Perchè non vogliamo tornare

8 aprile 2008 paolo nucci

Ho sempre sperato di poter tornare nella mia città, ai miei affetti, a ciò che sento mio, ed ho pure tentato di nascondere a me stesso che alcune scelte di vita avrebbero reso sempre meno possibile il ritorno. Eppure ora che, al di là delle opportunità professionali, tutto sembra spingermi a casa, mi accorgo di non volerlo più. Non sono il solo...

 

( ovvero i terroni restano al nord)


Non sono il solo. Ho a lungo discusso con chi prima di me ha vissuto questa sensazione ed ho trovato l'identica, sorprendente incapacità di interpretare il perchè ci sentiamo respinti. Il lavoro, le prospettive, il futuro dei figli, sono abusate giustificazioni che non spiegano una rinuncia così grande.

In questa luce anche una delle aporìe leghiste merita una considerazione: se è vero che il meridionale incarna il mito di Ulisse, l'ultimo desiderio da appagare non dovrebbe essere il ritorno alla terra natìa? Invece, ed è questo che preoccupa il "Lumbard", esiste una oscura forza che lo allontana dalla sua terra.

Quotidianamente siamo investiti da rivendicazioni alloglotte che stentiamo a comprendere, e che dovrebbero sollecitare una reazione. Chi protesta? Il terremotato ancora accampato? Il pastore aspromontano che sopravvive con poche lire al mese? Il pescatore di Bagnoli o Gioia Tauro? No, nessuno di loro. A protestare sono l'idraulico ed il dermatologo lombardo-veneti, che si dichiarano truffati da Roma ladrona e denunciano un reddito mai superiore ai 30 milioni.

Sono un privilegiato, vissuto nell'inquietante consapevolezza di esserlo. Appena laureato, vigeva la reazionaria tendenza ad emarginare chi non fosse "qualcuno". Gli anni del "who's who", dell'apparire per essere, dell'emarginazione e dei ghetti senza diritto di replica.Tutto bene finchè sei dalla parte giusta. L'anabasi del successo aveva determinato un'anacronistica incapacità di calarsi nei panni degli altri ed aveva paralizzato l'istintivo solidarismo meridionale.

Pure questo non è stato abbastanza per scatenare la mia, o meglio, la nostra insurrezione, per pretendere una sterzata decisa, per dimostrare che siamo migliori, per ritornare a principi e valori che neppure i nostri emigrati riescono più a ritrovare nella loro terra. Preferiamo nasconderci, minimizzare, a volte addirittura ci atteggiamo a severi assertori dell'inevitabilità della scelta secessionista.

Confesso di aver paura ad interpretare questo atteggiamento. Credo celi una drammatica consapevolezza: Se avessimo solo giocato male avremmo potuto pretendere una rivincita, ma noi abbiamo anche barato e così abbiamo irrimediabilmente perso. No, non mi riferisco alle tangenti, ai cattivi investimenti, alle clientele, patrimonio ed eredità di ogni sistema di potere (anzi mi sorprende suscitino tanti cori moralistici). Io mi riferisco all'ignavia, al vittimismo egocentrico, alla paralizzante cultura del sospetto, alla rincorsa del privilegio e del potere.

Il gusto peripatetico del parlare e mai fare. Ricordo ancora le interminabili serate trascorse a parlare e sparlare, progettare e demolire, sprofondati in un quieto ed appagante malcontento. Una, dieci, cento discussioni uguali. Sapevamo che non poteva bastare.

Dice una poesia popolare giapponese sui pupazzi Daruma, misirizzi senza gambe che sopportano ogni tipo di strapazzo:

Così è la vita:

cadere sette volte

rialzarsi otto!

Parafrasticamente potrebbe leggersi:

Così siamo noi (meridionali)

cadere spesso

rialzarsi mai!

Vi sembro inclemente? Credete sia per odio o per amore? Una volta non avrei avuto dubbi a considerarlo un appassionato gesto d'amore, oggi forse inseguo un karma espiativo.

Denunciare l'insopportabile: questo lamento ha il suo aspetto positivo, gratificante, ma non aiuta a venirne fuori. La sola constatazione che bisogna trovare una soluzione, installa dentro di noi il "teatro" marziale della decisione, dell'azione, della risoluzione, che, ahimè, rimane confinato al nostro immaginario.

Da quanti anni ascoltiamo le denunce di Lerner e Santoro. Narcisismo e sadico compiacimento si intrecciano perversamente in questo giornalismo. Non è difficile fare "audience", ma a chi giova? Concedetemi un macabro parallelo. Quando viene ritrovato un cadavere, che cosa cercano le telecamere, e voi con il vostro sguardo che cosa cercate? Un segno di corruzione delle carni? Un brandello lacerato? E' una fisiologica esigenza di orrore, serve ad esorcizzare le paure, ma certo non guarisce la devianza.

 

78 commenti (espandi tutti)

Io non credo che il popolo meridionale abbia una propensione naturale "all'ignavia, al vittimismo egocentrico, alla paralizzante cultura del sospetto, alla rincorsa del privilegio e del potere" e non credo sia questo il punto nevralgico dei problemi del meridione. Parto dalla causa principale dello sfascio meridionale per arrivare al tema del post perchè non vogliamo tornare o in maniera equivalente perchè ce ne siamo andati.

La causa principale dello sfascio attuale del meridione è nelle sue classi dirigenti ma soprattutto dell'uso criminale che si è fatto della PA nel meridione. La PA ha funzionato come grande strumento di welfare state e non parlo solo del probabile disoccupato che diventa fuzionario al comune, ma soprattutto di coloro che con scarse competenze sono arrivati e occupano tutt'ora le massime posizioni nelle ASL, nei ministeri, nelle università, forze armate...e chi più ne ha più ne metta. Ora il cittadino che vede queste  persone che solo grazie alle clientele e al malaffare lavorano fanno carriera non si ribella perchè in questo sistema ci vive e non solo  vuole farci strada, vuole emergere con questi canoni perchè il messaggio è chiaro studia poco, lavora poco e magari ti ritrovi direttore di ASL(per dirne una) senza saper far nulla (o quasi). Tutti vogliono entrare a far parte della categoria sono arrivatoinaltoenonsonemmenoilperchè. In questo sistema tutti credono che tutto gli è dovuto perchè  se non studio e ho scarsa voglia di lavorare e il politico di turno mi trova il posto, manca la percezione che a x di impegno corrisponde y guadagno. Allora mi lamento solo e non decido mai perchè aspetto che la soluzione dei miei problemi arrivi dall'alto come per magia. Il messaggio sulle giovani generazioni ovviamente è degenerativo. Magari oggi non è più ai livelli di trenta anni fa, forse, ma il sistema è in piedi e gode di buona salute.

Perchè ce ne siamo andati? bhe credo fondamentalmente per egoismo, cioè sappiamo che la situazione è questa e non crediamo in possibilità di cambiamento, allora ognuno segue la propria strada nella speranza interiore che forse un giorno qualcosa cambierà.

PS. Io credo che l'unica via di cambiamento al sud sia una politica ultra-liberista. Bisogna spezzare questo sistema, togliere dal controllo statale quanto più è possibile, dalle scuole alle università, alla sanità e elimanere ogni forma di sovvenzionamento pubblico per le imprese. Ciò non dico sarebbe equo, ma il mercato una cosa la assicura che chi non ha voglia di far nulla col cavolo che va avanti. 

"non si ribella perchè in questo sistema ci vive e non solo  vuole farci strada, vuole emergere con questi canoni"  ...Lorenzot, come vedi non mi dai torto, avvalori la mia tesi del parlare e mai fare...del cercare scorciatoie.. del vittimismo (appunto) e dell'incapacità di intraprendere rischiando su sè stessi.

Si, l'assistenzialismo è un elemento devastante, ma non è sufficiente a spiegare tutto. L'assistenzialismo in Irlanda ha dato risultati straordinari, gli aiuti post-terremoto in Friuli sono stati meglio impiegati di quelli campani, e tra le autonomie regionali, Trentino e Val d'Aosta utilizzano in modo più virtuoso le risorse federali rispetto a Sicilia e Sardegna (dove un inqualificabile e punito atto unilaterale della regione voleva tassare i villeggianti ed uccidere il turismo). Noi (sudici, se mi passi la battuta greve) cerchiamo sempre scorciatoie e l'attitudine peripatetica e pettegola descritta bene da Brancati e Levi è davvero difficile da sradicare. Vedrai, anche tu mostrerai insofferenza verso questo costume, ma invece della rabbia e disagio che provi adesso, sentirai impotenza e dolore...come me

Impotenza e dolore lo si sente, come se non lo si sente. Diciamo che è una sensazione che ti accompagna sempre quando pensi al sud. Ma sai la mia convinzione, forse un po' ideologica, che delle buone politiche possano modificare situazioni preesistenti mi fa continuare ad "incazzare" perchè vorrei che qualcosa si smuovesse, cambiasse e invece nulla.

Forse hai ragione questo sentimento si trasformerà in insofferenza, è molto probabile che sarà così.

Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. nescio, sed fieri sentio etexcrucior. Catullo (Odio ed amo. Chiederai come faccia! Non so, ma avviene ed è la mia tortura) Assumersi le responsabilita’ dei propri errori e delle proprie mancanze, senza vittimismo ed altri da incolpare, e’ sicuramente il primo passo che i meridionali dovrebbero compiere per la rinascita del mezzogiorno. Il secondo sarebbe quello di rimboccarsi la maniche e lavorare duramente per cambiare lo stato delle cose, senza aspettare la “manna da Roma”.   Tutto questo richiede un cambio di atteggiamento che dubito possa nascere spontaneamente tra i meridionali (per i motivi che tu stesso menzioni nel tuo articolo). Considero emblematico il fatto che nelle zone del Lazio e della Campania si utilizza l’espressione “ vado a fatica’ ” per dire “andare a lavorare” (non so se questo sia comune in altri dialetti del sud). C’e’ bisogno quindi che questo cambio venga imposto con la forza (a volte e’ opportuno buttare uno a mare se si vuole che impari a nuotare). E per questo che condivido le proposte spesso avanzate in questo blog: mercato, meritocrazia, federalismo e taglio ad aiuti e sovvenzioni.  Fra l’altro mi sembra che, se pur in condizioni e con motivazioni diverse, anch’io vivo una situazione simile: emigrato in Inghilterra e legato da amore/odio all’Italia ed al mio paesello in Lombardia. Come vedi, anche al Nord c’e’ gente costretta ad emigrare per ottenere qualche soddisfazione. Anche nel Nord esiste il clientelismo e le raccomandazioni (soprattutto nella PA) e la gente (o almeno i miei amici) accetta lo stato delle cose con rassegnazione, perche' come dice spesso BM, tanto "cosi' fan tutti".  

Ho letto con attenzione, l'articolo ed i commenti relativi alla tristezza di chi, emigrato per lavoro, ripensa alla tragedia della propria terra, chiedendosi perchè le cose non cambino, dunque,quale risposta si può dare? Nel Mezzogiorno manca una classe dirigente(chiamiamola pure borghesia evoluta) capace di guidare lo sviluppo sociale ed economico del territorio, con la dizione classe dirigente intendo non i politici, che ne sono lo specchio, ma gli appartenenti di rango alla cosidetta società civile che da 140 anni  guida le sorti del Sud.Costoro hanno come unico obiettivo, che siano imprenditori, possidenti, appartenenti alle alte sfere della burocrazia e dell'apparato statale e locale, iscritti agli ordini professionali, salvaguardare i propri interessi mentre a quelli pubblici è riservata una gestione privatistica,feudale e tribale. Così facendo, viene dimostrata l'assoluta incapacità a costituire "capitale sociale" ed a creare un clima di relazioni e di fiducia reciproca tra le persone utile alla crescita ed alla soluzione dei problemi. Il mancato sviluppo del Mezzogiorno, è da addebitare per la maggior parte ai suddetti fattori. Per modificare  la situazione bisognerebbe che si costituissero gruppi sociali motivati al vero cambiamento, al fine di intraprendere un'azione rigeneratrice, cosa molto difficile, ma non impossibile.

 

P.S. consiglierei una rilettura della storia sugli avvennimenti della REPUBBLICA PARTENOPEA 1799

Calabro anche io Andrea... e la citazione della repubblica partenopea è quanto mai opportuna.
non so se hai visto "il resto di niente" un bel film italiano del 2005, passato sotto silenzio, tratto da un libro di enzo striano.
è la storia tragica, del mancato incontro della "minorité consciente" intellettuale, alto-borghese, che capisce dove si dovrebbe andare per crescere e cambiare, ed è osteggiata proprio da quelli che vorrebbe redimere ed aiutare. trovo che questo sia il grande problema

Paolo, non ho  visto il film ma ho letto la recensione, la "minoranza intellettuale consapevole" di cui parli non ebbe il tempo di trasmettere al "volgo ignorante" le idee di libertà e di giustizia a cusa della durata troppo esigua dell'esperienza rivoluzionaria, a differenza di allora, le condizioni attuali permetterebbero un'azione di coesione tra persone "consapevoli". La lettura degli scritti del  meridionalista Guido DORSO sarebbe utile a fornire un utile contributo.

"Per modificare  la situazione bisognerebbe che si costituissero gruppi sociali motivati al vero cambiamento, al fine di intraprendere un'azione rigeneratrice, cosa molto difficile, ma non impossibile".

Non capisco cosa intendi dire. In particolare, non capisco perche' una singola persona con le sue idee e le sue capacita' non puo' fare la differenza (e.g. vedi Tiscali o IKEA).

La seconda cosa che non mi e' chiara e' perche' essere costretti a vivere in un altro posto da quello in cui si e' nati e' tanto piu' duro per uno napoletano che per un milanese.

PS. Il tono non e' polemico. Vorrei veramente capire. Come detto nel post precedente sono nato e cresciuto in un paese della Lombardia ma, come si puo' inferire dal mio nome, il mio nonno materno era della provincia di Latina.

La seconda cosa che non mi e' chiara e' perche' essere costretti a
vivere in un altro posto da quello in cui si e' nati e' tanto piu' duro
per uno napoletano che per un milanese.

Una base economica c'e'. La vita e' piu' cara al nord che al sud, mentre l'esistenza di contratti nazionali di lavoro rende i salari uguali: questo crea un incentivo a vivere al sud, e a chiedere interventi pubblici per ridurre la disoccupazione derivante dalla riluttanza del settore privato a investire dove, per varie ragioni tra loro correlate (peggiori comunicazioni; peggior qualita' dell'istruzione; peggiori rappresentanti politici; piu' alta criminalita'), la produttivita' e' piu' bassa. Siccome le richieste sono supportate dai voti, i politici creano posti di lavoro inutili nella pubblica amministrazione, il che e' piu' o meno equivalente a farsi amico un tossico dandogli altra eroina comprata con i soldi estorti al vicino.

I tedeschi hanno un problema simile con l'ex Germania dell'Est, soprattutto a causa dell'infelice decisione di Kohl (anch'essa dervata da calcoli di convenienza politica) di convertire, nel 1990, gli Ostmarks in Deutsche Marks come unita' di conto per prezzi e salari al tasso 1:1.

Carmine, la lontananza dalla propria terra è dura per tutti... almeno io la penso così. il dato di fatto è però che su 11 emigrati dal sud, ne tornano a casa 2, (numeri reali di un campione non significativo: la mia classe del liceo). Al Nord le cose sono un pò diverse, anche se il disagio di tornare in un contesto diverso da quello in cui ci si è affermati lo vive anche il nordico...e poi..ognuno ha il suo meridione!

Carmine, in merito al vero cambiamento, ho descritto brevemente i motivi causa del mancato sviluppo del Mezzogiorno, io ho vissuto sempre al Sud, lavoro da 33 anni nella P.A., quindi, ciò che asserisco scaturisce da esperienza diretta, tu hai citato Tiscali, che rimane un importante iniziativa endogena per la Sardegna, ma non basta per cambiare le cose, il problema  rimane la classe dirigente, la volontà del cambiamento rimane nelle mani dei meridionali, comunque consiglerei la rilettura degli scritti dell'insigne meridionalista GUIDO DORSO le cui opere hanno contribuito ad aprire uno squarcio sulle condizioni del Mezzogiorno.

Sull'essere costretti a vivere in un altro posto da quello in cui si è nati, Ti rispondo dicendoti che il cittadino del Sud è costretto, senza alcuna speranza e contro la propria volontà ad emigrare al Nord per un contratto part-time di 800 euro, con il costo della vita più del doppio rispetto al Nord ed in un "ambiente" culturalmente"nuovo", al contrario un lombardo, un veneto ecc.ecc. sarebbero disposti a trasferirsi soltanto a fronte di prospettive di carriera allettanti(credo si difficile trovare un milanese o bolognese felice di trasferirsi a Roma per 800 euro al mese e senza prospettive per il futuro)

Andrea, permettimi di farti notare che:

1) Qualsiasi persona che emigra, lo fa perche' le condizioni nel paese o regione in cui si sposta sono migliori del posto in cui vive. E' chiaro che nel nord Italia, avendo migliori opportunita', quelli che si spostano sono meno e normalmente si tratta di persone con laurea e buone prospettive di guadagno. Non credo pero' che alla gente del sud sia preclusa la possibilita' di ottenere gli stessi posti di lavoro. Si tratta solo di essere bravi e qualificati. In quel caso, invece che spostarmi al nord per lavorare nelle poste o nella PA, magari me ne vado 1500 Km piu a nord e lavoro nella City.

2) Anche molti dei miei amici e parenti hanno contratti temporanei a 1000 euro al mese. Quelli che vivono con i parenti stanno meglio che un meridionale che deve pagare un affitto. Ma quelli che vivono da soli, sono nelle stesse condizioni (a parte le barriere culturali). Inoltre, dovresti allora considerare l'esempio opposto: due insegnanti con un ugual stipendio, una milanese che insegna a Milano e l'atra partenopea che insegna a Napoli. Come dici tu, la vita nel Sud Italia costa meno e, in questo sento, la seconda vive molto meglio.

Detto questo, non conosco sufficientemente il problema meridionale. Personalmente credo che la mancanza di una classe dirigente non sia un problema per chi ha iniziativa (Tiscali ne e' un esempio). Forse lo e' la mancanza di sicurezza. Io non sono un eroe e sarei il primo a chiudere bottega se ricevessi minacce di stampo mafioso. Ma questo e' un altro problema. 

Bene Carmine convieni anche tu che questo piangersi addosso e`tipico degli abitanti del sud (non mi permetto di definirli terroni)

Ogni decisione presa e` perche` il potere, il denaro e la fama stanno al di sopra di ogni altra motivazione, io li definirei amanti disillusi da loro stessi,codardi senza la forza di intraprendere un qualcosa nella loro terra natia e credimi le opportunita` per chi vuole fare esistono anche al sud...certo il rischio forse e` maggiore e la certezza di affermarsi non e` cosi` sicura ma....volere e` potere

Ogni decisione presa e` perche` il potere, il denaro e la fama stanno al di sopra di ogni altra motivazione, io li definirei amanti disillusi da loro stessi,codardi senza la forza di intraprendere un qualcosa nella loro terra natia e credimi le opportunita` per chi vuole fare esistono anche al sud...certo il rischio forse e` maggiore e la certezza di affermarsi non e` cosi` sicura ma....volere e` potere

Mi sembra di capire che non sei meridionale e non ne hai conosciuti moltissimi, giusto ? ;))

si esatto non lo sono ma è quasi come lo fossi ormai visto che opero giù da diverso tempo

Carmine, per comprendere le ragioni per le quali il Mezzogiorno rappresenta una delle aree più povere d'Europa, bisognerebbe viverci per qualche anno al fine di comprendere come "funziona" la società meridionale con il suo sistema di relazioni tra le persone, di "mediazione", di privilegi feudali, ma anche di persone che lottano,rishiando, per uscire dalla palude dell'arretratezza ,persone che pensano ed agiscono come potrebbe farlo un abitante di Lione, di Barcellona, di Liverpool, costoro sono pressati, anche perchè sono pochi, da coloro(meridionali) che non hanno interesse a cambiare e dall'altra dagli abitanti detrattori del Nord, i quali non hanno idea dei problemi del Sud se non attraverso le televisioni ed i giornali, dunque, senza esperienza diretta. Io non sono uno dei piagnoni descritti dall'immaginario collettivo di chi vive al Nord, anzi, al contrario, mi batto ogni giorno per cercare di cambiare le cose, conosco la realtà sociale dell'Italia del Nord e come essa si venuta a creare nel corso dei secoli, la cosa che non concepisco e che suscita sgomento è la mancanza di quella solidarietà concreta nei confronti di coloro che vivono a sud di Roma e che si battono per cambiare, da parte di chi vive nelle regioni più ricche del Paese. Riepilogando: l'Italia non è un'espressione geografica, la Questione Meridionale è ancora viva, nessuno pensi dopo 140 anni di liberasi del Sud come un fazzoletto di carta, è utile impegnarsi tutti,anche se non lo si fà per spirito solidaristico e fraterno, poichè il crollo del Sud trascinerebbe nel baratro tutto il Paese. Per chi voglia approfondire la conoscenza cosiglio le seguenti letture: Breve storia dell'Italia Meridionale di Bevilacqua Piero , Donzelli editore, la Rivoluzione Meridionale di Guido Dorso e gli scritti di Antonio DE VITI DE MARCO.

Grazie per le referenze bibliografiche. Spero di trovar il tempo di leggere. 

"l'Italia non è un'espressione geografica, la Questione Meridionale è ancora viva, nessuno pensi dopo 140 anni di liberasi del Sud come un fazzoletto di carta, è utile impegnarsi tutti,anche se non lo si fà per spirito solidaristico e fraterno, poichè il crollo del Sud trascinerebbe nel baratro tutto il Paese"

Concordo che, allo stato attuale, risolvere la questione meridionale e' tanto importante per il Sud quanto per il Nord del paese. Mi (ti) chiedo pero' in che senso il Nord possa aiutare il sud? Inoltre, visto il risultato delle elezioni, mi sembra chiaro che il "federalismo che verra'" portera' necessariamente ad un disinteressamento progressivo del Nord, credo con risvolti positivi per tutto il paese. Se non altro perche, se "il federalismo non sa' da fa'", ho paura che qui in Italia molte persone si possano spostare verso posizioni piu' radicali (indipendeza/secessione della Padania). La Spagna e i paesi baschi non sono molto lontani!

P.S. Come si fa' il copia ed incolla?

Concordo che, allo stato attuale, risolvere la questione meridionale e'
tanto importante per il Sud quanto per il Nord del paese. Mi
(ti) chiedo pero' in che senso il Nord possa aiutare il sud? Inoltre,
visto il risultato delle elezioni, mi sembra chiaro
che il "federalismo che verra'" portera' necessariamente ad un
disinteressamento progressivo del Nord, credo con risvolti positivi per
tutto il paese. Se non altro perche, se "il federalismo non sa da
fare", ho paura che qui in Italia molte persone si possano spostare
verso posizioni piu' radicali (indipendeza/secessione della
Padania). La Spagna e i paesi baschi non sono molto lontani!

 

Ben venga il federalismo. Purtroppo non basta solo quello, però. Serve meno Stato. Serve meno Stato. Serve meno Stato. Soprattutto al sud, se lo Stato (non importa a che livello di amministrazione parliamo, mi riferisco a tutto quello che va dal quartiere alla capitale) ha possibilità di intervenire, fa danni. E quindi bisogna togliere questa possibilità il più possibile. Altrimenti temo che, con il solo federalismo, il Nord prenderà il volo e il Sud affonderà definitivamente.

 

 
P.S. Come si fa' il copia ed incolla?

 Ti dico come lo faccio io, anche se magari esiste un metodo più efficace: dal messaggio che vuoi citare, copi il pezzo al quale vuoi rispondere, lo incolli nella textarea, lo selezioni e scegli la voce "blockquote" dal menù a tendina presente nell'editor (dove di default vedi la voce Paragraph).

 

Questo e' un punto interessante. Concordo che federalismo non significa automaticamente meno stato. E' possibile che invece di essere mal governati da un gruppo di cialtroni seduti nella capitale, saremo vittime di incapaci e corrotti seduti in Brianza o nel Salento.

Pero' con il federalismo il malgoverno locale non verra' piu' compensato dagli aiuti provenienti da altre regioni. I candidati e dirigenti locali saranno chiamati a rispondere del loro operato in prima persona e non avranno altre maniere per comprarsi il voto degli elettori se non quello di lavorare bene. Teoricamente (!), il federalismo dovrebbe portare ad un riciclo e miglioramento della classe dirigente.

Da quello che leggo nel tuo post non sei convinto che questo possa avvenire. Perche' questa sfiducia? Perche' la Puglia non puo' produrre una nuova classe politica e dirigente? E' vero che non conosco bene la situazione attuale ma perche' il prossimo presidente della regione Puglia non puo' essere un nuovo Einaudi?

Per proporsi al primo posto non e` indecoroso mettersi al secondo o al terzo

un sistema o una istituzione lo puoi cambiare in un giorno. altrettanto non è possibile fare con le persone, però.

comunque intendiamoci: nonostante lo schifo che vedo costantemente, non mi sento poi troppo pessimista. solo cinicamente realista.

 

Detto questo, non conosco sufficientemente il problema
meridionale. Personalmente credo che la mancanza di una classe
dirigente non sia un problema per chi ha iniziativa (Tiscali ne e' un
esempio). Forse lo e' la mancanza di sicurezza.

 

Il tema potrebbe essere discusso per anni e mi scuso quindi per l'estrema sintesi di questo mio commento.

Vivo a Lecce e ho due aziende: personalmente non ho mai avuto alcun problema o contatto con la criminalità. Le difficoltà che ho avuto (e continuo ad avere, ahimé) vengono tutte dalla parte legale della società: dal modo di operare della classe dirigente al modo di pensare dell'ultimo dei potenziali clienti.

quanti luoghi comuni............tutto vero ma allora basta con le solite lamentele nessuno vi obbliga ad andarvene è una pura scelta di vita non paratevi sotto false ipocrisie, nessuno è obbligato da nessuno a fare nulla

 

Ti invito a leggere la replica inviata a Carmine in data 17/04/2008

Ove fosse possibile, gradirei conoscere il tuo nome ed in quale Regione vivi

Saluti 

 

Andrea ho letto la tua replica, ma non concordo affatto nella totalità delle tue affermazioni, ovvero mi voglio spiegare meglio non è assolutamente del tutto vero quello che dici

tu mi chiedi di dove sono e io ti rispondo sono nordica e sono fiera di esserlo, ma opero da diversi anni al sud con un attività imprenditoriale ,ne sono entusiasta.

 non ho mai subito nessun tipo di pressione da parte nessuno e fidati che gli unici che si lamentano sono i meridionali che vivono al nord perchè sono quelli che sono fuggiti dalle loro radici,alla ricerca della loro fortuna, per evadere da un qualcosa che li opprimeva, li ossessionava, gli stava stretto

Al sud non tutti si lamentano , anzi sono tutti fieri di essere meridionali e di vivere nel paese più bello e più solare d'italia, con il loro calore, la loro gioia e i loro sorrisi

Io non sò in quale parte del Meridione svolgi la tua attività, comunque, se hai investito dei capitali o hai saputo impeganare proficuamente eventuali risorse pubbliche creando occupazione, sei una persona coraggiosa e degna di stima. Volevo ricordarti che molti meridionali hanno dato il loro contributo come imprenditori capaci alla crescita del Nord e del Paese, questo perchè l'ambiente economico e sociale ove operano, per varie ragioni, lo permette     Non citerei la fierezza di essere nordici o meridionali, cerchiamo di superare questi dualismi che non portano da nessuna parte, i problemi della Nazione si affrontano unitariamente.   Sui meridionali emigrati al Nord che si lamentano, prova a porre loro queste domande:perchè lo fanno? con chi ce l'hanno? chi è stato a farli partire? che cosa sono disposti fare affinchè non si verifichi in futuro l'emigrazione per bisogno? La maggior parte dei meridionali emigrati al Nord lo ha fatto per disperato bisogno, un episodio che rimarrà per sempre impresso nella mia mente è quello visto da bambino nei primi anni sessanta, alla stazione fs, della partenza degli emigrati verso Torino, la commovente disperazione dei familiari piangenti per la partenza dei loro cari unica soluzione per sconfiggere la miseria, per questo motivo penso che bisogna avere rispetto per coloro, Italiani, che hanno sofferto, d'altronde il Nord deve , in buona parte, la propria prosperità al Mezzogiorno.   Eviterei confusioni tra i figli della "borghesia umanistica" meriodionale che si sono trasferiti alla ricerca del prestigio sociale e gli altri poveri cristi che lo hanno fatto per bisogno.   Per quanto riguarda i sorrisi ed il calore dei meridionali, non è che questo sia sinonimo di gioia, anche nel SudAmerica ed in Africa le persone ridono e sono calorose, ma i disagi sociali rimangono.   Vorrei chiederti quale difficoltà incontri a dire come ti chiami, dove lavori e di quale Regione d'Italia sei, tralasciando il termine nordica, che sa di genetica, visto che sul sito hai potuto leggere il mio profilo e quelo di Paolo.   Saluti   P.S Ti invito a leggere gli scritti sul Sud evidenziati nella replica a Carmine.

Andrea ti ringrazio molto per i richiami letterari che ci hai dato. Avevo un professore del Liceo, irpino anche lui, che si ostinava a suggerirci le letture di Dorso (io, ignorantissimo, credevo si scrivesse d'orso), pensa quanta saggistica ci sfugge perchè nessuno ci ha mai guidati in queste letture quando il tempo c'era. mi riprometto di guardare, se non altro su internet qualcosa, e ti confesso: nella mia città c'è un'antica Accademia Telesiana, nella quale a volte si è parlato di questa nostra "Storia", ho partecipato ad una di queste riunioni culturali durante le vacanze di Natale, l'aria che si respirava era sonnolenta, verbosa, sapeva di muffa e l'età media era 70 anni... mi sono sentito proprio a disagio..  

Andrea buongiorno prima di tutto,

 ho divagato un attimo prima dal tema ma ora mi ritrasformo in una persona seria e consapevole delle proprie affermazioni

Io mi definisco un' emigrata al contrario, partita dal nord per approdare al sud, pensa già mio padre subito dopo la fine della guerra aveva fatto la stessa cosa lui in Calabria.. e ti assicuro  la Calabria di 40 anni fa non è quella di oggi .... io più giù

io sono fiera di essere italiana prima di tutto

Non dimentichiamo che le migliori menti, le più geniali, eclettiche, poliedriche che ci sono e ci sono state nascono e crescono nel nostro meridione e questo deve in tutti modi rendervi sempre più consapevoli e fieri di esserlo bisogna invece capire cosa vi ha o gli ha spinti ad andarsene...tu insisti sul bisogno e la disperazione ma io non penso che sia per tutti così,io definirei la cosa una sfiducia nelle potenzialità della propria terra l'essere disincatati e attratti verso l'erba del vicino

Ma certo convengo con te il nord non sarebbe quello che è se non ci fosse stato questo pezzo di stivale, fondamentale alla sopravvivenza reciproca non dimentichiamocelo, che ci ha permesso di essere e di godere di quello che abbiamo

certo anche su questo punto hai ragione ma meglio l'empatia del sud che l'apatia del nord almeno questa passamela

e su questo vorrei aprire una nuova discussione tu, voi vi siete mai soffermati ad osservare le persone? Sapete io cosa ho notato? che il sorriso e la sensibilità è solita essere sul viso delle persone più umili non sembra anche a voi?

 


e su questo vorrei aprire una nuova discussione tu, voi vi siete mai
soffermati ad osservare le persone? Sapete io cosa ho notato? che il
sorriso e la sensibilità è solita essere sul viso delle persone più
umili non sembra anche a voi
?

 

Concordo con Te, ed è proprio per queste persone ,che sono molte, che io mi batto ed intendo continuare a farlo.

Io sono calabrese e lavoro nella P.A., luogo di "mediazione" per eccellenza, dunque conosco bene tutti i problemi che attanagliano la Regione.

 

Certo che la Calabria di 40 anni fà era diversa, il cambiamento però, si manifesta soltanto con un innalzamento dei consumi(vedi trasferimenti di risorse finanziarie da parte dello Stato) mentre la svolta "culturale" non è avvenuta, questo è il problema principale da affrontare e risolvere.

Il ruolo dei meridionali trasferitesi al Nord(mi riferisco a coloro che si sono affermati grazie all'ambiente sociale e culturale del Nord) dovrebbe essere quello di interessarsi dei problemi delle proprie Regioni, concretamente e non a parole, e non ritornare giù per il mare o per ricevere onoreficenze, dimenticandosi dopo la vacanza, delle proprie radici.

Ciao

 

 

ma chi ti dice che queste persone  nella loro umiltà nella loro consapevolezza non siano più felici di noi?questa vita è breve ed è solo un transito forse ...espiare oggi per ottenere  un domani ?chissa

sai cosa penso anche manchi un po? l'iniziativa o voglia di fare perchè la disillusione forse è troppo forte e il luogo comune è che al di fuori del proprio si vive meglio concordi?

Non dimentichiamo che le migliori menti, le più geniali, eclettiche, poliedriche che ci sono e ci sono state nascono e crescono nel nostro meridione

Ooooh, finalmente qualcuno che ha il coraggio di ammettere questa palese verità :D

Chiedo perche' ignoro:c'è qualche ricerca scientificam validata che stabilisce una correlazione significativa tra origini (o è suffic la natalità o la permanenza per un certo periodo)meridionali e quoziente intellett?

Ma è un dato di fatto evidentissimo, no ?
Basta guardarsi un po' in giro ;)

ma tu pensa, non me ne ero mai accorta!

...sarà perchè il mio concetto di mente geniale, eclettica e poliedrica non è sovrapponibile al tuo?! ;))

 

Chiedo perche' ignoro:c'è qualche ricerca scientificam validata che
stabilisce una correlazione significativa tra origini (o è suffic la
natalità o la permanenza per un certo periodo)meridionali e quoziente
intellett?

Non e' facile misurare indicatori affidabili di quoziente intellettivo complessivo di un adulto. Esistono risultati comparati internazionali per cercare di stimare le competenze matematiche e linguistiche dei 15enni, i risultati piu' recenti del 2006 sono riassunti ad es. su lavoce.info. Questi dati sono meno ambiziosi ma piu' obiettivi e comparabili.

 

 

Mi sembra che si stia andando fuori tema, penso che la genetica non faccia parte dell'attuale discussione, comunque il declino della scuola italiana è noto a tutti, per quanto riguarda gli studenti del Mezzogiorno, è noto che esiste, per retaggio culturale, una maggiore propensione allo studio delle materie umanistiche.

l`insidacabile intellighentia meridionale brucia un po` mi sembra ...diamo a Cesare quel che e` di Cesare

Grazie Alberto, la mia era una battuta, ma il link è interessante.

.... comunque il declino della scuola italiana è noto a tutti, per quanto riguarda gli studenti del Mezzogiorno, è noto che esiste, per retaggio culturale, una maggiore propensione allo studio delle materie umanistiche.

Non credo che il problema stia nella propensione per lo studio delle materie umanistiche, quanto nel disinvestimento che, a vari livelli, è presente, sia per quanto riguarda la scuola in generale (sì che il Meridione è messo peggio, ma anche certe scuole del Nord non scherzano in fatto di degrado), sia per quanto riguarda l'interesse per le nuove generazioni.

Personalmente ritengo che il grado di civiltà di un Paese sia evincibile dal grado di pre-occupazione (politico e sociale) nei confronti dei giovani.

Non voglio generalizzare, ma sembra che da noi si stia facendo di tutto per sviluppare la filosofia del nichilismo, dove nulla ha più valore e dove il ritiro passivo nel proprio piccolo contesto sembra essere vista come unica possibilità per sopravvivere...

 

Ma dove e` finito l`eclettico profeta dai pensieri cosi` profondi che ha aperto la discussione?ha lanciato il sasso ma poi.......non ha piu` nulla da dire a riguardo?

Anche a me non piacciono i luoghi comuni, nè le generalizzazioni....ma, paprika, mi sembri veramente arrabbiata e polemica!

Non ho sentito in nessuno di quelli che hanno scritto finora, a partire dall'autore, il tono di autocommiserazione o il tentativo di celarsi dietro false ipocrisie, quanto un desiderio di condividere, cercare di capire e, perchè no?, sfogarsi.

Sono nata e cresciuta al nord e non so come potrei aver vissuto un allontanamento dai miei affetti; credo che ci siano molte sfumature emotive, a seconda delle motivazioni e del contesto che portano ad una scelta di questo tipo. Di fondo, comunque, credo che ci sia una sensazione di perdita, sensazione che si fa via via più acuta, forse, negli anni, quando si delinea la decisione del non ritorno. Questo è quanto mi è sembrato di cogliere nel leggere l'articolo ed i vari commenti.

La questione è sicuramente molto complessa ed ognuno, credo, fa quel che di meglio gli riesce di fare, anche nel lavorìo di accettazione dei propri limiti.

A mio avviso, non è l'orgoglio regionalistico l'arma di cui ci dobbiamo dotare, ma di senso civico, che parte dal rispetto delle persone e delle loro scelte, anche di quelle non condivise o condivisibili.

hai ragione forse ho calcato un po` il tiro....ma adoro provocare per vedere poi quali sono le reazioni

Indubbio e convengo con te ,che andarsene e poi decidere di non tornare piu` puo` essere doloroso, ma e` comunque solo e sempre 1 mera libera scelta e quindi perche` lamentarsene............

 

fa piacere che l'eclettismo poetico sia apprezzato ed abbia stimolato una discussione cosi garbata. Paprika sei mitica! mi piacciono le persone dirette ed ironiche.

non era un lamento il mio...mi sono solo interrogato, ed ho coinvolto voi (loro) che siete emigrati con la E maiuscola.

è vero ..l'ho scritto.. io sono entrato nel mondo del lavoro negli anni della Milano da bere venendo dal Sud più depresso e dimenticato, e poi ho dimenticato la mia gente. credimi, nel mio lavoro vedo spesso miei "conterroni" e provo disagio quando mi dicono: -ci hai abbandonato!- il resto l'ho scritto.

ah..una domanda? lo pseudonimo indica l'affinità con Brass o le emozioni organolettiche che induci? 

ahhhhhhhhh finalmente l`eclettico profeta si e` risvegliato........mi fa piacere..... mi sono permessa di infervorare con la mia  provocazione la garbata discussione.. la trovavo troppo prolissa e poi cosi` seriaaaaaaaaaa e poi sai mi mancava la presenza dell` artefice di tutto cio` di colui che ha pensieri cosi` profondi, cosi` attaccato alla sua terra da  arrivare a colpevolizzarsi....dai noi nordici non siamo poi cosi` male

p.s.il mio pseudonimo mi rappresenta..... poi lascio te decidere come,a me va bene tutto

ehi ti ho fatto salire in classifica non male eh

..ma si! chi scrive è sempre un pò vanesio e la classifica...ooooh la classifica..era per questo che ho scritto.. smascherato! adesso dammi la tua home page, un e-mail e ti confesso tutto

ma i pensieri cosi` profondi che ognuno di voi ha esternato in maniera cosi` empatica che fine hanno fatto... smarriti.........da spettatrice a protagonista .... adoro tutto cio`.....sempre i soliti pero`....quanto correte amici miei non vi conosco neppure...o forse ci conosciamo gia`chissa`....che ne so chi si cela dietro ognuno di voi.... giochiamo allo scoperto alla luce del sole

(1 indizio ) la S e` la lettera dell`alfabeto che piu` mi identifica

sensuale, seduttiva,sediziosa, solare, simpatica ma........ soprattutto STRONZA

sei tu che corri biondina.. non ho molta esperienza con l'altro sesso, ma la tua è una tipologia che conosco.. non mi stupirebbe fossi un uomo!

[chiudo con la parte pruriginosa del Blog...]

"lo pseudonimo indica l'affinità con Brass o le emozioni organolettiche che induci?  mi dici pure"dammi " l` indirizzo e-mail/blog (scusa cosa mi avresti voluto raccontare la favola del meridione forse.....o "perche` non vuoi tornare....")  effettivamente dimostri di non aver dimestichezza con l`altro sesso....si si....vero anche questo e poi... dall`alto della tua prosopopea mi tacci di essere la parte pruriginosa del blog.....fammi capire....ma sei contorto e comunque evviva  se ogni tanto si divaga un po`che palle questi moralisti per caso..........noiosi, monotoni,insicuri che si parano dietro un " ehi biondina" nella vita si va oltre credimi be happy!!!!!!!!!!!!!!

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eterno sognatore smarrito ho letto la tua presentazione vedi che l`ammmerika e` piu` lontana di milano e gli ammmerikani peggio dei milanesi che mi dici a proposito? sempre pentito di non essere rimasto in culo al mondo?(sorry per la volgarita`)ma almeno rende il concetto

Il tema si fa interessante... manda anche a me, paprika!

...non mi spiacerebbe anche Cla......

vai alla risposta di Paolo vale anche per te

Certo che il "Ci hai abbandonato!", magari dettato in parte da un po' di invidia, ti provoca disagio...ti mette di fronte al tuo fallimento...perchè è di questo che stai parlando...puoi condividerlo, rifletterci sopra, farci anche delle teorie sociologiche, ma poi, alla fine, te lo devi "smazzare" tra te e te. Coraggio, ognuno ha i suoi fallimenti da affrontare!

"non era un lamento il mio...mi sono solo interrogato, ed ho coinvolto voi (loro) che siete emigrati con la E maiuscola.

è vero ..l'ho scritto.. io sono entrato nel mondo del lavoro negli anni della Milano da bere venendo dal Sud più depresso e dimenticato, e poi ho dimenticato la mia gente. credimi, nel mio lavoro vedo spesso miei "conterroni" e provo disagio quando mi dicono: -ci hai abbandonato!- il resto l'ho scritto."

Abbandonando , la parte ludica o pruriginosa(a secondo dei punti di vista) del blog, e me ne scuso con quelli che possono essersi sentiti offesi, ma ogni tanto ci vuole anche questo per staccare la spina dalle problematiche che ci attanagliano senza che noi ce ne rendiamo nemmeno conto, volevo soffermarmi 1 attimo "sul ci hai abbandonato"

Non trovo giusto che ti venga fatta questa remarque, il tuo non e` stato un abbandono a parer mio ma semplicemente 1 necessita`, vista la professione che svolgi ,anzi una necessita` di completamento di un percorso necessaria, altrimenti non saresti ai livelli che sei, che ti ha portato a metterti completamente a servizio e per gli altri, il dare il massimo senza remore

Quindi non colpevolizzarti affatto e non  parlare di abbandono...Il tuo "andartene " ti ha dato la possibilita` di crescere e di assorbire tutte le conoscenze possibili per fare si, che tutti quelli che ne hanno bisogno ne possano trarre beneficio grazie a te e il tuo sapere non trovi?

Non so,  mi sono permessa di dirti quello che penso e quello che rileggendo sono riuscita a cogliere ho centrato???sono curiosa di sapere se ho centrato oppure no

mi viene in mente una strofa di Consequences, una canzone del musicista blues Robert Cray: " Non passa giorno in cui un uomo non debba decidere. Tra quello che vuole e quello che ha paura di perdere".

...ma paprika...è bastato un po' di corteggiamento per diventare improvvisamente così comprensiva?!!

Ci vuol ben altro credimi,sapessi cosa ricevo tutti i giorni........(non me la tiro ma e` 1 dato di fatto constatato) mi sembrava solo avendo divagato e letto la professione che Paolo svolge doveroso

ok....

Fausto scusa ma non e` che per caso sei un po` geloso..........

allora che aspetti fatti sotto anche tu mandami 1 canzone

...dammene solo la possibilità, piccola, e scriverò una canzone per te.... 

do it now j`attende

no............... non corro non mi permetterei mai gioco se mai e poi sei tu che hai dato il là per primo e io ti ho  risposto, meglio ho sdrammatizzato non perdo di vista però quella che è la tematica centrale della discussione..prolissa ma interessante

non voglio offendere ed essere offesa da nessuno questo sia chiaro

 

per tua conoscenza non sono bionda e non sono uomo

Carino grazie perdonato allora.....do you want a kiss too?

Why?is just a kiss....nothing else .....is this an Happy end or beginning ?

Ma allora sei anche un eterno romantico.......interessante tutto cio` sai hai centrato anche assomiglio abbastanza a naim

 

let's go to the sunlight..nothing to hide..you know where I'm

no ,sorry I don`t know where you are, just tell me about

sure nothing to hide of course

put my name on google..easy

done it but.... nothing happen I just sow you, not bad ,but you have to loose wight....for your helth I mean look at your pictures when you were joung you were so goodloking, and then I think that is so exciting to have a conversation in that serious cultural blog .....don`t you think ?just to make differnce

and then what happen...you appear to me

Not a day goes by
That a man doesn't have to choose
Between what he wants
What he's afraid to lose

stranissimo la Robert Cray band è una dele mie preferite, Fausto..

ma non è che c'è qualcun fra voi che mi conosce e poi viene fuori che sono su "scherzi a parte"

Ehi cos`e` questa improvvisa diffidenza.....tranquillo non sei su scherzi a parte ma almeno prendi le mie difese ora che ti sostengo....

not here, honey...you can find me by mail, if you want.....

why not here is so exciting having such a nice conversation in this interesting cultural blog so every one can join us "eyes wide shut"

nothing to hide sweety, just me and my eyes but not my mind and my thoughts.....it`s time to go now bye bye and have a good night

Qualcuno si chiederà come sia possibile che il poverissimo, arcaico, Sud della Spagna in pochi anni abbia raggiunto standard di vita "europei" mentre in Italia la "questione meridionale" sembra eterna. C'è però da tenere in conto un fatto importantissimo, che non è la criminalità. La Spagna è un paese unito da svariati secoli. Perciò gli Andalusi si sono sempre sentiti - pur nella loro povertà - parte a pieno titolo del Regno. Per come è avvenuta la "conquista" del Meridione è stata quasi solo l'ultima delle dominazioni "straniere" che si sono avvicendate laggiù (io parlo da quassù) dai tempi dei Bizantini e degli Arabi. Il "brigantismo", la "mafia", la "camorra" in un certo senso sono delle forme patologiche, estreme, di una cultura che si rannicchia in se stessa, si nasconde, di fronte alla brutale secolarizzazione dello stato "civilizzatore", che nell'ottocento anche quando si chiamava liberale aveva una carica totalitaria, giacobina, nazionalistica. E' sempre il solito scontro tra il fattore dinamico, secolarizzatore, progressivo della Zivilisation e il fattore statico, identitario, conservatore della Kultur. La democrazia, la "civiltà", quando viene esportata e imposta ha una sua carica universalista che se non trova un corpo saldo tende a schiacciare inesorabilmente ogni cultura indigena. L'impatto traumatico fa sì che in certi casi il "costume" diventi ipso facto "fuori legge". Di qui al passaggio di queste subculture alla clandestinità e alla trasformazione in vera e propria criminalità non manca che un passo. Modernità-italianità-democrazia e "meridionalità" non avendo avuto il tempo di conoscersi, si sono respinte, escludendosi a vicenda. Il tipico intellettuale meridionale, caratteristicamente, socialista o liberale è quasi sempre un elitario superlaico.

Anche il Veneto ha subito questa violenza. Si può dire dal 1866 alla fine della seconda guerra mondiale l'Italia è stata più matrigna che madre per i veneti. I numeri dell'emigrazione non sono secondi neanche a quelli del meridione. Ma il Veneto aveva un'altra storia, e non mi riferisco solo a quel mezzo secolo di dominazione austriaca (che ci ha regalato, fra l'altro, la parola "schei": era l'inizio di una lunga parola tedesca scritta nelle monete dell'Impero!); ma anche alla storia quasi millenaria della repubblica di Venezia, che aveva dato nel corso di lunghi secoli ai suoi abitanti un fondo naturale di autostima e senso civico, cosa assai difficile quando si passa di dominazione in dominazione. I Meridionali a volte sembrano - e vengono pure considerati, specie all'estero - dei SuperItaliani, degli Italiani al quadrato; loro stessi spesso indulgono ad interpretare questo ruolo; ma in realtà nell'animo del meridionale vi è un fondo d'amarezza per averla più subita, che conquistata, quest'italianità. Un sentimento, secondo me, ancora irrisolto e che può uccidere anche l'ambizione.

L'italia è stata fatta da un numero ristretto di coraggiosi utilizzando le armi del piccolo Piemonte,  l'85% della popolazione italiana nel 1859 era analfabeta, di conseguenza l'unico mezzo per far l'Italia unita era imporla.

Per quanto riguarda il Sud, rinnovo l'invito a leggere sui fatti della Repubblica Partenopea, vedi il libro ed il film "IL RESTO DI NIENTE", l'azione e gli scritti di Carlo Pisacane, il libro di Bevilacqua BREVE STORIA DELL'ITALIA MERIDIONALE, gli scritti di ANTONIO DE VITI DE MARCO E GUIDO DORSO e possibilmente recarti a sud del Volturno per qualche settimana vivendo i problemi quotidiani della gente.

I media raccontano gli effetti e mai le cause.

Con i fatti, per favore, cerchiamo di andarci con i piedi di piombo. La storia d'Italia non si può rigirare a proprio uso e consumo, ed ancor meno a gloria ed onore della casa "reale" più squallida, fraudolenta e meschina che l'Europa dei monarchi abbia mai prodotto! Mai sentito parlare delle guerre del 1848-49, 1859, 1866 e 1915-18 (rispettivamente, I, II, III "Gd'I" e I GM)? Hai presente chi le combatté, chi le vinse (sul campo) e chi le perse (sul campo)?

Quale strana teoria implica che solo gli alfabetizzati "capiscano" il valore superiore d'essere governati da casa savoia invece che d'essere governati dagli asburgo? Se l'occupazione di un territorio abitato da analfabeti e l'imposizione su di esso di un governo straniero, ed apparentemente non desiderato, fosse da considerarsi legittima, come la tua logica implica, gli imperi coloniali lo sarebbero allora tutti. Per non parlare di Irak e tante altre guerre d'occupazione ...

Non è che, forse, i contadini e gli artigiani veneti, friulani e trentini che NON insorsero per far venire i savoia, stavano bene sotto il governo degli asburgo? Non è che, forse, intuivano che questa cosa del regno d'Italia sarebbe, per loro, finita in una perdita secca ed in un guadagno netto per altri (un po' di borghesia urbana delle loro aree, un po' di aristocratici e borghesi piemontesi e lombardi, un po' di aristocratici e borghesi meridionali)? Non è che, forse, pensavano di star meglio sotto gli asburgo e 150 anni d'unità d'Italia hanno solo provato che avevano ragione?

Infine, qual'è il punto degli scritti che citi? Ossia, quali sono le cause del degrado meridionale? 

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