noiseFromAmerika: the book

28 gennaio 2010 redattori noiseFromAmeriKa

copertina libro su tremontiUna piccola ma coraggiosa casa editrice di Napoli (e poi non si dica che siamo i soliti polentoni), l'Ancora del Mediterraneo, ha accettato di pubblicare uno scritto a dieci mani dal titolo "Tremonti: istruzioni per il disuso".

Anche se delle malefatte fattuali, logiche e pratiche di Voltremont abbiamo parlato assai in questo blog, il contenuto del libro è quasi completamente nuovo, oltre che interessante (come potrebbe essere altrimenti?). Invitiamo i lettori che vogliano acquistare il libro (ossia, tutti ...) ad ordinarlo presso le proprie librerie al fine di migliorarne l'esposizione sugli scaffali - nonché a recensirlo presso i siti di librerie online (una parziale lista delle quali è disponibile sul sito del libro).

L'indice del libro, il primo capitolo (fra poco), ed altri materiali sono consultabili nel sito del libro: librotremonti.noisefromamerika.org, che vi preghiamo di diffondere a piacere. Buona lettura e postate qui i vostri commenti e le vostre domande!

Il primo capitolo del libro e' disponibile su librotremonti.noisefromamerika.org

143 commenti (espandi tutti)

Devo dire che mi viene proprio spontaneo rammentare, con un po' di nostalgia, il mio minuscolo contributo "La legislazione in materia di Università e Ricerca: istruzioni per l'uso" all'impresa collettiva "Cervelli in Gabbia" di qualche anno fa...

Cheers!

RR

A quanto pare si sono accorti del libro, anche se a occhio non hanno letto nulla oltre la controcopertina. E' bastato loro sapere che parlavamo male del loro eroe Giulio, nessuna menzione dei contenuti.

Interessante la definizione di ''economisti dissidenti''. Il termine ''dissidente'' eravamo abituati a vederlo associato ai paesi autoritari. E' anche un termine che viene usato con stretta valenza politica. Dal punto di vista metodologico nessuno di noi può essere definito ''eterodosso'', ''dissidente'' o non so che. E' Tremonti che è completamente eterodosso, nel senso che produce analisi (così per dire) che sono completamente bizzarre rispetto a quanto sappiamo e ai metodi che normalmente usiamo nelle scienze sociali. Però è lui che è al potere, quindi gli eterodossi e i dissidenti sono quelli che fanno notare che le cose che racconta son fregnacce. Un altro esempio di quanto allucinante sia in Italia il dibattito politico-culturale.

Re: Da Il Giornale

28/1/2010 - 12:41

Beh no si sono accorti che al posto di chiacchiere da bar usate cifre e teoremi. Che in Italia equivale a perdere di credibilità. Non avete messo un bel capitolo sulla supercazzola dei massimi sistemi?

Già, hai ragione. Questa cosa che in Italia il termine ''teorema'' abbia un connotato negativo la dice veramente lunga sul paese. A mia memoria credo abbia iniziato Toni Negri e i vari ''sinistri antagonisti'' a dire che le indagini contro di loro erano ''teoremi''. Poi, come tante altre cose di quell'area politico-culturale, il linguaggio è passato ai berluscones. Ricordo un collega amerikano, a metà anni 90, che mi chiedeva un po' stupito cosa intendeva Berlusconi quando diceva che le indagini contro di lui erano basate su ''teoremi''. La sua ingenua domanda era ''Does he know that a theorem is something true?''.

Sandro, concordo sul tuo giudizio sull'uso negativo e su quello che indica nella mentalita', pero' credo che l'origine sia dovuta al fatto che non conosceva il termine "congettura", o magari Negri voleva fare l'alternativo. O magari si e' fatto influenzare dalla musica leggera. :)

 

 

No, Marco Ferradini no! Ultimamente non cantava nella pubblicità delle sottilette Kraft? 

BS di sicuro questa interpretazione del termine "teorema" potrebbe averla presa da Ferradini, visti i suoi trascorsi canori...


Siccome so che lo fate solo per i soldi, darò con piacere il mio obolo e comprerò (e magari lo leggo pure, giusto perché ho già finito Dan Brown) :-).

Però mi domando: era proprio necessario che vi auto-battezzaste "Collettivo noiseFromAmerika"? Non fa troppo Leoncavallo? Non rischia di fare il gioco delle critiche di parte (e.g., il Giornale)?

Re: collettivo?

lugg 28/1/2010 - 13:11

Considerato il fatto che al giornale usano termini come "dissidenti" direi che il gioco lo fanno prima di tutto loro, con la differenza che quelli di nfA probabilmente si divertono.

Non fa troppo Leoncavallo?

in effetti anche la grafica di copertina ricorda un po' le edizioni della Shake o Castelvecchi.. :-) lo comprerò appena possibile

gentile Paolo se per caso ti piacciono i fumetti o le barzellette, ti consiglio La paura e la speranza. Davvero divertente come....... fanta-politica? Non ci arriva. Fanta-economia? Magari! Ma no! non è il caso. Beh! leggerlo e trarre la propria conclusione va bene. Fa comunque venire il buonumore. Al lettore.Al cittadino invece la pelle d'oca.

A proposito! Il termine collettivo viene usato perchè notoriamanete il blog ed i suoi autori sono eversori della volontà popolare di chiara matrice komunista.

 

 

 

Finalmente ho la possibilità di fare un salto di qualità e passare da LETTORE di nFA a CLIENTE nFA !

Per correttezza aspetterò di leggerlo prima di lasciare commenti si IBS ... anche se sono certo che sarà il libro più atteso del 2009!

ettoregonzaga

PS:

Certo che la parola 'collettivo' mi fa drizzare i peli delle orecchie!!!

[...] la parola 'collettivò mi fa drizzare i peli delle orecchie!!!

Rasali, che fa brutto ... :-)

Battute a parte, noi il libro l'abbiamo scritto collettivamente, quindi ci sembrava la parola adeguata.

Che poi ad alcuni faccia ricordare eventi del passato, beh lo sospettavamo ... però, cosa vuoi, da un lato solo i pavidi rinnegano il proprio passato e, dall'altro, solo gli imbecilli non sanno riderci sopra rivisitandolo criticamente. Avendo l'ambizione di non essere né l'una ne' l'altra cosa ci siam detti: vada per il collettivo. Chi ha orecchie per intendere, intenda; gli altri in roulotte ...

Invitiamo i lettori che vogliano acquistare il libro (ossia, tutti ...) ad ordinarlo presso le proprie librerie al fine di migliorarne l'esposizione sugli scaffali - nonché a recensirlo presso i siti di librerie online

Va bene. Poi però se il libro fa il botto, a Firenze tutti dietro ad un banchino ad autografare le copie ;)

Ma lo sapevate che la Mondadori non lo vende perché non distribuisce la casa editrice? O almeno questo è il feedback ottenuto ieri alla Mondadori dell'Aeroporto di Bologna.

Pero' la Bol che è della Mondadori lo spedisce in due giorni lavorativi

Sono contento del libro! E' un paio di anni che vi seguo online e anche dal vivo (Firenze - giornate studio - summer 2009), finalmente ho l'opportunità di leggere un vostro contributo, firmato nFA intendo (altri contributi di alcuni di voi su temi di economia pura li avevo già letti...). Avevo già saputo e visto qualcosa nelle settimane precedenti, appena posso vado a prenderlo. Diffondo un pò la news del libro qui a roma...

 

Ma come finalmente.... ci leggi ogni giorno!

Ovvio...ma almeno adesso avrò qualcosa di "tastabile" da leggere!

Ma metterlo su Amazon.com?

Solite stranezze italiane: Amazon spedisce dagli USA all'Italia un Hardcover per $7.68 ed IBS l'inverso per Eur 11.50, gli altri tra 12.30 a 18 Euro.

Mettetelo su Kindle!!!

Stavo appunto per chiedere anche io se fosse possibile metterlo su Amazon e magari in versione ebook per tutti quelli che stanno appunto in Amerika o comunque all'estero!

Per come funzionano le cose, la distribuzione e' in parte indipendente dalla nostra volonta', ma ora proviamo a chiedere all'editore

Vendere un ebook su amazon e' abbastanza semplice: occorre avere 1) i diritti sul libro (quindi lo deve fare il vostro editore), 2) un codice ISBN e 3) convertire in formato mobipocket (gratis).

Volendo, potreste anche mettere lo stesso nFA.org sul amazon kindle blog list ( http://www.amazon.com/Blogs-Kindle-Sports-Industry-Internet-Technology/b... ) gratis o a pagamento - di modo che chiunque possegga un kindle possa leggersi nFA ovunque si trova.

Simpatici questi di Amazon: si prendono il 70% delle eventuali entrate per un blog disponibile gratis su internet. Il tutto per il privilegio di leggerlo sul kindle. Per fortuna ora c'è concorrenza. Non che mi entusiasmi eh, ma meglio di prima. 

Solite stranezze italiane: Amazon spedisce dagli USA all'Italia un Hardcover per $7.68 ed IBS l'inverso per Eur 11.50, gli altri tra 12.30 a 18 Euro.

Tipico: a me costa di meno spedire una lettera da Hong Kong a Roma (meno di mezzo euro) che da Roma a Roma... Be', le poste italiane saranno care, ma vuoi mettere l'affidabilita'! E la velocita', poi: tutta la posta e' prioritaria! (Rispetto a che cosa, non e' chiaro... ;-) )

Comunque, amazon.co.uk sarebbe meglio per consegne in Italia, dato che spediscono dalla Gran Bretagna, o, quando si tratta di DVD e CD, da Jersey (Channel Islands) per evitare l'IVA.

per spedire una lettera dagli USA in Italia: 0.90 USD, l'inverso: Eur 1.50

USA-USA (stesso stato 1 giorno, altro stato 2-3 massimo): USD 0.44

Italia-Italia (tempi sconosciuti) Eur 0.60

per non parlare dei cellulari: mi costa meno chiamare da US a Mobile italiano, che da Fisso Italiano

mi costa meno chiamare da US a Mobile italiano, che da Fisso Italiano

é il cosiddetto tromboning. Che é questo e non questo.

Re(3): tromboning

Marcks 30/1/2010 - 00:56

Tromboning o no, quando si tratta di poste italiane, bisogna sempre guardarsi da chi si ha davanti, anzi, dietro...sempre in tema tromboning...(che parola, oh, un'onomatopea...)

Ho fatto da poco spedizioni negli US, con raccomandata: il servizio di tracciabilità arriva sino al confine, italiano, non europeo...per il resto sono carissime.

Ieri ho fatto una raccomandata A/R da Cagliari, per Cagliari, grammi 28, Euro 5 di costo in totale (con ricevuta di ritorno ovviamente, perchè  gli italiani quando comunicano con i servizi creati PER loro devono tutelarsi: non sia mai che le poste NON consegnino il plico, o l'ente pubblico smarrisca quanto ricevuto...e invece, se hai il cedolino di ritorno puoi "tranquillamente" fare causa civile, inviando altre raccomandate A/R e via di questo passo).

Quando ero giovane, avevo il conto BancoPosta, poi lo chiusi. Stessi impiegati, stessa discrezione, stessa professionalità di chi doveva mettere timbri e francobolli su cartoline con su scritto "tanti saluti", risultato: non mi cambiarono un assegno emesso da ETS nel 2004 perchè nella tastiera dei pc...non c'era il simbolo della valuta Dollaro US (per quella faccenda chiesi ed ottenni scuse scritte dalla direttrice dell'ufficio postale, che ammise che il dollaro forse non era una valuta sconosciuta).

Io vorrei sapere quanto è il giro d'affari delle raccomandate e se in Italia se ne faccia effettivamente un uso spropositato. Quando ricevo posta dall'estero (da pochissimo una comunicazione formale da UCL Londra) non vedo MAI, MAI raccomandate. Ma le raccomandate, e i loro omologhi maschili, sono cosa nostra o sono così diffuse anche all'estero?

Ma forse sono io che pretendo uffici postali e postini che non esistono.

Le raccomandata in america si chiama registered mail (c'e' anche la return receipt). Si usa pochissimo ma esiste. Io ne ho ricevuta una una volta, ma meglio dimenticare...

Complimenti per l'iniziativa editoriale; speriamo abbia una buona visibilità. Potrebbe essere la prima di una serie di monografie sugli italiani illustri del nuovo secolo. Suggerisco per le prossime uscite altri campioni quali Alfano per il settore giuridico-legislativo e Minzolini per quello giornalistico-storiografico.

Lo compro subito. E lo stesso faro' per le monografie successive :)

A quando la vezzosa sciarpetta. ottima per i consigli di facoltà? E la maglietta con lo slogan "I sono un Amerikano", ideale per le manifestazioni dei centri sociali?

Come on, un po' di merchandising...

Scusate, siccome il mio ego emette dei borborigmi, posso postare un sample, uno a caso? O devo aspettare?

Aspetta Sabato, se riesci a resistere ... la casa editrice così ci ha chiesto. Credo abbiano dato delle anteprime a dei quotidiani ... sia com'è ... :-)

 

Si, don't worry, mi limito a tenere il promo nella mia sidebar.

Grazie mille, Mario

Su nFA non si finisce mai di imparare. Oggi, ad esempio, tu mi hai regalato l'opportunità di apprendere il significato del delizioso vocabolo borborigma.

Come ringraziare te e il tuo ego?

Io l'ho comprato ieri da Fnac (che come socio mi fa il 10% di sconto sul prezzo di copertina, interamente detratto dal compenso agli autori..) e ne ho letto i primi capitoli ieri sera, perchè dovevo andare a una riunione imprenditoriale che i soliti imbecilli mettono alle 20 senza cena e buffet, quindi avevo del tempo.

A me non piace molto la grafica della copertina, mentre il contenuto è veramente fatto molto bene, nel tipico stile Nfa: dati e ironia. Veramente molto bello, si legge veramente tutto d'un fiato.

Da domani preparatevi e essere definiti "economisti di sinistra" o "dissidenti" (come già ha fatto il giornale), perchè quella dizione "from collettivo noisefromamerika" fa molto economista di berkeley -). Poi magari vi conoscono di persona e confermano.. vediamo l'iconoclasia:

Alberto Bisin : con l'eterno sigaro fra le labbra, ricorda vagamente Che Guevara.

Michele Boldrin: noto per le camicie rosse (firenze, giornate Nfa 2009)

Sandro Brusco : erre arrotondata, atteggiamento disinvolto, tipico intellettuale da salotto di sinistra.

Andrea Moro: noto per farsi chiamare il Grande Timoniere, in virtù dei suoi trascorsi maoisti.

Giulio Zanella: Università di Bologna, ovvero un marchio di fabbrica della sinistra antagonista, c'è chi giura che beva il mitico rosso "lenin" prima di dare addosso a Brunetta.

Vabbè per farmi perdonare questa presa in giro compro delle magliette polo (ditemi il colore, please) e ci faccio stampare sopra "Nfa team". Consegna a Firenze. Se avete delle altre idee (grafiche, intendo) ditemelo per e-mail che per Firenze ci organizziamo.

P.s.

Le magliette sono sicuramente cinesi, che nessuno lo dica a VolTremont...

Marco, grazie per aver fatto notare solo la erre arrotondata. In effetti ho arrotondate anche altre cose, tipo la capoccia e i fianchi :-)

Per quanto mi riguarda, mica solo il sigaro. Coi proventi del libro mi licenzio e inizio un bel viaggio in moto in Amerika Latina --- aspettatevi i "Diari della motocicletta II" su nFA. Per la maglietta (grazie!). Ma quale Team, che fa Amerikano Alberto Sordi,  facciamo "Collettivo Nfa"

Ma quale Team, che fa Amerikano Alberto Sordi,  facciamo "Collettivo Nfa"

Ok, ma le magliette, a questo punto, sono obbligatoriamente rosse. Collettivo Nfa lo faccio stampare sul colletto che fa molto più figo e acchiappa di più. Per le taglie faccio tutte XXXL ? -).

P.s.

Ovviamente, per chi non lo sapesse, le magliette me le faccio fatturare, così il 42,3% (col piffero pago molto di più..) ce lo paga Voltremont.

Fai anche spedizioni? La XXXL comincia a diventare interessante :D


Siete presenti anche in Vita&Pensiero, la libreria della Cattolica, senza bisogno che vi ordinassi.

Anzi, eravate presenti. A buon intenditor...

 

È prevista la traduzione in spagnolo? ;) o dovrò aspettare di tornare in italia per comprarlo?

beh, forse aspetto...le traduzioni a volte non rendono ;)

No, niente traduzione, non renderebbe, appunto.

In spagnolo pensavamo di fare (con il gruppo di Nada es Gratis) un altro volumetto intitolato: Instrucciones para echar Miguel Sebastian (y su enemiga Elena) al rio (Manzanares) ...

Vaya! non sapevo che scrivessi anche in spagnolo, mi appunto il sito, magari divento un guru dell'economia anche io, così poi posso andare in tv a sparare tonterias.

Meno di quello che vorrei, manca il tempo. Mi trovi più spesso su Actualidad Economica que su NesG, per quanto quest'ultimo sia letteralmente un'idea mia, ispirata ovviamente da nFA!

Una cosa di cui forse (anzi, senza forse) non gliene frega nulla a nessuno...ma la dico lo stesso.

Il motto tremontiano (state zitti, economisti) mi sembra che ricalchi molto una frase latina di Alberico Gentili, Silete Theologi in munere alieno, con la quale il giurista invitava i teologi appunto a lasciare ai giuristi il compito di guide intellettuali e ideologiche. Considerato che Tremonti parla sempre del nuovo primato della politica e delle regole, giuridiche presumo, penso che il collegamento ci stia tutto.

Questa frase l'ho ritrovata in un libro di Schmitt, comprensibilmente interessato a una primazia del diritto inteso come emanazione dello stato, data la sua notoria concezione dello stato di diritto.

comprato ora ora sul sito di feltrinelli, insieme ai nove racconti di j. d. salinger e un dvd di baden powell. attendo con ansia.

e un dvd di baden powell

Ma sei un boy-scout? Anche io lo fui ;)

Ma sei un boy-scout? Anche io lo fui ;)

no signore, chitarrista ;)

delighted :-).

ma comprate in libreria se potete, comprate in libreria: questo, come spiegato nel post, alimenta un circuito virtuoso, le librerie ricevono il segnale che i clienti vanno li' a cercare quel libro, lo mettono meglio in vista, ne richiedono piu' copie all'editore eccetera.

 

Domani vado a ordinarne due copie: una la regalo, del resto la pubblicizzazione del sito (per ciò che mi riguarda) è già una realtà da tempo; ho notato con un certo piacere che alcuni di voi hanno scritto per il "Fatto Quotidiano"...mamma mia, siete proprio pluto-giudaico-catto-comunisti-giustizialisti :))) Keep on!

Marco

pausa caffè, sfido brunetta e scendo nella libreria sotto l'ufficio, per ordinare il volume e...sorpresa! ne hanno già più di una copia... nella centralissima "liberrima" di lecce.

Ci sono stato! Non è male, ma non mi aspettavo avessero anche questi libri di nicchia

anche questi libri di nicchia

Perché questo non lo è .... la misuriamo fra sei mesi l'ampiezza della nicchia!

:-)

Allora resisto all'acquisto online e stasera lo ordino in libreria, sperando di mandare per traverso il caffè a Matteoli quando se lo troverà davanti domenica prossima....

nove racconti di j. d. salinger

attento ai bananafish!

.. salinger e' morto ieri, non sapevo

Parla del libro (ma non trovo il link, ce l'ho sulla rassegna stampa della Bocconi)

puoi mandarmi il pdf della rassegna bocconi che lo metto nella rassegna sul sito del libro?

ecco intanto il pezzo uscito oggi sul venerdi' di repubblica.

No, avevo sbagliato. Era il Venerdì, non l'Espresso

Piccolo particolare: la foto dell'aula appartiene all'Università Ca' Foscari di Venezia, facoltà di Economia, aula 4A oppure 5A (sono identiche) sede di SanGiobbe. Il professore sembra Rizzi e come potete notare, non sono stati dati molti diritti d'autore per l'acquisto dei libri, visti i numerosi volumi fotocopiati. Diritti che molto volentieri pagherò per sostenere la buona causa promossa da questo brancolo di banditi eversivi che leggo con sommo piacere. 

Io invece ho notato l'intervento del professor De Cecco. Va bene il contraddittorio, pero' mi sembra un po' fuori sintonia, vorrei capire se sbaglio...


A caval donato non si guarda in bocca!

Cosa voglia dire de Cecco lo lascio decidere ai lettori ...

Non so se sia vero che spagnoli e greci non fanno i blog. Vero e' che la nostalgia fra i miei connazionali e' tanta, e forse su questo ha ragione. 

Dei greci non so e degli indiani nemmeno. Ma non so bene se questo voglia dire "tutti gli altri non lo fanno". Io so che, per esempio, gli spagnoli li fanno e che, ovviamente, anche gli americani, pur stando felici a casa loro, fanno più blogs che French fries. Non ho capito la connessione, ma fa lo stesso ...

Non so neanche su quali basi affermi che l'uscita di cervelli dall'Italia è uguale a quella degli altri paesi (europei?). Io non conosco nessuna anagrafe o anche statistica campionaria comparativa ben fatta (qualcuno ha info?) ma, basandomi sulla mia esperienza, devo dire che non c'è neanche confronto fra il numero di accademici italiani (i.e. nati, cresciuti e laureati in Italia) che ora lavorano negli USA (o anche altrove) e quello di accademici di altri paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra, Spagna). A naso il rapporto è di 5 a 1 o anche di più ... Poi ci sono i numeri della CCI, che sembrano suggerire che forse non ho torto, ma, di nuovo, manca il raffronto con gli altri paesi europei.

P.S. Se posso dire, Andrea, "nostalgia" non è la parola che userei, almeno per me. Io ho nostalgia delle Dolomiti, ma lì ci vado comunque quasi due mesi all'anno, due mesi che se avessi fatto in Italia il lavoro che ho fatto qui non mi potrei proprio permettere! Non è nostalgia che provo quando penso al Bel Paese, piuttosto un misto di fastidio, imbarazzo e compassione.

Non so neanche su quali basi affermi che l'uscita di cervelli dall'Italia è uguale a quella degli altri paesi (europei?). Io non conosco nessuna anagrafe o anche statistica campionaria comparativa ben fatta (qualcuno ha info?) ma, basandomi sulla mia esperienza, devo dire che non c'è neanche confronto

Quanto scrive De Cecco torna con i dati che conosco io che comunque sono pochi e frammentari.  La mia stima complessiva e' che dall'Italia emigra una frazione di laureati e di PHD paragonabile agli altri Paesi (UK, Francia, Germania, Spagna).  La grande differenza con gli altri Paesi, ultimamente anche la Spagna, e che da fuori in Italia non viene praticamente nessuno con istruzione superoire, per cui l'Italia e' di gran lunga il Paese con il peggiore bilancio di scambio di laureati (brain drain - brain gain), tra quelli comparabili. L'Italia complessivamente si e' specializzata nell'accogliere gli imigrati meno istruiti e qualificati da una parte, preferibilmente irregolari, e alcuni pochi anziani cattedratici esteri che hanno voglia di riposare lavorando molto molto poco ma godendo di elevati compensi anche pensionistici tipici delle anzianita' piu' elevate dei professori ordinari italiani. I numeri che conosco mostrano con chiarezza il sostanziale fallimento della societa' e della cultura italiana nella competizione internazionale.

Aggiungo gli appunti che ho preso in relazione a questo appello per la ricerca di base (www.ricercadibase.it) che ho segnalato qui e con i quali mi riprometto di fare un articolo su nFA:

Laureati immigrati ed emigrati in percentuale sul totale dei laureati

Germany 1,4 0,6
Spain 0,5 0,8
France 1,4 1,1
Italy 0,3 2,3
United Kingdom 1,7 0,9

Notes: In both columns data are in percentages and refer to 1999.
Source: Beker, Ichino, and Peri (2003).

Probabilmente si trovano dati piu' recenti ma non sono riuscito finora.
L'Italia e' di gran lunga il Paese peggiore tra quelli comparabili in Europa: importa molti meno laureati di quanti ne esporta.

Fonti:
http://www.frdb.org/upload/file/Conferenza%20fRDB%202009%20-%20Pisa%20/Dosi.pdf
http://www2.dse.unibo.it/ichino/braindrain_resubmission.pdf

Qui http://www3.interscience.wiley.com/journal/118694038/abstract
la percentuale di studenti di dottorato stranieri in Italia e' 1% contro >12% in tutti i paesi UE comparabili (in Svizzera arriva al 37%): Table III. Annual production of Ph.Ds and proportion of foreigners in some OECD countries

Qui http://ipts.jrc.ec.europa.eu/docs/iiser_intra-eu.pdf
l'Italia e' di gran lunga il peggior Paese UE tra quelli comparabili per frazione di studenti PHD acquisiti meno ceduti dal resto del mondo in rapporto agli studenti di PHD italiani.  Il numero di italiani che va a fare il dottorato all'estero e' nella media, mentre la percentuale di studenti di dottorato stranieri in Italia e' infima.  Questo succede anche per le migrazioni di chi ha un dottorato di ricerca ma non ho un documento su questo da allegare ora.

mah, non so se il trafiletto riporti tutto cio' che ha detto De Cecco, ma nella misura in cui lo fa fedelmente, non si capisce dove il suo intervento vada a parare e la risposta all'ultima domanda e' la piu' oscura, con frasi quasi giustapposte senza molta relazione logica. In effetti un bel contrappunto alla chiarezza e semplicita' dell'intervista di Michele. Chi sa se il lettore del Venerdi' cogliera' le differenze.

Bella, purtroppo, la frase "e' stata distrutta una potenziale classe dirigente".

p.s.: diro' a casa in Italia di procurarsi una copia del libro e di passare parola!

Bella, purtroppo, la frase "e' stata distrutta una potenziale classe dirigente"

Assumendo la verita' (soggettiva) come misura di bellezza, sono purtroppo d'accordo.

e' stata distrutta una potenziale classe dirigente

La frase fa effetto in un'intervista ma, francamente, mi sembra un po' esagerata. Se foste rimasti in Italia - a mio parere - non avreste fatto le cose che avete fatto e, soprattutto, non avreste acquisito la visione ampia e de-provincializzata che vi permette di commentare le cose del mondo con una certa fondatezza.  Lo so per esperienza. Io sono nato in mezzo alle Dolomiti.  Ma se fossi rimasto a Trento sarebbe stato come vivere in un buco che ha assorbito i tratti della mafia e che in quella cittadina si chiama "magnadora."  Guardate cosa è successo a De Cecco...

Quirino, io sono rimasto e personalmente non sono del tutto pentito, ma se i numeri sono quelli, secondo me la frase e' giustificata.

Prima di tutto perche' 20.000 persone, escludendo l'Italia dove la piramide ormai e' rovesciata, possono coprire veramente molti campi: non lo fanno qui, e si vede.

Secondo, per il segnale che si lancia: sei molto bravo? Sei mediamente bravo ed hai voglia di impegnarti? Fai prima ad andartene. Lo stanno capendo anche gli studenti.

Terzo, perche' perdi l'investimento: e' vero che molti hanno dovuto magari combattere (contro i baroni, la burocrazia, whatever) per ottenere le loro conoscenze, ma fargliele ottenere e' costato (in media nemmeno poco) a loro, alla loro famiglia e diciamo anche al Paese. Sono conoscenze che non aiutano quelli che sono rimasti.

Non sono tutti? Ok. Ma pure fossero l'equivalente solo di un braccio o una gamba, e' sempre un bel pezzo che se ne va, e che avrebbe potuto avere le redini adesso. Cos'e' questo se non distruggere una classe dirigente?

EDIT: per la cronaca, non sono un docente universitario.

Secondo, per il segnale che si lancia: sei molto bravo? Sei mediamente bravo ed hai voglia di impegnarti? Fai prima ad andartene. Lo stanno capendo anche gli studenti.

E' questo il punto: la cosiddetta fuga di cervelli fornisce delle informazioni sul prezzo che in Italia viene attribuito a competenze e volonta' di far bene. Alcuni competenti e volenterosi se ne vanno. Quelli che rimangono spesso devono fare di necessita' virtu' e sono costretti a ridurre le loro aspirazioni e a contribuire meno allo sviluppo del paese di quello che avrebbero potuto altrimenti fare. Anzi, la puoi vedere anche dall'esterno: il non italiano che ha voglia e capacita' di emergere probabilmente non mettera' l'Italia in cima alla lista dei paesi nei quali vuole emigrare. Comunque tu la guardi, il paese ci rimette.

Prima di tutto perche' 20.000 persone, escludendo l'Italia dove la piramide ormai e' rovesciata, possono coprire veramente molti campi: non lo fanno qui, e si vede.

Questo e' tanto piu' vero se le competenze le pesi e non le conti e basta. Un nucleo di elevata qualita' in una certa disciplina eleva gli standard anche per tutti gli altri appartenenti alla disciplina. In America, i professori delle top 10 universita' formano, in media, i professori delle top 20, che formano quelle delle top 30 e cosi' via. Se fai emigrare i professori delle top 10, il danno alla lunga lo sentono anche tutte le altre.

Nota a margine per i pignoli :-). Sulle soglie si puo' discutere: forse la relazione piu' accurata e' top 15, top 30, top 50 etc. Non lo so esattamente e cio' presumibilmente varia da disciplina a disciplina. Ma questo non inficia il mio punto che sfrutta solo il fatto che 10 < 20 < 30.

Ovviamente concordo con la tua analisi Tommaso, ma avevo un motivo per mettere il volume al primo posto: Quirino obietta che la frase di Michele e' a effetto, ma esagerata. Secondo me non lo e', gia' solo usando un banale conteggio - anche se fatto con l'accetta.

Immagina di avere degli onesti amministratori ben distribuiti sul territorio e nelle funzioni pubbliche attuali: 8.000 sindaci, 10 persone su 100 province (altri 1.000), 20 persone su 20 regioni (altri 400), 100 dirigenti di 20 ministeri (altri 2.000), 1.000 parlamentari. Fanno 12.400, per arrivare a 20.000 ne mancano 7.600, con cui coprire le infrastrutture (strade, ferrovie, comunicazioni, sanita', istruzione).

Sono d'accordo che docenti e ricercatori, dovendo trasmettere o creare conoscenza, hanno un peso ancora maggiore: ma anche senza considerarli, 20 mila persone sarebbero sufficienti a coprire una gran quantita', probabilmente la maggioranza, dei posti di responsabilita' nel Paese. Di fatto, quindi, far emigrare un cosi' gran numero di persone con queste caratteristiche *e'* distruggere una classe dirigente.

 

Si', si', Lugg, non intendevo contraddirti quanto sviluppare altri aspetti di quello che dicevi.

Questa è abbastanza ingenerosa. non tutti gli italiani che stanno in Italia sono mafiosi e provinciali e non tutti quelli che stanno in AmeriKa sono bravi, buoni e belli

Questa è abbastanza ingenerosa. non tutti gli italiani che stanno in Italia sono mafiosi e provinciali e non tutti quelli che stanno in AmeriKa sono bravi, buoni e belli

Non sapevo che per scrivere su nFA uno dovesse essere generoso. In secondo luogo, mi riferivo a coloro che "avevano preso la via dell'esilio" e volevo "consolarli" ricordando loro che "la fuga" era stata assolutamente determinante per far germinare il seme dormiente che era in loro...  Tutti i fenomeni hanno una loro distribuzione statistica ma, in generale, non ci preoccupiamo delle sue code piccole o piccolissime.

Adesso apprendo che quando uno scrive qui deve stare attento a non offendere la suscettibilità di ciascun (ma sono ancora pochi rispetto a tutti gli italiani, o mi sbaglio ancora?) lettore intelligente, bravo e bello di nFA che vive in Italia. My apologies.

È vero che non tutti gli italiani che stanno in Italia sono mafiosi.  Questo è vero anche per i professori di università. Ma, siccome sono uno specialista di dualità matematica, dico sempre ai miei studenti che tutti i problemi della vita hanno - a guardar bene - un aspetto primario e uno duale. Nei rapporti economico-sociali, la mafia è l'aspetto primario, l'omertà è il suo aspetto duale. 

Perché, a partire dal 1983 è iniziata "la fuga" dagli ambienti accademici italiani?  Perché quelli che "fuggirono" si accorsero che bisognava fare i portaborse e non c'era una vera possibilità di crescita intellettuale indipendente dallo sponsor. Chi, degli attuali accademici che vivono in Italia non ha assistito negli anni 80, 90 e 100 allo svolgimento di concorsi criminali ed è rimasto zitto? (Lo so, esiste una coda piccolissima di accademici italiani ai quali non si applica questa mia generalizzazione.)

 

 

 


Perché, a partire dal 1983 è iniziata "la fuga" dagli ambienti accademici italiani?  Perché quelli che "fuggirono" si accorsero che bisognava fare i portaborse e non c'era una vera possibilità di crescita intellettuale indipendente dallo sponsor.

Interessante datazione "perentoria"; non avevo mai letto una dichiarazione così netta. Immagino che Lei la colleghi in qualche modo al DPR 382/80 e alle sue conseguenze: si potrebbe avere una spiegazione, una teoria più esaustiva delle "connessioni causali"? A me tornava che negli anni '80 ci fu un'espansione che beneficiò comunque in tanti: fu solo all'inizio degli anni '90 che cominciò a mancare la trippa...

RR

Perché, a partire dal 1983 è iniziata "la fuga" dagli ambienti accademici italiani?

Ma no, dai: la data 1983 è la data della mia partenza, che il giornalista ha usato in termini puramente simbolici (sono il più vecchio fra i cinque autori). L'esodo era probabilmente iniziato prima anche se, in modo veramente massiccio, credo sia proprio nei primi anni '80 che si materializza. Questo, almeno, suggeriscono le statistiche personali raccolte durante questi 27 anni. Per quanto riguarda gli economisti, poi, il 1983 è un anno veramente "pieno". Di nuovo, magari mi sbaglio ma se la mia memoria non mi tradisce troppo in quell'anno (o quello precedente) se ne "andarono per non più ritornare" almeno i seguenti (in ordine alfabetico): Luca Anderlini, Alberto Antonini, Michele Boldrin, Fabio Canova, Emanuela Cardia, Alessandra Casella, Lucrezia Reichlin, Aldo Rustichini, Paolo Siconolfi. Svariati altri partiti lo stesso anno (Bertocchi, Grilli, Peracchi, Pietra, Reichlin P., Tabellini) sono nel frattempo tornati. Di certo ne sto scordando qualcuno di importante ... insomma, parecchi. Da allora il flusso non ha più smesso ...

Le ragioni sono ovviamente quelle che tu dici, Quirino. Altrettanto ovviamente, Giovanni, nessuno sostiene che TUTTI coloro che sono ritornati in Italia o che vi sono rimasti siano un disastro. È solo una questione di "distribuzioni" e di stochastic dominance di una distribuzione rispetto all'altra, concetti che tutti intendiamo molto bene, credo. Si stanno confrontando gruppi vasti di persone, non singoli individui, suvvia ...

Leggo con curiosità (su venerdì repubblica) che la vostra (del collettivo) fuga dall'Italia è iniziata nel 1983. Beati voi.  La mia è di quindici anni prima... Con questo mi sono datato. Ma i problemi dell'università e del suo rigetto erano chiari (a me) fin dagli anni sessanta. 

Wow! C'è anche nella rassegna stampa di Confindustria Veneto ....... :-)

Ho appena inviato mail pubblicitaria ad una cinquantina tra amici e colleghi. Sulla base dei quali, dovessi dire io, almeno una quindicina di copie vendute ve le garantisco!

A questo punto, cari i miei stimatissimi autori, parliamoci chiaro: a quante copie volete arrivare? Si accettano pronostici...?

(Qui altro che google ads... questo sì è autofinanziarsi!)

ho comprato ieri "THE BOOK" in copie 4. Una mia, due ai miei figli,  1 ad un acao amico. Ho cominciato ieri sera a leggere. Avendo letto la summa teologica La paura e la speranza traendone le mie opinioni desolate, mi ha fatto davvero impressione leggere passo passo, commentate ed impietosamente mostrate, inesattezze, incoerenza, salti logici, cazzate e falsi vari (mi assumo la responsabilità di quanto dico). Ma come un lampo che acceca la vista,il pensiero: macome è possibile che qualunque affermazione faccia tremonti, per quanto palesemente risibile ed infondata non solo non viene QUASI mai contestata dagli addetti ai lavori, non parliamo dell'opinione pubblica, ma viene acriticamente riportata dall'informazione? Questa notazione nelle prime pagine del libro, viene fatta. Ma davvero a pensarci,viene una grande tristezza accompagnata da una robusta emicrania.

ma come è possibile che qualunque affermazione faccia tremonti, per quanto palesemente risibile ed infondata non solo non viene QUASI mai contestata dagli addetti ai lavori, non parliamo dell'opinione pubblica ma viene acriticamente riportata dall'informazione?

La risposta alla domanda si trova nel capitolo 5.

Ma come un lampo che acceca la vista,il pensiero: macome è possibile che qualunque affermazione faccia tremonti, per quanto palesemente risibile ed infondata non solo non viene QUASI mai contestata dagli addetti ai lavori, non parliamo dell'opinione pubblica ma viene acriticamente riportata dall'informazione?

Ma lo sai quante affermazioni risibili e infondate sul sistema universitario (italiano e non italiano) mi è capitato di leggere durante gli ultimi tempi, segnati da articoloni, articoletti e articolesse - nonchè da numerosi libri - sulle questioni in oggetto?

E' l'Italia, bellezza.

RR

Mirendo perfettamente conto. Trovarselo sbattuto in faccia con tanta evidenza ed abbondanza di particolari, almeno a me provoca ancora un effetto di stupore incredulo per l'autolesionismo distruttivo nel quale siamo avvolti.

Rispondendo all'appello ho arraffato il libello (poi ho versato l'obolo, of course).

E se rovesciassimo il ragionamento ? Se Voltremont, in confronto con la pochezza della classe politica italiana e del CDx in particolare, fosse uno dei rari casi di politici dotati di un minimo di raziocinio ? Non intendo rivalutare GT, al contrario. Semmai evidenziare che, in confronto alla statura intellettuale dei politici domestici, GT è tra i meno peggio (e purtroppo la competizione è al ribasso).

Almeno però qs spiegherebbe perchè gode di immeritata stima.

PS Naturalmente chi regge i cordoni della borsa è sempre al centro dell'attenzione (e dell'adulazione). L'attenzione cresce vieppiù in tempo di crisi.

Se Voltremont, in confronto con la pochezza della classe politica italiana e del CDx in particolare, fosse uno dei rari casi di politici dotati di un minimo di raziocinio ? Non intendo rivalutare GT, al contrario. Semmai evidenziare che, in confronto alla statura intellettuale dei politici domestici, GT è tra i meno peggio

Non credo. Tutto il libro e' una testimonianza del fatto che il raziocinio di Tremonti tende allo zero sulle questioni che non gli competono e sulle quali dovrebbe percio' chiudere il becco. E anche su quelle che gli competono siamo a livelli bassini. Certo, se confrontiamo 0.01 con 0, il primo numero e' grande. Ma in tutto il centrodestra c'e' di meglio, qualcuno arrivera' pur a 0.1

Giulio fuori i nomi, anche perché non hai messo il punto interrogativo alla fine della tua ultima frase. Su nFA la gente é documentata, che diamine. :)

ammetto di non conoscerne molti, non e' esattamente l'ambiente che frequento, ma tra quelli che si sono aggirati nella stanza dei bottoni durante i governi di centrodestra e che possono fare il mestiere di tremonti direi: domenico siniscalco, antonio martino, vito tanzi.

Non ci sono dubbi che Voltremont sia un politico astuto, visto dove è riuscito ad arrivare e la saldezza con cui continua a stare in sella. Il libro si concentra non sulle sue doti di politico ma sulle sue capacità di governante e sulle teorie economico-sociali esposte nei suoi libri. Quelle sono disastrose.

Sono skills differenti e molto spesso ortogonali. L'Italia è piena di politici astuti, ossia personaggi che hanno ben perfezionato l'arte di formare camarille e manipolare la pubblica opinione per mantenere il potere, ma tipicamente costoro sono pessimi governanti. Oltre a Tremonti, l'insieme astuti politici/pessimi governanti comprende sicuramente anche D'Alema e Berlusconi. Ma D'Alema ultimamente sembra sempre meno astuto.

Su il Foglio di oggi vengono riportati i contenuti del prossimo numero della rivista Aspenia con l'anticipazione dello scritto di Voltremont: la statistica, secondo Voltremont, ha una funzione non gnoseologica (non serve infatti a capire) ma teleologica (poiché serve a determinare meccaniche pubbliche e politiche) ????? di meccaniche con Voltremont al Tesoro io ne ho viste poche.  

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=PZ4QS

Deve chiaramente cominciare a bere di meno quando fa gli incontri con Bossi e compagnia facendo finta di andare in montagna.

aspettiamo a vedere l'articolo completo su aspenia. Certo che se l'intervento è del tenore di quello riportato dal foglio siamo veramente al livello degli impostori intellettuali ''alla francese''. Il ché non sorprenderà chiunque abbia letto gli ultimi tomi pubblicati dal nostro.

Va bene, ammetto la mia crassa ignoranza e mi cospargo il capo di cenere: apprendo ora l'esistenza della teleologia ......

Però, intenderà dire che la stastistica non serve a comprendere come stiano le cose, ma piuttosto a determinare le cause dei fenomeni - il che mi pare tautologico ..... :-) - oppure, semplicemente, che non gl'importa una mazza di tutto ciò, e quello gli è parso un sofisticato lemma - ah, l'intellettuale ... - utile alla bisogna?

Altra ipotesi: magari aveva appena imparato il vocabolo ed ha cercato il modo di utilizzarlo ......

wikipedia

Marco Boleo 18/2/2010 - 09:22

Caro DoktorFranz al sottoscritto nemmeno il supporto di wikipedia è stato utile per afferrare il pensiero di Voltremont: http://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_teleologico

Il Garzanti, dopo aver dato due definizioni di teleologico:

1. che riguarda il fine, la finalità...

2. che ammette il finalismo nell'ordine della natura, della storia, della vita individuale..

indica come esempio di

"argomento teleologico"  :  prova dell'esistenza di Dio fondata su una concezione fnalistica del mondo.

Non ho la più pallida idea di cosa tutto ciò significhi, ma ve lo offro volentieri.

Di nuovo, bisognerebbe aspettare di vedere per intero lo scritto, ma mi permetto lo stesso alcuni suggerimenti interpretativi basati solo sull'anticipazione e sull'opera precedente del nostro.

Mi pare che Tremonti voglia dire che a lui le statistiche non servono per conoscere e far conoscere la realtà fattuale, ma per fare propaganda mirata al raggiungimento di certi fini e all'implementazione di certe politiche. Essenzialmente Voltremont ci sta dicendo che 1) lui sa a priori quali sono le politiche giuste, non ha bisogno di guardare la realtà empirica per capirlo 2) le statistiche gli servono per giustificare la scelta di tali politiche. Tutta la polemica sul Pil e gli altri indicatori si riduce essenzialmente a questo. Se il tasso di crescita del Pil non giustifica la scelta delle mie politiche, allora cerco un altro indicatore (che so, il consumo di telefonini) che mi sia favorevole. Noi, che siamo volgari economisti, chiamiamo questo approccio ''disonestà intellettuale''. Lui invece lo chiama approccio teleologico all'interpretazione delle statistiche. Che suona un po' meglio ma disonestà intellettuale resta.

L'uso delle statistiche a fini propagandistici non è una prerogativa di Tremonti, lo fanno un po' tutti i politici. Però mi pare che in questo governo lo facciano veramente molto di più che in altri paesi o anche di quanto facessero i governi italiani del passato, probabilmente perché lo iato tra la realtà che si vuole rappresentare e quella fattuale è così ampio. E' la prima volta inoltre che vedo non solo praticare ma teorizzare l'opportunità di manipolare le statistiche per infinocchiare gli elettori.

E' la prima volta inoltre che vedo non solo praticare ma teorizzare l'opportunità di manipolare le statistiche per infinocchiare gli elettori.

Mettiamola così. In un cestino di un ministero una mia amica ha trovato questo. Non giuro sulla sua attendibilità.

L'informazione la manipola il boss (televisioni, giornali etc..) e funziona bene perché gli italiani conoscono poco le lingue straniere e non sono attrezzati (ancora poco internet) per approvvigionarsi di informazioni all'estero, inoltre non esiste una fonte estera che programmi in italiano (te la immagini una radio Praga mevcatista....). Qui stiamo a posto. Poi ci sono le statistiche. Qui é più difficile anche se ci ho provato senza molto successo dal 2002 in poi per fare cosmesi al bilancio con quei spacamaroni dell'Eurostat a dirmi di no ogni volta. Quindi le statistiche purtroppo non riusciamo a manipolarle come ci pare e quando ci fa comodo. Possiamo dire che sono controllate da funzionari comunisti che cercano di ostacolare in ogni modo l'attuale governo per odio ideologico. Qualcuno ci casca, ma non tutti. Allora vai col piano B. Il pollo di Trilussa é troppo sputtanato e non va bene, allora diciamo che i numeri non consentono di comprendere la complessità del reale. Così funziona meglio e tutti cominceranno a discutere della mia epistemologia creativa. Ok, si può fare.

Sicuro che non ci fosse un altro pezzettino ? Del tipo "e se proprio continuano a triturare i suddetti ribadisco "silete economisti" che nessuno di voi ha previsto la crisi, mentre io sì" e torniamo al punto 1 (l'informazione la manipola il boss)"?

no, questo non c'era. Però c'erano anche dei disegnini che non sono stato in grado di riprodurre. La mia amica sostiene che si tratta di una divinità indù, questa. Ma secondo me conta balle.

Dai, ne'elam ........ questo non è certo lo stile di scrittura di Voltremont, che nemmeno si sognerebbe un linguaggio così povero e quotidiano, persino nelle sue intimamente auliche conversations with myself: si tratta, senza dubbio alcuno, di пропаганда comunista ..... :-)

Re(2): wikipedia

lugg 18/2/2010 - 11:44

Sandro, non e' la prima volta in assoluto. Magari possiamo dire che i predecessori non avevano molto a che fare con l'economia

(disclaimer: se preferite, prendetela come una brutta battuta sulla hitler distance :))


 1) lui sa a priori quali sono le politiche giuste, non ha bisogno di guardare la realtà empirica per capirlo 2) le statistiche gli servono per giustificare la scelta di tali politiche. 

Ciao, non vorrei fare l'avvocato del diavolo, ma riguardo al punto 2), il senso del riferimento ad una "funzione teleologica" delle statistiche potrebbe essere quello di usare dei parametri (che so ad esempio il 3% per il rapporto deficit/pil o una crescita del reddito del 2% all'anno, ecc.ecc.) di alcune grandezze come obiettivo dell'azione di politica economica (telos=fine, obiettivo)..

Ciò non toglie che il tutto, conoscendo il personaggio, puzza di disonestà intellettuale, anche perché non si capisce come verrebbero scelti questi obiettivi (randomly?, suggeriti dall'altissimo?), se non sulla base di un'osservazione (statistica) della realtà..

:ciao:

la statistica, secondo Voltremont, ha una funzione non gnoseologica (non serve infatti a capire) ma teleologica (poiché serve a determinare meccaniche pubbliche e politiche)

In un recente articolo su Avvenire, il già richiamato (su questo blog) Giorgio Israel usa toni apparentemente simili - qui il testo in oggetto ("Parlar per numeri? Solo un mezzuccio per ciarlatani"). Ora, mi era capitato in passato sia di scontrarmi con Israel su questioni (anche di fondo) riguardanti l'istruzione, sia di concordare (in termini generali) con un suo scritto di "epistemologia dell'economia". Questo articolo mescola bellamente aspetti che io, personalmente, metto su piani concettuali differenti, e quindi mi torna utile come test per capire dove situare le "faglie" di frizione teorica. Ovviamente l'impressione generale è negativa (visto anche l'uso del solito tono supponente e la scarrettata di insulti a chi non la pensa come lui - una cosa che fa molto nFA peraltro), però vi sono anche dei riferimenti a situazioni e discorsi che invece mi vedono d'accordo, come la critica alla valutazione della ricerca fatta con uso meccanico della bibliometria.

Lo segnalo perchè può tornar utile nel dibattito pubblico di questo periodo.

RR

 

in confronto con la pochezza della classe politica italiana e del CDx in particolare

 

Aggiungiamo anche la pochezza del CSx italiano. Tremonti ad esempio nei dibattiti tv se la cava spesso piuttosto bene, nel senso che non ricordo esponenti del CSx ribattere come si deve alle sue castronerie. Ad esempio ho visto di recente Bersani ad Anno Zero prenderle da GT.

... e chi si dà al rap:

http://econstories.tv/home.html

Buon ascolto... e buona lettura!

ottima idea per finanziare il sito. Andrò in libreria, anche se on line è più comodo. Comunque mi permetto un consiglio (to leverage your assets - direbbero gli amerikani), se il libro va bene potreste usare i fondi per pagare qualcuno che utilizzi un po' di materiale dal sito (c'è ne tanto, a mio avviso) per confezionare un paio di altri libri, con minimo sforzo da parte vostra.  

Ho esagerato nel titolo, per attirare l'attenzione. Nel resto non esagero.

Parlo a titolo personale, ma non credo di essere così lontano al sentire degli altri 4 autori. Il libro non è stato scritto per dare l'impressione che Tremonti sia tutto il male possibile ed il peggior uomo politico italiano, anzi. Come diciamo nel libro, e come mi preme ripetere qui, ce ne sono a bizzeffe di peggiori, almeno per quanto riguarda gli effetti che le loro azioni hanno avuto sul benestare dei cittadini. Nel libro facciamo gli esempi di Padoa Schioppa e Visco, ma se ne possono fare decine di altri molto ma molto peggiori: Pecoraro Scanio, Mastella, Brambilla, Scajola ... fino a Prodi e Berlusconi!

Probabilmente critichiamo senza alcuna pietà Giulio Tremonti non solo perché se lo merita e non solo perché si occupa di questioni economiche ma, soprattutto, perché forse è l'unico con il quale vale la pena di provare a discutere: cerca di avere delle idee, per assurde e dannose che siano. Come ho spiegato al giornalista di Repubblica che mi intervistava, Tremonti sembra almeno percepire (alcuni de) i problemi, anche se le risposte che offre sono erronee 9 volte su 10: altri nemmeno li percepiscono, soprattutto a "sinistra", ossia nel PD e nell'IdV! Tanto per non fare nomi: anche Renato Brunetta si occupa, a dir suo, di questioni economiche ma non vale la pena discuterci. Le sue insensatezze sono così palesi che solo l'80% degli economisti del lavoro italiani (per ragioni indicibili) fanno finta di prenderlo sul serio non dicendo in pubblico che dice e fa castronerie, mentre persino la stampa lo contraddice svelando le sue peggiori assurdità (tipo lo stipendio ai 18enni pagato con i supposti risparmi pensionistici!)

Mi preme sottolineare questo perché, dovuto al fatto che da quasi due anni la destra è tornata al potere e noi critichiamo questo governo per l'orrenda politica che (non) conduce, l'uscita di questo libro genererà l'erronea e dannosa impressione che "nFA è (sia) di sinistra". Niente di più erroneo, carissimi lettori. nFA è di niente, e credo proprio l'abbia provato: nFA è a favore solo della logica, dei fatti, della libertà individuale e della decenza nella vita pubblica. 

Io, personalmente, questa sinistra italiana poi non la voglio toccare neanche con un palo lungo sette metri: è il fetido raccoglitore della casta più casta che sia, politicanti di professione incapaci di fare nient'altro che "politica" nel senso più deteriore del termine, incantatori di serpenti, intrallazzatori, strateghi del piffero, ciarlatani populisti, beghine ridicole, avventurieri del barricaderismo e via andando ... uniti solo dal fatto d'essere senza idee o con idee folli e dannose. Più folli e dannose di quelle di Tremonti, molto spesso.

Non è un caso che, nei dibattiti testa a testa, Tremonti domini Bersani: è perché Bersani ha ancora meno cose sensate da offrire di Tremonti! Il che, come il nostro libro prova, può sembrare incredibile ma che, come i maledetti fatti confermano, è purtroppo vero

 

Michele, quello che dici lo sanno tutti quelli che frequentano questo blog - simpatie incluse, di chiunque esse siano, quel che contano sono i dati. Spero che abbiate messo qualcosa del genere in quarta di copertina, tanto per fugare i dubbi degli spulciatori da sala d'attesa (quelli che bivaccano mentre aspettano treno o aereo, intendo).

Io comunque mi sono trovato in dubbio, perche' volevo regalare questo libro a una persona non completamente a digiuno di economia e che ha gia' letto "la paura e la speranza". Secondo me, con tutta la stima che ho per questa persona e il voler supportare il suo sforzo di sentire anche altre campane, per lui sarete di sinistra e contro il povero giulietto appena vedra' questo libro da lontano, figurarsi ad averlo in mano.

A me sarebbe andata benissimo in ogni caso, ma tanto per dire che sara' dura non farvi catalogare, e' uno degli sport nazionali - e secondo me uno dei piu' deleteri.

 

Michele, discorso logicamente ineccepibile il tuo, solo che siccome mediamente la logica è scarsamente usata nel dibattito politico-giornalistico, da oggi in poi voi siete "quelli che sono contro Tremonti", quindi per il criterio in base al quale i nemici dei miei nemici sono miei amici, voi da oggi in poi siete arruolati tra i komunisti.

Purtroppo, a molti, il fatto che si possa essere altro che non Montecchi o Capuleti non passa neanche per l'anticamera del cervello.

Sottoscrivo. Se Tremonti i problemi non li percepisse non avremmo neppure avuto il materiale per scriverlo questo libro. Si poteva mica scrivere un libro sul trentenne Brunetta che non si rifaceva il letto e che voleva fare la legge per obbligare i trentenni a rifarselo!

Gli argomenti che tocca sono importanti, lo abbiamo scritto chiaramente, e per questo ci siamo occupati di lui, perche' qui e adesso e' il Re Mida alla rovescia.

Sara' pero' molto, molto difficile convincere il potenziale lettore medio che questo libro non e' di parte. La politica in Italia e' per troppe persone una fede come quella nella squadra di calcio. Se parli male di Tremonti devi per forza essere un maledetto comunista, una toga rossa, o un ministro col portafoglio troppo piccolo.

Il lettore che superera' questo pregiudizio cogliera' uno dei messaggi centrali del libro: analizzare fatti e circostanze usando la logica, i dati, e il buon senso e' cosa che fa assai bene alla vita democratica e non e' una cosa di parte. E non e' neppure cosa che si presta a essere manipolata per questioni personali. Quindi non hai affatto esagerato nel titolo: questo non e' un libro contro Giulio Tremonti, e' un libro contro l'impostura. Ci fosse stato Mr. X al governo per dieci anni o giu' di li' al posto di Tremonti avremmo -- se anche costui si fosse rivelato impostore, indipendentemente dalla parte politica -- scritto: Mr X, istruzioni per il disuso.

A me più che altro da fastidio la totale mancanza di memoria. Non sono passati nemmeno due anni dalla caduta del governo Prodi. A quei tempi venivamo sbrigativamente bollati come blog ''di destra'', perché non ci facevamo alcuna premura di mostrare rispetto verso il governo di centrosinistra. Ora eccoci qua, avanguardia dell'opposizione irragionevole e giustizialista, economisti ''dissidenti'' secondo la freudiana e deliziosa terminologia introdotta dal Giornale. Direi, tranquillamente, di continuare a impipparcene.

Sandro, e' chiaro che fate bene ad ignorare il tutto, ma di che ti stupisci?

Leggevo proprio qui su nfA un commento, tempo fa, su quanto la prospettiva politica fosse limitata a qualche settimana, per poi passare tutto al dimenticatoio o fare inversione a U, pur di stare sempre in testa al gregge.

E' chiaro che con i media che ci sono qui la situazione non puo' nemmeno migliorare. Sia chiaro:  non parlo solo dell'era, o dell'area, BS.

Perche' la cosa dovrebbe essere diversa per un libro, che oltretutto non canta i peana ufficiali? 

Tra l'altro si era già notato che il flusso dei link agli articoli di NFA seguiva le cangianti mutazioni elettorali, per cui con la Destra al governo si veniva linkati dai sinistri, e con la Sinistra al governo si veniva linkati dai destri. O ricordo male?

Quindi anche stavolta niente di nuovo...ma capiranno la vostra tattica markoviana o come è che la definiste una volta? Comunque mi pare il senso fosse di menare botte da orbi a destra e manca ;).

Tattica markoviana... nel senso che si usano le catene della nota marca (Markov) come bikers di periferia?

 

Complimenti per l'idea del libro, e soprattutto per il coraggio. Aspetterò che me lo regali la fidanzata e che il caro Ostellino faccia qualche editoriale al riguardo per vedere come lo (mis)interpreterà.

I lettori che non vivono e non viaggiano spesso in Italia ma che desiderano acquistare il libro possono gia' farlo ordinandolo online su ibs.it (internet bookshop). ibs consegna ovunque nel mondo con corriere espresso. Per esempio, costa circa 8 euro ricevere il libro ovunque in Europa (consegna in 1-2 giorni) e circa 12 euro in USA (consegna in 2-3 giorni), in aggiunta al prezzo di copertina naturalmente. Questa e' un'opzione disponibile subito. Siamo in attesa di verificare possibilita' e tempi per la distribuzione elettronica su kindle o distribuzione cartacea mediante Amazon.com.

E con ibs si vincono 14 Poinz!!! Non so cosa siano, ma mi piacciono molto.

e hanno pure un tasso di cambio implicito euro/dollaro di 1.31: speculate gente, speculate! :-D

Avviso a chi fosse interessato ad acquistare il libro via Amazon/Kindle: è in arrivo, a giorni. Forse addiritturà lunedì, ci sta lavorando il GT, che metterà l'annuncio ufficiale appena il libro diventa disponibile.

Lunedi no di sicuro, Amazon ci mette anche 48 ore per approvarlo, sperando che non facciano storie.

Altro che 48 ore, non lo vedo ancora!

Ormai mi sa che lo compro in libreria, tra una decina di giorni rientro un we.

Ci hai cuccato Marcello, il GT è rimasto affogato di lavoro e le 48 ore sono andate e tornate senza che nulla accadesse. Ora che abbiamo azzerato la credibilità non sto a fare promesse aggiuntive, ma diciamo che non ci dovrebbe voler molto.

Acquistato Sabato mattina presso la Feltrinelli di Roma - "Galleria Alberto Sordi".

Ho già divorato un bel numero di pagine!

PS Su wikipedia alla voce Giulio Tremonti nella bibliografia è presente anche "Tremonti: istruzioni per il disuso".

Acquistato !

Lo so che è passato tempo, ma insomma....

Sara' pero' molto, molto difficile convincere il potenziale lettore medio che questo libro non e' di parte. La politica in Italia e' per troppe persone una fede come quella nella squadra di calcio. Se parli male di Tremonti devi per forza essere un maledetto comunista, una toga rossa, o un ministro col portafoglio troppo piccolo.Il lettore che superera' questo pregiudizio cogliera' uno dei messaggi centrali del libro: analizzare fatti e circostanze usando la logica, i dati, e il buon senso e' cosa che fa assai bene alla vita democratica e non e' una cosa di parte. E non e' neppure cosa che si presta a essere manipolata per questioni personali. Quindi non hai affatto esagerato nel titolo: questo non e' un libro contro Giulio Tremonti, e' un libro contro l'impostura. Ci fosse stato Mr. X al governo per dieci anni o giu' di li' al posto di Tremonti avremmo -- se anche costui si fosse rivelato impostore, indipendentemente dalla parte politica -- scritto: Mr X, istruzioni per il disuso.

 

Senza dubbio chi usa la logica in Italia, e i dati, e il buon senso, molto probabilmente è abbastanza

“laico” da saper controllare la propria fede politica (e sportiva, forse).

Eppure chi usa logica, dati, buon senso, e aggiungo, coscienza dei limiti, è comunque di “parte”, e

può essere persona di destra o persona di sinistra.

Ma sono, comunque, insieme, da una “parte”.

Perché semplicemente da persone libere, sono contro ogni “impostura”.

Non c’è, quindi, alcun motivo di assicurare/convincere il “potenziale lettore medio che questo libro

non è di parte”.

Anzi, oggi, l’impegno politico più forte in Italia è proprio smascherare gli impostori, di/da destra e

di/da sinistra, usando logica, dati, buon senso, in autonomia e libertà, senza paura.

Scegliendo questa "parte"!

O no?

 

P.S. Ordinerò/leggerò il libro, augurando al “Collettivo di Gruppo della Comunità di nFA” di stare sempre da questa “parte”, a prescindere dalle collocazioni destra/sinistra.

 

Comprato e letto oggi: scorre molto bene.

Al tempo lessi anche Tremonti. Da ignorante in materia ne ricavai una sensazione di nebulosa conferma ai miei pensieri (nebbie anch' essi) sulle dinamiche economiche. Vedere sparire la foschia a colpi di semplici ma logiche argomentazioni è stato molto stimolante (leggasi: una goduria). Potere del metodo scientifico :-) . Grazie.

La voce

Paolo Casillo 6/2/2010 - 21:15

Magari qualcuno ve l'ha già fatto notare, ma vi siete accorti che lavoce.info ha violato il tradizionale silenzio su NfA?

Di che stai parlando, scusa?

Dai, Fausto, non te la prendere (soprattutto, non personalmente ...). L'osservazione mi sembra ragionevole, alla luce di quattro anni circa di dati.

La gente osserva serie temporali e fa inferenze, statisticamente ragionevoli. Poi nota il sample point completamente fuori dal supporto e dice: urca, vuoi vedere che d'ora in poi si fa campionamento da una popolazione strutturalmente diversa e mi tocca buttare via tutto il campione di prima? Credo sia implicito anche un "meglio così, comunque ..." ma non voglio mettere parole in bocca al nostro lettore.

Meglio così, comunque, lo dico io. Le cose si evolvono, il mondo cambia e scopriamo tutti che certi teoremi son veri: nei giochi ripetuti, la cooperazione a volte è sostenibile e beneficial ...

 

Da quello che vedo sul web Paolo Bricco è un  esperto di Adriano Olivetti e distretti industriali. Curiosa scelta per la recensione del libro. Non posso fare a meno di notare la difesa dell'autore della scelta di Tremonti come uomo dell'anno 2009, sulla quale io invece rimando a questo pezzo. Comunque ragazzi, rassegnatevi: perderete "davanti al bisogno di riforma morale e ideale che segna il paese di oggi".

nel caso vi fosse sfuggito, c'è un articolo sul Il Mondo che parla del vostro libro, lo potete vedere dalla rassegna stampa della Crui:

http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp

Grazie mille, questa ci era proprio scappata. L'ho aggiunta alla rassegna stampa sulla pagina del libro.

Ho appena finito di leggere il libello! Grandioso! Finalmente si mettono a nudo le le "Voltreminchiate" del nostro Super Mega Ministro e l'ipocrisia del suo schieramento politico

Grazie 

Tremonti pare abbia trovato un altro mostro spaventoso. Dopo Cina e Globalizzazione, ecco Google. 

Segnalo anche Alessandro d'Amato su Giornalettismo al riguardo. A quanto pare la tesi è che siccome google ci spia in Italia bisogna accanirsi contro le intercettazioni telefoniche.

Come per Cina e Globalizzazione non ha spiegato il perchè, forse temeva di commettere qualche errore di logica tipico dei suoi ragionamenti da "non economista". In ogni caso attendo lumi dal ministro nelle prossime interviste (o libri).

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