Non importa il colore del gatto. Un convegno della Fondazione NFA, Roma 28-29 febbraio 2012

14 febbraio 2012 redattori noiseFromAmeriKa

Il prossimo 28 e 29 febbraio, presso la sala capitolare del Senato, si terrà un convegno organizzato dalla Fondazione NFA dal titolo: ''Non importa se il gatto è bianco o nero. Politiche per la crescita''. All'organizzazione del convegno hanno collaborato il Centro Studi Economia Reale, l'Associazione LibertàEguale e l'Istituto Bruno Leoni. Kuva comunicazione gentilmente curera' lo streaming. Nel corpo dell'articolo trovate il programma, provvisorio ma quasi definitivo. Due ulteriori punti logistici.

1) Chi desidera partecipare al convegno dovrebbe segnalarcelo inviando una e-mail a politichecrescita@gmail.com

2) I convegni costano ed nfa è autofinanziata. Nella nuova veste grafica di nFA è comparso un simpatico bottoncino con la scritta ''donazione''. Vi incoraggiamo a usarlo in modo ripetuto e abbondante. No, sul serio. I convegni costano.

Cara/o Amica/o, 

gli ultimi tre mesi hanno visto una sterzata sia nel dibattito che nell’azione di politica economica. Tuttavia, al  momento, i provvedimenti adottati continuano a essere dominati dall’emergenza, in particolare dalle necessità del  bilancio pubblico e da svariati atti “dimostrativi”, siano essi sull’evasione fiscale, sulle liberalizzazioni o sul mercato del lavoro. Probabilmente non può essere altrimenti, dati gli equilibri parlamentari e la situazione del debito pubblico. È però urgente rilanciare la discussione sugli obiettivi di più lungo periodo e segnatamente su cosa fare per assicurarsi che il paese ritorni su un sentiero di crescita senza il quale i drammi del 2011 diventeranno sia permanenti che più gravi. Tale dibattito manca o viene condotto in modo distorto: da almeno vent’anni a questa parte, forse di più, le maggiori forze politiche continuano a dimostrare un deficit  di capacità propositiva che non fa ben sperare. 

D'altro canto, praticamente in ogni partito e nelle parti sociali esistono persone, parlamentari o militanti, che hanno un atteggiamento che vogliamo chiamare "einaudiano", ossia conscio della drammaticità dei problemi e orientato a trovare maniere realistiche ed effettive per affrontarli. È urgente che queste persone, separate da barriere ideologiche, organizzative e financo simboliche, si parlino per convergere sul da farsi. L'idea è di ripartire da un'analisi delle radici della crisi italiana, accantonando la  pessima retorica degli ultimi anni, per individuare i provvedimenti che vanno presi per rispristinare gli incentivi alla produzione di ricchezza. L'orizzonte temporale dovrebbe essere quello del post-emergenza, ossia la prossima legislatura e quella seguente. 

Per avviare la discussione la Fondazione Noisefromamerika ha organizzato per il prossimo 28 e 29 febbraio a Roma un convegno dal titolo “Non importa il colore del gatto: per una politica che incentivi la crescita’’. All’organizzazione del convegno contribuiscono e collaborano Economia Reale,  Istituto Bruno Leoni, Libertàeguale. L’obiettivo è di formulare proposte che vadano oltre la logica dell’emergenza  e che, soprattutto, possano essere riconosciute come proprie da quell’insieme di forze sociali che, con termine forse un po’ vecchiotto ma ancora esplicito, vorremmo chiamare i “produttori”. Oggi più che mai sta ancora nei produttori la speranza del paese: il problema politico, che ci e ti poniamo, è come far sì che diventino maggioranza politica e lo governino loro, il paese.  

Un governo “tecnico”, retto da una maggioranza parlamentare artificiale che si tiene assieme solo per i fucili che i bond vigilantes e la BCE le puntano contro, non può cambiare l’Italia. D’altro canto, il ritorno alla lotta fra bande rivali che ha caratterizzato la lotta politica a partire dalla seconda metà degli anni ‘80 non è più sopportabile. Occorre andare oltre provando a trovare un linguaggio e degli interessi  comuni sul terreno delle cose da fare. Questo può apparire illusorio ma ci pare l’unica alternativa al continuo e lento declinare degradando. Se fare politica vuol dire provare, almeno un po’, a cambiare lo stato di cose esistente, ora è il momento per prendersi il rischio di parlare con coloro che, dall’altra parte dello steccato ideologico, appaiono far politica per la medesima ragione. Su problemi concreti e ben definiti è possibile, noi crediamo, intendersi. E, dopo essersi intesi, decidere di fare anche delle cose assieme. Noi ci siamo presi la briga di provare ad individuare una serie di temi concreti su cui vi chiediamo di confrontarvi.  Proveremo a dissezionarli e ad offrire alcune possibili soluzioni pratiche, lasciando poi al dibattito ed al confronto d’idee il compito di fare il resto.  

Per questo t'invitiamo a partecipare. Non importa che il gatto sia bianco o nero, basta che si mangi i topi che ci stanno rodendo il granaio. Riscopri il felino della politica che è in te e vieni a fare il gatto. 

Michele Boldrin, Sandro Brusco, Irene Tinagli, Sandro Trento 

Programma: 


18 commenti (espandi tutti)

Domanda di rito

floris 14/2/2012 - 20:46

Ci sarà una diretta streaming/una registrazione video dell' evento?

Mi associo anch'io alla domanda di rito...

Ci stiamo lavorando. Speriamo di farcela e appena avremo notizie le urleremo dalla cima dei tetti.

Aggiungo i complimenti a tutti gli organizzatori per l' idea e la realizzazione di un simile incontro, e a questo punto la disponibilità a guardare l' eventuale video in giacca e cravatta per solidarietà.

Durante la settimana è proprio impossibile!
Quando organizzate qualcosa nel weekend?

io mi iscrivo e provo a venire, ma forse se vi aveste avvertiti prima...

a) Lo sappiamo che per tanti lettori sarebbe stato meglio il week-end, ma per avere una partecipazione rilevante di politici e giornalisti purtroppo è molto meglio farlo in mezzo alla settimana. Già il giovedì inizia a essere osé, e il venerdì tanti parlamentari se ne vanno da Roma.

b) Lo sappiamo che era meglio dirlo prima, e ci abbiamo provato. Ma è praticamente impossible mettere assieme  una conferenza di questo tipo con molto anticipo.  Non è una conferenza accademica, non nel senso tradizionale comunque.

Quindi, ci scusiamo in anticipo per i disagi creati ma, credeteci, non è compito facile mettere assieme un programma di questo livello con grande anticipo.

So che non frega niente a nessuno, ma io il 28 ci sarò. Porto anche la torta che faran 4 anni che sono iscritto a un sito di fondamentalisti, sperando che il Senato non abbia detto SI' per fare una bella retata...

P.s.

Al Senato giacca e cravatta obbligatoria, sembra, quindi ci sarà l'occasione per vedere Sandro Brusco travestito (ma non ditelo a Giovanardi).

.... un'iscrizione ufficiale, visto che il pericolosissimo gruppo di fondamentalisti che frequento ormai dal 2007 - mal me ne incolga - ne è al corrente, ma io ci sarò.
Mica posso mancare, no? 

se si mangia al Madama's con 8 euro vengo.

e la cravatta non è obbligatoria neanche per sposarsi

Mi comunicano dal Senato

N.B.Le ricordo di indicare sull'invito e sul comunicato stampa l'obbligo di giacca e cravatta.

Spero ciò non faccia diminuire troppo la partecipazione

Faccio una domanda forse inutile, ma meglio andare sul sicuro: 

Può partecipare anche un semplice studente universitario (con giacca e cravatta, si intende)?

In caso affermativo, almeno il 28 sarò presente: è una grandissima iniziativa.

 

Bravi!

Paolo Bottacin 15/2/2012 - 22:40

Purtroppo non riuscirò ad esserci, però se sarà possibile seguirlo, magari in differita, su web me lo vedrò sicuramente: grande idea!

Prima di tutto complimenti per l'iniziativa.

Detto questo vorrei segnalare un piccolo errore e fare una domanda:

1)nel programma vi è il giorno martedì 28 e martedì 29:) niente per cui strapparsi i capelli comunque!

2)per chi non può venire a Roma, c'è la possibilità di vedere il tutto il streaming (in diretta o anche in differita)?

risposte

sandro brusco 16/2/2012 - 05:53

1) stiamo facendo alcune piccole modifiche. Una volta fatte mettiamo il programma nuovo con i giorni giusti.  Nessun problema per i capelli. They left a long time ago.

2) Vedi la ''risposta di rito'' sopra.

Un paio di settimanane fa chiedevo se i redattori fossero stanchi, essendo insoddisfatto di quanto era pubblicato.

Sono poi apparsi articoli interessanti e, adesso, l'annuncio del convegno romano al quale, purtroppo, non potrò partecipare. Allora non si trattava di stanchezza, ma di lavoro sommerso in attesa di preparare il meglio!

  Mi auguro che si possa seguire il convegno in differita; buon lavoro!

Streaming

andrea moro 16/2/2012 - 14:47

Lo streaming e' confermato grazie ai fedelissimi di Kuva comunicazione, che si sono attivati nonostante il nostro solito ritardo. Appena possiamo modifichiamo il programma per comunicarlo

Ichino e Terlizzese parleranno oggi delle loro idee ad un convegno a Roma,
ossia della loro idea di distruggere l'università pubblica italiana copiando male il sistema INAPPICABILE americano al ns sistema.

La domanda da fare a Ichino sarebbe: se conosce il modello tedesco di
diritto allo studio, che costa 1 miliardo di Euro in piu'. Spunti li
trovate qua. http://www.ilcontesto.org/4528/se-in-germania-ti-pagano-pe
r-studiare/

Se in Germania ti pagano per studiare

di Gianvito Volpe <http://www.ilcontesto.org/contestuali/gianvito-volpe/>, 14
febbraio 2012

La stragrande maggioranza dei politici italiani non sa cosa significhi
esattamente vivere in Italia. Molti di loro vivono in una specie di Olimpo,
isolati in un mondo tutto loro, completamente distaccato dalla realtà. Giù
da quell’Olimpo ci siamo tutti noi. Quelli che devono fare i salti mortali
per pagare le bollette e le tasse. Quelli che non hanno l’auto blu e quindi
la benzina se la devono pagare di tasca propria, che ogni giorno si alzano
per andare a lavorare o a cercarsi un lavoro. Mentre loro litigano su cose
che non miglioreranno la vita di nessuno. Parliamoci chiaro: la riforma del
digitale terreste era più urgente di altre questioni? sarebbe morto
qualcuno se fossimo rimasti un anno in più col tubo catodico…? Ne
dubito. Oggi parlavo con una mia amica che vive e studia in Germania, e mi
sono fatto qualche domanda su quello che da noi si chiama “diritto allo
studio”.

 <http://www.ilcontesto.org/wp-content/uploads/2012/02/KIF_2852.jpg>

Un nuovo edificio in costruzione nel campus dell'Università di Colonia in
Germania. Foto di Simone Natale
Fotografiamo la situazione italiana. L’Italia è terzultima nell’Unione
Europea per numero di giovani laureati. Tra i ragazzi di età compresa fra i
25 e i 35 anni, soltanto 18 italiani su 100 risultano in possesso di un
diploma di laurea. La media scende a 15 su 100 se si considerano le lauree
di secondo livello e le lauree magistrali di nuovo ordinamento. Soltanto
Romania e Repubblica Ceca fanno peggio di noi. La media europea è
invece del 30 per cento. Poi ci sono Paesi come Francia, Svezia, Danimarca
e Inghilterra attorno al 40 per cento. E la Germania davanti a tutti al 42
per cento di giovani laureati. In Italia tre studenti universitari su
quattro (73%) vivono con i genitori. La metà è pendolare e il 39% oltre a
studiare fa lavori part time. Come mai così tanti pendolari? Nel 2011 chi
non ha avuto aiuti economici ha pagato in media 1.160 euro di tasse. Il
pendolarismo è una strategia di sopravvivenza. In Italia infatti solo 3
studenti su 10 ricevono aiuti economici per lo studio, due su dieci e uno
su trentacinque della media complessiva usufruisce invece di un alloggio
isu. In generale, tra lezioni in aula e tempo trascorso sui libri, ogni
studente dedica all’università una media di 41 ore a settimana, contro le
32 dei primi anni ‘90. Nonostante la crisi economica influenzi le loro
scelte, questi ragazzi si applicano e fanno sacrifici, considerando ancora
l’università come un ascensore sociale.

Nel 2011 il 68,5% degli studenti non ha ricevuto alcun aiuto economico. Il
15,2% ha ottenuto un esonero parziale, il 9,3% l’esonero totale, il 7,1%
una borsa di studio da enti di diritto allo studio. Questi enti erogano il
56,7% del totale degli aiuti, mentre le università partecipano con il
31,2%. Gli enti privati concorrono per il 6,8%. L’importo mediano delle
borse di studio è pari a 1.600. L’Italia spende quattrocentottantuno
milioni per le borse di studio ai giovani universitari. La Germania spende
1 miliardo e 400 milioni.

Il sistema tedesco è davvero interessante e penso sia utile conoscerlo
almeno sommariamente.

Dal 1º ottobre 1971 gli studenti ricevono degli aiuti grazie alla legge per
il sostegno alla formazione individuale degli studenti: la cosiddetta BAföG
(Bundesausbildungsförderungsge

setz). Il termine BAföG indica il denaro
mensile disponibile mediamente per ciascuno studente. In linea di principio
non è su base meritocratica, è un assegno per tutti, tuttavia si riduce per
gli studenti che non concludono gli anni di università nei limiti di tempo
previsti. Si tratta più propriamente di un prestito per metà a fondo
perduto (sotto forma di borsa di studio), e per metà da restituirsi, a
tasso zero, a partire dal quinto anno successivo alla laurea. In prima
approssimazione possiamo dire l’ammontare medio del BAfoG è di 417 euro
mensili. Poi vedremo più precisamente come viene calcolato. In altre parole
in 5 anni lo stato tedesco finanzia ogni studente con un assegno che gli
permetterà di comprarsi libri, pagarsi tram, metro e di non pesare sulle
famiglie. Trascorsi cinque anni dal completamento del percorso
universitario, nei quali si presume l’inserimento lavorativo del soggetto,
il cittadino comincerà a restituire rateizzate e a tasso zero la metà dei
soldi ricevuti per il sostentamento accademico.

I fondi per il BAföG prevedono una copertura del 65 % da parte del Governo
Federale, mentre il restante 35 % è a carico dei Länder (più o meno le
nostre Regioni). E’ interessante notare come, al contrario delle altre
materie lasciate alla competenza dei Länder, quella relativa al diritto
allo studio è disciplinata a livello centrale, a garanzia di un trattamento
uniforme e di pari opportunità in tutto il territorio nazionale.

In linea di principio, il sostegno viene garantito a coloro che ne fanno
richiesta e iniziano il percorso formativo prima di aver compiuto il
trentesimo anno di età. L’ammontare medio del BAföG come detto è di 417
euro ma in realtà è proporzionale ai bisogni degli studenti, sulla base
della stime dei costi di mantenimento. La legge federale prevede degli
importi fissi che dipendono dalla tipologia del corso di studi (se si
tratta di allievi o di universitari, l’equivalente della nostra differenza
tra diploma di laurea e laurea vera e propria) e anche dal fatto che lo
studente viva a con la famiglia di origine o fuori casa. Il livello
dell’importo in concreto viene stabilito sulla base del bisogno standard
dello studente (che comprende i costi di mantenimento e i costi
d’istruzione) e delle spese di alloggio. Le spese per l’alloggio sono
previste per gli studenti che vivono fuori casa e quindi andranno ad
incrementare l’importo di base. Questo, inoltre, può essere ulteriormente
aumentato nel caso in cui lo studente sostenga dei costi di assicurazione
sanitaria. Ma questo aspetto è meglio trascurarlo. L’importo del BAfoG è
quindi variabile. Considerando tutti i possibili incrementi della quota di
base, l’ammontare mensile massimo del BAföG è pari a 630 euro al mese per
gli studenti che non vivono con i genitori.

Gli importi sono consessi al 50% sotto forma di borsa di studio mentre il
restante 50% viene concesso come prestito a tasso zero. Solo per i disabili
è prevista l’erogazionevdell’intero importo come borsa di studio. La
restituzione inizia dopo cinque anni dalla fine degli studi e può essere
rateizzata in un termine non superiore a 20 anni con una rata minima di
rimborso di 105 € al mese.

Solo queste considerazioni basterebbero a stropicciarci gli occhi per lo
stupore. Ma i tedeschi hanno fatto di più. Nel 1999 hanno elevato il BAföG
a livello costituzionale e lo hanno inserito nella Costituzione. Il
nuovo schema di aiuti comprende anche strumenti per eguagliare il carico
delle famiglie: ossia oltre alla mensilità del BAfoG prevista per
tutti, sono previste detrazioni di imposta per figli a carico e concessione
di assegni esenti d’imposta. Naturalmente questa seconda categoria di aiuti
può essere richiesta solo nel caso in cui l’individuo rispetti specifici
requisiti economici. Il sostegno dipende dal reddito della famiglia, dal
quello dello studente e da quello dell’eventuale partner. Sono inoltre
previste tutta una serie di agevolazioni economiche come forniture
elettriche e telefoniche a prezzi ridotti, sconti sul canone televisivo e
sugli abbonamenti ai trasporti pubblici. Se poi lo studente ha anche un
figlio, prende altri 113 euro al mese e se ne ha più di uno, prende altri
85 euro per ogni figlio.

Ma ancora non basta. Una recente riforma ha stabilito forme di riduzione
del debito dipendenti dalla performance dello studente: se lo studente
finisce gli studi nel tempo previsto per il proprio corso di studi, otterrà
una riduzione del debito del 20% sulla restituzion. Esistono poi casi
particolari in cui il rimborso può essere rinviato o addirittura
prescritto: per esempio, se, trascorsi i 5 anni, lo studente risulta
disoccupato o con figli a carico di età inferiore ai 10 anni, non ripaga
subito il debito, ma il periodo viene prolungato. Inoltre implicitamente lo
Stato rinuncia alla restituzione totale nei casi limite dal momento che per
legge nessuno può mai ripagare un ammontare superiore a 10.000 €, anche se
il prestito ricevuto eccede tale soglia. Questo vuol dire che prendendo il
caso estremo del BAfoG da 670 euro mensili, in un percorso universitario
di 5 anni fanno 40 mila euro, di cui la metà 20 mila euro andrebbe
restituità, ma in realtà la restituzione pretesa è solo di 10 mila euro. La
stessa riforma ha stabilito che a godere del BAföG non siano solo gli
studenti di nazionalità tedesca, ma anche quelli di nazionalità straniera
fuori dall’Unione Europea con diritto di asilo, e gli universitari
provenienti dagli stati dell’Unione Europea qualora abbiano trasferito la
propria residenza ed abbiano sottoscritto un contratto di lavoro in
Germania.

Un sistema efficiente ed ingegnoso. Questo probabilmente spiega perché la
Germania voglia una applicazione rigorosa del trattato di Maastricht
secondo cui i paesi UE non possono farsi garanti del debito di un paese
appartenente alla Comunità stessa: di fatti gli aiuti economici ai Paesi
come la Grecia aumentano il debito pubblico dei singoli Stati che
partecipano agli aiuti. Ovviamente un aumento del debito pubblico non
permette di fare ulteriori investimenti nel proprio Paese.

La ricetta tedesca è investire e contenere le spese, garantendo nel
frattempo una minima rete di protezione sociale per chi è stato
individualmente colpito dalla crisi; questo comporta quindi l’ingresso,
rigidamente regolamentato, di soggetti privati nel finanziamento del
welfare e, dall’alta l’opposizione al salvataggio di paesi dell’area Euro.
Ma la domanda di fondo è: perché la Germania spende tanto per il diritto
allo studio? Perché è un investimento, non un costo. Per uno Stato la
formazione, la preparazione, le competenze di una persona sono un
investimento. Una persona con un buon grado di istruzione ha maggiori
possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Così si producono due
effetti: un lavoratore qualificato e preparato che offre un servizio al suo
Stato e un buon contribuente perché, avendo un lavoro ben retribuito,
pagherà più volentieri le tasse. Ma c’è anche un vantaggio immediato: i
BAfoG sono un modo ingegnoso per non far calare i consumi. Gli studenti
sono portati a spostarsi fuori sede quindi a stipulare contratti  di
locazione per usufrure delle maggiori agevolazioni, su quei contratti di
locazione lo Stato fa cassa, ma non solo: gli studenti spendono più
ragionevolmente soldi che di fatto per metà gli vengono concessi a fondo
perduto, e spendendo fanno girare l’economia. In questo modo i consumi
nazionali si mantengono stabili anche in periodi di crisi.

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