In quale città ha avuto luogo l'Expo del 1900?

24 settembre 2015 Alessio Moro

Come ogni anno migliaia di ragazzi aspiranti medici hanno partecipato al test di ingresso per la facoltà di medicina. Come ogni anno si sono dovuti confrontare con domande come quella qui sopra. Per i curiosi, la risposta è Parigi. Diciamoci la verità, quanti tra i professori, professionisti, studenti, etc. che leggono questo blog sapeva la risposta? Io, devo ammettere, non la sapevo.

E anche chi ha la possibilità di documentarsi, come una giornalista di Repubblica, scrive che la Tour Eiffel è stata presentata l'anno prima di tale Expo (nel 1899), mentre in realtà è del 1889, ossia cento anni dopo la rivoluzione francese. La questione comunque è un'altra. Posto che sia auspicabile che ognuno possieda un buon bagaglio di cultura generale, siamo sicuri che per fare il medico si debba sapere dove si è tenuto l'Expo del 1900 (o per gli aspiranti dei prossimi anni, l'Expo del 2015...)? A quanti bravi medici stiamo rinunciando grazie a questo meccanismo di selezione? La questione sembra particolarmente rilevante, visto che i risultati migliori si sono avuti in logica, biologia e matematica, mentre su cultura generale i risultati sono stati pessimi.

Facciamo un esempio. Assumiamo che la probabilità di superare il test sia data, per il singolo studente, da due caratteristiche individuali: a) conoscenze scientifiche (che chiameremo logica, matematica, chimica, fisica, biologia) e b) da pura fortuna (che possiamo chiamare cultura generale). Assumiamo che il 50% della popolazione di candidati possieda la  caratteristica a) e anche che il 50% possieda la caratteristica b). Abbiamo dunque che

  • Possiede conoscenze scientifiche         = 50% della popolazione
  • Non possiede conoscenze scientifiche = 50% della popolazione
  • Possiede cultura generale                     = 50% della popolazione
  • Non possiede cultura generale              = 50% della popolazione

Se assumiamo anche che le due caratteristiche siano non-correlate avremo quattro gruppi

  1. Possiede conoscenze scientifiche e di cultura generale                    = 25% della popolazione
  2. Possiede conoscenze scientifiche ma non di cultura generale          = 25% della popolazione
  3. Possiede cultura generale ma non conoscenze scientifiche              = 25% della popolazione
  4. Non possiede ne conoscenze scientifiche ne di cultura generale      = 25% della popolazione

Se i pesi di conoscenze scientifiche e cultura generale fossero identici nel test d'ingresso, dovremmo aspettarci che tutti i componenti del gruppo 1 passino il test. E questo è quello che vogliamo. Se questo gruppo però fosse poco numeroso rispetto ai potenziali medici desiderati, avremmo bisogno che più persone passino il test. Se l'asticella (il voto richiesto per superare il test) fosse troppo alta, nessuno dei gruppi 2, 3 e 4 passerebbe il test (quelli del 4 perché non sanno niente, quelli del 2 e del 3 perché falliscono in una delle due parti).

Abbassando l'asticella dobbiamo aspettarci che passeranno il test in proporzioni simili persone del gruppo 2 e del gruppo 3. Se il numero chiuso è più piccolo del 75% della popolazione, queste proporzioni saranno minori del 25% della popolazione per ciascun gruppo.  

Assumendo che tutti coloro che vengono ammessi arrivino alla laurea, avremo dunque medici (che arrivano dal gruppo 3), che non hanno conoscenze scientifiche, ma che ci potranno dire che forse non è una grande idea raccontare in giro che ci piacerebbe vivere nel 1942. E non avremo medici (che sarebbero arrivati dal gruppo 2), che probabilmente ci direbbero che Gustave Eiffel dovrebbe costruire anche il ponte sullo stretto di Messina, ma che forse ci opererebbero al femore giusto. Io personalmente preferirei essere curato da un medico di quest'ultima categoria (anche perché potrei dirglielo io, che Gustave Eiffel se n'è andato da un po' e che il ponte probabilmente non si fa...).

Ovviamente le distribuzioni di probabilità che ho assunto sopra sono estreme, sia per la loro simmetria, sia perché è probabile che conoscenze scientifiche e di cultura generale siano correlate. E ovviamente non è detto che una persona che possiede conoscenze scientifiche diventi un bravo medico. Altre caratteristiche restano particolarmente rilevanti per tale professione, e si sta iniziando a tenerne conto. Altrimenti poi uno si accorge troppo tardi che il medico non lo vuol fare e intraprende altre carriere.

Resta il fatto che, allo stato attuale, il test di ingresso premia conoscenze del tutto inutili per la professione di medico, a (parziale) discapito delle conoscenze veramente necessarie, escludendo di fatto candidati adatti a tale professione. Il reale numero di medici potenzialmente bravi a cui rinunciamo a favore di medici potenzialmente scarsi è questione che andrebbe investigata con buoni dati e metodologie econometriche. 

23 commenti (espandi tutti)

come per la domanda sul gusto della grattachecca della sora maria, la domanda sull'esposizione del 1900 non è indicativa del livello di cultura generale, né di memoria, né di street smartness (tanto meno di book smartness), né di abilità (spaziale, verbale o quantitativa).  Quella domanda è indicativa invece di chi tali domande le scrive e le inserisce nel test di ammissione.

Dato che probabilmente il problema parte dalla scuola secondaria e arriva al SSN, anche il medico passa attraverso il concorsone ecc.  anche qui con asimetrie giganti tra domanda e offerta N:n con N>>n. L' offerta universitaria è sostanzialmente pubblica i privati in totale offrono  qualcosa come 500 posti (ammesso che possiamo chiamarli tali perchè parliamo  anche del San raffaele) il problema  in parte potrebbe derivare  dal fatto che lo studente che sceglie un università privata, nel caso di medicina, fatica a vedere il trade off, con sanità pubblica non possono "assicurargli" alcun posto di lavoro in quanto le eventuali maggiori competenze verrebbero alla fine vanificate da un mega concorso per medici, visto il clientelismo in italia rischierebbe di venire escluso a prescindere...

Ho il sospetto che ci sia una sorta di "obbligo"  nell' inserire domande di natura sostanzialmente casuale per una semplice ragione: se aumento troppo il gap nelle conoscenze scientifiche tra  scuola secondaria e test di amissione poi davvero non lo passa nessuno ma anche quelli bravi per davvero, io posso anche chiedere il gradiente di un campo scalare nel test ma se tanto alle superiori ho portato gli studenti fino agli integrali trovo molto complicato riuscire nel mio intento, chi scrive il test probabilmente alza per quanto possibile l' asticella nel campo scientifico e poi butta dentro il caso e alla fine sceglie.  

Il problema non è tanto il livello delle scuole delle scuole secondarie che potrebbe essere infimo o altissimo, la domanda vera è: ma non possiamo inziare a scremarli alle secondarie ? Se per entrare all' universita X ho bisogno di un voto di maturità maggiore di 85/100 e il superamento di un test d' ingresso( banalizzo) non sarebbe tutto più facile ?

Qui aprirei il vaso di pandora ovvero l' 85/100 della scuola X non è uguale per competenze all' 85/100 della scuola Y boom! Potremmo fare una sorta d' invalsi anche per le superiori, anzi una prova europeea valida come base di ammissione in tutte le università d' europa ?

sarebbe molto più logico ammettere all'università sulla base del risultato della scuola secondaria, ma bisognerebbe cambiare l'esame. Tre sistemi

i) inglese: lo studente sceglie (almeno)  tre materie di esame  e l'università ammette sulla base delle materie e dei risultati previsti dal liceo, che però devono essere confermati al momento dell'esame.

  ii) USA: esame (SAT) comune a tutti gli studenti su tutte le materie (credo) e le università scelgono sulla base del punteggio e di altri eventuali criteri (p.es. curriculum extra-scolastico, colloquio), spesso con quote riservate per minoranze svantaggiate (altrimenti ad Harvard ci sarebbero solo cinesi)

  iii) turco (oh yes): esame nazionale su tutte le materie e ammissione sulla base del risultato con graduatoria nazionale, dal n 1 al n 3500000 (più in alto sei, più possibilità hai di studiare la materia che vuoi nell'università che vuoi)

Tutti hanno in comune tre elementi

a) numero chiuso all'università

b) esami di maturità valutati nazionalmente e quindi solo scritti

c) curriculum  di base comune a tutte le scuole superiori  

Senza a), b) e c) non è possibile usare i risultati della maturità per l'ammissione all'università. In Italia, a sentire i pettegolezzi sui professori che aiutano nei test invalsi, forse bisognerebbe anche aggiungere

d) esami sostenuti  senza la presenza dei professori

Si tratterebbe di una riforma epocale - altro che la buona scuola di Renzi. Stravolgerebbe tutte le ruotines di insegnamento e richiederebbe una totale riorganizzazione della scuola superiore. I sindacati si opporrebbero ferocemente e credo anche molti genitori non sarebbero contenti di vedere il loro figlioletto costretto a misurarsi veramente con i propri coetanei in tutto il paese. Gli squilibri fra regioni messi in evidenza dal test PISA avrebbero un impatto concreto sulla vita e la carriera dei ragazzi di intere regioni etc. etc.

  Mi sembra più realistico tentare di migliorare i test ....

Concordo, interessante come nel mondo civilizzato cerchino il confronto, probabilmente vista l'idiozia generale osservata in Italia durante il test invalsi sarebbe qualcosa di utopico al momento, lasciamo che genitori e studenti credano a delle belle favolette che alla fine è proprio quello che desiderano...chiedevo tempo fa ad un professore se il risultato dell' invalsi potesse servire come volano per le iscrizioni, per lo meno nella sua scuola, risposta:" mah più che altro i genitori ci chiedono se facciamo la festa di fine anno e quella di natale oppure che tipo di lavoretti artistici facciamo fare ai ragazzi " WTF !!

Immagino che con le domande di cultura generale chi ha preparato il test avesse in mente qualcosa di simile all'intelligenza cristallizzata
https://en.wikipedia.org/wiki/Fluid_and_crystallized_intelligence

Il test standard in questo caso è il vocabolario. Saper cosa vuol dire "apotropaico" può non aver nulla a che vedere con la (futura) professione medica, ma può misurare la capacità (volontà) ad immagazzinare e recuperare informazioni.

Cmq ricordiamoci che si tratta di 2 domande di cultura generale su 60...
http://www.intelligonews.it/articoli/7-luglio-2015/28356/test-di-medicin...

PS valutare la predittività di questi test (e delle specifiche domande) sulla futura carriera è senz'altro importante, anche se limitato dall'assenza del dato sugli esclusi.

[disclaimer: sono un medico che nel lontano 2001 si è piazzato bene al test di ingresso proprio grazie alle domande di cultura generali, tra le quali ricordo una particolarmente bizzarra che richiedeva di individuare delle coppie storiche, tipo Giuseppe Verdi e Drusilla Tanzi e Marilyn Monroe e Arthur Miller]

Secondo me il problema alla base di questo post è che manca una riflessione preliminare, ovvero la semplice domanda: 'qual è una conoscenza necessaria allo studio della medicina?'.

Provo a rispondere a questa domanda.

Sicuramente, una buona base per studiare medicina non da pecorone ma con un minimo di iniziativa personale nella ricerca è padroneggiare decentemente l'inglese (cosa che, incredibilmente, nel test non viene considerata neanche di striscio); mettiamo questa considerazione da parte.

La matematica e la fisica sicuramente sono utili per passare indenni gli scogli della preclinica (chimica, fisica medica, statistica, biochimica...). Servono per essere un bravo medico? Io rimpiango di essere uscito da una sezione del classico particolarmente infima per lo studio delle materie scientifiche, ma per i limiti che ha costituito nella mia (minima) attività di ricerca, non nella clinica (dove al massimo si devono risolvere problemi da programma della scuola media: a quanti mL/h devo infondere una certa diluizione di farmaco per somministrare 2 mcg/min/Kg di peso del paziente?).

E la biologia? Secondo me, tra tutte le domande del test, quelle di biologia sono le più inutili a scegliere gli studenti; al limite si selezionano quelli che hanno avuto tempo o soldi per fare un corso preparatorio. La biologia si studia il primo anno di medicina, in maniera sicuramente più approfondita di quanto non si faccia alle superiori.

Per il resto, quali sono le caratteristiche di un bravo studente di medicina? Buona memoria, costanza, attitudine allo studio e a fare collegamenti tra le diverse discipline. Più o meno, le stesse caratteristiche di un bravo studente di liceo*. Chiedere al test i sette re di Roma, o l'expo di Parigi, è meno assurdo di quanto possa sembrare. Il problema non è testare la cultura generale di chi esce dalle superiori, ma che questa cultura è scarsamente scientifica. Che uno a 18 anni sia pratico con gli integrali o che conosca già il nome delle sottopopolazioni leucocitarie serve a poco per fare il medico; più utile sarebbe un'infarinatura di epistemologia o di biologia evoluzionistica...

PS ai tempi del mio test poi molte domande di cultura generale erano in realtà prove di comprensione di un testo scritto; abilità che vedo lacunosa in tantissimi italiani, ivi compresi molti colleghi.

PPS poi sarò un romantico (sottolineo però che non sono un talebano del liceo classico o dello studio del greco e del latino) ma difendo un approccio umanistico alla medicina, che è fatta di idee che hanno una storia da conoscere** e non di nude evidenze. Dei medici ignoranti, o ancora peggio di quelli che hanno passato i sei anni dell'università senza informarsi dell'attualità o senza leggere un libro per svago o per interesse personale (perchè era più importante studiare le dispense incoerenti e obsolete di qualche barone), mi fido pochissimo.

* i motivi per cui non si possono semplicemente utilizzare i voti di uscita dalle superiori sono credo ovvi

** ma anche: almeno le basi del diritto nazionale e internazionale e della bioetica; quel tanto di conoscenza del mondo per avere un minimo di sensibilità culturale verso pazienti stranieri o appartenenti a minoranze varie; ecc. ecc.

2

palma 26/9/2015 - 09:50

osservazioni, se uno non capisse che la torre di G Eiffel venne costruuita per l'anniversario della rivoluzione, sarebbe un po' tonto, ma non comprendo invece bene in che senso vi sia cultura generale o perche' logica biologia matematica non siano cultura (non capisco bene cosa sia ul genere che genera l'aggettivo generale [scemenze che scrive signorini alfonso? gravi dissertazioni sul papato a cura di scalfari? il numero degli aderenti alla religione piu' diffusa la mondo?) per quel che dice Giovanni, limito ad un'osservazione, avendo fatto a lungo l'universitario in Turchia: gli studenti sono ottimi e ottimamente selezionati ed e' saggio che solo eccellendo in tutto, dalla fine del sultanato alle equazioni differenziali, si puo' decidere di studiare solo le decorazioni floreali in Botticelli.

il numero chiuso lo estenderei a tutte le universita', punto. C'e' un'irresponsabilita' generalizzata degli studenti e dei loro genitori su quello che si va poi a fare in queste benedette universita'. Uno che studia legge (quindi scarse opportunita' di buon lavoro) e prende tutti 30 viene considerato di piu' di uno che studia ingegneria, sa l'inglese, ha esperienze all'estero, ma prende tutti 25 e spende il grosso del tempo a lavorare e con gli amici. Quindi, data questa cultura completamente folle, o si' alzano le tasse dell'Universita', o si impone il numero chiuso su tutta una serie di corsi di studio completamente inutili quando si tratta di lavoro (non dico legge, ma limiterei anche li' che abbiamo troppi avvocati). Il punto e' che tolta una % bassa di studenti veramente bravi, il resto farebbe molto meglio a studiare solo 3 anni, fare un paio di stage, e imparare l'inglese, e poi su col lavoro, o in Italia o fuori, o su a creare una propria attivita', o in Italia o fuori.

dovrebbe essere quella del mercato. 

La selezione pubblica è sempre stata sorgente di rabbia o ilarità. Ingiustizia o ridicolo. A seconda se si è vittima od osservatore.

Il diritto alla libertà personale vorrebbe che chiunque possa offrire il servizio che vuole al mercato.

L'autorità pubblica dovrebbe avere il primo compito di sorvegliare contro le truffe.
Ovvero che  l'offerta del sig. Chiunque sia accompagnata da tutte le informazioni necessarie, e che queste siano veritiere.

Il suo secondo compito dovrebbe essere quello di diffondere la concorrenza, ovvero il confronto tra i prestatori di servizio. Tra le modalità di diffusione, Tripadvisor è un esempio venuto male, Angela's List venuto bene. Ma sono privati. Non vedo perché un tal servizio non possa invece essere pubblico.

Con queste informazioni e protezioni, ritengo che la Sora Maria sarebbe in grado di selezionare saggiamente da chi farsi rimuovere la verruca o curare il tumore al fegato (causato dal test di ammissione alla scuola di medicina).

 

Rispondo in ordine sparso ad alcuni commenti.

Carlo parla di intelligenza cristallizzata. Sono d’accordo, anche secondo me le domande di cultura generale sono volte a testare la capacità di immagazzinare (e recuperare) informazioni. Ma se il set di informazione è infinito, chi risponde correttamente è veramente migliore in queste caratteristiche?

Emiliano (che ringrazio, perché è sempre utile avere testimonianze dirette), scrive che il post non si pone il problema fondamentale, ossia cosa è veramente necessario per fare il medico. E’ vero, il post si chiede solo se l’inserimento di domande come quella nel titolo aiuti a selezionare bravi medici. Se capisco bene, la tua argomentazione è che molti ragazzi hanno una cultura scientifica scadente (perché escono dal classico per esempio), ma sono comunque dei bravi studenti. Dato che il test è fatto per ammettere “studenti bravi”, le domande di cultura generale hanno dunque il loro perché. Continuo a non capire perché allora non sostituire queste domande con altre basate su testi o discipline dichiarati esplicitamente (per esempio un bel manuale di diritto privato!).

Arrivo al commento di Palma. In questo contesto intendo per “cultura generale” quella che non serve avere per studiare alla facoltà di medicina. Se a medicina si fanno le equazioni differenziali, allora sapere gli integrali al test di ingresso è cultura “particolare”, ossia richiesta per quel tipo di percorso, mentre sapere dove si è tenuto l’Expo del 1900 non lo è.

 

Concludo con una nota sul numero chiuso. Giovanni ha discusso quali forme alternative di selezione si potrebbero adottare. Qui mi limito a dire che se non si riesce a migliorare il test, c’è sempre l’opzione di non avere nessun numero chiuso. I bravi medici si selezioneranno direttamente all’università per bravura (voti), costanza (arrivano alla laurea), impegno (si laureano in fretta). L’importante è mantenere l’asticella agli esami sufficientemente alta e al secondo anno la maggior parte avrà già abbandonato. Il costo? Beh, ai primi due anni di medicina i docenti avranno un po’ di lavoro in più… 

le domande di cultura generale sono solo due, di cui quella sull'expo è per nulla rappresentativa della cultura generale o dell'intelligenza cristallizata. Pare più una domanda random che ha selezionato chi è più propenso a tirare a indovinare.

è sicuramente il sistema più razionale per gestire l'università. Permette di programmare il numero di docenti e le strutture nel lungo periodo e di massimizzare l'efficienza nell'uso delle risorse pubbliche.  Solo che dovrebbe essere applicato a tutte le facoltà e tutte le università, come nella maggioranza dei paesi avanzati. 

Io ho studiato medicina quando il numero chiuso nonc'era. Aule affollatissime, impossibile parlare coi docenti, tassi di abbansono (e quindi spreco di risorse e frustrazione elevatissimi). Numero chiuso, assolutamente. Esiste in tutto il mondo, non a caso. E non fatemi ridere col metodo francese della Giannini. Serve solo ad affidare ad una casta di professori non eccelsa (è il meno che possa dire) la selezione su criteri credo poco meritocratici.

Tutta questa discussione si basa su tre presupposti:

- che sia giusto che lo Stato abbia il compito, esclusivo e monopolistico, di "professore di medicina";

- che lo Stato sia in grado di pianificare la quantità di laureati in medicina necessari al mercato;

- che lo Stato sia in grado di selezionare correttamente, secondo requisiti arbitrari, chi può far parte del numero e chi no.

Personalmente, sono in disaccordo con tutti e tre i presupposti.

E ritengo anche che tutto ciò sia in disaccordo con la morale comune, con il diritto naturale e con il buon senso.

E se volessi porla sul piano economico, ebbene tutto ciò precinde dalla funzione del mercato.

E se volessi porla sul piano della filosofia politica, ebbene tutto ciò non ha nulla a che fare con le funzioni dello Stato, o di una Autorità Pubblica in generale.

A meno che non parliamo di un sistema socialista. E' questo a cui punta NFA?

Secondo me dobbiamo rimanere nel campo del possibile, ovvio che sarebbero indesiderabili i punti di cui sopra, non è una questione di socialismo o meno, sarebbe una modifica enorme che non è certamente nelle corde di questo governo e nemmeno dell' opinione pubblica a mio avviso ad oggi nel prossimo futuro si troverebbero talmente tanti ostacoli che un governo potrebbe lasciarci le penne, secondo me il post aveva un semplice obbiettivo: cosa potrebbe fare questo ministro, rimanendo nel campo dell' attuabile in breve, con con pochi ostacoli per migliorare leggermente le cose ? Cioè se domani Renzi annuncia una riforma come la intende lei(ma anche io) farebbe le valige immediatamente... come dire accontentiamoci (anche se c'è poco o nulla per essere contenti)

(cit. Francesco Forti) . . . effettivamente c'è chi ama farlo .

Scusi, non voglio essere offensivo, anzi la ringrazio della risposta. In realtà, non vedevo l'ora di poter spendere la citazione dell'esimio collaboratore di NFA.

In un ambito di speculazione intellettuale, non vedo il problema a cercare di inquadrare il problema anche in modo alternativo. Non è il compito della classe intellettuale immedesimarsi nei problemi di consenso del premier del momento. Al contrario, dovrebbe essere quello di fertilizzare e diffondere quelle idee che potrebbero permettere delle riforme importanti.

E' come se, alla vigilia dell'esecuzione per combustione di una strega, anziché condannare la barbara usanza, ci chiedessimo se sia meglio innescarla con la pece o le foglie secche. A che serve? A chi? E' un impostazione sbagliata.

Dimostriamolo e chiediamo di cancellarla, l'usanza. L'idea si diffonderà e modellerà il consenso. Ecco cosa si dovrebbe fare.

i presupposti non sono stati posti e quindi non è necessario, o è irrilevante, essere d'accordo.

-Lo stato non ha né il monopolio né l'esclusiva (giuridica o de facto) per l'esercizio di "professore di medicina". Infatti, ci sono università private, e ci si può laureare anche all'estero. Salvo non dire che per fare il medico non serve la laurea o che chiunque può aprire una medical school.

-L'offerta di posti universitari è pressoché fissa sia dal lato pubblico che dal lato privato specie in discipline dove vi è un vincolo di capitale, umano o fisico. In medicina questa rigidità è più forte ancora. Quindi necessariamente i posti non possono esssere infiniti, e ciò sia se si parla di Stato che di privato.

-Il criterio del test non è un criterio arbitrario, salvo non voler affermare che qualsiasi criterio sia arbitrario. Tuttavia, la domanda specifica sull'expo non ha nessuna relazione con le caratteristiche potenziali dello studente, incluso la capacità di rispondere a rischiatutto.

Quindi non è necessario essere in disaccordo con presupposti che non sono stati posti.

- Lo stato finanzia, con il prelievo fiscale da tutti i cittadini, le università pubbliche. Non così le private, che quindi non hanno mercato. Un mercato concorrenziale dell'istruzione universitaria, in Italia, non c'è. Veramente, partendo peraltro da un'ottica USA, lei è convinto del contrario?

- Le lauree private o estere (bisogna poi andare a vivere e mantenersi colà, e dopo che i nostri genitori hanno pagato le imposte qua per finanziare chissà chi) non valgono nulla se Stato Italiano non le autentica. E non è sempre vero. Il mercato della sanità è poi monopolizzato (sempre con la spesa pubblica) dal settore pubblico. E le assunzioni e carriere legati al sistema delle baronie, che cominciano dall'università (Italiana e pubblica, non estera o privata). Ergo, se vuoi lavorare devi studiare alla facoltà di medicina pubblica. Se invece lei volesse studiare per diletto, è ovvio che potrebbe sempre andare in libreria e comprarsi il manuale del piccolo medico. Ma stiamo parlando di questo?

- che il criterio dei test sia arbitrario lo dimostra questo stesso articolo, e le discussioni che suscita. O le sembra che siano tutti daccordo?

Al contrario, se esistesse un mercato libero e concorrenziale sia dello studio che dell'attività sanitaria, il problema del numero chiuso non ci sarebbe. Come non c'è per gli idraulici o gli ingegneri (poveretti...) o gli avvocati (maledetti...).

In altre parole: l'assenza di mercato concorrenziale è il presupposto della pianificazione pubblica (ma si potrebbe anche sostenere il contrario: è la pianificazione pubblica il presupposto dell'assenza del mercato).

Quindi, la mia domanda era: tra le due alternative (mercato concorrenziale o pianificazione pubblica) a cosa punta NFA?

In sanità un mercato concorrenziale non esiste nemmeno nel regno della sanità privata (gli USA) per unas serie di motivi che ho provato a spiegare in un post di qualche mese fa. 

Anche il discorso sulla formazione concorrenziale va un attimo soppesato, perchè introduce inevitalmente un criterio di censo nella selezione degli studenti. Ci sono settori di attività dove il libero mercato non funziona.

Il Post

Guido Cacciari 13/10/2015 - 12:49

Ottimo il suo post sulla sanità privata, ottimo argomento. Approfondito ed interessante.

Sono però in totale disaccordo. Con la premessa.

Che sostiene che il mercato dei servizi sanitari sia diverso in quanto il prestatore del servizio può creare domanda (più facilmente che negli altri mercati).

Ritengo tale affermazione errata. E' forse vero il contrario, ovvero che anche se necessaria, la prestazione sia comunque non affrontata perché disagevole, spiacevole, costosa in termini economici e di tempo.

A meno che lei non si riferisca ad informazioni truffaldine. Ma quello di sorvegliare e reprimere tali reati (in ogni settore), quello sì che è un compito dell'autorità pubblica. Più difficile è farlo se è l'autorità pubblica deve controllare se stessa,. In questo caso succede ciò che chiamiamo con rassegnazione "malasanità".

Innegabile è invece la seconda anomalia da lei evidenziata: ovvero che il cliente/consumatore non coincide il pagatore.

Ebbene, questa è la vera anomalia che impedisce il funzionamento del mercato (e che giustificherebbe, in certi casi, la prima da lei menzionata). E' questa l'anomalia da abbattere.

Il fatto poi che la salute sia comunque un diritto è facilmente risolvibile con l'assistenza sociale, impostata però sull'approccio prestito anziché sulla regalìa arbitraria. Diritto per tutti ad essere finanziati in caso di sfiga (cioè non riuscire a pagare), però tutti prima o poi pagano. Salvo chi non ce la farà mai (l'assistenza sociale è comunque un costo), ma almeno il funzionamento del mercato non viene compromesso.

Il fatto che l'esempio di prestito d'onore più famoso, ovvero quello sull'istruzione superiore USA, sia stato fatto con i piedi e quindi  sia molto costoso per la facilità di approfittarsene, non significa che invece possa esere impostato bene e con criteri meno folli.

Per quanto riguarda i sistemi sanitari basati sulle assicurazioni, essi non fanno che spostare il problema ed aumentarne i costi, senza rimediare all'anomalia del mercato. Faccio presente che esiste già una assicurazione che tutti pagano obbligatoriamente, e che si chiama assistenza sociale. Il fatto che i suoi compiti siano ormai totalmente fuorviati o dimenticati, così come il primo compito e ragione d'essere del cosiddetto "Stato liberale" (difendere i 4 diritti  naturali dell'individuo, tra cui vita e salute) è purtroppo la causa di molte complicazioni inutili in tutti i campi dell'amministrazione pubblica.

con cui leggo il post. Faccio alcuni miei commenti.

1. Numero chiuso si, assolutamente (spiegato sopra perchè)

2. I criteri di selezione devono individuare studenti con buone capacità di studente. A formare il medico, poi, ci deve pensare l'Università. Lo studente che non ha un gran curriculum scientifico può benissimo diventare un grande medico se si applica ad integrare le conoscenze che la scuola secondaria non gli ha dato. Ergo il test dovrebbe non solo esplorare aspetti culturali, ma anche psicoattitudinali, cosa molto molto complessa dovendo fare una graduatoria nazionale.

3. L'esami di maturità potrebbe essere usato se fosse omogeneo fra tipo di scuole e fra scuola e scuola dello stesso tipo. Si potrebbe adottare un esame multiple choice a lettura ottica, come per esempio fanno per l'esami di stato inUSA (in Italia l'esame di Stato è semplicemente ridicolo).

4. Negli USA la selezione (quando ci sono stato ho fatto da rappresentante degli studenti nel comitato di selezione) è fatta sulla base del curriculum, ma anche di valutazioni personali e soggettive dei membri del comitato. Questo si può fare perchè lì i docenti sono persone serie, a medicina in Italia, ve lo immaginate? Questo per dire che nessun testo sarà mai perfetto.

5. specie se preparato in uno dei peggiori ministeri per baronia, incapacità, burocrazia. Il problema alla fine è sempre anche quello: la qualità della classe amministratrice del Paese.

Negli USA

Guido Cacciari 13/10/2015 - 12:39

Per quel che ne so, in USA è l'ospedale (privato) che decide di assumere chi vuole, e può farlo qualunque sia il titolo di studi. Non è obbligatorio per legge, come qui, essere iscritto ad un ordine per fare l'infermiere (o qualunque altra attività in ambito sanitario) ed avere perciò fatto tre anni di università all'uopo.

Ad esempio un ferrista USA (surgical tec.) qui non potrà mai lavorare perché il titolo di studi non esiste. Bisognerebbe essere laureati come infermieri, che non c'entra nulla. O come medici (sic!).

Però, anche la' il titolo diventa necessario automaticamente perché è il mercato (e quindi l'ospedale) che lo pretende.

E' un concetto completamente diverso, molto più libero ma allo stesso tempo responsabilizzato.

E, perciò, migliore.

E senza "numeri chiusi".

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