Il magistrato vanesio crea giustizia

15 maggio 2006 alberto bisin
La competizione tra le procure, gli incentivi ai magistrati a farsi conoscere sui giornali, in televisione e via discorrendo sta distruggendo il sistema giudiziario!? Cosi' si dice.

La competizione tra le procure, gli incentivi ai magistrati a farsi conoscere sui giornali, in televisione e via discorrendo sta distruggendo il sistema giudiziario!? Cosi' si dice.

Per esempio, sul Corriere di oggi, 14 maggio, Sergio Romano scrive: "Quando scoppiò Tangentopoli la reazione della magistratura fu, a dir
poco, anomala. I procuratori si impadronirono del circuito mediatico e
lo alimentarono con fughe, interviste, indiscrezioni. Le procure
cominciarono a contendersi la materia delle indagini. Alcuni magistrati
si abituarono a vivere nel cerchio di luce dei riflettori e dettero
l'impressione di amare il loro nuovo ruolo. Mi dissi allora che queste
anomalie erano forse giustificate da una esigenza: aprire un varco,
grazie al consenso della pubblica opinione, nel muro di cinismo e di
omertà che copriva il rapporto tra la politica e gli affari. Ma i
magistrati avrebbero dovuto essere i primi a rendersi conto che
bisognava tornare, dopo la «libera uscita» di quel momento eccezionale,
alle antiche virtù del mestiere: il silenzio, la discrezione e una
forte distanza di sicurezza dal mondo della politica.Ciò che sta
accadendo in questi giorni sembra dimostrare che lo stile di Mani
pulite sopravvive. Siamo letteralmente sommersi da notizie di cui
ignoriamo la paternità. E stiamo assistendo a una competizione fra le
procure che ricorda gli anni di Tangentopoli."

Molti hanno sostenuto simili posizioni riguardo a Tangentopoli. Molti usano e hanno usato argomenti simili contro Di Pietro. Sergio Romano ha ragione a fare l'analogia tra Tangentopoli e quello che sta succedendo in questi giorni al sistema del calcio.

Ma e' davvero ovvio che "il silenzio, la discrezione" siano "antiche virtù del mestiere" di magistrato? Noi siamo economisti, abbiamo la tendenza (ma anche conoscenza teorica ed empirica che ci induce) ad apprezzare sistemi di incentivi ben posti. Non c'e' dubbio che 5 minuti al telegiornale, una citazione sui giornali, o addirittura uno scranno parlamentare, non rappresentino un sistema di incentivi ben posto per l'ordine giudiziario e che possano avere effetti perversi in pratica e in principio. Ma quando non ci sono incentivi, quando il lavoro e' noioso e poco remunerativo, quando la carriera e' unicamente funzione dell'eta', e cosi' via con le antiche proprieta' del sistema giudiziario italiano, allora ogni incentivo e' bene: scuote il sistema, permette ai migliori magistrati di tirare fuori la testa, e induce migliori studenti a entrare in magistratura.

Le "antiche virtu'" di silenzio e discrezione di cui parla Romano sono forse virtu' individuali ma dal punto di vista del sistema giudiziario non sono altro che il risvolto di una organizzazione istituzionale ingessata ed inefficiente (e anche corrotta, perche' in un sistema di questo tipo gli incentivi spesso entrano dalla porta posteriore, offerti da politici e potenti in cambio di insabbiamenti).


Cosi' come l'imprenditore arrogante ci sta antipatico ma crea ricchezza, il magistrato vanesio crea giustizia.

P.S. Sergio Romano cita un'altra antica virtu' dei magistrati: "una
forte distanza di sicurezza dal mondo della politica." Anche su questo ci sarebbe molto da discutere, possibilmente con un'analisi del sistema giudiziario americano in cui i pubblici ministeri sono carica politica elettiva. Ma qui il discorso e' piu' complesso e richiederebbe approfondimenti che spero di poter fare in futuro.

 

9 commenti (espandi tutti)

... mi sembra uno degli aspetti piu' dannosi della giustizia americana. Ti aspetto al varco in attesa del tuo approfondimento sul tema. Bell'articolo comunque.

E cosí scopro che Alberto giá nel 2006 si dilettava a scrivere di giustizia. Ed allora, giá che sono in pieno delirio post 45 chilometri di cyclette e mezzo litro di birra per reintegrare i sali, intervengo anche su questo. Premesso che Alberto giá allora scassava co´ sti incentivi (voi di nFA non potete dis-incentivarlo dallo scassare con gli incentivi?), ritengo che l´incentivo giornalistico sia assolutamente negativo. Esso potrebbe spingermi ad occuparmi solo dei casi che fanno "audience" e lasciare nell´armadio gli altri. La personalizzazione potrebbe addirittura spingermi a commettere dei veri e propri abusi, come é capitato alcuni anni fa a Tortona nel caso dei sassi gettati dal cavalcavia, in cui il procuratore capo falsificó dei verbali, ed altro ancora.

In Germania, ad esempio, i mass media non parlano mai del sostituto titolare dell´inchiesta. Esiste un portavoce dell´ufficio che tiene i rapporti con la stampa.

Di fatto, da questo punto di vista, si é registrata una notevole moralizzazione nella magistratura. Si parla dei sostituti titolari di inchiesta ma le loro facce non si vedono. Non fanno conferenze stampa e non danno interviste. Pensate alla differenza con i tempi di tangentopoli. Il nuovo ordinamento prevede che i rapporti con la stampa siano tenuti esclusivamente dal procuratore della repubblica o da un suo sostituto apositamente delegato. Quando i mass media pubblicano verbali di intercettazioni, non sono stati passati sotto banco dalle procure, ma escono dopo la presentazione delle istanze al c.d. tribunale del riesame e quindi, dopo che vi abbiano avuto accesso anche i difensori. 

Quanto all´elezione del procuratore della repubblica ha perfettamente ragione Andrea (mi sa che é un furbacchione, si tiene coperto e poi colpisce a freddo). La campagna elettorale va finanziata (non dico altro). Porvate, inoltre, ad immaginare che tipo di procuratore eleggerebbero a Palermo...

 

Mah, sara' la birra, o la corsa in cyclette (ma perche', non ti piacciono i boschi?), o soprattutto le cattive letture di economia, ma non mi hai letto bene. Io argomentavo allor, e anche adesso dopo che tu mi hai insegnato tutto, ma tutto sulla giustizia), continuerei ad argomentare che  incentivi eccessivi e distorti (come la televisione e la politica) sono meglio che non incentivi; o meglio che altri incentivi, come quelli a cercare di stare in salute per poter avere innalzamenti in carriera per anzianita'...... Adesso capisco la cyclette.... ma occhio a quella birra, caro Axel!!!

Il vecchio pezzo di Alberto mi ha fatto venire in mente un’opinione
simile (ma a mio avviso piu’ grave e miope!) a quella di Romano. E’ stata
espressa sempre sul Corriere da Leonardo Sciascia (qui
l'originale) piu’ di vent’anni fa e riguarda i professionisti dell’antimafia.


In sintesi, Sciascia si scaglia contro i professionisti e
arriva a criticare il Consiglio Superiore della Magistratura, reo di aver
nominato Borsellino come procuratore della repubblica a Marsala “solo” perche’
si e’ occupato di mafia e non (come per Sciascia dovrebbe essere) per anzianita’.
La conclusione e’ un capolavoro. Con tono critico Sciascia scrive: “I lettori, comunque, prendano atto che nulla
vale più, in Sicilia, per far carriera nella magistratura, del prender parte a
processi di stampo mafioso.”

Fantastici questi intellettuali!

Il caso.

Una coppia di coniugi, fertile, ma portatrice di 

 

(...) mutazione del gene SMA1, causativo dell'Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1, idoneo al 25% dei casi a trasmettersi in sede di concepimento della prole 1

 

chiede, ad una struttura sanitaria, poter accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e diagnosi genetica prenatale e preimpianto, al fine di produrre, in vitro, e poi impiantare in utero, soltanto embrioni sani, cioè non affetti da << mutazione del gene SMA1 >>. Patologia genetica che, in tre precedenti gravidanze della stessa coppia, si è inesorabilmente trasmessa ai concepiti ( cfr., Ordinanza, primo paragrafo, dopo il punto 3) ).

Il Direttore Sanitario della struttura cui la coppia si rivolge, nega, però, l'accesso alla PMA. Il Sanitario argomenta che, ai sensi dell'art. 4, comma I, Legge 19 Febbraio 2004, nr. 40, condizione per beneficiare della PMA, è la sterilità o infertilità della coppia. Mentre, al contrario, la nostra coppia è fertile.

 

Il Giudice.

Contro il rifiuto espresso dal Direttore Sanitario, la coppia ricorre al Tribunale di Salerno, affinché sia il Giudice, con proprio provvedimento, ad ordinare, al Sanitario, di ammettere la coppia di coniugi alla PMA.

Il Giudice accoglie il ricorso.

 

 

____________________________

1 Cfr., Tribunale di Salerno, Ordinanza 9 Gennaio 2010, punto 1).

La Legge.

La condizione di sterilità o infertilità, ai fini dell'accesso alla PMA, è prevista, oltre che dal citato art. 4, comma I, Legge nr. 40/2004, anche dall'art. 1, che, al comma II, specificatamente, sancisce

 

                                    Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito (...) per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

 

Conclusioni.

A leggere le norme brevemente richiamate, non sembra ci siano dubbi sul fatto che, l'accesso alle complesse tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, sia riservato alle sole coppie sterili o infertili.

Il Giudice di Salerno, tuttavia, riconosce l'accesso alla PMA, ad una coppia che, sterile o infertile, non è.

E allora, riprendendo il titolo che, il Prof. bisin, ha dato a questo post, potremmo chiederci:

1.  la decisione del Giudice, può definirsi decisione creativa?;

2.  superando la lettera della Legge, il Giudice, ha creato, oppure no, Giustizia?;

3.  infine, << i giudici sono soggetti soltanto alla legge >>, come prevede l'art. 101, comma II, Costituzione?

 

 

P. S.

Vorrei approfittarne per augurare Buon Anno, a tutto l'equipaggio nFA: redattori, collaboratori, lettori, irriducibili o occasionali che siano.  :)  :)

Ti ringrazio di aver postato questa notizia, sono curiosissimo di sapere l'opinione di Axel (se ha tempo e voglia) al riguardo.

Io stesso sono stato testimone di un episodio per certi versi simile durante il servizio di leva (testimone processuale intendo):

arrestiamo un tossicodipendente con precedenti legati allo "spaccio" perchè si trovava in Como nonostante il divieto di dimora. La settimana seguente sarebbe dovuto entrare in una comunità di recupero per provare a disintossicarsi. Venne assolto per "insufficienza di prove" cosa impossibile perchè c'era la nostra testimonianza e quella dell'imputato che confermavano il luogo dell'arresto !!!

Forse era la soluzione più "giusta" e nessuno protestò (nè l'accusa, nè ovviamente la difesa), ma tecnicamente non stava in piedi.

Venne assolto per "insufficienza di prove" cosa impossibile

In Italia purtroppo c'e' una cultura giuridica che tende ad interpretare creativamente le leggi, per tradizione storica. A volte cio' viene fatto seguendo il buon senso, a volte a favore degli amici, a volte contro i nemici. La via maestra sarebbe aggiornare e perfezionare la legge, ma gli italiani preferiscono l'intepretazione creativa che da piu' potere a chi applica la legge.  I legislatori dal canto loro cercano con iper-regolamentazione di restringere il campo di liberta' degli interpretatori creativi.  Il risultato e' il bordello-giustizia-Italia.

Non conoscendo il suo caso, Corrado, nulla posso aggiungere. Ma le credo sulla parola!

Per quanto riguarda l'Ordinanza del Giudice di Salerno, forse è il caso segnalare che, una giovane dottrina, ha avanzato riserve, circa la decisione che stiamo commentando.

Rimanendo dentro l'àmbito di decisioni, come dire?, creative, a me è capitato di leggere, non per lavoro, una pronuncia del Consiglio di Stato, circa un abbattimento di marmotte, deciso dalla Provincia Autonoma di Bolzano, poco più di un anno fa.

Su questa seconda pronuncia, mi pare giusto ricordare che, autorevolissima dottrina, sembra condividere la posizione espressa dal Consiglio di Stato.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti