Giornalisti italiani, fate le divisioni

18 settembre 2013 alberto lusiani

Troppo spesso, i giornalisti italiani pubblicano informazioni in modo fuorviante. A volte cio' accade semplicemente perche' non fanno le divisioni dove sarebbe opportuno.

Il Fatto Quotidiano del 4/9/2013 scrive sugli omicidi con vittime femminili (Femminicidio, Eures e Ansa: “728 casi tra il 2000 e il 2011. Primato al Nord):

Nel Nord Italia, dunque, si verifica la metà (49,9%) dei casi, ben più che al Sud (30,7%) e al Centro (19,4%). La proporzione trova conferma anche in termini di incidenza sulla popolazione: al Nord 4,4 vittime per milione di donne residenti, contro una media-paese di 4, che viene confermata al Centro, con appunto 4 vittime per milione di donne, e 3,5 al Sud.

Fin qui tutto bene. Poi pero' leggo:

Quanto alla casistica regionale, la Lombardia risulta la prima per numero di femminicidi (il 17,2% del totale), seguita dall’Emilia Romagna (8,8%), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe all’8,4%).

e qui purtroppo non sono stati piu' capaci di continuare a fare le divisioni... Se le avessero fatte, avrebbero ottenuto che, fatta 100% l'intensita' media di omicidi femminili in Italia, le intensita' per le regioni elencate sono:

121.6% Emilia-Romagna
113.9% Piemonte
105.8% Lombardia
89.4% Lazio

Quindi una volta rapportato al numero di abitanti in testa c'e' l'Emilia Romagna invece della solita Lombardia, che ha solo il difetto di avere molti abitanti. Anche in Piemonte, poi, ci sono in rapporto alla popolazione piu' omicidi femminili che in Lombardia.

L'informazione pubblicata sulle percentuali di omicidi per regione risulta priva di interesse perche' non corredata dei dati sul numero di abitanti delle regioni, e risulta anche fuorviante perche' fa intendere al lettore poco attento che la Lombardia detenga una specie di record negativo che invece, quando si rapportano i dati al numero dei residenti, e' detenuto da altre regioni.

La stessa identica notizia, parola per parola, si trova anche altrove ad esempio qui http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=16576. Si tratta quindi presumibilmente di una notizia di agenzia scritta male che i mezzi di informazione ritrasmetteono senza un minimo controllo di qualita'.

26 commenti (espandi tutti)

Se presentassero i dati in modo non fuorviante sarebbe subito chiaro che è un fenomeno che sostanzialmente non esiste

più che non sapere fare le divisioni direi che il caso dimostra che non si sa scegliere un indice adatto a rappresentare il fenomeno, localmente o globalmente.  Quindi cio' che sta sopra e cio' che sta sotto nella divisione.
Mi pare che normalmente si presentino le statistiche giudiziarie e criminali come eventi ogni 100'000 abitanti.  Dopo aver presentato questo dato lo si puo' eventualmente arricchire con le proporzioni. 

Invece si preferiscono le sole prorzioni quando si vuole enfatizzare un fenomeno per colpire il lettore. Come quando per esempio si racconta che il 5% della popolazione detiene il 60% delle ricchezza.

E aggiungo altri esempi in cui, per enfatizzare un certo fenomeno e influenzare il dibattito, si usano le percentuali in modo alquanto ambiguo:

1) come quando si racconta che il 70% dei ginecologi è obiettore di coscienza, senza specificare che il restante 30% di non-obiettori è più che sufficiente dato il numero di aborti in Italia (ogni ginecologo non-obiettore esegue, in media, meno di 2 IVG a settimana);

2) come quando si racconta che il circa il 45% delle nuove trasmissioni di HIV è per via eterosessuale contro circa il 33% per via omosessuale (e il restante sostanzialmente per droga) - lasciando intendere che siano più rischiosi i rapporti eterosessuali di quelli omosessuali - senza specificare che nell'intera popolazione la percentuale di eterosessuali è molto più alta (90% circa? vado a spanne) e che quindi gli etero sono sottorappresentati tra i nuovi infetti da HIV.

:)

francesco russo 20/9/2013 - 10:52

Ahahah, ma qual era l'esame che aveva il giorno dopo? Anatomia? Così preparava l'esame studiando la materia dal vivo?
Mai conosciuta una ragazza che è disposta a fare sesso anche quando ha un esame la mattina successiva... cosa mi sono perso!

[edit] Mai conosciuti nemmeno medici di base (e ne ho avuti 3 diversi, in comuni diversi) che fossero totalmente irraggiungibili per più di 40 ore di fila (a metà settimana!) dai propri mutuati. Sarò stato fortunato...

Sta a vedere che se eliminano l'obbligo di ricetta improvvisamente fiorisce la figura del farmacista obiettore di coscienza, con tanto di marchio registrato da CL.

Fiorirebbe solo se servisse a far carriera in farmacia (con tutto il rispetto per chi è obiettore "veramente")

Sono sinceramente interessato ad approfondire questo punto - che ho letto in diversi giornali, i quali però non fornivano dettagli - perché non l'ho capito bene. In che modo essere obiettori aiuta a far carriera in ospedale?
Io, per esempio, so che i non-obiettori ricevono dei bei soldoni quando fanno le trasferte per eseguire gli aborti in altri ospedali (la mobilità del personale è prevista dalla 194 stessa). Quindi una certa convenienza ad essere non-obiettore c'è. Qual è la convenienza a essere obiettore?

Ti ringrazio se hai voglia di aiutarmi nella comprensione della objective function che guida la decisione di obiettare o meno (a parte la banale questione morale, ovviamente).

Premetto che parlo di cose che mi son state raccontate, io ci credo perchè mi fido di chi me le ha riferite e, leggendo in giro, ho solo sentito cose simili. Però non pretendo sia la verità, è solo quello che credo io ( e non ho mai approfondito molot, sinceramente)

Ci sono fondamentalmente due motivi (partendo ovviamente dal presupposto che l'etica non c'entri):

1 Facendo obiezione non si è costretti a praticare aborti che è ritenuto un intervento di routine, una seccatura, così si viene assegnati ad interventi più complessi che consentono di fare più esperienza.

2 Spesso a capo delle strutture ospedaliere ci sono persone di CL o comunque religiose. Nonostante si sia in un paese profondamente meritocratico, molti credono che questo possa favorirli nella carriera e rimane sempre valido il punto 1.

PS

Sui giornali ho letto anche di medici obiettori nel pubblico che dirottavano le pazienti nelle strutture private (dove non erano più obiettori) però questo non saprei spiegare come possa funzionare.

grazie

francesco russo 20/9/2013 - 19:06

Interessante. Ti ringrazio perché mi hai dato diversi punti su cui riflettere. Di primo impatto (ma ci penserò meglio):

1. La spiegazione CL mi sembra problematica perché l'obiezione di coscienza è minore al nord, dove CL dovrebbe essere più presente (non ho statistiche sulla diffusione di CL, ma vado a naso). Ma resta comunque vero che ci sono anche persone religiose non di CL, sarebbe bello avere qualche dato in più.

2. Anche la spiegazione sulla routine dell'IVG che impedisce di fare esperienza in interventi più complessi mi sembra problematica, dato il relativamente ridotto numero di IVG da eseguire.

3. Anche io non so come potrebbe funzionare la storia delle strutture private. Mi sembra strano che uno possa essere obiettore in una struttura e non-obiettore in un'altra perché i dati del ministero della salute riportano il numero di ginecologi obiettori, quindi indipendentemente dalla struttura in cui operano. Ma approfondirò questa cosa.

4. In generale, la storia dei vantaggi di carriera mi sembra in sé problematica. Mi sembra che crei un incentivo ad essere obiettore all'inizio, per far carriera, e poi diventare non-obiettore una volta che si è raggiunta una certa posizione, per sfruttare i vantaggi monetari di praticare aborti in trasferta. Sarebbe interessante vedere la distribuzione per età dei ginecologi obiettori e non-obiettori, per vedere se questa predizione ha senso empiricamente.

Comunque grazie ancora per gli ottimi spunti di riflessione.

Ci pensi su

Marco 26/9/2013 - 00:03

1) Non c'è solo CL a possedere strutture ospedaliere di fatto confessionali, in particolare al sud ce ne sono una miriade. Comunione e Liberazione è solo l'organizzazione più "famosa", la più attiva nel mitico sistema sanitario lombardo ("il migliore d'Italia"): per questo viene citata spesso come esempio.
2) La motivazione mi pare effettivamente debole.
3) Credo che il concetto di fondo sia "signora qui non può abortire perchè siamo etici, ma c'è questa clinica..."
Clinica in cui sicuramente qualche intervento per chi indirizza così tanti pazienti salta fuori. Nulla più del classico scambio di favori. Sarò cinico...
4) Mi sembra una ricerca inutilmente a seguito del guadagno immediato, una visione miope; se il 90% dei primari fosse obiettore sarà conveniente esserlo in qualsiasi momento della carriera, se la percentuale fosse invece molto bassa la sua teoria "del soldo subito" potrebbe avere senso.
Non sempre è meglio un uovo oggi, in un sistema molto bloccato come quello sanitario è importante pensarla come il capo.
Saluti

Salve a tutti. Prima di entrare nel dettaglio obiettori/non-ob, va preso in considerazione che, più che il loro numero assoluto, va vista la loro concentrazione all'interno di ciascun reparto/ospedale. Secondariamente si deve capire come lavora un ginecologo: settimanalmente ogni medico garantisce circa due/tre turni generici (sala parto, PS se previsto) e due/tre turni ambulatoriali/sala operatoria, più -circa- una notte. Infine si deve considerare che solitamente le IVG (in ospedali di piccole/medie dimensioni) vengono normalmente concentrate in una/due sedute settimanali (non essendo delle prestazioni in urgenza si possono programmare - e quindi concentrare).

Se i non-obiettori sono 1 o 2, capite bene che saranno sempre loro a dover garantire queste prestazioni, considerando i vari turni (giorno/notte) e differenti specializzazioni (ginecologia/ostetricia/urogin./infertilità/ oncologia/diagnosi prenatale eccetera - ovverosia altri ambulatori funzionanti in parallelo). Questi non-ob per garantire il servizio dovranno rinunciare a svolgere altre attività a scapito di questa perché in somma le IVG diventano un ambulatorio a se stante, affidato ai due medici cui sopra. Dal punto di vista tecnico, le IVG sono prestazioni scarsamente professionalizzanti: dichiararsi obiettori in un reparto che ne ha già molti ha come riflesso ghettizzare i non-ob a quel ruolo sempre più - con gli altri che si "concentrano" sulla loro specializzazione/ambulatorio. Se in un reparto la concentrazione di obiettori è pari al 100%, gli ospedali, che per la legge 194 non possono non garantire il servizio, si devono rivolgere a professionisti esterni (o provenienti da ospedali limitrofi), pagandoli extra (e si, è vero, son bei gettoni). Ma questo comportamento è ghettizzante al quadrato: perché finisci veramente a fare solo quello (insomma, un novello erode!), o ancora peggio, nel caso il medico sia a p.iva, rischia di non uscire da questo giro (checché se ne dica i soldi non sono tutto!).

Per un medico ospedaliero (di struttura pubblica) "carriera" può voler dire tre cose:

  • - alienarsi dal nonnismo (le notti e gli ambulatori più noiosi sono tutti tuoi)
  • - poter dare spazio alla propria specializzazione (cioè potersi concentrare su di un campo, seguire corsi e congressi, crescere professionalmente) 
  • - diventare primario. 
  • Le prime due dipendono da decisioni del primario, la terza è una decisione che dipende dalla ragione politica locale. Ho detto tutto - soprattutto considerate che spesso i reparti sono come le caserme degli anni 50/60. 
  • Un'ultima considerazione sulle IVG: gli obiettori non sono tutti cattolici (e viceversa). Anzi. La percentuale di credenti in un reparto solitamente è meno della metà di chi si dichiara obiettore (a meno di ospedali dati completamente in gestione a note confraternite). Sicuramente qualcuno si dichiara obiettore per non rimanere legato alle IVG, ma spesso c'è un percorso personale -laico- che è sopratutto dettato da considerazioni etiche profonde. 
  • In generale il numero di medici non-ob sta scemando: questo è dovuto anche al fatto che non si possono fare concorsi in cui l'obiezione sia un discrimine (potrei suggerire di investigare oltre che l'età anche il sesso degli obiettori?). 
  • Nei numeri ufficiali (è appena uscita la relazione annuale -2012/2013- del ministro). Scorporando i ginecologi da tutti quanti si dichiarano a vario titolo "obiettori" e a cui, imho, questo status non dovrebbe essere riconosciuto: anestesisti, infermieri eccetera, si capisce che anche di fronte a "ragionevoli" tassi d'obiezione, il dover combinare ginecologo, anestesista, ostetrica ed infermiere può risultare difficile (anche perché ciascuno di questi soggetti risponde a teste diverse con turni che spesso non sono coordinati tra loro) 
  • Gli obiettori pendolanti andrebbero denunciati (nel senso che non lo possono fare). 
  • scusate se non son riuscito ad essere sistematico e conciso come voi. Spero comunque d'aver chiarito alcuni aspetti.

Grazie mille, forteabbraccio, per la tua risposta dettagliata e piena di preziose informazioni!

Non resta che attendere i risultati - che dovrebbero arrivare l'anno prossimo - del tavolo tecnico istituito per monitorare le eventuali criticità nel servizio di IVG a livello dei singoli ospedali...

Qualche settimana fa è uscita la relazione 2014 che utilizza i dati a livello di struttura ospedialiera. Sostanzialmente, conferma quanto contenuto nelle relazioni degli anni passati: l'obiezione di cosienza non pare di entità tale da ostacolare la praticabilità della 194.

 

Ciao forteabbraccio,

ascolta, visto che vedo che ne sai un botto di queste cose, posso approfittarne per farti qualche domanduccia? Scusatemi se approfitto della buona volontà di forteabbraccio e dello spazio comune su nFA... ^_^

1. Il tipo di intervento per eseguire l'IVG (e.g. karman, raschiamento, ecc...) potrebbe influenzare i tempi di attesa della donna dalla certificazione all'intervento o, bene o male, non cambia nulla? Ovviamente senza considerare la RU486, ma solo gli interventi...
E il tipo di anestesia (totale, ecc..)?

2. Come funziona il processo di IVG, dalla domanda della donna alla sala operatoria? Schematicamente, intendo, quali sono gli step?

3. Quali tipi di IVG vengono classificate come "Urgenti"?

4. Che tu sappia, è successo qualcosa di particolare tra il 2005 e il 2006 a livello di normativa o di qualsiasi altra cosa? Curiosamente, sono degli anni con  variazioni particolarmente elevate nel numero di obiettori e non-obiettori, rispetto agli altri anni.

Thanks se trovi il tempo e la pazienza di rispondermi!

Ormai i giornalisti italiani non li calcolo nemmeno più, e penso che all'estero lo abbiano fatto da un bel pezzo. L'Italia non interessa a nessuno, contrariamente a quanto pensano gli italiani.

Leggere quella nota di redazione del Fatto e' molto triste. Chiamarlo "articolo" e' qualcosa di eccessivo. Una articolo sarebbe stato scritto da un giornalista. In un articolo ci sarebbe stato almeno uno straccio di commento o il breve resoconto di una chiaccherata telefonica con qualche studioso del settore.

A caso: solo definire nel titolo "Primato" la vetta di tale classifica regionale, presuppone un cosi' basso livello culturale da far togliere la voglia di leggere oltre.

Se non intervistare uno studioso, almeno intervistare il ricercatore Eures che ha "compilato" l'analisi. Si perche', a quanto ricordo, avendo lavorato nel settore molti anni fa, quei numeri dovrebbero essere deducibili direttamente dalle pubblicazioni dell'Istat. Non si capisce dove sia l'analisi. A meno che non si cosideri "analisi" copiare 20 o 22 numeri, farne il totale, la percentuale, e ordinarli dal piu' grande al piu' piccolo.

Quando si parla di femminicidio, al Fatto Quotidiano sono recidivi.

Non credo si tratti di non saper fare le divisioni, ma di una sistematica e consapevole distorsione di dati e statistiche finalizzata a far passare, di volta in volta, il messaggio piu` conveniente (che dovrebbe essere quello dell'emergenza nazionale).

Si guardi per esempio questo articolo, a partire dal titolo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/femminicidio-cento-vittime-ne...

Come questo articolo il cui link compariva proprio sotto a quello che hai criticato!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-numeri-sono-tutt...

Vorrei aggiungere, in risposta non a te ma a chi più su parla di fenomeno inesistente, che un conto è affermare che il fenomeno è in ascesa (non ci sono i dati per dirlo, forse non lo è, ma i giornali ci speculano su), un conto è dire che non esiste. C'è una bella differenza!

Non c'entra con il fattoquotidiano. ma sembrerebbe che alcuni giornalisti facciano anche cose peggiori che sbagliare le divisioni...come ad esempio copiare notizie che appaiono nei blog senza neanche curarsi che possano essere delle bufale

http://www.giornalettismo.com/archives/1121831/la-bufala-dei-rom-che-svaligiano-la-casa-del-ministro-kyenge/

Tasse, addizionali per 503 euro
Ecco i conti del federalismo

ma quale federalismo!
titoli come questo altro non fanno che indisporre gli italiani verso il federalismo.
questa è disinformazione allostato puro.

L'intento dei politici italiani ha raggiunto il fine prefissato: confusione e disinformazione generalizzata. La storia del presunto federalismo, le presunte liberalizzazioni e privatizzazioni, le società pubbliche divenute presunte società per azioni private come ENI, Poste, Cassa Depositi e Prestiti, ecc., il presunto complotto del presunto dogma presunto mainstream presunto neoliberista. Tutto questo per mettere in cattiva luce il liberalismo, ed indurre la maggioranza della popolazione a credere a tutto quello prima indicato. Contando poi che i giornalisti rimangono umili ed inetti servitori silenziosi ed ignoranti, il piatto è servito.

O forse sono io troppo paranoico e complottista...

Condivido l'analisi in generale ma, secondo me, sbagli nel vederci un complotto. E' solo cialtronaggine. Anche perchè a creare confusione, anzi diciamolo chiaramente a sputtanare in certi contesti, termini come federalismo e liberismo, sono stati anche, se non "soprattutto", Lega e PDL (la rivoluzione liberale!). Entrambi non avevano certo interesse a farlo. Magari ci fosse un complotto dietro, significherebbe che almeno hanno un minimo di capacità.

Non saprei, anche perché il confine tra complotto e cialtronaggine spesso è molto sottile.

Magari ci fosse un complotto dietro, significherebbe che almeno hanno un minimo di capacità.

Non dico che sia un complotto, sicuramente però conoscono i possibili effetti che potrebbero derivare dall'attuare certe riforme e provvedimenti. E, secondo me, sbagli a dire che siano tutti degli incapaci; dietro la classe politica di un partito c'è una classe dirigente attenta e preparata a perseguire certi obiettivi e ad aiutare la prima a portarli a termine. Se continuiamo a dire che sono degli incapaci non facciamo altro che il loro gioco, e a deresponsabilizzarli ogni volta. Questo dovrebbe fare principalmente il giornalismo, quello vero.

Ho solo detto che non c'è un complotto volto a screditare i termini "liberismo" e "federalismo". Complotti o strategie per ottenere altri scopi sicuramente li attuano o perlomeno ci provano. Il fatto che siano cialtroni e/o incapaci non li deresponsabilizza per niente, perchè è un'accusa rivolta a "come" fanno le cose, non al "perchè" le fanno, va quindi considerata un' aggravante.

non c'è un complotto volto a screditare i termini "liberismo" e "federalismo". 

Ah ok, ma implicitamente ottengono lo stesso quel risultato.

Inutile dare la colpa alla malafede o ad un complotto quando la ragione puo' essere la ben piu' banale e pericolosa stupidità umana.

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