Pietro Ichino, Bersani e (ancora una volta) i tassisti

21 luglio 2006 gian luca clementi
Prendo spunto da un articolo di Pietro Ichino per tornare ancora una volta sulla vicenda dei tassisti. La punch line: non e' costruttivo, per quanto talvolta edificante, lagnarsi dello status quo. Pensiamo a come agire sugli incentivi.

Nel suo pezzo intitolato "La sovranita' limitata ", apparso oggi sul Corriere, Pietro Ichino ritorna sulla vicenda dei tassisti e, piu' in generale, sul fatto che in Italia spesso si finisce con il salvaguardare interessi particolari a discapito di quello generale. Per Ichino, il problema sta nel "difetto di quel senso del bene comune e di quella cultura delle regole, che sono requisiti essenziali per l'esistenza e la prosperita' di una nazione". Per quanto facili ed attraenti (o attraenti perche' facili), questo tipo di considerazioni paiono perlomeno sterili, se non peggio. Sarebbe pertanto cosa buona e giusta lasciarle ad antropologi e sociologi.

Quella che propongo e' un'interpretazione da Econ 101. Prendiamo ancora una volta in considerazione la vicenda dei tassisti. Ad (ovvio) rischio di eccessiva semplificazione, limitiamo a tre le parti in causa: il governo, i tassisti e i consumatori.

Come ricorda Ichino, i tassisti si sono resi protagonisti di una lunga serie di violazioni della legge vigente. Non c'e' bisogno di spiegare perche' l'hanno fatto. Per la perizia che hanno dimostrato nel difendere i loro interessi, si meritano davvero un 10. D'altro canto, il governo ha ritenuto di non avvalersi degli strumenti che la legge stessa gli attribuisce per prevenire e punire una buona parte di queste violazioni. Perche?

Per non cadere nella banalita', cominciamo con l'assumere che Bersani non sia ne' uno stupido ne' un pusillanime. (Sinceramente, mi sembra uno dei migliori, in questo governo) Viste queste ipotesi, dobbiamo concludere che, ex-post, abbia ritenuto ottimale, visti i suoi obiettivi personali, non indugiare nella battaglia. Quali sono questi obiettivi? Non dubito che Bersani abbia nobili intenti, ma non dubito neppure che abbia interesse a rimanere sulla sedia il piu' a lungo possibile. Certo, l'interesse dei consumatori (che in questo caso sono tutti tranne i tassisti) avrebbe avuto una migliore chance di prevalere se Bersani avesse tenuto duro, al rischio di una prolungata e costosa vertenza. E, soprattutto, se la battaglia l'avesse realmente combattuta, a forza di precettazioni e di cariche della Celere. E' chiaro, comunque, che una tale strategia avrebbe anche comportato un incremento della probabilita' che, a lungo andare, il ministro si sarebbe visto costretto alle dimissioni. Vista la risicata maggioranza, sarebbe stato sufficiente che un manipolo di senatori rifondaroli si fossero opposti alla "strategia repressiva" del governo. Uno dei problemi, dunque, e' la chiara mancanza di allineamento tra gli interessi dei consumatori e quelli di Bersani: per i consumatori, i costi di breve periodo (mancanza di taxi piu' probabilita' di dimissioni del ministro) erano infinitamente inferiori ai benefici di lungo periodo che sarebbero loro derivati dalla sconfitta dei tassisti, non solo per le ricadute positive sul servizio, ma anche e soprattutto per l'effetto annuncio nei confronti della altre categorie protette. Per Bersani, il costo di breve periodo (le dimissioni) si e' rivelato piu' alto dei benefici.

Ora guardiamo al futuro. Visto che (1) a tutti i ministri piace stare attacati alla poltrona il piu' a lungo possibile e visto anche che (2) in futuro maggioranze risicate saranno piu' la regola che l'eccezione, come si puo' agire sul sistema degli incentivi delle parti, in modo tale che la tanto agognata efficienza prevalga? Il problema e' un classico in economia: come far si' che si implementi una riforma che va a beneficio del 99.9% della popolazione e a discapito dello 0.01%, quando il beneficio individuale degli uni e' largamente inferiore alla perdita individuale degli altri? Quando, come in questo caso, la riforma ha l'effetto di incrementare l'efficienza, la stessa produce risorse sufficienti per indennizzare la categoria 'perdente'. Ichino accenna a questa possibilita' nel suo articolo. Penso che questa soluzione (e qui usciamo dall'economia per addentrarci nella politica) non troverebbe alcun favore tra il 99.9% dei beneficiari, visto che a nessuno fa piacere essere derubati. Altro? Invece di rispondere 'altro' (che a Bologna significa che 'non c'e' altro' Smile ), rispondo che si possono dare strumenti e incentivi al 99.9% per proteggere i loro interessi. Per esempio, si puo' rendere conveniente per i privati cittadini, individualmente o in associazione con altri, l'adire vie legali contro individui e sindacati che violano la legge. Esempio: se un bel giorno atterro a Linate e i taxi, occupando la sede stradale, impediscono all'auto NCC che ho prenotato di prelevarmi, la legge deve assicurarmi non solo il diritto, ma anche gli incentivi, a fare causa ai tassisti stessi. Pongo l'enfasi sugli incentivi. Il diritto gia' viene assicurato dalla legge. Il motivo per cui nessuno ne usufruisce e' che il vantaggio atteso che comporta e' largamente inferiore al costo atteso. Si puo' agire sull'uno e sull'altro. Ecco alcune semplici proposte: (1) consentire class-action lawsuits, cioe' azioni legali che vengono portate da una pluralita' di individui, a difesa di un interesse diffuso; (2) far si' che, limitatamente ad alcune materie, la parte sconfitta non debba farsi carico delle spese legali della parte prevalente; (3) ovviamente, adoperarsi per la riduzione dei tempi di definizione della causa.

Ichino conclude scrivendo che "...Gli sviluppi della vertenza (dei tassisti) paiono indicare che alla Repubblica Italiana oggi è inibito di scegliere sovranamente la soluzione più ragionevole di questo conflitto di interessi,
per ragioni di ordine pubblico." Con tutto il rispetto per il Professor Ichino, queste considerazioni le potrebbe fare anche il mio barbiere (se fosse di Miramare, invece di Gerusalemme). La sfida e' cercare di comprendere le motivazioni che spingono le parti a certe azioni e quindi agire su queste (le motivazioni, non le azioni).

10 commenti (espandi tutti)

non capisco perche' non sia possibile indennizzare il .001%, i tassisti. non che non sarebbe piu' utile/giusto fargli male....(per le stesse ragioni per cui michele farebbe male agli israeliani), ma perche' non indennizzarli? non ho capito il punto, sorry.

Ciao Alberto, devo essermi espresso male. Certo che e' possibile indennizzare i tassisti, e cosi' raggiungere la frontiera. Mi chiedevo se ci fossero meccanismi che spingano la scelta pubblica verso un'allocazione (sulla stessa frontiera) in cui noi stiamo meglio e loro (i tassisti) peggio. Non sono necessariamente alla ricerca di miglioramenti paretiani. Infatti, non mi e' chiaro perche' si debbano tutelare i diritti acquisiti, quando questi non sono altro che rendite monopolistiche. Immagino che non sia chiaro neanche a te. I Savoia non sono stati indennizzati quando sono stati cacciati... o sbaglio?

Gianluca: concordo. avevo capito male io che ci fosse un argomento per cui non si potesse indennizzare i tassisti. devo dire che, se essendo i political constraints tali da far calare le braghe a bersani, avrei preferito un qualche indennizzo. sara' che michele ha ragione, e pareto gains non esitono mai, ma a me pare che non ci abbiano provato, ad esempio a dare in mano una licenza extra gratis a ogni tassista.

Secondo i giornali, almeno un trasferimento ai tassisti e' stato fatto. Il decreto darebbe facolta' ai comuni di raddoppiare i turni dei tassisti, sicche' ogni auto opererebbe per il doppio delle ore. Il provvedimento non e' equivalente all'attribuzione di una nuova licenza, ma quasi. Le uniche differenze appaio essere la minor liquidita' e il fatto che gli orari non possono sovrapporsi.

Pareto era uno che di politica, nel senso grande, ne capiva abbastanza. Una delle cose che aveva capito, se vi leggete i suoi scritti di scienza politica, e' che la politica e' anzitutto conflitto d'interessi, e che solo come tale puo' essere capita. Gli economisti post-1948, purtroppo, sembrano aver capito Pareto a rovescio ed aver deciso che l'unica cosa che a loro interessa sono i miglioramenti paretiani (con la "p" minuscola). Queste si deve a due fatti. (1) Le contraddizioni intellettuali e personali del professor Kenneth Arrow, che era ed e' socialista nell'animo e teorico dei mercati competitivi nel cervello e che ha quindi creato la welfare economics che tutti facciamo (fate: io mi son sempre rifiutato di prenderla sul serio). (2) Le limitazioni intellettuali dell'economista medio, che sa solo risolvere problemi di massimizzazione, non ha nessuna conoscenza di scienza politica, storia, geografia, filosofia, eccetera, e quindi e' terrorizzato all'idea che gli equilibri politici possano essere qualcosa di diverso dalla soluzione di un problema di ottimo paretiano sotto vincoli piu' o meno dada'. Ed invece c'e' il conflitto d'interessi, c'e' l'impossibilita' di raggiungere miglioramenti paretiani, c'e' il fatto che per fare la frittata occorre rompere le uova, e per fare le riforme (liberalizzanti e non) occorre che qualcuno se lo prenda nelle chiappe. Tipicamente quelli che, dallo status quo, ci guadagnano. Gli economisti amano non pensare a questo, e fare domande finto-profonde del tipo: perche' han fatto la rivoluzione francese? Non potevano evitare tutto quel casino e semplicemente dare a Louis XVI il valore presente atteso di cio' che lui avrebbe perso togliendosi di mezzo? Non si rendono conto, gli economisti-welfaristi, che questa domanda non e' profonda, e' semplicemente tonta: se fosse legittima allora sarebbe anche legittimo chiederci perche' non fare lo stesso con Louis XIV, o con Charlemagne, o con l'imperatore Augusto. Pensa un po', avremmo potuto avere la rivoluzione industriale e l'internet 2000 anni fa, ed invece, non sapendo fare side-payments, ci siam persi 2000 anni di bagordi. Bestiale.

you are crazy, man. calmati. chi ti ha fatto del male. concordo su Arrow, ma ricorda chi c'era prima di/assieme a lui: solow, tobin,modigliani, che quanto a socialismo nel cuore... e poi a minnesota insegnano che la massimizzazione per se e' tautologica, sono i constraints che contano!! stai cercando di rompere il cordone intellettuale con minnesota?
mai sentito nessuno chiedersi perche' non hanno compensato luigi sedici; interessante! vuoi farlo assieme? (si scherzo, sara' meglio essere chiaro che mi pari andato).

Andato sono da un pezzo, ma non capisco cosa ho detto di male questa volta. Ne' perche' ti surriscaldi cosi' tanto; qui a Mpls fa fresco, c'e' ancora l'onda di calore in Cambridge? Cosa ci posso fare io se, preso da furori guerrieri, scrivi cose improbabili usando argomenti apparentemente rigorosi ma che io trovo invece un po' da corpo sciolto? Discutiamo di quelli, se vuoi, ma non dei miei cordoni intellettuali: mi sembra chiaro da quello che ho scritto che quelli miei sono con parecchia piu' gente che non MN (quale MN, poi? Quello di LH-MR? Quello di TS-NW? Quello di CS-LPH? Quello di EP&Co? Quello di VVC? I non addetti ai lavori perdonino le sigle, son sicuro che AB mi capisce, e la parentesi e' solo a suo uso e consumo). Anzitutto: visto che su KA concordi, che c'entra il resto? Che anche gli altri che menzioni fossero fermi al socialismo keynesiano, nessun dubbio, ma non toglie nulla a quanto sostengo. Il punto e' che KA viene prima, soprattutto intellettualmente, di tutti gli altri e definisce un programma di ricerca (viene anche sopra, ma quella e' altra questione.) In secondo luogo, welfare economics come si fa ora se l'e' inventata lui; mechanism design se l'e' inventato il suo amico (e mio ex-collega) ancor piu' socialista, Leo Hurwicz. Questi son fatti. Non vedo cosa ci sia da prendersela. Che il programma intellettuale cosi' definito abbia dei limiti notevoli nel capire cosa succede nel mondo non sono ne' il primo ne' il secondo a dirlo. Cosa abbia a che fare con cio' che insegnano a Minnesota non so: io ci ho insegnato per 7 anni e queste cose le spiegavo sempre ai miei studenti. Personalmente ho SEMPRE pensato che optimal taxation sia una gran perdita di tempo come teoria positiva, che e' come viene purtroppo usata. Non so cosa voglia dire che a MN insegnano che la max e' tautologica e che sono i constraints che contano, pero' spero non sia vero perche' sarebbe una belinata. Ovviamente, nel risolvere max {f(x), s.to x in G(z)} contano sia f(x) che G(z). Separarli, teoricamente ed empiricamente, e' la parte difficile. Se invece vuoi ricordarmi che (quasi) ogni comportamento e', di per se, compatibile con la massimizzazione di una funzione concava su un insieme convesso ti ringrazio per avermi citato. Tutto questo non scalfisce la mia affermazione: continuare a chiedersi perche' non facciamo pareto miglioramenti via pagamenti laterali (side-payments) e' (1) inutile come teoria positiva (offre solo un finto puzzle teorico, ma cattura al piu' una riforma di property rights ogni 14mila), (2) debole come teoria normativa (perche' forza ad assumere che non possiamo/dobbiamo fare comparazioni interpersonali di utilita', che sono l'essenza della politica). Infine, mi dispiace, porre il problema delle liberalizzazioni nella forma "come compensare i tassisti" implica, per ragioni logiche, che la mia domanda sul compensare Louis XVI e' perfettamente legittima - anche se folle, ma questo era appunto il punto!

Fammi capire Miche': stai dicendo che dovremmo incorporare la lotta di classe nei nostri ponzamenti vari? Non voglio essere polemico, sto solo cercando di capire (anche perche' sono abbastanza d'accordo).

Bel dibattito, ma vorrei ricordare ai nostri decani che fra i nostri lettori ci sono piu' studenti di phd che politicanti, e non vorrei che stessimo causando un bel numero di conflitti esistenziali ai nostri economisti in fascie. Insomma, c'e' un ruolo per welfare economics, per chi vuole spiegare che si potrebbero dare side payments a Luigino (il tassista, non il francese), per chi spiega (magari usando mechanism design) che invece c'e' la possibilita' di non riuscire a farli (oops, autocitazione), eccetera... Insomma senza tentare di dare un'interpretazione autentica al messaggio di Michele (ma volendo comunque dire la mia) direi che la lezione e' che ogni tanto fa bene riporre il testo di real analysis e leggersi un bel classico di sociologia o scienze politiche (ma non Pareto, un classico moderno che parli dei problemi attuali, lascio a Michele stilare la bibliografia essenziale).

gia' si e' preso la scomunica dagli avvocati dopo il suo articolo "Strano sciopero...", ora ce la prendiamo con lui anche noi invece di sostenerlo? Io vado controcorrente e dico: forza Pietro, dagliela a vedere a quei quattro azzeccagarbugli che hanno deciso di rimanere al mare per altre due settimane.

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