Mal comune mezzo gaudio

6 febbraio 2009 alberto bisin

Gli studenti e i professori di Francia non sono meglio che da noi.

 

Dai nostri correspondenti a Parigi, Jess Benhabib e Madeline Blum, riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune foto della ennesima rivoluzione francese contro la scuola e la meritocrazia.

 

Da coloro che vi hanno portato "una risata vi seppellira'" e la bella giovanna d'arco

ecco ora il giochetto tra enseignants (insegnanti) e en saignants (sanguinanti).

 

 

 

P.S. Le foto sono di Madeline, che Jess era occupato a sfondare i picchetti per andare a insegnare. O così ci racconta...

 


7 commenti (espandi tutti)

Difatti uno dei motivi della protesta è l'abolizione dell'organo di controllo della qualità AERES, creato dal governo Sarkosy un annetto fa. Non si vuole che le università ed i centri di ricerca vengano valutate in base al proprio operato ed i fondi assegnati conseguentemente. Gruppi di professori, ricercatori e studenti stanno boicottando l'operato dei controllori, opponendo resistenza passiva alle loro visite.

Su tutto, pesano la difficoltà a reperire informazioni sia dagli organi di stampa che di prima mano (qui nessuno sa veramente perchè si stia scioperando, o quantomeno non me lo vogliono dire!).

Insomma, David Černý ha ragione, nella sua opera Entropa...

Da quello che mi raccontano gli amici insegnanti-ricercatori il punto piu' criticato della riforma e' l'aumento del carico didattico ed amministrativo senza compensazione. In altre parole a tutti si chiede di insegnare di piu' promettendo per quelli che saranno poi giudicati piu' produttivi in termini di ricerca una riduzione del carico didattico che in Francia e' gia' molto elevato rispetto ad altri Paesi. Molti sostengono che l'aumento del carico pero' portera' ad una ulteriore diminuzione della produttivita' nella ricerca.

E' vero che l'informazione e' in generale scarsa anche perche' ogni giorno si sussegue una nuova proposta o misura da parte del governo.

Personalmente ci capisco davvero poco. Il sistema e' gia' di suo complesso e parcellizzato (universita', CNRS, grandes ecoles) ed ogni giorno sembra esserci una nuova riforma della quale nessuno viene anticipatamente informato (per esempio il CNRS dove lavoro e' stato riformato proprio quando sono arrivato, sono passati alcuni mesi ma quando chiedo a colleghi piu' anziani cosa comporta la riforma nessuno mi sa rispondere... Alcuni mi dicono nulla, altri che forse mi chiederanno di insegnare). 

Sulla valutazione sinceramente non mi sembra che vi sia opposizione. Le obiezioni non sono sul SE essere valutati ma sul COME. Per noi economisti e' facile ormai tutti sono d'accordo (almeno in linea di principio) su quali siano i criteri rilevanti ma su altre discipline il dibattito e' tutt'altro che chiuso. 

Da quanto ho letto, si tratta della modifica dello Statuto di enseignant-chercheur, che permetterebbe alle singole Università di ripartire in maniera differenziata (individualmente) le responsabilità e i carichi amministrativi, didattici e di ricerca.

Quindi il punto è ideologico: si passerebbe da un sistema collettivista (come quello italiano) ad uno più individualista, laddove le responsabilità della singola istituzione - impersonata dal suo Presidente (il nostro Rettore) - verrebbero messe alla prova in questo esercizio di amministrazione del personale accademico.

Ovvio che il Fascio Sindacale Nazionale si mobiliti contro, come sarebbe anche da noi. Onore a Sarkozy e alla Pecresse per la dura lotta in cui sono impegnati.

RR

Renzino, una cosa mi sembra importante. Il presidente di universita' avrebbe la possibilita' di ridurti il carico didattico rispetto all'ammontare stabilito per legge prima della riforma (se non sbaglio 192 ore l'anno - In italia un associato ne fa circa 120) nel caso tu fossi valutato un bravo ricercatore?

A me hanno spiegato che la riforma parte dal principio che si debba aumentare il carico e poi nel caso uno sia valutato bravo (cosa questo voglia dire ancora non e' definito) il carico si possa ridurre. Se e' cosi' non e' stupefacente che ci siano della proteste.

A me pare che la riforma introduca solo il principio della diversa ripartizione dei carichi (fra didattica, ricerca e amministrazione). Sul come ciò si attuerà, viene data fiducia alle singole Università.

Autonomia, no?

RR

Non lo so, questo e' un po' il punto cruciale. Sul principio di diversa ripartizione dei carichi in se' non avrei nulla da ridire. Sull'incremento dei carichi in partenza e poi si vede invece protesterei anch'io. Cerchero' di capirci di piu' (per quanto il mio francese ancora molto scarso mi consentira'...)

C'e' una cosa pero' da non sottovalutare quando si guarda al comportamento in Francia. Un insegnante ricercatore viene reclutato come funzionario pubblico statale e per questo il suo prior (e quanto gli garantisce il suo statuto giuridico) e' quello dell'egual trattamento territoriale (che tu sia in una universita' A o B il tuo carico deve essere uguale indipendentemente per esempio dei fondi che arrivano all'universita'). Se ex post ti dicono che le cose cambiano e a seconda di dove sei capitato ti possa andare piu' o meno bene (questo a parita' di produttivita', anche questa e' autonomia) percepisci il tutto come una colossale fregatura...

Comunque vi sono anche le risposte serie e solide alla piazza, da parte della stessa comunità scientifica, come questa dell'Agenzia di Valutazione.

Invece in Italia sono asini gli uni e anche gli altri !

RR

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