Google News, il monopolista

28 agosto 2009 michele boldrin

All'Antitrust hanno scoperto che il settore pubblicitario, in Italia, rischia di essere monopolizzato da ... Google. Sì, Google.

Non da RAI e Fininvest, o da RCS e Repubblica/Espresso. Da Google: sembra gliel'abbia suggerito quel baluardo della concorrenza e dell'imprenditorialità che rischia in proprio che è la FIEG.

Come esercita Google il proprio potere di monopolio? Diffondendo notizie, gratuitamente e rapidamente, a mezzo dell'aggregatore chiamato Google News. Lo fa rispettando la (nondimeno folle) legislazione sul copyright e, in realtà, favorendo (oltre a se stesso, ovviamente) anche gli editori dei giornali e le agenzie di notizie, visto che GNews ha molti più lettori dei loro noiosi quotidiani ma la gente che è interessata ad una notizia riassunta da GNews clicca sul link che questo offre, finisce sul sito del giornale italiano on line e quest'ultimo guadagna dalla pubblicità, visto che quest'ultima paga a "hits" ...

Ma a questo i nostri editori di giornali non ci arrivano. Loro vedono solo il rischio di concorrenza e la concorrenza, si sa, è dannosa al benessere sociale. Specialmente se accompagnata da progresso tecnologico, la rete internet e diavolerie simili. Già ci sono i bloggers che rompono le balle facendo le pulci a quanto scriviamo, ora ci si mette anche Google a diffondere notizie! Di questo passo, dove andremo a finire? Vuoi vedere che sia a noi che ai nostri giornalisti, presto o tardi, toccherà lavorare per guadagnarsi da vivere?

La storia è completamente analoga all'altra ancora più demenziale che, su scala planetaria questa volta, ha praticamente castrato una delle idee più socialmente utili del gruppo Google, ossia Google Books. Prova ulteriore che non è l'italianità che fa danno ma il potere di monopolio. In casi come questi, poi, sembra far danno persino a chi ce l'ha ...

Ad ogni buon conto, questo piccolo Passaparola di "rientro" non era dedicato alla FIEG, ma all'Antitrust ed al suo illuminato e coraggioso presidente, il signor Antonio Catricalà, che hanno deciso di aprire l'inchiesa su Google ma non su RAI e Fininvest. Vergognarsi, mai?

28 commenti (espandi tutti)

ogni tanto bisognerebbe imparare a distinguere i problemi. su google books il dibattito è aperto, non certo chiuso in mezza riga. grazie. http://www.monde-diplomatique.fr/2009/03/DARNTON/16871

Sono d'accordo sulla sostanza del tuo post. Su Google books mi sembra si sia arrivati a una soluzione di second best della questione con la gilda degli editori USA.

Qui il link alla provvedimento di istruttoria: http://www.agcm.it/agcm_ita/news/news.nsf/Link/867D088483577898C125761F002FAEFF?OpenDocument

La FIEG si lamenta di due cose: 1) il bundling del servizio di search con quello delle news. Mi sembra di capire che il sito di repubblica.it, ad esempio, non possa chiedere di rendere le proprie pagine ricercabili da google search ma non da google news. Se lo facesse perderebbe la visibilità su google search,  che ha una quota di mercato del 90% 2) la poca trasparenza nelle modalità di ricerca e selezione delle pagine che finiscono su google news. 

Le nuove tecnologie sono un rischio per le società editrici perchè permettono la separazione dei contenuti dalle piattaforme di distribuzione ma io, in quanto consumatore, in questo ci vedo un elemento positivo alla concorrenza, non negativo. 

f

ero sicuro che il punto (1) fosse una schiocchezza, infatti oggi lo conferma google:

http://googlepolicyeurope.blogspot.com/2009/08/about-google-news-in-ital...

Riguardo il punto (2), l'algoritmo che regola indicizzazione e posizionamento delle news e' un segreto industriale, esattamente come l'algoritmo che regola i risultati che compaiono quando si fa una ricerca su google, la FIEG dice che potrebbe favorire alcuni invece che altri rispetto a dei criteri decisi da google. Strano, vero?

Ieri sono andato al supermercato, chiedero' alla mulino bianco di fare causa al supermercato perche' l'"algoritmo" con cui vengono posizionate le merci sugli scaffali e' chiaramente "proprietario" e poco trasparente, finendo per privilegiare chi paga per comparire negli scaffali ad altezza occhi, e' veramente scandaloso.

Diciamocelo, alla FIEG sarebbero ben contenti che funzionasse come il supermercato, dove chi paga ha le posizioni migliori, google invece se ne frega e posiziona i link piu' in alto solo in base alla rilevanza che hanno; una cosa inaccettabile per il sistema Italia.

La FIEG si lamenta di due cose: 1) il bundling del servizio di search con quello delle news. Mi sembra di capire che il sito di repubblica.it, ad esempio, non possa chiedere di rendere le proprie pagine ricercabili da google search ma non da google news. Se lo facesse perderebbe la visibilità su google search,  che ha una quota di mercato del 90% 2) la poca trasparenza nelle modalità di ricerca e selezione delle pagine che finiscono su google news.

Gia', ma che c'entra con questo un'autorita' antitrust, che dovrebbe occuparsi di comportamenti anticompetitivi? Tra l'altro non e' la prima volta che in Italia vedo l'Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato occuparsi di cose che poco hanno a che fare con difesa di concorrenza e mercato: per esempio l'anno scorso chiese l'abolizione della commissione bancaria sul massimo scoperto, e tre anni fa lamento' le spese di ricarica per le carte SIM prepagate. Queste iniziative sarebbero spettate rispettivamente a Banca d'Italia e AGCOM: l'Antitrust dovrebbe semmai premere per avere, rispettivamente, piu' sportelli di banche straniere e piu' licenze concesse a nuovi operatori cellulari (oltre a investigare collusioni tra quelli esistenti).

Le nuove tecnologie sono un rischio per le società editrici perchè permettono la separazione dei contenuti dalle piattaforme di distribuzione ma io, in quanto consumatore, in questo ci vedo un elemento positivo alla concorrenza, non negativo.

Appunto: capirei se della lamentela di FIEG si fosse occupata a un'ipotetica commissione pro-trust :-)

(Uhm, anzi no, ritiro cio' che ho detto: hai visto mai il governo pensasse che ne se serve giusto una!)

Gia', ma che c'entra con questo un'autorita' antitrust, che dovrebbe occuparsi di comportamenti anticompetitivi?

 

Credo che il ragionamento della FIEG sia pressappoco il seguente:

A) Google ha una posizione monopolistica nel settore "motori di ricerca"
B) Google offre un servizio accessorio nel settore "news", che aggrega notizie pubblicate da una selezione di riviste online, da alcuni blogs, da websites di informazione.
C) pertanto se (A) è usato per favorire (B) rispetto ad analoghi servizi offerti sul mercato, allora si configura una possibile azione passibile di sanzione antitrust. Un po' come la vecchia storia di Microsoft Windows e IE, che ancora oggi non trova pace...

La (C) è stata smentita da Google Italia come riportato qui sopra da Antonio, ed in effetti sembrava una cretinata già semplicemente osservando come Google e Google News operano sui rispettivi database contenenti gli URL ricercabili. Ma forse, il problema per la FIEG è che a servizi di news non inclusi in Google News, venga negata la priorità di rilevanza quando si cerca in Google parole chiave tipo "notizie", "news", ecc.

Considerato però che tale maggiore rilevanza, aldilà dell'algoritmo automatico citato da Antonio, è un servizio che Google si fa anche pagare (anche attraverso gli "sponsored links" che spesso compaiono evidenziati in cima alla pagina di ricerca), mi pare che possa ben decidere di "regalarlo" ai siti inclusi in Google News, senza per questo danneggiare nessuno, o no? Un'offerta del genere: "a tutti coloro che si iscrivono al servizio gratuito X, in regalo gratis il servizio Y che altrimenti è a pagamento", data la libera possibilità di aderire di qualsiasi website di informazione, in cosa è lesiva della libera concorrenza? Il quotidiano che non volesse aderire, può rimanere fuori da Google News, ed eventualmente pagare per comparire come sponsored link, oppure non pagare e confidare nella propria autonoma capacità di richiamare lettori.

Davvero, un po' debolucci gli argomenti della FIEG...

chi fa cosa

ne'elam 28/8/2009 - 11:30

per esempio l'anno scorso chiese l'abolizione della commissione bancaria sul massimo scoperto, e tre anni fa lamento' le spese di ricarica per le carte SIM prepagate. Queste iniziative sarebbero spettate rispettivamente a Banca d'Italia e AGCOM: l'Antitrust dovrebbe semmai premere per avere, rispettivamente, piu' sportelli di banche straniere e piu' licenze concesse a nuovi operatori cellulari (oltre a investigare collusioni tra quelli esistenti)

L'abolizione dell'abolizione della commissione sul massimo scoperto la chiese in ragione del fatto che l'AGCM si occupa delle pratiche commerciali scorrette; l'abolizione delle spese di ricarica scaturì dal lavoro congiunto di AGCOM e AGCM. Osservò però che le cose che secondo te dovrebbe chiedere sono questioni di stretta pertinenza del regolatore che disciplina l'ingesso in quei mercati, precisamente quelli che tu citi.

L'abolizione dell'abolizione della commissione sul massimo scoperto la chiese in ragione del fatto che l'AGCM si occupa delle pratiche commerciali scorrette;

Ah, quindi non e' solo un'antitrust, e ha anche compiti statutari simili a quelli di un Consumer Council?

In un certo modo si. Qui trovi una sintesi. In un mio vecchio post, ci sono alcuni riferimenti supplementari.

La storia è completamente analoga all'altra ancora più demenziale che, su scala planetaria questa volta, ha praticamente castrato una delle idee più socialmente utili del gruppo Google

Mah, andando a leggere l'accordo non sembra tanto una castrazione, quanto un sano accordo commerciale, Google Books avrà accesso a tanti titoli che altrimenti non avrebbe avuto, l'utente avrà maggiori possibilità di trovare quel che cerca. Tanto che Google specifica che l'accordo è valido solo per gli USA e invita le varie associazione di editori, nazione per nazione, a fare accordi simili. Forse la differenza sta nel fatto che i libri coperti da copyright dovranno essere pagati, bisogna vedere il quantum, ma non è una schifezza.

Sull'inchiesta su Google News c'è un discreto articolo sul Sole24Ore, da cui capisco solo che la FIEG sta agendo su preciso mandato di qualcuno a cui dà fastidio Google, e la richiesta è solo aria, fritta male per di più. Domanda di rito : chi paga ? Ovvero se Google stesse solo facendo il suo lavoro, senza alcun abuso chi pagherebbe i costi supportati dall'authority ? La FIEG o noi ? E tutto ciò cui prodest ?

 

...l'accordo non sembra tanto una castrazione, quanto un sano accordo commerciale,...

...sano se ritieni la tutela del copyright come qualcosa di socialmente utile. Non è un fatto scontato questo però 

Io non ho purtroppo visto google print (l'antesignano di google books) ma credo che il punto della critica di michele a quell'accordo è che il deal abbia fortemente ridimensionato la reale utilità del sito per le ricerche bibliografiche, con effetti potenzialmente e paradossalmente negativi sulla domanda di libri (libri stampati intendo). 

f   

sano se ritieni la tutela del copyright come qualcosa di socialmente utile. Non è un fatto scontato questo però

Discorso lungo, quello sul copyright, Michele ci ha scritto un libro (contro il diritto), che non ho letto (ancora), la parola "sano" è un mio incipit, si può tranquillamente eliminare.

Non conosco Google Print, credo che l'accordo limiti i diritti di accesso (adesso si paga), non la ricerca bibliografica, Google stessa invita le altre associazioni di editori a fare accordi (forse per evitare altre cause), ma ripeto non sembra un accordo castrante, almeno per google.

shark

ne'elam 28/8/2009 - 12:07

da cui capisco solo che la FIEG sta agendo su preciso mandato di qualcuno a cui dà fastidio Google, e la richiesta è solo aria, fritta male per di più. Domanda di rito : chi paga ? Ovvero se Google stesse solo facendo il suo lavoro, senza alcun abuso chi pagherebbe i costi supportati dall'authority ? La FIEG o noi ? E tutto ciò cui prodest?

la risposta é qui. Il pescecane vuole farsi pagare per le notizie on-line. La FIEG ne fa, nella sostanza il punto principale. Se ne sono accorti (?) anche all'antitrust che nel comunicato sulla questione scrivono senza imbarazzo

Gli editori italiani, che non ottengono alcuna forma di remunerazione diretta per l’utilizzo dei propri contenuti su Google News,

 

 


la risposta é qui. Il pescecane vuole farsi pagare per le notizie on-line.

Toh, ma "convincere anche gli editori di New York Times, Washington Post e dei gruppo Tribune e Hearst - il gotha della carta stampata usa - a fare altrettanto. Il tutto formando un consorzio di testate consultabili sulla rete ma rigorosamente a pagamento" mi ricorda tanto la parola "cartello". Forse davvero l'Antitrust dovrebbe occuparsene - ma solo per multare salatamente tutta l'eventuale combriccola.

Sono meno bravo a leggere tra le righe del sole, ma posso immaginare chi sia il mandante, o almeno l' ispiratore: non sia mai che ci asteniamo dal copiare un' idea idiota.

E' un bel po che sento gli editori di giornali lamentare utili in calo,chiedere una fetta degli utili generati da altri via internet e paventare la morte dei giornali; Rupert Murdoch ovviamente è in prima linea, con iniziative a volte autolesioniste.

...alla FIEG che i giornali, così come vengono attualmente fatti, abbiano tutta questa richiesta? Davvero pensano di farci chissà quali soldi? Perché se cercato un argomento con Google News, in molti casi, il copia-incolla da una fonte (ANSA o simili) è abbastanza palese, al punto che Google News ha l'opzione mostra duplicati

Sono io che tendo a platonizzare, come direbbe N. Taleb, o l'editoria stia ripetendo le stesse mosse dell'industria discografica, ai tempi del lettore mp3 RIO diamond? Doveva essere la fine dell'industria. A distanza di anni abbiamo l'ipod, e Apple che ci ha fatto una carrettata di soldi.

Gli editori italiani, che non ottengono alcuna forma di remunerazione diretta per l’utilizzo dei propri contenuti su Google News,

Non riesco a capire perchè il problema sarebbe questo.

Intendo dire Google News non mi consente di accedere a servizi a pagamento in modo gratuito. Mi presenta semplicemente dei link a notizie la gratuità, o meno, delle quali dipende dal sito che le pubblica. Quindi, se il contenuto del link è gratuito, è perchè l'editore stesso lo ha pubblicato gratuitamente on line. Cos'è che non capisco?

Secondo me dal punto di vista degli editori è un problema piuttosto grave invece.

La maggior parte degli utenti di internet legge per lo più solo i titoli; o quantomeno, parte da una paginata di titoli per cercare ciò che gli interessa. Google News ha una ricca prima pagina di giornale, con una vasta raccolta di titoli "riciclati" dalle altre testate. Tutti quelli che premono F5 sulla pagina di Google News sono utenti che non lo fanno sulla homepage dei giornali, quindi contatti persi. Solo quelli che arrivano cliccando su un link da Google News che hanno trovato interessante vengono effettivamente a visitare la pagina del giornale (e attenzione, una pagina specifica, non la homepage); ma non passa più dai siti dei giornali tutta la folla di utenti in cerca di titoli interessanti.

Fabrizio

Secondo me dal punto di vista degli editori è un problema piuttosto grave invece.

La maggior parte degli utenti di internet legge per lo più solo i titoli; o quantomeno, parte da una paginata di titoli per cercare ciò che gli interessa. Google News ha una ricca prima pagina di giornale, con una vasta raccolta di titoli "riciclati" dalle altre testate. Tutti quelli che premono F5 sulla pagina di Google News sono utenti che non lo fanno sulla homepage dei giornali, quindi contatti persi. Solo quelli che arrivano cliccando su un link da Google News che hanno trovato interessante vengono effettivamente a visitare la pagina del giornale (e attenzione, una pagina specifica, non la homepage); ma non passa più dai siti dei giornali tutta la folla di utenti in cerca di titoli interessanti.

Va bene, ma in che modo questo si configura come attivita' anticompetitiva? Se gli editori non vogliono che i loro siti online vengano usati, possono metterci apposito file robots.txt (in particolare, uno che escluda gli spiders di Google e accetti gli altri, tipo Yahoo, Bing e via dicendo). Certo, cosi' di Google si perdono anche gli accessi dal motore di ricerca, non solo da News: ma mica possono aspettarsi che che Google Inc, per farli contenti, fornisca loro botte piena e moglie ubriaca.

Enzo, questi non vogliono mica sparire da google, solo farsi pagare.E' il classico rifugio delle industrie moribonde: non riuscendo a farsi pagare dai clienti cercano di farsi dare soldi da qualcun'altro, tipo lo stato (GM & c.), google (Murdock & c.), Apple/youtube/Hulu (RIAA e affini).

So bene che RIAA punta più sull' estorsione, ma ogni poco i membri chiedono pure ad Apple di alzare i prezzi delle canzoni su itunes.Alcuni, sfidando il ridicolo, minacciano pure di ritirarsi dal suo store.

Sì esatto: quello che tu dici, insieme a quanto riportato da MünchnerFax riassume bene la questione: gli editori vorrebbero che le pagine dei loro giornali fossero indicizzate, ma non in Google News; insomma c'è un servizio che è un po' più uguale degli altri (Google News in questo caso) perché "monopolista" (per altro Google ha il 70% del market share sulle ricerche: e MS sui PC - è al 90% - cos'è?). Per altro pare che tecnicamente la cosa sia fattibile come segnalato qui

Resta da capire cosa diavolo c'entri la raccolta pubblicitaria sul web in tutto questo: qualcuno (Guido Scorza per esempio) ipotizza che ciò derivi dal fatto che Google News porti gli utenti a bypassare le home page andando direttamente alle notizie; e allora? Togli la pubblicità dalla home page e spostala (o copiala) nelle singole notizie, magari contestualizzandole (tipo AdSense?). Onestamente quello che più mi preoccupa è che un'authority pagata con le mie tasse perda tempo dietro simili scempiaggini.

Onestamente quello che più mi preoccupa è che un'authority pagata con le mie tasse perda tempo dietro simili scempiaggini.

Parole sante ...

Anzitutto un chiarimento: non me la prendo con la FIEG, che fa il proprio (sporco) lavoro cercando di preservare un monopolio legale perdippiù sussidiato da fondi pubblici. Gli editori dei giornali in giro per il mondo stanno cercando di fare cose simili, anche se loro (almeno) non sono sussidiati dallo stato.

Io me la prendo con l'Antitrust che, in un settore come quello della pubblicità, prende immediatamente in considerazione baggianate anti-concorrenziali del genere mentre un oligopolio di pochi, dominato da due oligopolisti come Rai e Fininvest, prosegue indisturbato da due decenni!

Sulle osservazioni, in ordine cronologico.

- Fabio. Al punto 1) risponde già il link fornito da Antonio, ossia trattasi di una bufala. A parte, poi, che occorre cominciare a capirsi con questa storia del "bundling": non è che appena c'è un pelo di bundling c'è violazione della concorrenza. Tanto per rimanere ai giornali: io sono costretto a comprarmi sia la parte sportiva, che quella sulla TV, che le cronache locali, che i fottuti inserti del Corriere, per esempio. Butto tutto un secondo dopo, sistematicamente. Eppure mi costringono perché altrimenti non posso leggere i loro prezioni editoriali ... mi spiego? Per quanto riguarda il punto 2), di nuovo vale l'osservazione di Antonio: neanche la Coca Cola è molto trasparente sulla formula della sua dannata bibita, notoriamente. Che c'entra questo con la concorrenza? Se non ti fidi non la bevi. Se non ti fidi del metodo Google, segui il loro consiglio e ti rifiuti d'essere listed.

- Diego D'Andria. Condivido l'analisi, ma approfitto del tuo punto A) per fare un'osservazione più generale (che non è una critica a te o al tuo ragionamento, sia chiaro). Se uno segmenta e definisce il "mercato" di riferimento in modo adeguato, persino io ho una posizione dominante. Qui occorrerebbe togliere di mezzo un altro mito, ossia che OGNI posizione dominante, comunque definita, sia male. La concorrenza, alla fine, è una cosa dinamica che ammette posizioni dominanti in certi segmenti se queste sono acquisite "secondo le regole del gioco" (come mi sembra essere proprio il caso di Google!) e non vengono usate per impedire l'entrata di concorrenti e/o alterare le regole del gioco (di nuovo, non mi sembra questo il caso: l'analogia con MS Windows e IE, in questo caso, non è corretta perché non c'è il bundling, come da punto precedente). Se uno ha un buon prodotto/tecnologia (algoritmo di ricerca, in questo caso) e lo usa in più segmenti di mercato, non vedo il problema. Mi sembra vi sia una forte attività concorrenziale, che ha prodotto vari tentativi di far meglio di Google e che ha spinto Google a migliorare. Quando questo non sarà più così e Google si sarà trasformata in un altro MS sarà tempo per preoccuparci ma, in generale, suggerirei chi si occupa di anti-trust di non estrarre la pistola tutte le volte che c'è un giocatore che gioca meglio degli altri. Non credo di dire nulla di nuovo, credo che i vecchi George&Harold abbiano insistito su questo punto svariati decenni orsono ...

- Marco Esposito (ed altri) su Google Books. Se andate a rileggervi la storia di Google Books (che era, appunto, Google Print nella sua versione originale) vi rendete conto del disastro. Dopo anni di battaglie con associazioni di monopolisti, Google ha firmato l'accordo commerciale in questione, che minimizza le sue perdite. Ma il progetto originale era altra cosa e per un breve intervallo di tempo (durante il quale l'ho usato) ha mostrato potenzialità incredibili. Telegraficamente: mettere on line e searchable TUTTI i libri di molte grandi biblioteche (parecchie, così tante da poter assumere che ci sarebbe stato "tutto" quanto merita essere letto), dandone accesso gratuito. Permettere, via links ai bookstores on line, l'acquisto dei libri quando disponibili, però senza limitare la consultazione. Impatto sociale: invece di essere un dotto professore in università di lusso o un ricco e dotto imprenditore in grande città europea, immaginati di essere un quindicenne curioso e morto di fame in Brazil o India, che vuole capire qualcosa su, tanto per dirne una, la Glorious Revolution ... Ho seguito la vicenda, anche professionalmente, sin dall'inizio. Per Google è stata una sconfitta, che hanno accettato facendo buon viso a cattivo gioco solo dopo svariati anni di tentativi falliti. Ovviamente, alla fine, ha prevalso la ragione commerciale, l'alternativa essendo una enorme perdita secca e perdita della faccia. Ma il progetto era geniale e ne è uscito castrato alla grande.

- MünchnerFax. Certo, per gli editori la concorrenza è sempre un problema. Lo siamo persino noi, tanto che cercano di fare il possibile per non nominare mai nessun blog, t'immagini. Per quello me la prendo con l'Antitrust e non, per se, con la FIEG che fa il suo lavoro di lobby monopolista! L'Antitrust, in teoria, dovrebbe difendere non ostacolare la concorrenza! In questo caso, poi, credo che gli editori mostrano la loro limitatezza mentale, perché strumenti come GNews portano loro molto traffico aggiuntivo che NON avrebbero altrimenti. Non ho però dati per provare questo, semplicemente è una mia conclusione basata su comportamenti osservati. Ma non importa, che porti loro traffico addizionale o che lo tolga non fa differenza: trattasi di concorrenza perfettamente legittima. Il timore loro, ovviamente, è che nel tempo gli aggregatori di notizie mischiati con i blogs che commentano rendano i giornali obsoleti, come dovrebbe essere alla luce del progresso tecnologico e di mercato.

Reuters e similia fanno le notizie, nFA e similia fanno i commenti, GNews e similia aggregano e costruiscono il "giornale" che vuoi: ZIP, il Corriere non serve più! Di questo hanno ovviamente paura editori e giornalisti "professionisti"!

P.S. Grande Timoniere, ora che ci penso: siamo searchable da Google News?

Io me la prendo con l'Antitrust

Era quello che avevo intesto: direi che questa è l'ennesima riprova dell'indipendenza, delle capacità e dell'"autorità" (scusate il bisticcio, ma quando ci vuole ci vuole) di questa authority

P.S. Grande Timoniere, ora che ci penso: siamo searchable da Google News?

Si, e vi compariamo occasionalmente, non ho capito bene con che criteri

Dipenderà dai piccioni ;)

Se uno segmenta e definisce il "mercato" di riferimento in modo adeguato, persino io ho una posizione dominante. Qui occorrerebbe togliere di mezzo un altro mito, ossia che OGNI posizione dominante, comunque definita, sia male.

Perfettamente d'accordo.

La concorrenza, alla fine, è una cosa dinamica che ammette posizioni dominanti in certi segmenti se queste sono acquisite "secondo le regole del gioco" (come mi sembra essere proprio il caso di Google!) e non vengono usate per impedire l'entrata di concorrenti e/o alterare le regole del gioco (di nuovo, non mi sembra questo il caso: l'analogia con MS Windows e IE, in questo caso, non è corretta perché non c'è il bundling, come da punto precedente).

Vero, l'esempio non è perfettamente calzante, ma non me ne veniva uno migliore (bhé oddio, togliendo Publitalia che è banale...)! Comunque è interessante che perfino una posizione "forte" come il bundling di IE e tutte le tecnologie proprietarie messe in campo da MS per tagliar fuori la concorrenza (tipo VBScript per soppiantare Javascript, o gli html dinamici non standard), alla fine si sia rivelata una barriera insufficiente per fermare concorrenti come Firefox, i piccoli produttori (es. Opera), e i nuovi entranti (Safari, Chrome, ho letto anche di un nuovo browser in cantiere dagli ex fondatori di Netscape).

Google, come hai giustamente notato, non costituisce alcuna barriera all'entrata per altri servizi di ricerca. Anzi, visto il recente passato (anni '90) di internet in cui nel giro di pochi mesi i leaders di mercato (es. il motore di ricerca Altavista) sono stati abbandonati dall'utenza per servizi migliori (Google, appunto), devono ben temere la continua minaccia di nuovi prodotti. Fino ad ora, mi pare di capire che né i tentativi di insidia di Microsoft con Bing, né Yahoo (che comunque detiene quote di mercato più che rispettabili) riescono a scalzarlo dal trono. Buon per Google. E buon per noi: sono un felicissimo utente di GMail, Google News, Google Scholar, iGoogle, Youtube, GBooks, Google Earth, Google Maps... un "monopolista " che fa tanta innovazione di qualità ben venga, dico io!

shark again

ne'elam 9/11/2009 - 18:15

in una lunga intervista shark dichiara guerra a google.

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