Su negli azzurri spazi

9 settembre 2014 sabino patruno

Se i nuovi arrivati se ne vanno...

Negli utlimi giorni:

  • Matin mi è venuto a salutare
  • Mohamad ha venduto casa
  • Aziz ha rilasciato una procura per vendere un'auto
  • Olga ha sciolto una società.

Chi sono questa persone, direte voi, e perchè ce ne parli ?

E' presto detto:

Matin è un bengalese, lavora in una fabbrica di suole per scarpe, in Italia da quasi venti anni, due figli, uno dei quali andava nella stessa classe del liceo scientifico di mio figlio 

- Mohamed è nato in Marocco, ha sposato una italiana, ha aperto una macelleria halal

- Aziz è nato in Pakistan ed  ha tre figli uno dei quali gioca a calcio con mio figlio più piccolo  e  la cui conoscenza della formazone della Juve è certamente migliore dell'hurdu dei suoi avi. 

E con ciò  ? -  direbbe il lettore giustamente irritato.

Ebbene:

- Matin, dopo sei mesi di cassa integrazione, mi è venuto a salutare perchè si trasferisce  a Londra con tutta la sua famiglia 

- Mohamed ha venduto la casa comprata sei anni fa, perchè ormai non riesce più a pagare il mutuo, ha trovato lavoro in Germania e va a vivere da un suo cugino che è già lì e guadagna bene

-  Aziz faceva il mutatore per una società che è appena fallita, ha dato procura ad un amico per vendere l'auto che tanto a Bristol, dove si trasferisce, non gli serve

- Olga se ne va  a Monaco di Baviera e raggiunge il marito che lì guadagna quasi il doppio di quello che prendeva qui da noi 

Queste persone, hanno una cosa in comune: sono tutti cittadini italiani. Matin lo è diventato lo scorso anno, Mohamed ed Olga da un paio di anni, Aziz ha appena fatto il giuramento. Nell'arco di una generazione, hanno vissuto la parabola da immigrati, a cittadini, a emigrati "di rimbalzo". Naturalmente, queste storie non hanno alcuna scientificità statistica, si tratta di aneddoti e nulla più, ma quattro vicende simili in un mese, sono forse il segnale di una tendenza nell'Italia declinante. Come ha risposto Matin, alla mia domanda banale su cosa avrebbe fatto a Londra: "il lavoro si trova, non è un problema". Una frase sempre più difficile da ascoltare qui da noi.

Intanto a me questa vicenda ha fatto venire in mente "Su negli azzurri spazi" un racconto di Ray Bradbury contenuto  in "Cronache Marziane" e che racconta dei neri americani che lasciano gli USA e si trasferiscono su Marte, lasciando sconcertati i razzisti bianchi. Lo so non c'entra nulla, ma le associazioni mentali non sono sempre razionali.

17 commenti (espandi tutti)

Dettagli di sci-fi a parte, non vedo nulla di strano in quanto viene raccontato. Cosí come orde di italiani decidono di provare l'esperienza all'estero (se son giovani) o trovare un lavoro e trasferirsi in pianta stabile (se si ha giá famiglia), non vedo perché anche altri, italiani a tutti gli effetti ma di origine straniera, non debbano fare lo stesso...

[Da The Italian invasion of London: 2013/14]:

According to recently published data from the London Datastore, for the first time in the 12 years recorded in their dataset,  in 2013/14 Italy was the top country of origin for National Insurance Number (NINo) registrations to adult overseas nationals entering London.

In the 2013/14 fiscal year a stunning 12% of all new NINo registration of adult overseas nationals in London were accounted by Italians:
New NINo in London 2013-14

Please note this measure is possibly a very low estimation of immigration, as it doesn't take in account non working partners, children or other dependants that may migrate with the breadwinner. This is really as all the economically active inhabitants of one small Italian city, such as Ascoli Piceno or Mazara del Vallo or Rovigo, may have packed and moved in 12 months to London.

[da http://ale.riolo.co.uk/2014/08/comparative-attractiveness-of-london-for-working-newcomers-from-six-selected-countries-in-2013-14.html]A notorious old saying was suggesting that London streets may be paved with gold, even though, as the good old Dick Whittington discovered the hard way all this time ago, this may be practically true only for a very selected bold and lucky few. A multitude of newcomers lands every given year in London nonetheless, hoping perhaps to follow the footsteps of that medieval merchant, "Sir" Richard Whittington, whose rags to riches life inspired the folk tale which popularised the old saying.

While London is seen as a city of opportunity from people from the most disparate, and often desperate, corners of the earth, people from different countries are attracted by London at different levels of intensity. We may in example choose a random sample of six selected countries, let's say: Greece, Italy, Ireland, Portugal, Spain and Germany. By utter chance, all of six those countries are Eurozone member states. Would you expect the active population of the countries in this sample to be attracted by London at the same level of intensity? If so, the following chart may come as a surprise:

Comparative attractiveness of London for working newcomers from six selected countries in 2013-14

The chart is trying to show the comparative attractiveness of London for working newcomers from six selected countries in 2013/14. Specifically, on the right hand side of the chart, the number of new NINo registrants are adjusted to take in account the different sizes of the respective active population in the country of origin, using Germany as pivot, to visualize the comparative attractiveness of London for working newcomers from six selected countries in 2013/14.

Given that the Dublin to London is the busiest passenger air international route, and in general the short distance and the historical ties, it should come to no surprise that Irish are particularly sensitive to the charm of the modern Babylon. Historical ties come possibly into play to help explain the Portuguese fascination with our much desired Cockaigne, as there must be a reason why the Anglo-Portuguese Alliance, well into its seventh consecutive century of life, is the oldest alliance in the world that is still in force. On the other hand, while it is not surprising that, given the current status of the national economy in both Spain and Italy, people from both those countries may currently feel lured by London more than in any other time in recent decades, it is somewhat puzzling to note that Greeks appear slightly less enthralled than their Mediterranean counterparts. Last but not least, looking at how hard is for London to attract Germans, one wonders if this behaviour may be not so much linked with the state of the German economy, but to a completely different class of non economic related issues.

Ne arriverebbe il doppio, e se lo fossero come gli Irlandesi, il triplo.

Bisognerebbe poi ovviamente capire dove metterli.

Hai ragione sarebbero anedotti ma, è evidente, che sono lo specchio di una situazione reale sotto gli occhi di tutti.

Io una situazione così grave, e con così poche prospettive di risolversi, non me la ricordo. Tuttavia non vedo innescarsi quella reazione che mi immaginerei. Non parlo solo a livello politico, non vedo reazioni "forti" nemmeno a livello sociale o imprenditoriale. Si traccheggia in attesa di non si sa bene cosa e si cercano capri espiatori (Euro/Germania) invece che soluzioni.

Questo mi fa ancora più paura: non solo siamo in decadenza ma l'abbiamo accettata.

Scusate, ma parlo di quello che conosco meglio. Questo è lo stato drammatico dell'Università.

Ma non gliene frega niente a nessuno.

Tanto, laurearsi, a cosa serve? C'è qualche asfittico dibattito sulla scuola media superiore e inferiore, giusto per arrivare al diploma.

Che l'universita' italiana sia in uno stato pietoso non c'e' dubbio alcuno, l'abbiamo spiegato su questo blog dal giorno 1, quasi 9 anni fa. 

MA
- i sintomi e le ragioni della crisi sono abbastanza diversi da quelli che illustra FSL

- FSL e compagni di merende sono parte e causa della crisi e non certo la soluzione. 

Più che FSL a me interessava far vedere i dati (oggettivi) che sono completamente diversi in peggio rispetto a 9 anni fa. Intorno al 2018 cesseremo di avere una università funzionante, a meno di interventi correttivi.

E' veramente un miracolo che restiamo al 7^  posto nel mondo come produzione scientifica e piazziamo nella classifica di Shangai (per quello che vale ) 21 università nelle prime 500, come  Francia e Canada, appena sotto UK e Germania .

Ma, ripeto, non gliene frega niente a nessuno.

Ci resta sempre questo.

 

Insegno a Brescia e .. sì .. alcune famiglie se ne vanno. 

Ma altre arrivano, l'edilizia è al collasso, la filiera siderurgica assume (poco ma è un segnale di resilienza).

E' necessario avere un quadro più ampio ... ma le statistiche non sono chiare.

SI CONFONDONO I FLUSSI MIGRATORI CON GLI IMIGRATI STABILI

Credo che non sia errato ritenere che gli imigrati rimangono (forse aumentano) e ... resistono.

Come fanno tutti ....

 

Non dico affatto che tutti  gli immigrati se ne vanno via o che smettono di arrivare.

Sarebbe una sciocchezza. Gli immigrati continueranno ad arrivare-

E un fenomeno storico che è del tutto velleitario pensare di arrestare: la demografia, a tacere di ogni altra considerazione, lo comanda.

Quella che mi ha colpito è la parabola di questi neo-cittadini che, nel giro di una generazione, vivono l'immigrazione, la cittadinanza e di nuovo l'emigrazione.

come ho scritto nel post "emigranti di rimbalzo"

Dunque, non disperati che approdano a Lampedusa, nè venditori abusivi di borse false sulla spiaggia

Al contrario, persone  del tutto integrate nella vita quotidiana, anzi i nuovi italiani di cui l'Italia (per ragioni demografiche e nonostante i mal di pancia di alcune forze politiche) ha bisogno e che invece scelgono, razionalmente, la via dell'emigrazione, di fronte ad una situazione economica stagnante.

 

 

Scusami, non avevo colto il tuo disappunto per la .. "cittadinanza usa e getta".

Come insegnante, vedo gli immigrati come gli americani (USA e oltre).

I ragazzi americani in scambio culturale mi raccontano di famiglie in continuo movimento, con genitori (separati) che magari vivono su coste opposte.

A parte gli ispanici (che devono imparare unanuova lingua), cambiare stato per i cittadini USA non significa cambiare cittadinanza.

"Fatto l'euro bisogna fare gli europei" ... e gli immigrati lo sono già (cittadini europei).

Credo che piacciano a Zingales..

La teoria economica suggerisce che per condividere la stessa moneta un'area geografica deve soddisfare due condizioni. La prima è che abbia un'economia relativamente omogenea, sottoposta agli stessi shock. Se parte dell'economia si basa sul petrolio e parte su high tech, gli shock saranno molto diversi e la politica monetaria che si addice a un'area non funzionerà nell'altra. 

La seconda condizione, ancora più importante, è la mobilità interna. Se il Texas (economia tradizionalmente basata sul petrolio) riesce a convivere con la California (più basata sull'high tech) è perché i californiani si muovono facilmente in Texas e viceversa, tanto che Austin (Texas) è diventata una delle capitali dei personal computer. 

Lo stesso non vale per l'Europa. Non solo il Nord dell'Europa, basato principalmente sull'industria manifatturiera avanzata, è molto diverso economicamente dal Sud, basato sul turismo. Ma la mobilità è molto limitata. Quella poca che esiste è dal Sud verso il Nord, non viceversa.

 

Scusami ancora se non ho saputo interpretare il tuo pensiero.

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-...

Che faceva Olga? Da dove viene? Ha figli? Di Matin, Mohamed e Aziz sappiamo di più.

Olga

sabino patruno 10/9/2014 - 17:38

è nata a Vladivostok, aveva aperto una società di estetiste con un'altra russa ed un'italiana.

credo abbia un figlio.

Beh in una societa’ in cui il mercato del lavoro in buona parte va ancora ad agganci familiari, e’ chiaro che a pari capacita’, chi e’ arrivato da poco ha piu’ incentivi ad andarsene. Non succede solo tra immigrati peraltro. La mia coorte di coetanei (per lo piu’ figli di professionisti) ha ereditato le attivita’ dei genitori e non ci ha pensato nemmeno ad andare all’estero, che poi uno deve contare sulle proprie capacita’, non sia mai. Chi se ne e’ andato e’ gente come il sottoscritto che l’opzione comoda non ce l’aveva. E meno male, tutto sommato J

Aneddoticamente sospetto che anche in Francia sia la stessa cosa. Dei francesi che lavorano nel settore finanziaro a Londra, una parte significativa e’ di origine nordafricana. E avendo parlato con alcuni di questi miei colleghi, tra i motivi per cui sono emigrati mi raccontano tutti di una certa tendenza alla clique.

Sedici mesi prima e non ti citano, Sabino!

 

:)

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