Google e la censura Cinese

13 gennaio 2010 giorgio gilestro

Google ha appena dichiarato guerra alla Cina (a modo suo).

Internet esiste in Cina dalla fine degli anni '80. Le prime mosse di censura organizzata risalgono al 1997 quando il ministro per la pubblica sicurezza introdusse il primo statuto di regolamentazione. Lo scopo della censura è sempre stato quello di contenere fatti e opinioni che andassero contro il benessere del sistema comunista. In particolare la legge sulla censura internet afferma che a nessun individuo è consentito usare la rete per:

  1. promuovere attacchi alla costituzione o leggi o le loro attuazioni
  2. promuovere ogni azione contro il governo o il sistema socialista
  3. incitare alla divisione del paese o urtare l'unità nazionale
  4. promuovere odio o discriminazioni tra i vari gruppi etnici cinesi
  5. diffondere falsità, distorcere la verità, diffondere dicerie, attentare in ogni modo all'ordine della società
  6. promuovere superstizioni, diffondere materiale erotico, violento o riguardante il gioco d'azzardo
  7. fare terrorismo o incitare all'attività criminale; insultare apertamente altre persone o distorcere la realtà per urtare terzi
  8. nuocere alla reputazione degli organi statali
  9. altre attività dannose contro la Costituzione, le leggi e le regole amministrative

È chiaro che la lista è stata stilata in modo da essere omni-comprensiva ed è altrettanto chiaro quali siano le priorità del sistema di censura (i punti 1 e 9, che aprono e chiudono la lista, dopotutto ...). Chiunque venisse identificato ad infrangere qualsiasi di questi comandamenti rischierebbe un appuntamento con la giustizia cinese, con conseguenze che, come al solito, possono oscillare da una multa alla pena di morte. Il sistema di censura è tutt'altro che nascosto dal governo. Infatti, proprio l'opposto: le alte gerarchie cinesi vanno assolutamente fiere dell'attività di censura che, come al solito, viene venduta come un sistema per proteggere i cittadini.

Al momento si stima che circa 30 mila persone siano impiegate nella polizia internet. Ogni internauta sa benissimo quali sono le regole e cosa rischia in caso di trasgressione. Esiste una capillare campagna di informazione a riguardo, che comprende anche simpatiche mascotte sotto forma di cartone animato.

L'internet poliziotto JingjingL'internet poliziotta Chacha

Jingjing e Chacha, i due internet poliziotti cinesi

La censura è implementata ad almeno due livelli, uno centrale e uno periferico. Quello centrale passa attraverso quello che è noto come "il grande firewall cinese": in sostanza una muraglia di router, prodotti da Cisco, che si occupano di confrontare le richieste dell'internauta con una blacklist: se il sito a cui si sta cercando di accedere è nella blacklist, l'utente non sarà in grado di vederlo. Il sistema periferico invece si basa semplicemente sulla consapevolezza che chi fornisce accesso a internet è responsabile per le pagine che vengono viste dagli utenti: in altre parole, è responsabilità dell'azienda o del cybercaffé di far sì che i navigatori usino internet correttamente.

Per via soprattutto del controllo interno (il grande firewall) la navigazione può talvolta essere rallentata. google.com, ad esempio, è accessibile dalla Cina: la ricerca dà gli stessi risultati che darebbe negli USA ma poi molti dei collegamenti portano al nulla. Per ovviare ai rallentamenti e ai disagi che il firewall portava a google.com, Google decise nel 2006 di esordire con una versione apposita del motore di ricerca, google.cn. I server di google.cn risiedono direttamente in Cina e quindi risultano essere molto più veloci; i risultati sono però censurati già da Google stessa, in ottemperanza con le leggi cinesi (qui l'annuncio di google del lancio di google.cn). La Cina non è l'unico paese che chiede a Google di censurare risultati (lo fanno anche la Germania e la Francia, riguardo a pagine con contenuti nazisti) ma ovviamente in Cina il tenore di censura è enorme e a tutto tondo (un esempio classico: non c'è traccia della rivolta di Tienammen sul google immagini cinese).

La decisione di Google di sottostare alle regole cinesi fece scalpore all'epoca e costò all'azienda anche diverse tirate d'orecchie da parte del congresso USA. È sempre stata giustificata non con ragioni economiche (Google ha uno share di appena il 27% in Cina, la parte del leone la fa il clone cinese Baidu) ma con ragioni "umanitarie", cioé che un maggiore accesso a risorse internet, seppur censurato, non può che fare bene. Del resto il motto di Google è "don't be evil" (non fare del male). Certo è che, al momento, il pubblico internet cinese è il primo al mondo con 330 milioni di connessioni. Un po' di gola la farà anche al portafogli.

Un paio di ore fa, Google ha annunciato, a sorpresa, di averne avuto abbastanza e che da ora in poi non obbedirà più alla censura cinese. Il motivo ufficiale è che nelle ultime settimane Google è stata vittima di attacchi informatici molto ben escogitati. Indagando, Google ha scoperto che il bersaglio principale di questi attacchi sarebbe un gruppo di attivisti per i diritti umani, ma che attacchi simili si sono verificati anche verso aziende che si avvalgono dei servizi di Google nei campi dell'informatica, chimica e alta tecnologia. Non si tratta di studentelli hackers, ma di una rete assolutamente ben organizzata, riconducibile a GhostNet, un sistema di spionaggio politico e industriale dietro di cui si nasconderebbe direttamente il governo cinese.

Visti questi sviluppi, Google ha davvero deciso di mettere sul tavolo il proprio motto "don't be evil" e comunica che non ha più intenzione di venire a patti col governo cinese: se questo comporterà la chiusura di Google.cn e degli uffici cinesi, così sia.

Va aggiunto che ultimamente la Cina aveva operato una stretta non indifferente al sistema di censura, soprattutto come conseguenza delle olimpiadi e delle proteste nella regione di Xinjiang. In particolare secondo alcune fonti il sistema di censura starebbe per passare da un sistema blacklist (non si accede a ciò che è listato) ad un sistema di whitelist (si accede solo se è listato) gestito da una anagrafe internet governativa e che sarebbe ovviamente estremamente più stringente.

38 commenti (espandi tutti)

Ho un'amica in quel di Pechino, compagna di studi alla Luiss (per me compagna all'italiana, lei invece era compagna davvero: capoclasse in Cina!).

Ogni volta che le scrivo email per sapere come va, e ci infilo commenti su qualche tragedia in corso, che sia Tibet o Xinjang, mi parla regolarmente di altro e nemmeno mi risponde...ma cose assurde dice!

Tipo: ma che succede in Tibet? (con tutto il mondo che parla della repressione) e lei: "mah, nulla hanno anche rifatto una stazione ferroviaria da poco..."

E' possibile che controllino sistematicamente anche le email? O la censura della mia amica è a monte, nel suo cervello?

Può essere anche che non ne sappia davvero nulla di nulla, visto che presumibilmente i media tacciono queste vicende e ogni fonte internet sarà censurata.

Fabrizio

Io propendo per la seconda. La tua amica potrebbe non sapere fin dove possa spingersi il controllo dei contenuti, e giustamente credo abbia una gran paura di finire in mano alle forze di polizia con l'accusa di essere "dissidente".

Quindi penso che sia un effetto collaterale della censura cinese, induce paura nei cittadini comuni che non vogliono rischiare di essere presi, anche se non c'è il concreto rischio che vengano beccati.

La cosa interessante di GhostNet, così come evidenziata da Wikipedia (e non credo che il nuovo attacco differisca dal vecchio) è che non si tratta di un "attacco" in senso proprio, ovvero il tentativo di entrare in un computer con ping e errori nella comunicazione, ma penso che Marcello Urbani ci debba fare una lezione su questo, ma di un semplice "fishing", mandavano mail dal contenuto interessante, ma con allegati con spyware, trojans etc., chi apriva l'allegato perdeva il controllo del PC.

A occhio mi sembra un trucco vecchio e solo per i gonzi: anche a me arrivano almeno dieci mail al giorno con "account disabilitato" "Rolex replica watches", etc., non mi arriva (più) il Viagra perchè è sensitive con Thunderbird che le cancella automaticamente.

Sarebbe interessante sapere che tipo di attacco hanno usato stavolta, se il vecchio trucco, o qualcosa di nuovo, che ha fatto arrabbiare Google. E due sole cose fanno arrabbiare Google: il tentativo di arrivare agli algoritmi e la lista dei clienti..

Un piccolo appunto all'autore dell'articolo: il google motto è "don't be evil" che credo si possa tradurre come "non fare il cattivo".

In ogni caso gli attacchi portati a google stavolta, come si evince dall'articolo, non sono attacchi portati agli utenti (come nel caso degli attacchi rivolti verso gli attivisti dei diritti umani europei), ma attacchi diretti all'infrastruttura dell'azienda, quindi potrebbero anche essersi giocati degli attacchi finora sconosciuti.

In ogni caso io non son convinto che cambierà molto ma in ogni caso si tratta di una vicenda interessante :)

"don't be evil" indeed. Grazie per la correzione Fabio.

A proposito dell'etica di google, JP Morgan stima che google girerebbe le spalle a 600 milioni di profitto solo nel 2010. Ad ogni modo la concorrenza per google in cina e' molto dura perche' Baidu e' favorito dal governo stesso. E' dato per scontato che chiudera' battenti (il governo cinese non verra' mai ad un accordo) e oggi la gente depositava fiori fuori dalla sede centrale di google a pechino.

Qui sembra che l'accaduto venga preso seriamente dagli US: Hilary Clinton chiede spiegazioni direttamente al governo cinese riguardo l'accaduto.

http://www.state.gov/secretary/rm/2010/01/135105.htm

 

non si tratta di un "attacco" in senso proprio [...] ma di un semplice "fishing"

Il phishing in realta' puo' essere anche molto complesso. Comunque nella fattispecie, si vocifera di due attacchi: uno diretto al source repository di google (il servizio che gestisce il codice dei programmi) e che avrebbe attaccato circa 35 compagnie della valley; un altro a gmail. Quello di gmail avrebbe prodotto dei falsi certificati SSL per creare un attacco noto come "man in the middle" (MITM). Il certificato SSL e' quel certificato che trasforma una comunicazione non sicura (http) in sicura (https). HTPPS puo' essere aggirato ma creare falsi certificati SSL non e' banale.

Inoltre da come google parla di alcune delle informazioni che sarebbero state ritrovate (data di creazione dell'account e soggetto di alcune email) sembra che sia stato direttamente il database ad essere attaccato e non i singoli utenti.

Il phishing/malware e' semplicemente il modo piu' semplice ed efficace per raccogliere informazioni e alcuni software che si occupano di questo sono estremamente sofisticati. Uno dei piu' famosi e' conficker, probabilmente di origine ucraina. Un malware ben scritto puo' infettare facilmente milioni di computer e trasferire agli autori qualsiasi tipo di informazione. Normalmente vengono presi di mira non singoli utenti ma grandi aziende, cercando materiale sensibile. Nel 2007 la catena di supermercati americana TJ MAXX e' stata attaccata in maniera simile e gli hacker (probabilmente russi) si sono impadroniti dei dettagli di circa 50 milioni di carte di credito.

 

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Berlusconi di questa faccenda e che reazioni mettera' in campo.

Uno che passa la vita a combattere i comunisti, avra' quantomeno incaricato il Ministro Degli Esteri del suo Governo eletto dal POPOLO di inviare una ferma nota di protesta alle autorita' cinesi. E siamo in attesa trepidante delle sue dichiarazioni sdegante su questo intollerabile atto di prevaricazione verso i sacri principi della democrazia liberale a cui si ispira il Partito della Liberta'.

Oh mamma, ma come si fa a citare BS in un articolo che parla di Google e Cina???

Anche io finisco in OT come te, ma sinceramente nemmeno io capisco cosa c'entri il governo italiano in una faccenda riguardante un'impresa privata e un altro governo.

Sarà la tendenza a vedere complotti dappertutto.

A mio avviso la controversia tra Google e il governo cinese non e' una questione limitata ad un'azienda e ad un governo ma e' molto piu' grave e seria, perche' coinvolge la liberta' di informazione e la democrazia. E queste liberta' sono sotto attacco anche in Italia: ad ogni occasione (il caso piu' eclatante dopo l'aggressione a Berlusconi) partono attacchi ad Internet, o a Facebook. Si chiudono, o si invoca la chiusura, di siti e gruppi che inneggiano all'odio (ma non quelli contro Travaglio o di Pietro) e si propone di sottoporre i blog alle stesse leggi che vigono per i giornali, ad esempio imponendo un direttore responsabile iscritto all'ordine dei giornalisti. Per non parlare del ricorso all'Antitrust contro Google (di cui e' stato gia' scritto su NfA).

Quindi qualsisasi attacco a Google e soprattutto qualsiasi violazione della privacy attraverso l'accesso non autorizzato alle email da parte delle autorita' e' una faccenda che riguarda tutti noi. Oggi tocca ai cinesi. Domani chissa'? Tra l'altro questo domani potrebbe essere gia' arrivato. Vi ricordate che qualche settimana fa furono pubblicati gli ultimi SMS spediti l'11 settembre dalle vittime della strage. Vi siete mai chiesti da dove provenissero? 

Nel commento ho tirato in ballo Berlusconi non perche' ci veda una responsabilita' sua o del governo italiano in questa storia. Mi limitavo a fare una considerazione ironica. Per un leader che non perde occasione in patria e all'estero per denunciare i comunisti e le loro bieche manovre contro l'umanita', immaginavo che questa fosse un'occasione d'oro per denunciare i comunisti veri ed i loro metodi totalitari.

I server di google.cn risiedono direttamente in Cina e quindi risultano essere molto più veloci; i risultati sono però censurati già da Google stessa, in ottemperanza con le leggi cinesi (qui l'annuncio di google del lancio di google.cn).

La cosa buffa e' che la censura puo' essere aggirata con semplici errori di battitura: la ricerca sullo spelling giusto "Tian An Men" e' alquanto censurata, ma su "Tien An Men" (che come Pinyin e' sbagliato, anche se all'estero e' spesso scritta cosi') riporta abbondanti carri armati.

Non bastava questo?

Interessantissimo post, Giorgio.

La Cina non è l'unico paese che chiede a Google di censurare risultati (lo fanno anche la Germania e la Francia, riguardo a pagine con contenuti nazisti)

Sai se l'Italia fa qualcosa di simile?

Che io sappia l'italia censura soltanto i siti che fanno gioco d'azzardo. La lista dei siti censurati, pardon inibiti, la trovi sul sito dei monopoli di stato. Al momento sono poco meno di 2000 e l'accesso e' inibito chiedendo ai provider italiani di non risolvere il loro DNS. La procedura si aggira molto facilmente ma non so se il giocatore che decida comunque di fare azzardo su uno di quei siti commetta un crimine, non ne ho idea ma qualche leguleio di nFA magari lo sa.

Aggiungo che non e' chiaro se Francia e Germania abbiano chiesto ufficialmente a google di oscurare certe pagine o se questa sia una iniziativa diretta di google. Il fatto che ci fosse censura venne identificato da due tizi di Harvard che sono tra i maggiori ispiratori della OpenNet initiative che fa studi di internet filtering. Qui trovi la loro mappa e sul sito molte piu' informazioni. I paesi che cercano di attuare controlli su internet sono tanti, alcuni anche insospettabili (UK e Australia) e alcuni con sistemi ridicoli (corea del sud).

 

Il mio amico Marco d'Itri mi informa a proposito della censura in Italia (se volete saperne di più, date un occhiata a quello che ha scritto sul suo blog). Lo ringrazio per queste informazioni.

Non c'è solo quanto dici, Giorgio: alcuni dei siti nella lista di AAMS non sono effettivamente di gioco d'azzardo (e tra l'altro, almeno http://aams-casino.awardspace.com/ non è un sito di scommesse online ma spiega invece come aggirare la censura); poi ci sono due siti che vendono sigarette, censurati dietro un provvedimento di un tribunale piemontese (www.k2smokes.ch, www.rebelsmokes.com). E poi c'è la lista del CNCPO (Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia Online), che è segreta e data solo agli ISP ma contiene 496 siti, tra cui alcuni di image hoster. È stato bloccato per un po' anche il famoso sito per la ricerca di torrent thepiratebay.org. Tutti i blocchi sono per DNS, anche se per qualche tempo c'è stato anche un blocco per IP.

OT: il discorso della censura con la "scusa" della pedopornografia online non mi convince per nulla.

Primo perche' secondo la mia modesta opinione i pedopornografi credo siano abbastanza malati da industriarsi per aggirare i blocchi.

La tattica del blocco DNS penso abbia effetto significativo solo contro i siti di scommesse online all'estero, che potevano essere usati potenzialmente da molti utenti internet "occasionali".

Tra l'altro l'esistenza di un'associazione di privati come Telefono Arcobaleno che "pattuglia" la rete alla ricerca di siti pedopornografici non mi convince del tutto.

Non che non si debba fare nulla, tutt'altro, ma non e' con la censura che si risolvono i problemi.

Una precisazione: il sito che citi e altri nella lista non sono stati censurati perche' contengono istruzioni su come aggirare la censura ma perche' contengono collegamenti piu' che altro pubblicitari ad altri casino. Il motivo e' che un sistema di oscuramento che si basa su DNS (come quello italiano) deve necessariamente colpire anche i siti che linkano quelli oscurati altrimenti sarebbe ancora piu' inutile di quanto gia' non lo sia. Se invece il sistema di oscuramente bloccasse gli IP (come avviene in cina) allora i siti che linkano potrebbero restare (i link non porterebbero a nulla).

Diverso e' il caso delle sigarette, che non conoscevo. Viene davvero da chiedersi perche' le sigarette di contrabbando si' e qualsiasi altro oggetto la cui importazione e' vietata in italia (funghi allucinogeni, zanne d'avorio, olio di squalo...) no. Difficile da spiegare per me. Un terzo caso ancora sono i sequestri preventivi che sono piu' assimilabili ai sigilli apposti ad un locale in caso di segnalazioni di terzi. Di solito vengono ordinati da chi compie le indagini poi revocati.

Tutti questi sono casi che bene o male rientrano nella legislazione italiana. Infatti sono dell'idea che non abbia senso discutere se sia giusto oscurare i casino online; piuttosto bisogna discutere se abbia senso che i casino siano monopoli tout court. Stessa cosa per la pedopornografia: penso che nessuno avrebbe nulla da obiettare se venissero censurati giornaletti pedopornografici in edicola - in internet gia' si storce il naso talvolta. Il mondo online e' solo una sfumatura del mondo reale e non sarebbe giusto se il web avesse un trattamento diverso dalla vita vera. In altre parole: la cina non e' malvagia perche' censura il web; la cina e' malvagia perche' censura (tutto, incluso il web).

L'unico caso di censura che io trovo davvero ingiustificabile in Italia devo dire che riguarda quello recente contro i gruppi di facebook.

Diverso e' il caso delle sigarette, che non conoscevo. Viene davvero da chiedersi perche' le sigarette di contrabbando si' e qualsiasi altro oggetto la cui importazione e' vietata in italia (funghi allucinogeni, zanne d'avorio, olio di squalo...) no. Difficile da spiegare per me.

Non c'e' nulla di strano o illogico, per chi ha conosce la natura predatoria e lassista dello Stato italiano. Lo Stato italiano profonde le sue energie contro sigarette e gioco d'azzardo per il semplice motivo che su sigarette e gioco d'azzardo si riserva il monopolio sui i suoi sudditi e preleva di conseguenza elevati profitti in termini di tasse, accise e bolli di stato. Gli altri prodotti e servizi possono anche a ragione essere ritenuti piu' dannosi e pericolosi, ma contrastarli non aumenta le entrate statali come per sigarette e gioco d'azzardo, per cui l'impegno piu' essere minore e/o lassista.

Giusto. Pensavo pero' che qualsiasi oggetto che compri oltre EU e' soggetto a dazi di importazione e IVA ma son giunto alla conclusione che quei siti di sigarette sono oscurati perche' il materiale arriverebbe dalla Svizzera e cio' che arriva da Schengen probabilmente neanche ci va in dogana.

Una precisazione: il sito che citi e altri nella lista non sono stati censurati perche' contengono istruzioni su come aggirare la censura ma perche' contengono collegamenti piu' che altro pubblicitari ad altri casino. Il motivo e' che un sistema di oscuramento che si basa su DNS (come quello italiano) deve necessariamente colpire anche i siti che linkano quelli oscurati altrimenti sarebbe ancora piu' inutile di quanto gia' non lo sia. Se invece il sistema di oscuramente bloccasse gli IP (come avviene in cina) allora i siti che linkano potrebbero restare (i link non porterebbero a nulla).

Ma perché mai, scusa? Se il mio DNS non risolve l'IP della pagina linkata, non lo risolve e la pagina linkata non la vedo. Se il link è direttamente per IP ovviamente il discorso è diverso, ma non mi sembra sia questo il caso (magari lo era in passato). E comunque non vedo come, anche in questo caso, ci potrebbero essere gli estremi legali per la censura.

Tra l'altro, mi chiedo, il fatto stesso di aggirare la censura per arrivare ad un casino online, senza scommetterci, è di per sé illegale?

Tutti questi sono casi che bene o male rientrano nella legislazione italiana. Infatti sono dell'idea che non abbia senso discutere se sia giusto oscurare i casino online; piuttosto bisogna discutere se abbia senso che i casino siano monopoli tout court.

Non sono d'accordo. Anche supposto che i casino debbano essere monopoli (io non ho opinione su questo), la censura al sito provoca altri danni collaterali. Per esempio, le quote dei bookmaker sono un ottimo modo per quantificare la probabilità di un evento -- se il sito del bookmaker è bloccato, non posso avere quest'informazione. Mi chiedo: non sarebbe più sensato bloccare i trasferimenti di denaro da/verso questi siti tramite le carte di credito italiane?

Il mondo online e' solo una sfumatura del mondo reale e non sarebbe giusto se il web avesse un trattamento diverso dalla vita vera.

Ni: nella "vita vera" esiste la censura per le testate editoriali e per i film, non ad esempio per le conversazioni telefoniche. Le regole cambiano a seconda della natura del mezzo. Internet è estremamente difficile da censurare, e in effetti basta sbatters un po' per uscire dal grande firewall cinese, figurarsi dalla censuretta italiana che si aggira modificando una linea in un file di testo. Il punto IMHO è se queste contromisure da quattro soldi valgano il principio per cui un'autorità può arrogarsi il diritto di decidere cosa tu puoi vedere. Per quel che riguarda i giornaletti e i film, il tradeoff è diverso semplicemente perché la censura è più facile da implementare e fare rispettare.

Tra l'altro, mi chiedo, il fatto stesso di aggirare la censura per arrivare ad un casino online, senza scommetterci, è di per sé illegale?

E perche' mai dovrebbe? Gia' mi puzza di incostituzionalita' il fatto che lo stato si arroghi il diritto di decidere quali siti mi lascia accedere e quali no...

Comunque, stando cosi' le cose la prima cosa che farei se fossi in Italia sarebbe configurare il PC in modo da usare servers diversi da quelli del provider, come p.es. quelli di Google Public DNS (spero bene che i provider non filtrino i pacchetti da e per il port 53 come in Cina...)

Non so quanto sia meglio lasciare un DNS italiano e concedere a google le informazioni su TUTTA la tua navigazione.

Tra motore di ricerca e google-analytics raccolgono fin troppe informazioni sulla navigazione del comune cittadino.

Ma questo e' tutto un altro discorso.

 

Se il link è direttamente per IP ovviamente il discorso è diverso

Esattamente. Ci vuole un secondo a linkare direttamente via IP.

E comunque non vedo come, anche in questo caso, ci potrebbero essere gli estremi legali per la censura.

Basta che la normativa dica: "censuriamo i siti non autorizzati e chi li promuove" e hai gli estremi legali. Articolo 1, comma dII.

le quote dei bookmaker sono un ottimo modo per quantificare la probabilità di un evento -- se il sito del bookmaker è bloccato, non posso avere quest'informazione

Ho vissuto abbastanza in america che qui ci vedo un'opportunita' di bisinisse.

Ni

Ho l'impressione che gli internet nerd (tra i quali ho la presunzione di annoverarmi) abbiano in odio la censura per due motivi: a) colgono e adorano lo spirito anarchico della rete e b) provano fastidio a vedere qualcosa implementato cosi' male. Riflettendo pero' ci si accorge che il punto a) poggia su presupposti sbagliati: internet ha una infrastruttura tale che non le consente di essere veramente anarchica. Lo diventera' nel momento in cui si passera' ad una vera rete wireless-p2p (tempo 10 anni, guestimate) e allora il mondo non sara' piu' come lo conosciamo. Il punto b) e' un po' un controsenso: tra una censura che non funziona e una che funziona, ben venga la prima.

 

 

Ho vissuto abbastanza in america che qui ci vedo un'opportunita' di bisinisse.

Sarebbe? L'aggregatore di quote di bookmaker per italiani?

il punto a) poggia su presupposti sbagliati: internet ha una infrastruttura tale che non le consente di essere veramente anarchica

Ni di nuovo, secondo me: fintanto che è permesso aprire connessioni cifrate punto a punto (e non immagino che un governo occidentale possa spingersi fino a vietarle) puoi sempre implementare una darknet. Non sarà affidabile e performante come il resto della rete, ma vammela a censurare.

Sarebbe? L'aggregatore di quote di bookmaker per italiani?

Si.

fintanto che è permesso aprire connessioni cifrate punto a punto (e non immagino che un governo occidentale possa spingersi fino a vietarle) puoi sempre implementare una darknet.

Fin quando lo stato ha il controllo completo su cosa entra e cosa esce, possono sempre limitare la tua capacita' di comunicare. In teoria puoi anche fare usare Tor a tutti gli utenti internet del mondo ma se la cina decide che chi e' fuori dal GFW sta fuori, quelli sono comunque fregati. E' piu' o meno quello che hanno fatto in occasione del ventesimo anniversario della strage del 4 giugno di tien an men, l'anno scorso. Hanno chiuso ogni collegamento con il mondo esterno e dichiarato il 4 giugno come giornata nazionale della manutenzione dei server. Stessa cosa la fa l'Iran quando deve isolare qualche repressione violenta.

In order to improve the internet content and provide a healthy environment for our netizens, we have designated 3 to 6 June as the national server maintenance day. This move is widely supported by the public

Siamo d'accordo che il futuro di internet sono le connessioni p2p; io tifo per il senza fili pero'. Come sanno bene gli alchimisti, l'etere e' la pietra filosofale!

E' piu' o meno quello che hanno fatto in occasione del ventesimo anniversario della strage del 4 giugno di tien an men, l'anno scorso. Hanno chiuso ogni collegamento con il mondo esterno e dichiarato il 4 giugno come giornata nazionale della manutenzione dei server. Stessa cosa la fa l'Iran quando deve isolare qualche repressione violenta.

Beh, appunto. Più o meno, l'unico modo di censurare davvero Internet è chiuderla. Infatti lo fanno in Cina ed Iran, mica in occidente. Son d'accordo con te, fra X anni anche questa misura sarà impossibile.

Che io sappia l'italia censura soltanto i siti che fanno gioco d'azzardo. La lista dei siti censurati, pardon inibiti, la trovi sul sito dei monopoli di stato.

E il sito dove si trova la dice tutta sul vero scopo di cio': preservare il monopolio dei casino' autorizzati (St. Vincent, Venezia, Campione e Sanremo).

 Che io sappia l'italia censura soltanto i siti che fanno gioco d'azzardo. La lista dei siti censurati, pardon inibiti, la trovi sul sito dei monopoli di stato. Al momento sono poco meno di 2000 e l'accesso e' inibito chiedendo ai provider italiani di non risolvere il loro DNS. La procedura si aggira molto facilmente ma non so se il giocatore che decida comunque di fare azzardo su uno di quei siti commetta un crimine, non ne ho idea ma qualche leguleio di nFA magari lo sa. 

 

In realtà la faccenda è un po' più complessa. I siti oscurati sono quelli che non hanno la concessione per operare in territorio italiano, e moltissimi di questi non offrono (o non principalmente) giochi d'azzardo ma skill games quali il poker sportivo. Le restrizioni sono ovviamente aggirabili e in realtà il giocatore che lo faccia a norma di legge non rischia nulla; teoricamente ci sono sanzioni per gli operatori che offrano questa possibilità, ma che io sappia nessuno è mai stato punito.

(inciso: Mario Adinolfi, noto giocatore di poker, giocare regolarmente su fulltilt.com, che sarebbe tra i siti vietati)

Le regolamentazioni in materia più recenti sono quelle inserite nel decreto dell'abruzzo e l'attuazione della legge comunitaria 2008.

 

Tornando in topic, trovo estremamente significativa la decisione di google, nonché piuttosto in contrasto con la decisione di Apple di qualche tempo fa. In linea di principio è assurdo pensare che debbano essere aziende private ad aprire un breccia nella censura, a costo di mancati profitti. Di fatto, non c'è molto altro su cui contare.

In realtà, on the plus side, il controllo cinese sul web potrebbe essere interessante e utile anche per molte aziende occidentali, e in ogni caso i governi hanno già imparato a reagire morbidamente alle questioni cinesi interne, mi pare:
http://punto-informatico.it/1444776/PI/News/pirateria-cina-colpite-fabbr....
http://punto-informatico.it/2163782/PI/News/pirateria-cina-chiede-aiuto....
Qui si parla di censura, che è una cosa idealmente diversa, ok, ma viene da pensare che utilizzano un unico modo per controllare i contenuti del web; da un lato si chiede alla cina di vigilare che sui prodotti occidentali, dall'altro cosa si chiede, la moglie ubriaca?

Qui si parla di censura, che è una cosa idealmente diversa, ok, ma viene da pensare che utilizzano un unico modo per controllare i contenuti del web; da un lato si chiede alla cina di vigilare che sui prodotti occidentali, dall'altro cosa si chiede, la moglie ubriaca?

Nessuno ha mai chiesto al governo cinese controlli ideologici: un cardine del liberalismo e' proprio che le idee per loro natura non possono essere equiparate a veleni, e che, per dirla col giudice Brandeis, "la luce del sole e' il miglior disinfettante". Purtroppo tendenze illiberali abbondano anche in occidente: vedi i reati di vilipendio, le restrizioni in Germania contro la diffusione di propaganda nazista e cosi' via. Proprio ieri il caro BS, gia' miracolosamente guarito dopo le gravi ferite ricevute a dicembre, auspicava "un decreto blocca-calunnie".

Piuttosto, non son sicuro che la decisione di Google, al di la' del bel gesto, aiuti la causa della liberta', dato che, in caso di cessazione delle operazioni, fara' mancare ai cittadini cinesi un servizio che, in quanto semi-libero, era meglio di niente. E' ancora presto per sapere se il bilancio a lungo termine sara' positivo o negativo.

d'accordissimo. Il mio era un dubbio, un pò a margine dell'articolo: se magari da un lato si chiede (e si aiuta) i cinesi a combattere la pirateria, problema a quanto pare enorme, non si rafforzano anche collatere le pratiche notoriamente illiberali del loro governo? Non è un pò naif pensare che una generale stretta sul web non riguardi per forza di cose anche la censura delle opinioni? Non si può giocare su due tavoli. Se dovessi creare una task force di persone che vigilano sul web, lo farei in modo che questa task force includa tutti i tipi di reato contemplati dalla mia costituzione. ma è un idea mia.

Per quanto riguarda google, motto a parte, non so capire se la ritirata sia motivata economicamente e in fin dei conti utile, non sia "evil" proprio fuggire.

Un appunto. Alcuni bloggers qua e là (per quello che ne so potrebbero essere prezzolati o fanatici) dicono che quello sui diritti civili in cina sia un thread di moda. Sospettosamente di moda quando la cina comincia a contare economicamente, e cose simili. In realtà, dicono, internet è incontrollabile anche per i cinesi, (vedi pirateria) bastano proxy, ricerche più approfondite e le cose si trovano.

d'accordissimo. Il mio era un dubbio, un pò a margine dell'articolo: se magari da un lato si chiede (e si aiuta) i cinesi a combattere la pirateria, problema a quanto pare enorme, non si rafforzano anche collatere le pratiche notoriamente illiberali del loro governo?

Cosa c'e' di particolarmente liberale nel "combattere la pirateria"?

non sono un economista o giurista, ma combattere la pirateria non vuol dire controllare che si rispettino dei diritti legati alla proprietà delle opere? Il fatto che le società più interessate a questo tipo di tutela (editori, distributori ecc) scrivano i discorsi della molto onolevole Carlucci non significa che la pirateria non leda effettivamente dei diritti riconosciuti. 

combattere la pirateria, problema a quanto pare enorme

Quindi secondo te la copia illegale produce danno sociale? Sai quantificarlo?

bastano proxy, ricerche più approfondite e le cose si trovano.

Fintanto che posso stabilire connessioni cifrate punto a punto (come quelle che uso per fare acquisti online), mi spieghi come fai a controllare i dati che scambio?

per quanto riguarda il primo punto, parafrasavo quanto letto in un articolo di punto informatico: la cina ha chiesto aiuto ad altri governi perchè il problema della pirateria in cina è enorme. E' una loro opinione. Altra cosa è collegare immediatamente pirateria a danno sociale: chiaramente non sarei in grado di quantificare, ma (a parte che non sarei in grado di farlo neanche dopo qualche anno di studio di statistica) credo che i mancati introiti a causa di mercati illegali produca anche danni sociali, in qualche modo. Non fossero altro che rockstars con meno bentley.

credo che tu abbia capito male il discorso sui proxy, o io capisco male quello che vuoi dire tu: il secondo punto è praticamente una parafrasi da un blog (chiaramente pro-cinese) che ho trovato su google cercando "cina censurati" o simile. Senso del post, in soldoni: se usi dei proxy, o ricerchi foto del dalai lama (tibetano) non limitandoti a guardare i primi dieci risultati, le informazioni censurate dal governo cinese le trovi lo stesso. E di nuovo riportavo un opinione letta.

Ti ho frainteso, scusa. Resta comunque del tutto non dimostrata l'ipotesi che senza copia illegale avremmo un mondo migliore.

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