NIIP, ovvero: il Professor Bagnai e la Contabilità Nazionale

5 febbraio 2015 Stradivari

In aeroporto verso un seminario, navigando su Internet, mi imbatto in uno scritto del professor Alberto Bagnai (AB) datato Martedi 19 Agosto 2014 dal titolo “Debito estero e crescita: due obiettivi per due strumenti (ai politici)”. Nel post, AB si rivolge ai politici italiani narrando l'evoluzione della Net International Investment Position (NIIP) italiana degli ultimi 30 anni e suggerendo diverse strategie di policy. Dello scritto mi colpiscono due cose: il tono (che non commento) ed un errore vistoso che, mi auguro, derivi da una mia scarsa comprensione dello scritto. In questo mio intervento mi limito ad un'analisi tecnica.

Il post di AB si apre mostrando una figura che riporto qui di seguito.

 Figura 1 (originale Bagnai)

 Il grafico mostra l'evoluzione, dal 1980 al 2013, del current account (CA) italiano (linea nera) e della NIIP italiana prendendo come fonti per la NIIP Lane and Miles-Ferretti (2007) per gli anni 1980-2007 ed Eurostat per gli anni 1997-2013. Tutte le serie storiche sono espresse in rapporto al PIL. I dati riportati da AB sono corretti e lo scostamento tra la linea blu e quella rossa è fisiologico dati i noti problemi di stima. Per semplicità, nella mia analisi qui di seguito considero solo il periodo 1997-2013 ed utilizzo i dati Eurostat (linea rossa) in modo da eliminare lo scarto statistico tra le due serie (rossa e blu).

I punti salienti dell'impianto logico di AB sono da lui messi in evidenza come segue:

  1. Dal 1980 a oggi l'Italia ha conosciuto un'unica situazione nella quale, pur avendo un debito netto, si è trovata in situazione di surplus, di accreditamento netto, e quindi ha potuto rimborsare i propri debiti esteri, riducendoli. È successo, a spanna, dal 1993 al 1999, quando, come vedete, la linea nera (il saldo delle partite correnti) passò rapidamente sopra lo zero, a significare che l'Italia incassava dall'estero più di quanto pagava all'estero, e quindi le linee rossa e blu risalirono da un debito netto di circa 12 punti di Pil (raggiunto dalla linea blu nel 1991) a un più confortevole debito di soli 5 punti di Pil. Il debito estero quindi si ridusse di 7 punti di Pil.”

  2. L'episodio di cui sopra (il surplus dal 1993 al 1999), si inquadra fra due episodi di deterioramento strutturale dei conti esteri, cioè due episodi nei quali ogni anno la linea nera scendeva, passando da una situazione di accreditamento, a una di pareggio, a una di indebitamento. Il primo episodio va dal 1986 (quando l'Italia era in lieve surplus) al 1992; il secondo va dal 1996 (quando il surplus italiano raggiunse il suo picco) al 2011.1

Quello che mi colpisce nei passaggi riportati è che AB afferma (implicitamente) che le variazioni della NIIP siano state determinate solo da movimenti (proporzionali) del CA e che un miglioramento della NIIP sia possibile solo a condizione di avere saldi correnti positivi [Ripeto, grassetto mio, le parole di AB al riguardo: “l'Italia ha conosciuto un'unica situazione nella quale, pur avendo un debito netto, si è trovata in situazione di surplus, di accreditamento netto, e quindi ha potuto rimborsare i propri debiti esteri, riducendoli.”].

Pensare che la NIIP migliori solo a condizione di avere un CA surplus è errato ed ignora alcuni fatti elementari della contabilita' nazionale, oltre ad infrangersi sull'iceberg dei dati. Vediamo il perché, partendo dalle definizioni.

Il termine NIIP è utilizzato per riferirsi alla ricchezza netta estera di un paese. Ovvero è la differenza tra il valore dei foreign assets (patrimonio o ricchezza all'estero) detenuti dai residenti ed il valore del patrimonio (ricchezza) nel paese in questione detenuti da cittadini stranieri. Insomma, per fare un esempio concreto, la differenza fra le "case" che i residenti in Italia possiedono all'estero e le "case" in Italia che i residenti all'estero possiedono. Come tale, la NIIP è una (differenza fra) stock mentre la CA è invece la differenza fra due flussi. L'evoluzione della NIIP da un periodo al successivo è determinata da due componenti. La prima sono deficit o surplus di CA che implicano (rispettivamente) acquisti o vendite (nette) internazionali di asset. La seconda sono i “Valuation Changes” (VC), ovvero movimenti (relativi) dei prezzi degli strumenti finanziari che compongono le attività e le passività internazionali del paese. Se i prezzi delle case a NY crescono di piu' dei prezzi della case a Milano il VC lo contabilizza. Tipicamente, movimenti di VC sono determinati dai movimenti (relativi) dei mercati finanziari e dei tassi di cambio rilevanti. Formalmente, la relazione appena descritta si esprime tramite una banale equazione:

D(NIIP(t)) = CA(t) + VC(t)

ove l'operatore 'D' indica la differenza prima rispetto al tempo. In parole: la variazione nel tempo t della NIIP e' uguale alla somma algebrica dei due flussi menzionati durante lo stesso periodo di tempo.

Utilizzando lo stesso dataset di AB e prendendo come periodo d'inizio il 1997 (primo anno nel dataset Eurostat), ho scomposto l'andamento della NIIP italiana nelle sue due componenti (CA e VC) calcolando il contributo di ciascuna. Nel dettaglio, ho cumulato i valori annuali delle CA nel tempo (di nuovo, prendendo come anno iniziale il 1997) e calcolato le VC (cumulate) come differenza tra la NIIP ed il CA (cumulato). Riporto il risultato di questo banale esercizio nel grafico qui di seguito.

ITA_NIIP

 

La linea rossa del mio grafico è identica a quella del grafico di AB ed in entrambi i casi esprime la NIIP italiana nel tempo in rapporto al PIL. La linea nera riporta i saldi cumulati delle partite correnti, ovvero il contributo del CA all'andamento della NIIP rispetto alla posizione del 1997 (ergo, ortogonale all'evoluzione dei prezzi relativi). La linea gialla è calcolata per differenza e riporta quindi il contributo delle VC ai movimenti della NIIP nel tempo.

Per semplicità, commento solo il periodo compreso tra il 1998 (il 1997 non è riportato nel grafico essendo l'anno base) ed il 2007 (l'ultimo anno prima della crisi). Nel 1998 la NIIP italiana è pari al -9.0 percento del PIL (nel 1997 al -4.8 percento del PIL). A fine del 2007 la NIIP si deteriora ed è stimata al -25.4 percento del PIL. Come però si nota dal mio grafico, i deficit cumulati di CA tra il 1997 ed il 2007 sono stati pari solo al -2.2 percento del PIL. Detto in altri termini, più del 90 percento del deterioramento della NIIP italiana non è stato determinato dal CA ma da VC. Ragionamenti simili si applicano all'intero periodo considerato da AB nel suo scritto, sebbene AB sembri ignorare completamente il punto concentrandosi solo sull'andamento del CA.

Una naturale domanda da porre (senza strillare argomentazioni fantasiose contro large current account deficit, dato che l'Italia non ne ha mai sofferto a differenza di altri Paesi del sud Europa) è quindi la seguente: cosa ha determinato l'andamento delle VC tra il 1997 ed il 2007? Per capirlo bisogna prendere in considerazione cosa è successo con l'introduzione dell'Euro. Come sottolinea (per una volta in modo esaustivo) la Commissione Europea2, data la nuova (per l'epoca) denominazione in Euro, il finanziamento estero di strumenti di debito italiani è cresciuto significativamente e l'investimento in equity all'estero degli italiani è cresciuto più della controparte estera (ovvero dell'investimento in equity in Italia da parte di cittadini stranieri). Come risultato, le passività del Paese Italia si sono progressivamente spostate verso una denominazione in Euro (quindi inelastica al tasso di cambio) mentre i valori patrimoniali attivi (assets) si son spostati verso una denominazione in valuta estera, tipicamente dollari americani. In pratica, la NIIP italiana ha finito con l'assomigliare progressivamente a quella americana, nel senso che anche per gli US le attivita' sono denominate in valute estere e le passivita' sono denominate nella moneta nazionale (il che, chiaramente, rappresenta un punto di forza). Come tale, è probabile che la NIIP italiana possa migliorare significativamente nell'anno in corso dato il deprezzamento corrente ed atteso dell'Euro. Tuttavia, per quanto detto sopra, lo farà probabilmente più dal lato VC che dal lato CA.

Vale inoltre la pena ricordare che la NIIP italiana non ha mai raggiunto livelli allarmanti (quale che sia la definizione di “allarmante”). Il paese ha una posizione relativamente solida in termini assoluti e maggiormente se raffrontata agli altri paesi del sud Europa (alla fine del 2013 la NIIP in Spagna, Portogallo e Grecia era rispettivamente del -98.2 percento, -118.7 percento e -119.3 percento), o agli Stati Uniti (-25 percento alla fine del 2012 nonostante l'effetto largamente positivo delle VC negli ultimi 15 anni)3. Non solo, ma ancora oggi la solida posizione del settore privato (la ricchezza netta delle famiglie italiane è stimata attorno al 560 percento del PIL incluse le attivita' reali, pari a più di otto volte il reddito disponibile delle famiglie stesse) compensa la posizione finanziaria negativa del governo e delle imprese non finanziarie.

Con questo non voglio negare i problemi dell'unione monetaria europea. Tali problemi sono seri e ben noti agli economisti fin dall'introduzione della moneta unica. Dal mio canto rimango convinto che le questioni a livello europeo si possano risolvere solo premendo in modo deciso l'acceleratore dell'integrazione (pena un lento declino dell'intero continente). Ma le origini dei problemi italiani sono da ricercarsi altrove, senza gridare in modo poco informato contro il fantasma degli "squilibri delle partite correnti" che, come ho mostrato, hanno giocato un ruolo marginale nell'evoluzione della NIIP.4 Piuttosto, si dovrebbe agire sul problema principale, ovvero la produttività del Paese che, a quanto ho potuto vedere, fa da riflesso ad un livello di capitale umano preoccupantemente decrescente come mostrano alcuni scritti in cui, di tanto in tanto, mi imbatto sul web.

1Per completezza, i punti sollevati da AB nel post originale sono sei. I quattro non riportati in questo scritto argomentano rispettivamente che: (i) “dal 1980 a oggi l'Italia è sempre stata debitrice netta verso l'estero”, (iv) “entrambi gli episodi di deterioramento strutturale sono legati all'adozione da parte dell'Italia di un cambio fisso”, (v) “entrambi gli episodi si sono risolti in modo abbastanza rapido” e (vi) “la nostra situazione questa volta non è affatto migliorata, anzi!”. Non prendo in considerazione questi punti perché ritengo non siano rilevanti ai fini di questo mio intervento sebbene ognuno meriterebbe una risposta.

2 Come la Commissione Europea ha evidenziato (vedere 'European Economy, Occasional Papers (2012), Macroeconomic Imbalances – Italy' disponibile a http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2012/p...), "part of this shift 'may be explained by the increased use by Italian investors of mutual and other investment funds located abroad also for taxation purposes".

3 Sul punto si veda (Chapters 1 and 2) International Macroeconomics by Schmitt-Grohe, Uribe, and Woodford.

4 Vale tra l'altro la pena ricordare che CA deficit non riflettono necessariamente un'imbalance ma possono solamente segnalare un comportamento ottimale di agenti razionali che si indebitano a fronte di shock di reddito fututi attesi. Un modello elementare di real business cycle internazionale model mostra queste dinamiche in modo molto chiaro.

72 commenti (espandi tutti)

Questo è un altro esempio di correlazioni spurie e concluzioni tragicomiche

http://keynesblog.com/2015/01/19/produttivita-euro/

Grazie. 

Se avete altri esempi postate il link. Avro' cura di commentarli.

Il termometro serve a misurare la febbre, se il bambino lo mette sopra il termosifone per non andare a scuola il valore che segna non ha significato rispetto alla misura della temperatura e non ci dobbiamo allarmare. Il NIIP dovrebbe servire come indicatore di una situazione o di un processo, ma se “probabilmente” i valori che segna, almeno stavolta e per l'Italia, sono frutto di una semplice ridenominazione incrociata, allora come non ci dobbiamo preoccupare della sua evoluzione dal 1997 così non dovremmo gioire di un eventuale suo prossimo miglioramento per una ridefinizione dei cambi euro-dollaro.

Se il NIIP è inservibile, poi, dobbiamo stare tranquilli? Saranno dunque definitivamente assolti Prodi e Berlusconi?

Prodi come ultimo esecutore di un piano di lungo corso e col centrodestra, invece, allora generalmente perplesso, e con sollievo di chi evidentemente ne condivide un inconfessabile senso di colpa, e Berlusconi per non aver saputo fare le riforme promesse come quelle fatte da Schroeder.

Se non è un problema di sostanza che per l'Italia il NIIP sia passato con calma dal 1997 al 2013, a spanne, da -4 a -30 (con beneficio di inventario), vale lo stesso ragionamento per la Germania passato dal +5 al +50? Anche qui è solo un problema di ridenominazione?

Io credo che ogni Paese rappresenti una storia livemente diversa (per la cronaca, la NIIP tedesca passa dal 3.1 del 1999 al 24.1 del 2007; qui la tavola Eurostat: http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&language=en&pcode=ti...).

Il mio intervento, ripeto, serve a ribadire quattro punti che continuano a non essere chiari nel dibattito sull'Italia (repetita: non escludo che per altri Paesi valgano considerazioni diverse):

1) L'andamento della NIIP italiana non e' trainato da CA deficits.

2) L'Italia non ha mai sofferto di CA imbalances, quale che sia la definizione di "imbalances" che si vuole usare (e non e' semplice definire il concetto).

3) Il CA e' anticiclico per definizione (questo perche' l'andamento del CA e' determinato in larga misura dalla trade balance, le importazioni e le esportazioni sono entrambe pro-cicliche ma le importazioni sono piu' pro-cicliche delle esportazioni essendo una funzione del reddito nazionale quindi la trade balance e' anti-ciclica) quindi bisogna fare attenzione ad interpretarne gli andamenti.

Ma soprattutto:

4) Il problema Italiano e' e rimane un problema di produttivita'. Accusare l'Euro (nonostante tutti i suoi grandi difetti) e' troppo semplice ed ignora alcuni importanti risultati della ricerca economica (qui un paper di Luigi Zingales sul punto: http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosin...).

Bagnai non sembra comprendere in generale il ruolo dominante dei flussi di capitale con logica di portafoglio rispetto ai deficit/surplus di CA nel determinare sia il cambio sia la posizione finanziaria netta del paese. Resta comunque da spiegare il peggioramento secco della posizione finanziaria dei residenti italiani negli anni dell'Euro, che è speculare a quella ad es dei residenti USA i quali hanno al contrario goduto di rendimenti e guadagni in conto capitale al netto. Semplificando, gli italiani hanno comprato azioni e bonds in dollari e tenuto i loro debiti in euro quando l'Euro/$ è salito da 1 a 1,5$ e forse hanno comprato "intorno al top" (1998-2000) a Wall Street, cioè gli italiani sono stati dei colossali disastri come investori presi collettivamente e al contrario ad es. gli americani sono stati,  sempre presi collettivamente, degli investirtori astuti e provvisti di timing ? E' interessante. Per dieci anni gli americani ad esempio incrementano la loro ricchezza netta finanziaria comprando all'estero molto bene e gli italiani per dieci anni se la mangiano (un poco) sbagliando la valuta, i settori e le tempistiche. Diciamio che gli italiani hanno liquidato i loro BTP per comprare il Nasdaq al top in pratica (e forse qualche immobile pure al top). Nel frattempo in Italia, gli investitori esteri sono passati dal 10-15% al 40% e rotti del totale dei titoli pubblici italiani (e sono arrivati ad oltre il 60% dei BTP), incassando così l' apprezzamento del cambio EUR/$, enormi capital gain coi rendimenti che "convergevano" e anche rendimenti migliori che in patria. Come ha scritto Sargent : (“remember that there were huge capital gains on Italian debt after it became clear that it would be allowed to join the euro area. …”26/9/2010). Beh.. Bagnai ha torto nel merito, ma

l'Euro ha funzionato in modo tale da far perdere una bella fetta di ricchezza finanziaria prima della crisi agli italiani ...e presto ne farà perdere una fetta ancora più grossa con la combinazione di default/patrimoniali in arrivo (senza contare il cigno nero della lira) ... In un certo senso, articolando il discorso in termini di ricchezza finanziaria, arrivi lo stesso a mostrare che l'Euro sarà stato una catastrofe 

L'euro ha davvero poteri magici! Riesce persino a rendere gli italiani pessimi investitori agendo, suppongo, sui loro circuiti cerebrali ... 

Altro che scie chimiche!

P.S. Durante l'ultimo anno, sempre che gli italiani geniali non abbiano invertito di nuovo il loro portafoglio, forse li ha arricchiti, no? Passivita' che si svalutano ed attivita' che si rivalutano ...

Ah gli apprendisti stregoni, come siete buffi. 

Come dice Michele nel suo commento, l'idea che l'ingresso dell'Italia nell'Euro coincida con l'inizio di una gestione finanziaria fallimentare direi che e' da escludere. Piuttosto, la letteratura suggerisce che il comportamento degli italiani possa essere una (corretta) diversificazione del portafoglio. 

Faccio notare, da ultimo, che lo stesso effetto di VC ha influenzato la NIIP della stessa Germania. Non ho ancora avuto il tempo di fare i conti (prometto di farlo nel giro qualche giorno) ma ad occhio e croce si possono fare considerazioni simili anche per la NIIP tedesca.

Un primo appunto informatico: la seconda figura non viene visualizzata bene in nessun browser né su nessun computer, li ho provati tutti, viene tagliata all'altezza del 2008 e la parte fino al 2013 si può vedere solo scaricando la figura a parte, offline insomma; aggiustarla darebbe maggiore coerenza al discorso, anche perché proprio nell'ultimo spezzone è più evidente che la risalita del NIIP non può essere stata determinata dal CA cumulato che continua invece a scendere.

Il mio più grande apprezzamento va al rilievo che essendo la produttività il problema sostanziale dell'Italia essa “fa da riflesso ad un livello di capitale umano preoccupantemente decrescente”, rilievo che con piacere ritrovo spesso espresso anche dal Prof. Boldrin. Il sistema formativo e della ricerca è vittima sacrificale da almeno 25 anni sull'altare di una presunta razionalizzazione mai attuata, mentre tutto è sempre stato evidentemente finalizzato solo a far finto rigore per mantenere nella sostanza intatti tutti i privilegi più ignobili e cinici.

Poi un mio parere sommesso come semplice lettore, non intendo con esso elevarmi ad avvocato difensore di Bagnai che saprà chiarire secondo suoi percorsi che non sono legittimato a rappresentare ammesso di essere in grado di indovinare, ma dico appunto come lettore: dal brano riportato mi sembra un poco eccessivo estrapolare da quel “quindi” che intendesse che NIIP sia determinato “solo” da CA, perché questo implicherebbe che dall'altro “quindi” appena dopo: “quindi le linee rossa e blu risalirono da un debito netto di circa 12 punti di Pil (raggiunto dalla linea blu nel 1991) a un più confortevole debito di soli 5 punti di Pil. Il debito estero quindi si ridusse di 7 punti di Pil.” si può dedurre che non è in grado di fare neanche delle semplici somme; persino nell'incoerenza come potrebbe infatti il crudo aumento di CA di 2 punti trasformarsi in una riduzione di 7? Inoltre dal grafico la risalita del NIIP parte dal 91 mentre il CA torna attivo nel 93, quindi neanche dovrebbe vederci bene.

Un'interpretazione più semplice sarebbe quella di sospettare che egli intendesse che vedendo il buon andamento del CA si può pensare che le cose andavano complessivamente meglio.

Mi resta invece un poco di curiosità adesso, una volta dissolto il NIIP e ridotto al CA cumulato e al VC anch'esso cumulato, su una eventuale correlazione tra questi ultimi due che i due andamenti sembrano suggerire ad occhio. Certo c'è la discordanza nel 2011-2012, ma troppe cose sono successe tra il 2011 e il 2012.

Caro Matteo2,

Grazie per il commento. Andiamo con ordine:

1) Hai ragione per la figura, correggo mettendone una piu' adatta appena possibile (nelle prossime ore).

2) Riguardo al "quindi": ho preso quel passaggio solo perche' e' il primo dello scritto di AB. In realta' lo scritto continua ed AB si avventura in una improbabile spiegazione dell'andamento della NIIP e dell'evoluzione del CA parlando esclusivamente della bilancia commerciale. Prova a leggere il post originale di AB e te ne accorgerai tu stesso. Qui ho dovuto fare opera di sintesi (e semplificazione) per non risultare troppo noioso.

3) Sulla correlazione tra VC e CA la risposta e': si ma dipende. "Si" perche' come ho scritto alla fine del mio intervento sono entrambi influenzati dal tasso di cambio. "Dipende" perche' in ultima analisi dipende dalla composizione della NIIP che puo' variare in maniera significativa tra Paesi e per uno stesso Paese da un periodo ad un altro. Sul punto occorrerebbe forse far vedere le diverse dinamiche nei Paesi Europei (a partire dalla Germania) e far vedere per quali Paesi la correlazione e' stata zero ed in quali periodi. Forse e' istruttivo, anche per capire le differenti strategie d'investimeno del settore privato finanziario e di quello privato non finanziario. Appena ho tempo, se ti/vi puo' far piacere, prometto di scrivere qualcosa.

A presto,

S.

Matteo2, ho modificato il grafico come suggerito. Dovresti essere in grado di vedere la nuova versione tra qualche ora.

Ciao Matteo2, in realtà questa idea dell'italia che abbia accumulato enormi quantità di debito estero a causa dei disavanzi commerciali con i Paesi del Nord Europa ritorna anche in altri post di AB, oltre che essere diventato uno dei cavalli di battaglia dei suoi adulatori. Questo post, al contrario, spiega in maniera molto efficacie come a) l'italia abbia una struttura ed una evoluzione di debito privato ed estero per nulla paragonabile a quella di Paesi ai quali viene spesso accomunata (Spagna, Irlanda); b) il contributo dei deficit commerciali al NIIP italiano è minimo.

Qui trovi il link di un'altro post di AB in cui l'idea del "CAD verso la germania ci ha fatto esplodere il debito estero" ritorna...

 

http://goofynomics.blogspot.ch/2012/08/roubini-vs-prodi-leuro-non-ci-ha-salvato.html

Una analisi a mio modo molto approssimativa che non puo portare che ad una conclusione approssimativa : "Che l’euro ci ha messo in crisi perché ci ha costretto ad accumulare ingenti quantità di debiti verso l’estero, per finanziare un crescente deficit commerciale, per lo più verso i paesi del Nord, non lo dico perché sono “antitedesco”, come farfuglia qualche traditore. Lo dico perché, come accuratamente ripeto, nella mia totale, vacua, desolante assenza di qualsiasi originalità, mi limito a riportare le parole di tanti saggi e illustri colleghi, inclusi i padri dell’euro. Sono un nano sulle spalle di giganti. Dai piedi di balsa." Tralascio la mia personale opinione sul tentativo di mettersi sulla stessa barca di Roubini, che in quell'ahime tristemente famoso discorso di Davos del 2006 voleva dire tutt'altro.

http://www.economonitor.com/nouriel/2006/01/28/italys-tremontis-temper-tantrums-on-emu-in-davosa-sad-embarrassing-episode-for-italy/

 

 

quando parliamo di "previsioni" NR faccia poi, a verifica fatta, una gran bella figura!

Sandro, quando ci regali quel post? Hai poi tenuto davvero il file di "verifiche" iniziato anni addietro? :) 

Sul punto (ovvero sulle previsioni di NR) e' curioso che nessuno (a parte immagino qualcuno da queste parti) ricordi che in realta' NR aveva previsto un tipo di crisi totalmente diversa da quella verificatasi.

Caro PJ, grazie per l'apprezzamento. Alla prossima, S.

Parafrasando Alberto Sordi in Fumo di Londra si potrebbe dire: Ci facciamo sempre riconoscere da tutti.

Che triste episodio quello tra Roubini e Tremonti.

In una valutazione complessiva di questa vicenda bisognerebbe dire che l'ingresso nell'Euro è avvenuto con una euforica leggerezza, che la permanenza nell'Euro si è protratta con altrettanta leggerezza, festaiola questa volta ma, significativamente, unita a una irrequieta arroganza, e probabilmente la vicenda si concluderà con la supervisione di altre “cime” politiche che hanno incominciato a popolare l'orizzonte italiano di recente, non meno euforiche, arroganti e sprovvedute degli svariati predecessori, anzi riunendo in se tutte le varie “virtù” italiche.

Non ci si può aspettare gran che da un popolo che programmaticamente diventa ogni giorno più ignorante.

Rimpiazzo.

Matteo2 7/2/2015 - 16:43

 Rimpiazzo il messaggio involontario che era qui, ottimizzando.

Il problema persiste. La figura sfora ancora, e stavolta fuori campo c'è finita l'etichetta NIIP insieme a tre anni di grafico. Odio me stesso in questo momento, non voglio far perdere tempo a chi ha da lavorare a cose più serie, comunque credo che una riduzione della dimensione della figura prima di inserirla metterebbe le cose a posto per quanto riguarda la visualizzazione. L'etichetta VC cumulato è a posto, ma la linea gialla nella parte visibile è salita sopra la rossa e non la interseca più sullo zero della nera come prima.

Facciamo 31, e se si vuole mandarmi al diavolo sono d'accordo, ma le riflessioni mi vengono su piano piano, e quest'ultimo in effetti è solo un rilievo di lana caprina.

VC cumulato è dedotto ma riportato per anno e dunque risulta una spezzata. Come cumulata di VC, però, dovrebbe essere una funzione assolutamente continua e di classe C1, dunque la spezzata ci sta proprio male, anche se in questo contesto è più una questione di carattere estetico, dunque ignorabile.

 

 

Caro Matteo2, 

Ho contattato l'amministratore, dovrebbe occuparsi della figura a breve. Onestamente non so perche' non si riesca a visualizzare correttamente a differenza della prima. Spero che il problema tecnico sia risolto il prima possibile.

Per quanto riguardo le VC non riesco a capire il punto.

Il punto.

Matteo2 8/2/2015 - 00:07

Sulle VC cumulate cercavo di mantenere una generale coerenza.

Per i valori graficati della NIIP niente da dire, diciamo così, sono rilevati per anno e necessariamente la linea che accompagna l'occhio è una spezzata, ma siccome la VC cumulata, uso il singolare per intendere la funzione, è ricavata, dunque creata qui, rilevavo che essendo una cumulata di VC, si dovrebbe presumere che sia una funzione assolutamente continua e di classe C1 (l'uno andrebbe in alto), e dunque rappresentare senza spigoli almeno arrotondandola, se proprio non la si vuole sottoporre ad una più corretta convoluzione stretta o una semplice media mobile stretta, altrimenti a vederla così non si può far a meno di inferire che la VC è una funzione discontinua, e, supponendola almeno limitata, anche violentemente discontinua da valori negativi a positivi e viceversa proprio negli anni 1998-1999-2001: fissazione della parità - ingresso sui mercati – debutto dell'euro. Applicata poi la stessa logica al grafico di Bagnai si aggiungerebbero pure gli anni 1991 e 1996: Maastricht e rientro nello SME di Prodi-Ciampi. Così accadrebbe che quello che si è fatto uscire dalla porta rientra, anche se in modo diverso, dalla finestra e la vittoria diviene una vittoria di Pirro. Ma magari succede solo a me che estrapolo vedendo una cumulata spezzata.

Per lo scavalcamento verso l'alto della linea gialla, VC cumulate, sulla rossa, NIIP, temo invece ci sia un errore di segno sul foglio elettronico.

Grazie. Dal paper dei Proff. Zingales e Pellegrino, un excerpt (p. 10) e dal Suo lavoro, in calce.

that in the mid 1990s Italy develops a growing productivity gap within sectors, as also shown by Table 3. This gap is responsible for Italy’s productivity slowdown.'

Next steps (ancorche' semplicistico): (i) aggregazione dei distretti di eccellenza e creazione di un contesto business friendly (challenge maggiore, soprattutto con un mercato del lavoro cosi' ...cito WSJ -'Employment, Italian Style' http://www.wsj.com/articles/SB10001424052702304898704577478111174204768

) e (ii) formazione/R&D (altra parolaccia), fa a cazzotti con cronysm. Efficacemente illustrato  nel paper del prof. ZIngales come cronyism ed ICT/crescita facciano a cazzotti. Anche in ambito politico, in cui tale concetto si declina sotto forma di ricattabilita'.

Credo sia la migliore e piu' efficace risposta alle..boutades (si potrebbe dire witticism..forse, per smorzare i toni) sulla 'svalutazione 2:0'. Ma di quanto bisogna svalutare per fare riprendere la crescita a base di labor-intensive (pronuncia: mortadella e vino. Cfr. Zingales, ofc)? Ma che ricettine, o ricottine, medioevali...quelle del Prof. Bagnai (che pero' non parla di modello FED, per la BCE, non propone next steps, e tante altre cose, inclusa la necessita' di riprendersi settori chiave, a cominciare da quella 'cosa' chiamata Olivetti....) Come probabilmente direbbe il Dott. Scacciavillani, totem taumaturgico ed apotropaico...della svalutazione...(ma non si e' entrati nell'euro proprio per evitare tale meccanismo? ed entri nell'euro con la Germania che ha un track record pazzesco? Senza meccanismi compensativi? (shock asimmetrici?) ed il beneficio - risparmi - di costo del denaro tedesco per ca. 15 anni, dove lo mettiamo? Dove sono finiti quei soldi? ed i residui fiscali Nord/Sud Italia? cfr. Rosario Crocetta, oggi...)

Poi, per fortuna (anfibologia) , mi conforta vedere amici e Professori che occupano posizioni apicali...tutti all'estero....

 rimango convinto che le questioni a livello europeo si possano risolvere solo premendo in modo deciso l'acceleratore dell'integrazione (pena un lento declino dell'intero continente). Ma le origini dei problemi italiani sono da ricercarsi altrove, senza gridare in modo poco informato contro il fantasma degli "squilibri delle partite correnti" che, come ho mostrato, hanno giocato un ruolo marginale nell'evoluzione della NIIP.4 Piuttosto, si dovrebbe agire sul problema principale, ovvero la produttività del Paese che, a quanto ho potuto vedere, fa da riflesso ad un livello di capitale umano preoccupantemente decrescente come mostrano alcuni scritti in cui, di tanto in tanto, mi imbatto sul web.

Caro New Deal,

Grazie per l'apprezzamento del post.

Quando lavoravo al Fondo Monetario ho scritto un paper sulla rilevanza del saldo di partite correnti nella politica economica. A questo link si trova il bignami preparato dall'Economist

http://www.economist.com/node/142800

Fabio,

condivido il paper. Tra l'altro, se non ricordo male qualche tempo fa avevo letto un tuo articolo sugli errors and omissions nella BoP (che spesso sono tutt'altro che trascurabili come sai). Ricordo male?

Scusate, approfitto della discussione per chiedervi un consiglio.
Ho studiato (con risultati invero non esaltanti!) economics SOLO a livello di MSc (più letture sparse su NfA e simili). Quindi mi mancano sia conoscenze undergraduate che approfondimenti a livello di PhD (a parte le cose su cui lavoro, strettamente in ambito micro).
Di (macro)economia internazionale, insomma, non ci capisco quasi nulla. Le dinamiche legate a tassi di cambio, saldo delle partite correnti etc. mi sono piuttosto oscure - anche se ciò non mi preclude, conoscendo l'abc, di seguire articoli ben scritti come questo.
Però mi piacerebbe sistematizzare un po' di concetti... mi suggerireste, per favore, un buon testo di riferimento, magari non troppo hard o troppo ponderoso (leisure is leisure!)?
Grazie mille. 

Caro Marco,

Come si dice dalle mie parti, "no pain, no gain". Personalmente faccio riferimento ai testi di Uribe-SmithGrohe'(-Woodford). Il link e' questo: http://www.columbia.edu/~mu2166/lecture_notes.html. Ne troverai due: uno e' per master students, l'altro per PhD.

Hope this helps,

S.

I hope so...

marcospx 5/2/2015 - 21:10

... e in caso contrario sarà probabilmente colpa della mia pigrizia.

Grazie!

La lezione magistrale di Luigi Zingales allo Speciale Ravenna Future Lessons 2012 https://www.youtube.com/watch?v=kjuLcfMuK0Q --

Mi scuso per il contributo poco 'formalizzato', ma vorrei proporre ugualmente l'intervento del Prof. Zingales. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il Prof. Bagnai, soprattutto sul punto iniziale toccato (rent-seeking, monopoli e sussidi statali vs. mercato) unitamente alla seguente...tabellina riepilogativa 'Italia oggi'. Mi domando come qualsivoglia svalutazione possa incidere sul seguente scenario...

Challenges

1.An inefficient tax system 2.High public expenditure 3.High pension costs (senza trascurare i babybabybaby del 1983)

Opportunita'

1.Low business competitiveness 2.Low market share in key sectors 3.Low labour productivity 4.High energy costs 5.Inefficient legal system 6.Low R&D investments

Io vi vedo R&D e produttivita'. Non carta moneta....ma magari saro'biased...Impossibile prendere seriamente in considerazione simili analisi. E non dico che l'edificio euro sia perfetto. Ma non e' serio parlare di svalutazione, basti solo considerare i residui fiscali Nord/sud e l'assenza assoluta di competizione. Minuto 28 dell'intervento del Prof. ZIngales su nepotismo...e monopolio rigido (della religione, nel caso) senza competizione. Colpa dell'euro?

Condivido piu' o meno tutto quello che Zingales dice in quel video.

Caro Dott Stradivari, grazie per il bel post. Ho una domanda da farle: perché non estende la sua, puntuale e formalmente inappuntabile, analisi allo stesso periodo che analizza Bagnai? Mi spiego.

La tesi che Bagnai prougna si basa sul fatto di poter usare 2 strumenti (cambio e manovra di bilancio restrittiiva) per 2 obiettivi (tornare con CA positive e ridurre, tramite la crscita,  il NIIP). In effetti, dai numeri e relativo grafico sembra che, nel periodo dove i due strumenti sono stati usati, gli obiettivi siano stati conseguiti. Poi è arrivata la fissazione dei cambi (con relativa rivalutazione della lira vs marco, non dimentichiamocelo) che ha di fatto tolto al ns paese uno strumento da utilizzare per correggere le imbalances.

La controprova, secondo Bagnai, è data dalla manovra di bilancio di Monti e governi seguenti, manovre che distruggendo domanda interna hanno ridotto l'import e riportato così in equilibrio la CA, ma hanno causato recessione perché, non disponendo  della flessibilità del cambio, l'esport non è aumentato e quindi non si è creato "credito aggiuntivo " vs l'estero tale da far diminuire lo stock di debito estero (che anzi ha continuato a peggiorare).

Ecoo, se nello studio che Lei fa, Dott Stradivari, potesse inserire gli anni a cui Bagnai si riferisce quando parla dei due strumenti a disposizione, anziché iniziare proprio da quando uno dei due strumenti viene meno (la fissazione delle parità vs Euro), forse avremmo un panorama più obiettivo e completo. E, ritengo, non  corretto, in termini di confronto co la tesi di Bagnai,  da parte Sua dire che "per semplicità analizza solo il periodo fra 1998 e 2007: in quel periodo l'Italia non ha sperimentato nessuma manovra fortemente (attenzione sottolineo fortemente, non normali politiche di bilancio tese ad accompagnare il ciclo) correttiva come invece avvenuto nel 1992 e nel 2011.

L'ipotesi che, nella sostanza, mi piacerebbe fosse analizzata è quella che, secondo me, sta alla base del lavoro di Bagnai e cioè che  è la crescita del GDP, ottenuta mantenendo comunque le CA in territorio positivo,  l'elemento determinante  per ri-portare e mantenre in territorio positivo la Posizione Netta sull'Estero; elemento quindi molto più rilevante di quanto non lo siano i cambiamenti nei prezzi degli strumenti finanziari.

Grazie in anticipo per la risposta che eventualmente vorà darmi

Caro Roberto,

se me lo permetti, diamoci del tu. Quella che suggerisci mi sembra un'ottima idea. Un altro commento a questo post suggerisce di confrontare l'andamento delle VC dell'Italia con quelle della Germania e di spiegarne le differenze. Accetto volentieri il suggerimento e prometto uno scritto appena possibile. 

In questo post volevo solo precisare quanto successo dall'introduzione dell'Euro al 2007 e rimarcare che l'Italia e' un caso un po' diverso dagli altri Paesi del sud Europa perche' non ha mai sofferto di imbalances. Con questo (come ho scritto alla fine del mio post), l'incompletezza dell'area Euro pone dei problemi seri che erano noti agli economisti fin dal 1995 ed alcune delle cose che dici nel tuo commento mi sembrano condivisibili. In ogni caso, prometto un altro post piu' specifico al riguardo, sperando abbiate ancora la pazienza di volermi leggere.

A presto,

S.

Roberto, quello che dici penso sia ampiamente condiviso da molti dei commentatori a questo post. Tuttavia, secondo la mia modesta opinione, si corre il rischio di allontanare l'attenzione dal punto centrale del post, ovvero che la crisi dell'italia non e' una crisi di bilancia dei pagamenti. Current account deficit in doppia cifra, basso debito pubblico ed enorme debito privato finanziato prevalentemente da soggetti stranieri...questo e' il film (molto semplificato) di irlanda e spagna, ma non dell'italia: l'italia non ha mai avuto problemi di pesanti CAD, il debito privato e' molto basso secondo gli standard internazionali e il debito estero, comunque non eccessivo, serve per finanziare soprattutto il settore pubblico. Il problema italiano e' un problema di assenza di crescita potenziale causata dallo strutturale declino della produttivita, non di bilancia dei pagamenti. Una ulteriore conferma e' data dal fatto che spagna e irlanda, superato lo shock da ribilanciamento ciclico forzato, hanno ripreso a crescere, mentre l'italia, pur essendo stata superata la crisi finanziaria (almeno temporaneamente grazie agli ombrelli di cui sappiamo) continua a declinare. Il problema italiano e' soprattuto strutturale, non ciclico.

Caro PJ, esattamente. Quello e' esattamente il punto.

Siamo tutti consapevoli che uno dei più importanti  problemi che affliggono l'Italia è costituito dal declino del potenziale di crescita e della produttività, sia del lavoro, che dei fattori complessivamente. Tornerò subito su questo aspetto, ma mi sembra corretto ricordare che l'articolo di Stradivari  è improntato sulla constestazione a Bagnai di non tener conto del delta VC nel calcolo del NIIP ed è su questo aspetto che ho chiesto nel post precedente di completare l'analisi allargando il periodo di osservazione per capire se il concetto chiave dell'articolo di Bagnai (2 strumenti per 2 obiettivi nel 1992 a fronte di 1 solo strumento nel 2011) è confermato o meno dai dati dei VC.

Tornando al problema della crescita potenziale essa, come noto, è determinata dalla produttivtà dei fattori e dalla popolazione in eta di lavoro. Non ho competenze specifiche in materia, ma è noto che l'aspetto è stato oggetto di molti approfondimenti da vari punti di vista.

La posizione di Bagnai, riportata chiaramente nel saggio del 2012 "Il tramonto dell'Euro" e spiegata in profondità in questo post http://goofynomics.blogspot.fr/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html  si rifà al modelo Kaldor-Thirlwall  ed è sintetizzata in queste righe che riporto testualmente (tratte dall'articolo sopra citato) "se un paese riesce (ad esempio adottando un tasso di cambio sostenibile) a promuovere le proprie esportazioni, il suo prodotto cresce, il che determina un incremento della produttività, il che determina una riduzione del CLUP, il che determina un aumento della competitività, il che determina un ulteriore aumento delle esportazioni, e si ricomincia (il modello è esposto in dettaglio da Anthony Thirlwall, 2002, The Nature of Economic Growth, Cheltenham: Edward Elgar"

Ora, vedendo i dati che riporta Bagnai, è, di fatto, abbastanza curioso osservare che tutte le volte che si è introdotta una rigidità sul cambio la ns prodututtività ha smesso di crescere e, sopratutto, è peggiorata relativamente a quella tedesca.  Invito a leggere attentamente il paragrafo intitolato Sintesi del post sopra indicato dal quale si capisce la posizione del'autore che è magistralmente sintetizzata in questo capoverso del post: "Non sto dicendo che la rivalutazione della Germania risolverebbe tutti i problemi. Certo, essere entrati in un sistema che, a differenza dello SME, la esclude, ha creato degli ovvi problemi accessori, che si sarebbero potuti evitare. Ma è altrettanto certo che in Italia ci sono molte cose da migliorare. Solo che è suicida farlo in un contesto nel quale istituzioni macroeconomiche palesemente fallimentari ci tolgono risorse e prospettive".

Quindi Bagnai riconosce che ".... in italia ci sono molte cose da migliorare. Solo che è suicida farlo in un contesto nel quale istituzioni macroeconomiche palesemente fallimentari ci tolgono risorse e prospettive". In sotanza dice Bagnai, non basta tornare a cambi flessibili per rimettere in carreggiata la ns crescita, ma fare le riforme necessarie dal lato dell'offerta rimanendo nel sistema dei cambi fissi attuali ci porterà ad essere tutti "tedeschi", e cioè avere una strutturale CA fortemente attiva e quindi, nella sostanta, condizionare la ns crescita al successo dell'export e quindi di fatto, "vivere sulla crescita dei consumi e degli investimenti altrui". Pensiamo che questo sia un modello sostenibile? Certo, lo può essere per un piccolo paese (e la Germania, come l'Italia ecc, se prese da sole lo sono), ma quando un'area valutaria di oltre 450 milioni di individui adotta questo modello che ripercussioni si determinano sul GDP mondiale?

Ecco perché, tornando al problema della crescita della produttività, forse il probelma del cambio va affrotato e non sottaciuto. E' vero, ha ragione JP nel suo commento: negli ultimi 2 anni prima l'Islanda, poi la Spagna hanno ripeso a crescere. Ma lo hanno fatto diventando la prima un esportatore netto che ha quasi superato il surplus tedesco (relativamente al proprio GDP) la seconda tornando ad essere attiva sulla CA e tutte comunque dando una bella sforbiciata all'import, via disoccupazione e calo della domanda interna. Ma prima di magnificare le soti di questi paesi che, secondo la vulgata comune,  ce l'hanno fatta, andiamo a vedere quanto la politica fiscale, tramite deficit di bilancio, ha sostento il ciclo! La spagna, tanto per dire, ha chiuso il 2014 con defict/PIL a -5,2% vs il -2,9% Italia: forse con un 2% in più di sostegno fiscale anche noi saremmo cresciti, o no?

Ripeto il concetto per non rischiare di essere fraiteso: è possibile che si esca, in Europa, dal pantano in cui siamo adottando tutti la politica mercantilistica dei tedeschi?

"Ripeto il concetto per non rischiare di essere fraiteso: è possibile che si esca, in Europa, dal pantano in cui siamo adottando tutti la politica mercantilistica dei tedeschi?"

 

la risposta alla domanda sarebbe "si" se i paesi dell'unione smettessero di considerarsi reciprocamente concorrenti, ma forse per arrivare questo bisognerebbe che "la politica" facesse qualche passo avanti.

tanta carne al fuoco, e tanti spunti interessanti..io proporrei di procedere per gradi, cioè cercando di raggiungere un punto di convergenza su un aspetto per volta, e passare poi al successivo..:-)

a) partiamo dalla storiella che  "l'italia sta vivendo una crisi di debito estero, che dall'ingresso dell'euro in avanti è esploso per finanziare gli ingenti deficit commerciali verso il nord Europa". Sei d'accordo con me che questa interpretazione della crisi italiana, sostenuta da AB (vedi mio link sopra) è sbagliata? Sei d'accordo che anche AB cade nell'errore di estendere all'italia la spiegazione della crisi spagnola irlandese? Paul Krugman, novembre 2012:"Italy is often grouped with Greece, Spain, etc. in discussions of the euro crisis. Yet its story is quite different. There were no massive capital inflows; debt is high, but deficits aren’t. The most striking thing about Italy is a remarkably dismal productivity performance since the mid to late 1990s".

b) se siamo d'accordo sul punto che la crisi italiana non risiede nell'alto debito estero e/o privato e negli sbilanci commerciali (come detto piu volte: questo è il film di altri paesi in crisi), allora possiamo procedere oltre: da cosa dipende il declino italiano? E soprattutto, quali sono le prossime mosse da fare per arrestare il declino? PJ

 

 

 

Rispondo a tutti con calma piu' tardi.

Nel frattempo credo possiate trovare interessante questo paper (http://www.haas.berkeley.edu/groups/finance/Diagnosing.pdf) nel quale si dimostra empiricamente che il declino della produttivita' italiana non e' dovuto all'introduzione dell'Euro. 

S.

In this paper, we try to explain why Italian productivity stopped growing twenty years ago. We find no evidence that this slowdown is due to the adoption of the euro or to the impact of Chinese competition. ..In other words, familism and cronyism are the ultimate cause of the

 (Zingales e Pellegrino)

----- Questo è molto interessante, specialmente per le decine di migliaia di imprese italiane scomparse in coincidenza e successivamente all'adozione dell'euro e all'apertura alla Cina del 2001. Il bello di fare l'economista è che ti spiega come l'evidenza inganni. Imprenditori, management consultant (e comuni mortali) notano che dopo che il cambio sale da 1 a 1,5 dollari e verso la Germania è bloccato e dopo che si rimuovono le barriere alle importazioni dalla Cina per cui queste salgono da zero a 40 miliardi interi comparti dell'industria italiana scompaiono. E dato che i margini di profitto si riducono anche per quelle che sopravvivono ci sono meno investimenti e poi meno produttività di conseguenza. Cioè se interi settori industriali vengono decimati dal cambio sopravvalutato e dalla concorrenza a basso costo ne soffre anche la produttività. Senza contare l'aumento costante della tassazione (che non figura nello studio di Zinglaes), tipo che in Cina rimborsano l'IVA a chi esporta e da noi è salita dal 15% al 22% nel periodo.Tutto questo è però un illusione ottica perchè c'è uno studio econometrico che dice che i coefficienti non sono significativi nella regressione... per cui se anche avessimo avuto un cambio più basso del 30% e barriere verso la Cina le imprese sarebbero morte lo stesso, i margini di profitto sarebbero crollati lo stesso...

Beh... se si vuole giocare al gioco della matematica però ci sono anche altri e più cazzuti  che hanno dimostrato il contrario, teoricamente ed empiricamente. Ralph Gomory e William Baumol http://people.stern.nyu.edu/rgomory/academic_papers/82_national.pdf o http://mitpress.mit.edu/books/global-trade-and-conflicting-national-inte... (Gomory è un matematico puro che era a capo della ricerca di IBM, Baumol anche lui insomma..). Per fortuna anche in economia c'è chi riconcilia l'evidenza (aprire alla Cina e sopravvalutare il cambio distruggono la tua industria....) con la matematica. Non che sia necessario, perchè nessuno che abbia qualche esperienza pratica di imprese crederebbe che il "familismo" delle piccole e medie imprese italiane sia la causa principale dell'improvviso crollo dal 2000 circa in poi di quasi tutta l'industria italiana come Zingales. "...In other words, familism and cronyism are the ultimate cause of the Italian disease...." (Zingales)

Bisogna anche avere il senso del ridicolo : l'indice della produzione industriale italiana era a 110 nel 2000 e oggi è crollato a 91 (dati FRED...) ed è stato il peso dell'atavico"familismo" degli imprenditori italiani medio piccoli che si è fatto sentire tutto in un colpo...Il cambio agganciato al marco, la tassazione asfissiante, il costo del lavoro cinese... nahhh...quelli nelle equazioni non risultano significativi al test del TFP....

Tra i tanti costi inutili e sprechi che appesantiscono l'economia occidentale non bisogna dimenticare quelli della ricerca universitaria in economia. Per curiosità: ci sono anche dei piccoli imprenditori che leggono questo forum ?

Davvero, imbarazzante l'arrogante ignoranza che lei manifesta con questi suoi noiosi e mal informati commenti, signore mio.

Ma li ha letti i due testi che ci consiglia? Ha visto di cosa parlano? Ha visto quando son stati scritti e quali dati, if any utilizzano? Davvero lei e' cosi' arrogante da pensare che ci giungano come delle novita'?

Ha perfettamente ragione: a Roma tre il dottorato fa schifo ed un MBA, se si paga, non si nega a nessuno. Continui a fare il trader, lavoro socialmente utile e spero per lei profittevole. Nel contempo, si lecchi in privato le sue frustrazioni per non essere riuscito a scrivere una tesi di dottarato decente e per non aver molta dimestichezza con la matematica (pura, ovviamente, come quella di Gomory che tanta salivazione le provoca) ... in questo forum sono scarsamente rilevanti, anzi un po' ridicole.

...Gomory e Baumol sono stati semplicemente ignorati finora, non contraddetti...così come Maurice Allais...

Comunque, sempre per curiosità: ci sono anche dei management consultant (che almeno fanno l'MBA e qualche studio empirico per cui gli si da più considerazione ) che leggono questo forum e trovano anche loro che il nepotismo familistico dei piccoli imprenditori padani è la causa principale del crollo dell'industria italiana ?

Voglio dire: se è una cosa solo tra accademici per carità, tutto OK vi si lascia stare tranquielli, ma fuori ci sono anche il 99,8% degli italiani per i quali l'economia dovrebbe essere un poco come la medicina e l'ingegneria, qualcosa che aiuta a risolvere qualche problema pratico, specie adesso... E' come se quando c'è un epidemia che falcidia la popolazione  i medici che dovrebbero trovare il vaccino passano il loro tempo a spiegarti che non esiste e si merita di morire

Questo che riporto qui sotto e' l'output per worker italiano come share di quello francese.

Colpa dell'Euro??

Output per worker

"E' come se quando c'è un epidemia che falcidia la popolazione  i medici che dovrebbero trovare il vaccino passano il loro tempo a spiegarti che non esiste e si merita di morire"

scusa Giovanni, ma a me la situazione del nostro Paese ricorda piu quella di un paziente con una malattia molto chiara, ed una cura altrettanto chiara che i dottori/economisti di tutto il mondo stanno suggerendo di seguire da circa 20 anni...ma il nostro Paese/paziente anzichè seguire questi consigli, ha preferito mettersi davanti alla TV o al PC e farsi abbindolare di volta in volta dall'apprendista stregone di turno, che propone di superare la malattia senza il minimo effetto collaterale...anzi, molti di loro contestano pure l'esistenza di una malattia...

Condivido con molti di voi che il problema della produttività in Italia non è dato (solo) dal cambio fisso (ma, forse anche questo influisce se il citato paradima di Kaldor-Thirlwall  regge alla prova dell'analisi empirica. E questo io non lo so, ma forse qualcuno di voi lo sa?) . Il saggio linkato da Stradivari è un esempio in tal senso. Ricordo, lato opposto,  anche gli studi fatti dal Prof Daveri e la sua equipe sugli effetti "perversi" della flessibilità del lavoro sul lato  Capex: nelle sue ricerche Daveri ha più volte incontrato situazioni nelle quali si preferiva sostituire lavoro (liberalizzato e quindi a basso prezzo) a capitale con la conseguenza logica di avere presto una obsolescenza del cap fisso, e conseguente calo della produttività dei fattori, ecc. ecc. Ma questo filone su Noise è ben conosciuto e quindi non aggiunge più di tando ricordarlo (ed io non ho competenze aggiuntive da apportare).

Quello che invece mi sembra molto interessante ed attuale approfondire è la situazione in cui versa al momento l'Area Euro tutta incardinata, per volontà della sua leadership tedesca,  al rispetto di patti vecchi e nuovi circa i bilanci pubblici, le imbalances (quelle che fanno comodo!) da correggere (fra parentesi, dell'enorme  e continuamente reiterata negli anni eccedenza di CA dei tedeschi nessuno nella Commissione Europea dice niente a livello ufficiale, ne, tantomeno, si permette di prospettare l'apertura di una procedura d'infrazione!) ecc.

Segnalo questo breve post illuminante al riguardo: https://www.bondvigilantes.com/italiano/2015/01/28/leuropa-ha-bisogno-di-un-pacchetto-di-stimolo-fiscale-tedesco-ma-non-lo-avra/

Ripeto la mia domanda di fondo: come si può pensare di tornare stabilmente a crescere se si affida tutto all'Export?

Quanto può durare un'area valutaria così grande  basata su questa unica linea strategica?

Vorrei sollecitare anche il prf Boldrin, che stimo per la competenza  ed ammiro per la franchezza con la quale argomenta le sue posizioni, su questo.

Grazie

 

 

 

Non so bene cosa sia un "paradigma" in economia ma quando sento chiedere se il

"paradima di Kaldor-Thirlwall  regge alla prova dell'analisi empirica" 

mi viene l'orticaria. Per svariate ragioni

1) Anzitutto che la classe di modelli Kaldor-Dixon-Thirlwall sono sia antichi, che poco coerenti, che mirati a catturare lo svilupo REGIONALE, ossia di aree geografiche relativamente piccole ed omogenee all'interno di uno stato nazionale:

2) Il supporto empirico per le predizioni teoriche del modello (quelle che lo discriminano dagli altri, ovviamente) e' fra il debole e l'inesistente;

3) L'applicabilita' al caso italiano e' una fantasia prodotta dalla scarsa conoscenza che Bagnai ha della materia (nel migliore dei casi) oppure dal cinico uso della profonda ignoranza dellla questione che il pubblico che l'ascolta possiede.  

4) L'unico statement che questa letteratura ha prodotto e che ha una qualche corrispondenza empirica e' la cosidetta "legge [sic!] di Verdoorn" (trattasi di uno dei pochi paper "famosi" pubblicati in italiano su L'Industria, poco dopo la guerra) la quale e' fatta di due parti

4.a) L'osservazione statistica secondo cui l'output (GNP) cresce assieme alla produttivita' (del lavoro) e che, nei dati, la seconda (P) cresce meno del primo (Y).

4.b) L'interpretazione teorica di questi dati offerta prima da Kaldor e poi da altri la quale argomenta che e' la crescita di Y (esogena) a causare quella di P, ossia che esistono rendimenti crescenti di scala aggregati tali per cui se il prodotto cresce per uno shock esogeno cresce anche la produttivita' del lavoro.

Ora, ci arriva anche un bambino a capire che l'affermazione empirica e' sia abbastanza ragionevole ed ovvia (alla fine dice che P e Y sono "cointegrate", nel linguaggio di chi fa time series analysis) che consistente con mille altre teorie (per esempio, tanto per farmi pubblicita', quella che David Levine ed io abbiamo esposto nei nostri lavori sull'innovazione in condizioni di competizione o, per rimanere in testi di scuola, con l'idea che la TFP sia esogena e labor augmenting ...).

QUINDI, chiunque voglia usare la presunta "legge" [risic!] per sostenere idee del tipo "svalutiamo a go go che cosi' cresciamo come razzi" deve lavorare molto ma molto di piu'. Cosa che AB ed i suoi seguaci non riescono nemmeno a capire di dover fare.  

Qualcuno con piu' tempo/neuroni di me riesce a capire il merito della tesi enunciata qui?

(il tempo ce l'ho ...)

ho letto, l'autore è sicuramente disinvolto e affezionato al ruolo di bel pensatore fuori dagli schemi. rilevo subito che il caso Italia non viene considerato, perchè probabilmente in grado di mettere in crisi anche i "ribelli eterodossi". 

ma chi saranno mai questi creditori che prestando  danneggiano il debitore e che prima li facciamo smettere e meglio sarà per tutti?  boh, si parla di banchieri, alta finanza, roba grossa.

o, visto il media, ginnastica delle dita ...

Prof. Stradivari mi sono preso la liberta' di guardare il sito del Prof. Bagnai ( che non usa uno pseudonimo ma il suo nome assumendosi la responsabilita' di quello che scrive) ed ho visto che nei commenti in risposta del suo post ci sono alcune persone che hanno rifatto i suoi calcoli e che divergono dai suoi.

Forse sarebbe bene che lei leggesse questi commenti e che li confutasse altrimenti io non so chi di voi ha ragione.

Chi lavora in organismi internazionali, banche centrali e similia non puo' firmare con il proprio nome articoli d'opinione che tocchino materie di cui l'organismo per cui lavora si occupa. Questo per l'ovvia ragione che l'opinione di un alto funzionario dell'organismo X, per personale che sia, potrebbe essere presa dal pubblico come l'opinione dell'organismo X e questo creerebbe conflitti e confusione.

Per questo alcuni nostri collaboratori, come stradivari, brighella ed altri, si firmano con pseudonimi di loro scelta. Nessuna intenzione di nascondersi per evitare brutte figure, al contrario.

Al resto della domanda ci pensera' stradivari appena legge il commento. 

Caro Luigi,

Ho controllato ma oltre a discussioni da bar sport non ho trovato calcoli che divergono dai miei. Anzi, per la verita' non ho proprio trovato calcoli nei commenti. Forse mi e' sfuggito qualcosa? Nel caso, la prego di copiare ed incollare qui il commento che le interessa, replichero' con piacere. In ogni caso mi creda, i miei calcoli non possono essere sbagliati perche' ho solamente fatto una somma e le serie storiche usate (come ho mostrato) sono identiche a quelle di AB.

Per quanto riguarda poi il mio pseudonimo le ha risposto Michele. Purtroppo lavoro per una istituzione che impone dei vincoli di comunicazione precisi al proprio staff. Questo e' fatto per evitare che le posizioni personali possano essere confuse con quelle ufficiali (anche mettendo un disclaimer). Mi creda, mi piacerebbe moltissimo poter firmare i miei interventi soprattutto un commento ad un non senso (uno dei tanti) di AB. Ma purtroppo non posso.

Commenti

[utente 1955] 11/2/2015 - 20:48

I commenti sono di Luca Baldorini che afferma che c'e' una dfferenza di 200 Miliardi di Euro e quello di conferma di questi "calcoli" di Filippo Ferri.

Mi scuso per la mia nota sullo pseudonimo ma Michele ha chiarito il contesto e comprendo.

Io  dato che non sono in grado di comprendere queste differenze lascio a voi la valutazione.

visto che son curioso anche io, puoi mettere la URL della pagina in questione? Grazie.

Michele, 

c'e' un messaggio anche per te/voi da parte di AB oggi (vedi il suo blog):

"Ai gentili colleghi di fartfromamerikanoisefromamerika, che forse hanno problemi di fuso orario, ritengo di dover dire esplicitamente questo, per aiutarli a rimettere gli orologi: fate con calma, ormai il dibattito è chiuso, non so se ve ne siete accorti - come non vi siete accorti delle decine di post sugli stock-flow adjustments in questo blog. "

Il "questo" e' linkato a questa pagina: https://www.youtube.com/watch?v=VnsR7ssLp7A

Niente, no? Il dibattito scientifico è "chiuso" e, se lo dice AB, dev'essere vero. Questione risolta per sempre, AB ha scoperto la verità e l'ha decretata, inutile discutere :)

Mammasantissimabenedettabeata che male fa il "successo" di massa a quelli con un ego sia fragile che bisognoso d'aria. 

te l'avevo detto qui.  non ne sono orgoglioso, il peto in ascensore fa vergognare  gli incolpevoli.

Vero

michele boldrin 12/2/2015 - 21:56

e mi dispiace. Uno puo' essere confuso, avere idee diverse, usare metodologie alternative o semplicemente una scala di fini diversi.

Ma quando si diventa incapaci di discutere critiche tanto precise e ci si nasconde o ben nell'insulto infantile o nell'arrogante ribadire che "non e' vero ho fatto giusto", allora si scende d'alcuni gradini di una scala diversa.

Questa settimana abbiamo avuto qui su nFA non uno ma due esempi di tale debolezza intellettuale, ed umana. Ma sull'altro commentero' estesamente a tempo sul post apposito.

ho dato un'occhiata anch'io ieri e non ho trovato niente, salvo qualcuno che si lamentava dell'esclusione (da parte tua) degli errori ed omissioni

http://goofynomics.blogspot.it/2015/02/il-mercato-e-il-mio-pastore-non-m...

Grazie Andrea, ho letto stasera.

Sono basito da questi tizi. La tesi sarebbe la seguente: siccome nella BoP esistono errors ed omission (ma va la? a tal proposito guarda il mio scambio con Fabio qui sopra) allora sommiamo tutti gli errors ed omissions della BoP tra il 97 ed il 2007 e li imputiamo *tutti* in una *sola* direzione (quella che fa comodo a loro, of course).

Oh, Key!

P.S. Vedere poi Bagnai (che vale la pena ricordarlo e' un accademico in Italia con queste pubblicazioni: https://ideas.repec.org/f/pba221.html) che si gongola con i commenti e', direi, spassoso.

si questa cosa del 5% non l'ho capita ... non ho approfondito

Caro signor Ernesto,

Le devo una risposta. Allora, ho letto i commenti a cui faceva riferimento e mi e' venuto da sorridere (o piangere). 

Come scrivevo in un mio commento qui sopra, la tesi del signor Luca Buldorini e' che i miei calcoli non sarebbero affidabili perche' non tengono conto degli errori (ed omissioni) statistiche della bilancia dei pagamenti. Ragioniamo assieme.

- E' vero che nella bilancia dei pagamenti (BoP) esistono degli errori e delle omissioni ed e' vero che spesso non sono trascurabili (ne parlavo in un mio commento qui sopra con Fabio Scacciavillani, controlli lei stesso).

- Nella BoP si trovano specificati gli errori ed omissioni anno per anno. Ma la BoP non specifica la *direzione* (il segno) degli errori e delle omissioni. 

- Quello che il signor Buldorini assume e' che gli errori siano sommabili nel tempo perche' sempre nella stessa direzione. Ma nulla dice che lo siano. In altre parole, il signor Buldorini assume che alla Banca d'Italia ed all'ISTAT siano tutti dei cretini perche' per 10 anni di fila hanno sbagliato *sempre* nella stessa direzione e non se ne sono mai accorti. Non solo, ma secondo lui la stessa cosa e' avvenuta in tutti i Paesi del mondo. Insomma, in tutte le banche centrali ed in tutti gli istituti di statistica del mondo ci sono solo cretini..

.. oppure lo sprovveduto e' chi scrive la prima stupidaggine che gli viene in mente senza tentare di usare la testa. 

P.S. Si noti anche che se si dice che il mio scritto e' inaccurato perche' non tiene in considerazione degli errori e delle omissioni della Bop, allora perche' non dovrebbe esserlo quello originale di AB? Ah, gia'.. e' perche' alla Bd'I sbagliano per 10 anni sempre nella stessa direzione. Oh, Key!

apprezzo molto la Sua risposta. Da profano, ho sempre ritenuto errori ed omissioni utili a darmi limiti fiduciali, non certo voci da sommare. Mi sono documentato e Le consiglio caldamente la lettura del Capitolo 3 ,che le allego, di noto docente (toh! Fa anche lui di cognome Bagnai). Sono certo la troverà interessante e propedeutica ad una risposta definitiva (vada direttamente alla trattazione di errori ed omissioni se ha meno dei 10minuti necessari alla lettura)

http://www.unich.it/docenti/bagnai/mqs/Cap3.pdf

@Michele..dopo averlo letto non iniziare a sparare sulla croce rossa con la solita intemperanza...aplomb...mi raccomando.

Un caro saluto,

Caro signor Ernesto,

la ringrazio per la promozione ma purtroppo non sono professore. 

Soprattutto, la ringrazio per il link. Non conoscevo quel passaggio del libro ma almeno in quello AB scrive cose sensate (anche se in netta contraddizione con quanto sembra sostenere ora).

Grazie ancora ed a presto,

S.

Cose sensate

Sig.Ernesto 12/2/2015 - 10:35

Esattamente. Vede Professore, la coerenza è cosa rara...manipolare i numeri a convenienza è un malcostume che va combattuto con tutta la forza possibile e senza far sconti ad alcuno.

Mi tenga d'occhio michele,

un caro saluto.

c'è gente che sta costruendo una carriera politica ed una visibilità mediatica sbraitando che il problema dell'italia non è un problema di eccessivo debito pubblico e progressiva degenerazione delle istituzioni politico economiche che il Paese si è creato (FALSO), ma di un debito estero finito fuori controllo (FALSO) per finanziare un crescente disavanzo commerciale verso i Paesi del nord Europa (FALSO). E a chi si permette di far notare che forse le cose non stanno proprio cosi, la risposta è sempre la solita: "Ah beh..guarda che tutti gli economisti del mondo dicono questo..se tu pensi di saperne di piu' di loro...".  Questo lo trovo veramente pericoloso. Il pifferaio magico di Arcore ("io ho fatto i soldi, quindi se mi eleggete faccio fare i soldi anche a voi") è stato sostituito da nuovi pifferai magici molto piu pericolosi ("noi ripetiamo solo quello che dicono gli scienziati, abbiamo studiato, conosciamo la verità, E IL DIBATTITO E' CHIUSO. Non vi chiediamo di capire tutto quello che diciamo, siete troppo stolti. Vi chiediamo solo di votare per noi").

"Il dibattito scientifico e' chiuso"

Manco avessimo scoperto la costante di gravitazione universale!

Non ritorno certo a studiarmi la CN a questa eta'. Credo di saperla abbastanzina senza ausilio di capitoli 3 ...

Comunque, professor Boldrin, se servono ripetizioni, si puo' sempre rivolgere al signore che, in questo post, viene definito "economista applicato"..immagino ci si stia riferendo al commerciante d'arte..:-)

http://goofynomics.blogspot.ch/2015/02/grillo-un-esempio-vale-piu-di-667-parole.html

una definzione "affascinante"...che mi riporta indietro negli anni...colloqui maestra/genitori..."Signora mia...suo figlio, per applicarsi si applica...pero' non è proprio portato per la materia...":-)

Mi intrometto con grande ritardo e in punta di piedi in questo interessante dibattito che ha permesso anche a me di scoprire un aspetto della PNE che non conoscevo, e quindi devo ringraziarvi per le informazioni fornite a riguardo. Devo anche dire che concordo sul fatto che la risposta proveniente dai commenti del Blog di Alberto Bagnai sia piuttosto povera e inconsistente, si sarebbe potuto fare di meglio e in modo più convincente.

Io dubito tuttavia che il Prof. Bagnai non sia al corrente della composizione della PNE... Ed è forse un po' ingeneroso supporlo, ancorchè sinceramente piuttosto capzioso applicare un discorso che Bagnai fa sulla PNE ad uno scopo che non è quello che Bagnai si proponeva... Intendo dire che leggendo per intero quell'articolo si evince che Bagnai non vuole affatto dimostrare che è necessario avere una CA positiva per migliorare PNE! E' buffamente proprio il contrario! AB si serve della PNE per dimostrare come la risalita della CA italiana sia dovuta fondamentalmente alla depressione dell'import (e quindi dell'economia) e non ad una reale ripresa, e lo fa sottolineando come il riallineamento del cambio del 1992 abbia portato in attivo la CA e ad un miglioramento della PNE, grazie alla crescita, mentre il ritorno in positivo della CA nel 2011 NON ha portato per niente ad un miglioramento della PNE, in quanto provocato dal calo dell'import per crisi di domanda provocata.

D'altro canto la differenza da voi stessi sottolineata tra VC e CA (stock contro flusso) evidenzia come la PNE non sia particolarmente efficace nell'individuare una situazione economica di potenziale pericolo nel breve termine per un paese (in quanto basata principalmente sulle variazioni di uno stock, un po' come la quota capitale del debito pubblico, se mi passate il paragone), mentre la CA DECISAMENTE LO E'. Proprio perchè è un flusso "di cassa"... E' questo, credo, il motivo per cui Bagnai si sofferma su quello... Infatti la PNE italiana non è molto significativa nel contesto della crisi dell'Euro, se non nell'evidenziare ciò che Bagnai sottolinea: e cioè che le riforme di Monti hanno tamponato i sintomi ma in realtà aggravato la malattia.

Ciò detto trovo francamente sorprendente la leggerezza con cui lo sbilanciamento della CA italiana viene da voi derubricato a "problema secondario", per una serie di motivi che vi inviterei ad analizzare per una volta "ex post" e non "ex ante":

se andiamo ad analizzare la CA italiana del 1992, scopriamo che uno sbilanciamento INFERIORE a quello del 2008-2010 è stato sufficiente a provocare l’uscita dell’Italia dallo SME con conseguente svalutazione e susseguente riallineamento della nostra divisa (ciò di cui avremmo avuto bisogno anche nel 2008, magari?) Mica roba da poco eh! O no? Questo dovrebbe far sorgere qualche dubbio sul fatto che già un deficit di qualche punto prolungato negli anni di CA sia tranquillamente in grado di causare una grave crisi ad un paese…

Lo studio di Manasse e Roubini del 2005, citato da Bagnai, racconta come in un’analisi statistica su decine di casi di crisi finanziaria di vari paesi, la media della CA dell’anno precedente la crisi fosse -4%... Cioè la nostra nel 2008? Sorprendente, no? Senza voler entrare nel dettaglio sulle conclusioni dello studio, i dati sono questi.

Farei notare anche che alcuni dati concorrono a mostrare come in Italia dal 2000 al 2007 ci sia stato un ingente flusso entrante di capitali privati esteri… Segno evidente di una crisi di competitività e di un’incipiente crisi di CA…

C’è uno studio che lo quantifica: http://bruegel.org/2012/07/capital-flight-in-the-euro-area-from-bad-to-worse/

Il flusso di capitali privati entranti in Italia passa dallo zero del 2002 a oltre il 20% del PIL nel 2011! Vi sembra poco? A me francamente no… E’ meno della Spagna? E meno male!

L’andamento Target 2 di Italia e Germania è praticamente speculare, segno che le banche italiane finanziano i loro deficit esteri sostanzialmente attraverso il surplus delle banche tedesche…

Altre brevi considerazioni ex post: perché Monti avrebbe “distrutto la domanda interna” e provocato una solenne recessione in Italia se non fosse stato così importante RIENTRARE DEL DEFICIT DI CA?

Perché la pressione sui nostri titoli di stato nel 2011 era pari a quella spagnola nonostante il loro debito estero molto più alto? Forse perché il nostro debito estero non era poi così basso, e magari perché il nostro debito pubblico era già alto (in compenso quello spagnolo è diventato alto ora…)

Quando l’autore dell’articolo scrive questo:

“Non prendo in considerazione questi punti perché ritengo non siano rilevanti ai fini di questo mio intervento sebbene ognuno meriterebbe una risposta.”

In pratica ci dice che ha usato i dati espressi da Bagnai per dire un’altra cosa rispetto a ciò che Bagnai voleva dire… E che quindi il suo articolo non c’entra nulla con la tesi di Bagnai! Bene, allora grazie…

Faccio notare che, come spesso accade da parte di chi difende la struttura economica attuale, per sostenerla è costretto a salti mortali logici e fattuali che risultano un po’ buffi… L’autore ci dice che

“le questioni a livello europeo si possano risolvere solo premendo in modo deciso l'acceleratore dell'integrazione”

Come sempre senza dire cosa ciò implichi: un unico bilancio e una fiscalità comune giusto?

Perfetto. Bisogna però accettarne le conseguenze, che sarebbero come minimo trasferimenti fiscali verso le zone più deboli, e abbiamo visto in Italia dal 1860 come sia andata a finire.. E’ un modello da perseguire? Se si vuole rendere l’economia periferica fragile a causa dell’iperspecializzazione inevitabile, subordinata e serbatoio di manodopera per l’economia centrale sicuramente sì!

Il secondo punto è che anche se questo modello fosse desiderabile (ma non direi proprio…) il problema maggiore è che c’è un paesello, che tanto paesello non è, poiché è il paese più forte di tutti… Che questa integrazione NON LA VUOLE!

In pratica per cui si continuano a immaginare scenari che sono completamente FUORI DALLA REALTA’, come se fossero REALISTICI. E questo se permettete, oltre che molto grave mi risulta DEL TUTTO INCOMPRENSIBILE.

Mi permetto una battuta sull’ultimo punto evidenziato:

“Vale tra l'altro la pena ricordare che CA deficit non riflettono necessariamente un'imbalance ma possono solamente segnalare un comportamento ottimale di agenti razionali che si indebitano a fronte di shock di reddito fututi attesi”

 Che è come dire: ho la febbre a 40, la gola infiammatissima, il catarro nei polmoni, respiro a fatica, ma se starnutisco potrebbe anche essere colpa della polvere nel tappeto appena sbattuto da mia moglie… Sì sì! Certo! Nella vita tutto POTREBBE. Basta volerci credere.

Hai capito tutto, complimenti. 

Reinventarsi d'un colpo contabilita' nazionale e teoria economica e' un accomplishment non di pochi ma unico.

Continua cosi', hai un grande futuro dietro alle spalle, giovanotto. 

Lei trova? Francamente sopravvaluta di parecchio le mie intenzioni e le mie capacità, ritengo di aver scritto cose molto semplici, al limite della banalità. Mentre capisco che scrivere inutilmente "accomplishment" invece di "talento", deve avere un significato particolare.
Se troverà modo di rispondere e riterrà quindi opportuno circostanziare il suo pensiero, lei o chi per lei, sarò felice di leggerla. Ma la prego, non ecceda in inglesismi, altrimenti poi non capisco.

Mi spiega esimio luminare, perchè Monti è venuto a distruggere la domanda interna? A quanto pare monti aveva molto a cuore il CA, consederando che il 2011 è l'ultimo anno di deficit. Ovviamente non mi aspetto una risposta, semplicemente perchè non ce l'ha.

 

Ps: per non parlare di Draghi che dice a Helsinki (video su youtube) :"Would it be imaginable that we have a monetary union based on permanent debtors and permanent creditors, forever?"
http://www.dailymail.co.uk/wires/ap/article-2851705/ECBs-Draghi-Euro-monetary-union-incomplete.html#ixzz4AGgns7A5

O vogliamo parlare di Vitor Constantio che ad Atene ha ammesso le stesse cose che dice Bagnai? 

 

Lei dovrebbe mandare questa lezioncina anche al presidente e vicepresidente della BCE e dir loro che non sanno cosa sia il VC.  Mi piace anche la non risposta di Boldrin, che non sapendo che dire la butta sul personale dicendo "hai un futuro", all'altro commentatore.

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