Microliberalizzazioni: alcune proposte sui fondi pensione

3 aprile 2007 andrea moro
L'attuale governo sembra essere appassionato di liberalizzazioni, ma piuttosto che prendere il toro per le corna, usa il bilancino: elimina le distanze minime fra estetiste, i requisiti di residenza per fare la guida turistica, gli obblighi patrimoniali delle imprese di facchinaggio

A malincuore, mi adeguo all'interlocutore e propongo alcune microliberalizzazioni. Lo faccio in un settore che ritengo leggermente piu' importante e rilevante di molti sinora affrontati dal governo, quello della previdenza alternativa.

Microliberalizzazione numero 1: nessun accordo negoziale puo' legare la riscossione del contributo del datore di lavoro alla previdenza integrativa all'adesione ad un fondo negoziale: ogni lavoratore deve poter destinare i propri risparmi, comprese le contribuzioni del datore di lavoro, al fondo chiuso o aperto di propria scelta

Le contribuzioni dei datori di lavoro ai fondi pensione sono frutto di accordi negoziali, ed in alcuni (molti) casi
la riscossione di tale contributo e' subordinata all'adesione al fondo
negoziale (si veda per esempio il sito di COMETA, il fondo chiuso dei metalmeccanici, uno dei fondi negoziali piu' popolari)

E' piuttosto sconcertante che la legge che regolamenta i fondi pensione abbia incluso la possibilita' di istituire fondi attraverso accordi negoziali (i cosiddetti fondi "chiusi", o "negoziali") senza garantire una vera possibilita' di scelta: se per ricevere il contributo del datore di lavoro occorre aderire al fondo negoziale, non esiste vera concorrenza, ed il lavoratore e' ostaggio dell'accordo sindacale. E' chiaro il ruolo del sindacato nella fase di negoziazione per la definizione del contributo del datore di lavoro; ma mi sfugge la convenienza all'istituzione di un fondo specifico, anzi, mi pare che quando si limita la possibilita' di scelta ci siano solo svantaggi per il lavoratore.

Qualche criticone potrebbe obiettare che questa non e' una
liberalizzazione, ma una regolamentazione. Perche' vietare a
due parti in un contratto di accordarsi su come destinare parte della
compensazione dovuta? Ho due contro-obiezioni. La prima e' che spesso il
lavoratore, il vero proprietario delle somme oggetto di contrattazione,
non e' parte in causa durante la contrattazione, che viene svolta dai sindacati. La seconda e' che la
mia proposta aumenta le possibilita' di scelta per il lavoratore, piuttosto che ridurle. Se di regolamentazione si tratta, non mi sento troppo in colpa.

Microliberalizzazione numero 2: permettere ai lavoratori di riscattare il 100 per cento del capitale maturato al momento del pensionamento.

Questa microliberalizzazione riguarda un altro aspetto della
previdenza integrativa: il limite imposto dalla legge al riscatto delle
somme maturate, obbligando i lavoratori a ricevere almeno il 50 per
cento delle somme maturate sotto forma di vitalizio.

La mia piccola ricerca sulla previdenza integrativa mi ha infatti portato a scoprire nicchie di rendite monopolistiche non indifferenti: quando il lavoratore sceglie un fondo pensione, poco conosce su come ricevera' il capitale maturato. I coefficienti di conversione usati per calcolare le rendite infatti possono essere diversi da fondo a fondo, possono cambiare negli anni, e le rivalutazioni delle rendite sono soggette a pesanti commissioni sull'amministrazione delle gestioni separate dei capitali che devono finanziare queste rendite. Meglio sarebbe permettere dunque al lavoratore di intascare la totalita' del capitale accumulato, se cosi' desidera, il che accentuerebbe la concorrenza fra le imprese che offrono vitalizi.

L'unica obiezione ragionevole che vedo alla mia richiesta e' la possibilita' che asimmetrie informative creino, in assenza di un ampio "pool" di lavoratori aderenti al fondo che gestisce i vitalizi, condizioni sfavorevoli per chi voglia un vitalizio piuttosto che un esborso immediato (rispetto alla situazione attuale - questo perche' tenderebbe ad aderirvi solo chi e' piu' in salute e si aspetta di vivere piu' a lungo). Se queste asimmetrie fossero davvero rilevanti, la situazione attuale corrisponderebbe ad un trasferimento di risorse dai pensionati che vivono meno a quelli che vivono piu' a lungo e, sinceramente, non trovo alcun argomento che possa giustificare questo trasferimento.

Microliberalizzazione numero 3: ridurre il tempo minimo di attesa per il trasferimento delle somme maturate ad un diverso fondo pensione; permettere in ogni caso il trasferimento immediato ad altro fondo pensione in caso di cambiamento delle condizioni stabilite dal prospetto.

Si lo so, questa proposta fa schifo, ma non e' piu' modesta della riduzione della distanza minima fra giornalai e parrucchiere. Se fossi un lavoratore in Italia mi darebbe parecchio fastidio dover aspettare per poter scegliere la destinazione di capitali che mi appartengono. Oltre ad aumentare la concorrenza tra fondi, questa misura faciliterebbe la possibilita' per il lavoratore di adeguare il proprio profilo di rischiosita' all'avvicinarsi della data della pensione, trasferendo il capitale maturato al fondo piu' adeguato.

Microliberalizzazione numero 4: organizzazione di un servizio on line per facilitare il confronto fra fondi pensione.

Ho messo la parola microliberalizzazione in corsivo perche' di liberalizzazione non si tratta. E' piuttosto appropriazione indebita di compiti che spettano al mercato o, al limite, alle associazioni dei consumatori, che per i lavoratori si chiamano sindacati (che nel caso concreto hanno invece preferito diventare gestori di fondi che nemmeno mettono il prospetto informativo on line - tanto i loro aderenti sono praticamente obbligati ad aderirvi: a che serve informarli?).

Quindi sono d'accordo, anche quest'ultima proposta fa un po' schifo, ma la faccio lo stesso, visto che nel Bersani II fra le liberalizzazioni si trova anche la creazione presso il ministero dello sviluppo di un sito che faciliti la scelta della polizza RC auto piu' conveniente. Il governo ha deciso di diventare web master, tanto vale sfruttare le economie di scale. Perche' dunque non istituire presso il sito della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione un servizio simile? I prospetti informativi dei fondi la COVIP dovrebbe gia' averli, basta creare una pagina e metterli on line. Se assumono due borsisti possono anche creare una tabella che compari rendimenti e costi di gestione.

Un commento finale: ma chi le scrive queste leggi? Quali vantaggi queste persone pensano di ottenere legiferando cavilli e cavilletti su chi come cosa e quando si possono gestire e trasferire somme e sulle modalita' di esborso? La legge dovrebbe tutelare la concorrenza garantendo la possibilita' di scelta, non tutelare il lavoratore/pensionato pretendendo paternalisticamente di sapere come egli voglia ricevere e gestire soldi che sono suoi. Il paternalismo e' purtroppo un vizio sin troppo diffuso nei dettagli della legislazione italiana (e non solo). Ne parleremo ancora.

7 commenti (espandi tutti)

La legge dovrebbe tutelare la concorrenza garantendo la possibilita' di
scelta, non tutelare il lavoratore/pensionato pretendendo
paternalisticamente di sapere come egli voglia ricevere e gestire soldi
che sono suoi.

Personalmente sono d'accordo al 110%, ma suppongo che ti sia chiara l'implicazione di cio': la previdenza non dovrebbe esistere neppure come forma di risparmio forzato, e lo stato dovrebbe solo prevenire frodi e disinformazione. Dopodiche', ognuno dovrebbe essere lasciato libero di gestirsi le proprie finanze come gli aggrada, e prendersi la responsabilita' dei propri errori. Roba rivoluzionaria, caro Andrea...

Chiarissimo, la previdenza dovrebbe servire ad evitare di vedere i vecchietti dormire sotto i ponti, niente di piu'.

Sono contrario al punto 4: dopo il precedente di 45 milioni per italia.it proporrei piuttosto una norma costituzionale che vieti allo stato di istituire siti internet.

Quanto agli obiettivi dei vari vincoli credo che il paternalismo sia una maschera, il vero punto è spartirsi la torta tra sindacati (fondi chiusi) e stato (TFR all' INPS).

D'accordissimo, quel punto voleva essere ironico, m'e' riuscito male. Italia.it? Oh my god....

Cari lettori vicini e lontani, credo che nell'Avvelenata di oggi Michele Boldrin abbia spiegato bene i motivi per i quali i sindacati hanno imposto ai datori di lavoro il contributo ai loro fondi pensione. Ma la mia proposta di liberalizzazione è inversa. Perchè non consentire la distribuzione di questi loro fondi pensione (che hanno caricamenti pari circa allo 0,2% annuo)a tutti gli operatori del mercato? Nel mio caso, io posso distribuire solo i fondi pensione aperti creati dalla Banca con la quale la legge mi impone un contratto di esclusiva. Dato che i miei clienti (pochi per fortuna mia sono i dipendenti) perderebbero il versamento del datore di lavoro e la sua deduzione (che vuol dire restituzione in busta paga della parte pari all'aliquota marginale di detto versamento) consiglio il fondo di categoria.  Questo a meno che non riescano a contrattare con il datore di lavoro come fringe benefit un contributo anche superiore.

Sì, adesso mi rendo conto che ho sbagliato forum, la liberalizzazione (dei promotori come me, intendo) non è una micro-liberalizzazione. Gli interessi che si toccherebbero sarebbero troppo grandi. E chi ci rimette, alla fine, non si rende neanche conto di quanto perde.

Ciao a tutti

 

Caro Stefano, questa sarebbe un'ottima idea.

Quanto ai costi di gestione, ci sarebbe da chiedersi perche' i fondi chiusi caricano cosi' poco. Ma e' proprio vero poi? Dai un'occhiata a questa pagina sul sito di fondenergia. Verso meta' pagina riporta percentuali simili alle tue, sotto la voce "costi nella fase di accumulo", ma poi  sotto nella tabella "indicatore sintetico dei costi", un costo stimato in base ad alcune ipotesi concrete. In questo caso le cifre sono molto piu' alte, se la permanenza nel fondo e' di durata limitata (segno che ci sono dei costi fissi di adesione, il che scoraggia dunque il passaggio ad altri fondi). Poi, se si rimane piu' di dieci anni, le percentuali diventano inferiori a quelle indicate dalla tabella precedente. E qui non si capisce perche' debba essere cosi'. Il testo parla anche di commissioni di incentivo da pagare in caso in cui il fondo renda piu' del benchmark, senza chiarire quale sia questo benchmark. Insomma, non un modello di trasparenza, questi fondi. Ma insomma, cosa fa questo COVIP?

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti