nFA IGNobel prize in Economics ...

10 ottobre 2010 redattori noiseFromAmeriKa

... e le previsioni dei redattori del blog per lo Sveriges Riksbank Prize in Economic Science in Memory of Alfred Nobel.

Allora, dopo lunga deliberazione a noi sembra indiscutibile che il premio IgNobel in Economia, per quest'anno, debba essere attribuito ad Alan Greenspan. Le motivazioni sono self-evident ed ampiamente illustrate in svariati articoli di questo blog.

Per quanto riguarda invece lo Sveriges Riksbank Prize in Economic Science in Memory of Alfred Nobel, ecco le nostre opinioni. C'è abbastanza unanimità che, quest'anno, la terna vincente più probabile sia composta (in ordine alfabetico) da:

Lars Hansen (Chicago), Thomas Sargent (NYU) and Chris Sims (Princeton).

Al di là delle affiliazioni dei tre in questo momento, se dovesse succedere questo sarebbe l'ennesimo premio (il terzo in 6 anni) a Minnesota Economics: Sargent e Sims erano lì quando hanno prodotto i loro lavori più importanti e Hansen ha preso lì il PhD, sotto la direzione di Sargent.

Vi sono altri nomi che a noi sembrano possibili o che vorremmo vincessero (in questi casi normativo e positivo a volte si confondono), essi sono (sempre in ordine alfabetico ed elencando nella stessa linea persone che, secondo noi, potrebbero/dovrebbero vincerlo assieme:

William Brock (Wisconsin) e Lionel McKenzie (Rochester)

Peter Diamond (MIT), Dale Mortensen (Northwestern), Chris Pissarides (LSE)

Roy Radner (NYU)

Hugo Sonnenschein (Chicago) e Robert Wilson (Stanford)

Lunedì arriverà la risposta ufficiale. Voi che ne dite?

73 commenti (espandi tutti)

Aggiungo le mie, personali, previsioni aggiuntive:

Jean Tirole (Tolouse School of Economics)

Torsten Persson (Stockholm School of Economics) e Guido Tabellini (Universita' Bocconi)

Ma per domani o nel futuro, Giulio? Sono tutti tre "giovani" per il Nobel per l'Economia.

se l'hanno dato a krugman...

Noto rispetto al passato che nessuno piu' parla di Alesina, mentre fino a qualche anno fa lo si citava spesso come il piu' probabile tra i nobel italiani con Tabellini.

C'e' qualche motivo particolare per questa esclusione o pura dimenticanza, da profano direi che Alesina ha quasi creato un filone di political economy che meriterebbe attenzione, o sbaglio?

Neil Wallace, per i suoi contributi su banking and monetary theory.

Certo, in questo caso di nuovo con Tom Sargent.

Un'altra ipotesi è che si attenda qualche anno e se ne attribuisca uno a Wallace, Kyiotaki e Wright, in analogia con quello dato a Hurwicz, Maskin e Myerson (anziano ispiratore, le persone che una generazione dopo hanno cominciato a produrre la classe di modelli che il maestro invocava).

 Anch'io Persson e Tabellini, prima o poi. 

Sarebbe forte se lo vincesse P. Diamond, dopo che i repubblicani lo hanno bocciato per la Fed. Quella terna e' la mia preferita.

A me piacerebbe anche:

D. Diamond e P. Dybvig (chissa' se Michele ha private information), oppure:

P. Romer

Paul Romer prima o poi lo becca di sicuro, ma forse non e' questo il suo anno.

Non ho nessuna private info ma mi chiedo da dove ti vengano queste previsioni.

Diamond&Dybvig sono due bravi ed intelligenti ragazzi, ma hanno le stesse chances mie di un Sveriges Riksbank prize ...

Paul Romer, poi, perché? Per aver scritto due articoli erronei anche se ultracitati?

Non e' esattamente una previsione. Sono i miei preferiti dopo P. Diamond, Mortensen e Pissarides.

Diamond e Dybvig solo perche' mi piacerebbe molto un premio a banking. Pensavo anche a Allen e Gale, Rajan, M. Hellwig, Gorton, Bernanke, ecc.. Poi ho pensato che, in fondo in fondo, il modello di Diamond e Dybvig e' un po' alla base di tutti gli altri.

Paul Romer ha avviato la letteratura su crescita endogena dai. E' giovanissimo, quindi il Nobel lo becchera' tra 15 anni, ma per me lo becca di sicuro.

Diamond, Dybvig e P. Romer hanno in comune il fatto di aver scritto solo 1 o 2 paper chiave. Ma anche Nash aveva scritto (quasi) un paper solo (ed era solo un'applicazione del punto fisso, secondo quelli che allora stavano a Princeton), pero' penso che il suo sia stato un Nobel tutt'altro che immeritato, no?

Paul Romer ha avviato la letteratura su crescita endogena dai. È giovanissimo, quindi il Nobel lo beccherà tra 15 anni, ma per me lo becca di sicuro.

Allora vince di sicuro lo IGNobel, visto che si è "inventato", come dici tu, una bufala ...

Lascia stare Nash, a parte che ne aveva scritti due, i suoi teoremi avevano una proprietà interessante: erano giusti.

Wanna bet?

sandro brusco 10/10/2010 - 14:53

Puoi farlo qua.

Per la cronaca: io sono quello che ha fatto di nomi di Sonnenschein e Wilson. Non credo abbiano alcuna possibilità, semplicemente se spettasse a me lo darei a loro.

Re: Wanna bet?

luigi 10/10/2010 - 15:40

E' una mia impressione, o i prediction markets per il nobel in economia funzionano poco? L'anno scorso davano Ostrom e Williamson 50/1, mi pare.

Poi guardate quest'anno. Danno Oliver Hart al 20 % dopo che l'anno scorso l'hanno dato per cose vaguely institutional. Va bene che la produzione di Hart è molto piu' ampia che non semplice institutional economics, però quali sono le chances?

Ah, io tifo per Avinash Dixit o Peter Diamond.

(ma dicono che gli econometricians/macroeconometricians vanno forte st'anno. Ignoro completamente)

Anche a me pare che funzionino male. La ragione è semplice: in vari casi sono molto poco liquidi. Ho guardato il numero di contratti scambiati su Posner, ieri ne è stato scambiato solo uno (se ho capito giusto).

Re(2): Wanna bet?

luigi 10/10/2010 - 17:31

Si, però alla fine la liquidità è endogena. Perché? Sempre impressione, è che ci sia pochissima informazione sui meccanismi tramite cui si sceglie il Nobel e la gente non sa proprio su cosa scommettere. Però magari è solo impressione da outsider.

Secondo me, questo è l'anno Ernst Fehr e Matthew Rabin.

Mi piacerebbe che lo vincesse Paul Milgrom da solo o con qualcun altro affiliato a Stanford GSB (c'è solo l'imbarazzo della scelta...to name only a few: Roberts, Wilson, Holmstrom)

 

Se dovessi scommetere soldi punterei su Dixit o Hensen.

Qualche chance la darei a Sargent. Sarei davvero sorpreso se lo vincesse Sims.

Il resto dei macro credo che abbiano chance nulle.

Ipredict (il sito neozelandese di scommesse) piazza molto alto Shiller nella classifica dei papabili. Pero' credo sia improbabile, dato che condivido la teoria che il Nobel venga dato a prescindere dagli eventi piu' attuali, quanto all'impatto nel progresso della ricerca nel corso del tempo.

Pero', per ovvi motivi, tifo Tirole.

Ragazzi, salvate un povero studentello ignorante. Non è che di (qualcuno, non tutti - troppo tempo) questi nomi noti potete indicare l'articolo più importante / che potrebbe fruttare il Nobel? Giusto per non navigare completamente al buio. Thanks in advance. 

Potrebbe essere la volta buona per Peter Diamond, secondo me.

Predictions

alberto bisin 10/10/2010 - 16:49

Fra le predictions c'e' anche Thaler e Shiller. Un premio che dovremmo odiare perche' sarebbe politico, ancora un a volta. Pero' Thaler una idea fondamentale l'ha avuta. Giocata malissimo etc. etc. ... e Shiller anche (anche se il premio glielo darebbero per behavioral finance dove non ha fatto molto e quel poco, male).

Alberto quale sarebbe l'idea fondamentale di Bob Shiller? Quella di Thaler te la passo, che è domenica e sono nella tua (fredda) Milano ...

E' stato uno dei primi a documentare quello che lui chiama "excess volatility", che e' un misnomer, ma e' diventato un issue importante in finanza. ed e' stato il primo a pensare a markets for aggregate shocks, che e' una idea intriguing. 

Sii generoso. Non voglio certo paragonare a Hansen e Sargent (o Prescott, Hurwitcz,...) ma e' meno peggio di quello per cui glielo daranno, cioe' aver coniato la frase "irrational exuberance". 

A proposito di generosita', ti ho passato che e' tutto Minnesota - perche' c'e' del vero - anche se io direi che e' tutto Chicago :) 

Non e' Chicago ne' Minnesota' e' FRB of Minneapolis :-)

Correct, ma quasi. Vediamo un attimo.

Chris Sims le cose per cui prenderebbe il premio le ha scritte a MN ed a Chicago non è MAI stato, correct? Correct.

Tom Sargent le cose per cui prenderebbe il premio le ha scritte a MN e, un pelo, quando stava a Hoover. A Chicago è stato cosa, 4 o 5 anni, e poi se ne è andato. È a NYU da molto più tempo. Correct? Correct.

Lars Hansen le cose per cui prendere il premio le ha scritte in parte a MN, come tesi, e poi pubblicate e sviluppate a Chicago, dove è da sempre. Correct? Correct.

Allora, è per 2/3 MN ed 1/3 Chicago. Meglio?

A proposito di generosita', ti ho passato che e' tutto Minnesota - perche' c'e' del vero - anche se io direi che e' tutto Chicago :)

Alberto meno male che ci sei tu a mettere i puntini sulle i... :D

Alberto, in che senso giocata malissimo?

Perche' dopo aver piu' o meno sistematizzato varie idee e dati su puzzles cognitivi e' partito per una tangente paternalistica che io trovo raccapricciante. 

Re(2): Predictions

luigi 10/10/2010 - 17:42

e Thaler con qualcuno dei decision theorists successivi tipo Schmeidler e Larry Epstein?

potrebbe essere un'idea. ma secondo me impossibile. 

"spiriti animali" insomma non è piaciuto :-). o si parla di cose più elevate, meno divulgative?

le cose piu' elevate hanno gli stessi problemi di quelle divulgative, in questo campo. alla fine uno dei problemi e' che questi economisti, anche quando fanno ricerca accademica ormai parlano ai giornalisti. competono su chi arriva a una nota del NYTimes e/o dell'Economist. 

D'altra parte, se il Nobel lo dai per i meriti scientifici, le cose di Thaler a cui penso tu ti riferisca le dovresti ignorare. Non vanno a scontare i meriti scientifici, intendo.

OT: questa cosa degli aspetti divulgativi della ricerca in economia é interessante e meriterebbe un post serio.

Un nuovo gruppo su facebook che promette operazioni ardite ai propri capelli se vincono Hansen, Sargent, Sims. 

Presente!

Domanda: se dovessero decidere di darlo a uno storico dell'economia, chi potrebbe essere candidato? [A parte il vostro Giovanni Federico :) ]

Nessuno. Diciamo che v'è stata una certa decadenza ai piani molto alti della storia economica. Rimane Stanley Engerman di veramente grande, ma avrebbe dovuto riceverlo con Fogel quindi vuol dire che di lui si son ingiustamente dimenticati, poi basta. Joel Mokyr è simpatico oltre che notevole, ma non vedo il grande contributo.

Nelle generazioni seguenti, quella a cui appartiene GF che non sottostimerei per nulla, è questione più complicata che non saprei giudicare.

Ma dai michele, lo daranno senz'altro a Greif. Con buoni argomenti.

Non posso resistere alla provocazione

Ammettiamo che i) la storia economica sia una (sotto) disciplina meritevole di Nobel - come del resto pensano a Stoccolma, avendolo dato a Fogel e North e ii) che il premio sia dato ad uno storico economico, non ad un economista che si è casualmente occupato di storia (à la Acemoglu) e/o che abbia usato serie storiche per provare una sua teoria. Quindi a qualcuno che ha sviluppato la disciplina. Escludiamo il sottoscritto, che ovviamente sarebbe il candidato più meritevole [:-)], ma si sa, noi  italiani siamo discriminati perchè siamo piccoli neri e, ahimè, berlusconiani

Chi  si meriterebbe il premio

1) sicuramente Williamson (ex-Harvard). Non ha avuto nessuna idea economica originale, ma ha applicato in maniera competente la teoria neoclassica standard a molti issues ed ha creato interi settori di ricerca (p.es. la prima globalizzazione). In fondo hanno dato il nobel a Fogel per lo stesso motivo.

2) forse Mokyr (Northwestern). Idee più brillanti (specie sulla tecnologia), anche se scrive orrendamente. Il suo ultimo libro è quasi illeggibile

3) forse Crafts (Warwick). Come Williamson - un sacco di applicazioni competenti di varie idee di teoria economica - più attento alle mode in economia. Oltretutto un europeo

4) forse De Vries (Berkeley). Come storico ha avuto un sacco di idee ed ha detto cose importanti, anche se non sa la matematica e sa poca economia (ma questo non mi sembra un grande ostacolo a vedere gli ultimi premi)

E stop. Engerman è umanamente simpaticissimo ha fatto il secondo di Fogel e da allora ha scritto solo un paper importante (ma temo che le idee siano del povero  Ken Sokoloff).

Greif ha il solo merito di aver scritto in linguaggio comprensibile agli economisti (ed incomprensibili agli storici) cose abbastanza banali per gli storici. E poi  ha scritto  due articoli e vive di rendita a Stanford da allora. Se proprio vogliamo andare alla generazione dei 40-50 enni, che si occupano di istituzionali, meglio Naomi Lamoreaux (Yale - una donna fa sempre fino). Ma allora ci sarebbero molti altri. Nessun genio, purtroppo. L'unico che ha avuto un'idea veramente brillante è Greg Clark (UC Davis). Peccato che sia del tutto sbagliata.

 

 

 

 

Clark

fausto panunzi 10/10/2010 - 19:16

Ti riferisci a questo? Quasi tutte le reviews linkate lo stroncano.  Ma di certo ha avuto un'attenzione notevole.

Si. In breve, sostiene che la RIvoluzione Industriale è stata determinata dalla diffusione di virtù imprenditoriali (risparmio, intraprendenza etc.) e che queste virtù sono geneticamente determinate. Quelli che le hanno diventano ricchi, si riproducono di più e questo aumenta la proporzione di individui "giusti" etc... Nessuno ci crede, tranne lui,  ma scrive da dio.

 

Cos'e' che e' sbagliato: che le virtu' siano una/la causa, che siano geneticamente determinate, entrambe?  

Su Greif, capisco il punto, credo, ma l'abbinamento di storia al linguaggio formale e' importante, secondo me. Non solo perche' cosi' capisco. Ma anche per quello. Significa aprire la storia a structural econometrics.

Re(2): Clark

andrea moro 10/10/2010 - 21:55

Si ma chi fa le cose che Greif fa oltre a Greif? Non mi pare ci sia un seguito di letteratura, cosa sicuramente importante per il nobel committee.  Sicuramente poi l'intento di Greif non è empirico. Di "structural" stuff in history ho visto un solo paper, non era una stima, era una specie di calibration di un modello. Non era male come idea, ma i paper che prendono theory sul serio sono rari. Oramai IV ha preso piede anche fra gli storici, ma raramente c'è una base teorica che motivi l'instrument. Una eccezione che conosco è il JPE di Dan e Maristella, ma è una rarità. Il problema e' il solito, almeno in parte: la difficolta' di reperire dati usabili. 

 

Su Greif, capisco il punto, credo, ma l'abbinamento di storia al linguaggio formale e' importante, secondo me. Non solo perche' cosi' capisco. Ma anche per quello. Significa aprire la storia a structural econometrics.

 

Sapete, la storia economica è una materia empirica. Noi, come diceva Mattei dell'allora MSI, usiamo la teoria come un taxi. Saliamo, paghiamo e poi scendiamo. E' importante usarla bene, per non trovarsi nel posto  sbagliato - ma che il taxi sia un Mercedes S320 nuovo di zecca o una Ritmo scassata ci interessa abbastanza poco. Anche perchè i guidatori di Mercedes S 320 hanno il brutto vizio di non guardare la strada ed andare a sbattere. Fuori di metafora di porsi problemi teoricamente eccitanti ma storicamente irrilevanti (caso della Botticini-Ackerberg) e/o di fregarsene della realtà empirica. Tanto per darvi un'idea concreta, guardatevi i risultati delle simulazioni di Ohanian, Journal of Economic Theory sulla grande depressione (specie fig 5 ed 8).

Ma no, è la teoria genetica che è demenziale. It flies in the face of all the evidence, and of everything we know about the speed of evolution. Insomma, una cosa ridicola. Ma la teoria non è sua, è di Oded Galor ...

La cosa interessante è che GC ci ha messo anni a scrivere quel libro e per MOLTI anni i files disponibili sulla sua pagina web erano ottimi, ragionevoli e NON contenevano cenno alcuno a quell'ipotesi. Era una storia economica "del mondo" che si concentrava sulla rivoluzione industriale e sulle sue ricerche, salari inglesi, eccetera. Poi i files sono spariti, comprensibile, e poco dopo è apparso il libro che conteneva quella tesi demenziale. Il libro dà fastidio a leggersi. L'abbiamo letto con i nostri PhD students nel book reading group con David, appena uscito, ed ha creato reazioni quasi isteriche, non da parte mia ma da parte degli studenti. Offende l'intelligenza delle persone. Sembra concepito puramente per vendere e fare sensazione. Un trend sempre più forte, che io trovo francamente umiliante. Ma è un discorso pesante, vah ....

Sul Williamson e De Vries (quasi) condivido, me li ero scordati. Su Mokyr e Crafts, dissento, come su Engerman. Time on the Cross è tanto suo quanto di Fogel, a quanto intendo. Crafts è uno che scrive cose di moda, tante ma di moda. I suoi "ricalcoli" della TFP eccetera lasciano il tempo che trovano anche, da quanto capisco, li ritenete migliori di quanto c'era prima. Ma non cambiano di molto l'interpretazione del periodo, no? E Mokyr, Mokyr colleziona fatti noti ed elabora teorie dadaiste. Il ruolo dell'illuminismo, la ragione, l'umanesimo e tutto il resto me lo insegnò Silvio Capra al liceo. E che fosse la tecnologia la leva della crescita, beh insomma, dai: non è ovvio da Schumpeter 1911, at least?

 

Time on the Cross è tanto suo quanto di Fogel, a quanto intendo.

Si, ma Fogel ha fatto anche le railways, che ha avuto un impatto altrettanto importante, e poi Slavery2 la vendetta, ed anche le cose su tenore di vita, nutrizione e malattie (anche senza finirlo). Sugli altri mi sembra che più o meno concordiamo, anche se tu sei molto meno diplomatico, da buon Amerikano. Crafts negli anni Ottanta fu importante perchè distrusse il mito della RI come sudden breakthrough à la Deane. Ora questo è conventional wisdom, ma il Nobel viene dato anche per lavori molto vecchi (vedi l'ultimo per la chimica, col giapponese che ha detto "me lo aspettavo da 25 anni").

 

 

L' idea di Clark era di Oded Galor.

La tesi fondamentale e' vera.

 L' idea di Clark era di Oded Galor.

 Certo. Anche l'idea della curva di domanda risale almeno a Marshall.Si prendono Nobel anche per sviluppare e verificare idee altrui.

La tesi fondamentale e' vera.

Sarebbe vera se

a) La virtù del risparmio (thriftiness) fosse geneticamente data. Prove empiriche?

b) I detentori del gene giusto si fossero riprodotti di più degli altri in UK (Clark si basa su un campione di 50 testamenti nel 17 secolo)

c) questo processo avesse cambiato la thriftiness media in UK ca 1750 raggiungendo un tipping point che ha determinato la Rivoluzione Industriale

Mah?

Re(3): Clark

Meo Patacca 11/10/2010 - 08:41

A me, di quei pochissimi che ho letto, piace molto Williamson. Non capivo quanto erano nuove, pero', le idee sulla globalizzazione prima del 1950. Libri e paper pero' sono piacevoli da leggere.

Mi domando se anche Eichengreen possa essere in questo gruppo. L'idea in Golden fetters era originale, giusto? Mi e' piaciuto molto anche il libro sulla crescita dell'Europa nel dopoguerra e il ruolo delle istituzioni. E poi, secondo me, scrive proprio bene.

L'attitudine l'attitudine al risparmio è in gran parte correlata alla personalità dell'individuo, tale personalità è influenzata da fattori sia genetici che ambientali, per i fattori genetici si veda in particolare Hans Eysenck in articoli come ad esempio "Genetic and environmental contributions to individual differences: the three major dimensions of personality. Journal of Personality Disorders, 1991, 58: 245-261", in particolare l'attitudine al risparmio è correlata all'introversione, nel senso di Jung(1921) non nel senso comune. 

2) forse Mokyr (Northwestern). Idee più brillanti (specie sulla tecnologia), anche se scrive orrendamente. Il suo ultimo libro è quasi illeggibile

Anche Hayek aveva idee brillanti scriveva in modo completamente confusionario, ma il Nobel glie l'hanno dato comunque.

Io direi che anche Paul David (Stanford) potrebbe essere messo nella lista degli storici economici meritevoli di essere considerati per il premio.

Forse aggiungerei anche Nathan Rosenberg

 

... scusate il ritardo all'ormai consueto appuntamento con le previsioni sbagliate!

Per mantenere alta la media degli errori, ecco i miei 2 cents, in increasing order of prob:

Acemoglou & "anyone else" from economic history

P. Diamond & Dixit

Bhagwati & Dixit

Ovviamente tifo Dixit, causa ripetuti scippi negli ultimi anni.

scusate se da non economista mi intrometto per soddisfare una mia curiosità.

Non vedo tra i possibili candidati Reinhart e Rogoff... la loro ricerca storica sulle cause delle crisi finanziare non è un lavoro (potenzialmente) da Nobel ?

Secondo me e' piu' da IGNobel. Rogoff, invece, un giorno potrebbe vincerlo con Obstfeld (ma non credo a  questo giro).

Concordo su Dixit. Anche Helpman e' un altro "scippato", e su questo sito ne avete gia' parlato lungamente se non ricordo male.

Non per la storia economica. Sistematizza conoscenze già acquisite senza grande originalità e praticamente senza ricerca nuova Il solo pregio è che il tema è attuale. Allora molto meglio Eichengreen, citato da qualcuno. Se non altro sostiene una tesi vagamente originale - anche se non originalissima

PS Acemoglu per la storia economica? Non scherziamo. Non discuto i suoi meriti da economista, ma lui la storia non sa proprio dove sta di casa.

Giovanni. è chiaro che Acemoglou NON fa storia economica, ma lo vedrei "papabile" abbinato con uno storico economico "vero" in un duo che mostri al "grande pubblico" che gli economisti si occupano anche di grandi temi e di fatti epocali (tipo: "il progresso delle nazioni", "l'emergere delle istituzioni democratiche").

Comunque, five minutes to go...

Eccoli ...

Nicola Giocoli 11/10/2010 - 12:04

Diamond, Pissarides & Mortensen per "markets with search frictions"

Li avete beccati!

Peter Diamond (MIT), Dale Mortensen (Northwestern), Chris Pissarides (LSE)

Complimenti alla redazione di nfA. Stavolta la terna l'avete azzeccata tutta (sia pure come terza opzione).

Chapeau!

Sapevo che il blog era sempre più seguito ma...addirittura da Stoccolma :D

... e se anche al Sole leggessero nFA, si risparmierebbbero la sorpresa!

Ma chi mettono a scrivere al Corriere?!? Ecco come riportano la notizia:

«per le loro analisi sui mercati alla ricerca di attriti»

Mi si contorce la pancia... immagino questa sia la traduzione di "markets with search frictions"...

E in prima pagina sbattono:

hanno creato un metodo d'analisi per capire come le politiche economiche influenzino la disoccupazione

 

 

 

 

Hanno assunto direttamente Google Translate o simili... per risparmiare!

Sono i problemi della redazione con le nuove forme di comunicazione online di cui parlava De Bortoli quando i giornalisti gli hanno scioperato contro nei giorni scorsi... ;-)

Aho', Michele e compagnia so' bravini, pero' io DMP li avevo messi al primo posto. E l'ho scritto due volte. Verba volant, scripta manent.

Ma che c'era in palio il libricino?? Tranquilli, tanto me lo avete gia' mandato quando ho sottoscritto la vostra campagna.

PS: Giovanni, concordo su Eichengreen. Chissa' se entro 10 anni ... .

Ma uno come Diamond non meritava il premio da solo, per il complesso della sua opera, che include anche parecchie altre "cosucce" di grande rilievo? Non so a voi (che forse lo conoscete anche personalmente), ma a me pare riduttivo premiarlo "solo" per DMP model.

In altre parole: secondo voi c'è ancora qualche economista che meriti il Nobel per il contributo GENERALE dato alla teoria economica (del tipo che avrebbe potuto/dovuto premiare negli ultimi tempi, per dire, uno come Hurwicz e forse uno come Williamson, ma certo NON uno come PK) oppure ormai il premio lo si attribuisce sempre e solo per un modello o teoria specifica e quindi, giocoforza, in quasi inevitabile coabitazione con altri che allo stesso modello/teoria hanno lavorato?

(ps: è domanda seria e niente affatto polemica; mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensate)

Anche secondo me Peter Diamond avrebbe potuto averlo da solo.

Contrariamente alle previsioni del professor Boldrin, che pensa a prestigiosi accademici della Bocconi, io penso che saranno i fenomeni che stanno pensando a questo:

http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2010/10/perch%C3%A8-serve-una-banca-nazionale-dellinnovazione.html

Mi sembra una previsione giusta, no?

Come si fa a dare il nobel per l economia in questo periodo di crisi e di fallimento totale dei modelli DSGE, rational expectations, perfect foresight e compagnia bella a Sargent, Sims e Hansen?

mi pare un po azzardato ragazzi. C'e' chi dice che i modelli di cui sopra e le assunzioni alla loro base ci hanno portato alla crisi del 2008. Non vi sembra di aver un po sbagliato il tiro?

"C'e' chi dice che i modelli di cui sopra e le assunzioni alla loro base ci hanno portato alla crisi del 2008"

Già, c'è chi lo dice. Dev'essere necessariamente vero.

è inutile, quando anche si azzecca la previsione, si sbaglia il timing...

http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/economics/laureates/2011/

(con buona pace di john maynard qui sopra)

Propongo di stampare sul tricolore italiano il noto motto di Flaiano:

"In Italia la situazione può essere grave, ma non seria".

Noi lo sappiamo già, ma l'informazione potrebbe aiutare qualche straniero digiuno delle nostre tradizioni.

Parole sante, ma anche il "Tengo famiglia" sotto lo stellone della repubblica non starebbe male.

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