Letture per il fine settimana 02-06-2017

3 giugno 2017 Massimo Famularo

Questa Settimana: Servizio Clienti, Lavori disponibili in Giappone, Politica Estera Tedesca, Cambiamenti Climatici, Brexit

Bonus dai social 

24 commenti (espandi tutti)

... non sono proprio usati correttamente. I fattori che influenzano il cambiamento in meglio di una serie di dati sanitari sono moltissimi (nutrizione, vaccini, fogne, etc. etc.) , e la temperatura influisce pochetto pochetto, semmai può creare picci di mortalità come probabilmente in Italia un paio d'anni fa.

 

Per il resto, non so, mi pare che il paper sia chiaramente orientato, mi piacerebbe a commentarlo fosse uno competente che la vede diversamente.

Ho mandato una copia del report di Ramella a un collega che si occupa professionalmente (nel senso che proprio lavora e pubblica su riviste scientifiche del campo) della questione dei cambiamenti climatici. Opinione assolutamente negativa, Giusto come informazione aggiuntiva, per quel che può valere.
Maurizio

Ramella

peter 6/6/2017 - 13:55

Mi sembra di capire che l'autore si occupi di ingegneria dei trasporti. Qui viene segnalato per un bilancio critico della discussione sul cambiamento climatico. Ne deduco che NFA lo stia presentando come una voce competente nel campo. È così?

Nelle "letture per il fine settimana" si presenta ogni stimolo, positivo o negativo, serio o faceto, che possa occupare i nostri neuroni abbastanza da non farli morire del tutto. 

Senza offesa per l'autore, naturalmente, ma credo che quando si contesta una tesi ampiamente accettata in un ambito scientifico il parere di un esperto (che quanto meno ha pubblicato qualcosa nel campo) sia molto più credibile.

Questo (almeno per come la vedo io) vale come punto generale, al di là della questione global warning.

Quale tesi precisamente si contesterebbe? L'obiettivo dell'articolo era piuttosto quello di contestare (quella che mi appare) una errata percezione diffusa del problema. Quanto alla policy da adottare, quella proposta (carbon tax) è condivisa da molti anche se certo non tutti gli esperti del problema

The prevailing opinion among national governments and supranational institutions is that climate change science is settled and, quoting the Secretary-General of the United Nations, "we should waste no more time on that debate" (Ki-Moon, 2012). In the next few decades, drastic cuts in the emissions of CO2 and other greenhouse gases are deemed necessary to prevent dangerous human caused climate change as foreseen by the 1992 UN Convention on climate change (Ki-Moon, 2014).
As we shall see in section 2, science is not settled

Credo si debba distinguere tra una tesi accettata in ambito politico (protocollo di Kyoto, accordo di Parigi, "pacchetto 20/20/20" della UE) ed in quello scientifico. Se ci poniamo in un'ottica scientifica, i pochi paper pubblicati nei quali si propone un'analisi costi-benefici dei provvedimenti giungono a conclusioni non favorevoli come evidenziato nell'articolo.

Già che ci sono come lettura consiglio vivamente:

Reason in a Dark Time: Why the Struggle Against Climate Change Failed ― and What It Means for Our Future (Dale Jamieson) , OUP USA.

Veramente profondo e illuminante, secondo me.

Maurizio

Segnalo come molto istruttiva, come analisi della affdabilità dei modelli climatici, la relazione di Judith Curry al senato americano, citata anche da Ramella.

Nelle conclusioni, a pagina 15, l'autore scrive:

"The *poorest* and potentially most vulnerable countries enjoy life conditions better than those enjoyed a *few decades* ago by today’s rich countries".

Lascio a voi i commenti.

Uno degli stati più vulnerabili ai cambiamenti climatici, nel 2016 la speranza di vita era pari a 71,6 anni. Nel 1960 era di 45 anni. Negli Stati Uniti nello stesso 1960 la speranza di vita era di 69,8 anni.

I due fatti forse sono disgiunti, non mi sembra possa esserci nessun nesso causale fra global warming e progresso economico. In Cina negli anni 60 c'era Mao e la rivoluzione culturale, povertà, etc. Ora è la seconda economia mondiale. E allora?

Non metto assolutamente in discussione il fatto che negli ultimi 100 anni le condizioni di vita sono migliorate praticamente ovunque nel mondo e che, per ora, il riscaldamento climatico non ha avuto un impatto significativo su questo trend globale. Se ne può discutere, ma non è il punto.

Contesto la frase che ho citato che mi sembra assai generica, molto superficiale, e sostanzialmente sbagliata. Basta guardare i dati per un certo numero di paesi, senza fare cherry picking. Per fortuna la World Bank ci ha pensato: http://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.LE00.IN

Aspettativa di vita negli USA nel 1960: 70 anni.

Aspettativa di vita nel 2015 per Low-income countries: 62 anni. Per Lower and Middle Income countries: 68 anni. South Asia: 68 anni. Per Low & Middle income: 70 anni. 

Bisogna includere i middle income per arrivare al livello USA del 1960. Direi che non stiamo parlando dei "poorest countries".

Se consideriamo invece l'Infant mortality rate (per 1,000 live births) http://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.IMRT.IN

Negli USA del 1960: 26 per 1,000 live births.

Low-income countries 2015: 53. Lower and middle income: 40. Middle income: 30 (!) .  

Ho fatto riferimento al Bangladesh in quanto è uno dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Se guardiamo alle low income countries nel loro insieme, speranza di vita e tasso di mortalità infantile attuali sono paragonabili a quelli raggiunti negli Stati Uniti intorno al 1940 dello scorso secolo (in Italia il tasso di mortalità infantile era pari a 53 nel 1954). I dati della Worldbank ci dicono che negli ultimi vent'anni la speranza di vita nei Paesi più poveri è aumentata di 11,3 anni e il tasso di mortalità infantile è stato dimezzato.

E' precisamente questo il punto che volevo evidenziare nell'articolo. L'evoluzione della temperatura influisce "pochetto pochetto" sulle condizioni complessive di benessere. Evidenzio come il 2016, presentato "apocalitticamente" come anno più caldo di sempre, è stato anche quello nel quale è stato battuto ogni record a livello mondiale in termini di reddito pro-capite, mortalità infantile, speranza di vita, accesso all'acqua potabile, ecc. E, anche con riferimento al futuro, per un incremento di temperatura intorno ai 2,5 °C i costi del cambiamento climatico sono paragonabili ad un anno di (mancata) crescita (http://voxeu.org/article/economic-impacts-climate-change-new-evidence)

Fenomeni sanitari come quelli che citi, hanno trend che vengono da lontano e vanno lontano. Un "anno più caldo di sempre" che vuol dire pochi decimi di temperatura media in più, sono del tutto ininfluenti, a parte forse, come ho già detto, la mortalità negli anziani da picchi di temperatura molto molto elevati, ma questo non sarebbe troppo n linea con la tua tesi.

Scusa, ma l'impressione generale è che tu porti a sostegno di una tua tesi precostituita fatti incongruenti, e questo è sengo di debolezza.

Non sono in grado di valutare tutte le citazioni in merito ai fenomeni climatici, ma, scusa, il tuo articolo mi convince molto poco.

Il link ai negoziati per la Brexit punta nuovamente all'articolo di Ramella sui cambiamenti climatici.

Servizio clienti

Turz 9/6/2017 - 12:34

Anche a me infatti sembra più una barzelletta che una storia vera.

Un video esattamente risalente a 10 anni prima. Poi queste percentuali assurde di persone che si fanno le foto o fanno le foto al piatto (certo, ci sono, ma non credo che siano così tanti).

Resto del parere che il servizio clienti venga percepito e recensito come lento semplicemente perché oggi sono diffuse le recensioni online e 10 anni fa no.

 A suo tempo ho criticato la conferenza di Parigi, perché dire che si deve fare in modo che la Terra non aumenti la tempreatura di due gradi, dal punto di vista scientifico è un assurdo. La scienza del clima è ben lontana dal fare predizioni totalmente affidabili,  per cui  non sappiamo cosa farà la Terra nei prossimi anni.

Sarebbe stato scientificamente più onesto dire: limitiamo le emissioni di CO2 e degli altri gas serra alla quantità X perché i nostri modelli prevedono un aumento delle temperature.

Dato che la formulazione della conferenza di Parigi è scientificamente sbagliata, Trump ha avuto buon gioco a sfilarsi dal club.

Ricordo qui, per punti, quello che sappiamo sullo stato del clima. Una discussione più completa si trova qui (il pezzo compare su un sito del PD, spero che questo non urti sucettibilità, non intendo fare propaganda politica). 

1) l'uomo emette 30 miliardi di tonnellate (GTon) di CO2 all'anno, la Terra ne assorbe circa 2/3, ma circa 10 GTon si accumulano ogni anno. Questa quantità è solo l'1.4% della CO2 totale scambiata dal sistema naturale, ma ha la caratteristica che si accumula.

2) Qualunque sia l'origine delle 10 GTon/anno (naturale o umana), il risultato è che un aumento dei gas serra (misurati in GTon di CO2 equivalenti), secondo  gli attuali modelli climatici, provoca un aumento delle temperature

3) L'affidabilità dei modelli cimatici è ben lungi dall'essere soddisfacente, data la complessità del sistema. Qualitativamente, tutti i modelli sono d'accordo nel predire un aumento delle temperature, ma quantitativamente le previsioni tra modello e modello si discostano significativamente. Un panorama scientifico della situazione si può trovare qui

4) La temperatura attuale della Terra  è compatibile, verso l'alto, con la fine di un periodo interglaciale caldo

5) Quindi, una buona politica sembra essere il perseguire una riduzione di almeno 1/3 delle nostre emissioni, anche se non sappiamo bene che temperature raggiungerà la Terra nei prossimi decenni.

Questo avrebbe dovuto dire la conferenza di Parigi, invece di parlare di catastrofe imminente. Ma si sa, i politici, per convincere la gente, hanno bisogno di messaggi forti.

La cosa veramente importante, ma di cui nessuno parla, è invece cosa ne sarà dei programmi di monitoraggio ambientale, che vengono finanziati dagli USA con importanti investimnti. La NASA ha in questo momento 28 satelliti in orbita, che stanno prendendo misure. Questo sforzo finanziario e scientifico è praticamente tutto americano. Spesso critichiamo gli USA per le politiche ambientali o anti ecologiche delle multinazionali, ma non ricordiamo mai che gli USA sono praticamente soli, a parte un piccolo aiuto dall'Europa, nello studiare il comportamento climatico del pianeta. Si sincaricano di avere occhi di controllo per tutti noi.

Il programma ARGO, per il monitoraggio della acque ha negli USA un partner fondamentale. Il 95% del calore finisce nelle acque, ma, fino al 2000, non c'è mai stata nessuna misura sistematica di questo parametro. Senza monitoraggio delle acque (temperatura, salinità, densità, correnti)  nessun modello climatico è affidabile.

Cosa deciderà Trump sul finanziamento di questi programmi di monitoraggio?

Gli USA fino a questo momento si sono accollati quasi interamente l'onere del monitoraggio del pianeta, e una dismissione di questi programmi sarebbe catastrofica, perché priverebbe i modelli climatici dei riscontri necessari per il loro affinamento.

Invece, e su questo dovremmo tutti essere d'accordo. lo studio del clima è cruciale. La Terra prima o poi si raffredderà di nuovo. 16 mila anni fa l'Adriatico cominciava a Pescara, e i ghiacci , spessi centinaia di metri, arrivavano quasi fino Milano (vedi figura sotto) . Dato che il raffreddamento dipende da motivi astronomici, è certo che avverrà. Il periodo caldo, cominciato circa 15 mila anni fa, è al termine (100? 1000 anni?). Nessun modello climatico tiene conto di questo; l'assunzione è che la situazione astronomica Terra sia stabile nel periodo considerato. Quando avverrà il raffreddamento, se avremo il clima sotto controllo, potremo usare i gas serra per evitare le catastrofi conseguenti. Nessuno, tra l'altro, fa mai le stime economiche del costo di un'era glaciale. Oppure la scienza potrà dirci che il gas serra già immesso è sufficiente per non far raffreddare il pianeta. 

Quali ipotesi è vera? Non lo sappiamo, ma per saperlo dobbiamo continuare ad affinare i modelli climatici e raccogliere dati.

Nelle ere glaciali la CO2 ha oscillato, nell'ultimo milione di anni tra 180 ppm (periodi freddi) e 280 ppm (periodi caldi). Ora, in 50 anni, è schizzata a più di 400 ppm. Alcuni modelli prevedono che già questo cambiamento sia sufficiente per bloccare l'imminente arrivo (in tempi geologici) del periodo freddo.

La rinuncia allo studio del clima è la sola cosa importante che Trump non deve fare.

Curry

Maurizio 8/6/2017 - 13:48

Da quel che mi dicono (e da quel che vedo) la Curry non è ritenuta proprio proprio del tutto corretta nelle sue affermazioni. Praticamente ogni aspetto del suo hearing è stato contestato da (altri) esperti. Mi sembra che siamo di fronte a una voce molto discussa e discutibile. Ovviamente so che questo apre una bella serie di problemi (chi è veramente un esperto, cosa è il consenso scientifico e quale valore vgliamo attribuire ad esso, ecc.) e non credo che si possano approfondire qui. Però tanto per dire che bisogna starci attenti con le fonti e le citazioni. La mia impressione è che qui si semplifichi un pochettino.

Quello di Ramella mi sembra un ottimo articolo. Effettivamente la scienza ci dice soltanto che il riscaldamento c'è, e che parte o tutto è dovuto all'uomo.

Ma una vera analisi costi/benefici non la può fare uno scienziato del clima, e tanto meno un politico ([divinità a scelta] ne scampi!) ma ci vogliono dei bravi economisti.

L'umanità ha fatto progressi enormi negli ultimi 100 anni, tali da rendere estremamente azzardato bloccare (ma direi più "scommettere") miliardi di [valuta a scelta], che potrebbero essere usati in modi più salutari, per risparmiarci un aumento di temperatura molto minore di quello che avviene quotidianamente dalla mattina alla sera in mezzo mondo, solo per presunti effetti indesiderati che avverranno quando saremo molto meglio attrezzati di oggi per affrontarli.

se ho ben capito

bonghi 10/6/2017 - 08:48

la posizione degli economisti ( o almeno di una parte di essi ) per tutelarci da eventi naturali si puo riassumere nei seguenti 2 punti:

_ favorire la formazione di un mercato assicurativo per l'evento da cui ci si vuole difendere

_ stabilire e far rispettare norme sulla costruzione dei beni immobili di modo che possano reagire positivamente all'evento

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