Hurwicz, Maskin, Myerson

15 ottobre 2007 alberto bisin
Un ottimo Nobel quest'anno. A mechanism design.


48 commenti (espandi tutti)

da Wikipedia

Marco Boleo 15/10/2007 - 13:31

Sono d'accordo con Alberto Bisin sulla qualità della scelta e sono felice per Michele perché ci ha preso e perchè ci teneva che venisse scelto Hurwicz per la qualità della ricerca ed anche per i suoi anni nell'Università del Minnesota


 


Mechanism design is a sub-field of economics. It is the art of designing rules of a game to achieve a specific outcome. This is done by setting up a structure in which each player has an incentive to behave as the designer intends. The game is then said to implement the desired outcome. The strength of such a result depends on the solution concept used in the game. See also contract theory.


Mechanism designers commonly try to achieve the following basic outcomes: truthfulness, individual rationality, budget balance, and social welfare. More advanced mechanisms attempt to resist harmful coalitions of players.


Most of the results in mechanism design have been established by economists, but some mathematicians, computer scientists and electrical engineers also work in the field.


One branch of mechanism design is the creation of markets, auctions, and combinatorial auctions. Another is the design of matching algorithms such as the one used to pair medical school graduates with internships. A third application is to the provison of public goods, and the optimal design of taxation schemes by governments.


A common exercise in mechanism design is to achieve the desired outcome according to a specific solution concept. The celebrated Gibbard-Satterthwaite theorem shows that any outcome that can be implemented as a dominant strategy equilibrium is necessarily dictatorial. This is similar to Arrow's Impossibility Theorem. By contrast, implementation in Nash equilibrium is possible for a much wider range of social choice rules.

Leggo la notizia del Nobel sul Corriere, e mi imbatto nel seguente paragrafo:

La motivazione della Reale accademia svedese delle scienze fa riferimento ai loro studi che hanno gettato le basi della cosiddetta «mechanism design theory», che consente agli economisti di distinguere i mercati che funzionano in maniera efficiente da quelli che funzionano meno bene nell'allocazione delle risorse e quando è necessario l'intervento pubblico per stimolare un mercato.

No, NO, NOOOO...!! Non e' questa la mechanism design theory, e non ce'ntra niente l'intervento pubblico!!! 

il titolo del corriere, tuttora, e':

13:55   ECONOMIA
Vincono Leonid Hurwicz, Eric S. Maskin e Roger B. Myerson. La Reale
accademia svedese delle scienze ha assegnato il premio per i loro studi
sulla «teoria del design»

"teoria del design?" be', allora se premio alla carriera dev'essere quest'anno lo avrei dato a valentino.

La motivation dal sito del premio (devo dire che in fondo induce in errore, e secondo il mio umile parere mischia mele e pere...): 

<em>
The design of economic institutions<em>

Adam Smith's classical metaphor of the invisible hand refers to how
the market, under ideal conditions, ensures an efficient allocation of
scarce resources. But in practice conditions are usually not ideal; for
example, competition is not completely free, consumers are not
perfectly informed and privately desirable production and consumption
may generate social costs and benefits. Furthermore, many transactions
do not take place in open markets but within firms, in bargaining
between individuals or interest groups and under a host of other
institutional arrangements. How well do different such institutions, or
allocation mechanisms, perform? What is the optimal mechanism to reach
a certain goal, such as social welfare or private profit? Is government
regulation called for, and if so, how is it best designed?



These questions are difficult, particularly since information about
individual preferences and available production technologies is usually
dispersed among many actors who may use their private information to
further their own interests. Mechanism design theory, initiated by Leonid Hurwicz and further developed by Eric Maskin and Roger Myerson,
has greatly enhanced our understanding of the properties of optimal
allocation mechanisms in such situations, accounting for individuals'
incentives and private information. The theory allows us to distinguish
situations in which markets work well from those in which they do not.
It has helped economists identify efficient trading mechanisms,
regulation schemes and voting procedures. Today, mechanism design
theory plays a central role in many areas of economics and parts of
political science.

 

Rabbi' perche' mischia mele e pere? L'esistenza di informazione privata e' una delle caratteristiche unificanti di MD theory.

Il riferimento a "government regulation" e' un po' ambiguo. MD si occupa piu' di istituzioni.

>
Il riferimento a "government regulation" e' un po' ambiguo. MD si occupa piu' di istituzioni.

Cioe' di government regulation ex ante e non ex post, right? Sono d'accordo che sia ambiguo, e infatti come avete visto sul corriere si sono basati solo su quello per definire MD, cannando alla grande. 

 

Cioe' di government regulation ex ante e non ex post, right?

No, non solo. Si occupa di istituzioni in generale - puo' essere una cooperativa di credito, un'azienda, una famiglia. Difatti Muhammad Yunus e la Grameen Bank, che hanno ricevuto il premio Nobel per la pace l'anno scorso, hanno in realta' applicato mechanism design e implementation theory al problema del credito ai poveri in paesi in via di sviluppo.

Si, questo lo so, in fondo tutto quello che e' MD e' semplice utilizzo in un framework integrato di teoria dei giochi e teoria delle scelte sociali. A me la parte su government regulation nella motivazione pare tutto sommato marginale...

Hey, hey, andiamoci piano che altrimenti sembriamo un quotidiano italiano!

Quando Leo se ne venne fuori con l'idea del mechanism design, la teoria dei giochi praticamente non esisteva, c'era solo il libro di Von Neumann e Morgenstern e teoria dei giochi voleva dire teoria dei giochi cooperativi ed equilibrio di Cournot-Nash.

L'origine del mechanism design (MD) e' invece proprio il fallimento dell'esperienza socialista. Leo e' un signore di sinistra, almeno nel cuoricino, che ha riflettuto per tutta la vita sui beni pubblici, le esternalita', e come sia possibile ottenere allocazioni efficienti attraverso meccanismi allocativi altri da quelli del mercato competitivo usato nel modello di equilibrio economico generale di McKenzie (dai Lionel, tieni duro che visto il premio di oggi c'e' ancora speranza che facciano giustizia dandolo magari a te, Radner e Scarf!) e Arrow  (Leo contribui' anche a questa letteratura, specialmente allo studio del tatonnement).

In particolare, si rese conto che l'ostacolo fondamentale che qualsiasi meccanismo di tipo statalista deve affrontare (e raramente supera, se mai lo supera) e' quello della natura privata delle informazioni. Se uno riflette sulla nozione di equilibrio di Lindhal capisce perche', e capisce soprattutto una cosa che i tonti di sinistra tipo Joe Stiglitz mai sono riusciti a capire. Ossia: se e' vero che in condizioni di informazione privata e/o asimmetrica il mercato competitivo standard con contratti spot di compravendita anonima di beni e servizi non genera allocazioni efficienti, i meccanismi di tipo statalista non ci riecono nemmeno, anzi fanno peggio. Detto altrimenti: nel caso di qualsiasi bene "pubblico" (e TUTTI i beni diventano pubblici in un regime socialista, fare attenzione) gli agenti avranno sempre l'incentivo di sostenere che a loro il bene in questione non interessa o piace quando e' ora di pagare/lavorare per produrlo. Mentre ovviamente tutti cercheranno di consumarlo a iosa una volta che venga prodotto. Se tutto questo vi ricorda problemi classici dell'intervento pubblico in economia, vi ricorda bene. MD e', prima di tutto, una maniera di capire perche' lo statalismo socialista non funziona come alternativa al mercato quando quest'ultimo fallisce nel suo compito.

Da li' e' partito Leo, da li' viene l'idea del "Revelation principle" e tutto il resto. Che poi si sia capito, grazie soprattutto a Roger ed Eric, che gli strumenti della teoria dei giochi bayesiani e ripetuti erano utili per formalizzare l'argomento di fondo ed il metodo di MD, questo e' vero. Ma la relazione sia storica che logica e' da MD a games, non viceversa. Infatti, qualcuno potrebbe molto ragionevolmente sostenere che gli strumenti della teoria dei giochi sono stati sviluppati per rispondere alle domande che MD theory si pone. Andro' oltre, preso dall'entusiasmo: MD e' equipollente alla teoria economica tout-court. Questa si occupa dei meccanismi di allocazione di risorse scarse. L'informazione pure e' una risorsa scarsa e per niente pubblica, per questo e' limitata, imperfetta e privata. Quindi l'equivalenza.

Chapeau, Michele. Ancora una volta dimostri una conoscenza della history of economics quasi perfetta. La tua ricostruzione è infatti corretta, tranne l'inferenza finale (sullo sviluppo degli strumenti di game theory indotto dalla teoria del MD: non è andata così essenzialmente per problemi di computability, ma, insomma, nobody is perfect...). Il punto chiave è proprio che tutto nasce dalla socialist calculation controversy degli anni Trenta e dai contributi di Hurwicz e Marschak (quest'ultimo Nobel alla memoria, alla luce dell'esito di oggi).


Segnalo con maggior precisione di quanto fatto in un post precedente un paper di quel Kyu Sang Lee dove la storia della MD è stata ricostruita in discreto dettaglio: "Mechanism design theory embodying an algorithm-centered vision of markets/organizations/institutions", in History of Political Economy Annual Supplement, 2006 (edited by Phil Mirowski and D. Wade Hands).

Oggi non e' giorno Giocoli, oggi non e' giorno.

Specialmente, ne' oggi ne' mai devo dire, e' giorno per citare cose edite da un pagliaccio come Mirowski per dar torto a me. Gia' il titolo della pagliacciata mi ritrae, quindi non leggero': ho letto abbastanza sul tema da poter escludere che la probabilita' sia superiore allo 0.00001% che un tal Lee che scrive per Mirowski possa insegnarmi qualcosa.

Tu invece, che l'hai letto, dovresti spiegarci cosa racconta il Lee di cosi' illuminante che non abbiamo, o non ho, capito. Insomma, vorrei che tu mi spiegassie e documentassi perche' ho torto "per ragioni di computability" a sostenere che

qualcuno potrebbe molto ragionevolmente sostenere che gli strumenti
della teoria dei giochi sono stati sviluppati per rispondere alle
domande che MD theory si pone.

Attendo paziente.

Michele, sono allibito. Hai completamente frainteso e francamente non capisco perché ti sia incavolato. Rileggiti il post, please.


Primo, ho detto e ripeto che concordo con la tua ricostruzione storica: non è affatto vero che MD è "figlia" di game theory, come invece crede la vulgata.


Secondo, anche il paper di Lee (che ti ho spedito) sostanzialmente concorda con la tua tesi. Ti offende forse il fatto che qualcuno che scrive in un libro edito da quel "personaggio" (e non mi far dire altro, ché ci sarebbe di peggio) di Mirowski, anzi, un suo allievo diretto a Notre Dame, ti possa dare ragione? Te lo segnalavo, il paper, solo perché c'era qualche informazione in più, p.e. sul ruolo di Stanley Reiter, che, almeno per me, era nuova, ma forse per un insider che con Hurwicz ci va a colazione no...


Terzo, l'unico punto, marginale, sul quale dissento dalla tua ricostruzione, e sul quale, peraltro, anche tu mi sembri non del tutto sicuro, è sul fatto che game theory sia "figlia" di MD. Questo storicamente è falso per almeno due motivi: primo, perché la tradizione iniziale di MD era, appunto, nel filone computability, via socialist calculation controversy e critica di Hayek, e questo NON è certo il fondamento della game theory post-1965 (cioè da quando è diventata davvero una cosa seria anche tra gli economisti, e non più solo per i tools analitici "regalati" da von Neumann); secondo, perché lo sviluppo della game theory "seconda ondata" (dopo il sostanziale fallimento tra gli economisti della prima ondata, quella di von Neumann e Nash: lo sapevi, p.e., che Hurwicz ha un paper del 1953 dove demolisce il fondamento logico dell'equilibrio di Nash e dice testualmente che come concetto di soluzione è sostanzialmente inutile per gli economisti?), se è "figlio" di qualcuno o qualcosa, lo è del bayesianismo, delle probabilità soggettiva, della formalizzazione di credenze e beliefs, ovvero, in breve, di Foundations of Statistics (Savage, 1954) come indispensabilie premessa teorica per il lavoro di Harsanyi e Selten, cioè dei veri "padri" (insieme forse, per motivi di diffusione tra gli industrial economists, a James Friedman) della rivoluzione game-theoretic in economia. O forse vuoi sostenere che anche H&S lavoravano sotto sotto alla MD theory?


In sintesi, game theory moderna è figlia di decision theory (von Neumann al riguardo si sarà rivoltato nella tomba!), MD è figlia di socialist calculation controversy, problema informativo di Hayek, GET, ecc.


P.s.: il tuo poscritto più sotto su cosa sia, e quali siano i limiti della teoria economica è splendido! E conferma l'eccellente giudizio che già avevo del Boldrin storico e metodologo dell'economia (quando non s'incavola a vanvera...). A quando un pezzo (anzi, un paper vero e proprio) sulla Minnesota School of Economics vista appunto da Michele Boldrin?  

E' possibile che ieri io fossi, per la gioa, in uno stato simile a quello di chi si e' appena fatto 4 rayas di coca; non ho elementi per negarlo. Pero' oggi sono sobrio, anzi ho un po' di resaca come dicono a Madrid, a causa del poco dormire. Ho riletto quanto hai scritto nel commento a cui ho reagito (non mi sono per niente incavolato, vedi sotto). Riporto la frase "incriminata":

La tua ricostruzione è infatti corretta, tranne l'inferenza finale
(sullo sviluppo degli strumenti di game theory indotto dalla teoria del
MD: non è andata così essenzialmente per problemi di computability, ma,
insomma, nobody is perfect...).

A questa ho reagito, ed ho chiesto che tu mi spieghi perche' la mia affermazione e' erronea. Continuo ad interpretare la tua frase nella stessa maniera di ieri. Cos'e' che avrei frainteso? A ,me questa frase sembra dire che "problemi di computability" sono la ragione per cui (molti degli) strumenti di game theory non sono stati indotti da problemi posti da MD. Io continuo a pensare che invece cosi' sia - 2/3 del Nobel di ieri, ossia Maskin e Myerson sono spiegati da questo fatto: Eric e Roger hanno sviluppato game-theoretical tools che servivano per rendere la teoria del disegno di meccanismi e l'implementazione dei meccanismi stessi una cosa fattibile e comprensibile formalmente. Non mi metto con Wilson e seguaci, ma vale un argomento analogo ... - ma non e' questo il punto per oggi perche' non ho tempo. Se interessa comunque provo a farlo per esteso un'altra volta. Il punto e' che mi dovresti spiegare, quando hai tempo, perche' cosi' non e', visto che tu lo sostieni.

Il fatto che in anni recenti l'aspetto "decision theoretical" della teoria dei giochi sia diventato centrale (non so se dominante, certo non nei risultati che contano e vengono piu' frequentemente utilizzati, vedi il libro di testo di Myerson per esempio ...) non inficia il mio punto. Io cautelavo, infatti, che "qualcuno potrebbe molto ragionevolmente sostenere", per far capire che sarebbe ridicolo dire che TUTTA la teoria dei giochi e' motivata da problemi di MD. Ma una parte quantitativamente sostanziale-maggioritaria, ed a mio avviso la parte di gran lunga piu' interessante per uno scienziato sociale, da li' viene. Rimango, comunque, curioso di capire questa storia dei "computability problems" ... Sulla questione decision theory-game theory magari ci torniamo, spero con il contributo degli altri esperti (piu' di me) che scrivono su questo blog!

Per quanto riguarda poi il paper che consigli di leggere, se guardi dove lavora il giovanotto forse capisci perche' qualcosa ne sapevo. E se guardi dove ha preso la tesi e con chi, forse capisci perche' penserei comunque di lui a priori quello che penso a posteriori. De tal palo tal astilla, dicono a Madrid (oggi mi viene lo spagnolo, sembra.) Certa roba, davvero, non vale la pena di leggerla, insisto. Se non ti convinco un giorno posto evidenza pubblica della caterva di minchiate che scrive il guru di Notre Dame.

Infine, io non m'incazzo ma su questioni, come dire, di dottrina, sono poco disposto a cazzeggiare; lo sono da sempre. Cazzeggiare di scienze sociali e' un pessimo vizio mondiale, particolarmente diffuso in Europa e nel Bel Paese, dove la gente dice di tutto ed a caso, senza timore d'essere chiamata a riscontri oggettivi o anche solo ad argomentare logicamente i propri grandiosi giudizi. Abbiamo fatto nFA pubblica anche per questo, perche' nessuno di noi sei sopporta il chiacchericcio economico-sociale del dibattito pubblico italiano. Quello che vale per la Finanziaria (ossia, che deve essere esaminata alla luce di quanto sappiamo di scienza economica) deve valere e vale 100 volte di piu' per questioni di teoria economica. Su questo non transigo molto, altrimenti nFA perde una delle cose che la caratterizzano. Non e' questione d'incazzarsi, davvero. Discutere di un teorema e' diverso dal discutere su chi sia piu' propenso a tassarvi, se VV o VW, o di chi sia piu' propenso a mentire, se Prodi o Berlusconi ... Se si parla di un teorema, occorre scriverlo con precisione e senza ambiguita', dopo di che o e' vero o e' falso, ossia o si ha torto o si ha ragione. Lo stesso, dentro ai soliti intervalli di confidenza, vale per i dati. Le affermazioni in liberta' non mi sembrano una bella cosa e se uno dice che ho sbagliato un'affermazione di "dottrina" non escludo abbia ragione lui, anzi. Ma gli chiedo di dimostrarmelo, per favore. Dopodiche', se ho torto lo ammetto come ho fatto con il goal di Trezeguet ed in mille altre occasioni anche su nFA. Sic et simpliciter.

Rileggendomi, vedo che hai ragione (in parte, solo in parte, perché il tono della tua prima replica era, crredimi, davvero inc....ato). L'espressione "essenzialmente per problemi di computability" era talmente criptica da poter essere fraintesa. Quello che intendevo dire è che, come poi ho ripetuto, l'origine della MD theory è - per gran parte - nell'approccio c.d. computable all'equilibrio economico generale, ovvero in quel filone della socialist calculation controversy che cercava di dimostrare che davvero il pianificatore poteva elaborare il "piano ottimo" dell'economia. E' il filone di Lange, Marschak, Hurwicz, Remak. Molti di questi sono poi confluiti alla Cowles Commission, dove sono stati ben indottrinati nelle nuove tecniche analitiche dal guru dell'epoca, John von Neumann. Dall'impossibilità per il pianificatore di adempiere al suo compito, causa inesorabile carenza di informazioni (critica di Hayek), nasce l'esigenza di costruire meccanismi che tali informazioni le rivelino, quali appunto MD. Ovviamente altri filoni di ricerca sono confluiti in MD, p.e. il problema di public finance di Lindahl o la teoria dei team, ma sai bene come alla radice di questi temi si trovi comunque sempre il problema della mancanza di informazioni pubbliche e condivise. [Davvero ottimo al riguardo il post "divulgativo" di Sandro]


Nulla a che fare con la computability ha invece lo sviluppo storico della game theory. [Questo è appunto quanto volevo sostenere con quella frase.] Con un'unica eccezione, sterile in economia, ma significativa, ovvero i lavori (pochi) di von Neumann stesso dopo il libro del 1944, tipo Brown & von Neumann 1949. Ma lì si trattava di lavori dove "calcolare" la soluzione del gioco serviva per programmare i computer, non per teorizzare nelle scienze sociali.


Il vero boom della game theory tra gli economisti avviene alla fine degli anni '60 - primi anni '70. Questo perché, da un lato, il lavoro sulla versione decision theoretic dell'interazione strategica portato avanti da Selten (1965, poi 1975) ed Harsanyi (1967-1968) risponde alle obiezioni distruttive che erano stato formulate contro il concetto di equilbrio di Nash come caratterizzazione del comportamento razionale nelle scienze sociali (vedi, oltre ad Hurwicz 1953, p.e. anche Ellsberg 1959 oppure il classico e diffusissimo testo di Luce & Raiffa 1957; attento, però, a non confondere tali critiche con l'uso del NE come mero tool analitico p.e. in Arrow & Debreu 1954). Tutta la letteratura successiva nasce da lì, da H&S, sia l'approccio "raffinamenti del NE" che quello più strettamente bayesiano. E prima di H&S c'è, appunto, Savage 1954 (e prima ancora De Finetti, ovvio). Di più, iniziare a modellare le credenze ed i beliefs convince gli economisti che non è "peccato mortale" utilizzare tali categorie psicologiche nei lavori formali, cancellando la "scomunica" contro l'uso delle c.d. mental variables che datava almeno alla rivoluzione ordinalista.


Dall'altro lato, a partire dai primi anni Settanta, uno come James Friedman dimostra (p.e. in Friedman 1971) che si può usare la game theory per parlare di concorrenza imperfetta (cosa che invece negli anni Cinquanta e Sessanta suscitava ilarità, in parte proprio per la scomunica di cui sopra: leggiti al riguardo cosa ne pensavo autori di scuole diverse come Fellner, Katona, Brofenbrenner, Kaysen, ecc.), e quindi che la game theory serve davvero a qualcosa anche agli economisti. [Ciò tra l'altro ha anche a che fare con un mutato atteggiamento della Corte Suprema e del legislatore USA rispetto all'antitrust, ma è una lunga storia che ti racconterò in altra occasione.] 


Qualcuno - non io, anzi sono un po' scettico, ma te la butto lì - ha anche sostenuto che proprio nei primissimi anni Settanta la critica S-M-D all'EEG, bloccando tale via di sviluppo teorico, ha liberato risorse umane molto capaci sul piano analitico che, non sapendo che farsene dei tools imparati per studiare l'EEG, si sono riversate sulla game theory. Ma qui bisognerebbe studiarsi le singole biografie (forse Kreps "fitta" in questa storia, ma gli altri?).  


Tu parli dei lavori di Myerson. Ottimi, certo. Il suo manuale lo conosco bene. Il punto è che io, parlando di boom della game theory, intendo riferirmi al periodo fine anni Sessanta, primi anni Settanta. Ovvero quando Myerson stava, immagino, ancora studiando per il Ph.D. (è del 1951, no?). Che poi, quando la game theory si era ormai affermata come strumento, anzi, di più, come "cuore" teorico dell'approccio mainstream, si sia cominciato a lavorarci sopra partendo da problemi specifici (MD, certo, ma anche industrial economics, ma anche, che so, negoziazione salariale; più in generale, direi, il grande ed affascinante tema del bargaining), nulla quaestio. A me, come storico, interessa ciò che accade prima, ovvero ciò che porta una teoria del tutto nuova a "nascere, morire e risorgere" (non in tre giorni, però...), non ciò che accade dopo. 


Infine, su Mirowski. Le sue opere le conosco molto bene. Ho recensito criticamente il suo libro Machine Dreams, ho partecipato a dibattiti messi su proprio per farci "scontrare" direttamente con l'obiettivo (fallito) di demolirmi, ho letto parecchi suoi lavori (anche lui, ahimé, ha letto i miei... ma questa è una brutta storia). Conosco bene i suoi difetti, la sua teoria complottistica dell'economia, e so che influenza nefasta può avere sui suoi allievi (p.e. proprio la tesi di PhD del coreano ha un primo capitolo "terribile", mirowskiano al 100%, e quindi sostanzialmente da cestinare, però il resto, inclusa la parte su MD, mi pare molto bello e fortunatamente abbastanza autonomo dal "maestro"). Però per gli storici un merito indiscutibile Mirowski ce l'ha: si fa un mazzo così a cercare fonti d'archivio e simili. E spinge i suoi allievi a fare altrettanto. Che poi interpreti le fonti, come si dice, "a pene di segugio", è verissimo. Che le magari le "selezioni" secondo le sue idiosincrasie, è molto probabile. Però il lavoro dello storico si fa sulle fonti e se non ci fosse lui a scovarle qualcun altro dovrebbe farlo al posto suo...  E le obiezioni degli economisti (come p.e. Binmore) che contrastano con quanto risulta oggettivamente dalle fonti che lui cita, gli fanno, ovviamente, un baffo. Non le mie, di obiezioni, però... ;-)

Mi manca il tempo, magari fra qualche giorno se proprio fosse necessario, ci ritorno con maggiori dettagli. Qui sottolineo solo le affermazioni che fai e che sono o completamente "non provate/argomentate" o palesemente in contraddizione con i fatti che riporto.

1) nell'approccio c.d. computable all'equilibrio economico generale

Perche', c'e' un approccio "non-computable" all'EEG? Di chi sarebbe e chi lo ha perseguito? O e' questa una frase che non vuol dire nulla di specifico o, meglio, niente di piu' del fatto che MD viene (come sostenevo e come e' ovvio) da una riflessione attenta sulle questioni di incentivi/informazione impliciti nella teoria dell'EEG attorno al 1950-60, ed al dibattito con Hayek? In tutto questo la "computability" o non c'entra nulla o c'entra nel senso triviale in cui provare che una soluzione esiste ha qualcosa a che fare con la computazione. Insomma, che usi la matematica ...

2) Molti di questi sono poi confluiti alla Cowles Commission, dove sono
stati ben indottrinati nelle nuove tecniche analitiche dal guru
dell'epoca, John von Neumann.

A parte l'uso della parola "indottrinati", per uno come JVN che si occupava di matematica molto seriamente, mi potresti dire in che senso JVN aveva a che fare con la Cowles? Non esiste nessuna evidenza di alcuna relazione di JVN con Cowles, al contrario: a Cowles non toccarono Game Theory (GT) neanche con un palo sino all'inizio degli anni 60, quando arrivo' Shubik. A parte le fantasie insensate e completamente speculative di Mirowski, quale EVIDENZA hai per sostenere quanto scrivi? Credo di aver conosciuto personalmente ed aver discusso della Cowles con molti dei suoi grandi nomi, dal mio advisor (McKenzie, che ci passo' molto poco tempo) ad Arrow, Reiter, Hurwicz, Patinkin, Gale (David). Tieni conto, tanto per chiarire, che Lionel e' studente di JVN e Morgenstern (quest'ultimo era il suo thesis advisor a Princeton) ed era ovviamente fond di JVN, il cui modello di EEG ha sviluppato ed articolato ed arricchito per 50 anni. MAI nessuno ha mai menzionato che JVN avesse alcuna influenza su Cowles, al contrario Arrow (che trovava JVN antipatico e reazionario) ha sempre sottolineato la profonda distanza!

3) [...] alla radice di questi temi si trovi comunque sempre il problema della mancanza di informazioni pubbliche e condivise.

Ed io che ho detto? Ancora non vedo dove sia lo sbaglio mio!

4) Nulla a che fare con la computability ha invece lo sviluppo storico della game theory.

EKKE VOR DI'? La GT ha la stessa relazione con la "comput" che EEG o qualsiasi altra branca dell'economia teorica formalizzata! Se per "comput" intendi dire "info", allora ovviamente hai torto, visto che problemi di info/belief sono al core di GT da sempre ... altrimenti, cosa vuol dire "comput"? Tralascio le cose che dici su TGEB ed i computers, pure fantasie di Mirowski senza alcuna evidenza. Tra l'altro, ma questo Mirowski non lo sa, TGEB e' soprattutto Oskar Morgenstern, non JVN. Ed a OM i computers facevano un baffo!

5) Il vero boom della game theory tra gli economisti avviene alla fine degli anni '60 - primi anni '70.

Non so quale sia la tua definizione di "boom", la mia e' la seguente. Percentuale dei top 20-30 dipartimenti del mondo in cui GT e' insegnata nei corsi di PhD + numero di articoli pubblicati su temi di GT da economisti. Con questa definizione il boom avviene esattamente dieci anni dopo di quanto tu dici. Guardati un qualsiasi indice di pubblicazioni, apri Econometrica, JET o JMathEcon (per non parlare di JPE, QJE, AER, che si aprono a GT ancora piu' tardi). Anche durante gli anni 70, ed ovviamente prima, GT e' quasi solo una cosa di matematici applicati. Fai confusione fra il fatto che alcuni tools importanti (come la nozione di equilibrio bayesiano e quella di SubGamePerfectness) siano stati provati da matematici negli anni 60 con l'esplosione di GT in economia. E' come dire che GEE Theory e' esplosa quando Brower e Kakutani hanno provato i loro teoremi di punto fisso, o quando Banach e Hahn hanno scritto i loro lavori sui funzionali che separano insiemi convessi. O che la macroeconomica dinamica e' esplosa quando Bellman s'e' inventato l'equazione funzionale che porta il suo nome, o Banach, di nuovo, ha provato il teorema di contrazione! Pura confusione. I teorici economici lavorano su problemi definiti all'interno della loro disciplina, e cercano strumenti. Quando li trovano vanno avanti, oppure cercano di inventarseli da soli (il cosidetto teorema del massimo di Berge, fu provato indipendentemente da Arrow, Debreu e McKenzie perche' gli "serviva" per poi usare Brower o Kakutani ...).

Anche in termini di riviste, l'IJGT nasce nel 1970, e per molto tempo e' L'UNICO outlet dedicato a GT, sul quale scrivono quasi solo matematici! Nei maggiori dipartimenti di economia del mondo non si insegna GT negli anni 60 e per quasi tutti i 70; se si insegna si insegna COOPERATIVE GT (Shapley a UCLA, Kalai a Northwestern, Telser a Chicago, Leo/Richeter a Minnesota, nessuno a Harvard ed MIT (sino al '77), a Princeton erano tutti a matematica ed oscillavano fra coop e non-coop, Shubik a Yale ...). Credo che Jim Friedman a Rochester, negli anni 70, fosse una mosca bianca, molto bianca. Potrei continuare con la storia di come GT non-coop appare, e chi ha insegnato a chi che cosa. E scopriresti che i tre in questione (quelli del Nobel) hanno avuto un ruolo chiave. Se ho tempo lo faccio un'altra volta.

6) obiezioni distruttive ...

Questo vizio degli storici del pensiero economico, almeno di quelli d'una certa scuola, di vedere "obiezioni distruttive" o "ostacoli insormontabili" o cose del genere ogni volta che vi e' una difficolta' logica da risolvere, un concetto da chiarire o sviluppare, mi sembra infantile. Quali obiezioni distruttive? Potresti articolarle, per favore? Formalmente e precisamente pero', non alla Mirowski ... Ti sei letto Hurwicz 1953 (assumo tu ti riferisca a "What Has Happened to the Theory of Games", by Leonid Hurwicz The American Economic Review, Vol. 43, No. 2, Papers and Proceedings of the Sixty-fifth Annual Meeting of the American Economic Association. (May, 1953), pp. 398-405.)? Se c'e' qualcosa di critico, non distruttivo, li' dentro e' per JVN e maxmin - idem per Ellsberg 1959, che poi e' solo un rejoinder ad un coreano confuso. Credo tu intenda invece Ellsberg AER 1956 sui duellanti riluttanti ... - non Nash equilibrium! Ho capito che siete ossessionati con JVN, ma potreste qualche volta considerare l'ipotesi che JVN NON gioco' il ruolo di "deus ex machina" nello sviluppo di vaste aree della teoria economica che voi gli attribuite?!! E' MOLTO piu' consistente con i fatti, infinitamente di piu'! Anche se, e' vero, i fatti sono complicati e molto meno adatti a fare filmini holliwoodiani ...

7) Di più, iniziare a modellare le credenze ed i beliefs convince gli
economisti che non è "peccato mortale" utilizzare tali categorie
psicologiche nei lavori formali, cancellando la "scomunica" contro
l'uso delle c.d. mental variables che datava almeno alla rivoluzione
ordinalista.

Sia chiaro, non che H&S non abbiano giocato un ruolo, ma esageri alla grande. Varia gente ci stava arrivando, da varie direzioni, come prova la cosa di JF che tu stesso citi. Comunque, vengo al punto, quale scomunica? Scritta da chi e dove e praticata come? Ma hai provato a leggere cosa dice, proprio su questi argomenti, Hurwicz 1953? O Arrow quando lavora su contingent markets? O tutta la letteratura sulle aspettative, adattive, estrapolative o razionali che fossero negli anni 60? Ma a che cosa ti riferisci? I lavori dei due hanno messo in ordine dei concetti che erano necessari tools per andare avanti (guarda caso, i due sono matematici e con JVN non hanno nulla a che fare) e quando gli economisti, che su quei problemi lavoravano da tempo proprio dalla direzione MD, hanno imparato quei tools e li hanno trovati utili, li hanno usati ... dalla fine degli anni '70 in poi. Sai qual'era il grande CENTRO d'irradiazione di GT FRA GLI ECONOMISTI a fine anni '70 ed inizio anni '80? Ecco, non lo dico. Lascio indovinare ...

8) James Friedman dimostra (p.e. in Friedman 1971) che si può usare la
game theory per parlare di concorrenza imperfetta (cosa che invece
negli anni Cinquanta e Sessanta suscitava ilarità, in parte proprio per
la scomunica di cui sopra: leggiti al riguardo cosa ne pensavo autori
di scuole diverse come Fellner, Katona, Brofenbrenner, Kaysen, ecc.),

!!! Ancora, rileggi quel paper del 1953 di Leo, lo citi ma te lo devi essere scordato. Leggiti cosa dice su NEquilibrium, oligopolio e Cournot! E a chi attribuisce quelle osservazioni! I quattro che menzioni sono dei signor nessuno in teoria economica, l'ultimo non so nemmeno chi sia, ed il primo ed il terzo erano mediocri macroeconomisti applicati! A che gioco giochiamo? Prendiamo le affermazioni di uno che non sa di cosa parla e, siccome si fregia del titolo di "economista", le spacciamo come teoria economica? Jim Friedman - old Rochester hand ... sembra proprio non ci sia scampo: citi sempre gente che conosco personalmente! - mica pensava di aver fatto una tal ENORME scoperta con quel suo articolo! E' un articolo fondamentale, ma sai cosa fa? E' un passo avanti verso SubGPerfectness in giochi ripetuti/dinamici ...

9) [Ciò tra l'altro ha anche a che fare con un mutato atteggiamento della
Corte Suprema e del legislatore USA rispetto all'antitrust, ma è una
lunga storia che ti racconterò in altra occasione.]

Son curioso di conoscerla. Quale sarebbe questo impatto?

10) la critica S-M-D all'EEG ...

Suppongo intendi Sonnenschein-Mantel (Debreu contribui' epsilon matematico, niente di rilevante). Ma quale CRITICA?! Proprio non avete capito! Stessa storia del coreano che mi raccomandavi di leggere e dice cose insensate. Ma non capite la differenza fra dare prove di esistenza sotto condizioni generalissime e poi usare versioni speficihe del modello per applicazioni! Certo che il modello astrattissimo permette di tutto, ed allora? Anche il modello di ottimizzazione intertemporale con agente rappresentativo permette di tutto, tale e quale il modello statico, anzi peggio - esiste una cosa che si chiama Teorema di Boldrin&Montrucchio ... mi devo anche citare qualche volta! Non capite che e' vero il rovescio e che questi teoremi sono utili, non distruttivi? Che e' da li che viene lo sforzo per usare DGE in applications? Facendo scommesse su forme funzionali, valori parametri, e mille altre cose? La teoria matematica ed astratta dell'EEG ha smesso di essere di frontiera perche' quello che c'era da provare, dopo le ultime cose di Truman ed Andreu, era stato provato, e rimanevano solo alcune aree importanti aperte (contratti, adverse selection e moral hazard, su cui hanno lavorato Alberto Bisin ed anche altri italiani) ed il campo di "domande da risolvere" si era rimpicciolito. Mentre si era aperto un campo grande di lavoro in MD e GT, e la gente e' andata li'. La storia di Kreps, come quella di Oliver Hart, e' diversa, e del tutto idiosincratica. Loro sono due "convertiti", hanno avuto la strada di Damasco ed abbandonato competitive theory. Ma per religioni diverse ...

11) Tu parli dei lavori di Myerson. Ottimi, certo. Il suo manuale lo
conosco bene. Il punto è che io, parlando di boom della game theory,
intendo riferirmi al periodo fine anni Sessanta, primi anni Settanta.

Appunto, il boom che non e' esistito ... Vai su Google Scholar, e guarda all'output. Vedrai che Roger ed Eric (e Jean Jacques Laffont, che non l'abbiamo menzionato ed abbiam fatto male. JJL e' morto, purtroppo, ma anche lui ha giocato un ruolo importante al tempo, anche se non tanto chiave, per quanto riguarda i fondamenti teorici, quanto Maskin; idem per Dasgupta, Hammond, Gibbard ...) vedrai, dicevo, che i due sono al centro dell'esplosione, quella vera, quella post 1978/79! Sia con i loro papers, che (e soprattutto) con i loro colleghi e studenti. Assieme a Hugo Sonnenschein, che guarda caso veniva da MN ed aveva lavorato con Leo ...

12) A me, come storico, interessa ciò che accade prima, ovvero ciò
che porta una teoria del tutto nuova a "nascere, morire e risorgere"
(non in tre giorni, però...), non ciò che accade dopo.

Per carita', fate come volete. Solo che occorre cercare d'essere coerenti con i fatti, non con le fantasie di uno che voleva fare lo storico economico ed e' finito a fare lo storico della teoria economica ...

13) E le obiezioni degli economisti (come p.e. Binmore) che contrastano con
quanto risulta oggettivamente dalle fonti che lui cita, gli fanno,
ovviamente, un baffo.

Avendo seguito quel dibattito, non direi. Anzi, direi che l'uomo capisce cosi' poco e cosi' male la teoria economica che non ha neanche capito quanto Binmore ha cercato di spiegargli. Vedi, per fare lo storico della teoria economica c'e' almeno una condizione necessaria, anche se non sufficiente: conoscerla e capirla. Son curioso, comunque, di sapere quali obiezioni rilevanti di Binmore non risultassero oggettivamente dalle fonti. Sul metodo di Mirowski, invece, proprio non mi ci voglio mettere. Non merita il mio tempo, e' il metodo di un mago da circo.

Caro Michele, grazie per il post. Esso rivela, ancora una volta, un tuo certo qual talentaccio per le ricostruzioni storiche. Peccato però che delle tue obiezioni pochissime reggano alla prova storica dei fatti, ovvero, guarda un po', solo quelle sulle quali anch'io concordo e che infatti non sono neppur obiezioni. Non te la prendere però, perché sei caduto semplicemente nel tipico vizio degli economisti che pretendono di ricostruire la storia della loro disciplina, o di una sua branca, ragionando a posteriori a partire da ciò che si sa al momento in cui scrivono (si chiama "retrospective method"). Questo li porta a scrivere cose anche molto interessanti. Peccato però che quasi sempre si rivelino o a-storiche oppure anti-storiche.


Dato che il tuo commento è molto lungo, anche il mio, purtroppo dovrà esserlo (e per chi vuole ancora di più, devo per forza rinviare a http://www.e-elgar.co.uk/Bookentry_Main.lasso?id=2585 ). Ma ad uso di chi non avesse pazienza, e consapevole che mi fucilerete per questo, provo a sintetizzare una...


Storia della moderna game theory (1944-1980) in 10 righe.  La moderna GT, fondata dalla triade von Neumann/Morgenstern e Nash, viene accolta con grande favore dal ristretto gruppo di economisti matematici che gravita attorno alla Cowles Commission ai cavallo tra anni 40 e 50. Tutto il resto del mondo degli economisti (tipo la scuola di Chicago o Samuelson) non se la fila proprio in quanto troppo formale e "fuori moda" rispetto al tipo di economica applicata dell'epoca. Ma anche quelli di Cowles prendono da vN e Nash solo i tools analitici, trascurando, anzi rigettando proprio, gli aspetti strategici. La GT rimane così il regno esclusivo dei dipartimenti di matematica. Perché? Per il semplice motivo che pochissimi economisti, fino almeno agli anni Sessanta inoltrati, potevano ammettere che si facesse analisi economica utilizzando nei modelli formali le variabili mentali (quali credenze ed aspettative). Poi grazie alla diffusione dell'utilità attesa soggettiva di Savage ed altri tale "veto" viene meno e così, grazie soprattutto ad Harsanyi e Selten, la GT viene riabilitata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta ed "esplode" tra gli economisti che vi trovano un utilissimo strumento per risolvere molte questioni aperte. 


Bene. Esposto il petto, ora a noi due. Ad una prima lettura pensavo francamente che ci volesse più lavoro per confutare le tue argomentazioni, ma poi ho visto che sono tutte o scontate o molto deboli. E guarda che il Mirowski che mi metti sempre in bocca (chissà poi perché... Phil riderebbe parecchio se sapesse che sono stato eletto a suo portavoce) non c'entra praticamente nulla. E' tutta roba di Nicola Giocoli!


Punto 1. La computability. Andiamo Michele, non fingere di non sapere che sono esistiti due approcci ben distinti alla GET e che entrambi datano a Walras stesso. Uno che si limitava a voler dimostrare l'esistenza logica dell'equilibrio, l'altro che cercava invece di calcolare la soluzione in termini di quantità e prezzi. E' una cosa arci-nota e ormai quasi stantia. Leggiti, che so, Ingrao/Israel, E.R. Weintraub, Velupillai, ma anche Hahn, Clower, lo stesso Arrow, e soprattutto - in ambito ovviamente game-theoretic e non EEG - gli stessi vN/M (TGEB, Cap.II) e Nash (PhD thesis). I due filoni, tra l'altro, si rifanno ad una distinzione basilare in matematica tra tecniche costruttive e non costruttive di dimostrazione. Un po' di conoscenza della storia della matematica ti rivelerebbe subito che proprio Hilbert (il maestro di von Neumann, oltre che padre della moderna assiomatica) era al centro di tale distinzione. Questo anche per sottolineare che dire che matematica = computability sarebbe una solenne fesseria sul piano storico. Non trovi p.e. significativo che vN 1932 (poi 1937) segua un approccio non construttivo (punto fisso e via...) mentre sia nella TGEB che appunto in lavori "operativi" tipo il paper con Brown del 1949 segua il metodo costruttivo (nella TGEB, in realtà, li segue entrambi: non so se lo sai, ma le proofs del minimax theorem nel libro sono due!)? Ebbene, Hurwicz, Marschak, Lange, F. Fisher, Remak, ecc. erano tutti caratterizzati dal tentativo di dimostrare costruttivamente (ovvero computare) un EEG. Non si limitavano a dimostrarne l'esistenza. Perché? Forse perché ci credevano davvero nel piano, o forse perché attratti dalla sfida matematica, non lo so. Magari chiedilo a Leo il perché. Io sospetto sia perché Mises ed Hayek, davanti a dimostrazioni non costruttive avrebbero fatto una risata e detto "embé?". O vuoi forse sostenere che l'approccio all'EEG di un Marschak era lo stesso di un Debreu, campione della non computability? Cosa faccia poi chi si occupa oggi di CGE, oppure questioni del tipo se Scarf sia davvero computable o no, mi interessano ben poco e meno di zero se si discute di storia dell'analisi economica fino al 1970-1975.


Punto 2. Il ruolo di von Neumann. Qui poi siamo all'incredibile. A parte il mio infelice termine di "indottrinati" (avrei dovuto scrivere "istruiti"), affermare che vN non ha avuto alcuna influenza sulla Cowles è una sciocchezza sesquipedale. Sì, certo, nessuna influenza. A parte che sia Arrow che Debreu hanno scritto e ripetuto in svariate occasioni (che so, un occasione "riservata" tipo la Nobel Lecture del secondo) che la TGEB fu letteralmente "saccheggiata" come miniera di tools alla Cowles, in primis da loro stessi (mai sentito parlare di analisi convessa e iperpiano separatore). A parte che tutti i principali ed entusiasti recensori  della TGEB erano uomini della Cowles (Simon, Hurwicz, Marschak: bastano?). A parte che non ricordo più se tre o quattro seminari di lettura cover-to-cover della TGEB vennero immediatamente istituiti alla Cowles. A parte che vN stesso ci andò a spiegare la sua teoria in varie occasioni. A parte le decine di lavori su EUT scaturiti alla Cowles dall'appendice alla TGEB. A parte l'esplicito e storicamente dimostrato nesso tra lavori di vN, metodi lineari, teoria del simplesso e conferenza (poi volume) di Activity Analysis patrocinata da Koopmans, ovvero una delle principali "svolte" analitiche del periodo di provenienza Cowles. Ed a parte forme più tangibili di legami quali appunto i tanto vituperati fatti mostrati da Mirowski (tipo: legami nei canali di finanziamento tra Cowles, Rand e von Neumann come "patron") e che anche chi rifiuta in toto la sua ricostruzione (io tra questi) non mi pare abbia mai confutato.... A parte tutto questo, ti arrendi? In realtà il vero puzzle storico è perché tutto questo lavorio sulla TGEB portato avanti dalle più brillanti menti matematiche tra gli economisti dell'epoca abbia prodotto zero lavori di GT in quanto tale (anzi meno di zero, perché le uniche cose scritte da gente della Cowles, recensioni a parte (ma anche lì l'entusiasmo era per solo per i tools) erano critiche della GT!). In breve, alla Cowles hanno preso tutto von Neumann, tranne proprio la GT. Forse perché von Neumann era (davvero!) uno sporco reazionario e la GT era considerata come strumento "politico-militare"? Questa sarebbe una risposta alla Mirowski. Io preferisco una risposta più interna alla teoria economica dell'epoca, ovvero il rifiuto di "fare teoria formale" sulle variabili epistemiche.


Punto 3. Il problema di fondo della MD. Non ho detto che su questo sbagliavi. Tutt'altro. Ho solo negato che si possa ribaltare il discorso e dire che sia stata la questione alla base della MD a promuovere lo sviluppo della game theory.


Punto 4. Computability e game theory. Qui è bene essere preciso. La TGEB è saldamente ancorata in un approccio almeno potenzialmente computable (nel senso di cui sopra, ovvero nel senso di "scrivere" le strategie degli agenti e trasformarle in programmi per computer), oltre che ovviamente cooperative. Peccato però che la GT di von Neumann non sia la GT che poi si è diffusa tra gli economisti, ovvero quella tipicamente non computable (= basate su tecniche non costruttive, tipo punto fisso) e non cooperative di Nash (salvo il Nash della PhD thesis dove si accenna ad un argumento di tipo evolutivo: ma quelle pagine all'epoca furono le uniche espunte dal paper per Annals of Mathematics, guarda un po'...). La storia ci dice che la teoria degli stable sets di von Neumann non ha portato da nessuna parte. Ma, chissà, forse qualcuno potrebbe riprovarci a portare avanti il discorso (ci ha provato, invano, Greenberg nel 1990). Quanto a vN ed il computer, dò per scontato che tu sappia che il nostro vN è uno dei padri del moderno computer (si chiamava Johnniac). Ti stupisce tanto che potesse essere interessato a costruire un algoritmo per convertire in una stringa di programma il modo di giocare in un nP ZSG (vedi appunto Brown e von Neumann 1950)? Quanto al fatto che la TGEB sia opera di Morgenstern... qui siamo al ridicolo. Chi l'ha detta questa? Morgenstern stesso al suo allievo McKenzie? Salvo che tu non intenda il fatto che, sì, in effetti il libro lo ha scritto Morgenstern, nel senso che vN dettava e lui... batteva a macchina (vedi diari di Morgenstern). Anche se i dubbi al riguardo erano sempre stati pochi a chi avesse anche solo una minima conoscenza delle capacità analitiche dei due, è dal 1992 che anche le ultime incertezze sono state dissipate. Ad allora data infatti la scoperta (Leonard R., in HOPE Supplement) che von Neumann ha semplicemente riversato nella TGEB il contenuto di due manoscritti che aveva preparato da solo tra il 1939 ed il 1941, aggiungendo poi solo la parte sulla EUT (su insistenza di Morgenstern) e qualche ulteriore esempio (tipo l'applicazione al bargaining dell'ultimo capitolo). I manoscritti esistono: sono stati trovati, datati, tra le carte di von Neumann. [Vedi che le ricerche d'archivio servono?]   


Punto 5. Quando il boom della game theory? Pensa un po'.... mi sono tenuto volutamente stretto, datandolo a fine anni Sessanta, proprio per prevenire le tue critiche che già mi prefiguravo ("ma Harsanyi? ma Selten?"). E tu, giustamente, mi hai "beccato". Vatti a fidare dei pregiudizi! Ebbene sì, il boom data agli anni Ottanta. Che scoperta! Lo vuoi insegnare a me? Se leggi i miei lavori vedrai che ho sempre datato l'esplosione agli anni Ottanta, confutando le c....te di chi pensava che dopo il 1950 la disciplina avesse avuto la strada spianata tra gli economisti, e ragionando, tra le altre cose, anche in termini di pubblicazioni, riviste, manualistica e dipartimenti. Proprio come fai tu! [Aggiungo alle tue giuste notazioni che il testo più diffuso di GT nei '70 era ancora quello di Owen, rivolto ai matematici e dove l'equilibrio di Nash è menzionato una sola volta!] La mia idea è che grazie ai contributi davvero path-breaking di H&S si sia aperta la strada per il boom mettendo a disposizione nuovi modi di modellare le variabili epistemiche, ma che tale boom sia avvenuto appunto dopo il 1975, e in pratica negli anni '80. Ma questo rafforza la mia tesi, proprio perché ci vuole tempo affinché nuove idee si diffondano e si consolidino a livello di riviste, manuali, dipartimenti, PhD programs, ecc. In particolare, dalla datazione corretta non si può far derivare la tua inferenza "MD implica sviluppo della GT". E tu stesso mi pare che ti contraddica quando dici che "i teorici lavorano a problemi della loro disciplina e cercano strumenti". Mi pareva linfatti che la suddetta inferenza (sia pur espressa in forma dubitativa) sostenesse esattamente il contrario, ovvero che i teorici "inventano" gli stumenti a loro necessari. O forse è la parola "cercano" che è ambigua. Io comunque sostengo che "cercano" vada preso alla lettera. Per cui chi lavora, che so, su MD è alla ricerca in quel periodo di strumenti utili. Li trova nella GT e li utilizza (come aveva fatto 25 anni prima chi lavorava a GET; ma con la differenza che stavolta si prende tutta la GT, ovvero incluso il punto di vista strategico, non solo i tools matematici). Da lì si apre ovviamente la porta anche per l'affinamento degli strumenti, ecc., ovvero il tipico circuito virtuoso (che non nego affatto, ma che da storico, riguardando il post-anni '80, non mi interessa) tra problemi teorici e strumenti analitici che caratterizza la "buona" teoria. (Vedi però anche sotto, punto 11). Quanto a Friedman, è proprio perché il suo risultato non è nulla di sconvolgente (era già in Shubik 1959) che è sorprendente il fatto che oggi si indichino i suoi lavori (specie il libro del 1977) come gli iniziatori dell'approccio GT alla IE. E' proprio come dici tu: negli anni Settanta JF era una mosca bianca, però lo si prende a simbolo della svolta. Perché? Perché dopo di allora "cambia l'aria". E l'aria cambia perché si accetta di modellare i beliefs, di imporre condizioni di razionalità sulle aspettative (mai sentito parlare di un certo Lucas? ;-). Oltre che, nell'ambito della IE, per un altro motivo di cui sotto.


Punto 6. Le obiezioni di Hurwicz. Se non è "distruttivo" scrivere (sull'AER! in uno dei pochissimi pezzi dell'epoca sulla GT!! e da parte di uno che la GT l'aveva esaltata alla pubblicazione della TGEB!!! e che l'economia matematica la sapeva davvero!!!!) che "the Nash model is inadequate as a basis for a realistic description of what people does" (p.403) o che "one would regard it unwise to adive an individual player to follow his Nash strategy" (ibid.), non so cosa lo sia. Su Ellsberg hai ragione, è vero: critica minimax, non NE (sono andato a rivedermi il mio libro...). Però anche qui non è ininfluente, per lo sviluppo della stessa, che si critichi un caposaldo della nuova disciplina. Quanto a von Neumann, ancora una volta mi confondi con Mirowski: è lui che ha scritto che vN è il più importante economista del 20° secolo, mica io. Anzi, molto di quanto ho scritto nei miei lavori dimostra il contrario (p.e. anche riguardo alla razionalità, che per vN NON era espressa dalla EUT ma dal minimax, non c'è che dire, il grande matematico non l'ha proprio azzeccata, almeno a posteriori...). Però da qui a dire che vN non conti nulla, ce ne corre... Non è che hai visto troppe volte il Dottor Stranamore? 


Punto 7. Variabili mentali. Anni Sessanta, appunto. Non Quaranta o Cinquanta. Quindi dopo Savage, non prima. E non solo Savage, ovviamente: tutto l'enorme lavoro dell'epoca su EUT e SEUT è propedeutico agli sviluppi successivi. E chi c'è alla base della moderna EUT? Toh, guarda... proprio l'"irrilevante" von Neumann ed il suo (oops, volevo dire di Morgenstern) libro! E tu pensa che gli economisti "average" dell'epoca amavano talmente l'uso delle variabili mentali da contestare duramente la EUT perché la ritenevano, falsamente, un ritorno al cardinalismo espunto dall'economia con Hicks, Allen e Samuelson. Lo scrive, che so, gente da nulla come Dennis Robertson o Baumol, e lo stesso Samuelson ci casca, prima di capire che "quella" cardinalità non è la stessa dell'epoca di Pareto.   


Punto 8 (e anche 9, in breve, così faccio prima). GT e industrial economics prima degli anni '70. A parte il fatto che i quattro che cito erano tutti "pezzi grossi" nei rispettivi dipartimenti o discipline (in particolare proprio il  quarto: mai sentito parlare del manuale di Kaysen e Turner? Cioè la bibbia di antitrust economics per almeno due decenni?), ed a parte che, come converrai, essere un grande teorico non è né necessario né sufficiente per essere influente sui contemporanei, lo sbeffeggiamento della GT da parte di chi si occupava di concorrenza all'epoca è nelle carte (terribili sono gli appunti del povero Morgenstern fatto a pezzi nei convegni AEA dai qualcuno dei tipi di cui sopra, a cui, per completezza, avrei dovuto aggiungere un'altro "signor nessuno" come J.A. Schumpeter...). Il punto è che industrial economics significa, almeno fino ai '70, approccio SCP alla Harvard. Ovvero, come scrive Fellner nel "super-classico" Competition among the Few del 1949 (a proposito: mi sa proprio che la tua idea di macro applicata sia un po' troppo ampia...): poca o nulla teoria, ma solo fatti, studio dei mercati on the field, ecc. Poi però negli anni Settanta (p.e. il caso Sylvania e del 1977) arriva la sfida di Chicago che "ribalta" anche a livello di Corte Suprema USA alcune consolidate sentenze antitrust di tipo, diciamo, un tantino "attiviste". Ti sorprende davvero che proprio in questo momento ci si ricordi in certi ambienti accademici (e legali) che, a fronte delle tesi di Chicago, alcuni risultati di GT finiti più o meno nel dimenticatoio possono essere riesumati per dimostrare, stavolta sì rigorosamente, che p.e. colludere può essere effettivamente razionale se il gioco è ripetuto all'infinito (o senza scadenza)?  Per saperne di più su questa storia, leggiti i lavori "storici" di Stephen Martin. [Anche lui è un ottimo economista a cui manca un pochino di "sensibilità storica", però la sua pct. di "centri" è molto elevata]


Punto 10. Critica SMD. Bé, che sia una "critica", nel senso di risultato che mette in difficoltà un certo tipo di "fiducia" nell'EEG, e che lo si debba chiamare SMD e non solo SM, lo dice anche il Mas Colell et al. ("Anything goes", pp.598 ff.) per cui mi affido alla Sua Autorità... A parte gli scherzi, ancora una volta la penso come te. Lo trovo infatti un risultato in un certo senso "liberatorio" che indica che, appunto, si può "sperimentare" liberamente su funzioni, parametri, ecc. Ed infatti non mi convince del tutto la tesi (che, come avevo scritto, non è mia, ma di un tale Abu Rizvi) secondo cui il "fallimento" dell'EEG avrebbe liberato risorse intellettuali per la GT. O meglio, una tesi del genere, anche se fosse vera, non spiegherebbe comunque perché alcune di tali risorse sono finite a fare "alta teoria" in termini di GT "pura" mentre altre, anzi la maggioranza, sono finite a fare "applied economics" e quindi a spendere lì le conoscenze acquisite. Quindi tanto "fallimentare" il percorso non doveva essere, non trovi? Sulle biografie individuali invece nulla so, se non il tipo di pubblicazioni dei vari Kreps, Radner, Hart, ecc.


Punto 11. Ruolo di Minnesota nel boom di game theory. Può darsi sia come dici tu. Come detto, nei miei lavori mi sono fermato al 1980. Allo stato mi tengo la mia tesi sul ruolo cruciale di H&S e della "epistemic revolution". Ma sono prontissimo a farmi convincere che il boom di game theory è invece "figlio" di Minnesota, e magari davvero anche della MD. Scrivi un paper sul contributo (in generale e nello specifico) della Minnesota School of Economics e mandalo ad HOPE [tanto poi lo mandano a me per referarlo: giuro che te lo approvo ad occhi chiusi...] o dove ti pare, p.e. il JEP. Non ti dovrebbe costare tanta fatica, visto che hai ben chiaro il quadro della vicenda, chi sono gli allievi di chi, ecc. Guarda che non scherzo, dico sul serio. Sarebbe un ottimo contributo alla conoscenza dell'evoluzione storica della disciplina.


Punto 12. Il lavoro dello storico. E io che ho detto, scusa? Che da uno come Mirowski "rubo" appunto i fatti, o meglio i documenti (prendendoli con le pinze e fino a prova del contrario: ma nessuno finora li ha confutati nello specifico) e mi tengo alla larga dalle interpretazioni.


Punto 13 e ultimo (era l'ora...). Binmore. Guarda che il nostro, se ha ragione nel criticare Mirowski, non ha ragione nello scrivere fesserie, anche nei confronti del sottoscritto (la sua recensione al mio libro dimostra chiaramente che il libro NON lo ha letto). Si è però fatto tardi, e devo andare a sentire Pollini al Comunale di Firenze. Mi limito a rinviare a quanto scritto in varie occasioni (p.e. "Nash equilibrium" su HOPE 2004, 36:4, 639-666) riguardo alla sua assurda tesi binmoriana che il concetto di equilibrio di Nash avrebbe avuto una spinta alla sua diffusione dal nesso individuato da Shubik (ma anche Hurwicz, certo) con Cournot equilibrium. Assurda per due motivi che qui sintetizzo: perché all'epoca (primi anni 50) essere associato a Counot equilibrium voleva dire essere condannato al disprezzo, tra i praticanti della IE e perché se sto' po' po' di "pubblicità" ha fruttato al NE il quasi assoluto oblio tra gli economisti per altri venti anni, pensa te cosa succedeva senza la pubblicità...  Come vedi, quanto a scrivere cose a-storiche o anti-storiche, sei in eccellentissima compagnia.


Non ho tempo per rileggere. Spero almeno i typos siano limitati.


Con immutata stima,


Nicola


 

Minchia, Nicola! Se i post su NfA li scrivi così lunghi, di quante pagine sono i tuoi articoli?

Post lungo, è vero, ma non molto più di quello di Michele. Ma sai, ero stato colpito "al cuore", cioè tutto il mio lavoro di ricerca degli ultimi anni!

Mi potete spiegare, in un post meno chilometrico, chi è questo Mirowski e che cosa ha scritto di così rilevante? E perchè fa imbufalire Michele il solo nominare il suo nome? So che la soluzione più semplice sarebbe leggere i suoi articoli, ma mercoledì c'è la scadenza dei Prin (i progetti di ricerca) e io sono indietro.

In tre-righe-tre: Mirowski è uno storico del pensiero economico di Notre Dame che ha scritto due libri rilevanti (entrambi Cambridge University Press), uno More Heat than Light, in cui sostiene che più che la meccanica classica è la termodinamica ad aver influenzato la rivoluzione marginalista del 1870 e dintorni. L'altro, Machine Dreams (oggetto del contendere con Binmore e del dibattito tra me e Michele), in cui sostiene che tutto lo sviluppo dell'economia neoclassica post-seconda guerra mondiale è stato influenzato dal clima di guerra fredda e quindi da una specie di "complotto" di Cia e Pentagono che hanno orientato la ricerca in una precisa direzione invece che altre. P.e. enfatizza il ruolo del computer e della ricerca operativa ("strumenti" di interesse militare) nella moderna economia dell'informazione.


Come scritto a Michele, di Mirowski, con cui mi sono scontrato in varie occasioni per scritto ed a convegni, rifiuto le interpretazioni (alcune sono davvero ridicole), però apprezzo la mole di dati ed informazioni che mette a disposizione degli storici "da tavolino" spulciando gli archivi, le carte degli economisti, ecc. [L'ho anche invitato a Pisa per questo] Ed apprezzo anche l'attenzione che pone su aspetti spesso trascurati dagli storici dell'economia tipo "chi finanziava chi e cosa; chi conosceva personalmente chi e cosa". Probabilmente seleziona ad arte tutto ciò, ma nessuno lo ha mai confutato nel merito delle fonti che cita. Di qui però ad accettare le sue "mirowskate" (cioè le sue intepretazioni complottistiche, o peggio) ce ne corre, eccome se ce ne corre...

Non amo i dibattiti che partono da una questione specifica e finiscono discutendo del bene e del male. Non servono a nulla. Il punto iniziale era semplicemente capire perche' la mia affermazione secondo cui

Che poi si sia capito, grazie soprattutto a Roger ed Eric, che gli
strumenti della teoria dei giochi bayesiani e ripetuti erano utili per
formalizzare l'argomento di fondo ed il metodo di MD, questo e' vero.
Ma la relazione sia storica che logica e' da MD a games, non viceversa.
Infatti, qualcuno potrebbe molto ragionevolmente sostenere che gli
strumenti della teoria dei giochi sono stati sviluppati per rispondere
alle domande che MD theory si pone. [Commento
15 Ottobre 2007, 16:58 a Passaparola di Alberto]

era un'affermazione erronea, ossia

La tua ricostruzione è infatti corretta, tranne l'inferenza finale
(sullo sviluppo degli strumenti di game theory indotto dalla teoria del
MD: non è andata così essenzialmente per problemi di computability, ma,
insomma, nobody is perfect...). [Commento
15 Ottobre 2007, 17:29 a Passaparola di Alberto]

e perche' mai, per capire MD, valesse la pena leggersi le affermazioni contenute in

"Mechanism design theory embodying an
algorithm-centered vision of markets/organizations/institutions", in
History of Political Economy Annual Supplement, 2006 (edited by Phil
Mirowski and D. Wade Hands). [Ibidem]

Abbiamo poi scoperto che quest'ultimo scrive in venti pagine le stesse cose che io dicevo in sei righe (mica vero, nelle 20 pagine circa scrive anche una marea di cretinate, quindi non raccomando di leggerlo) e che ora discutiamo di un'altro tema. Non ci sto. Al fine di rendere la discussione meritevole d'essere continuata, preferirei attenermi alla sua ragione iniziale, non a varianti surrettiziamente introdotte. Ho la non vaga impressione che il commento precedente nulla abbia a che fare con il tema iniziale. Se cosi' fosse il commento si sarebbe concentrato sulle seguenti questioni:

1) L'esplosione nell'uso di GT in economia e' avvenuto negli anni 60 e 70 o alla fine dei 70 e soprattutto negli anni 80, come io sostengo sulla base di dati noti a tutti? Per provare che ho torto basta mostrare che negli anni 60 e primi anni 70 gli economisti fanno molta piu' GT di prima e che il livello del loro interesse in GT non cresce drammaticamente dal 1978/79 in poi. Invece, guarda caso, anche NG ammette che l'esplosione avviene quando sostengo io! E allora? Di cosa discutiamo? Ah, discutiamo della nuova teoria secondo cui avviene allora per delle strani ragioni sue, molto complicate e sofisticate, del tipo "long and variable mental lags" ... oh well. A me piace il rasoio di Occam, sara' che preferisco le spiegazioni semplici, specialmente quando collimano con i dati.

2) L'adozione dei metodi di GT in economia NON segue la soluzione/chiarificazione di alcune questioni fondamentali nella teoria dei meccanismi, cosa che avviene a fine anni '70 come lo stesso Nobel Committee ha chiarito, ma e' indipendente dai risultati in questione? Se cosi' fosse, e l'adozione dei metodi di GT fosse fondamentalmente indipendente dalla comprensione dei problemi di MD, avrei fondamentalmente torto. Nel provar questo NG avrebbe anche potuto provare, per esempio, che lo sviluppo della teoria delle aste non ha particolare importanza per l'affermazione della GT in economia e non ha relazione alcuna con MD ... o avrebbe potuto argomentare che MD non ha giocato nessun ruolo nello sviluppo del programma di ricerca noto come "refinement of Nash Equilibrium" (chissa' mai chi, a fine anni 70, scrisse un paper con quel titolo ...)

3) Potrebbe aver anche provato che i personaggi che rendono GT importante fra gli economisti dal 1978 in poi poco o nulla hanno a che fare con il gruppo che dagli anni 60 in poi si occupa a tempo pieno di questioni del tipo MD. Restringere la cosa a Minnesota, in questo caso, e' un'ovvia esagerazione (che NON ho introdotto io): Leo Hurwicz e' persona chiave in questa storia, ma anche altri legati a lui o coautori o allievi (Arrow, Reiter, Sonnenschein, Wilson ...) giocano un ruolo fondamentale. Il fatto importante e' che una fetta sostanziale e probabilmente maggioritaria dei personaggi chiave arriva a GT da problemi MD e che sono questi "vecchi maestri" che spingono i loro migliori allievi ad adottare GT per affrontare quei problemi. Questo mi sembra un fatto cosi' brutalmente ovvio per chiunque sappia chi ha studiato dove ed ha scritto cosa, che non riesco a capire perche' non si voglia riconoscerlo. E' una maledetta banalita'.

Nessuna di queste tre cose viene fatta nel lungo commento di NG, che si occupa invece di altro. Basterebbe tirare fuori due dozzine di citazioni importanti, per mostrare che, forse, ho torto e che tutto era successo prima del 1977-circa ed indipendentemente dalla riflessione sui problemi posti da MD. No? Invece niente, long and variable (and untestable) lags ... oh well.

Ora siamo finiti a discutere delle teorie di Nicola Giocoli
sull'accettazione o meno della GT da parte degli economisti perche' quest'ultimi hanno a fastidio nozioni psicologiche (boh! Io son cresciuto a botte di "introspection", ma saro' stato un'eccezione) e delle sue
discussioni con Ken Binmore - se metti un
link o una copia dei testi o almeno una reference, magari capiamo di
cosa vorresti parlare; l'affermazione di KB che riporti e' perfettamente corretta e nessun economista che faccia l'economista pensa il contrario. Non so se la cosa mi interessa, ma certo non ho
tempo per ricostruire ora la storia della teoria economica degli ultimi
70 anni e piu'. Non era questo il punto del dibattito che avevo accettato di fare. A me interessava solo capire perche' avevo torto a dire quello che ho citato poc'anzi. I fatti qui riportati sembrano suggerire che non m'ero molto sbagliato.

Purtroppo, nel frattempo sono state aggiunte al tema iniziale svariate altre questioni, sostanzialmente indipendenti anche se vagamente correlate, sulle quali a mio avviso son state dette cose alquanto strampalate. Le cose strampalate, oltre a essere incoerenti o non corrispondenti a fatti, sono meritevoli di attenzione soprattutto perche' segnalano un pessimo metodo di ricostruire ex-post l'analisi dei teorici economici ed i sentieri che costoro seguono nella loro ricerca. Trattasi di una metodologia scorretta e che fa solo confusione; confusione che, tra l'altro, lascia il tempo che trova perche' poi la gente che fa teoria economica continua per la sua strada completamente indifferente a tutto questo can-can. Diciamo che e' una metodologia "sensazionalista", stile "People" o "Novella 2000', che ama individuare grandi personaggi e grandi contrapposizioni teoriche, grandi crisi e grandi conflitti laddove c'e' piu' banalmente ricerca per sentieri diversi, andate e ritorni, tentativi frustrati, intuizioni brillanti comuni spesso a piu' di una persona, concetti non utili un anno che diventano utili in un contesto diverso cinque o quindici anni dopo.

Sarebbe quindi il caso d'ignorare questi scritti, se non fosse che molte menti giovani vengono attratte dalla natura romanzate ed altisonante dei racconti che ne sgorgano, ed alcune menti potenzialmente brillanti vengono poi corrotte da questi racconti fantasiosi. Il che e' male. Trattasi di metodologia molto diffusa in ambienti marxisteggianti, post-qualcosa, e "critici" di questo e di quello, in generale, e di quello che non capiscono bene in particolare. A tali critiche, o ricostruzioni/destrutturazioni, mai corrisponde o segue qualcosa di positivo, ma lo show continua oramai da mezzo secolo e negli ambienti economici italiani e' molto diffuso. Anzi, oserei dire che, in termini percentuali, questa e' probabilmente una specialita' tutta italiana: i dipartimenti di economia italiana sono pieni di "storici del pensiero economico" che non fanno economia ma una strana via di mezzo fra "pensiero critico", deconstruttivistmo, e "filosofia della scienza" un tanto al cento. Ce n'era un gruppo ampio anche a Ca' Foscari alla fine degli anni 70, quando ci studiavo. Dicevano cose complicate sull'economia classica, sui marginalisti/soggettivisti e sul ritorno dee tenike. Quando andai all'esame avevo imparato due formule e non capivano cosa scrivevo sul foglio bianco ... lasciai stare. La diffusa presenza di questo tipo di "economista" produce laureandi che non sanno come calcolare il prezzo di un'opzione asiatica ma, al contempo, sanno tutto sulla contraddizione insanabile fra il razionalismo soggettivista ed il naturalismo produttivista, o altri "ismi" di tal sorta.

Normalmente tali ambienti sono composti da persone che la teoria economica non la praticano ne' con la destra ne' con la sinistra (mi riferisco alle mani oltre che agli emisferi cerebrali) ma che amano invece leggere libri che parlano di storia della teoria economica per poi scriverne altri che continuano a parlare di storia della teoria economica nei medesimi termini, senza mai farla. Oro Pilla (al secolo Kumaraswami Velupillai, personaggio noto a chiunque sia passato per UCLA nella seconda meta' degli anni '80 e primi anni '90) ed altri menzionati da Giocoli, fra cui l'ineffabile Mirowski, sono fra gli esponenti piu' divertenti di questa strana confraternita che gode di particolare visibilita' nelle universita' italiane. Loro non lo sanno - meglio: alcuni di loro non lo sanno o non lo vogliono sapere - ma sono gli epigoni piu' coerenti di Pasinetti, Garegnani, Sraffa, Harcourt, e tutto il deleterio circo marx-cambridgiano intersecato all'altro circo, quello francese dei Foucalt e dei Braudillard. I metodi sono gli stessi e la sostanza scientifica pure.

M'ero ripromesso di lasciar stare, perche' qualcuno con l'animo gentile m'aveva suggerito che non era il caso di discutere a cannonate con chi non ha in mano manco una spingarda. Pero' il tono, ed i contenuti specifici (soprattutto 1,2, 4-10) dell'ultimo commento m'ha fatto cambiare idea, quindi non lascio stare. Non tanto per cercare di convincere NG che sulla questione specifica menzionata all'inizio mi ha tirato le orecchie con troppa fretta e senza alcuna ragione solida (oramai ha messo cosi' tanto "at stake" che la soluzione ovvia non e' piu' ottenibile) ma per discutere seriamente di due altre cose.

- Che la ricostruzione, apparentemente sia sua che di altri, dello sviluppo della teoria dell'EEG 1945-oggi, e' confusa oltre che irrilevante ed improduttiva. Irrilevante perche' punta il dito ad un problema che a nessuno interessa, improduttiva perche' non produce nessun spunto di ricerca fertile. Confusa perche' crede di vedere contrapposizioni, problemi o crisi laddove non ve ne sono.

- Che il metodo utilizzato da molti storici del pensiero economico e, sembra, anche da lui e' un metodo investigativo distorcente perche' seleziona i fatti a proprio uso e consumo, partendo da un'ipotesi preconcetta che mai viene testata sulla totalita' dei dati disponibili. Partendo dall'ipotesi vengono invece selezionati quei fatti che si prestano alla costruzione della storia romanzata, tralasciando il resto. Ecco quindi il drammone emozionante, invece della noiosa scienza. Per questa ragione esistono dozzine di strane teorie sulla crisi di questo e di quello o sull'origine di questa o di quella scuola di pensiero. Teorie che vengono regolarmente ed allegramente ignorate da chi FA questo e quello ed alle "scuole di pensiero", come le chiamano gli storici del pensiero, magari ci appartiene per ragioni che nulla hanno a che vedere con quello che essi pensano.

- Che questo porta a conclusioni ed interpretazioni che oscurano, invece di chiarire, il dibattito intellettuale sia passato che presente. Nello specifico, distorcono la comprensione che i teorici economici post 1940 hanno sempre avuto della tensione fra comportamenti "competitivi" e comportamenti "strategici", fra situazioni di informazione completa ed il resto, fra circostanze in cui siamo in pochi e circostanze in cui siamo in tanti.

 

Brevemente, perché, come ci insegni, caro Michele, anche i bit del server che ospita nFA sono risorsa scarsa. Tralascio quindi le cose che scrivi sulla storia del pensiero economico (sensazionalismo? nei miei lavori?) e un certo tono altezzoso che non mi pare giustificato (specie se rivolto indirettamente a gente tipo Hahn e Clower, ma anche, si parva licet, lo stesso Weintraub). I lettori giudicheranno da sé.


Sul paper del coreano. Non lo segnalavo certo per spiegare, come tu dici, "cosa sia MD" (a chi scrive su nFA, poi, ma figurati!), ma solo perché mi sembrava spiegasse alcuni snodi storici che hanno portato ad MD. Magari ovvi per chi con alcuni dei protagonisti ci lavora o ha lavorato, meno ovvi per altri che vivono e lavorano ai margini dell'impero (e forse sono di più i lettori di nFA in questa seconda condizione).


Sull'origine della diatriba. Io contestavo solo che MD (che, come abbiamo tutti convenuto, nasce anche, e forse soprattutto, da socialist calculation controversy negli anni Trenta), avendo un'origine appunto in tematiche di computabilità potesse avere inciso sulla storia della GT per come la conosco io. Sicuramente non l'ha avuto nel periodo almeno fino al 1970. Però Michele, giustamente, si riferisce ad un'epoca successiva. E quindi veniamo a...


...il nesso "da MD a GT". Ho già chiarito che per me il boom di GT data a fine Settanta - primi Ottanta. Ed anche perché, da spingardista ingenuo, ma forte del fatto di aver comunque pubblicato in varie sedi come la penso davvero, e posto al cospetto di cotanta dottrina, avevo un po' "showed up", retrodando il tutto ai lavori seminal di Harsanyi e Selten, per non sentirmi rimbrottare "perché non li hai citati?". Non ho mai negato che la spiegazione alternativa, che per comodità sintetizzo con "il boom è tutto in Minnesota", sia potenzialmente interessante, anzi aggiungo che per me (ma sono in ottima compagnia: il mondo è degli spingardisti, che credi?) è nuova e sorprendente. Attendo però ancora fatti che la provino davvero e soprattutto che spieghino meglio rispetto alla mia, di tesi, sintetizzabile in "il boom è tutto nell'approccio bayesiano". Contando che Selten scrive nel 1975 e che Harsanyi produce il massimo sempre nei Settanta, non mi pare poi che 4-5 anni per passare dai loro lavori al boom siano poi così long and variable lags. E non vale dirmi: sei tu Nicola che devi confutare il nesso. E no! Sei tu che lo devi provare. Io dico solo che ad oggi conosco una ricostruzione storica (la mia), pubblicata in varie sedi e quindi "open to demolition", mentre la tua, di ricostruzione, si limita a flash, ripeto, potenzialmente molto interessanti, ma nulla più. [Vale anche qui quanto detto sopra: non puoi rispondere dicendo che "chiunque sappia chi è allievo di chi, sa immediatamente che Michele ha ragione e Nicola torto", perché questi "chiunque", p.e. quaggiù in Italia, non ci sono...]


Ma poi ho anche pensato: e se fosse solo un grosso misunderstanding? Per me, per formazione, boom di GT significa prevalentemente lavori di "pura teoria", tipo refinements, epistemic foundations of NE, Aumann, ecc. (perché erano temi lasciati irrisolti dai "padri fondatori" della GT), più l'aspetto istituzionale (riviste, manuali, ecc.). Forse Michele pensa più al dato applicativo (anche se mi pareva di no), perché vedo che ora parla di aste. E' ovvio che qui MD sarebbe in vantaggio rispetto, che so, ai lavori sulle gerarchie infinite di common knowledge. E' un bel tema di ricerca/dibattito: come si misura il successo di un approccio/teoria? Quando un approccio è davvero progressive? Quando risponde ai problemi della realtà o quando risolve le proprie aporie interne? Se la risposta è, come mi pare ovvio, in entrambi i casi, ecco che la questione sarebbe chiusa. O no? Forse si rifiuta a priori che per strade diverse si possa sviluppare una teoria?


Infine, so bene che l'affermazione di KB sul fatto che l'ovvio nesso tra Nash-Cournot, messo in luce nei 1950s, abbia favorito la diffusione del NE (tesi che trovi p.e. nell'introduzione alla riedizione dei saggi di Nash del 1996) è condivisa da qualsiasi economista. Peccato sia clamorosamente errata. Essa in realtà costituisce un ottimo esempio del motivo per cui, appunto, gli storici del pensiero economico servono a qualcosa...

Non sapendone abbastanza per entrare nel dibattito, volevo segnalarvi questo link a Economic  Principals. Leggendolo mi sembrava che sostenesse tesi simili a quelle di Nicola. In effetti, leggendo le references alla fine dell'articolo, ho visto che si basa molto sul libro di Mirowski.

Grazie per l'indicazione. Nel testo di Myerson linkato al post che hai segnalato c'è un passaggio molto interessante dove si mette in relazione MD con Schotter 1981. Questo sarebbe un altro filone storicamente interessante, perché Schotter discende in linea diretta da von Neumann e Morgenstern ed è uno dei pochi che ha provato a "prendere sul serio" il particolare tipo di GT contenuta nel libro del 1944. [Pensa un po', il mio primo articolo sull'argomento storia della GT era proprio tutto incentrato su questo nesso "da vN/M a Schotter alla moderna analisi delle istituzioni", poi l'ho lasciato perdere perché mi pareva più promettente la via bayesiana] Domanda per Michele (ed altri): quanto, if anything, della moderna MD discende da Schotter e la c.d. new institutional economics?

Il tempo e' molto piu' scarso dello spazio sul server. Per cui uso solo un esempio per cercare di far capire perche' la vostra (tua) metodologia sia confusa, cospiratoria ed anche qualcos'altro che spiego dopo.

Infine, so bene che l'affermazione di KB sul fatto che l'ovvio nesso tra Nash-Cournot, messo in luce nei 1950s, abbia favorito
la diffusione del NE (tesi che trovi p.e. nell'introduzione alla
riedizione dei saggi di Nash del 1996) è condivisa da qualsiasi
economista. Peccato sia clamorosamente errata. Essa in realtà
costituisce un ottimo esempio del motivo per cui, appunto, gli storici
del pensiero economico servono a qualcosa...

Come vedi sostieni che abbiamo TUTTI torto a pensare che il nesso Nash-Cournot fosse interessante e ad apprezzare Nash perche' ci permetteva di fare meglio e piu' in generale cose che Cournot (e quelli che lungo le linee di Cournot avevano pensato) aveva(no) cercato di affrontare. Questa convinzione degli economisti di fare quello che facevano per le ragioni che loro pensavano, finche' lo facevano, che valesse la pena farlo, e' erronea. E' basata, secondo te, su una metodologia sbagliata. La metodologia sbagliata consiste nel fatto che uno scienziato fa ricerca pensando di farla per delle ragioni che lui ha in mente in quel momento. Povero illuso, si sbaglia.

Secondo te, invece, la storia del pensiero economico va fatta indipendentemente da cio' che i teorici economici pensano e scrivono finche' la fanno. Io, a Vancouver, questo metodo lo chiamo "confusa arroganza"; voi a Pisa come dite?

 

E' proprio qui che ti sbagli, Michele. Quando dico che la tesi di KB è sbagliata dò un giudizio storico, riferito alla situazione degli anni Cinquanta, cercando, per quanto possibile, di mettermi nei panni di un economista dell'epoca. Tu inveci ragioni con gli occhi di chi fa ricerca OGGI, quindi non dai giudizi storici, fai cronaca, o al massimo, come ho già scritto, fai storia in retrospect, e quindi poco o punto utile (se non per togliersi qualche curiosità nei giorni di pioggia). Se tu ragionassi da storico capiresti che se uno negli anni Cinquanta voleva affossare - ripeto, affossare - un nuovo approccio all'economia industriale ed alla concorrenza imperfetta (ovvero il primo e più ovvio sbocco per la neonata GT) non aveva che da fare una cosa: accostarlo ai modelli c.d. classici di oligopolio, ovvero Bertrand, Edgeworth e ovviamente Cournot. Perché? Perché tutta questa letteratura era stata demolita - ripeto, demolita - a partire dagli anni Trenta, ed in particolare da parte dei sostenitori dell'approccio struttura-condotta-performance (che nasce con Mason, 1939, AER, e ha come fulcro Harvard), ovvero dell'approccio assolutamente dominante in economia industriale fino agli anni Settanta (o neghi anche questo?). Potrei anche aggiungere che, al di là di un'aperta e generale ostilità dell'approccio SCP verso un'eccessiva formalizzazione in tema di oligopolio (più fatti, meno teoria era lo slogan), nello specifico le critiche mosse da tutti i fronti (non solo SCP, ma anche, per dire, Cambridge, UK, o Chicago) ai modelli classici, lo sai su cosa vertevano? Guarda un po', proprio sull'inaccettabile (per l'epoca) uso di congetture, aspettative, ecc., in un modello economico. [Per tutti i riferimenti, guardati i miei lavori su HOPE 2003 e Cambridge Journal of Economics 2005.] Conclusione: la tesi di KB che l'accostamento di Shubik (Strategy & Mkt Structure 1959) di Cournot eq. con NE abbia favorito la diffusione di GT è, appunto, a-storica ed anti-storica. L'opposto è molto più vicino al vero. Ed il grande "successo" (si fa dire...) del libro di Shubik - ovvero di una nuova analisi matematica, neppure particolarmente sofisticata, dell'oligopolio fondata su GT - è infatti lì a dimostrarlo: nessuno se lo è mai filato, nonostante anticipasse risultati notevoli sui giochi ripetuti, riscoperti solo anni dopo. Bottom line: lo vedi che gli storici, o meglio, il punto di vista storico, serve a qualcosa?


Piuttosto, rileggiti Myerson 1999, JEL (per il 50° del NE), in particolare il paragrafo sull'evoluzione della GT non-coop post Nash. Segna come tappe fondamentali proprio la letteratura che indico anch'io, cioè Harsany (1967-68; 1973), Selten (1965; 1975) ed Aumann (1974). Per finire, ovvio, con Myerson 1982 ed il revelation principle, visto però come un'estensione del risultato di Aumann sempre in contesto Bayesiano.


Dato che davanti ad un Nobel mi inchino con deferenza (specie se mi dà ragione...), dato che Myerson, nella prima parte del paper, scrive cose del tutto condivisibili su "che cos'è economics" (ovvero lo studio di regole ed istituzioni che vincolano il comportamento invididuale, definizione che condivido talmente da usarla nella prima lezione di Economia che faccio agli undergraduate), dato che questa definizione non fa che sottolineare il grande valore della rivoluzione MD (sul quale conveniamo entrambi), dato che tale rivoluzione non è comunque "figlia" di GT, ma, tra le altre cose, di socialisti calculation controversy (altro fatto sul quale entrambi conveniamo), dato che tutta la querelle è nata da un post in cui ti davo ragione, salvo per un punto, dato che alla fine la differenza tra le nostri posizioni si riduce appunto ad uno (io) che difende una ricostruzione della storia della GT più o meno standard nella letteratura di storia del pensiero, ed uno (tu) che invece giudica tale letteratura garbage e propone una ricostruzione diversa e originale, dato tutto questo ...


... che ne dici di chiudere qui la questione e magari riaprirla quando qualcuno (e vorrei davvero fossi tu) avrà scritto questo benedetto paper intitolato "The MD roots of contemporary game theory"? 


 

Credo questa discussione abbia "stuccato" tutti, e non sia approdata ad un bel nulla.

Io rimango convinto della validita' della mia affermazione iniziale, ossia del fatto che i problemi posti da MD (e la gente medesima che su MD lavoro') siano stati cruciali per l'adozione di Game Theory fra gli economisti e per il suo grande sviluppo dal (roughly) 1977 in poi. I dati elementari, sia storici che concettuali, su cui baso questo giudizio li ho riportati ripetutamente.

Tu lo neghi, perche' (apparentemente) contrasta con una tua fondamentale tesi (di cui non ero a conoscenza sino all'altro giorno) secondo cui l'accettazione di GT da parte degli economisti e' dovuta a tutta una cosa complicata che non ho capito bene e che ha a che fare con la psicologia e le credenze - no, zia, non quella di noce in cui ci metti la ceramica, le credenze nel senso di quelle che tu hai su sant'antonio da padova, 'gnurant- il fatto che prima non ci (a noi economisti) piacevano le credenze ed ora si' che ci piacciono le credenze (e forse anche i como'), ed altre cose sofisticate di questo tipo che io comunque non capisco perche' negli archivi polverosi non ci bazzico. Non lo escludo, chi lo sa? Tutto e' possibile, basta un po' di fantasia. Magari tutta questa tua complicata teoria e' consistente sia con i fatti documentabili che con quanto sostenevo allegramente io circa otto giorni fa. Non mi interessa molto, francamente, scoprirlo. A te dimostrarlo, e convincerci che e' rilevante per capire quanto facciamo.

A me interessava capire se avevi elementi che rivelavano come falsa la mia affermazione del 15 ottobre u.s., ore 16:58. Apparentemente no: anzi, negli ultimi commenti cominci a dire che magari l'esplosione di GT e' avvenuta quando dicevo io e non tu, e magari le date giuste per i papers fondamentali sono giusto 5/10 anni piu' tardi di quanto tu avessi detto prima. Dici anche, e non ti rendi conto quanto ironico sia tutto questo, che gli "economisti" per i quali Nash-Cournot era anatema erano quelli che facevano applied IO nel dopoguerra e sino agli anni 70, con i capiscuola nientepopodimenoche' ad Harvard. E siccome questi di Cournot/Nash non ne volevano sapere, allora questa e' la prova che Cournot/Nash in economia nessuno, o quasi, se l'e' filato sino a quando quelli di IO di Harvard non sono morti ed hanno assunto Ariel Pakes - quest'ultima parte non la scrivi, ma e' conseguenza semi-logica di quanto dici e delle date che metti. Ed a te questa sembra una prova che agli economisti "tout court" - che no, zia, che no: che no'l ze tuto curto- la GT - che no zia, che no, che no la ze la machina del zio - proprio non se la sono &$%@#ta sino a che non han superato il blocco psicologico. E che, quindi, sia Ken Binmore che io, e tutti gli economisti teorici dal 1950-circa in poi, siamo dei pirla astorici ed antistorici. Ed anche quelli che ce l'hanno insegnato - per esempio a Ca' Foscari, seconda meta' anni 70, che ora sta in Bocconi e fa A di nome ed M di cognome - dei pirla che vanneggiavano erano: che quelli di Harvard avevan detto che di Cournot/Nash non si parlava, zitti e mosca! Va bene, hai ragione tu: e' proprio successo cosi'. Siamo tonti noi che non ce ne siamo accorti e da cinquant'anni ci raccontiamo l'uno all'altro una storia diversa. Appena passo per Rochester glielo spiego a quelli che mi han insegnato belinate ventidue anni fa; magari son pure loro vittime della stessa confusione. Gli economisti, dal 1950 in poi e sino al 197?, erano questi che facevano SCP - che no, zia, che non e' un'anfetamina nuova! A dire il vero, zia, non se nemmeno io che &$%zo sia - ad Harvard. Se lo dici tu ... esiste forse economics outside Harvard? No, mai esistita. Succede tutto ad Harvard: quanti premi Nobel hanno, ad Harvard? Tutto e' possibile: l'unico vostro vero limite sembra essere l'immaginazione, che e' sempre au poivre, o qualcosa di simile ma con uno spelling distinto ... Ma io, cosa vuoi, essendo uno volgare ed arrogante della vostra fantasia, come dire, me ne faccio un baffo.

Al momento so solo che qualcuno mi ha dato torto su un punto specifico, vedi sopra, e poi invece di provarmi perche' avevo torto ha finito per parlare di altre cose che interessavano a lui. Va bene cosi', siamo un blog libero. Un solo avviso ai naviganti: verificate i fatti, non date credito a nessuna asserzione del tipo "io lo so", o "parola mia", o "io ho controllato gli archivi", o "nell'articolo tale sta scritto questo" ... leggerlo, l'articolo. Per esempio, leggere le prolusioni Nobel di Arrow (1972) e Debreu (1983) e verificare se davvero dicono di Von Neumann e di Theory of Games and Economic Behavior quanto dice il creativo Giocoli un paio di commenti fa. O se dicono qualcos'altro, per esempio parlano di un articolo di JVN del 1937 da cui hanno appreso molto ... details, details ...

Questa discussione e' dunque finita, pero' ho imparato un paio di cose sul metodo adottato da chi fa "storia del pensiero economico". Sulle quali, a tempo debito e dopo aver verificato due dati, ritornero'. Il tempo non manca e la salute e' ottima. Come ti ho detto, chi ha filo da tessere tessera'. Una mia conoscente e collega ama una versione piu' Yankee della medesima, dice "Science, at the end, is like poker: the hand speaks by itself."

Un certo Boldrin aveva scritto "mi potresti dire in che senso JVN aveva a che fare con la Cowles? Non esiste nessuna evidenza di alcuna relazione di JVN con Cowles". Ora un altro Boldrin afferma che, come aveva scritto un tal NG (che peraltro a suo tempo aveva menzionavato a memoria anche interviste, seminari, recensioni ed altro), anche due "sconosciuti" come Arrow e Debreu in fondo ammettono che, effettivamente, qualcosina da von Neumann (paper del 1937, peraltro pubblicato in inglese solo nel 1945, cioè DOPO la TGEB; chissà perché? difficoltà di traduzione?) hanno imparato. Chissà, magari questo secondo Boldrin un giorno, con calma, ci rivelerà che, udite udite, von Neumann e la TGEB sono anche dietro l'analisi lineare (vedi anche vN 1947, "Discussion of a maximum problem", in Collected Works), l'uso dell'iperpiano separatore, ecc. E persino, pensate un po', alla base di una cosuccia da nulla come la EUT! [Ma mi raccomando, non ditelo alla zia, perché potrebbe non reggere il colpo...]


Però il secondo Boldrin, oggi, afferma anche che l'approccio SCP di Harvard non contava praticamente niente in campo IE nel periodo 1950 (ma forse voleva scrivere 1940) - 1970 (abbondante). E, mescolando mele con pere, misura il successo all'epoca di un approccio NON con la sua influenza ALLORA, ma con il fatto che, magari mezzo secolo dopo, abbia ricevuto un Nobel o sia ancora teoricamente fecondo. Oppure riduce tutto al caso personale di cosa insegnavano a lui, peraltro non certo negli anni Cinquanta o Sessanta di cui qui si discute (ma quanti anni ha questo secondo Boldrin?). Questo non è certo il Boldrin outstanding economista che tutti conoscete, ché quello almeno un'occhiatina al primo capitolo storico di un qualsiasi manuale di IE (e magari anche a qualche vecchia sentenza della Corte Suprema USA in campo di antitrust) in gioventù l'avrà senz'altro data. Ma, soprattutto, perché quello, il vero Boldrin, affermazioni così storicamente... come dire,... "avventate" (e dal tono, converrete, un tantinello saccente e/o arrogante), non le farebbe mai e poi mai.


P.s.: sempre il Boldrin n.2, quello di oggi, afferma che esisterebbe anche un quarto Boldrin, quello che avrebbe "riportato ripetutamente" "i dati elementari, sia storici che concettuali, su cui si basa il giudizio" che "i problemi posti da MD (e la gente medesima che su MD lavorò) siano stati cruciali per l'adozione di Game Theory fra gli economisti e per il suo grande sviluppo dal (roughly) 1977 in poi". E' un peccato, perché proprio questo quarto Boldrin, quello che sarebbe di gran lunga il più interessante da leggere sul tema in questione, su nfA non è mai intervenuto al riguardo (o se la ha fatto, lo ha fatto in modo che noi storici zucconi non siamo, ahimé, in grado di capire; ma forse è solo perché era troppo preso a darci, appunto, di zucconi...).

ok pero' uno col cuore a sinistra (io) potrebbe anche pensare che Hurwicz 72 dice che in economie 2x2 non esiste nessun meccanismo
IR, IC in dominant strategies e pareto efficiente. In particolare, in
economie "finite" il meccanismo walrasiano non è IC, i.e. c'è sempre
qualche bastardo capitalista che cerca di usare i prezzi a suo favore
(nella versione "indiretta" del meccanismo). E che certo Roberts e
Postletwaite 76 fanno vedere che i gains from deviating (nel meccanismo walrasiano) diventano piccoli quando il numero di agenti cresce pero', pero' la fine della storia mi pare Barbera Jackson 95 che caratterizzano IC per economie di puro scambio con fixed price trading, ovvero, come dicono in una nota, una cosa molto vicina alla letteratura sulle micro-justifications dell'analisi keynesiana, cioè insomma la cosa più a sinistra che si possa leggere su econometrica, mi sembra.

O no?

(sto minipapiello era per dire che il problema posto da Hurwicz riguardo l' IC mi sembra sussista anche per beni privati nel paese dei balocchi  di Friedman, non solo nella triste ex- URSS).

 

 

 

Mah, piu' o meno. Ed allora? Io personalmente non ho capito. Forse dovresti spiegarti meglio, cosi' si intende il messaggio, che m'e' oscuro.

I prezzi fissi sono di sinistra e quelli flessibili di destra? Le economie di produzione, dove si suda e si fa fatica, sono berlusconiane mentre quelle di puro scambio, dove si nasce con la dotazione divina di camicia addosso e cucchiaio in bocca, sono castro-chaviste? Il meccanismo walrasiano e' fascista mentre qualsiasi  meccanismo non-walrasiano (chesso': mi prendo tutto io) e' comunista? E' cosi' che funziona la cosa, secondo te? Leo Hurwicz avrebbe passato 70 anni a fare ricerca ed insegnare per arrivare a questa roba qua? 

Messa altrimenti: Barbera-Jackson, secondo te, cosa implicherebbe per quanto riguarda il confronto fra il paese dei balocchi di Friedman e la triste ex-URSS (o altro oggetto gradito a quelli con il cuore a sinistra, chesso' Cuba)? No, perche' secondo me non implica proprio nulla, ma sembra che invece tu ci abbia scoperto cose veramente interessanti in quel paper ...

la battuta sul paese dei balocchi (tutti i beni sono privati) e la triste ex-urss (tutti i beni sono pubblici) era solo per dire che a me sembra (senza avere la presunzione di saperne di più di te su Hurwicz) che il problema di incentive compatibility da lui sollevato vada al di là dei beni pubblici , e nel tuo post precedente parlavi solo di beni pubblici. Per quanto capisco io (che puo' essere poco, per carità), dire che il meccanismo walrasiano non è IC significa che se lasciamo fare al mercato con prezzi lineari etc. qualcuno ne approfitta. Nella versione diretta, qualcuno "dichiara" una funzione di domanda diversa dalla sua "vera" funzione di domanda, in modo che l'equilibrio che ne risulta è a lui piu' favorevole. Il punto che facevo è che questo non riguarda solo i beni pubblici (ovvero non solo l'unione sovietica), ma anche i beni privati (ovvero anche il paese dei balocchi di friedman).

Passando a BJ, l'implicazione di quel tipo di risultati non è che, se vogliamo avere strategy proofness in exchange, non possiamo permettere che i prezzi siano completamente flessibili? E il fatto che i prezzi debbano essere perfettamente flessibilii  non è uno dei pilastri dell'economia à la friedman? 

Questo l'avevo inteso. Pero' continuiamo a non capirci, forse per la vena polemica di entrambi. Chi ne sappia di piu' e chi di meno di Leo Hurwicz mi pare secondario, almeno in questa istanza. 

Le cose che dici, ripeto, mi sembrano corrette almeno tecnicamente. Ma non eliminano il fatto, storico, che MD sia il prodotto di una mente (varie menti, a dire il vero) che rifletteva(no) sui fallimenti del socialismo, sul secondo teorema del welfare e sul perche' nemmeno il "market socialism" di Lange e soci sembrava funzionare. Di una mente che, come quella di Arrow, era ossessionata dalla contraddizione fra cio' che vedeva (che i sistemi di mercato funzionavano meglio, ma tanto meglio di quelli socialisti), cio' che desiderava (che il socialismo realizzasse il paradiso in terra) e cio' che riusciva a concepire (che sotto certe ipotesi il socialismo avrebbe dovuto funzionare tanto quanto o meglio del sistema di libero mercato). Questi sono, mi sembra, i fatti e non vi sono ne' santi ne' madonne con i medesimi. Sono accaduti, indipendentemente dai nostri desideri.

Poiche' non ho voglia di ricominciare l'eterna discussione sui massimi sistemi in cui un mickey mouse si contrappone all'altro, io mi fermo qui. Fra le altre cose, evitare di discutere di massimi sistemi e fare domande specifiche in situazioni specifiche e' una delle grandi lezioni metodologiche della teoria dei meccanismi ottimali: una regola generale, buona per tutte le circostanze non sembra esserci ed anche gli assiomi apparentemente piu' semplici possono dar luogo a risultati sorprendenti. Il problema e' capire se nella realta' queste circostanze patologiche si danno e quale meccanismo sia il piu' appropriato in una situazione concreta. Insomma, che occorre essere liberi e liberali anche nella ricerca e che visioni del tipo "il paradigma dominante" o "l'economia neoclassica" o "l'approccio ottimizzatore" o, ancora, "il modello del luogo tal dei tali" lasciano il tempo che trovano.

Per esempio, cosa sia "l'economia à la friedman" io son certo di non saperlo, ne' m'interessa scoprirlo: sospetto non esista. Se si leggono gli scritti di Milton Friedman (fra i molti Friedmans, suppongo sia questo quello a cui ti riferisci) si scopre che lui non teorizzava che tutti i prezzi erano flessibili! Anzi, era convinto del contrario, per una varieta' di ragioni pratiche e teoriche, ragion per cui era sempre preoccupato dei "long and variable lags". Che altrimenti non avrebbero avuto senso alcuno. 

===========

La sera di un giorno in cui abbiamo celebrato uno dei punti piu' alti della teoria economica del XX secolo forse vale la pena fare una riflessione pacata sulla funzione della teoria economica. Essa tende a dare quasi solo precetti negativi o al piu' ipotetici, catalogando cose che possono succedere in mondi logicamente coerenti e regole che non funzionano in almeno uno di quei mondi coerenti. Quali di questi mondi coerenti siano possibili e' difficile dire; quali fra i possibili siano anche probabili ed assomiglino a quello in cui viviamo e' compito quasi sempre improbo decidere. Per questo i papers teorici vanno presi dolcemente e non vanno usati come mazze da baseball in un negozio di cristalli. Di teorie ve ne son molte, di mondi terrestri uno solo. Per passare dalla teoria alla pratica servono modelli coerenti e robusti, le cui proprieta' teoriche siano invarianti per insiemi molto ampi di ipotesi, che una volta confrontati con i dati diano luogo a previsioni quantitativamente robuste e che reggano allo scrutinio empirico ripetuto. Di modelli che soddisfino a queste caratteristiche, al momento, io non ne conosco molti ed i pochi che conosco sono validi in circostanze ristrette e per  lo studio di problemi molto delimitati. Quindi, ritornando al punto di partenza, lasciamo stare le caratterizzazioni giornalistiche del tipo "l'economia a la friedman", che non vogliono dire nulla. Questa, io credo, la caratteristica saliente che distingue la scuola di Minnesota dalle altre: non abbiamo il modello ad hoc per ogni 27 dati o per ogni fatto di cui parli il New York Times.

Mi associo al comune compiacimento, in particolare per il vecchio Leo Hurwicz. Sull'origine storica della teoria segnalo un capitolo della bella tesi di ph.d. di Kyu Sang Lee, dal titolo "Rationality, minds and machines in the laboratory: A thematic history of Vernon Smith's experimental economics." (Notre Dame University). Non so se è stata pubblicata, ma in essa si stabilisce un sorprendente nesso tra i primi esperimenti in economia e la MD theory.


Ed ancora complimenti a Michele: due su tre, per giunta non quotati (significa almeno 100 a 1?)... , che dire? alla prossima, ma per le quote del derby di Milano. Hai visto mai?

MN

andrea moro 15/10/2007 - 14:04

Certo bisogna essere contenti per Minnesota, specialmente dopo la vicenda Prescott. Mi immagino i fiumi di birra... God bless Minnesota Economics! :-)

Re: MN

alberto bisin 15/10/2007 - 15:01

God bless Minnesota Economics. E un po' anche Per (per i non addetti ai lavori, uomo di Minnesota nel Nobel Commitee). Senza nulla togliere a Minnesota Economics, di cui sono fedele servitore.

L'avevo scritto nell'altro thread, ma dato che la discussione si è spostata qui, lo riscrivo. Complimenti a michele per averci (quasi) azzeccato.

Come ho ammesso, la mia nomination era incompleta. Ed ora che l'hanno, giustamente, dato anche a Eric per aver praticamente inventato implementation theory, mi sento un deficiente. Ad ogni modo, ecco di seguito perche' secondo me, era giusto darlo a Leo e Roger. Qualcuno dovrebbe forse perdere due minuti per spiegare anche il contributo di Eric. Altrimenti lo faccio io piu' tardi. Sono troppo impegnato a far telefonate ad amici ed a cercare di raggiungere i tre!

---

<em>The
theory of optimal mechanisms constitutes a fundamental analytical tool for understanding
both function and design of private and public contractual arrangements, of social
and political institutions, and of economic policies and their conduct. Leonid
Hurwicz first, and Roger Myerson subsequently, have played a pioneering role in
establishing the principles and inventing the tools of the modern theory of
optimal mechanism design. It is hard to imagine a line of research which has
been more influential and has had more far reaching implications, in almost all
fields of economic theory and practice. By defining the basic setup and proving
the revelation principle for dominant strategies Leo Hurwicz started the field,
which was subsequently developed by various theorists; among these, Roger
Myerson's contribution stands out as especially important. The idea that social
optima are harder to decentralize than the second welfare theorem may suggest,
certainly dates back to before the 1960s, when Hurwicz initial contributions
appeared. It is present in the work of Hayek, Marschak and, albeit less
explicitly, in Coase and Lindahl. It is only with the set of papers by Hurwicz
that begins with "Optimality and Informational Efficiency in Resource
Allocation", 1960, in Arrow, Karlin and Suppes, editors, Mathematical
Methods in Social Sciences, goes
through "The Design of Mechanisms for Resource Allocation", American
Economic Review Papers and Proceedings (1973), and ends with "Outcome Functions Yielding
Walrasian and Lindahl Allocations at Nash Equilibrium Points", Review of Economic
Studies (1979), that
the problem becomes well defined, the analytical tools for understanding it
developed and the fundamental principles (incentive compatibility and the
revelation principle), established. The work of Roger Myerson, from the late 1970s
onward, takes up this line of research exactly where Hurwicz had left it. In
his article, "Incentive Compatibility and the Bargaining Problem", Econometrica (1979) he greatly extends
the reaches of the incentive-compatibility concept and coherently links it, in
my view for the first time, to modern game theory and to the notion of
Bayesian-Nash Equilibrium. By doing so, Myerson not only provides optimal
mechanism design with its deep theoretical underpinnings, but he also develops
the fundamental instruments that were needed to make it the tool for the study
of, practically, all instances in which private information arises in modern
economic research. <em>

 

La signora mi ha appena svegliato (io, al contrario di voi e di lei, la mattina dormo) che l'aveva sentito su NPR.

Well, sono proprio contento, personalmente non esisteva scelta migliore (oddio, c'e' Lionel ma oramai temo che a meno di un miracolo ...). Avendo usato quello strano modulo, che arriva a novembre e bisogna inviare entro un certo giorno di gennaio, per suggerire due dei tre (ed ora che l'han dato anche a Maskin mi rendo conto del mio errore, graziaddio altri piu' attenti di me devono aver fatto la raccomandazione completa) da parecchi anni a questa parte, come posso non esserlo? Ma adesso non andate a dirlo in giro, che sembra che ho convinto io al Per ,,,

Commenti later, ora faccio un po' di telefonate. Son proprio contento, tre grandi economisti e tre ottimi amici miei! Ho scritto a Eric proprio l'altro giorno, pensa un po', per un referee che gli avevo fatto per Economic Letters! Later ... mi sa che prendo l'aereo per la casa madre, ossia Minneapolis. Stasera si festeggia ragazzi!

Il blog serve ... qualcuno aveva fatto notare che il pezzo in linea del Corriere sul premio ai nostri amici era pieno di errori. Ci siamo premurati di avvisarli ed hanno, devo dire, reagito positivamente ed agito rapidamente. Congratulazioni: ora sono l'unico giornale italiano che spiega perche' diavolo questi tre signori hanno preso il Nobel.

Siccome che (che non si dice) noi siamo del nord (oltre che alquanto impegnati oggi) aiutato il giornale di casa, non ci dedicheremo a fare i buoni samaritani anche con gli altri. Vale pero' la pena evidenziare che la concorrenza del Corriere fa molto, ma MOOOOOLTOOO peggio, come potete verificare qui. Se qualcuno ha qualche simpatia per Scalfari e soci, che gli scriva: sembra un articolo scritto da un minus habens.

La chicca, ovviamente, e' la "dichiarazione" di quel pallone gonfiato ed abbronzato di Paganetto, uno degli accademici italiani piu' ignoranti e ridicoli che io abbia mai incontrato in vita mia. Infatti, dice delle corbellerie tali che comincio a pensare sia ancora piu' ignorante di quanto avevo pensato sino ad ora. Come molti di voi forse non sapranno, l'uomo e' ammanicato con tutta la classe politica italiana, da AN a RC; quindi, nonostante la sua manifesta incompetenza come economista, siede in diecimila comitati consultivi di tutti i tipi, fa il presidente dell'ENEA, il preside di Tor Vergata ... Dobbiamo forse sorprenderci del fatto che in Italia le cose vadano come vanno, quando parlano e comandano palloni abbronzati di tal fatta? Lasciamo stare, serve a nulla. Oggi celebriamo tre scienziati veri, non dei pagliacci che passano il tempo a farsi lampade solari.

 

Prometto, dopo di questa staro' zitto. Ma leggetevi l'articolo de El Pais sui tre premiati con il Nobel.

Anche se nella parte finale fanno una certa confusione riguardo a Maskin, la distanza da Paganetto e' siderale ...

E' un'impressione mia,  o lo stile del sito del Pais (eccellente) e' paurosamente simile al restyling del Corriere (che rimane peggiore)

paganetto

startrek 16/10/2007 - 11:50

Sono daccordo sulle lampade di Paganetto e sulla sua ignoraza in qualsiasi materia. Corrego, ha lasciato tor vergata come preside per andarse all'enea ( solo perche' incompatibili). Ha messo su un altro barone e ignorante anche lui: michele bagella.

Tor vergata ha degli ottimi professori a parte alcuni baroni che e' ora che se ne vanno in pensione, a Paganetto va sicuramente il merito di una universita' dove si hanno computer per quasi tutti gli studenti, un bellisimo campus, aule atrezzate, ecc, cose che in altre universita' in italia e' difficile trovare ( la sapienza fa classe nei cinema, dico tutto).

Oltre alla classe politica che lo ha aiuto, c'e' l'opusdei, una setta molte forte e reggente in italia e nel mondo. 

Grazie delle precisazioni , Startrek. Non conosco il successore, quindi vedremo. Due precisazioni, se me le permetti.

La prima, che l'italiano e' importante anche per voi colonizzatori delle stelle :-)

La seconda, che mi diverte pensare si debba al preside (non al rettore ed al resto dell'amministrazione?) che un'universita' abbia quello che dovrebbe avere ogni universita' per funzionare, e che questo possa essere considerato un merito. Non e' una critica, sia chiaro, ma una constatazione. In Italia lo sfacelo e' tale che, appena uno, per una ragione o l'altra, riesce a far arrivare l'autobus in orario ed a far pulire i bagni pubblici della scuola, sembra stia facendo miracoli. Effettivamente, Tor Vergata sembra funzionare meglio della Sapienza, ma e' quest'ultima a far schifo mentre TV e' "quasi" un posto normale dal punto di vista organizzativo ed amministrativo. 

 

Re(1): paganetto

startrek 16/10/2007 - 19:26

Scusa per gli errori di italiano...ma a volte vado cosi di fretta...sono su una nave stellare...;=)

L'universita' di tor vergta e' nata grazie a paganetto, il quale un giorno decise di lasciare il posto da professore di economia alla facolta' di diritto e mettere su una facolta' di economia con 5 o 6 baroni dell'epoca, credo che il rettore qui  aveva pochi poteri e normalmente in italia il rettore e' solo una figura istituzionale senza poteri.

 Certo potremmo vedere chi sta meglio di noi, oppure chi sta peggio di noi, e' solo una questione di carattere e di scelte di vita , e l'italiano guarda sempre chi sta peggio.  

 Non sono d'accordo con te sul fatto che in Italia basti vedere due cose che funzionino bene e dire che chi li fa, sta facendo un miracolo. Tutti ci rendiamo conto che in Italia le cose non vanno, e' uno sfacelo, molti rimangono li e combatto, molti subiscono e molti se ne vanno, io per primo. 

 A volte penso a l'Italia come a una grande e bella "Signora", mi piace mi conquista ma purtroppo e' "una signora".

Questo post da economicprincipals.com contiene fra le altre cose alcune interessanti citazioni da Leo.

credo sia lo stesso che ho citato io nel post sopra.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti