Nibor Dooh: prendere ai poveri per dare ai ricchi, ovvero lo strano caso del Dottor INPS.

11 marzo 2014 marco esposito

In Italia si puó vincere il Win for life, e vivere bene per vent'anni, oppure essere titolare di una pensione "d'oro" per tutta la vita. Nel primo caso ti pagano gli altri (sfortunati) giocatori, nel secondo tutti gli altri (sfortunati) italiani. Ma cosa é d'oro?  Esistono i pensionati d'oro? E gli altri pensionati sono sfortunati anche loro ? Esaminiamo chi ci curerà nella terza età: il Dottor INPS.

Un po' di storia per iniziare.

Attualmente la maggior parte delle pensioni è pagata ancora con il sistema retributivo (sistema in vigore fino all'entrata in vigore della legge L. 335 dell'8 Agosto 1995 , cd. Riforma Dini). Le pensioni con il sistema retributivo si basano sulla retribuzione percepita nell'ultimo periodo di vita lavorativa, e quindi l'importo ricevuto è totalmente scollegato dai contributi versati (pay as you go per i nerd). I fondi per pagare le pensioni retributive sono tratti dai contributi versati annualmente da tutti i lavoratori. Questo vale anche per il sistema contributivo, che differisce per il metodo di calcolo della pensione. Infatti la somma ricevuta dipende dai contributi pagati durante la vita lavorativa. Si tratta comunque di promesse sul flusso di contributi futuri, pagati dai lavoratori in attività.

La riforma stessa (riformata ancora con lo scalone Maroni) prevedeva un minimo di anni di contributi per andare in pensione, eliminando il fenomeno dei baby pensionati. Stabiliva anche con soglie di età e percentuali di retributivo e contributivo crescenti nel tempo per quest'ultimo, ma tale riforma (scritto nella legge), sarebbe andata a regime solo nel...2015!

Per vostro piacere e diletto vi ricordo l'articolo 13 della Riforma Dini:

13. Per i lavoratori già iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva di almeno diciotto anni, la pensione è interamente liquidata secondo la normativa vigente in base al sistema retributivo.

Cioè l'universo dei pensionandi con almeno 19 anni di contributi era “graziata”, poiché però la riforma stessa introduceva le quote per godere della grazia ricevuta, con il mitico spannometro di cui sono dotato direi che occorrevano almeno altri 20 anni di contributi, quindi 1995+20=2015. (Disclaimer: lo spannometro è mio personale e non può essere né contestato, né prestato a terzi).

Ma non è finita. La percentuale di retribuzione che si usava per calcolare la pensione non scendeva mai (a patto di aver raggiunto la “quota”) sotto il 70%, indipendentemente dai contributi versati! Solo la “Riforma Fornero” (2012) ha introdotto il contributivo per tutti, ma i suoi effetti sono di là da venire,quindi deve essere chiaro che i pensionati degli ultimi 15 anni godono ancora di un sistema basato principalmente sul retributivo.

Recentemente, prima con il Decreto del Luglio 2011, divenuto L.98/2011, e poi ripreso con il cd. Decreto “Salva Italia”, divenuto L.214/2011, il Governo Italiano ha tentato di introdurre dei “tagli” sulle pensioni più elevate, andando però a colpire una sola categoria di pensionati: quelli pubblici ex INPDAP (raro caso di cattiva coscienza nella politica italiana). Tale categoria, secondo calcoli effettuati da vari istituti di ricerca, comprendeva la maggior parte dei percettori di pensione elevate, totalmente scollegate dai contributi versati (ma no, dai....). La Corte Costituzionale con la sentenza n°116/2013, ha giudicato incostituzionale tali provvedimenti in quanto equivalente ad introdurre una tassazione aggiuntiva solo su una categoria, appunto i pensionati.  

Ancora, la stessa Corte Costituzionale ha rilevato al punto 7.3 della citata sentenza “Questa Corte ha, anzi, sottolineato (sentenze n. 30 del 2004, n. 409 del 1995, n. 96del 1991) la particolare tutela che il nostro ordinamento riconosce ai trattamenti pensionistici, che costituiscono, nei diversi sistemi che la legislazione contempla,il perfezionamento della fattispecie previdenziale conseguente ai requisiti anagrafici e contributivi richiesti.”

Quante sono le “pensioni d'oro” ?

La tabella sottostante raggruppa i pensionati secondo alcune classi, la fonte dei dati è qui. Secondo i dati I.N.P.S. al 31.12.2012 in Italia ci sono 801.010 pensionati con pensioni da € 2.886,00 mensili lordi o più (pari a 6 volte la pensione minima, che è di € 481,00 mensili),  con una media annua di € 55.000,00 lordi cadauno (a fronte dei 6.253,00 € minimi) ed una spesa totale di quasi 44 miliardi 

Classe di reddito mensile

Numero pensionati

Monte erogato

Media annua

Fino a € 1.443,00/mese esclusa tredicesima

11.290.991

€ 114.635.335.027

€ 10.153

Da € 1.443,01 a € 2.405,00/mese esc. tred.

3.813.842

€ 90.724.530.070

€ 23.788

Da € 2.405,01 a € 2.886,00/mese esc. tred.

627.569

€ 21.324.288.480

€ 33.979

Da € 2.886,01 a oltre 24.050,00/mese e.tred.

801.010

€ 43.785.329.773

€ 54.662

Qualsiasi definizione di 'pensioni d'oro' è evidentemente personale. Per me € 2.886,00 mensili, se non derivanti da contributi, sono troppi,  altri (seguendo l'ISTAT) parlano di € 3.000,00 mensili ed altri possono avere altre soglie. E' più interessante domandarsi quanto si risparmierebbe se si ricalcolassero le pensioni con il metodo contributivo, invece che quello retributivo, almeno parzialmente.

Purtroppo non abbiamo dati INPS precisi sulla distribuzione per età di dei pensionati. L'ISTAT riporta alcuni dati. Per esempio potremmo vedere le pensioni da € 2.500,00 mensili e oltre (per uno strano caso INPS e ISTAT non calcolano le classi di importi allo steso modo). Ci sono delle anomalie non spiegabili (ci sono 160 pensionati “di anzianità” nella classe 45-49 anni, a oltre € 3.000,00 mensili, e io non riesco a capire come ciò sia possibile)  e quindi preferisco non usare i dati ISTAT.

Abbiamo già detto che il contributivo è in vigore dal 2012, non avendo quindi la possibilità di ricostruire le singole storie pensionistiche (contributi ed anni versati) ritengo difficile quantificare esattamente i risparmi sulle cd. "pensioni d'oro". Boeri et Mancini su Lavoce.info svolgono un eccellente esercizio su questo aspetto, ma, secondo me, rimangono assunti essenzialmente statistici, in assenza di dati veri. Esistono però e son ben visibili gli ammontari per classe di età in aggregato. Dimentichiamoci, quindi, non tanto le pensioni d'oro, quanto i risparmi possibili, e andiamo oltre.

Le gestioni pensionistiche

Consideriamo quindi i dati per categorie di pensionati, come i dipendenti pubblici (in gergo 'gestioni pensionistiche' - quella dei dipendenti pubblica si chiama INPDAP) alla ricerca di anomalie. 

Cominciamo col dire che le gestioni INPS sono un autentico colabrodo. Sono tutte o quasi in passivo, tranne sostanzialmente una, quella dei parasubordinati, che con il suo avanzo mantiene in piedi la baracca. E la gestione dei parasubordinati è in attivo perchè di recente istituzione, ed i suoi iscritti sono tutti calcolati con il contributivo (o quasi, le eccezioni non sono significative).

Per semplicità riporterò solo le gestioni separate "raggruppate", come fa anche l'INPS nel suo bilancio, con i vari disavanzi. Fra l'altro  l'INPS ha chiesto più volte di riunire le varie gestioni in unico calderone. Si potrebbe pensare che questo accorpamento voglia nascondere la situazione, ma in realtà  l'intento è sano: tenere in piedi le gestioni separate costa una barca di quattrini, ma notoriamente allo Stato Italiano non interessa risparmiare: è più semplice tassare.

Cominciamo con uno sguardo al bilancio INPS 2013. Uso la Gestione di Cassa, piuttosto che quella di Competenza perchè con la competenza si possono fare tutti i giochetti contabili del mondo, mentre è più difficile farli con la cassa. Riassumiamo le informazioni per il 2013 :

Riscossioni

+275 mld

Pagamenti

-385 mld

Contributi Stato ex art.37 L.88/89

+75,5 mld

Contributi Stato Prestazioni inv. civili

+17,5 mld

Anticipazioni (prestito) Stato ex art .35 L. 448/98

+ 18 mld

I contributi ex art 37 comprendono  le pensioni sociali, una quota delle pensioni ordinarie, un fondo per le pensioni anticipate, un fondo per le pensioni dei minatori, e uno per i rifugiati italiani della Libia del 1963(sic!). I contributi dello Stato per le pensioni assistenziali invalidi civili sono una partita di giro - l'INPS riceve i fondi e paga le pensioni.  Le anticipazioni sono trasferimenti a fronte di incassi futuri, introdotte dalla finanziaria del 1998. Sono classificati come prestiti dallo stato alle singole gestioni : altrimenti, in quanto transferimenti andrebbero ad aumentare il disavanzo dello stato, facendo superare il famoso 3%.

Scendiamo nel dettaglio di alcune Gestioni "raggruppate" nel seguente specchietto, sempre 2013: 

GESTIONI PENSIONISTICHE

Milioni di €

Iscritti (che i soldi li versano)

Pensionati (che i soldi li prendono)

Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD)

231

12.373.480

9.379.209

Gestione “agricoltori”

-5602

454.000

1.212.800

Gestione Artigiani

-5637

1.800.000

1.669.000

Gestione parasubordinati (co.co.pro etc.)

8716

1.709.623

305.090

ENAPALS (lavoratori Spettacolo)

264

289.500

55.920

INPDAP (Dipendenti Pubblici)

-7615

3.062.120

2.807.824

Gestione Commercianti

-175

2.102.400

1.393.400

Fondo Volo (Fondo per il personale compagnie aeree)

-176

11.924

6.330

Gestioni minori

-85

 

 

Altre gestioni e fondi

-600

Dato Mancante

1.288.523

Gestione trattamenti temporanei (ad es.:malattia)

1140

 

 

TOTALE DELLE GESTIONI 2013

-9714

 

 

Nota: i totali non combaciano perfettamente, perchè l'INPS fornisce i dati degli avanzi/disavanzi in un modo e poi le gestioni in un altro, per quadrare e verificare avrei dovuto vedere le singole gestioni (45), ma mancano all'appello “solo” 40.000 pensionati che son tutti nelle gestioni minori, idem per gli iscritti (ne mancano di più).

Notare che l'ammontare della spesa pensionistica è in aumento nel 2013, a fronte di una diminuzione dei pensionati (e la Riforma Fornero ? I conti in ordine ?), in particolare: 

Pensionati al 21.12.2012 : 18.715.880

Nuove pensioni: 581.158

Pensioni “eliminate”(?): 729.918

Totale pensioni al 31.12.2013: 18.567.120

Peraltro l'INPS nota anche una forte flessione nel numero degli iscritti, ovvero di quelli che versano le quote che mantengono in piedi la baracca: gli iscritti al 31.12.2013 sono 22.045.936, mentre al 31.12.2012 erano 22.593.709, con un calo di quasi 300.000 unità, pari all'1,3% di contributori. Aumentano gli importi delle pensioni, diminuiscono i contributori del sistema (vedremo più avanti la soluzione adottata).

Il bilancio dell'INPS prende in esame anche le mancate riscossioni (ricordate che ho scritto di guardare la cassa?). Tralasciando l'ammontare esatto l'INPS scrive nelle sue note al bilancio: 

Il differenziale di cassa previsto per il 2013 è pari a 110.478 mln (105.649 mln nella terza nota di variazione al bilancio di previsione 2012) ed è rappresentato dalla differenza tra le riscossioni, al netto dei trasferimenti dallo Stato e delle anticipazioni di Tesoreria, per 275.038 mln ed i pagamenti per 385.516 mln. Il suddetto differenziale, insieme ad incremento delle disponibilità liquide per 224 milioni, risulta coperto da:

- 92.428 mln relativi a trasferimenti dello Stato per il finanziamento delle prestazioni assistenziali ex art. 37 legge 88/89 (74.928 mln) e per leprestazioni e spese degli invalidi civili (17.500 mln);

- 18.274 mln relativi alle anticipazioni dello Stato per le gestioni previdenziali; (prestiti, NdA).

Ho evidenziato un dato: il differenziale di cassa per il 2013 sale di 5 miliardi (deficit di cassa aggiuntivo) rispetto alle previsioni. Non sono bruscolini. Difatti il Comitato di Vigilanza scrive a chiare lettere che le disponibilità liquide dell'INPS sono in forte calo, passando dai 40 mld di € del 2008 e del 2009 (stabile quindi) ai 20 mld di € del 2013, e che tale situazione deve essere posta all'attenzione dello Stato. Infatti in quanto buona parte delle disponibilità dell'INPS sono oramai costituite da “residui attivi” di dubbia esigibilità(per far capire la situazione: le città di Roma e Napoli sono in dissesto per i residui attivi che sono di fatto inesigibili).

Non vi annoio con i risultati delle 45 (QUARANTACINQUE!!) gestioni separate dell'INPS, ognuna con i suoi dipendenti, amministratori, sindaci, revisori dei conti, (ricordate la richiesta, inevasa dai Ministri, di raggruppare le Gestioni ?) ve ne cito alcune, le più simpatiche (i numeri si riferiscono alla gestione, così come indicata nel bilancio INPS, che parte dal numero 2) per far capire come è gestita la cosa pubblica in Italia:

9. Fondo per la previdenza degli addettialle abolite imposte di consumo. Esiste ancora dopo 40 anni, per la nota legge italiana che tutto si crea, nulla si distrugge. Nei commenti alla gestione il consiglio sindacale aggiunge la parola “superstiti”. Come in un disastro.

17. Fondo di previdenza per il personale del Consorzio Autonomo del porto di Genova e dell’Ente autonomo del porto di Trieste. Questo è il più simpatico, l'INPS chiede di accorparlo (occorre un decreto apposito NdA), perchè ha n° 10 iscritti che versano contributi (Ebbene sì!) e un deficit di 59 mln di € totalmente a carico dello stato (con 10 iscritti che vuoi coprire ?). Però la vera domanda è: e gli altri portuali ? Figli di un dio minore ?

20. Fondo di previdenza per il Clero Secolare ed i Ministri di culto di religioni diverse da quella cattolica. In passivo di 87 milioni. A carico nostro, ovviamente. Anche il Padreterno non fa sconti.

Riassumiamo: siamo partiti dalle “pensioni d'oro” per vedere di capire se questa categoria di pensionati poteva essere costituita non da privilegiati, bensì da persone che avevano versato contributi congrui, e quindi non fossero una anomalia, abbiamo visto che, con i dati in nostro possesso è praticamente impossibile determinare non tanto la categoria (che è fortemente soggettiva), quanto i risparmi effettivi dopo un loro “taglio”. E però possibile mettere in luce alcuni punti critici

  1. a parte i parasubordinati, ovverossia i meno tutelati nel mondo del lavoro ed ultimi entrati, tutte, o quasi, le altre gestioni dell'INPS sono in perdita, da profondo rosso quelle dei pensionati degli Enti Pubblici, degli Artigiani e degli Agricoltori.
  2. tale squilibrio è strutturale, tanto che a fronte della diminuzione del numero dei pensionati la spesa pensionistica è in aumento
  3. una parte dei crediti (contributi), pur posti a bilancio dell'INPS come entrate, sono inesigibili e quindi creano un deficit nascosto aggiuntivo
  4. lo Stato Italiano ogni anno eroga fondi all'INPS per circa 100 miliardi a titolo definitivo (registrati nelle spese) più cifre crescenti ogni anno (18 miliardi nel 2013) a titolo di “prestito”. E' altamente probabile che questi prestiti non saranno mai restituiti ed anzi le somme aumentaranno ancora.

Adesso potete riprendere fiato, viene il bello.

La soluzione all'italiana: un aumento dei contributi obbligatori dei “lavoratori autonomi”

I contributi minimi, da pagare anche se non si guadagna una lira, passano dai € 3.200,00 annui ai € 3.400,00 del 2013 e  le aliquote INPS aumentano dal 28% (20% al tempo della riforma Dini) al 33% nel 2018, come per i lavoratori subordinati.

In parole povere: l'INPS, per poter pagare le pensioni ai pensionati “ricchi” (ovvero a tutti quelli che sono andati in pensione con le vecchie regole, che, ricordiamo, sono tuttora in vigore, non essendo andata a regime la riforma Fornero) sta aumentando il prelievo ai pensionati “poveri”, quelli che un lavoro non lo hanno, o lo hanno precario, le P.IVA, i co.co.pro e i parasubordinati in generale.

Un Robin Hood all'incontrario, un Nibor Dooh, appunto. Per non spaventarvi vi fornisco un dato, ovvero a quanto ammontano i residui passivi dell'INPS, in cui c'è quella famosa quota di crediti inesigibili, e su cui il Consiglio di Vigilanza chiede di accendere un riflettore (a Mastropasqua glielo hanno spento subito): a “soli” 84 miliardi di € .

Sì, va bene direte voi, ma ci hanno detto che per il futuro non ci sono problemi. Io non lo so, non mi pagano 1 mln di € l'anno come a Mastropasqua, però ho preso la tabella della popolazione per composizione delle classi di età, ed ho confrontato i numeri di quelli che presumibilmente nei prossimi 5 anni andranno in pensione, con quelli dei giovani di 26 anni. Suppongo che questi ultimi  troveranno subito lavoro, cosa non del tutto facile dato che  la disoccupazione giovanile è al 42%..

Non oso pensare quale percentuale dello stipendio dovranno sborsare i 26 enni per mantenere in pensione i 59 enni, visto che sono il 10% in meno e con poche prospettive occupazionali. Sempre che nel frattempo l'INPS non certifichi che buona parte di quegli 84 miliardi è inesigibile e Bruxelles non dica che i prestiti all'INPS stessa vadano restituiti allo Stato... 

Età

Popolazione

Età

Popolazione

59

728370

26

657323

60

719123

27

681791

61

717152

28

697550

62

741699

29

713575

63

744545

30

739446

Un calcolo banale (ricordate lo spannometro ?) ci dice la somma dei residui attivi non esigibili (84 miliardi in totale, ma si potrebbe recuparare qualcosa i prestiti già erogati dallo Stato (25 miliardi), i nuovi prestiti del 2014 (20 miliardi) e dello squilibrio demografico, agrgavato dalla  crisi occupazionale porterà al crac dell'INPS. Con il trend attuale potrebbe avvenire intorno al 2018, salvo nuove e più sanguinose tasse.

Mastrapasqua, ex one million dollar man, ci aveva avvertito....Nel bilancio INPS si parla spesso della necessità di  aggiustamenti, di aumento dei fabbrisogni, di non sostenibilità della spesa pensionistica (stante il peggioramento dei rapporti iscritti/pensionati e soprattutto pensioni/contributi, indice che è intorno al 73%), di riconsiderazione dei residui passivi. Esiste un fondo svalutazione crediti, stanziato preventivamente dal Direttore Generale dell'Istituto, ma sembra insufficiente (a loro, figuratevi a me) a coprire le mancate riscossioni. Ad esempio l'accantonamento fondo crediti inesigibili per il 2013 è di 805 mln, a fronte di mancati incassiin aumento sul preventivatodi 5 mld, ovvero gli 805 mln sembravano scarsi già in fase di previsione (pari a 35 mld di €), ma quel preventivo di mancati incassi era a sua volta sbagliato di ben 5 mld.

Una soluzione sostenibile.

Secondo me l'unica soluzione è il taglio immediato delle pensioni in essere, ricalcolandole con il sistema contributivo. Se abbiamo (semplifico per comodità di calcolo) 19 mln di pensionati, e 235 mld di riscossioni (i residui attivi sono di dubbia esigibilità, e son 40 miliardi per il 2013), usando i finanziamenti che lo Stato comunque fornisce (75 miliardi), per  integrare le pensioni basse, o comunque sotto una certa soglia, si potrebbe avere un taglio medio del 27%. Ovviamente con l'avvertenza che è un pollo di Trilussa.

Una soluzione insostenibile.

L'alternativa è quella di aumentare i contributi pensionistici sugli entranti nel mercato del lavoro, ovvero agire sulla leva fiscale, con la scusa è quella di garantire una pensione anche ai parasubordinati. Di fatto si tratta di un prelievo dai più poveri per dare ai più ricchi, cioè ai pensionati che ricevono pensioni assolutamente non in linea con i contributi versati, ovvero praticamente il 100% degli attuali pensionati. Come tutti gli economisti sanno (beh, non proprio tutti..) se vuoi limitare l'accesso ad un mercato a un concorrente devi alzare delle barriere. Aumentando la “tassa INPS” in entrata è ovvio che l'ingresso sul mercato del lavoro regolare sarà più difficile. Un idraulico agli inizi  (e sicuramente non ha guadagni d'oro) preferirà lavorare in nero, perchè altrimenti rischia che quei 3.400 € che deve all'INPS per il solo fatto di aver cominciato a lavorare siano pari al suo guadagno o quasi. E' facile prevedere che comincino manovre elusive di questa “tassa annuale d'entrata” riducendo quindi l'attivo dei parasubordinati e facendo tornare l'INPS sull'orlo del precipizio, su cui già si trova, basta una bella spintarella....

N.B.
Il bilancio è costituito da 2 tomi di 770 pagine cadauno, è impossibile riportare tutte le cifre, le curiosità, e le criticità riportate nei due tomi, che non sono nemmeno di facile lettura e comprensione, poichè mischiano più volte competenza e cassa, previsioni e accertamenti, ricalcoli su basi quanto meno dubbie, tanto che diverse volte i totali non coincidono perfettamente. E tornando alle domande iniziali rispondo: è impossibile affermare con certezza che le pensioni d'oro sono delle anomalie, l'anomalia è il sistema pensionistico italiano, che preleva agli ultimi per dare ai primi. Nibor Dooh.

P.S.

Una parte del bilancio INPS è dedicata alle spese di funzionamento dell'Ente stesso, ve le risparmio (forse no, se ho tempo ci scrivo sopra) , ma le raccomandazioni finali del Collegio dei Revisori dei Conti lasciano perplessi: chiedono di monitorare le spese per la carta, a livelli fuori controllo, e quelle telefoniche e mobili, oltre al rientro in possesso di immobili dell'INPS ceduti per le cartolarizzazioni, mai venduti, e su cui l'INPS paga un cospicuo fitto. Ai fondi immobiliari.

Inoltre l'INPS ha effettuato risparmi (obbligatori) sulle sue spese per € 248 mln. Bene lo sapete dove sono finiti questi 248 mln ? Sono finiti per coprire altre spese, di due tipi: 1. Fondo "sicurezza". 2. Integrazioni retributive per i dipendenti pubblici. Cioè i soldi che l'INPS risparmia vanno ad alimentare gli stipendi statali. Bene.  E non è che l'inizio.

 

76 commenti (espandi tutti)

Equiparare le contribuzioni degli autonomi con quelle dei lavoratori dipendenti mi pare vada nella direzione dell'equita' del sistema e della riduzione delle distorsioni che avvantaggiano il ricorso al lavoro autonomo. L'unica controindicazione, non menzionata nel testo, e' che incentiverebbe ancora piu' l'evasione contributiva. Qui occorre fare una valutazione, ma non credo che un sistema in cui contribuenti diversi pagano percentuali diverse sia sostenibile. 

  • Capisco il punto di vista ma per certi versi credo sia vero l’esatto contrario. Il problema risiede nella composizione eterogenea della “gestione separata” alla quale contribuiscono sia parasubordinati che partite iva non appartenenti a un ordine professionale. Il suo ragionamento penso si possa applicare bene ai primi. Le partite iva spesso si trovano invece a competere con altri professionisti iscritti agli ordini ma operanti in ambiti di loro non esclusiva pertinenza. Per esempio , se cerchiamo un webdesigner freelance potremmo imbatterci rispettivamente in: 
  • - Ingegneri o Architetti iscritti all’albo che contribuiscono per il 14% sul reddito e 4% sul fatturato. 
  • - Artigiani, 21% circa. 
  • - Autonomi, 27% circa. 
  • Prevedo l’emergere nei prossimi anni del consulente-artigiano (molto chic, riecheggia anche Sennet), qualcuno tra l’altro capita già d’incontrarlo

Non capisco quale cosa significhi "esatto contrario". Quale sarebbe la controindicazione a portare, per tutti, la contribuzione ad una percentuale P del reddito calcolata in modo tale da rendere il totale dei contributi uguale a quella dell'anno prima?

E' una questione di equita': al momento attuale i lavoratori dipendenti stanno trasferendo risorse ai pensionati attuali tramite risparmo forzato remunerato sostanzialmente a tasso zero (attualmente, negativo in termini reali) pari al 33-34% del loro reddito. I lavoratori autonomi/partite iva/etc  invece contribuiscono molto meno.  

Ho usato l’espressione “esatto contrario” perché quello che si prospetta è secondo me palesemente iniquo, infatti non si chiede di contribuire maggiormente a tutte le partite iva ma solamente a quelle della “gestione separata”; sotto rappresentate non essendo afferenti né a ordini professionali né ad associazioni di categoria di un certo peso sono politicamente molto deboli, il soggetto ideale per far cassa.
Inoltre alla maggiore contribuzione non mi risulta che corrisponderebbe l’acquisizione di quei diritti tipici dei lavoratori dipendenti (che forse valgono qualcosa di più di quel 6% che differenzia le due gestioni).

Non sono un economista, chiedo quindi scusa se sto per dire una bestialità, ma il buco INPDAP non sarebbe più equo appianarlo con la fiscalità generale?

Andrea diciamo che nel mondo ideale dovrebbero essere i singoli individui a scegliere a chi dare i soldi, visto, appunto, che l'INPS i tuoi soldi te li ridà con rendimenti negativi, mentre il più scafesso dei gestori di fondi monetari tira su molto di più, ovvero si stanno costringendo le piccole partita IVA a contribuire alla pensione di chi avrebbe diritto a molto meno, ma transeat.
Il punto è che non solo devi dare all'INPS una percentuale del tuo guadagno a fondo perduto, ma lo devi fare anche con un "minimo fisso". Ovvero, guadagni o non guadagni l'INPS vuole da te € 3.400,00 annui, che nel caso di molti lavoratori a progetto con P.Iva sono oltre la metà del guadagno, perchè magari hanno un contratto semestrale non rinnovato.
Tra l'altro anche il mondo delle professioni "autonome", ovvero con cassa propria, tipo gli avvocati, si sono subito adeguati all'INPS con il risultato che i giovani avvocati non riescono ad avviarsi in proprio per gli altissimi costi connessi con la contribuzione previdenziale.
Proprio su nFA lessi un post interessantissimo, secondo cui i giovani e i neo entranti nel mondo del lavoro dovrebbero pagare meno contributi degli altri, proprio per favorirne l'inserimento. Invece l'INPS in primis sta facendo l'esatto opposto.

riforme

andrea moro 11/3/2014 - 09:22

La riforma proposta credo sia politicamente improponibile, e, forse, incostituzionale. Io vorrei proporre un'idea che va in quella direzione ma che credo sia in qualche forma realizzabile. 

Si tratta di calcolare per tutti quale sarebbe la pensione calcolata con i contributivo (c'e' da decidere cosa fare con i contributi figurativi, immagino, non so quanto fattibile sia usare le regole che si usano per chi ora e' a regime). La riforma e' che ogni futuro incremento delle pensioni (per inflazione o meno) dovra' andare nella direzione di ridurre la differenza fra quanto elargito e quanto risultante dal calcolo effettuato sopra.

Si possono stabilire dei minimi che comunque verrebbero integrati per l'inflazione, e anche livelli in cui il tasso di convergenza puo' essere piu' veloce. Il punto e' che nessuna pensione diminuirebbe mai; quelle alte aumenterebbero meno delle basse; e tutte le pensioni calcolate col retributivo che elargiscono somme in eccesso del contributivo aumentano meno delle pensioni calcolate con il contributivo puro. Il tutto in modo trasparente, che evidenzi in busta il regalo che i giovani contribuenti stanno facendo al pensionato. 

La riforma è proponibile, tanto che l'abbiamo proposta, che sia politicamente accettabile o meno, essendo un blog che esprime opinioni fuori dalla norma, non ci riguarda, sta di fatto che sembra l'unica percorribile, l'altra è l'aumento dei contributi pensionistici per tutti (che è quella più percorribile, essendo nota la preferenza degli italiani per le tasse), per il momento aumentano quella degli autonomi, aumentandone il relativo costo e costringendo le aziende a scappare all'estero.
Sulla costituzionalità ha già risposto la Corte (è scritto anche nel post): la pensione è un trattamento salariale differito nel tempo e basato "su requisiti anagfrafici e contributivi", quindi se ricalcoli i contributi, e li attualizzi in maniera differente la Corte non eccepirà alcunchè.

La riforma proposta credo sia politicamente improponibile, e, forse, incostituzionale. Io vorrei proporre un'idea che va in quella direzione ma che credo sia in qualche forma realizzabile. 

Hai probabilmente ragione, e sul breve la tua proposta è più realizzabile. Due note:
  • quella di Marco Esposito è una soluzione, che nel mio piccolo anch'io propongo da una ventina d'anni, che va nel senso di provare a fermare e potenzialmente invertire il declino. La tua servirebbe  certamente a mitigarlo, forse contribuirebbe a fermarlo, ma dubito che potrebbe aiutare molto ad invertirlo nei prossimi 20-30 anni.
  • Lavoro vicino ad una stazione dove arrivano passeggeri sbarcati in uno dei principali aeroporti londinesi. Praticamente non mi capita giorno di non notare, due o 3 volte al giorno, gruppi di 2-5 under 35 italiani con la valigia che discutono su come cercare casa o lavoro. Capisco sia aneddotico, ma pare praticamente un esodo. Se la mia esperienza è generalizzabile, chi le pagherà le pensioni retributive?

Per chi come me fa un altro mestiere, serve un aiuto per capire alcune cose forse banali.

-) "contributivo" invece che "retributivo" è il mantra, abbiamo capito. Visto che qui citi l'inflazione, chiedo come si rivalutano i contributi versati per il calcolo della pensione col metodo contributivo. Una ipotetica impennata dell'inflazione al 25% metterebbe i pensionati in ginocchio?

-) La pensione calcolata col metodo contributivo va sempre bene, pure se è da 10.000 € mensili. Sicuri? Mi viene subito il caso del politico, cha già ha guadagnato troppo per tutta la vita, e continua ad essere privilegiato pure da pensionato. E se si mettesero dei tetti massimi?

-) Il metodo retributivo può mettere in crisi i conti (anche se non è necessario che lo faccia) ma va incontro ad esigenze di ordine diverso, che non si possono ignorare del tutto. Non credo che il sistema sia stato pensato così senza alcuna ragione. Poniamo che un contribuente che guadagna 100 quando va in pensione, per un motivo o per l'altro si ritrovi di colpo a percepire 30. Ciò è sostenibile per le casse dell'INPS, ma o è anche per lui? Quali conseguenze ha questa circostanza negli equilibri sociali?

-) (più filosofico) La pensione in teoria è una retribuzione differita. In astratto, si tratta di accantonare una parte del proprio reddito in età lavorativa, per poi attingere dall'accumulo quando non si è più nell'età per lavorare. In un ipotetico sistema a inflazione zero, io la pensione potrei pure farmela da solo, mettendo una scatola da scarpe nell'ultimo scaffale della libreria, e infilando nella scatola il quinto del mio stipendio ogni mese. Quando decido che sono stanco di lavorare, smetto, e comincio ad attingere dalla scatola. Non c'è bisogno di qualcun altro che paga la mia pensione, posso essere rimasto l'ultimo uomo sulla terra: dentro la scatola ci sono i soldi miei, e devono esserci per forza, perché io ce li ho messi. Non ci sono? Allora qualcuno me li ha rubati! Chi è stato?

Visto che qui citi l'inflazione, chiedo come si rivalutano i contributi versati per il calcolo della pensione col metodo contributivo. Una ipotetica impennata dell'inflazione al 25% metterebbe i pensionati in ginocchio?

i contributi vengono rivalutati secondo l'andamento del PIL nei cinque anni precedenti, se non sbaglio. almeno nell'ultimo anno non hanno avuto alcuna rivalutazione.

sicuramente  la stagflazione, non la sola inflazione, ucciderebbe il montante, salvando le pensioni in essere fino ai 1600e lordi circa, quelle che attualmente sono indicizzate completamente all'inflazione.

Per effetto del criterio di rivalutazione del montante contributivo che hai citato l'effetto della crescita negativa del PIL nominale del 2009 e del 2013 è stato quello di ridurre il montante contributivo e quindi le pensioni attese per gli attuali lavoratori. E' evidente che ciò contrasta con le affermazioni di coloro che ritengono che un ricalcolo delle pensioni in essere con il sistema retributivo sia improponibile. In realtà è proponibile perchè la riforma Dini ha introdotto una disparità di trattamento, citata da M. Esposito, tra coloro che al momento della riforma avevano maturato almeno 18 di contribuzione e quelli che non avavano ancora raggiunto tale traguardo. Si tratta di una divisione totlmente arbitraria e priva di giustificazione. Un legislatore serio avrebbe fatto scattare il sistema contributivo pro-quota (ovvero per gli anni di contribuzione successivi all'entrata in vigore della riforma Dini) per tutti. Ciò è stato fatto solo a partire dal 2013, ovvero con 18 anni di ritardo, che hanno pesato come macigni sul bilancio INPS.

Una ipotetica impennata dell'inflazione al 25% metterebbe i pensionati in ginocchio?

Non necessariamente, perché quei contributi saranno investiti. Qui nel Regno Unito sui contributi per la pensione statale lo stato garantisce il tasso d'inflazione.

E se si mettesero dei tetti massimi?

Sì, i tetti massimi vanno messi, ma anche per i contributi. In questo modo sarebbe anche più semplice per lo Stato garantire l'investimento ed il tasso d'inflazione. Nel Regno Unito ci sono tetti massimi per le pensioni statali, chi vuole di più fa da se, ed è incentivato a farlo.

Su 3, il retributivo in Italia non è sostenibile, infatti è stato abolito, parzialmente per alcuni, negli anni 90. Se sei un lavoratore da pochi lustri, sei nel contributivo.

Sulla filosofica, hai descritto la contributiva come cosa buona e giusta, e la retributiva come un furto.

Bene

Nasissimo 11/3/2014 - 12:41

Chiaro per le domande 1 e 2. Mi manca una risposta alla domanda tre. La mia non era nemmeno un obiezione, era una domanda. Non so se sia possibile, passando al metodo contributivo, la circostanza immaginaria del contribuente che guadagna 100 all'ultimo stipendio e poi si ritrova di colpo a percepire 30 di pensione. Ditemelo voi. Se può accadere, ciò è sostenibile per le casse dell'INPS, ma o è anche per lui? La domanda era: quali conseguenze ha questa circostanza negli equilibri sociali?

Sulla filosofica: Lo so. Infatti non sono mica difensore della retributiva, a parte che per la considerazione precedente (mi pare che si tenda a trascurare un po' troppo le questioni non-economiche, in generale). Ma non era questo il punto. Il "filosofico" della domanda stava nella considerazione che il meccanismo (teorico) delle pensioni è un accantonamento di risorse per usi futuri. E' un risparmio. In linea di principio non c'è alcun bisogno che nuovi contribuenti provvedano a riempire le casse: queste dovrebbero essere già piene, coi contributi versati in passato dai pensionati dell'ora.

Nel meccanismo ideale, nel caso limite (filosofico, neh) in cui il tasso demografico si arrestasse di colpo a ZERO, ove non nascesse più nessun bambino, e non si iscrivesse più NESSUNO all'INPS, non si creerebbe nessuno scompenso, filerebbe tutto liscio. L'istituto pagherebbe regolarmente le pensioni ai pensionati attuali, coi contributi versati da loro, fino alla naturale estinzione del genere umano. L'ultimo pensionato riscuoterebbe la sua ultima pensione dalla mano dell'ultimo funzionario con gli ultimi spicci di cassa, poi i due vecchietti chiuderebbero l'INPS per sempre, e andrebbero insieme a bersi l'ultimo cicchetto.

Se non è così, se c'è bisogno per forza di trasfusioni di sangue fresco, c'è qualcosa che non torna. C'è puzza di schema piramidale.

E' così

marco esposito 11/3/2014 - 13:02

C'è puzza di schema piramidale.

Perchè non è chiaro ? L'INPS attuale è uno schema piramidale, tanto che sta fallendo. Per salvarlo si deve fare quallo che dico: eliminare lo schema piramidale e erogare in base ai contributi versati.

Sul metodo di calcolo della rivalutazione dei contributi: la L. Dini dispone che siano calcolati al tasso annuo dell'inflazione calcolata dall'ISTAT + 2,5%. Probabilmente questo sistema potrebbe generare degli altri buch(ett)i futuri, ma non era argomento del post.

ul metodo di calcolo della rivalutazione dei contributi: la L. Dini dispone che siano calcolati al tasso annuo dell'inflazione calcolata dall'ISTAT + 2,5%.

neanche per sogno! dove li hai pescati questi numeri? assomigliano un po'  alla rivalutazione del tfr, che è cosa ben diversa. cerca di essere più preciso, almeno tu.

Per la rivalutazion sulla base dell'inflazione (ultimi cinque anni, media mobile), vedi art. 6 della L. Dini (è linkata), la rivalutazione del 2,5% è stata aggiunta nella L. Fornero, se ti serve ti pesco l'articolo preciso.

2%

marco esposito 11/3/2014 - 16:47

Era il 2% e non il 2,5%, però era riferita alla quota di pensione calcolata ancora con il retributivo sotto la riforma Fornero (pensionandi con meno di 18 anni di età contributiva a i fini INPS nel 1996, anno di entrata in vigore della riforma Dini). Tra l'altro era pure a scalare, scendeva fino all'1% (non me lo ricordavo), quindi sorry ho fatto confusione andando a memoria (mai farlo, mannaggia alla miseria).

Quindi è esatta la definizione che nel contributivo vale il PIL nominale (che incorpora l'inflazione) degli ultimi 5 anni, a capitalizzazione anno per anno.

Marco, un altra cosuccia di rilievo che sta nel bilancio INPS è il saldo patrimoniale delle varie gestioni, da cui si evince che nemmeno le attuali aliquote contributive (tra le più alte al mondo)  pari al 33% sono state sufficienti a garantire l'equilibrio dei conti anche della gestione dei lavoratori dipendenti (al netto quindi delle ultime devastanti fusioni con INPDAP ecc.). Infatti il saldo patrimoniale è pesantemente negativo e, oltre ad essere compensato da quello dei lavoratori parasubordinati, è compensato ancor di più a livello patrimoniale dal saldo attivo degli altri contributi (malattia, maternità ecc) di natura puramente assicurativa che con le pensioni di vecchiaia e anzianità c'entrano assai poco. Ovviamente molti fanno finta di non vedere (a cominciare da Mastrapasqua), che si è preoccupato solo del saldo finale del conto patrimoniale.

Mi manca una risposta alla domanda tre. La mia non era nemmeno un obiezione, era una domanda. Non so se sia possibile, passando al metodo contributivo, la circostanza immaginaria del contribuente che guadagna 100 all'ultimo stipendio e poi si ritrova di colpo a percepire 30 di pensione.

Non esistono pranzi gratuiti. Se quel contribuente non ha messo da parte abbastanza, ci sará qualcun altro che dovrá pagare per lui. Ad oggi é quello che succede. Molti di quelli che sono andati in pensione con il retribuitivo stanno ricevendo 100 dopo aver pagato 30, mentre quelli che per ora lavorano stanno pagando 100 per ricevere 30. Ho un paio di amici che sono emigrati dall'Italia specificamente per questa ragione. Immagino non siano i soli.

l "filosofico" della domanda stava nella considerazione che il meccanismo (teorico) delle pensioni è un accantonamento di risorse per usi futuri. E' un risparmio. In linea di principio non c'è alcun bisogno che nuovi contribuenti provvedano a riempire le casse: queste dovrebbero essere già piene, coi contributi versati in passato dai pensionati dell'ora.

Ma questo é appunto il ragionamento del contributivo. Nella realtá le casse nel 1995 erano vuote proprio perché quei lavoratori non pagavano i contributi necessari ad ottenere i trattamenti previdenziali che la classe politica gli aveva regalato, facendoli pagare a chi sarebbe venuto dopo, per comprarne il consenso elettorale, e continuare a vivere nel lusso piú sfrenato alla faccia nostra.

Chi oggi lavora in Italia paga i contributi per la sua pensione contributiva ed i contributi per la pensione di qualcun altro andato in pensione con la retributiva. La soluzione proposta da Marco in questo articolo non é la piú pragmatica, ma é l'unica moralmente accettabile, io direi anzi l'unica costituzionalmente comprensibile. Altre soluzioni, come quella del Sig. Dini del 1995 o quella ancora migliore descritta da Andrea Moro nel commento piú sopra, sono piú realistiche, ma sono tutti compromessi morali, ed io aggiungerei costituzionali, perché fanno pagare ad altri un beneficio per alcuni, senza tenere in minima considerazione l'equitá di questo trasferimento, dacché il beneficiario é spesso molto piú ricco, sia nel momento del beneficio che durante la sua carriera lavorativa, di quanto chi é costretto ad elargirgli quel beneficio sará probabilmente mai in qualsiasi punto della sua vita.

Quando decido che sono stanco di lavorare, smetto, e comincio ad attingere dalla scatola. Non c'è bisogno di qualcun altro che paga la mia pensione

a che ritmo li spendi? devi per forza barattarli tutti con un vitalizio, che un'assicurazione calcolerà.

Certamente

Nasissimo 11/3/2014 - 15:53

Ma è solo per questo che serve l'INPS, o in generale una rete che faccia da volano delle risorse accantonate. Nell'esempio della scatola da scarpe nell'ultimo scaffale della libreria, dove mi faccio la pensione da solo, ci sono, grossolanamente, solo due problemi elementari. Il primo è l'inflazione, che consuma il risparmio cumulato nella scatola. Ma questo si può ovviare, sempre in astratto, trasferendo i fondi dalla scatola da scarpe ad un investimento a rischio basso che copra il tasso di inflazione. Il secondo è quello che dici: al momento in cui io decido che sono stanco e voglio smettere di lavorare, per decidere a che ritmo spendo i soldi cumulati nella scatola io dovrei conoscere il tempo che mi resta da vivere. Questo un individuo non lo può sapere, ma perdinci, in una popolazione di 50 milioni di persone l'aspettativa di vita media la conosciamo con discreta precisione. Quindi mettiamo insieme tutte le scatole, e quello che vive più a lungo della media si fa la pensione attingendo alla scatola di quello più sfortunato, che ha avuto un infarto appena smesso di lavorare.

Questo meccanismo, in linea di principio, è sempre quello della scatola: è un Risparmio. Si è dovuto introdurre un ente gestore (un INPS) che cumula i risparmi di tutti - oltre magari che per prevenire il cicala che si "dimentica" di mettere sghei nella scatola, e poi viene a frignare - solo per gestire degli investimenti che coprano l'inflazione, e per innescare il volano, ossia il trasferimento risorse da chi muore prima a chi vive di più, che permette di superare la difficoltà segnalata da te: l'impossibilità di prevedere quanto camperà un individuo particolare.

Stanti così le cose, un INPS non dovrebbe poter andare in crisi mai, perché la sua gestione è alla portata anche di mastro cipolla. Non c'è da far altro che investire in titoli di stato il risparmio raccolto premurandosi di coprire l'inflazione; e calcolare le pensioni con un algorimo che consideri il tempo di vita atteso medio (che è solo una stupidissima divisione, a parte gli scaglioni e poche complicazioni facilmente superabili). Può farlo la zia Sofonisba. E non c'è nessun bisogno che arrivino nuovi iscritti a riempire le casse. Se anche non nasce più nessuno, e all'INPS non si iscrive più nessuno, non c'è alcun problema. I contributi versati da quelli che ci sono *devono* bastare per erogare le loro pensioni. Se non è così, vuol dire che c'è qualcosa che non torna. Vuol dire che qualcuno si è sussato i risparmi dei pensionati. C'è puzza di schema piramidale, dicevo prima, ed Esposito ha già confermato che è così.

Ma se è così, oltre a correggere la stortura, c'è da inseguire, e punire, chi ha frugato nelle scatole da scarpe, e ha derubato i pensionati. Perché avevo sentito dire che il marketing piramidale è una truffa. Non è così?

Non c'è da far altro che investire in titoli di stato il risparmio raccolto premurandosi di coprire l'inflazione.

ma potrebbe finir male lo stesso. se lo stato fa default, lo fa con tutti i suoi titoli, anche con quelli legati all'inflazione. è il motivo per cui la rivalutazione del montante è più realisticamente indicizzata alla media mobile a 5 anni del pil.se decresciamo, anche la pensione promessa deve decrescere.

Niente affatto

Nasissimo 12/3/2014 - 20:05

Ricorda che avevo chiamato "filosofica" la mia quarta domanda. Con ciò rinunciavo di proposito ad essere realistico: io volevo dire che nel caso ideale, astratto, in cui l'INPS fosse davvero, e soltanto, quello che a rigore dovrebbe essere, ossia un ente gestore di Risparmio finalizzato esclusivamente ad erogare una retribuzione differita, non ci sarebbe punto bisogno di tutte queste sofisticazioni, ed esso in pratica non potrebbe fallire.

Non ci sarebbe nemmeno alcuna ragione per collegare le pensioni al PIL. L'ente dovrebbe soltanto raccogliere il risparmio e proteggerlo dall'inflazione, mediante investimenti differenziati a basso rischio e basso rendimento. Avevo scritto "in titoli di stato" per farla semplice. Ma non è mica necessario che siano titoli dello stato italiano, potrebbero essere BUND tedeschi, o titoli di 100 paesi diversi, o altro ancora. E per il rischio residuale, basterebbe studiare una copertura assicurativa. Se l'INPS facesse questo (che è quel che dovrebbe fare), nemmeno nel caso di fallimento dello stato avrebbe problemi ad erogare le pensioni. A parte casi piuttosto estremi (fallimento contemporaneo di tutti gli stati del mondo, guerra termonucleare globale, pioggia di asteroidi, armageddon) nessuna "forza maggiore" potrebbe giustificare un suo fallimento, senza che ci fossero dei responsabili da individuare e punire.

Torna all'esempio della scatola da scarpe nella libreria. Nell'esempio io ho scelto di non dare nulla all'INPS, e di accumulare nella scatola quanto serve per la mia pensione. Ho messo lì dentro il quinto del mio stipendio, per quarant'anni, ed ora comincio ad auto-erogarmi la pensione frugando nella scatola. Ma ecco che proprio adesso.. "decresciamo". Tra il 2030 e il 2031, il PIL precipita del 40%. Che accade agli sghei nella mia scatola? NULLA.

Checcazzo me ne frega ammé?

Risposta

marco esposito 13/3/2014 - 10:21

Innanzitutto una tirata (virtuale) d'orecchi: il turpiloquio è bandito da nFA, la stessa cosa si può in tanti modi, anche più simpatici, ma transeat.

Sull'approccio filosofico concordo: in effetti l'aver legato i rendimenti al PIL è la cartina di tornasole del fatto che con i tuoi contributi tu paghi la pensione di un altro, e non la tua. Tutto il resto, quindi, vien da sè.

Chiedo Venia

Nasissimo 13/3/2014 - 18:15

Sono avvezzo a forum più truculenti, e poi son toscano e mi esce così. Ma apprezzo la policy di nFA e cercherò di evitar parolacce d'ora innanzi.

Nel merito, Lei aveva già confermato il mio sospetto di cui alla mia domanda scrivendo "è così". Il punto cui volevo arrivare è quello che segue.

E' mai possibile che se uno ruba una bicicletta lo si arresta, e di fronte a un ammanco cinquantennale di questa portata non ci siano responsabili? E' possibile che il massimo del castigo che si riesce a concepire (se ci si fa) sia la rimozione dall'incarico ed un lauto pensionamento?

Perdinci, immagini di avere affidato il risparmio di tutta la sua vita ad un consulente finanziario (magari lei non ne ha bisogno, ma immaginiamo di sì), con l'incarico esplicito di fare solo investimenti sicuri per preservarlo dall'inflazione. E si immagini che dopo 40 anni, quando si affaccia per riavere i suoi risparmi e realizzare un qualche progetto, Lei si accorge che questo ananspa, prende tempo, e aspetta che qualche altro allocco gli affidi dei risparmi per rimborsarle i suoi. Che cosa fa Lei, quando si accorge che costui l'ha derubata per 40 anni? Lo licenzia in tronco, e cambia consulente finaziario! Ah beh, senz'altro. Ma questa è la seconda cosa che fa. La prima, è afferrare costui per la cravatta, e rompergli il .. ehm, va bene va bene, il turpiloquio è bandito su nFA, comunque ha capito il concetto.

Fuor di metafora: chi come me appartiene a un ordine professionale, ed è abituato, ogni volta che mette il suo timbro e la sua firma su un progetto, ad assumersi responsabilità personali, a rispondere in proprio, penalmente con restrizioni alla propria libertà personale, civilmente con il proprio patrimonio personale, e sia per dolo che per errore, rimane attonito di fronte a questa aura di impunità assoluta di cui paiono circonfusi questi signori, che pure hanno ruoli di responsabilità (e prestigio, e retribuzione) ben superiore alla nostra.

In questo intervento si analizza il sistema pensionistico attuale e si propongono le linee guida per una riforma. Bene: non sarebbe il caso di introdurre, in questa come in tutte le "riforme" della cosa pubblica di cui si ciancia ogni giorno, anche il principio della responsabilità, individuale e personale, per gli amministratori della cosa pubblica?

Lei non considera che sta ponendo sullo stesso piano chi viola le leggi (il ladro di biciclette) e gli amministratori che danno attuazione alle leggi approvate dal Parlamento. Questo è la sede della sovranità e l'unico limite è dato dalla conformità delle leggi alla Costituzione.

Ma nemmeno il legislatore può essere legibus solutus, altrimenti nessuna riforma risolverà mai il problema. Il problema dell'INPS non è stato prodotto solo dal metodo retributivo, dalle pensioni d'oro, dalle baby-pensioni, dalle pensioni di reversibilità, eccetera concesse troppo allegramente. E' stato prodotto dall'aver usato il denaro dei pensionati per scopi diversi dalle loro pensioni. Si è svuotata la cassa perché si sono mescolate finalità previdenziali e assistenziali (penso al terremoto dell'Irpinia) e in generale perché si è attinto alle casse dell'INPS per elargire prebende agli amici degli amici, ed alimentare i soliti circuiti clientelari cui siamo tristemente abituati.

Finché a politici ed amministratori sarà concesso di derubare impunemente i pensionati per servire le loro clientele, servirà a poco riformare le pensioni, secondo il metodo contributivo o qualunque altro criterio. Visto che qui si parla di una riforma delle pensioni, cioè di una legge, io sostenevo che sarebbe opportuno inserire in questa riforma, in lege, un meccanismo che renda impossibile per il futuro il ripetersi di questi ammanchi. E l'unico meccanismo che può servire a qualcosa, oltre a fissare nella legge che i contributi previdenziali si usano esclusivamente a fini previdenziali, è quello di introdurre, per chi contravvenisse a questo, un principio di responsabilità, che sia individuale e personale. Le responsabilità collettive non hanno mai spaventato nessuno.

fa le leggi, di conseguenza le modifica secondo la sua valutazione dell'interesse pubblico che, in democrazia, è mutevole con le maggioranze politiche.

L'esigenza di porre limiti all'arbitrio del legislatore non è nuova: in altri tempi, si tentò di ravvisarli nel diritto naturale di origine divina. Dopo la Riforma, il libertinismo, l'illuminismo e quel che seguì, nel mondo contemporaneo tocca al costituzionalismo porre quei limiti: ma è ovvio che essi operano come salvaguardia procedurale, piuttosto che sostanziale. Vale a dire, il legislatore deve rispettare le procedure previste dalla Costituzione e può incidere su determinate posizioni soggettive solo se ha previamente valutato i pro e i contro della sua azione, mentre i casi nei quali non può fare nulla sono rari.

Supponendo che il legislatore rispetti i diritti fondamentali e per il resto effettui scelte ragionevoli, è responsabile solo sul piano politico: vulgariter, l'elettorato lo manda a casa ma nessuno può imputargli responsabilità di tipo giuridico. Questo è lo stato di diritto, altrimenti detto Rule of Law.

I governanti sconfitti nelle urne si processano solo se hanno commesso violazioni delle leggi, non se hanno governato male. Le cose vanno diversamente quando cade una dittatura in seguito ad un processo rivoluzionario.

"I governanti .. si processano solo se hanno commesso violazioni delle leggi" scrive lei.

E appunto proponevo di riformare la legge (anche) nel senso di rendere illegale l'atto di stornare i fondi delle pensioni verso scopi diversi, e quindi passibile di punizione chi si azzardasse a farlo di nuovo. Perché continua a sembrarmi evidente che "finché a politici ed amministratori sarà concesso di derubare impunemente i pensionati per servire le loro clientele, servirà a poco riformare le pensioni, secondo il metodo contributivo o qualunque altro criterio."

Serve quindi "un meccanismo che renda impossibile per il futuro il ripetersi di questi ammanchi. E l'unico meccanismo che può servire a qualcosa, oltre a fissare nella legge che i contributi previdenziali si usano esclusivamente a fini previdenziali, è quello di introdurre, per chi contravvenisse a questo, un principio di responsabilità, che sia individuale e personale. "

Era già abbastanza chiaro, mi sembra. Se il meccanismo non la convince ne proponga uno diverso, purché serva lo scopo altrettanto efficacemente. Perché il fine è irrinunciabile: senza di ciò, qualunque riforma è inutile.

Come ci si può fidare di un istituto previdenziale, vecchio o nuovo, riformato o non riformato, INPS o ANPS o UNPS, retributivo o contributivo che sia, ed affidargli i nostri risparmi, se si sa che ogni governante di passaggio può frugare nella cassa a suo piacimento, impunemente, per i comodi suoi?

 

No, Luciano ti ha risposto benissimo: anche se ci fosse una legge che proibisse di "stornare i fondi" basterebbe farne un'altra che lo consente, essendoci una sola legge che è superiore alle altre: la Costituzione, ovvero ci vorrebbe una legge Costituzionale. Non riescono a mettersi d'accordo per lìabolizione del CNEL e del Senato, figurati per la cassa.

Lo so

Nasissimo 15/3/2014 - 13:07

ma l'esigenza rimane. Per difficile che sia, mettiamo almeno al punto zero l'esigenza di questa legge Costituzionale. A che serve studiare riforme delle pensioni, in un senso o nell'altro, se nel frattempo la porta sul retro è aperta, e la banda bassotti sta svuotando il deposito?

Non è possibile serrare la porta sul retro? Bisogna renderlo possibile. Solo per dire la prima cosa che mi viene in mente. Poco tempo fa, anche qui su nFA, si è fatto un gran discutere sull'operazione di ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia. Senza andar fuori tema, domando solo: cosa impedisce ai governi di frugare direttamente nelle riserve della banca d'italia? Bene, il fondo pensioni deve essere altrettanto intoccabile quanto quelle. Altrimenti è tutto inutile.

in Italia i fondi pensione veri e propri (fondi accumulati con i contributi individuali e di proprietà del depositante) sono volontari e molto limitati. L'INPS paga le pensioni con i contributi dei lavoratori. Il metodo di calcolo retributivo/contributivo determina solo l'importo della pensione. Il problema non è prevenire fantomatiche espropriazioni dei soldi dei pensionati. E' come  ridurre l'importo delle pensioni pagate col retributivo non corrispondenti a contributi versati in passato. Se vuoi, come ridurre i trasferimenti netti dai lavoratori ai pensionati. Questo pone enormi problemi di equità: riduciamo a tutti, col rischio di affamare i pensionati poveri? Riduciamo solo ai pensionati ricchi? E come si definiscono ricchi?  Riduciamo a tutti i ricchi o solo a quelli che non hanno contributi sufficienti? Etc. 

Questa parte della discussione partiva da una domanda "filosofica", lo so benissimo come l'INPS paga le pensioni, solo che credo che non dovrebbe punto essere così, e credo che se si deve riformare l'INPS, la prima cosa da fare sia fargli fare davvero (e solo) quello che dovrebbe fare: gestire il risparmio accumulato, per erogare retribuzioni differite. Osservavo che se ora si pagano le pensioni con i contributi attuali dei lavoratori, significa che prima si è svuotata la cassa. Secondo logica pura, "filosoficamente" parlando, l'INPS dovrebbe fare solo due cose: proteggere il risparmio dall'inflazione, con investimenti a basso rischio, fornire un volano di fondi che permetta di erogare la pensione a quello che sopravvive oltre la media, con il denaro versato da quello che è morto prima (è per poter fare questo, che non può essere "individuale"). E, se si vuole, una terza: rendere previdente l'imprevidente, che lasciato libero di scegliere non accumulerebbe per poi tramutarsi in un problema sociale.

Se l'INPS fosse solo un ente gestore di risparmio collettivo, non ci sarebbe alcuna ragione per collegare le pensioni al PIL. Qualcuno qui ha scritto: "se decresciamo, anche le pensioni devono decrescere". Ma niente affatto. Se decresciamo, se la popolazione diminuisce (il che può accadere, visto il trend demografico) il lavoratore che ha versato i suoi contributi per tutta la vita non deve avere nulla da temere. I suoi soldi sono lì, e devono esserci perché lui li ha versati.

C'è un aspetto che voglio sottolineare, restando nel "filosofico", ma per amor di chiarezza. Pensiamo una popolazione che ha un inizio, un durante, una fine. Poniamo che la civiltà X debba durare, che so, 500 anni. L'immaginifico INPS della società X inizia a raccogliere contributi all'anno zero. Per i primi 40 anni dalla sua istituzione, questa INPS incassa soltanto, non dovendo erogare alcuna pensione. Dopo 40 anni, se nessuno ha saccheggiato le casse, ha un enorme avanzo di cassa. Al quarantesimo anno comincia ad erogare le prime pensioni, ma per i primi anni sono poche, e l'avanzo di cassa aumenta ancora. Va a regime dopo circa 60 anni dall'istituzione. A questo punto, se è ben amministrata, le uscite pareggiano le entrate. Il bottino dei primi 60 anni resta quindi intonso nel deposito, sempre se nessuno lo saccheggia. A che serve? E' la riserva d'uscita: serve per coprire il periodo dal 440° anno al 500°, quando la civiltà X si avvierà alla fine, i trend demografici saranno negativi, e i nuovi iscritti sempre di meno; fino agli ultimi 40 quando all'INPS non si iscriverà più nessuno e l'INPS avrà solo uscite, senza nessun entrata.

Questo è il paradigma ideale. Non è realistico immaginare un trapezio perfetto in questo modo, lo so bene, ma il modello va tenuto a mente quando si struttura l'INPS reale. Perché se la fine della civiltà all'anno 500°, con tasso di nascite nullo dal 440°, è forse circostanza di fantasia, non lo è per nulla quella di un periodo a crescita negativa. E anche perché, moralmente, quell'enorme avanzo di cassa accumulato nei primi 60 anni di INPS appartiene a quelli che lo hanno versato, e a loro deve tornare.

se non è disposto da una legge, probabilmente concreta un delitto di peculato: dico probabilmente, perché occorrerebbe configurare con precisione la fattispecie.

Voglio dire, il ritmo in base alla data della richiesta.

Per garantire (=con margine) almeno la sopravvivenza.

E se "vivi troppo" rispetto alle previsioni, subentra l'assistenza sociale, perché è il suo mestiere (soccorrere in caso di "sfiga").

Nonché l'ispettorato specifico, nei confronti dell'impiegato pubblico "calcolatore".

Giusto per fare notare come anche guardando ai singoli fondi, saltano fuori distorsioni e inefficienze:

L'aeroporto di Trapani Birgi: Ryanair e gli altri vettori "votano" con le ali

Michael O'Leary, l'amministratore delegato di Ryanair, si è pubblicamente espresso più volte sul tema degli alti costi aeroportuali, e su come l'aumento di questi costi deprima il traffico aereo, ed in passato più volte Ryanair ha diminuito il numero di voli operati su determinati mercati in cui i costi aeroportuali aumentavano in maniera ingiustificata, per dirottarli su quei mercati in cui vi erano costi aeroportuali minori. Anche le altre compagnie aeree prendono simili decisioni in quello scenario, anche se generalmente vi è una minore tendenza a pubblicizzarle. 

Possiamo anzi generalizzare, e ritenere tranquillamente che tutti i vettori aerei tengano in considerazione i costi aeroportuali quando decidono di aprire nuove rotte o di mantenere in vita le esistenti. Se si riuscisse a diminuire i costi di alcuni aeroporti, ci dovremmo quindi attendere un aumento di appetibilità di questi, ed un conseguente maggiore interessamento nei loro confronti da parte dei vettori, e quindi un potenziale aumento del loro traffico aereo.  I vettori aerei, come è lecito attendersi, votano infatti con le ali.  In Italia, una voce molto importante dei costi aeroportuali, che pesa ad esempio per più del 25% di tali costi in un aeroporto come quello di Trapani Birgi, è la cosiddetta "addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili". Ad ogni imbarco, questa addizionale pesa per 6 Euro e 50 centesimi a passeggero. Di questi, ben 5 Euro vanno al "Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo".  Per dare un termine di paragone sul peso di tale tributo, per i voli diretti nei paesi UE, quelli di Ryanair ad esempio, i diritti aeroportuali, cioè quanto riscuote la società concessionaria dell'aeroporto di Trapani, l'Airgest, ammontano a 3 Euro e 41 centesimi a passeggero imbarcato, cioè appena il 52% dell'importo della addizionale "comunale" oppure appena il 68% di quanto destinato al summenzionato fondo speciale. Ad ogni imbarco vanno molti più soldi all'INPS che al gestore! Questo fondo speciale viene gestito dall'INPS, e viene in gran parte alimentato attraverso quell'addizionale. Nel rendiconto generale INPS del 2012 si legge che il fondo aveva a fine 2012 un avanzo patrimoniale di 282 milioni di Euro, che dal bilancio preventivo INPS del 2013 appare principalmente impiegato, per 253 milioni, in "anticipazioni alle gestioni deficitarie" con un ritorno per il fondo del 2,5%. Dato che fino a metà 2013 finivano nel fondo "soltanto" 3 Euro ad imbarco, ed essendosi il traffico aeroportuale mantenuto sostanzialmente stabile nel 2013, si suppone che nel 2013 ed ancor di più nel 2014 l'attivo di gestione e patrimoniale di questo fondo crescerà ancor di più, e non pare peregrino domandarsi se la funzione principale di tale fondo, anziché quella di sostenere la ristrutturazione del settore del trasporto aereo, non sia ormai diventata quella di prestare denaro a buon prezzo alle gestioni INPS deficitarie.  La Corte dei Conti pare essersi posta altre domande interessanti quando nel referto sull'esercizio finanziario INPS del 2011, ha osservato che la quasi totalità delle risorse del fondo sono attualmente rappresentate da risorse pubbliche, a fronte di un disegno normativo che lo avrebbe invece inquadrato sul tipico modello dei fondi di solidarietà, e che da questo derivano "effetti distorsivi sulla concorrenza nel settore".  Ovviamente non esistono pranzi gratuitiQualcuno paga sempre. Tosando passeggeri e vettori aerei per mitigare i costi sociali della cattiva regolamentazione del settore aereo e della cattiva gestione e delle erronee decisioni di svariati vettori "nazionali", lo Stato guadagnerà pure qualche copeco risparmiando sugli interessi del debito delle gestioni pensionistiche deficitarie, ma dall'altra parte deprime l'attività aeroportuale, disincentiva l'uso dei piccoli aeroporti periferici, che soffrono maggiormente tale distorsione del mercato, anche quando questi sono vitali per lo sviluppo del settore turistico di zone tra le meno sviluppate del paese, e materialmente costringe i vettori a chiedere compartecipazioni agli ingenti investimenti mercatistici da essi affrontatiOppure a votare con le ali. 
Riferimenti: - INPS, Rendiconto Generale 2012, Tomo I (a cura della Direzione Centrale Bilanci e Servizi Fiscali), http://www.inps.it/docallegati/mig/Doc/Bilanci/repository/information/RendicontiGen2012/Rendiconto_generale_2012_TomoI.zip - INPS, Bilancio preventivo 2013, Tomo II, http://www.inps.it/docallegati/mig/doc/Bilanci/repository/information/Bilanci2013/TomoII/Bilancio%20preventivo%202013_Tomo%20II.zip - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Decreto 7 febbraio 2013, Aggiornamento dei diritti aeroportuali, per l'anno 2012, http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=14732 ohttp://gazzette.comune.jesi.an.it/2013/114/1.htm  - Corte dei Conti, Relazione sulla gestione finanziaria dell'INPS, esercizio 2011, http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_controllo_enti/2012/delibera_91_2012.pdf [pubblicata su http://marsala.tp24.it/notizie-inchieste-eventi-a-marsala/l-aeroporto-di-trapani-birgi-ryanair-e-gli-altri-vettori-votano-con-le-ali/80360 e http://ale.riolo.co.uk/2014/01/i-vettori-votano-con-le-ali.html]

Sempre sull'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili, che di comunale ha ben poco (ai comuni sede di sedime aeroportuale arrivano le briciole delle briciole), siccome il fondo volo è a termine, nel senso che fra pochissimi anni (a memoria 2018) dovrebbe smettere di erogare prestazioni, l'idea mi par di capire sia quella di dirottare i 5 Euro ad imbarco per ripianare molto parzialmente il buco della gestione che garantisce gli assegni sociali.

E' tutto esatto, con la particolarità che quei 5 € non vanno nel Fondo Volo gestito dall'INPS per le pensioni (che è in perdita), madovevano andare in un apposito fondo per i dipendenti ex Alitalia, e con i noti magheggi contabili si trovano in quei 75 miliardi ex art. 37 che lo Stato ogni anno eroga all'INPS per una compensazione chiamata "GIAS".
Quindi togliti il dubbio: quei € 5 rimarranno, perchè già sono indistinguibili dal resto.

con la particolarità che quei 5 € non vanno nel Fondo Volo gestito dall'INPS per le pensioni (che è in perdita)

Sì, scusa per la confusione, mi riferivo ovviamente al "Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo" citato nel mio articolo. 

Qui sta uno dei punti chiave. Se noi andiamo sul database ISTAT e chiediamo di avere la stratificazione per età della popolazione italiana, gli over-65 sono il 21.2% della popolazione e se posso usare anche io lo spannometro sono un pelino meno di 12 milioni. Tutti, dico, anche quelli che non hanno mai lavorato o che sono arrivati dall'estero 4 anni fa.  Se i pensionati sono 19 milioni c'è un grosso problema di fondo, piu' grosso delle pensioni d'oro. 

L'altro problema è dato dalla popolazione attiva, ovvero il rapporto tra chi lavora effettivamente, pagando contributi, e chi potenzialmente potrebbe farlo (la classe 15-65 per alcuni, quella 25-65 molto piu' ragionevolmente per altri). La classe 15-65 è il 64.8% della popolazione quindi piu' di tre volte la fascia da finanziare per la previdenza. Se ci fosse piena occupazione, naturalmente.  Ma gli occupati sono per ISTAT poco piu' della metà (55% in totale, con il 65% scarso di uomini e il 47% scarso di donne).

In soldoni pochi lavorano e tanti percepiscono pensioni che in gran parte sono da fame.

Le soluzioni da prendere sono draconiane, ben oltre il problema (reale) delle pensioni d'oro.

° l’Italia è uno dei pochi paesi in cui ci si attende già nei prossimi dieci anni una contrazione della popolazione in età da lavoro (20-65 anni) stimata intorno allo 0.3% annualizzato . circa un milione di pensionati in piu' entro il 2020..o 20 milioni (elaborazioni su dati Ocse, ILO, e Banca Mondiale: 20-65 anni)

° Con il 62,5 per cento registra uno dei tassi di partecipazione al lavoro piu'  bassi tra i paesi sviluppati (Donne, chi le ha viste?)

° oltre 4.3 milioni di (soli) iscritti all'AIRE

next steps:

’internazionalizzazione del sistema-paese, e, da parte delle aziende, coniugare il modello, in passato vincente, della piccola e media impresa e dei distretti, con un maggior coordinamento della distribuzione nei mercati mondiali e con un impegno convergente nella ricerca (R&D).

Concorrenza, mercato..... (battaglia titanica). Gli articoli che in Italia non si leggono, tra monopoli (televisivi, autostrade, ecc.) vari.. 

Les Echos (di ieri) p- 16<<La concurrence n'est ni de droit ni de gauche>> di Bruno Lasserre

La résistance du politique vis-à-vis de la concurrence vient de la difficulté à passer d'un équilibre à un autre.....

http://www.lesechos.fr/entreprises-secteurs/energie-environnement/interview/0203351278201-bruno-lasserre-president-de-l-autorite-de-la-concurrence-la-concurrence-n-est-ni-de-droite-ni-de-gauche-655635.php?xtor=RSS-2130

Chi è in pensione con il metodo retributivo ha a sua volta mantenuto, mentre lavorava, altri pensionati con il metodo retributivo. Se poi ha una pensione superiore alla pensione sociale, della quale si lamenta anche qui la modestia, ha verosimilmente pagato imposte di un certo rilievo per tutta la vita lavorativa e le paga tuttora.

In ogni caso, si tratta di persone che hanno goduto di un trattamento previsto dalle leggi in vigore nel momento in cui hanno cessato l'attività lavorativa e che, presumibilmente, hanno programmato la loro vita contando su un determinato trattamento. La salvaguardia disposta dalla riforma Dini è stata certamente pensata proprio perché le persone che avevano una certa anzianità d'iscrizione al sistema pensionistico pubblico non avrebbero potuto costruirsi una pensione integrativa se fossero stati immediatamente assoggettati al sistema contributivo: mi permetto di ricordarvi che l'idea di favorire l'integrazione della pensione pubblica con pensioni integrative non  risale a prima dei roaring nineties.

   La proposta di Marco Esposito si tradurrebbe nel disconoscimento di diritti perfettamente legittimi: ma, finché vi sarà una Corte Costituzionale - non credo che SB riesca a convincere Matteo Renzi ad abolirla - ciò non avverrà. 

2050: pensione a 70 anni..(ma vista la 'crescita' cospicua, non basterebbe/bastera' andare in pensione a 75 probabilmente, con ca. 20 milioni di pensionati e 'crescita' - modo di dire- a zero da ca. 14 anni)

Un modello di equita' intergenerazionale scritto da Bouvard et Pécuchet ...mi pare

Deux hommes parurent. L’un venait de la Bastille, l’autre du Jardin des Plantes

In effetti Marco Esposito illustra DUE linee di condotta che lui giudica rispettivamente sostenibile e insostenibile; giustamente si astiene da valutazioni morali perchè gli econmisti a differnza dei farmacisti "do not deal in scruples". Marco Esposito tratteggia un'evoluzione, che a me sembra verosimile, di contributi calanti a fronte di erogazioni stabili o crescenti; se non si vogliono in qualche modo ridurre le erogazioni occorrerà aumentare in maniera massiccia i contributi ma come? Le aliquote sono già fra le più alte del mondo ed in "netto in busta" è già meno della metà del costo per il datore di lavoro. Vogliano immaginare un'aliquota contributiva del 50%, mentre sul rimanente 50% si abbatterebbe un'aliquota IRPEF del 30-35%? Un giovane brillante che produca ricchezza mettiamo per un valore di € 100.000 annui si accontenterà di ricevere in busta € 25-30.000 annui con i quali provvedere ai bisogni suoi e degli eventuali figli, beninteso dopo aver pagato il 20-25% di IVA ed una compilation di balzelli vari, dalla TARI al canone RAI? Oppure penserebbe ad emigrare verso cieli un po' meno inclementi? Dopo tutto ha fatto l'Erasmus e conosce un poco il mondo... Se lo facesse sottrarrebbe gettito tanto all'INPS che al fisco e allora che si fa? Si porta l'aliquota INPS  al 75%? Oppure si vieta l'espatrio a tutti i cittadini minori di 65 anni, come nella buona vecchia URSS?

Sono sicuro che la Corte Costituzionale saprebbe trovare solidi argomenti giuridici per obiettare ad una riforma come quella tratteggiata da Marco Esposito, ma saprebbe anche trovare i fondi per continuare a pagare le pensioni calcolate con le regole attuali? Pechè se si, allora evviva la Corte Costituzionale!

Concretamente credo che l'alternativa sia fra una riduzione "ordinata" (non mi azzardo a dire "equa") delle erogazioni ed una "disordinata", nella quale l'INPS invece dei quattrini invierà ai pensionati una gentile lettera nella quale spiega che "per il momento" non è in grado di onorare i suoi impegni e che "i pagamenti verranno ripresi non appena le condizioni lo permetteranno", ovviamente senza indicare una data.   

Eliminerei il concetto di diritto. Se fosse un diritto sarebbe uguale per tutti e cosi non è.

La pensione se calcolata a ripartizione NON E' retribuzione differita ma semplicemente fruizione di un servizio.

Meno soldi meno pensione.  

Si potrebbe vantare un diritto se il sistema fosse effettivamente ad accumulazione reale, ma così non è.

Tutto il resto è semplicemente un furto.Altrimenti non mi spiegherei perchè io debba pagare di più (molto di più) per avere di meno molto più tardi.

Che la corte della costituzione più bella del mondo dica una tale palese castroneria arrampicandosi sugli specchi è uno dei tanti patetici episodi di inciviltà ed ingiustizia di cui gli insider si macchiano alle spalle degli outsider.

Chi è in pensione con il metodo retributivo ha a sua volta mantenuto, mentre lavorava, altri pensionati con il metodo retributivo.

Sí, ma in contesti demografici molto diversi.

Fino al 1970 la struttura demografica italiana era una piramide, con pochi anziani e tantissimi giovani, per cui almeno fino al 1990 c'erano molti lavoratori che pagavano parte dei loro contributi previdenziali per ogni pensionato. Quello che poteva anche essere sostenibile, magari non moralmente ma contabilmente, quando c'erano 12, 6, 3 lavoratori per pensionato, non é piú sostenibile quando c'é meno di 2 lavoratori, quando non ce n'é che uno soltanto, per pensionato.

Il sistema retributivo era appunto un modello piramidale, e quando il sottostante ha smesso di essere piramidale, ha smesso di essere sostenibile.

Alla generazione attuale é stato praticamente imposto di:

  1. 1- pagarsi la propria pensione con il sistema contributivo;
  2. 2- pagare le pensioni delle generazioni precedenti che godevano del sistema retributivo;
  3. 3- e farlo essendo numericamente inferiori alle generazioni precedenti, per cui il peso del contributo al punto 2 é molto piú elevato di quello che hanno dovuto sopportare a suo tempo i beneficiari.

Tu ritieni in cuore tuo che questo possa essere costituzionale?

Per amor di veritá, io non lo ritengo né costituzionale, né moralmente accettabile o giustificabile.

Costituzionalmente, mi riferisco al secondo comma dell'articolo 3, dove recita:

"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

A meno di non voler leggere il comma 4 dell'articolo 35 nel senso che agli under 35 verrá presto vietata l'emigrazione:

"Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero."

ed anche in quel caso, mi par di capire che il principio fondamentale dovrebbe valere di piú dei doveri dei cittadini, o mi sbaglio?

Avvocati. Una spataffiata. E scriviamolo. L'ultimo l'ho 'piazzato' (all'estero) qualche tempo fa....

Esame da sottrarre agli ordini ASAP. Semplicemente incapaci di gestire l'accesso alla professione.

250k avvocati su 60 milioni (di cui 20 pensionati)...

Gennarino 'o kamikaze", ormai (De Crescenzo) piu' che meri ambulance chasers.

Ma del resto, con tasso legale di interessi fisso, e fesso, - udite udite - 2.5% !!! (troppo difficile maggiorarlo in modo automatico di 2% > CPI), non pagare i debiti e' assolutamente vantaggioso e conveniente.

Chissa' da dove nascono i 9 milioni di procedimenti civili e penali pendenti....Roba da gride Manzoniane

Evidentemente non conosco così bene la Costituzione.

Chissà dove è scritto che la Repubblica garantisce che la vita di ogni cittadino si svolga come l'ha pianificata. 

Anche i baby pensionati ed i super pensionati, probabilmente, ed anche i truffatori, i ladri, i dirigenti pubblici coi piedi sulla scrivania,  normalmente ivi piazzati da qualche parente di partito, e chi si alzano periodicamente lo stipendio da soli

"hanno programmato la loro vita contando su un determinato trattamento".

Piuttosto, nella discussione costituente sulla necessità di un sistema pensionistico, sono state indicate sicuramente le seguenti ragioni:
- evitare che un cittadino sperperi tutto quanto guadagna senza accantonarlo per la vecchiaia;
- evitare che conti solo sul futuro mantenimento da parte dei suoi parenti più giovani;

Ecco, quindi, ciò che la Repubblica ha fatto di incostituzionale. Ha sperperato gli accantonamenti dei suoi cittadini contando sul fatto che sarebbero stati mantenuti dalle generazioni più giovani.
La garanzia dei "programmi di vita" non so che scala di importanza abbia.    Specialmente nel contesto del giudizio morale sulle retribuzioni dirigenziali in questo paese.

Ma la fritatta ormai è fatta.
Ora è necessaria la famosa solidarietà, laddove la Repubblica deve garantire i più importanti tra i diritti inviolabili: vita e salute, che dopo una certa età (soggettiva) sono incompatibili col "lavoro".

Ed anche scoprire i colpevoli.

La conclusione (come qualcuno già scrisse) è che la riforma Fornero non sarà l'ultima :(

In ogni modo l'innalzamento dell'età pensionabile dovrebbe aver ridotto in maniera sostanziale l'incremento di spesa previsto per i prossimi anni (aumentare l'età pensionabile di chi va con il retributivo equivale a ridurne il tasso di rendimento interno no? perchè la percepirà per meno tempo e nel frattempo avrà versato più contributi). Esistono stime precise dei risparmi di spesa derivanti dalla riforma del dic 2011?

Nella legge è scritto che i criteri di accesso alla pensione, e anche il relativo importo, sarà in linea con i contributi versati, attualizzati e "compatibili con la finanza pubblica". In qualunque momento possono scrivere che le pensioni sono incompatibili (basta un decreto ministeriale, essendo previsto in una legge) e... zac !!!
Ma solo alle future, eh...

non capisco.
Non capisco quale sia la necessità tout court di un sistema pensionistico pubblico, oltre ad una pensione sociale (magari erogata a tutti, indistintamente, oltre una certa età) finanziata semplicemente dalla fiscalità generale.
Che senso hanno altri sistemi, se non quello di acquistare voti?

Bell’articolo, pienamente condivisibile.

Volevo domandarti se nel bilancio INPS hai trovato qualche dato “scorporato” sulle le “pensioni ai superstiti” comunemente dette di reversibilità.
Sarebbe interessante sapere come queste vengano contabilizzate e quanto incidano sulle uscite INPS, dato che a occhio dovrebbe essere una somma abbastanza cospicua. Semplificando ai massimi, si può dire che con la reversibilità il deceduto (se lascia un coniuge) continui a percepire il 60% della pensione per tot anni dopo il suo decesso. Viene quindi da pensare che il numero di 19mln rappresenti solo i “riscossori” ma i pensionati reali siano molti molti di più.
L’INPS dice qualcosa in proposito?

In ogni caso, nella tua proposta come considereresti questi tipi di trattamento pensionistico? Grazie.

No, a parte la curiosità della gestione n°9, che è tutta per i superstiti, e lo dichiara l'INPS, non ho trovato dati chiari sulle pensioni di reversibilità, però ti posso dire che nelle entrate il fondo GIAS (che sono erogazioni dello Stato) è dichiarato a coprire le pensioni appunto di reversibilità (in parte),  ma non essendoci il dato di quante sono possono scrivere quello che vogliono.
Sulla seconda risposta posso essere preciso al decimo: i pensionati sono 18.567.000, ma le pensioni sono 22.180.000, ovvero ogni pensionato ha, di media, più di una pensione.

Marco, se mi permetti ti spiego (e quindi anche a tutti gli altri) come in Svizzera hanno risolto il problema della reversibilità. Per prima cosa la pensione (AVS) va o al singolo oppure alla coppia sposata.  Questo indipendentemente dal fatto che entrambi abbiano lavorato. Basta che uno dei due abbia lavorato e l'altro abbia fatto da sostegno domestico (classica casalinga) e questo comporta comunque una sorta di rimunerazione sociale.

Questa pero' è legata alla persona. Metti per esempio che 5 anni prima di andare in pensione, due divorzino (dopo 35 anni di matrimonio) e lui si risposa con una ventenne.  L'anno dopo essere andato in pensione lui muore. Nel regime italiano la ventenne prende subito la reversibilità, alla morte di lui. E la prende come minimo per 60 anni, se vive fino ad 80. Confermate? Nel regime svizzero si fa uno splitting della pensione e la prima moglie prende 35 quarantesimi della pensione individuale, mentre la ventenne si prende solo 1/40.  La prima moglie in CH prende l'importo appena ha l'età di vecchiaia (anche se l'ex marito è vivente) e la seconda deve aspettare anche lei l'età di vecchiaia, quindi almeno 45 anni, se lei è ventenne. Capite che in questo caso il sistema non solo è piu' giusto (in un epoca in cui la metà dei matrimoni finisce con un divorzio) ma anche piu' corretto, perché non trasferisce rendite di vecchiaia a chi non ha l'età per riceverle.

Il mio è un riassunto, una spiegazione piu' tecnica è qui.

Anche in Italia funziona così , niente favoritismi alla badante giovane, e comunque mai a 20 anni.

Se leggo bene il tuo link, la moglie vent'enne del 70'enne italiano deceduto si becca il 60% dell'assegno (magari da 8000 E/mese).
Per tutta la (sua) vita.
Mi sbaglio?

 

La domanda che surge spontanea al cristiano semplice: perché?

Solo dal 63° ano di età. E' scritto che per accedere alla pensione di reversibilità si deve aver conseguito i requisiti anagrafici (ad oggi, per le donne, 63 anni).

Sinceramente non trovo da nessuna parte questo requisito, anche perchè conosco vedove cinquantenni che incassano una pensione di reversibilità e quindi la cosa mi sembra strana, comunque il caso citato da Cacciari è regolato da questa legge

http://www.altalex.com/index.php?idnot=53109#capo#art18 che dice:

 

Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l'aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonche' della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e' ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad eta' del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di eta' tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10

In ogni caso, nella tua proposta come considereresti questi tipi di trattamento pensionistico?

Basta usare il buon senso e del banale calcolo attuariale.

Contributivo e reversibilitá possono convivere benissimo.

Io sinceramente non riesco a capire chi ritiene impossibile passare tutti alla contributiva perché infrangerebbe i diritti acquisiti, e nello stesso tempo magari vorrebbe abolire la reversibilitá. Non mi stupirei che tra i politici ci sia la percezioni che le vedove di una certa etá non vadano piú a votare.

Grazie

Lorenzo Fresi 13/3/2014 - 00:42

Grazie Marco per le risposte chiare.

Alessandro, non sono per l’abolizione della reversibilità, chiedevo lumi per interpretare meglio i dati pubblicati nell’articolo.

Che si passi al contributivo sono pienamente d’accordo, e condivido la tua critica alla cosiddetta “perdita di diritti acquisiti”.
Anzi sul lungo periodo sarei forse ancora più propenso ad un sistema che non tenga solamente conto di quanti contributi si sono versati durante la carriera lavorativa, ma che faccia anche un’analisi del reddito globale del soggetto (o meglio ancora del nucleo familiare) al momento del pensionamento, e su questi parametri basi l’erogazione.
In altre parole sarei per una trasformazione, graduale quanto si voglia, dell’attuale pensione in una sorta di “fondo integrativo” per la vecchiaia.

Proposte immediate:

(1) Passare da retributivo a contributivo per tutti (è la base, questo è il minimo);

(2) Riforma costituzionale per prevedere un prelievo di una certa %, in base alle soglie e ai contributi (e che non rompa l'INPS perché i dati li hanno), della pensione a partire dai 1000-1500€ in su (lo so, è brutale e cinico, ma pensate alle future generazioni che non arriveranno a quelle cifre, alcuni nemmeno di stipendio se andiamo avanti così);

(3) Opterei anche per una privatizzazione quasi totale del sistema pensionistico, lasciando un minimo ruolo allo Stato.

Bloccare l'indicizzazione di TUTTE le pensioni, alte e basse, retributive e contributive e lasciare che una sana inflazione le sfoltisca. Dopo di ciò deliberare una "indennità integrativa speciale" da modulare con cura, per compensare le pensioni troppo basse, e quelle erogate a fronte di carriere molto lunghe e "piatte" (nel qual caso il calcolo con il retributivo ed il contributivo non darebbero risultati troppo diversi). La Corte Costituzionale non dovrebbe obiettare: di solito si attiva solo quando le erogazioni vengono ridotte. Può darsi tuttavia che la misura sia poco incisiva in un periodo di bassa inflazione come quello attuale.

Come alternativa si potrebbero aumentare le aliquote nominali IRPEF, e magari anche IVA, e contestualmente rendere più generose le detrazioni per i lavoratori, tanto dipendenti che autonomi, ed istituire una "no tax area" che protegga i redditi minimi, eventualmente corroborata con la summenzionata "indennità integrativa speciale". Anche in questo caso la Corte Costituzionale dovrebbe lasciarla passare.

Non è il caso di nascoondere le rilevanti difficoltà tecniche e politiche (i pensionati votano).

Non è il caso

perché non proporre anche un limite massimo di età dopo il quale si perde il diritto di voto?

Il voto

marco esposito 13/3/2014 - 10:23

Luciano non lo dire due volte, che io lo penso da anni :). E comunque, se ricordo bene, l'astensionismo è molto alto nelle classi di età più vecchie e più giovani.

invecchierai anche tu, a Dio piacendo.

Condivido in toto.

ok punto 2: non mi pare cosi' 'brutale', o 'cinico' . Ad esempio, un contributo calcolato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati, chiesto (limitatamente) a chi percepisce pensioni di importo elevato. (:  ossia la differenza -  non - giustificabile in base ai contributi versati, fra le pensioni che sarebbero maturate con il sistema contributivo definito dalla legge  1995, e quelle effettivamente percepite. Ossia, de facto, un 'regalino'). equita' intergenerazionale.

Condivido anche il punto 3. Anche se mi pare il piu' difficile (complesso) da realizzare. Serve una rivoluzione culturale radicale: driver i numeri. Io, a vedere numeri/proiezioni su come pagare le pensioni di domani.......

La prima proposta è più che sufficiente e andrebbe seriamente sostenuta. Come ho scritto sopra la discriminazione introdotta dalla riforma Dini tra coloro che nel 1995 avevano maturato 18 anni di contribuzione e gli altri non sta in piedi e andrebbe seriamente portata davanti alla Corte Costituzionale per vedere se quei vecchi imparrucati avranno il coraggio di stare dalla parte della Costituzione oppure da quella  della loro età anagrafica (e relativi interessi pensionistici). Una applicazione del contributivo anche agli anni prima del 1995 sarebbe invece tecnicamente più difficoltoso. Detto in altri termini: a partire dalla riforma Dini la legge ha detto come si fa (anche se lo ha fatto in modo discriminatorio), prima no.

Se vale la prima la seconda non c'entra. Le due proposte si sovrappongono quindi hai le idee confuse e un tantino astiose. Se il principio è che si raccoglie (pensione) ciò che si semina (contribuzione) non si capisce perchè debbano esserci prelievi extra. Altrimenti si consegna già pronto alla Corte Costituzionale il pretesto per cancellare tutto. Non si rimedia ad una discriminazione introducendone un altra (altrimenti il rischio è che qualcuno venga penalizzato due volte). I prelievi in  base al reddito li fa già il fisco.

La privatizzazione del sistema pensionistico al momento attuale è impossibile poichè il sistema è a ripartizione (peraltro insufficiente), e i contributi vengono usati per pagare le pensioni. Peraltro ciò accadrebbe anche in un sistema totalmente privato che funziona a regime (ovvero che abbia superato la fase di pura accumulazione e paghi delle pensioni). Entrate ed uscite in aggregato si elidono, anche se sono in capo a soggetti diversi . E questo è il motivo per cui un sistema privato è inefficiente e costoso: infatti i privati si fanno pagare le commissioni su tutto il monte contributivo ricevuto mentre quello effettivamente gestito è solo il saldo tra entrate ed uscite (pensioni). Il sistema attuale che vorrebbe assegnare alla previdenza integrativa una quota intorno al 20/30 % delle pensioni attese è più che sufficiente per ottenere i benefici della maggiore efficienza allocativa della gestione privata del risparmio (almeno così si spera) senza sopportare un costo eccessivo. Il problema è che le pensioni calcolate con il metodo retributivo hanno zavorrato l'intero sistema, mentre se il sistema fosse stato contributivo sin dall'inizio l'INPS avrebbe ad oggi accumulato un sostanzioso attivo patrimoniale che avrebbe dovuto investire in attesa di pagare le pensioni.

Ammetto di aver messo troppa "foga" nel mio commento.
Il prelievo extra potrebbe essere ottenuto dalle categorie che maggiormente ne hanno beneficiato come i baby pensionati e diversi dipendenti pubblici, ma mi rendo conto che non sarebbe più di tanto possibile attuare una cosa del genere e non si potrebbe nemmeno prelevare da persone che ormai sono uscite da molto tempo dal mondo del lavoro.
Il sistema se va privatizzato lo si deve fare gradualmente, è chiaro. Allo stato attuale è difficile anche definire come iniziare; probabilmente lasciando libertà ai lavoratori di destinare 1/3 o una qualsiasi altra cifra minima all'INPS o all'eventuale fondo pensionistico alternativo di scelta. 

Innanzitutto non sono un economista, sono un ospite, quindi se dico una fregnaccia non crolla il mondo (fortunatamente), poi la mole di dati era talmente alta che dovendo rispondere sono andato a prenderne alcuni, tralasciando altri.

1. La sentenza della Corte Costituzionale da me linkata riguarda non solo il ricorso contro i "contributi di solidarietà" alle pensioni ex INPDAP, ma anche altri due ricorsi: quelli al contributo di solidarietà anche per i pensionati del settore privato (con soglie diverse, maggiori, oltre i 150.000 € annui) e quelli di un ulteriore contributo di solidarietà introdotto successivamnte su chi cumulava pensioni e altri redditi. La Corte Costituzionale li ha riuniti e accolti tutti e tre con un unica sentenza. Io avevo seguito l'iter del solo primo ricorso, perdendo gli altri due.

2. Pensioni di reversibilità. Beh qui ho toppato perchè sono andato a prendere i dati che già erano in mio possesso, e senza leggere attentamente un link che ho postato io stesso.
Praticamente funziona così: sì, con alcune limitazioni la pensione di reversibilità la prende la badante rumena che si sposa in punto di morte, ma arriviamo anche ai nipoti  se vi interessa, perchè la cd. reversibilità NON è una pensione, ma un sostegno al reddito, difatti la eroga l'INPS, ma è finanziata dalla Stato al 100% tramite la GIAS, mentre passano direttamente in carico all'INPS le vedove oltre i 63 anni (come da me scritto). Mi scuso per l'errore, dovuto al fatto che guardavo chi pagava, e non cosa pagava.
3. Ho commesso un errore anche sulle rivalutazioni, grazie a Dragonfly, ho scoperto una ulteriore discriminazione: non solo chi rientra nella Fornero ha solo il versato, rivalutato non dalla capacità del gestore come per un fondo privato, ma addirittura su una media mobile dell'incremento del PIL, con clausola di salvagurdia a favore dello Stato (naturalmente...), ma invece le pensioni pre-Fornero godevano invece di una rivalutazione automatica di almeno il 2,5 % (eliminata, appunto dalla Fornero, fatti salvi i "diritti acquisiti").

Quindi, non solo i futuri pensionati avranno pensioni solo "contributive", ma se potessero versare gli stessi soldi a un fondo comune monetario ci guadagnarebbero di più: su nFA ci sono fior di analisti finanziari, nessuno ha ancora postato i rendimenti monetari a 5 anni, media mobile, confrontandolo con il dato di rivalutazione  INPS, chi lo fa ?

Concludo dicendo che non solo l'INPS prende ai poveri, i nuovi entranti, per dare ai ricchi, i già tutelati, ma lo fa anche in maniera quasi mafiosa.

Intanto...

Andrea Grenti 18/3/2014 - 18:55

Sono finiti i soldi.

Il bello di NfA è proprio questo, e ci tengo a sottolinearlo, che ci sono persone come te che  si mettono ad analizzare dati complessi per regalarci articoli di approfondimento che non si trovano da altre parti (ma non eravati di indole pigra voi partenopei ;-) ) e che tra i commentatori trovi persone preparate che contribuiscono a migliorare il tutto, scoprendo eventuali imprecisioni e contribuendo ad approfondire e sviluppare l'argomento. Tutto per la gioia di noi che vi leggiamo.

Il vero errore imperdonabile è stata l'invenzione di Nibor Dooh, quando l'eroe che ruba ai poveri per dare ai ricchi esiste già ed è il divertentissimo Superciuk ;-)

C'è una cosa che non capisco, complice una situazione famigliare, sulla questione "autonomi". Mio padre è stato iscritto alla mutua artigiana, quella che nel 1966 (credo?) è stata nazionalizzata e unita all'INPS.
Ai tempi dissero che i contributi preesistenti erano nulli e che se si voleva, li si doveva riscattare con contributi volontari (salati). Dopo qualche anno anche questi contributi volontari furono considerati nulli (una truffa bella e buona).
Ora, il risultato è che andando in pensione a 66 anni dopo comunque quasi 30 anni di contribuzione all'INPS (pensionato nel 94), la pensione arriva a malapena ai 900 euro.
Leggere che la gestione artigiani sia in drammatico passivo mi lascia di stucco, cosa è successo? (Vero è che sono passati 20 anni da quando mio padre è andato in pensione... l'unico sospetto che ho è che ci siano state come al solito regole su regole che cambiavano di anno in anno e tramite cui qualcuno se ne è approfittato per riscuotere molto di più di quello che ha pagato...)

o meglio l'organizzazione di categoria, magari riesce a ricostruire quella che sembra archologia contributiva.

Leggere che la gestione artigiani sia in drammatico passivo mi lascia di stucco, cosa è successo?

lo stupore deriva dalla pensione considerata esigua? cioè: sono dei micragnosi, che almeno siano in attivo! :-) si dimentica che il primo fattore è l'andamento del numero degli iscritti, se calano nel tempo, la gestione sarà per forza in passivo, però non deve preoccupare, visto che si è giustamente rimediato con l'unificazione in INPS.

a un conto enormemente a spanne, mi sembra che almeno il totale percepito possa essere ben superiore a quanto versato nel tempo, gli 86enni sono tosti e hanno interessi contrastanti a quelli della previdenza. in tempi ben più recenti, il governo monti ha di molto aumentato i contributi di categoria, sia pure diluendoli nel tempo e questo mi fa pensare che fossero storicamnte troppo bassi.

...il passivo deriva dalle regole del retributivo, che guardava gli ultimi due o cinque anni, per cui gli artigiani (che non sono in forte sbilancio fra contributori e percettori) i primi anni versavano solo i minimi contributivi, poi, alla soglia dell'età della pensione aumentavano i contributi, poichè la pensione sarebbe stata calcolata solo sull'ultima parte.
E' lo stesso gioco dei commercianti (anche loro in profondo rosso).
Ovviamente non generalizzo, sicuramente c'è chi ha versato sempre tutto e in perfetta regola, ma è la somma che fa il totale.

Tra l'altro in un contributivo sano è così che dovrebbe funzionare, i primi anni versi meno (reddito più basso, maggiori spese connesse alla famiglia), poi aumenti i contributi per formarti una pensione decente. Solo che in Italia i giovani devono pagare la pensione dei vecchi, quindi tasse a go-go.

Si dice

"Le anticipazioni sono trasferimenti a fronte di incassi futuri, introdotte dalla finanziaria del 1998. Sono classificati come prestiti dallo stato alle singole gestioni : altrimenti, in quanto transferimenti andrebbero ad aumentare il disavanzo dello stato, facendo superare il famoso 3%."
Non penso che ciò sia più vero con la modifica dell'art. 97 della Costituzione entrato in vigore nel gennaio 2014.
Vale il Conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche visto che i contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie sono considerati in tutto il mondo tributi ossia tax. 

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