Primarie USA: cosa aspettarsi dal Super Tuesday

4 febbraio 2008 andrea moro

 Domani si svolgeranno in 24 stati le votazioni primarie per la selezione dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. In palio sono circa la metà dei delegati di ciascun partito ai congressi nazionali. Mai come quest'anno il Super-Tuesday (il giorno in cui si svolge il maggior numero di primarie) si svolge così presto, e mai come quest'anno l'esito delle primarie è così incerto.

Nel grafico (fonte: Wikimedia commons) in rosso sono indicati gli stati che svolgono le primarie solo per il partito repubblicano, in blu quelli che svolgono le primarie solo per il partito democratico, in viola scuro quelli che svolgeranno domani le primarie per entrambi i partiti. In viola chiaro (o rosa) sono indicate le primarie già svolte.

Ogni previsione sull'esito delle primarie, a questo punto, è ardita. La designazione dei delegati avviene secondo un meccanismo piuttosto complesso che rende difficile il lavoro degli analisti elettorali. Alcuni stati ripartiscono i propri delegati proporzionalmente, altri in modo maggioritario. Inoltre, un consistente numero di leaders di partito partecipano di diritto e con potere di voto al congresso nazionale. Si tratta di una frazione piuttosto consistente dei delegati: quasi il 20 per cento del totale dei delegati al congresso democratico, e più del 10 per cento dei delegati repubblicani. Vista l'incertezza dell'esito nei sondaggi, non è completamente esclusa la possibilità che questi "superdelegati" possano fare da ago della bilancia. A complicare ulteriormente le cose, non è ancora chiaro se i delegati della Florida e del Michigan saranno ammessi al voto: il dirigenti locali del partito hanno deciso di anticiparie le primarie in Gennaio contro il parere della dirigenza nazionale, che ha così escluso dal voto finale i delegati provenienti da questi stati. Interessante vedere se questa minaccia verrà mantenuta nel caso i loro voti siano decisivi.

Cosa dicono i sondaggi? Per quanto riguarda i democratici, Obama e Clinton stanno correndo testa a testa in molti stati. In California per esempio, stato col maggior numero di delegati in palio, i sondaggi forniscono indicazioni constrastanti. I tre più recenti danno Obama vincente 45 per cento contro 41, Clinton vincente 43 a 40 e Clinton vincente 49 a 38. Hillary ha un leggero vantaggio fra le donne, Obama fra le minoranze, ma soprattutto fra i giovani e gli indipendenti. Hillary punta sulla sua esperienza; nei discorsi e nei dibattiti propone idee concrete, per esempio un programma di riforma sanitaria che porterebbe per la prima volta alla copertura sanitaria universale. Lo stile di Obama invece è più da predicatore protestante, con meno sostanza e più appelli alla speranza e al cambiamento. Ritengo i due candidati politicamente indistinguibili, nonostante i media cerchino di esasperarne le differenze. Nonostante il maggiore appeal mediatico di Obama (Hollywood sembra essersi spostata al suo fianco, ma il NY Times si è dichiarato per Hillary), il supporto dell'establishment del partito è diviso pressapoco a metà, ed io penso che la ben oliata macchina elettorale della famiglia Clinton farà la differenza: azzardo di fare l'indovino pronosticando che vincerà Hillary.

In campo repubblicano, McCain ha un discreto vantaggio nei sondaggi su Mitt Romney e su Mike Huckabee. Interpreto che il popolo repubblicano abbia compreso l'ineleggibilità di un candidato di religione mormone, il primo, o di un fondamentalista cristiano che non crede nell'evoluzionismo, il secondo. D'altro canto, McCain è favorevole alla ricerca sulle staminali, è contrario ad un emendamento alla costituzione che proibisca il matrimonio fra gay (questo significa solo che McCain vuole che siano gli stati a decidere, non che abbia una posizione favorevole al matrimonio gay), etc... Queste posizioni da South Park republican sono poco appetibili alla destra fondamentalista del partito che, attratta secondo il disegno strategico di Karl Rove, ha garantito la vittoria di George W. Bush nelle scorse elezioni. Prevedo che Super-Tuesday fornirà un consistente vantaggio a McCain sugli altri candidati Repubblicani, ma sono anche abbastanza convinto che perderà le presidenziali, qualsiasi sia il candidato democratico.

I mercati delle scommesse online sembrano darmi ragione: su intrade.com, il titolo che paga 100 in caso di vittoria alle primarie di McCain viene scambiato a 87,5 (ogni titolo corrisponde a $10 ricevuti in caso di vittoria, meno i costi di transazione). Si può interpretare questo dato come una probabilità di vittoria dell'87,5 percento secondo le previsioni del "mercato". Questi dati mi interessano in modo speciale perché, al contrario dei sondaggi tradizionali, indicano l'opinione di persone che sono disposte a giocarsi il portafoglio sulla bontà delle loro previsioni. Come non credergli? In campo democratico, il titolo che dà vincente Hillary viene scambiato a 60,1. Un margine più modesto, ma solido. Per quanto riguarda la vittoria delle elezioni presidenziali, titolo che dà per vincente il candidato democratico alle presidenziali viene scambiato ad un prezzo di 61,7. I titoli che indicano come vincitori Clinton, Obama e McCain vengono scambiati rispettivamente a 37,9, 35, e 25,4. La somma di questi tre numeri è 98,3, segno che il mercato dà per quasi scontata la vittoria di uno di questi candidati.

Domani sera (mercoledì mattina per gli italiani che ci leggono) ne sapremo di più, anche se probabilmente nessun delegato avrà raggiunto il quorum minimo di delegati necessario ad una vittoria certa. Nel frattempo non ci si può che rallegrare dell'evoluzione e dell'apertura dell'elettorato americano, che per la prima volta candiderà certamente alle elezioni di novembre o una donna o una persona di colore.

Per saperne di più: questo sito oltre a contenere molte informazioni sulle elezioni, raccoglie tutti i risultati dei sondaggi stato per stato.

38 commenti (espandi tutti)

Aspettavo questo articolo! Sicuramente si è già detto tanto in merito, ma mi piacerebbe conoscere la sua opinione in merito ai motivi della difficoltà repubblicana, dopo aver vinto 5 elezioni nelle ultime 7. L'ideologia conservatrice è (ancora) viva?

L'ideologia conservatrice è (ancora) viva?

Che cos'e' l'ideologia conservatrice?

Scrive l'autore dell'articolo

"Uso qui la parola "reazionaria" per differenziare la forza politica che ha dominato il periodo 2001-2006 dal movimento conservatore, da cui si origina ma da cui è distinta."

Questo dipende da che significato si dà alle parole. Mi riesce difficile credere che i cosiddetti neoconservatori vengano dallo stesso movimento di Barry Goldwater (che in Inghilterra potrebbe essere chiamato "liberal", ma in America era definito "conservatore"). Se alla parola si dà quest'ultimo senso - no alle tasse, no a interferenze
statali, forti convinzioni morali e/o religiose - allora pochi degli attuali
conservatori potrebbero definirsi tali.

Filippo, intanto diamoci pure del tu, sempre che non ti dispiaccia. Hai ragione, volevo spiegare perché penso vincerà il candidato democratico, ma poi mi sono dimenticato di scriverlo. Credo che i repubblicani perderanno a causa degli errori di Bush sulla guerra in irak. Ormai il tema della guerra è poco dibattuto, ma resta un fattore importante. L'elettorato USA è meno immobile di quello italiano, e chi sbaglia viene elettoralmente punito. Sarà difficile per qualsiasi candidato repubblicano scrollarsi l'onta dei gravi errori commessi dall'amministrazione Bush. 

Il vantaggio di Hillary su Obama su intrade.com si è dimezzato in poche ore. Stamattina era di circa 20 punti (60 a 40). Adesso è circa 9 punti (54 a 45). C'è un forte vento pro-Obama in queste ore, apparentemente.

Hai ragione, il titolo delle primarie californiane da Obama vincente persino.

PARI!!

fausto panunzi 5/2/2008 - 21:53

In questo momento, secondo  intrade.com, Hillary e Obama hanno la stessa probabilità di essere il candidato democratico alle elezioni di novembre. Ieri mattina Hillary era 20 punti sopra. Incredibile.

Da quello che ho capito io dall’Italia, l'unico tema sul
quale i due candidati democratici si differenziano (oltre al messaggio cambio Vs esperienza) e' la riforma del sistema
sanitario. So che nel vostro blog non ha molti estimatori, ma oggi
Krugman prova ad analizzare le proposte dei due candidati e mi sembra un dibattito
interessante.

So che nel vostro blog non ha molti estimatori, ma oggi
Krugman prova ad analizzare le proposte dei due candidati e mi sembra un dibattito
interessante.

Questo articolo mi sembra un'ottima risposta ai deliri di Krugman in materia di riforma sanitaria.

Un'ottima risposta? Mah... Contrastare riforme che hanno come obiettivo quello di allargare la copertura sanitaria suggerendo che ridurrebbero la qualita' dei sistemi sanitari a quella delle prigioni americane non mi sembra un argomento troppo intelligente.

Comunque non volevo scatenare un dibattito sull'intervento pubblico nella sanita', ma solo approfondire le differenze fra le proposte dei due candidati.

Mi pare che PK deliri un po' meno del solito. Scrive delle cosa abbastanza standard per la teoria economica, ripetendo un concetto che chiamiamo di selezione avversa (adverse selection): senza l'obbligo di aderire all'assicurazione, chi e' sano aspetta ad ammalarsi per aderire, aumentando il costo per tutti. Quindi senza mandates, non e' possibile universal coverage, ed il costo per assicurato e' piu' alto.

An Obama-type plan would also face the problem of healthy people who decide to take their chances or don’t sign up until they develop medical problems, thereby raising premiums for everyone else. Mr. Obama, contradicting his earlier assertions that affordability is the only bar to coverage, is now talking about penalizing those who delay signing up — but it’s not clear how this would work.

[...]

[A paper by...] Mr. Gruber finds that a plan without mandates, broadly resembling the
Obama plan, would cover 23 million of those currently uninsured, at a
taxpayer cost of $102 billion per year. An otherwise identical plan
with mandates would cover 45 million of the uninsured — essentially
everyone — at a taxpayer cost of $124 billion. Over all, the Obama-type
plan would cost $4,400 per newly insured person, the Clinton-type plan
only $2,700.

Beh non proprio miei, ma comunque...

Il problema in quello che dice Krugman e' non di selezione avversa ma di time-inconsistency. Per risolverlo, basta impedire le cure a chi non e' assicurato per scelta (per scelta ho detto, state calmi! i poveri non c'entrano).

Aggiungo, se qualcuno lo ha letto mi puo' rispondere: Gruber nelle sue simulazioni considera gli effetti di general equilibrium? immagino di no... 

 

Per risolverlo, basta impedire le cure a chi non e' assicurato per
scelta (per scelta ho detto, state calmi! i poveri non c'entrano).

Perché, i poveri non possono decidere di non assicurarsi?

Ora vi faccio ridere...

I then turn to the question whose answer has long been assumed by policy
makers: should we care if individuals are uninsured? I review the various arguments for public policy intervention in this area, and conclude that externality-based arguments are unlikely to be significant enough to warrant major new interventions (or even the current level of intervention). Rather, arguments based on either irrationalities or redistribution are required to justify an expanded government role.

Indovinate da che paper viene questa citazione? Aiutino: e' appena uscito su NBER e l'autore si chiama Jonathan...

 

Ma dai. E' quello di cui discute Paul Krugman nell'articolo sul NYTimes l'altro giorno?

Non fa finta di sorprenderti, te l'ho raccontata anni fa. Le chiama "internalities", e me le son sentite raccontare a MN sette anni fa, dal medesimo soggetto ovviamente. Il tema specifico, al tempo, era il fumo ed i suoi effetti dannosi. Eh, hanno fantasia a Cambridge e paraggi, non c'è che dire!

Non mi sorprendo per le internalities (che e' vero, me ne avevi parlato, ma io avevo dimenticato opportunamente  :)..) . Mi sorprendo perche' Krugman ha usato il paper, diciamo cosi', in modo libero, se questi ne sono i risultati. Vabbe', ok  non mi sorprendo nemmeno di questo....

senza l'obbligo di aderire all'assicurazione, chi e' sano aspetta ad ammalarsi per aderire

Non mi pare che le ditte assicuratrici accettino malati alle stesse condizioni dei sani: ad esempio, DeNiro ha avuto grane legali proprio perche' Fireman's Fund Insurance sostiene che ha retrodatato il certificato contrattuale a due giorni prima della biopsia.

Quindi senza mandates, non e' possibile universal coverage, ed il costo per assicurato e' piu' alto.

Secondo me succede semmai il contrario: non ci credo che i prezzi scendano quando a un compratore e' tolta la possibilita' di non comprare per nulla... L'alternativa, in mancanza delle condizioni che rendano possibile un libero mercato, diventa la regulation delle polizze: una situazione non molto diversa dalla fiscalizzazione dei contributi sanitari.

Da quello che ho capito io dall’Italia, l'unico tema sul
quale i due candidati democratici si differenziano (oltre al messaggio cambio Vs esperienza) e' la riforma del sistema
sanitario. So che nel vostro blog non ha molti estimatori, ma oggi
Krugman prova ad analizzare le proposte dei due candidati e mi sembra un dibattito
interessante.

Uhm, in quell'articolo Krugman fa un'affermazione assai singolare per un Democrat: 

After all, we already have programs that make health insurance free or
very cheap to many low-income Americans, without requiring that they
sign up. And many of those eligible fail, for whatever reason, to
enroll.

E se gia' ci sono questi piani "gratuiti o molto economici", perche' si dovrebbe cambiare sistema in primo luogo? 

Alcuni mie colleghi mi hanno fatto notare che non e’ solo
importante fare proposte, ma anche riuscire a farle approvare. Qui
un insider democratico suggerisce che Hilary non ha un buon record, proprio
sulla riforma del sistema sanitario.

Secondo questo sito, linkato dal NYT, nulla: saranno i superdelegati del partito democratico a decidere tra Hillary e Obama. Secondo Reuters, invece, Obama ha un vantaggio mostruoso in California. L'unico che se la gode in queste ore è McCain.

sono anche abbastanza convinto che [McCain] perderà le presidenziali, qualsiasi sia il candidato democratico.

qui non andiamo d'accordo. sopratutto se il candidato democratico sara' Hillary. la signora Clinton infatti ha un'incredibile capacita' di mobilitare l'elettorato repubblicano (anche quello piu' riluttante a votare un anarchico come McCain) e pescherebbe pochissimo fra gli indipendenti. il buon vecchio Mac invece, come anche queste primarie stanno dimostrando, fra gli indipendenti pesca benissimo.

Un dato molto interessante che emerge chiaramente dal Super Tuesday
e' che le minoranze (in particolare Ispanici e Asiatici) votano
massicciamente per Hillary Clinton. Questo e' stato particolarmente evidente in California ma sembra essere il caso anche negli altri stati.

Questa e' la prima volta che un candidato afroamericano ha serie
possibilita' di vincere la nomination. Una possibile interpretazione, e
una che secondo me ha senso, e' che le minoranze non gradiscono che
un'altra minoranza diventi troppo potente.

C'e' un altro fattore: gli afroamericani adorano Bill Clinton. Toni Morrison lo ha chiamato persino il primo black president degli stati uniti  

E' vero quello che dici, andrea, ma non sono sicuro che valga anche per questa elezione. Ho letto -sul WSJ credo- che 8 elettori su 10 tra quelli afroamericani negli stati del Sud come la Georgia hanno votato Obama e che negli stati del Nord come NY sono stati 6 su 10.

È naturale che Obama abbia la maggioranza fra i neri, dico solo che c'è un effetto importante che la modera. Ricordiamoci comunque che le minoranze sono - per definizione - in minoranza: i neri sono circa il 12% della popolazione. Gli ispanici poco più.

Pero' se Obama avesse avuto ispanici e asiatici in california ce l'avrebbe fatta. e oggi avremmo un candidato cool, invece della signora in giallo

ancora non e' detta l'ultima parola; anzi...Obama gia' ora potrebbe avere piu' delegati della Clinton

http://firstread.msnbc.msn.com/archive/2008/01/19/592247.aspx

Mi sembra che l'articolo dica che in una  contea sia finita 13-12 per Obama invece che per Hillary. Non mi sembra un major event. O forse il link non è quello giusto.

ooops, questo e' il link alla notizia che intendevo segnalare:

 http://www.politico.com/news/stories/0208/8358.html

 

la notizia in realta' e' una non-notizia. prova ne e' il fatto che ne parlano ampiamente i giornaletti italici (qui qui e qui) mentre le grandi testate americano (qui qui e qui) continuano ad ignorarla. alla luce anche del sistema elettorale proporzionale, e spesso doppio-proporzionale (in california ad esempio parte dei delegati si assegnano sulla base dei distretti elettorali del congresso altri invece a livello statale), il super-tuesday in casa democratica si e' chiuso in sostanziale pareggio. che a questo punto della corsa 80-100 delegati vadano a Obama o ad Hillary cambia molto poco.

esattamente - un pareggio

i giochi sono ancora aperti

la comunita' ispanica e quella afroamericana hanno da sempre avuto relazioni molto tese negli States, sopratutto nelle grandi citta' come LA e New York. non a caso, l'attuale sindaco democratico (ed ispanico) di LA, Antonio Villaraigosa, fu sconfitto nel 2001 perche' l'80% degli elettori afroamericani gli voto' contro...

qualche settimana fa, prima delle primarie in Nevada, il nyt sollevava cosi' la questione.

Un dato molto interessante che emerge chiaramente dal Super Tuesday
e' che le minoranze (in particolare Ispanici e Asiatici) votano
massicciamente per Hillary Clinton. Questo e' stato particolarmente evidente in California ma sembra essere il caso anche negli altri stati.

Questa e' la prima volta che un candidato afroamericano ha serie
possibilita' di vincere la nomination. Una possibile interpretazione, e
una che secondo me ha senso, e' che le minoranze non gradiscono che
un'altra minoranza diventi troppo potente.

Oppure: i pregiudizi contro i negri esistono anche tra le "minoranze". Solo perché i bianchi li mettono tutti nello stesso cestino, non vuol dire che siano immuni dal razzismo.

Nessuno sa se, per caso, a VW gli negarono una borsa di studio per andare a studiare sociologia o cultural studies a su una delle due coste degli USA, quando aveva 24-25 anni? Meglio, la borsa di studio ce l'aveva di sicuro, viste le ammanicature; quindi forse non lo ammisero perche' fece male il GRE.

Qualcosa di simile dev'essere accaduto, ed a lui rimase da allora un frustrante sentimento di "voria ma no poso ..." che lo tormenta quotidianamente.

 

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