Il matematico e le 'scuole di amministrazione degli affari'

8 giugno 2006 stockli
L'università è ancella del mercato? O deve produrre istruzione? Il matematico Figà Talamanca spiega che la "o" va intesa in senso avversativo, e c'è di che ridere (o piangere)...

Compare su Liberazione, quotidiano di partito di quelli che per fortuna si possono chiamare ancora comunisti senza incorrere negli uffa che noia, il seguente articolo (www.liberazione.it/giornale/060604/pdf/XX_9-ART-1.pdf) a firma del matematico Alessandro Figà Talamanca. Il lungo articolo è a suo modo affascinante (a me l'horror piace). A parte che dà delle bastonate al devoto teologo del Dio Mercato Luigi Zingales (e fin qua, siccome sono invidioso di lui, mi va anche bene). A parte che dà al medesimo dell'impreciso ed arruffone sui dati (e anche qua per me, che manco un pacchetto per OLS so usare, ancora meglio). A prescindere dal fatto che Figà sarà pure armonico nell'analisi, ma quando parla di CPA dice delle bufale colossali (cfr. l'affermazione ‘la professione di Certified Public Accountant negli Stati Uniti è riservata a chi ha uno specifico diploma di istruzione terziaria' con il sito http://www.nasba.org/, la National Association of State Boards of Accountancy, che mostra come la legislazione è statale e non federale, che i requirements variano molto da stato a stato, che comunque serve almeno un BA, in certi stati un MA, con un numero minimo di credits in accounting, minimi anche quelli con molta variazione across states, oltre al CPA exam amministrato localmente e a un period of practice che varia anch'esso da stato a stato). Lasciamo poi anche perdere che, partendo dalle ‘irragionevoli barriere all'ingresso del mondo del lavoro' che discriminano i diplomati in ragioneria a favore dei figli di papà che hanno fatto la Bocconi, la Luiss o l'Università di Castellanza., che servono solo a fare networking, scopre dopo 30 anni (mica 3) Signalling Theory (che poi se ci pensi è di Spence, che è stato anche Dean della scuola di ‘amministrazione degli affari' di Stanford, e ci ha pure preso il Nobel, che i matematici non c'è l'hanno per colpa della di Nobel moglie un po' facilotta....) . E già che ci siamo, tocca anche lasciar perdere che poi Signalling Theory nei dati mica tiene poi tanto: lui l'ha scoperta adesso, poverino, e mica gli puoi chiedere di leggere 30 anni di letteratura in un giorno....Si, è vero, poi c'è l'altra bufala macroscopica del fatto che in Gran Bretagna devi fare papirografia o letteratura assiro-babilonese e frequentare bene se vuoi diventare CEO della fabrichetta sotto casa, che se no manco ti si filano, anche se sei Steve Jobs o Carly Fiorina. La chicchera, per finire i dettagli errati e passare alla sostanza, e' quando dice che la società (nel senso di stato, di mano pubblica, non "per azioni", che quelle a lui non piacciono) è quasi (bontà sua) l'unico compratore dell'opera degli scienziati, e non ci fate cambiare idea (a mois e a Figà) neanche se ci tirate fuori, che so, la privata Princeton University e l'Institute of Advanced Studies (dove sta Bombieri, che dovrebbe essere amico suo), oppure i Department di Mathematics, o di Physics, delle lo stesso private Columbia, Chicago, Stanford e così cantando. Che sia mai passato di recente per Bell Lab, o per Yorktown, or per San Matteo, o per Rochester (MN), o per Wall Street (dove ci sono piu' PhD in theoretical physics and mathematics che non a Los Alamos), o per un qualsiasi altro posto che non sia la sua molto di stato universita'? Occorre fargli avere un'altra Fullbright, prima che sia troppo tardi ...

No, quello che veramente merita dell'articolo è altro. Il nostro matematico è binario. Da una parte, gli scienziati (matematici, fisici, chimici, biologi, ingegneri di alto livello (alto in che senso, statura?)). Per questi è necessaria una vera istruzione avanzata, da parte di docenti impegnati nella ricerca, e quindi più costosa. Dall'altra parte, la cultura all'acqua di rosa sufficiente, assieme al networking, per selezionare i dirigenti e gli intermediari finanziari. E quindi l'alzata d'ingenio, la ricetta per lo Stato, anzi STATO, e con gli attributi. Facciamo pagare tasse alte a quelli che mica vogliono acculturarsi veramente, e invece, già tipicamente ricchi, vogliono solo fare networking per diventare intermediari finanziari. E coi soldi? Ma è ovvio, paghiamo i veri scienziati, e sgraviamo i costi a quelli che vogliono acquisire CULTURA (ingegneri ma solo se di alto livello, per intenderci). Anche le grandi università statali americane, Berkeley, UCLA, Minnesota, e via sciorinando, fanno così, con il meccanismo che le Business Schools, e le professional schools in generale (oops, anche quelle di ingegneria, ma forse non sono di alto livello...), producono alti margini ridistribuiti poi ad hard sciences, ma anche humanities. Cosa dite? Che lo fanno anche le private (Stanford, Chicago, Northwestern, Wharton, NYU, WUSTL, Duke, Harvard....)? Ma chi, quelle putride serve del perfido Dio Mercato? E che così facendo, competendo con le pubbliche, le obbligano a essere efficienti? Non vi credo, non può essere, anatema....

5 commenti (espandi tutti)

C'e' una cosa che mi fa impazzire nella logica del ragionamento di Figa' Talamanca; mi fa impazzire 1) perche' lo fanno tutti, 2) perche' e' fallacy ovvia (o trucco retorico di basso livello) che un matematico potrebbe e dovrebbe evitare.

Prende in giro Zingales (e indirettamente tutti noi economisti) per la fede nel Dio Mercato, che produce il migliore dei mondi possibili. La fallacy logica e' questa: Se anche fosse vero che cosi' non e', cioe' che il mondo prodotto dal mercato non e' migliore possibile, cio' non significa che il mercato non sia meglio di quello che c'e' o che altri propongono. Una volta argomentato (beh, ridicolizzare non e' argomentare, a dire la verita': professor Figa' Talamanca, dove sono i dati che documentano l'esternalita' che rende il mercato non piu' ottimale? I dati a questo proposito ci sono, ma scommetto che lei non si e' mai preoccupato di cercarli perche' le pare cosi' ovvio da confondere ridicolizzare e argomentare) che il mercato non e' ottimale, Figa' Talamanca crede di avere argomentato che niente mercato e' ottimale. Nel contesto italiano dove non c'e' mercato nell'universita', zero, la sfido ad argomentare seriamente che zero e' meglio di epsilon. La sfido ad argomentare che il miglior dipartimento di matematica in Italia e' meglio di Princeton, o Harvard o Courant. Mi ripeto: L'argomento che il mercato non e' ottimo non ha valore globale, ma solo locale; ammesso che sia vero. Resta possibile che un po' di mercato sia meglio di niente mercato. E, l'osservazione della realta' americana, ma anche inglese, mi pare evidenza molto convincente che sia proprio cosi': un po' di mercato e' meglio di niente mercato, anche in accademia.

dunque... pr. figa'-talamanca ha due qualita':
1. traduce bene (mba e' un magistero nell'amministrazione degli affari")
2. mantiene una fede da vecchi bolscevichi, pre-nep per non dir pre-perestroika, sui fatti come se li racconta lui [chi e' un Cpa, il numero dei papirologi che dirigono Glaxo und so weiter]
3. alberto bisin ha completamenre ragione che i dati mancano a sostenere tesi talmente bizzarre
4. dovremo pero' (intendo come tutti, commentatori, scrittori, etc.)decidere se non sia il caso di rispondere pubblicamente.
5 dopo tutto il punto finale (di Bisin) mi sembra l'unico corretto: cosa dimostra che non si possa avere, si anche in Italia [noto "bordello delle umane genti" per i motivi spesso indicati anche da NFA] una competizione che obblighi sapienza o federicoII o statale di milano a competere con...
non so bene chi perche' a parte le istituzioni religiose, e la Bocconi non vedo bene chi sia
l'universita' privata italiana.
l'unico casa di cui ho conosciuto qualche elemento e' hsr, il quale ha passato le pene
dell'inferno per esser ammesso ad "esistere" come universita'.
per quel che ne so si deve essere ammessi ad una procedura ministeriale che "equipara" scuola x a scuola x2 e dice che tutte e due hanno il diritto di aver studenti e di dare a studenti suddetti diplomi....
cio' detto che cosa blocca questo?
se --e tendo ad esser d'accordo-- epsilon e' meglio di zero, perche' dunque Prada, John Elkhann, tronchetti, Del vecchio o la famiglia benetton, non aprono semplicemente a Torino, a roma, palermo, belluno, rogigo o rimini, la loro universita'?
Carnegie lo ha fatto, Duke lo ha fatto, Leland Stanford (Sr) lo ha fatto,
se non ora quando?

la riflessione e' seria:
1. se gli economisti hanno ragione (on the side of the arguments it looks thus and so)
2. se gli italiani sono esseri umani (not Morlocks from outer space)
3. even italian industrialists, fat cats, tobacco producers, elgant bootmakers, and so forth,
ought to see what the above mentioned Stanford, Carnegie, etc saw.
4. it ought to follow that the same processes are available to either side.
5. is it the influence of Figa' Talamanca Inc. that stops all of this?

Mi si permetta di continuare sulla linea di "un risotto li seppellira'".
Per me la cosa forse piu' gustosa del pezzo di Figa' Talamanca e' l'uso esplicito della chiesa cattolica, dei suoi seminari, seminaristi e preti come esempio e modello di come dovrebbe essere organizzata l'universita' e come e chi dovrebbe pagare che cosa. E' una scelta comicamente impareggiabile, oltre che drammaticamente rivelatrice di una visione del mondo che siede a metà fra Totò e Torquemada.

Il catto-comunismo imperante ora vuole che si diventi come dei seminaristi ... incluso nella nostra vita sessuale, presumo!
Evviva Liberazione.

Ho letto l'articolo e devo dire che anche se la logica e' perversa, come gia' rilevato, alcune ipotesi alla base non sono sbagliate. La prima e' che il valore della laurea non e' dato solo dai redditi futuri; questo e' ovvio altrimenti nessuno studierebbe lettere antiche. Ma e' altrettanto ovvio che una sana concorrenza migliorerebbe la qualita' anche di questi studi, magari anche senza aumentare i loro salari futuri (ma chi lo sa? un amico mi disse tempo fa che i migliori storici di antica Roma sono negli USA, dove gli umanisti sono certamente pagati di piu' che in Italia).
La seconda cosa giusta che viene detta riguarda la misura del college wage premium. E' vero che la maggioranza dei labor economists giustifica i divari salariali fra laurati e non con skill-biased technological change (e quindi, adottando la logica di Figa, con un aumento del valore della laurea, ma va detto anche che esiste un sano dibattito sull'argomento, quindi fate attenzione voi che avete speso troppo tempo vicino alle sponde del Charles river. Leggetevi per esempio Eckstein-Nagypal, dove si mostra che gran parte del premium e' dovuto a riclassificazione di lavori che un tempo venivano svolti da diplomati, ora da laureati o MBAs.

Insomma, 7 nell'analisi empirica, 4 in logica.

Il Link fornito qui sopra non funziona piu, tuttavia l'articolo del professore Sandro Figà Talamanca si puo trovare qui .

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