capelli ancora lunghi abbastanza da poter sepellire un numero piuttosto alto dei suoi compagni di branco. Ne vedremo di carine, temo (o spero?)

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti