Non ci resta che piangere.

10 settembre 2008 gianni de fraja
Ho ricevuto per email un programma elettorale. Ero in areoporto, aspettavo la valigia, e me lo sono letto tutto con calma. Non è una parodia, né è scritto dai rivali elettorali dell'autore, candidato alla carica di rettore di Tor Vergata.

Si trova qui. Per chi non voglia leggere tutte le 7 pagine, questo è un esempio dello stile e della concretezza delle proposte programmatiche:

Quello che resta unico è la compresenza del serbatoio di conoscenze, create o criticamente elaborate, cui segue (per l’appunto, segue) il seminario di dottrine.

È su questa stella polare che si deve ancor oggi, è il mio pensiero, tener la rotta, pur nei mutamenti, a volta tempestosi, che la modernità porta con sé (p 3).

In compenso cita Virgilio, in latino of course. Vi sono molti altri esempi di frasi e parole roboanti ma vuote di significato: "l’Università è un vero e proprio dono al futuro (p3)", "periodo di sgangherato pressappochismo e demagogia populista (p4)" (e perché poi doppia p?), "Destinatario del nostro messaggio deve essere l’universo mondo di coloro che desiderano il sapere e che ancora considerano l’Italia tra i paesi che maggiormente hanno contribuito al dono della civiltà che gli uomini fanno agli altri uomini. (p 6)" (un altro dono). Temo anche che il sessismo sia inconscio, visto che questo vuole farsie leggere: suppongo non intenda alienare subito tutte le donne, non rendendosi proprio conto che nel mondo civile, nel 2008, si dice "uomini e donne".

E la sua posizione rispetto a quello che un rettore è in grado di fare? Ad esempio: quali politiche disegnare a fronte del flusso potenziale di studenti stranieri, come ridurre il divario di accesso all'università per gli studenti provenienti da classi sociali meno abbienti,come premiare i docenti produttivi e penalizzare i fannulloni, come ridurre il riempimento di inutili moduli e verbali (ditemi, ci sono altre istituzioni, nei paesi G8, dove si usa la carta carbone?), come far rientrare il capitale umano dall'estero, come far sì che gli studenti di dottorato ricevano adeguata supervisione, invece di essere usati come segretari, fotocopiatori e facchini. E così via. Niente: tutto ciò è ignorato, come se per fare il rettore di una università moderna bastasse sproloquiare pomposamente.

Se David Lodge avesse messo un personaggio così nei suoi libri, nessuno ci avrebbe creduto. Sarebbe da mettersi a ridere, se non fosse che, indipendentemente dalla probabilità dell'autore di essere eletto, il fatto stesso che pensi che un documento del genere possa convincere l'elettorato a votare per lui è un triste sintomo del peso che, nelle università italiane, hanno le persone che credono che il secolo appena finito sia il diciannovesimo.

21 commenti (espandi tutti)

Dai Gianni, un po' di pieta'.  L'uomo e' in ingegnere civile.
 Scrive cose come: A Consistent Theory of Thin Piezoelectric Plates. Chissa' quanto si sente ignorante in un posto come l'universita' italiana, pieno latinisti eccelsi. Fa vedere che ha letto Virgilio pure lui, tra un piezoelectric plate e un altro. 

L'uomo e' un ingegnere civile.

Spero tu non abbia qualcosa contro gli ingegneri civili ..... :-)

Non sono esperto di vita accademica e, per la verità, nemmeno mi appassiona, ma mi sono sorpreso a chiedermi chi sia il suo avversario e se si esprima nello stesso modo pomposamente comico, oltre alla composizione degli schieramenti ed alle eventuali sponsorizzazioni.

Ed inoltre, la cosa funziona sempre come un tempo, tra invidie, gelosie e piccole ripicche?

Ma quando mai. Gli ingegneri sono gente seria.  Chapeau ai politecnici.

Non ho potuto resistere:

 

Suvvia, cosa volete che siano 7 (sette) pagine in confronto alle 271 pagine del programma di Prodi ?

Si vede che se non spari cazzate non hai possibilità, volete sapere come avvengono le elezioni in Confindustria ? Non esiste nemmeno il programma elettorale, esiste solo la confluenza di interessi e gli equilibri associativi, almeno questo ha scritto qualcosa...

volete sapere come avvengono le elezioni in Confindustria ? Non esiste
nemmeno il programma elettorale, esiste solo la confluenza di interessi
e gli equilibri associativi

Sia chiaro, Confindustria non è un "organismo democratico" nel senso che normalmente si dà al termine e le elezioni - peraltro rispettose delle regole stabilite - son solamente la ratifica di accordi, sebbene - questo sì - si svolgano sempre ampie consultazioni.

Non per questo, però, si deve forzatamente dedurre che i giochi siano sporchi. Il problema fondamentale, al di là delle ambizioni di qualche "scalatore" (peraltro umanamente legittime, ci mancherebbe), è dato dalla grande disponibilità di incarichi, a fronte del numero insufficiente di associati disposti a dedicare una parte del proprio tempo (del tutto gratuitamente) alla vita associativa.

Inoltre, si cerca sempre di comporre squadre coese, che abbiano la capacità di condurre un'azione efficace e coerente con le necessità individuate e, perlomeno nella mia ormai lunga esperienza, i programmi ci sono e vengono discussi.

Ciò non toglie, ovviamente, che esistano lobbies ed alleanze ma, ad esempio, vigono da sempre regole relative al tempo massimo di permanenza in ogni carica, con divieto assoluto di rielezione immediata dopo il canonico 2+2 (che comporta una verifica di metà mandato, non sempre scontata): magari la politica ne avesse di simili!

Non si creda, poi, che la partecipazione ai vari comitati, direttivi o parlamentini sia garanzia di chissà quali affari: solitamente la motivazione, per la gran parte degli iscritti attivi, risiede nella possibilità di crescita umana, culturale e professionale portata dal confronto, non disgiunta da una certa gratificazione "da ruolo", ma soprattutto in una vera passione che prende chi svolge tale attività.

Personalmente - e non sono una mosca bianca - mai ho cercato né ottenuto alcun vantaggio economico, semmai attestati di stima - che non nego facciano piacere - e la soddisfazione di veder attuati programmi e suggerimenti, senza nemmeno condurre "campagne elettorali" ma attenendomi sempre alla vecchia regola di Leopoldo Pirelli "in Confindustria non ci si candida, si viene chiamati".

Non sostengo certo - l'ho già detto - che "tout va bien madame la marquise": c'è da fare per migliorare, ma ritengo sbagliato anche non considerare gli aspetti positivi e non impegnarsi a portare il proprio contributo di idee e di passione.

Se poi, Marco, le tue esperienze napoletane sono negative, magari può dipendere da un ambiente particolare ma, credo, se ne hai voglia puoi fare qualcosa anche tu. Tra parentesi, conosco imprenditori della tua zona di cui si può avere il massimo rispetto, pur in situazioni obiettivamente complicate: prenderò a prestito il motto sallustiano che mi è sempre piaciuto e che un collega utilizza come sottointestazione del suo blog: "faber est suae quisque fortunae" (ognuno è artefice delle proprie fortune).

La lingua batte dove il dente duole. Sono personalmente (ma non sono solo) arrabbiato con la gestione "edile" della Confindustria napoletana, ma gli accordi che vengono presi agli alti livelli prevedono sempre questo tipo di gestione, per cui poi non siamo capaci di presentarci uniti per porre delle proposte.
Last but not least: Atitech, pochi sanno che in Campania abbiamo un polo d'eccellenza per l'aviazione,e Atitech non rappresenta una malagestione, ovvero è un'azienda che, con gli opportuni tagli soprattutto ai livelli dirigenziali, è in grado di stare da sola e generare utili, oltretutto in grado di fare "sistema" con Alenia, Alfa Avio, Fiat Avio, Vulcanair, Aereosoft, Magnaghi.

Solo che mentre "i capitani coraggiosi" (?) si accordavano per quello scandalo che è la vendita di Alitalia noi qui niente, tutti zitti...

Pè quelli che fin'adesso hanno pianto... ecco quarcosa de bono: TorVergata TV c'ha due trasmissioni comiche da non perde, e allora ve
le segnalamo (che nun significa che ve le raccomannamo, ma... vale la
pena vedelle!)

La prima la trovate qua

http://www.youtube.com/watch?v=KM5JEMdRXes

la seconda qua

http://www.youtube.com/watch?v=qA2MGT5Mkv0

ma, pe nun spallavve troppo, ve conviene sartà direttamente ar

minuto 5:50

in particolare, occhio ar

minuto 6:40

che ve sottotitolo perché nun potrà mai esse sottotitolato abbastanza

Domanda (e uno):"in quale unità?"

Risposta:"vabbè...io vi do i dati della commissione europea..."

Domanda (e due):"in quale unità?"

Risposta:"no no sono i dati recenti pubblicati da..."..."...questa è
una media in europa rispetto a quello che ci dice, un dato ufficiale
poi si può discutere..."

Domanda (e tre! hai rotto er c....! nu lo vedi che lo stai a mette in difficorta?):"in quale unità?"

Risposta:"in che senso?"... 7:20 "sono euro per mega...mmmm..."
(FINALMENTE ARRIVA IL SUGGERIMENTO DAL GOBBO...) "megawatt...
megawattore.."

minuto 7:30

preghiera:"io vi pregherei di non entriamo nei numeri perchè i numeri
se ne possono dire molti ma questi sono quelli che... a ecco"

:D ke sbrago!

So sicuro che ve renderete conto, dopo la visione, che a Torvergata l'elezione der rettore è proprio na bella lotta!

A TORVERGATANI! chi volete libbero? franco o pagappa? :O

Per caso ho avuto tra le mani l'elenco delle domande del test d'ammissione per le facoltà di Veterinaria che si è svolto pochi giorni fa. Il quiz veniva trionfalmente aperto con la seguente domanda (a dire il vero, la numero 2):

L'italiano che afferma che tutti gli italiani sono sempre bugiardi dice:

  1. una bugia;
  2. un'affermazione perfettamente verificabile;
  3. il vero;
  4. una cosa ovvia;
  5. niente di nuovo.

Il candidato doveva scegliere la risposta giusta [ma vedi il P.S.] tra quelle numerate da (a) ad (e).

Ora, come chiunque dotato della famigerata "cultura generale" sa, si tratta del ben noto paradosso del mentitore, scoperto già dagli antichi greci. Il paradosso consiste nel fatto che l'affermazione contenuta nella premessa della domanda (un italiano afferma che tutti gli italiani sono bugiardi) è contemporaneamente vera e falsa, ossia paradossale per l'appunto.

Indovinate come stanno, invece, le cose secondo i creativi del MIUR. Secondo loro, naturalmente, una risposta "giusta" esiste, ed è, ma guarda un po', la (a)! 

Anche nella logica vale il principio dell'italianità? Ossia, vince sempre l'inferenza che tratta bene gli italiani?

Invito tutti i bocciati a fare ricorso.

P.S. Secondo voci che non ho potuto verificare in alcuni test la formulazione invitava i candidati a scegliere non la risposta giusta ma quella "meno arbitraria"... della serie: tanto sappiamo che le nostre domande sono fatte da cani, quindi lo riconosciamo subito e così non ci fate storie. 

In effetti "a" e' la risposta giusta senza alcuna contraddizione in questa formulazione. La frase "tutti gli italiani sono sempre bugiardi" e' falsa, perche' basta che ci sia un Italiano che dice la verita', per non renderla un paradosso, ma una semplice falsita'.

Il paradosso del mentitore e' "questa frase e' falsa", non la versione riportata nel test.

Forse il test voleva verificare la conoscenza del reale paradosso del mentitore?

 

 

Attenzione: è un italiano che afferma che tutti gli italiani sono bugiardi, esattamente come nel paradosso originale (dove un cretese diceva che tutti i cretesi sono bugiardi). La variante che riporti tu è più corretta ed elegante, ma anche la formulazione originale lo è, anche se in modo meno evidente.

Tu, invece, stai scambiando la premessa con la conseguenza: noi non sappiamo a priori se esista o no almeno un italiano che non sia bugiardo. Se lo sapessimo con certezza, allora la risposta giusta sarebbe stata la (a); ma dalla formulazione della domanda tale conseguenza non è deducibile in alcun modo (tranne che con il patriottismo)...

A parte il fatto che continuate a parlare di (a) mentre io lì sopra vedo solo i numeri 1., 2., eccetera, mi si permetta di dire la mia.

Vi sono due soli stati del mondo possibili: tutti gli italiani (meno il signore che parla) sono bugiardi (stato X) o non lo sono (stato -X). La loro unione esaurisce tutto ciò che è possibile sino al momento in cui il signore parla. Quello che occorre decidere è se il signore che parla è bugiardo o meno (meglio se la frase che ha detto costituisce bugia o meno) o se la cosa è indecidibile. Allora, consideriamo in turno i due stati, che sono mutualmente esclusivi.


X
Se fosse vero che tutti gli italiani (meno quello che parla) sono bugiardi, colui che parla direbbe la verità (in relazione agli altri italiani). Essendo egli stesso italiano NON direbbe la verità rispetto all'insieme di TUTTI gli italiani, insieme che lo comprende. Ossia avrebbe detto una bugia dicendo la verità parziale, bastava aggiungesse "fuorché io" ed era fatta. Il paradosso viene da questo.

-X Se non fosse vero che tutti gli italiani (meno quello che parla) sono
bugiardi (ossia esiste almeno un italiano altro da colui che parla, chiamiamolo MB, che dice la verità), colui che parla direbbe una bugia (a causa dell'esistenza del signor MB). Essendo italiano, colui che parla si aggiungerebbe all'insieme degli italiani che dicono bugie ma non eliminerebbe l'esistenza del signor MB, per cui rimarrebbe vero che NON tutti gli italiani dicono le bugie. Quindi colui che parla avrebbe detto una bugia.

Conclusione, in entrambi gli stati del mondo colui che parla ha detto una bugia. Nello stato del mondo in cui tutti gli italiani meno lui dicono bugie ha mentito perché ha detto una verità "incompleta", che sempre bugia rimane.

La risposta giusta quindi è 1. Il problema è che anche 2. lo è se si interpreta il termine "verificabile" come "testabile", che mi sembra un'interpretazione perfettamente ragionevole ...

La risposta giusta quindi è 1. Il problema è che anche 2. lo è se si
interpreta il termine "verificabile" come "testabile", che mi sembra
un'interpretazione perfettamente ragionevole...

Beh, non e' che sia cosi' perfettamente verificabile o testabile mettersi li' e andare a vedere se e' vero gli italiani tutti dicono sempre le bugie; al contrario e' sperimentalmente infattibile. Infatti l'unica risposta corretta a quella domanda per come la vedo io e' 1 esattamente per i motivi che hai spiegato tu.

Agreed, è il "sempre" che frega: non c'era nel paradosso originale. Altrimenti "tutti" si risolve, sono un numero finito e, con un ammontare finito di soldi, il nostro caro Aldo Rustichini li potrebbe far passare tutti per una MRI machine per vedere se danno positivo o negativo ... !

Il vero cavillo è quel 'sempre'. Bastava che l'italiano affermasse 'gli italiani sono bugiardi', che non avrebbe implicato lo debbano essere in qualunque situazione (è una scappatoia percorribile per l'originale sui cretesi, dove il 'sempre' non c'è). La frase del test non è un vero paradosso, ma, come dimostri, una necessaria bugia. 'Questa risposta è falsa' è un paradosso: l'affermazione riguarda l'affermazione stessa e non può essere totalmente vera né totalmente falsa in nessun caso.

In realta' signori mi e' venuto in mente due minuti fa che:

conoscendo che chi fa l'affermazione e' italiano, abbiamo gia' dimostrato che l'affermazione e' falsa (la risposta giusta e' la 1) quindi in un certo senso l'affermazione *e'* verificabile; aveva ragione Michele.

E, secundis, lo e' anche sperimentalmente perche' quel sempre ci mette nella condizione in cui basta dire *una volta* la verita' e l'affermazione e' dimostrata falsa.

La morale qual e'? Che nessuno di noi qui su nfa e' buono abbastanza per fare il veterinario in Italia.

A parte il fatto che continuate a parlare di (a) mentre io lì sopra vedo solo i numeri 1., 2., eccetera, mi si permetta di dire la mia.

È un errore di codifica HTML, attribuibile sia a una mia svista, sia a una ripulitura del codice da parte del server del forum (visto che mi ricordo perfettamente di aver specificato il tipo di lista come "alfabetico"). La lista avrebbe dovuto essere con le lettere (vedere il pdf originale).

Tornando sul topic del presunto paradosso: la sua formulazione può dare adito a interpretazioni diverse, ma, a mio avviso, quella del quiz riproduce esattamente il paradosso del mentitore come lo concepivano i logici antichi. In particolare, penso che la negazione di "tutti gli italiani sono bugiardi" fosse concepita nel senso di "tutti gli italiani non sono bugiardi". Ricordiamo che all'epoca di Epimenide di Creta, VI sec. A. C. non c'erano né i mondi possibili, né la logica dei quantificatori. Ma ancora per Aristotele la negazione di una predicazione universale equivale all'affermazione universale della predicazione opposta (vedere qui, al §4.3).

Questo fa sì che dalla falsità della proposizione paradossale si deduce la sua stessa verità, e dalla sua verità si deduce la sua stessa falsità:

1) Se il parlante dice il vero, allora se ne deduce che, in quanto facente parte di "tutti gli italiani", dice il falso.

2) Se il parlante dice il falso (nel senso di "tutti gli italiani dicono solo la verità"), allora se ne deduce che, in quanto facente parte di "tutti gli italiani", dice il vero.

Di conseguenza, la proposizione è indecidibile (e il MIUR prende la cantonata).

L'introduzione della logica dei quantificatori non cambia molto: se la proposizione è falsa vuole dire che esiste almeno un italiano che non è bugiardo. Però, dalla formulazione del quiz tale premessa non era deducibile, quindi il candidato non poteva arrivare alla risposta (a) solo in base alla forma logica della domanda (mentre poteva darne l'interpretazione aristotelica, e concludere la paradossalità). 

La vera soluzione consiste nella distinzione (arrivata già Medioevo con Buridano) tra ciò che è detto e ciò che è menzionato, ossia, tra il linguaggio e il metalinguaggio.

Se il parlante dice il falso (nel senso di "tutti gli italiani dicono solo la verità"),

No, Artemio, e' qui che ti sbagli perche' l'alternativa a "tutti gli italiani dicono sempre bugie" non e' "tutti gli italiani dicono solo la verita'" (almeno non l'unica). Posso concludere che l'affermazione iniziale e' falsa se un italiano ha detto anche solo una volta la verita'. Quindi le risposte giuste sono effettivamente a e b e i concorrenti possono giustamente fare ricorso e chiedere di essere interrogati sull'asino di buridano che, essendo loro veterinari, e' pure piu' in tema.

 


Se il parlante dice il falso (nel senso di "tutti gli italiani dicono solo la verità"),

No, Artemio, e' qui che ti sbagli perche' l'alternativa a "tutti gli italiani dicono sempre bugie" non e' "tutti gli italiani dicono solo la verita'" (almeno non l'unica). 

Ma infatti, ho cercato di circostanziare, distinguendo tra la logica aristotelica e moderna...

In ogni caso, trovavo buffa la "localizzazione" italiana del paradosso, e la posizione del MIUR secondo cui non è vero che tutti gli italiani sono bugiardi :)

E poi: è mai così difficile comporre un elenco di domande a prova di logica? È per colpa di domande come quella qui discussa che sono sempre stato scettico a proposito delle prove di ammissione all'italiana... Ma negli USA succedono mai errori analoghi? tanto per sapere

Infatti l'unica affermazione davvero verificabile (attraverso questo dibattito) e sicuramente vera è riguardo all'assoluta inaffidabilità di questi test.

Il punto è che se la domanda del quiz riproducesse il paradosso secondo la logica di Aristotele e dei greci, l'indicibilità della proposizione sarebbe stata tra le risposte.

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