Perché gli economisti hanno ragione: aspettative razionali e principio di indeterminatezza in economia

14 febbraio 2012 David K. Levine

Le aspettative razionali falliscono per la stessa ragione per cui ha fallito il comunismo: l'arroganza e l'ignoranza del monopolista. - John Kay

In fisica, il principio di indeterminazione di Heisenberg evidenzia come sia limitata la nostra capacità di conoscere simultaneamente alcuni fatti (come, ad esempio, la posizione e la velocità di una particella). La teoria, in grado di catturare questa idea, è una teoria probabilistica: nella meccanica quantistica, infatti, solo la probabilità degli esiti può essere conosciuta in anticipo. Stranamente, ci si aspetta che gli economisti facciano di più. Questo convincimento è principalmente dovuto alla presupposta incapacità di quest’ultimi a prevedere la crisi attuale - alcuni dicono che è una crisi dell’ economia come disciplina, altri che  è dovuta all’ipotesi di "aspettative razionali" su cui questa si baserebbe. Al contrario, quest’ultimo è un principio fondamentale che afferma come non ci possa essere alcun modo affidabile per prevedere una crisi.

L'analogia con la fisica è istruttiva. Il principio di indeterminazione di Heisenberg deriva dal fatto che l'osservatore interferisce con il sistema. Questo è ancor più evidente in economia. Un analista, infatti,  fa delle previsioni che si ritiene avranno un impatto sul comportamento delle persone che sta analizzando. Non ci dovrebbe essere dunque un principio di indeterminazione in economia? C'è - e la tanto vituperata teoria delle aspettative razionali è lo strumento che gli economisti usano per spiegare la relazione tra analista e analizzato.

Naturalmente le crisi possono essere previste. Se dico ogni anno che ci sarà una crisi in un dato anno, prima o poi avrò ragione. Se su 100 persone, ognuna  sceglie un altro anno per fare la stessa previsione, prima o poi, anche essa avrà ragione. Un metodo che si prefigge di prevedere una crisi, per essere affidabile, deve essere replicabile da chiunque  (o almeno da chi ha le competenze tecniche richieste) e deve giungere alla stessa conclusione di chiunque altro lo utilizzi. Il principio di indeterminazione in economia nasce da un fatto semplice: tutti compiamo scelte economiche e i modelli che usiamo influenzano  queste scelte. Se si scopre che la previsione di un modello è corretta, allora cambieremo il nostro comportamento in modo che questo rifletta ciò che di nuovo abbiamo compreso sulla realtà che ci circonda - e quando un numero sufficientemente alto di noi lo avrà fatto, la previsione del modello originale non sarà più corretta. In questo senso il  comportamento futuro degli individui non può che essere incerto.

Facciamo un esempio: come possiamo prevedere il crollo dei mercati azionari? Supponiamo che due psicologi comportamentali, chiamiamoli "Kahneman e Tversky," producano un modello di "distorsioni cognitive" in grado di prevedere quando i mercati azionari crolleranno. Ipotizziamo che  il modello ci dica che il mercato azionario crollerà il 28 ottobre. Poiché il modello è affidabile , noi tutti prenderemmo come vera la previsione. Ora, cosa faremmo in questa situazione? Potremmo vendere tutti i titoli il 27 ottobre. Chiaramente se un numero abbastanza alto di noi vende i propri titoli il 27, il mercato crollerà in quest’ultimo giorno  e non più  il 28 ottobre. La previsione di un modello apparentemente affidabile si rivelerebbe, dunque, sbagliata alla prova dei fatti.

È importante porre qui l’accento sui modelli (o almeno sulle regole metodologiche)  che in linea di principio tutti possiamo applicare. Attenzione agli oracoli. Supponiamo che Warren Buffet possa sempre prevedere con certezza il giorno in cui il mercato azionario crollerà e sia così gentile da avvertirci in anticipo. Se non può - o non vuole - dirci come fa, allora abbiamo due problemi. Primo, ad un certo egli  morirà - e noi come faremo? Secondo, come facciamo a sapere se esiste veramente un oracolo, o se semplicemente egli è un fortunato tra centinaia (o migliaia, o miliardi) di individui, il quale dice  delle cose a caso e gli capita di avere ragione? Se disponiamo di un modello, possiamo testarlo con dati storici e recenti. Per un modello che si rivela sistematicamente corretto, la probabilità di essere sbagliato è ovviamente molto bassa. Ad esempio, la teoria della gravità risultò inizialmente alquanto controversa quando fu proposta. Eppure, chi penserebbe oggi che la previsione della traiettoria di un proiettile di artiglieria potrebbe essere sbagliata? A nessuno importerebbe della teoria se essa avesse predetto semplicemente che, prima o poi, il proiettile sarebbe caduto. Vi immaginate se Newton avesse fatto solo previsioni circa l'impatto dei proiettili di artiglieria, senza rivelare a nessuno il suo metodo? Chi avrebbe sentito parlare di lui oggi?

A tal proposito, i mercati azionari offrono esempi molto calzanti. Vogliamo avere fisici brillanti con potenti calcolatori che possano prevedere l’andamento dei mercati azionari e fare profitto? Forse - ma ovviamente se è possibile prevedere la dinamica dei prezzi delle azioni alla fine i fisici brillanti faranno in modo di ridurre tali profitti a zero. Una delle principali predizioni  della teoria della finanza è che i prezzi del mercato azionario sono relativamente imprevedibili - e la cosa è sostenuta da decenni di evidenza empirica. Questo non vuol dire che non si possano generare profitti attraverso un’ osservazione intelligente della realtà - solo che l'investitore saggio conta i suoi soldi in fretta e dopo sei mesi è già su altri lidi.

Il principio di indeterminazione non vale solo per i mercati azionari. Supponiamo che un intelligente scienziato della politica sia stato in grado di prevedere che ci sarebbe stata una rivoluzione in Libia e che sarebbe finita l’ 11 ottobre 2011 con la morte di Muammar Gheddafi. Tale previsione si sarebbe avverata? Sicuramente no: se Gheddafi vi avesse creduto, avrebbe senza dubbio  lasciato il Paese ben prima di tale data, e anche se la rivoluzione avesse avuto successo, sarebbe finita molto più in fretta e pacificamente.

Il principio di indeterminazione in economia conduce direttamente alla teoria delle aspettative razionali. Così come il principio di indeterminazione in fisica è in linea con le previsioni probabilistiche della meccanica quantistica (c'è una probabilità del 20% che una data particella apparirà in una certa posizione ad una certa velocità), allo stesso modo il principio di indeterminazione in economia è in linea con le previsioni probabilistiche delle aspettative razionali ( c'è una probabilità del 3% di un crash del mercato azionario il 28 ottobre)

È forse utile chiarire cosa le aspettative razionali non sono:  sono spesso confuse con la previsione perfetta - il che significa che si è in grado di anticipare perfettamente ciò che accadrà in futuro. Mentre la previsione perfetta è ampiamente utilizzata dagli economisti per studiare fenomeni come la crescita a lungo termine - non è la teoria usata dagli economisti per lo studio delle recessioni, delle crisi o del ciclo economico. La teoria più diffusa, in questo caso, è quella dei modelli dinamici stocastici di equilibrio generale (l’acronimo in inglese è DSGE). Si noti la parola “stocastico”- che  significa “ casuale” - e questa teoria rispecchia proprio  la casualità derivante dal principio di indeterminazione.

In parole povere, il significato di aspettative razionali si può sintetizzare come: "se la gente crede in  questa previsione, allora si avvererà". Al contrario, se una teoria non è di aspettative razionali, potremmo riassumerla con: "se la gente crede in questa previsione, allora non si avvererà". Ovviamente una tale teoria ha dei limiti di applicazione. In altri termini: se c'è una teoria corretta, la maggioranza delle persone vi crederà e dunque deve necessariamente essere di aspettative razionali. Qualsiasi altra teoria ha la caratteristica che la gente non deve più credervi, non appena la si ritenga sbagliata, anche se esiste una grossa mole di evidenza a provare il contrario.

Possiamo dunque dire che  aspettative e comportamenti razionali sono ipotesi fuorvianti su cui basare scelte di politica economica? Meglio forse adottare modelli comportamentali, con individui irrazionali, per capire come affrontare il crollo del mercato immobiliare o la crisi economica greca? Sarebbe come costruire un edificio su fondamenta di sabbia. In questo modo, baseremmo le decisioni di politica economica e sceglieremmo le  istituzioni in modo tale che queste smetterebbero di funzionare una volta che fossero state propriamente comprese.

Tradotto in italiano da Tommaso Aquilanto e Luca Mazzone. Versione originale pubblicata sull'Huffington Post. Parte prima di due articoli. I commenti sono abilitati nella parte seconda.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti