Mickey Mouse and Uncle Scrooge Economics

12 giugno 2010 Alessio Moro

In economia, quando si parla del modello di Topolino si intende un modellino semplice semplice, senza troppe ambizioni. Al contrario di Topolino peró, Paperon de Paperoni dimostra di conoscere piuttosto bene i fondamenti della teoria economica.

 

A volte, quando non trovo The Economist in edicola, il mio second-best è Topolino.  In genere le due riviste non sono paragonabili in quanto a contenuto economico, ma in una storia scritta da Marco Bosco e disegnata da Alessandro Del Conte, intitolata “P.d.P. Economics: Consumo e Risparmio” ed uscita la settimana scorsa, Zio Paperone ci spiega le basi della teoria economica standard, parlando di vincoli di bilancio, preferenze, prezzi relativi e massimizzazione dell’utilitá.

Paperone inizia la sua spiegazione partendo “… dal cosiddetto vincolo di bilancio! Data una quantitá di moneta di cui disponiamo esiste un massimo di beni che possiamo comprare e oltre il quale non possiamo spingerci”. Uau mi son detto, Paperone spiega le stesse cose che insegno io!

Ma andiamo avanti. Il papero ci spiega che “il buon consumatore fará i conti prima di spendere, valutando le proprie risorse e decidendo cosa puó (e non puó) permettersi”. Ossia, apparentemente Paperone crede nella razionalitá degli agenti economici. E continua… “circoscritto un insieme di prodotti stilerá quindi una graduatoria di preferenze in termini assoluti, per stabilire quale desidera di piú…”… un attimo, ma non stará parlando di una funzione di utilitá il buon Paperone? …  “e in termini relativi per calcolare come suddividere la spesa” … Prezzi relativi su Topolino? Fantastico!

Finito qui? Neanche per idea! “Dato che è impossibile avere tutto, prendere una cosa significa rinunciare a un’altra”… intenderá mica i costi opportunitá … “e occorre pertanto distinguere tra beni di prima necessitá e beni voluttuari non indispensabili” … vabbé dai, questa era facile!

E qui arriviamo al cuore della teoria del consumatore, che Paperone dimostra di aver studiato bene (non a caso è il papero piú ricco del mondo!): “infine il consumatore sceglierá la combinazione di prodotti che massimizza la sua soddisfazione” ... massimizzazione dell’utilitá su Topolino? … “senza cedere al capriccio del momento”... consumption smoothing su Topolino?? … “e affrontando ogni acquisto con razionalitá” … ancora consumatori (ops, paperi!) razionali su Topolino???

Infine Paperone ci spiega che “Se è vero che spendere bisogna, c’è anche una buona notizia: non è detto che si debba farlo subito!”… beh, che Paperone parlasse di risparmio è forse la cosa meno sorprendente vista la sua tirchiaggine: “Si puó aspettare mesi (o meglio, anni). Risparmiando il denaro che avete oggi potete sfruttare la vostra ricchezza del domani e garantire i vostri consumi futuri.” … probabilmente dei mercati finanziari ci parlerá in una prossima storia!

Fin qui tutto bene, ma la conclusione è la parte che più ha attirato la mia attenzione: Paperone conclude che “(il denaro) potete continuare a risparmiarlo per accudirlo e coccolarlo come faccio io!”. Ossia, signori, mettere la moneta nella funzione di utilitá non è poi un’idea cosi strampalata perché esiste almeno un individuo (ok, un papero…) che deriva utilitá direttamente dal detenere moneta. Ma questa, piú che Mickey Mouse Economics, è veramente Uncle Scrooge Economics!

Qualcuno lo faccia sapere a Neil Wallace, Randy Wright e Stephen Williamson al più presto: Uncle Scrooge non crede nelle microfoundations e rema contro! Che sia in combutta con Mike Woodford?

P.S. Com'è che tutti questi monetary economists hanno il cognome che inizia per W? Un'altro stylized facts in cerca di microeconomic foundations? Magari ne parlerà Topolino il mese prossimo!

27 commenti (espandi tutti)

Ebenezer Scrooge di Dickens ha, come noto, ispirato la creazione dello Scrooge/Zio Paperone del quale tu parli.

Qui una riflessione "filosofica"  su Scrooge (entrambi, visto che hanno tratti uguali).

Non ho ancora letto il numero di Topolino, ma spero di farlo presto. Solo due considerazioni: non so cosa si dica nel numero di Topolino, ma Zio Paperone (Scrooge Mc Duck) conserva i soldi (e ci fa il bagno) per due motivi:

 

1) perchè ognuna di quelle monetine è un ricordo della sua vita, della sua esperienza, dei suoi amori e delle sue vittorie. E' come una persona anziana che riguarda le foto della gioventù; l'unica differenza è che le foto sono monetine; probabilmente definirlo "taccagno" non è propriamente corretto, è più che altro un "sognatore malinconico". Mi pare, invece, che questo non valga per l'Ebenezer Scrooge di Dickens (almeno prima della sua conversione dopo l'incontro con i fantasmi). Probabilmente l'Ebenezer è favvero taccagno.

2) perchè "partecipa" a una gara posizionale con gli altri paperi (es. Cuoredipietra Famedoro) su chi è più ricco. La gara può essere stupida (e probabilmente lo è), ma le persone spesso fanno scelte proprio relazionandosi sugli altri o sul vicino: non compro la migliore auto per me (scelta self-interested à la Smith), ma l'auto più grande del mio vicino (scelta other-regarding à la Veblen). Per alcuni autori (come lo stesso Thorstein Veblen) il capitalismo è stato quello straordinario motore di sviluppo materiale proprio per queste scelte other-regarding. Per cui, sotto certe condizioni, si potrebbe "ottenere utilità" e "produrre sviluppo" anche semplicemente detenendo moneta (o altri beni ostentativi) se questo spinge gli agenti a una concorrenza posizionale.

 

perchè "partecipa" a una gara posizionale con gli altri paperi (es. Cuoredipietra Famedoro) su chi è più ricco

Si, ma in questa gara conta il patrimonio, non quanti dollari tieni nel deposito. A Paperone detenere moneta piace (da utilitá) perché ci puó fare il bagno. Rockerduck e Cuordipietra invece, che il bagno nei soldi non lo fanno (almeno io non li ho mai visti :-), non derivano nessun piacere dal detenere moneta in se.

no, per Paperone conta quanti soldi tiene nel deposito, perchè la grandiosità del deposito è ostentata (indipendentemente se dentro ci sono monetine o cartamonete).

 

Su Rockerduck e Cuordipietra effettivamente non si capisce perchè detengano moneta in se. Se fosse ancora vivo sarebbe da richiedere un'integrazione al zio Carl

Se dico pubblicamente che le prime nozioni di economia le apprese sulle storie a fumetti di Zio Paperone uscite a fascicoli in allegato a "Il Sole 24 Ore" (quasi 20 anni fa) mi cacciate da nfa?

Assolutamente no. Ti sarebbe potuta andare molto peggio. Per esempio saresti potuto finire tra gli studenti universitari a cui Brunetta o Tremonti facevano lezioni.

Impossibile: non insegnano ad ingegneria elettronica.

(non è vero, ma la battuta mi piaceva: nella realtà ad ingegneria elettronica c'era un insegnamento di economia - per altro obbligatorio)

Anche io ho imparato le nozioni base di economia da Zio Paperone e il sole24ore...tanto che oggi quando insegno al liceo riutilizzo gli stessi grafici e le stesse parole...semplice e chiaro, altro che MasColell dei miei stivali!!!

Mi domando: se Zio Paperone é la razionalità, Paperino rappresenta tutti gli irrazionali...behavioural consumption, behavioural finance...ma Paperoga allora cos'é? Non abbiamo ancora una teoria per il mitico Paperoga!!

Secondo me Gastone incarna la casta, è uno che vive di rendita e non ha fatto niente per guadagnarsela. Per questo non è tra i più amati...

Ma no dai, Paperino é sempicemente (molto) credit constrained.

Paperoga é irrazionale in ogni cosa che fa, non solo nelle scelte economiche.

Gastone invece é perfettamente razionale, ha capito che riceve solo shock positivi e quindi non fa niente dalla mattina alla sera.

La sensibilità ecologica entrerà mai in una funzione di utilità?

Se per sensibilitá ecologica intendi una variabile di qualitá ambientale certo, perché no? 

Intendo l'orientare le proprie scelte di consumo, e la propria funzione di utilità, tenendo in considerazione anche le conseguenze che il proprio consumo porterà all'insieme delle risorse disponibili in natura per quel determinato bene. Per cui a volte ci si astiene da un certo consumo (oppure lo si limita) perché si preferisce che tale bene non venga esaurito. Tipo, sono contento di non mangiare il tonno rosso anche se mi piace; compro i detersivi alla spina, o comunque cerco di limitare il più possibile l'uso della plastica.

Ma temo che un mancato consumo (che però aumenta la soddisfazione) non sia misurabile.

Temo anche di star andando OT.

Io credo le scelte di consumo siano sempre più diffuse, almeno in Europa. Tanto che io spesso le trovo eccessive. Questo tizio spiega quello che intendo dire (sorry solo in inglese :-( )

Non disperare: Luttazzi si da un gran da fare a tradurlo ;)

Mi hai fatto sganasciare dal ridere !

Si, sembra proprio una perfetto "fonte di ispirazione" per Luttazzi!

Non vorrei dire scemenze, ma il fatto che tu non mangi tonno, qualsiasi sia il motivo, è una preferenza. Il "mancato consumo" è una preferenza pure.

Riguardo l'ambiente, più che modificare il modello, forse dovresti guardare a come modificare le preferenze dei consumatori.

Alessio, emme ci, le decisioni di consumo (come il buon Paperone ci insegna) sono date basicamente dall'interazione di tre cose: 1) le preferenze (funzione di utilitá) nelle quali il consumo di ogni bene ha un peso diverso. Preferisco guidare una BMW piuttosto che una Panda, oppure preferisco l'agricoltura biologica a quella tradizionale; 2) il reddito che ho a disposizione e 3) i prezzi relativi tra i diversi beni. Dati questi elementi cerco di massimizzare il mio benessere. Quindi anche se preferirei consumare solo prodotti biologici (perché nella mia utilitá hanno un peso maggiore rispetto ai beni agricoli tradizionali), se il prezzo di questi é molto alto rispetto al prezzo dei beni agricoli tradizionali, sceglieró comunque questi ultimi.

Detto questo, vorrei aggiungere che l'ambiente é un bene pubblico, non c´é un´impresa che lo produce e quindi é difficile capire il suo prezzo relativamente al consumo, ossia, di quanto dovremmo ridurre il consumo per aumentare la quantitá (o meglio qualitá in questo caso) di ambiente.

Detto questo, vorrei aggiungere che l'ambiente é un bene pubblico

Quindi al modello mancano solo le esternalità? E poi siamo a posto, abbiamo trovato il manuale perfetto per l'ammissione a NFA?

L'idea della Walt Disney di presentare agli affezionatissimi lettori di Topolino, i rudimenti dell'Economia Politica, a me sembra un'idea azzeccatissima. Anzi, credo andrebbe ulteriormente incoraggiata.

Il racconto per immagini  - qual è il Fumetto -, infatti, permette di raggiungere un vasto pubblico. Pubblico che, non necessariamente, ha dimestichezza con temi economici. Ma che, grazie ad un linguaggio accessibile, ma non banale, viene iniziato alla Scienza economica, con argomenti, oltretutto, di strettissima attualità. Ad esempio, immagino ci sarà qualcuno, tra noi che frequentiamo questo Blog, che, in merito alla donazione per una costituenda Fondazione nFA, avrà ragionato in termini di costi opportunità.

Provo a sintetizzare con le seguenti domande, ioci causa - per gioco -, chiaramente.

 

1.  La donazione per nFA, rientra tra i beni di prima necessità, oppure tra quelli voluttuari, e perciò non indispensabili ?

 

2.  Se rientra, insieme ad altri, tra i beni di prima necessità, deve esistere, tra questi, una gerarchia ?

 

3.  Se, al contrario, rientra tra i beni voluttuari, quali sono le opzioni ?  In altre parole, posso:

 

     3.1  rinviare il costo, in un futuro non definito ?

     3.2  Oppure, eliminare del tutto tale costo ?

 

Indubbiamente, Prof. Moro, qui ho bisogno del suo aiuto...

 

Ritornando al genere-Fumetto di cui si parlava, forse, Professore, la sensazione che lei ha provato, nel veder raccontata, con l'ausilio di comic strip, la disciplina da lei insegnata, non deve essere stata così diversa, mutatis mutandis, da quella che, io, qualche mese fa, ho provato nel leggere l'Albo nr. 280, di Dylan Dog.

 

Caro Salvatore, innanzitutto direi di darci del tu. Il lei su NFA suona un pó stonato :-)

Per cercare di rispondere alle tue domande 

1.  La donazione per nFA, rientra tra i beni di prima necessità, oppure tra quelli voluttuari, e perciò non indispensabili ?

Dipende da te, perché solo tu conosci esattamente le tue preferenze. Lo ritieni un bene voluttuario o indispensabile?

2.  Se rientra, insieme ad altri, tra i beni di prima necessità, deve esistere, tra questi, una gerarchia ?

Direi di si. Se hai solo un euro e consumi solo NFA e pizza, in cosa lo spendi? Devi dirmelo tu!

3.  Se, al contrario, rientra tra i beni voluttuari, quali le opzioni ?  E cioè, posso:

     3.1  rinviare il costo in un futuro non definito ?

     3.2  Oppure, eliminare del tutto tale costo ?

Posso rispondere con una domanda? Tu cosa hai fatto? Hai eliminato il costo, lo hai rinviato, oppure lo hai sostenuto anche se ritieni NFA un bene voluttuario?

Ritornando al genere-fumetto di cui si parlava, forse, Professore, la sensazione che lei ha provato, nel veder raccontata la disciplina da lei insegnata, con l'ausilio di strip comic, non deve essere stata così diversa da quella che, io, qualche mese fa, ho provato nel leggere l'Albo nr. 280, di Dylan Dog.

Ti posso dire che é stata una bella sensazione leggere le stesse cose che insegno io su Topolino (che leggo da circa 30 anni). Se non avessi giá finito il corso di Economia Politica quest´anno avrei fatto leggere la storia ai miei studenti :-)


L'Albo nr. 280 di Dylan Dog, è Mater Morbi   - Madre Malattia -. I  Testi sono del geniale Roberto Recchioni   - rrobe -. Le Tavole sono di Massimo Carnevale.

Perché ho scritto che, forse, la sua sensazione, Prof. Moro, non deve essere stata troppo diversa dalla mia, nel leggere Mater Morbi ?

Per due ragioni.

 1.  Perché, quello sciupafemmine matricolato di Dylan Dog, a pagina 92, dice cose come queste:

 

Personalmente, sono convinto che chiunque sia in possesso delle sue facoltà mentali debba anche essere padrone del proprio destino... Specie se quel destino è fatto di atroci sofferenze.

(cfr, Dylan Dog, Mater Morbi, Albo nr. 280, Gennaio 2010, Sergio Bonelli editore, pp. 98, euro 2,70).

 

Nel leggere queste righe, mi sono chiesto: L'indagatore dell'incubo, qui, non sta forse parlando di quello che, i giuristi, usano indicare come il principio di autodeterminazione, o libera determinazione del singolo ?

 

2.  Una seconda ragione è questa. Nella stessa pagina, l'acuto Roberto Recchioni, fa dire a Dylan Dog:

 

(...) d'altra parte, nel caso in cui io non fossi in grado di esprimere la mia opinione o non avessi lasciato alcuna disposizione, non vorrei mai che qualcuno decidesse della mia vita al posto mio.

 

Qui, la mia domanda è stata: Non si vuol forse evocare, quello che, comunemente e impropriamente, è indicato come Testamento Biologico ?

 

Le assonanze tra la sua sensazione, e la mia, Prof. Moro, sono, appunto, questi due brani appena riportati.  Nel senso che, questi brani, mi riportano al Diritto, e cioè il settore che studio - tento di studiare! -, e di cui mi occupo. Esattamente come a lei, i colti, e intelligenti Testi di Marco Bosco, le hanno riproposto la disciplina che studia, e insegna.

 

 

Ciò che vorrei sottolineare, in quest'ultima parte del commento, è questo.  Il gustoso post del Prof. Moro, mi pare dimostri come, il Fumetto, possa essere un formidabile mezzo espressivo, efficace, oltre che divertente, per fare didattica, in senso lato.

Molti commenti che mi precedono, infatti, hanno ricordato come, il Fumetto, abbia rappresentato la porta d'ingresso, nell'affascinante, e complesso mondo dell'Economia.

L'Economia, tuttavia, non è stata la sola disciplina, almeno in Italia, ad essere veicolata anche attraverso la comic strip. Per fortuna, vorrei poter dire. La Storia, ad esempio, è stata un altro àmbito, dove si è utilizzato il Fumetto, anche nel tentativo di avvicinare il lettore, a questa materia assai importante. Importante, se non altro, per non dimenticare da dove veniamo.

Enzo Biagi, ad esempio, già un po' di anni fa, ha pubblicato, per Mondadori, una Storia d'Italia a fumetti, istruttiva e leggibilissima.

Per il futuro, mi piacerebbe ci fosse qualche matita, che decidesse di mettere sotto forma di striscia comica, anche un po' di Diritto, disciplina invìsa a molti, ma, da molti, anche amata, e alla quale hanno deciso di dedicarci una vita.

Per il presente, mi sento ringraziare il Prof. Alessio Moro, per aver dato spazio al genere Fumetto, come strumento del Sapere. Genere considerato, talvolta, e ingiustamente, di serie B, o, comunque, un genere esclusivamente riservato al mondo dei bambini. 

Genere considerato, talvolta, di serie B, o, comunque, un genere esclusivamente riservato al mondo dei bambini.

Condivido (anche il resto del post), ma è quasi un bene che sia così, altrimenti avremmo censure e polemiche anche per i fumetti ed i cartoni animati. Vivo nel terrore che il Moige o qualcuno della CEI capiti per sbaglio su una puntata di South Park !

Raccolgo volentieri l'invito a darsi del tu, Alessio.

Ribadisco, se posso, di aver molto apprezzato il tuo Post.

Infatti, occupandoti di Zio Paperone alle prese con nozioni di Microeconomia, due sono stati i miei pensieri.

1.  Un omaggio, forse indiretto, al genere-Fumetto. Soprattutto in passato, infatti, questo genere ha fatto storcere il naso a non pochi intellettuali italiani.

Ad esempio, se penso alla simpatica banda Peanuts  - che, ancora oggi, leggo con spasso, quando posso! -, è stato soltanto grazie a pochi intellettuali, come Giovanni Gandini, Oreste del Buono, Elio Vittorini, Umberto Eco, che è stato possibile, in Italia, considerare le comic strip del grande Charles Monroe Schulz   - Sparky -, come un microcosmo di Letteratura, Sociologia, Storia, oltre che un concentrato di nevrosi, tic, speranze, e parecchio altro ancora, di cui sembra afflitto l'Uomo moderno. Umberto Eco, poi, non ha esitato a definire Poesia, le strepitose Tavole di Sparky.

 

2.  Un secondo pensiero è stato questo. Un docente di Economia politica, che scrive un Post su delle comic strip, che trattano, in modo certo non accademico, la materia che insegna, ha due diversi effetti positivi, secondo me.

 Un primo effetto, riguarda lo stimolo ad avvicinarsi alla materia, indirizzato a quei lettori che, magari, trovano l'Economia un pochino indigesta, pur ritenendola importantissima, specie al giorno d'oggi.

L'altro effetto positivo, invece, riguarda, se non m'inganno, proprio chi la insegna. Nel senso che, come tu stesso hai ricordato nel commento di replica, alla parte prima di questo mio commento, veder raccontata - abbozzata -, per mezzo di strisce comiche, la materia che s'insegna, procura una piacevole sensazione. Penso che, un docente, abbia bisogno anche di queste cose!

 

Quanto ai tuoi studenti, beh, il prossimo Anno Accademico, potrai sempre mettere, lo Zione Paperone, come lettura integrativa, per chi aspiri al 30 e lode...!!! :) :)    

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