Il Partito dei Cattolici

17 febbraio 2008 giulio zanella
È questo il titolo dell'editoriale domenicale del Corriere della Sera, a firma di Angelo Panebianco. Trattasi di una non-questione e soprattutto di un non-senso.

In sostanza Panebianco afferma che la rottura di Casini nei confronti
di Berlusconi è una scommessa sul ritorno a un partito dei cattolici,
che in Italia si collocherebbe tradizionalmente al centro.

La caccia al voto dei cattolici, si sa, in Italia è una delle
attività più importanti della campagna elettorale (anche se stavolta
Casini ha obiettivi che vanno ben oltre le elezioni.) Ancora oggi --
nostro malgrado -- il cenno di un vescovo o un candidato che presenzia
alla messa papale di Pasqua in Piazza San Pietro a pochi giorni dalle
elezioni, possibilimente con baciamano finale al Papa, possono spostare
molti voti. Non a caso Rosy Bindi si è precipitata a dichiarare che
non intende "lasciare i cattolici a Casini."

Ora, tutto questo a me pare veramente una non-questione. La ragione è
che in Italia non c'è mai stato un "partito dei cattolici",
espressione che è peraltro un palese ossimoro (può esistere un
interesse di parte universale?) C'è stato casomai un "partito della
gerarchia ecclesiastica," la DC, e non è una differenza da poco.
Inoltre, non è affatto evidente che la DC fosse tradizionalmente un
partito di centro, era solo un partito che per forza di cose nel 1948
doveva stare a destra dei comunisti e a sinistra di monarchici e
fascisti camuffati. E infatti dentro la DC c'era pressoché tutto
l'arco parlamentare attuale.

L'equivoco del "partito dei cattolici" è il frutto di due
profondissime confusioni che esistono all'interno sia della società
italiana sia di gran parte dello stesso mondo cattolico. Primo, che la
chiesa e la gerarchia cattolica siano la stessa cosa. Secondo, che la
comunità cristiana e la comunità politica debbano essere la stessa
cosa. Queste confusioni naturalmente piacciono al Vaticano e alla CEI,
che non perdono occasione per alimentarle e sfruttarle a proprio
vantaggio. Così facendo, cioé comportandosi come una lobby qualsiasi,
non fanno altro che attirare adulatori con la faccia di bronzo da una
parte e suscitare le inimicizie di vecchi e nuovi denigratori
dall'altra. I primi naturalmente sono il vero pericolo per la chiesa.
Questo stato di cose è innanzitutto umiliante per i cattolici stessi.

Il Concilio Vaticano
II (1962-1965) è stato indubbiamente l'evento più importante per la
chiesa da molti secoli a questa parte. Talmente rivoluzionario, relativamente a quello
che era la chiesa prima degli anni sessanta del 1900, da essere ancora
in gran parte disatteso e oggetto di revisionismo. Come ad esempio la
lettera e la sostanza del "decreto conciliare" Ad Gentes, dove al numero 12 si legge:

La Chiesa tuttavia, non desidera affatto intromettersi nel
governo della città terrena. Essa non rivendica a se stessa altra sfera
di competenza, se non quella di servire gli uomini amorevolmente e
fedelmente, con l'aiuto di Dio.

Ma allora è anche solo concepibile il "partito dei cattolici"? E
perché i vescovi, i cardinali e persino il Papa disertano lo spirito
del Concilio? Se un cattolico vuol fare politica è libero di farlo
come qualunque altro cittadino, cioè promuovendo i propri valori per
via del consenso democratico. Quindi anche in forma organizzata, perché
no, ma mai in nome della fede. Perché la fede ha certamente rilevanza
sociale -- come tutte le cose in cui crediamo -- ma per un credente è
cosa intima (nel senso che l'intimità ha in famiglia) e profonda. Che
non si mette alle finestre e non si sbandiera per prender voti. Se solo
i cattolici diffidassero di chi lo fa...

32 commenti (espandi tutti)

Credo che AP abbia in parte ragione e in parte torto. Ha ragione quando dice che Casini vuole stare al centro. Ha torto quanto vede nel cattolicesimo il punto principale.

A mio modo di vedere, molto semplicemente, partiti come quello di Casini, di Mastella, etc. vivono solo perchè sono fondamentali "al margine". La loro unica politica è dunque quella di complicare le cose a chi governa, in modo da ricevere in cambio finanziamenti e poltrone, che poi verranno riciclati per ottenere voti alle elezioni successive, e via di seguito.

La dinamica bipolare che si è innescata rischia di seppellire tanto questi metodi che questi attori. E' dunque ovvio che essi cerchino di salvarsi.

Per quanto riguarda il partito dei cattolici. Credo semplicemente che ci sia una parte dell'elettorato attenta alle questioni cattoliche. Nel mercato politico, qualcuno si erge a loro rappresentante. Secondo me non c'è tanto da scandalizzarsi ma piuttosto da prenderne atto.

saluti, ag.

Il fatto semplice, a mio avviso, è che basta che si traduca la parola "valori" che viene sempre declamata con quella di "contanti" e le cose diventano più chiare.

Casini è quel che bene ha spiegato Andrea Gilli in poche righe.

Aggiungo che dal suo (cinico) punto di vista la scelta era tra andare con Berlusconi e finire come leader politico in breve tempo, o tentare di stare in sella a una realtà per quanto piccola lavorando perchè un domani quella possa ridiventare determinante nel caso che un bipartitismo non si affermasse compiutamente, lasciandosi in caso contrario comunque una strada aperta a potersi rivendere al migior offerente. Evidentemente una chance di ottenere i voti necessari a sopravvivere Casini deve averla intravista. In termini di convenienza personale a mio avviso ha fatto bene. Ma non credo che si vada oltre la convenienza personale quando si parla di quelle persone. Ecco perchè suggerisco di tradurre "valori" con "contanti".

 

Sinceramente non seguo un paio di punti nell'articolo. Dice:

Ora, tutto questo a me pare veramente una non-questione. La ragione è che in Italia non c'è mai stato un "partito dei cattolici", espressione che è peraltro un palese ossimoro (può esistere un interesse di parte universale?) 

..sinceramente non mi sembra che si possa dire che i cattolici siano parte universale nel nostro paese ... o quantomeno mi piace pensare che non lo siano ...

E poi non capisco: ma perché un politico non può proporsi come il difensore degli interessi di parte particolare (e non universale), ossia dei cattolici? O foss'anche, della gerarchia ecclesiastica? Lui fa il suo mestiere, cioé cerca di convincere la gente a votarlo, ed in fondo questa è potenzialmente buona strada... don't get me wrong, ci sono poche cose che aborrisco di più di Ruini e dei suoi interventi su qualsiasi argomento, ma ce la si deve prendere con lui e con i parroci che fanno campagna elettorale, e se vuoi anche con la gente che li vota, ma non con Casini ...

Per fare un esempio, prendete Huckabee. Lui si presenta come candidato evangelico, ma questo non significa che vi sia una gerarchia evangelica di cui è marionetta: semplicemente, chiede alla gente di votarlo in base a certi valori che condividono. Io lo trovo Allucinante, ma è la gente che lo vota ... (allucinante...)

Cattolico significa universale, partito fa riferimento ad un' intersse particolare.

Partito cattolico è un' ossimoro, partito dei cattolici (intesi come seguaci della chiesa cattolica) secondo me no.Concordo che è diverso da "partito della chiesa cattolica" o da "partito della gerarchia cattolica".

Nessuno mette in dubbio il diritto dei cattolici di organizzarsi politicamente, o dei politici di cercarne il consenso. 

oh che pirla, a leggere la sera tardi non si colgono le cose di base, non avevo colto il gioco di parole (anche perche', come dici giustamente, non e' troppo diretto..)..grazie per la correzione..

Piuttosto mi chiedo: nello scandalizzarsi cosi' tanto di fronte agli interventi nella politica, nel gridare cosi' tanto "no i vescovi no", non si rischia di fare il loro gioco? Alla fine dei conti, guardate com'e' andata a finire sui giornali la vicenda della Sapienza...si passa per oltranzisti (!)..In fondo "Loro" possono sempre giocare sull'ambiguita' suggerita dall'articolo, ossia tra un partito dei valori c. e non della gerarchia c., e sostenere che si tratti del primo e dunque respingere gli attacchi..

Sarebbe carino, magari, che si sostenesse che la riforma della 194 e' folle in quanto TALE, e non perche' la suggerisce Ruini...

Un po' come con Berlusconi: poche cose hanno stufato come il profondo anti-berlusconismo prevalente per qualche anno..e meno male che si e' smesso di parlare solo di quello..

sempre per ragionare con una logica razionalista... beh... anche i partiti anti-clericali convinti non fanno altro che vedere un possibile mercato elettorato e intercettarlo,


Come ci sono tanti che sono attenti alle questioni etiche e religiose, ci sono altri che, qualunque cosa dicano le gerarchie ecclesiastiche, la riterranno sempre un'insorpportabile ingerenza. Alcuni partiti si propongono come loro rappresentanti. Il fine ultimo di questi partiti non dunque è quello di avere una politica laica - il fine è intercettare i voti.

Se mi posso permettere di citare un'esperienza personale, conosco molte persone che votano o hanno votato i radicali solo perchè partito anti-Chiesa. I radicali, dunque, hanno tutto l'interesse a rafforzare le posizioni della Chiesa, anche attraverso campagne politico/mediatiche di fatto contro-producenti. In quanto in questa maniera ci saranno sempre più persone che mal sopporteranno l'ingerenza della Chiesa, e quindi possibilmente disposte a votarle.

This is politics. :)

 

saluti, ag. 

Sono assolutamente daccordo. Essere contro qualcosa e' sempre stato un eccellente modo di prender voti. Quindi, giustamente, ci sono partiti che si propongono come contro le ingerenze delle gerarchie cattoliche, cosi' come ci sono partiti che si pongono a favore dei programmi da loro sostenuti.

Il ragionamento che facevo e' un altro, molto banale ma evidentemente non l' espresso bene. Non sto dicendo che i partiti non debbano proporsi come "contro": come dici giustamente, e' il loro mestiere, prendono voti. Sto dicendo che quella parte della societa' che e' insofferente alle ingerenze dei vescovi dovrebbe fare attenzione a come esprime questa posizione, per evitare di essere lei stessa accusata di oltranzismo, e far passare ruini come vittima (!!). Di nuovo, prendete il caso della sapienza: politicamente, e' stato folle. Se davvero si voleva criticare, bastava aspettare che parlasse, e poi criticare, magari anche duramente, il contenuto del discorso e poi soprattutto il rettore reo dell'invito...

C'è un motivo più profondo della tattica per non esagerare nello stigmatizzare le ingerenze dei prelati.

Hanno tutto il diritto di esprimersi, fare lobby ed organizzare partiti.

Come molti altri ritengo che abbiano troppo seguito, ma non posso certo invitarli a starsene buoni in un'angolo per non disturbare la laicità dello stato. 

Rispondo a qui ad alcune questioni sollevate lungo il thread.

Marcello scrive:

Partito cattolico è un' ossimoro, partito dei cattolici (intesi come seguaci della chiesa cattolica) secondo me no.


Io credo che anche "partito dei cattolici" sia un ossimoro. Nel vangelo non c'e' alcun progetto di societa' da realizzare (sic!),
per cui manca proprio il fondamento della necessita' di rappresentanza
politica: si tratta di logiche completamente diverse. E' appunto la
differenza abissale tra comunita' cristiana e comunita' politica.

Avete ragione, Andrea, Marcello e Pietro, a dire che e' normale che
qualcuno offra rappresentanza, si tratta pur sempre di un mercato.
Quello che non e' normale e' che la gerarchia ecclesiastica incoraggi
questo processo. Certo, la tentazione del potere politico (una delle
forme che questo assume e' proprio la rappresentanza su vasta scala
dove e quando conta) e' irresistibile per chi l'ha esercitato per molti
secoli. Ma flirtare col potere e' un errore madornale per la chiesa. Il
racconto del Grande Inquisitore
di Dostoevskij e' un capovaloro teologico in proposito, che dovrebbe
ancora far venire i brividi a chi ha responsabilita' di governo nella
chiesa.

Ma non solo nel vangelo non c'e'alcun progetto di societa' da
realizzare: non ci sono neppure valori da trapiantarvi. La famiglia,
l'educazione, la vita, la bioetica, la solidarieta' sono forse valori
cristiani? Non mi pare proprio. E allora cosa c'e' da rappresentare di
cosi' specificamente cristiano?

Queste cose sono ampiamente dibattute all'interno del mondo cattolico,
che e' sempre piu' attraversato da quelli che Pietro Prini chiamava "scismi sommersi,"
cioe' distacchi crescenti, da piu' parti, tra l'autoritarismo e "la
linea" della gerarchia ecclesiastica da una parte e la coscienza dei
cattolici dall'altra. Di questo la prima si rende conto benissimo, e
soprattutto si rende conto che e' un processo che non puo' fermare, da
cui il suo isterismo negli ultimi anni.

Tra l'altro e' bizzarro che mentre la gerarchia cerca piu' o meno
esplicitamente di imporre un modello di societa' in nome della fede, in
Italia come in Spagna come altrove, si affretti contemporaneamente a
stroncare movimenti come la teologia della liberazione
(TDL) sulla base dell'argomento che il vangelo non puo' essere usato a
fini di lotta politica. Quindi, se e' eretica la TDL e' eretica anche
la CEI: avete mai letto la "prolusione del cardinale presidente" al
consiglio permanente dei vescovi italiani? Ecco la piu' recente a mo' di esempio (e ai tempi di Ruini la cosa era ancora piu' esplicitamente politica.)

Ricorro ai classici della Scienza Politica per spiegare come la vedo.

Secondo me, che nel vangelo non ci sia alcun progetto di società da realizzare, o che comunità politica e cristiana non coincidano, sono cose non troppo rilevanti.

Uso un tono secco, per essere chiaro, ma non voglio essere nè aggressivo nè supponente.

Storicamente i gruppi sociali, di qualunque natura, hanno avuto un solo obiettivo - rafforzarsi di fronte agli altri, economicamente, politicamente e, se necessario, militarmente. La Chiesa non fa eccezione. Durante il Medio Evo, per prevenire la nascita di avversari politici, bandiva il tasso di interesse, in modo da prevenire la crescita di finanziamenti, quindi degli investimenti, e così la nascita di possibili rivali prima economici e poi politici. 

Nè nel vangelo nè nella bibbia si parlava di tasso di interesse o di potere temporale. Ma i vertici della Chiesa avevano ben capito cosa dovevano fare per sopravvivere.

Se guardiamo le esperienze statali (tanto liberali che comuniste) vediamo progetti simili. Gli Stati Uniti sono nati da un progetto liberale. Eppure di liberalismo, specie quando si tratta di relazionarsi con il resto del mondo, ne applicano poco. Lo stesso Stalin ha deformato il progetto comunista.

La domanda, dunque, è la seguente: è la Chiesa l'unico caso nel quale il messaggio originale viene deviato? Non mi sembra proprio. 

Allora a questo punto possiamo guardare alla seconda affermazione: 

Ma flirtare col potere e' un errore madornale per la chiesa. Il
racconto del Grande Inquisitore
di Dostoevskij e' un capovaloro teologico in proposito, che dovrebbe
ancora far venire i brividi a chi ha responsabilita' di governo nella
chiesa.

 

ammetto l'ignoranza, di Dostoevskij ho letto solo Delitto e Castigo e Dialoghi dal Sottosuolo (è questo il titolo?), il punto però rimane un altro. Le conseguenze della ricerca di potere politico da parte della Chiesa possono essere devastanti (sull'insieme). Non penso, però, che da una crescita del suo potere politico la Chiesa abbia da perderci qualcosa. Anzi, nei secoli di dominio, la Chiesa controllava mezza Italia, manteneva l'equilibrio geopolitico verso il Medio Oriente. Sicuro che avrebbero da perderci qualcosa?

 

Il restante discorso sugli scismi mi è estraneo in quanto non sono un esperto di religioni. Penso che usare un semplice modello interpretativo possa lo stesso servire. La comunità di fedeli si allarga, si allarga e si allarga. Per allargarsi fa compromessi (sia con il suo messaggio originale che con quello usato per allargarsi). Ad un certo punto, qualcuno vede la possibilità di raccogliere una parte dei suoi fedeli sotto un'altra tenda, così da essere leader, raccogliere risorse e quindi ottenere potere politico. Ed ecco che procede diffondendo la teoria della liberazione o varianti del Cristianesimo.

 

saluti, aa. 

Caro Andrea Gilli una sola precisazione a quello che Tu dici. Per avere un riferimento di quello che la Chiesa dice su argomenti di natura economica vi sono le Encicliche sociali a partire dalla Rerum novarum di Leone XIII del 1891 che è stata la prima. Poi è arrivato il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa che aiuta a leggerle in maniera unitaria per argomenti. Poi vi sono i documenti presentati alle Settimane sociali (inventate dal prof. Giuseppe Toniolo dell'Università Di Pisa cento anni fa') e gli atti di numerosi convegni cui almeno negli ultimi 10 anni hanno contribuito i vari Zamagni, Malinvaud, Donati, Marzano Ferruccio per citarne solo alcuni.    

Enciclica, Rerum Novarum, che non a caso da parecchi storici e filosofi viene considerata come progenitrice di quella particolare dottrina corporativa di massa che e' stato il fascismo. Quanto al Compendio, sta sul sito del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, ognuno si faccia da se' l'idea di quello che dice.

Caro Ja pur non essendo uno storico e un filosofo ma un semplice "arrotino dell'economia" penso che la deriva corporativa-fascista in Italia ci sarebbe stata lo stesso anche in assenza della Rerum Novarum. Non ho però alcuna evidenza teorica ed empirica a sostegno di questo mio esercizio di cliometria verbale.

 

Storicamente i gruppi sociali, di qualunque natura, hanno
avuto un solo obiettivo - rafforzarsi di fronte agli altri,
economicamente, politicamente e, se necessario, militarmente. La Chiesa
non fa eccezione.

Concordo con la tua analisi. Quello che sostengo e' che se andiamo ai
fondamenti della fede cristiana, la chiesa non e' un gruppo sociale con
interessi propri. Questo e' vero anche storicamente: originariamente, e
per diversi secoli, i cristiani non sono stati neppure un gruppo
sociale distinguibile, e non solo a causa dell'illegalita' del culto
cristiano fino al quarto secolo. In proposito e' molto interessante la
cosiddetta "lettera a Diogneto." Non so giudicarne l'attendibilita' storica, ma tra le altra cose vi si legge che

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi
sono da distinguere dagli altri uomini [...]. Obbediscono alle leggi
stabilite, e con la loro vita superano le leggi.

Questa e' la superiorita' morale, non fare lobby per farle scrivere e riscrivere a proprio piacimento le leggi.

La domanda, dunque, è la seguente: è la Chiesa l'unico caso
nel quale il messaggio originale viene deviato? Non mi sembra proprio.

Giusto. Dico solo che allora quando i vescovi dicono certe cose
dovrebbero togliersi il crocifisso d'oro dal petto e parlare in nome di
qualcos'altro.

Nè nel vangelo nè nella bibbia si parlava di tasso di
interesse o di potere temporale. Ma i vertici della  Chiesa
avevano ben capito cosa dovevano fare per sopravvivere.

Questo e' esattamente il punto del Grande Inquisitore. La conclusione
del racconto e' che Gesu' viene condannato al rogo come il peggior
eretico per aver caricato sulle spalle degli uomini il peso
insostenibile della liberta'. La liberta' e il primato della coscienza
affollano ancora oggi gli incubi dei moderni inquisitori.

Non penso, però, che da una crescita del suo potere
politico la Chiesa abbia da perderci qualcosa. Anzi, nei secoli di
dominio, la Chiesa controllava mezza Italia, manteneval'equilibrio
geopolitico verso il Medio Oriente. Sicuro che avrebbero da perderci
qualcosa?

Ne perde enormemente perche' smette di custodire e trasmettere la fede
per occuparsi di tutt'altro. Che poi gli incentivi all'interno del
governo della chiesa siano gli stessi di qualunque altra organizzazione
non lo metto in dubbio, e questo spiega quello che vediamo. La mia, lo
ammetto, e' una critica fondamentalista nel senso che e' relativa ai
fondamenti della fede.

Caro Giulio io ero già d'accordo con quello che Tu avevi scritto all'inizio ed a maggior ragione lo sono con quello che Tu hai scritto in seconda battuta; volevo solo far notare che le Encicliche ed il Compendio sono venute a colmare quel vuoto terminologico che Tu avevi notato nella Bibbia. Tutto quì. 

Marco, la mia era una risposta ad Andrea. Comunque encicliche,
compendi, catechismi e qualunque altro documento sono carta straccia
rispetto all'autorita' delle scritture, e si vede dal modo in cui
queste cose sono legate alle vicende storiche nel bene e nel male. Che
siano promulgati dal papa ex-cathedra e' irrilevante: il dogma
dell'infallibilita' e' un'altra mistificazione di cui varrebbe la pena
discutere.

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=H6JVU

In proposito trovo condivisibile l'analisi di Formigoni in risposta ad AP sul Corsera di oggi:

Alla domanda se i cattolici italiani hanno di nuovo bisogno di un partito dichiaratamente cattolico Formigoni argomenta che a questa domanda ha già dato una secca risposta la storia politica del nostro Paese con la fine della DC nel '93 e il varo di un sistema bipolare che si avvia a diventare bipartitico (...) Come ogni gruppo sociale - i cittadini cattolici o di centro chiedono alla politica due cose: rappresentanza e risposte di governo. Vincerà le elezioni chi saprà intercettare queste istanze. 

Giulio, siccome non sono sicuro di aver capito il senso del post ti spiace se leggo tra le righe? Tu dici: in Italia ci sono tante persone che si definiscono cattoliche che non solo non condividono ma spesso biasimano le dichiarazioni e i comportamenti delle alte gerarchie (Papa, CEI, etc) accusandole di stravolgere il messaggio cattolico.  Questo non vale solo su argomenti di modernita' sociale (chesso': dar la comunione ai divorziati o usare il preservativo) ma anche politici, tipo concetto di laicita'.

E' cosi? Scusa se ti attribuisco roba che non dici ma ho bisogno di contestuallizzare senno' non capisco: a me sembra semplicemente che l'UDC (il partito di Cosimo Mele e toto cuffaro) stia provando a resuscitare la DC (il partito di vito ciancimino, salvo lima). Mia nonna lo votava perche' lo diceva il prete a messa e il cerchio si chiude, ecco riassunti 40 anni di storia italiana.

Comunque una cosa che scrivi e' molto interessante e non ci avevo mai pensato. Che la DC e' capitata un po' per caso al centro e ha fatto di questa posizione la sua fortuna, svendendo l'adagio che la virtu' sta al centro. Di fatto ora che ci penso la DC e' piu' un nazionalsocialismo con posizioni piu' vicine ad un fascismo repubblicano: cioe' di sinistra ma con valori che oggi chiameremmo conservatori.

Si, Giorgio, leggi bene tra le righe. Altre cose le ho esplicitate in un altro post piu' sopra.

Dire
che la gerarchia cattolica stravolge il messaggio cristiano e'
eccessivo (non mi pare di averlo detto o dato a intendere, ma se
l'ho fatto l'ho fatto...): di sicuro pero' fa e si preoccupa di molte
cose che non servono a nulla, ma proprio a nulla, per far giungere quel
messaggio a destinazione.

Pero' Giulio alla fine la differenza tra i cattolici e i protestanti sta tutta li', nel fatto che il cattolico per definzione fa quello che dice il Papa.  La verita' e' che in Italia ci sono milioni di persone che si professano cattoliche ma che a ben vedere sarebbero d'accordo con il dare la possibilita' ai preti di avere famiglia, non sono omofobi, riconoscono l'utilita' del preservativo, non sono contrari alla fecondazione artificiale, sono per uno Stato laico etc. Io ho l'impressione che tutti coloro che io conosco e che chiamano se stessi cattolici sono cosi'. Insomma sono dei Cristiani, non sono dei Cattolici. L'italia e' diventato uno stato protestante e non lo sa. Non ci sarebbe nulla di male ad ammetterlo ma l'essere cresciuti in una societa'/famiglia cattolica li inibisce forse per paura di rinnegare chissa' cosa o forse perche' il timor di Dio della chiesa cattolica alla fine e' timor del prete.

L'abuso della loro buonafede con sotterfugi tipo la DC dovrebbe essere soltanto l'ennesimo buon motivo per aprire gli occhi.

Questo e' un punto interessante, cioe' che ci sia una
protestantizzazione dei cattolici, ma anche ambiguo. Nel senso che non
e' vero che il cattolico per definizione obbedisce al papa. Il motivo
e' che Il papato come lo conosciamo non e' indissolubilmente legato
alla tradizione cattolica. E' un'invenzione successiva, e piuttosto
tarda, come moltre altre cose tra cui appunto il celibato dei preti e
persino la confessione.

Infatti qualunque papa potrebbe svegliarsi domattina e riformare
il papato riportando il ruolo del papa a quello di vescovo di Roma e
stabilendo forme collegiali di governo della chiesa. Una riforma del
papato in questo senso e' caldeggiata in molti settori anche della
gerarchia, al di fuori della curia romana naturalmente. Martini voleva
andare in questa direzione e il conclave ha ben pensato di fargli le
scarpe nel 2005. Questo e' tra l'altro l'unico vero ostacolo all'unita'
dei cristiani.

Mi intrometto nella discussione solo per esporre un paio di punti:

1. L'invadenza - reale o supposta - delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica del Paese in realtà rappresenterebbe un problema solo per i cattolici, in quanto ne limiterebbe l'autonomia della riflessione e dell'azione politica: si ricordi con quanta malinconica foga Prodi in extremis si autodefinì cattolico adulto nella vicenda del referendum sulla procreazione assistita. In politica le posizioni dovrebbero definirsi e contare in virtù della razionalità argomentativa con cui si presentano: in questo senso i rappresentanti della Chiesa hanno lo stesso diritto di espressione - e sottostanno alla stessa possibilità di critica - di qualunque altra associazione di persone.

2. La Democrazia Cristiana era un partito che tratteneva le spinte centrifughe che si muovevano al suo interno - correnti e vari personalismi - perché impegnata a fronteggiare il pericolo rosso. Finito la stagione della Conventio ad excludendum è venuta meno anche l'esigenza dell'unità dei cattolici sotto un unico simbolo. Non è venuto meno l'impegno dei cattolici in politica, ma solo la fictio del loro impegno al centro: credo che si tratti di un processo irreversibile. 

Politicamente la Chiesa ha l'interesse preciso che non nasca un "Partito dei Cattolici". Sembrerebbe che anche a uno appena meno che cretino sia in grado di capirlo agevolmente, e invece tocca assistere di continuo a discussioni senza alcun senso su questo tema.

La Chiesa capisce molto bene che un Partito dei Cattolici significa soprattutto un domani legittimare un "Partito degli Islamici" per esempio.

Quanto all'influenza, questa ce l'ha ugualmente, legittimamente, giustamente, sacrosantemente, e altrettanto giustamente legittimamente e sacrosantemente la deve usare, fintanto che sta nei limiti di ciò che la Costituzione prevede.

 

 

 

Devo essere meno che cretino, perché niente di quanto lei dice, signor stratega, mi sembra tanto lapalissiano quanto le sue perentorie affermazioni cercano di suggerire.

Che sia perché, cretinamente, non intendo come "anche a uno" regga "sia in grado" - 'ché la sintassi è importante - perdendomi conseguentemente qualche sottile osservazione, che le sue sentenze sputate contengono e che "men che cretini" come me non sanno cogliere ? Possibile ma improbabile, come improbabili sono sia la sua sintassi che il suo stile.

Mettiamola così: forse che Padova l'hanno spostata dalle parti di Delfi e lei si ritiene autorizzato a venirsene qui ad insultare gli altri senza nemmeno fare lo sforzetto di giustificare tanta tracotanza e di rispondere a chi gliene chieda le ragioni? Su nFA così non si usa, e se ha voglia di dare dei cretini agli uni e dei penosi agli altri senza aver la capacità, o l'intelligenza, di motivarlo, forse sarebbe il caso andasse ad insultare altrove. Il web è pieno di siti dove si coltivano dibattiti penosi, non abbiamo di certo l'esclusiva.

Su nFA, è ben noto, ci dedichiamo a discussioni insensate, però quando diamo del cretino a qualcuno accostumiamo argomentare in pubblico il perché.

 

Saro' anch'io meno che cretino, ma proprio non mi riesce di capire perche' alla chiesa non convenga la nascita di un partito dei cattolici...

(la motivazione addotta, che apra la strada ad un partito degli islamici, mi sembra quantomeno opinabile in un contesto come quello italiano)...

Inoltre, sarebbe carino cogliere che la chiesa non e' un organismo unico, tipo i Borg di Star Trek, ma piuttosto un istituzione con sue correnti, discussioni interne, etc..(tipo Riuni vs, Bertone). In questo senso, davvero un partito dei cattolici non conviene a nessuna di queste correnti?

Ovviamente, prego scusare la cretineria, o ancor meno.

Anch'io credo che la Chiesa non abbia intenzione di creare un partito dei cattolici. Mi sembra che essa segua una strategia ben più ambiziosa, che è quella di recuperare agli occhi dell'intero elettorato un ruolo centrale di auctoritas morale. Essere un punto di riferimento costante ed universale, condizionare tutti ed in particolare i vincitori, chiunque essi siano. In una "democrazia dell'alternanza", questo è molto importante.

In questo quadro, la nascita di movimenti integralisti e settari, dichiaratamente proni a seguire il pensiero delle gerarchie ecclesiastiche, è un danno per le stesse. Infatti, movimenti del genere si limiterebbero a prendere in mano dei temi sensibili, caratterizzarli politicamente in maniera molto forte, e poi urlare nel megafono dei mass-media. Ma così facendo ci si aliena la simpatia delle masse: difficile coinvolgere la gente in battaglie di minoranza. Si veda la recente "scomunica" del movimento di Ferrara, definito dai Cardinali come integralista e settario.

Sempre in questo quadro, ritengo siano a volte giustificati e desiderabili degli attacchi diretti e "personali" agli ecclesiastici che fanno dichiarazioni su temi sensibili. Tali dichiarazioni fanno parte di un'esplicita strategia politica. In democrazia, chi fa politica deve essere pronto a sentirsi dare del figlio di puttana, senza scandali.

Sempre in questo quadro, ritengo siano a volte giustificati e
desiderabili degli attacchi diretti e "personali" agli ecclesiastici
che fanno dichiarazioni su temi sensibili. Tali dichiarazioni fanno
parte di un'esplicita strategia politica. In democrazia, chi fa
politica deve essere pronto a sentirsi dare del figlio di puttana,
senza scandali.

Chissa' quanto ci vorra' prima di sentire da un politico italiano con ambizioni governative un discorso come quello qui sotto, pronunciato da un cattolico americano nel lontano 1960...

Molto bello, grazie Enzo.

Sono parole che purtroppo non sentiremo molto presto in Italia. Mi vengono pero' in mente due osservazioni:

(1) Essere cattolico era uno svantaggio per JFK, rispetto alla corsa alla presidenza, in un paese a maggioranza protestante, il che spiega i toni espliciti del discorso. In Italia vale l'esatto opposto.

(2) Nei fatti quello che JFK dice resta parte dei desiderata anche negli USA: non dimentichiamoci del veto di Bush sulla legge che avrebbe facilitato la ricerca sulle staminali.

Oggi Ernesto Galli della Loggia e' tornato sulla questione,
sempre in prima pagina del Corriere, tirandone in ballo una piu' ampia
e spinosa, quella dell'identita' cristiana dell'Italia. Io questa
questione non l'ho mai capita, nel senso che mi e' sempre parsa priva
di senso, e riconosco il mio limite.

In ogni caso, l'idea centrale dell'articolo stavolta e': un partito cristiano non serve a salvaguardare le
radici cristiane del nostro paese. Piuttosto, queste sono difese dai non credenti. Ecco il passaggio chiave:

Diciamolo chiaramente: sono stati in special modo dei non
credenti, ovvero dei credenti estranei però ai chiusi e sempre
circospetti circuiti iniziatici delle organizzazioni cattoliche, sono
stati loro che hanno fatto uscire il grande tema della religione e
della fede, nonché del rapporto di entrambe con il mondo contemporaneo,
dal chiuso in cui, almeno qui da noi, esso era andato a finire. Sono
stati loro, i loro libri, i giornali da loro creati o diretti, le loro
iniziative, che hanno riportato con forza all'attenzione dell'opinione
pubblica e della cultura laica il grande tema delle radici cristiane,
dell' «identità cristiana», rinnovandone il senso e la portata,
riaccendendone l'interesse.

La definizione non mi pare stia in piedi: un non credente sarebbe un
credente estraneo ai circuiti delle organizzazioni cattoliche. Eh?! E
che vuol dire? Insomma, o uno crede o non crede, indipendentemente dai
suoi circuiti. L'acrobazia logica, non riuscita, mi pare un tentativo
di legittimare Giuliano Ferrara (conoscete altri non credenti che con
"i giornali da loro creati o diretti" sono interessati al "grande tema
delle radici cristiane"?), mentre la sua lista "aborto? no grazie" non pare godere delle simpatie dei vescovi (ma lui personalmente si ).

Ma a parte questo, dire che sono stai questi "non credenti" a far
"uscire il grande tema della religione e della fede, nonché del
rapporto di entrambe con il mondo contemporaneo dal chiuso" mi ricorda
le scene delle visioni mistiche nel primo "Fantozzi". Insomma, non e'
un po' strano che tutta queste gente, intellettuali, giornalisti,
scrittori, venga folgorata sulla via di Damasco?

"Ovvero" significa anche "oppure", non solo "ossia" 

giusto: dev'esser questo il significato, non ci avevo pensato: correggo la mia lettura maliziosa dell'articolo.

Le organizzazioni religiose hanno appreso perfettamente il loro ruolo di lobby. Ergo e' massimo interesse avere ramificazioni in tutti e due gli schieramenti da don Gallo a don Bozzo, Non si capisce bene che vantaggi avrebbero a formare una organizzazione di cattolici il cui programm fosse pagliericic morbidi per i pedofili.

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