NIIP, ovvero: il Professor Bagnai e la Contabilità Nazionale

/ Articolo / NIIP, ovvero: il Professor Bagnai e la Contabilità Nazionale
  • Condividi

In aeroporto verso un seminario, navigando su Internet, mi imbatto in uno scritto del professor Alberto Bagnai (AB) datato Martedi 19 Agosto 2014 dal titolo “Debito estero e crescita: due obiettivi per due strumenti (ai politici)”. Nel post, AB si rivolge ai politici italiani narrando l'evoluzione della Net International Investment Position (NIIP) italiana degli ultimi 30 anni e suggerendo diverse strategie di policy. Dello scritto mi colpiscono due cose: il tono (che non commento) ed un errore vistoso che, mi auguro, derivi da una mia scarsa comprensione dello scritto. In questo mio intervento mi limito ad un'analisi tecnica.

Il post di AB si apre mostrando una figura che riporto qui di seguito.

 Figura 1 (originale Bagnai)

 Il grafico mostra l'evoluzione, dal 1980 al 2013, del current account (CA) italiano (linea nera) e della NIIP italiana prendendo come fonti per la NIIP Lane and Miles-Ferretti (2007) per gli anni 1980-2007 ed Eurostat per gli anni 1997-2013. Tutte le serie storiche sono espresse in rapporto al PIL. I dati riportati da AB sono corretti e lo scostamento tra la linea blu e quella rossa è fisiologico dati i noti problemi di stima. Per semplicità, nella mia analisi qui di seguito considero solo il periodo 1997-2013 ed utilizzo i dati Eurostat (linea rossa) in modo da eliminare lo scarto statistico tra le due serie (rossa e blu).

I punti salienti dell'impianto logico di AB sono da lui messi in evidenza come segue:

  1. Dal 1980 a oggi l'Italia ha conosciuto un'unica situazione nella quale, pur avendo un debito netto, si è trovata in situazione di surplus, di accreditamento netto, e quindi ha potuto rimborsare i propri debiti esteri, riducendoli. È successo, a spanna, dal 1993 al 1999, quando, come vedete, la linea nera (il saldo delle partite correnti) passò rapidamente sopra lo zero, a significare che l'Italia incassava dall'estero più di quanto pagava all'estero, e quindi le linee rossa e blu risalirono da un debito netto di circa 12 punti di Pil (raggiunto dalla linea blu nel 1991) a un più confortevole debito di soli 5 punti di Pil. Il debito estero quindi si ridusse di 7 punti di Pil.”

  2. L'episodio di cui sopra (il surplus dal 1993 al 1999), si inquadra fra due episodi di deterioramento strutturale dei conti esteri, cioè due episodi nei quali ogni anno la linea nera scendeva, passando da una situazione di accreditamento, a una di pareggio, a una di indebitamento. Il primo episodio va dal 1986 (quando l'Italia era in lieve surplus) al 1992; il secondo va dal 1996 (quando il surplus italiano raggiunse il suo picco) al 2011.Articolo1

Quello che mi colpisce nei passaggi riportati è che AB afferma (implicitamente) che le variazioni della NIIP siano state determinate solo da movimenti (proporzionali) del CA e che un miglioramento della NIIP sia possibile solo a condizione di avere saldi correnti positivi [Ripeto, grassetto mio, le parole di AB al riguardo: “l'Italia ha conosciuto un'unica situazione nella quale, pur avendo un debito netto, si è trovata in situazione di surplus, di accreditamento netto, e quindi ha potuto rimborsare i propri debiti esteri, riducendoli.”].

Pensare che la NIIP migliori solo a condizione di avere un CA surplus è errato ed ignora alcuni fatti elementari della contabilita' nazionale, oltre ad infrangersi sull'iceberg dei dati. Vediamo il perché, partendo dalle definizioni.

Il termine NIIP è utilizzato per riferirsi alla ricchezza netta estera di un paese. Ovvero è la differenza tra il valore dei foreign assets (patrimonio o ricchezza all'estero) detenuti dai residenti ed il valore del patrimonio (ricchezza) nel paese in questione detenuti da cittadini stranieri. Insomma, per fare un esempio concreto, la differenza fra le "case" che i residenti in Italia possiedono all'estero e le "case" in Italia che i residenti all'estero possiedono. Come tale, la NIIP è una (differenza fra) stock mentre la CA è invece la differenza fra due flussi. L'evoluzione della NIIP da un periodo al successivo è determinata da due componenti. La prima sono deficit o surplus di CA che implicano (rispettivamente) acquisti o vendite (nette) internazionali di asset. La seconda sono i “Valuation Changes” (VC), ovvero movimenti (relativi) dei prezzi degli strumenti finanziari che compongono le attività e le passività internazionali del paese. Se i prezzi delle case a NY crescono di piu' dei prezzi della case a Milano il VC lo contabilizza. Tipicamente, movimenti di VC sono determinati dai movimenti (relativi) dei mercati finanziari e dei tassi di cambio rilevanti. Formalmente, la relazione appena descritta si esprime tramite una banale equazione:

D(NIIP(t)) = CA(t) + VC(t)

ove l'operatore 'D' indica la differenza prima rispetto al tempo. In parole: la variazione nel tempo t della NIIP e' uguale alla somma algebrica dei due flussi menzionati durante lo stesso periodo di tempo.

Utilizzando lo stesso dataset di AB e prendendo come periodo d'inizio il 1997 (primo anno nel dataset Eurostat), ho scomposto l'andamento della NIIP italiana nelle sue due componenti (CA e VC) calcolando il contributo di ciascuna. Nel dettaglio, ho cumulato i valori annuali delle CA nel tempo (di nuovo, prendendo come anno iniziale il 1997) e calcolato le VC (cumulate) come differenza tra la NIIP ed il CA (cumulato). Riporto il risultato di questo banale esercizio nel grafico qui di seguito.

ITA_NIIP

 

La linea rossa del mio grafico è identica a quella del grafico di AB ed in entrambi i casi esprime la NIIP italiana nel tempo in rapporto al PIL. La linea nera riporta i saldi cumulati delle partite correnti, ovvero il contributo del CA all'andamento della NIIP rispetto alla posizione del 1997 (ergo, ortogonale all'evoluzione dei prezzi relativi). La linea gialla è calcolata per differenza e riporta quindi il contributo delle VC ai movimenti della NIIP nel tempo.

Per semplicità, commento solo il periodo compreso tra il 1998 (il 1997 non è riportato nel grafico essendo l'anno base) ed il 2007 (l'ultimo anno prima della crisi). Nel 1998 la NIIP italiana è pari al -9.0 percento del PIL (nel 1997 al -4.8 percento del PIL). A fine del 2007 la NIIP si deteriora ed è stimata al -25.4 percento del PIL. Come però si nota dal mio grafico, i deficit cumulati di CA tra il 1997 ed il 2007 sono stati pari solo al -2.2 percento del PIL. Detto in altri termini, più del 90 percento del deterioramento della NIIP italiana non è stato determinato dal CA ma da VC. Ragionamenti simili si applicano all'intero periodo considerato da AB nel suo scritto, sebbene AB sembri ignorare completamente il punto concentrandosi solo sull'andamento del CA.

Una naturale domanda da porre (senza strillare argomentazioni fantasiose contro large current account deficit, dato che l'Italia non ne ha mai sofferto a differenza di altri Paesi del sud Europa) è quindi la seguente: cosa ha determinato l'andamento delle VC tra il 1997 ed il 2007? Per capirlo bisogna prendere in considerazione cosa è successo con l'introduzione dell'Euro. Come sottolinea (per una volta in modo esaustivo) la Commissione EuropeaArticolo2, data la nuova (per l'epoca) denominazione in Euro, il finanziamento estero di strumenti di debito italiani è cresciuto significativamente e l'investimento in equity all'estero degli italiani è cresciuto più della controparte estera (ovvero dell'investimento in equity in Italia da parte di cittadini stranieri). Come risultato, le passività del Paese Italia si sono progressivamente spostate verso una denominazione in Euro (quindi inelastica al tasso di cambio) mentre i valori patrimoniali attivi (assets) si son spostati verso una denominazione in valuta estera, tipicamente dollari americani. In pratica, la NIIP italiana ha finito con l'assomigliare progressivamente a quella americana, nel senso che anche per gli US le attivita' sono denominate in valute estere e le passivita' sono denominate nella moneta nazionale (il che, chiaramente, rappresenta un punto di forza). Come tale, è probabile che la NIIP italiana possa migliorare significativamente nell'anno in corso dato il deprezzamento corrente ed atteso dell'Euro. Tuttavia, per quanto detto sopra, lo farà probabilmente più dal lato VC che dal lato CA.

Vale inoltre la pena ricordare che la NIIP italiana non ha mai raggiunto livelli allarmanti (quale che sia la definizione di “allarmante”). Il paese ha una posizione relativamente solida in termini assoluti e maggiormente se raffrontata agli altri paesi del sud Europa (alla fine del 2013 la NIIP in Spagna, Portogallo e Grecia era rispettivamente del -98.2 percento, -118.7 percento e -119.3 percento), o agli Stati Uniti (-25 percento alla fine del 2012 nonostante l'effetto largamente positivo delle VC negli ultimi 15 anni)Articolo3. Non solo, ma ancora oggi la solida posizione del settore privato (la ricchezza netta delle famiglie italiane è stimata attorno al 560 percento del PIL incluse le attivita' reali, pari a più di otto volte il reddito disponibile delle famiglie stesse) compensa la posizione finanziaria negativa del governo e delle imprese non finanziarie.

Con questo non voglio negare i problemi dell'unione monetaria europea. Tali problemi sono seri e ben noti agli economisti fin dall'introduzione della moneta unica. Dal mio canto rimango convinto che le questioni a livello europeo si possano risolvere solo premendo in modo deciso l'acceleratore dell'integrazione (pena un lento declino dell'intero continente). Ma le origini dei problemi italiani sono da ricercarsi altrove, senza gridare in modo poco informato contro il fantasma degli "squilibri delle partite correnti" che, come ho mostrato, hanno giocato un ruolo marginale nell'evoluzione della NIIP.Articolo4 Piuttosto, si dovrebbe agire sul problema principale, ovvero la produttività del Paese che, a quanto ho potuto vedere, fa da riflesso ad un livello di capitale umano preoccupantemente decrescente come mostrano alcuni scritti in cui, di tanto in tanto, mi imbatto sul web.

 

Articolo1Per completezza, i punti sollevati da AB nel post originale sono sei. I quattro non riportati in questo scritto argomentano rispettivamente che: (i) “dal 1980 a oggi l'Italia è sempre stata debitrice netta verso l'estero, (iv) “entrambi gli episodi di deterioramento strutturale sono legati all'adozione da parte dell'Italia di un cambio fisso”, (v) “entrambi gli episodi si sono risolti in modo abbastanza rapido” e (vi) “la nostra situazione questa volta non è affatto migliorata, anzi!”. Non prendo in considerazione questi punti perché ritengo non siano rilevanti ai fini di questo mio intervento sebbene ognuno meriterebbe una risposta.

 

 

Articolo2 Come la Commissione Europea ha evidenziato (vedere 'European Economy, Occasional Papers (2012), Macroeconomic Imbalances – Italy' disponibile a ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2012/pdf/ocp107_en.pdf), "part of this shift 'may be explained by the increased use by Italian investors of mutual and other investment funds located abroad also for taxation purposes".

 

 

Articolo3 Sul punto si veda (Chapters 1 and 2) International Macroeconomics by Schmitt-Grohe, Uribe, and Woodford.

 

 

ArticoloVale tra l'altro la pena ricordare che CA deficit non riflettono necessariamente un'imbalance ma possono solamente segnalare un comportamento ottimale di agenti razionali che si indebitano a fronte di shock di reddito fututi attesi. Un modello elementare di real business cycle internazionale model mostra queste dinamiche in modo molto chiaro.

 

Indietro

Commenti

Ci sono 72 commenti

Questo è un altro esempio di correlazioni spurie e concluzioni tragicomiche

http://keynesblog.com/2015/01/19/produttivita-euro/

Grazie. 

Se avete altri esempi postate il link. Avro' cura di commentarli.

Il termometro serve a misurare la febbre, se il bambino lo mette sopra il termosifone per non andare a scuola il valore che segna non ha significato rispetto alla misura della temperatura e non ci dobbiamo allarmare. Il NIIP dovrebbe servire come indicatore di una situazione o di un processo, ma se “probabilmente” i valori che segna, almeno stavolta e per l'Italia, sono frutto di una semplice ridenominazione incrociata, allora come non ci dobbiamo preoccupare della sua evoluzione dal 1997 così non dovremmo gioire di un eventuale suo prossimo miglioramento per una ridefinizione dei cambi euro-dollaro.

Se il NIIP è inservibile, poi, dobbiamo stare tranquilli? Saranno dunque definitivamente assolti Prodi e Berlusconi?

Prodi come ultimo esecutore di un piano di lungo corso e col centrodestra, invece, allora generalmente perplesso, e con sollievo di chi evidentemente ne condivide un inconfessabile senso di colpa, e Berlusconi per non aver saputo fare le riforme promesse come quelle fatte da Schroeder.

Se non è un problema di sostanza che per l'Italia il NIIP sia passato con calma dal 1997 al 2013, a spanne, da -4 a -30 (con beneficio di inventario), vale lo stesso ragionamento per la Germania passato dal +5 al +50? Anche qui è solo un problema di ridenominazione?

Io credo che ogni Paese rappresenti una storia livemente diversa (per la cronaca, la NIIP tedesca passa dal 3.1 del 1999 al 24.1 del 2007; qui la tavola Eurostat: ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do.

Il mio intervento, ripeto, serve a ribadire quattro punti che continuano a non essere chiari nel dibattito sull'Italia (repetita: non escludo che per altri Paesi valgano considerazioni diverse):

1) L'andamento della NIIP italiana non e' trainato da CA deficits.

2) L'Italia non ha mai sofferto di CA imbalances, quale che sia la definizione di "imbalances" che si vuole usare (e non e' semplice definire il concetto).

3) Il CA e' anticiclico per definizione (questo perche' l'andamento del CA e' determinato in larga misura dalla trade balance, le importazioni e le esportazioni sono entrambe pro-cicliche ma le importazioni sono piu' pro-cicliche delle esportazioni essendo una funzione del reddito nazionale quindi la trade balance e' anti-ciclica) quindi bisogna fare attenzione ad interpretarne gli andamenti.

Ma soprattutto:

4) Il problema Italiano e' e rimane un problema di produttivita'. Accusare l'Euro (nonostante tutti i suoi grandi difetti) e' troppo semplice ed ignora alcuni importanti risultati della ricerca economica (qui un paper di Luigi Zingales sul punto: faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf).

Quando lavoravo al Fondo Monetario ho scritto un paper sulla rilevanza del saldo di partite correnti nella politica economica. A questo link si trova il bignami preparato dall'Economist

www.economist.com/node/142800

Fabio,

condivido il paper. Tra l'altro, se non ricordo male qualche tempo fa avevo letto un tuo articolo sugli errors and omissions nella BoP (che spesso sono tutt'altro che trascurabili come sai). Ricordo male?

Scusate, approfitto della discussione per chiedervi un consiglio.
Ho studiato (con risultati invero non esaltanti!) economics SOLO a livello di MSc (più letture sparse su NfA e simili). Quindi mi mancano sia conoscenze undergraduate che approfondimenti a livello di PhD (a parte le cose su cui lavoro, strettamente in ambito micro).
Di (macro)economia internazionale, insomma, non ci capisco quasi nulla. Le dinamiche legate a tassi di cambio, saldo delle partite correnti etc. mi sono piuttosto oscure - anche se ciò non mi preclude, conoscendo l'abc, di seguire articoli ben scritti come questo.
Però mi piacerebbe sistematizzare un po' di concetti... mi suggerireste, per favore, un buon testo di riferimento, magari non troppo hard o troppo ponderoso (leisure is leisure!)?
Grazie mille. 

Caro Marco,

Come si dice dalle mie parti, "no pain, no gain". Personalmente faccio riferimento ai testi di Uribe-SmithGrohe'(-Woodford). Il link e' questo: www.columbia.edu/~mu2166/lecture_notes.html. Ne troverai due: uno e' per master students, l'altro per PhD.

Hope this helps,

S.

La lezione magistrale di Luigi Zingales allo Speciale Ravenna Future Lessons 2012 www.youtube.com/watch --

Mi scuso per il contributo poco 'formalizzato', ma vorrei proporre ugualmente l'intervento del Prof. Zingales. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il Prof. Bagnai, soprattutto sul punto iniziale toccato (rent-seeking, monopoli e sussidi statali vs. mercato) unitamente alla seguente...tabellina riepilogativa 'Italia oggi'. Mi domando come qualsivoglia svalutazione possa incidere sul seguente scenario...

Challenges

1.An inefficient tax system 2.High public expenditure 3.High pension costs (senza trascurare i babybabybaby del 1983)

Opportunita'

1.Low business competitiveness 2.Low market share in key sectors 3.Low labour productivity 4.High energy costs 5.Inefficient legal system 6.Low R&D investments

Io vi vedo R&D e produttivita'. Non carta moneta....ma magari saro'biased...Impossibile prendere seriamente in considerazione simili analisi. E non dico che l'edificio euro sia perfetto. Ma non e' serio parlare di svalutazione, basti solo considerare i residui fiscali Nord/sud e l'assenza assoluta di competizione. Minuto 28 dell'intervento del Prof. ZIngales su nepotismo...e monopolio rigido (della religione, nel caso) senza competizione. Colpa dell'euro?

Condivido piu' o meno tutto quello che Zingales dice in quel video.

Caro Dott Stradivari, grazie per il bel post. Ho una domanda da farle: perché non estende la sua, puntuale e formalmente inappuntabile, analisi allo stesso periodo che analizza Bagnai? Mi spiego.

La tesi che Bagnai prougna si basa sul fatto di poter usare 2 strumenti (cambio e manovra di bilancio restrittiiva) per 2 obiettivi (tornare con CA positive e ridurre, tramite la crscita,  il NIIP). In effetti, dai numeri e relativo grafico sembra che, nel periodo dove i due strumenti sono stati usati, gli obiettivi siano stati conseguiti. Poi è arrivata la fissazione dei cambi (con relativa rivalutazione della lira vs marco, non dimentichiamocelo) che ha di fatto tolto al ns paese uno strumento da utilizzare per correggere le imbalances.

La controprova, secondo Bagnai, è data dalla manovra di bilancio di Monti e governi seguenti, manovre che distruggendo domanda interna hanno ridotto l'import e riportato così in equilibrio la CA, ma hanno causato recessione perché, non disponendo  della flessibilità del cambio, l'esport non è aumentato e quindi non si è creato "credito aggiuntivo " vs l'estero tale da far diminuire lo stock di debito estero (che anzi ha continuato a peggiorare).

Ecoo, se nello studio che Lei fa, Dott Stradivari, potesse inserire gli anni a cui Bagnai si riferisce quando parla dei due strumenti a disposizione, anziché iniziare proprio da quando uno dei due strumenti viene meno (la fissazione delle parità vs Euro), forse avremmo un panorama più obiettivo e completo. E, ritengo, non  corretto, in termini di confronto co la tesi di Bagnai,  da parte Sua dire che "per semplicità analizza solo il periodo fra 1998 e 2007: in quel periodo l'Italia non ha sperimentato nessuma manovra fortemente (attenzione sottolineo fortemente, non normali politiche di bilancio tese ad accompagnare il ciclo) correttiva come invece avvenuto nel 1992 e nel 2011.

L'ipotesi che, nella sostanza, mi piacerebbe fosse analizzata è quella che, secondo me, sta alla base del lavoro di Bagnai e cioè che  è la crescita del GDP, ottenuta mantenendo comunque le CA in territorio positivo,  l'elemento determinante  per ri-portare e mantenre in territorio positivo la Posizione Netta sull'Estero; elemento quindi molto più rilevante di quanto non lo siano i cambiamenti nei prezzi degli strumenti finanziari.

Grazie in anticipo per la risposta che eventualmente vorà darmi

Caro Roberto,

se me lo permetti, diamoci del tu. Quella che suggerisci mi sembra un'ottima idea. Un altro commento a questo post suggerisce di confrontare l'andamento delle VC dell'Italia con quelle della Germania e di spiegarne le differenze. Accetto volentieri il suggerimento e prometto uno scritto appena possibile. 

In questo post volevo solo precisare quanto successo dall'introduzione dell'Euro al 2007 e rimarcare che l'Italia e' un caso un po' diverso dagli altri Paesi del sud Europa perche' non ha mai sofferto di imbalances. Con questo (come ho scritto alla fine del mio post), l'incompletezza dell'area Euro pone dei problemi seri che erano noti agli economisti fin dal 1995 ed alcune delle cose che dici nel tuo commento mi sembrano condivisibili. In ogni caso, prometto un altro post piu' specifico al riguardo, sperando abbiate ancora la pazienza di volermi leggere.

A presto,

S.

Roberto, quello che dici penso sia ampiamente condiviso da molti dei commentatori a questo post. Tuttavia, secondo la mia modesta opinione, si corre il rischio di allontanare l'attenzione dal punto centrale del post, ovvero che la crisi dell'italia non e' una crisi di bilancia dei pagamenti. Current account deficit in doppia cifra, basso debito pubblico ed enorme debito privato finanziato prevalentemente da soggetti stranieri...questo e' il film (molto semplificato) di irlanda e spagna, ma non dell'italia: l'italia non ha mai avuto problemi di pesanti CAD, il debito privato e' molto basso secondo gli standard internazionali e il debito estero, comunque non eccessivo, serve per finanziare soprattutto il settore pubblico. Il problema italiano e' un problema di assenza di crescita potenziale causata dallo strutturale declino della produttivita, non di bilancia dei pagamenti. Una ulteriore conferma e' data dal fatto che spagna e irlanda, superato lo shock da ribilanciamento ciclico forzato, hanno ripreso a crescere, mentre l'italia, pur essendo stata superata la crisi finanziaria (almeno temporaneamente grazie agli ombrelli di cui sappiamo) continua a declinare. Il problema italiano e' soprattuto strutturale, non ciclico.

Qualcuno con piu' tempo/neuroni di me riesce a capire il merito della tesi enunciata qui?

(il tempo ce l'ho ...)

ho letto, l'autore è sicuramente disinvolto e affezionato al ruolo di bel pensatore fuori dagli schemi. rilevo subito che il caso Italia non viene considerato, perchè probabilmente in grado di mettere in crisi anche i "ribelli eterodossi". 

ma chi saranno mai questi creditori che prestando  danneggiano il debitore e che prima li facciamo smettere e meglio sarà per tutti?  boh, si parla di banchieri, alta finanza, roba grossa.

o, visto il media, ginnastica delle dita ...

Prof. Stradivari mi sono preso la liberta' di guardare il sito del Prof. Bagnai ( che non usa uno pseudonimo ma il suo nome assumendosi la responsabilita' di quello che scrive) ed ho visto che nei commenti in risposta del suo post ci sono alcune persone che hanno rifatto i suoi calcoli e che divergono dai suoi.

Forse sarebbe bene che lei leggesse questi commenti e che li confutasse altrimenti io non so chi di voi ha ragione.

Chi lavora in organismi internazionali, banche centrali e similia non puo' firmare con il proprio nome articoli d'opinione che tocchino materie di cui l'organismo per cui lavora si occupa. Questo per l'ovvia ragione che l'opinione di un alto funzionario dell'organismo X, per personale che sia, potrebbe essere presa dal pubblico come l'opinione dell'organismo X e questo creerebbe conflitti e confusione.

Per questo alcuni nostri collaboratori, come stradivari, brighella ed altri, si firmano con pseudonimi di loro scelta. Nessuna intenzione di nascondersi per evitare brutte figure, al contrario.

Al resto della domanda ci pensera' stradivari appena legge il commento. 

Caro Luigi,

Ho controllato ma oltre a discussioni da bar sport non ho trovato calcoli che divergono dai miei. Anzi, per la verita' non ho proprio trovato calcoli nei commenti. Forse mi e' sfuggito qualcosa? Nel caso, la prego di copiare ed incollare qui il commento che le interessa, replichero' con piacere. In ogni caso mi creda, i miei calcoli non possono essere sbagliati perche' ho solamente fatto una somma e le serie storiche usate (come ho mostrato) sono identiche a quelle di AB.

Per quanto riguarda poi il mio pseudonimo le ha risposto Michele. Purtroppo lavoro per una istituzione che impone dei vincoli di comunicazione precisi al proprio staff. Questo e' fatto per evitare che le posizioni personali possano essere confuse con quelle ufficiali (anche mettendo un disclaimer). Mi creda, mi piacerebbe moltissimo poter firmare i miei interventi soprattutto un commento ad un non senso (uno dei tanti) di AB. Ma purtroppo non posso.

goofynomics.blogspot.com/2015/02/il-mercato-e-il-mio-pastore-non-manco.html

 

goofynomics.blogspot.it/2015/02/il-mercato-e-il-mio-pastore-non-manco.html

Caro signor Ernesto,

Le devo una risposta. Allora, ho letto i commenti a cui faceva riferimento e mi e' venuto da sorridere (o piangere). 

Come scrivevo in un mio commento qui sopra, la tesi del signor Luca Buldorini e' che i miei calcoli non sarebbero affidabili perche' non tengono conto degli errori (ed omissioni) statistiche della bilancia dei pagamenti. Ragioniamo assieme.

- E' vero che nella bilancia dei pagamenti (BoP) esistono degli errori e delle omissioni ed e' vero che spesso non sono trascurabili (ne parlavo in un mio commento qui sopra con Fabio Scacciavillani, controlli lei stesso).

- Nella BoP si trovano specificati gli errori ed omissioni anno per anno. Ma la BoP non specifica la *direzione* (il segno) degli errori e delle omissioni. 

- Quello che il signor Buldorini assume e' che gli errori siano sommabili nel tempo perche' sempre nella stessa direzione. Ma nulla dice che lo siano. In altre parole, il signor Buldorini assume che alla Banca d'Italia ed all'ISTAT siano tutti dei cretini perche' per 10 anni di fila hanno sbagliato *sempre* nella stessa direzione e non se ne sono mai accorti. Non solo, ma secondo lui la stessa cosa e' avvenuta in tutti i Paesi del mondo. Insomma, in tutte le banche centrali ed in tutti gli istituti di statistica del mondo ci sono solo cretini..

.. oppure lo sprovveduto e' chi scrive la prima stupidaggine che gli viene in mente senza tentare di usare la testa. 

P.S. Si noti anche che se si dice che il mio scritto e' inaccurato perche' non tiene in considerazione degli errori e delle omissioni della Bop, allora perche' non dovrebbe esserlo quello originale di AB? Ah, gia'.. e' perche' alla Bd'I sbagliano per 10 anni sempre nella stessa direzione. Oh, Key!

Mi intrometto con grande ritardo e in punta di piedi in questo interessante dibattito che ha permesso anche a me di scoprire un aspetto della PNE che non conoscevo, e quindi devo ringraziarvi per le informazioni fornite a riguardo. Devo anche dire che concordo sul fatto che la risposta proveniente dai commenti del Blog di Alberto Bagnai sia piuttosto povera e inconsistente, si sarebbe potuto fare di meglio e in modo più convincente.

Io dubito tuttavia che il Prof. Bagnai non sia al corrente della composizione della PNE... Ed è forse un po' ingeneroso supporlo, ancorchè sinceramente piuttosto capzioso applicare un discorso che Bagnai fa sulla PNE ad uno scopo che non è quello che Bagnai si proponeva... Intendo dire che leggendo per intero quell'articolo si evince che Bagnai non vuole affatto dimostrare che è necessario avere una CA positiva per migliorare PNE! E' buffamente proprio il contrario! AB si serve della PNE per dimostrare come la risalita della CA italiana sia dovuta fondamentalmente alla depressione dell'import (e quindi dell'economia) e non ad una reale ripresa, e lo fa sottolineando come il riallineamento del cambio del 1992 abbia portato in attivo la CA e ad un miglioramento della PNE, grazie alla crescita, mentre il ritorno in positivo della CA nel 2011 NON ha portato per niente ad un miglioramento della PNE, in quanto provocato dal calo dell'import per crisi di domanda provocata.

D'altro canto la differenza da voi stessi sottolineata tra VC e CA (stock contro flusso) evidenzia come la PNE non sia particolarmente efficace nell'individuare una situazione economica di potenziale pericolo nel breve termine per un paese (in quanto basata principalmente sulle variazioni di uno stock, un po' come la quota capitale del debito pubblico, se mi passate il paragone), mentre la CA DECISAMENTE LO E'. Proprio perchè è un flusso "di cassa"... E' questo, credo, il motivo per cui Bagnai si sofferma su quello... Infatti la PNE italiana non è molto significativa nel contesto della crisi dell'Euro, se non nell'evidenziare ciò che Bagnai sottolinea: e cioè che le riforme di Monti hanno tamponato i sintomi ma in realtà aggravato la malattia.

Ciò detto trovo francamente sorprendente la leggerezza con cui lo sbilanciamento della CA italiana viene da voi derubricato a "problema secondario", per una serie di motivi che vi inviterei ad analizzare per una volta "ex post" e non "ex ante":

se andiamo ad analizzare la CA italiana del 1992, scopriamo che uno sbilanciamento INFERIORE a quello del 2008-2010 è stato sufficiente a provocare l’uscita dell’Italia dallo SME con conseguente svalutazione e susseguente riallineamento della nostra divisa (ciò di cui avremmo avuto bisogno anche nel 2008, magari?) Mica roba da poco eh! O no? Questo dovrebbe far sorgere qualche dubbio sul fatto che già un deficit di qualche punto prolungato negli anni di CA sia tranquillamente in grado di causare una grave crisi ad un paese…

Lo studio di Manasse e Roubini del 2005, citato da Bagnai, racconta come in un’analisi statistica su decine di casi di crisi finanziaria di vari paesi, la media della CA dell’anno precedente la crisi fosse -4%... Cioè la nostra nel 2008? Sorprendente, no? Senza voler entrare nel dettaglio sulle conclusioni dello studio, i dati sono questi.

Farei notare anche che alcuni dati concorrono a mostrare come in Italia dal 2000 al 2007 ci sia stato un ingente flusso entrante di capitali privati esteri… Segno evidente di una crisi di competitività e di un’incipiente crisi di CA…

C’è uno studio che lo quantifica: http://bruegel.org/2012/07/capital-flight-in-the-euro-area-from-bad-to-worse/

Il flusso di capitali privati entranti in Italia passa dallo zero del 2002 a oltre il 20% del PIL nel 2011! Vi sembra poco? A me francamente no… E’ meno della Spagna? E meno male!

L’andamento Target 2 di Italia e Germania è praticamente speculare, segno che le banche italiane finanziano i loro deficit esteri sostanzialmente attraverso il surplus delle banche tedesche…

Altre brevi considerazioni ex post: perché Monti avrebbe “distrutto la domanda interna” e provocato una solenne recessione in Italia se non fosse stato così importante RIENTRARE DEL DEFICIT DI CA?

Perché la pressione sui nostri titoli di stato nel 2011 era pari a quella spagnola nonostante il loro debito estero molto più alto? Forse perché il nostro debito estero non era poi così basso, e magari perché il nostro debito pubblico era già alto (in compenso quello spagnolo è diventato alto ora…)

Quando l’autore dell’articolo scrive questo:

Non prendo in considerazione questi punti perché ritengo non siano rilevanti ai fini di questo mio intervento sebbene ognuno meriterebbe una risposta.

In pratica ci dice che ha usato i dati espressi da Bagnai per dire un’altra cosa rispetto a ciò che Bagnai voleva dire… E che quindi il suo articolo non c’entra nulla con la tesi di Bagnai! Bene, allora grazie…

Faccio notare che, come spesso accade da parte di chi difende la struttura economica attuale, per sostenerla è costretto a salti mortali logici e fattuali che risultano un po’ buffi… L’autore ci dice che

“le questioni a livello europeo si possano risolvere solo premendo in modo deciso l'acceleratore dell'integrazione

Come sempre senza dire cosa ciò implichi: un unico bilancio e una fiscalità comune giusto?

Perfetto. Bisogna però accettarne le conseguenze, che sarebbero come minimo trasferimenti fiscali verso le zone più deboli, e abbiamo visto in Italia dal 1860 come sia andata a finire.. E’ un modello da perseguire? Se si vuole rendere l’economia periferica fragile a causa dell’iperspecializzazione inevitabile, subordinata e serbatoio di manodopera per l’economia centrale sicuramente sì!

Il secondo punto è che anche se questo modello fosse desiderabile (ma non direi proprio…) il problema maggiore è che c’è un paesello, che tanto paesello non è, poiché è il paese più forte di tutti… Che questa integrazione NON LA VUOLE!

In pratica per cui si continuano a immaginare scenari che sono completamente FUORI DALLA REALTA’, come se fossero REALISTICI. E questo se permettete, oltre che molto grave mi risulta DEL TUTTO INCOMPRENSIBILE.

Mi permetto una battuta sull’ultimo punto evidenziato:

Vale tra l'altro la pena ricordare che CA deficit non riflettono necessariamente un'imbalance ma possono solamente segnalare un comportamento ottimale di agenti razionali che si indebitano a fronte di shock di reddito fututi attesi

 Che è come dire: ho la febbre a 40, la gola infiammatissima, il catarro nei polmoni, respiro a fatica, ma se starnutisco potrebbe anche essere colpa della polvere nel tappeto appena sbattuto da mia moglie… Sì sì! Certo! Nella vita tutto POTREBBE. Basta volerci credere.

Hai capito tutto, complimenti. 

Reinventarsi d'un colpo contabilita' nazionale e teoria economica e' un accomplishment non di pochi ma unico.

Continua cosi', hai un grande futuro dietro alle spalle, giovanotto. 

Mi spiega esimio luminare, perchè Monti è venuto a distruggere la domanda interna? A quanto pare monti aveva molto a cuore il CA, consederando che il 2011 è l'ultimo anno di deficit. Ovviamente non mi aspetto una risposta, semplicemente perchè non ce l'ha.

 

Ps: per non parlare di Draghi che dice a Helsinki (video su youtube) :"Would it be imaginable that we have a monetary union based on permanent debtors and permanent creditors, forever?"
http://www.dailymail.co.uk/wires/ap/article-2851705/ECBs-Draghi-Euro-monetary-union-incomplete.html#ixzz4AGgns7A5

O vogliamo parlare di Vitor Constantio che ad Atene ha ammesso le stesse cose che dice Bagnai? 

 

Lei dovrebbe mandare questa lezioncina anche al presidente e vicepresidente della BCE e dir loro che non sanno cosa sia il VC. 

Mi piace anche la non risposta di Boldrin, che non sapendo che dire la butta sul personale dicendo "hai un futuro", all'altro commentatore.