La giustizia italiana: inizia la telenovela
Tutti sanno che la giustizia in Italia non funziona, pochi capiscono i motivi della sua inefficienza. Spiegarli è difficile essendovi una molteplicità di cause. Tra di esse certamente anche la magistratura, cui è dedicata la prima puntata dell’analisi.
Articolo modificato in data 1 gennaio 2010
Mi presento. Sono un sostituto procuratore della Repubblica di Bolzano. Mi occupo di prevenzione infortuni e, viste le reazioni isteriche dell’opinione pubblica (e dei miei colleghi) a seguito del disastroso incidente di Torino, mi misi a cercare delle statistiche sugli infortuni in Italia. Così trovai gli interessanti studi che aveva fatto Andrea, il quale, accortosi del pesciolino che stava abboccando, ha subito tirato su la lenza e mi ha chiesto di spiegarvi perché la giustizia non funziona. Non capisco perché, invece, ad Andrea non interessi la mia teoria della fusione fredda tra Keynes (J.M. per gli amici) ed il liberismo. Invece no, niente teorie economiche; da me i redattori di nFA vogliono solo sapere perché non funziona la giustizia. Sembra abbia a che fare con una teoria economica, non di JM, che chiamano "vantaggi comparati". Non capisco ma mi adeguo: l’avete voluta voi, poi non lamentatevi.
La prima puntata della telenovela non può che essere dedicata alla mia categoria, e cioè alla magistratura. La magistratura ha le sue colpe? Sì, inutile negarle, mi appello alla clemenza della Corte e chiedo la concessione di qualche attenuante. Veniamo al sodo con una premessa. Lo status dei giudici è regolamentato dal c.d. “ordinamento giudiziario”, che risale agli anni ’40. Il governo Berlusconi lo ha modificato nel 2005 ed il governo Prodi lo ha ritoccato nel 2007. Lo stato attuale è il prodotto del vecchio ordinamento, mentre i “benefici” del nuovo non sono, al momento, prevedibili. Cercherò di confrontare il vecchio con il nuovo, nei limiti del possibile.
La giustizia penale e civile è amministrata dal c.d. giudice ordinario.
Indipendenza. Il nostro Costituente (articoli da 101 a 113 Cost.), previde l’indipendenza totale della magistratura (compresa quella requirente, ovvero il Pubblico Ministero). Essa si “autogoverna” attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura eletto per due terzi dagli stessi magistrati ed un terzo dal Parlamento in seduta comune (art. 104). Tra le funzioni più importanti del CSM vi sono, dunque, quelle di determinare la carriera del giudice, assegnare i posti direttivi, decidere sui procedimenti disciplinari (art. 105). Il ministro, invece, si occupa dell’organizzazione giudiziaria (art. 110).
Selezione. I magistrati ordinari sono, attualmente, circa 9000. La giustizia ordinaria, oltre a loro, si avvale di un numero di circa 8000 c.d. giudici onorari (giudici di pace, vice procuratori, ecc.) senza i quali avremmo dovuto già portare i libri in Tribunale negli anni ’80. Per diventare magistrato bisogna passare un concorso, anonimo ed estremamente selettivo. Per riuscire a passarlo, dopo la laurea, bisogna investire, da due a quattro anni di studio matto e disperatissimo. Vi sono alcune scuole di preparazione che hanno un discreto giro di affari. Il meccanismo di selezione si è inceppato, poiché, visto l’altissimo numero di partecipanti, le commissioni non sono in grado di smaltire il lavoro in tempi ragionevoli. Per accedere a circa 500 posti banditi, partecipano tra i 5000 e 10000 candidati, ognuno dei quali consegna tre elaborati, per un totale di più di 15-30000 temi da leggere. Con l’attuale ordinamento si è cercato di fare una preselezione, laddove, per poter partecipare al concorso, si richiede il possesso dell’abilitazione alla professione di avvocato, oppure l’appartenenza per almeno tre anni ai ruoli dirigenziali della Pubblica Amministrazione, o ancora la frequenza presso una scuola di specializzazione per le professioni forensi. L´ultimo concorso, tenuto con il nuovo sistema si é concluso in tempi ragionevoli, laddove l´esito degli scritti fu comunicato dopo soli sei mesi. Non saprei dire se con il concorso vengano effettivamente selezionati i migliori. Chi vince il concorso, è una specie di enciclopedia ambulante che conosce a menadito la giurisprudenza e le teorie giuridiche, ma non vi è prova della sua capacità di applicarle al caso concreto e, men che meno del suo equilibrio. In ogni caso, a me non viene in mente nessun sistema di accesso migliore, e, soprattutto, non si entra per raccomandazione, il che, in Italia, non è poca cosa.
Carriera. Con il nuovo ordinamento non sono più previsti passaggi di grado, bensì una semplice progressione economica, con valutazione quadriennale del magistrato. In caso di valutazione negativa, non vi è la progressione economica e, in caso di seconda valutazione negativa, è previsto il licenziamento. Con il vecchio ordinamento, si veniva valutati solo al passaggio di grado (dopo due, 13, 20 e 28 anni) ed ogni magistrato risultava essere “estremamente laborioso, particolarmente preparato giuridicamente ed equilibratissimo”. Oggi la valutazione quadriennale dovrebbe basarsi su criteri più oggettivi, quali la capacità, la laboriosità, la diligenza e l’impegno secondo parametri statistici (per leggere la norma in dettaglio vedi qui). Il “grado”, in quanto tale, si acquisisce solamente esercitando la relativa funzione. Con il passaggio a consigliere di Corte d’appello, ovvero con la terza valutazione, si acquisisce il titolo per accedere a posti di natura direttiva (presidente di Tribunale, Procuratore della Repubblica, ecc.). Il reddito netto del magistrato ammonta, all’incirca, a queste cifre moltiplicate per 13 mensilità: €1680,00 inizio, €1820,00 dopo 6 mesi, €3200 dopo 2 anni, €3500,00 dopo 3 anni, €4500,00 dopo 13 anni, €6000,00 dopo 20 anni, €6341,00 dopo 28 anni. Nonostante lo stato comatoso in cui versa la giustizia in Italia, all’interno della categoria si levano alte le voci che rivendicano sostanziosi aumenti di stipendio, tanto che, alle ultime elezioni del “parlamentino” dell’Associazione Nazionale Magistrati, hanno vinto le correnti che, con maggior determinazione, proponevano richieste di questo tipo.
La vera carriera, in termini di prestigio personale e/o di gestione di potere, si fa riuscendo a ricoprire un posto direttivo, venendo eletti al CSM, ottenendo una delle tante collocazioni c.d. “fuori ruolo”, all’interno dei ministeri o all’estero. È qui, soprattutto, che la magistratura ha, fino ad oggi, miseramente fallito. Per spiegare ciò, devo fare un passo indietro. La magistratura è riunita in un’organizzazione non istituzionale denominata Associazione Nazionale Magistrati (ANM) . Questa organizzazione vuole essere, oltre che un organismo di rappresentanza, un centro di dibattito culturale sulle questioni della giustizia e non un semplice sindacato. Essa si articola, sostanzialmente in quattro correnti: Unità per la Costituzione (maggioritaria), Magistratura Indipendente, Magistratura Democratica e Movimento per la giustizia. Secondo una schematizzazione, a mio avviso, non più attuale, le prime due correnti vengono definite di area “conservatrice” e le altre due di area “progressista”.
Selezione dirigenti. Non sto a raccontare la storia delle correnti, documentarsi qui, qui, qui e qui. La maggior parte dei magistrati è iscritta all’ANM, ma non alle correnti. Di fatto, le correnti sono come dei partiti politici, formano delle cordate e costituiscono dei centri di potere. Per essere votato al CSM bisogna essere candidato da una corrente e, così, all’interno dell’organo di autogoverno vi è la ripartizione in correnti, a seconda della percentuale di voti ottenuti. La gestione dell’autogoverno, non passa più attraverso la magistratura in quanto tale, bensì attraverso le correnti, le quali spartiscono i posti direttivi, i posti ministeriali e le collocazioni all’estero, tra i loro iscritti o tra i loro simpatizzanti. Chi sta fuori dal sistema correntizio non ha accesso a questi posti, salvo a poltrone poco ambite che si ottengono per anzianità. Questo meccanismo di selezione si rivela essere esiziale: la classe dirigente della magistratura viene scelta per lottizzazione correntizia; non per merito ma per “capacita’ di muoversi”. La cosa si riverbera, inevitabilmente, sugli uffici e la loro organizzazione, in una parola sul servizio.
Il problema è anche culturale, il magistrato, per sua predisposizione, non sa nulla di organizzazione, gestione delle risorse, guida del personale, nessuno glielo insegna. Un ottimo magistrato non necessariamente è anche un buon dirigente e viceversa. E così il CSM, anche se facesse seriamente il suo lavoro, non ha a disposizione degli elementi per stabilire se il candidato ad un determinato posto direttivo sia un soggetto che spicca per le particolari doti organizzative.
Il risultato di questo assetto istituzionale è la seguente tipologia antropologica del magistrato, che ho elaborato dopo anni di “field studies” (scusate il latinorum ma io sono un povero ragioniere):
- Magistratus indecisus: non ci crederete ma esiste. Ne ricordo uno che, a fronte di una media di 100-150 sentenze annuali dei suoi colleghi, ne scriveva sì e no 30. Nel suo ufficio era appeso uno striscione a caratteri cubitali con il brocardo “in judicando criminosa est celeritas”. Ovviamente fece la normalissima carriera, poiché, nelle sue valutazioni, risultava “estremamente laborioso, particolarmente preparato giuridicamente ed equilibratissimo”;
- Magistratus publicus: ha la mentalità del dipendente pubblico, con i privilegi e lo stipendio da alto funzionario. Orario 9,15-14,00 e hobby vari, la partita di golf, l’appuntamento dall’estetista, i figli da portare a scuola e quant’altro. Tra di essi vi sono i lamentosi, quelli che “sono stressatissimo”, “non ce la faccio più”, “guadagno troppo poco per quello che faccio”, “lavoro più degli altri”. Diffidare assolutamente da questi soggetti, spesso, appartengono alla sottospecie magistratus publicus lavativus (ammesso che il magistrato publicus possa essere definito un laboriosus);
- Magistratus duro e puro: portatore di una visione manichea della vita secondo cui il mondo si divide in buoni (i magistrati) e cattivi (tutti gli altri). Spesso, è piuttosto arrogante con tutti, a cominciare dagli avvocati. Si trova spesso in assoluta sintonia con personaggi stile “cosa rossa”. Una specie di modello superfisso ambulante applicato alla giustizia;
- Magistratus seriosus: cerca di fare seriamente il suo lavoro, senza badare troppo a statistiche o orari. Tra di essi si riscontra la sottospecie dell’idealista, che crede nell’utilità della propria funzione, e del disilluso, che di tale utilità ha una qualche percezione solamente due o tre volta all’anno, con tendenza al ribasso;
- Magistratus eccellentissimus: rara eccezione, di persona che si caratterizza, oltre che per enorme preparazione, per grandi capacità organizzative, notevole laboriosità e, spesso, anche per doti umane. Tra di essi io stesso; basta andare a vedere i pareri scritti su di me per rendersene conto: “estremamente laborioso, particolarmente preparato giuridicamente ed equilibratissimo”.
A fronte di questo quadro, necessariamente a tinte fosche, si intravede qualche timido spiraglio di luce. Parte della magistratura, soprattutto quella di matrice c.d. progressista, ha cominciato a interrogarsi sulla deriva correntizia, riflettendo sui rimedi. Di fatto, mi risulta che il Movimento per la Giustizia si sta interrogando su questi temi fin dalla sua nascita che risale ormai a venti anni or sono. Certo dopo vent’anni di interrogativi dovrebbe arrivare anche qualche risposta...
Esistono voci, al di fuori delle correnti, di magistrati fortemente critici verso il sistema. Con il nuovo ordinamento giudiziario, oltre a prevedere una valutazione più stringente del magistrato, si è introdotto un limite temporale di 8 anni per i dirigenti (con valutazione dei risultati conseguiti dopo il primo quadriennio). Ciò consente un ricambio costante e, si spera, un ringiovanimento della classe dirigenziale, prevenendo la nascita di pericolosi centri di potere. Manca completamente qualsiasi meccanismo o criterio di controllo esterno dell'operato e dell'efficienza della magistratura. Essa, come previso dal costituente, si autogoverna, si autopromuove e si autocertifica. È un corpo a se stante.
In definitiva, la magistratura è una delle tante italiche corporazioni così come quella degli avvocati, degli architetti, dei medici e via discorrendo. Essa appartiene alla classe dirigente del paese e, come tale, é fallimentare come quella dei politici. Nella sua stragrande maggioranza, come il resto delle elites italiane, è composta da personaggi mediocri o ideologicamente ottusi.
Tuttavia, va detto che la corporazione fa anche degli sforzi per migliorare sé stessa ed il sistema, tant´é vero che la temporaneitá degli incarichi direttivi era una vecchia richiesta della magistratura associata, cosí come l´ANM, ha sempre cercato di fare sforzi propositivi tesi a migliorare il sistema, peraltro, sempre ignorati dalla politica.
