Letture per il fine settimana-09-01-2010

9 gennaio 2010 giorgio topa e giorgio topa

In questo numero: una valutazione del bailout, un commento all'episodio Balotelli, la saga di Sartori e l'Islam.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Cosa ha ottenuto il TARP? (in inglese). Il Troubled Assets Relief Program è il nome ufficiale di quello che è stato ufficiosamente battezzato bailout, il salvataggio delle banche americane. Elizabeth Warren, professoressa di legge ad Harvard, presiede il comitato parlamentare per il controllo dell'uso di questi fondi. Il link fornito fornisce un breve riassunto del ben più ponderoso rapporto completo emesso nel dicembre 2009, che trovate qui (pdf).
  • L'affaire SuperMario. Beppe Severgnini offre un'analisi equilibrata di quanto successo a Verona il 6 gennaio. Il ragazzo forse è impulsivo e arrogante, ma è anche esasperato. E in Italia, ovviamente, si risponde molto debolmente agli episodi di inciviltà che regolarmente si verificano sugli spalti. Perché non si sospendono le partite? Perché non si estirpa il tifo becero e violento?
  • La saga di Sartori e l'Islam. Tutto iniziò il 20 dicembre quando Sartori scrisse un pezzo sul Corriere sulla (impossibile, a suo dire) integrazione degli islamici. Da subito, vari commentatori trovarono il pezzo estremamente superficiale e male informato. Per gli appassionati, una raccolta di interventi si trova qui e un'altra si trova qui (e qui c'è un pezzo assai divertente). Sartori ignora il tutto (magari non legge i blog) e risponde solo a una lettera di Tito Boeri sempre sul Corriere. La risposta, come minimo, non brilla per pacatezza e buon gusto. A questo punto uno si attende che il Corriere dia spazio anche alle altre opinioni, che so, magari una replica di Boeri che è stato pesantemente insultato. Invece De Bortoli non sembra sentire questa esigenza, e fa intervenire di nuovo Sartori sul tema. Ci verrebbe da dire che l'ultimo intervento di Sartori è una sostanziale marcia indietro, ma in tutta onestà non possiamo dirlo perché non siamo sicuri di capire quello che scrive. Siamo certi che ciò è a causa della nostra bassa cultura e non del fatto che il pezzo è circonvoluto e confuso.

54 commenti (espandi tutti)

Islam

Marco Olivetti 9/1/2010 - 02:13

Prima di tutto linko questo articolo che è scritto ancora una volta da Severgnini, penso una delle migliori firme che abbia tutt'ora il Corsera. E vorrei anche citare un passaggio presente nella Bussola di Phastidio: "Il liberale ama la tolleranza, che egli considera “la necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili”. Tuttavia, egli è tollerante con i tolleranti, ma intollerante con gli intolleranti." Oso pure dire che Sartori sta diventando veramente vecchio: oltre a questi tre articoli che ritengo davvero banali per un politologo che ha anni di esperienza alle spalle e ha scritto "Democrazia in trenta lezioni", un libro che invito tutti a leggere e che è ben lontano da queste schifezze, ultimamente ha fatto delle uscite che non mi sono piaciute più di tanto.

Non sono un grande perbenista nei confronti degli immigrati, anzi, sono dell'idea che se qualche immigrato, senza asilo politico, commetta qualche reato grave sia anche giusto mandarlo a casa; come sono d'accordo che gli immigrati non dovrebbero godere di un welfare state che molto spesso non li fà nemmeno lavorare; come infine sono favorevole all'idea che l'immigrazione sarebbe da regolare se davvero c'è più gente che forza lavoro richiesta (anche se, a quanto ho capito da letture passate, gli industriali ne chiedono ancora). Ma da qua a chiudere le frontiere come fà capire Sartori (perchè reputo sia l'unica conseguenza dopo che si è appurato che l'Islam non sia integrabile) o i Leghisti è veramente troppo. Gli immigrati con richiesta d'asilo valida devono essere fatti entrare, per una questione di dignità e di buon senso, musulmani o non. Potrei essere pure d'accordo con un più severo "esame di ammissione" alla cittadinanza Italiana, ma pure le pratiche burocratiche devono necessariamente snellirsi: un mio amico Albanese è qui da 17 anni (ne ha 20), i suoi genitori lavorano, sua sorella studia al liceo locale, e lui studia alla Bocconi, e non gli hanno ancora validato la richiesta di cittadino Italiano, nè a lui nè ai suoi.

Ma soprattutto, ritengo che il passo fondamentale debba essere fatto da noi, sia dai cittadini comuni che dai nostri rappresentanti. Noi Italiani siamo dei delinquenti in piena regola: evadiamo le tasse e appena possiamo non rispettiamo le regole. Pensate ad un immigrato che arriva qui in Italia: appena arriva, l'unico lavoro che riesce a trovare nella maggior parte dei casi è in nero, sia al sud che al nord, e in alcuni casi anche con un trattamento non certo dei migliori; esce per strada, e trova noi, che non rispettiamo neppure le regole basilari; che cosa imparerà da questo un immigrato? Non sto assolutamente giustificando i comportamenti sbagliati, ma ribadisco, non possiamo nemmeno pensare che gli immigrati stiano buoni se noi per primi non rispettiamo le norme. C'è anche da chiedersi: perchè non rispettiamo le regole? Perchè la giustizia non funziona, e finchè abbiamo dei rappresentanti (i quali alla fine non fanno che rispecchiare noi stessi) che pensano, sia da una parte che dall'altra, a farsi leggi ad personam (aggettivo molto di moda ultimamente) per pararsi il loro sederino, beh, allora è pure inutile che stiamo qui a discutere.

PS Sì, ho generalizzato, continuando a ripetere "noi italiani" perchè tutti siamo responsabili dello stato della nostra nazione, dal primo all'ultimo.

PPS Scusatemi lo sfogo finale.

Ma soprattutto, ritengo che il passo fondamentale debba essere fatto da noi, sia dai cittadini comuni che dai nostri rappresentanti. Noi Italiani siamo dei delinquenti in piena regola: evadiamo le tasse e appena possiamo non rispettiamo le regole. Pensate ad un immigrato che arriva qui in Italia: appena arriva, l'unico lavoro che riesce a trovare nella maggior parte dei casi è in nero, sia al sud che al nord, e in alcuni casi anche con un trattamento non certo dei migliori; esce per strada, e trova noi, che non rispettiamo neppure le regole basilari; che cosa imparerà da questo un immigrato?

Concordo sul fatto che vi sia illegalita' diffusa in Italia ma come ho mostrato in altri interventi riguardo specificamente all'evasione fiscale almeno il 45% degli italiani che abita dall'Emilia Romagna in su evadono piu' o meno come in Francia e Germania, pur sottoposti ad una pressione fiscale superiore.  Inoltre i lombardi in media evadono meno che in Francia e Germania e paragonabilmente ai Paesi piu' virtuosi, seppure sottoposti ad una pressione fiscale estremamente superiore.

Pertanto considero errato attribuire agli italiani un demerito che mediamente una buona parte di loro semplicemente non ha.

Rimane comunque vero che anche nel Nord Italia esiste illegalita' diffusa, e lo Stato e' generalmente incapace di fare leggi condivise ed utili e di farle rispettare decentemente. Siccome e' empiricamente accertato che gli italiani non possono abbandonare velocemente i loro vizi, sarebbe opportuno limitare l'immigrazione perche' lo Stato italiano e' una specie di antitesi della "open society" propizia all'integrazione di culture diverse: l'Italia non ha poche e semplici leggi, non riesce a farle rispettare efficacemente ed equamente, e il suo Stato e' invasivo e ingombrante nell'intermediazione economica.

Re(1): Islam

massimo 9/1/2010 - 19:04

A 150 anni dall'unità d'Italia l'integrazione fra "terroni" e "polentoni" non mi sembra ancora completata. Le prospettive per un'effettiva integrazione di persone che vengono da molto più lontano non mi sembrano esaltanti.

L'osservazione sul persistente contrasto tra sud e nord Italia mi pare assolutamente esemplare nel dimostrare come i problemi di "integrazione" dipendono molto più da fattori socio-economici che non da supposte incompatibilità culturali.

Rigirando il punto 2

9/1/2010 - 02:59

Premetto: da un paio di mesi mi è venuta voglia di farmi una bella domenica allo stadio di quelle che facevo quando ero studente, tifoso e pure un po' esagitato. Organizzando con un paio di amici ho riflettuto su un punto: considerando le difficoltà logistiche / freddo / scomodità dello stadio rispetto alla combo divano + sky + plasma, quale dovrebbe essere l'appeal (AD 2010) di andare allo stadio? L'unica risposta che mi sono dato è che lo stadio offre un porto franco a comportamenti incivili, cori beceri, divertimento triviale che altrove la società non permette. Se lo stadio perde questa caratteristica (che hanno anche tanti altri "raduni di massa") probabilmente muore.

Idea personalissima: non se ne parli più, e basta. In fondo allo stadio se ne sono viste e sentite di peggiori, e tutta questa eco solo perché il Mario è scuretto di carnagione è decisamente deleteria per la causa dell'antirazzismo.

 

quale dovrebbe essere l'appeal (AD 2010) di andare allo stadio?

Provo a proporti qualche risposta... quelle che valgono per me. Ce n'è per tutti i gusti.

1) Allo stadio hai una visione della partita completamente diversa. Vedi la squadra che si muove. Tutta la squadra. Cosa impossibile in tv, dove la visione è limitata a ciò che il regista sceglie per te. Ovviamente serve un occhio un po' allenato. Bisogna aver visto tante partite per poterne capire una senza replay, senza telecronaca, senza commento.

2) I gesti tecnici dei giocatori si vedono in modo molto più vero. La percezione della velocità cambia. Questo vale per qualunque sport. Vedere Bolt che corre i cento metri in tv non dà nessunissima percezione della sua velocità effettiva. La ragione è semplicissima: la telecamera lo segue, per cui è comese fosse semplice. Da bambino, una volta, vidi da vicino il passaggio di una maratona. Visti da vicino e dal vico, i campioni africani che corrono sono di una bellezza che nessuna immagine televisiva potrà mai dare.

3) Allo stadio la terra trema. L'emozione è mille volte più forte. L'ultima partita dal vivo l'ho vista all'Olimpico di Roma, Roma-Juve. Io sono tifoso del Lecce. Ma la curva sud che canta l'inno prima della partita vale di per sè buona parte del biglietto. Su "Roma Roma Roma core de sta città" vengono i brividi. E' stupido? Certo, è stupido. E allora? E' bellissimo. Secondo la tua logica, invece, sarebbe assurdo anche andare a un concerto... in cd la musica si sente molto meglio, o no?

4) Poi c'è, ovviamente, una dimensione puramente psicologica, che credo abbia a che vedere con la dimensione rituale dell'andare allo stadio e col senso di appartenenza a una massa di idioti che, come te, maledicono il freddo, il caldo, il vento, la pioggia, i risultati deludenti. Semplicemente perchè è un rito, perchè va fatto. Non c'è sabato o domenica in cui giochi il Lecce e io non abbia nostalgia delle poche centinaia di metri fatti in mezzo alla campagna per raggiungere lo stadio, delle chiacchiere sugli spalti in attesa della partita, delle bestemmie indicibili in dialetto stretto, del senso di stanchezza infinita che ti prende dopo la fine della partita, dei commenti alla radio tornando a casa.

Ovviamente, se questi sono i pros, c'è un'altrettanto lunga e ovvia lista di cons. A cominciare proprio da quei "comportamenti incivili, cori beceri, divertimento triviale" di cui parli. E poi la scomodità di molti stadi, gli a volte umilianti controlli ecc. Ma ti è mai capitato di vedere in tv una partita della seconda divisione inglese? Negli stadi c'è un delirio di gente, un tifo che in Italia si vede solo per le grandi partite. Sono più deficienti di noi?

Sarà scontato, ma una lettura di Pitch Fever (Febbre a 90°) di Nick Hornby io la consiglierei. (Ok, so che qui su nFA c'è gente che lo detesta :D)

Tutte osservazioni condivisibili. Vero. Bellissimo andare allo stadio. Ma... per vedere il Lecce? La squadra che si muove? Dove? I gesti tecnici? Ma quali? Stai a casa, marcospx! (Forza Toro!)

Non l'ho visto in TV, me l'hanno segnalato.

Travaglio spiega come funziona il rimborso elettorale per i partiti...(dal minuto 2:30 in poi) associazione a delinquere di stampo politico.

Per quanto riguarda la querelle Sartori-Boeri, forse la cosa più triste è il punto della risposta del primo in cui si appella al principio di autorità:

Ultima perla. Boeri sottintende che io la pensi come «quei sindaci leghisti» eccetera eccetera. No. A parte il colpo basso (che non lo onora), la verità è che io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni (vedi Democrazia 2008, pp. 78-80). Il mio pedigree di studioso è in ordine. È quello del mio assaltatore che non lo è.

 

Dunque aver letto Toynbee supplisce per la totale superficialità dell'analisi contemporanea dell'immigrazione musulmana, l'imbarazzante rilettura paternalista della storia indiana del secolo scorso e soprattutto per il fatto di confondere induisti e buddisti (tanto sempre "indiani paciosi" rimangono: difatti quando Alessandro Magno provò a invadere il Punjab, lo accolserò offrendogli collane di fiori e gli cedettero la loro terra in cambio di specchietti e perline).

Diciamo che la permanenza nel mondo anglosassone (dove peraltro, credo, anche i columnist più blasonati sono sensibili al feedback sulla rete) non gli è giovata molto, se non per l'incameramento acritico della teorizzazione sull'Eurabia eloquentemente sorta tra pensatori statunitensi che di Europa non sanno niente (vedi l'interpretazione d'oltre oceano delle rivolte parigine, o la bufala della bomba demografica islamica).

Il caso di Hina e tanti analoghi che passano sotto i radar per l'assenza di una conclusione altrettanto tragica ci dicono chiaramente che un problema esiste. Le analisi storiche un tanto al chilo (e non dico che non ne esistano anche di segno opposto, ad esempio sul colonialismo o sulle sorti meravigliose e progressive dell'Islam medievale) fanno però parte del problema, non della soluzione.

Io ho letto questa intervista intervista a Raghu Rajan sul sito della Fed di Minneapolis. Lunga, ma molto interessante.

Grazie. Effettivamente per chi si interessa al sistema finanziario vale la pena leggerla.

Ovviamente, le espressioni di razzismo sono sempre inaccettabili, ma occorre anche fare lo sforzo di vedere le cose per quello che sono, anziché affibbiare superficialmente etichette. Ad esempio, ci si deve render conto che il becero ed ignorante tifo da stadio porta al limite estremo la "sindrome dell'appartenenza", e bersaglia l'avversario mettendo in risalto gli elementi di diversità che possono costituire un appiglio per l'insulto: non sarei così certo che tale atteggiamento sia semplicisticamente definibile razzista – pur se una componente è innegabile - e mi pare anche assimilabile a talune espressioni della lotta politica che sono sotto gli occhi di tutti e dipingono l'avversario utilizzandone veri o presunti difetti in modo spesso stupido, anziché discuterne e contrastarne le posizioni tramite opportuna argomentazione. Nel caso specifico, poi, non v'è dubbio che il personaggio in questione sia soggetto ad indecenti trattamenti ululanti più frequenti della media, però si dovrebbe anche riflettere sul fatto che ciò avviene pressoché ovunque il nostro eserciti la sua arte pedatoria (persino nel corso di un torneo amichevole di calcetto!), spesso senza che i numerosi compagni di squadra con la pelle del medesimo colore abbiano a patire simili offese. Ribadendo, allora, che occorre senza dubbio trovare il modo di evitare fatti di quel tipo, a me pare - senza offesa per i numerosi fedeli nerazzurri presenti in questo luogo, Severgnini compreso, che vedono il ragazzo con un comprensibilmente affettuoso occhio di riguardo - che i comportamenti imbecilli non stiano solo dalla parte degli ululanti e che, forse, i deboli di mente in qualche modo si attirino vicendevolmente.

Ciò detto, vorrei prender spunto dall'ennesimo e stucchevole – nel commentario di rito - "affaire Balotelli" per introdurre un argomento a mio avviso molto importante, che mi preme di più affrontare: la responsabilità delle proprie azioni. L'approccio comune, che ci si trova a leggere sul tema, rimane la richiesta di sospendere le partite, a fini punitivi nei riguardi delle società calcistiche tra i cui sostenitori si verificano episodi scorretti di qualunque tipo. A mio avviso è una soluzione sbagliata, dal momento che non si basa sulla responsabilità individuale e finisce per provocare un danno anche a quella grande maggioranza di persone che nulla hanno a che fare con il misfatto, sia esso ululato o lancio di missili terra-aria. Siamo, ormai, nel XXI secolo e disponiamo di tecnologie che permettono d'individuare e colpire i singoli comportamenti, che riguardano sempre un esiguo numero di spettatori, senza colpevolizzare chi ha l'unico torto di trovarsi nel medesimo luogo e – legittimamente – non ritiene di doversi ergere a sceriffo per impedire a qualche imbecille di dimostrarsi tale, magari rischiando l'incolumità personale. La mia opinione è questa da ben prima che nascesse il problema della cosiddetta “discriminazione razziale”, riguarda ogni ambito della vita, e non è in accordo con qualunque responsabilità di gruppo, persino quando tutti i membri di una congrega commettono insieme un reato. Per meglio chiarire, sono contrario anche al reato di “associazione per delinquere” ed alle relative aggravanti (per non parlare del ridicolo “concorso esterno in …. vattelapesca): come potrei accettare un'impostazione che punisce allo stesso modo colpevoli ed innocenti solo perché condividono uno spazio fisico (o anche virtuale, peraltro)?

Dunque - ferma anche restando l'altra grande questione del diritto d'esprimere le proprie idee pure se sgradite a molti o a tutti, e di dove porre eventuali paletti – io vorrei che, finalmente, si perseguisse unicamente chi è personalmente responsabile di qualcosa, e solo a termini di legge. Ben sapendo, tra l'altro, che una norma è il frutto di un compromesso trovato nell'ambiente che la genera e normalmente cambia al variare di questo, non l'incarnazione di un immutabile principio di verità. Quest'ultimo, lasciamolo alle farneticazioni del pastore tedesco .......

Premesso che il concorso in reato comporta che TUTTE le persone coinvolte abbiano parteciapato attivamente all'esecuzione di un reato, anche nel caso di un "concorso esterno" è necessario dimostrare che l'imputato abbia agito personalmente e concretamente, e quindi è abbastanza diverso dall'associazione a delinquere, che viene punita anche indipendentemente dai reati commessi, nel caso dell'associazione a delinquere il bene protetto è costituito dall’ordine pubblico, che risulterebbe minacciato dalla sola esistenza dell'associazione, si può anche criticare un simile orientamento giuridico, ma sostanzialmente è lo stesso che sta alla base del  reato di immigrazione clandestina, di fronte all'ordine pubblico e all'allarme sociale le responsabilità personale passa in secondo piano.

 

Ma è vero che un avere un cane in casa è equivalente, in termini di consumo di energia e quindi di inquinamento, a possedere un SUV? No, è solo una leggenda metropolitana, come si argomenta in questo articolo.

Gli articoli segnalati mi hanno fatto riflettere parecchio, in particolare il secondo sulla questione Islamica.

Mi piace questa nuova rubrica settimanale, tuttavia avrei un piccolissimo, forse insignificante, appunto da farvi. Ma perchè quando mettete i link non li fate aprire in un'altra scheda? Mi pare che ci sia l'opzione _blank (open in a new window).

Perchè molti (me incluso) lo trovano irritante.

E perchè basta aprire il link col pulsante centrale per ottenere lo stesso effetto (a meno che tu usi un mac ovviamente).

Io trovo irritante il contrario. :-)

..in ogni caso continuerò a clickare col pulsante destro e scegliere l'opzione "Apri link in un'altra scheda".

C'e' un malcelato collegamento tra punti due e tre, riassumibile nella prima pagina di oggi del ilGiornale:

 

Non e' tanto la questione razzista, quanto l'eccesso di semplificazione. Sembra che ormai i giornalisti si siano abituati ad avere a che fare con dei bambini di due anni per cui non vale piu' la pena di spiegare le cose o creare un contesto: esistono di solito due fazioni (islam e cristiani; veronesi tutti e balotelli; calabresi e "negri"; noi e loro; giusto e sbagliato).

Sempre in tema di semplificazioni, segnalo che il corriere non pago del temino di terza elementare scritto da sartori dal titolo "i buddisti paciosi e paciocconi", ha aggiunto ieri un editoriale di panebianco nella sezione che riguardava i fatti di Rosarno. Credo che il messaggio sia cercare di spiegare le rivolte degli immigrati africani partendo dal fatto che nelle scuole elementari non si fa piu' il presepe.

 

Di Sartori condivido l'opinione quasi sempre quando scrive di Costituzione, sistemi politici e meccanismi elettorali.

Per questo ero rimasto esterrefatto alla lettura del famigerato articolo sul Corriere. Mi sono trasferito da piu' di tre anni in paesi islamici, prima in Qatar adesso negli Emirati Arabi Uniti. Quindi posso offrire la prospettiva abbastanza inedita di un "emigrato" (qui si dice "expatriate") italiano in un paese musulmano.

Tanto per cominciare, sia in Qatar che negli EAU circa l'80% della popolazione residente e' straniera e piu' della meta' non e' di religione islamica. A Dubai il 90% della popolazione e' immigrata. Non esistono tensioni religiose, etniche, o razziali di alcun tipo. Sia a lavoro che nella vita sociale mi trovo a ogni giorno ad intergire con colleghi o amici provenienti da tutti i continenti e non ho mai avuto (e nemmeno percepito lontamente) il minimo problema. Ne' ho mai sentito o letto di fatti incresciosi tipo cori a Balotelli o, peggio, rivolte a Rosarno.

Tra la popolazione locale si sentono talora discorsi sulla perdita della identita' in un paese dove diventati in pochi anni un' esigua minoranza, ma in definitiva trovo che si e' svulippata una societa' multiculturale e multirazziale di cui i primi ad essere fieri sono proprio i locali.  

Non ignoro che ci sono ambienti piu' conservatori che provano un senso di fastidio verso questa improvvisa apertura della loro societa', ma in definitiva la maggioranza, soprattutto dei giovani, e' estremamente favorevole a questa integrazione e se la gode alla grande.

Propongo di fare una colletta per pagare a Sartori un viaggio in Arabia. Magari i suoi prossimi articoli (e quelli di Panebianco che batte sullo stesso tasto) sulle questioni di integrazione potrebbero beneficiare di una prospettiva meno provinciale.

Temo che il nostro ti risponderebbe che quello che tu osservi non conta molto rispetto alle immortali verità contenute nelle pagine di Toynbee.

Le "immortali verità" di Toynbee sono le verità di un profeta e non di uno storico (vedi ad esempio Geyl). Il trucchetto di Toynbee, non nuovo per la verità, consisteva nel trovare leggi generali dello sviluppo storico scegliendo le prove che confortavano la sua teoria e omettendo quelle che non erano coerenti con la teoria. Per dirla in sintesi:

Non sono tanto - e neppure in primo luogo - la ricerca di leggi, le generalizzazioni, perfino i ragionamenti difettosi, che offendono: é la visione stessa per cui ogni età ed ogni civiltà é giudicata con un metro che le é estraneo e la sua importanza circoscritta al contributo che essa ha portato al progresso d'un principio scelto arbitrariamente.

Non é difficile capire perché a Sartori piaccia tanto Toynbee.

Vedere un sedicente storico ridurre tutto quantoil mirabile e misterioso movimento della storia a un singolo motivo, rifiutando come privi d'interesse interi secoli, infilando a forza tutto ciò nello schema d'una costruzione presuntuosa, colpisce come cosa che va contro tutto ciò che la storia rappresenta.

E in effetti come ci ricorda Evans qui a pag. 80

La monumentale e presuntuosa opera di Toynbee ha goduto solo una breve popolarità prima di scomparire nel buio dove da allora giace accanto a titoli simili...

Sartori l'ha tolta dal polveroso dimenticatoio. Sarebbe bene farcela tornare assieme agli interventi più recenti di Sartori. Sarebbe un bene per Toynbee e per Sartori. Ma sopratutto per noi.

 

 

Spero fosse ovvio che nel mio post l'espressione "immortali verità" era usata in modo ironico.

Fausto guarda che all'epoca vi fu chi definì l'opera di Toynbee (pubblicata tra 1934 e il 1947) un capolavoro immortale e la più grande opera del nostro tempo. Indovina chi tirò fuori questa definizione? La stampa, sempre lei. E loro, a differenza tua non erano ironici, come non lo é Sartori che infatti scrive

la verità è che io seguo l’interpretazione della civiltà islamica e della sua decadenza di Arnold Toynbee, il grande e insuperato autore di una monumentale storia delle civilizzazioni.

Insuperato? Ma di che parla? E' proprio un ignorante presuntuoso.

 

A Dubai il 90% della popolazione e' immigrata. Non esistono tensioni religiose, etniche, o razziali di alcun tipo. Sia a lavoro che nella vita sociale mi trovo a ogni giorno ad intergire con colleghi o amici provenienti da tutti i continenti e non ho mai avuto (e nemmeno percepito lontamente) il minimo problema.

Sarebbe interessante conoscere, per questo caso cosi' felice di integrazione, quali sono le regole per immigrare, sia nella forma sia nella prassi, e quali siano le norme per la concessione della cittadinanza e dei diritti politici.

En passant, se non è di troppo disturbo, sarebbe interessante anche avere qualche indicazione sulla situazione femminile.

Ma Fabio,

ma mi sembrava che ci fossero tensioni fra i lavoratori edili che vivono in baraccopoli e sono del tutto privi di diritti sindacali...avevo letto di riots...dico fesserie?

A Dubai il 90% della popolazione e' immigrata.

A quanto mi raccontavano, il visto lavorativo per Dubai e' legato all'avere un posto di lavoro e dopo un mese dall'essere stati licenziati, si viene espulsi per davvero, per cui di immigrati non in regola ce ne sono veramente molto pochi. Mi puoi confermare o smentire questa voce?

Inoltre mi risulta che col timbro di Israele sul passaporto ci si possa scordare di avere il visto di ingresso per Dubai. Mi confermi o smentisci pure questo?

 

Non so perché, ma il post mi puzza di Stato etico.

E' vero, il web ha dato la possibilità di comunicare tra moltissime persone e una delle conseguenze è che si è inondati da tante informazioni. Tuttavia non capisco bene dov'è il problema: data una complessità maggiore che in passato, ognuno deve imparare un modo per discernere il valore di ciò trova, se lo vuole.

Ripeto: se uno non crede allo Stato etico, ci vuole tanto ad arrivare a questa conclusione e vivere in pace?

E' vero, il web ha dato la possibilità di comunicare tra moltissime persone e una delle conseguenze è che si è inondati da tante informazioni. Tuttavia non capisco bene dov'è il problema:

Il problema esiste per chi deriva introiti dalla carta stampata, e se l'informazione diventa libera resta disoccupato :-)

Questa però è una visione al ribasso: uno cerca di difendere il proprio monopolio, invece di riconoscere la nuova sfida e mettersi in competizione in una società aperta. Tra l'altro i giornali avrebbero altri asset su cui far leva, come la reputazione, il brand, una struttura operativa. Una prospettiva di questo tipo può funzionare nel breve termine, ma non nel medio-lungo.

 

Nel medio termine Riottà è in pensione e non son più cazzi suoi.

 

Visto che questa rubrica sostituisce "Una chiappa ciascuno", ecco il mio suggerimento per il premio chiappa della settimana:

Chi: il sottosegretario Bonaiuti

Citazione: "non si tratta di leggi ad personam, ma di giustizia ad personam"

Spiegazione: "Cioè di una risposta a una giustizia politicizzata che ha colpito il presidente del Consiglio in quella maniera. Se l'opposizione dà segno di recepirlo, abbiamo fatto un passo avanti."

Influenze: il deputato Ghedini che diceva "la giustizia è uguale per tutti, ma non la sua applicazione."

Link: http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_11/berlusconi-torna-roma_2baa...

Senza offesa, ma ubi maior, minor cessat:

Berlusconi e le norme ad personam: "Sulla giustizia solo leggi ad libertatem"

http://www.repubblica.it/economia/2010/01/11/news/riforme_entro_anno-190...

Senza offesa per le vostre proposte, ma il rilancio della parola "negri" fatta in larga scala da Feltri è senza dubbio e di gran lunga la "perla" della settimana.

Concordo.

Ho visto la prima pagina su negri e mafiosi (quella prima era "Hanno ragione i negri") e mi sono sentito in obbligo di premiare questa esuberanza. Tanto alla fine del mio viaggio verso Milano, prevedibilmente, avrei trovato qualcuna in grado di apprezzare tanto buon gusto.

Hai ragione. Di fronte ad una simile dimostrazione di sommo equilibrio e di introspezione dei principi del liberalesimo post-ottocentesco, non si puo' che umilmente chinare il capo....per piangere

 

Come canta qualcuno, "La stagione dell'amore viene e va..."

Quella nostrana, inaugurata dal martirologio Urbi et Orbi Demonstratum, volge al termine, un termine che è sempre lo stesso.

Il Capo, che come i  veri banditi può ora esibire una cicatrice sulla guancia (roba che l'immaginazione di Stevenson in confronto è robetta da romanzi Harmony), dichiara che i giudici sono peggio di Tartaglia. Nel frattempo avanza inesorabile la riforma, l'unica che conti veramente: non di tagliare le aliquote si tratta, ma di tagliare con la lima le sbarre.

Nel frattempo, questo paese di pensionati che è l'Italia rimira ancora una volta le sue glorie passate: fra corrotti da riabilitare e glorie che sarebbero da nascondere.

Ps: questa discussione su Craxi è vomitevole. Si metteva i soldi in tasca era un ladro e basta e pensano di riabitarlo a colpi di toponomastica. Lo paragonano a Khol che certo i soldi non se li metteva in tasca e che comunque, a scanso di equivoci, la Merkel non ha nemmeno invitato alle celebrazioni per la caduta del Muro di Berlino. Poi dice che uno fa l'antiitaliano a fare sempre paragoni con gli altri.

 

Hai ragione.

Allora perchè resti in Italia?

La tua domanda viola le regole minime della educata conversazione, perchè sostituisce la discussione degli argomenti, che sono l'unica cosa che ci si può scambiare su un blog, con domande di natura personale sulle quali nessuno di noi, in mancanza di conoscenze dirette delle persone con cui interloquisce, potrebbe o dovrebbe chiedere.

Potrebbe essere che ci provi ad andarmene e non ci sia ancora riuscito. Potrebbe essere che ho figli che non posso lasciare, potrebbero essere tante cose insomma.

Siccome in genere la domanda che tu fai è motivata dal rimprovero polemico che, se non ti sta bene allora te ne vai, (ma non so se le tue intenzioni nel pormi la domanda fossero realmente quelle) reagisco alla stessa domanda in maniera assai animata e animosa.

Leggevo proprio da poco la polemica di David Hume contro John Locke. Quest'ultimo nella sua concenzione contrattualista sosteneva che il consenso nasce dall'assenso dei governanti consapevolmente espresso (con il corollario che laddove i cittadini negassero tale consenso potrebbero fuoriuscire dalla comunità politica); Hume dal canto suo diceva invece molto banalmente che la creazione di nuove società politiche o la migrazione verso società nuove avevano costi che non sempre potevano essere sostenuti (la questione era distante dal punto delle scelte personali ma è collegata piuttosto a come intendere la legittimazione del potere politico: basta l'assenso tacito per riconoscere legittimazione al potere politico?).

E infatti, il retrogusto delle domande polemiche tipo "allora perchè non te ne vai" è quello che se tu rimani in fondo è "perchè ci stai bene" e allora "non è così grigia come la dipingi"... come se le condizioni soggettivamente percepite di bene o male potessero offuscare il crudo fatto che, tornando all'esempio da cui siamo partiti, un corrotto ladro si veda dedicare le strade.

Marco, ho iniziato dicendo che hai ragione, e infatti non volevo rimproverarti o sembrarti polemico.

Il punto è che, con gli argomenti di cui hai parlato mi hai convinto che ci sono diverse e gravi cose che non vanno e non intravedo rimedi a breve e forse nemmeno medio termine. Per questo mi è venuta la curiosità di chiederti perché resti. E con questo non volevo farmi i fatti tuoi: una risposta del tipo "per motivi personali" oppure"perché vorrei contribuire a cambiare in meglio le cose" o altro poteva farmi capire il tipo di motivo.
Sono d'accordo anche sul fatto che solo perché una cosa è in un certo modo non è detto che sia un modo giusto. Se una cosa è sbagliata, non è giusto accettarla solo perché ti ripetono che invece è giusta.

Non mi sembrava di violare la netiquette, ma se ti ho dato questa impressione, ti chiedo scusa, non l'ho fatto apposta.

Ok, scusami, ma fino a Marzo-Aprile la questione sarà un argomento sensibile.

Più che riabilitare un personaggio del passato si vuol riabilitare un personaggio del presente, ma soprattutto, e questa è la cosa che più scandalizza per le sue conseguenze nel lungo termine, si vuol riabilitare un certo modo di far politica.

Non a caso la scorsa domenica a "in mezz' ora" la figlia stefania sosteneva che c' è un parallelo evidente fra il complotto giudiziario contro BS e quello contro BC (chissà se abbia mai fatto considerazioni in termini di colpevolezza in relazione a questo paragone...).

A volte mi domando cosa succederebbe se BS facesse un discorso in parlamento del tipo "Si, è vero sono colpevole. Ma di sicuro non sono l' unico qua dentro"...quali sarebbero le reazioni di quel mitico 70% di italiani che lo stimano? Quanti si scandalizzerebbero anche stavolta? E quanti invece cederebbero alla misera rassegnata accettazione del "si è sempre saputo, cosi fan tutti, ma almeno lui....etc.." ?

 

Hai perfettamente ragione; è un tentativo di riabilitare un certo modo di fare politica, e la cosa sembra piacere proprio per questo. Quello che mi interesserebbe capire è : cosa è successo a tutti quelli che tiravano monetine ed esibivano forche? Ai tempi erano "tutti" scandalizzati ed inferociti (ed io mi domandavo: ma chi lo ha votato il C.A.F. fino a ieri?). Oggi "tutti" concordi che Mani Pulite è stata eccessiva o di parte. Possibile che la maggioranza del paese sia fatta di banderuole che oltretutto non si assumono mai la responsabilità di quello che votano? Mha...

PS

Sabelli Fioretti ha proposto di intitolare a Craxi una delle tangenziali, mi sembra un'ottimo compromesso!

Si avete ragione voi: il punto è assolverne uno per mandarne impuniti 100 (o mille).

Corrado, ti segnalo questa antologia di quanto proferito a suo tempo dai più stretti collaboratori di Bettino...giusto perchè riporti il problema della memoria.

Claudio Martelli, il delfino, prometteva "rinnovamento" per "restituire l’onore ai socialisti", esaltava "la salutare azione dei giudici di Mani pulite", strapazzava Craxi per aver rifiutato di "usare la scopa o la spada contro i corrotti"; "Bettino non lo riconosco più, mi ricorda Salò" (30-9-92); "Ha lasciato che il malcostume si diffondesse e ha risposto in modo improvvido alle inchieste sulla corruzione" (28-11-92)

Gianni De Michelis, che Biagi chiamava l’Avanzo di Balera, denunciò "la gestione lacunosa del Psi" e la "scarsa attenzione alla degenerazione dei partiti" (19-6-92). Rino Formica, che ora delira di complotti internazionali, non aveva dubbi: "Il Psi era pieno di craxini che, non riuscendo a realizzare il socialismo, cercavano almeno un po’ di benessere" (1-11-92), "Craxi si comporta da stalinista, usa metodi autoritari e dispotici" (11-11-92).

Ferocissimo Ottaviano Del Turco: "Non mi stupisco affatto del partito degli affari all’interno del Psi. Ho sempre denunciato quelli che brillano per la luce dei soldi, come Paperon de’ Paperoni" (15-5-92); "Craxi non ha messo a disposizione del partito alcunché. Dei conti esteri non mi disse nulla" (8-11-94).

Perfino Paris Dell’Unto, detto Er Roscio, sparava a zero: "Craxi non ne azzecca più una. Più che un caso politico, è un problema sanitario" (13-11-93); "Bettino non si rende conto che rischia di eliminare non il Psi, ma cent’anni di storia. La gente non ne può più di ville al mare, yacht, feste, notti al night e mignotte" (3-5-93).

E perfino il cognatissimo Paolo Pillitteri cannoneggiava: "Io la chiamerei Cupola per rendere l’idea di quel che è successo fra politici e imprenditori a Milano" (3-5-92).

Anatemi anche dal cappellano Gianni Baget Bozzo: "Craxi doveva andare a Milano e chiedere perdono. C'è una questione morale, prima che politica. Nel centenario del Psi bisognava chiedere scusa per le tangenti incassate. Persino il Pci ha dovuto dire: ho sbagliato" (11-9-92).


Francesco Forte, reduce dai pellegrinaggi in Somalia, tuonava: "Sono stufo di andare a comprare i giornali e sentirmi dire: ‘Ma questo non è ancora in galera?’. Mi vergogno di essere un politico, per giunta socialista" (9-7-92). E Giuliano Amato: "Molti nel partito si sono arricchiti: bisognava buttarne via qualcuno" (26-11-92).

 

Intanto Craxi fuggiva ad Hammamet e Berlusconi fingeva di non conoscerlo: "Io a Craxi non devo nulla" (21-2-94); "Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. Tv e giornali della Fininvest sono stati sempre in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Di Pietro" (6-12-94).

La migliore resta quella di Bobo Craxi, che a 25 anni era già segretario del Psi milanese per discendenza diretta: "Non mi sono mai considerato craxiano" (10-9-92).

dal fatto quotidiano 31/12/2009

di marco travaglio

 

Secondo me queste frasi chiariscono che la nostra casta è attentissima agli umori della gente e se non cambia metodi di governo e moralità al giorno d'oggi, è perchè la stessa popolazione italiana è materialmente e culturalmente prossima al modo di intendere la politica che la classe politica incarna. Ecco perchè le grida di gente come Grillo, o libri come la Casta. ormai sono diventati nulla più che un genere letterario di autonarrazione del paese: perchè non cambiano nulla ma raccontano solo una situazione che in molti tollerano e giustificano.

Le cose stanno come dici tu: la popolazione italiana è materialmente e culturalmente prossima al modo di intendere la politica della casta.

Una precisazione è però doverosa. Questo succede perchè, "la casta", ne è emanazione, cioè è composta da italiani e votata da italiani (con un'affluenza alle urne tra le più alte della UE).

Concordo anche su Grillo, Luttazzi et similia, sono un genere letterario. In libreria controlla quanti libri si stampano su Berlusconi, interi scaffali! (inoltre, ma non vorrei dilungarmi, i comportamenti dei due citati spesso non sono stati migliori di quelli che vanno poi a criticare).

Concordo anche su Grillo, Luttazzi et similia, [...] i comportamenti dei due citati spesso non sono stati migliori di quelli che vanno poi a criticare).

A mio parere Grillo e' una persona fondalmentalmente onesta, credo sia da molto tempo il massimo contribuente di Genova e non ha usato i sotterfugi usati dalla maggior parte dei conterranei di successo per eludere o evadere le tasse.  I difetti di Grillo sono i difetti tipici del tribuno delle plebe italiano: estremismo e carenza di comprensione su cosa distingua una societa' arretrata e disfunzionale come quella italiana dalle societa' civili ed evolute oltre le Alpi.

Alberto non mi riferivo al pagare tasse, ma ad altro. Non vorrei aprire un OT infinito. Diciamo che è facile fare il tribuno della plebe, assecondando gli istinti della massa, sapendo che, tanto, nessuno ti chiamerà a rendere conto delle cazzate che dici. Quindi: spacca un pc sul palco e l'anno dopo diventa capo del "popolo dei blog"; sei a favore delle merci su rotaia, ma contro la TAV; dici che Veronesi è un assassino e, poi, fai pubblicità ad uno radiato dall'ordine dei medici (chè fa morire la gente curando il cancro col bicarbonato); copia articoli da NfA senza citare la fonte; fai vendere migliaia di palline miracolose, per lavare senza detersivo, che non funzionano; pubblica bufale sui telefonini che bruciano il cervello e non chiedere scusa (anzi non rettificare nemmeno); e, ovviamente, non transigere sull'incoerenza della classe politica! Certo in parlamento siede anche di peggio, e lui ha fatto certamente anche cose lodevoli, comunque non mi piace (e a me, di solito, i genovesi piacciono molto).

 

Ecco perchè le grida di gente come Grillo, o libri come la Casta. ormai sono diventati nulla più che un genere letterario di autonarrazione del paese: perchè non cambiano nulla ma raccontano solo una situazione che in molti tollerano e giustificano.

Come chiave di comprensione del comportamento degli italiani tuttavia suggerisco di considerare due elementi stranoti: lo spirito di fazione al (prevalentemente al centro-nord) e il clientelismo (prevalentemente nel sud). Gli italiani un minimo alfabetizzati hanno capito che i politici sono ladri in maggioranza, in quasi ogni partito (seppure con differenze) ma per fazione preferiscono comunque sostenere il proprio ladro contro quello degli avversari che fa ancora piu' schifo e per clientelismo preferiscono comunque votare il ladro che redistribuisce sul suo territorio almeno un po' di quello che ruba a Roma.

Riguardo a Craxi, io credo che gli italiani alfabetizzati sappiano tutti che era un ladro o comunque un disonesto, ma molti non solo a destra vogliono riabilitarlo perche' ritengono con abbastanza buona ragione che sia stato discriminato da una magistratura complessivamente polarizzata a sinistra rispetto ad altri ladri similmente meritevoli di condanna.

Divertente comunque l'idea di usare il suo nome per una tangenziale.

Riguardo a Craxi, io credo che gli italiani alfabetizzati sappiano tutti che era un ladro o comunque un disonesto, ma molti non solo a destra vogliono riabilitarlo perche' ritengono con abbastanza buona ragione che sia stato discriminato da una magistratura complessivamente polarizzata a sinistra rispetto ad altri ladri similmente meritevoli di condanna.

Alberto, su queste cose ci siamo già scornati e voglio risparmiare al paziente uditorio il girone di ritorno :-).

Però dico: se il fatto che Craxi rubasse è acclarato, come tu stesso riconosci, è motivo sufficiente a chiederne la riabilitazione il fatto che altri, pur rubando non sono stati scoperti e condananti? E che cosa è questa volontà di rimediare ai torti di una parte, invocando i torti della parte avversa, se non una manifestazione dello spirito di fazione che tu, giustamente, porti come chiave di lettura dell'Italia attuale?

Però dico: se il fatto che Craxi rubasse è acclarato, come tu stesso riconosci, è motivo sufficiente a chiederne la riabilitazione il fatto che altri, pur rubando non sono stati scoperti e condananti? E che cosa è questa volontà di rimediare ai torti di una parte, invocando i torti della parte avversa, se non una manifestazione dello spirito di fazione che tu, giustamente, porti come chiave di lettura dell'Italia attuale?

Riabilitare Craxi e' sbagliato, non c'e' dubbio, e riabilitarlo fa parte dello spirito di fazione. Stavo spiegando piu' che giustificarlo.  Io simpatizzo per la fazione cui va benissimo Craxi condannato insieme al resto del CAF (eseguito molto parzialmente) e alla dirigenza PCI (che invece si e' salvata), non certo per la fazione di Craxi.

Mi sembra da segnalare l'allargamento del pizzo SIAE fino a circa 100M€/anno, determinata proporzionalmente alla capacità (quindi in presumibile crescita esponenziale futura), a tutti i dispositivi di memorizzazione.

Per una questione di etica, mi asterrò dal comprare tali prodotti in Italia.

Per una questione di etica, mi asterrò dal comprare tali prodotti in Italia.

Non c'e' solo la SIAE a fare la sanguisuga. C'e' anche la La SCF (Società Consortile Fonografici) che riscuote una ulteriore tassa in ottemperanza alla legge sui diritti di autore del 1941, anche nota come legge grammofono.

http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/il-balzello-sulla-musica-va-pagato...

La SCF si accanisce in particolare contro negozi, supermercati e aziende che hanno filodiffusione (anche musica da ascensore) e riscuote soldi OLTRE alla siae.

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