Marchi d'infamia, grida di Giubil(e)o

6 marzo 2009 Marcks

Quando si sta davvero abusando della credulità altrui?

Scrivo queste righe con la voglia non solo di provocare, ma anche di capire perchè due casi apparentemente simili (forse) siano trattati in modo dissimile.

Come sapete recentemente la Cassazione ha confermato una condanna a 9 anni e mezzo per Vanna Marchi, riconosciuta responsabile di aver truffato decine di persone alle quali venivano promesse pronte guarigioni in cambio dell'adempimento di speciali riti magici e della corresponsione alla stessa di congrue “offerte” in denaro. Ovviamente, sulla vicenda processuale ho ben poco da dire visto che la conosco solo in base ai resoconti giornalistici.

La provocazione risiede in questa considerazione. Ma non ci sono forse altri soggetti che abusano della credulità popolare ottenendone in cambio vantaggi e altre utilità in denaro e in anche in altre forme? Perchè un prete che officia una messa in suffragio ad un defunto, con relativo pagamento dell'offerta non abuserebbe della credulità popolare? Esiste o non esiste un business di alcuni movimenti, cattolici ma non solo, dove la partecipazione a riti collettivi, previo pagamento di un offerta (per le spese logistiche di organizzazione, come si ama dire), è parte della possibilità di essere guariti anche dai mali fisici? Esiste o non esiste la vendita (dico: la vendita) di acqua benedetta proveniente da fonti miracolose mariane; di medaglie di santi particolarmente attivi sul fronte dei miracoli e così via? Insomma, perchè Vanna Marchi è in galera, e altri invece si affacciano baldanzosi dalla finestra, senza nulla dover temere, se davvero le condotte di costoro sono assimilabili (in realtà mi sto chiedendo se lo sono realmente)?

La prima obiezione potrebbe consistere nel fatto che nel caso oggetto della recente cronaca giudiziaria, i soggetti condannati si adoperavano ad ottenere il denaro “terrorizzando” le loro vittime. Dunque lo scambio di denaro in cambio dei servizi offerti non era, almeno dopo il primo incontro fra l'imputata e la vittima, volontario. A questo si potrebbe obbiettare che, a quello che ne so, non tutte le vittime della Marchi sono state terrorizzate e che comunque l'abuso di credulità popolare non sembra necessariamente collegato al ricorso alle minacce, che eventualmente costituiscono un reato ulteriore. Il punto “mi serve” per chiarire che può esistere abuso della credulità a prescindere dalle minacce che si associno all'abuso stesso. Quindi la domanda che pongo è: perchè alcuni abusi della credulità popolare sono tollerati, e altri invece repressi? Insomma, perche' Lourdes e Padre Pio hanno il diritto di promettere miracoli in cambio di soldi, mentre Vanna Marchi no?

Si potrebbe tagliare la testa al toro osservando che la Marchi è stata condannata per truffa: vendere rametti di edera tagliati dalle piante che crescono vicino alle mura dei propri uffici spacciandole poi per miracolose è una truffa; e lo stesso dicasi dei numeri del lotto che non possono essere venduti come personalizzati, perchè nel caso in cui essi siano effettivamente vincenti ... lo saranno per tutti i giocatori, anche quelli che non hanno fatto ricorso ad astrusi rituali! Ma, ancora, la mia domanda è: perchè non è truffa benedire un paio di candele e sostenere che se si andrà a messa il giorno di San Biagio e si riceverà la speciale benedizione (si mettono le candele a croce di S.Andrea intorno al collo dei fedeli) ci si “preserverà dai mali della gola durante l'inverno”? Perchè spacciare le ceneri del caminetto del parrocco come ceneri benedette da apporre sulla fronte dei fedeli a inizio quaresima è solo un rito e non una truffa? Come tollerare che alcuni, possano, in seguito a queste esibizioni magico-misteriche, spogliarsi di alcuni loro beni? E come giustificare che forme di cannibalismo rituale (comunione) siano precedute da forme di plagio psicologico nel quale si invitano i fedeli a raccontare pubblicamente ad un estraneo la propria vita intima, compresa quella sessuale?

Da un punto di vista libertario, è scontato dire che dovrebbe essere lasciata massima libertà di espressione ai culti religiosi, qualunque forma o contenuto dottrinario assumano; dunque sulla base di questo principio sarebbe sbagliato chiedersi se un intera istituzione, come la Chiesa Cattolica, possa essere “tutta” e indistintamente colpevole di promuovere credulità popolare o azioni dannose per i fedeli: è più ragionevole valutare caso per caso e situazione per situazione, come appunto si presume facciano i magistrati che indagano in merito a specifiche notizie di reato. Questa considerazione a mio avviso, chiarisce anche perchè non è ragionevole liquidare tutto l'operato delle religioni istituzionalizzate come semplicemente truffaldino; infatti se da un punto di vista ideologico, filosofico o religioso un individuo può considerare una certa fede (nelle sue pratiche rituali e nei suo dogmi dottrinari) del tutto esecrabile, egli non potrà spingersi a considerare tutte le manifestazioni di quella fede, o tutti i rapporti personali fra clero e devoti, come reati da reprimere: sarebbe una forma insostenibile di paternalismo. Mi sembra l'errore in cui incorrono coloro che periodicamente denunciano il pontefice per aver sostenuto di essere capace di trasformare le ostie in corpo e sangue di Cristo e così via.

Dunque la domanda da cui partivo, “perchè certe condotte sono sanzionate penalmente mentre altre, di intere comunità religiose storiche, sono tollerate?”, era mal posta, appunto perchè in discussione dovrebbero essere solo le condotte dei singoli, non di intere istituzioni...un punto già evidente quando si dice che la responsabilità penale è sempre individuale, anche se lo si dimentica quando si estendono indebitamente quelle responsabilità a intere istituzioni. Esiste, per altro, il reato di associazione a delinquere ...

C'è infine un altro punto. Sebbene da un punto di vista logico alcune pratiche truffaldine siano tipiche sia di istituzioni millenarie che di cani sciolti prontamente ingabbiati, com'è che le pratiche messe in atto dai secondi appaiono potenzialmente più pericolose? Forse, e dico forse, la ragione risiede nel fatto che le pratiche religiose sedimentate nei secoli e vissute dalle comunità in maniera diffusa si prestano a forme di controllo che invece forme nuove o settarie di religiosità, rendono più difficili (perchè gli aderenti sono pochi; le cerimonie non sono pubbliche e così via. Questo naturalmente non implica che i sostenitori di nuovi culti siano per definizione sospetti, ma solo che le circostanze della loro devozione inducono a pensare così). Se così fosse, sarebbe curioso: la tradizione storica di un culto sembrerebbe una garanzia, parziale ovviamente, a protezione dei fedeli dagli abusi derivanti dalla sua pratica. Insomma, il fatto che un culto abbia una lunga tradizione lo rende potenzialmente meno dannoso, meno una "truffa", dei nuovi arrivati, costruendo quindi una barriera all'entrata nel mercato dei "culti".

La cosa mi risulta strana, almeno sul piano personale, perchè da un punto di vista illuminista, io butterei a mare tutte assieme culto e tradizioni ...

19 commenti (espandi tutti)

Il tema è la tua analisi sono interessanti.

Aggiungerei ai motivi per cui i cani sciolti sono perseguitati e le istituzioni millenarie no che i primi sono funzionali al sistema di potere, i secondi no.

Non è Wanna Marchi ma sono i preti che benedicono le caserme dei Carabinieri all'inaugurazione ed il dovere di ogni buon cristiano era amare il Re e servire la Patria come soldato.

Quando il culto/setta non è più percepito come antagonista dal Potere (scusate il termine vetero comunista ma non me ne viene un altro) non viene più perseguitato.E' successo ai tempi dei romani (Costantino) e si può osservare oggi con Scientology che viene tollerata nei paesi dove la sua lobby è diventata rilevante ed è considerata una setta di manipolatori/truffatori (quali sono a mio avviso) in altri.

 

PS

L'unica vera religione, anche in questi momenti di crisi, è la mia (vedere profilo).

 

 

 

C'e' una differenza credo sostanziale: non credo che per l'amministrazione di alcun sacramento venga richiesto obbligatoriamente un pagamento, nemmeno sotto forma di rimborso spese. Resta da vedere cosa avrebbero pensato i giudici se la Marchi avesse chiesto un pagamento "facoltativo".

Si, ma ci sono stati momenti storici, neppure troppo remoti, dove nelle Chiese si affiggeva addirittura il prezziario, che comunque rimane in vigore nei santuari per la celebrazione di alcune messe. Credo che dopo il Concilio Vaticano II queste pratiche siano cadute in disuso.

Il punto che vorrei qualcuno mi spiegasse è se, almeno dal punto di vista giuridico, per esserci effettivamente un abuso della credulità e magari una truffa, sia necessario pretendere un corrispettivo (come suggerisci tu, Andrea) o se basti invece ricavare denaro o altro dall'abuso stesso, senza chiederlo direttamente. Voglio dire, se mi arriva un giornale religioso, dove si parla di miracoli e guarigioni, con allegato bollettino per versamenti in CC postale, cos'altro devo aspettarmi per parlare di abuso della credulità? Che mi minaccino di andare all'inferno? Qualcuno, nelle sue omelie fa anche quello :-) !

Per quel che ne so io la minaccia dell'inferno non viene realizzata per non aver pagato ... e il bollettino e' il corrispondente per l'invio del periodico, non per le promesse guarigioni. Secondo me, da un punto di vista strettamente giuridico, il tuo punto non e' solido.

Spesso anche la Chiesa Cattolica usa la coercizione - anche se implicita. Essere l'unico non-cattolico (o meglio: esserlo apertamente) in un paesino (anche non troppo -ino) porta spesso a conseguenze poco piacevoli. Io sono stata fortunata - sono cresciuta a Milano; ma ho racconti che vanno da ragazzi a cui i professori che abbassano il voto "perché non puoi capire se non hai la sensibilità religiosa" a madri i cui figli non hanno nessuno con cui giocare "perché quelli lì son strani" (leggi: protestanti).

Concordo in generale sulla teoria che i culti "rodati" vengono vissuti come meno pericolosi perché i dati raccolti negli anni provano (più o meno) che non portano la Fine Del Mondo, la Dissoluzione Della Società, eccetera. (E: mai sottovalutare la potenza della forza dell'abitudine.) Anche se ci sarebbe l'eccezione degli ebrei, soprattutto pre-seconda Guerra Mondiale: in circolazione da millenni, eppure perseguitati con fervore.

Insomma, il fatto che un culto abbia una lunga tradizione lo rende potenzialmente meno dannoso, meno una "truffa", dei nuovi arrivati, costruendo quindi una barriera all'entrata nel mercato dei "culti".

La cosa mi risulta strana, almeno sul piano personale, perchè da un punto di vista illuminista, io butterei a mare tutte assieme culto e tradizioni ...

Be', io ho sempre creduto nelle seguenti definizioni: "Superstizione + sistema etico => Culto; Culto + supporto istituzionale => Religione". E' chiaro che non ti puoi aspettare da uno stato reale parita' di trattamento tra chi non ha influenza politica e chi ce l'ha.

Caro Marco, tema interessante. Da un altro punto di vista la medicina si e' posta questa questione.

Leggi un po' la definizione di "delirio", uno dei sintomi della schizofrenia, data dal DSM IV, il manuale che gli psichiatri di tutto il mondo usano per classificare/diagnosticare le malattie mentali.

"Falsa convinzione basata su erronee deduzioni riguardanti la realtà esterna, che viene fermamente sostenuta contrariamente a quanto tutti gli altri credono e a quanto costituisce prova ovvia e incontrovertibile della verità del contrario. La convinzione non è di quelle ordinariamente accettate dagli altri membri della cultura o sub-cultura della persona (per es. non è un articolo di fede religiosa). Quando una falsa convinzione riguarda un giudizio di valore, viene considerata delirio solo allorché tale giudizio risulta così estremo da sfidare la credibilità. Le convinzioni deliranti si manifestano sulla base di un continuum, e possono talora essere dedotte dal comportamento di un individuo"

Quando facevo il medico del lavoro, mi capito' di visitare in Italia un signore sulla cinquantina che riteneva che Dio gli avesse ordinato di informarsi della moralita' dei condomini (era il custode del palazzo e pensava di essere "mobbizzato dagli inquilini"). Lui chiaramente si metteva in una serie di pasticci per accontentare l'Altissimo. Dio diceva all'uomo una serie di altre cose, tra le quali le ragioni di alcuni recenti disastri naturali e annuncava la prossima venuta del Messia con spade di fuoco e quant'altro.

Da un punto di vista del contenuto, non vi e' una chiara distinzione tra delirio e religione. L'orientamento corrente degli psichiatri e' quello di ritenere convinzioni condivise dalla maggioranza delle persone, ancorche' non comprovate dai fatti, come il risultato di un processo di adattamento e non di un processo patologico. Chiaramente da questa visione emergono problemi pratici non irrilevanti. Da un lato, convizioni religiose dottrinarie sono protette dall'essere ritenute deliranti; dall'altro convinzioni religiose impopolari possono essere classificate come deliranti semplicemente in base a quanto bizzare sembrino al medico. La situazione potrebbe complicarsi se il delirante riuscisse ad un certo punto a condividere le sue fantasie. Ecco, ad esempio, qualcuno che pensasse di essere il Messia potrebbe essere considerato psicotico fino a quando non trovasse un gruppo piuttosto consitente di persone disposte a credergli, al che diventerebbe pero' un pericoloso agitatore. "That they approve a private opinion, call it opinion; But that mislike it, heresy; and yet heresy signifies private opinion".

Gli ultimi "sviluppi" della psichiatria pero' contestano la definizione 'dicotomizzante' del DSM IV. Pare che vi sia un sottile confine tra religiosita' e delirio (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15990520) e che quest'ultimo sia meglio descritto come uno spettro di attributi non relativi soltanto al contenuto (pervasivita', convinzione, distress).

Chissa' in giurisprudenza come si e' risolta' la questione di distinguere tra "imbonitori del miracoloso" e predicatori religiosi (sempre considerando che gli imbonitori se sinceramente convinti delle loro fantasie ma privi di un consistente seguito, con gli attuali criteri clinici sarebbero considerati psicopatici, e quindi incapaci di intendere e di volere)...

Insomma, forse la Marchi si sarebbe salvata se avesse convinto la giuria che lei, alle sue cure e ai suoi numeri, ci credeva veramente (anche " l'obbligatorieta' " del pagamento puo' far parte del sistema di credenze, un po' come la vendita delle indulgenze)...(?)

 

Luca, quello che dici è interessante ma non so se mi convince del tutto. Sostenere che nn vi sia una chiara distinzione tra religione e delirio mi sembra un modo di includere nell'ambito del patologico manifestazioni che potrebbero esserlo, ma non lo sono del tutto.

Voglio dire, quando penso al delirio mi viene in mente qualcosa di estremamente soggettivo, sconnesso, non condivisibile, privo di un senso, sia ordinario sia scientifico; e poi mi pare che il delirio abbia un atteggiamento di rottura di ciò che non è accettato comunemente; invece le religioni mi sembrano, almeno quelle storiche, tese a fare giusto l'opposto: creano un senso nuovo nei rapporti fra le persone; le legano intorno a significati morali ed esistenziali condivisi, anche se magari rifiutano le conoscenze scientifiche o parte di esse. Condivido di più quanti dicono, come Enzo, che il punto della distinzione fra setta e religione è l'atteggiamento nei confronti del potere e del senso comune: l'accettazione di entrambi è necessaria perchè il sospetto nei confronti della religione venga meno.

Sostenere che nn vi sia una chiara distinzione tra religione e delirio

 

Pirsig (quello de: "Lo zen e l'arte della manutenzione della bicicletta) aveva esposto la stessa tesi in modo molto interessante nel romanzo Lila.

In particolare Pirsig prendeva spunto da "cose" come il ciclicio e certe processione del sudItalia e della Spagna dove i partecipanti si flagellano per espiare i propri peccati.

La convinzione non è di quelle ordinariamente accettate dagli altri membri della cultura o sub-cultura della persona (per es. non è un articolo di fede religiosa)

Le definizioni date per negazione da uomo d'ingegno (sarà questa la definizione esatta di ingegnere?) mi rendono sempre sospetto.

Insomma, forse la Marchi si sarebbe salvata se avesse convinto la giuria che lei, alle sue cure e ai suoi numeri, ci credeva veramente (anche " l'obbligatorieta' " del pagamento puo' far parte del sistema di credenze, un po' come la vendita delle indulgenze)...(?)

Magari sì: ci sono precedenti a riguardo? Sarebbe interessante conoscere l'opinione di qualche giurista...

C'e' una differenza credo sostanziale: non credo che per l'amministrazione di alcun sacramento venga richiesto obbligatoriamente un pagamento, nemmeno sotto forma di rimborso spese. Resta da vedere cosa avrebbero pensato i giudici se la Marchi avesse chiesto un pagamento "facoltativo".

In Germania ed in Austria si deve versare una quota dei propri guadagni alla parrocchia di cui si fa parte. Non essendoci l'otto per mille si finanzia in questo modo direttamente la comunità religiosa di cui si fa parte e non è facoltativo per niente...

Guarda che il punto che si sta facendo qui e' puramente giuridico. Dove sta l'articolo del codice di diritto canonico che prevede questa norma? Hai mai visto un prete chiedere il tesserino ai non parrocchiani che chiedessero la comunione?

 

Hai mai visto un prete chiedere il tesserino ai non parrocchiani che chiedessero la comunione?

Effettivamente no.

Da un punto di vista strettamente giuridico il paragone probabilmente non regge (tranne, forse, per la cerimonia del funerale).

Ti domando (perchè mi sembri esperto in materia) :

il reato sussisterebbe ancora se, per le stesse "pratiche", la signora Marchi, invece di pretendere denaro avesse chiesto donazioni "spontanee" per la "Wanna Marchi Faundesscion" o simili?

 

 

 

Me lo chiedo anch'io, e questo credo fosse la domanda che Marco intendeva porre con l'articolo

non ha importanza se il beneficiario della truffa sia Marchi stessa o un terzo (incluso una fondazione), se vi e' stato inganno e danno, e la vittima chiede un risarcimento, non ci sono santi che tengano...

Il caso di Vanna Marchi ha collegamenti con la religione solo alla lontana. Vanna marchi ha venduto un “prodotto” falso spacciandolo per un altro e la vittima si e’ sentita danneggiata e ha chiesto un risarcimento. Vi erano piu' vittime. Se poi Vanna Marchi ha abusato di debolezze psicologiche della vittima, allora vi e’ una aggravante. Questo in breve e’ la traduzione di truffa nel caso Marchi.

La religione non e’ una truffa in questo senso (anche se potrebbe essere utilizata in casi specifici) finche’ non viene venduto a pagamento un “miracolo” e il beneficiario pagante e deluso chiede i danni a un tribunale. Ma il paradiso e’ dopo la morte e non mi risulta che qualcuno dopo aver  pagato per andare in paradiso si sia poi lamentato. I riti delle religioni evolute tendono a essere molto chiari, il merito sta molto nel comportamento del beneficiario, la religione ti mostra solo la retta via.

Quasi un secolo fa, Durkheim pubblico’ un famoso libro nel quale, a modo suo, cercava di individuare dei punti in comune tra le varie religioni. Non trovo’ nessun “credo” o elemento comune, e l’unica cosa veramente comune a tutte le religioni era la netta separazione tra il sacro e il profano. La religione ha i suoi funzionari che normalmente si distinguono in quattro categorie: sciamani, streghe e maghi, medium, e preti. A parte le caratteristiche che distinguono le diverse categorie e le tipologie di societa’ che favoriscono il loro nascere, in genere questi soggetti hanno un “mercato” e rispondono alla domanda. Due esempi: se lo sciamano ripetutamente fallisce, perde il suo status, mentre se il prete esercita perfettamente la sua professione e gli dei non rispondono favorevolmente, allora e’ colpa del credente o di tutto un popolo che non ha meritato abbastanza. Lo sciamano e’ in un mercato competitivo, il prete in un monopolio.    

Marco, il giorno prima del derby non mi puoi scrivere

Si potrebbe tagliare la testa al toro osservando che la Juve Marchi è stata condannata per truffa

dopo le dichiarazioni di mou e la tua mi comincio a toccare. :)

 

 

 

Quando si sta davvero abusando della credulità altrui?

Strano che parlando di Vanna Marchi non ti sia venuto in mente anche Vanno Marco Predellino...

RR

Non sembra tanto una domanda, quanto una dimostrazione. Abusare della credulità popolare da parte della Chiesa Cattolica non è reato perchè in fase d'abuso la Chiesa Cattolica si è preoccupata che non lo fosse. Il fatto che non sia reato dimostra ipso facto il reato.

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