Italiani, internet ed e-commerce: alcuni dati

4 dicembre 2007 andrea moro
Su Eurostat si trovano un sacco di statistiche interessanti. Recentemente, sono stati pubblicati i dati relativi al 2007 riguardanti l'uso di Internet da parte di individui, famiglie ed imprese. Riporto alcuni dati da me estratti che, purtroppo, dipingono un quadro particolarmente deprimente per il Belpaese. La sintesi per gli avversi alle tabelle è questa: gli italiani usano poco internet, non hanno disponibilità di banda larga, e usano pochissimo la rete per acquistare on-line. Le imprese italiane hanno una discreta disponibilità di banda larga, ma la usano poco per acquistare e pochissimo per vendere on-line.

Riporterò in sequenza, alcune tabelle riguardanti:

  1. Connessioni individuali ad intenet
  2. Disponibilità di banda larga fra le famiglie
  3. Acquisto di beni su internet da parte degli individui
  4. Disponibilità di banda larga nelle imprese
  5. Acquisti su internet da parte delle imprese
  6. Vendite su internet da parte delle imprese

''1. Connessioni ad Internet degli individui''

Comincio con la percentuale di individui che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi
rispetto alla data dell'intervista. Riporto solo i dati dei maggiori
paesi e di alcuni paesi mediterranei, oltre al totale dell'UE (27
paesi; le medie dell'UE a 25 e 15 paesi sono simili) e ad un paese
emergente (anzi, emerso): l'Irlanda. Peggio dell'Italia nel
2007 fanno solo Grecia (per altro in notevole progressione) e Cipro
(non riportata). Tutti gli altri principali paesi si avviano a cifre ben
superiori al 50%. Il confronto con la progressione della Spagna o
dell'Irlanda dal 2002 ad oggi è impietoso. Vi lascio immaginare i dati dei
paesi scandinavi che non riporto per evitare di guastarvi la giornata.

Percentuale di individui che hanno
usato internet negli ultimi 3 mesi

2002 2003 2004 2005 2006 2007
eu27 European Union (27 countries)
: : 44 51 52 57
de Germany 49 54 61 65 69 72
ie Ireland : 31 34 37 51 57
gr Greece 15 16 20 22 29 33
es Spain 20 37 40 44 48 52
fr France : : : : 47 64
it Italy 28 29 31 34 36 38
uk United Kingdom 56 61 63 66 66 72

Particolarmente sconfortante anche il confronto nell'uso di internet fra i giovani, che nella media europea si sta progressivamente avvicinando alla quasi universalità della popolazione, ma in Italia sta progredendo lentamente rimanendo sotto i due terzi. I nostri giovani usano internet meno dei loro coetanei greci ...

Percentuale di individui fra 16 e 24 anni
che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi

2002 2003 2004 2005 2006 2007
eu27 European Union (27 countries) : : 71 80 81 85
de Germany 77 84 92 93 94 95
ie Ireland : 38 44 45 67 74
gr Greece 32 38 41 46 62 70
es Spain 38 68 75 80 83 86
fr France : : : : 84 92
it Italy 52 46 58 62 65 66
uk United Kingdom 80 82 83 89 83 90


Le differenze fra maschi e femmine sono minime, ma aumentano
all'aumentare dell'età. In genere l'accesso ad internet diminuisce con
l'età in tutta Europa. Ometto di riportare i dettagli di questi dati.

''2. Disponibilità di banda larga''
Fra le cause del minore uso di internet, probabilmente anche la minore disponibilità di
connessioni a banda larga. Anche in questo caso, pochissimi paesi
(Grecia, Cipro e Romania) stanno peggio dell'Italia (le cui connessioni
però sembrano in discretamente rapido aumento), ma che è superata negli ultimi valori rilevati
persino dal Portogallo (30% di connessioni a banda larga), o dalla
Polonia (30%), non riportati in tabella.

Percentuale di famiglie con
disponibilità di banda larga
2003 2004 2005 2006 2007
eu27 European Union : 14 23 30 42
de Germany 9 18 23 34 50
ie Ireland 1 3 7 13 31
gr Greece 1 0 1 4 7
es Spain : 15 21 29 39
fr France : : : 30 43
it Italy : : 13 16 25
uk United Kingdom 11 16 32 44 57

''3. Acquisti su internet di beni e servizi
''

Particolarmente interessanti le tabelle sull'uso di internet per acquisto di beni e servizi per uso personale. Gli
italiani si attestano in questo indicatore al 7%, meno di un terzo della
media europea, in buona compagnia di un discreto gruppo di paesi minori
dell'unione europea che sta parimenti al di sotto del 10 per cento, ma ben al di sotto di tutti i paesi economicamente avanzati e di molti paesi emergenti.

Percentuale di individui che hanno
acquistato beni o servizi via internet

2002 2003 2004 2005 2006 2007
eu27 European Union : : 15 18 20 23
de Germany 17 24 29 32 38 41
ie Ireland : 5 10 14 21 26
gr Greece 1 1 1 2 3 5
es Spain 2 5 5 8 10 13
fr France : : : : 19 26
it Italy 3 4 : 4 5 7
uk United Kingdom 25 24 28 36 38 44

Per l'Italia la differenza fra i sessi in questo caso
è considerevole, specie se rapportata al basso valore medio generale: l'11 per cento degli uomini (fra i 25 e
64 anni) ha acquistato on-line
nell'ultima rilevazione, contro il 6% delle donne. Nella media europea la differenza, 4 punti
percentuali, appare molto inferiore se rapportata alla ben più grande media generale del 23%. Congetturo che questa "dedizione" delle signore italiane all'acquisto al mercato (mini o super) sia parzialmente legata alla loro minore partecipazione laborale. Quale sia la causa, quale l'effetto, non m'azzardo ad indovinare.

''4. Disponibilità di banda larga nelle imprese''

Migliore il raffronto con l'Europa nella disponibilità di connessioni
a banda larga nelle imprese. Qui siamo vicini alla media europea e
facciamo persino meglio dell'Irlanda. Ma non è tutt'oro quel che luccica, come si vedrà nella tabella successiva.

Percentuale fra le imprese con più di 10 dipendenti
con disponibilità di connessione a banda larga
2003 2004 2005 2006
eu27 European Union : 46 62 73
de Germany (including ex-GDR from 1991) 42 54 62 73
ie Ireland 19 32 48 61
gr Greece 13 21 44 58
es Spain 51 72 76 87
fr France 49 : : 86
it Italy 31 23 57 70
uk United Kingdom 27 50 65 77

''5. Acquisti su internet da parte delle imprese
''

Per cosa vengono usate tutte le connessioni indicate nella tabella precedente? Le prossime tabelle indicano un dato poco entusiasmante. Le imprese italiane, come le famiglie, su
internet comprano e vendono pochino online.

Ecco la percentuale di imprese non finanziarie che hanno acquistato su
internet nel corso dell'anno precedente (i dati si fermano al 2006).

Percentuale fra le imprese con più di 10 dipendenti
che hanno acquistato beni o servizi on-line
2003 2004 2005 2006
eu27 European Union (27 countries) : 26 24 27
de Germany (including ex-GDR from 1991) 11 47 41 48
ie Ireland 24 33 41 53
gr Greece 7 14 14 11
es Spain 3 3 4 15
fr France : : : 21
it Italy 4 6 4 10
uk United Kingdom 25 53 51 51

Particolarmente basso il dato che include le sole imprese grandi. Questo indicatore è significativo perché suggerisce che l'argomento "i mali delle imprese italiane vengono dalla piccola dimensione" è abusato alquanto. Anche le grandi sono abbondantemente indietro, almeno in questo indicatore d'efficienza ed innovazione.

Percentuale fra le imprese con più di 10 dipendenti
che hanno acquistato beni o servizi on-line
2003 2004 2005 2006
Imprese con 50 -249 dipendenti        
eu27 European Union (27 countries) : 33 29 32
it Italy 4 9 6 11
Imprese con più di 250 dipendenti        
eu27 European Union (27 countries)   43 40 39
it Italy 8 12 15 17

''6. Vendite via internet da parte delle imprese
''

Ancora più basso il dato riguardante la percentuale di imprese
che vendono via internet
. L'Italia con un misero 3 per cento
impallidisce nei confronti della media europea.

Percentuale fra le imprese con più di 10 dipendenti
che hanno venduto beni o servizi online
2003 2004 2005 2006
eu27 European Union (27 countries) : 13 12 15
de Germany (including ex-GDR from 1991) 9 18 16 18
ie Ireland 14 19 21 23
gr Greece 7 6 7 7
es Spain 2 2 3 8
fr France : : : 18
it Italy 3 7 3 3
uk United Kingdom 18 29 25 30

Una situazione simile viene dipinta considerando la percentuale delle
entrate, che non riporto in dettaglio: solo il 2% delle entrate proviene, per le imprese italiane,
dall'e-commerce (3% per le imprese con più di 250 dipendenti), contro
il 12% (16%) della media europea. Una distanza abissale, visto che la media europea comprende paesi come la Polonia o l'Ungheria. Quando ci si confronta con paesi ai quali dovremmo assomigliare, la differenza sembra incolmabile.

''Conclusione ''

Concludo con una considerazione: l'adesione entusiastica alla telefonia mobile negli ultimi 15 anni sembra indicare che gli italiani, quando vogliono e possono, non hanno una particolare avversione alla tecnologia avanzata. La scarsa adozione delle tecnologie più efficienti per commerciare on-line deve essere dovuta a fattori di altra natura. I costi della banda larga non mi sembrano essere superiori a quelli sopportati dalle famiglie americane, anzi, alcune informazioni aneddotiche sembrano indicare che siano addirittura inferiori. Lancio un paio di suggerimenti: inadeguatezza del servizio postale (questo però non spiega lo scarso uso di internet da parte delle imprese, che comunque usano altri vettori per il trasporto); scarso uso e diffidenza nelle forme di pagamento elettronico (idem); distribuzione dimensionale delle imprese che condiziona anche l'uso di e-commerce nelle imprese di grandi dimensioni, che con le imprese piccole e gli utenti individuali devono pur commerciare. Altre idee?

7 commenti (espandi tutti)

Parte dei dati sono coerenti con l'arretratezza generale dello Stato, delle imprese e della societa' italiana, ma per quanto riguarda in particolare i dati sul commercio online sono personalmente convinto che siano spiegate in gran parte dai tragici ritardi e inefficienze dello Stato italiano in materia di amministrazione della giustizia, in particolare per quanto riguarda efficienza e la velocita' delle cause civili. Sono anche convinto che l'inefficienza e l'inattendibilita' nell'amministrazione della giustizia, insieme con una legislazione anche fiscale sostanzialmente nemica dell'impresa spiega anched il livello infimo degli investimenti produttivi esteri in Italia.

Queste debolezze strutturali dell'Italia sono sostanzialmente incurabili nel breve-medio futuro.

scommetto su un'ovvieta': se plotti una qualsiasi delle variabili di
cui parli contro un indice di efficienza del sistema giudiziario
(numero di giorni necessari ad ottenere un pagamento dovuto, per
esempio) la nuvola di punti si dispone lungo una retta inclinata
negativamente: quanto piu' facile e' risolvere una controversia legale
tanto piu' alta e' la percentuale di gente disponibile a
comprare online. in italia, mi pare, ci si preoccupa molto di piu' che
in amerika della sicurezza dei sistemi di gestione dei pagamenti
elettronici... la diffusione di carte prepagate per acquisti online la
dice lunga su quanto ci si fidi..

Le carte di credito sono assicurate contro gli illeciti piu' comuni come clonazioni o addebitamenti non autorizzati. Lo stesso paypal offre una copertura aggiuntiva che copre cifre anche considerevoli. Tutto cio' in maniera abbastanza indolore per l'utente. Quindi oltre alla diffidenza e alla paura tutta italiana di prendersi il pacco e il contropaccotto c'e' anche una notevole ignoranza sugli strumenti, soprattutto se consideri che bancomat e carte prepagate, che fanno il grosso tra le carte di pagamento non solo online, in realta' sono quelle piu' rischiose da usare perche' non assicurate.

Cio' che l'italiano giustamente teme e' che (1) la societa' che gestisce la carta di credito non rimborsi il danno denunciato e quindi (2) ci sia bisogno di ricorrere ai tribunali italiani perche' un giudice civile decida chi ha ragione, avviando una pratica probabilmente decennale con costi legali conseguenti.

Ogni garanzia scritta sulla carta non ha valore pratico senza un sistema di giustizia che la garantisca in maniera spedita, efficace ed efficiente. Un cittadino pakistano non puo' convincersi di vivere in un paese democratico solo perche' c'e' una costituzione scritta: occorre anche che esista un sistema di giustizia che garantisca la sua applicazione, con efficacia e tempi ragionevoli.

 

Uno dei porblemi piu` grandi e` l'efficienza dei servizi postali di cui gli Italiani si fidano poco.

Un altro problema e` la scarsa onesta` dei comuni cittadini, condomini, postini, fattorini etc, che sarebbero prontissimi ad insaccarsi un paio di pacchetti lasciati nell'androne.

Io vivo ad Hoboken, NJ in un condominio senza portiere e vengono lasciati un sacco di pacchi e pacchetti (soprattutto Amazon, robe elettroniche, FedEx), e nessuno tocca mai niente!

Voi lascereste il pacco di Amazon nell'androne del palazzo a Roma, Napoli o Milano??? 

Concordo con l'articolo e con quasi tutto dei commenti. Una cosa pero' non me la riesco a spiegare ancora: e-commerce non vuol dire solamente acquisto di beni ma anche di servizi.

Per questo non servono le poste e non servono, di solito, neppure avvocati. Perche', per esempio, non posso comprarmi il biglietto del Malpensa Express (per quando torno in Italia) e stamparmelo comodamente sulla mia stampante senza dover andare alla biglietteria di Malpensa di prima mattina (quando di solito arrivo) con 3 bagagli sul gobbo dove, se sono fortunato, c'e' il bigliettaio assonnato che mi tratta come se gli facessi un torto personale a comprarmi un biglietto?

Perche' e' cosi' difficile comprarsi online un biglietto per una partita di calcio? Ci ho provato settimana scorsa per il derby e su tre tentativi fatti il sito web mi ha dato tre errori diversi...

 

 

Andrea,
scrivi ".....distribuzione dimensionale delle imprese che condiziona anche l'uso di e-commerce nelle imprese di grandi dimensioni, che con le imprese piccole e gli utenti individuali devono pur commerciare. Altre idee? ".
E' una vita che lavoro in questo settore e ti assicuro che il problema #1 è l'ignoranza dei manager/imprenditori verso il modo più innovativo di 'fare soldi spendendo meno' : l'e-commerce. Pochissimi conoscono termini quali CRM, Lead generation, Web mktg, B2B e B2C,....
Problema #2 è il fatto che fino a ieri abbiamo coltivato la cultura del lavoro in nero e le Carte di credito danno fastidio.  

 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti