Il grafico della settimana, 22-03-2017

22 marzo 2017 davide mancino

C'è ripresa e ripresa: come stanno andando le cose nelle principali nazioni europee, dall'inizio della crisi in poi?

Questa settimana un confronto fra Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Fra crescita economica e mercato del lavoro alcuni corrono – altri non proprio. Attenzione però al Regno Unito, che come mostra Valentina Romei sul Financial Times ha comunque visto un grosso calo dei salari reali.

Come leggere la visualizzazione: ogni bolla rappresenta una nazione in un particolare anno: un movimento verso destra implica un aumento della crescita del PIL, uno verso l'alto del tasso di occupazione.

 

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21 commenti (espandi tutti)

Dijsselbloem ovviamente ne ha ben donde. La cosa simpatica (o disarmante?) è che i nostri esperti stamattina girano con in mano statistiche sul consumo di alcol nel Belpaese! Facciamo loro un favore: dicesi metafora. . .

Mi riferisco alle linee per unire i vari punti, perche' mostrano trend parziali che in realta' non esitono.

Per esempio, l'occupazione tedesca e' sempre cresciuta, mentre quella italiana ha continuato a calare fino al 2013.

Touché, in teoria bisognerebbe usare solo linee dritte per rappresentare esattamente i fenomeni, ma sono di rara bruttezza e la distorsione di solito è piccola. In questo caso poi era indispensabile curvarle, altrimenti quando si sovrappongono non si vede bene chi va dove.

...a curvarle meno, lo stretto indispensabile ai fini che dici. Apprezzo molto questi grafici, ma quelle belle curve lasciavano in dubbio. Grazie comunque di questi splendidi grafici settimanali.

Nel grafico della germania si vede il 2007, 2008, 2009, 2010?, 2011?, 2012?, 2013? ma poi si salta al 2015.

Il 2014 è "camuffato" bene: è il pallino accanto al triangolo, che invece rappresenta il 2015 (interpretando dagli altri paesi)
 

Non so dove sono stati presi i dati, ma quantomeno quelli della Germania sono sbagliati. Se l'asse delle ascisse rappresenta la crescita del PIL da quanto si vede la Germania dovrebbe aver avuto due anni di recessione: 2008 e 2009, ma non è così. Poi a giudicare dalla scala dovrebbe aver conseguito una crescita nel 2010 di oltre 9 punti percentuali in termini reali (?), anche se noto che la stessa scala 'salta' un po' per tutti. Scusate, ma così come rappresentati i dati dicono poco.

tornano...

cesare 24/3/2017 - 14:30

La Germania ha avuto un solo anno di recessione (-5,6% nel 2009), l'anno successivo ha realizzato un incremento del PIL del 4,1% così che nel grafico l'impressione è un aumento del 10% circa: non è così, il PIL è cresciuto del 4,1% e la differenza tra i tassi di crescita in due anni consecutivi è circa dieci punti percentuali. Lo stesso trend avviene per la Francia, che registra un anno di recessione, mentre il Regno Unito ha due anni di recessione, l'Italia e la Spagna cinque anni di recessione.

In realtà i punti indicano non valori assoluti del PIL ma le sue variazioni percentuali in ragione d'anno e potrebbero condurre a qualche fraintendimento se li si legge come valori assoluti: meglio contare quanti puntini sono a destra (crescita) o sinistra (recessione) dell'origine.

Ora è chiaro, comunque non è di immediata lettura.

In ascisse c'e' un valore assoluto %, in ordinate una variazione %, il significanto non e' cosi' evidente a prima vista.

Quello che un grafico di questo tipo dovrebbe mostrare è la correlazione tra variazione del PIL reale e occupazione, aspetto che così come è qui disegnato è di difficile valutazione.

Nel merito dei dati ha ragione cesare, per esempio c'è un solo punto della Germania in recessione che è quello dell'anno 2009. In effetti forse si vedrebbe meglio usando il PIL pro capite invece della crescita del PIL. Appena mi riesce provo a fare un po' di esperimenti, ma grazie per il feedback!

Inizialmente ho commesso la leggerezza di non guardare bene il grafico per cui un punto a sinistra di quello precedente lo interpretavo come una fase recessiva e viceversa, poi ho riletto meglio e quindi ora è chiaro. In ogni caso non è di facile lettura una correlazione PIL-Occupazione, che a mio avviso comunque non può essere fatta guardando anno per anno, bensì almeno per periodi di un triennio. Una azienda infatti non licenzia necessariamente subito del personale perché il fatturato diminuisce da un anno all'altro e così anche a livello aggregato vi è comunque un range entro cui l'occupazione subisce un andamento 'smorzato' rispetto a quello del valore aggiunto. Poi, è vero che per una analisi di questo genere è necessario uno studio approfondito, però in ogni caso una certa idea la si può ottenere anche da semplici grafici, basta non prendere i dati alla lettera. Ad esempio se volessi fare una stima, seppur a grandi linee, di quanto il PIL reale italiano dovrebbe crescere durante un periodo di 5 anni almeno al fine di vedere il tasso di disoccupazione dimezzarsi o giù di lì. Che poi risulti un 1,6 o 1,8% medio annuo cambia poco, interessante è stabilire se questo tasso debba essere almeno del 1,5% (come penso io) oppure se la stima dovesse dire almeno del 2%. E' mia opinione che nel medio termine (3-5 anni) uno 0,5% medio annuo sia la tolleranza da considerare, almeno per una analisi di questo genere.

La relazione che lei chiede la si può ottenere "spannometricamente" immaginando una retta che interpola la nuvola dei punti. Non so come la vede lei, ma la mia impressione è che l'operazione non sia banale perché i grafici sembrano mostrare che l'occupazione è tutto sommato poco elastica rispetto a variazioni del PIL: l'occupazione sale poco all'aumentare dei tassi di crescita del PIL e soprattutto diminuisce poco se i tassi di crescita del PIL si riducono anche in modo consistente.

Ora poiché il PIL è il PIL nazionale e non quello procapite, sembrerebbe che la flessibilità che permette la sostanziale stabilità dell'occupazione sia garantita dalla produttività del lavoro: in fasi recessive la produttività del lavoro diminuisce, in fasi espansive aumenta. Difficile per me spiegare i motivi: l'unica cosa della letteratura che io conosco che potrebbe spiegare questa correlazione è l'effetto Kaldor-Verdoorn, ma devo ben ammettere che la mia conoscenza è limitata e che mi piacerebbe conoscere anche eventuali ipotesi alternative.

Attenzione però a non sovrainterpretare i grafici, io non sono in alcun modo un economista e per questo cerco soltanto di raccontare i fatti. Se invece si vogliono cercare relazioni causali servono paper veri e propri, nonché esperti reali dei diversi temi :-)

vero

cesare 25/3/2017 - 12:30

sì, era poco più di un gioco, un'ipotesi appunto.

bisognerebbe fare regressioni, test di causalità e quant'altro ma ci vorrebbe tempo ed io sono solo un dilettante. se l'ipotesi è plusibile qualche economista potrebbe farlo.

anche se non è un economista, lei fa comunque grafici spettacolosi

ma...

bonghi 25/3/2017 - 13:44

 mi pare di individuare nei grafici presentati eventi con :

pil crescente                   occupazione crescente

pil crescente                   occupazione decrescente

pil decreescente              occupazione crescente

pil decrescente               occupazione decrescente

di quale relzione di causalita' state parlando?

la mia ipotesi "maccheronica" spiega una correlazione (ovvero due eventi che si muovono insieme) e non una relazione di causalità (un evento causa l'altro): nel primo caso la relazione tra due eventi è ovviamente molto meno forte che nel secondo.

tecnicamente la correlazione si può mettere in evidenza tracciando una retta che minimizza la distanza dei puntini sul grafico da questa retta immaginaria: bisognerebbe avere il tempo di tracciarla questa retta sennò si rischiano di dire stupidaggini come potrei aver detto io, ma l'impressione visiva e che se la tracciassimo questa retta sia parallela all'asse delle ascisse o quasi (tranne il caso della spagna). ciò significherebbe che al crescere o all'aumentare del pil l'occupazione non varia di molto.

da qui a ricavare relazioni di causa-effetto ne passa molto: ad esempio, ciò potrebbe essere dovuto a sistemi di welfare che proteggono contro la disoccupazione (in questo caso sarebbe interessante vedere come si comportano paesi con welfare state meno importante, come gli USA); oppure al fatto che in momenti di recessione le imprese invece di licenziare preferiscano ridurre la capacità produttiva (in questo caso si ridurrebbe il pil ma non l'occupazione, determinando quindi una riduzione della produttività del lavoro); oppure altro ancora a cui non ho pensato.

non la prenda troppo sul serio, era per vedere se qualcuno degli ottimi commentatori qui condivideva l'ipotesi ed aveva qualche spiegazione in merito

forse , se fosse disponibile il dato , sarebbe interessante valutare l'andamento di produzione e occupazione .... cosi' , per avere un'idea dell'andamento della produttivita' 

tuttavia anche col dato del pil si puo fare una letura per l'andamento della produttivita'

ovviamente il dato con la produzione sarebbe interessante in intervalli di tempo grandi e magari relativo alla media europea rispetto a quella non europea

prova bis

bonghi 24/3/2017 - 18:56

capisco la volonta' di avere grafici belli da vedere , forse pero' in questo caso sarebbe stata meglio una semplice tabella .... i grafici dovrebbero servire a rappresentatre in maniera piu' chiara i dati , evidentemente in questo caso hanno ottenuto l'effetto opposto ....

a maurizio chiederei invece se condivide il giudizio che gli ho mandato sulle famose riforme hartz

a davide un grazie grazie per l'impegno ad apportare materiale al sito

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