Perchè le ragioni di Antonio Martino lasciano seri dubbi

2 febbraio 2010 andrea gilli

Su Il Foglio del 31 gennaio, l'ex-ministro della Difesa Antonio Martino ricostruisce le ragioni che lo portarono, nel lontano 2001, ad uscire dal programma militare A400M. Il suo intervento vuole mettere una parola definitiva a tutto il dibattito che ne è seguito sia in Italia, per via di quella scelta, che in Europa, per colpa delle alterne sorti toccate successivamente al programma medesimo.

Per prima cosa conviene ricapitolare brevemente i punti principali.

A400M. L'A400M è un programma di cooperazione militare attraverso il quale diversi Paesi europei hanno deciso, all'inizio del decennio, di collaborare per sviluppare in maniera congiunta un mezzo aereo per il trasporto strategico a medio raggio. Le due principali aziende coinvolte sono EADS (Francia, Spagna e Germania) e BAe Systems (UK). I Paesi interessati sono Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Belgio e Turchia. Inizialmente era prevista anche la partecipazione di Italia e Sud Africa. L'Italia uscì prima dell'inizio della fase di produzione (nel 2001), mentre il Sud Africa è uscito nei mesi scorsi, per via dei ritardi accumulati e dell'esorbitante crescita dei costi.

L'uscita dell'Italia. Come detto, l'uscita dell'Italia avvenne nel 2001. Le ragioni non furono mai del tutto chiare: si potevano solo inferire logicamente o deduttivamente, senza però alcun modo di confermarle in maniera definitiva. Recentemente, per esempio, Oscar Giannino aveva sostenuto la bontà della scelta dell'allora ministro della difesa italiano sulla base dei ritardi e degli incrementi di costi accumulati in questi anni dal programma A400M. Come ho spiegato altrove, questa logica post hoc ergo propter hoc è poco convincente in quanto giustificherebbe la scelta di Martino sulla base di sviluppi successivi e non prevedibili al momento della scelta medesima.

La parola a Martino. L'intervento su Il Foglio di Antonio Martino serve proprio a fare chiarezza storica su quella decisione. Martino spiega la sua scelta sulla base di diversi elementi:

  • l'Italia si era già impegnata a comprare i C130J (prodotti dall'americana Lockheed Martin), mezzi in parte complementari all'A400M;

  • più che servire l'esercito, l'A400M avrebbe servito la politica (europea) o le aziende italiane nel comparto difesa;

  • l'Aeronautica militare italiana si disse poco interessata al mezzo in quanto, per il trasporto dei suoi mezzi e materiali, questa ricorreva spesso e senza problemi al noleggio dell'Antonov 70, tramite compagnie russe e ucraine;

  • il trasporto di mezzi e materiali non era una delle priorità della difesa.

In definitiva, il mezzo era ridondante, volto a servire interessi esterni alla difesa, già sostituto e sostituibile, e probabilmente anche inutile. Analizziamo tutti i punti più nel dettaglio.

I C130J. Martino, su questo punto, ha ragione. Difatti, prima della sua lettera, avevo già addotto questa spiegazione (dicembre 2009). L'Italia, in altre parole, aveva già in parte coperto quella necessità operativa. Mancano però due dati. In primo luogo, l'A400M rimane più grande del C130J: quindi i due mezzi non sono sostituti perfetti. In secondo luogo, l'Italia, già allora, era impegnata in un altro programma, il C27J Spartan, il fratello minore del C130J (anche questo solo in parte in grado di soddisfare i nostri requisiti operativi al posto dell'A400M, in quanto molto più piccolo e meno capiente).

Se Martino avesse ancora aggiunto, come motivazione, la difficile situazione di bilancio, allora la sua scelta sarebbe comprensibile: l'Italia aveva già dei mezzi simili, la sua situazione di bilancio era difficile, e la modernizzazione delle sue Forze Armate richiedeva investimenti in altri comparti. Purtroppo l'ex-Ministro è andato oltre, sollevando più di un dubbio sulla logica alla base delle sue azioni.

Prima di procedere, conviene approfondire brevemente il discorso sul C27J Spartan: ci servirà in seguito.

Questo mezzo è stato sviluppato da Lockheed Martin (US) e Alenia (IT) quasi contemporaneamente agli FLA-A400M. Il dato interessante è che il mezzo è stato acquistato in maniera preponderante dall'esercito americano. Nel suo articolo, Martino ricorda più volte quanto la sua azione sia stata guidata dalla volontà di comprare i migliori prodotti per l'esercito, e non invece da logiche industriali o politiche. Ragioniamo insieme: è pensabile che gli Stati Uniti, con le più grosse e sviluppate aziende nel settore, abbiano bisogno di Alenia per soddisfare i bisogni delle loro forze armate, specie in un segmento, quello dell'avio-trasporto tattico, dove hanno una pluralità di aziende (Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman)? Stando alla logica ricardiana adottata da Martino nel suo articolo, la risposta dovrebbe essere chiaramente negativa. Eppure gli Stati Uniti hanno comprato un bel po' di C27J Spartan (circa il 50% della produzione totale). Come mai? Il prossimo paragrafo cerca di rispondere a questa domanda.

Servire l'industria o servire la Difesa? Il secondo dubbio sollevato da Martino ci porta a ragionare su quanto rilevato nel precedente paragrafo. In sostanza, con le politiche d'armamento Martino dice di aver voluto soddisfare le necessità delle Forze Armate, non quelle dell'industria o dell'Europa (che sarebbero invece state servite con l'acquisto dell'A400M). Per capire come stanno le cose credo serva uno sguardo un po' pragmatico.

Il mercato della difesa è un mercato imperfetto dove oligopolio e monopsonio coesistono. Le economie di scala sono enormi (specie nel segmento aerospaziale), le curve di apprendimento sono ripide e il mercato è limitato politicamente (per esempio con embarghi o con restrizioni all'esport sui mezzi più sofisticati, come l'F-22/Raptor). In definitiva, se la politica è l'unico acquirente e la politica è anche in grado di decidere le dimensioni del mercato stesso, è ovvio che ogni decisione in questo campo non sia influenzata solo da considerazioni di efficienza/efficacia (policy) ma anche da enormi valutazioni politiche (politics), sia a livello internazionale (quali alleati favorire) che interno (quali constituencies premiare: si veda questo articolo di Moravcsik, per esempio).

Se aggiungiamo, poi, che un'industria della difesa, per quanto inefficiente, è fondamentale per fornire il bene “difesa esterna”, il quadro forse si inizia a chiarire.

Spieghiamoci meglio: i Paesi hanno bisogno di armi avanzate per fronteggiare le loro minacce. Ciò suggerirebbe il più alto grado di specializzazione: alcuni Paesi, logicamente, dovrebbero abbandonare la produzione per dedicarsi solo al consumo e così specializzarsi in altri campi. Il problema è che le minacce che i Paesi devono fronteggiare non sono costanti ma variabili. Oggi gli Stati Uniti sono un nostro alleato, domani non lo possiamo sapere. Quindi non possiamo neppure sapere se domani questi vorranno venderci le armi di cui avremo eventualmente bisogno. Affidarsi alla logica della specializzazione è quindi pericoloso: se un Paese finisce per non avere una sua industria della difesa, il rischio è quello di non potersi più difendere autonomamente. O per dirla meglio, di essere soggetto all'influenza esterna qualora debba prendere decisioni in questo campo. Finire come la Francia di Pétain non è mai piacevole.

Alcuni Paesi (San Marino, Bahamas) non hanno molte possibilità. Non hanno di fatto neppure un esercito. Altri Paese ne hanno poche (Taiwan, Corea del Sud): possono solo affidarsi ad un altro Stato per avere armi avanzate (Stati Uniti). Paesi di dimensioni più grandi possono invece scegliere: questi Paesi sono quelli europei, principalmente Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Spagna. Questi possono scegliere se essere indipendenti o se essere dipendenti. L'evidenza dimostra che gli Stati Uniti, in campo di armamenti, operano in maniera molto cinica. In particolare, sfruttano il loro enorme mercato interno per dare qualche briciola agli altri Paesi e così impedire che questi possano diventare indipendenti (individualmente o collettivamente). Non ci sono considerazioni economiche, in questo campo, ma solo politiche: il caso dell'F-35/Lightning II Joint Strike Fighter è forse il più chiaro. Divide et impera.

Alla luce di queste osservazioni, parafrasando lo stesso Martino (ma dando il senso contrario alle sue parole) si vede bene perchè “la produzione di un aereo per altri versi antieconomica dovrebbe giovare alla difesa dell’Europa”. Parimenti è davvero chiaro “perché mai una difesa europea implichi necessariamente la necessità di un’industria europea della difesa, autonoma rispetto a quelle di altri paesi.” D'altronde, se Martino era opposto a questa logica, quali motivazioni lo avrebbero portato a non opporsi a Galileo?

Ma ora facciamo un passo indietro e torniamo al discorso iniziale dei C27J Spartan. Nell'ultimo decennio questo non è stato l'unico colpo messo a segno dalla nostra industria della difesa. Infatti, esso va sommato alla vendita alla Casa Bianca degli elicotteri presidenziali da parte di AgustaWestland (Finmeccanica) e all'acquisto di DRS Technologies (azienda USA) sempre da parte di Finmeccanica (nota: nel comparto difesa, M&A internazionali sono sottoposte all'approvazione del Ministero della Difesa del Paese dell'azienda acquistata).

Se adottassimo la logica di Martino dovremmo pensare che questi successi siano semplicemente da imputare alle capacità della nostra industria. Se invece si sposa la linea esposta in questo paragrafo, si capisce bene che alla loro base vi è anche una forte volontà politica: la volontà di tenere l'Italia più vicina agli Stati Uniti che non all'Europa. "Sorprendentemente", anche BAe Systems (UK) è molto attiva in Nord America a tal punto non solo che questa conta più dipendenti negli Stati Uniti che non in Europa, ma anche che la sua sezione americana è praticamente l'unica che genera profitti.

"Sorprendentemente", Francia e Germania (con un'industria della difesa più avanzata della nostra) hanno avuto molto meno successo dell'Italia negli Stati Uniti. Strano, no?

Per riassumere: se pensiamo che il mercato della difesa operi secondo una pura logica economica, allora i nostri successi negli Stati Uniti non tornano, almeno non del tutto, specie alla luce degli scarsi risultati franco-tedeschi. Se invece pensiamo che la politica giochi un ruolo determinante in questo campo, allora si capisce presto la necessità di un'industria europea della difesa (ovvero il mantenimento di una base industriale necessaria per soddisfare i nostri bisogni militari futuri). A questa soluzione, però, Martino invece si dice contrario.

Le necessità dell'Aeronautica. La terza ragione addotta dall'ex-Ministro è la presunta inutilità del mezzo rispetto alle nostre necessità. Precisamente, una volta contattata, l'Aeroutica militare avrebbe affermato di non aver bisogno dell'A400M. Inoltre, la stessa Aeronautica si sarebbe detta in grado di soddisfare i propri bisogni noleggiando l'Antonov P-70, un aereo di produzione ucraina. Anche in questo caso, il ragionamento non ci torna del tutto.

In primo luogo, Martino sembra ignorare che le burocrazie raramente fanno gli interessi del loro Paese. Nel campo militare, è difficile trovare una spiegazione one-size-fits-for-all. In alcuni casi i servizi militari hanno servito i loro servizi di bottega (Posen, 1984; Brown, 1992), mentre in altri casi hanno realmente contribuito alla sicurezza del loro Paese (Betts, 1985; Rosen, 1991; Price, 2005). Il dato è che le preferenze dei servizi militari non possono essere prese sic et simpliciter come buone ragioni per scegliere o meno un mezzo.

L'argomentazione del noleggio non è meno dubbia. La logica della sicurezza è inversa a quella dell'efficienza. Costruire eserciti è di per sè inefficiente: quei soldi si potrebbero spendere meglio. Si costruiscono eserciti contro la possibilità, non la probabilità, di scontri militari e minacce. Il compito di un Ministro della Difesa è fornire sicurezza nella maniera più efficiente possibile. A questo proposito, come si fa a pensare che basti affidarsi a compagnie straniere per trasportare i nostri mezzi e armamenti? In caso di necessità, ovviamente, si fa virtù. Ma una tale politica, se protratta nel tempo, porta alla dipendenza dall'esterno e quindi ad un possibile punto di debolezza: debolezza che una politica di difesa coerente dovrebbe invece proprio cercare di eliminare. Questo studio della RAND Corporation suffraga ampiamente queste osservazioni. Il punto, in ogni caso, è semplice: l'intervento militare richiede immediatezza ed efficacia. Affidarsi, per la sua esecuzione, a compagnie terze, oltretutto potenzialmente soggette alle restrizioni o pressioni di un Paese non alleato (Russia) e ad uno caratterizzato da forte instabilità politica (Ucraina) sembra davvero azzardato, per usare un eufemismo. Il caso della base di Manas, in Kyrgyzstan, è illuminante a tal proposito.

Inutilità. Infine, Martino afferma che il mezzo avrebbe svolto funzioni tutto sommato secondarie. In particolare, afferma, “[s]apendo che il trasporto di mezzi e materiali militari per missioni all’estero costituiva un’esigenza abbastanza infrequente, l’idea di preferire il noleggio all’acquisto mi sembrava assolutamente sensata.” Anche in questo caso, l'argomentazione fa un po' a pugni con la logica e con la storia. E' vero che la decisione venne presa prevalentemente in estate, ma nel settembre 2001 ci fu l'11 settembre. E da allora fu palmare quanto il trasporto di mezzi e materiali, specie in teatri lontani, fosse essenziale (e dunque quanto un mezzo quale l'A400M fosse potenzialmente necessario). Il quadro diventa più preoccupante, però, se pensiamo che nel vertice di Helsinki del dicembre 1999 (parliamo dunque di due anni prima l'insediamento del Governo Berlusconi 2001-2006), si definirono gli Helsinki Headline Goals, ovvero gli obiettivi operativi per dotare l'Unione European delle capacità necessarie per le sue operazioni militari. Tra questi si sottolineava la necessità di poter dispiegare in tempi brevi dei contingenti militari. A tale scopo era quindi necessario sviluppare le capacità necessarie per fornire un adeguato supporto logistico sia via mare che via cielo. L'A400M rientrava tra queste capacità. Se ciò non bastasse, l'enfasi sulla logistica era in moto fin dalla fine della Guerra fredda, quando l'Europa si rese conto (prima con l'Iraq e poi in Bosnia/Kossovo) della necessità di trasformare i suoi eserciti e il loro paradigma di base: passare cioè dalla difesa territoriale al dispiegamento rapido di forze leggere e flessibili. Dispiegamento rapido che ovviamente richiedeva adeguati mezzi di trasporto (tra i quali rientrava appunto l'A400M, la cui storia iniziò difatti a metà anni Novanta, con il nome di FLA - Future Large Aircraft).

Conclusioni

La risposta di Martino fa chiarezza storica su una scelta complessa e contestata. Se queste, in via definitiva, sono le sue motivazioni, allora obiettivamente mi pare che l'esperienza ministeriale di Martino vada rivista, e in negativo. Dalle sue parole emergono infatti almeno tre elementi preoccupanti. In primo luogo, sembra che questi abbia poca dimestichezza con la logica dominante le relazioni politico-militari tra Stati. In secondo luogo, sembra che Martino abbia anche poca coscienza del ruolo delle burocrazie nel processo di realizzazione di politiche pubbliche. Infine, Martino sembra ignorare le esigenze che le Forze Armate hanno sviluppato dopo la fine della Guerra fredda. Le ignorava allora, stando alle sue parole, e pare ignorarle ancora adesso.

L'A400M è un tassello di un più grande progetto politico. Il progetto politico è quello di dotare l'Europa di capacità militari per poter intervenire autonomamente dove e quando necessario. Tra gli altri tasselli di questo progetto c'è Galileo, c'è il missile BRVAAM Meteor, ci sono le varie cooperazioni in armamenti avviate nel Vecchio Continente. La ragione alla base di questo progetto politico è presto detta: l'irrilevanza politica. A partire dalla fine della Guerra fredda, l'Europa ha visto sempre più insidiata la sua capacità di dialogare con gli Stati Uniti: dalla guerra comune lanciata nel 1991 contro l'Iraq si passò alla guerra in outsourcing in Kossovo, dove gli Europei, più che combattere, complicavano i piani americani. Dall'Afghanistan l'Europa fu proprio esclusa, mentre in Iraq la partecipazione europea servì solo come foglia di fico.

L'A400M non è un prodotto perfetto. E' in ritardo e sta registrando enormi incrementi di costi. Come ho segnalato altrove, però: niente di nuovo sotto il sole del procurement militare. Se dovessimo infatti valutare i programmi d'arma sulla base di queste due variabili, allora non ce ne sarebbe uno che si salva, sia in Europea che in America.

Il dato da cui partire è che gli interessi strategici di Europa e Stati Uniti possono verosimilmente divergere in futuro. E anche se ciò non succedesse, negli anni a venire l'Europa sarà chiamata sempre più ad agire autonomamente nei focolai di crisi che scoppieranno nella sua periferia (Africa centrale e del Nord, Medio Oriente, Caucaso, Balcani). Gli Stati Uniti, invece, o non vorranno o non potranno intervenire. Ai Paesi europei tocca quindi la responsabilità di dotarsi delle capacità necessarie per poter mantenere la stabilità in queste aree. A tal fine, l'Europa deve poter disporre delle capacità per intervenire efficacemente e prontamente. L'A400M vuole contribuire a questo obiettivo.

Fa davvero specie che questo dato sia sfuggito ad un Ministro della Difesa.

28 commenti (espandi tutti)

In primo luogo, sembra che questi abbia poca dimestichezza con la logica dominante le relazioni politico-militari tra Stati

ma, e se semplicemente avesse preferito non fare una analisi come quella da lei proposta? o se non avesse ritenuto opportuno scendere troppo nel dettaglio della politica estera italiana? io sono completamente fuori da quest'ambito, ma forse non ha voluto dire che "abbiamo preferito fare affari con gli usa perché ci pareva politicamente più opportuno che farli col resto dell'europa".

la ringrazio comunque per l'interessantissima disamina.

 

 

 

Mi permetto di aggiungere a complemento un'altro (ottimo) articolo di Gilli sull'F35 e Eurofighter (stesso problema di base, troppo proni verso gli Americani e troppo poco convinti a favore della Difesa Europea):

http://epistemes.org/2009/04/28/la-partecipazione-italiana-al-programma-jsf/

Che io sappia, per ogni f35 venduto l'Italia guadagnerà in rapporto alla percentuale di sua partecipazione al programma ed ovviamente comprerà a prezzo scontato di quella stessa percentuale i suoi aerei.

Chiedo conferma di questa cosa.

Se così fosse, non possiamo non tenerne conto, perchè l'f35 è destinato a sostituire l'f16 che è l'aereo più venduto nei paesi del blocco occidentale.

A parte questo, io sono pro-f35 per il semplice motivo che ne abbiamo bisogno, mentre abbiamo molto meno bisogno del tifone ed inoltre quest'ultimo è nato già "ferro vecchio", mentre l'f35, date le premesse, sembra un mezzo che farà epoca (la tecnologia sensor-fusion, giusto per dirne una...).

Ciclicamente viene fuori qualcuno che dice che la tecnologia stealth è superata o non necessaria (e ciclicamente i "russi" - o comunque gli utilizzatori dei Su-27 e derivati - cercano di dimostrare che l'ipermanovrabilità sia più utile). Ma la verità è che oggi e nel futuro molto più che prossimo, questa è l'arma vincente... me ne faccio poco di un radar AESA che vede lo stealth a 5 miglia col vento a favore... lo stealth mi vede a 50 miglia e mi tira a 20 miglia... quindi quando saremo a 5 miglia di distanza io sarò già appeso al paracadute, se sono fortunato. (non voglio nemmeno commentare l'illusione che si possa vederlo da distanza decente e posizione utile con i sistemi ad infrarosso...).

Questo è ovviamente un esempio da "bar" perchè le battaglie aeree non sono mai 1vs1, ma non sono io che ho introdotto l'argomento:"dubitiamo dell'f35 perchè un tifone con l'AESA lo può vedere se ci passa sopra"  la furtività dà un vantaggio incredibile e questo è quanto.

Non capisco come l'efficacia della contraerea possa influire sul kill-rate dell'amraam (al massimo può influire sul successo delle missioni di strike... ma se non hai lo stealth è ancora peggio no?). Non capisco nemmeno cosa voglia dire che l'f35, per restare invisibile, deve montare missili di "minori dimensioni"... l'amraam sempre quelle dimensioni ha... non si parlerà mica del sidewinder? No, perchè così fosse non ha alcun senso il discorso, perchè è un missile completamente diverso. In ogni caso, in configurazione aria-aria l'f35 porta in stiva (cioè senza compromettere la sua furtività) 4 amraam (credo si possa arrivare a 6, ma non ho notizie fresche)... 4 amraam su uno stealth sono ben più di quanto serva... altro che poco!

Per carità, solo un ingenuo può pensare che la politica non abbia grossissima influenza sulla decisione di acquistare quel mezzo militare piuttosto che l'altro, ma l'f35, a mio parere, è la scelta tatticamente giusta, mentre l'europacco tifone, sempre a mio parere, si è rivelato una perdita di tempo e denaro.

post da appalusi. La spiegazione che lascia più basiti è l'ultima. Da quando ci sono gli eserciti è risaputo che il fattore chiave è un rapido trasporto di uomini mezzi e materiali al fronte, o nelle immediate prossimità.

Aggiungo un piccolo ricordo personale. Ai tempi si parlava di un assemblaggio finale dell'A400M in Italia. A Napoli. Noi ingegneri italiani eravamo letteralmente subissati di telefonate di offerte di lavoro per il ritorno in patria.

Quando l'Italia si tirò fuori, il flusso s'arrestò e iniziarono a squillare i telefoni degli spagnoli...

Aggiungo un piccolo ricordo personale. Ai tempi si parlava di un assemblaggio finale dell'A400M in Italia. A Napoli. Noi ingegneri italiani eravamo letteralmente subissati di telefonate di offerte di lavoro per il ritorno in patria.

Quando l'Italia si tirò fuori, il flusso s'arrestò e iniziarono a squillare i telefoni degli spagnoli...

Nel 1999 feci, a mo' di "esame di ammissione" un lavoro di consulenza per una nota azienda aeronautica di Torino in preparazione dell'entrata nel programma A400M.

Dagli accordi preliminari del nascente consorzio loro avrebbero eseguito la progettazione in comakership e la costruzione delle turbine dei motori.

Mi ricordo che erano letteralmente terrorizzati e disperati per la mancanza di disponibilita' di "ore uomo" nella progettazione e soprattutto nella production engineering.

Solo a Torino servivano almeno 120-130 tecnici a tempo pieno e forse altrettanti a Pomigliano. Senza contare poi il "problema" di reperire altri fornitori esterni.

Ricordo anche come fosse ieri che una mattina immediatamente seguente all'insediamento del governo SB ed alla conseguente nomina di Martino alla Difesa il responsabile interno del programma disse "ragazzi, con questo qui (Martino) possiamo mettere tutte le carte nei cassetti, chiudere i contatti con i consulenti e fornitori esterni e forse anche iniziare a cercarci un'altro posto di lavoro"

Io, riconosco un po' ingenuamente, chiesi il perche' ed il tizio rispose semplicemente che il sogno del neoministro era (e' ?) quello di far diventare l'Europa il 51o stato degli USA e che quindi "qui non vola un pezzo di alluminio che mamma USA non voglia"

 

Il dato da cui partire è che gli interessi strategici di Europa e Stati Uniti possono verosimilmente divergere in futuro

E' possibile che divergano. Ma è altresì possibile che divergano gli interessi dei paesi europei o dei paesi aderenti al consorzio, o che divergano quelli dell'Italia e dei paesi dove ci sono le industrie produttrici dell'Airbus.

Ad oggi, o per meglio dire nel 2001, quando la decisione fu presa, la difesa dell'Italia è/era assicurata dalle nostre forze armate e da quelle USA.

Da allora è stato approvato il trattato di Lisbona, che prefigura una possibile futura politica europea di difesa comune, ma nulla di concreto: gli eserciti restano nazionali, e la difesa comune in concreto continua ad essere il Patto Atlantico e la NATO.

Per di più in questi anni abbiamo visto come i paesi europei si siano divisi sulla guerra in Iraq, sul riconoscimento del Kosovo e sulla politica verso la Russia. Per non parlare della politica verso Israele e paesi arabi o di quella negli anni 90 verso la Jugoslavia.

Martino era chiamato in primo luogo a fare gli interessi dell'Italia, e non quelli dell'Europa o degli USA.

 

 

"Martino era chiamato in primo luogo a fare gli interessi dell'Italia, e non quelli dell'Europa o degli USA."

 

Appunto. Che interesse ha l'Italia a fare da ruota di scorta dell'indistria USA? Ad oggi l'industria aeronautica italiana vive di commesse "politiche" made in USA fungendo da fornitore di parti dal non elevato valore aggiunto tecnologico. Ha un senso rinunciare prima all'assemblaggio finale e poi alla partecipazione ad un progetto ex novo (perdendo anche lavoro già svolto, l'Italia è stata per anni capofila del FLA) per acquistare un aereo la cui concezione risale agli anni 50? Che guadagno tecnologico ha ottenuto l'industria italiana?

Che interesse ha l'Italia a fare da ruota di scorta dell'indistria USA?

Ci si potrebbe chiedere allora che interesse abbia l'Italia a fare da ruota di scorta dell'industria francese, britannica e spagnola.

Che guadagno tecnologico ha ottenuto l'industria italiana?

Nel suo articolo Martino ha -a mio parere- giustamente osservato che:

Una delle differenze fra la tesi dei fautori dell’A400M e la mia era che per me un aereo militare merita di essere acquistato se e soltanto se serve alle esigenze dell’Aeronautica; i miei critici, invece, erano convinti che dovesse servire all’industria italiana e all’integrazione dell’Europa.

Si obietta che di fatto in questo settore sono le scelte politiche che inducono la crescita di un'industria, e che averla in loco è strategicamente desiderabile.

Ma a parte le commesse di alcune parti, l'A400M è pur sempre prodotto da aziende straniere: l'UE è ancora ben lungi dall'essere una federazione, se mai lo sarà.

Inoltre ragionando in questo modo ogni settore strategico del paese dovrebbe usare componentistica "Made in Italy", il che, oltre che impossibile, avrebbe la conseguenza di creare dei casi analoghi a quelli di FIAT e Olivetti, con inefficienze e maggiori costi per il paese.

Ripeto, prima di fare certe affermazioni bisognerebbe guardare un po' i fatti.

1) L'industria italiana è legata da una serie di accordi e joint ventures, o addirittura fusioni, all'industria europea. Le joint ventures sono per esempio Eurofighter Gmbh, gli accordi sono per esempio le parterneship commerciali, le fusioni sono MBDA, AgustaWestland, etc. Quello che voglio dire è che noi siamo in simbiosi con l'industria europea, chiedersi dunque dove stia il vantaggio a cooperare con il resto d'Europa mi sembra davvero fuori luogo.

2) Il mercato della difesa è un mercato complesso. Difatti pure gli economisti, che amano le cose complesse, lo hanno in gran parte lasciato a se stesso. Il trade-off è tra avanzamento tecnologico e indipendenza. Maggiore indipendenza ti porta, a meno di essere gli USA, a minore avanzamento tecnologico, e vice-versa. Il punto rimane che le sfide del futuro le combatteremo con l'Europa, non con gli USA. E' una semplice ragione geografica, se la Bosnia, come è verosimile, diventa nuovamente un casino, chi fa a sistemare la questione? Gli USA, che già sono stra-impegnati in Afghanistan? Lo stesso vale per i problemi in Africa, Medio Oriente e Caucaso.

 

Martino dice di aver voluto servire gli interessi italiani. Ma sposare a prescindere la linea pro-americana non è fare gli interessi italiani.

Quello che voglio dire è che noi siamo in simbiosi con l'industria europea, chiedersi dunque dove stia il vantaggio a cooperare con il resto d'Europa mi sembra davvero fuori luogo.

Nel caso specifico il vantaggio è stato (stando a quello che dice Martino): di natura economica (comprando gli aerei americani l'erario ha risparmiato soldi), di aver evitato degli sprechi (pare che quegli aerei fossero inutili) e di mancato malaffare.

Mi rendo conto che se il dilemma è fra spendere 10 comprando dagli USA o spendere 12 comprando in Europa, che quel 20% in più possa valere la pena spenderlo pur di non dipendere dall'estero.

Ma occorre amche dire che al di là delle alpi è pure lì "estero", e tale rimarrà fintanto che l'UE non diverrà uno stato sovrano.

Il punto rimane che le sfide del futuro le combatteremo con l'Europa, non con gli USA.

Ma per combatterle da Europei in autonomia dagli USA occorrono due pre-condizioni:

  • comunanza di vedute in seno all'UE, affinché si individuino le sfide, i fini che si vogliono perseguire e gli eventuali nemici a cui contrapporre i nostri mezzi militari
  • soldi, tanti soldi, che attualmente gli americani spendono, ma che gli stati europei non spendono in difesa

Entrambe le pre-condizioni mancano oggi, sono mancate dalla fondazione della CEE a oggi, e presumibilmente mancheranno in futuro.

Ma supponiamo pure che dette pre-condizioni esistano.

Tu porti giustamente l'esempio concreto della Bosnia. Bene, supponiamo che debba andarci un esercito europeo. Il punto è: che ci va a fare? Nel senso: da che parte si schiererebbe l'UE, se negli anni 90, oltre a non avere fatto niente militarmente, si è divisa fra stati filo Croazia indipendente e stati filo Jugoslavia unita?

Un'ultima considerazione, di ordine personale: io sono pienamente d'accordo con il lettore Christian: "un'Europa "forte" da opporre agli Stati Uniti non mi piace piu' di tanto...".

Il nuovo capo di stato maggiore dell'aronautica sostiene che i 96 eurofighter che abbiamo comprato bastano e avanzano e che ora invece abbiamo bisogno di un pó di JSF. Ha ragione? 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/02/aeronautica-caccia-F35.shtml?uuid=73c25acc-1228-11df-a248-f4ce6583a1aa&DocRulesView=Libero

Rispondere è difficile. Obiettivamente, l'Eurofighter è fatto per intercettare aerei. E il rischio di un attacco di MiG29, oggi come oggi, è inesistente. Il problema è che quando siamo entrati nel consortium Eurofighter ci siamo impegnati a comprare un tot di aerei. Se usciamo da quella quota ci sono delle penali, a meno che tutti non siano d'accordo nella riduzione della produzione.

Dall'altra parte è vero che il JSF darebbe TANTO lavoro alla nostra industria, ed è anche un aereo più moderno dell'EFA. I problemi, sono:

- aumenti dei costi;

- ritardi.

Però, boh... nell'articolo si parla di addestramento totale in diminuzione, assenza di soldi, etc. E allora? Allora si sposa con felicità un programma che ci costa 16 miliardi di dollari, più di tutto un bilancio annuale della difesa. Fate un po' voi i conti...

 

Andrea, scusa se ti rifaccio la domanda, ma a me sembra una cosa importante per giudicare la convenienza economica del programma f-35.

Che io ricordi per ogni f35 venduto nel mondo le aziende italiane percepiranno un guadagno proporzionato alla partecipazione del nostro paese al programma. Puoi confermare questa cosa?

L'f35 è destinato ad essere venduto praticamente in tutti i paesi ad influenza USA... sostituirà l'f16 e l'f18! Al contrario, l'ef2000 difficilmente metterà il muso fuori dai paesi che lo hanno costruito (l'austria ne ha presi una decina e l'arabia saudita ne ha preso qualcuno, ma sappiamo benissimo che difficilmente esporteremo altrove un aereo che è nato già vecchio ed è sostanzialmente inutile, tanto che alcuni potenziali clienti gli hanno preferito i "vecchi" f15, f18 ecc. che hanno un rapporto qualità/prezzo superiore). Credo che questo sia fondamentale per giudicare la convenienza della scelta.

Poi io personalmente sono dell'idea che l'f35 finirà per essere superiore al typhoon anche nel ruolo di caccia puro e quindi mi compiaccio se scegliamo di puntare di più sul JSF, ma questa è una mia opinione personale.

Non è detto. Su Defensenews.com di questa settimana c'era difatti la notizia di alcuni screzi tra l'Italia e gli USA per l'F-35. Si ventilava addirittura la possibilità dell'uscità del nostro Paese dal JSF. Ciò non avverrà, ma il nodo da sciogliere è esattamente la produzione. Al momento, l'accordo è in questi termini: ogni Paese può contribuire alla produzione finchè i suoi costi sono competitivi. In altri termini, l'Italia può produrre, ma se riesce a tenere gli stessi costi americani. Altrimenti, arrivederci. Ovviamente l'Italia non potrà mai farcela, quindi si sta cercando un compromesso.

L'F-35 vede, come partner, US, UK, NE, NO, IT, TU. Australia e Giappone probabilmente ne compreranno. Si tratta in tottale di 3000 aerei. Ma, come dico sopra, l'Italia non produrrà mai le ali per tutti questi velivoli. Ciò detto, si tratta di sicuro per un gran colpo per la nostra industria. Io però continuo a dire che l'f-35 ci costerà, solo per l'acquisto, quanto un intero bilancio della difesa. Nella sua vita, i suoi costi toccheranno 2 volte il prezzo, quindi per un programma di 20-25 anni, l'Italia consumerò 3 suoi bilanci della difesa. Fate un po' voi i conti...

Innanzitutto condivido il commento di alladr: l'esame letterale del testo di Martino non puo' servire per una valutazione del suo operato.

Secondo, mi pare che le tesi di Gilli (ed alcuni commenti) partano da un presupposto fondamentale: che l'Europa debba dotarsi di una forza di intervento autonoma e della capacita' di muoversi, in politica estera, in direzioni diverse da quelle intraprese dagli Stai Uniti. Non pensate, invece, che sia meglio che il legame tra i due lati dell'atlantico resti "inestricabile"?

Mi rendo conto che la seconda guerra mondiale sia lontana e tutti diano per scontato che non riaccadra' mai, ma personalmente, guardando nel lontano futuro, temo molto di piu' i contrasti tra due futuri (ed ipotetici) colossi "occidentali" che il contrasto attuale tra asia (cina) ed occidente.

Con questo non voglio giustificare l'opportunismo di certe scelte, dico solo che un'Europa "forte" da opporre agli Stati Uniti non mi piace piu' di tanto...

Rispondo brevemente ai commenti:

1) Dalla fine della Guerra fredda la cooperazione in armamenti europea é aumentata esponenzialmente. L'Europa ha sviluppato battaglioni comuni, piattaforme d'armi comuni, le linee guida per una difesa comune (ESDP), nel 2000 alcuni Paesi europei hanno fondato l'OCCAR, l'organizzazione preposta alla gestione delle cooperazioni in armamento e nel 2005 ha fondato l'Agenzia Europea per la difesa, che vuole diventare, in futuro, l'ufficio di procurement di tutti i Paesi europei. Tutte le speculazioni sull'Europa divisa, inesistente, o assente sono errate. Se leggete l'articolo di Seth G. Jones che cito ve ne rendete conto. Ció non significa dire che l'Europa sia unita in tutto e per tutto, ma la visione della dipendenza dalla NATO non ha piú senso.

2) Alcuni dicono che Martino avrebbe difeso gli interessi dell'Italia. Anche qui, c'é un vizio di fondo. Il punto dal quale partire é che senza europa non c'é alcun interesse dell'italia da difendere. O qualcuno mi vuole suggerire che se ci isoliamo dall'Europa possiamo trarne dei benefici.

NOta: non sto dicendo che l'A400M fosse un gioiello o necessariamente ci servisse. Difatti nell'articolo dico che vi potevano essere anche delle buone ragioni per starne fuori. Ma Martino ne offre altre. Per non scrivere venti pagine, non ho potuto toccare diversi elementi, ma la logica di Martino é contraddetta fattualmente in piú circostanze: i prorgrammi Fremm, Meteor e in parte orrizonte. Perché, allora, Martino li ha approvati? Erano il meglio in circolazionë? Per favore.

Senza contare poi quanto dice sugli F-16, e la presunta incapacitá del Typhoon di lanciare missili intelligenti: e il Meteor cosa sarebbe? Poi, se proprio si vuole essere pignoli, il Typhoon doverbbe essere paragonato all'F-18/A Hornet: e difatti i due hanno prezzi analoghi.

3) Infine, alcuni suggeriscono che le parole di Martino possano lasciare fuori qualcosa. Non capisco la critica. Io non posso fare il processo alle intenzioni. Io prendo quanto dice e dimostro che non sta né in cielo né in terra. Proprio cosí, al massimo, posso far pressione perché venga fuori una spiegazione piú convincente, dubito che sia vero il contrario.

gentile Gilli

3) Infine, alcuni suggeriscono che le parole di Martino possano lasciare fuori qualcosa. Non capisco la critica. Io non posso fare il processo alle intenzioni. Io prendo quanto dice e dimostro che non sta né in cielo né in terra. Proprio cosí, al massimo, posso far pressione perché venga fuori una spiegazione piú convincente, dubito che sia vero il contrario.

lei ha fatto una puntigliosa analisi di quello che il ministro ha detto e ha dimostrato che quel che il ministro ha detto non ha senso. ho apprezzato.
ha poi usato quello che il ministro ha detto per giudicarne la competenza. questo è più rischioso: senza addentrarci negli angusti meandri della logica modale, l'interpretazione che lei fornisce ("il ministro non è competente") può essere affiancata almeno a "il ministro non vuole/può/sa esprimere le vere ragioni del suo operato". vale la pena di annotare che la sua interpretazione non è necessariamente la più economica: se A dice Y e Y è falso (come mi pare di capire sia il caso in questione), sostenere che A non conosce un Yi vero o che A non vuole dire un Yi vero è equivalente (la situazione è un po' più complessa, ma è inutile complicare). la domanda diventa allora: possiamo usare la spiegazione "A non vuole dire un Yi vero" per dimostrare l'inadeguatezza del ministro? in effetti no, non in tutti i casi possibili.
ricapitolando (e imho, naturalmente): ho trovato ineccepibile la parte "A dice Y e Y è falso", più discutibile la conclusione (anche se, non avevo colto, apprezzo il fine di ottenere migliori spiegazioni). ciò detto, la mia non voleva essere esattamente una critica, ma qualcosa a metà tra una minima integrazione e una sollecitazione d'opinione.

Domanda mia (non ricordo): il C27 non ha una gran parte della componentistica in comune con il C130?
Questo poteva essere da parte di Martino una buona motivazione per preferire il C130 (se non ho sbagliato prima...) ma non sembra ne abbia parlato,ergo significa non aver letto nemmeno la brochure/dossier informativo a riguardo.

A livello industriale la scelta è stata sostanzialmente corretta. Il C-27J deriva direttamente dal C-130J, e lo scambio risultò vantaggioso per Alenia: l'Italia potè sviluppare autonomamente quello che è oggi il miglior trasporto tattico del mondo e con ottime possibilità di esportazione, usando come base di partenza l'Hercules e ottenendo così anche una comunalità logistica non indifferente. In più è anche arrivato l'ordine americano (oggi ridotto però).

Airbus al contrario offriva briciole al nostro comparto aerospaziale. Ed anche operativamente era impensabile pensare di non acquistare i C-130J: oggi non esisterebbe nelle FFAA italiane un trasporto in grado di mantenere i collegamenti con i contingenti all'estero.

Il fatto è che, giustamente, le industrie e i paesi perseguono il proprio interesse nazionale: in quel caso era più vantaggiosa la proposta americana e si è scelto di conseguenza.

Sig Gilli, la sua analisi è condivisibile sotto molti aspetti, e Martino fu il peggior Ministro della Difesa da decenni sia per i tagli che il dicastero ha subito sotto la sua guida (grazie a Giulio), sia per la sua stessa dottrina strategica (si era letteralmente innamorato della guerra leggera rumsfeldiana, dottrina disastrosa, e credeva che il solo compito delle FFAA italiane forse quello di fornire fanteria leggera alle operazioni internazionali, giudicando quindi inutili assetti come il Cavour).

Ma nel caso specifico ebbe ragione. E non credo che l'unità europea si giochi sull'A-400M. Certo, è un programma importante, ma il nostro paese è insieme alla Francia quello maggiormente impegnato in programmi militari europei (Doria, Fremm, i missili Aster per marina ed esercito, EF-2000, Meteor, ecc..); in questo caso un confronto economico (cioè di costi), operativo ed industriale era impietosamente a vantaggio della scelta americana, ed erano tutte informazioni ottenibili nel 2001; ci può stare, con queste condizioni, un'eccezione rispetto ad una linea di condotta sempre europea per gli altri programmi.

Anche perchè il know-how acquistato con un aereo da trasporto non è di certo paragonabile con quello che si ottiene producendo un caccia da superiorità aerea o il miglior sistema antimissilistico navale del mondo, ben superiore al tanto vantato AEGIS.

 

Grazie per i complimenti. Nel mio articolo (su epistemes) che cito, dicevo infatti che probabilmente l'A400M non ci conveniva eccessivamente dal punto di vista industriale. Difatti la mia critica a Martino non è di non aver preso l'A400M, ma piuttosto di giustificare la scelta con argomentazioni che non stanno nè in cielo nè in terra. I casi sono quindi due, o le cose non capisce, o il suo racconto non è veritiero. Poichè io assumo che Martino sia un gentiluomo, allora devo propendere per la prima spiegazione.

Qui rispondo anche agli altri commenti che mi dicono che magari Martino ha adottato altre logiche che non può rivelare. Allora, su questi temi non ci sono segreti di stato o informazioni classificate. Al massimo c'è il fiuto politico di non rivelare tutta la storia. E' possibilissimo. Il problema è che se io inizio a considerare tutte le ragioni che hanno portato Martino a fare determinate scelte finisco fra quindici anni. Oltre a fare mera speculazione, poi, non c'è neppure modo di verificare/testare.

L'unica cosa che si può fare è prendere le sue parole e bilanciarle, traendo quindi le loro implicazioni politiche. Questo era il mio intento.

Il C27j deriva dal mitico G222 dell'ing. Gabrielli che era già il miglior trasporto tattico in circolazione.

Alcuni amici mi dicono che l'evoluzione non è riuscita così bene come l'originale, ma può esser l'effetto della nostalgia...

La Fiat Avio di adesso non e' piu' la Fiat Avio di una volta...

Anzi, non e' piu' la Fiat Avio e basta.

Il browser ha inviato due volte lo stesso messaggio, mi scuso

 

Viva la faccia di Antonio Martino! Ha trovato il modo di risparmiare due soldi.  Era ora che un ministro dicesse di no quando e' sempre piu facile dire di si ai propri funzionari. (E da quanto ho capito non ha fatto danno alla sicurezza del paese, che ha altri mezzi di trasporto aereo).  Putroppo non basta e ci vorrebero centinaia o migliaia di decisioni del genere per diminuire la spesa publica, come molti letttori di NfA auspicano. Ma almeno e' un inizio...

L'argomentazione del noleggio non è meno dubbia...  …l'argomentazione fa un po' a pugni con la logica e con la storia.

Noleggio di Antonov 70? mi pare che quel modello non sia ancora operativo, forse vi riferite al Ruslan Antonov 124 che tecnicamente è superiore sia al c130j che al futuro a400, per payload, raggio d’azione, e lunghezza della pista in decollo e atterraggio. Infatti il 124 e il mostro 225, sono modelli noleggiati da diversi paesi occidentali incluso USA e Canada, anche per trasporto in Iraq. Infatti, se uno dovesse non considerare il fornitore, dovrebbe comprarsi i modelli dell’Antonov, cosa che molti paesi europei hanno seriamente tentato. L’A400 rispetto al c130j è un aereo che costa il doppio con una capacità doppia e un raggio doppio di azione senza carico. Efficienze vere e proprie non ce ne sono rispetto al c130, e anzi data la dimensione è meno flessibile e più ingombrante del c130, eppoi vogliamo mettere il frazionamento del rischio nel trasporto di paracadutisti, o pezzi di ricambio, che normalmente si lanciano a bassa quota (poche centinaia di metri)? due è meglio di uno. Inoltre, la superiorità di carico dell’a400 è più teorica che reale in quanto il c130 a pieno carico ha un raggio simile all’a400 a mezzo carico, secondo i dati disponibili online. Ma questi sono dettagli tecnici, che ex post diventano irrilevanti. Una volta che un paese ha già ordinato 20 aerei c130j, a che scopo ordinarne altri dello stesso tipo, per esigenze saltuarie di missioni all'estero? Operativamente cosa si vuole suggerire?

In primo luogo, Martino sembra ignorare che le burocrazie raramente fanno gli interessi del loro Paese.... Il dato è che le preferenze dei servizi militari non possono essere prese sic et simpliciter come buone ragioni per scegliere o meno un mezzo.

la burocrazia militare dovrebbe fare solo quello, se poi non lo fa allora si può benissimo smantellare tutta la tecnostruttura della difesa e affidarla a dei contractors. Mi sfugge a chi si sarebbe dovuto rivolgere per un parere vincolante, un centro esterno di consulenza per decidere qual è l’aereo migliore? E se poi dice Antonov di chi è la responsabilità politica, del governo o del consulente?

concordo circa il fatto che la nostra classe politica abbozzi quando si tratta di prendere decisioni importanti , stavolta però han preso la decisione giusta:

nell' articolo traspare un imprecisione : il c-27 sembra nel vostro articolo un piccolo aereo poco tecnologico che gli usa hanno comprato per tenerci fuori dal A-400M

non è esattamente cosi, o meglio, può essere che gli usa abbiano acquistato da noi per quello ma ,il c-27 è un ottimo trasporto tattico eccelente nella sua categoria.

 più un aereo è grande , più ha bisogno di una pista propozionata alle sue dimensioni : il C-27 è in grado di atterrare su piste cortissime e pure semi preparate (in un video su youtube atterra sul letto di un torrente) e questa è caratteristica utilissima per fare arrivare il più vicino possibile al fronte  il carico .

per i militari dove può atterrare un aereo è più importante di quanto può portare e il c-27 atterra dove neanche il c-130 atterra ,effettuando il 65% delle missioni del c-130.

circa i costi :

un c-130 costa 62mil di $  , un a-400m da un minimo di 120 in su , per contro il c-17  costa si 200mil ma, porta 76ton più del doppio delle 37ton previste dal progetto A400m e giudicate troppo ambiziose da tutti .

alla fine avremmo pagato quasi il costo di un aereo strategico per fare quasi il lavoro di aereo tattico

 

 

Stando a quanto racconta la BBC, ci sono ulteriori problemi per il progetto A400M.

Uno dei capi di Airbuss ha detto senza mezzi termini "We made a big mistake when we contracted for this aircraft six or seven years ago".

Pare che Aribus/EADS ed i governi europei facenti parte del consorzio stiano cercando un compromesso, che secondo la BBC include, fra le altre cose, un finanziamento extra 2-3 miliardi di Euro da parte dei "soci" europei.

Ragione o non ragione, a Martino (e dunque ai tax payers italiani) pare sia andata bene questa volta :)

 

 

come dico nell'articolo, di programmi che non hanno problemi ce ne sono davvero pochi. Dire che Martino ha fatto una scelta buona perchè i costi sono cresciuti a dismisura non ha senso, perchè TUTTI i programmi d'arma osservano incrementi dei costi. Come riporto nei vari link, l'esempio migliore è il JSF: doveva essere un aereo "economico", tra i 35 e 40 milioni di dollari. Costerà 140. E' fatto dagli Americani, come mai non si sentono tutte queste critiche? Oltretutto, mentre l'A400M, per lo meno, non ha avuto problemi nei test, il JSF ne ha avuti a bizzeffe.

 

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