La giustizia penale non come la racconta il PM

28 novembre 2009 Francesco Coran

In questo articolo vi racconto giustizia in Italia dal punto di vista di un avvocato penalista: i diritti, le garanzie, le false cause dei problemi. Iprimo luogo quello che Axel Bisignano sa ma non vi ha detto e quello che ha voluto, spero senza successo, farvi credere. Ma anche faccio alcune proposte concrete: abolire il limite di 5 anni per il patteggiamento, aumentare lo sconto di pena, Dichiarare la sentenza di patteggiamento immediatamente esecutiva, selezionare i giudici in base alle caratteristiche per un determinato ruolo ecc.

Già un anno fa Axel Bisignano mi aveva invitato a fornire il mio contributo alla sua visione della giustizia, al fine di assicurare il contraddittorio ai lettori. Avevo allora risposto di rivolgersi a persone più competenti di me e investite di cariche maggiormente rappresentative. Recentemente mi ha nuovamente sollecitato a prendere posizione, ritenendosi insoddisfatto degli interlocutori con cui si era nel frattempo confrontato. Gli ho quindi promesso che sarei intervenuto, sia per valutare le sue affermazioni, sia per individuare i problemi della giustizia penale e le possibili soluzioni.

Probabilmente qualche lettore già si chiederà chi sono, per sapere dove collocarmi e cosa aspettarsi: sono un qualsiasi avvocato, penalista, di Bolzano, membro della locale camera penale; mi pare che basti.

Ho notato che alcuni precedenti interlocutori sono stati "accusati" di non aver compiutamente risposto alle questioni poste da Axel o di aver assunto posizioni ideologiche. Per non incorrere nella medesima critica (peraltro in parte ingiustificata), procederò facendo precedere le mie osservazioni alle testuali affermazioni di Axel.

Axel ha esposto le proprie ragioni citando casi paradossali, eccezionali, facendo spesso uso di equivoche allusioni; ogni argomento si presta a strumentalizzazioni se affrontato in tal modo.
Ma veniamo alle affermazioni di Bisignano che intendo confutare e che potete rileggere qui (articolo del 5/5/08).

Il principio dell'oralità e del contraddittorio.

... le follie della nostra procedura penale ... Tra i principi cardine del processo accusatorio all'italiana, rientrano quello dell'oralità e dell'immediatezza spinti all'eccesso ideologico tipico del nostro paese. L'oralità implica che il teste ripeta quanto da lui riferito al PM o alla polizia durante le indagini e verbalizzato. Se quello che il testimone riferisce davanti al giudice è diverso da quanto verbalizzato durante le indagini, il PM fa notare la circostanza al testimone. Se questi non conferma il verbale, il PM non può fare assolutamente nulla. La Corte costituzionale, con una sentenza dei primi anni '90, tentò di metterci una pezza, e così stabilì che dopo aver fatto notare al testimone la sua incongruenza (tecnicamente si parla di "contestazione"), venisse acquisito il verbale ed il giudice valutava il fatto, comparando le due diverse dichiarazioni con il restante materiale probatorio. Il legislatore si adeguò e modificò la normativa. Apriti cielo! Sembrava che avessero reintrodotto la santa inquisizione, la tortura

Ma Bisignano ha anche scritto:

... Gli avvocati penalisti, negli anni '90 hanno fatto una battaglia assolutamente sacrosanta e giusta per ottenere la possibilità di controesaminare i c.d. chiamanti in correità, vulgo "pentiti". Senza raccontare le vicende travagliate della normativa, nel 1999 fu cambiato l'art. 111 Cost, e fu introdotto il principio per cui la colpevolezza di un imputato "non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore". Trattasi di principio condivisibile.

Caro Bisignano, mettiti d'accordo con te stesso e poi ne riparliamo. La stessa riforma (modifica dell'art.111 Cost. nel 1999 e legge attuativa del 2001) viene definita prima "una follia" e poche righe dopo "principio condivisibile". Basterebbe rileggere un'altra sua frase per capire quanto sia importante il principio del contraddittorio, anche nella formazione della prova (cioè la prova si forma davanti al giudice e non nelle segrete stanze delle procure o negli scantinati delle caserme dei carabinieri): Molti fatti risultano completamente diversi, a seconda di come si pongono le domande.

Siccome nella maggior parte dei casi i Pm e la Polizia verbalizzano solo le risposte, non solo molte volte i fatti scritti nei verbali corrispondono alle idee degli inquirenti più che alla memoria del teste, ma soprattutto per la difesa è impossibile dimostrarlo.

Ancora Bisignano:

... In sostanza, in Italia, la prova del processo è, quanto meno in parte, in mano a soggetti privati, al testimone, che può ritrattare o, addirittura, ad un chiamante in correità che prima, con le sue dichiarazioni, contribuisce a mandare in galera un soggetto potenzialmente innocente e poi si può avvalere della facoltà di non rispondere ...

... È possibile evitare questa situazione di impasse anticipando la possibilità di controesame davanti al giudice con un cosiddetto incidente probatorio, durante il quale l'audizione mediante esame e controesame da parte del difensore si svolge davanti al Giudice delle indagini preliminari. In questa fase Tizio può avvalersi della facoltà di non rispondere o raccontare impunemente qualsiasi cosa perché tanto lui non è ancora un testimone. La cosa assurda è data dal fatto che il verbale in cui Tizio ha accusato Caio costituisce confessione da parte del primo e così non si capisce dove egli possa danneggiare sé stesso, dovendo solo ripetere una confessione già resa...

E' sintomatico che Bisignano ritenga che l'esame di un soggetto assai inaffidabile come un cd. pentito (cosiddetto perché nella quasi totalità dei casi non sono veramente pentiti, ma più semplicemente catturati e non disposti a subire condanne gravi e carcere duro, per cui decidono di confessare, in tutto o in parte, coinvolgendo terze persone, salvo poi riprendere, in molti casi, la vecchia vita una volta usciti di galera; è meglio quindi chiamarli semplicemente "dichiaranti"), lo riduca a ... ripetere una confessione già resa, come se non esistessero circostanze da chiarire (ad es. dove sarebbe avvenuto lo scambio di droga, in che giorno, a che ora ecc.), contraddizioni con cui essere confrontati (es. perché ha detto questo e non quell'altro, perché non sa descrivere una casa in cui sarebbe entrato più volte ecc.).

Presunzione di ermafroditismo dei PM: hanno già fatto tutto loro, tutto giusto, tutto bene. Una volta un Procuratore (che Axel conosce bene) mi disse; non è vero che i Pm sono di parte; io per esempio, chiedo il rinvio a giudizio e la condanna solo degli imputati colpevoli (peccato che tale giudizio spetterebbe al Giudice).

Del resto Bisignano sa bene che molto spesso i Pm acconsentono al patteggiamento per i dichiaranti solo dopo che hanno risposto "bene" nel corso dell'incidente probatorio. Certo c'è un lasso di tempo in cui il dichiarante ha già parlato ma la sua condanna non è ancora definitiva, però non è vero che egli può sottrarsi all'esame in quanto ai sensi dell'art.197 bis comma 2 c.p.p. egli è sentito come testimone, con l'obbligo di dire la verità. Come non è vero che egli non abbia nulla da temere perchè, come spesso accade, il dichiarante non confessa tutti i reati da lui commessi, ma generalmente solo la parte emersa dalle indagini o poco più, per cui, dovendo rispondere alle domande, può avere ancora molto da perdere.

La difesa d'ufficio e dei non abbienti.

Il difensore nominato d'ufficio anche per il processo più banale (tipo quello di Michele svoltosi in 5 minuti) ha diritto ad un compenso da parte dello Stato, che attualmente i giudici, qui a Bolzano, liquidano nella misura di circa € 400,00, compenso che, come una volta mi disse un avvocato, torna utile per pagarsi le spese dello studio ...

... la legge sul gratuito patrocinio prevede un limite di reddito lordo di € 9.723,84, al di sotto del quale ci sono solamente sfacciati evasori fiscali, mafiosi e trafficanti di droga, tutti, notoriamente, nullatenenti ...

Come si vede accostando due frasi dello stesso articolo le contraddizioni appaiono manifeste.
Da una parte sembra che il gratuito patrocinio sia troppo limitato, dall'altra troppo generoso. L'amico Michele è evasore, mafioso, trafficante ? No di certo.

Chiariamo subito due o tre cose inesatte: non è vero che il difensore d'ufficio ha diritto ad un compenso da parte dello Stato. Ne ha diritto in primo luogo chi presenta domanda al giudice e non supera il reddito indicato (con maggiorazioni in caso di figli ecc.). Sicuramente il limite è troppo basso, ma già così molti magistrati sono contrari all'istituto del patrocinio a spese dello Stato (invidia ? può essere). Ha diritto inoltre ad essere pagato dallo Stato il difensore dell'irreperibile (se non lo trova la Polizia l'imputato, dove può trovarlo l'avvocato ?) e il difensore d'ufficio che abbia compiuto inutilmente un'esecuzione forzata nei confronti dell'assistito (decreto ingiuntivo, precetto, pignoramento ecc.). Il giudice può poi rigettare la richiesta di patrocinio gratuito a chi si possa ritenere avere redditi da attività illecite (trafficanti di droga ecc.).

... compenso che, come una volta mi disse un avvocato, torna utile per pagarsi le spese dello studio

La sottile malizia di Bisignano è assai subdola: non si dice espressamente, ma si lascia intendere che siano soldi "regalati" guadagnati senza sforzo e senza motivazione. Una volta un avvocato disse a me che difendeva una compagnia di assicurazione in tutte le cause in una certa città e che con gli introiti pagava tutte le spese dello studio: forse questo autorizza a concludere che l'assicurazione era difesa male ? o che tali difese non richiedevano impegno ? Assolutamente no. Tuttavia quella espressa da Bisignano (se inconsapevolmente è anche peggio) è la dimostrazione dell'avversione dei magistrati verso il patrocinio a spese dello Stato.

Sembra quasi che i soldi per il patrocinio a spese dello Stato siano detratti dagli stipendi dei magistrati (e, vi assicuro, non è così). Ricordo a tutti che l'Italia è il paese europeo che spende di meno per la difesa dei non abbienti e che i pagamenti sono in ritardo di anni ! (Nel 2002 la spesa per abitante per assistenza legale - legal aid - era pari a 53,80 €. per abitante in Inghilterra e a 0,78 €. in Italia).

Altra frase, altro pregiudizio:

Ovviamente, siccome il tossico è indigente, anche il difensore viene pagato dal contribuente.

Il principio che Bisignano e la maggior parte dei magistrati non vogliono capire è che il patrocinio a spese dello Stato non è un premio che si dà agli imputati buoni e meritevoli (secondo il loro giudizio, naturalmente) ma, molto più semplicemente, un diritto garantito a chi non raggiunge un reddito tale da permettersi un avvocato.

Una volta un Giudice disse candidamente ad un convegno: io le domande di gratuito patrocinio le respingo tutte; chi ha veramente diritto farà ricorso. Un'altra volta un tribunale (cioè 3 giudici) dissero che se l'imputato non aveva soldi perché era in galera era colpa sua, che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e che chi non lavora si mette contro la Costituzione e quindi non ha diritto al patrocinio a spese dello Stato. Gli ho fatto, gratis, ricorso per cassazione e la Corte ha stroncato tale ragionamento; ma chi mi obbligava a fare ricorso gratis ? Quanti soggetti sono privati dei diritti di difesa in conseguenza di questi comportamenti ?

La prescrizione.

Il classico refrain è noto: gli avvocati hanno un duplice interesse a far durare di più i processi, guadagnano di più e cercano di arrivare alla prescrizione.

Guadagno.

Tra la teoria e la pratica c'è un abisso; non è sempre vero che un processo che dura più a lungo consenta ad un avvocato un compenso maggiore: chi esercita la professione per davvero, sa perfettamente che nella maggior parte dei casi i rinvii del processo non producono compensi.

Innanzi tutto forse non tutti sanno che il tempo tra un'udienza e l'altra è deciso dal giudice e che, contrariamente a quanto previsto dal codice, tale tempo è normalmente di molti mesi, nei quali non succede assolutamente nulla e l'avvocato non guadagna nulla. Il rinvio di un processo, anche applicando la tariffa forense, comporta onorari risibili, addirittura in perdita se il processo si svolge al di fuori del luogo di residenza dell'avvocato.

Prescrizione.

Io amo paragonare il processo penale ad una partita di calcio. Se valessero le stesse regole saremmo avanti anni luce (a cominciare dalla separazione delle carriere; ve l'immaginate Kakà che arbitra una partita del Milan ? In tribunale succede tutti i giorni !). Ma questo sarebbe un altro tema.

La squadra A sta vincendo 1 a 0 a metà del secondo tempo: cosa pensate che faranno i giocatori e che cosa consiglierà l'allenatore ? Sicuramente di rallentare il gioco per far trascorrere il tempo; fare melina. E' scorretto ? No. E' immorale ? No. Se un allenatore spingesse i giocatori all'attacco e così finisse per subire un goal chiunque direbbe che ha sbagliato.

Nel processo succede la stessa cosa: il pm impiega anni per fare arrivare il fascicolo al giudice (sarà oberato di lavoro lui, sarà oberato il giudice, di fatto ci vogliono normalmente anni per arrivare alla prima udienza dibattimentale, senza che l'avvocato abbia mai potuto interferire in alcun modo sulla durata del processo). Siamo già spesso nel secondo tempo, rispetto al termine della prescrizione. L'avvocato deve perseguire ogni modo lecito nell'interesse del proprio assistito. Qual è questo interesse? Avete mai visto un imputato rinunciare alla prescrizione ? (sì, la prescrizione è rinunciabile, anche se il 99,9999 % degli imputati non si avvale di questo diritto).

L'interesse è essere assolto, in via principale; in via subordinata arrivare alla prescrizione che comunque è quasi pari alla assoluzione (non mi dilungo sul punto). L'avvocato ha diritto ed è suo dovere difendere l'imputato e quindi anche "fare melina". Certo giocando; il portiere può essere ammonito se ritarda la rimessione del pallone in gioco; così anche il giudice può respingere richieste di prove irrilevanti o impedire domande ripetitive ecc. Ma così come i giocatori non sono sanzionabili se giocano nella propria metà campo, così l'avvocato non è sanzionabile se utilizza mezzi consentiti dall'ordinamento per rallentare il processo (ad, es. opponendosi alla acquisizione di verbali al posto dell'audizione diretta del teste, facendo domande pertinenti ai testi ecc.).

Finché le regole sono queste, le cose stanno così. Certo le regole si possono cambiare; innanzi tutto, la prescrizione è giusto che esista oppure no ? Sicuramente in ogni paese democratico devono esistere delle regole sulla prescrizione. Sicuramente l'imputato ha diritto ad avere un tempo certo entro il quale il processo deve essere celebrato.

Un aneddoto varrà a chiarire il concetto. Mi sono trovato pochi mesi fa ad assistere un imputato per un fatto avvenuto nel 1944 ! Trattandosi di omicidio, il fatto è imprescrittibile (già si vede che il legislatore ha previsto delle eccezioni; le eccezioni sono dei compromessi, si possono ampliare o restringere, la perfezione non esiste). Nel frattempo l'imputato, ultranovantenne, affetto da demenza senile, era impossibilitato a difendersi. Chiesta la sospensione del processo, la corte ha rigettato la mia istanza, dicendo che se aveva nominato un difensore di fiducia era sufficientemente sano di mente da seguire un processo (e poi si lamentano se faccio melina ?). Il punto però è un altro: se non ci fosse la prescrizione, saremmo ancora a celebrare processi per furti avvenuti nella prima Guerra Mondiale.

Axel però non dice di abolire la prescrizione ma che è illogico che la prescrizione non si fermi a processo iniziato. Io potrei dire che è illogico che la prescrizioni si fermi a processo iniziato e poi come la mettiamo ? Chi invoca la logica intende sottrarsi al contraddittorio. Axel espliciti perché la prescrizione si deve fermare, io dirò perché non si deve fermare ed il lettore stabilirà a quale opinione aderire. Sapete perché in Italia un processo civile dura 10 volte di più di un processo penale ? Perché nel civile il processo interrompe la prescrizione.

Se ciò avvenisse anche nel penale i processi durerebbero decenni. Perché i giudici non avrebbero più alcuna pressione per celebrarli. Perché i fascicoli rimangono anni in procura mentre in Cassazione, nel 90% dei casi, il processo si conclude in un solo anno? Perché quando il fascicolo è nelle mani del pm la prescrizione, di regola, è molto lontana, e quindi i procuratori se la prendono con calma. In cassazione invece, a ridosso della prescrizione, i giudici sono costretti a correre.

E' un po' il gioco del cerino acceso; più passa il tempo e più passa velocemente di mano in mano.
Se non ci fosse la prescrizione si rimarrebbe imputati per decenni. Nel frattempo il mio certificato dei carichi pendenti non è pulito, magari se sono imprenditore sono escluso da gare pubbliche, o non possono essere assunto in certi posti ecc. ecc. Senza la prescrizione sicuramente l'imputato avrebbe meno interesse a rallentare il processo (chi sa che alla fine andrà in galera ha comunque interesse a procrastinare il più possibile questo giorno) ma bisognerebbe anche trovare un altro metodo per obbligare i giudici a celebrare i processi in tempi ragionevoli. Ma ogni volta che si tenta di far fare qualcosa ai magistrati questi strillano che loro sono autonomi e indipendenti e che nessuno può imporgli tempi e modi ecc. ecc.

Un altro aneddoto servirà a chiarire la questione: anni fa di fronte ad un giudice civile una causa di un certo valore viene rinviata dal 12 febbraio a al 20 ottobre ore 11. L'attore, facendo presente che il proprio cliente è in gravi difficoltà economiche a causa del mancato pagamento di quanto secondo lui dovuto dal convenuto, prega il giudice di anticipare l'udienza. Il Giudice, con fare accondiscendente risponde: "allora rinviamo al 20 ottobre alle ore 9".

Sono d'accordo sul fatto che celebrare vari gradi di giudizio per poi buttare tutto nel cestino perché è maturata la prescrizione è una enorme perdita di tempo ed una sconfitta per la giustizia.
Ma sospendere i termini a vita è ancora più ingiusto.

La soluzione? Io non ho ricette miracolose, ovviamente il meglio sarebbe celebrare tutti i processi in tempi ragionevoli (più avanti illustrerò alcune soluzioni al riguardo) ma, finché ciò non sarà possibile, meglio fermare i processi "condannati" il prima possibile, come del resto fanno da anni alcuni colleghi di Axel: ficcano i fascicoli in un armadio e lo riaprono dopo 5 o 6 anni; automaticamente tutti i fascicoli si possono archiviare perché prescritti. Nessun processo, nessun costo, nessuna perdita di tempo.

Naturalmente ci sono figli e figliastri, per cui potete stare certi che se il processo ha un qualche interesse per il magistrato inquirente (anche legittimo, per carità) allora il fascicolo uscirà miracolosamente dall'armadio per essere mandato avanti celermente.

Meglio una bella lotteria, in Italia ce ne sono tante e tutte con lo Stato come maggiore azionista: ogni anno si stabilisce il numero di processi che, in un determinato tribunale, hanno la ragionevole aspettativa di arrivare alla sentenza definitiva e lo si sottrae dal totale dei procedimenti pendenti; il risultato è il numero dei processi da estrarre e mettere nel famoso armadio. Almeno sarebbe un sistema imparziale!

Mentre preparavo questo scritto è stato presentato il disegno di legge per la prescrizione breve. A scanso di equivoci mi vedo costretto a dire due parole anche su questo "feto malformato". In linea teorica la durata massima di un processo è addirittura preferibile alla prescrizione del reato (che quindi, a rigor di logica, dovrebbe rimanere sospesa); tuttavia è evidente che deve servire a tagliare gli eccessi, i processi tirati per le lunghe senza ragione, quindi riservata a casi eccezionali. I tempi indicati nel disegno di legge invece, condannano la maggior parte dei procedimenti; l'applicazione ai processi in corso finisce in molti casi per eliminare il secondo tempo durante l'intervallo. Non mi dilungo oltre perché spero tanto che venga radicalmente modificato; solo che quello che avevo scritto prima avrebbe potuto suonare oggi come un'adesione al progetto.

Rinnovazione del dibattimento in caso di mutamento del giudice.

La descrizione procedurale di Axel è corretta; se il giudice (o un membro del collegio cambia), il processo deve iniziare daccapo e le parti possono o meno consentire che sia data semplice lettura dei verbali anziché risentire i testi, periti ecc.; viceversa in appello i giudici leggono soltanto i verbali, senza risentire i testi ma con facoltà di riformare anche totalmente la sentenza di primo (assolvere un condannato o viceversa).

Axel lamenta la contraddittorietà dei principi, ma ritenendo, aprioristicamente, che siano le norme sulla rinnovazione del dibattimento sbagliate. Io sono invece dell'opinione che siano le norme sull'appello sbagliate, o comunque il frutto di un compromesso, al ribasso, tra garanzie difensive e celerità dei tempi processuali.

Ipotizziamo che abbia ragione Axel e che si riformi il codice nel senso che basti dare lettura dei verbali in caso di mutamento del giudice; accolto il principio, noi potremmo avere casi in cui tutto il dibattimento viene seguito dal giudice x, il quale poi, in vista della discussione finale, invia tutto l'incartamento (per posta ?) al giudice y, che ascolta soltanto la discussione finale ed emette la sentenza.

Visto che Axel ama il processuale comparativo, c'è un paese dove questo accade sistematicamente ? Negli Stati Uniti, per dire, sarebbe ammissibile che la giuria emettesse un verdetto senza aver assistito a nessuna udienza del processo ? Direi di no. Allora l'errore sta nell'appello e sarebbe più giusto rivedere le impugnazioni ed eventualmente prevedere l'annullamento della sentenza di primo grado e la ripetizione del processo. Poiché ciò sembrava estremamente gravoso, siamo nella attuale, ibrida situazione in cui un imputato ha un processo come si deve solo in primo grado.

Axel dice che il problema consiste soprattutto nel fatto che, lasciando decidere le parti se rinnovare o meno il procedimento, gli avvocati hanno tutto l'interesse a far ricominciare tutto daccapo al fine di guadagnare tempo in vista di una prescrizione. Il problema è: chi dovrebbe decidere ? Il giudice nuovo che non conosce le prove ? La soluzione certo non è agevole, tuttavia è evidente che solo le parti possono decidere quali prove debbano essere riassunte. Oltretutto, nella pratica, molte volte i testi si limitano a confermare quanto già detto in precedenza ed il tempo perso non è poi molto.

Irreperibili.

Axel vi ha raccontato la storiella del povero giudice costretto a fare il processo agli irreperibili. Sapete perché l'Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ? Perché nessun giudice, in Italia, aveva ritenuto fondate le innumerevoli censure sollevate molto spesso da difensori d'ufficio sull'iniquità di quel processo. Neppure la Corte Costituzionale aveva ritenuto quel regime contrario ai principi costituzionali. C'è voluta la corte europea per introdurre dei miglioramenti. Vogliamo sospendere tutti i processi agli irreperibili ? Bene, ma bisogna anche sapere cosa ciò comporta.

I cd. Boss mafiosi sarebbero tutti incensurati perché latitanti e perlopiù, irreperibili. Per fargli un processo bisognerebbe aspettare di trovarli. E quando li troviamo ? Ipotizziamo l'amicone amerikano di Bisignano sorpreso a guidare in stato di ebbrezza: i carabinieri solerti gli chiedono subito di eleggere domicilio in Italia; ovviamente lui non se la sente di eleggere domicilio a casa di Bisignano, l'albergo lo lascerà tra due giorni, per cui non sa cosa rispondere (non può infatti dare il proprio indirizzo di Manhattan); i carabinieri allora, gentili, gli suggeriscono di eleggere domicilio presso il difensore d'ufficio che gli sarà nominato (in molti casi senza neppure dirgli chi è).

Da qui in poi lo svolgimento del processo è identico a quello all'amerikano irreperibile: le notifiche le fanno al difensore, che non sa a chi rivolgersi, che non può optare per un rito alternativo ecc. ecc.
Proceduralmente non è più irreperibile, di fatto però lo è: chi lo trova più a processo finito se deve scontare una pena o pagare le spese ? Sarebbe bello che Axel vi avesse suggerito delle proposte per ovviare ai problemi da lui rilevati; il fatto è che molte volte i rimedi sono peggiori dei mali e che certe coperte troppo corte se tirate da una parte ne scoprono un'altra. Ma questo non ve l'ha detto.

Proposte per un miglioramento dei tempi della giustizia.

Soluzioni per celebrare tutti i processi in tempi ragionevoli comunque ci sarebbero. Axel e con lui molti altri magistrati affermano che occorre eliminare le "garanzie inutili" e semplificare il processo. Ma quali sono le garanzie inutili? Provate a prendere un vostro contratto di assicurazione (RC auto, malattia, infortunio, annullamento viaggi ecc.) e provate ad eliminare le "garanzie inutili" per risparmiare, supponendo che ogni garanzia in meno vi faccia risparmiare qualcosa: sono sicuro che ogni persona prudente e ragionevole scoprirebbe molte più garanzie mancanti che inutili. La garanzie non sono quasi mai inutili; il rispetto delle forme è la garanzia dell'equità del processo. Forse anche l'avvocato, che parla sempre troppo, è una garanzia inutile (del resto normalmente i brigatisti non vogliono avvocati, anche se poi noi glieli diamo lo stesso).

In realtà le garanzie esistono spesso per dissuadere gli inquirenti (polizia e pm) dal giocare in modo scorretto. Torniamo al calcio: perché il gioco pericoloso viene fischiato anche quando l'avversario non è stato neppure toccato ? Per evitare che i giocatori si facciano male, direte voi, si interviene anche prima del danno, a garanzia di futuri comportamenti più corretti. Ecco, la dichiarazione di una nullità nel processo penale, per esempio e allo stesso modo, serve anche ad indurre gli inquirenti al rispetto futuro della norma. Nell'ottica degli inquirenti invece, le garanzie sono ostacoli inutili: basta guardare le proposte avanzate dai magistrati per rendersi conto dello spirito inquisitorio: semplificare il processo significa, per la maggior parte di loro, consentire una più facile condanna dell'imputato. Ma sono pronto a confrontarmi anche sulle singole proposte, ovviamente.

Ci sono invece proposte da parte degli avvocati per accelerare i processi ? Da parte mia molte, ma parlo a titolo personale.

I riti alternativi non sono oggi abbastanza appetibili: troppo poco lo sconto fino ad 1/3 in caso di patteggiamento, l'impossibilità di patteggiare anche il titolo del reato è un'altra grave limitazione.
Sono d'accordo con Axel quando dice che la maggior parte dei processi dovrebbe essere definita con riti alternativi. Ma poiché non si possono obbligare gli imputati ad optare per un rito alternativo, occorre che il patteggiamento sia molto conveniente. Quindi: abolire il limite di 5 anni per il patteggiamento; proprio i processi per reati più gravi sono quelli che impiegano maggiormente i giudici dibattimentali, e sono anche quelli per cui non si può, di fatto, patteggiare (es.: il marito in un impeto di gelosia uccide la moglie, si costituisce, confessa ecc. ecc.; poiché la pena non sarà inferiore a 5 anni, è costretto a fare il processo - in dibattimento o in abbreviato - con facoltà di fare appello, ricorso per cassazione ecc., con enormi perdite di tempo e risorse).

Aumentare lo sconto di pena da 1/3 ad almeno la metà, eliminando esclusioni soggettive ed oggettive. Meglio condannare tutti a pene inferiori che condannarne uno e dichiararne prescritti due. Attualmente lo sconto per il patteggiamento è non superiore, ma in media astratta addirittura inferiore, a quello per l'abbreviato (mentre infatti per il patteggiamento lo sconto è fino ad 1/3, cioè da un giorno ad 1/3, per l'abbreviato è di 1/3 secco). Il vero vantaggio del patteggiamento è solo nel fatto che la pena è concordata prima della sentenza, mentre nell'abbreviato la pena è stabilita dal giudice.

Dichiarare la sentenza di patteggiamento immediatamente esecutiva: gli avvocati "devono" fare ricorso in cassazione contro il patteggiamento, quando l'imputato è a piede libero, per impedire che la sentenza diventi esecutiva e l'imputato debba scontare la pena. Se la sentenza di patteggiamento (e solo questa, che è una sentenza accettata esplicitamente dall'imputato) fosse esecutiva subito si eviterebbero migliaia di ricorsi in cassazione. La percentuale di ricorsi accolti avverso sentenze di patteggiamento credo che sia di uno su 10.000 (un rischio che si potrebbe correre).

Prevedere la possibilità per il Giudice di accogliere subito la richiesta di patteggiamento se ritiene non giustificato il rifiuto del pm. Molte volte i pm rifiutano un patteggiamento per ragioni ideologiche, perché ce l'hanno con l'imputato, insomma per mille ragioni che nulla hanno a che fare con lo spirito del codice. In questi casi il Gup è obbligato al rinvio a giudizio, il giudice dibattimentale obbligato a fare il processo. Alla fine però, se il giudice ritiene che il dissenso del Pm fosse ingiustificato, può accogliere la richiesta della difesa. Intanto quel pm ha fatto perdere mesi al giudice, ai cancellieri, agli ufficiali giudiziari, senza che nessuno mai gli possa chiedere conto di qualcosa. Se il giudice potesse accogliere subito la richiesta di patteggiamento molti processi si chiuderebbero nelle fasi preliminari.

Ridurre il numero dei reati. L'elenco potrebbe essere infinito e mi pare che anche Axel concordi con questa misura.

Abolire le amnistie. Se un imputato è convinto che arriverà un'amnistia nessuno potrà convincerlo a patteggiare.

Intervenire sul sistema di notifiche. É evidente che non si può fare un processo senza avvisare la persona che lo sta subendo. Considerato che la maggior parte delle notifiche avviene per posta e vista la qualità del servizio postale in Italia la pluralità di notifiche serve anche a garantire nel tempo sia la persona sottoposta all'indagine sia il titolare del procedimento della regolarità sostanziale delle stesse. Quanto alle forme della notifica sarebbe ora che anche i magistrati accettassero gli stessi mezzi che usano nei confronti degli avvocati: essi possono mandare avvisi per fax o per e-mail, ma gli avvocati invece no; vi sembra normale ? Certo si potrebbero semplificare alcune cose e ridurre alcune notifiche, oppure prevedere di farle presso il difensore, ma certo non sempre e non tutte. É vero per esempio che dopo l'udienza preliminare se l'imputato non era presente deve essergli notificato il decreto che dispone il giudizio, ma Bisignano omette di dire che nel corso dell'udienza preliminare il fatto contestato può essere modificato senza avvisare l'imputato, per cui io posso entrare dal Gup accusato di un reato qualsiasi ed uscirne imputato di omicidio. L'utilizzo della Polizia Giudiziaria per le notifiche è, prima ancora che uno sperpero di denaro pubblico, un atto illegittimo delle Procure, come illegittimo è l'utilizzo di appartenenti alle sezioni di Polizia Giudiziaria per adibirli a segretari personali dei procuratori della Repubblica.

Selezionare i giudici in base alle caratteristiche per un determinato ruolo. In nessuna impresa del mondo un posto chiave viene assegnato ad un manager solo perché più anziano degli altri: è ciò che avviene sistematicamente al CSM per la nomina dei giudici ai vari incarichi. Un giudice dell'udienza preliminare deve essere in grado di definire il maggior numero di procedimenti, convincendo avvocati, pm e imputati ad una soluzione alternativa. Occorre saper ascoltare, essere accondiscendenti, irrogare pene basse, essere disposti a derubricare i reati gravi in meno gravi quando appare ragionevole ecc. Mettere un giudice mentalmente rigido in una tale posizione significa la catastrofe: pochi riti alternativi, mole di processi al dibattimento e incapacità di smaltimento.
Ci sono tribunali in cui all'udienza preliminare vengono definiti l'80 % dei procedimenti ed altri in cui se ne definisce solo 30%. Guai però a criticare il magistrato: come noto essi sono intoccabili, incriticabili e decidono solo e sempre secondo coscienza.

Nel mondo reale, un'impresa che applicasse le regole del CSM fallirebbe nel giro di un anno; non ci si può quindi meravigliare, se la giustizia è al collasso.
Conclusivamente, io credo che queste misure (ma ovviamente le possibili sono anche molte altre), da sole sarebbero sufficienti a far decollare i riti alternativi e quindi a consentire la rapida celebrazione di quelli restanti. Ci sarebbe spazio anche per l'irriducibile che vuole dibattere un processo morto: alla fine prenderà il doppio dei suoi concorrenti e sarà di esempio a decine di altri. Invece ancora oggi ci sono imputati che in seguito al dibattimento vengono condannati a pene inferiori a quelle di chi ha patteggiato.

Perché ? Lo ha spiegato Axel e riporto le sue testuali parole.

Lo Stato evita il dibattimento con tutti i rischi ed i costi ad esso connessi e, in cambio concede lo sconto di pena. A molti, anche tra i miei colleghi, il principio non và giù, perché ritenuto ingiusto.

I giudici non si limitano ad applicare le leggi; a volte le distorcono le ignorano, le travolgono, le disapplicano, sempre impunemente, ovviamente. La legge Pinto, che ha stabilito risarcimenti per l'eccessiva durata dei procedimenti, prevede che in caso di condanna dello Stato la sentenza debba essere trasmessa al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione per l'eventuale esercizio dell'azione disciplinare. Un paio d'anni questi si giustificava nel seguente modo per il mancato avvio di un solo procedimento disciplinare nei confronti di magistrati: poiché è sanzionabile il ritardo nella trattazione dei procedimenti solo se reiterato e poiché io ricevo una sola sentenza di condanna per volta, non posso mai dire che un magistrato, per quanto in ritardo, abbia posto in essere una condotta reiterata.

Questo è l'atteggiamento generale ...

 

65 commenti (espandi tutti)

[...]in via subordinata arrivare alla prescrizione che comunque è quasi pari alla prescrizione [...]

Forse doveva essere: in via subordinata arrivare alla prescrizione che comunque è quasi pari all'assoluzione?

Che poi glissi sull'argomento: come potrebbe essere "quasi pari"? Essere assolto per non aver commesso un fatto è quasi pari a ingannare la giustizia traccheggiando abbastanza a lungo per arrivare alla prescrizione?

Sapete perché in Italia un processo civile dura 10 volte di più di un processo penale? Perché nel civile il processo interrompe la prescrizione.

Mi spiace, ma questa affermazione deve essere dimostrata. A me, da semplice cittadino, sembra piuttosto che il problema riguardi le risorse dedicate: troppe cause civili e pochi giudici. In ogni caso dovresti dimostrare:

  1. Che le cause civili durano 10 volte più di un processo penale; cosa che, a senso, mi sembra un'enorme fesseria: il processo penale dura in media 7 anni e mezzo, dalle tue parole sembra che il processo civile duri pure 7 anni e mezzo.
  2. Che la causa di questa disparità sia la mancanza di prescrizione.

Francamente per la prescrizione sarei per il metodo (tedesco?) per cui non può più scattare dopo la sentenza di primo grado. A quel punto almeno un giudice ha deciso. D'altro canto, perché la prescrizione favorirebbe la durata breve del processo? Le udienza le fissa il giudice che non è parte in causa: o forse vuoi farci credere che il giudice ha interesse a condannare l'imputato? Anche senza prescrizione l'interesse del giudice è quello di arrivare quanto prima a sentenza per dimostrarsi "produttivo".

Hai fatto il paragone con la partita di calcio: bene, con il sistema attuale c'è una squadra che parte da un 4-0 ad ogni partita e che avrà sempre interesse a perdere tempo. Nel tuo parallelo hai dimenticato questo piccolo particolare: mi sembra un bel po' disonesto da parte tua. A questo punto mi sento di (ri)correggere questa tua frase:

L'interesse è essere assolto, in via principale; in via subordinata arrivare alla prescrizione [...]

L'interesse è essere assolto solo se non si è colpevoli o se è difficile provare la colpevolezza; se invece si è colpevole e le prove sono molte e concrete allora l'unico interesse è arrivare alla prescrizione. Immagina che un imputato abbia corrotto un testimone: tale testimone mette per iscritto il fatto, ci sono le prove, la sua testimonianza, insomma l'imputato non ha alcuna possibilità di provare il contrario; a quel punto l'unica strada è quella di traccheggiare e puntare alla prescrizione.

Mi scuso e ti ringrazio dell'errore rilevato. In effetti la frase avrebbe dovuto essere "arrivare alla prescrizione che è quasi pari all'assoluzione.

Il "quasi pari" è stato equivocato: non mi riferivo all'aspetto morale ma procedurale: l'assoluzione nel merito o per prescrizione, sotto il profilo penale, si equivalgono (non parliamo delle questioni civili o extrapenali, perchè sarebbe lungo e tecnico).

Molte volte la prescrizione arriva da sola, senza che l'imputato abbia fatto nulla per raggiungerla.

Francamente per la prescrizione sarei per il metodo (tedesco?) per cui non può più scattare dopo la sentenza di primo grado. A quel punto almeno un giudice ha deciso. D'altro canto, perché la prescrizione favorirebbe la durata breve del processo?

 Perchè i giudici non amano farsi precrivere i processi quando li hanno in carico loro, per cui se si accorgono che la prescrizione è vicina accelerano.

Per cui i processi vanno tanto più veloci quanto più è vicina la prescrizione. Veloci non vuol dire necessariamente che le udienze si fanno in minor tempo, ma che vengono calendarizzati prima di altri.

L'interesse è essere assolto solo se non si è colpevoli o se è difficile provare la colpevolezza; se invece si è colpevole e le prove sono molte e concrete allora l'unico interesse è arrivare alla prescrizione.

 Proprio in questi casi dovrebbero funzionare i riti alternativi che, come ho detto, non sono abbastanza appetibili.

Se si deve affrontare il processo però è come dici tu: del resto se una squadra palesemente inferiore ne incontra una superiore la prima cercherà di rallentare il gioco il più possibile, sapendo di non poter competere.

Tuttavia questo non autorizza a ritenere inutile un termine oltre il quale il processo non dovrebbe procedere, come garanzia per l'imputato che può essere sospeso dal servizio, angosciato dal processo, escluso da attività pubbliche e private ecc. proprio a causa della pendenza del processo.

Sulla durata delle cause, trascrivo un passo di fonte attendibile:

DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI [CIVLI]:

Considerando la durata media effettiva in mesi di tutti i ricorsi definiti in Corte, la situazione negli ultimi 5 anni è stazionaria, ma sempre inferiore alla stima con la formula di giacenza, oscillando tra un minimo di 29 (866 g.) ad un massimo di 32 (954 g.) mesi in seguito agli aumenti delle pendenze (pagine 8 e 9).

DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI [PENALI]:

La durata media effettiva dei procedimenti è stazionaria: nel 2002 è di 8 mesi (238 g.), nel 2003 e nel 2004 di 7 mesi (rispettivamente 238 e 212 g.), per ritornare poi nel 2005, 2006 e 2007 a 8 mesi (231, 239, 249 g.).

Fonte: CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Inaugurazione Anno Giudiziario 2008

Vincenzo Carbone

"Relazione sull’amministrazione della giustizia nell'anno 2007"

Roma, 25 gennaio 2008

Come vedi non sono dati che invento io e parliamo solo della Cassazione, la situazione davanti ai giudici di merito è anche peggiore.

30 mesi sono 2 anni e mezzo: se i ricorsi penali dovessero aspettare tanto più della metà dei processi arriverebbero alla prescrizione.

Il "quasi pari" è stato equivocato: non mi riferivo all'aspetto morale ma procedurale: l'assoluzione nel merito o per prescrizione, sotto il profilo penale, si equivalgono.

Ok, questo mi era già chiaro; capirai che per me, comune cittadino se uno è assolto per prescrizione, ma viene comunque riconosciuto come colpevole di furto rimane pur sempre un ladro.

Molte volte la prescrizione arriva da sola, senza che l'imputato abbia fatto nulla per raggiungerla.

Non fatico ad immaginarlo.

Perchè i giudici non amano farsi precrivere i processi quando li hanno in carico loro, per cui se si accorgono che la prescrizione è vicina accelerano. Per cui i processi vanno tanto più veloci quanto più è vicina la prescrizione. Veloci non vuol dire necessariamente che le udienze si fanno in minor tempo, ma che vengono calendarizzati prima di altri.

Francamente non capisco perché i giudici dovrebbero comportarsi in questo modo: non hanno incentivi particolari a non far prescrivere, che io sappia. Un processo prescritto è un processo concluso = meno lavoro per il giudice: se mancano due udienze alla conclusione di un processo e un mese alla prescrizione se calanderizzo tra 32 giorni ho la certezza di dover fare un'udienza in meno (sto banalizzando, lo so); o mi sfugge qualcosa?

[...] Tuttavia questo non autorizza a ritenere inutile un termine oltre il quale il processo non dovrebbe procedere, come garanzia per l'imputato che può essere sospeso dal servizio, angosciato dal processo, escluso da attività pubbliche e private ecc. proprio a causa della pendenza del processo.

Concordo con te: è per questo che mi piace il modello di "prescrizione fino a prima sentenza di colpevolezza". Da quel momento in poi abbiamo almeno un giudice (due considerando il GIP?) che ha ritenuto l'imputato colpevole. A quel punto non c'è più motivo per le due parti di traccheggiare; in più si potrebbe prevedere una sorta di limite temporale al processo che incida sullo stipendio del giudice, il che potrebbe essere un incentivo a calendarizzare razionalmente, se proprio vogliamo evitare il pericolo di "imputato continuamente sotto processo".

[...]Come vedi non sono dati che invento io e parliamo solo della Cassazione, la situazione davanti ai giudici di merito è anche peggiore. [...]

Grazie per i numeri forniti: da essi deduco che il rapporto è 1 a 4 (al più) e non 1 a 10 come avevi scritto; il sette anni e mezzo (all'incirca) è il mio ricordo di una dichiarazione del ministro Alfano (riferito all'intera durata dei processi, fino alla Cassazione).

Però io di domande ne avevo fattte due: una quantitativa (a cui hai risposto dandomi ragione), l'altra di causalità, la cui risposta sembra essere "Ai giudici dà fastidio dover prescrivere un processo." Io, francamente, ragiono in questi termini: quali sono le cause della lentezza di un processo? Le risposte che mi sono dato sono 3:

  1. I giudici sono fannulloni: da quello che ho letto (qui e altrove) e visto con i miei occhi non pare essere il caso italiano, ma non lo escludo.
  2. Le risorse sono poche: ci sono pochi giudici, poche aule, pochi impiegati, pochi soldi. Per quanto letto e visto direi che questo è sicuramente vero. Il legislatore italiano ha pochissima voglia di spendere soldi per i controllori e meno ancora per fare norme che semplifichino il lavoro del controllore.
  3. Uno o più attori hanno interesse a rallentare il procedimento.

Il punto è che i casi 1 e 2 sono comuni tanto al processo penale quanto al civile: solo che il 2 mi sembra molto più grave nel caso del civile che in quello penale (mi sbaglierò, ovviamente e sarò pronto a correggermi). Il caso 3, contrariamente a quanto sostieni, è per me presente anche nel caso civile: il querelato o il querelante stesso potrebbero avere interesse a tenere la controparte sotto scacco. Ad esempio, una grossa azienda che sa di essere nel torto ha tutto l'interesse a dilazionare i tempi quanto più possibile, sperando che il querelante cessi la sua battaglia (per qualunque impedimento).

Ti dirò di più: il paragone non andrebbe fatto con il processo civile, ma con l'unico processo penale che non va in prescrizione: quello per omicidio. Ecco, un'evidenza statistica che rilevi come un processo per omicidio duri 10 volte un qualunque altro processo penale sarebbe di conforto alla tua tesi. Perché il paragone non va fatto con il civile? Perché un processo penale prima o poi scade comunque: se per aggiotaggio la prescrizione è (dico per dire) 7 anni e il rinvio a giudizio avviene 3 anni dopo il fatto questo processo non può durare (a grandi linee) più di 4 anni.

Ok, questo mi era già chiaro; capirai che per me, comune cittadino se uno è assolto per prescrizione, ma viene comunque riconosciuto come colpevole di furto rimane pur sempre un ladro.

Questa tua obiezione mi obbliga ad entrare nel dettaglio di questioni procedurali.

Non è proprio così: la prescrizione può intervenire già in primo grado e allora nessuno può dire se l'imputato era colpevole o innocente.

Può intervenire dopo una sentenza di condanna e allora il giudice di un grado successivo dichiara la prescrizione se non è evidente la sua innocenza (che vuol dire che forse sarebbe stato assolto lo stesso, ma con "studio approfondito") o anche se è evidente la sua colpevolezza.

Se anche fosse un ladro reo confesso, per te rimane tale, ma per il sistema penale rimane incensurato. La differenza non è poca cosa.

in più si potrebbe prevedere una sorta di limite temporale al processo che incida sullo stipendio del giudice, il che potrebbe essere un incentivo a calendarizzare razionalmente, se proprio vogliamo evitare il pericolo di "imputato continuamente sotto processo".

Bella questa: io mi scrivo la risposta e la metto da parte, intanto lascio rispondere Axel, che è un magistrato; vedrai che lui avrà mille ragioni per considerare questa proposta assurda (in parte avrà anche ragione, del resto non è che si può dare la colpa di tutto ai magistrati).

"Ai giudici dà fastidio dover prescrivere un processo." Io, francamente, ragiono in questi termini: quali sono le cause della lentezza di un processo? Le risposte che mi sono dato sono 3

  1. I giudici sono fannulloni: da quello che ho letto (qui e altrove) e visto con i miei occhi non pare essere il caso italiano, ma non lo escludo.
  2. Le risorse sono poche: ci sono pochi giudici, poche aule, pochi impiegati, pochi soldi. Per quanto letto e visto direi che questo è sicuramente vero. Il legislatore italiano ha pochissima voglia di spendere soldi per i controllori e meno ancora per fare norme che semplifichino il lavoro del controllore.
  3. Uno o più attori hanno interesse a rallentare il procedimento.

:

1) a parte casi isolati, di cui non ha senso parlare i giudici non sono fannulloni.

2) le risorse sono poche: ni, nel senso che l'Italia non spende meno degli altri paesi europei; sicuramente spende male, ci sono sedi giudiziarie assolutamente improduttive e soprattutto si vogliono celebrare troppi processi. Troppi reati, troppi dibattimenti, pochi riti alternativi.

Del resto ci sono studi secondo cui gli intasamenti stradali si autoalimentano: dopo un certo tasso, il traffico genera altro traffico, e via così in un circolo vizioso.

3) le parti, cioè gli imputati e i loro avvocati, hanno interesse a rallentare i processi nella prospettiva di arrivare alla prescrizione, diciamo dal secondo tempo calcistico in poi.

Io sarei più favorevole alle altre riforme che ho indicato, un anno in più o in meno di prescrizione non cambierebbe le cose anzi: si prescriverebbero inizialmente meno reati, con la conseguenza di un aumento dei procedimenti, che causerebbe un ritardo di tutti gli altri, e di nuovo la prescrizione anche se più lunga.

 

 

Questa tua obiezione mi obbliga ad entrare nel dettaglio di questioni procedurali. Non è proprio così: la prescrizione può intervenire già in primo grado e allora nessuno può dire se l'imputato era colpevole o innocente.

Può intervenire dopo una sentenza di condanna e allora il giudice di un grado successivo dichiara la prescrizione se non è evidente la sua innocenza (che vuol dire che forse sarebbe stato assolto lo stesso, ma con "studio approfondito") o anche se è evidente la sua colpevolezza.

Se anche fosse un ladro reo confesso, per te rimane tale, ma per il sistema penale rimane incensurato. La differenza non è poca cosa.

Grazie per la spiegazione: erano tutte cose che già conoscevo. Resta il fatto che se tecnicamente un prescritto e pur sempre un prescritto per il comune cittadino la cosa cambia e non di poco.

Bella questa: io mi scrivo la risposta e la metto da parte, intanto lascio rispondere Axel, che è un magistrato; vedrai che lui avrà mille ragioni per considerare questa proposta assurda (in parte avrà anche ragione, del resto non è che si può dare la colpa di tutto ai magistrati).

Era buttata lì per dare un incentivo ai giudici: come tale ha ovviamente diversi difetti. L'ideale è dare premi di produttività sulla base del numero di udienze o parametri simili, stabilendo un minimo da rispettare.

1) a parte casi isolati, di cui non ha senso parlare i giudici non sono fannulloni.

Il fatto che sia un avvocato a dirlo rafforza l'idea di una magistratura efficiente.

2) le risorse sono poche: ni, nel senso che l'Italia non spende meno degli altri paesi europei; sicuramente spende male, ci sono sedi giudiziarie assolutamente improduttive e soprattutto si vogliono celebrare troppi processi. Troppi reati, troppi dibattimenti, pochi riti alternativi. Del resto ci sono studi secondo cui gli intasamenti stradali si autoalimentano: dopo un certo tasso, il traffico genera altro traffico, e via così in un circolo vizioso.

Era una cosa che avevo intuito: grazie della conferma.

3) le parti, cioè gli imputati e i loro avvocati, hanno interesse a rallentare i processi nella prospettiva di arrivare alla prescrizione, diciamo dal secondo tempo calcistico in poi. Io sarei più favorevole alle altre riforme che ho indicato, un anno in più o in meno di prescrizione non cambierebbe le cose anzi: si prescriverebbero inizialmente meno reati, con la conseguenza di un aumento dei procedimenti, che causerebbe un ritardo di tutti gli altri, e di nuovo la prescrizione anche se più lunga.

Per questo credo sia importante modificare il modo in cui entra in gioco la prescrizione: per togliere alle parti in causa uno dei motivi per cui rallenta il gioco. Per me l'idea di rendere impossibile la prescrizione dopo il primo giudizio di colpevolezza dovrebbe essere un giusto compromesso tra la garanzia di un giudizio in tempi ragionevoli e quelli dell'imputato di essere giudicato (a quel punto è stato giudicato almeno da un giudice e dal GUP).

Essere assolto per non aver commesso un fatto è quasi pari a ingannare la giustizia traccheggiando abbastanza a lungo per arrivare alla prescrizione?

secondo Berlusconi, sì

Questo articolo è molto interessante (così come quelli di Axel). Le differenti opinioni, tra Avvocati e PM, su come migliorare il processo sono ovviamente influenzate dal diverso punto di vista,dovuto al differente ruolo, da cui si parte per affrontare la questione. Personalmente posso farmi un'opinione ma non ho la competenza per essere certo che sia quella giusta.

Una cosa salta però all'occhio: l'operato dei magistrati viene giudicato fra loro stessi, questo mi sembra, da un punto di vista procedurale, profondamente sbagliato. Non ho nessun sistema alternativo da proporre, ma credo che ogni riforma della giustizia debba fare i conti con questa situazione, che io trovo un controsenso.

PS

Avvocato, complimenti per la home page! :D Alla faccia del "captatio benevolentiae"!

Gentile Signor Coran, innanzitutto grazie, e poi, non sparisca...

Lei ha scritto un post di 5.000 parole, mi perdonerà se rispondo in più volte, il tempo è tiranno.

Incomincio con una difesa di ufficio di Axel Bisignano, che poi provvederà a bonificarmi i 400 euro.

Lei rimarca che Axel ha scritto:

Se quello che il testimone riferisce davanti al giudice è diverso da quanto verbalizzato durante le indagini, il PM fa notare la circostanza al testimone. Se questi non conferma il verbale, il PM non può fare assolutamente nulla.

Che, secondo lei, è in contraddizione con:

Gli avvocati penalisti, negli anni '90 hanno fatto una battaglia assolutamente sacrosanta e giusta per ottenere la possibilità di controesaminare i c.d. chiamanti in correità, vulgo "pentiti"......Trattasi di principio condivisibile.

Allora nel primo caso abbiamo un teste, ovvero una persona estranea ai fatti, ma che li racconta, ma che per le parti rimane un teste, nel secondo caso abbiamo una persona che non solo ha visto o sentito, ma ai fatti ci ha partecipato, e se parla è solo per salvarsi il culo. I due casi sono un tantino diversi.

Una cosa è che io vedo Axel che spara a un tipo, altra cosa è che io e Axel facciamo un agguato a XZY e gli spariamo, poi la polizia mi arresta e io dico: "è stato Axel a sparare per primo, ha organizzato tutto lui, anzi io non ci volevo nemmeno andare". A questo punto è un principio condivisibile che l'avvocato Coran contro interroghi me, perchè io potrei avere interesse a dire il falso.

In questo caso, mi sembra, lei abbia confuso mele con pere..

Secondo punto (Axel qui è molto più difficile, ho dovuto pure studiare, mi sa che non ce la facciamo con 400 euro..), Axel scrive:

È possibile evitare questa situazione di impasse anticipando la possibilità di controesame davanti al giudice con un cosiddetto incidente probatorio, durante il quale l'audizione mediante esame e controesame da parte del difensore si svolge davanti al Giudice delle indagini preliminari. In questa fase Tizio può avvalersi della facoltà di non rispondere o raccontare impunemente qualsiasi cosa perché tanto lui non è ancora un testimone.

La situazione di impasse è evidente, Axel chiede semplicemente che sia possibile già davanti a un giudice (e non il Pm, o negli scantinati della polizia) stabilire, tramite un controinterrogatorio da parte del suo difensore, se chi e come abbiamo sparato a ZXY, che perlomeno quando si arriva al processo a suo carico le posizioni di tutti sono già chiare, e si fa il processo, non si deve ricominciare da capo.

A meno che l'obiettivo non sia arrivare a fine partita a quello 0-0 che mi garantisce la qualificazione e relativo premio..., ma di questo le chiederò in un altro post.

P.s.

La sua polizza è scaduta, secondo il suo sito, nell'aprile 2009, la invito a rinnovarla, o aggiornare il sito..-).

 

Non considero mele e pere così diverse: il verbale del mio ex compare di agguati è trattato come il verbale di un teste estraneo, che forse ce l'ha con me o ha avuto paura di chi lo interrogava o, come più spesso accade, ha risposto cercando di compiacere l'interrogante.

Interrogante che scrive lui il verbale: Lei non ha idea di quanto i riassunti delle risposte possano alterare il senso delle affermazioni originarie (non a caso nel processo penale la regola è la trascrizione integrale e non il riassunto).

Il principio è che la prova si forma davanti al giudice: se si acquisisce il verbale redatto dalla Polizia o dal Pm non significa ricominciare daccapo, perchè io, accusato, nel momento in cui sentivano il tizio, ero escluso dal gioco. Certamente alcune cose si potrebbero migliorare, ma i principi devono essere visti nella generalità dei casi; l'eccezione conferma la regola, si dice, nel senso che non può metterla in discussione visto che va bene per tutti gli altri casi.

Allora è giusto che il testimone venga sentito nel contraddittorio: Lei non ha idea quante volte mi devo opporre a domande suggestive del Pm; una domanda suggestiva è in grado di alterare le risposte del teste, anche in buona fede.

Ma se io non c'ero quando facevano il verbale allora quella non è una prova assunta in contraddittorio e quindi è giusto che non sia utilizzata contro di me.

P.S. è "scaduto" il sito, la polizza per fortuna no.

 

Sapete perché in Italia un processo civile dura 10 volte di più di un processo penale ? Perché nel civile il processo interrompe la prescrizione.

Questa è un'argomentazione suggestiva che non può attecchire su queste pagine.

Già ti è stato fatto notare da un lettore non giurista, con il semplice uso del buon senso. Aggiungo qualcosa io da avvocato.

In primis è semplicemente assurdo confrontare la prescrizione civile (ed i suoi effetti sul processo civile) con la prescrizione del reato (ed i suoi effetti sul processo penale).

Nel primo caso, infatti, oggetto di prescrizione è un diritto di una parte privata. Nel secondo è il "diritto" dello Stato a punire chi commette un reato. Ora, è ovvio che ad un diritto può rinunciare solo ed esclusivamente il titolare di esso. Lo Stato, attraverso la legge, rinuncia al suo diritto di punire il reo, quando è trascorso un certo tempo dalla commissione del reato. Ma non si può in alcun modo OBBLIGARE il privato a rinunciare al suo diritto, contro la sua volontà, alla scadenza di un certo termine.

A prescindere da questa considerazione, diversi sono gli effetti che le due prescrizioni hanno sul relativo processo.

Per quanto riguarda quello penale, la prescrizione è una delle cause per le quali il processo dura molto.

Lo dici tu stesso:

I riti alternativi non sono oggi abbastanza appetibili

Non credi che il fatto che nel nostro paese esista un istituto in base al quale, trascorso un certo tempo, lo Stato rinuncia alla sua pretesa punitiva, sia uno dei motivi principali che rende i riti alternativi non abbastanza appetibili?

Hai fatto un paragone calzante con una partita di calcio. Hai sostenuto, giustamente, che nell'interesse del tuo cliente scegli il rito che ti da più possibilità di arrivare alla prescrizione, perchè 

Finché le regole sono queste, le cose stanno così

e poi scrivi che l'istituto della prescrizione velocizza il processo penale? 

E inoltre scrivi:

 Chi invoca la logica intende sottrarsi al contraddittorio. Axel espliciti perché la prescrizione si deve fermare, io dirò perché non si deve fermare ed il lettore stabilirà a quale opinione aderire.

E allora posso chiederti di esplicitare perchè l'interruzione della prescrizione allunga il processo civile?

Detto questo, io avevo già sottolineato alcune delle cose che hai scritto tu circa il luogo comune dell'avvocato che fa i trucchi di magia con le carte per allungare il processo e avevo anche espresso la convinzione che sarebbe opportuno rivedere la disciplina della sospensione condizionale della pena ed elaborare un sistema migliore di pene alternative, proprio nell'ottica di rendere più appetibili i riti alternativi.

Non mi ripeterò, perchè mi scoccia.

Una cosa, però, voglio dirla. 

Mi sono un pò rotto le scatole di leggere sui giornali, sui blog, sui forum ecc. ecc. solo ed esclusivamente delle magagne del processo penale. L'influenza e l'importanza del processo penale, infatti, tutto sommato è minima in relazione alla vita sociale ed economica di un paese civile. Di fondamentale importanza, al contrario, è il sistema civilistico.

Sembrerà assurdo ai più, ma il fatto che un privato cittadino debba affrontare un'odissea per sfrattare il suo inquilino o per recuperare il suo credito di 2.000 € e via discorrendo è molto, molto, molto più terribile, drammatico e dannoso (a livello complessivo) del fatto che molti delinquenti beneficino della prescrizione.

A causa di Berlusconi non si fa che parlare di processo penale e di delinquenti... e intanto le persone perbene penano le pene dell'inferno.

Non credete che per un blog come questo che, diciamolo, è seguito a livello istituzionale, vede la partecipazione di cervelli di tutto rispetto e fa "opinione", sia arrivato il momento di parlare di giustizia civile? Io suggerisco a chi di dovere di cercare di coinvolgere qualche giudice civilista e magari operante in realtà più problematiche di Bolzano, piuttosto che continuare ad approfondire un argomento di "scarsa" importanza, come il processo penale.

Io non ho confrontato la prescrizione penale e quella civile che, come giustamente dici tu, sono completamente diverse.

Devi però ammettere che:

1) l'inzio di un processo civile sospende la prescrizione

2) l'inizio di un processo penale non sospende la prescrizione

3) i giudici penali non sono contenti se un processo si prescrive in mano loro

4) i giudici civili non hanno questa preoccupazione

5) i processi civili durano enormemente più dei penali (vedi la risposta che ho già dato a Casillo, con le statistiche della cassazione).

6) se la media dei processi penali fosse pari a quella dei processi civili sarebbero tutti prescritti (diciamo il 90%).

La mia non è un'argomentazione suggestiva: decine di volte un processo è stato fissato con urgenza per evitare la prescrizione. Ogni giorno i giudici, nel rinviare un processo per un motivo o per l'altro, accompagnano l'ordinanza con la considerazione che "tanto la prescrizione è lontana".

Alcuni processi vengono abbandonati perchè la prescrizione è così vicina da non poter essere evitata.

Quando mai nel civile a qualcuno importa quando è cominciata la causa ? Magari già durata anni in un grado precedente ?

Quanto ai problemi del civile, io mi ero assunto l'onere di rispondere a Bisignano e già ci ho messo un'eternità. Se è più importante questo o quello non mi interessa, anche perchè altrimenti dovremmo parlare solo della fame nel mondo.

Non credete che per un blog come questo che, diciamolo, è seguito a livello istituzionale, vede la partecipazione di cervelli di tutto rispetto e fa "opinione", sia arrivato il momento di parlare di giustizia civile? Io suggerisco a chi di dovere di cercare di coinvolgere qualche giudice civilista e magari operante in realtà più problematiche di Bolzano, piuttosto che continuare ad approfondire un argomento di "scarsa" importanza, come il processo penale.

Non faccio parte della redazione, ma so come funziona nFA.Non credo ci sia una volontà editoriale di discutere di giustizia penale, semplicemente abbiamo trovato Axel che ha dato la sua disponibilità a documentare cio che conosce.Non credo che un club di economisti sia culturalmente portato a sottovalutare il processo civile, piuttosto mancano le competenze.

Se conosci la persona adatta per affrontare la questione o hai voglia di impegnartici di persona (possibilmente con nome e cognome, ma se è un problema basta che dici chi sei alla redazione e puoi restare anonimo ai più) faccelo presente.

 

Non faccio parte della redazione, ma so come funziona nFA.Non credo ci sia una volontà editoriale di discutere di giustizia penale, semplicemente abbiamo trovato Axel che ha dato la sua disponibilità a documentare cio che conosce.Non credo che un club di economisti sia culturalmente portato a sottovalutare il processo civile, piuttosto mancano le competenze.

Se conosci la persona adatta per affrontare la questione o hai voglia di impegnartici di persona (possibilmente con nome e cognome, ma se è un problema basta che dici chi sei alla redazione e puoi restare anonimo ai più) faccelo presente.

 

Ci tengo a precisare che la mia considerazione non era rivolta in particolare alla linea editoriale di NoisefromAmerika nè personalmente al collega Francesco Coran che ha giustamente parlato dell'argomento che gli è stato chiesto di affrontare.

Volevo semplicemente sottolineare che è in atto una sovraesposizione mediatica del problema della giustizia penale (che pure esiste), mentre il sistema civilistico (forse perchè argomento meno "affascinante") non è mai approfondito più di tanto. A parte qualche servizio della trasmissione "report" (che io ricordi) non si parla mai come si dovrebbe della giustizia civile. E con questo credo di avere risposto anche al collega Coran

Io posso anche provare ad affrontare la questione, ma solo come piccolo "input" per un approfondimento che dovrà necessariamente coinvolgere qualcuno più autorevole di me. Quello che posso riportare è un'esperienza personale, ma credo sia necessario coinvolgere giudici o avvocati con più esperienza di me.

 

Devi però ammettere che:

1) l'inzio di un processo civile sospende la prescrizione

2) l'inizio di un processo penale non sospende la prescrizione

3) i giudici penali non sono contenti se un processo si prescrive in mano loro

4) i giudici civili non hanno questa preoccupazione

5) i processi civili durano enormemente più dei penali (vedi la risposta che ho già dato a Casillo, con le statistiche della cassazione).

6) se la media dei processi penali fosse pari a quella dei processi civili sarebbero tutti prescritti (diciamo il 90%).

 

Io ammetto tutto quello che vuoi, ma continuo a non capire una cosa:

Tu scrivi: 

Sapete perché in Italia un processo civile dura 10 volte di più di un processo penale ? Perché nel civile il processo interrompe la prescrizione.

Ne deduco, correggimi se sbaglio, che a tuo parere il fatto che l'inizio di un processo interrompa la prescrizione abbia come conseguenza l'allungarsi del tempo necessario per la celebrazione di quel processo e motivi questa tua convinzione con il sillogismo in 6 punti di cui sopra.

Il problema è che tutto questo ragionamento si basa sulla premessa che la prescrizione del reato sia assimilabile alla prescrizione del diritto del privato. E' questo, me lo concederai, è aberrante per i seguenti motivi:

1) E' inevitabile che l'inizio del processo civile (ma in realtà lo stesso effetto lo ha qualsiasi lettera di messa in mora o richiesta di adempimento) interrompa il termine di prescrizione del diritto. O forse vogliamo scrivere una legge che ponga nel nulla il diritto, per esempio a recuperare 1000 euro, se iniziato il processo entro i termini, questo dura più di 5 anni? Credi sia possibile una cosa del genere? Ho idea che per gli italiani sarebbe la volta buona per prendere in mano i fucili...

2) Al contrario, nel diritto penale, essendo lo Stato il titolare della pretesa punitiva è perfettamente possibile, ed avviene, che per legge si preveda la prescrizione del reato (che è in pratica la prescrizione del diritto dello Stato a punire il reo), sulla base di considerazioni discrezionali di opportunità.

3) Il processo civile è dominato dal principio di disponibilità. In altre parole: le parti private fanno DEL processo ciò che vogliono! Essendo privati gli interessi in gioco e potendo i privati fare dei loro diritti ciò che più gli aggrada, anche il processo che quei diritti è volto ad accertare è nella completa disponibilità degli stessi privati. Questo significa che l'atteggiamento processuale delle parti (rectius: dei loro avvocati) ha una certa influenza sulla lunghezza del processo stesso (fermo restando che questo dipende in gran parte anche dall'atteggiamento dei giudici). Per quanto mi sforzi, non vedo che influenza possa avere, al contrario, l'interruzione della prescrizione sulla durata del processo civile e di fatto ancora tu non lo hai spiegato.

4) Dell'influenza che la prescrizione ha sul processo penale, invece, sappiamo tutto. Tutti gli addetti ai lavori concordano nel ritenere che il problema del processo penale sia lo scarso successo dei riti alternativi. Non ho ancora conosciuto nessuno che non fosse di questa idea. E allora torno a chiederti: fra le tante cause dell'insuccesso dei riti alternativi, non credi che possa annoverarsi anche il fatto che, trascorso un tempo relativamente breve (perchè 7,5 anni comprese le indagini preliminari, per molti reati, non sono poi tutta questa enormità a mio parere), lo Stato rinuncia alla sua pretesa punitiva nei confronti del reo?

 

 

A me piace l'idea della lotteria, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Axel. Non credo inficierebbe l'obbligatorieta' dell'azione penale: basterebbe non archiviare i procedimenti non estratti, ma semplicemente rimandarli a una data futura in cui si rifa l'estrazione. Inoltre l'estrazione non deve necessariamente essere pubblica, cosi' come non e' pubblica, credo, la decisione del magistrato X di prendere in mano il fascicolo Y ad una certa data. 

io sono un po' allibito...l'estrazione!?

significa assumere il caso come criterio di scelta: perchè non dovrebbe esserci un criterio migliore? perchè non ci dovrebbero essere delle priorità? se poi bisogna usare il caso per evitare comportamenti poco legittimi, vuol dire esser messi male...facciamo anche la sentenza per estrazione?

Mah possono usare i criteri che vogliono, il punto e' che devo concentrarsi su poche cause cosicche' resti il tempo per portarle a compimento invece che pretendere di voler seguire tutte senza finirne alcuna. Se non randomizzano, devono sceglierle in modo non troppo trasparente (altrimenti sembra che certi reati restino impuniti), devono ogni tanto riesumare da quelle che hanno lasciato stare cosi' da non dare l'impressione di non voler perseguire mai certi tipi di cause, e cosi' via. Insomma, non bisogna tirare sempre il rigore dallo stesso lato della porta. 

Andrea, il processo é giá una lotteria. La lotteria parte dal momento in cui tizio viene scoperto e denunciato, mentre caio continua impunemente i suoi traffici. Poi c´é la lotteria di dove hai commesso il reato. Se lo stesso reato lo hai commesso ad Enna, dove non c´é un solo PM, puoi star certo che non verrai perseguito, mentre a Verona sí. C´é un errore di notifica? Il processo per lo stesso reato nella stessa cittá: ci sono buone probabilitá che quello con la nullitá si prescriva e via di questo passo. 

Credo che il discorso della lotteria fatto da Francesco fosse solo una provocazione. Lo scopo della discussione é quello di ridurre, per quanto possibile, tutte queste variabili del caso, non di prenderne atto con una lotteria.

In attesa della risposta di Axel alle questioni di fondo da me poste, almeno per questa volta ha ragione lui: in effetti la storia della lotteria era una provocazione. Non pensavo che qualcuno l'avrebbe presa alla lettera.

Però è inutile illudersi di poter perseguire tutti i reati e fare tutti i processi: nessun paese, neanche il più organizzato, sarebbe in grado di farlo.

Ecco perchè sono indispensabili i riti alternativi (patteggiamento, abbreviato ecc.), ma soprattutto che siano appetibili, altrimenti rimangono sul menu e nessuno li sceglie. Affermare di non capire a cosa serve il patteggiamento significa non aver capito nulla, nè di quel che ha detto Axel, nè di quel che ho detto io.

almeno per questa volta ha ragione lui

io ho sempre ragione e quando il giudice non me la dá é perché non ha capito (presunzione di ermafroditismo da PM :-).

Comunque ho giá inserito due repliche alle tue affermazioni, mancano solamente le mie proposte sulle modifiche del sistema.

Allora mi sono spiegato male: non e' di questo tipo di lotteria che parlavo. Ovviamente ci sono elementi di incertezza, che pesano, anche nei sistemi migliori. Quello di cui parlavo io e' un metodo di allocazione delle risorse temporali. Se ci sono risorse (di tempo) solo per effettuare N processi in un tempo ragionevole (diciamo, due anni, come direbbe la nuova legge) e le cause sono M, si estrae con probabilita' N/M (ovviamente occorre aggiustare e complicare la cosa perche' le durate attese sono diverse a seconda del reato). Ovviamente ci si puo' sbagliare in difetto (e allora rimane tempo per estrarre qualche altro fascicolo dal mucchio ed esaminarlo), oppure in eccesso (e allora ci si mettera' due anni e mezzo, e l'anno dopo si riaggiustano le probabilita'). 

Io credo che si faccia gia cosi', cioe' che si dia priorita' a certe cause piuttosto che ad altre, ma temo che non lo si faccia in modo sistematico ed "equo". Insomma, a me piacerebbe sapere come viene stabilito quale fascicolo esaminare ogni giorno, e come vengono scelte le date dei rinvii, o delle udienze. Se si fa col criterio "la prima data disponibile" allora state usando le vostre risorse in modo altamente inefficiente, e mi pare che vi siano modifiche esplorabili a legge vigente. 

 

sarò cieco ma non ho visto le repliche di Axel (a parte le due del 5 e 7 dicembre) che mi paiono note a margine.

La prima replica del 30 novembre è questa, la seconda del 5 dicembre è questa.

La terza è in preparazione, spero di inserirla ancora oggi.

Ecco perchè sono indispensabili i riti alternativi (patteggiamento, abbreviato ecc.), ma soprattutto che siano appetibili, altrimenti rimangono sul menu e nessuno li sceglie. Affermare di non capire a cosa serve il patteggiamento significa non aver capito nulla, nè di quel che ha detto Axel, nè di quel che ho detto io.

Per chiarire, il patteggiamento permette all’imputato di chiedere un accordo che gli consente, contemporaneamete:

  • uno sconto di pena fino a un terzo;
  • di non fare nemmeno un giorno di carcere della pena scontata;
  • di non ammettere una responsabilita’ penale, costringendo la parte offesa a iniziare in sede civile un altro processo (primo grado, appello etc.) in cui la sentenza di patteggiamento e’ solo un indizio di responsabilita’, ma non una prova. Campa cavallo quindi per il risarcimento, il bottino e' salvo per molti anni.

Secondo dati Istat per il 2004, l’82% delle condanne e’ inferiorie ai 12 mesi e il 93% e’ sotto i due anni, mi pare quindi che il limite dei 5 anni per il patteggiamento non sia rilevante. Piu’ incentivante del patteggiamento c’e’ solo un premio monetario per i rei confessi.
Nei sistemi dove il plea bargaining funziona (ad esempio, USA), il prosecutor offre uno sconto di pena (molti stati limitano il massimo di sconto al 50%), ma con esecuzione della pena immediata. Se pero’ l’imputato si dichiara innocente e nel processo viene poi condannato (ovviamente beyond the reasonable doubt), si prende il massimo della pena con un extra, esecuzione immediata della condanna, oltre le maggiori spese e scarsissime chance di avere un appello (che in ogni caso gli darebbe torto nel 90% dei casi). A tutti quindi conviene il plea bargaining. E infatti, lo fanno questo bargain. Ma se gli avvocati italiani, invece, rivendicano il diritto a fare melina, e magari anche con successo dato il sistema in vigore, senza che dal lato della magistratura vi sia un incentivo a promuovere il prodotto, il rito alternativo e’ destinato a fallire in ogni caso.

Mi sembra che negli SU patteggino i poveri e scelgano il processo i ricchi. Le forti garanzie per la difesa si ottengono infatti solo in sede di processo, se si ha un buon avvocato.

Se sei O.J. Simpson forse conviene scegliere il processo, o se sei risk lover e/o innocente, altrimenti, colui che puo’ permettersi buoni avvocati per il processo puo’ permetterseli anche per il plea bargaining. Non ho dati statistici quindi non ho idea, ma ho uno smell che i ricchi colpevoli preferiscano affidarsi al patteggiamento. Se la probabilita’ di essere condannato e’ del 70% (e  la valutazione e’ condivisa da accusa e difesa),  ti becchi 10 anni nel 70% dei casi o sei libero nel 30% dei casi. Quindi se patteggi con uno sconto di 3 anni scendi a 7 anni di pena, e sei in pari. Se sei allergico al rischio ti accontenti anche di uno sconto inferiore. Vuoi uno sconto maggiore se sei invece un risk lover (o dai poco peso al futuro). La propensione a rischiare anni di vita e’ maggiore tra i poveri (o semplicemente non sanno valutare bene il rischio). Quindi mi aspetterei che a parita’ di sconto di pena, il povero ma colpevole accetti con meno probabilita’ l’offerta rispetto al ricco e colpevole, e quindi dovrei trovare più poveri che rischiano la giuria, magari con un avvocato d’ufficio. Ora i reati da colletti bianchi, tipico dei "ricchi", sono sempre difficili e complicati da dimostrare, e quindi la probabilita’ di successo per il prosecutor e’ bassa, e quindi dati i limiti, morali e legali, posti agli sconti di pena e’ possibile che all’imputato convenga tentare la sorte more often than not. Does it make sense?

il patteggiamento permette all’imputato di chiedere un accordo che gli consente, contemporaneamete:

  • uno sconto di pena fino a un terzo;
  • di non fare nemmeno un giorno di carcere della pena scontata;
  • di non ammettere una responsabilita’ penale, costringendo la parte offesa a iniziare in sede civile un altro processo

Mi dispiace ma hai torto: chi ha detto che la pena non viene scontata ? La pena viene scontata eccome.

Naturalmente potrebbe anche non essere scontata (sospensione condizionale ecc.) ma ciò non ha nulla a che vedere con il patteggiamento.

Fino ad un terzo è veramente troppo poco.

I processi con la parte civile sono pochissimi (non ho statistiche, ma direi un 5/10%). Inoltre ci sono moltissimi processi senza parte offesa

l’82% delle condanne e’ inferiorie ai 12 mesi e il 93% e’ sotto i due anni, mi pare quindi che il limite dei 5 anni per il patteggiamento non sia rilevante.

Ma quanto tempo ci vuole a fare un processo con pene elevate ? Negli USA il processo di Perugia si sarebbe verosimilmente chiuso con condanne a pochi anni per omicidio colposo (di secondo grado), senza impegnare per mesi una corte di assise.

Il limite dei 5 anni è una gravissima limitazione.

 

Penso piuttosto che negli SU il processo di Perugia non avrebbe potuto svolgersi. Si è partiti infatti con una confessione resa dall'imputata, dopo ore di inerrogatorio, con l'assistenza di un interprete scelto dalla polizia e senza l'assistenza di un legale: una aperta violazione della legge italiana, come della legge americana. Sarebbe stato impossibile scegliere una giuria che non sapesse della confessione, ampiamente divulgata dalla stampa e dalla televisione. I poliziotti che avessero raccolto una simile prova avrebbero daneggiato irrimediabilmente la capacità del PM di sostenere l'accusa, avrebbero fatto insomma una pessima figura che non avrebbe giovato alla loro carriera. In Italia invece una prova acquisita in violazione della legge e nominalmente non utilizzabile resta  parte integrante della formazione del "libero convincimento del giudice". I poliziotti che hanno ottenuto illegalmente la prova sono probabilmente stati lodati per aver "risolto il caso". Questo capolavoro di ipocrisia è la conseguenza di aver innestato su una cultura giuridica "inquisitoria" la parvenza di un processo "accusatorio".

Io non ho seguito la vicenda, ma credo che non si possa giudicare un processo sulla base dei resoconti giornalistici. I giornalisti non conoscono la procedura e, molto spesso, riportano le notizie in maniera distorta.

Non credo proprio che la Corte abbia potuto prendere qualsiasi decisione sulla base di dichiarazioni rese dalla Knox in assenza del suo difensore.

In ogni caso, ammesso che sia così, non sarebbe colpa del codice, bensì del giudice che ne avrebbe violato le regole.

Credo di non essermi spiegato bene. Anch'io non ho seguito la vicenda del processo di Perugia, e non ho opinioni in merito all'eventuale colpevolezza degli imputati. E' certo pero' che l'imputata, interrogata a lungo dalla polizia, senza l'assistenza di un avvocato, ha reso una dichiarazione che incriminava lei ed altre due persone (una delle quali aveva un alibi ed è uscita dalla vicenda). La dichiarazione è stata ritrattata e quindi ufficialmente, ripeto ufficialmente, non costituisce una prova. Tuttavia poiché in Italia vige il principio del libero convincimento dei giudici e non si richiede che i giurati e i giudici ignorino i fatti correnti, non è possibile evitare che la "confessione" influenzi il convincimento dei giudici, quanto meno dei giudici popolari. Poi naturalmente questa "prova" non apparirà nelle motivazioni. La riprova di tutto cio' è che la grave violazione delle procedure operata dalla polizia non è in alcun modo censurata, anzi probabilmente è premiata. E' anche pratica comune "sanare" una dichiarazione  di un correo resa senza l'assistenza di un avvocato, chiamando un avvocato (magari scelto dai PM) successivamente e ripetendo l'interrogatorio. La sanatoria naturalmente può avvenire facilmente quando al correo si promette in qualche modo l'assoluzione. Lasciamo da parte il giudizio su queste pratiche in ordine alla loro efficacia per l'accertamento della verità. Ma è proprio la questione dell'accertamento della verità che rende diversa dal modello imitato la nostra inadeguata imitazione del processo accusatorio. Il processo accusatorio non si propone di accertare la verità, ma di stabilire se esistono prove sufficienti, all'interno di un confine preciso di prove ammissibili, per condannare un tizio di un fatto determinato. Se invece lo scopo è quello di accertare la verità, tutto fa brodo, comprese, ad esempio, le testimonianze per sentito dire ("hearsay evidence") che ci riportano ad un altro caso attuale.

Il fatto è che non c'è nulla di illegittimo da parte degli inquirenti. La Knox era sentita come persona informata dei fatti e pertanto giustamente senza avvocato. Che poi la confessione possa influenzare i giudici questo è un altro discorso e credo sia un rischio inevitabile, ammesso che non si voglia introdurre una regola che preveda l'assistenza di un avvocato anche per le persone informate sui fatti, nella eventualità che, durante l'audizione, dicano qualcosa che le inchiodi a responsabilità.

Questo commento sembra confermare la mia tesi: con il processo "accusatorio" abbiamo introdotto garanzie per l'imputato che sono solo sulla carta: basta decidere che si sta interrogando una persona informata dei fatti e non un sospettato, per consentire interrogatori e confessioni del reo senza l'assistenza dell'avvocato. E poi si parla di parità tra accusa e difesa... Vorrei però l'opinione di Axel per verificare il suo lento ma inesorabile cammino sulla strada del garantismo.

 

Può darsi che io conosca un codice diverso.

Comunque, per come conosco io il codice di procedura, quando una persona viene sentita come testimone e confessa di aver commesso un reato, si deve interrompere il verbale e tutto ciò che la persona ha detto non è utilizzabile. Il poliziotto che ha sentito la persona non può riferire in dibattimento quanto la medesima persona gli ha detto. Se anche la persona avesse voluto dettare le proprie considerazioni in un verbale di cosiddette spontanee dichiarazioni, esse non sarebbero utilizzabili se l’imputato non si dovesse successivamente sottoporre all’esame dibattimentale. Sono utilizzabili in dibattimento solamente le dichiarazioni rese dall’indagato in un interrogatorio formale con assistenza del difensore ed avvisi di rito reso davanti alla polizia, al PM o al giudice.

Quindi, francamente, e non conoscendo, nella maniera più assoluta, il processo in questione, mi domando quali dichiarazioni della Knox sarebbero finite al vaglio dei giudici e soprattutto come. Dire che i giudici abbiano deciso sulla base di quanto riportato dalla stampa, mi sembra, a dir poco, assurdo.

Aggiungo che, sempre basandomi su sprazzi di resoconti giornalistici captati qua e lá, la Knox dovrebbe aver ingiustamente accusato un tale che, mi pare si chiamasse Lumumba, il quale, per questo, si fece diversi giorni di galera. Ciò integra una calunnia e quel verbale costituisce corpo di reato che, per questo motivo, finisce nel fascicolo del giudice. Qualora la Knox fosse stata imputata nel processo per omicidio anche del reato di calunnia, questa sarebbe l’unica dichiarazione presente nel fascicolo del giudice, peraltro utilizzabile esclusivamente per la dimostrazione di quello specifico reato.

Capita spessissimo che il giudice sia convinto della colpevolezza dell´imputato ma lo assolve perché l´accusa non ha fornito le prove. A me stesso é capitato di frequente di archiviare procedimenti, pur essendovi una dichiarazione confessoria in atti ma non resa secondo i crismi di legge.

Il principio del libero convincimento non ammette abusi e violazioni del codice.

 

 

Axel, nessuno mette in dubbio la tua conoscenza del codice. Ma i giudici popolari, in Italia, non leggono i giornali? E come io, che ho letto solo i titoli dei giornali, so che l'imputata aveva reso una completa confessione, poi ritrattata, alla polizia, lo avranno saputo pure i giudici popolari, che senza dubbio hanno letto i giornali con maggiore curiosità. E i giudici popolari non possono costituire una maggioranza? Ma, alla fine, se i poliziotti avevano l'obbligo di interrompere l'interrogatorio ed avvisare l'interrogata che doveva farsi assistere da un avvocato, come mai non sono stati assoggettati ad azione disciplinare per questa grave omissione? In altre parole a cosa serve un'indicazione del codice se violarla non costa nulla, ed anzi comporta lodi e approvazione da parte dei superiori? A me sembra che il codice, che tu conosci certamente molto meglio di me, descriva una situazione ideale che non si realizza sempre in pratica. Mi permetto di dubitare che siano molti i giudici che, convinti della colpevolezza di un imputato, lo assolvino per insufficienze di prove legalmente acquisite. Certamente è difficile che questo avvenga in presenza di pressioni da parte dell'opinione pubblica, magari un'opinione pubblica deliberatamente istigata dalla polizia.

Mi dispiace ma hai torto: chi ha detto che la pena non viene scontata ? La pena viene scontata eccome.
Naturalmente potrebbe anche non essere scontata (sospensione condizionale ecc.) ma ciò non ha nulla a che vedere con il patteggiamento.

Cioè vuoi dire che la sospensione condizionale non puo' essere parte dell’accordo di patteggiamento? avevo scritto che “Il patteggiamento permette all’imputato”, non e’ detto che gli venga concesso, di ottenere contemporaneamente: fino a 1/3 di sconto, di non fare nemmeno un giorno di carcere o di domiciliari (sospensione della pena inclusa nell’accordo) e irresponsabilita’ civile (per chi interessa). Come lo sconto anche la sospensione è una componente, eventuale, dell’accordo previsto da art. 444 cpp terzo comma, che dice:

3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.

Cioè non va in carcere o ai domiciliari. Quindi il patteggiamento permette contemporaneamente tutte e tre le cose: 1/3sconto+niente carcere+irresponsabilità. Molto generoso!

Se la pena è di X anni, e la probabilità di condanna è dell’80%, lo sconto massimo da concedere dovrebbe essere del 20% degli X anni (se le parti sono neutrali al rischio). Lo sconto del 50% è giustificato se la probabilità di condanna è del 50%. Ora casi così incerti, specie per reati gravi, forse richiederebbero maggiori indagini prima di essere portate davanti al giudice, o archiviate.

Ma quanto tempo ci vuole a fare un processo con pene elevate? Negli USA il processo di Perugia si sarebbe verosimilmente chiuso con condanne a pochi anni per omicidio colposo (di secondo grado), senza impegnare per mesi una corte di assise.

Per quanto riguarda il limite dei 5 anni, la mia menata colle statistiche Istat mirava a suggerire che l’innalzamento di tale limite era irrilevante in termini di smaltimento degli arretrati dei tribunali e non che non possa essere una strategia meritevole da esplorare, cioè che non sarebbe utile ampliare la categoria di delitti che rientrano nel patteggiamento. Per fortuna i reati gravi sono numericamente pochi. In ogni caso, negli USA la media delle condanne per omicidio (qualunque grado) è di oltre 20 anni  e se il delitto di Perugia fosse stato celebrato negli USA e considerato un omicidio di secondo grado, la pena "suggerita" dalle federal sentencing guidelines americane (rappresenta quasi una media di quella degli stati) nel caso più generoso di omicidio di secondo grado con attenuanti etc., prevede una condanna compresa tra i 15 e i 20 anni (Il calcolo si può fare qui).

Per quanto riguarda la durata dei processi per omicidio negli USA, questi durano parecchio anche da quelle parti (ma molto di piu' che da noi, nel penale), il DoJ non riporta un calcolo recente, ma comunque il 48% dei casi di omicidio si conclude in meno di un anno “dall’arresto”, ma la mediana è superiore all’anno, anche perchè solo il 59% va in guilty plea, il resto va a sentenza e allunga i tempi (tav. 13). Comunque per rimanere ai casi famosi, negli USA il processo a OJ Simpson ha richiesto ai giurati ben 265 giorni di dibattimento, per non contare tutto il periodo del pre-trial.  

3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.

Cioè non va in carcere o ai domiciliari. Quindi il patteggiamento permette contemporaneamente tutte e tre le cose: 1/3sconto+niente carcere+irresponsabilità. Molto generoso!

Se l'imputato è un incensurato e la pena applicata a seguito del patteggiamento non è superiore a 2 anni... altrimenti dovrà scontare la pena patteggiata.

 

Mi fa piacere vedere che esiste il contradditorio, onore al merito ai bolzanini.

Dico che, secondo me, la tua prima risposta è insoddisfacente (da avvocato...), ma va bene così.

Adesso vengo agli altri punti: sorvolo sul gratuito patrocinio, perchè secondo me è giusto, Axel dovrebbe spiegare meglio la sua posizione, ma non credo sia contrario tout court, ma solo a certe forme di gratuito patrocinio in cui il presunto indigente sicuramente non era tale.

Prescrizione e guadagno: non ci siamo proprio. La prescrizione si ha perchè lo Stato non ha interesse a perseguire certi comportamenti criminosi a distanza di anni dall'evento, non perchè l'avvocato gioca per lo 0-0 che vale la qualificazione. Esiste un lungo, e noto elenco, di artifici a cui si ricorre per allungare i tempi di un processo, dalle notifiche alle eccezioni (non faccio parte del sistema giudiziario, Bruno Tinti ha decsritto varie tecniche, a cui faccio riferimento), e ogni qualvolta si compila una memoria, si presenta un'eccezione scatta il contasoldi dellavvocato, per cui c'è un chiaro interesse dell'avvocato a dilatare i tempi e arrivare al traguardo, e questo si chiama diniego di giustizia, perchè un evento delittuoso è tale se esiste la lesione di diritti altrui, fosse anche la collettività, per questo la prescrizione come fine è inaccetabile. E anche costoso.

Quindi lei ci deve spiegare perchè, a fronte della lesione di altrui diritti, lo Stato debba rinunciare. Lo Stato può e deve rinunciare se non comincia a perseguire quell'evento, ma se ha cominciato il processo la prescrizione è una vergogna, inseguirla anche peggio. Anche perchè abbiamo tre (3) gradi di giudizio, e l'avvocato ha tutto l'interesse a dire al cliente: non ti preoccupare, fra appello e cassazione passano tre anni, fra due il reato va in prescrizione, comincia a darmi le spese dell'appello che la facciamo franca.

No, la sua difesa della prescrizione conferma quello che ho sempre pensato: il ladro di polli colto in flagranza di reato si fa la galera, il CEO che ha rubato i soldi agli azionisti la farà franca. E questa è un'ingiustizia, che con la giustizia ha nulla a che vedere.

Quindi lei ci deve spiegare perchè, a fronte della lesione di altrui diritti, lo Stato debba rinunciare. Lo Stato può e deve rinunciare se non comincia a perseguire quell'evento, ma se ha cominciato il processo la prescrizione è una vergogna, inseguirla anche peggio.

Non sono d'accordo.Lo stato ha il dovere di portare a termine il giudizio in tempi ragionevoli, pretendere di far pagare agli imputati le inefficienze è come chiedere un secondo biglietto ai passeggeri di un treno che ritarda di 24 ore.Che avvocati ed imputati ci marcino è ovvio ed inevitabile, ma la soluzione non può essere il rinvio perpetuo.Se poi parli solo di toglierla ai condannati in primo grado, o anche solo di allungare un po' i termini per i processi iniziati è un'altra storia.

Purtroppo a volte mi chiedo se le leggi per accelerare i processi le scriverà Ghedini per conto di Berlusconi o Mastella per la paranza.E mi rispondo pure.

Mi sembra che tendere alla giustizia perfetta sia un po' una utopia: e' vero che i giudici non si limitano ad applicare le leggi e che le interpretano ma questo e' anche vero in qualsiasi altro paese. C'e' una differenza tra errore e bias: bias is bad, perche' se tutte le tue decisioni pendono in una direzione non fai il bene di nessuno; errore is good, perche' coi grandi numeri lo correggi (e' per questo che abbiamo tre gradi di giudizio).

Inoltre: l'esperienza mi insegna che un problema in Italia raramente si ripropone con la stessa gravita' in due paesi di due regioni o province diverse. La durata media nazionale del processo puo' essere indicativa a capire come siamo messi rispetto alla media europea, ma al momento di prendere una decisione bisognerebbe capire se ci sono procure e tribunali che funzionano bene e, se si', come fanno. Applicare rimedi globali a problemi locali e' sbagliato: mi sembra sbagliato quello che si sta facendo ora abbreviando la prescrizione e mi sembrerebbe sbagliato usare una lotteria.

Siccome prevedo che Axel rispondera' a questa, mi sento di consigliare, da entrambi i lati, di mettere un attimo da parte i casi aneddotici e personali e provare a vedere se c'e' qualche numero che rappresenta un po' meglio quello di cui stiamo parlando.

Detto questo, grazie come al solito a nFA per ospitare entrambe le opinioni. Se non altro sappiamo che entrambi sareste favorevoli a diminuire il numero di reati che mi sembra una misura intelligente, facile da attuare (c'e' voluto poco col falso in biliancio) ma per qualche motivo mai presa in considerazione seriamente dalla classe politica.

Axel però non dice di abolire la prescrizione ma che è illogico che la prescrizione non si fermi a processo iniziato. Io potrei dire che è illogico che la prescrizioni si fermi a processo iniziato e poi come la mettiamo ? Chi invoca la logica intende sottrarsi al contraddittorio. Axel espliciti perché la prescrizione si deve fermare, io dirò perché non si deve fermare ed il lettore stabilirà a quale opinione aderire.

Negli USA  e in Francia  (sia un paese di common law che uno simile a quello italiano) per prescrizione si intende il tempo che deve intercorrere tra il reato e l’inizio dell’azione penale, cioe’ la lunghezza del processo non conta, e l’obiettivo di uno speedy trial e’ assicurato con altri mezzi. In Svizzera fanno la distinzione tra prescrizione dell’azione penale e prescrizione della pena (che decorre dalla sentenza), che in ogni caso e’ talmente lunga da essere quasi infinita (ad esempio, prescrizione azione penale di 15 anni per reati con edittale sopra i 3 anni, e 7 anni per quelli meno gravi).  In ogni caso per gli svizzeri la prescrizione dell’azione si estingue con la sentenza di condanna in primo grado. Insomma, per USA, Francia e Svizzera l’inizio del processo o la sentenza di primo grado interrompe i termini di prescrizione, in Italia no. In UK (sia in Inghilterra common law che Scozia diritto civile) la prescrizione non esiste nemmeno in linea generale per le questioni penali (eccezionalmente  per alcuni reati e’ prevista ad hoc), mentre e’ solo un istituto per le cause civili. Quindi i principali paesi (sia di diritto civile  come Francia, Scozia e Svizzera che anglosassone, come Inghilterra e quasi tutti gli stati degli USA, anche se in realta’ questa distinzione non conta in diritto penale) non utilizzano la prescrizione per incentivare i giudici a sveltire i processi. Infatti, per sveltire i processi bisogna sveltire i processi.

E per sveltirli ci sono molti modi, ad esempio negli altri paesi i riti alternativi sono la regola, da noi l’eccezione, che invece di velocizzare servono solo a dare uno sconto agli imputati, visto che possono essere impugnati i riti abbreviati se il risultato non piace, mentre il patteggiamento non e’ chiaro a cosa serva, a parte evitare al patteggiante di far pagare i danni in sede civile qualora vi fossero.

Il nostro legislatore non ha adottato il principio tipico dei sistemi accusatori per le impugnazioni, secondo il quale il giudice di secondo grado verifica, eventualmente, solo che le regole siano state rispettate, invece di ripetere quasi tutto da capo. Il caso Sofri e’ un esempio, in cui la Cassazione si e’ pronunciata tre volte e cio' ha(cioe’ in tutto almeno 7 processi). E si puo' continuare.

L'avvocato ha diritto ed è suo dovere difendere l'imputato e quindi anche "fare melina".

Quattro situazioni sono possibili:

  1. l’imputato e’ innocente e il suo avvocato gli crede. In questo caso l’avvocato non vorra’ fare melina altrimenti prolungherebbe inutilmente l’agonia del suo cliente.
  2. l’imputato e’ colpevole e il suo avvocato lo crede innocente. Anche in questo caso l’avvocato vorra’ accelerare il processo per non prolungare quella crede l’ingiusta agonia del suo cliente.
  3. l’imputato e’ colpevole e il suo avvocato ne e’ consapevole. In questo caso l'imputato invitera' l’avvocato a utilizzare tecniche dilatorie. Ma allora le tecniche dilatorie dell’avvocato sono equivalenti a una confessione?
  4. l’imputato e’ innocente e il suo avvocato non gli crede. Caso pietoso.

Pare una quasi confessione anche se l'avvocato non e' sicuro dell'innocenza o se pensa che comunque l'imputato e' messo male. Sicuro che cercare la prescrizione per un imputato che lo stesso avvocato ritiene colpevole sia un diritto?

Sicuro che cercare la prescrizione per un imputato che lo stesso avvocato ritiene colpevole sia un diritto?

Sicurissimo.Se assumo un avvocato voglio che faccia tutto il possibile per tenermi fuori di galera, che mi creda colpevole o meno è irrilevante. Anche perchè altrimenti Totò Riina o il tossico sotto casa li posso accusare anche dell'assassinio di Cesare, che tanto un avvocato che crede alla loro innocenza non lo trovano.

 

 

Io amo paragonare il processo penale ad una partita di calcio

Il mettere le due parti sullo stesso piano mi turba profondamente. Qual’ è il maggior successo professionale per un avvocato? Non certo far assolvere un innocente, probabilmente cosa relativamente più facile, sono buoni tutti, o quasi, ma farla fare franca a un colpevole il che, nella maggior parte dei casi, dovrebbe essere alquanto più difficile e richiedere una maggiore competenza, se non altro processuale, particolarmente per quanto riguarda la soluzione della prescrizione. La simmetria con l’ avvocato penalista dovrebbe far ritenere allora come massimo successo professionale di un pubblico ministero quello di far condannare un innocente (come nel caso del cattivissimo procuratore distrettuale avversario del buon avvocato Perry Mason, spero che ve lo ricordiate). Fortunatamente non è così se “una volta un Procuratore (che Axel conosce bene) mi disse; non è vero che i Pm sono di parte; io per esempio, chiedo il rinvio a giudizio e la condanna solo degli imputati colpevoli (peccato che tale giudizio spetterebbe al Giudice)”. Suppongo che in realtà il procuratore volesse dire “che io penso possano essere colpevoli”, nel senso che non chiede il rinvio a giudizio degli imputati, o degli imputabili, che crede siano innocenti. In questo caso abbiamo una parte “asimmetrica”, direi fortunatamente. Ma è sempre così? E secondo l’ avvocato Coran, il  procuratore che ritenga un imputato innocente dovrebbe chiedere la condanna, in base al principio della simmetria, così come lui chiede l’ assoluzione dell’ imputato che sa essere colpevole?

l’imputato e’ colpevole e il suo avvocato ne e’ consapevole

Chi come me avesse letto o ascoltato alla BBC le storie di Rumpole of the Bailey (scritte da un barrister londinese, John Mortimer) saprebbe che in Inghilterra un avvocato che abbia ricevuto l’ ammissione di colpevolezza dell’ imputato non può difenderlo come innocente. Mi chiedo però come faranno gli Inglesi a far rispettare questa norma (ammesso che esista tuttora), così estranea al nostro costume e al nostro sentire  giuridico.

Per quanto riguarda invece la prescrizione e la durata dei processi, non sarebbe ragionevole dare al giudice maggiori poteri discrezionali di opporsi alle manovre dilatorie, visto che già gli si dà il potere discrezionale di ammettere o meno il patteggiamento, cosa invero non di poco conto? Per quanto poi riguarda il processo civile mi pare che portare a conclusione una causa non sia semplicemente un interesse della parte lesa, ma coinvolga l’ interesse della collettività circa il fatto che i diritti siano fatti valere, anche attraverso l’ uso produttivo delle risorse processuali comunque impiegate prima del giudizio e che sono comunque  a carico della collettività.

 

Chi come me avesse letto o ascoltato alla BBC le storie di Rumpole of the Bailey (scritte da un barrister londinese, John Mortimer) saprebbe che in Inghilterra un avvocato che abbia ricevuto l’ ammissione di colpevolezza dell’ imputato non può difenderlo come innocente. Mi chiedo però come faranno gli Inglesi a far rispettare questa norma (ammesso che esista tuttora), così estranea al nostro costume e al nostro sentire  giuridico.

esiste tuttora....infatti l'avvocato che ha ricevuto la confessione non puo' difendere l'imputato come fosse innocente....

12.3 Such a confession, however, imposes very strict limitations on the conduct of the defence. a barrister must not assert as true that which he knows to be false. He must not connive at, much less attempt to substantiate, a fraud.

 

 

 

Ma il termine "barrister" non si traduce esattamente con il termine "avvocato". Mi sembra che i rapporti con l'imputato siano tenuti da un "solicitor". O mi sbaglio?

@AFT In Scozia, vale la stessa bipartizione, solo che il barrister si chiama advocate e il solicitor rimane solicitor. Il passaggio da barrister ad advocate e da questo ad avvocato in italiano, non dovrebbero generare “false friends”.

@Capaneo: L’imputato si confida privatamente col suo avvocato, per definire la strategia migliore. Perche’ difendere un colpevole come fosse un innocente e’ una specie di suicidio, se il verdetto e’: “colpevole”.

Bisogna capire, però, se questa regola riguarda la confessione in senso tecnico o la confidenza che l'avvocato potrebbe raccogliere dal suo cliente... sono due cose completamente differenti. Nel primo caso non ci sarebbe una grossa differenza con l'Italia, perchè pur non esistendo una simile regola nel nostro ordinamento, voglio vederlo in faccia l'avvocato che difende il cliente come innocente quando questi ha reso una confessione in senso tecnico.

 

Axel ha esposto le proprie ragioni citando casi paradossali, eccezionali, facendo spesso uso di equivoche allusioni; ogni argomento si presta a strumentalizzazioni se affrontato in tal modo

 Mi sono sempre chiesto perché voi avvocati penalisti siete così aggressivi :-). Francesco, rifletti un attimo. Se io volessi strumentalizzare i lettori, perché mi sarei dannato l’anima per trovare uno che mi desse addosso e smascherasse i miei trucchetti? Mi sarei potuto tenere il tuo illustre rappresentante che, per quanto tu non voglia dirlo, ha fatto una alquanto misera figura al cospetto dei lettori, sottraendosi, fra l’altro, completamente al contraddittorio.

Anyway, ovvio che una replica te la dovevo. Cominciamo da qui

Caro Bisignano, mettiti d'accordo con te stesso e poi ne riparliamo.

Io con me stesso vado perfettamente d’accordo, può darsi che io non vada d’accordo con l’italiano. L’art. 111 Cost. parla del caso di colui che “per libera scelta” si “sottrae” all’interrogatorio. Non so tu, ma io la parola “sottrarsi” la intendo nei seguenti termini: persona che non si presenta all’udienza o persona che si presenta e fa scena muta. L’esempio da me fatto era quello di una persona che si sottoponeva all’interrogatorio riferendo cose diverse da quelle rese alla polizia e quindi di persona che non si è affatto sottratta. Rispondi a questa domanda banale: Nell’esempio da me fatto la verità processuale si allontana o meno da quella reale? Se sì, dovresti spiegare ai lettori perché ritieni giusto che sia così.

Tu dici che 

 Axel ama il processuale comparativo 

È vero, certamente non avrei bisogno di comparare se il nostro fosse il miglior sistema di tutti, giustizia efficiente, veloce, giusta. Se questo è un film che non vedo, dovrò pur domandarmi perché gli altri sono più bravi, o no? Ed allora, visto che questa domanda me la pongo, ti cito un articolo di Cassazione penale del dicembre 2008: “L’acquisizione della prova dichiarativa: un parallelo tra gli ordinamenti di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito”, Maria Gabriella Aimonetto, pag. 4806 e segg. Vi si dice che, in un certo stato europeo, nel 2003 è stata riformata la procedura penale per cui: “le dichiarazioni rese in un momento anteriore non vengono utilizzate solo per contestare l’attendibilità del test, ma sono ammissibili come prova dei fatti in esse affermati. A fondamento della novità legislativa stanno più ragioni: il problema della intimidazione dei testimoni nei procedimenti per gravi reati, lo scetticismo nei confronti del valore del giuramento, la considerazione che la possibilità dei una discovery nonché il dirotto alla controprova costituiscono congrue garanzie per l’imputato”. Lo sai dov’è che l’hanno fatta questa riforma? Nel Regno Unito, yes sir, nella patria del processo accusatorio! E’ proprio vero che la perfida Albione non finirà mai di tradirci… Tu mi obietterai che, anche in Italia, si può acquisire il verbale se dimostro che il teste è stato “avvicinato”. Ma ti rispondo che sei troppo smaliziato per non sapere che si tratta di una probatio diabolica e che la norma non è praticamente applicabile. 

I collaboratori di giustizia. Tu dici

 Presunzione di ermafroditismo dei PM: hanno già fatto tutto loro, tutto giusto, tutto bene.

 Forse non mi sono spiegato bene. Io, come del resto la magistratura dell’epoca, in questo caso, sono molto più avanti. Io dico esattamente il contrario. Dico che chi ha reso dichiarazioni poi deve sempre testimoniare davanti al giudice sul punto. Tu sostieni che 

non è vero che egli può sottrarsi all'esame in quanto ai sensi dell'art.197 bis comma 2 c.p.p. egli è sentito come testimone, con l'obbligo di dire la verità. 

Invece è verissimo per tutti i casi di cui all’art. 12 lett. a) cpp, quelli, necessariamente, più frequenti, del concorso di persone nel reato. Per i lettori, digiuni di diritto, il caso di due tizi che fanno assieme una rapina in banca. In questo caso il dichiarante non diventa un teste 197bis finchè la sua sentenza non è passata in giudicato. Sei tu stesso a spiegarne la ragione 

Come non è vero che egli non abbia nulla da temere perchè, come spesso accade, il dichiarante non confessa tutti i reati da lui commessi, ma generalmente solo la parte emersa dalle indagini o poco più, per cui, dovendo rispondere alle domande, può avere ancora molto da perdere.

 Chi è che doveva mettersi d’accordo con sé stesso?

Dunque, io faccio un patteggiamento per il chiamante in correità. Il chiamato è in custodia cautelare e quindi ho fretta. Nel contempo, il c.d. “pentito”, come tu hai già spiegato nell’articolo, fa un ricorso in cassazione per non andare subito in galera, et voilà, lui ha incassato il beneficio, arriva al dibattimento e si avvale legittimamente della facoltà di non rispondere. Certo, mi posso garantire, ma fino ad un certo punto, facendo l’incidente probatorio. Mi è capitato di persona che il pentito, in indicente probatorio ha ritrattato tutto. Fra l’altro in quel caso, gli elementi per dimostrare le pressioni da lui subite li avevamo tutti, ma il giudice non ne volle tener conto nemmeno in quel caso.

Certo che c’è il rischio che il dichiarante si autoaccusi, ma, come sai, ciò è un rischio che sussiste anche per i testimoni 197bis, tanto che il legislatore ha previsto l’inutilizzabilità di simili dichiarazioni.

Quanto al problema dell’inaffidabilità dei chiamanti in correità, no problem, anche a me non stanno molto simpatici, ma allora basta dire che le loro dichiarazioni sono inutilizzabili a prescindere. Mi puoi citare l’esempio di un qualche ordinamento che prevede ciò?

 Il patrocinio a spese dello stato:

 molti magistrati sono contrari all'istituto del patrocinio a spese dello Stato (invidia ? può essere).

Francesco, invidia de che? Forse del tuo SUV, ma solo perché ha la targa tedesca con il bollino della bandiera bavarese :-).

Comunque, hai ragione. Io, di per sé, non sono contrario all’istituto. Quando parlavo della battuta sulle spese dello studio fatta da una tua collega mi riferivo ai casi dei difensori degli irreperibili. Quelli, consentimelo, sono soldi facilmente guadagnati, a prescindere dalla bravura o dalla disponibilità ad impegnarsi del difensore. Pensiamo a tutti quei processi che si fanno nei confronti di extracomunitari che non hanno esibito un documento. Per quanto mi riguarda, personalmente resto dell’avviso che esso vada esteso, aumentando il limite di reddito, introducendo anche il parametro familiare, ma che lo Stato non debba pagare l’avvocato a chi sia stato poi condannato. Mi sembra che al cittadino inteso in senso lato, oltre al danno di aver subito un reato, si aggiunga anche la beffa di dover pagare l’avvocato difensore a chi quel danno lo ha provocato. 

Gli ho fatto, gratis, ricorso per cassazione e la Corte ha stroncato tale ragionamento; ma chi mi obbligava a fare ricorso gratis ?

 Anche questo è vero. Ho visto fior di penalisti, impegnarsi gratis in difese d’ufficio anche prima che venisse introdotto il gratuito patrocinio.

 La prescrizione:

 Il classico refrain è noto: gli avvocati hanno un duplice interesse a far durare di più i processi, guadagnano di più e cercano di arrivare alla prescrizione.

 Mai detto nulla del genere. Io dico un’altra cosa. Tu, come difensore, hai il preciso obbligo deontologico di arrivare al miglior risultato possibile per il tuo cliente. Tra questi risultati c’è anche la prescrizione o no? Questo è il concetto. Non c’è nulla di immorale, fa parte del tuo compito fondamentale. Il problema è il sistema che te lo consente. Questo è il dramma.

 Axel espliciti perché la prescrizione si deve fermare, io dirò perché non si deve fermare ed il lettore stabilirà a quale opinione aderire.

 Semplicissimo, perché è uno dei tanti incentivi a celebrare dibattimenti inutili e costosi, quando il processo si potrebbe chiudere con un rito alternativo.

 Nel frattempo il mio certificato dei carichi pendenti non è pulito, magari se sono imprenditore sono escluso da gare pubbliche, o non possono essere assunto in certi posti ecc. ecc.

 Bene. Certamente ci sono tanti imputati che hanno questa esigenza. Si introduca, in questi casi dei meccanismi acceleratori ad esplicita domanda dell’imputato con sanzioni processuali come la estinzione del processo, impedendo però alla difesa di fare melina.

 La rinnovazione del dibattimento:

 , noi potremmo avere casi in cui tutto il dibattimento viene seguito dal giudice x, il quale poi, in vista della discussione finale, invia tutto l'incartamento (per posta ?) al giudice y, che ascolta soltanto la discussione finale ed emette la sentenza.

 Ma anche questo è un caso estremo o no? Come la mettiamo con il caso ben più frequente in cui cambia solo uno dei membri del collegio?

Tu dici, non cambiamo questa regola, cambiamo l’appello. Benissimo, d’accordo, ma non mi pare che le camere penali propongano nulla in tal senso, se non di impedire al PM di fare appello.

 è evidente che solo le parti possono decidere quali prove debbano essere riassunte

 sì ma dovrebbero darne una ragione al giudice, dandogli la possibilità di respingere la richiesta se è irragionevole. Attualmente il giudice è completamente impotente.

 Gli irreperibili:

 i carabinieri allora, gentili, gli suggeriscono di eleggere domicilio presso il difensore d'ufficio che gli sarà nominato

 hai ragione, aberrante anche questo. Almeno su di una cosa siamo d’accordo :-).

 Adesso mi devo fermare qui. Continuo domani.

 

Concordo con quasi tutto quello che ha scritto il collega Coran.-

Realta' e realismo: leggendo l'intervento e tutti i commenti mi sembra di capire che si prendano in considerazione unicamente i processi dei VIP, quelli di criminalita' organizzata e - forse - quelli per fatti di grande allarme sociale. La realta' del processo penale ' ben viversa. Il 99% dei processi è costituito da quelli dove le indagini le fa la polizia, il PM neanche guarda il fascicolo e firma deleghe del tipo: "svolgere tutte le indagini necessarie per ricostruire i fatti ed identificare i responsabili" su modulo prestampato (anzi prefotocopiato), i verbali sono costituiti da una fila di ADR si' e ADR no senza indicazione delle domande, il capo di imputazione e' incomrpensibile perche' scritto con il taglia incolla e non c'e' un verbo che concordi con il soggetto o un aggettivo che concordi con il sostantivo, il nome dell'imputato e' sbagliato tre volte in tre atti diversi e cosi' la data del fatto, i testimoni indicati sono quelli di un altro processo e la sentenza parla di un furto di cicolomotore invece che della ricettazione di un telefonino perche' il giudice ne ha riciclata una che aveva in computer. Va detto che a tutto questo concorrono anche gli avvocati d'ufficio non pagati. A me e' capitato di assistere ad un processo, dove gli stessi testi sono stati sentiti due volte dallo stesso giudice, che si era dimenticato di averli assunti alla precedente udienza e non si era riletto i verbali. La cosa si e' scoperta quando il terzo o quarto teste e' uscito con: "questa cosa mi era gia' stata chiesta la volta precedente". Nessuno se ne era accorto. Bisognerebbe volare utti un po' piu' in basso ed occuparsi della trincea e non dei massimi sistemi.-

Prescrizione: gia' in un precedente post avevo cercato di chiarire come, per quanto possa fare piacere, non e' cosi' facile rallentare un processo in vista di prescrizione. Quando un giudice vuole veramente celebrare un processo lo fa e trova sempre un motivo per rigettare una richiesta di rinvio (anche se astrattamente fondata), a costo di fondare un motivo di impugnazione oppure di fare un danno alla stesso parte lesa. Personalmente ho visto molte sentenze annullate per un rinvio rigettato ingiustamente. La verita' e' che la prescrizione, al di la' di tutti i ragionamenti che si possono fare, e' l'antidoto all'obbligatorieta' dell'azione penale. E' l'eutanasia dei processi. Sarebbe interessante analizzare il rapporto fra prescrizione e discrezionalita' nell'esercizio dell'azione penale in altri sistemi. E' sicuro che il PM USA non ha bisogno di lasciar prescrivere un processo che non gli piace, gli basta to drop the prosecution.-

Esame dibattimentale dei testi: Posto che nei processi reali (non in quelli VIP) i verbali della polizia - il PM nemmeno sa che siste l'indagine, figuriamoci se la fa - sono del tutto incomprensibili, fra errori di ortografia e sintesi da schedina, non si puo' fare a meno di sentire testi che non ricordano nulla, non vengono, non si sa dove sono finiti e quando vengono ti riempiono di improperi per averli disturbati.-

Riti alternativi: sono poco incentivati rispetto alle esperienze straniere. E' vero in teoria ma esiste un grande incentivo: la parcella dell'avvocato. Nessuno patteggerebbe sei mesi con la condizionale, quando puo' prendere nove mesi con la condizionale dopo la cassazione. Cambia subito idea quanto compara i costi.-

Rapporto cliente / avvocato: E' qui che ritrovo le piu' grandi assimetrie fra la realta' e quanto leggo nel forum.

Seguiamo lo schema proposto:

Quattro situazioni sono possibili:

  1. l’imputato e’ innocente e il suo avvocato gli crede. In questo caso l’avvocato non vorra’ fare melina altrimenti prolungherebbe inutilmente l’agonia del suo cliente.
  2. l’imputato e’ colpevole e il suo avvocato lo crede innocente. Anche in questo caso l’avvocato vorra’ accelerare il processo per non prolungare quella crede l’ingiusta agonia del suo cliente.
  3. l’imputato e’ colpevole e il suo avvocato ne e’ consapevole. In questo caso l'imputato invitera' l’avvocato a utilizzare tecniche dilatorie. Ma allora le tecniche dilatorie dell’avvocato sono equivalenti a una confessione?
  4. l’imputato e’ innocente e il suo avvocato non gli crede. Caso pietoso.-

Va premesso che non si crede mai al cliente (solo i delinquenti incalliti dicono la verita' all'avvocato, per gli altri vale la sindrome di Stoccolma: mentono all'avvocato e non se ne fidano, mentre dicono sempre la verità al giudice e si fidano del PM).-

Caso 1) L'avvocato serio e' terrorizzato, perche' un innocente puo' essere condannato ingiustamente. Mai come in questo caso si spera nella prescrizione, che eviti un rischiosissimo processo a o la va o la spacca. D'altra parte si sa bene che per l'innocente incastrato finisce sempre male. Vuole avere ragione, entra in conflitto con il difensore e veine quasi sempre condannato. Perde nell'ordine: il patrimonio, la famiglia, la liberta' e la salute.-

Caso 2) E' tipico degli avvocati giovani. Cliente delinquente che riesce ad infinocchiare il difensore e alla fine non lo paga. Serve piu' esperienza. Di solito l'imputato infinocchia anche il giudice e la fa franca. L'avvocato fa una brutta figura e non prende una lira ma fa tanta tenerezza.-

Caso 3) Situazione normale, esiti variabili ma puo' dare grandi soddisfazioni, anche economiche se ci si fa pagare in anticipo.-

Caso 4) E' la regola generale del caso 1), che ne costituisce l'eccezione.-

Ma dico, c'e' ancora qualcuno che crede che al termine di un processo si mandi la parcelal e si venga pagati?

 

C'è una cosa di tutta questa discussione che non mi è chiara: perché tra un'udienza e la successiva passano spesso mesi o anni? Perché quando il giudice prnde in mano un fascicolo non prevede già un concruo numero di udienze per il processo, tutte ragionevolmente ravvicinate? Mi sembrerebbe anche più pratico, così non ci si deve ogni volta rileggere i verbali... 

C'è una cosa di tutta questa discussione che non mi è chiara: perché tra un'udienza e la successiva passano spesso mesi o anni? Perché quando il giudice prnde in mano un fascicolo non prevede già un concruo numero di udienze per il processo, tutte ragionevolmente ravvicinate? Mi sembrerebbe anche più pratico, così non ci si deve ogni volta rileggere i verbali...

Grazie all'obbligatorieta' dell'azione penale e alla presenza di illegalita' diffusa in Italia esiste un numero di processi abnorme e gigantesco.  La magistratura riceve risorse pari o superiori agli altri Paesi comparabili, pero' lavora male sia per l'usuale disorganizzazione italiana, sia per l'assenza di incentivi / valutazioni orientate all'efficienza e ad un corretto uso delle risorse pubbliche assorbite, sia per privilegi corporativi come quelli delle vacanze. Dovendo portare avanti tutti i processi fino a conclusione o prescrizione, e lavorando poco e male, i magistrati fanno un giorno un processo, poi tutti gli altri pendenti uno per giorno o comunque un piccolo numero ogni giorno, e fissano la sessione successiva del primo processo alla prima seduta libera dopo aver fatto una sessione almeno per ognuno degli altri ~100-500 processi pendenti di competenza dello stesso gruppo di magistrati. Questa almeno e' la mia acida spiegazione dei ritmi della giustizia italiana.

Perchè io come avvocato posso avere diritto a una sospensiva per leggere delle carte processuali, perchè esistono dei tempi tecici (specialmente se si deve notificare qualcosa:almeno 60 giorni prescrive la legge), perchè, perche, perchè.

Insomma, il giudice ha discrezionalità nel fissare le udienze e normalmente le fissa a distanza ravvicinata, ma basta un intoppo (e nel processo italiano ce ne sono a iosa, ad esempio il legittimo sospetto..) che salta la calendarizzazione delle udienze e buonanotte.

Far saltare le udienze è lo sport preferito degli avvocati, così arriva santa prescrizione e(come avrai capito anche dal post..) loro vincono. Chi perde è la giustizia...

Far saltare le udienze è lo sport preferito degli avvocati, così arriva santa prescrizione e(come avrai capito anche dal post..) loro vincono. Chi perde è la giustizia...

Axel, ti chiedo formalmente di passarti una mano sulla coscienza e spiegare quanto è sbagliata questa considerazione (che costituisce un luogo comune troppo duro a morire). Non lo faccio io, perchè altrimenti sarebbe percepita come una difesa interessata della categoria.

 

 

 

Se con questa richiesta formale vuol chiedere ad Axel di dire che non è vero che gli avvocati puntino molto più facilmente alla prescrizione che alla dimostrazione di innocenza temo che non ci siamo.

Ma io so anche che, per gli avvocati, è molto difficile e complesso svolgere indagini per proprio conto, oltre che costoso, mentre il PM (l'accusa) ha molte più armi. So anche che, talvolta (casi isolati) è il PM che punta alla prescrizione, perchè non ha niente se non una vaga idea, e non vorrebbe ammettere di aver sbagliato.

Ma il dato resta: i reati si prescrivono, e quando si inizia un processo la difesa, in mancanza d'altro, punta alla prescrizione. E qui di armi ne ha molte, troppe.

Il punto è che il processo accusatorio in Italia è un aborto di natura: pochi riti alternativi e pochi incentivi a far sì che le prove si determinino nel processo. E questo è colpa degli avvocati, soprattutto per i reati dei white collar (che hanno soldi e mezzi) la prescrizione equivale a una assoluzione, allora tanto vale...

Marco, l'idea dell'avvocato che fa i giochi di prestigio per far saltare le udienze è solo un luogo comune. Il codice prescrive che ogni volta un rinvio sia disposto su richiesta dell'imputato o del suo difensore, la prescrizione è sospesa (bada bene: sospesa non interrotta). Pertanto "fare saltare un'udienza" significa semplicemente darsi la zappa sui piedi, perchè si allunga "fisicamente" il processo, senza però ottenere alcun beneficio in termini di prescrizione.

La strategia di mirare alla prescrizione non si concretizza nel far saltare le udienze, ma semplicemente nello scegliere un rito piuttosto che un altro. Una volta che hai scelto il rito ordinario, la prescrizione, se deve venire, viene da sè, senza bisogno che tu faccia nulla. Anche un praticante appena abilitato al patrocinio può fare prescrivere un processo senza alcuno sforzo. Questo perchè la "colpa" della prescrizione non ricade sugli avvocati, ma sul sistema (concetto che comprende la cattiva organizzazione, la mancanza di personale ecc. ecc.). Quindi è più giusto che tu dica : "lo sport preferito del sistema è fare saltare le udienze", piuttosto che "lo sport preferito dagli avvocati è fare saltare le udienze".

Per la cronaca, le udienze, nella stragrande maggioranza dei casi, saltano per problemi di notifica o assenza dei testimoni, circostanze sulle quali l'avvocato non ha alcun controllo. Prenditela con chi non sa eseguire le notifiche, chiedi ai giudicanti perchè aspettino la terza assenza del testimone per comminare la prescritta sanzione pecuniaria, prenditela con i cancellieri che sono lenti, prenditela con chi vuoi, ma lascia stare gli avvocati che su queste cose non hanno alcuna responsabilità... l'unica cosa che fanno è esercitare il sacrosanto diritto di scegliere un certo rito piuttosto che un altro... e stante il fatto che ora come ora all'imputato conviene fare così e, giusta la Costituzione della Repubblica, gli avvocati DEVONO fare gli interessi dell'imputato, guai se così non facessero!

 

Questa almeno e' la mia acida spiegazione 

 Acida è il termine giusto :-)

 lavorando poco e male, i magistrati fanno un giorno un processo, poi tutti gli altri pendenti uno per giorno

Alberto scusa, ma dove finisce il tuo approccio scientifico alle questioni? Mi sembra che qui si sta finendo con il ragionare per luoghi comuni. Come quando hai detto che i magistrati toscani sono di sinistra e massoni. Nessun magistrato dotato di un minimo di cervello è massone, per il semplice fatto che dalla P2 in poi, aderire a tale associazione costituisce uno specifico illecito disciplinare. Ci sono magistrati che non lavorano perché non hanno voglia di lavorare, magistrati che non lavorano, perché stanno in posti dove non devono lavorare, magistrati che si ammazzano, e non solo metaforicamente, di lavoro. Vogliamo ragionare per estremi o tenendo conto della media? Se vogliamo tenere conto della media, posso dire che i magistrati italiani non lavorano meno dei loro colleghi europei. Mi baso, in ciò, da uno studio che ha fatto un collega prendendo i dati CEPEJ. Ovviamente io non li ho verificati e, quindi, li prendo per buoni in attesa di smentita. Avrei voluto mettere il lavoro su scribd e mettervelo a disposizione con un link, ma non ci sono riuscito. Chiederò al grande timoniere se mi può aiutare. In ogni caso il collega in questione ha comparato vari dati. Prendiamo il settore civile: 

quadro 2: numero delle sopravvenienze annue civili (cont.) di 1° grado per giudice:

ITALIA                       438,06

Austria                         67,96

Belgio                          202,48

Danimarca                   175,96

Francia                        224,15

Germania                     54,86

Grecia                         n.d.

Olanda                        458,71

Norvegia                     26,04

Portogallo                    153,58

Spagna                        263,63

Svezia                          25,6

Svizzera                       n.d.

Regno Unito                (dato non affidabile, per l'eccessivo scarto con le decisioni emesse)

come vedi gli italiani sono piuttosto litigiosi :-). Non chiedermi il perché. Può darsi che anche qui si perpetui lo stesso meccanismo che c’è nel penale. Il debitore, sapendo che la giustizia arriverà dopo anni, si mette alla finestra e non paga, costringendo il creditore a fargli causa. Non lo so, è solo un’ipotesi. Comunque, vediamo adesso quante cause chiude il giudice italiano comparato con il suo omologo europeo.

Quadro 4: numero dei procedimenti civili di 1° grado smaltiti in un anno per Giudice:

ITALIA                       411,33

Austria                         65,89

Belgio                          n.d.

Danimarca                   173,89

Francia                        215,67

Germania                     78,86

Olanda                        455,4 (dato ritenuto poco attendibile)

Norvegia                     26,83

Portogallo                    172,09

Spagna                        246,67

Svezia                          24,8

Regno Unito                12,24 (dato ritenuto poco attendibile)

Prendendo per buoni questi dati, ti rendi conto che i magistrati italiani non solo hanno una mole di lavoro incomparabilmente superiore a quella degli altri giudici europei, ma, partendo dal mero dato quantitativo e non qualitativo, lavorano anche molto di più.

I magistrati lavorano male? Sì, molti magistrati lavorano male, ma perché lavorano in condizioni frustranti e sono costretti a produrre carta a tutto spiano. Prendiamo i giudici della Cassazione. La loro funzione dovrebbe essere quella di fare da guida giuridica per gli altri giudici, quelli di merito. Diciamo che, in teoria, dovrebbero integrare la legge con le loro sentenze. Il presupposto è che essi, prima di scrivere una sentenza, siccome costituisce un precedente, dovrebbero avere tutto il tempo di approfondire, leggere dottrina, studiare la giurisprudenza, meditare prima di scrivere. Invece questo tempo non ce l’hanno perché sono oberati anch’essi da una marea impressionante di ricorsi e così spesso si leggono sentenze di legittimità che si limitano a riassumere le prove raccolte nei precedenti gradi di merito. Il risultato sono sentenze che dicono tutto ed il contrario di tutto, creando ulteriore incertezza del diritto, ma questo non è una responsabilità dei membri della Corte Suprema. Al contrario, essi sono vittime di questo sistema.

Quanto al fatto che il giudice fissi un solo processo penale per rinvio, anche questa mi dovresti dire dove l’hai presa. La media, e dico media, per i procedimenti monocratici varia dai 20 ai 30 per udienza. Questo è il dato, il resto sono chiacchiere da bar.

Analoga chiacchiera da bar e luogo comune è quella di dire che gli avvocati “fanno saltare le udienze”. Anche qui, se prendiamo gli estremi, ci sono certamente quelli che fanno mandare ai testimoni certificati medici fasulli o quant’altro. Ma gli avvocati scorretti sono l’estremo come i giudici fannulloni. Il singolo avvocato deve, sotto il profilo deontologico, perseguire il migliore risultato per il suo cliente utilizzando i mezzi leciti che il codice di procedura mette a sua disposizione. Questo fanno gli avvocati ed è giusto che sia così. Capaneo ha perfettamente ragione. Il c.d. "processo breve" aggraverà ulteriormente il fenomeno. La maggioranza degli avvocati è scandalizzata come noi tutti di questa proposta di legge. Ciò non toglie che, una volta che la legge ci sarà, tra gli obblighi dell'avvocato ci sarà quello di valutare quante probabilità vi siano di arrivare alla estinzione del processo, e se saranno tante consiglierà al suo cliente di optare per il dibattimento, anche se il cliente è palesemente colpevole ed indifendibile. 

Ciò che non è giusto è che il sistema non sia concepito in modo tale che questi risultati non possano essere perseguiti, qui sta il punto. Sotto questo profilo Marco Esposito dice bene. Il nostro codice crea un dualismo classista, per cui si riescono a concludere solo i processi agli spacciatori e dei ladri di polli, mentre quelli complessi dei colletti bianchi, in grado di pagare agguerrite difese, spesso non vanno da nessuna parte. Ormai, in Italia, siamo al paradosso per cui, per velocizzare il procedimento, devo tenere una persona in custodia cautelare, alla faccia della presunzione di innocenza. E qui, secondo me, c’è una responsabilità che non è del singolo avvocato, ma della categoria degli avvocati in generale, i quali nulla propongono di concreto per eliminare gli incentivi perversi che ci sono nel nostro codice e che inducono a celebrare troppi dibattimenti assolutamente inutili, con ciò affondando il sistema nel complesso. Si tratta di una grave forma di miopia, perché alla fine siamo tutti noi, compresi gli avvocati, a pagarne le conseguenze. 

Analogamente miope è la mia categoria sotto il profilo degli incentivi alla carriera. Pensare che la valutazione quadriennale possa servire da spinta all’impegno è, a mio avviso, solo una pia illusione.

 

Caro Axel mi scuso dell'acidita'. Effettivamente l'indignazione dovuta alla conoscenza aneddotica di alcuni procedimenti civili ottenebra la mia disponibilita' ad esaminare serenamente i dati. Conoscendo tuttavia come funziona in tutti i campi di cui ho avuto diretta esperienza il settore pubblico italiano, dubito che il problema dell'abnorme durata dei processi specie civili italiani possa essere addebitato primariamente al numero di procedimenti. In ogni caso prendo atto che i tuoi dati indicano che la mole di lavoro in Italia sembra essere maggiore rispetto ai Paesi comparabili. Sarebbe interessante studiare quanto l'aumento del numero di procedimenti penali e' correlato alla durata media distretto per distretto, per capire quanto la lentezza della giustizia incentiva l'illegalita' e/o la litigiosita' temeraria. Temo siano tutte variabili correlate.

questo il lavoro fatto dal collega. Dico subito che sono dati da prendere comunque con le dovute cautele. Ad esempio, nella tabella che avevo indicato nel precedente post vi é anche il dato delle sentenze penali. La cosa curiosa, per me conoscitore del sistema, é costituita dal fatto che il numero di sentenze penali per giudice per anno é inferiore a quello delle sentenze civili. La cosa mi sembra impossibile, solitamente il giudice penale scrive molte piú sentenze di quello civile, in quanto quelle penali sono, in generale, molto piú semplici e corte. 

Ció che manca completamente, é il sistema di rilevamento di questi dati e crea qualche dubbio sulla loro affidabilitá. Notammo questa cosa assieme ad Alberto Bisin, quando scrisse una comparazione basandosi sui dati CEPEJ

Bisognerebbe capire come vengono considerati e calcolati da un lato i decreti penali di condanne e le archiviazioni e, dall'altro, i decreti ingiuntivi e le cancellazioni dal ruolo col 309 cpc.

Per rispondere in parte ad Alberto Lusiani sul ruolo d'udienza di un giudice civile, posso portare la mia modesta testimonianza personale, quando ho provato a dare una mano come giudice onorario e quindi ho potuto vedere il sistema dall'interno.

Normalmente un guidice tiene tre udienze a settimana. Una di queste è di "smistamento", vale a dire prima udienza di comparizione, verifica notifiche, giuramenti dei consulenti tecnici, scambio di memorie tra le parti e così via. Per questo tipo di udienze il ruolo, ossia il numero dei fascicoli trattati può essere anche superiore a cento e il provvedimento preso dal giudice è spesso di semplice rinvio, perchè, per esempio, pendono trattative tra le parti, oppure il CTU non ha ancora depositato la perizia, oppure l'ha depositata e deve essere letta degli avvocati o, ancora, una parte ha depositato una richiesta e l'altra parte chiede termine per esaminarla e così via. In altri casi la causa viene presa in "riserva",ossia il giudice deve decidere se ammettere o meno determinate richieste delle parti, come un mezzo istruttorio, oppure una chiamata in causa di un terzo soggetto, oppure una sospensione del processo.

Altre udienze sono invece di "istruttoria", ossia sono dedicate all'assunzione dei mezzi di prova, come sentire i testimoni, condurre un'ispezione, sentire un CTU a chiarimenti. Per ovvie esigenze, non è possibile avere più di 5/7 fascicoli per udienza, dato che, soprattutto l'assunzione dei testi, porta via tempo.

La domanda che un profano potrebbe fare è: ma perchè non fare udienza tutti i giorni, magari mattina e pomeriggio. La risposta è ovvia: perchè altrimenti quando mai le scriverebbero i giudici le sentenze e quando deciderebbero sulle riserve ?

Oltretutto c'è un numero fisiologico di cause che possono essere portate in decisione.

Qui bisogna distinguere del tipo di cause che un giudice è chiamato a trattare. Alcune consentono decisioni "seriali", per esempio alcune cause di lavoro o previdenziali, cause matrimoniali, violazioni del codice della strada.

Altre cause hanno invece il brutto vizio di essere tendenzialmente diverse le une dalle altre, mi riferisco al diritto civile "puro", ossia obbligazioni e contratti, diritti reali, risarcimento danni: in questo caso il "copia incolla" è fortemente ridotto. Chi ha un ruolo di questo tipo (ossia la maggioranza dei giudici)se vuol scrivere decisioni motivate e logicamente coerenti, difficilmente produce più 150/200 sentenze all'anno.

A conti fatti,  come notava Axel il numero di cause definite in un anno è, comunque, più o meno pari al numero di cause in entrata. Il vero problema è la massa di cause arretrate per le quali, a mio parere, occorrerebbe uno sforzo straordinario per il loro smaltimento, anche reclutando giudici  tra gli avvocati e pagandoli in maniera adeguata. Il governo sta anche pensando a un tentativo obbligatorio di conciliazione presso delle "strutture di conciliazione", formate dagli  avvocati (ma anche notai e commercilisti) anche se ho qualche dubbio sulla riuscita del tentativo, dato che mentalità conciliativa in sede di causa è di regola latitante.

 

Al di là dei problemi organizzativi e di mancanza di risorse comuni al settore penale, credo che nel civile ci siano anche più evidenti problemi di modello di processo e di mentalità tanto dei giudici che degli avvocati.

Due anni di udienze sostanzialmente inutili per fissare thema decidendum e probandum. Nessuna logica nella (non) condanna alle spese. Sostanziale abrogazione della condanna per lite temeraria. Difficoltà nell'ottenere un titolo esecutivo in corso di causa. Decreto ingiuntivo di fatto trasformato in normale atto di citazione, perchè mai concessa la provvisoria esecutività. Cause solo apparentemente banali, ma in realtà molto importanti per il cittadino, affidate ai giudici di pace che sono assolutamente inadeguati... questi sono a mio parere i problemi principali. Ah e stiamo parlando solo del processo di cognizione... perchè ogni cittadino che aspira a far valere un suo diritto, si sappia, spessissimo deve affrontare non uno, ma DUE processi, fra loro indipendenti (quello di cognizione e quello esecutivo).

Se ricordo bene, doingbusiness.org mette la nostra giustizia civile al 156 posto su 183 paesi analizzati. Significa che abbiamo una giustizia civile da terzo mondo.

Io credo molto nella conciliazione pre-causa. In epoca moderna non si può pensare che le necessarie formalità di un processo possano risolvere le innumerevoli occasioni di conflitto di una società in continuo movimento.

Nel rito del lavoro esiste già l'obbligo di tentare una conciliazione prima di fare causa... peccato che si tratta della solita cosa all'italiana... cioè una formalità burocratica. Si dovrebbe inserire lo stesso obbligo anche nel rito ordinario ed anzi in tutti i riti che caratterizzano il nostro sistema civilistico, ma si dovrebbe, contemporaneamente, rendere serio il tentativo di conciliazione, collegandolo alla disciplina delle spese. E' un pò quello che ha fatto (in parte minima) il legislatore con la recentissima riforma che è entrata in vigore nel luglio 2009 (e lo aveva fatto anche nel 2006), ma non basta... perchè bisogna cambiare modello. Il nostro attuale si ispira alle idee del Chiovenda... roba da inizio novencento!

Per la cronaca, le udienze, nella stragrande maggioranza dei casi, saltano per problemi di notifica o assenza dei testimoni, circostanze sulle quali l'avvocato non ha alcun controllo.

Quando parlavo di "far saltare le udienze" intendevo proprio questo, se io difesa chiamo a deporre N testimoni (pertinenti, altrimenti fanno la fine di quelli del processo Mills: lista bocciata dal Tribunale, correttivo immediatamente proposto poi da Ghedini. Con una legge..) è quasi forzato che l'udienza salta, ed hai ragione, mancata o ritardata notifica è il motivo ricorrente, è il "sistema" che se facesse tutti gli atti , etc. , etc.

Io accuso gli avvocati di conoscere tutte le pecche del sistema e di approfittarne per arrivare alla prescrizione, mica dico che il sistema è perfetto. Insomma gli avvocati non inventano niente, se non il metodo migliore per sfruttare tutte, ma proprio tutte, le pecche del sistema, senza voler entrare nel merito se l'assistito è colpevole e innocente.

Da questo punto di vista il tuo commento rafforza la mia convinzione: il sistema processuale è marcio, e una parte del sistema (gli avvocati) ne approfitta per propri fini, discutibili moralmente, ma ineccepebili, l'altra parte spara a mitraglia, ma colpisce solo i fessi delle prime linee.

Sarà anche per la presenza di istituti come questo che in certi paesi il processo è più veloce?

 

Quando parlavo di "far saltare le udienze" intendevo proprio questo, se io difesa chiamo a deporre N testimoni (pertinenti, altrimenti fanno la fine di quelli del processo Mills: lista bocciata dal Tribunale, correttivo immediatamente proposto poi da Ghedini. Con una legge..) è quasi forzato che l'udienza salta, ed hai ragione, mancata o ritardata notifica è il motivo ricorrente, è il "sistema" che se facesse tutti gli atti , etc. , etc.

Io accuso gli avvocati di conoscere tutte le pecche del sistema e di approfittarne per arrivare alla prescrizione, mica dico che il sistema è perfetto. Insomma gli avvocati non inventano niente, se non il metodo migliore per sfruttare tutte, ma proprio tutte, le pecche del sistema, senza voler entrare nel merito se l'assistito è colpevole e innocente.

Da questo punto di vista il tuo commento rafforza la mia convinzione: il sistema processuale è marcio, e una parte del sistema (gli avvocati) ne approfitta per propri fini, discutibili moralmente, ma ineccepebili, l'altra parte spara a mitraglia, ma colpisce solo i fessi delle prime linee.

Quindi è immorale (ma ineccepibile) chiamare testi pertinenti, perchè il sistema non mi permette di sentirli tutti in una sola udienza? E' un pò come dire che è immorale difendersi. Ricorda un pò il discorso di certi Berluscones... se il cavaliere è pieno di processi, la colpa non è sua perchè commette reati, ma dei magistrati che li scoprono.

In ogni caso, i processi celebrati contro Berlusconi costituiscono delle eccezioni. Se vai una mattina a farti un giro nelle aule del tribunale della tua città (cosa che ti consiglio vivamente, giusto per farti un'idea di come funzionano le cose), ti accorgi all'istante che è raro che la difesa presenti liste di testimoni chilometriche e, generalmente, i testimoni chiamati dalla difesa si presentano, per il semplice motivo che quando un teste è a tuo favore hai interesse a farlo sentire e non rischi di farlo condannare per non essersi presentato, perchè te lo inimicheresti.

Inoltre, quando si parla del ruolo degli avvocati nel processo penale, si deve fare lo sforzo (che capisco essere difficile per chi è estraneo alle logiche del processo) di astrarre dai concetti di colpevolezza ed innocenza.

Se un avvocato determinasse le proprie strategie processuali sulla base della sua personale convinzione di colpevolezza o innocenza del suo cliente, sarebbe meglio cambiasse mestiere.

L'unica considerazione che l'avvocato deve fare verte su cosa emerge o potrebbe emergere da un punto di vista strettamente processuale. Se un mio cliente innocente si è messo nella situazione in cui, da un punto di vista processuale, emerge la sua colpevolezza, io gli consiglio di patteggiare. Al contrario, se un mio cliente che so essere colpevole ha la fortuna che dalle carte del processo questa sua colpevolezza non emerge, io gli consiglio di affrotare il processo.

Se io mi facessi guidare dalle mie convinzioni sulla sua colpevolezza o innocenza, rischierei di creargli un danno, di fare male il mio mestiere, di non assicurargli la difesa migliore. In primis, perchè non è detto che io abbia ragione sull'innocenza o colpevolezza e in secundis perchè il risultato finale del processo non dipende (salvo che a Holliwood!) dalla reale colpevolezza o innocenza dell'imputato, ma da ciò che emerge dagli atti.

Ergo, fin tanto che il ruolo dell'avvocato è quello di fare gli interessi del cliente, nessuna rilevanza può avvere la colpevolezza dello stesso sul comportamento dell'avvocato. Poi, se vogliamo modificare questo ruolo dell'avvocato e attribuirgli la funzione di coadiuvare lo Stato nella persecuzione dei colpevoli, allora possiamo anche prevedere per legge che non difendano coloro che ritengano colpevoli o che siano obbligati a farli patteggiare... però il giorno prima che questa legge sarà varata, cortesemente, avvertitemi, perchè così me ne vado in Uganda...

 

 

Scusa, il tuo commento è ineccepibile, nè io voglio entrare nel merito "morale" della professione forense, perchè hai ragione, voi avete il dovere della difesa, e guai se non fosse così.

Non mi convinci che, al di là delle carte, e per alcuni tipi di reato difficilmente riscontrabili e con confini labili fra quel che è lecito e quel che è illecito esiste la corsia preferenziale: puntare alla prescrizione, "approfittando" di un sistema marcio e cervellotico.

E' solo questo il punto, e non altro.

Ricorda un pò il discorso di certi Berluscones... se il cavaliere è pieno di processi, la colpa non è sua perchè commette reati, ma dei magistrati che li scoprono.

In verità io la penso in maniera diametralmente opposta: La colpa dei processi di SB non è dei magistrati che indagano, ma la sua, che è un fior di delinquente.

Noto che la discussione è appassionante, ma non usciamo dal vicolo cieco: secondo me (e penso anche Axel) il sistema giudiziario favorisce certi comportamenti per certi tipi di reato (quelli tipici dei white collar), mentre è altamente punitivo verso altri tipi di reato (immigrazione clandestina va bene?), ovvero la dea della giustizia è molto cieca verso i potenti, ma con vista acuta verso gli altri.

I potenti (che peraltro potrebbero pure essere innocenti) in genere più che nel processo si difendono dal processo, i loro avvocati non devono far altro che far seguire le cervellotiche leggi italiane e inseguire la prescrizione.

N.B. Personale

Anche io sono stato processato (schiamazzi notturni, mancata presentazione di documenti a pubblico ufficiale, era una festa a casa mia). Tre udienze, reato prescritto. Il teste dell'accusa (un vigile urbano) non si è mai presentato per evitare la falsa testimonianza, un PM (incapace?) non ha voluto accettare le testimonianze (fra cui quella di un altro PM, presente alla festa come invitato..) che smentivano totalmente il verbale del vigile urbano, processo a mio carico, il mio avvocato rideva sempre: diceva che era una follia costosa celebrare processi di quel tipo. Sono quindi incensurato.

 

Continuo con le repliche, purtroppo fino adesso non ho avuto tempo.

Dunque, tu dici 

Axel e con lui molti altri magistrati affermano che occorre eliminare le "garanzie inutili"

Ora, questa è un’affermazione piuttosto apodittica. Anche il tuo collega Zancani ha utilizzato lo stesso argomento. Vorrei, francamente, sapere quali sarebbero le “garanzie inutili” che io voglio abolire. Così come vorrei sapere quali sarebbero quelle che vuole eliminare la magistratura. Le proposte dell’ANM sul punto le trovi sul sito e se le leggi attentamente, ti accorgerai che non si discostano di molto da quelle che hai fatto tu. 

Dico subito che, per quanto mi riguarda, si tratta di proposte non sufficientemente incisive per ribaltare il famoso rapporto esistente tra dibattimenti (80%) e riti alternativi (20%). Ciononostante l’ANM ha fatto un notevole sforzo propositivo. 

basta guardare le proposte avanzate dai magistrati per rendersi conto dello spirito inquisitorio: semplificare il processo significa, per la maggior parte di loro, consentire una più facile condanna dell'imputato. Ma sono pronto a confrontarmi anche sulle singole proposte, ovviamente.

 Ecco, bravo, confrontiamoci. Quali sarebbero quelle dell’ANM, inquisitorie volte a consentire una “condanna più facile dell’imputato”? Contesta la singola proposta e ne parliamo.

 Ci sono invece proposte da parte degli avvocati per accelerare i processi ? Da parte mia molte, ma parlo a titolo personale.

 Ecco, bravo bis, mentre i magistrati, a livello di organizzazione di categoria, fanno delle concrete proposte per migliorare il sistema, proposte sulle quali si può tranquillamente discutere, quali sono le proposte che fanno gli avvocati? E, prima ancora degli avvocati, le Camere penali? Sbaglio o le Camere penali si concentrano unicamente sulla separazione delle carriere, cosa che non rende il processo affatto più veloce? Circa un mese fa ho letto un articolo di un avvocato penalista, il quale ha proposto di abolire delle garanzie in cambio della separazione delle carriere. Parlava a nome delle Camere penali? E se sì quali sarebbero queste garanzie che gli avvocati (non i magistrati) sarebbero disposti ad abolire?

Quindi: abolire il limite di 5 anni per il patteggiamento

 Sono d’accordo, comunque, ritengo che, volendo, il 90 % dei processi potrebbero essere conclusi con il patteggiamento esistente. Oltretutto, in assenza di una pena effettiva, prendere un anno o sei mesi con la condizionale diventa, francamente, poco rilevante. E quindi, se ho i soldi, conviene rischiare di prendere un anno con buone probabilitá di farla franca, che prendere sei mesi certi, entrambi virtuali.

 Aumentare lo sconto di pena da 1/3 ad almeno la metà, eliminando esclusioni soggettive ed oggettive.

 Mah, mi sembra che gli sconti, tra attenuanti generiche, altre attenuanti e patteggiamento, siano già parecchi. Al limite prevediamo l’obbligo di riduzione di un terzo secco come per l’abbreviato

 Dichiarare la sentenza di patteggiamento immediatamente esecutiva

 Qualcosa di simile propongono anche i magistrati ooops…

 Prevedere la possibilità per il Giudice di accogliere subito la richiesta di patteggiamento se ritiene non giustificato il rifiuto del pm. Molte volte i pm rifiutano un patteggiamento per ragioni ideologiche, perché ce l'hanno con l'imputato, insomma per mille ragioni che nulla hanno a che fare con lo spirito del codice. In questi casi il Gup è obbligato al rinvio a giudizio, il giudice dibattimentale obbligato a fare il processo.

 In tredici anni di carriera non ho mai visto un processo del genere.

 Ridurre il numero dei reati. L'elenco potrebbe essere infinito e mi pare che anche Axel concordi con questa misura.

 Perfettamente d’accordo.

 Abolire le amnistie. Se un imputato è convinto che arriverà un'amnistia nessuno potrà convincerlo a patteggiare.

 Anche qui andiamo d’amore d’accordo. Comincio a preoccuparmi :-).

 Intervenire sul sistema di notifiche.

 Anche qui siamo d’accordo, ma non dici come. I magistrati invece sì.

 É vero per esempio che dopo l'udienza preliminare se l'imputato non era presente deve essergli notificato il decreto che dispone il giudizio, ma Bisignano omette di dire che nel corso dell'udienza preliminare il fatto contestato può essere modificato senza avvisare l'imputato, per cui io posso entrare dal Gup accusato di un reato qualsiasi ed uscirne imputato di omicidio.

 Giustissimo, ma perché l’imputato può starsene lontano dal processo e noi dobbiamo continuamente corrergli dietro? Non vogliamo fare come in Germania, dove l’imputato deve essere sempre presente, perché i tedeschi son cattivi? Bene, ma se lui, per sua libera scelta, non c’è, potranno essere affari suoi o no? 

L'utilizzo della Polizia Giudiziaria per le notifiche è, prima ancora che uno sperpero di denaro pubblico, un atto illegittimo delle Procure, come illegittimo è l'utilizzo di appartenenti alle sezioni di Polizia Giudiziaria per adibirli a segretari personali dei procuratori della Repubblica.

 Mi spieghi il senso di questa cosa? Qual’è il danno per il cittadino o per la difesa? Secondo te come farebbe la Procura di Bolzano ad andare avanti senza utilizzare la PG per il lavoro amministrativo? Mi presti la tua segretaria? Magari è giovane e carina, al posto dei miei poliziotti :-).

 Mettere un giudice mentalmente rigido in una tale posizione significa la catastrofe: pochi riti alternativi, mole di processi al dibattimento e incapacità di smaltimento.

Le regole del codice non si possono creare in base al carattere del singolo giudice. Oltretutto non é il CSM a stabilire chi deve fare il GUP, spetta al Presidente del Tribunale, il quale, comunque deve mettere il posto a concorso e non puó destinarvi chi ritiene opportuno.

Conclusivamente, io credo che queste misure (ma ovviamente le possibili sono anche molte altre), da sole sarebbero sufficienti a far decollare i riti alternativi e quindi a consentire la rapida celebrazione di quelli restanti.

 Secondo me non è così. Queste soluzioni non bastano, ci vuole in intervento molto più radicale.

 I giudici non si limitano ad applicare le leggi; a volte le distorcono le ignorano, le travolgono, le disapplicano, sempre impunemente, ovviamente.

 Personalmente, nella media, questo fenomeno non lo riscontro. Mi pare, comunque, di capire che anche tu stia parlando di eccezioni. Ed allora, mi domando il senso dell’affermazione. La linea da me tracciata non è quella di criticare i giudici né quella di criticare gli avvocati. Io chiedo di spiegare ai lettori perché il nostro codice di procedura penale è giusto così com’è e se ha funzionato o no. E vorrei anche che si dicesse a me ed ai lettori, se ciò che ha detto questo tuo collega in questo video sia vero o no.

 Insomma il nostro codice di procedura così come è concepito ha una grossa responsabilità in relazione allo sfascio del si sistema sì o no?

 Le riforme necessarie secondo me le elencherò in un terzo post.

 

 

Nell' attuale caos ed inefficienze del processo italiano non è detto che la prescrizione comporti la non punizione del reo: restano i costi soggettivi e monetari del processo che possono costituire una punizione più che adeguata per i reati minori.

 

Dopo le prime due repliche tenterò una sintesi (lunga, alla faccia della sintesi).

Prima di tutto, lo ribadisco per l’ennesima volta, il mio articolo sulla procedura non era un atto di accusa nei confronti degli avvocati. Non ne comprendo minimamente la rancorosa reazione, nemmeno quella di Francesco. In questo processo virtuale sul banco degli imputati c’era il codice, non gli avvocati e nemmeno i magistrati. I lettori sono chiamati a formulare il verdetto. Io ho chiesto agli avvocati di difendere il codice perché, stando a quanto si legge sul sito delle camere penali e stando al loro famoso studio Eurispes, tanto sbandierato, il codice, così com’è, funzionerebbe benissimo. La colpa del casino nel quale si trova la giustizia italiana sarebbe, come al solito, della magistratura che si oppone alla separazione delle carriere. Certo nessuno ha spiegato come e perché la separazione delle carriere renderebbe il processo più efficiente, ma tant’è. In realtà, le camere penali si contraddicono clamorosamente, laddove nel loro famoso studio, dicono che “i riti alternativi non funzionano”, mentre questo è il presupposto di base affinchè il codice di procedura secondo il modello accusatorio potesse funzionare. Francesco, per la prima volta e direi finalmente, riconosce che sì, il codice, da questo punto di vista, ha fallito, i riti alternativi secondo lui, ed ha perfettamente ragione, non sono appetibili con tutte le conseguenze del caso. Poiché i riti alternativi erano il presupposto basilare affinchè il nuovo codice di procedura funzionasse, è evidente che questo codice è uno dei principali responsabili dello sfascio della giustizia, almeno nel settore penale, checché ne dicano le camere penali.

Ed allora, le posizioni di Francesco, le mie e quelle della magistratura, non sono poi tanto distanti. Le sue posizioni sono distanti, semmai, da quelle delle camere penali :-). Vediamo dove lui ed io siamo c’accordo:

1) il processo accusatorio, in quanto tale, da un punto di vista processual-filosofico è il sistema più giusto, in quanto garantisce una reale parità delle parti e, con il contributo di tutti, il miglior metodo di accertamento della verità;

2) tuttavia, si tratta di una forma processuale complessa e costosa, di per sé necessaria solo per una ristretta fetta di processi, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, il risultato è scontato oppure è sufficiente l’apporto probatorio della difesa per dare giustizia ad un imputato innocente. Di conseguenza, la maggior parte dei processi dovrebbe celebrarsi con riti alternativi, cosa che in Italia non avviene;

3) uno dei presupposti per fare funzionare il codice è una radicale depenalizzazione, per non parlare di una definitiva cessazione della politica dei condoni e degli indulti.

Le proposte di Francesco le avete lette. Le proposte delle camere penali risultano non pervenute. In una delle mie due repliche ho messo un link con le  le proposte dell’ANM. Proverò a sintetizzarle a beneficio dei lettori ed ad aggiungere quelle che, secondo me, sarebbero le ulteriori misure necessarie.

Sotto il profilo penale sostanziale:

1) prescrizione del reato. L’ANM fa, essenzialmente, tre proposte. La prima e più radicale è quella di prevedere che la prescrizione non decorra più dal momento in cui il PM ha esercitato l’azione penale. La seconda prevede che ciò avvenga a partire dalla sentenza di primo grado. La terza, più articolata, prevede due prescrizioni distinte. Una antecedente al processo che estingue il reato ed una successiva all’inizio del processo che estingue quest’ultimo qualora non lo si concluda entro i termini fissati. Sembrerebbe una cosa simile al processo breve ultimamente proposto dai parlamentari del PDL, in realtà è un’altra cosa. Troppo complicato spiegarlo in questa sede. Personalmente propendo per le prime due soluzioni, la terza non mi piace, essendo anch’essa un incentivo ad andare a dibattimento. Per quanto riguarda il rischio paventato da Francesco e cioè di un imputato che ha fretta di chiudere il processo a suo carico, basta introdurre dei meccanismi acceleratori su istanza con connessa sanzione processuale.

2) l’introduzione nel codice penale dell’istituto della irrilevanza penale del fatto: trattasi di istituto già esistente per i reati di competenza del giudice di pace. Consentirebbe di eliminare dibattimenti inutili per reati o fatti sciocchi, nel pieno rispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale. Fra l’altro, come dice l’ANM, si tratterebbe di dare una veste giuridica ad una prassi già applicata in molte Procure pur in assenza di una base normativa.

3) sospensione condizionale ed effettività della pena: oggi come oggi “il gioco (dibattimento) vale la candela” per tutta una serie di motivi di cui abbiamo ampiamente discusso. Tra di essi vi è quello per cui affrontare il dibattimento comporta dei rischi molto marginali di dover poi scontare un qualsiasi tipo di pena. Prendiamo, ad esempio il delitto di estorsione, un reato particolarmente grave, punito con una pena minima di 5 anni di reclusione. Se sono incensurato e risarcisco il danno, per il gioco delle attenuanti posso arrivare ad una pena finale inferiore a 3 anni di reclusione, nel qual caso, in galera non ci vado (affidamento in prova ai servizi sociali). Come dicevo l’estorsione è uno dei reati più gravi. La maggior parte dei reati sono puniti con pene che rientrano ampiamente nell’ambito della sospensione condizionale della pena. Ed allora, tra la scelta di prendere un anno sicuro patteggiando, ovvero quella di prendere due anni eventuali (mal che vada), andando a dibattimento, entrambi sospesi e quindi virtuali, conviene sempre la seconda, sempre che si abbiano le risorse finanziarie per sostenere il processo. Dunque, è necessario rivedere completamente l’istituto della sospensione condizionale della pena che non può più, come è oggi, essere un diritto. In generale, sono dell’opinione che bisognerebbe introdurre delle pene nuove ed effettivamente afflittive, tali per cui l’opzione di scegliere il dibattimento comporti un rischio di una sanzione che faccia effettivamente male. Tali sanzioni non devono essere necessariamente di tipo carcerario, anche perché non ne abbiamo le strutture.

L’ANM propone meccanismi riparatori cui subordinare la concessione della sospensione condizionale. Personalmente aggiungerei che, nel settore delle contravvenzioni, andrebbe anche esteso l’istituto della legge 758/94 da me descritto nell’articolo sulla prevenzione infortuni (eliminazione del danno, pagamento di un’ammenda ridotta, estinzione del reato, senza processo ed incensuratezza dell’indagato). Si tratta di una legge che ha dato ottima prova di sé ed ha dato un notevole contributo deflattivo.

Sotto il profilo procedurale:

1) Notificazione degli atti. Prima di tutto l’ANM propone di introdurre la notificazione mediante posta elettronica certificata, consentendo, ovviamente anche ai difensori di depositare i propri atti con questa modalità.

In secondo luogo, propone che, tutte le notifiche all’imputato, successive alla nomina del difensore di fiducia, avvengano mediante consegna di copia dell’atto al difensore medesimo, dopodiché, nell’ambito del rapporto fiduciario, sarà quest’ultimo a girarlo al cliente. Personalmente sarei per la soluzione più radicale, ovvero quella per cui, una volta instaurato il contraddittorio con una notifica nelle mani dell’imputato, sarà quest’ultimo, anche tramite il suo difensore di fiducia, a doversi interessare dell’andamento del processo anziché noi a dovergli continuamente correre dietro. Comunque, anche la soluzione proposta dall’ANM, tramite la posta certificata, contribuirebbe ad una significativa semplificazione.

2) Irreperibili: l’ANM propone di fare il processo solamente a quegli imputati che ne abbiano un’effettiva conoscenza, con sospensione del processo e della prescrizione negli altri casi. Per i reati più gravi e quelli in cui siano state richieste misure cautelari, il processo si dovrebbe celebrare comunque con una possibilità di rientrare nei termini, ove vi siano dubbi sul fatto che l’imputato ne fosse a conoscenza. C’è qualche dubbio, da parte mia, su questo dualismo. Se il senso del principio è quello di garantire una difesa efficace, non si vede perché ciò non debba valere anche ed a maggior ragione nei processi più gravi.

3) Comportamenti dilatori. Qui mi limito a citare testualmente l’ANM:

Predisposizione di soluzioni normative volte a disincentivare comportamenti delle parti strumentali al prolungamento del processo al di là della sua ragionevole durata e, in particolare, diretti ad ottenere la prescrizione (si intende qui far riferimento, ad esempio, alle impugnazioni dichiaratamente pretestuose, come ad es. quelle relative a gran parte delle sentenze emesse in esito all'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 c.p.p.). Ciò dovrà avvenire attraverso la restituzione della centralità al giudizio di primo grado e, il conseguente, ridimensionamento del  giudizio di appello mediante l’ampliamento delle cause di inammissibilità (a cominciare dalla manifesta infondatezza) e l’impugnazione per motivi .

Sembra di leggere Francesco :-).

4) Riti alternativi. Il decreto penale: uno dei riti alternativi è l’emissione di un decreto penale. il giudice notifica all’imputato un atto, invitandolo a pagare una pena pecuniaria. Se l’imputato non fa opposizione entro 15 giorni, diventa definitivo. Il termine per l’opposizione è troppo breve. Impedisce alla difesa ed all’imputato di valutare le varie opzioni. Così capita spesso che i difensori debbano fare opposizione per sicurezza, avviando tutto il meccanismo delle notifiche, fissazione d’udienza ecc. Il secondo aspetto è quello dell’entità della pena. Con l’ultimo pacchetto sicurezza il tasso di conversione giornaliera della pena è stato aumentato da 38,00 Euro per ogni giorno di reclusione o arresto a 250,00 Euro. Così, mentre fino a luglio, se si dovevano irrogare 20 giorni di reclusione, l’imputato pagava 760,00 euro, adesso ne deve pagare 5000,00. La conseguenza è che tutti fanno opposizione per avere la sospensione condizionale della pena. L’ulteriore conseguenza di questo aumento radicale della pena è che lo Stato perde un sacco di soldi.

5) Il dibattimento (accusatorio) a richiesta: questa è una proposta che qualche magistrato ha fatto a mezza bocca quasi vergognandosene, ma che l’ANM non ha mai messo sul tavolo. La proposta comporta di essere accusati di voler reintrodurre la santa inquisizione con corollario della tortura.

In sostanza, per il sistema attuale, il dibattimento è un obbligo. Deve essere l’imputato a chiedere che il processo venga definito con un rito alternativo. Se non lo fa, si celebra sempre ed automaticamente il dibattimento. Così, ad esempio, in tutti i casi in cui l’imputato è irreperibile, oppure, come talvolta, succede, non nomina un difensore di fiducia né prende contatto con quello nominato d’ufficio, si deve andare a dibattimento, quando, probabilmente, converrebbe aderire ad un rito alternativo. Francesco vi obietterà che il dibattimento è comunque una garanzia, ma ciò non è vero. È una garanzia se il difensore è in grado di dare un apporto probatorio, grazie al rapporto fiduciario che ha con il suo cliente. Se il cliente non lo ha mai visto il processo accusatorio ha ben poco senso, tant’è vero che ormai siamo arrivati al punto che spesso, per reati scontati, i difensori acconsentono alla produzione degli atti del procedimento rinunciando al controinterrogatorio dei testimoni. In definitiva, il dibattimento deve essere un diritto non un obbligo. L’imputato deve chiedere che si celebri il dibattimento, non che si celebri il processo con rito alternativo. Tutti gli altri processi, ad eccezione di quelli che si chiudono con una richiesta di patteggiamento, si celebrano in forma abbreviata con possibilità per la difesa di citare testimoni a discarico e la concessione della riduzione premiale nella misura di un terzo della pena in caso di condanna.

Solo un intervento veramente radicale che ribalti tutta la filosofia del sistema, e non certo i palliativi suggeriti da Francesco consentirebbe alla giustizia penale di fare il necessario salto di qualità.

Ovviamente nessuno si vuole nascondere dietro un dito, vi sono anche le carenze organizzative addebitabili alla politica, alla magistratura ed all’amministrazione della giustizia in generale.

Ripropongo, dunque, le domande già poste a Francesco nelle mie due precedenti repliche:

1) il codice di procedura penale ha contribuito allo sfascio della giustizia sì o no?

2) quanto dice questo avvocato in questo video è vero sì o no?

3) Le affermazioni che fa quest’altro avvocato in questo articolo sono una sua opinione o sono un’opinione delle Camere penali?

4) quali sono le “garanzie” che i magistrati intendono abolire e, soprattutto, perché sarebbe sbagliata la loro abolizione?

5) last but not least. Cosa propongono le Camere penali per migliorare il sistema?

 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti