Programma di governo

19 maggio 2006 alberto bisin e giorgio topa
Squarci di programma economico del nuovo governo ... chavez e morales fanno scuola, sembra.

Uno dei nuovi sottosegretari all'economia, tal Paolo Cento di professione avvocato, racconta al Corsera i suoi piani di governo. L'intera intervista e' a meta' fra il comico ed il terrificante, ma alcune perle vanno notate:

  • il giro di walzer sugli espropri proletari, che si conclude con "... gli espropri fanno parte di una categoria del passato": buoni per andare al governo, non per restarci.
  • la teorizzazione della "decrescita", proprio cio' di cui l'italia ha bisogno, sta crescendo troppo come tutti sappiamo.
  • l'idea che lui sa cosa dobbiamo consumare e ce lo fara' fare a colpi di tassazione differenziale. Temo sia leggermente ignorante di normativa EU su uniform taxation. Padoa Schioppa dovra' spiegargliela.
  • l'ipocrisia finale, a bilanciare quella iniziale sugli espropri: "E' vero che ha una macchina Suv?" Risposta: "Sì, ma è in vendita e comunque resto contrario al suo uso in città"

Ma si', gia' che ci siamo, riportiamola tutta l'intervista, come si fa ad essere piu' divertenti di un tipo che dice queste cose e si prende sul serio. Vorremmo avere visto la faccia di Padoa Schioppa all'incontro col suo sottosegretario.

ROMA — «Lotterò per introdurre la Tobin tax, il reddito minimo e per
colpire le rendite speculative». Un Verde, no global e antisistema come
Paolo Cento, è entrato ieri per la prima volta nella stanza dei bottoni
del ministero dell'Economia. Nei locali ovattati che furono di Quintino
Sella. Laureato in legge, romano, 43 anni, Cento è uno dei quattro
nuovi sottosegretari in attesa di delega dal ministro Tommaso Padoa-
Schioppa che ieri lo ha incontrato ammettendo di «non averlo mai visto
prima».

E che vi siete detti?

«Gli ho parlato del bilancio partecipativo e del ruolo del fisco
etico. Mi è sembrato interessato. Ho avuto un'ottima impressione,
grande competenza, grande stile. Lavoreremo bene insieme».

Ma com'è che lei è finito lì, lo avete chiesto voi?

«Dovevamo rompere il tabù per cui i Verdi sono una forza politica
confinata ai temi ambientali. Dopo aver ottenuto il ministero
dell'Ambiente, con Pecoraro Scanio siamo riusciti a far passare questa
logica. Un fatto simbolico molto importante».

Confindustria è spaventata dal partito del no.

«Dimostreremo che anche i Verdi sono un partito propositivo in
grado di affrontare i temi veri dell'economia, naturalmente con la
nostra ottica».

Leggo da sue dichiarazioni che «gli espropri non sono una rapina ma una spesa sociale» .

«Era un caso specifico in merito a una iniziativa contro il
caro-vita nella grande distribuzione. E' evidente che gli espropri
fanno parte di una categoria del passato».

Ultimi libri di economia?

«Un saggio di Pierpaolo Baretta sulla responsabilità sociale
dell'impresa e "Torniamo ai classici" di Paolo Sylos Labini. La nostra
scommessa è di dare un contributo all'economia pubblica in maniera
diversa».

Tipo?

«La decrescita per esempio. Cominciamo a ragionare senza tabù che
la crescita economica non è di per sé un bene. Altro esempio è
affrontare la soluzione del precariato con l'introduzione del reddito
di cittadinanza, cioè il reddito minimo, come fanno Germania, Francia e
altri Paesi del Nord».

Lei cosa proporrà a Padoa-Schioppa?

«Conosce l'associazionismo di "Sbilanciamoci"? Ogni anno presenta
una contro-finanziaria puntando alla riduzione delle spese militari, al
codice etico degli appalti, al bilancio ambientale. Vorrei aprire un
confronto con loro. Sul cuneo fiscale vorremmo destinare una quota per
stabilizzare i precari».

Fisco etico che vuol dire?

«Usare la leva fiscale per modificare i consumi. Sul commercio e la
costruzione delle armi dovremo intervenire pesantemente. Così come
vorrei adoperarmi per introdurre a livello europeo la Tobin tax sulle
transazioni finanziarie e colpire le rendite speculative o i grandi
patrimoni».

C'è qualcosa sulla quale non siete disposti a mediare?

«No, nessuna pregiudiziale. La politica dei ricatti è finita. Certo
la riduzione delle spese militari sarà una grande questione culturale,
politica e finanziaria sul bilancio dello Stato».

Non rischiate di spaventare i mercati finanziari?

«I mercati devono imparare che al centro devono essere messi i
consumatori e i risparmiatori. Mi sembra che a spaventare ci abbiano
pensato gli scandali Cirio e Parmalat».

E' vero che ha una macchina Suv?

«Sì, ma è in vendita e comunque resto contrario al suo uso in città».

3 commenti (espandi tutti)

La pochezza culturale di tanta parte del mondo politico italiano è ben nota, quindi le dabbennaggini di un incolto leguleio come Cento non sorprendono più di tanto. Ma la pochezza umana continua a sorprendermi. Se proprio vuoi fare il moralista che parla di fisco etico, decrescita e cambiamento dei consumi, fammi il minimo favore di andare in bicicletta o in utilitaria.
Comunque, ho deciso che per almeno un mesetto (prima che i fatti prendano il sopravvento) voglio essere ottimista su questo governo, e trovare tutti i possibili lati positivi. A dimostrazione di quanto l'ottimismo possa essere forte, credo che qualcosa di buono si possa cavare anche da questa penosa intervista, ossia il riferimento al reddito di cittadinanza (che, da quel che capisco, è il modo politically correct di chiamare il sussidio di disoccupazione). Cento non è in grado di capirlo, ma l'approccio di trasferire reddito ai disoccupati è alternativo (se vuole essere serio) all'approccio vincolistico sul mercato del lavoro. Nel primo caso si difende il lavoratore, occupato o no, assicurandogli un reddito minimo. Nel secondo caso si difendono solo gli occupati obbligando i datori di lavoro a non licenziarli. Quiindi, se fossi Padoa Schioppa, lo spin che metterei all'intervista è che la sinistra radicalchic sembra essere aperta a soluzioni di politica del lavoro meno vincolistiche. Lo sappiamo che non è vero, ma come dice Cento l'epoca dei veti è finita. C'è da mantenere il posto da sottosegretario, perbacco...

C'e' molta confusione sul concetto di reddito di cittadinanza (e, come si dice in amerika, the devil is in the details). Una cosa e' il reddito di disoccupazione (condizionato all'essere disoccupato); altra cosa e' un assegno che ti viene dato per il solo fatto di respirare e di essere cittadino italiano; altra cosa ancora e' un credito d'imposta che ricevi condizionatamente al fatto di avere (a) basso reddito (b) figli dipendenti. Quest'ultimo si chiama Earned Income Tax Credit (in amerika) e funziona molto bene, con una schedule che decresce gradualmente all'aumentare del reddito da lavoro (per non disincentivare l'offerta di lavoro) - ed e' preferibile a tanti altri programmi di assistenza pubblica.

Giusta puntualizzazione. Però, al di là dei dettagli, mi sembra utile che si inizi a discutere di modelli alternativi di difesa del reddito dei lavoratori. Finora l'idea è che se sei occupato sei difeso, sennò tough luck. Anche la cosa più vicina che abbiamo al sussidio di disoccupazione, la cassa integrazione, è legato al mantenimento del posto di lavoro ed è solo per un sottoinsieme della forza lavoro. Da qui discende la difesa furibonda di qualsiasi posto di lavoro, non importa quanto economicamente inefficiente. L'importante è iniziare a far circolare l'idea che una riforma delle politiche di sostegno del reddito si deve accompagnare alla riduzione dei vincoli legislativi nel mercato del lavoro.

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