L'etica dell'indebitamento

14 dicembre 2007 alberto bisin
Il debito è cosa brutta, molto brutta, lo sappiamo. La questione è perche'? Sembra che le risposte sulla stampa amerikana (ebbene sì, anche con loro ce la prendiamo) siano due: i) perché se il debito è cosa brutta e nonostante ciò qualcuno si indebita, deve essere che chi si indebita è stupido ed è indotto a farlo dalla cupidigia di chi presta ad interesse; ii) perché il debito induce la gente a vivere al di sopra delle proprie capacità finanziarie, e permette ai poveri di comprare cose inutili che solo i ricchi dovrebbero avere. In questi tempi, nella stampa amerikana come in quella italiana si discute naturalmente molto di indebitamento. Sul New York Times sono apparsi vari articoli sull'argomento che ho pensato di discutere, perché particolarmente fastidiosi (ho già parlato del tema in passato, qui; forse mi ripeto un po' ma mi pare un tema importante).   Articoli fastidiosi per due ragioni. Primo perché sta prendendo piede, in modo un po' strisciante e senza discussione esplicita, l'idea che chi perde/ha perso/perderà dalla crisi dei mutui è il debitore. Può anche darsi che sia vero, i costi psicologici di lasciare la propria abitazione possono anche essere elevatissimi. Però non dimentichiamo l'aspetto fondamentale, l'unico diretto e misurabile: un mucchio di gente ha preso a prestito, si è comprata delle cose (tipicamente beni durevoli) e non ha ripagato/non sta ripagando. In tali circostanze, sarà ben il prestatore e non il debitore che perde, o no? Discutiamo pure dei costi psicologici, ma come si fa a dare per scontato che "il cattivo" sia il prestatore? Sarà anche che il prestatore è una banca (ma chi glieli ha dati i soldi alla banca?) e il debitore una povera persona con nome, cognome, e figli a carico.... ma è troppo chiedere un po' di analisi oltre alle emozioni ed alla simpatia per gli indebitati?   L'articolo più fastidioso è quello di Paul Krugman (più fastidioso perché PK capisce, eccome se capisce). Traduco da Banks Gone Wild, 23 Novembre, 2007:
Le perdite sofferte dagli azionisti di Merrill, Citigroup, Bear Stearns e così via sono il minimo. Molto più importanti in termini umani sono le centinaia di migliaia, se non i milioni di famiglie americane allettate da contratti di mutuo che non capivano, che ora vedono le rate del mutuo salire, e in molti casi, perdono le proprie case a causa degli alti tassi di interesse.
Perché mai le perdite degli azionisti delle banche e degli intermediari finanziari sono il minimo? Hanno fatto investimenti errati o ed ora pagano; nulla di male in questo. Ma così è per coloro che si sono indebitati. Perché per gli azionisti delle banche e degli intermediari finanziari non si può usare la stessa scusa, che "non capivano." Poverini credevano di comperare titoli di stato! Poco credibile? Ma perché chi ha finanziato l'acquisto della casa con dei mutui a tassi variabili non capiva? Credevano che i mutui fossero a tasso fisso? Hanno acceso mutui strani, mutui che richiedevano rate minime nei primi anni e che poi salivano rapidamente. Ma siamo sicuri che questa fosse una strategia dovuta solo al fatto che la gente non capiva? Ripensiamoci un attimo: hanno acquistato case a prezzi elevati senza sapere bene se i prezzi fossero eccessivi (tutti urlavano da anni alla "bolla immobiliare", PK compreso) e hanno acceso mutui che permettavano loro di aspettare e vedere prima di cominciare a ripagare il capitale preso a prestito. (Hanno visto, adesso, e rifilano le case sopravvalutate alle banche).   Non sto certo argomentando che sia così per tutti, molti hanno comprato case sopravvalutate e ci hanno perso un mucchio di soldi. Ma come è possibile argomentare che i debitori non capivano sulla base di quello che hanno fatto? Possono anche averci perso, succede nei mercati finanziari, ma non pare proprio abbiano fatto scelte irrazionali ex ante. Le banche e i propri azionisti sì che ci hanno perso, ma questa è un'altra storia e non gliene frega niente a nessuno delle banche e degli azionisti.   Altro esempio di articolo fastidioso è di Bob Herbert (lui però è noto per gli articoli strappalacrime e per .... diciamo così, la non eccessiva capacità di analisi; quindi infastidisce un po' meno). Traduco da Lost in a Flood of Debt, 24 Novembre, 2007:
Dopo aver pagato religiosamente le rate del mutuo per decenni, la signora Levey e suo marito, Dan, furono convinti a fare un nuovo debito, apparentemente per consolidare il debito precedente, nel 2002. Fu come buttarsi nelle sabbie mobili. Dan era seriamente malato in quel periodo e morì due anni dopo. Ancora oggi la signora Levey non capisce quale contratto lei e suo marito, sposato più di 50 anni prima, hanno firmato. I termini del contratto è come fossero scritti in Sanscrito. Ma lei ha provato a continuare i pagamenti. Così ha estinto i propri risparmi. Ha perso l'auto. Ha smesso di comprare vestiti e si è messa a risparmiare nel cibo. Ma non c'era modo di continuare a pagare.

Migliaia di poveri come la signora Levey, che hanno lavorato anni per comprarsi casa, sono stati massacrati, distrutti. I banchieri più disonesti, ce n'erano molti, li hanno affascinati convincendoli a firmare contratti con l'obiettivo di impadronirsi di tutto ciò che essi possedevano.

L'avevo detto che era strappalacrime, BH. Dopo avere pianto, uno si chiede: ma i soldi ottenuti dal nuovo debito nel 2002, dove sono finiti? O la casa non era poi stata pagata in passato, oppure quei soldi da qualche parte devono essere finiti.   Insomma, il punto, per un economista è abbastanza semplice: in una economia competitiva (ed è difficile sostenere che il mercato finanziario amerikano non lo sia) se il debitore riceve 100 dollari oggi e li ripaga nei prossimi 20/30/40 anni, il valore attualizzato delle rate di ripagamento del debito nel futuro è uguale a 100 dollari. I tassi (plurale, perché variano nel tempo) a cui le rate sono attualizzate sono cosa complessa, dipendono dal rischio dovuto alla variabilità dei tassi di interesse e da vari altri fattori macroeconomici. Gli economisti finanziari passano il loro tempo a calcolarli, questi tassi, sono quelli a cui ogni operazione finanziaria viene valutata. Bene, per argomentare che i banchieri si sono comportati in modo disonesto, bisogna argomentare che i contratti di mutuo che hanno fatto firmare ai debitori erano tali che il valore attualizzato delle rate di ripagamento del debito nel futuro era superiore al mutuo stesso, al momento in cui il mutuo è stato contratto. Io non ho visto nessun calcolo (BH no, ma PK questi calcoli li sa fare) che lo dimostri. Devo anche dire che in assenza di questi calcoli io non ci credo che, complessivamente, i mutui avessero valore attualizzato delle rate di ripagamento del debito nel futuro superiore al mutuo stesso; non ci credo perché ciò non è sostenibile in un mercato competitivo. Si noti che non è necessario che i debitori sappiano fare i calcoli del valore attualizzato, basta che possano scegliere in che banca andare a fare il mutuo; questo è il bello dei mercati competitivi. Ma questa è mia credenza personale, se così la volete chiamare.   Un altro esempio: per cambiare qualcuno che pensa che i debitori sono ancora più irrazionali - perché sì, tutto qui è una applicazione libera, leggera, e selettiva dell'economia comportamentale che già ha i suoi problemi quando è usata più o meno a proposito.... Non solo firmano contratti di mutuo in Sanscrito che non capiscono, ma lo fanno con ogni sorta di debito, e per ragioni assurde, come comprarsi la bella televisione a schermo piatto. All'autore pare ovvio che la televisione a schermo piatto sia cosa da ricchi davanti a cui i poveri devono sbavare in religioso silenzio; magari la rubassero, potremmo capire, ma indebitarsi per comprarla proprio no. In Trying to Guess What Happens Next, 25 Novembre 2007, Peter Goodman dice:
Le imprese stanno tagliando drasticamente le previsioni di profitto perché si sta facendo avanti l'idea che i consumatori americani sono troppo indebitati per comprarsi il nuovo televisore a schermo piatto.   [...] la maggior fonte di instabilità economica è la dipendenza malata [del sistema economico] dalla disponibilità dei consumatori americani a continuare a comprare prodotti nonostante il debito cresca continuamente.

E infine la cosa che mi fa più arrabbiare: sia in Paul Krugman che in Bob Herbert, appare la stessa parola, ripetutamente, in riferimento alle motivazioni delle banche: greed, cupidigia. Non profits, profitti, ma cupidigia. Che differenza fa? Beh, la differenza è etica. A parte per un paio di marxisti che si aggirano confusi per l'Europa (e l'Italia in particolare), la parola profitti non ha più connotazione negativa, ma cupidigia si. Cupidigia ha connotazione etica molto negativa.

La parola profitto fa pensare a Gianni Agnelli agnelli_0. La parola cupidigia fa pensare a un personaggio di Grosz grosz1_0. A me questa pare basso esercizio retorico.

14 commenti (espandi tutti)

Ottimo articolo, condivido al 99%. L'1% di disaccordo riguarda l'associazione della parola profitto a Gianni Agnelli.  Il termine lo associo assai più facilmente a qualche imprenditore vero (e attuale difensore delle sue rendite monopolistiche), tipo Bill Gates http://www.philoking.com/wp-content/uploads/2007/01/WindowsLiveWriter/MicrosoftCESHighlightsfromBillGatesKeyno_1280D/bill%5B4%5D.jpg.

Il termine 'Gianni Agnelli' lo associo molto più facilmente a 'sussidi statali', 'protezionismo' e, orrore degli orrori, 'Juventus'.

Vabbe', vabbe', riferend ad Agnelli mica intendevo "profitti buoni", ma profitti. "Greed" e' ancora peggio dei "profitti cattivi" di Agnelli. Certo, la connotazione etica della Juventus e' peggio di quella della parola "greed". In questo senso, ho sbagliato esempio.

 

Per chi non ha reminiscenze di greco, vuol dire "scuotimento di pesi".

E' una delle riforme di Solone, che  viene ricordato per essere il fondatore del diritto ed uno dei sette savi.

Solone, con la sua attività di legislatore riformò il sistema ateniese della schiavitù per debiti. La sua riforma generò una bolla speculativa, perchè in  molti, in vista dell'approvazione della nuova legge, che avrebbe avuto valore anche per il passato, si indebitarono per forti somme che sapevano di non poter rendere, intascandosi così i soldi.

E' poi una costante di tutta la storia antica l'intevento periodico del legislatore per un moratoria sui debiti, per arrivare infine al "rimetti a noi i nostri debiti" del Padre Nostro ed al peccato di usura che per tutto il Medio Evo ha colpito coloro che prestavano ad interesse.

L'idea della naturale fruttuosità del denaro è una conquista relativamente recente e il creditore è da sempre visto e sentito come un profittatore dell'altrui debolezza.

D'altra parte, il pendolo della storia si è oramai spostato dal virtuoso risparmio (ho ancora ricordi delle mie elementari quando si festeggiava la "giornata del risparmio") al  consumo ed il consumo ha bisogno di credito.

Alberto, condivido al 100% quanto hai scritto, anche se ritengo che il mercato dei mutui negli Stati Uniti abbia raggiunto un livello di sofisticazione forse troppo elevato.

Considera, ad esempio, il caso dei mutui interest only; ovviamente costituiscono un elemento di grande flessibilita', ma espongono chi contrae il mutuo a rischi estremamente elevati e non facilmente identificabili. Chi, infatti, accende un mutuo a rata fissa, vedra' il valore reale della propria rata diminuire nel tempo ed inoltre- ammettendo che i propri redditi crescano- registrera' un'incidenza decrescente del costo del mutuo sui propri introiti. Inoltre, nel caso in cui non riesca a pagare le rate del mutuo, il debitore perdera' al massimo la casa e le rate gia' pagate. Chi, al contrario, acquista un immobile attraverso un mutuo interest only, sta fondamentalmente scommettendo sull'incremento del valore dell'immobile (si spera che il prezzo dell'immobile salga al di sopra del prezzo di acquisto per ripagare il mutuo ed intascare la differenza): in altre parole equivale ad essere lungo un contratto future sul prezzo dell'immobile, con una potenziale loss pari al valore dell'immobile.   In altre parole ritengo che tale flessibilita' nel mercato dei mutui abbia certamente consentito a molte persone di acquistare un immobile, ma abbia anche esposto i comuni cittadini a rischi estremamente elevati.

Chi, al contrario, acquista un immobile attraverso un mutuo interest
only, sta fondamentalmente scommettendo sull'incremento del valore
dell'immobile (si spera che il prezzo dell'immobile salga al di sopra
del prezzo di acquisto per ripagare il mutuo ed intascare la
differenza): in altre parole equivale ad essere lungo un contratto
future sul prezzo dell'immobile, con una potenziale loss pari al valore
dell'immobile.

Perche'? Con un mutuo interest-only l'immobile di fatto non diventa mai di proprieta', dato che il capitale non e' mai ripagato (e comunque il lien mantiene l'immobile sotto il controllo del lender anche nei mutui normali finche' il ripagamento e' completato). Prendere un mutuo interest-only non mi pare poi molto diverso dall'affittare, a parte che l'affitto varia con i tassi d'interesse anziche' con la normale dinamica del mercato immobiliare...

Giulio, mi stupisco che proprio tu ti macchi di bieco paternalismo sovietico. Se il cittadino x (cittadino comune, come lo chiami tu) e la banca y decidono liberamente di firmare un contratto, per quale motivo tu ti arrogheresti il diritto di impedir loro di farlo?  In virtu' della tua autorita' morale? O delle tue conoscenze scientifiche?

A parte questo, mi dici dove eri con la testa quando ti sedevi nella classe di Backus a Stern? Pensavi sempre alla bionda? Poni che vi sia un giovane banker con profilo di reddito crescente che vuole spendere le entrate correnti in attivita' ludiche di vario tipo. Mi spieghi perche' le vuoi impedire di comprarsi una townhouse e fruire delle detrazioni degli interessi sul mutuo?

 

Per Enzo: il mutuo interest only equivale ad un affitto esclusivamente se ipotizzi che il costo di default sia pari a zero. Ipotizziamo che  X compri una casa a 100, prendendo 90 in prestito. Se il valore della casa scende sotto 100, ma sopra 90, X vende la casa, ripaga la banca e perde la differenza. Se il valore dell'immobile scende sotto 80, X va in default.

Per Gianluca: beh, negli USA vi e' uno strettissimo un controllo da parte della SEC su prodotti finanziari venduti alla clientela retail che implicano una potenziale perdita maggiore del capitale investito up-front (in teoria il mutuo interest only rientra il tale categoria). Penso (ma non conosco bene la questione) che nel caso dei mutui le banche abbiano approfittato di una lacuna nel sistema legislativo per vendere, di fatto, prodotti finanziari derivati (con bet sul mercato immobiliare e su quello dei tassi di interesse) mascherati da mutui. Comunque i bei tempi della classe di Backus sembrano lontani anni luce.

Per Enzo: il mutuo interest only equivale ad un affitto esclusivamente
se ipotizzi che il costo di default sia pari a zero. Ipotizziamo che X
compri una casa a 100, prendendo 90 in prestito. Se il valore della
casa scende sotto 100, ma sopra 90, X vende la casa, ripaga la banca e
perde la differenza. Se il valore dell'immobile scende sotto 80, X va
in default.

Ah, certo, ma perdere la differenza ha il costo della perdita :-) Il punto e' semmai che i mutui interest-only incoraggiano l'insolvenza, specie se:

- Il mutuo era del 100% del valore (niente downpayment da perdere)

- Le regole sulla bancarotta personale sono indulgenti: come, in particolare, sono state rese dal 1978, per poi essere solo parzialmente emendate nel 2005. Secondo quest'articolo , una bancarotta personale sotto Chapter 7 fino al 2005 costava tra 800 e 1400 dollari, e dal 2005 il suo costo e' salito a 1400 - 2400 dollari. Sempre un'inezia rispetto al costo della casa, anche se l'articolista di Businessweek vuole ridurlo ulteriormente...

Caro Alberto, ci sono due cose che vorrei dire, una in accordo con quanto scrivi e un'altra in parziale disaccordo.

 Che in Italia vi sia, da parte di alcuni, un atteggiamento censorio nei confronti di coloro che prendono a prestito denaro per l'acquisto di beni che non sono considerati essenziali, parlo sopratutto del credito al consumo nei supermercati e negli stores di elettronica (per comprare telefonini e televisori) è cosa che ho potuto sperimentare anche io quando facevo volontariato per la Caritas diocesana (ero giovane e idealista). Nel senso che durante i vari incontri che si tenevano durante l'anno, e a cui partecipavo, anche a livello nazionale, l'incremento del credito al consumo era visto o come segno della crescente incapacità delle famiglie a seguire il passo della inflazione (o di quello che si riteneva fosse l'inflazione), oppure lo stesso credito al consumo finiva per essere assimilato ad uno dei tanti segni del tempo, fatto di consumismo, acquisto di cose che "realmente" non servono (nota: lo decidevano loro cosa serviva o meno alla gente). Vi è certamente un atteggiamento moralistico in entrambe le posizioni riportate sul credito al consumo: infatti in entrambi i casi coloro che decidono di contrarre un debito sono sempre visti come incapaci di poter scegliere, o perchè costretti dall'inflazione, o perchè irretiti da un modello culturale e di consumo, che chiaramente la caritas stigmatizzava. Ad onor del vero devo aggiungere che nei centri di ascolto caritas, effettivamente si presentava gente che pur avendo le pezze al c..., avendo stipulato più finanziarie, magari per l'acquisto di beni non proprio necessari, chiedeva aiuto per poter rientrare del debito...ovviamente questo non dice nulla sul ruolo del credito al consumo perchè penso che la stragrande maggioranza di coloro che prendono soldi a prestito acnhe per consumi minuti (non so come altro chiamarli) penso che poi restituiscano tutto.

Sull'atteggiamento moralistico di cui sopra, segnalo infine un servizio del tg1 della sera di ieri, 14/12/2007, dove l'inviato da New York, in un patetico tentativo di rintuzzare le critiche del NYT all'Italia, segnalava, appunto, come esempio del fatto che gli americani non fossero in ottime acque, che vivevono sopra le loro possibilità, che, orrore, hanno un sacco di debiti e così via. Per chi volesse leggere l'articolo in inglese del NYT, vedi:http://www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&oref=slogin.

E veniamo a cio su cui non sono d'accordo.

Nel tuo articolo, giustamente stigmatizzi l'atteggiamento paternalistico che si assume talvolta nel parlare del debito, per cui coloro che non riescono a rendere i soldi sono sempre poveretti obnubilati dai cattivi e così via. Lungi da me un simile atteggiamento. E però almeno un caso di malafede da parte delle banche nella vendita di prodotti finanziari, ad enti pubblici, lo conosco, perchè è stato trattato diffusamente in  una scorsa puntata di Report. Se ti interessa vedi: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html (c'è sia la trascrizione della puntata che il video integrale). Ebbene da quello che ho capito, il tipo di prodotti finanziari venduti dalle banche, anche quelle straniere, agli enti pubblici italiani, prevalentemente comuni, è stata fatta senza che gli amministratori politici e gli amministrativi degli stessi capissero effettivamente non dico le clausole, ma nemmeno il senso in termini economici di quello che firmavano. In più, in un aggiornamento successivo della stessa puntata, è stato detto che in UK la vendita di quei prodotti finanziari agli enti pubblici è stata proibita, perchè ritenuta speculativa.

Insomma il mio punto è semplice: sono contrario al paternalismo e a favore della responsabilità individuale, in tutti i campi, ma si può ammettere che da parte delle banche e degli intermediatori finanziari vi sia talvolta il tentativo di rifilare bidoni, come nel caso documentato da Report?

La mia seconda domanda è questa: ammesso che la responsabilità è dei singoli, nel comprendere tutte le parti di un contratto che firmano (dal punto di vista giuridico credo sia difficile dimostrare di essere stati oggetto di una truffa), una volta che si manifesti un problema di rientro del debito da parte di un numero considerevole di debitori, non è forse giusto chiedere alla banca di venire incontro ai clienti rinegoziando i termini del credito?

Dunque Alberto, capisco il tuo ragionamento, ma dopo? Se ci sono comportamenti speculativi delle banche, e in alcuni casi ci sono, almeno se la puntata di Report è veritiera (ma lo è senno sarebbe stata già querelata), e posto che cmunque ci sono alcuni debitori, con famiglia, che hanno problemi nel restituire i debiti contratti, non è il caso di capire come aiutarli (magari a non perdere la casa), piuttosto che parlare dei massimi sistemi, ovvero free will, behavioural economics and so on?

Infine per farci due risate, per chi non l'avesse visto:

http://www.youtube.com/watch?v=SJ_qK4g6ntM

Grazie Marcox. L'atteggiamento della Caritas di cui racconti non mi sorprende, purtroppo. Il livello di ignoranza economica della Chiesa mi ha sempre impressionato (dopo tutto si dice fosse Zamagni a scrivere le encicliche "sociali" a Giovanni Paolo II. E anche il cardinale Martini che mi pare abbia sempre dimostrato doti di sofisticatezza intellettuale non comuni, di economia ha sempre capito poco (a giudicare da interviste e articoli di stampa).

Su quanto domandi

si può ammettere che da parte delle banche e degli intermediatori
finanziari vi sia talvolta il tentativo di rifilare bidoni, come nel
caso documentato da Report?

Beh, mi pare una domanda retorica. Certo che si puo' ammettere Il mondo, anche quello economico, e' pieno di farabutti. (Guardero' il clip di Report, grazie).

Questo pero' non giustifica interventi ex-post di "aiuto." Motiva piuttosto interventi ex-ante di regolamentazione che garantiscano ad esempio trasparenza. Ma non aiuti ex post. Parli anche di "speculazione" della banche. E' il loro lavoro. Niente di male. "Speculazione" e' un'altra parola con connotazione etica negativa (Chissa' cosa ne pensano alla Caritas della speculazione... :)   scherzo) che non dovrebbe averla. 

Fammi essere pedante. Mi chiedi:

una volta che si manifesti un problema di rientro del debito da parte
di un numero considerevole di debitori, non è forse giusto chiedere
alla banca di venire incontro ai clienti rinegoziando i termini del
credito?

 Cosa vuol dir"giusto"? Stiamo parlando di morale? E' giusto aiutare uno che ha sbattuto la testa in un incidente in moto senza avere il casco? Certo che e' giusto, anche se non aveva il casco. E' giusto aiutare i figli di uno che ha perso la casa al casino' di  Montecarlo? Certo che e' giusto. Ma davvero vogliamo mettere un funzionario della Banca d'Italia davanti la porta del casino' a staccare assegni a chiunque perda soldi, per aiutarne i figli? Perche' e' questo che chiedi. (E non e' che i casino' non "speculino"). 

No, la giustizia morale e' cosa diversa dall'efficienza economica.  


<em>Re: L'etica dell'indebitamento<em>

Inviato da: alberto bisin il Dicembre 15, 2007 06:49 PM

Grazie Marcox. L'atteggiamento della Caritas di cui racconti non mi sorprende, purtroppo. Il livello di ignoranza economica della Chiesa mi ha sempre impressionato (dopo tutto si dice fosse Zamagni a scrivere le encicliche "sociali" a Giovanni Paolo II. E anche il cardinale Martini che mi pare abbia sempre dimostrato doti di sofisticatezza intellettuale non comuni, di economia ha sempre capito poco (a giudicare da interviste e articoli di stampa).

Su quanto domandi

si può ammettere che da parte delle banche e degli intermediatori finanziari vi sia talvolta il tentativo di rifilare bidoni, come nel caso documentato da Report?

Beh, mi pare una domanda retorica. Certo che si puo' ammettere Il mondo, anche quello economico, e' pieno di farabutti. (Guardero' il clip di Report, grazie).

Questo pero' non giustifica interventi ex-post di "aiuto." Motiva piuttosto interventi ex-ante di regolamentazione che garantiscano ad esempio trasparenza. Ma non aiuti ex post. Parli anche di "speculazione" della banche. E' il loro lavoro. Niente di male. "Speculazione" e' un'altra parola con connotazione etica negativa (Chissa' cosa ne pensano alla Caritas della speculazione... :)   scherzo) che non dovrebbe averla. 

Fammi essere pedante. Mi chiedi:

una volta che si manifesti un problema di rientro del debito da parte di un numero considerevole di debitori, non è forse giusto chiedere alla banca di venire incontro ai clienti rinegoziando i termini del credito?

 Cosa vuol dir"giusto"? Stiamo parlando di morale? E' giusto aiutare uno che ha sbattuto la testa in un incidente in moto senza avere il casco? Certo che e' giusto, anche se non aveva il casco. E' giusto aiutare i figli di uno che ha perso la casa al casino' di  Montecarlo? Certo che e' giusto. Ma davvero vogliamo mettere un funzionario della Banca d'Italia davanti la porta del casino' a staccare assegni a chiunque perda soldi, per aiutarne i figli? Perche' e' questo che chiedi. (E non e' che i casino' non "speculino"). 

No, la giustizia morale e' cosa diversa dall'efficienza economica.  

Ciao Alberto. Ma la tua idea di guardare nei libri (scusa la mia grossolana semplificazione) non assomiglia molto all'idea del funzionario della Banca d'Italia da mettere davanti a ogni casinò?

 

 

 

Segnalo dalla finanziaria in fase di approvazione i seguenti comma:

483. Per i contratti di mutuo riferiti all'acquisto di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale del mutuatario, questi può chiedere la sospensione del pagamento delle rate per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo non superiore a diciotto mesi nel corso dell'esecuzione del contratto. In tal caso, la durata del contratto di mutuo e quella delle garanzie per esso prestate è prorogata di un periodo eguale alla durata della sospensione. Al termine della sospensione, il pagamento delle rate riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente previsti dal contratto, salvo diverso patto eventualmente intervenuto fra le parti per la rinegoziazione delle condizioni del contratto medesimo.
484. La sospensione prevista dal comma 483 non può essere richiesta dopo che sia iniziato il procedimento esecutivo per l'escussione delle garanzie.
485. Nel caso di mutui concessi da intermediari bancari o finanziari, il Fondo istituito dal comma 482, su richiesta del mutuatario che intende avvalersi della facoltà prevista dal comma 483, presentata per il tramite dell'intermediario medesimo, provvede al pagamento dei costi delle procedure bancarie e degli onorari notarili necessari per la sospensione del pagamento delle rate del mutuo.
486. Per conseguire il beneficio di cui al comma 483, il mutuatario deve dimostrare, nelle forme stabilite dal regolamento di attuazione previsto dal comma 487, di non essere in grado di provvedere al pagamento delle rate del mutuo, per le quali chiede la sospensione, e degli oneri indicati al comma 485.
487. Con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, sono stabilite le norme di attuazione del Fondo di cui ai commi da 482 a 486.

Perchè tutta questa meraviglia, cari economisti? Forse perché alcuni di voi conoscono meglio gli U.S.A. che non l'Europa? O perché ragionano secondo i principi della scienza, trascurando le deviazioni imposte dalla politica? Due o tre osservazioni:

1 - negli U.S.A. da anni si discute di predatory lending a proposito dei mutui alla clientela subprime, se ne sono occupati agenzie governative e studiosi di law and economics, non necessariamente behavioral; sembra proprio che prassi poco trasparenti siano comuni (peraltro riferite a finanziatori non bancari), ciò che rappresenta un problema anche se non giustifica le aberrazioni economiche dei commentatori citati;

2 - in vari stati Europei la protezione legislativa e regolamentare dei consumatori ha raggiunto livelli tali da far sì che qualche scrittore abbia ravvisato una tendenziale ostilità dell'ordinamento giuridico nei confronti del finanziatore, soprattutto nell'ambito del credito al consumo e nel credito immobiliare: si tende a porre a carico del banchiere la responsabilità per l'eccessivo indebitamento del consumatore, congegnando procedure per gestirlo che si avvicinano molto all'esdebitazione definitiva (peraltro ormai entrata anche nella nostra legge fallimentare) - gli articoli della finanziaria citati da patruno sembrano trascritti dal code de la consommation francese (forse influenzato dall'ideologia della gauche, ma non ne sarei del tutto certo);

3 - anche al di fuori dei rapporti di consumo, la preoccupazione per la "salvaguardia dei complessi produttivi" ha comportato o l'introduzione di nuove leggi o pratiche interpretative delle leggi vigenti (massime della legge fallimentare) che hanno visto nel sacrificio dei creditori non privilegiati (in pratica, tutti quelli che non fossero lo Stato, l'INPS o i dipendenti) lo strumento preferito.

Forse i giornalisti amerikani si sono semplicemente ispirato alla cultura della vecchia Europa (non che la nuova sia molto migliore).

La dottrina liberal (parasinistra italia) ha da sempre demonizzato il profitto , per cui da un Krugman avvizzito da anni non c'era altro da aspettarsi.

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