Letture per il il fine settimana, 1-5-2010

30 aprile 2010 andrea moro e andrea moro

Questa settimana: sociologia: omicidio o suicidio?; l'economia politica di Jose Mourinho; l'incredibile vicenda del metro di Parma; Powerpoint fa perdere le guerre (e danneggia gli Space Shuttle); libertà di parola negli usa; la ''privatizzazione'' dell'acqua; il libertarismo dei raccoglitori di rifiuti nigeriani; Stefano Fassina: Dr. Jekyll o Mr. Hyde?

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Sul sito della Treccani il sociologo Guido Martinotti, docente all'Università di Milano-Bicocca, si interroga sulla scomparsa della sociologia dalla scienza ufficiale italiana, chiedendosi in forma provocatoria se si tratti di suicidio od omicidio. Molto interessanti sia l'articolo sia il dibattito sviluppato nel forum.
  • Chris Dillow usa Mourinho come scusa per parlare di cose meno importanti, tipo il ruolo del merito e della fortuna nel formare i destini umani. Nota per i lettori: ''Manyoo'' è slang per ''Man U'', una squadra di calcio di Manchester recentemente esclusa dalla Champions League.
  • Andrea Boitani e Carlo Scarpa narrano su lavoce.info la grottesca vicenda del metro di Parma, una (purtroppo) ordinaria storia di spreco di danaro pubblico e di irresponsabilità amministrativa.
  • Un interessante articolo del New York Times (in inglese, ovviamente) racconta come l'abuso di Powerpoint nelle forze armate americane finisca per distogliere la pianificazione delle operazioni da dettagli importanti. Di particolare interesse alcuni articoli linkati: il saggio del capitano Crispin Burke che spiega i vantaggi e gli abusi di Powerpoint, e, da esso linkati, il documento di analisi sul disastro del columbia Shuttle, nel quale Edward Tufte sottolinea i difetti di comunicazione generati da Powerpoint, e, dal lato opposto, la particolare efficacia espositiva di un divertente documento prodotto dal capitano Travis Patiquin che ha contribuito a cambiare il corso della guerra in Iraq.
  • Sempre sul New York Times, Stanley Fish ci racconta come la storia della giurisprudenza costituzionale USA sulla libertà di parola sia giunta a permettere, in una decisione della scorsa settimana, la produzione e la distribuzione di video in cui si torturano animali (anche se l'atto della tortura è illegale).
  • Carlo Stagnaro discute su chicago-blog la legge sulla cosidetta privatizzazione dell'acqua e in particolare l'atteggiamento del PD. Sempre su chicago-blog il parlamentare PD Federico Testa risponde.
  • Sempre Chris Dillow riflette sul filmato della BBC Welcome to Lagos, in cui si narra l'organizzazione di una comunità di raccoglitori di rifiuti che vive accanto alla discarica di Olusosun. Si tratta essenzialmente di una comunità auto-organizzata, con perfino uno schema rudimentale di amministrazione della giustizia e senza intervento dello stato. La domanda finale del post è: come mai le società libertarie sembrano svilupparsi più frequentemente in condizioni di povertà? O, per porre la domanda in altri termini, come mai l'aumento del reddito pro-capite porta a una crescita del ruolo dello stato? In realtà questo è un vecchio dibattito mai ben risolto in economia. Mettete Wagner's Law in google e divertitevi.
  • Stefano Fassina, responsabile economico del PD, in una intervista al Foglio, dice che bisogna abbassare le tasse, eliminare gli studi di settore, e che il suo compagno di partito Cesare Damiano ha sbagliato a proporre un incremento dell'IRPEF per finanziare la cassa integrazione. L'occhiello al titolo parla pure di ridurre la spesa pubblica, anche se questo punto non ci è parso molto sviluppato nell'intervista. A noi è rimasto un dubbio. Ma questo è lo stesso Fassina che poco più di un mese fa voleva buttare a mare il ''pensiero unico neoliberista''? Mah.

10 commenti (espandi tutti)

In effetti, l'intervista attuale pare esser stata concessa dal fratello intelligente di Stefano Fassina. Certo, non tutto sembra in linea con un'impostazione liberale, e si nota una vicinanza alla visione tremontiana (definizione di tax dumping per le scelte fiscalmente competitive di alcuni Paesi, ipotesi protezionistica nei confronti dei Paesi "socialmente riprovevoli" ....), ma qui parla di pressione fiscale eccessiva, mentre prima continuava a porre l'accento sulla redistribuzione, ad esempio quando sosteneva che sia meglio costruire asili nido piuttosto che ridurre le aliquote.

Allora, alcune domande nascono spontanee (direbbe il vecchio Lubrano):

- vuol solo blandire un'audience differente oppure ha davvero (già) cambiato idea?

- se fosse (curiosamente) vera la seconda ipotesi, si tratta di un ripensamento post-elettorale?

- in questo caso, potrebbe essere un sintomo dell'ennesima faida interna al PD?

- anche la scelta di "mollare" il sodale Visco sugli studi di settore ne fa parte?

- interpreta la linea economica ufficiale del partito oppure, come sempre, si naviga a vista?

- vedremo proposte di legge coerenti con quanto qui affermato oppure dominerà il "maanchismo" di veltroniana memoria?

......... e molte altre simili. Inoltre, mi chiedo - ma con un sorriso amaro - come riuscirebbe a conciliare le due serie di dichiarazioni, messo davanti ad entrambe da un intervistatore dotato di un minimo di palle. I giornalisti non lo fanno, e generalmente si prostrano davanti a tutti gli esponenti della politica ai quali chiedono umilmente udienza - timorosi di essere esclusi, per ripicca, dal novero degli ammessi a corte - ma quello sarebbe il loro compito ....


 

Vorrei sottolineare, in particolare, un'affermazione. Ho riletto due volte per credere alla frase:

In prospettiva, si potrebbe persino arrivare a eliminare l’imposta sulle società e tassare il reddito esclusivamente in capo ai soci”.

 

Sta cioè dicendo - cito sempre "Il Foglio" - che se un'impresa non distribuisce gli utili, ma reinveste internamente quanto guadagnato, le tasse non le deve pagare. Ecco, a me sembra da sempre un'ovvietà (perché un utile non distribuito non costituisce reddito e va a rafforzare le possibilità aziendali di creare ricchezza e lavoro), ma nell'immaginario collettivo del popolo socialista pare si tratti di una bestemmia, e non è credibile che un'ipotetica maggioranza di centro-sinistra possa formarsi - il che significa vincere un'elezione - con un simile programma. Allora, perché ipotizzarlo? Forse perché stando all'opposizione è facile sfidare il governo su posizioni che - teoricamente, solo teoricamente ..... - a questo competerebbero, ben sapendo che non se ne conseguirebbe alcunché di coerente nel caso di un cambio di maggioranza?

 

Ma sto Fassina neanche quando dice cose vagamente sensate lo vogliamo lasciare in pace? ;)

Seriamente: per una volta che uno dice qualcosa di vagamente liberale (e quell'uno è pure resposnabile economico di un partito) vogliamo dire "era ora!" oppure sindacare se lo dice sul serio, se ci crede veramente, se quelli del suo partito la pensano veramente così?

Va bene che il signore in passato ha detto cose discutibili (e pure quelle cose sono state ampiamente discusse), ma ora che ha detto qualcosa di più sensato vogliamo dargliene atto oppure fargli un processo alle intenzioni?

Non tassare gli utili non distribuiti è un'idea sensata e sana, chiunque la proponga oppure se  ne parla uno del PD non vale? Dovremmo aspettare che ci pensi la Lega quando avrà finito di occuparsi delle pillole abortive o di fare la guerra ai centri commerciali?

Sia chiaro, non mi illudo che due parole dette da un tizio possano riscattare un partito dal coma irreversibile in cui versa, dico solo che viste le condizioni in cui versa il paese e considerato quella che è la classe politica ogni minimo spunto liberale, da qualunque parte venga, andrebbbe salutato positivamente.

Se neanche su NFA si da atto di questo allora mi viene una tristezza che neanche parole illuminate come queste [http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/505]* potranno mai sconfiggere.

PS per quello che possa interessare la mia personale opinione è che il signore idee non malvagie ne abbia, ma che alcune non le dica ai quattro venti perchè teme siano tabù(probabilmente a ragione) per molti dei sui compari. Parlando al Foglio magari si è lasciato un pò andare, mentre le esternazioni dell'altra volta erano puro opportunismo: tante volte un politico trova utile dire cose in cui non crede perchè pensa faccia parte del mestiere. Distinguo quali siano le idee vere e quali le parole di facciata dando per buono che in Italia Liberale=non gradito all'opinione pubblica e questo sarebbe coerente anche con la scelta del timing pre e post elettorale.

*perdonate ma con firefox non mi vanno gli hyperlink non so perchè.

Scusa, la questione non è lasciar stare Fassina quando dice cose vagamente sensate. Anzi, mi pare necessario rimarcare ciò che si ritiene condivisibile, di chiunque siano le opinioni espresse. Infatti, ho dichiarato di apprezzare gran parte di quanto si legge in quest'ultima intervista, ponendo l'accento finale su quell'ipotesi di fiscalità d'impresa - per me piacevolmente sorprendente - che prevede la non tassabilità degli utili reinvestiti.

Dunque, lo ripeto: saluto con piacere le attuali parole di Fassina. Di più, se queste descrivono la linea del partito da qui in avanti, sono pronto a stappare lo champagne ....

Però, mi pare doveroso porsi qualche domanda, pensando all'altra intervista (recentissima, non del secolo scorso ....) che pare davvero rilasciata da una persona diversa. In primis, ovviamente, non si può rinunciare a chiedersi se le sue posizioni siano queste o quelle, giacché sono chiaramente inconciliabili: escludendo un caso di sdoppiamento della personalità, non rimane che la strumentalità. Ma, allora, è fondamentale sapere se fingeva prima o se mente oggi. La cosa - mi concederai - è tutt'altro che irrilevante, dal momento che questo signore ha un ruolo di rilievo nel suo partito: caspita, ne dovrebbe incarnare le idee in campo economico! Dunque, a parte il divertissement rappresentato dall'accenno di dietrologia in "casa PD", la vera questione è: il partito di cui il nostro eroe è responsabile economico condivide quest'impostazione, e lo vedremo in un'azione poltica conseguente?

Ecco, io ne sarei felicissimo, ma purtroppo mi pare improbabile.

Non solo perchè le proposte dei suoi colleghi sono differenti in maniera molto evidente, ma proprio perché la cultura economica degli elettori ai quali la sinistra politica si rivolge non è in linea con tale impostazione. Presentarsi ad un'elezione su queste basi - io credo, e ritengo sia noto anche a chi dovrebbe decidere - significherebbe raggranellare (forse) qualche voto in più tra i (drammaticamente pochi) liberali che potrebbero concedere fiducia, esasperati da Berlusconi, nell'incerta speranza di una svolta culturale rispetto alla tradizione. Ma vorrebbe dire perderne molti dalla base elettorale abituale, a favore della sinistra estrema, oggi fotunatamente fuori dal Parlamento. In conclusione, una vittoria elettorale porterebbe all'inevitabilità di una coalizione governativa che, comprendendo questi altri attori, tornerebbe ad esserne fortemente condizionata. Risultato: addio politiche liberali, come la storia recente insegna.

Tutto ciò, a prescindere da idee ed azioni di chi ora sta al governo: ne possiamo dire tranquillamente "peste & corna" - e spesso qui se ne legge - ma non è la questione che si sta esaminando.

 

il partito di cui il nostro eroe è responsabile economico condivide quest'impostazione, e lo vedremo in un'azione poltica conseguente?

Naturalmente non possiedo la verità, ma una semplice opinione. Secondo me al pari di quelli di libertiamo dall'altra parte questo qui è uno di quelli che pensano "si dovrebbe fare A" dove al posto di A si può mettere qualsiasi cosa di liberale. Però A non piace al grosso degli italiani e dei polici italiani. Quelli di libertiamo, finchè non siedono in parlamento possono parlare più chiaramente. Lui è costretto dall'opportunismo ("costretto" si fa per dire, la paraculagine non la prescrive il medico anche se sembra i nostir politici la diano per sontata) a dire cose abberranti come l'altra volta per non essere punito dai suoi elettori (così lui crede). Nel post, e parlando al Foglio, si può permettere di togliersi qualche sassolino dalla scarpa anche perchè quando non sei al governo è facile dire "tagliamo le tasse" perchè i conti col vincolo di bilancio e coi necessari tagli alla spesa non devi farli tu.

Che aspettarsi? Io non mi illudo di niente a breve. Però credo che il terreno dove certi semi possano germogliare si stia creando. Penso ai tanti lavoratori precari che saluterebbero con piacere un tempo indeterminato con libertà di licenziamento oppure agli imprenditori self confident che vogliono libertà di emergere e non protezione miope.

Staremo a vedere

mi puoi spiegare una cosa che forse è banale e su cui probabilmente io mi sbaglio? tu dici:

se un'impresa non distribuisce gli utili, ma reinveste internamente quanto guadagnato, le tasse non le deve pagare. Ecco, a me sembra da sempre un'ovvietà (perché un utile non distribuito non costituisce reddito e va a rafforzare le possibilità aziendali di creare ricchezza e lavoro)

a me non è chiaro perchè la produzione di un reddito sarebbe condizione necessaria per pagare le tasse da parte di un'impresa.

Codizioni necessarie per l'attività d'impresa (a prescindere dalla produzione di utili e redditi) sono alcuni servizi che lo stato produce (infrastrutture, tutele legislative, tutele giudiziarie, sicurezza, ...): l'impresa ne usufruisce e ha convenienza affinchè si perpetuino e migliorino.

Tali servizi, essendo condizioni necessarie, possono essere visti come fattori di produzione per l'impresa. Pagare le tasse solo sul reddito equivarrebbe a passare parte del rischio d'impresa sullo stato. Perchè mai ciò dovrebbe avvenire?

L'incentivazione del reinvestimento degli utili è ovviamente altro discorso.

alcuni servizi che lo stato produce (infrastrutture, tutele legislative, tutele giudiziarie, sicurezza, ...): l'impresa ne usufruisce

Intanto, una risposta un poco - ma proprio poco poco .... - scherzosa: se dovessimo pagare i servizi dello Stato in proporzione alla loro qualità - in particolare volendo doverosamente confrontare il rapporto prestazioni/costi con quanto avviene in altri sistemi-Paese - mi pare che sarebbe inevitabile la richiesta di un rimborso pluriennale per i danni prodotti dall'inefficienza pubblica alla competitività ......

A parte ciò, guarda che stiamo parlando solo di una parte di quanto le imprese pagano: quella che oggi si chiama Ires e che è calcolata, appunto, sull'utile d'esercizio. Ma altri esborsi sono legati proprio ai servizi (tassa rifiuti), all'attività quotidiana (bolli e vidimazioni), all'esistenza di una sede (ICI), talvolta al solo fatto di esistere (diritto camerale annuale), per non citare le imposte sull'energia o sui carburanti (che tutti pagano, ma le aziende ne fanno un'uso ben superiore rispetto ai privati cittadini e, quindi, contribuiscono maggiormente alla casse erariali) oppure l'Irap, sulla quale è meglio stendere un pietoso velo .....

So di esser stato estremamente sintetico - troppo, forse - e potremmo discuterne ad libitum, ma mi pare importante passare ad una sottolineatura di carattere più generale. Le aziende esistono per produrre ricchezza (è il loro compito, sosteneva Milton Friedman), sotto forma di dividendi per gli investitori e, collateralmente, di stipendi per i collaboratori ed imposte per la collettività. Dunque, hanno senso solo se gl'imprenditori ne traggono reddito, e non è pensabile che la proprietà - in condizioni normali - gradisca rinunciarvi: si tassi questo reddito, come avviene per tutti gli altri. Diversamente, il risultato è sottrarre risorse utili alla solidità patrimoniale, necessaria per poter investire nel miglioramento continuo richiesto dalla competizione sui mercati ed essere in grado, così, di continuare a produrre ricchezza nelle sue varie forme.

In particolare, la situazione italiana è caratterizzata da un manifatturiero poco capitalizzato - non trovo, ora, i grafici relativi alla sua maggiore dipendenza dal sistema creditizio rispetto alla concorrenza internazionale, che Sandro Brusco presentò a Verona lo scorso settembre - e ciò dipende anche dalle scelte di politica fiscale adottata nei confronti dell'impresa, che dovrebbero incentivare il reinvestimento rispetto all'estrazione di risorse. Dunque, ecco pure una ragione pratica per rivedere l'impostazione della materia, tra l'altro in un momento storico che vede all'ordine del giorno i problemi di restrizione del credito ed esige, allora, il massimo ricorso al capitale proprio.

Se ci consentono di trattenerlo in azienda, invece che succhiarlo per pagare gli sprechi pubblici, s'intende .....

 

 

 

MI piacerebbe avere chiarimenti su un fatto, credo di evere letto che il noto vampiro Visco aveva introdotto una cosa che si chiamava Dual Income Tax, che veniva presentata come un sistema per favorire attraverso una ridotta tassazione sugli utili che rimanevano nelle aziende la maggiore capitalizzazione delle stesse.

Che poi era stata eliminata per finanziare la completa abolizione dell'imposta di successione.

dico male?

Io vorrei suggerire una versione supersemplificata: ora che il gettito fiscale lo gestiscono SB e Voltremort, la sinistra si accorge improvisamente che le tasse non sono più bellissime.

E' sacrosanto che il Fassina dell'intervista al Riformista e quello dell'intervista al Foglio siano due persone diverse.Meglio certamente il secondo.Credo sia la posizione che Fassina esprime ufficialmente da responsabile economico del PD,ma considerata l'aria che tira nel partito, l'incertezza, il gruppuscolame di cacicchi, visir e mandarini,le domande di Doktorfranz trovano piena giustificazione. Rimaniano quindi in ansiosa attesa di vedere confermate le idee di questa intervista sostanziandoile in concrete proposte.

Bell'articolo sulla catastrofe ambientale in corso nel Golfo del Messico  (da Bloomberg, in inglese)

Qui un blog post piu' snello e assai critico verso l'operato di BP.

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