Mamma li (sussidi) turchi!

3 luglio 2011 giulio zanella

Una lezioncina di politica economica dalla Turchia.

Quando l'economia va male ai politici che hanno scarsa dimestichezza con l'economia viene in mente una sola cosa: sussidi pubblici. Se la gente non consuma un po' di più e le imprese non assumono dev'essere, pensano costoro, perché i beni di consumo e il lavoro costano troppo. Basta allora sussidiare l'acquisto di questo e quel bene e l'assunzione di lavoratori con questa e quella caratteristica. In Italia gli esempi abbondano -- abbondando, se ne inferisce, la specie dei suddetti politici. Si va dai ripetuti sussidi all'acquisto dell'auto a quelli più originali all'acquisto di cucine, lavastoviglie e motori fuoribordo.

Come forse ricorderete, qualche settimana fa al nostro ministro dell'economia è venuta l'idea di utilizzare i fondi strutturali europei allocati all'Italia ma che l'Italia non riesce a spendere per co-finanziare un sussidio all'occupazione per il sud -- un bonus fiscale, tecnicamente. Si tratta di co-finanziamento perché le regole europee richiedono comunque che parte del progetto venga finanziata dai governi nazionali. Più spesa pubblica, insomma. Il che lascia pensare che non se ne farà di niente, ma siccome, primo, con questa gente non si sa mai e, secondo, in un paese civile quando il ministro dell'economia annuncia un piano di politica economica lo si prende sul serio, io (come Sandro su l'Inkiesta) lo prendo sul serio.

Sandro si è preso la briga di ricordare perché i sussidi all'occupazione sono una cattiva idea e finiscono, essenzialmente, per trasferire risorse a chi l'azione che si vorrebbe incentivare l'avrebbe intrapresa comunque. Nel caso specifico, sussidiare l'occupazione a tempo indeterminato al sud finirebbe col trasferire denaro pubblico a chi avrebbe comunque assunto nuovo personale con un contratto non a scadenza, con effetti che variano dallo scarso al nullo sull'occupazione.

Io, invece, in questo post mi prendo la briga di illustrare empiricamente questa lezione basilare di politica economica. Avverto subito che il livello dell'analisi empirica che segue è divulgativo, ed è ben lontano dallo standard scientifico di valutazione di un programma di politica economica. Questo è un post su nFA, non un articolo per il Journal of Labor Economics. Però è il punto dal quale un'analisi più approfondita partirebbe.

La lezione viene nientepopodimeno che dalla Turchia. Come molti altri paesi in giro per il mondo la Turchia ha sofferto le conseguenze reali della crisi finanziaria internazionale. Il suo PIL reale si è ridotto del 4,7% nel 2009 (si, persino loro hanno fatto meglio dell'Italia :-)) e la disoccupazione è passata dal 9% nel 2007 al 13% nel 2009. La disoccupazione giovanile (15-24 anni) è passata nello stesso periodo dal 17% al 23%. In più questo paese soffre, come molte altre aree prevalentemente rurali, inclusa l'Italia meridionale, di partecipazione cronicamente scarsa al mercato del lavoro. Il tasso di occupazione medio della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) nel 2008 (prima della crisi, cioé) era del 45% in Turchia e del 46% nell'Italia meridionale.

Alle prese con questo stato di cose, il governo turco ha approvato nel maggio del 2008 un pacchetto per l'occupazione, comprendente un corposo sussidio alle nuove (effettivamente nuove oppure emergenti dal sommerso) assunzioni. Specificamente, tutti i datori di lavoro che avessero ufficialmente assunto una donna oppure una persona di età compresa tra 18 e 29 anni nel periodo tra il primo luglio 2008 e il 30 giugno 2009 avrebbero beneficiato di uno sconto sui contributi sociali a loro carico, per 5 anni, partendo dall'esenzione completa e riducendo il sussidio di 20 punti percentuali ogni anno. Ovvero il sussidio sarebbe stato pari al 100% dei contributi a carico del datore di lavoro il primo anno, 80% il secondo, 60% il terzo, eccetera, fino a tornare al livello normale di contributi (e quindi di costo del lavoro) dal sesto anno in poi. I contributi a carico del datore di lavoro in Turchia ammontano a quasi il 20% del costo del lavoro. Il pacchetto prevedeva quindi per le imprese uno "sconto" non da poco.

Cosa è successo all'occupazione dei gruppi che si volevano così aiutare? La figura qui sotto illustra la risposta, che è: assolutamente niente, pare. La figura riporta il tasso di occupazione trimestrale dei quattro gruppi indicati nella legenda (fonte: Eurostat). Le due linee verticali rosse indicano l'intervallo di validità del sussidio: assumere una donna o un giovane in una data compresa tra le due linee dava diritto al sussidio per i successivi cinque anni. La curva interpolante spessa è il trend HP. La linea interpolante sottile e continua è la migliore retta interpolante.

emp-turkey

La figura mostra quindi che nei cinque anni rappresentati il tasso di occupazione totale, femminile, e dei giovani maschi si muovono tutti lungo propri trend di lungo periodo (al netto del ciclo economico, cioé) che sono sostanzialmente lineari: il sussidio non sembra aver spostato di un solo millimetro (per lo meno a questo livello rozzo di analisi) il trend occupazionale di donne e giovani. In altre parole, le imprese che hanno assunto lavoratori provenienti da queste due categorie (e che hanno quindi beneficiato del trasferimento a carico del contribuente turco) lo avrebbero fatto comunque, anche in assenza del sussidio.

Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, il giorno che Tremonti annuncerà (se non preferirà rimangiarsi la parola, come in questo caso dobbiamo sperare che faccia) il decreto di sussidio occupazione al sud per spendere i fondi europei? La stessa cosa, perché no? Gli italiani (al nord come al sud) rispondono agli incentivi esattamente come i turchi, gli svizzeri e gli svedesi. La figura qui sotto mostra la dinamica del tasso di occupazione italiano per macroarea (fonte: come sopra), nello stesso periodo. Anche in questo caso i tassi di occupazione si muovono lungo il proprio trend di lungo periodo. Perché mai quelli al sud dovrebbero discostarsene se lì riducessimo il costo del lavoro di, diceva Tremonti a suo tempo, trecento euro al mese per due anni? Se fate i conti su uno stipendio lordo di duemila euro vedete che fa ben meno del sussidio turco!

emp-italy

Sig. Ministro, guardi le due figure sopra, apprenda dall'esperienza turca e lasci perdere: è come se il sussidio al sud gliel'avesse già dato!

La lezione, per concludere, è quindi la seguente. I sussidi alle imprese e ai consumatori, quando non ci sono evidenti esternalità che li giustifichino, sono quasi sempre sperpero di denaro pubblico. Ecco un'idea per chi sta lì ad arrovellarsi cercando nuove tagli: sfrondare pesantemente la selva di sussidi esistenti alle imprese (di ogni ordine e grado) e ai consumatori. Il trend del paese è deprimente, ma tutto lascia pensare che dopo questa sfrondatura non andrebbe affatto peggio di quanto non sarebbe comunque andata.

29 commenti (espandi tutti)

Ed avreste risparmiato (fonte Oscar Giannino a Radio 24 Ore qualche giorno fa) 44 miliardi di euro.

Ecco qua, verso la fine, paragrafo che inizia con

La quinta voce sono i famosi fondi perduti: lo Stato mette i soldi dei contribuenti dentro le tasche di qualche azienda. Il totale di questa spesa è attorno a 43/44 miliardi all’anno. Se sommassimo questa spesa degli ultimi 25 anni per fondi perduti, in conto corrente e conto capitale, avremmo metà del debito pubblico italiano.

L'alternativa che suggerisce, pero',

Io non propongo di eliminare gli aiuti alle imprese, propongo di cambiarne il metodo e la natura e cioè “no fondi perduti, sì credito di imposta”

non e' molto diversa.


Se intendo suggerisce, in alternativa, di abolire l'IRAP erga omnes.

In ogni caso, il punto era la grandezza della cifra, non la proposta alternativa di Oscar.

 

Si, certo, il punto era chiaro. Il mio remark e' un off-topic per dire che anche Giannino, che due righe sopra ha detto la cosa giusta, in fondo e' convinto che abbiano una qualche utilita': GT vuol fare (o dice di voler fare) esattamente il credito di imposta per far assumere al sud.

Ah, certo. Sul Sud Oscar ci casca sempre nelle trappole di Tremonti.

A Oscar piaceva anche la Banca del Sud ...

Cattiva coscienza della buona borghesia torinese :-)

P.S. Ciao Oscar, non te la prendere. Sai che a te voglio bene per davvero e comunque!

E' troppo sapere dove sono questi 45 mld di sussidi (a fondo perduto, mi sembra di capire..) ?

Credo dovresti chiederlo a Oscar Giannino. Io ho solo riportato una sua affermazione.

Nel pezzo che ho linkato sopra Giannino dice:

Dentro questa mole di 44 miliardi di spesa annua, circa 15 miliardi sono i soldi che il contribuente trasferisce a Ferrovie, ANAS e trasporti pubblici locali.

Ne restano sempre tanti, 29. Val la pena approfondire appena qualcuno ha tempo. Immagino si perdano nelle migliaia di rivoli dei contributi a fondo perduto e trasferimenti qua e la', dalle municipalizzate agli artigiani, alle piccole imprese, all'imprenditoria femminile e giovanile, ecc. ecc.

La fonte di Giannino è il VI RAPPORTO SULL'ECONOMIA ITALIANA pubblicato da www.economiareale.com nel quale si evidenzia la proposta del sen. Mario Baldassarri su come rilanciare l'economia. 

Baldassarri indica come si potrebbero risparmiare 45 miliardi l'anno. In particolare 20 miliardi si recupererebbero dalle spese per acquisti di beni e servizi di tutte le PA, il cui totale attuale ammonta a 137 miliardi e che negli ultimi 5 anni è aumentato vertiginosamente (+50% nella sanità).

I rimanenti 25 miliardi si risparmierebbero partendo dai famosi 44 miliardi di fondi perduti a cui facevate riferimento, una parte dei quali Baldassarri vorrebbe trasformarla in crediti d'imposta spalmati in 5 anni. Tolti infatti i 15 miliardi che il contribuente trasferisce ad Anas, Ferrovie e trasporti pubblici, ne rimarrebbero 29. Dato che i crediti d'imposta ammonterebbero a 4 miliardi l'anno, ne rimarrebbero 25 che sommati ai 20 miliardi precedenti danno i 45 miliardi oggetto della proposta di rilancio.

Il problema comunque è sempre quello: se si toccano i soldi della sanità mezzo paese fa le barricate, anche se è obiettivamente ingiustificato un aumento della spesa del 50% negli ultimi 5 anni. E se si toccano i fondi perduti, che nell'85% dei casi vanno al sud ai soliti amici della politica che aprono un'impresa per poi chiudere e scappare con i soldi, il meridione insorge.

Scusa, secondo me sarebbe interessante capire "cosa" rappresenta quell'aumento di spesa, perchè se con quei soldi si è acquistato un macchinario da fantascienza per la cura di qualcosa che fino a ieri non si sapeva come affrontare sarei anche daccordo.

è quello che è successo con il "superbonus" previdenziale.

Hanno rimandato il pensionamento quelli che lo avrebbero rimandato comunque. Quindi l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali è stato un regalo di diversi miliardi.

Per esempio un dirigente, se si considerano i benefits, in pensione riduce a meno della metà i suoi introiti, e i dirigenti le imprese li devono pensionare con la "forza" quando raggiungono l'età che lo permette.

QED :-)

Interessante, non ricordavo questa storia (allora stavo in Amerika, beato me). Qualcuno ha valutato l'effetto del superbonus in modo serio?

Mah, faccio un po' fatica a crederlo: se mi aumentano lo stipendio di quasi il 33% ho un chiaro incentivo a rimanere a lavorare e credo che la percentuale di persone che abbia sfruttato l'opportunità superi di gran lunga quella di chi sarebbe rimasto comunque. Piuttosto, non ho mai capito perché si è deciso di regalare l'intera somma ai lavoratori: sarebbe stato più logico dire che un terzo andava ai lavoratori, un terzo risparmiati dall'aziende e il restante terzo all'INPS, con uno vantaggio per tutti e tre gli attori (a perderci sarebbe stato l'eventuale nuovo lavoratore da assumere).

leggi qui anche solo le conclusioni e poi dai la tara dopo aver letto chi ha fatto lo studio (all'inizio)

I sussidi del piano turco avevano come obiettivo anche un cambio del valore qualitativo (e.g., favorivano un tipo di contratto migliore per il lavoratore) oltre che quantitativo (numero di assunti) delle assunzioni? Penso a questo perchè il target sono giovani e donne, di soliti più soggetti a contratti poco tutelanti (per loro!).

La misura del tasso di occupazione in Figura ha un valore quantitativo, e i ragionamenti che ne derivano sono solidi.

Però, se vi fosse un aumento significativo dei contratti di assunzione a maggior valore (diritti/doveri), l'interpretazione potrebbe essere più complessa.

Grazie della risposta.

Quello che ho capito e' che uno degli obiettivi era far emergere il sommerso, cosa che si vedrebbe dal tasso di occupazione. Nulla so sul particolare tipo di contratto.

La legislazione Turca disciplina i vari tipi di contratto usuali (TD, TI, TP, stagionali, ..), e tra l'altro hanno anche loro l'art. 18, non sto scherzando, traducendo a braccio dal Codice del Lavoro, Legge No. 4857 del 2003, si legge:

 

La terminazione deve basarsi su una giusta causa
Articolo 18 - I datori di lavoro che impiegano trenta o più lavoratori in un unico luogo di lavoro, non possono terminare il contratto di lavoro a tempo indeterminato dei lavoratori impiegati da più di sei mesi senza una giusta causa.
...
In particolare, i seguenti non costituiscono validi motivi di risoluzione:
[segue una lista che protegge chi partecipa ai sindacati ed i sindacalisti, chi testimonia contro i datori di lavoro, le usuali clausole antidiscriminatorie, donne incinte, infermi, infortunati, ...]
...

Nella prassi di solito ci si mette d'accordo con l'impiegato pagandogli una buona uscita, che varia a seconda della durata del rapporto di lavoro (l'art. 17 si preoccupa di dettagliarne i minimi). 

Per quanto ne sappia, non è tanto la qualità del contratto il problema, quanto l'esistenza dello stesso, o quando esista, che buona parte della retribuzione venga versata in nero o in natura.

 

Mentre concordo perfettamente con le conclusioni per quanto riguarda la Repubblica Italiana, per quella Turca non sono sicuro che considerare le percentuali sia corretto.

Il database Eurostat ci dice che al Q1 2006 i 15-64 erano 44,3 mln, diventati poi 48 mln nel Q2011. Sono 3,7 mln di over 15 in più in 5 anni. Un'altra fonte, forse anche più attendibile, è il registro elettorale, il quale ci dice che alle nazionali del 2007 c'erano 42,5 mln di elettori (soltanto i residenti), ed a quelle del 2011 ce n'erano 50,2 mln(sempre soltanto i residenti). Sono 7,7 milioni di over 18 residenti (soltanto tra i cittadini, senza considerare gli immigrati non cittadini!) in più in quattro anni.

A me i numeri suggeriscono che la Turchia è sulla cresta dell'onda demografica, e che attualmente gli stanno arrivando un paio di milioni di nuovi entranti nel mercato del lavoro all'anno, e creare nuove opportunità per tutte queste persone è probabilmente una sfida abbastanza impegnativa.

Come verrebbe il grafico con le cifre assolute?

Appena ho tempo prendo i livelli di occupazione. Comunque, secondo me il ragionamento non tiene: se c'e' rapida crescita demografica cresce altrettanto rapidamente la domanda di beni e servizi e quindi le opportunita' di impiego. Se no, in tutti i paesi in rapida espansione demografica che non sussidiano l'occupazione (cioe' la stragrande maggioranza nel loro genere) dovremmo osservare tassi di disoccupazione in crescita per la durata dell'espansione, che puo' essere anche di 40-50 anni.

Questo (e a maggior ragione quando la popolazione cresce rapidamente) e' il motivo per cui, ad esempio, la crescita del PIL va considerata pro-capite se uno vuol misurare lo standard materiale di vita e il motivo per cui si guarda ai tassi di occupazione, partecipazione, ecc. per misurare il mercato del lavoro.

Sono d'accordo sull'osservazione che, in generale, ad una crescita demografica si possa accompagnare una crescita di beni e servizi ed opportunità d'impiego, ma non sono certo che si debba, e non sono certo che le velocità con cui queste crescite avvengano siano necessariamente pari o comunque similari.

Aneddoticamente l'ho vista  in prima persona in Turchia almeno una volta (2001), in generale post 1980, in anni di furiosa crescita demografica (almeno 1 milione di bocche da sfamare in più ogni anno), l'economia Turca ha conosciuto crisi ripetute, miti nel 1989 e nel 1991, tremende nel 1994, nel 1999 e nel 2001, prima di quella del 2008.

Il caso turco è a mio avviso paradigmatico per il motivo opposto: mostra che, anche avendo la demografia dalla "propria" (almeno con una visione a breve delle cose), un cattivo manico, che è quello che è capitato in Turchia dall'inizio degli anni '90 al 2002, con sporadiche eccezioni (KD verso la fine di quel periodo), fa danni. Ed anche tanti.

Che io sappia...

Marco 5/7/2011 - 11:56

La Tuchia è tra i Paesi che nel 2010 sono cresciuti di più secondo quel grezzo indicatore chiamato PIL. Sarebbe piuttosto semplice "dimostrare" che è dovuto anche ai maggiori consumi interni stimolati proprio dallo "sperpero di denaro pubblico" dato dai sussidi.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-08-25/irresistibile-corsa-tu...

Tuttavia non vorrei confutare l'irresistibile teoria secondo cui i sussidi all'occupazione sono cose inutili, solamente l'esempio turco dimostra che esiste una "ripresa senza occupazione", un giorno qualche economista ci spiegherà come e perchè è successo (naturalmente ex-post).

In conclusione la frase finale "sfrondare pesantemente la selva di sussidi esistenti alle imprese (di ogni ordine e grado) e ai consumatori" è condivisibile mentre la base teorica su cui si regge è quantomeno traballante.

Regards

Giusto una curiosità, perchè si continua a usare il PIL come indicatore dello stato di un paese quando, mi pare, abbia ampiamente dimostrato di non essere attendibile?

Graziein anticipo per la spiegazione!

non è che si usi solo il PIL così come nelle analisi cliniche non è che si usi solo l'emocromo anche se ogni set di analisi parte dall'emocromo.

A me vengono in mente possibili casi in cui dietro un PIL brillante ci potrebbe essere una situazione non altrettanto brillante non me ne viene in mente una opposta.

In ogni modo ti rimando alla spiegazione di un Nobel (mancato)

E' appunto perchè, (ammesso che sia un buon indicatore di un cattivo "stato di salute"), non è detto che lo sia di uno "buono" che mi chiedo il motivo di tanta importanza?

Per la mia conoscenza, se domani ci pigliassimo tutti un accidente al cubo, il PIL salirebbe grazie agli introiti delle case farmaceutiche... che non mi sembra una bella cosa.

Credo che, semplicemente, sia un indicatore relativamente "facile da usare\misurare", abbastanza correlato con la "qualità della vita\ricchezza" del paese analizzato e che, soprattutto, non ne esista una alternativa "migliore".

Anche solo definire in modo oggettivo il concetto di "qualità della vita" non mi suona per niente facile, immagina trovare un modo per misurarlo con precisione.

Per la mia conoscenza, se domani ci pigliassimo tutti un accidente al cubo, il PIL salirebbe grazie agli introiti delle case farmaceutiche... che non mi sembra una bella cosa.

Per la mia (molto limitata) conoscenza non è mica detto: se causa accidente cubico nessuno va a lavorare, il PIL si riduce a causa dei mancati stipendi, dei beni che non son stati prodotti, delle vacanze che sono saltate, ecc. ecc.

Ammetto che dopo la lettura ho rivisto parzialmente la mia opinione, mi resta però l'idea che sia uno strumento con una tale percentuale di possibilità di errore che, sarebbe come usare il pallottoliere per fare calcoli infinitesimali.

Ho la spiacevole sensazione che il mondo dell'economia non cerchi strumenti più "raffinati" per evitare di fare delle figuracce peggiori di quelle che già riesce a fare così

Io invece ho la MOLTO più spiacevole sensazione che la diatriba contro l'utilizzo del PIL per valutazioni di massima sia il modo con cui la classe politica cerca di convincere i ceti produttivi che "anche se il pallottoliere ti dice che ti sto fregando il calcolo infinitesimale potrebbe dare un diverso risultato".

Nel 99% dei casi da me incontrati i metodi alternativi al calcolo del PIL per valutare lo stato di salute di un economia erano:

1) nascondere la polvere sotto il tappeto

2) finanza creativa

3) delirio luddista ( la decrescita felice )

In fondo il PIL rappresenta la quantità di beni e servizi FINALI, prodotti da un economia, e chi produce 3 pagnotte avrà la possibilità di scambiarne qualcuna con altri beni, chi ne produce solo una si dovrà arrangiare......

Diciamo allora che potremmo porci la domanda se sia un "metro" valido per tutte le economie o solo per alcune e, visti i risultati, se non sarebbe il caso di rivedere la teoria di base.

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