Non di solo pane ...

21 settembre 2007 michele boldrin
Quanto segue non si confa', io credo, alla lettura del mattino; a meno che il medesimo non sia domenicale, tardo, ed indulgente. Per questo lo metto al sabato sera. Niente mercati in fibrilazione, niente politicanti incompetenti, niente pomposi baroni universitari; solo un po' di minima moralia.

Tempo fa una persona ci scrisse un'email. Diceva:

Cari professori, vi leggo quando posso, un po'
di sfuggita e con curiosità e all'improvviso mi è venuta voglia di chiedervi: ma
per voi c'è qualcosa che si salva in questo mondo e in caso di risposta
affermativa, che cosa? 

A domanda sincera, risposta sincera: la domanda mi prese in contropiede e reagii stilando rapidamente una lista che, se ricordo bene, inviai per posta a questa persona. Nei mesi trascorsi sono tornato varie volte a quel file distillando lentamente un elenco eternamente incompleto, la cui unica dote mi sembra il suo essere totalmente personale ed idiosincratico. Proprio questo fatto m'ha suggerito la presenza di una "morale pubblica" in un elenco altrimenti privato. Per questa ragione propongo le due cose, la morale pubblica prima e l'elenco privato poi. Se non va bene, buttatela via e proponeteme un'altra. L'elenco, invece, non lo cambio con nessun'altro.

Dico io: La ragione per cui vale la pena volere
istituzioni che funzionino, borse che non crollino e università che
premino il merito e non i calli sul sedere è perché, quando
quelle cose funzionano, ci sono delle altre cose
nella vita che vale la pena di fare e rifare senza stancarsi mai. 

Dice
l'altro: ma allora perchè non farle subito le cose che vale la pena
fare e si salvano da sole, invece di perder tempo ad aggiustare le
altre, che ti fanno dannare l'anima?

Rispondo io: perché, se
ben ci pensi, nell'equilibrio di un gioco simmetrico puoi
dedicarti alle cose che si salvano nella vita e non ti fanno dannare l'anima se
e solo se le altre, quelle che basta solo che funzionino e siamo a
posto, funzionano. E finché non funzionano, non hai altra alternativa
che provare ad aggiustarle magari dannandoti l'anima. 

Ridice quell'altro: mica vero. A me
che importa dell'equilibrio nel gioco simmetrico? Io son furbo, devio e
gioco asimmetricamente. Tanto non se ne accorge nessuno, sono l'uomo invisibile qualunque.

Rispondo
io: fai pure. Ma anche gli altri sono qualunque ed invisibili: quando deviamo in molti allora si vede. La chiamano "esternalità". Nell'equilibrio del gioco asimmetrico, i treni da Piacenza alla Gare de Lyon non
arrivano in orario e a volte nemmeno partono. Meglio quindi occuparsi delle
prime (far partire ed arrivare in orario i treni) e coltivare discretamente le
seconde. Almeno finché non si arrivi in paradiso dove potremo
dedicarci solo alle seconde. Che per me includono le seguenti:

- la pioggia, non nel pineto ma sul tetto di casa
finché io sto leggendo

- gli amici, che
son molti ed invece di calare crescono mentre il tempo cala

- il lavoro che faccio, che mi piace
parecchio

- la musica, quella cantata in particolare

- le montagne, tutte ed anche con il cattivo
tempo

- la gente che ci prova, non a
cambiare il mondo che è dura, ma anche solo a capirlo un pelino.

- le corse in bicicletta, ed
anche a piedi

- i sogni dei figli, specialmente quando si realizzano 

- fifth avenue e michigan avenue, alle quattro del pomeriggio di un giorno qualunque 

- i miei studenti, sia i bravi
che i mediocri, sia i fedeli che gli infedeli, perché son tutta gente curiosa
ed inquieta

- l'AVE, lo shinkansen ed il TGV 

- la mia
famiglia, sia quella in senso stretto che quella politica, come la chiamano nel
mio terzo paese

- le poesie, che io non so scrivere ma altri sì 

- le calli di venezia,
di sera quando c'è la nebbia

- le belle donne,
ed anche quelle così e così

- i problemi che passo
il tempo a studiare senza risolvere

- i caffè di parigi, quando ancora fumavo bevendo
il caffè

- i libri ben stampati su carta buona

- i teatri d'opera, quando ci fanno le
opere ed anche quando son vuoti

- la gente curiosa
ed inquieta

- i tramonti di Santa Fé, almeno sino a qualche anno fa 

- il risotto, la paella ed il sushi (pure senza riso, che sarebbe sashimi) 

- i maglioni di cashemire

- la prima volta che ho preso l'aereo 

- il libero arbitrio, che non c'è ma è meglio far finta che ci sia 

- i puppies di mia moglie

- le letture inutili, che son più dei
giorni a mia disposizione

-
la morosa di mio figlio, perchè ha un sorriso aperto e gli occhi della madre
(di mio figlio)

- le discussioni infinite fra chi
vuole capire, invece di credere e basta

- gli spritz da frank, ed anche quelli in casa 

- la ferrari che vince in volata

- quelli che ti fanno le domande sincere a bruciapelo, ed aspettano una risposta 

- guidare sui passi di montagna deserti alle sei del pomeriggio in giugno

- l'acqua
minerale fresca ed anche la birra, sempre che sia ben fresca

- cava baja, calle jesus, la dolores, con o senza signora e/o andoni 

- le caldi notti d'estate, quando tira un pelo di brezza 

- la risa alle otto e mezzo del mattino 

- i deep purple, e
non solo loro ... tutto il rock&roll stagionato

- il bar dell'intercontinental in kowloon, la sera dopo cena

- quelli più intelligenti di me, che per fortuna son molti 

- la val badia, d'inverno, d'estate ed anche in
autunno

- quella che mi sopporta di notte, ed i pochi che lo fanno anche di giorno 

- la memoria di mia madre e, presto, anche quella di
mio padre

 

3 commenti (espandi tutti)

Mi spiace, io non sono d'accordo con la parte "pubblica" del tuo discorso. La mia opinione è che se tutti ci impegnassimo un poco al giorno a fare bene il nostro piccolo lavoro, e a prenderci cura delle poche persone che ci sono intorno e ci amano, il mondo sarebbe un posto migliore, e delle istituzioni, francamente, potremmo bellamente farne a meno.

Bella la parte "privata", mi aspettavo solo qualche riferimento calcistico. Il Milan che vince il derby in trasfera 0-6 è un'emozione irripetibile, per quanto mi riguarda :-)

Mi sembra di essere tornato ai tempi di Cuore e delle 10 cose per cui vale la pena di vivere. Inutile che vi ricordi quale era la prima in classifica allora, immagino. Ma devo ammettere che la lista di Michele è molto bella, anche se ovviamente idiosincratica.

Be' Michele Boldrin che mi diventa elegiaco e malinconico è una bella scoperta (ancor più inquietante il fatto che, a parte le sensazioni più personali, molte delle cose da lui citate le avrei indicate anche io). 


Venendo però alla parte pubblica dell'articolo, vorrei capire se ho ben capito.


Sostanzialmente tu sostieni che "puoi dedicarti alle cose che si salvano nella vita e non ti fanno dannare l'anima se e solo se le altre, quelle che basta solo che funzionino e siamo a posto, funzionano", ossia che solo in presenza di di una diffusa efficienza collettiva l'uomo può godere al meglio delle proprie virtù private.


Questo aspetto, però, non sembra essere smentito da una serie di indicatori dell'indice di felicità ( http://www.happyplanetindex.org/index.htm,  http://en.wikipedia.org/wiki/Genuine_Progress_Indicator e http://en.wikipedia.org/wiki/Gross_national_happiness) che non mostrano una piena correlazione tra felicità privata e efficienza pubblica ?


p.s.: so di essere entrato in un campo minato che non mi compete, ma la domanda di sopra non è provocatoria

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