Ma perché Draghi deve dire il falso?

24 luglio 2011 andrea moro

In questo recente articolo sul Fatto Quotidiano (altra versione qui), Michele loda Draghi per avere detto il falso sulla recente manovra economica voltremontiana, che, nelle parole del governatore, costituirebbe "un passo importante per il consolidamento dei conti pubblici". Sappiamo che Draghi ha detto il falso, i mercati sanno che Draghi ha detto il falso, Draghi sa di avere detto il falso. Ma allora perché Draghi dovrebbe dire il falso? Non potrebbe semplicemente dire la verità? No, non può. E non è irrazionale. E a Michele non piacciono i bugiardi, ma continua a stimare Draghi.

Partiamo dal presupposto (neanche tanto campato per aria, come i nostri fedeli lettori sanno) che noi sappiamo, con certezza, che la manovra fa schifo. Parlo di noi come investitori dei nostri risparmi e dei nostri fondi pensione. Sappiamo questo sia che Draghi lo dica, sia che lo neghi, perché leggiamo Sandro ed Alberto su noisefromamerika. Siccome tutti leggono noisefromamerika, tutti sanno che la manovra fa schifo.

Noi però non sappiamo che tutti leggono noisefromamerika. Lo sospettiamo ma non lo sappiamo. Magari qualcuno legge Il Giornale, qualcun altro si limita a guardare Rete 4. Anche se tutti sanno che la manovra fa schifo, nessuno dunque sa che anche gli altri lo sanno. E nessuno sa che gli altri sanno che loro lo sanno, e così via. Non è un gioco di parole, è il punto cruciale.

Draghi non è Alberto né Sandro, con tutto il rispetto per i miei co-redattori. Draghi è autorevole e le sue parole vantano notevole credibilità fra il pubblico e vengono riportate su tutti i giornali. Per semplificare assumiamo che l'autorevolezza di Draghi sia totale. Una frase come "Io so che la manovra fa schifo", da parte di Draghi, avrebbe un effetto su un livello secondario delle nostre e altrui conoscenze. Siccome Draghi ha notevole autorevolezza, quella frase crea conoscenza non solo da parte di tutti (questa, nelle mie ipotesi, c'era da prima), ma crea conoscenza da parte di tutti che tutti lo sanno, e che tutti sanno che tutti sanno, che tutti sanno che tutti sanno che tutti sanno, e così via. Anche se di secondo, terzo, quarto, ... n-esimo ordine, questo livello di conoscenze ha conseguenze drammatiche e importanti per i mercati. Cerchiamo di capire perché.

Pensiamo alla seguente situazione. Se la situazione finanziaria peggiora (per esempio se viene approvata una manovra che fa schifo), a tutti conviene mettere in atto comportamenti (per esempio, la svendita di BOT e BTP) che provocano la catastrofe economica planetaria, o perlomeno europea, o italiana. Insomma, qualcosa di brutto e indesiderabile. Non si può fargliene una colpa, nessuno di noi è un cattivo speculatore con cappello a bombetta: stiamo cercando di salvare i nostri risparmi. È un problema di coordinamento: quando la manovra fa schifo, se tutti svendono, conviene svendere anche a me, ma se nessuno svende, meglio tenersi i BOT. Se la manovra fosse buona, allora non converrebbe mai svendere.

Tutti sanno che la manovra fa schifo, ma non sanno che gli altri lo sanno. Se gli altri non lo sanno, non svendono i BOT. Dunque neanche a me conviene svendere. Io non so che gli altri lo sanno, né loro sanno che io lo so, quindi anche loro si comporteranno allo stesso modo. Ma se Draghi annuncia "la manovra fa schifo", cambia tutto. Ora so che gli altri lo sanno, e loro sanno che io lo so, e so che sanno che io lo so... e così via all'infinito. Si crea quello che in gergo definiamo "common knowledge". La conseguenza è che tutti svendiamo e il mondo crolla.

Al contrario, quando Draghi dice che la manovra è un importante passo avanti, questo non ha alcuna conseguenza indesiderata anche se sappiamo che Draghi è un bravo economista e sta mentendo. Nemmeno se lo sanno tutti, che Draghi sta mentendo. Perché non so che gli altri sanno che sta mentendo. Questa asimmetria deriva dall'asimmetria iniziale sulle conoscenze: tutti sanno che la manovra fa schifo. Una frase di Draghi che va nello stesso senso crea common knowledge. Una frase in senso contrario, invece, aumenta l'incertezza e consolida la decisione iniziale di attendere avvenimenti chiarificatori.

Come avrete capito, l'argomentazione tiene senza assumere che esistano delle incertezze sulla bontà della manovra. In pratica, le affermazioni da parte delle autorità servono anche a spostare le credenze degli incerti, riducendo la probabilità che avvenga il patatrac. È un gioco delicato fra la convenienza, nel breve periodo, a calmare i mercati, e quella, nel lungo, a mantenere una reputazione di competenza e veridicità che deve essere usata nei momenti critici.

Ma adesso che vi ho svelato l'inghippo non sanno tutti che Draghi ha detto il falso? Beh no, le mie parole non le scrivono in tutti i giornali ed io non sono Draghi, quindi non c'è common knowledge di niente! In pratica Draghi non è la verità impersonificata, e la reputazione sua ce l'ha fintantoché non ne dice troppe, di bugie. Facciamo allora male noi di nfa a dire la verita? No di certo! Svolgiamo una funzione fondamentale: se non ci fosse qualcuno che smascherasse le nefandezze voltremontiane, farebbe ancora peggio, e sarebbe ancora più difficile per Draghi affermare che la manovra va nella direzione giusta.

P.S. Per i secchioni: quanto descritto è noto come "Common-Knowledge Paradox", con il quale si tende a spiegare la discontinuità fra "io so che tu sai che io so che tu sai... " e via per n volte (con n grande quanto si vuole) e n = ∞. Potete dilettarvi a leggere altri esempi (un po' diversi da quello mio) nella pagina di wikipedia o in questo post di Jeff Ely (entrambi in inglese).

44 commenti (espandi tutti)

Anche se Draghi dicesse la verita' c'e' un nocciolo duro di risparmiatori di una certa eta' che guarda esclusivamente Rete 4, che non sa neanche chi sia Draghi, che ha paura di investire in qualsiasi altra cosa che i titoli di stato italiano. Anzi, probabilmente si rallegrano se i tassi d'interesse vanno su, perche' ricorda i loro anni ruggenti dell'era Lira.

Tutto ciò è chiaro, ovviamente. Il problema che ci si può porre, allora, è relativo alla consapevolezza della pessima qualità della manovra da parte di chi l'ha decisa. Anche in considerazione dei rapporti con Mario Draghi - ormai in veste di presidente dela BCE, pur se ancora non in carica - ed i giudizi ch'egli non può non aver espressi in sede riservata.

Mi spiego. Darei per scontato che anche ad un Tremonti - non particolarmente competente statalista, ed affamato di potere quanto si vuole, ma non credo completamente idiota né digiuno di basilari nozioni relative al funzionamento dei mercati - sia chiaro quanto non risponda alle attese degli investitori una manovra che aumenta la già elevatissima imposizione fiscale e rimanda sine die i tagli "veri" alla spesa pubblica, e soprattutto nulla mette in campo per stimolare la crescita. Glisserei sulle motivazioni di un simile approccio, di cui molte volte si è scritto e che rimangono banali ed improntate dalla sopravvivenza politica di breve periodo. Se, però, l'incoming president della BCE si oppone decisamente - pur non nel corso d'interventi pubblici - a quanto messo in campo, mi chiedo come sia possibile non tenerne debito conto. Anche in un'ottica di potere, almeno di medio periodo.

Se si giunge al punto di considerare accettabile che politici e burocrati mentano deliberatamente e dicano coscientemente il falso allora mi sa che siamo davvero giunti al capolinea delle nostre socialdemocrazie. Questo sistema di governo non è dissimile da un qualsiasi regime di un qualsiasi dittatoruncolo.

Bisognerebbe avere il coraggio di ricordare a noi stessi quando si postano simili imterventi che la legittimità di un governo risiede nella difesa dei nostri diritti individuali. Qui si giustifica persino l'inganno ai danni dei suoi cittadini o meglio sarebbe chiamarli sudditi. I quali devono essere governati come bambini e ai quali è meglio non far conoscere la verità. Quello che fa piu' impressione che anche intellettuali e studiosi si adeguino all'andazzo e non regiscano alla presa in giro. Anzi la giustifichino. Forse non c'è da stupirsi: se abbiamo fatto bancarotta finanziaria e perchè prima l'abbiamo fatta moralmente

Quello che poi faccio davvero fatica a capire è come sia possibile considerare Draghi alieno rispetto alla casta trattandosi un burocrate tout-court. Ma qui forse sorgono simpatie corporative da parte dei redattori: ha insegnato per qualche tempo quindi tratterebbesi di economista. In altre parole mi sa che Draghi ha conseguito la nomina alla BCE proprio grazie ai servigi resi alla politica e alla sua vicinanza mentre non a caso uno come Weber ne è stato escluso o costretto a ritirarsi dalla corsa. 

Con tutto il rispetto: questo post è un colossale errore

 

 

Phileas, cio' che tu dici assume che i cittadini siano adulti responsabili. Quelli che vedo in giro non lo sono, altrimenti non eleggerebbero politici come quelli correnti. Ancora una volta ricordo quel che scrisse Cicerone (Ad Atticum, 2.1.8):

"Riguardo al nostro amico Catone, gli voglio bene non meno di te: ma dopotutto, con le migliori intenzioni e la piu' assoluta onesta', a volte fa danni alla Repubblica. Parla e vota come se vivesse nella Repubblica di Platone, non nella fogna di Romolo".

Piu' che i cittadini, sono le borse che fanno entita' a se' e che Draghi non vuole spaventare. Poco importa che dietro le borse ci sono i cittadini stessi.

Proprio l'altro giorno parlavamo di queste cose con un collega, riguardo pero' le dichiarazioni delle societa' di rating: il suo dubbio era "Se tutti sanno che le societa' di rating non contano nulla, perche' le stanno ad ascoltare?". La risposta e' che nella borsa non importa cio' che e' vero o cio' che e' falso, importa solo indovinare come si comportano gli altri e adeguarsi.

Piu' che i cittadini, sono le borse che fanno entita' a se' e che Draghi non vuole spaventare. Poco importa che dietro le borse ci sono i cittadini stessi.

Le borse in se' non comprano e non vendono. Chi lo fa, attraverso le borse, sono gli investitori: quelli istituzionali (banche, hedge funds etc.) sono sufficientemente disincantati da ignorare le dichiarazioni tranquilizzanti e badare ai fatti; il che lascia come target i risparmiatori individuali.

quelli istituzionali (banche, hedge funds etc.) sono sufficientemente disincantati da ignorare le dichiarazioni tranquilizzanti e badare ai fatti; il che lascia come target i risparmiatori individuali.

Penso che il senso del post NON sia questo. Penso che il senso sia che gli investitori istituzionali PUR SAPENDO che le dichiarazioni di Draghi sono false, comunque si comportano come fossero vere, perché non sanno se i risparmiatori individuali credono a Draghi oppure no. E nemmeno se questi credono che le banche credano a Draghi oppure no.

Poi viene giù tutto come il domino. A meno che non avvenga un fatto straordinario tipo la scoperta di enormi giacimenti argentiferi nel molise occidentale (Atene ha sconfitto la Persia con una botta di culo del genere, evento che ha pesantemente cambiato il corso della Storia).

"Se tutti sanno che le societa' di rating non contano nulla, perche' le stanno ad ascoltare?". La risposta e' che nella borsa non importa cio' che e' vero o cio' che e' falso, importa solo indovinare come si comportano gli altri e adeguarsi.

e quindi le società di rating hanno autorevolezza, perchè non è vero che tutti sanno che eccecc. tutti ne dicono male ma poi le seguono, per ora. mi vengono in mente i risultati elettorali della DC, sempre sottostimati nei sondaggi, peggio ancora nelle dichiarazioni in pubblico.

in realtà il rating emesso dalle tre sorelle ha, anche e soprattutto, valore perchè molti investitori istituzionali importanti devono seguire per legge il loro parere. le recenti reprimende sulle suddette arrivano da un potere politico che teme attacchi da parte dell'opinione pubblica, e allora spara flare, senza specificare troppo, che sarebbe imbarazzante.

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se il regolatore fosse convinto della cosa, potrebbe davvero ridurre il potere delle agenzie con un tratto di penna, senza spese e con un iniziale plauso generale.

 

 

 

Ma allora a cosa serve il diritto di voto? Perchè lo dovremmo avere? E nota che con il voto si dà mandato a cose ben piu' rilevanti che tentare di "ingannare" gli investitori

 

credo che ci sia un problema nella tua attuale narrativa. ovvero non e' chiaro al momento (almeno a me che pur non essendo un secchione mi piace avere le idee chiare) perche' la situazione con common knowledge debba avere un outcome differente di quella dove la knowledge e' di un degree inferiore. 

infatti non e' il sapere che anche gli altri sanno che la manovra e' inefficace che influenza il mio payoff quando scelgo se mantenere i bot o venderli. piuttosto e' il sapere se gli altri venderanno o meno data l'informazione che io penso che loro abbiano. tuttavia senza una descrizione precisa dei payoff tutto e' possibile. per esempio e' possibile che non ci sia common knowledge del fatto che la manovra sia inefficace eppure che tutti vendano, poiche' tutti si aspettano che gli altri venderanno. a questo punto la dichiarazione di draghi diventa semplicemente irrilevante (a meno che non crediamo che serva da coordination device).  

quindi io credo che per salvare la tua storia dovresti spiegare piu' chiaramente perche' nessuno vende a meno che non ci sia common knowledge che la manovra sia inefficace (magari following rubinstein).

in ogni caso, il punto del paper di rubinstein (ma ovviamente tu puoi dissentire) e' proprio che forse il modello che utilizzi per descrivere gli investitori chiede troppo alla loro razionalita': 

The  example  joins  a  long  list  of  games  such  as  the  finitely  repeated Prisoner's Dilemma, the chain  store  paradox,  and Rosenthal's  game, in which  it seems that the source  of  the discrepancy  is  rooted  in  the fact that in our formal analysis we use mathematical  induction while human  beings  do  not  use mathematical  induction  when  reasoning.

allora forse bisognerebbe ricercare una ragione meno profonda e piu' umile (sebbene related) del perche' draghi abbia detto quello che ha detto.

e' pensabile che draghi abbia detto qualcosa di impreciso solo perche' un suo statement di tipo diverso, in un mondo dove tali statements vengono fatti raramente, avrebbe suscitato una ovverreaction da parte degli investitori? (per essere chiari ho in mente un modello di cheap talk dove il banchiare centrale ha solo tre messages: ottimo, passo in avanti, very bad)

 


 

E' pensabile, certo, e sei libero di vedere il mio post come un divertissement teorico. Non credo occorra nemmeno invocare la razionalita' limitata. Il punto del paper di Rubinstein e' che il numero di equilibri cambia se passi da almost common knowledge a common knowledge. Esiste una serie di situazioni pratiche in cui non si dice chiaramente la verita' anche se tutti sanno quale sia. 

Esiste una serie di situazioni pratiche in cui non si dice chiaramente la verita' anche se tutti sanno quale sia.

Finche' non salta su un bambino a gridare che il re e' nudo, e apriti cielo...

Non solo dice il falso, ma lo "commette" pure. Mi riferisco al fatto che nelle sue considerazioni del 31 maggio us il nostro castiga l'uso dei tagli lineari quando, mesi prima, aveva bloccato gli stipendi dei dipendenti bankit esattamente come tremonti ha fatto con la PA. NB il blocco per bankit era una richiesta esplicita di tremonti. Volendo essere più perfidi di te potrei dire che la logica del predica bene e razzola male è legata al fatto che, all'epoca, Draghi cercava l'appoggio di tremonti per andare alla bce. Il punto è che la politica spesso ha ragioni che l'economia non conosce. Comunque per far carriera c'è chi fa molto peggio e, comunque, a me Draghi piace lo stesso. In un mondo di ciechi l'orbo.... 

Scusate ma "questo" Draghi di cui si parla è sempre quello che, (se non sbaglio era un pezzo grosso di Goldman Sachs) diceva che in Grecia andava tutto bene?

Perchè se così fosse, credo che il raccontare frottole non sia solo un fatto del momento.

post di Jeff Ely

agori 25/7/2011 - 10:27

A proposito della multidisciplinarietà, quello di Jeff Ely mi pare lo stranoto problema usato per spiegare le complessità della comuncazione tra processi in informatica. Il problema viene chiamato Two Generals' Problem o Two Army problem.

ho qualche dubbio sei credits dati a Jakub Steiner, Colin Stewart (ma potrei sbagliarmi).

credo che jeff dicesse soltanto che tra i vari common knowledge paradox quello di jacub e colin fosse a suo avviso il piu' semplice. la logica e' la stessa del two general's problem che citi tu.

 

Beauty Contest

FDG 25/7/2011 - 11:12

E' l'annosa faccenda del beauty contest di JMK (ma sicuramente molti altri ne parlarono prima di lui). Mi pare un concetto estendibile a qualsiasi situazione umana ove a contare non siano quantità direttamente quantificabili, ma frutto di opinioni (es. poste di bilancio).

e in che modo Draghi,avrebbe affermato il falso con quella frase?

L'Italia ha annullato un'asta btp prevista a metà agosto.

Se non passa l'accordo sul debt ceiling più o meno a metà agosto il tesoro usa avrà esaurito i fondi.

Mossa precauzionale o c'è dell'altro?

qui la notizia. Sicuramente non è un buon segnale da dare ai mercati.

 

a me invece,pare un buon segnale,viste le motivazioni per cui è stata annullata...e bastava andare sul sito del MEF per trovare le notizia...

http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/?idc=27570

l'asta di stamane non è andata male come a metà mese

 

Scusate la richiesta:

per leggere l'articolo sul sito del Fatto bisogna essere abbonati (e io non lo sono);

per leggerlo su Facebook bisogna fare il login (e io non ho un account Facebook).

Esiste un terzo modo? Grazie :-)

Comprarsi il fatto (arretrato)

Andare in una biblioteca abbonata al fatto

...

Comprarsi il fatto (arretrato) Andare in una biblioteca abbonata al fatto

Forse andrebbe chiarito che la vostra politica editoriale è un po' più lasca, sennò il lettore vi prende un po' male: ieri l'editoriale di Bisin e oggi l'intervista a elbrusco sulla Stampa sono stati entrambi letti e apertamente lodati nella rassegna stampa di Radio Radicale.

RR

 

OK, ho capito l'antifona, non volevo certo fare lo scroccone :-) Avevo immaginato che trovandosi anche su Facebook fosse stato già diffuso al pubblico, ma evidentemente così non è.

Piccola richiesta: segnalate (come a volte già fate) quando pubblicate link che richiedono login, abbonamenti e quant'altro, grazie :-)

CIAO GABRIELE ,SONO IL SIGNOR WOLF ,RISOLVO PROBLEMI :-)

 

 

Le parole pronunciate venerdì scorso da Mario Draghi – secondo cui «La manovra di finanza pubblica decisa dal governo italiano … costituisce un passo importante per il consolidamento dei conti pubblici» - fanno il paio con quelle più recenti del ministro tedesco Schauble secondo cui «L’Italia è sulla strada giusta». Entrambe evidenziano, nella loro apparente ortogonalità con i fatti visibili a tutti, la gravità della situazione attuale. Perché risulta oramai palese che se l’Italia è oggi su una qualche strada, essa porta quasi certamente ad una pessima destinazione.

Sgombriamo il terreno da equivoci: sia Draghi che Schuable che, prima di loro, Trichet, devono fare affermazioni del genere nelle circostanze correnti e sarebbe grave non le facessero. Dimostrano solo d’essere coscienti del loro ruolo pubblico e, nel caso di Mario Draghi, egli dimostra anche di essere oramai (come deve essere) non più il governatore della Banca d’Italia ma il presidente della BCE. In qualità di presidente della BCE, Draghi deve dire che la “manovra”, se approvata, costituisce un passo nella direzione giusta: sarebbe un irresponsabile se dicesse altrimenti, vista la posta in gioco. D’altro canto le parole di Draghi segnalano anche quanto grave sia, per il nostro paese, la perdita di quest’uomo a capo della nostra banca centrale.

Perché, e questo è il punto, basta confrontare la sua ultima relazione in qualità di Governatore della Banca d’Italia, prodotta solo poche settimane fa, con il testo della cosidetta “manovra” di cui oggi tutti discutono per capire che questa “manovra” è quanto di più lontano si possa immaginare da ciò di cui l’Italia ha oggi bisogno per cominciare a sperare di uscire dalla profonda crisi che l’attanaglia non da tre anni ma da almeno quindici. Questo era il tema della relazione finale del Governatore per il 2010 che, per esempio, diceva a pagina 10: “Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla già debole ripresa dell’economia, fino a sottrarle circa due punti di PIL in tre anni. Occorre invece un’accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell’organizzazione e nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi già avviati per rendere più efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi così ottenuti in investimenti infrastrutturali.”

Mi fermo qui, perché altrimenti l’editoriale lo dovrebbe firmare Mario Draghi, non io, ed anche perché non ha certo bisogno delle mie sviolinate. Ciò che mi interessa far capire è che solo un cieco in malafede può provare ad argomentare che l’orrendo pateracchio che Giulio Tremonti, a nome del governo presieduto da Silvio Berlusconi, ha presentato al Parlamento pochi giorni fa soddisfa i criteri e gli obiettivi indicati nella relazione del Governatore per il 2010. Questo orrendo pateracchio è, invece, l’esatto opposto di ciò di cui il paese ha bisogno. E nessuno lo sta dicendo mentre è proprio ciò che sarebbe necessario porre al centro del dibattito nazionale.

L’assenza di ogni segno di consapevolezza, nel corpo economico e politico del paese, del fatto che l’Italia non ha bisogno di un’altra “manovra” ma di un radicale cambio di rotta spiega i sommovimenti finanziari degli ultimi giorni. Altro che cretinoidi teorie sui complotti delle società di ratings e sulla speculazione che si combatterebbero con altrettanto cretinoidi provvedimenti CONSOB sulle operazioni allo scoperto, come se il futuro del debito pubblico italiano venisse deciso a Piazza Affari! Saranno folli i cosidetti “mercati” (che poi altro non sono che i risparmiatori italiani, europei e del resto del mondo) ma non sono scemi. Le oramai stantie sviolinate retoriche di Giulio Tremonti e dei suoi tirapiedi non incantano più nessuno fuori d’Italia, mentre sembrano ancora incantare non solo la stampa allineata ma anche quella suppostamente indipendente, per non parlare di Confindustria, dell’opposizione e della grande maggioranza di coloro che partecipano ad un dibattito che sembra più una cacofonia di grida incoerenti che il frutto di ragionamenti fondati.

Perché il problema non è se il pareggio di bilancio si raggiunge nel 2014 o nel 2012. Infatti il problema nemmeno è se il pareggio di bilancio, di per se, si raggiunge o meno. Quindi il problema non è – meglio: non è solo – anticipare la “manovra” di un anno o due, né approvarla con provvedimento d’emergenza, né inserirvi un qualche ulteriore taglio a casaccio per compensare i costi addizionali che la nuova crescita dello spread sul nostro debito ha già causato. Il problema è che occorre cambiare completamente impostazione e riconoscere la realtà: non siamo semplicemente affetti dal “contagio” finanziario europeo! Siamo un paese in declino da un decennio e passa, il nostro settore pubblico spende reddito che non produciamo, lo spende malissimo, in modo ingiusto e lo finanzia in modo ancora più ingiusto ed insensato. Tutto questo paralizza la nostra crescita economica e ci rende incapaci, oggi, domani e sempre, non solo di ripagare il debito accumulato ma anche di offrire prospettive di vita decenti alle nuove generazioni.

L’intera casta, di governo e di opposizione, sindacale e confindustriale, si rifiuta di riconoscere questo banale fatto e ad essa tengono bordone le elites socio-economiche del paese, terrorizzate dal rischio di perdere i propri privilegi. Ed è invece da qui che occorre partire: il problema è di COME si raggiunge il pareggio di bilancio, di COME si taglia, cosa si taglia e con che criteri. Ciò che conta è COME si finanzia la spesa futura. Il problema non è pareggiare il bilancio, questo deve essere una conseguenza. Il problema è fare ciò che serve per ritornare a crescere e perché tutti abbiano un'opportunità per farlo. Altrimenti fra due anni, pareggio o non pareggio, si ricomincia tutto da capo.

sulla rassegna stampa della Camera si trovano anche gli articoli di solito a pagamento.

prof Moro ma Draghi così facendo non ha rischiato di perdere credibilità.praticamente ha assunto che gli investitori si sarebbero fatti influenzare dalla sua dichiarazione sulla bontà della manovra ,ma questa influenza può realizzarsi solo se il grosso dei titoli è nelle mani di investitori privati che non hanno il livello di competenza di Draghi ,ma tutti glia altri ,le banche gli investitori istituzionali i fondi pensione ecc?se cominciano a vendere loro in quanto hanno un quadro chiaro della situazione la credibilità di Draghi non va a farsi benedire?

Prendendo la teoria alla lettera, no Draghi non perde credibilita' perche' tutti sanno che dice il falso, ma sanno anche che non puo' dire la verita'. Quindi non cambia niente. 

Quel che hai in mente tu e' un mondo in cui c'e' incertezza sulla bonta' della manovra, tutti credono che draghi sia piu' informato e si fidano in qualche modo delle sue parole. In quel mondo certo, Draghi puo' usare la sua autorevolezza a rischio della sua credibilita' come hai appunto fatto notare

ok prof ,grazie.

avevo in mente una possibile ripetizione di ciò che avvenne nel 92,quando,ho studiato,nonostante l'impegno di Amato e Ciampi  a tenere fermi i tassi di cambio smentendo le voci di una possibile svalutazione anche acquistando lire nei mercati   questa  effettivamente avvenne in virtu del deficit della bilancia dei pagamenti e quindi di grandezze economiche 'fondamentali'

invece,per me la questione è proprio arrivare al pareggio di bilancio...il resto viene dopo...prima arriviamo al pareggio e teniamolo da li in avanti e poi avremo tempo di aggiustare la spesa ed efficientarla e fare politiche per lo sviluppo...ma se non mettiamo a posto i conti,non ci sarà nessuna possibilità ne di sviluppo,ne di altro.

Forse c' è un' altra strada: la manovra è un passo importante per consolidare la marcia dei conti pubblici dentro il baratro: basta parlare in modo poco definito perchè ogni interlocutore possa trovare il senso che vuole.

Piccola digressione che non c'entra ma c'entra.

Nel poker si dice che ragiono a livello 1 quando ragiono sulle mosse da fare in base mie carte; a livello 2, se faccio considerazioni in base alle carte che potrebbe avere il mio avversario; a livello 3, in base a ciò che il mio avversario potrebbe pensare io abbia; etc. Il vincente nel long run è quello che ragiona esattamente un livello sopra a quello dell'avversario (lo sta "levelando"). E' inutile lambiccarsi su quali sofisticate analisi stiano dietro le mosse di un fish che gioca un "abc poker". Se si commette questo errore (overthinking) si perdono soldi, di solito.

Quando invece ad affontarsi sono due fenomeni come Tom Dwan e Phil Ivey, i quali sanno che l'avversario è in grado di fare multilevel thinking, si può assistere a questo.

Dubbioni

phileas 26/7/2011 - 20:45

Al contrario, quando Draghi dice che la manovra è un importante passo avanti, questo non ha alcuna conseguenza indesiderata anche se sappiamo che Draghi è un bravo economista e sta mentendo.

Se è così allora funziona anche quando Cicchitto o Berlusca dicono "La manovra è un importante passo avanti"? 

In secondo luogo come è possibile affermare "questo non ha alcuna conseguenza indesiderata"? Quanti piccoli riaprmiatori hanno magari comprato un BTP a seguito di quelle parole e sono ora già in perdita per l'allargamento degli spreads?

 

 

 

Re: Dubbioni

andrea moro 26/7/2011 - 21:32

Che Berlusca lo dica e' ovvio che non crei conseguenze: se non ci credevano non l'avrebbero approvata. 

Sulle conseguenze indesiderate, ovvio che quella mia frase era da leggere nel contesto teorico dell'esempio. In pratica, ci sono anche le conseguenze che dici. Ma il post serviva solo a far capire che la frase ha un senso anche in un contesto in cui tutti hanno la stessa informazione ma manca common knowledge. Se lo chiami divertissement teorico non mi offendo :-)

Re(1): Dubbioni

phileas 26/7/2011 - 23:01

Scusa Moro...ma se è così l'articolo di Boldrin non ti suona pericolosamente pro-casta? Ammetti che Draghi contribuisce a ingannare la povera gente e la giustificazione poggia su un "divertissement teorico" ben difficilmente difendibile. Non pensi che se è ovvio che Berlusca e Cicchitto appoggino la manovra, lo è anche che lo faccia Draghi? Se è lì è soprattutto per i servigi che ha reso e renderà alla politica di cui fa parte la nostra casta, la sua nomina è esclusivamente politica 

Non e' cosi', ci sono altre spiegazioni legittime per la "bugia", che lascio ad altri avanzare (ne avevamo parlato in mailing list degli editors, spero si facciano vivi). Tieni conto che Berlusconi appoggia la manovra per motivi diversi da Draghi: la appoggia perche' l'ha presentata e fatta approvare. Draghi non la appoggia, ma solo dice di appoggiarla per evitare il peggio. 

Ma anche Berlusca e Cicchitto appoggiano (e hanno fatta) la manovra per evitare il peggio. Perchè se no? E come pensi che Draghi sia finito dove è? Chi l'ha nominato, con l'assenso di chi?

E come fate a appoggiare un comportamento in base al quale un burocrate-politico mente deliberatmente alla povera gente in nome di un "modello" indifendibile? In base a quale principio democratico e/o liberale lo si autorizza a dichiarare cio' che probabilmente a un comune cittadino costerebbe sanzioni? Non pensi che questa sia una palese violazione dei principi su cui si fonda un'economia di mercato? Si tratta piu' o meno di una frode.

Mi sa che l'avete fatta proprio grossa!!! :-)

io non la metterei così.io direi che draghi ha cercato di tranquillizzare i mercati dopo un venerdi  che ha fatto registrare l'aumento dei tassi d'interesse sui titoli italiani e il crollo dei titoli bancari.dichiarazioni piu che altro dettate dal ruolo e fondate sull'autorevolezza di draghi ma che non hanno avuto l'effetto sperato nè l'effetto di ingannare il povero risparmiatore dato che il lunedi successivo l'andamento mi pare sia continuato tale e quale.

diverso è il discorso di berlusca ,costretto a difendere la manovra in quanto non sono riusciti e o non hanno voluto nè lui nè tremonti fare di meglio.dimentichi l'abolizione degli ordini i costi della casta le liberalizzazioni?

poi draghi nel corso del tempo ha sempre messo in guardia il governo sui costi derivanti dalle mancate

riforme

Ma adesso che vi ho svelato l'inghippo non sanno tutti che Draghi ha detto il falso? Beh no, le mie parole non le scrivono in tutti i giornali ed io non sono Draghi, quindi non c'è common knowledge di niente!

A me non torna un'altra cosa: mi aspetto che i grossi investitori (banche, fondi ecc.) sappiano già e non si facciano influenzare dalle parole di Draghi. Devo dedurne che in realtà il peso dei piccoli investitori è grande? (e quindi di conseguenza i grandi investitori sono rassicurati dall'"inganno" perpetrato alle spalle dei piccoli investitori?)

Poi dal punto di vista etico mi sembra che tra il dire che la manovra è disastrosa e il dire che è una buona manovra ci possano essere delle vie di mezzo che magari potrebbero (perlomeno in teoria) stimolare l'azione del governo e mettere in guardia i piccoli investitori.

Draghi deve dire il falso per l'Italia. Ma il fallimento dell'Italia comporterebbe il fallimento dell'euro e di tutti. Negli ultimi tempi i mercati, e non solo quelli italiani, sono in picchiata. Un giorno riprendono e subito la dichiarazione che li riaffonderà il giorno dopo.

Ieri è stata la volta di Cameron ma quasi ogni giorno se non è Cameron ci pensa la Merkel e se la Merkel è distratta ecco Sarkozy, un giorno, per par condicio transatlantica, spetta a Bernanke e volete che la Lagarde, che deve farsi conoscere, non partecipi: non il sabato però di solito riservato a Schäuble.

Mi chiedo perchè non imparano da Draghi e se questo comportamento è parte di un malefico disegno o semplicemente frutto di stupidità e inadeguatezza. Dopotutto dicono sempre l'ovvio.

Opterei per la seconda ipotesi ma mi dispiace che ciò comporti la costatazione che i politici coglioni non li abbiamo solo noi distruggendo così una mia convinzione ultradecennale.

Aldo, noi abbiamo i politici coglioni E delinquenti E dipendenti da coca/patonza/whatever. I coglioni sono dappertutto, noi abbiamo la concentrazione piu' alta possibile in un paese occidentale. Nella pasta ci sta bene un po' di sale, qui e' pasta sotto sale. E il bello e' che piace pure a un sacco di gente.

nella mia considerazione finale avevo dimenticato la misura ed altre "qualità" che contraddistinguono i nostri. Grazie: posso pensare che anche i non italiani non siano il massimo senza rinunciare alla mia granitica disistima dei nostri politici.

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