Il Giornalismo Economico in 10 Semplici Punti

26 dicembre 2011 alberto bisin

Da quando un paio di simpatici ragazzi della scuola di giornalismo di Urbino ci hanno detto che ci leggono, ci siamo eccitati e ci sentiamo giornalisti veri. Poi abbiamo scoperto che anche giornalisti veri ci leggono e addirittura ci chiedono di scrivere per giornali veri. Allora non ci abbiamo visto più e ci siamo montati la testa. Ma non siamo giornalisti, e non abbiamo intenzione di rubare il mestiere a nessuno. Magari però qualcosa possiamo davvero insegnare ai giornalisti economici. Comincio con 10 semplici punti, in ordine inverso. 

10. Distinguere livelli e tassi di crescita, stock e flussi.

L'economia, checché se ne dica, si fa coi dati. Capire e riportare notizie economiche richiede quindi ua certa dimestichezza coi dati stessi. Più se ne ha, meglio è. Una conoscenza dei principi base della contabilità nazionale, tipo

consumo + investimenti + esportazioni - importazioni = reddito cioè PIL; 
saldo partite  correnti = esportazioni - importazioni = - conto finanziario cioè - variazione della posizione finanziaria sull'estero; ...

porta lontano. Ma come minimo è necessaro avere una comprensione dei principi base della misurazione: distinguere livelli e tassi di crescita - ad esempio, distinguere livelli dei prezzi e tassi di inflazione, rendendosi conto in particolare che una variazione del tasso di inflazione non è una variazione del livello dei prezzi - i fisici parlerebbero piuttosto di accelerazione, ma non credo che buttarla sulla fisica aiuti. Lo stesso si potrebbe dire per stock e flussi: la ricchezza è uno stock, risparmo accumulato ad essere precisi, mentre il risparmio, come il reddito e il consumo sono flussi.

9. Una attività economica, per il fatto che sia "buona" non necessariamente va sussidiata.

L'agricoltura, la cultura, l'attività fisica, il buon vino, le biciclette,.... tutte cose meravigliose. Chi più ne ha più ne metta. Non per questo meritano sussidi, però. I sussidi sono un meccanismo da utilizzarsi in caso una attività sia prodotta in quantità INEFFICIENTEMENTE ridotta. Sussidiare le palestre richiede un argomentazione (e dei dati) che identifichino un fattore che limiti inefficientemente il numero di palestre - gli economisti parlano di esternalità. Ad esempio, andare in palestra riduce l'obesità e quindi avvantaggia non solo coloro che vanno in palestra ma anche quelli che dividono con loro un autobus - o un letto. In questo caso, la domanda di palestre sarebbe inefficientemente bassa, perché i benefici non sarebbero completamente internalizzati (ecco perché si ha una esternalità) da chi decide, cioè dall'obeso su cui ricadrebbero i costi di andare in palestra. Pare ovvio che in questo caso l'esternalità sia minima - senza che questo abbia fermato una ministra dal sussidiare le palestre e decine di giornalisti dal trovare che la cosa fosse ottima (il lettore ardito può provare a considerare l'esternalità sulla sanità pubblica.... come argomento per sussidiare le palestre - funziona? Provare per credere).

8. Una attività economica, per il fatto che sia "cattiva" non necessariamente va tassata.

Come sopra. E allora, ad esempio,  la giustificazione di una  tassa alle sigarette dipende essenzialmente dall'importanza del fumo passivo - non dal fatto che fumare non fa bene (a meno di tornare alla questione della sanità pubblica). La giustificazione dell'obbligo del casco per guidare una moto, invece, dipende da .... nulla - non c'è giustificazione solida - almeno non se l'obbligo si estende agli adulti.

7. Esportare a prezzi alti fa bene all'economia, ma anche importare a prezzi bassi.

Esportare in sé non ha particolari vantaggi: si può sempre esportare vendendo sottocosto - non è buona cosa. D'altro canto, importare in sé non è un problema: acquistare beni e servizi venduti sottocosto è un buon affare. Avere esportazioni inferiori in valore alle importazioni indica la disponibilità dell'estero a farci prestito - non certo un problema. E ricordarsi sempre che non è possibile che uno stato (nemmeno la cattivissima e pericolosissima Cina coi suoi draghi) esporti tutto e al resto del mondo non resti nulla: con cosa comprerebbe il resto del mondo i beni cinesi? A credito, per sempre?  Anche il paese più improduttivo potra specializzarsi ed esportare. Questo non significa che essere poco produttivi non sia un problema, lo è eccome; significa che sussidiare le esportazioni implica vendere sottocosto e non risolve nulla. Se ci riduciamo a vendere perline il problema è la produttività ed è lì che è necessario agire. Il resto è protezionismo (che è cosa cattiva).

6. La speculazione è spesso buona.

O meglio, la speculazione cattiva non è così frequente. Nei mercati finanziari, ogni posizione di acquisto corrisponde a una posizione di vendita. Quindi, ad ogni euro guadagnato corrisponde un euro perso. Perché mai lo speculatore è quello che guadagna e non quello che perde? E poi la speculazione tipicamente aggrega informazione e rende i prezzi più "efficienti", cioè più legati ai fondamentali (che è cosa buona). Poi ci sono le bolle: ma per definizione le bolle sono difficili da identificare e per un Paulson (non Hank, l'altro) che guadagna miliardi vendendo derivati sul mercato immobiliare, ci sono società immobiliari (non sprovveduti) che comprano ad ottobre 2007 mezzo East Village a Manhattan e poi falliscono a distanza di un anno e mezzo. La speculazione cattiva è quella che accade quando i mercati finanziari non sono competitivi, e alcuni operatori hanno accesso a informazioni private o hanno modo di mettere i mercati in un angolo. Questo va evitato a tutti i costi. Per semplificare: Goldman Sachs---->cattivi, hedge funds---->buoni. E infine, quando la speculazione attacca i governi spendaccioni (sia sui tassi di cambio che sui titoli del debito) è sempre speculazione buona: bond vigilantes---->molto buoni.

5. Essere liberisti non significa solo voler limitare il pubblico in economia, ma anche il potere di mercato delle grandi imprese.

C'è ben poco da spiegare, qui. La teoria economica e montagne di dati ci dicono che lo stato tende a essere estremamente inefficiente e così le grandi imprese (ancor peggio quando queste sono strette allo stato e hanno modo di spremerne vantaggi e sussidi); che i sistemi politici democratici tendono ad allineare gli interessi dei cittadini con quelli dei governanti, ma che lo fanno malamente per varie ragioni; che le grandi imprese non hanno naturalmente mai l'interesse dei cittadini come obiettivo, e quando affermano il contrario mentono.

Chi, semplificando,  sta solo contro il pubblico o solo contro le grandi imprese, tipicamente, ha interessi privati da nascondere. I giornalisti farebbero bene a scovarli e s..uttanarli in pubblico questi liberali qua.

4. L'italianità è mercantilismo del peggiore.

Anche qui, nulla da dire.  La questione è legata a nodo doppio con quella delle esportazioni e delle importazioni. Così come le esportazioni non sono un bene in sé, così non lo è l'italianità di una banca o di una impresa. L'italianità nasconde il peggior mercantilismo. E dietro all'italianità  si nascondono tipicamente personaggi senza scrupoli. Remember Fazio, anyone? O l'affare Parmalat/Lactalis?

3. La metafora del sistema economico come sistema di pompe idrauliche è gravemente erronea.

Pompare acqua da una parte per farla uscire da un'altra, con disarmante certezza. La metafora funziona in economia se applicata ai semplici sistemi teorici keynesiani degli anni 60 (ma non ai sistemi teorici dei keynesiani moderni, che sono in tutto e per tutto simili metodologicamente a quelli dei non-keynesiani). Questi sistemi teorici - quelli keynesiani degli anni 60 -  sono stati un fallimento empirico e sono essenzialmente incoerenti da un punto di vista teorico con l'ipotesi di razionalità che anima l'economia moderna (checché ne dicano Krugman  e un altro paio di personaggi con pochi scrupoli intellettuali). La questione, espressa nel modo più semplificato possibile, è la seguente: per pompare l'acqua da una parte del sistema economico bisogna farla uscire da diverse altre parti a seconda di dove consumatori e investitori etc. pensano che uscirà (se il lettore pensa che l'argomento sia circolare, ha abbastanza ragione, ma non si preoccupi, ce ne siamo accorti ed è perfettamente corente logicamente) e da dove pensano che ne sarà pompata in futuro.

2. Alcune fondamentali proposizioni di neutralita' in vacuo: neutralita' della moneta, equivalenza ricardiana, Modigliani-Miller, primo teorema del welfare,....

Questo punto è difficile. Ma non è necessario che un giornalista economico comprenda nel dettaglio cosa siano queste proposizioni - per questo ci sono gli economisti. Ma le usano, tutti le usano. Ad esempio, la neutralità della moneta implica l'idea che a stampare moneta si fa inflazione e poco altro (implica anche che l'inflazione faccia pochi danni, ma questa è questione un po' diversa). Il primo teorema del welfare è quello che la mano invisibile fa si che il libero mercato sia (Pareto) efficiente. L'equivalenza ricardiana suggerisce che la spesa pubblica non abbia effetti di prim'ordine sul PIL (cioè che il moltiplicatore keynesiano sia più o meno 1 e quindi niente affatto un moltiplicatore) perché compensata dalle aspettative di nuove tasse in futuro. Modigliani-Miller... beh lasciamo stare che questo è meno importante per un giornalista economico. Il punto che voglio fare è che queste proposizioni sono assolutamente fondamentali, ma vanno ben intrepretate: tornando alla fisica si potrebbe dire che valgono "in vacuo", cioè mai perfettamente nel mondo reale. Ma sono comunque "forze" economiche importanti e il lavoro degli economisti applicati è di capire quando esse siano più o meno una buona approssimazione al funzionamento dell'economia reale.

1. Mai credere ai Krugman.

I Krugman sono coloro che sfruttano una reputazione guadagnata in una professione - ed il principio di autorità che ne deriva - per sostenere una posizione politica pre-definita. Vi par possibile che Krugman sostenga mai un'idea che proviene dai repubblicani? Eppure sarà ben successo che un repubblicano sparuto in South Dakota o in West Virgina una idea intelligente l'abbia avuta? No, impossibile.  Perché l'economia per Krugman è un mezzo per persuadere, non un mezzo per comprendere.  Timeo Danaos et dona (Nobel) ferentes.

91 commenti (espandi tutti)

Articolo molto interessante. Posso dire però che ci si fa prendere un po' la mano e a volte si finisce per essere ellittici?

Il 9 penso di averlo capito (diciamo che da punto di vista dell'economia sono un puro everyman della strada), ma non sono mica sicuro di averlo capito.

Da sussidiare, mi par di capire, sarebbero le attività inefficientemente basse. Cioé, se ho capito: bisogna sussidiare il lavoro femminile perché il fatto che ci siano poche donne al lavoro è un danno in senso generale (meno redditi, meno contributi e tasse, più sussidi e spese), per cui è meglio per tutti se incentiviamo le donne a lavorare (mi sono scelto un esempio molto attuale).

Se le palestre invece fossero più frequentate saremmo d'accordo che avremmo una bella classe di imprenditori del fitness, ma siccome ciò riguarda solo loro, se la devono smazzare loro, per diventarlo? Anche perché se la domanda non c'è o sbagliano loro qualcosa e allora è meglio non finanziarli, o gli italiani sono irrimediabilmente pigri e allora è inutile spenderci soldi?

Anche il 5 è interessante, ma non è chiarissimo, se posso...

Re: Ok, però...

tizioc 27/12/2011 - 03:36

Da sussidiare, mi par di capire, sarebbero le attività inefficientemente basse. Cioé, se ho capito: bisogna sussidiare il lavoro femminile perché il fatto che ci siano poche donne al lavoro è un danno in senso generale (meno redditi, meno contributi e tasse, più sussidi e spese), per cui è meglio per tutti se incentiviamo le donne a lavorare (mi sono scelto un esempio molto attuale).

L'analisi non è del tutto corretta, perché imporrebbe di sussidiare (o meglio di non tassare) il lavoro in generale, non solo quello delle donne.  In realtà sul reddito da lavoro gravano tasse consistenti, e non si può pensare di ridurle stabilmente senza adottare altre politiche, ad esempio di riduzione della spesa pubblica.  La proposta di sussidiare il lavoro femminile è motivata dal fatto che nel caso delle donne la quantità offerta è più sensibile alle variazioni del salario netto; quindi, si può pensare di ridurre la distorsione complessiva indotta dal sistema fiscale (a gettito invariato) tassando un po' più gli uomini e un po' meno le donne.  Ma questo principio non fa parte di quelli elencati nell'articolo, e la sua applicazione non è del tutto intuitiva.

Due domande:

detassando il lavoro delle donne compensando la perdita di gettito con una maggiore tassazione del lavoro degli uomini l'occupazione totale aumenta? Se sì mi spieghi il perchè.

Se cambia il mix uomini / donne quale è il vantaggio finale per l'economa?

Un mix più ricco di donne aumenta la domanda, quindi la produzione e alla fine l'occupazione?

Grazie

L'argomento di coloro che propongono la tassazione differenziata per genere è empirico: le donne rispondono molto di più all'aumento dei salari netti di quanto gli uomini rispondano a una riduzione. Se, per sempio, l'offerta di lavoro femminile aumenta dell'1% quando il salario netto aumenta dell'1% mentre l'offerta di lavoro maschile si riduce dello 0,1% quando il salario netto diminuisce dell'1% allora diventa possibile aumentare l'occupazione complessivo a parità di gettito fiscale mediante un aumento della tassazione sugli uomini e una riduzione della tassazione sulle donne.

Io ho qualche dubbio sulla costituzionalità della proposta. A parte tali dubbi sono certo che la proposta non sia politicamente fattibile. La via da percorrere, per otttenere effetti simili, è quella di dare credito fiscale alle detrazioni non godute.

sussidi

alberto bisin 27/12/2011 - 11:23

Se le donne vanno sussidiate e' perche' pensiamo che esse stanno a casa a causa di una norma sociale - che li' le preferisce. Non perche' esse produrrebbero redditi se lavorassero - quelli le donne li internalizzano gia' (nessuno glieli toglie). La norma invece e' cosa che individualmente nessuna donna puo' cambiare - per questo puo' essere inefficiente. 

Il mio voleva essere solo un esempio, cmq: volevo dire che data la mia crassa ignoranza economica ero una buona cartina al tornasole per un articolo di divulgazione, e che qualche cosa non mi era chiaro.

Tutto lì!

salutismo

Artemij Keidan 26/12/2011 - 15:29

La giustificazione dell'obbligo del casco per guidare una moto, invece, dipende da .... nulla - non c'e' giustificazione solida - almeno non se l'obbligo si estende agli adulti.

Io ho sempre pensato che le moderne campagne salutiste fossero giustificate dal fatto che un cittadino malato in più è una spesa in più per il sistema sanitario nazionale. Non è una ragione abbastanza valida?

Casco

Fulcanelli 26/12/2011 - 21:43

A mio avviso sì. Non conosco attualmente la stima del costo di degenza giornaliero di un traumatizzato cranico, ma nella mia esperienza questi pazienti sono stati sempre i più onerosi, non solo in termini d'impegno professionale, ma anche nel ricorso a tecniche e farmaci tra i più costosi. Questo nel breve termine (due-tre mesi); se poi si va a vedere cosa costa una invalidità permanente, che può andare da una parziale autonomia alla più completa dipendenza anche per le funzioni vitali elementari...

In un sistema sanitario nazionale pubblico centralizzato,  l'incidente in moto e' una esternalita'. La soluzione ovvia pero' sarebbe far pagare ambulanza e spese ospedaliere a chi va senza casco. Non capisco perche' non si faccia, sarebbe incentivo molto piu' efficiente di tante campagne pubblicitarie. 

Ti ringrazio di aver spiegato l'esempio, perche' quelli dei punti 8 e 9 mi sembravano mal posti.

Anche cosi', la campagna di informazione ha senso: l'imprudente che guida senza casco deve sapere che in caso di incidente deve pagarsi ambulanza e ospedale.

In ogni caso mi sembra una differenziazione di incentivi: tassare le sigarette disincentiva a priori, pagare le spese mediche a posteriori. In generale sarebbe meglio prevenire che curare...

In specifico, a parte l'intervento di un servizio sanitario nazionale (*), c'e' sempre il fatto che un cittadino non in salute tendenzialmente lavora meno perche' si deve curare, ecc. quindi e' interesse dello Stato avere i cittadini in salute.

(*) nel caso del privato, probabilmente potrebbe essere suo interesse avere piu' gente da curare...

 Non capisco perche' non si faccia, sarebbe incentivo molto piu' efficiente di tante campagne pubblicitarie. 

Ma non funziona così in USA? (domanda tendenziosa ;)))

In realtà a me sembra un caso di quelli in cui la soluzione logica che funziona "in vacuo" poi nella realtà trova delle complicazioni. La principale, che vedo io, riguarda una sorta di free riding per il quale è sgradevole e difficile gestire chi si rompe la testa e non può o non vuole pagare.

Credo che ci sia una logica simile alla base dei sistemi pensionistici obbligatori: alla fine è più efficace obbligare le persone a risparmiare durante l'attività lavorativa, che non gestire quelli che non lo fanno a sufficienza e poi si trovano impossibilitati a pagarsi cure mediche o beni di prima necessità quando sono anziani.

Ma non funziona così in USA? (domanda tendenziosa ;)))

No l'assicurazione paga anche se e'colpa tua, dai...

... però mi è parsa una buona occasione per chiarire un punto che tanti italiani hanno in testa.

Per es neanche a me è chiaro cosa succede se si rompe gravemente uno che non è assicurato.  Immagino che lo curino comunque e poi gli facciano un'azione legale se non paga i costi della cura

Re: salutismo

tizioc 27/12/2011 - 03:57

Se per campagne salutiste si intende semplice informazione o pubblicità, non c'è nulla da obiettare.  Al contrario; la libertà di scelta è efficiente solo se i cittadini sono in grado di valutare correttamente costi e benefici, il che richiede una informazione adeguata.  Per di più la diffusione di simili informazioni difficilmente può essere demandata al mercato.

Casco etc.

alberto bisin 27/12/2011 - 11:30

Non sono d'accordo con Andrea ne' con coloro che dicono che il costo sul sistema sanitario nazionale e' la giustificazione dell'imposizione del casco.  Voglio dire che formalmente si', questa e' una esternalita'. Ma non credo che internalizzare il costo sanitario della testa rotta avrebbe alcun effetto rilevante sul comportamento - la testa rotta mi pare piu' che sufficiente. La giustificazione del casco e' che pensiamo che la gente sia irresponsabile - specie i giovani. E qui si apre tutto un altro discorso.   

Ma appunto, se rendiamo obbligatori casco e cintura e vietiamo o tassiamo droghe, nicotina ed alcol, è proprio perché pensiamo che la gente possa essere irresponsabile, no? Questo rende più deboli, secondo me, i punti 8 e 9. Nessuno di noi è l'essere perfettamente razionale della teoria dei giochi -- vuoi per ignoranza, vuoi per peer pressure, vuoi per difficoltà a resistere alle tentazioni, vuoi per tutta la serie di bias cognitivi noti.

Per cui, arriva lo "stato mamma" che ti obbliga, tassa o incentiva così o colà "per il tuo bene". E tu sei contento, perché senza questi obblighi magari ti comporteresti stupidamente. Questo argomento mi sembra particolarmente valido per quel che riguarda le droghe che danno dipendenza, che ovviamente fanno a pugni con la capacità di fare scelte razionali. Vorrei vedere quante persone saprebbero dirmi, con la faccia seria, "io fumo molte sigarette per il mio bene".

Vorrei giusto fare notare che un minimo livello di "stato mamma" è accettato da chiunque -- prima della soglia, arbitraria, dei 18 anni certe cose non le puoi fare: i bambini e gli adolescenti hanno una libertà personale limitata perché rischierebbero di più di fare stupidaggini. Il livello tollerato ovviamente cambia a seconda delle sensibilità, ma io sono ben contento di essere stato obbligato a mettermi il casco e di non avere trovato superalcolici a prezzi stracciati.

Il paternalismo c'e' chi lo accetta e chi no. Molti lo fanno per quanto riguarda bambini, adolescenti, malati di mente (a seconda di come son definiti), etc. Io ne farei volentieri a meno, del paternalismo, per gli adulti. 

PS Nessun dice "fumo le sigarette per il mio bene", ma non e' questo il punto. Il punto e' che nessuno dice "ma dai, le sigarette fanno male? non lo sapevo". 

PPS Non e' affatto vero che il consumo di sostanze stupefacenti che danno dipendenza chimica faccia necessariamente a pugni con la razionalita'. 

Mi sa che non ci siamo capiti. Intendo dire che, per esempio, per un fumatore la decisione di fumare una sigaretta è più dettata dalla dipendenza che da una scelta razionale confrontando il piacere che fa fumare una sigaretta adesso con i danni che farà nel futuro. Questo non mi rende ovviamente una persona meno razionale "in genere", ma mi rende diverso dall'"homo oeconomicus" per cui, invece, trovo che i tuoi ragionamenti filino perfettamente.

Poi il paternalismo può non piacere, ma mi sembra sia difficile portare la discussione più in là di un "de gustibus".

La maggiorparte dei fumatori in vita ha iniziato sapendo che il tabacco crea dipendenza. Il fatto che abbiano iniziato nonstannte avessero l'informazione non li dimostra affatto stupidi o irrazionali. Visto che non e' possibile identificare la razionalita' da scelte di questo tipo, uno puo' utilizzare informazione su altre scelte individuali. Il mio sospetto e' che tra i fumatori ci siano persone che su parecchi insiemi di scelta prendono decisioni razionali.

Altra considerazione: tu davvero vorresti delegare al governo il compito di decidere se sia razionale per te fumare oppure no? E se lo stesso governo si arrogasse il diritto di decidere che evitare la mutilazione genitale e' irrazionale? Ovvero che la mutilazione rende le donne piu' felici?

Altra considerazione: tu davvero vorresti delegare al governo il compito di decidere se sia razionale per te fumare oppure no? E se lo stesso governo si arrogasse il diritto di decidere che evitare la mutilazione genitale e' irrazionale? Ovvero che la mutilazione rende le donne piu' felici?

A dire il vero noi lo stiamo facendo, sebbene al contrario: abbiamo stabilito, tramite organismi eletti, che non subire mutilazioni genitali renda le donne più felici e abbiamo proibito la pratica (con pene severe). Idem dicasi per quanto riguarda tradizioni altrettanto deplorevoli e legate al nostro passato come ad es. il delitto d'onore. Ad un certo punto come società abbiamo deciso che non erano più accettabili e le abbiamo proibite. Anche in quel caso lo stato si è arrogato il diritto di decidere cosa fosse meglio per i governati- e ne sono estremamente felice, personalmente.

Sull'argomento generale bisogna considerare che purtroppo i costi di una cattiva abitudine personale possono pesare parechio sulla collettività nel momento in cui certi servizi siano serviti dallo stato; ad es., il sistema sanitario. L'alternativa di far pagare direttamente alle persone, invece di usare dei forti disincentivi di tipo economico (tasse) o meno (proibizione di fumare in luoghi pubblici, stigma sociali) per prevenire è generalemente più efficiente da un punto di vista economico che curare (curare un cancro è costosissimo).

Senza contare altri problemi sociali (se costringo le persone a pagarsi l'ambulanza, nel caso del casco, rischio di rovinare non la singola persona bensì un'intera famiglia - e la povertà a cui posso destinare i membri della stessa poi potrebbe creare verosimilmente danni per molti anni, se il costo è eccessivo). Bisogna anche dire che politiche di questo genere esistono già in Italia: se uno fa lo scemo in montagna e devono venire a soccorrerlo con l'elicottero, il costo viene pagato dall'infortunato da quel che mi hanno detto.

Poi in generale secondo me il punto non è un livello "assoluto" di "paternalismo" da parte dello stato. Lo scopo di un governo dovrebbe essere quello di mantenere (o migliorare) determinati livelli di vita e benessere in un paese. Se in un determinato periodo vi è il peggiorare di un certo parametro (ad es. un aumento di lavoro sedentario e diminuzione del prezzo del cibo iper-calorico che porta ad un aumento dell'obesità) il governo dovrà intervenire per riportare il più possibile lo stato ai livelli pre-mutamento, con iniziative che sarebbero state inefficienti e sbagliate iin precedenza (incentivi alle palestre, ad es.).

In sostanza comportamenti anti-ciclici: in economia ne parlate in continuazione quando si tratta di interventi fiscali, onestamente credo si possa parlarne anche in altri campi come la sanità, l'ambiente, e via dicendo. Bottom line: non esiste un livello di intervento "giusto" ma il livello varia a seconda delle condizioni (all'interno di una certa gamma, ovviamente...il proibizionismo totale non funziona, ad esempio, né con l'alcol né con le droghe - immagino che un economista direbbe che le esternalità non vengono regolate a dovere e manca un organismo esterno capace di dirimere divergenze in maniera non-violenta e imparziale, tra le altre cose).

Davvero una donna adulta non puo' andare dal dottore e farsi fare quello che vuole? Mi sembra strano.

Quanto al rovinare la famiglia, esistono centinaia di comportamenti legali che mandano in rovina i propri cari. Stai dicendo che andare in moto senza casco non va bene, mentre giocare al casino' si', diventare alcolizzati si', comprare l'ipad si'... vietiamo anche quello?

Non saprei in questo caso, ma mi vengono in mente altri casi di "paternalismo" che si applicano agli adulti. È vietato prendere parte a duelli, è vietato sottoscrivere un prestito a tassi di usura, sono vietati (nulli?) i contratti con condizioni troppo sfavorevoli -- ad esempio, un contratto di lavoro con orari troppo estesi, o che non permetta di dare le dimissioni.

A ben vedere, vietarmi di vendermi come servo è un atto di paternalismo.

A me sembra che ci siano casi di "paternalismo" accettati da tutti (per gli adulti, pure), e altri che invece sarebbero francamente intollerabili per chiunque (l'ipad, per esempio). Poi c'è un'area grigia in cui si deve tracciare una linea, e dove questa passi dipende dalla propria sensibilità, dall'importanza che si dà alla libertà personale e da quanto ci si fida del legislatore. Ma, appunto, de gustibus, no?

Sulle mutilazioni genitali femminili hai trascurato di dire che chi le subisce è minorenne e non consenziente (o anche se lo fosse è comunque minorenne).

Sul delitto d'onore hai trascurato di dire che chi muore non è consenziente.

Per il soccorso alpino: è carico dell'infortunato, basta però iscriversi al CAI (una 50ina di euro) per avere copertura assicurativa, questo porta direttamente al discorso cintura/casco. Vuoi guidare senza cintura/casco, fatti un'assicurazione che copra i costi del tuo soccorso, in fondo la clausola per chi guida in stato di ebrezza esiste già e se non ricordo male costa poche decine di euro in più l'anno.

Il problema nel nostro paese credo sia il fatto che il cittadino è visto in primis come un idiota e a seguire il cittadino stesso non vuole responsabilità di alcun tipo (figuriamoci economico), ci deve pensare lo Stato, a tutto e sempre, che noi ci facciamo male e/o non "c'abbiamo" i soldi ecc... ecc...

Io non riesco proprio a spiegarmi per quale motivo se sono adulto e sano di mente non posso fumare oppio dalla mattina alla sera e ancora meno capisco perché debba essere qualcun altro a deciderlo.

Adesso mi si tirerà fuori il discorso che se ho figli o moglie, che tra l'altro trovo medievale il concetto stesso "la moglie senza il marito non campa", in quel caso lo Stato deve disincentivare il consumo, istruendomi sui rischi, riducendo quelli riducibili (ad esempio non facendomelo comprare da uno spacciatore alla stazione ma in farmacia o dal tabaccaio), magari tassando l'oppio (fin lì lo accetterei, ma qui si va nella gradazione personale dell'accettabile).

Lo stato mamma/papà ci può stare, ma che non siano genitori italiani (nel senso dello stereotipo) per favore.

Io non riesco proprio a spiegarmi per quale motivo se sono adulto e sano di mente non posso fumare oppio dalla mattina alla sera e ancora meno capisco perché debba essere qualcun altro a deciderlo.

Ne abbiamo discusso varie volte su nfA: lo stato italiano ha un atteggiamento paternalista e bigotto su droghe, prostituzione, gioco d'azzardo, aborto/contraccezione, divorzio ecc ecc però questo atteggiamento bigotto è mitigato dal fatto che le regole valgono solo per "gli altri", cioè per "il popolino" che va tenuto al suo posto (mentre se l'onorevole ha un chilo di coca in macchina: è malato; non divorzia usa: la Sacra Rota ecc ecc). Dirai perchè il popolino accetta anzi auspica tutto questo?

Da un lato perchè è bigotto represso ed invidioso, dall'altro perchè pensa sempre che lui non è "popolino" e il problema riguarderà gli altri, mai sua figlia, suo figlio o lui stesso.

Concordo, questa ipocrisia sociale è uno dei vermi che rende il nostro paese così chiuso.

Sull'oppio

Luca Venturini 28/12/2011 - 11:05

Davvero una donna adulta non puo' andare dal dottore e farsi fare quello che vuole? Mi sembra strano.

Se trova un medico che accetta suppongo possa farlo, ma non si parla generalmente di persone adulte e consenzienti. Di sicuro l'intervento dello stato in proposito non ha come mira principale il caso di donne adulte e consenzienti che vogliono sottoporsi a questa misura, per cui come obiezione sulla bontà dell'intervento governativo mi sembra molto astratta.

Io sono favorevole alla liberalizzazione di determinate droghe (sarebbe meglio del mercato totalmente sregolato e violento che c'è attualmente). Però è anche vero che usare droghe, andare in giro senza casco, ecc. in caso di problemi ha costi sulla collettività elevati. In alcuni casi quindi ha senso vietare e sanzionare un determinato comportamento, anche perché la regola è rel. semplice da far rispettare (casco e cinture di sicurezza), in altri conviene lasciare libero il cittadino di fare quel che crede però mettere in atto dei disincentivi (es. tasse sulle sigarette, proibizione di fumo in luogo pubblico) allo scopo di modificare pian piano quei comportamenti.

Io non riesco proprio a spiegarmi per quale motivo se sono adulto e sano di mente non posso fumare oppio dalla mattina alla sera e ancora meno capisco perché debba essere qualcun altro a deciderlo.

Non puoi essere tu a deciderlo perché poi i costi della tua dipendenza vengono pagati da altri; cioè è un comportamento con grosse esternalità negative. Se consideri corretto il ragionamento economico per cui lo stato tassa l'inquinamento delle industrie dovrebbe esserti chiaro il ragionamento analogo per cui lo stato può benissimo pensare di usare strumenti analoghi per disincetivare il tuo uso di oppio (o tabacco). Nessuno vieta nulla, ma ti impongo dei disincentivi. Partendo dal presupposto che probabilmente convenga decriminalizzarne l'utilizzo (per riportarlo nell'ambito della legalità e controllarlo più efficacemente, of course).

Ovvero quel che dici nel paragrafo successivo. Il concetto di dipendenza economica tra le varie persone non mi sembra tanto medievale, tra l'altro, basta evitare di declinarlo solo nel concetto di "padre di famiglia" e pensare al fatto banale che la malattia grave di un membro familiare può avere grossi effetti negativi sulla famiglia stessa. Se vogliamo che sia lo stato a farsi carico di curare la sanità (cosa che personalmente desidero) allora è inevitabile e anche corretto che lo stato agisca per prevenire problemi di salute e diminuire così i suoi costi.

L'oppio non è tassato è proibito, le cose sono differenti. Inoltre, tendenzialmente, le campagne informative sono fatte sullo stile "no quello no cacca babau". Un diabetico che non si curi in maniera adeguata, controlli, dieta adeguata (che non vuol dire basta zuccheri in assoluto ma una scelta consapevole di quanto e quando), sport, assunzione regolare delle medicine (a seconda del tipo di diabete insulina, ipoglicemizzanti orali ecc...) va incontro ad una serie di complicanze, pesantissime. Cecità, necrosi degli arti, problemi nervosi, problemi ai reni, problemi ai denti e in generale degenerazione di tutti quegli organi ricchi di vasi sanguini. Seguendo il tuo ragionamento lo stato dovrebbe proibire tutti i comportamenti dannosi e incentivare quelli virtuosi (cosa che in parte fa con esenzioni per il ticket ma è un incentivo "passivo" nel senso che ai controlli uno ci deve andare di sua spontanea volontà e molti non ci vanno, per anni); Che facciamo le multe al poveraccio che si mangia una fetta di pandoro? Fissiamo il limite alla glicemia e poi scaliamo i punti dalla tessera sanitaria? Oppure facciamo informazione e educhiamo i diabetici a curarsi? Di diabete si può morire e pure male oppure vivere quasi come se niente fosse, però tutti i distinguo che valgono per il casco/fumo/droghe non li vedo. Ppotrei alzarmi ora e buttarmi sotto un treno, però non posso fumare/bere/quellochesivuole perché sarei un danno per la mia famiglia, non è assurdo tutto ciò? A che serve? A far vivere meglio me e la mia famiglia o far vivere meglio chi non vuole prendersi la briga di fare il lavoro sporco cercando di capire per controllare le dipendenze?

Credo di aver già scritto almeno due volte che secondo me la proibizione totale delle droghe è sbagliata, anche perché la sua non-regolazione ha diversi impatti negativi.

Sul fatto che lo stato debba proibire i comportamenti viziosi e premiare quelli virtuosi, sostituisci a proibire disincetivare e mi trovi genericamente d'accordo. Un genericamente che ha ovviamente diverse declinazioni. A volte possono bastare campagne aggressive o attenzione da parte dei medici. Altre volte servono disincentivi di tipo economico. L'idea di scalare punti dalla tessera sanitaria per il diabetico impenitente ad es. è decisamente da respingere IMHO solo perché inefficiente e vessatoria, e perché di solito agiscono altri fattori che limitano questi casi (banalmente, lo spirito di autoconservazione o l'attenzione da parte della famiglia/amici). Quindi fare informazione può bastare...ma anche quello è un ruolo attivo dello stato in economia volto a disincetivare un comportamento vizioso! Tra l'altro c'è da aspettarsi che aumenti, perché il diabete di tipo 2 (acquisito) è sempre più comune e il costo per l'erario è di conseguenza sempre più elevato. E' interesse della comunità che questo non avvenga, e quindi mano a mano che aumenta la pressione (=numero di nuovi malati) aumenteranno anche i tentativi di porre freno al fenomeno. Così come è avvenuto per il fumo di sigaretta (cosa di cui sono felice: da una decina di anni in Italia i locali sono vivibili!).

Insomma il grado di intervento ottimale ogni volta dipende. Non c'è un livello assoluto, non ci può essere, se lo scopo è mantenere certi parametri "di sistema" in equilibrio o in miglioramento (qualità della vita, anni vissuti, numero di malati da curare, ecc.) in una società che cambia in continuazione (esempio stupido, oggi la società è più sedentaria e il cibo costa meno, quindi ho un problema di obesità, quindi dovrò adottare misure per combatterla se non voglio che crei problemi sistemici gravi).

Potrei alzarmi ora e buttarmi sotto un treno, però non posso fumare/bere/quellochesivuole perché sarei un danno per la mia famiglia, non è assurdo tutto ciò? A che serve? A far vivere meglio me e la mia famiglia o far vivere meglio chi non vuole prendersi la briga di fare il lavoro sporco cercando di capire per controllare le dipendenze?

Il numero di persone che tentano di suicidarsi è relativamente basso, e comunque lo Stato FORNISCE dei servizi che permettono di evitare che vi si arrivi o che uno che è sopravvissuto tenti di nuovo di uccidersi o comunque lesionarsi. E in ogni caso, dato che diabete, fumo, alcol alla guida sono problemi molto più gravi come incidenza, è normale che l'attenzione del governo sia più concentrata su questi problemi.

nessuno dice "ma dai, le sigarette fanno male? non lo sapevo"

Oggi forse non lo dice più nessuno, qualche decina di anni fa no.

Secondo me oggi molti pensano: "il fumo fa male, ma perché proprio a me? mio nonno è campato fino a 90 anni fumando un pacchetto al giorno!"

Ipotizzando che si possa stabilire con certezza se il cancro ai polmoni di un individuo è dovuto alla sua abitudine di fumare (magari avuta in passato e poi abbandonata) si potrebbe addebitargli tutte o parte delle spese sostenute dal sistema sanitario per curarlo. Ma non è una china pericolosa da seguire?

Mah, secondo me uno fuma perchè il danno marginale della singola sigaretta è difficile da quantificare e i danni concreti si realizzeranno, con una certa probabilità in un futuro non prossimo. Quindi non è irrazionale chi fuma, semplicemente ritiene che il rischio che corre sia basso/accettabile.

Sul casco direi che visto che mi sento figo e credo la probabilità di fare incidenti sia bassa non lo metterei se non fosse obbligatorio. Siccome la probabilità di venire multato è più alta di quella di fare incidenti allora  la multa mi incentiva a mettere il casco più della "naturale" considerazione che potrei farmi male cadendo.

Poi i costi /benefici per la collettività secondo me rilevano: lo stato mi obbliga a risparmiare durante l'attività lavorativa non perchè ha a cuore il mio futuro, ma perchè vuole evitare di dovermi sostenere integralmente quando sarò vecchio e malato. No?

La teoria economica e montagne di dati ci dicono che lo stato tende a essere estremamente inefficiente e cosi' le grandi imprese

Potresti darmi qualche indicazione? Io so che le grandi imprese hanno una produttività elevata (misurata come valore aggiunto pro-capite - dove i capita sono i dipendenti) e questo mi sembra  in linea con l'elevata specializzazione e suddivisione del lavoro che si realizza in un grande complesso industriale.  Questoaccordo con le teoria classiche liberali (l'esempio dell'ago fatto dal singolo o fatto da migliaia di lavoratori in una grande organizzazione.  Cosa intendi esattamente per "inefficenza"?

Sono stato un po' leggero e superficiale. Avevo in mente le grandi imprese italiane che vivono di sussidi e rapporti con la politica. L'inefficienza qui deriva dal fatto che l'efficienza produttiva e' meno importante che la capacita' di lobby per il successo dell'impresa e quindi la prima si immola alla seconda. Questo e' vero in generale, non solo in Italia, naturalmente, ma non sempre. L'altra inefficienza delle grandi imprese ha a che fare con la gestione degli incentivi dei manager - che tendono a privilegiare "empire building" all'efficienza produttiva per vantaggi privati. Ma e' vero che la questione del rapporto tra efficienza e dimensioni e' ben piu' complesso di come io l'abbia presentato. Sorry (e grazie per avermelo fatto notare). 

inefficenza

chemist 27/12/2011 - 11:44

Credo che solo chi non ha lavorato in una grande impresa possa fare una domanda del genere: maggiori sono le dimensioni, piu` rigida e burocratica diventa l'organizzazione.  La specializzazione dei compiti e` sempre un'arma a doppio taglio, porta infatti alla sclerotizzazione delle funzioni individuali, all'impoverimento generale del know-how tramite parcellizzazione delle conoscenze.  I rapporti individuali tra diversi reparti o tra diversi livelli si fanno in generale piu` formali e meno costruttivi. Le carriere tendono ad essere basate piu` sui rapporti interni all'azienda che non sull'impatto che il lavoro degli individui ha sull'attivita` dell'azienda stessa. Potremmo dire metaforicamente che l'area di contatto col mondo esterno cresce meno rapidamente del volume interno, e quindi il sistema diventa progressivamente autoreferenziale.

La tendenza a creare barriere tra diversi reparti impedisce la formazione interna di manager di livello intermedio in grado di avere una visione realmente trasversale delle attivita`aziendali. Chi e` nelle principali posizioni di comando facilmente ha competenze principalmente finanziarie oppure di marketing, quindi non sa gestire nel merito attivita` di tipo "industriale". Schiacciati dal senso della propria incompetenza, molti manager cercano di sottrarsi progressivamente alle proprie responsabilita` delegandole impropriamente a dei sottoposti, il che porta spesso ad una crescente stratificazione dei livelli ed alla moltiplicazione incontrollata del numero dei manager, il che non fa che rendere impossibile qualunque iniziativa a causa dell'intrecciarsi di aree di competenza e delle rivalita` .

Potrei continuare, ma credo di aver reso l'idea...

Condivido al 99%, purtroppoancora non abbiamo trovato moltissime alternative.

Penso che la chiave sia nel giusto mix di grandi, medie pronte a prenderne il posto e piccole.

IO posso parlare solo per esperienza personale, ma nella grande impresa per cui ho lavorato anni fa i risparmi e gli aumenti di redditività si sono ottenuti anche con l'esternalizzazione di attività interne a imprese di piccole dimensioni gestite in modo mlto meno "burocratico" e più efficente.

Oltre a questo la maggior parte delle grandi imprese di mia conoscenza hanno una redditività che è favorita anche da una maggior disponibilità di capitali ( a costi inferiori alle piccole ) e spesso anche da fattori "politici", ben difficlmente una piccola impresa può contrattare con un inistro della Repubblica Popolare Cinese una riduzione dei dazi sulle sue esportazioni in Cina ( come ho conoscenza indiretta sia successo ad una grande impresa italiana ).

Sottoscrivo al 120% e vorrei rafforzare due punti in particolare:

La giustificazione dell'obbligo del casco per guidare una moto, invece, dipende da .... nulla - non c'e' giustificazione solida - almeno non se l'obbligo si estende agli adulti.

In verità si verifica il caso opposto. In mancanza di obbligo di legge i saggi indosseranno egualmente il casco di loro spontanea volontà, mentre gli sciocchi non lo faranno. Si verificherre quindi una selezione para-darwiniana, ove gli sciocchi si sfracellano mentre i saggi sopravvivono, migliorando cosí la qualità della popolazione. L'effetto è rafforzato dal fatto che gli sciocchi guidano sovente in modo imprudente. Se proprio si vuole mentenere un obbligo di legge, almeno si potrebbe stabilire come pena unica il consenso irrevocabile alla donazione dei propri organi; magari è più efficace della patente a punti.

Poi vorrei rinforzare il punto 4

L'italianita' nasconde il peggior mercantilismo. E dietro all'italianita'  si nascondono tipicamente personaggi senza scrupoli. Remember Fazio, anyone? O l'affare Parmalat/Lactalis?

con una citazione di Samuel Johnson "Patriotism is the last refuge of a scoundrel."

Caro Massimo, ritengo che la regola del casco non c'entri con la selezione darwiniana. Per esperienza personale, le persone impulsive (propense a guidare male e a non mettere il casco) fanno piu' figli. Pertanto e' un calcolo demografico basilare stabilire che, in mancanza di altre forze (come l'educazione) che trasformano persone impulsive in persone riflessive, la proporzione di impulsivi/riflessivi aumentera' esponenzialmente nel tempo. La mortalita' dovuta a incidenti, fumo e duelli (almeno nel periodo pre-riproduttivo!) e' talmente bassa che sarebbe soltanto un effetto di terz'ordine. Senza contare che poi la natura ha gia' provveduto a compensare, perche' alla nascita vi sono piu' maschi che femmine - proprio per la ragione che noi maschietti troviamo un sacco di modi creativi per ammazzarci intorno ai vent'anni.

A questo pensavo potesse giovare la seconda parte del mio intervento: ti ho beccato senza casco e ti inserisco d'imperio nel registro dei donatori di organi: magari cominci a riflettere sull'opportunità di usare il casco, più intensamente che se ti faccio una multa...

Grazie intanto per questo post magnifico, al quale vorrei aggiungere un punto 10-bis: specificare di quali tassi si sta parlando. Se i prezzi per un certo trimestre sono saliti del 3% per qualunque causa, si puo' stare certi dei titoloni sui giornali: "L'inflazione impazza al 12%!" - anche se nei tre trimestri precedenti il dato era stato piatto o negativo. Annualizzare i tassi e' una cosa buona, ma non andrebbe usato a scopo impressionistico, al contrario per rendere il paragone piu' intuitivo.

Detto cio', la questione dell'efficienza delle grandi imprese e' l'unico dei 10 punti che non appoggio senza se e senza ma. Dovremmo forse limitare il potere di mercato di Apple? E' grande, ha un potere di mercato immenso, ma tutto cio' accade perche' Apple e' tremendamente efficiente. Secondo, se un'impresa ha abbastanza potere da negoziare direttamente con un governo un abbassamento dei dazi (come racconta Pietro sopra) questa potrebbe essere una forma di efficienza molto desiderabile. Questo ovviamente non invalida il punto, ma penso che andrebbe un pochino qualificato. (A proposito, sarebbe interessante discutere delle difficili decisioni prese dal nostro beneamato primo ministro quando ancora faceva il commissario antitrust).

Hai ragione. Vedi sopra. 

pesce d'aprile

dragonfly 26/12/2011 - 23:32

 quando apro l'articolo per intero,  la data passa da quella odierna al  primo aprile 2011. quale enigma si cela? le oscure-forze-della-reazione sempre in agguato eccecc?

i punti 2. e 3. vanno riscritti "a prova di imbecille", e so di cosa parlo.

a mio avviso e' un articolo gia' postato infatti io ricordavo di averlo letto e mi sembrava familiare, ma potrei sbagliarmi e la mia memoria, data l'eta' fa cilecca

non la data di pubblicazione. Errore corretto.

(citando Bisin)

 (....)ci siamo eccitati e ci sentiamo giornalisti veri.


Ecco perche' nella nuova veste siete indistinguibili dal Sole 24 ore o dalla grafica del forum di Severgnini...e' per intrufolarvi meglio undercover nella tana dei nemici....bel colpo!


[non ho resistito scusate]

Su commenti come questo servirebbe il like stile Facebook!

No dai

alberto bisin 27/12/2011 - 11:41

vabbe' il sentimentalismo romantico. anche a me piaceva nFA 1.0 - un po' ruspante - che sprigionava  andrea moro ad ogni angolo. ma questo e' piu' elegante e moderno. e poi sempre andrea moro c'e' dietro - quindi se vi piaceva 1.0 vi piacera' anche 2.0. Let it grow on you - dicono i nostri. 

Il "bravo" giornalista economico (Il Sole 24 Ore) scrive:

“La famiglia serve. E nel caso dell'Imu il sistema delle detrazioni consente, in parecchi casi, di non pagare. (…) Il meccanismo della nuova imposta, infatti, prevede una curva dalla crescita esponenziale della detrazione base di 200 euro, che arriva a triplicarsi in presenza di una poco probabile situazione di famiglia con otto figli ma cresce comunque del 50% con la famiglia tipo con due figli”. (di Saverio Fossati e Gianni Trovati - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/DTJu2

Ecco: oltre ai 10 punti, al giornalista economico io insegnerei a scrivere: “Nell’IMU la detrazione  annua base di 200 € aumenta di 50 € per ogni figlio".            

Haha

alberto bisin 27/12/2011 - 15:39

Like

Alberto ho letto il tuo pezzo di oggi. Ovviamente condivido la tesi ma (visto che sei interista :-)) due appunti

i) è troppo difficile per il lettore medio ("richiede una riduzione della ricchezza attesa dei  contribuenti")

ii) la parte propositiva  ("estesi tagli della spesa pubblica" compensati da calo delle tasse) è nascosta alla fine dell'articolo e non è sufficientemente incisiva.  Infatti parli della "spesa pubblica che risulti particolarmente inefficiente". In teoria, chi non può essere d'accordo? In pratica, tutti i centri di spesa sono convinti di essere efficienti ed indispensabili e tutti possono trovare difensori fra i politici e sulla stampa. Molto meglio un bel taglio progressivo agli stipendi (p.es. 5% sulla retribuzione lorda fino a 20000 euro, 10% fra 20000 e 100000 e 20-25% oltre i 100000) , magari da recuperare quando la situazione migliora con  con aumenti  di merito ai migliori

Chi non ha l'abbonamento a Repubblica e non ha letto l' articolo cartaceo dove lo può trovare?

Grazie!

Corrado Ruggeri 28/12/2011 - 10:49

Come da "oggetto": grazie della segnalazione !!

L'articolo di Alberto Bisin (civetta in prima, taglio medio alto: non si lascia mancare nulla, complimenti) è molto interessante.

Mi lascia però dubbioso che nel breve con più lavoro e capitale usando gli assets disponibili si possa realizzare una crescita sensibile.

Mi pare che i nostri impianti produttivi  siano tutti insaturati (vedere cig; FIAT per esempio, in questo rispetto, è campione: i suoi impianti sono saturati meno del 50%, cig >50% delle ore disponibili)

In questa situazione l'incidenza del capitale fisso sul costo dei manufatti (depreciations) è  praticamente zero essendo comunque già pagato dalla insaturazione e non occorrerebbero straordinari (maggior costo del lavoro)  poichè basterebbe richiamare personale dalla cig, bisognerebbe solo aumentare il capitale circolante. Il costo del prodotto marginale sarebbe molto basso per cui si potrebbe sperare in una maggiore competitività: nonostante questo gli ordini in più non ci sono e non si puo lavorare di più per il magazzino. Questo suggerisce che anche per il medio termine non sia sufficiente aumentare i fattori ma che occorra qualcosa in più: le idee e gli skills per nuove produzioni o quantomeno per accrescere qualità e servizio. Non ho mai capito per esempio perchè la nostra industria non sia in grado di produrre similMercedes o similAudi: eppure queste auto sono per metà italiane (styling Mercedes-Benz Advanced Design Studio di Como, freni Bembo, elettronica Bosch ma con componenti anche "full custom" STM, marmitte Spark,  viteria Brugola o Agrati e in passato anche concezioni rivoluzionarie non riconosciute tali dalla nostra industria e svendute a Bosch (Common rail)). Il prodotto finale realizza il maggior margine e valore aggiunto e noi lo lasciamo gentilmente agli altri. Lo skill che manca è quello dei grandi managers troppo impegnati nella finanza, nella attività di lobbing per ottenere contributi pubblici e incapaci di elaborare politiche industriali e di prodotto complesse. Vi è mai venuto all'orecchio che Confindustria nei suoi ameni convegni abbia mai affrontato temi di politica industriale? Politica, solo politica di infimo livello: aiuti, contributi, massacro delle retribuzioni dei lavoratori. Per esempio Telecom anzicchè fare funzionare gli impianti mi fa telefonare quattro volte al giorno, rigrosamente quando sto mangiando, da giovani sfigati che mi chiedono di tornare a Telecom come provider, abbandonato qualche anno fa per continue disfunzioni tecniche. Non hanno capito niente e finchè le industrie saranno nelle loro mani non solo non avremo crescita ma il declino sarà inarrestabile. 

Lo skill che manca è quello dei grandi managers troppo impegnati nella finanza, nella attività di lobbing per ottenere contributi pubblici e incapaci di elaborare politiche industriali e di prodotto complesse. Vi è mai venuto all'orecchio che Confindustria nei suoi ameni convegni abbia mai affrontato temi di politica industriale? Politica, solo politica di infimo livello: aiuti, contributi, massacro delle retribuzioni dei lavoratori

Condivido. Purtroppo negli anni la politica e l'industria (almeno i grandi nomi) si sono influenzati a vicenda. La "corruzione" ... corrompe.

Il che rende la situazione italiana drammatica.

Non ho mai capito per esempio perchè la nostra industria non sia in grado di produrre similMercedes o similAudi: eppure queste auto sono per metà italiane (styling Mercedes-Benz Advanced Design Studio di Como, freni Bembo, elettronica Bosch ma con componenti anche "full custom" STM, marmitte Spark,  viteria Brugola o Agrati e in passato anche concezioni rivoluzionarie non riconosciute tali dalla nostra industria e svendute a Bosch (Common rail)). Il prodotto finale realizza il maggior margine e valore aggiunto e noi lo lasciamo gentilmente agli altri.

La cosa divertente al riguardo è che, leggendo i commenti a vari articoli su Il Fatto (sì, sono in vacanza), la gente se ne vanta pure:

"i tedeschi fanno i grandi, ma le invenzioni sono italiane" come se questo non andasse a nostro ulteriore demerito.

PS
(OT) su Brugola: ho scoperto che praticamente ogni paese europeo ha la sua "viteria Brugola" che pretende di aver inventato il sistema omonimo. Ho rinunciato a stabilire chi avesse ragione.

Il commento di Aldo è esemplare ed illuminate: verrebbe da aggiungere che non tutto il "negativo" e "l'inefficiente" che c'è in Italia deriva dallo Stato e/o dalla presenza invadente dello Stato.

Purtroppo ho l'impressione, (non suffragata da dati che possono dimostrarla, ma per farlo penso basterebbe andare a scavare "certosinamente" nei bilanci pubblici) che se molte delle aziende più o meno grandi si trovano nella situazione esemplificata da quelle automibilistiche italiane, buona parte della colpa vada ricercata nei molti sussidi arrivate a queste, in varie forme, da parte dello Stato (Centrale e Locale).

Di fatto queste sovvenzioni hanno permesso la sopravvivenza di siti produttivi e tipologie di prodotto che la normale legge della domanda del mercato avrebbe condannato irrimediabilmente alla chiusura.

C'è da domandarsi (e sarebbe un bel post per NFA) come si sono comportati gli altri Stati, in primis la Germania, che hanno ancora, anzi più di prima, una fortissima industria automibilistica.

Quel che voglio dire è che non è solo vincente, nel mondo,  il modello dello Stato Minimo, ma anche e forse con maggior successo, quello dove lo Stato opera e indirizza tramite un politica industriale precisa e, allo stesso tempo, garantisce elevati livelli di welfare (Svezia docet). En passant: ragionare di più su questo punto forse dovrebbe servire a spiegare meglio il punto 5 del prof. BIsin

Calmi,  le auto tedesche viaggiano con componenti di tutto il mondo, ultimamente anche cinesi, la distinta base di un auto tipo Mercedes è di 50.000 pezzi, dire che ne facciamo 1.000 non significa saper fare gli altri 49.000, e comunque il nostro problema è che non sappiamo fare i telai per auto così grandi, i nostri telai non hanno le stesse risposte di quelli tedeschi, difatti una delle "scommesse" di marchionne è di adattare i telai Chrysler.

Confindustria ha più volte parlato di "politica industriale" nei suoi convegni, il costo del lavoro (paga in tasca agli operai) è una frazione del costo totale, Telecom Italia è stata massacrata, svuotata, e indebitata fino al midollo osseo e anche oltre dai "capitani coraggiosi", lo scorporo della rete era necessario e indispensabile, ma... lasciamo perdere.

hai ragione. A me pare anche che siamo incapaci di fare prodotti complessi con db molto ricche e molteplici fornitori interni o esterni e che richiedono un minimo coordinamento per realizzare un minimo di "just in time". Facciamo spesso ottimi prodotti difficili ma semplici (spero sia chiaro ciò che voglio dire)

Su Telecom hai ragione: l'ultimo capitano l'ha anche svuotata di tutto il patrimonio immobiliare ma ciò detto l'attenzione di Bernabè (che ha confermato anche il manager che diede Napoleone vincente a Waterloo) al servizio e agli aspetti tecnici è insufficiente. Se hai un problema con un upgrade della connessione che TLC ti ha regalato il tecnico a cui ti rivolgi non può liquidarti dicendoti "ad altri funziona". Non puoi fare telefonare senza coordinamento ai possibili clienti che potrebbero rientrare n volte da n sfigati diversi  (per me la settimana prima di Natale n = 11).

Confindustria: so bene che in tasca agli operai va poco più della metà del costo. A Capri, Parma; Santa Margherita Ligure ho visto sfilare decine di politici mai un guru americano o giapponese esperto dei nuovi orizzonti o del marketing o del manufacturing o della organizzazione aziendale 

Aldo mi consento di non parlare di telecom perchè concordo con te, è un'azienda destinata a morire, spero sempre che separino la rete il prima possibile.
Su capri, parma e s. margherita : sono convegni politici, da sempre, sono una parata, ma mai  convegni operativi (una volta chiamarono un guru, gliene disse talmente tante che levarono mano), e poi cosa vuoi, in un convegno a capri (2002 se ricordo bene) dei giovani industriali i primi 20 erano semplicemente "figli di", figurati se questi ascoltano dei consigli.

(che ha confermato anche il manager che diede Napoleone vincente a Waterloo)

Let's remember the name! E comunque a Waterloo vinse NapoleTone, non Napoleone.

Sull'auto sono interessanti i deliri patriotardi dei commentatori de "Il Fatto"

Praticamente la Germania l'hanno costruita con i nostri emigrati e con gli scarti della nostra industria, insomma quello che i neoborbonici dicono del Nord riadattato alle dimensioni europee. Brutto atteggiamento (da perdenti).

PS

Su Confindustria non voglio far di tutta l'erba un fascio ma tendo a pensarla come Aldo

scusami Aldo,so che sei stato un manager ma non capisco.

valore della produzione-

costo della produzione=

valore aggiunto-

costo del lavoro-

oneri finanziari-

oneri fiscali=

utile netto-

utile distribuito=

utile da investire.

se all'interno dei paesi dell'area OCSE facciamo registrare la più bassa percentuale di lavoratori tra i 25 e i 64 anni ad aver raggiunto un livello di istruzione terziaria (12,9%)il che implica ,presumo,scarsa capacità di creare valore aggiunto.Se facciamo registrare una pressione fiscale tra le più alte del mondo,costi del lavoro in gran parte rigidi e oneri finanziari anch'essi che non scherzano,come fanno le imprese ad avere quelle risorse necessarie ad investire per migliorare e innovare i prodotti i processi ad investire per esportare in nuovi mercati ecc?A me pare che più che una mancanza di skill manageriali sia proprio tutto il sistema Italia a non andare.

Repubblica

alberto bisin 28/12/2011 - 12:01

Grazie Giovanni. Sulla difficolta': capisco - devo dire pero' che ho ricevuto anche commenti molto positivi da giornalisti intelligenti - anche se mi rendo conto che non si puo' sempre fare cosi'. Sulla parte propositiva: beh, non era quello il punto dell'articolo, e in un certo senso non era una parte propositiva. A me interessava argomentare che non basta dire che una politica e' recessiva per dire che e' sbagliata - se fino ad oggi abbiamo consumato a debito, la recessione e' necessaria (a meno di non ripagare) - e' recessione rispetto a livelli di reddito e consumo drogati. Poi, intendevo dire, se ci sono spese inefficienti possiamo ripagare il debito scovandole. Ma se non ci sono, allora ciccia - una bella recessione e via.  

Recessione

nr 28/12/2011 - 17:44

"allora ciccia - una bella recessione e via" ma se il debto rimane uguale, ovvero non si accettano default totali e parziali, e entriamo in recessione, il debito/pil cresce, quindi diventa ancor piu insostenibile. non e che siamo agli sgoccioli e si accetta un default adesso o dopo la recessione, a meno di fare l'unione fiscale, ma mi pare che delle tre sia l'opzione meno realistica?

Non è che si rifiuti la crescita è che è molto difficile da realizzare: sentivo oggi un fabbricante di divani della Puglia che per riaprire la sua fabbrica dovrebbe poter pagare la manodopera massimo tre €/ora.

SB non lo sa ma dice la verità: l'Italia è un paese ricco, il nostro indebitamento privato è fra i più bassi

traduco: gli italiani hanno costruito la loro ricchezza facendo indebitare lo stato e invece di indebitarsi loro hanno fatto indebitare lo stato.

Allora è il momento di equilibrare le cose usando parte della ricchezza privata per diminuire il debito pubblico e al limite indebitandoci come privati per alleviare il debito pubblico; ma questo puo essere accettato a patto che cambi la musica. Temo che i mercati dopo anni di confusione in cui giudicavano i debiti solo in base alla valuta in cui erano denominati siano tornati a giudicarli in base alla sittuazione e credibilità dei debitori: gli interessi attuali sono gli interessi pre euro diminuiti solo del rischio cambio. In questa situazione non ci sono manovre che tengano e la ripresa, con quasi tutti in recessione e stante la nostra situazione, è un sogno (non crescevamo neppure quando l'economia mondiale tirava figurarsi adesso): non ci resta che aggredire il debito direttamente o qualche forma di default. Obama ha potuto sanare i debiti privati aumentando il debito pubblico potendo piazzare a interessi irrisori i suoi titoli, noi, nella nostra debolezza e scarsa credibilità, siamo costretti a fare il contrario o fallire. 

rendimenti bot annuali

1991 12,40%

1992 14,06%

1993 10,75%

1994 9,46%

1995 10,90%

1996 8,35%

1997 6,28%

1998 4,48% definizione cambi irrevocabili €

1999 3,07%

2000 4,67%

2001 4,00%

2002 3,37%

2003 2,21%

2004 2,17%

2005 2,22%

2006 3,29%

2007 4,09%

2011 metà dicembre 5,952%

E critiche da giornalisti stupidi?

...secondo me necessita di qualche spiegazione aggiuntiva, altrimenti, se uno non è sufficientemente alfabetizzato (come non tutti i giornalisti devono essere necessariamente), rischia di non cogliere in pieno.

Razionalità

Mike Mangini 28/12/2011 - 17:41

Buondì. Vado subito al dunque.


"Questi sistemi teorici - quelli keynesiani degli anni 60 -  sono stati un fallimento empirico e sono essenzialmente incoerenti da un punto di vista teorico con l'ipotesi di razionalità che anima l'economia moderna."


Ecco, questo pezzo qui mi fa scattare la domandona delle cento pistole: quali sono le ipotesi di razionalità che animano l'economia moderna? Qualcuno degli astanti mi darebbe un due riferimenti (libri, articoli)? No, perché venendo da un retroterra non economico sarebbe interessante per me capire i capisaldi di quella che un weberiano chiamerebbe la "teoria dell'azione" dell'economia moderna.


Grazie assai.


Al.

Mai credere ai Krugman

Fino a un certo punto. Ovvero, ho la sensazione che molti giornalisti economici applichino una regola analoga: non credere (o credere ciecamente) a questo o a quello, perché è questo o quello.

Forse sarebbe più corretto dire: "cercare di comprendere anche i Krugman", o meglio "cercare di prescindere dai Krugman", per non diventare dei Krugman.

Penso che il punto di Bisin fosse, Krugman o non Krugman, importa quello che uno dice non chi lo dice.

Insomma l'IPSE DIXIT era sbagliato quando era riferito ad Aristotele e lo è in generale  a maggior ragione. Nobel o meno il gironalista non può citarlo come fosse il Vangelo o l'oracolo di Delfi (ogni riferimento a Gad Lerner è ..inevitabile)

Berlusconi: manovra sara' di 3 mld

09 Giugno 2011 16:33 CRONACHE E POLITICA

(ANSA) - ROMA - E' un Berlusconi a tutto campo nella conferenza dopo il Cdm. I primi ad essere snocciolati sono i numeri della manovra. 'Quest'anno faremo un'opera di manutenzione di 3 mld. Faremo nei prossimi anni quello che abbiamo gia' fatto negli anni precedenti'. E per quanto riguarda l'ammontare della manovra 2012 il premier precisa: 'Non sono 33 mld, inutile preoccupare i cittadini per cose che non sono vere, andremo avanti con uno 0,7-0,8 di Pil'.Il governo varera' la legge delega prima dell'estate.

Ricardo

RobertoT 29/12/2011 - 21:49

Proprio in questo giorni Krugman sul suo blog parla di equivalenza ricardiana. Ora, sono un profano (ma vostro avido e affezionato lettore) e non vorrei violare contemporaneamente due regole in un colpo solo (quella su ricardo e quella su krugman), ma a me il ragionamento empirico-aneddotico di K. mi convqince abbastanza. Dice, in soldoni, che quando si prendono a mutuo 100k per comprare casa, il taglio di bilancio domestico non sarà mai per tutti i 100k ma per, diciamo 6k annui, nonostante i Nostri sappiano bene che il finanziamento in deficit dell'infrastruttura "casa" riduce la loro capacità di spesa futura. Quindi la reazione ricardiana riguarderebbe solo una piccola frazione dell'importo in questione.

Aggiungo un tema psicologico (dal vacuo al pieno, insomma): davvero la pianificazione di spesa del singolo elabora modelli che tengono in conto gli effetti a lungo termine di complesse scele macroenomiche? In questo caso, l'assunzione dell'agente razionale non è un po' troppo anche per il più ottimista?

Qui il post di K. http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/12/26/a-note-on-the-ricardian-equivalence-argument-against-stimulus-slightly-wonkish/
(oh, il primo commento dopo anni di lettura assidua. Grazie)

... ma PK si sbaglia. Giusto il fatto che  la riduzione delle spese non corrisponde al totale dei  100K presi a prestito, ma si dimentica convenientemente il  fatto che i  100K sono presi a prestito da un'altra famiglia che avrebbe potuto spenderli. 

dice piu' o meno la stessa cosa qui, magari una diversa spiegazione puo' aiutare

A me pare che Krugman abbia scelto l'esempio sbagliato.

Se una famiglia prende 100k a prestito per comprare una casa la sua ricchezza netta e' invariata: debiti e attivita' (assets) aumentano entrambi di 100k. Man mano che ripaga il debito la famiglia spende (mediamente, in 30 anni, presumo) quello che avrebbe speso prendendo in affitto la stessa casa, quindi per la famiglia in questione la spesa sui trent'anni e' invariata.

Insomma, l'esempio di Krugman conferma proprio una delle predizioni di Ricardian equivalence: la spesa e' invariata se la ricchezza netta e' invariata! Ironico.

Consideratemi pure il dummy in questione. Io la storiella di K. L'ho capita così: la famiglia che prende il mutuo è la collettività dei contribuenti. La casa nuova è l'infrastruttura da costruire (diciamo il famigerato ponte). Il mutuo è il finanziamento a deficit da parte dello stato. K. dice, credo, che la famiglia sa bene che il mutuo è tassazione differita (prima o poi dovrà rimborsare i 100k e pure gli interessi), ma i tagli di spesa sono diversi nel caso dei 100k subito rispetto al caso dei 100k +interessi in 30 anni. Quindi, parrebbe concludere K., il timing della tassazione non è irrilevante. Dov'è l'intoppo?

E poi: ci sono studi empirici sulle reazioni di spesa dei contribuenti di fronte a tassazione differita vs tassazione immediata?

Grazie

Confesso, uno degli articoli piu' assurdi che io abbia mai letto  sul new york times. Stavo per scrivere una spiegazione ma non vale nemmeno la pena. Davvero folle che si pubblichino certe cose. 

Una chicca su Repubblica, ... prima che la cancellino o rettifichino

Nel 2011 sono entrati nella casse dell'Erario oltre 180 miliardi in meno di imposte, con una flessione del 13,4 per cento rispetto all'anno precedente.

Il che naturalmente significa che le entrate tributarie prima (2010) erano pari a 1'343 miliardi. 

Niente paura, è solo un effetto delle libagioni natalizie e questa Reuters del 15 dicembre ci dice invece che sono aumentate dell'1.5% 

Anche il resto dell'articolo non scherza ed è scritto malino (e a questo punto dubito di tutti gli altri numeri) ma rimane il dubbio di cosa abbia fatto scrivere 180 miliardi al posto di altro e cosa fosse questo altro.

Che dire, come ulteriore consiglio, come ennnsimo punto?

ennesimo) stare attenti a quanto si beve durante le feste e imparare a fare i conti.

Ecco la fonte in cui è chiaro che i 180 miliardi sono evasione (non un calo di imposte rispetto all'anno precedente) e che secondo lo studio c'è stato un aumento del 13.4, non una felssione.  A questo punto aggiungerei ai consigli anche un rafforzamento della comprensione del testo.  Lo studio originale è di un gruppo di professionisti (KRLS) che che si ispirano "ai principi etici e morali di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù".

così sta scritto nel documento di contribuenti.it (riassunto dello studio di KRLS)
Resta da capire come sia possibile che attività criminali possano diventare imponibili.

Lo studio originale è di un gruppo di professionisti (KRLS) che che si ispirano "ai principi etici e morali di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù".

Sono i consulenti del ben conosciuto sito contribuenti.it, totalmente inaffidabile. L'uso di fonti come queste e' sufficiente a squalificare il pezzo di Repubblica.

E che è già stata più volte protagonista su queste pagine :-)

Ora ricordo.

Qualche neurone mi mandava segnali ma erano troppo flebili e le festività hanno piegato anche me. 

Intanto per fortuna il gettito italiano tiene, malgrado Repubblica

che siano numeri in libertà lo dicono loro stessi:

evasione da sommerso danno 34,3 miliardi

da organizzazioni criminali 78,2

totale 112,5

evasione totale  180,9

in un altro punto dicono che l'evasione di sud ed isole è il 19,3% quindi 34,9 miliardi

se si paragona questo numero al totale sopra si dovrebbe dedurre che sommerso ed attività criminali sono sopratutto al centro-nord.

se si paragona questo numero al totale sopra si dovrebbe dedurre che sommerso ed attività criminali sono sopratutto al centro-nord.

Abbastanza chiaro, visto che imputano le attività criminali soprattutto a Russi e Cinesi (che non vanno certo al Sud, territorio già controllato da altri) e che da tempo si parla anche di una crescita della penetrazione criminale delle nostre mafie al Nord. Potrebbe esserci uno sfondo di verità in quei dati. Ma solo uno sfondo.  Il problema è che, per restare nel campo del "buon giornalismo" quell'articolo spara dati e percentuali senza puntualizzare a cosa si riferiscono. 19.3% di che? Del solo sommerso o di tutto? Un'occhiata allo studio fonte dei dati potrebbe togliere ogni dubbio ma è pessimo stile giornalistico dare i numeri (come strillo e richiamo) annunciando che lo studio seguirà in futuro.

Dal Fatto di oggi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/forl-i-cinesi-si-prendono-lo-...

"Manca l’ok dei creditori, ma il gruppo cinese si è già assicurato il 75 per cento della posizione creditoria, di conseguenza sarà il gruppo stesso a decidere e il timore neanche così remoto è che si proceda per confusione. Un affare e l’ennesima dimostrazione di come la finanza abbia messo in ginocchio l’industria: tutte le banche d’affari che si sono avvicinate alla galassia degli yacht di lusso made in Forlì hanno guadagnato fior di quattrini e contribuito a quella che sarebbe stata una sicura sciagura."

devo aver perso qualche passaggio logico... la finanza continuando a finanziare Ferretti che buttava via i soldi di qua e di la', stava continuando a lucrare alle spalle di Ferretti....  mmh no ancora non mi torna... saro' scemo io.

Casco

Matteo Sisa 9/8/2012 - 08:50

Riprendo questo "vecchio" articolo (che non avevo letto quando è uscito) per chiedere un chiarimento su un punto:

 

La giustificazione dell'obbligo del casco per guidare una moto, invece, dipende da .... nulla - non c'è giustificazione solida - almeno non se l'obbligo si estende agli adulti.

 

Scusate ma a me pare che la giustificazione sia molto evidente: se faccio un incidente con una persona senza casco, rischio di ucciderla ed essere condannato per omicidio. Se ha il casco, magari se la cava solo con qualche lesione o magari nemmeno quelle. Io preferisco vivere in un paese dove vige l'obbligo del casco!

c'è anche una motivazione economica: gli incidentati con casco costeranno meno al S.S.N. di quelli senza (a meno che il maggior numero di morti nel caso di senza casco non lo compensi)

che peraltro

micheleL 9/8/2012 - 17:20

che peraltro è la stessa motivazione per cui è stato introdotto l'obbligo di utilizzare le cinture di sicurezza in automobile

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