L’occupazione dei cittadini stranieri ed il paradosso di Simpson

20 giugno 2016 lodovico pizzati

Alcuni giorni fa è apparso un articolo su Linkiesta riguardo il tasso di occupazione dei cittadini stranieri rispetto al tasso di occupazione dei cittadini italiani. L’articolo riportava erroneamente che il tasso di occupazione dei cittadini stranieri era un 6,9% più elevato di quello dei cittadini italiani, insinuando poi una serie di spiegazioni riconducibili all’arretratezza del sistema economico italiano. L’interpretazione dei dati è sbagliata per un paio di ragioni: una riguarda la definizione di tasso di occupazione (rispetto al tasso di attività), e l’altra riguarda l’inversione di questa presunta relazione una volta che i dati vengono disaggregati (paradosso di Simpson).

Incominciamo col chiarire la definizione dei dati in discussione. È evidente che l’articolo de Linkiesta si concentrava su una presunta maggiore occupazione del cittadino straniero residente in Italia rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord Europa. Secondo l’autore dell’articolo questo sarebbe dovuto al fatto che in Italia lo straniero disoccupato non è sostenuto dal welfare come in Centro-Nord Europa ed è quindi costretto a lavorare a tutti i costi. Quindi la parola chiave qui è occupazione e non forza lavoro (che è uguale ad occupati più disoccupati).

Il tasso di occupazione è definito come la percentuale di popolazione in età lavorativa (dai 15 ai 64 anni, secondo Eurostat) che è occupato (ha un lavoro). Benissimo, secondo Eurostat (e Istat, naturalmente) nell’ultimo anno al momento disponibile (il 2015) il tasso di occupazione in Italia è del 56,3%, di cui per i cittadini italiani è del 56,0%, mentre per i cittadini stranieri (in Italia) è del 58,9%. Quindi già qui vediamo che la differenza nel tasso di occupazione è del +2,9% per i cittadini stranieri, e non del +6,9% come riportato su Linkiesta.

Come mai questo errore? Con tutta probabilità è stato riportato il tasso di attività, definito come la percentuale di popolazione in età lavorativa che fa parte della forza lavoro (gli occupati che hanno un lavoro, più i disoccupati che lo stanno cercando). Qui infatti vediamo che nel 2015 secondo Eurostat (e Istat, naturalmente) il tasso di attività italiano è del 64%, di cui per i cittadini italiani è del 63,3%, mentre per i cittadini stranieri (in Italia) è del 70,3%. Arrotondando la differenza è appunto del +7% per gli stranieri.

Quindi casomai, al contrario di quanto suggerito su Linkiesta, il tasso di disoccupazione è più elevato per i cittadini stranieri. Difatti, sempre secondo Eurostat (e Istat, naturalmente) nel 2015 il tasso di disoccupazione è dell’11,9% per l’Italia, di cui per i cittadini italiani è dell’11,4%, mentre per i cittadini stranieri (in Italia) è del 16,2%.

In difesa de Linkiesta si potrebbe comunque dire che, a parte la differenza tra tasso di occupazione e di attività e a parte il fatto che il tasso di disoccupazione in Italia è più elevato per i cittadini stranieri che per i cittadini italiani (e quindi va comunque a farsi friggere la spiegazione del welfare più solidale con gli stranieri in Centro-Nord Europa, mentre in Italia sarebbero costretti a lavorare a qualsiasi costo), si potrebbe comunque dire che il tasso di occupazione è più elevato per gli stranieri del +2,9%. Anche se non di quel +6,9% erroneamente riportato su Linkiesta, il divario è pur sempre positivo e magari il grosso delle conclusioni vale comunque. Invece non si può nemmeno dire questo per via di un secondo errore.

Uno dei più banali e frequenti errori di analisi statistica è il cosiddetto paradosso di Simpson, cioè come una relazione può apparire a livello aggregato (gli stranieri sono occupati di più degli italiani) per poi invertirsi a livello disaggregato (gli stranieri sono occupati di meno degli italiani al Nord, al Centro, e forse anche al Sud). Per intuire come questo possa accadere guardiamo direttamente i dati suddivisi per ripartizione geografica disponibili sul database di Istat:

TASSO DI OCCUPAZIONE
 2015  italiani stranieri  totale
ITALIA 56,0 58,9 56,3
Nord 65,6 59,3 64,8
Centro 61,5 61,0 61,4
Sud 42,0 53,9 42,5

Fonte: Istat CoesioneSociale.Stat

Dalla tabella sopra riportata vediamo che sebbene a livello nazionale il tasso di occupazione degli stranieri e maggiore di un +2,9% rispetto a quello degli italiani, al Nord è totalmente vero l’opposto (-6,3%). Riguardo il Centro il tasso di occupazione è praticamente uguale (-0,5%) e comunque di segno opposto rispetto a quanto dichiarato da Linkiesta. Solo il Sud pare sostenere la tesi de Linkiesta, con un +11,9% a favore del tasso di occupazione di cittadini stranieri.

Però persino per il Sud bisognerebbe guardare più a fondo i dati. Intanto per capire questa paradossale inversione di tendenza basta guardare la proporzione di italiani e stranieri nelle tre ripartizioni geografiche:

OCCUPATI
2015   italiani  stranieri totale
ITALIA    20.105.688 2.359.065 22.464.753
Nord    10.281.269 1.382.449 11.663.718
Centro    4.221.284 629.465 4.850.749
Sud    5.603.135 347.151 5.950.286

Fonte: Istat CoesioneSociale.Stat

L’85% di stranieri lavora al Centro-Nord, nelle due ripartizioni geografiche dove il tasso di occupazione per gli stranieri è minore di quello per gli italiani. Mentre solo il 15% di occupati stranieri lavora al Sud, dove invece troviamo il 28% dei lavoratori italiani. Quindi, nell’unica ripartizione geografica dove le conclusioni de Linkiesta sembrano essere sostenute dai dati, questo al massimo vale solo per i 347 mila lavoratori stranieri collocati nelle regioni del Sud a confronto di 5,6 milioni di occupati meridionali. Per la maggior parte dell’Italia le conclusioni de Linkiesta vengono invece capovolte.

Ma anche per il Sud ci sarebbe da ridire. La causa è chiaramente l’abissalmente basso tasso di occupazione del 42% al Sud (solo il 42% di cittadini meridionali in età lavorativa hanno un lavoro). L’economia sommersa può spiegare buona parte di questa anomalia, ma rimane il fatto che gli stranieri al Sud sarebbero comunque più occupati, o meno inseriti nel magico mondo del sommerso. Purtroppo non ci sono dati ulteriormente disaggregati per capire, per esempio, se questo divario tra stranieri e italiani del meridione sia dovuto ad una diversa distribuzione di età tra le due categorie di lavoratori.

Possiamo però farci un’idea incrociando un paio di statistiche: la distribuzione del tasso d’occupazione al Sud per fascia di età, e la distribuzione di cittadini italiani e stranieri al Sud per fascia di età.
image
Fonte: Istat Coesione.Stat

Il grafico qui sopra illustra come il tasso di occupazione al Sud è distribuito per fascia d’età. Da notare come per i giovani tra i 15 e i 24 anni il tasso d’occupazione è a malapena sopra il 10%, e anche per i non più giovani tra i 55 e i 64 anni il tasso d’occupazione è relativamente minore. Quanti cittadini meridionali e quanti cittadini stranieri residenti al Sud si trovano in queste due fascie d’età con meno occupati?

image
Fonte: Istat Demo

Nel grafico qui sopra la distribuzione di stranieri al Sud (misurata con l’asse di destra) è sovraimposta alla distribuzione di cittadini italiani al Sud (misurata con l’asse di sinistra). Da notare come il grosso degli stranieri è di età compresa tra i 25 e i 44 anni, una fascia d’età con maggiore tasso di occupazione. Ci sono invece molti meno stranieri nelle fascie d’età 15-24 e 55-64, dove il tasso di occupazione è minore. Questo da solo può spiegare perchè il tasso di occupazione per stranieri al Sud sia più elevato del tasso di occupazione di cittadini italiani al Sud: è una semplice ragione demografica.

In conclusione, al contrario di quanto asserito nell’articolo de Linkiesta, non è per niente vero che gli stranieri hanno un tasso d’occupazione più elevato dei cittadini italiani, senzaltro non per il Centro-Nord, dove risiede l’85% dei lavoratori stranieri. Ma anche al Sud, dove questa affermazione pare essere vera, la spiegazione probabilmente non è tanto dovuta ad arretratezza economica, ma è per la maggior parte di natura demografica dovuta semplicemente ad una diversa distribuzione di italiani e stranieri per fascie d’età.

5 commenti (espandi tutti)

Sono partito dalla tua seconda tabella (occupati)

 

OCCUPATI
2015  
italiani  stranieri totale % Italiani % Stranieri Delta subregionale
ITALIA    20'105'688 2'359'065 22'464'753 89.50% 10.50%  
Nord    10'281'269 1'382'449 11'663'718 88.15% 11.85% 1.35%
Centro    4'221'284 629'465 4'850'749 87.02% 12.98% 2.48%
Sud    5'603'135 347'151 5'950'286 94.17% 5.83% -4.67%

 

Mi pare che a fronte di una media di 10.5 lavoratori stranieri su 100, al Nord ed al Centro questo dato salga.

Al Centro 13 lavoratori su 100 sono stranieri ed al Nord quasi 12.

Piuttosto segnalo che nel 2015 ben 178'000 stranieri sono diventati italiani e questo chiaramente mette in seria discussione tutto l'impianto di quell'articolo. Abbiamo infatti un 3.5% di stranieri in meno (178'000 su 5 milioni) ed un po' di italiani in più (0.3%). Ed in ogni nazione dell'indagine ci sono regole diverse per l'aquisizione della cittadinanza ed anzi diritti differenti (jus soli, sanguinis, domicilli) con tempi rapidi e tempi lunghi a seconda del paese. L'Italia ha la normativa tra le più restrittive d'Europa ma in linea di principio queste differenze tendono a mio parere ad inficiare un raffronto internazionale.

Perche' dici? I dati delle mie tabelle sono del 2015, percio' quei 178 mila nuovi italiani che hai linkato sono gia' contati tra gli italiani

Appunto

Francesco Forti 21/6/2016 - 06:59

La velocità con cui gli stranieri vengono naturalizzati varia di nazione in nazione per cui i dati francesi (dove tra l'altro vige lo jus soli) non sono ad esempio perfettamente comparabili con quelli nostri. Il concetto che distingue uno "straniero" da un "cittadino" è giuridico e locale ... per me è un po' tutto l'articolo de l'inkiesta ad essere pretestuoso. (ecco, mi rendo conto ora che forse quando parlavo dell'impianto dell'articolo tu hai pensato mi riferissi al tuo: non è così).

Le mie perplessità sul tuo articolo riguadano la tua tabella che poi ho esteso e messo nella mia risposta. Probabilmente è un altro caso di paradosso di simpson. A seconda di come si aggregano o disaggregano i dati, emergono aspetti diversi.

Le diverse procedure di naturalizzazione degli stranieri rendono difficile confrontare il contributo dell'immigrazione in Paesi diversi. Tuttavia statistiche come quelle esposte mi sembra quasi sempre usano definire "straniero" con "nato all'estero", questa definizione (che include anche gli eventuali stranieri naturalizzati) e' abbastanza ben definita, controllabile ed omogenea tra Stati diversi e quindi i numeri cono comparabili. Le statistiche con questa definizione riguarderanno il contributo degli stranieri di prima generazione, ma sono mi sembra ben fondate dal punto di vista della definizione del campione.

Questo articolo conferma che un' analisi statistica seria sull'Italia dovrebbe sempre considerare anche i dati disaggregati per Nord, Centro e Sud Italia, o almeno tra Centro-Nord e Sud.

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