Informazione scadente dal Corriere della Sera: imprenditori sotto i 30 anni nelle regioni italiane

22 agosto 2009 alberto lusiani

Il Corriere della Sera del 17 agosto 2009 riassume come segue uno studio della Camera di commercio di Monza e della Brianza sui giovani imprenditori italiani (web, archivio):

La ricerca - Le imprese sotto esame sono quelle individuali

''Fare gli imprenditori prima dei 30 anni''

È la strada che hanno scelto 32 mila giovani nel 2009
Sono soprattutto lombardi e campani.
«Segnale positivo»

L'informazione fornita nel titolo ("Sono soprattutto lombardi e campani") si riferisce ai numeri assoluti dei giovani imprenditori, senza tener conto degli abitanti delle Regioni italiane, pertanto è completamente inutile, oltre che fuorviante, perché saranno sempre le Regioni più popolate (come Lombardia e Campania) ad avere più lavoratori, più imprenditori, più incidenti sul lavoro, più pacchetti di patatine venduti, più di qualunque entità in relazione col numero di abitanti, e non potranno praticamente mai essere superate da Regioni meno popolate come Liguria e Calabria,  o veramente molto meno popolate come Valle d'Aosta e Molise.

Ritengo che lo scadente livello dell'informazione giornalistica in Italia contribuisca in misura rilevante ai numerosi problemi del Belpaese. Ritengo in particolare che la bassa qualità dell'informazione giornalistica contribuisca ad eleggere politici di altrettanto bassa qualità e più inclini ad occupare il loro tempo in esercizi retorici fatti di aria fritta condita di faziosità inconcludenti piuttosto che lavorare ad una seria analisi dei fatti e piuttosto che impegnarsi in un'attività politica e amministrativa competente, onesta ed efficiente al servizio e a beneficio dei cittadini. Nella certamente ingenua speranza di sollecitare un qualsivoglia miglioramento della Stampa italiana, continuo a sottolineare alcuni esempi di pessimo giornalismo.

Nell'articolo citato l'autore appare ignorare che le Regioni italiane sono molto diversamente popolate. Questa è un informazione essenziale per non sproloquiare e che tuttavia molti italiani apparentemente ignorano, a cominciare da molti giornalisti che pretendono di commentare dati statistici. Usando questa informazione e facendo delle banali divisioni che dovrebbero essere state apprese alle scuole elementari, è possibile ottenere e comunicare delle informazioni utili al posto delle usuali scontate e fuorvianti banalità.

In questo caso specifico l'autore dell'articolo avrebbe dovuto fare un piccolo sforzo e nell'ordine:

  • procurarsi i dati sul numero di abitanti delle Regioni italiane
  • dividere i numeri degli imprenditori con meno di 30 anni per il numero degli abitanti della loro Regione
  • ordinare i dati ottenuti e quindi informare il lettore sulle Regioni con il maggior numero di giovani imprenditori ogni per esempio milione di abitanti

L'autore non ha fatto nulla di tutto questo e si è limitato ad elencare per ogni Regione italiana i numeri dei giovani imprenditori, senza indicare il numero degli abitanti,  Come conseguenza ha riassunto l'articolo con un titolo contenente informazioni inutili e fuorvianti, perché ad esempio la Lombardia pur avendo in termini assoluti il maggior numero di giovani imprenditori, in rapporto agli abitanti è una delle Regioni col minor numero di ditte individuali con titolare giovane.

Facendo le banali elaborazioni sopra elencate si ottengono i risultati che seguono.

Imprese individuali con titolare di eta' minore o uguale a 30 anni per 1 milione di abitanti
imprenditori
Calabria 5521
Sicilia 4554
Molise 4420
Campania 4411
Puglia 4077
Basilicata 4058
Piemonte 4039
Abruzzo 3928
Toscana 3846
Sardegna 3705
Marche 3555
Valle d'Aosta 3493
Umbria 3474
Emilia-Romagna 3153
Liguria 3056
Lombardia 3021
Trentino-Alto Adige 2958
Veneto 2949
Lazio 2867
Friuli-Venezia Giulia 2382

Imprese individuali con titolare di eta' minore o uguale a 30 anni per 1 milione di abitanti e create nei primi 6 mesi del 2009
imprenditori
Calabria 747
Piemonte 720
Abruzzo 690
Toscana 644
Campania 603
Puglia 554
Umbria 520
Basilicata 514
Liguria 504
Emilia-Romagna 498
Lombardia 495
Molise 480
Sardegna 480
Sicilia 464
Veneto 464
Valle d'Aosta 460
Marche 453
Trentino-Alto Adige 450
Lazio 446
Friuli-Venezia Giulia 385

Una volta elaborati e presentati i dati con un minimo di decenza appare abbastanza evidente che le Regioni col maggior numero di ditte individuali con titolare giovane sono prevalentemete le Regioni meridionali, dove la disoccupazione giovanile è particolarmente elevata e dove è carente l'offerta di posti di lavoro dipendente. I dati sulla creazione di nuove ditte individuali nel 2009 indicano un certo rimescolamento tra regioni del Nord e del Sud che potrebbe forse indicare un deterioramento delle prospettive di impiego dei giovani in Piemonte e Toscana.

22 commenti (espandi tutti)

Alberto,

spero che ti leggano questi giornalisti nostrani.

Quello che mi chiedo sempre è che tipo di filtri sono all'opera nei giornali. Voglio dire: passi il singolo giornalista che commetta un' "imprecisione" (per non dire una cantonata), ma nn c'è nessuno che controlla? Redattori o altre figure...mi sembra incredibile che il Corriere commetta errori così marchiani, non perchè nn ci abbiano abituato anche a cose peggiori, ma anche perchè hanno una struttura di controllo in redazione...

 

Ancora meglio, il num di imprese individuali con titolare con meno di 30 anni andrebbe diviso per la coorte delle persone in età 18-30 di ogni regione; altrimenti se ci fosse una stratificazione per età molto diversa tra le regioni, i tuoi risultati potrebbero essere distorti.

In ogni caso:  i dati sarebbero difficili da recuperare e a naso non credo che i risultati cambierebbero in modo importante (a naso, credo che la stratificazione per età sia grosso modo uniforme tra le regioni)

i dati sarebbero difficili da recuperare

Per una volta invece i dati ci sono e sono facili da ottenere, l'Istat mette a disposizione delle tabelle della popolazione per età e ripartizione geografica

Alberto, per una volta siamo perfettamente d'accordo :-)

Mi raccontava una mia allieva che al Financial Times

a) il giornale impiega Statistical researchers specializzati a trovare dati per i giornalisti, sia su richiesta di questi ultimi sia autonomamente (segnalando cioè dati interessanti su cui scrivere un pezzo). Presumo che se uno di questi statistical researchers facesse un errore così marchiano sarebbe subito licenziato.

b) il giornale impiega anche language editors che correggono i pezzi prima della stampa per tutti i giornalisti, compresi i madrelingua laureati ad Oxbridge (pare la maggioranza assoluta dei giornalisti stessi) - per uniformare lo stile a quello del giornale.

E poi uno nota qualche differenza col Corsera (che pure è meglio di Repubblica, secondo me)

Nel merito dei dati temo che molti degli imprenditori meridionali sotto i 30 anni siano poveracci operatori di call centers  et similia costretti a prendere la partita IVA per non figurare come dipendenti

Non e' solo il Financial Times. La rubrica Bad Science del Guardian di mestiere fa debunking di pseudo-scienza, e in buona parte si concentra proprio sull'uso improprio dei dati. Ed e' anche ottimo giornalismo. 

Scusate ma l'avete letto l'articolo? cito

I giovani del Sud sembrano molto più dinamici di quelli del Nord. I ragazzi calabresi sotto i 30 anni che si sono messi in proprio rappresentano il 9 per cento degli imprenditori della regione. Primo posto in assoluto, seguito dalla Campania con l' 8,5 per cento. Per capire, la Lombardia è molto più indietro, ogni 100 imprenditori quelli under 30 sono 6,4, mentre la media italiana non supera il 7 per cento.

Scusate ma l'avete letto l'articolo? cito ...

Tranquillo, ho letto l'articolo e anche quello che citi.  Leggi bene cosa scrive il giornalista e constaterai che il giornalista mostra una volta di piu' di non capire pressoche' nulla dei dati statistici che ha letto nello studio di Confindustria.

I giovani del Sud sembrano molto più dinamici di quelli del Nord. I ragazzi calabresi sotto i 30 anni che si sono messi in proprio rappresentano il 9 per cento degli imprenditori della regione ...

L'inferenza che fa il giornalista e' sbagliata, il rapporto tra il n. di giovani imprenditori e il totale degli imprenditori mostra solo la dinamicita' dei giovani della Regione Calabria rispetto alla media della Regione Calabria, e non indica nulla rispetto alle altre Regioni. Se la Calabria avesse pochissimi imprenditori, mettiamo 1/1000 della Lombardia, anche se il 50% di essi fossero giovani titolari di ditte individuali rimarrebbero piu' "dinamici" i giovani lombardi.

Se si vuole confrontare la dinamicita' dei giovani calabresi con quella dei giovani lombardi e' necessario confrontare i rapporti tra giovani imprenditori e popolazione (o coorte di giovani) delle due Regioni. Cioe' e' necessario fare quelle divisioni che il giornalista non ha fatto e che se il giornalista avesse fatto 1) avrebbero correttamente indicato la maggiore dinamicita (o maggiore assenza di alternative) dei giovani meridionali, 2) avrebbero consentito di scrivere un titolo meno inutile e fuorviante e piu' informativo, 3) avrebbero suggerito di pubblicate tabelle con il rapporto tra imprenditori e abitanti piuttosto che quelle inutili e fuorvianti con in numeri assoluti degli imprenditori e senza il numero degli abitanti delle Regioni.

Forse non sono ancora del tutto sveglio ma l'articolo dice:

I ragazzi calabresi sotto i 30 anni che si sono messi in proprio rappresentano il 9 per cento degli imprenditori della regione.

la statistica ha senso se il tema è l'età degli imprenditori e non dove è più facile/difficile fare impresa.

L'articolo fornisce per varie regioni il seguente dato: % di giovani imprenditori di una data regione sul totale degli imprenditori della stessa regione. In quest' ottica non mi sembra nè un dato inutile nè non confrontabile tra regioni. Questo dato permette infatti al giornalista di evidenziare la maggior % dei giovani imprenditori meridionali rispetto alla situazione lombarda e media nazionale.

Se il numero regionale di giovani imprenditori si divide per la popolazione (o coorte) regionale, come dici tu, e non per il numero regionale di imprenditori, come fa il giornalista, la statistica viene contaminata dalla facilità/difficoltà di fare impresa nella data regione a prescindere dall'età.

Hai ragione nel dire che il giornalista non capisce quando commenta:

I giovani del Sud sembrano molto più dinamici di quelli del Nord.

senza considerare le popolazioni.

E concordo ovviamente quando dà i dati assoluti sul numero di imprese e relativamente al titolo.

Hai ragione sul rapporto GiovImpr/Impr, ma il discorso è che queste imprese non sono nuove google, sono semplicemente spin-offs di servizi ausiliari. Prima l'azienda X aveva dieci persone assunte per fare le pulizie. Dopo le licenzia e dice: dai, createvi la vostra azienda, e noi vi paghiamo.

Chiamare questa imprenditoria o dinamicità mi sembra davvero un salto pindarico. E d'altronde, l'Itlaia ha sempre avuto più elevati tassi si imprenditori rispetto agli altri paesi. non perchè siamo un popolo di audaci, ma appunto per la struttura del mercato del lavoro e certe situazioni oligopolistiche mantenute per ragioni politiche (si veda l'esistenza di piccoli negozi, tutte le partite iva che vendono porta a porta, etc.).

Forse non sono ancora del tutto sveglio ma l'articolo dice:

I ragazzi calabresi sotto i 30 anni che si sono messi in proprio rappresentano il 9 per cento degli imprenditori della regione.

la statistica ha senso se il tema è l'età degli imprenditori e non dove è più facile/difficile fare impresa.

Ma non era quello il tema perche' il giornalista premette alla frase che citi:

 

I giovani del Sud sembrano molto più dinamici di quelli del Nord.

Comunque vedo dal seguito di cio' che scrivi che piu' o meno siamo d'accordo.

L'articolo fornisce per varie regioni il seguente dato: % di giovani imprenditori di una data regione sul totale degli imprenditori della stessa regione. In quest' ottica non mi sembra nè un dato inutile nè non confrontabile tra regioni. Questo dato permette infatti al giornalista di evidenziare la maggior % dei giovani imprenditori meridionali rispetto alla situazione lombarda e media nazionale.

Quelli sono dati utili e informativi.  Peccato che 1) sono usati per fare un'inferenza sbagliata 2) non soto riportati per tutte le Regioni 3) nelle tabelle incluse nell'edizione cartacea (e omesse da quella su web) hanno messo al posto di quei dati informativi quelli sostanzialmente inutili e fuorvianti dei numeri assoluti dei giovani imprenditori per Regione, senza indicare la popolazione delle Regioni.

Alberto, concordo perfettamente con la tua opinione che, a partire dall'ennesimo episodio, evidenzia la bassa qualità dell'informazione italiota.

Però - e forse son io che non capisco - mi chiedo anche a che accidenti serva una simile statistica che, come scrive Andrea Gilli, non entra nel merito della questione. Si fornisce, insomma, una mera analisi quantitativa (tra l'altro traendone un non sequitur) che esclude ogni aspetto qualitativo, utile a distinguere le caratteristiche della situazione in esame.

Però - e forse son io che non capisco - mi chiedo anche a che accidenti serva una simile statistica

Il mio intervento voleva essere una critica al modo in cui alcuni dati sono stati riportati sulla stampa italiana, indipendentemente dalla validita' e dall'utilita dello studio di Confindustria che li conteneva, che non ho letto in originale ma di cui ho una solo una misera e alquanto distorta idea dal mediocre resoconto giornalistico che ho criticato.

Poi credo siamo almeno in tre ad essere d'accordo che il solo dato dei numeri dei giovani imprenditori titolari di ditte individuali non consente di trarre praticamente alcuna conclusione valida e utile, se non viene complementato di molte altre informazioni (ad es. settore di attivita', redditi dichiarati, disoccupazione giovanile, vita media delle imprese).  Pero' i dati statistici sono sempre utili, specie in un Paese come l'Italia dove domina la retorica fumosa e senza relazione coi fatti.

Mi piace molto l'impostazione di commento di questo articolo che si rifà ad un metodo scientifico e non a un approccio "sentimentale". Per molte persone di questo blog la cosa sembrerà normale, ma per me che non sono un economista è nuova e interessante. Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma certo che la qualità media dei Giornalisti sta probabilmente scadendo. Ci sono dati statistici in merito? Esempio: paragonare con analisi scientifiche simili articoli di giornale ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica con quelli sullo stesso argomento dei giorni d'oggi? Nonostante sia contrario ala istituzione degli Ordini Professionali di qualsiasi tipo, visto che ci sono, mi domando perchè non ci siano interventi da parte di quello dei Giornalisti per dare indirizzi di maggiore serietà su una cosa importante quale quella della informazione.

Se dici che sta scadendo, vuol dire che un tempo andava meglio. Quando succedeva questo?

Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma certo che la qualità media dei Giornalisti sta probabilmente scadendo. Ci sono dati statistici in merito?

Non sono sicuro che la qualita' dei giornalisti stia scadendo, a me sembra piuttosto che l'approssimazione e l'analfabetismo matematico e scientifico siano una caratteristica tradizionale  e radicata storicamente della societa' italiana.  Non conosco dati statistici su questo tema specifico.

Ritengo sia fuori luogo pensare che un Ordine professionale possa limitare l'incompetenza dei suoi iscritti.  Solo organizzazioni totalmente indipendenti dai giornalisti potrebbero avere l'autonomia e la credibilita' necessarie per criticare i peggiori scadimenti della qualita' della Stampa incentivando miglioramenti.

Ritengo sia fuori luogo pensare che un Ordine professionale possa limitare l'incompetenza dei suoi iscritti.  Solo organizzazioni totalmente indipendenti dai giornalisti potrebbero avere l'autonomia e la credibilita' necessarie per criticare i peggiori scadimenti della qualita' della Stampa incentivando miglioramenti.

Perchè questi soggetti indipendenti non dovrebbero essere semplicemente i lettori? non dovrebbero selezionare sulla base di ciò che preferiscono? ma sta davvero a cuore ai lettori la competenza scientifico/matematica degli articoli?

Infine la domanda: almeno in parte, è corretto dire che i lettori si ritrovano i giornali e i giornalisti che si meritano?

Nonostante sia contrario ala istituzione degli Ordini Professionali di qualsiasi tipo, visto che ci sono, mi domando perchè non ci siano interventi da parte di quello dei Giornalisti per dare indirizzi di maggiore serietà su una cosa importante quale quella della informazione.

Se gli ordini professionali davvero servissero a questo (anziche' a proteggere interessi corporativi, come e' il caso) ci sarebbero meno motivi per esser loro contrari...

Se il controllo federalista ridurrà il sommerso di 10 punti di Pil, portandolo al più presto dal nostro 25% ad almeno il 15% della Germania Federale, avremo a disposizione in prospettiva circa 150-170 miliardi di euro annui da finalizzare a maggiore equità

Questo articolo aveva il paragrafo da me evidenziato. Con una banalissima ricerca di 0.2 ms vedo che il PIL italiano era nel 2007 di 1.535 miliardi di euro . Il 10 % di 1.535 miliardi e 153.5 miliardi, il problema è che l'autore dimentica di fare quel semplice rapportino PIL/incidenza fiscale:

nel 2007 (ultimi dati presentati) l’Italia aveva una tassazione (inclusi i contributi sociali) pari al 43,3% del Pil

Ovviamente la fonte del dato è lo stesso articolo, per cui questo rapporto non era sconosciuto all'autore, anzi. Allora, vediamo un pò, in quinta elementare si studiano le percentuali, mia figlia quindi mi dice che la cifra giusta, disponibile, dovrebbe essere 66,7725 (miliardi di euro). Mia figlia potrebbe passare un PISA, il Sig. Alberto Curzio avrebbe qualche problema. Non è che al Corriere assumerebbero mia figlia ? Almeno conosce la matematica...

Il 10 % di 1.535 miliardi e 153.5 miliardi, il problema è che l'autore dimentica di fare quel semplice rapportino PIL/incidenza fiscale:

nel 2007 (ultimi dati presentati) l’Italia aveva una tassazione (inclusi i contributi sociali) pari al 43,3% del Pil

Ovviamente la fonte del dato è lo stesso articolo, per cui questo rapporto non era sconosciuto all'autore, anzi. Allora, vediamo un pò, in quinta elementare si studiano le percentuali, mia figlia quindi mi dice che la cifra giusta, disponibile, dovrebbe essere 66,7725 (miliardi di euro).

La tua affermazione e' sostanzialmente corretta, ma ci sarebbero alcune pignolesche precisazioni.  Se viene recuperato un 10% del PIL ad oggi non dichiarato al fisco, come suppone AQC, l'incasso del Fisco non corrisponde all'aliquota fiscale del 43,3% che e' il rapporto tra il totale incassato oggi e il totale del PIL, che include un 25% non dichiarato (il 25% e' la stima del PIL evaso secondo questo articolo di AQC).  L'incasso sara' quello determinato dall'aliquota teorica, che varia tra 0% e il 100% e piu' plausibilmente tra il 30% e il 70% a seconda della tipologia del reddito evaso, che almeno qui non conosciamo.  Una stima migliore e piu' corretta del 43.8% e' l'aliquota media reale sui redditi dichiarati oggi, ovvero 43.8% / (100% - 25%) = 58.4%.

Personalmente comunque sono incline a perdonare le affermazioni quantomeno confuse di Alberto Quadrio Curzio

avremo a disposizione in prospettiva circa 150-170 miliardi di euro annui da finalizzare a maggiore equità ...

perche' al contrario di molti politici ed economisti "sinistri" non assume tout-court che recuperando l'evasione lo Stato avra' automaticamente ordine di ~100 miliardi di Euro in piu' (per altri lussi della Casta e per altra spesa clientelare aggiuntiva) ma ripete e sottolinea che:

... (anche attraverso una riduzione delle aliquote), alla correzione del debito pubblico (che comunque richiede tagli selettivi nella spesa), alla crescita.

...a Mariolina Iossa, secondo la quale:

Quat­tro mila euro al mese «spalma­ti» su vent’anni fanno quasi un milione di euro (per la precisio­ne 960 mila)

Eh beh...

 

 

Ho letto. Dice che non sono indicizzati al costo della vita (i.e. l'inflazione). Se questo vuol dire che per 20 anni continui a ricevere 4mila euro, senza apprezzare la somma per il valore di un tasso risk-free (e.g. i titoli di Stato a 10 anni o a 20 se esistono), allora 960mila euro sarebbe il conto giusto.

In questo caso per il vincitore sarebbe meglio ricevere i soldi subito, così potrebbe investirli in modo sicuro e rivalutarli ogni anno.

 

Dice però correttamente

Giocando poi due euro, inve­ce di uno soltanto, le probabili­tà raddoppiano.

A cui si può solo ribadire: eh beh...

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