I grants ERC

25 dicembre 2012 giovanni federico

Riprendiamo il post di Lippi, con qualche informazione aggiuntiva.

L’European Research Council (http://erc.europa.eu/) distribuisce due tipi di finanziamenti, gli starting grants, per giovani studiosi con non più di sette anni dal conseguimento del PhD, e gli advanced (o senior) grants, per studiosi maturi.  A differenza di altri programmi europei, i grants sono ad personam – sono cioè concessi ad un ricercatore (principal investigator) che può allocarli dove ritiene di poter meglio svolgere la sua ricerca (host institution). Il caso più comune è un professore universitario che alloca la ricerca nella sua università di appartenenza, ma possono fare domanda anche studiosi di enti di ricerca pubblici (il CNR) e privati (per esempio il San Raffaele).  E’ inoltre possibile, anche se non frequente, che uno studioso decida di trasferire il proprio grant in istituzione diversa da quella di appartenenza. Quindi la nazionalità della host institution è il criterio più corretto per giudicare la qualità di un sistema di ricerca – la sua capacità di produrre ed attrarre ricercatori brillanti. Questo e' il criterio che utilizziamo nella composizione delle tabelle sotto, che inoltre evita il  paradosso di classificare come italiani grants ottenuti da studiosi di nazionalità italiana che avessero preso il PhD all’estero ed avessero svolto tutta la carriera all’estero.  Si noti anche che studiosi italiani in universita' extra-europee non sono ammessi a finanziamenti ERC, il che e' importante vista la sostanziale presenta italiana negli Stati Uniti in varie discipline.  

Il sito ERC permette di  presentare dati separati per tipo di grant e per macro-settore  – scienze fisiche e naturali (compresa ingegneria), scienze della vita (medicina, biologia) e scienze sociali (che comprendono le materie letterarie)

Tab.1
Numero di grants

 

Starting grants

     
 

Scienze

Natura

Scienze della vita

Scienze Sociali

Totale

Gran Bretagna

175

127

130

432

Germania

129

110

30

269

Francia

147

97

32

276

Paesi Bassi

65

50

58

173

Svizzera

60

57

5

122

Italia

65

25

25

115

Spagna

60

44

20

124

Israele

50

49

8

107

Totale

909

712

378

1999

         
 

Advanced grants

     
 

Scienze

natura

Scienze della vita

Scienze Sociali

Totale

Gran Bretagna

98

95

58

251

Germania

72

68

21

161

Francia

65

42

28

135

Paesi Bassi

37

24

16

77

Svizzera

53

41

7

101

Italia

31

21

23

75

Spagna

17

23

14

54

Israele

26

17

7

50

Totale

499

403

195

1097


Come si vede il numero assoluto dei grant italiani non è particolarmente elevato, se confrontato con quello svizzero, olandese o israeliano. Si ricordi che per tutti i paesi, le cifre includono anche istituti non universitari. Purtroppo non è possibile distinguerli, salvo leggersi tutti i 3000 progetti.  Ovviamente, come detto più volte, sarebbe opportuno normalizzare il numero di grants con il numero di ricercatori o la spesa in ricerca ma  dubito che una simile operazione annullerebbe il gap con questi paesi. D’altra parte, neppure  Francia e Germania, che sicuramente spendono di più dell’Italia, fanno una grande figura se confrontati con Israele.
La tabella successiva riporta le percentuali  per paese ed area sul totale dei grants

Tab. 2
Percentuali per paese

 

Starting grants

     
 

Scienze

Natura

Scienze della vita

Scienze Sociali

Totale

Gran Bretagna

19.3

17.8

34.4

21.6

Germania

14.2

15.4

7.9

13.5

Francia

16.2

13.6

8.5

13.8

Paesi Bassi

7.2

7.0

15.3

8.7

Svizzera

6.6

8.0

1.3

6.1

Italia

7.2

3.5

6.6

5.8

Spagna

6.6

6.2

5.3

6.2

Israele

5.5

6.9

2.1

5.4

         
 

Advanced grants

     
 

Scienze

Natura

Scienze della vita

Scienze Sociali

Totale

Gran Bretagna

19.6

23.6

29.7

22.9

Germania

14.4

16.9

10.8

14.7

Francia

13.0

10.4

14.4

12.3

Paesi Bassi

7.4

6.0

8.2

7.0

Svizzera

10.6

10.2

3.6

9.2

Italia

6.2

5.2

11.8

6.8

Spagna

3.4

5.7

7.2

4.9

Israele

5.2

4.2

3.6

4.6


L’Italia ottiene più o meno la stessa percentuale per  starting e advanced grants  ed anche per settori, con due significative eccezioni. La percentuale è relativamente bassa per gli starting grants per scienze della vita ed alta per i senior grants per scienze sociali. Senza una ulteriore disaggregazione per argomento è impossible dire se siano da ringraziare più gli scienziati sociali (sociologi, economisti) o i letterati.

4 commenti (espandi tutti)

A proposito di ERC voglio essere franco dato che ho esaminato in dettaglio tale organizzazione. I primi anni dell’attività non sono stati caratterizzati da una limpida gestione e questo è sorgente di forti perplessità. Le dimissioni di Kafatos e le ragioni sottostanti non sono mai state chiarite. Perché?

La scelta di Helga Nowotny come nuova presidente da cosa è giustificata? Per carità il curriculum va bene ma perché una non UE? E perché non c’è nessun italiano ai vertici dell’organizzazione?

Il budget per il 2013 è di circa 1800 milioni con un contributo italiano di circa 216 milioni. Dato che su 3000 grant solo il 6% è andato all’Italia il nostro paese ha “regalato” più di 100 milioni agli altri. E questo regalo è particolarmente doloroso se si pensa ad un finanziamento di qualità che determina un possibile ritorno dell’investimento in formazione di personale altamente specializzato.

E’ pur vero che l’Italia regala circa 6 Miliardi di euro all’anno ai partner comunitari ma forse anche per questi piccoli regali dovremmo incazzarci. Avrei qualche domanda immoderata cui si dovrebbe trovare risposta.

• Cosa hanno fatto Fiorella Kostoris, Salvatore Settis, Claudio Bordignon e Anna Tramontano? Quali sono stati gli elementi distintivi che li hanno fatti nominare? Qual’è la loro giustificazione al fatto che noi abbiamo perso centinaia di milioni negli anni?

• Cosa ha fatto il ministero e i ministri per favorire domande ben formulate sia per ERC che per altri programmi comunitari?

• Perché il processo di selezione delle domande non è trasparente? Quali sono i criteri di divisione del budget tra le diverse aree e sottoaree?

• Ci conviene allora contribuire a questa competizione dove sembra che il cervello sia concentrato negli UK? Non è forse meglio prendere atto che noi siamo dei mona e spendere i nostri soldi per fare magliette?

i) per quale ragione l'Italia dovrebbe avere in termini di grants i propri contributi? O non "perdere" milioni?
ii) su quale base afferma che "il cervello [è] concentrato negli UK"?
Una precisazione: H. Nowotni è austriaca, e quindi comunitaria.

Se prendo i dati di questa tabella (spiegata qui) sul numero di ricercatori e divido i dati di Federico per questo numero, ottengo i seguenti idicatori per progetto/(migliaia di ricercatori):

GB 1.12

GE 0.61

FR 0.90

ND 1.96

IT 0.91

ES 0.57

CH 4.52

Si ottiene più o meno la stessa proporzionalità se si prende la tabella a pag. 68 di questo rapporto. Interessante anche la spesa per gli investimenti in ricerca riportata a pag. 43  dello stesso rapporto.

 Probabilmente il calcolo di Rotondi è molto approssimativo, ma la conclusione politica è ovvia: non imitiamo la Germania, guardiamo alla UK, studiamo l'Olanda e copiamo la Svizzera! Aggiungerei Israele, che è escluso dalla tabella EUROSTAT ma ha una performance ottima.

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