¿Que Viva ANVUR?

7 luglio 2011 giovanni federico

Qualche mese fa avevo espresso la speranza che l’ANVUR, la nuova agenzia per la valutazione del sistema universitario, proponesse crieri molto selettivi per i futuri concorsi. Ora ha pubblicato le sue proposte (pdf).

Piccolo riassunto per i non iniziati.  La legge Gelmini prevede un doppio passaggio per divenire professore ordinario o associato – il conseguimento di una abilitazione nazionale (art. 16) a numero aperto e una chiamata locale (art. 18). Prevede anche che il ministero indichi in apposito decreto i requisiti minimi per l’abilitazione (art. 16 comma 3). Infine, prevede che i membri della commissione siano sorteggiati in un elenco di professori ordinari che i) facciano richiesta e ii) siano valutati positivamente dall’ANVUR (art.  6 comma 7).

Nel post citato sostenevo che requisiti minimi molto selettivi avrebbero ridotto drasticamente il potere degli ordinari esclusi e quindi avrebbero migliorato la qualità dei vincitori. Il documento dell’ANVUR va in questa direzione, con un criterio molto semplice ed efficace. Per poter partecipare al sorteggio dei commissari per le nuove abilitazioni nazionali, un professore ordinario deve aver pubblicato, negli ultimi dieci anni, più della mediana dei suoi colleghi di settore concorsuale.  Quindi, per usare la teminologia del mio post precedente, almeno il 50% degli ordinari diventerebbero “zombie accademici”.  Analogamente, per essere ammesso al concorso, un candidato dovrebbe aver pubblicato più della mediana della fascia a cui concorre,  con un aggiustamento per l’anzianità accademica. Un aspirante ordinario dovrebbe aver pubblicato più della mediana degli ordinari in servizio, un aspirante associato più della mediana degli associati.

Come si calcolano le pubblicazioni? L’ANVUR suggerisce, almeno in prima approssimazione, criteri diversi per i settori 1-9, che comprendono le discipline scientifiche  e medicina e gli altri (10-14). Questi ultimi comprendono Lettere, Legge e le cosidette scienze sociali.  Economia, statistica ed econometria sono però considerate scientifiche. Per le discipline scientifiche si adotta come criterio principale il numero di pubblicazioni su riviste ISI (o Scopus), e come criteri accessori il numero di citazioni  e l’h-index.  In pratica, il CINECA (il braccio informatico del ministero) dovrebbe prima contare tutti gli articoli che i professori ordinari avranno aggiunto alla loro lista personale e calcolare la mediana, elencare i professori che la superano e poi controllare che essi superino anche la mediana di uno degli altri due criteri di riferimento (h-index o numero di citazioni), presumibilmente usando un programma standard come Publish or Perish. Per i settori umanistici il solo criterio è il numero di pubblicazioni, ponderato  per la tipologia (libri, articoli etc.). L’ANVUR afferma esplicitamente che questi criteri sono validi solo per le prossime abilitazioni, e auspica di potersi basare in futuro su liste di riviste e case editrici di qualità.

Il documento è, a mio avviso, un ottimo punto di partenza,  per almeno quattro buoni motivi
i) per la prima volta, stabilisce una gerarchia fra gli ordinari e afferma esplicitamente che metà di loro è di serie B (“zombie”).  Presumo, anche se non è detto esplicitamente, che si renederanno di dominio pubblico sia il ranking sia le informazioni usate per costruirlo. Altrimenti,  non vedo come sarebbe possibile giustificare l’esclusione di un professore che abbia fatto domanda. Chi non vive nell’università italiana, non può capire la portata dirompente della novità.
ii) Il requisito minimo per i candidati implica che il numero di pubblicazioni mediano – e quindi, per implicazione, la qualità scientifica dei professori- debba aumentare ad ogni tornata di abilitazione.  
iii) il criterio aggiuntivo, valido per le discipline scientifiche  riduce ancora il numero  di potenziali commissari. I professori o i candidati con un h-index e un numero di citazioni inferiore alla mediana sarebbero comunque esclusi anche se molto prolifici in termini di puro numero di pubblicazioni,
iv) il numero di potenziali commissari è ulteriormente ridotto dal carattere volontario della partecipazione alla commissione.
Ci sono almeno tre problemi tecnici, oltre all’annoso dibattito sull’attendibilità degli indici bibliometrici, su cui preferirei non entrare.
i) Non è chiaro come vengono trattati i lavori a più mani: sembrerebbe che una firma in un articolo con 15 co-autori valesse quanto un articolo pubblicato da solo.
ii) La ponderazione per i settori non scientifici è lacunosa e molto discutibile (per non dire a capocchia). Si distinguono p.es. libri pubblicati all’estero da quelli pubblicati in Italia. I primi valgono il triplo, senza distinzione di casa editrice e lingua (prevedo la fioritura di case editrici specializzate in Albania). Si citano anche i capitoli di libro collettaneo pubblicati in Italia ma non quelli pubblicati all’estero. Inoltre, un articolo su rivista ISI (pochissime e non rappresentative nei settori umanistici) vale più di un libro – un criterio francamente senza senso.
iii) Potrebbero esistere differenze di strategia di pubblicazione fra materie all’interno dello stesso settore concorsuale. E’ possibile che, a parità di impegno/qualità della ricerca, in alcune si pubblichino molti articoli brevi ed in altre pochi articoli lunghi. I praticanti della seconda sarebbero quindi svantaggiati, se le due materie fossero nello stesso settore.  Il rischio è ovviamente tanto maggiore quanto più i settori sono ampi, ma non sono ancora stati definiti

Quali saranno gli effetti sui rapporti di potere?  Come detto, (più di) metà degli attuali ordinari sarebbe esclusa dalle commissioni, e quindi perderebbe gran parte del proprio potere.  Gli altri manterrebbero la propria influenza ma con un forte limite: infatti non potrebbero più promuovere chiunque, ma dovrebbero darsi da fare per procurare all’allievo prediletto un elenco di pubblicazioni tale da passare l’abilitazione. Chi volesse far passare un cretino incapace (o un’amante voluttuosa) dovrebbe o scrivergli gli articoli o trovare un altro allievo disposto a fare firmare il cretino. Inoltre, il potere si sposterebbe ancora di più in ambito locale.  Mi sembra altamente probabile, anche se non sicuro, che quasi tutti gli ammessi all’abilitazione passino. Sarebbe infatti molto difficile negare l’abilitazione al passaggio di fascia ad un candidato che vanta più pubblicazioni di almeno la metà dei suoi futuri colleghi.

Veniamo infine alla domanda da un milione di euro: quante probabilità ci sono che il regolamento sia approvato senza modifiche? Se fossimo in tempi normali, sarei alquanto scettico, dato il suo impatto potenzialmente devastante sul potere accademico. Ma siamo alla vigilia dell’estate e le energie dei professori sono impegnate nella stesura degli statuti. Quindi, le chance aumentano. Speriamo: non è certo un decreto perfetto, ma molto meglio di quanto finora scritto.

106 commenti (espandi tutti)

Una piccola domanda, dato che non ho accesso ad ISI né SCOPUS: i proceedings delle conferenze sono incluse? Se non lo fossero, sarebbero molto distorsive in campi (come l'informatica) in cui contano decisamente di più alcune conferenze delle riviste.

Premetto che non sono un professore universitario, e ho giusto dato un'occhiata veloce a questo H-index.

La mia preoccupazione è che questo sistema renda più scadenti le pubblicazioni stesse: è sicuro che gli autori inizieranno a citarsi a vicenda, secondo la regola tu fai un favore a me e io lo faccio a te. Oppure più esplicitamente cose come "per favore, se puoi ricordarti di citarmi mi faresti un favore così recupero nel ranking. A buon rendere..."

Quindi sembra incentivare la creazione di un grafo di citazioni densamente connesso. Alla fine questa cosa non gioverà a nessuno, in quanto sempre quelli sopra la mediana andranno pescati, ma la stortura introdotta rimane.

Non sarebbe più opportuno cercare i nodi fortemente connessi in questo grafo? Cioè conto una pubblicazione solo se viene citata da almeno N autori, con N da definirsi.

O è già così?

(radete al suolo questo commento se così fosse!)

Due osservazioni:

- L'h-index è il numero di pubblicazioni (h) di un certo autore che ha avuto più di h citazioni. Significa quindi che un autore con 1000 articoli citati una sola volta ed uno con 1 articolo citato 1000 volte hanno lo stesso h-index. Quindi bisognerebbe organizzare bene gli "scambi di citazioni".

- L'h-index è calcolato su base mondiale, non solo italiana. Potrebbe sicuramente formarsi una cricca italiana molto produttiva e di citazioni incrociate ma sarebbe poco efficacie in prospettiva pubblicazione, soprattutto su riviste ISI o Scopus. Mi spiego meglio, quando si scrive un articolo su una determinata materia è abbastanza normale citare un certo corpus di articoli base dell'argomento dell'articolo per introdurre le tecniche ed ingraziarsi i "peer reviewer". Dato che lo spazio di un articolo è scarso fare un articolo solo per citare amici e colleghi (magari con citazioni non molto utili) è il modo migliore per vedere l'articolo respinto in forma definitiva o se va bene accettato con Major Review...

Dal numero delle citazioni (non so se dall'h-index) è comunque possibile escludere quelle su riviste nazionali.

quante probabilità ci sono che il regolamento sia approvato senza modifiche?

Per completezza di informazione si dovrebbe dire che il parere dell'ANVUR è solo uno dei 3 (tre) pareri sul merito, richiesti peraltro da un Regolamento (quello sull'abilitazione) che non solo deve ancora entrare in vigore, ma è ancora ben lungi dall'esserlo. Gli altri 2 pareri sono quelli del CUN (introduzione, specifiche dei criteri) e del CEPR (che non ha manco un sito istituzionale, in questo Paese in via di sottosviluppo).

Quindi la probabilità attualmente è un terzo; meglio sarebbe dire che in questo pasticcio di pareri e parametri numerologici la voce finale ce l'avrà ancora il Consiglio di Stato, perchè il decreto da preparare (da parte del Ministero) dovrà avere natura regolamentare, e quindi essere sottoposto anche a quello scrutinio.

RR

A occhio il numero di pubblicazioni, senza tener conto della loro qualità, sembra un criterio piuttosto indesiderabile. 

Caro Federico,

alcune precisazioni. Innanzitutto, Publish or Perish (PoP) è un software molto semplice, non un database. PoP si limita a fare una ricerca automatica su Google Scholar (http://scholar.google.com). Quest'ultimo fa una ricerca su pagine web, alcune appartenenti ai database più importanti (Thompson ISI, Scopus, ecc.), altre su strumenti e database open, per il resto sulle pagine web più disparate. Questo vuol dire che se io "pubblicassi" un report sulla mia pagina web e da nessun'altra parte, le citazioni su questo mio report contribuirebbero ad aumentare il numero di citazioni dei paper citati. Per cui, un modo semplice per aumentare il proprio h-index con PoP è ad esempio disseminare il web di documenti più o meno fasulli in cui vengono citati i miei lavori. Il trucco è stato utilizzato da alcuni ricercatori, che hanno "creato" un ricercatore virtuale chiamato Ike Antkare con h-index pari a 99.

A me non piace affatto l'h-index, ne ho parlato qui, soprattutto quando per calcolarlo si usano metodi piuttosto imprecisi come PoP. Spero davvero non usino Google Scholar!

Bisogna poi fare molta attenzione, perché l'h-index cresce con l'età. Un h-index medio, quindi, non ha senso. Piuttosto, bisognerebbe prima inventare un indice riparametrato sull'età "scientifica" del candidato, e poi mediare quella grandezza. Idem per il numero di pubblicazioni: potrebbe essere significativo un "rate annuo di pubblicazioni", piuttosto. Ma tali indici non sono comunemente definiti; non sono sicuro abbiano senso (bisognerebbe studiare un po' di related work in bibliometria). Utilizzarli direttamente per abilitare i candidati, senza alcuna sperimentazione preventiva mi sembra sinceramente azzardato.

Insomma, a me pare un po' un pasticcio. L'unica cosa che mi sembra certa è che il momento in cui potrò partecipare ad un'abilitazione per ordinario si allontana moltissimo nel tempo...

 

Spero davvero non usino Google Scholar!

Google Scholar e` espressamente citato nel documento anvur

 

A me tra l'altro andrebbe anche bene. Per ING-INF/05, google scholar è lo strumento migliore. Io ho i seguenti h-index: 26 su google scholar, 19 su microsoft research, 12 su Scopus (quest'ultimo senza self citation, mentre non mi risulta che google scholar permetta di escludere le self citation, e non ho certo voglia di farlo a mano io). ISI non lo guardo neanche perché non copre per niente bene il mio ramo.

Scopus è naturalmente molto più accurato, ma non considera bene le conferenze, e gli informatici, compreso il sottoscritto, pubblicano molto su conferenze peer review, per tanti motivi che sarebbe troppo lungo stare qui a discutere. Qual'è il mio "vero" h-index? Boh, da qualche parte tra 12 e 26!

Comunque, per completezza, c'è da dire che usando in maniera consistente uno specifico strumento, non ci sono molti casi di "inversione" tra indici di ricercatori diversi.

D'accordissimo sul peso troppo basso dato alla qualità delle pubblicazioni. Un altro punto che mi sembra incongruente e' il criterio della mediana. Se mi sembra ragionevole selezionare i "selezionatori" sulla base di quello che fanno e' più strano richiedere a chi ancora non e' professore associato (per esempio) di avere un numero di pubblicazione maggiori della mediana di ricercarori che gia' sono professori associati magari da diversi anni per accedere al concorso. Mi sembra un controsenso. Se si puntasse sulla qualità dei lavori, senza mettere strani - e chissà quanto efficienti - criteri giusto per apparire naive e piu' "americani", sarebbe meglio. Basta domandare ai vari professori che lavorano in America (di cui molti scrivono e editano questo sito) se quando selezionano un ricercatore o un associato si mettono a contare il 0,0032 in +\- dell'h index o se il numero e' maggiore o minore della mediana di vattela a pesca. Semplicemente si leggono i lavori e se sono delle sole li mandano li'. Mi sembra che l'eccessivo provincialismo italiano fa sempre più danni. Con l'ansia di dover dire qualcosa si preferisce dire la qualunque piuttosto che cose serie. Non voglio essere frainteso: i criteri sono necessari, come la valutazione dei lavori. E si mettano anche criteri stretti, ma che almeno non siano boiate o controsensi giusto per fare come gli americani, perche' si finisce a fare la fine di sordi coi "maccaroni"

Concordo su tutta la linea, hai toccato i punti che rendono questo tipo di valutazione una ciofeca completa. La cosa peggiore è che si danno incentivi a pubblicare molto su riviste di basso livello piuttosto che poco su riviste buone o ottime. Da quello che capisco basta che la rivista abbia un criterio di peer review. Tale criterio lo hanno quasi tutte le 856 riviste di economia listate su Ideas http://ideas.repec.org/top/top.journals.simple.html

Un esercizio interessante da fare sarebbe quello di controllare quanti degli assistent professor nei dipartimenti di economia delle (diciamo top 10?) università americane diventerebbero associati in Italia. Secondo me non tanti. 

Scusa  ma  calcolare le mediane per macrosettori su scopus o ISI porta a storture molto rilevanti.

L'ANVUR non chiede di normalizzare, non pondera né per autore, né per tematiche.

In pratica si potrebbe facilmente giungere al caso che i criteri per associato siano paradossalmente più severi di quelli per ordinario a causa del fattore età...

poi paradossalmente quelli incardinati in un settore ma con pubblicazioni in altri settori alzano l'asticella....sto controllando gli associati del mio settore psicologico...c'è di tutto....c'è un associato che ha pubblicato quasi solo lavori oftalmologici e ora è in un settore psicologico...e questo entra in mediana!!!!

Quindi i partecipanti alle idoneità vengono paragonati con mediane costruite a capocchia su banche dai come ISI e Scopus, che sono molto imprecise e soprattutto sono generali e non di settore! Occorrono banche di settore per fare le mediane e non banche dati che c'è di tutto e tutto mescolato al solo fine di accrescere le proprie pubblicazioni e i propri indici bibliometrici (salami publication),...e soprattutto le persone incardinate hanno spesso pubblicazioni non di settore... cooptate con criteri del passato "chesolodiosa".

...oggi ci ritroviamo le più diverse professionalità sparpagliate fra settori proprio per i concorsi che sono stati fatti finora...e quelli di noisefromamerica non se ne accorgono? Ma difendono come benchmark proprio le pubblicazioni dei già incardinati con criteri non proprio condivisibili?

L'unico modo sarebbe conteggiare le pubblicazioni di settore, normalizzate per anni e ponderate per autore...e al massimo si può lavorare con le medie ma su microcomunità scientifiche e non macroaree...così come lo pensa l'ANVUR si producono effetti distorsivi che non sono affatto liberali e non stimolano per nulla l'autonomia scientifica o l'originalità della produzione scientifica. 

Poi i paradossi per i partecipanti che devono avere già almeno le mediane dei già incardinati....e agli incardinati si sovrastimano o sottostimano le mediane mediante un sistema così rozzo?

Ci vuole l'etica ...e la peer review non algoritmi automatici molto rozzi...nessuno negli stati uniti o nei paesi liberali potrebbe mai difendere il documento dell'ANVUR.

Lei è un economista ma come fa a difendere come benchmark la mediana entro un campione costruito a capocchia?

Bisogna separare i buoni dai cattivi. I discorsi sulle ponderazioni e l' h-index mi sembra riguardino la scelta tra mannaia, coltello o limetta. Per come sono messe le cose in Italia qualsiasi cosa più raffinata del Mjollnir può rappresentare un passo da gigante. Mentre le distinzioni raffinate finiscono per fornire buone alibi a chi ha interesse che nulla cambi.

Già oggi, mi pare che la coda più laida dei comportamenti concorsuali (almeno nei posti che frequento) sia stata eliminata dal semplice interesse giornalistico e dall'aspettativa che prima o poi, da tutto questo parlare di meritocrazia, qualcosa di concreto salterà pur fuori.

Già oggi, mi pare che la coda più laida dei comportamenti concorsuali (almeno nei posti che frequento) sia stata eliminata dal semplice interesse giornalistico e dall'aspettativa che prima o poi, da tutto questo parlare di meritocrazia, qualcosa di concreto salterà pur fuori.

Io temo che "la parte piu' laida" sia stata ridimensionata dalla sostanziale estinzione dei concorsi.

Chiaramente se si riduce drasticamente il numero di concorsi aumentano le "candidature forti" che si presentano ad ogni singolo concorso,  e di conseguenza e' sempre piu' difficile organizzare una combina per far passare una capra totale (ma e' pur sempre possibile che un paraculato decoroso passi avanti a candidati outstanding).

COncordo. Ma fra un po' i concorsi  ripartiranno - per una semplice ragione demografica (i mega pensionamenti) e quindi potrebbero ripartire le porcate

[...] potrebbero ripartire le porcate

Sono d'accordo, ma non userei  il condizionale :)

Sul concorsone nazionale aperto, madre di tutte le porcate future, l'ANVUR puo' ben poco.

La soluzione ovvia e semplice sarebbe stata di dire che "uno non entra dove ha fatto il dottorato/assegno".  Una sana "non-imbreeding rule" basata su pratiche standard.

Invece si è voluto creare l'ennesimo carrozzone (l'ANVUR) centralistico che sta creando -  creerà - problemi non banali in futuro.  D'altra parte l'idea "bipartisan" è che l'accademia debba essere piramidale e verticistica.  Le regole di ammissione all'abilitazione nazionale per categoria sono mirate ad ottenere questo risultato; se l'effetto collaterale sarà di frustrare persone come il sottoscritto chissenefrega.  Potrei sempre considerare l'idea di ritornare all'estero.

A presto

Marco Antoniotti

 

P.S.  La domanda a cui *nessuno* dei sostenitori della situazione attuale (quella che ci ritroviamo con la Riforma Gelmini) è la seguente: qual'è l'agenzia USA (federale o anche solo statale; che so, in California) con poteri e compiti simili all''ANVUR?  I rest my case.

 

La soluzione ovvia e semplice sarebbe stata di dire che "uno non entra dove ha fatto il dottorato/assegno". Una sana "non-imbreeding rule" basata su pratiche standard.

Concordo e l'ho infatti inclusa in tutte le mie personali proposte sul tema.  Purtroppo va contro la mentalita' corporativa, localista e familistica degli italiani.

Invece si è voluto creare l'ennesimo carrozzone (l'ANVUR) centralistico che sta creando -  creerà - problemi non banali in futuro.  D'altra parte l'idea "bipartisan" è che l'accademia debba essere piramidale e verticistica.

Lo statal-centralismo e' un'altro tumore connaturato con la cultura italiana.  Almeno avessimo uno Stato efficiente, relativamente onesto e funzionante come quello inglese, che pur con pratiche statal-centraliste che non mi piacciono per nulla fa funzionare bene le sue universita'. Nel nostro caso invece spesso e' proprio lo Stato centrale all'origine dei problemi.

Tuttavia una volta che ci si rassegna alle limitazioni culturali italiane, secondo me ci si puo' rallegrare (con moderazione) del fatto che l'ANVUR sembra voler seguire un indirizzo meritocratico, sia pure organizzato con metodi statal-centralisti di qualita' discutibile. Sempre all'interno delle limitazioni culturali italiane, personalmente riconosco un reale tentativo di far meglio del passato.

Tuttavia una volta che ci si rassegna alle limitazioni culturali italiane, secondo me ci si puo' rallegrare (con moderazione) del fatto che l'ANVUR sembra voler seguire un indirizzo meritocratico

alberto, quanto ci guadagnano i particellari con questa griglia di valutazione?

RR

 

alberto, quanto ci guadagnano i particellari con questa griglia di valutazione?

Ci guadagnano molto quelli che fanno parte di grandi collaborazioni.

Questo genere di sperequazioni ritengo sia inevitabile con l'approccio cartesiano - statal - centralista in Italia, pero' e' un effetto  casuale impredicibile che dipende dall'ultimo sub-emendamento adottato sul testo finale, che potrebbe stravolgere il vantaggio ora esistente ed invertirlo.

Bisognerebbe avere l'intelligenza, l'efficienza, l'onesta' e l'approccio empirico inglese per arrivare a qualcosa di ragionevole.  Temo che cio' sia al di fuori della portata delle strutture statali e para-statali italiane.

La soluzione ovvia e semplice sarebbe stata di dire che "uno non entra dove ha fatto il dottorato/assegno". Una sana "non-imbreeding rule" basata su pratiche standard.

Concordo e l'ho infatti inclusa in tutte le mie personali proposte sul tema.  Purtroppo va contro la mentalita' corporativa, localista e familistica degli italiani.

Sarebbe stata una norma semplice ed efficace, a costo zero, nessuno avrebbe potuto dirsi danneggiato. Infinitamente meno problematica del taglio sulla mediana, e probabilmente molto piu' efficace per spezzare il tessuto di legami feudali che rappresenta l'humus della malauniversita'.

Un'altra occasione persa. Una delle tante.

E' questo uno dei motivi che mi induce ad essere pessimista: nonostante la Gelmini si sciacquasse quotidianamente la bocca con la meritocrazia, il nostro ministro non ha mai adottato quei provvedimenti, semplici, a costo zero e con effetto immediato, che avrebbero potuto migliorare (o almeno non peggiorare) la situazione.

La stessa situazione attuale, con il rischio che il concorsone nazionale diventi una nuova ope legis, e' dovuto alla decisione sconsiderata di optare per una abilitazione nazionale aperto: todos caballeros.

Questa e' stata una scelta politica ben precisa, e dubito che la neonata ANVUR abbia la forza di raddrizzare le cose.

 

Sarebbe stata una norma semplice ed efficace, a costo zero, nessuno avrebbe potuto dirsi danneggiato. Infinitamente meno problematica del taglio sulla mediana, e probabilmente molto piu' efficace per spezzare il tessuto di legami feudali che rappresenta l'humus della malauniversita'.

Scusa Carlo, ma sei di una ingenuità disarmante. Il divieto di in-breeding sarebbe aggirabile con grande facilità - basterebbe che il barone di Pisa si mettesse d'accordo con quello di Firenze per scambiarsi gli allievi, salvo ritorno in sede co-ordinato cinque anni dopo

La stessa situazione attuale, con il rischio che il concorsone nazionale diventi una nuova ope legis, e' dovuto alla decisione sconsiderata di optare per una abilitazione nazionale aperto: todos caballero

Non necessariamente: se venisse approvato il regolamento ANVUR solo quelli che superano la mediana delle pubblicazioni. Se invece di lamentarsi ogni volta, provassimo a sostenere gli imperfetti sforzi di riforma?

 

Scusa Carlo, ma sei di una ingenuità disarmante. Il divieto di in-breeding sarebbe aggirabile con grande facilità - basterebbe che il barone di Pisa si mettesse d'accordo con quello di Firenze per scambiarsi gli allievi, salvo ritorno in sede co-ordinato cinque anni dopo.

Non sto dicendo che il divieto di inbreeding sarebbe la soluzione di tutti i mali (qualsiasi regola ammette puo' essere aggirata con qualche trucco - anche il taglio della mediana). Sto dicendo che una regola del genere sarebbe stata una efficacie misura di profilassi (in media, intendo); quasi una rivoluzione culturale.

Non necessariamente: se venisse approvato il regolamento ANVUR solo quelli che superano la mediana delle pubblicazioni. Se invece di lamentarsi ogni volta, provassimo a sostenere gli imperfetti sforzi di riforma?

Io non mi lamento: e' un bel pezzo che mi limito a star a guardare, da lontano. E, visto il pregresso, osservo la situazione senza farmi troppe illusioni. Per esempio ricordo che la discussione sui requisiti minimi ha fatto sprecare un'infinita' di tempo per poi finire sostanzialmente in burletta.

Certo: questo ANVUR e' decisamente molto piu' convincente del CUN. Non ci resta che incrociar le dita.

Last but not least: non sono contrario a priori all'uso della bibliometria, ma non mi sono troppo chiari gli effetti di questo criterio della mediana. Mi piacerebbe vedere una simulazione su un'area che conosco, in modo da poter capire che vuol dire.

Non fa una grinza: molto probabilmente hai ragione.

Ho una domanda per l'autore e, ovviamente, per tutti.

Cosa pensate di questo: http://ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/7/109095.html?

Le proposte Anvur fanno ancora riferimento all'archivio della ricerca presso il CINECA e alle relative tipologie, ma almento per quanto riguarda la Sapienza, il catalogo della ricerca di ateneo è migrato su un altro sistema con una tipologia più articolata, non so quanto sovrapponibile a quella delle proposte Anvur (ecco lo schema, mi dispiace per il look, ma non sono riuscito a formattarlo meglio:

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Mi sono ripromesso di non rispondere alle solite, trite e ritrite polemiche sull' H-index, la peer review etc. Non lo farò. Mi limiterò a dire che sono perfettamente conscio che i criteri bibliometrici sono impefetti. In un mondo ideale non si dovrebbero usare. Sicuramente se avessi dovuto scrivere io una riforma l'avrei fatta in maniera diversa. Ma l'ANVUR ha lavorato nel quadro normativo della legge Gelmini e secondo me ha lavorato benino - anche se molti aspetti sono pefettibili (cf. il post).  L'alternativa italiana, come dimostrato da decenni di esperienza e da innumerevoli inchieste giudiziarie e giornalistiche, giornalistiche etc è il puro arbitrio baronale. Fra la proposta ANVUR ed il puro arbitrio baronale io preferisco la proposta ANVUR. Poi, ciascuno è libero di preferire cosa gli pare.

Due o tre punti più specifici

a) il parere dell'ANVUR è, in teoria, più rilevante degli altri pechè è l'organo che dovrà valutare i professori (art 6 legge). Poi ovviamente il ministero farà quello che gli pare

b) l'H-index è criterio aggiuntivo rispetto al numero di  pubblicazioni su riviste. Quest'ultimo  si riferisce solo agli ultimi dieci anni. Un grande studioso, con un h-index altissimo, che non abbia pubblicato nulla negli ultimi dieci anni sarebbe comunque escluso dalle commissioni. In ogni caso, l'ANVUR si propone di rivedere i criteri se uscissero indici più precisi (cita un h-index ponderato per impact factor)

c) l'ANVUR considera anche per i candidati solo le pubblicazioni gli ultimi dieci anni e prevede una correzione per età fra i candidati con meno di dieci anni di anzianità

d) il problema della differenza settoriale esiste (cf il post). Sarà più o meno grave a seconda dell'ampiezza dei settori concorsuali. In ogni caso l'ANVUR prevede la possibilità di calcolo per settori scientifico disciplinari (più piccoli ed omogenei) a richiesta di un numero consistente di professori se esiste una "evidenza statistica di rilevanti differenze" Un oftalmologo a psicologia sembra un'aberrazione - e quindi non tale da cambiare la mediana

e) gli associati potrebbero rivelarsi più produttivi degli ordinari? E' possibile, ma so what? Sarà possibile diventare più facilmente ordinario? Again, so what? A parte che l'abilitazione non conferisce alcun diritto alla carriera, cosa c'è di male a passare da ricercatore a ordinario (come feci io) o da assegnista di ricerca ad ordinario? Io conosco il caso di un borsista di PhD divenuto ordinario, a dire dei miei amici scandalizzati praticamente senza pubblicazioni. Ma era il cocco di un ben noto professore che scrive editoriali indignati sulla decadenza morale dell'università italiana.

e) la lettera strappalacrime dei restauratori deve essere considerata nel contesto. Non credo che le università smetteranno di bandire posti di restauro per sostituire i pensionandi, visto che i relativi insegnamenti sono incardinati nei corsi di laurea. Il problema è chi giudica i candidati alle abilitazioni  per professore di restauro. Da un lato, chiaramente i professori del settore sono più competenti, e quindi dovrebbero avere più voce in capitolo degli altri architetti, dall'altro in molti casi settori scientifico discplinari piccoli si rivelano cricche di insiders che escludono studiosi di valore.

 

Il problema principale dell'universita' attuale non e' chi va su e giu', ma chi entra e chi esce. Gia' adesso, senza numeri e paranumeri, si sa chi e' a livello internazionale e chi no. Per i primi la riforma Gelmini e le proposte ANVUR non cambiano proprio nulla. Gli H-index in italia servono solo a fomentare la lotta tra poveri.

Il modo in cui io giudico una riforma universitaria in Italia e' il seguente: aiuta ME o qualcuno come me che fa ricerca all'estero a rientrare? La risposta, anche in questo caso, e' no. Io, per tipo di pubblicazioni e citazioni sto (a spanna) sopra al 95 percentile se confrontato a un ricercatore italiano: le mie possibilita' di ottenere un posto da ricercatore, fosse anche solo in provincia di vattelapesca, sono comunque zero, con o senza la riforma gelmini (a dirla tutta non saprei nemmeno da dove inizare per far domanda al concorso).

Detto questo: i criteri numerici li usano anche gli UK da alcuni anni ( vedi http://www.hefce.ac.uk/research/ref/ ) facendo pero' assestamenti dipartimento per dipartimento, quinquiennali e basati sulle pubblicazioni dei 5 anni precedenti: il prossimo, cioe', sara' nel 2014 e guardera' le pubblicazioni di chi sta in dipartimento il giorno della deadline. Il che vuol dire che nel 2013 ci sara' la corsa alle assunzioni e tutti cercheranno di accaparrarsi o mantenere chi, negli ultimi 5 anni, ha effettivamente pubblicato bene. Non potevano fare una cosa del genere pure in Italia?

 

i criteri numerici li usano anche gli UK da alcuni anni ( vedi http://www.hefce.ac.uk/research/ref/ )

Criteri numerici per gli esercizi di valutazione della ricerca [per aree di ricerca] non sono stati mai usati in passato, e, nel corso del dibattito che ha portato alla formulazione del futuro REF 2014, l'uso meccanico della bibliometria è stato comunque scartato, in quanto

The pilot exercise showed that citation information is not sufficiently robust to be used formulaically or as a primary indicator of quality; but there is considerable scope for it to inform and enhance the process of expert review.

Vedremo in concreto nel 2014 quali panel "faranno uso" della bibliometria, e come.

Ricordo peraltro che in tutte le discussioni e i dibattiti sulla materia si è sempre operata una distinzione fra valutazione dei singoli e valutazione di (larghi) aggregati di prodotti della ricerca, concedendo maggiori possibilità nel secondo caso [sto facendo un riassunto a beneficio della corretta informazione, non sto riportando la mia opinione].

RR

aiuta ME o qualcuno come me che fa ricerca all'estero a rientrare? La risposta, anche in questo caso, e' no. [...] le mie possibilita' di ottenere un posto da ricercatore, fosse anche solo in provincia di vattelapesca, sono comunque zero, con o senza la riforma gelmini

Puoi elaborare un po' su questo punto? A me sembrava invece che darebbe a persone come te quasi la certezza di poter ottenere una posizione (indipendentemente dalla tua volonta' di tornare in italia e dalla situazione dei fundings), ma non ho molta esperienza in competizione per posizioni accademiche.

Io sono un quasi-dottorato (tra l'altro anche io lavoro su Drosophila) con la quasi certezza di tornare in italia tra 6 mesi, e queste notizie mi sembravano molto buone. Anzi, sono MOLTO curioso di vedere dove sta questa mediana, e dove mi colloco (collochero') io dopo aver aggiustato per eta' accademica.

Ogni concorso viene bandito specificando dei "requisiti" del candidato che sono talmente specifici che tutto il resto non importa. Guardati, tanto per curiosita', quelli del CNR. Vedi che c'e' roba talmente specifica che le possibilita' che ci siano due persone al mondo con quel CV sono minime. Se questo non bastasse, i concorsi sono per titoli e colloquio: al colloquio ti siedi e ti chiedono quello che vogliono, pure domande di cultura generale.

Insomma, non ti illudere. Se non hai il patron che ti fa l'esame apposta per te le speranze di beccare un posto sono infinitesimali, indipendentemente da cosa hai fatto. Tu hai un CV eccelente, sei sicuro di voler tornare in Italia? Perche' non mi scrivi via email in privato ti posso dare un paio di dritte.

 

 

Per titoli e colloquio? Ma i nuovi concorsi RTD non sono solo per titoli, ed un colloquio esplicativo dei lavori presentati?

Francamente di fronte a commenti  come questi mi cascano le braccia. Ma le leggete le leggi ed i post?

Chi ha pubblicazioni migliori del 95% dei ricercatori italiani, deve sperare che i criteri di ammissione e all'abilitazione e di selezione dei commissari siano severissimi, in modo da elimiare tutti i candidati locali deboli ed i loro protettori. In tal modo ci saranno pochissimi abilitati e le università saranno costrette a chiamarvi. Se i criteri sono tolleranti, tutti passeranno e quindi nessuna università chiamerà i bravi orfani

Ops, questo commento mi era sfuggito.

Giovanni raccogli pure le braccia, almeno finche' non si inizia a ballare. Ti ripeto che il mio sistema per valutare una riforma e' molto semplice: permette a me e a quelli come me di rientrare? La legge 240/10 non lo fa, anzi, al momento attuale me lo impedisce pure piu' di prima.

Ne' io ne' Paolo Innocenti, ad esempio, potremmo nemmeno partecipare ad un concorso per ricercatore perche' il numero di pubblicazioni ritenuto minimo per parteciparvi e' 12. Poco importa se uno pubblica su Science e Nature e l'altro sul giornale dei puffi. Secondo: la prova orale e' stata sostituita dalla "discussione pubblica con la commissione sui titoli e la produzione scientifica". Ora, a cosa serve secondo te? A farci sedere li' e a chiedermi di leggere ad alta voce i miei papers? Te lo dico io a cosa serve: e' soltanto un esame orale che ha cambiato nome e che serve a far vincere chi vuoi. Punto e basta.

Sveglia.

 

caro Giorgio

Ho scritto su questo blog vari post e centinaia di interventi sui difetti del sistema. Francamente mi sembra molto ingeneroso da parte tua non riconoscerlo - ed addirittura insinuare che non capisca come funziona l'università italiana. Ho iniziato ad occuparmene da studente nel lontano 1973, quando tu non eri ancora forse nato.

Ciò detto il mio post segnalava una novità positiva in un documento ANVUR sui concorsi da professore. Se venisse adottato, renderebbe meno facili (non impossibili of course) pastette all'italiana e quindi forse più facile il rientro di studiosi meritevoli dall'estero. Non si occupava dei concorsi da ricercatore a TD, che probabilmente saranno almeno all'inizio, truccati come al solito.Ma chi impedisce agli esterni bravi di candidarsi a professore direttamente?

Colgo l'occasione per farti notare che il numero di dodici pubblicazioni non è il minimo per partecipare al concorso ma un criterio (minimo) per stabilire il massimo nel numero delle pubblicazioni che le commissioni possono considerare. Una commissione può autonomamente decidere di stabilire un tetto, ma in tal caso il tetto non può essere inferiore a 12. Se tu sapessi leggere fra le righe, è un criterio garantista per gli esterni. Supponi infatti che una commissione voglia far vincere l'amante del professore - che però non ha titoli. Come fa? gli fa firmare due-tre articoli in una rivista prestigiosa, fatto dal professore o da qualche amico/allievo che si presta al gioco, indice il concorso e mette un massimo di  tre pubblicazioni. A questo punto il candidato interno ha altrettanti titoli considerabili degli esterni bravi (che magari hanno 30 articoli ma ne possono presentare solo 3), ed è più facile farlo vincere.

Cordiali saluti

 

Giovanni, partiamo dall'osservazione che per il momento di assunzioni con la riforma Gelmini non se ne e' fatta nemmeno una quindi stiamo ragionando in chiave puramente speculativa e teorica. La riforma introdotta con la legge 240 aiutera' a combattere il nepotismo delle assunzioni? La tua opinione e' che probabilmente si' e ne prendo atto, ma finche' non vedremo dei numeri, chiamami pure ignorante, io rimango dell'idea opposta. Se avrai ragione, come puoi immaginare, io saro' solo contento.

Ad oggi giorno non sono certo le leggi che creano nepotismo nell'universita': semplicemente il sistema e' marcio e manca la volonta'. Alcuni miei amici con curriculum ottimo c'hanno provato a fare concorsi in Italia: gli e' stato detto chiaro e tondo "il suo curriculum e' talmente buono che non le conviene fare il concorso perche' dovremmo farle fare una figura talmente meschina all'orale che poi si spargerrebbe la voce che lei e' un incapace e la sua carriera ne soffrirebbe". Altri si son trovati a sentirsi chiedere domande di "cultura generale per valutare come il candidato si collocherebbe coi colleghi dal punto di vista dell'interazione quotidiana".

Ora, a parte gli ostacoli che ho gia' elencato nel commento precedente (sul fatto delle 12 pubblicazioni puo' ben darsi che tu abbia ragione - a me quel comma sembra perlomeno ambiguo) basterebbe una semplice minaccia del tipo "e' sicuro che vuole venire a lavorare in un dipartimento dove poi le metterebbero i bastoni tra le ruote?" (gia' sentita anche questa, by the way).

Secondo me se ne esce soltanto in un modo e cioe' distribuendo il grosso dei soldi ai dipartimenti attraverso overhead costs, come si fa altrove. 

Secondo me se ne esce soltanto in un modo e cioe' distribuendo il grosso dei soldi ai dipartimenti attraverso overhead costs, come si fa altrove.

Ottima soluzione, peccato che non la vuole nessuno in Italia, a parte pochi pazzi che scrivono su nfA. Il problema non è la riforma ideale che io (o tu) vorrei, è se la riforma Gelmini migliora o no la situazione. Io penso che potrebbe farlo - non tanto perchè è una buona riforma (non lo è) ma perchè se parti dal 95% di nepotismo accademico (il 5% essendo ovviamente Matematica, dove sono tutti puri e santi e vincono sempre i più bravi) è facile migliorare

Secondo me se ne esce soltanto in un modo e cioe' distribuendo il grosso dei soldi ai dipartimenti attraverso overhead costs, come si fa altrove.

Sono d'accordo che sia assolutamente necessario introdurre meccanismi di accountability per dipartimenti/istituti/laboratori etc...

Pero' questo meccanismo per cui la ricerca viene finanziata quasi esclusivamente dai progetti di fatto azzera la capacita' di dipartimenti/istituti/laboratori di determinare una propria politica scientifica. Si fa la ricerca che vogliono le varie agenzie di finanziamento, nazionali e sovranazionali.

E' un sistema che permette, senza grande clamore, di aumentare il controllo della politica sulla ricerca. Basta influenzare la principale agenzia nazionale (tipo l'ANR in Francia) e come per magia le universita' e gli istituti di ricerca devono allinearsi.

Come risultato, mi sembra che la tendenza sul lungo periodo sia quella di favorire l'impatto a breve termine e l'appetibilita' per il grande pubblico rispetto al rigore ed alla profondita' delle ricerche. Il che magari e' anche giusto (che in effetti sono i contribuenti a pagare), ma a me un certo effetto lo fa.

Secondo me se ne esce soltanto in un modo e cioe' distribuendo il grosso dei soldi ai dipartimenti attraverso overhead costs, come si fa altrove.

Falso. Noi che scriviamo su Anvur Cronaca abbiamo sempre sostenuto il finanziamento a progetto, stile Europeo/internazionale. E' l'asinata della c.d. "quota premiale" à la Gelmini o dell'ideologia à la Giavazzi che non può funzionare. E sottolineo non può.

RR

Ma perché dici noi? Io vedo solo tuoi articoli sul blog. 

Sì, e vero - ma se leggi i post uso sempre questa forma di plurale per togliere quel senso di "personalismo diretto" che caratterizza i blog individuali che tipicamente ci sono in rete - il blog che ho messo in piedi non intende essere di quel tipo. E, in linea di principio, il blog sarebbe aperto anche ad altri contributi.

RR

Giovanni, partiamo dall'osservazione che per il momento di assunzioni con la riforma Gelmini non se ne e' fatta nemmeno una quindi stiamo ragionando in chiave puramente speculativa e teorica.

Qualche tempo fa ti avrei dato ragione, ora non son piu' cosi' sicuro. Al momento ho l'impressione che il Governo, dopo la batosta amministrative-referendum sia alla ricerca disperata di qualsiasi briciola di consenso, per cui penso non si possa escudere accelerazioni inaspettate.

Ormai penso che il famoso concorsone arrivera', e che sara' sostanzialmente senza filtro: come al solito chiuderan la stalla solo quando i buoi sono scappati.

La riforma introdotta con la legge 240 aiutera' a combattere il nepotismo delle assunzioni? La tua opinione e' che probabilmente si' e ne prendo atto, ma finche' non vedremo dei numeri, chiamami pure ignorante, io rimango dell'idea opposta. Se avrai ragione, come puoi immaginare, io saro' solo contento.

Su questo sono d'accordo al 100%.

Ne' io ne' Paolo Innocenti, ad esempio, potremmo nemmeno partecipare ad un concorso per ricercatore perche' il numero di pubblicazioni ritenuto minimo per parteciparvi e' 12. Poco importa se uno pubblica su Science e Nature e l'altro sul giornale dei puffi.

GF ti ha gia' spiegato che la norma e' ben diversa da come credi.  In ogni caso devi rassegnarti, finche' rimane il sistema statal-centralista di gestione dell'universita' in Italia il massimo che saranno mai capaci di realizzare e' qualche scadente filtro bibliometrico generalizzato. E l'alternativa di non avere nulla e' peggio.

Secondo: la prova orale e' stata sostituita dalla "discussione pubblica con la commissione sui titoli e la produzione scientifica"

Prove scritte e orali al di fuori della discussione dei titoli sono i tipici espedienti con cui una commissione di concorso italiana favorisce parenti e portaborse rispetto a chi ha pubblicato di piu'.  Questo dovrebbe essere noto a tutti.  Tempo fa ho parlato di procedure di selezione di faculty con un preside di facolta' USA, mi ha detto che nella sua universita' (una delle migliori) non fanno mai prove scritte o orali per il reclutamento perche' tutti sanno che se si vuole fare cheating lo si fa in quel modo.

Fin dove arrivano le regole formali prescrittive, abolire scritto e orale e richiedere una discussione pubblica dei titoli e' piu' o meno il massimo che si puo' fare.  Si tratta comunque di un sistema di regole stupido, inefficiente, statal-centralista, nonche' destinato a fallire di fronte alla creativita' dei baroni accademici italiani, che stanno gia' lavorando su come aggirarlo (se questi maneggi entrassero nel PIL l'Italia batterebbe tutti). Ma e' pur sempre il massimo che la cultura statal-centralista italiana puo' arrivare a produrre.  Per far meglio bisognerebbe disegnare degli incentivi ragionevoli a chi recluta, lasciare automia ma valutare le conseguenze delle scelte, ma si tratta di ragionamenti al di la' delle limitate capacita' italiane.

Io devo rientrare in Italia, alla fine del dottorato, per motivi indipendenti dalla carriera. Fino all'altro ieri avevo dato per scontato che mi sarei dovuto inventare un altro lavoro (il gentil tremonti mi offre 90% di sconto sull'imponibile, e a quanto pare, il 5% di tasse per 5 anni se apro un'impresa, quasi quasi faccio l'apicoltore).

Questa discussione pero' mi aveva fatto sperare - ora mi siedero' e aspettero' di vedere quale cadavere passa per prima...

Che dire, Giovanni? Secondo me la tua fede è degna di miglior causa. Ma dopo avere sentito teorizzare le virtù del sorteggio, come faccio a criticare il tuo enstusiasmo per questo documento? Io ho un'idea di cosa accadrà con il criterio del numero di pubblicazioni nel nostro settore e non ne sono per nulla felice.

Ma dopo avere sentito teorizzare le virtù del sorteggio,

Non da me...

Da un mio collega di Dipartimento sull'editoriale del primo quotidiano italiano.

Lo ha appena fatto :-)

Fausto, mi piacerebbe leggere nel dettaglio la tua previsione, hai voglia di esplicitarla?

Presumo che come altri in questo post tu preveda una sorta di corsa al ribasso, pubblicare qualsiasi cosa pur di pubblicare, su qualsisasi rivista che abbia uno standard qualitativo minimo, ecc. però mi piacerebbe, ripeto, leggere la tua analisi...più della tua sintesi...

Ho una connessione scadente (sono nelle Marche) e posso scrivere solo "telegrammi".

Che dire, Giovanni? Secondo me la tua fede è degna di miglior causa. Ma dopo avere sentito teorizzare le virtù del sorteggio, come faccio a criticare il tuo enstusiasmo per questo documento? Io ho un'idea di cosa accadrà con il criterio del numero di pubblicazioni nel nostro settore e non ne sono per nulla felice.

Sottoscrivo in pieno: anche io sono molto scettico sulla possibilita' che un miglioramento dell'Universita' italiana possa arrivare grazie ad un colpo di bacchetta magica.

Escludere dalle commissioni chi non fa ricerca sarebbe -in linea di principio- una ottima idea; tuttavia -realisticamente- non mi sembra  di poter dire che sia un obbiettivo quasi centrato.

Da parte mia, finche' non tocco con mano, non credo.

Anch'io sono convinto che il documento abbia dei difetti (discussi nel post) e sono ancora scettico sull'approvazione.  Penso però che sia decisamente meglio della situazione attuale e molto meglio dell'unica alternativa politicamente fattibile - l'ope legis più o meno travestita

Penso però che sia decisamente meglio della situazione attuale e molto meglio dell'unica alternativa politicamente fattibile - l'ope legis più o meno travestita.

Cosa c'entra l'ope legis?

Stiamo parlando di professori ordinari (gli unici che posson sedere in commissione), e di come effettuare una scrematura per impedire a quelli scientificamente irrilevanti di inquinare i concorsi coi loro maneggi.

Inoltre penso che, col meccanismo del concorsone nazionale, sara'  in ogni caso improbabile che finisca in commissione qualcuno con "zero tituli": la commissione sara' comunque dominata dai megabaroni tipo il rettore Frati (scommettiamo?).

Questa scrematura avrebbe avuto un effetto rilevante nel vecchio regime concorsuale (tanti concorsi locali), ma col nuovo temo sia molto meno efficace: il barone non manda in commissione il proprio tirapiedi, ma ci va personalmente.

Ooops! Il jet lag mi rincoglionisce, mi ero perso una parte essenziale del post, ovvero che la scrematura viene fatta anche sui candidati.

Non so se una scrematura così drastica comporti problemi pratici e/o distorsioni, ne' se abbia qualche chance di vedere la luce in tempo utile (ovvero prima di una ope legis, per la quale ci son tutti i presupposti).

Appunto non riuscivo a capire i tuoi commenti

snip, per errata collocazione

Dubito che regole come quelle indicate dall'ANVUR passino il vaglio del Consiglio di Stato, non credo ad esempio, che possa passare l'utilizzo di banche dati gestite da aziende private che non danno accesso ai loro metodi di rilevazione e di calcolo.

Penso comunque che, in ambito scientifico, almeno tre quarti degli attuali ricercatori di ruolo abbiano una produzione scientifica numericamente superiore alla produzione scientifica di almeno la metà dei professori associati. Non c'è dubbo infatti che negli ultimi decenni sono aumentate di molto le pubblicazioni dei ricercatori, sono aumentate anche le riviste di grande prestigio internazionale, le pagine di queste riviste, gli articoli pubblicati e, naturalmente le citazioni per articolo.Se questa condizione necessaria fosse esplicitata in un decreto, essa  tenderebbe a divenire anche condizione sufficiente, semplicemente perché con un numero aperto di abilitazioni non c'è nessun incentivo alla severità e l'indicazione di una condizione necessaria rende oneroso in termini di motivazione escludere chi la verifica. 

Più incerta ed interessante è la previsione degli effetti della condizione indicata dall'ANVUR sulla scelta dei commissari. Se numero di pubblcazioni e citazioni sono riferite agli ultimi dieci anni, solo i più giovani tra i professori ordinari potrebbero divenire commissari. Sarebbe un effetto positivo, ma c'è da dubitare, almeno nelle discipline che conosco, che ordinari giovani ed attivi abbiano voglia di entrare in una onerosissima commissione che avrà sostanzialmente il compito di ratificare la promozione di tutti i ricercatori attivi a professore associato. Insomma potrebbe essere che non ci siano candidati qualificati per entrare in commissione.

Infine osservo che nella matematica lo h-index è molto basso, ancora più basso se riferito all'ultimo decennio. Risulta quindi influenzabile in modo non trascurabile anche da una singola citazione, che potrebbe essere una autocitazione. Escludere le autocitazioni dal computo dello h-index potrebbe essere oneroso, ma è indispensabile. Un altro problema con lo h-index è come calcolare le citazioni ad un articolo citato con piccole variazioni nel titolo o citato come "in corso di stampa". Tutti questi sarebbero problemi minori se non ci fossero discipline (come la matematica) il cui lo h-index è molto basso. Io immagino che il valore mediano dello h-index degli ordinari di matematica, riferito all'ultimo decennio sia inferiore a 5 e corrisponda forse alla maggioranza degli ordinari. Ma sto parlando a sensazione. Ricordo però che gli h-index dei 4 vincitori delle medaglie Fields nel 2010 erano 8, 9, 10, 21. Stiamo parlando di matematici giovani (sotto i 40) ai massimi livelli mondiali.

 

Dubito che regole come quelle indicate dall'ANVUR passino il vaglio del Consiglio di Stato, non credo ad esempio, che possa passare l'utilizzo di banche dati gestite da aziende private che non danno accesso ai loro metodi di rilevazione e di calcolo.

A questo proposito, il Consiglio di Stato così commenta (nel suo secondo parere sul Regolamento abilitazioni) la necessità di predisporre un decreto di natura regolamentare per i criteri di valutazione:

"[...] All'Art. 4 l'Amministrazione ha corretto la dizione del primo comma relativa alla natura non regolamentare del decreto ivi previsto. Di ciò va preso atto, in quanto la natura regolamentare del decreto stesso deriva: a) dal fatto che lo stesso incide sulle situazione giuridiche di commissari e candidati, b) dal fatto che una valutazione negativa su un commissario ne lede fortemente la dignità scientifica e didattica, c) dal fatto che sembra assai difficile determinare in via preventiva - almeno per ciò che riguarda taluni settori disciplinari - criteri e parametri di valutazione, onde il suddetto d.m. non potrà che recare una normativa piuttosto articolata.
[...]"

Ci possiamo pertanto già immaginare l'alluvione di ricorsi e di ricorrenti al TAR per contestare le banche dati ISI, Scopus, etc., che "ledono fortemente la dignità scientifica e didattica" qualora mancassero di riportare pubblicazioni ritenute significative (ma apparse su altre riviste, o molto più banalmente su libri) o venissero effettuati calcoli ritenuti errati su tutti i cacca-index da prendere in considerazione. Già mi vedo i magistrati amministrativi alle prese con i lavori di Hirsch, di Leo Egghe, e compagnia bella...

RR

Ma, Giovanni, così facendo non si isola la dimensione "orizzontale" del numero pubblicazioni,  da quella ortogonale del loro impatto? Esempio. un bravo ricercartore pubblica metà della mediana  come no. articoli, e sono COSE SERI E SCELTE - con impatto 10 volte la media o mediana. Non "vale" 5 VOLTE LA MEDIA?

E' in teoria possibile. Ipotizza che in un settore ci sia un genio che pubblica un articolo l'anno su Nature con 100 citazioni ad articolo. Totale articoli in 10 anni =10, h index 10 numero citazioni 1000. e 9 mediocri che pubblicano 5 articoli l'anno su riviste mediocri (tot 50) con una citazione l'uno (h-index 50, totale citazioni 50). Il genio non sarebbe mai commissario con il criterio della mediana, ma neache con la media. Sarebbe l'unico commissario se si adottasse il criterio della media del numero di citazioni.

e 9 mediocri che pubblicano 5 articoli l'anno su riviste mediocri (tot 50) con una citazione l'uno (h-index 50, totale citazioni 50)

Ma l'h-index non sarebbe 1 in questo caso? O sbaglio io a capire la definizione? (uno scienziato è di indice n se ha pubblicato almeno n lavori, ciascuno dei quali è stato citato almeno n volte)

Re(2): ¿Que Viva ANVUR?<em>
Inviato da: giorgio gilestro il Luglio 08, 2011 02:35 PM

Ogni concorso viene bandito specificando dei "requisiti" del candidato che sono talmente specifici che tutto il resto non importa. Guardati, tanto per curiosita', quelli del CNR. Vedi che c'e' roba talmente specifica che le possibilita' che ci siano due persone al mondo con quel CV sono minime. Se questo non bastasse, i concorsi sono per titoli e colloquio: al colloquio ti siedi e ti chiedono quello che vogliono, pure domande di cultura generale.

-----------

Mi sembrava d'aver capito che, mercé la riforma Gelmini, i concorsi da RTD fossero solo per titoli, ed il colloquio servisse solo ad illustrare le proprie pubblicazioni.

Ho perso qualche 'dettaglio'?

Ma siamo alla vigilia dell’estate e le energie dei professori sono impegnate nella stesura degli statuti. Quindi, le chance aumentano.

Segnalo l'odierno articolo di Giorgio Israel sul "Messaggero" sul tema in oggetto.

RR

Non per rivedere le bucce a Israel, ma il suo esempio iniziale (la pubblicazione di un inedito di un demografo e matematico) rientra perfettamente in due possibili sottocategorie della Monografia, cioè l'Edizione critica oppure la Pubblicazione di fonti inedite, almeno secondo il nuovo catalogo della ricerca della Sapienza (forse non lo era con le tipologie del MIUR-Cineca).

In quanto al discorso sulla differente valutazione delle case editrici italiane e straniere/internazionali, certo, tra Einaudi/Boringhieri/Il Mulino/Laterza... e la Tirana University Press la differenza è a favore delle prime, ne parlavamo ieri sera a cena con una amica associato. Però se fai la lista delle case editrici italiane equiparate a quelle straniere, finiranno per ficcarci dentro la più scrausa vanity press, o qualche editore che sta facendo di tutto per farsi una posizione monopolistica nel campo dei serials (non faccio nomi, ma uno ce l'ho in mente).

Lei diceva, "allora traduco tutto quello che ho scritto e lo pubblico con la casa editrice del più ignoto community college in the flyover country"... le ho fatto notare che questo almeno dimostra che sa l'inglese e sa trovare un punto di riferimento internazionale, e qui non è scontato .

Visto che la legge Gelmini prevede che "i membri della commissione siano sorteggiati in un elenco di professori ordinari che i) facciano richiesta e ii) siano valutati positivamente dall’ANVUR", suggerisco ai professori italiani espatriati (non solo negli USA) di presentare la propria candidatura. Solo se avremo selezionatori che vengono da realtà dove la meritocrazia funziona veramente, si potranno selezionare professori capaci e  competenti! 

Questo non è possibile, dato che si parla di  professori italiani. La legge prevede che un membro su cinque sia scelto da un elenco di professori che lavorano all'estero, predisposto dall'ANVUR

Aaaaa postoooo..... a questo punto non resta che sperare che tra i 4 "italiani" ci sia qualche cervello rientrato da qualche top university americana (gente tipo Roberto Perotti)

 

Visto il vincolo (autoimposto) di dover usare meccanismi numerici, e quello, imposto invece dai baroni in Parlamento e dai loro amici, di dare il potere ai cattedratici italiani, sono d'accordo che dimezzare il numero di papabili, e imporre severi criteri per progredire in carriera e' un'idea sensata.

Ma. Perche' meccanismi numerici? Chi se li sognati? Nessuna universita' civile li adopera per le assunzioni.

Hanno due problemi.

1. quello notato da molti post dell'arbitriata'.

2. il fatto che dopo il primo "shock", la gente (che vuole stare in commissione, o, peggio, che vuol parteciapre a concorsi) li capisce, e si mette a scrivere note di 3 pagine sul journal of froggylegs economics, internazionale e referato, finche' non raggiunge l'agognata mediana.

Io avrei fatto cosi'

1. identifichaimo 200 departmental chair e 200 former departmental chair, dei dipartimenti delle prime 200 universita' del mondo secondo la guida shanghai, e secondo la guida del times Higher education (magari diviso per area).

2. Chiediamo a questi/e (promettendo loro un pagamento di 20 euro all'organizzazione di beneficenza di loro scelta) di fornire 30 nomi di professori italiani nella loro area (magari facendoli scegliere da una lista prederminata).

3. Gli n professori con piu' voti possono fare parte delle commissioni (dove n potrebbe essere pari alla meta'); l'esercizio si ripete poi dopo tre anni.


 

. il fatto che dopo il primo "shock", la gente (che vuole stare in commissione, o, peggio, che vuol parteciapre a concorsi) li capisce, e si mette a scrivere note di 3 pagine sul journal of froggylegs economics, internazionale e referato, finche' non raggiunge l'agognata mediana.

 

E si schianta perchè nessuno lo cita

Io avrei fatto cosi'

Ottima idea. Ma perchè limitarsi. Licenziamo tutti i professori e facciamo indicare agli esperti stranieri i direttori di dipartimento (italiani o stranieri) che poi assumono chi vogliono.

E si schianta perchè nessuno lo cita

Se non capisco male, il parametro principale non e' l'indice H ma piuttosto la pubblicazione su riviste ISI (che e' gia' un filtro, ma non granche' significativo). Poi potrebbero guardare anche l'indice H ma, sempre se non capisco male, l'indice H che si calcola con pop e' un parametro facilmente alterabile.

Ho parecchie perplessita' sull'efficacia dell'iniziativa dell'ANVUR; l'unico punto a favore che vedo e' che  un'abilitazione nazionale senza alcun filtro potrebbe creare disastri ancor peggiori di questo filtro grossolano.

Comunque non penso valga la pena di perderci il sonno: ormai quel che e' fatto e' fatto (lo sciagurato concorso a numero aperto); stiam a vedere come va a finire.

E si schianta perchè nessuno lo cita

gianni de fraja ha ragione: basta usare metodi meno affrettati e si puo` fare di piu`, di meglio, di tutto:

si veda

http://www.pacte.cnrs.fr/spip.php?article2500

e in particolare

http://www.pacte.cnrs.fr/IMG/pdf_IkeAntkareISSI.pdf

un documento che dovrebbe essere dirimente

per un esempio ancora piu` concreto di come ingegnandosi un poco sia possibile fare cose interessanti con questi indici si veda

http://www.ima.umn.edu/~arnold/papers/impact-factors.pdf

in particolare la sezione dal titolo ``The case of IJNSNS''

Si veda anche

http://gisrael.blogspot.com/2011/07/la-valutazione-delle-universita-inizia.html

In somma: non si tratta piu` di un ``dibattito sull'attendibilita` degli indici bibliometrici'', perche' il caso e` chiuso.

Questo e` proprio uno di quei casi in cui il rimedio e` peggiore del male.

Ostinarsi a insistere su questi metodi significa voler restare ai margini, come una provincia lontana dal centro, che conserva piu` a lungo la pronuncia che la capitale ha abbandonato da tempo.

Fino a poco tempo fa eravamo capaci di brillare di luce propria, nonostante tutto. Perche' ora dobbiamo proprio farci del male?

Molto bello che sopra Ike Antkare ci sia Paul Krugman!

Finora siamo riusciti a brillare facendo vincere figli e parenti vari, amanti assortite e portaborse incapaci.  Quindi basta continuare con i vecchi metodi, raddoppiare i finanziamenti e finalmente stracceremo Harvard

Finora siamo riusciti a brillare facendo vincere figli e parenti vari, amanti assortite e portaborse incapaci.

in passato abbiamo brillato senza usare questi metodi

i nostri matematici erano in grado di conversare con Riemann e comprendere la sua opera

e hanno creato scuole all'avanguardia

e hanno prodotto risultati all'avanguardia

(l'opera di Federico Enriques, ad esempio, anticipava, nel senso che esigeva, per poter essere compresa, quella di Grothendieck: si veda a questo proposito: http://www.ams.org/notices/201102/rtx110200240p.pdf)

 

fino agli anni '40 si trovavano in alcune riviste di matematica basate negli USA, che ora sono considerate prestigiose, e che sono costosissime, si trovavano dicevo in queste riviste anche articoli che erano il prodotto di una operazione di plagio, essendo basate su memorie scritte da matematici italiani

(chiunque puo` verificare queste informazioni sfogliando quelle riviste)

nell'ultimo dopoguerra il nostro cinema ha creato opere che ancora oggi vengono studiate in America
e poi Enrico Mattei, Adriano Olivetti, Felice Ippolito, Giulio Einaudi (e chi ha orecchie per intendere, intenda)

ecc.

ma si illude chi pensa di combattere la decadenza attuale con metodi che, se applicati, creeranno una mafia ancora piu` terribile e difficile da sradicare, perche' aggangiata al grande giro di affari delle grandi multinazionali che producono questi numeretti nefasti

VQR

Renzino l'Europeo 14/7/2011 - 04:37

E si schianta perchè nessuno lo cita

segnalo:

Colgo l'occasione per segnalare che il Ministro ha firmato il decreto per la nuova Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010, che sarà curata dall'ANVUR. Questo decreto dovrebbe sostituire (o complementare?) quello dell'anno scorso, preparato dal CIVR, sulla base del quale era stato bandito l'invito alla candidatura a Panelist, dei cui esiti nulla sappiamo, ma che dovrebbero essere stati alfine incorporati in questa nuova fase "esecutiva" dell'ANVUR (leggi: selezionati i nomi dei prescelti). Tuttavia, ripeto, poco o nulla sappiamo finchè non vedremo il testo del decreto (immagino dopo la registrazione alla Corte dei Conti) e/o una spiegazione più dettagliata delle novità - fra le quali attendiamo di sapere se il "contagio bibliometrico" preconizzato dal documento sui criteri di abilitazione abbia avuto ulteriori virulenze.

RR

 

Parole sante da uno dei link che citi

when a measure becomes a target, it ceases to be a good measure.

Un mio collega (forse non a caso matematico) sostiene che l'unico sistema razionale per basare le decisioni in merito alle carriere scientifiche sugli indici bibliometrici, consisterebbe nel selezionarne una decina differenti (IF, h, etc...) e poi utilizzarne ogni anno un paio differenti, scelti aleatoriamente.

Parole sante da uno dei link che citi

when a measure becomes a target, it ceases to be a good measure.

Si tratta di un concetto che ha una sua storia, ben più lunga, come testimonia l'adagio noto come

Campbell’s Law (1976)
The more any quantitative social indicator is used for social decisionmaking, the more subject it will be to corruption pressures and the more apt it will be to distort and corrupt the social processes it is intended to monitor.

che a me personalmente non era noto fino a due mesi fa, quando a Parigi, all'UNESCO Global Forum: Rankings and Accountability in Higher Education: Uses and Misuses l'ho visto schiaffato in una slide in una presentazione di un americano "Why Rankings Don’t Elevate Quality: The Problem of Goal Displacement".

Citazione che mi consente anche di menzionare il mio post sui rankings per chi fosse interessato ad un'overview sull'argomento.

RR

 

Gli Algoritmi!

marco_lo 16/7/2011 - 09:01

Il principio della proposta ANVUR secondo me è condivisibile: i commissari scientificamente attivi possono avere la sensibilità di scegliere le nuove leve mantenendo il margine d'errore a livelli ragionevoli. Un po' di perplessità genera in me la volontà - tipicamente ingegneristica- di quantificare tutto cio' attraverso dei numeri: il piu' selettivo dei due criteri è ovviamente quello legato al numero di citazioni (o all'indice h), visto che ormai pubblicare molti lavori non è un problema neanche per gli "zombie accademici". Come commissario, ho fatto spesso ricorso all'h-index come criterio integrativo, ma senza usarlo come elemento di discrimine tra chi è "dentro" e chi "fuori", a meno di casi singolari di candidati che avessero pubblicato articoli "straordinari": visibilità internazionale, esperienze didattiche presso istituzioni prestigiose, capacità di interazione con colleghi esteri sono per me sempre stati criteri rilevanti, mentre non ho mai amato quei ricercatori il cui h-index, pur alto, derivava dall'abitudine a pubblicare con una coorte di colleghi di sede, talvolta famosi, lavori da cui era difficile determinare i contributi individuali. In breve: OK il principio, ma l'automatizzazione mediante algoritmi mi lascia perplesso anche perché esisterà certamente - e se esiste i professori lo scopriranno - un algoritmo di produzione scientifica che finirebbe col vanificare questo, almeno a partire dalla seconda applicazione.

Non ho mai sostenuto che il documento ANVUR sia perfetto o la panacea per tutti i mali. Sono abbastanza esperto per sapere che nel lungo periodo si potranno trovare espedienti per aggirarlo. Un sistema semplice è far firmare un articolo a più persone del proprio gruppo o consorteria. Per questo la mancanza di una ponderazione esplicita per il numero di co-autori è al numero 1 della mia lista di difetti del documento.

Mi sono limitato ad affermare che il sistema proposto è meglio dell'arbitrio attuale che lascia libertà ai commissari di fare quello che vogliono. In ogni caso, nulla vieta alla commissione di non abilitare un candidato che ha i titoli per presentarsi ma appare comunque debole/sospetto sotto altri profili

arbitrio attuale che lascia libertà ai commissari di fare quello che vogliono

Su questo sono pienamente d'accordo anch'io e mi rallegro che si indichi senza infingimenti nella libertà la radice del problema (= del male). La soluzione è quindi una limitazione della libertà, ma la mia proposta è ben diversa: si preveda un Segretario di Commissione esterno ad essa ma dipendente da una Autorità Nazionale di Garanzia della Qualità e dell'Integrità Accademica (AQUIA), trasformazione dell'attuale ANVUR che così com'è serve a poco, e lo si faccia responsabile e garante dell'uso di una metodologia di valutazione rigorosa ma non meramente "quantitativa" e deresponsabilizzante come quella testè proposta. L'AQUIA dovrebbe vedersi devoluta la competenza in materia di regolamentazione e di soluzione di controversie anche sui concorsi locali.

Si noti e si rifletta come qui si stia parlando di "regole professionali" e "comportamento professionale" nello svolgimento di una certa professione.

RR

 

Si noti e si rifletta come qui si stia parlando di "regole professionali" e "comportamento professionale" nello svolgimento di una certa professione.

No. Qui si sta parlando dei meccanismi di assunzione e promozione di quella che e' in pratica una classe di dipendenti statali. Le considerazioni in proposito non possono essere traslate acriticamente in una discussione sulle modalita' di accesso alle (piu' o meno libere) professioni.

Per capirci, nel caso dei professori universitari non c'e' l'opzione di lasciare libera l'entrata e caveat emptor perche' chi paga i salari e' alla fin fine il contribuente, non il compratore del servizio.

Sorana, la deontologia professionale di cui si parla è quella dei COMMISSARI, non quella dei candidati alla professione. Essi ricevono uno stipendio ma godono di guarentigie di indipendenza nella conduzione della loro professione che ne fa sostanzialmente dei liberi professionisti. Qui si porta l'attenzione sul frammento di attività professionale nota come "partecipazione a commissioni giudicatrici", per la quale essi percepiscono, in ogni caso, il loro stipendio. Si vuole definire una condotta e una metodologia "standard" che garantisca la professione e l'interesse pubblico in gioco.

E questo basti.

RR

Finalmente una proposta concreta invece che prediche e documenti! Mi rellegro.

Peccato  che non serva. Immagino che la

metodologia di valutazione rigorosa ma non meramente "quantitativa" e deresponsabilizzante

 

si riferisca al merito del concorso e non solo agli aspetti formali della procedura. Questi ultimi sono già regolati con grande puntiglio e vigilati dal TAR. Allore nel caso del giudizio di merito delle pubblicazioni, delle due l'una. O il commissario è un dipendente della nuova agenzia, non esperto  nella materia o è un esperto - e quindi nel 99% dei casi un professore, italiano o straniero. Nel primo caso, non potrà far altro che seguire pedissequamente i criteri bibliometrici indicati dall'agenzia stessa. Nel secondo caso, la proposta si riduce nella nomina di un supercommissario che può a suo piacimento approvare o annullare il concorso affermando che la commissione ha valutato male sulla base del suo imperscrutable giudizio. Un semplice spostamento di potere ed un inutile orpello burocratico, come se ce ne fosse bisogno

Immagino che la
metodologia di valutazione rigorosa ma non meramente "quantitativa" e deresponsabilizzante
si riferisca al merito del concorso e non solo agli aspetti formali della procedura. Questi ultimi sono già regolati con grande puntiglio e vigilati dal TAR.

Non ci riferiamo nè alla mera espressione del giudizio nè agli aspetti extracontenutistici, testè definiti "formali", della procedura (una volta data), che in ogni caso vorremmo vigilati non dal TAR ma dall'Autorità sopra definita.

Ci riferiamo alla procedura sostanziale che deve essere essere seguita, nell'esame dei candidati e nella considerazione di questo e quell'aspetto del merito dei candidati. E che tipologie di valutazione ci si aspetta vengano date, con quali standard - che essi commissari potranno ben apprezzare a loro gusto, ma ben guidate da un percorso già fissato, detto "metodologia della valutazione" - comprensive delle Norme Professionali da applicare e del Codice di Procedura.

Non ci siamo inventati dal Nulla la cosa, ma abbiamo a modello i Segretari dei Panel di Valutazione delle Agenzie di Finanziamento di Progetti di ricerca che prevedano, nella loro Metodologia, una simile composizione delle Commissione, e ripartizione di ruoli e responsabilità (risparmio i Manuali perchè Voi Professori non li leggete).

RR

 

A differenza di Lei, noi le valutazioni le facciamo e le subiamo quasi ogni giorno e quindi sappiamo cosa servono i manuali che le agenzie producono per giustificare agli occhi dei contribuenti gli stipendi dei loro impiegati. A nulla

A nulla

Tipica risposta anarco-individualista italica. Per questo vi mettono dei cordoni sanitari attorno.

RR

Giovanni, ma perché rispondi a uno che si dà del "noi"?

Me lo domando pur'io: ma che ci trovate a discutere con Renzo Rubele, uno che parla a nome dell'Europa, che non ha mai fatto ricerca mai una volta, che ci ha messo un decennio o giu' di li' per prendere uno straccio di laurea senza mai produrre un articolo, che passa la vita a frequentare blogs d'ogni tipo per inserire sempre i soliti commenti demenziali, che s'e' fatto la propria pagina su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Renzino_l'Europeo), la cui home page si presenta cosi': http://www.rubele.eu/ ed il cui CV e' questa cosa qua http://scs.sa.infn.it/rubele/EUROSCIENCE/Rubele_CV.pdf oppure, piu' recentemente, questa  http://www.handbook-internationalisation.com/php?option=com_steckbriefe&task=view&contact_id=30&Itemid=50, che qualcuno aveva infilato in questa cosa qua http://www.euroscience.org/governing-board.html ma ora non piu' http://www.euroscience.org/current-governing-board,27511,en.html ... eccetera (cercare via Google, c'e' di tutto) ... Ma che ci trovate? 

 

Sono un inguaribile ingenuo :-)

Giovanni, ma perché rispondi a uno che si dà del "noi"?

Proprio adesso che stavamo discutendo più seriamente! Beh, allora mi sono messo a scrivere Quer pasticciaccio brutto di Luigi Einaudi.

RR

Mi sono limitato ad affermare che il sistema proposto è meglio dell'arbitrio attuale

Finalmente una proposta concreta invece che prediche e documenti! Mi rellegro.

Ma non e` vero che la proposta anvur sia l'unica sul tappeto. C'e` quella del cun, che a me sembra migliore, almeno per quanto riguarda la disciplina che conosco meglio.

Ma non e` vero che la proposta anvur sia l'unica sul tappeto. C'e` quella del cun, che a me sembra migliore, almeno per quanto riguarda la disciplina che conosco meglio.

I documenti in questione sono 3, quello dell'ANVUR, quello del CUN e quello del CEPR, perchè così recita il testo del Regolamento abilitazioni - ancora in via di redazione, peraltro. Deciderà il Ministero come fare la sintesi.

Ma se il problema delle Commissioni giudicatrici sta nella condotta dei Commissari, non è riducendoli ad accountants che si risolve il problema - lo si affronta di petto.

RR

L'ANVUR torna in prima pagina del Corrierone, ma non ad opera di Giavazzi, bensì ad opera di Ernesto Galli della Loggia, che non risparmia il bastone nodoso:

 

[...] Sono un dettaglio, ad esempio, o potrebbero passare per tale, anche i criteri di valutazione per i candidati ai concorsi universitari (in realtà non si tratta più di concorsi, ma per farmi capire continuo a chiamarli così) emanati di recente dalla neo istituita Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur). In particolare dove si stabilisce quale peso dare alle pubblicazioni dei candidati. Ebbene, d'ora in poi, ha stabilito l'Anvur, una monografia pubblicata presso quello che viene definito «un editore internazionale» avrà un peso 3, un articolo pubblicato su «una rivista internazionale» 1,5 , mentre una monografia pubblicata presso quello che viene definito «un editore nazionale» avrà solo un peso 1,2, e infine un peso di appena 0,5 un articolo su una rivista italiana (ma l'aggettivo italiano è sempre pudicamente omesso; viene sempre scritto «nazionale»: chissà perché). Dal che sembra inevitabile trarre le seguenti conseguenze: a) che ai fini di un concorso per insegnare in un'università della Repubblica un libro di 500 pagine pubblicato, mettiamo, da Einaudi o dal Mulino vale meno di venti pagine pubblicate su una rivista americana, spagnola o tedesca che sia; b) che per definizione gli editori e le riviste «nazionali», cioè italiane, non possiedono né possono in alcun caso possedere un carattere «internazionale»: questo appartenendo solo a ciò che si pubblica in lingue diverse dalla nostra; c) che tutti gli studiosi nati nella Penisola sono invitati a cessare d'ora in poi dall'usare l'italiano nei loro scritti e dall'avere come referenti culturali iniziative editoriali di qualunque tipo che adoperino la lingua italiana; in sostanza la cosa più ragionevole che possono fare è di diventare inglesi.

Va subito precisato che naturalmente l'Anvur agisce in piena autonomia dal ministero dell'Università e della Ricerca (e la sua delibera la dice lunga su che cosa pensi del proprio Paese e della sua identità una parte degli intellettuali italiani: che lo vedrebbero volentieri diventare una regione del Canada). Ma che il ministro Gelmini non abbia trovato opportuno esprimere al riguardo la propria libera opinione è singolare e significativo (e queste righe sono un invito a farlo). Anche così, mi sembra, la destra segna la propria lontananza dal più vero e drammatico interrogativo che la collettività nazionale ha di fronte (e tanto più vero e drammatico in quanto è preliminare a tutti gli altri ma è il meno dicibile): che ci sta a fare nel mondo l'Italia? Perché, e in vista di che cosa ha un senso che continui ad esserci?

RR

Citazione

Nereo Preto 5/8/2011 - 08:35

Siete stati citati da Mr. ANVUR:

http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/Documento%2002_11.pdf

Bravi! Il vostro h-index sta crescendo!

Scherzi a parte. E' un documento che vale la pena leggere e che fa ben sperare.

Ora che alberto bisin, nominato nel Panel di valutazione dell'Area 13 - Scienze Economiche - può fare da insider di nFA, si potranno magari avere in futuro dei commenti più informati.

Sulla composizione del Panel 13 esce oggi anche un articolo dell'esperto Alberto Baccini sul Riformista, che ne analizza la composizione e le connessioni/intrecci accademici al suo interno, con correlata comparazione rispetto ad un analogo panel del REF britannico.

Comunque sia, buon lavoro ai volonterosi. 

RR

un articolo dell'esperto Alberto Baccini sul Riformista

Ho la sensazione che il panel su cui AB ha fatto i suoi calcoli sia diverso da quello definitivo. Non si spiegherebbe l'accenno alla predominanza bocconiana che non si riscontra nel panel. Non è neanche chiarissimo a che panel del REF si riferisca (do per scontato che sia il sub-panel economics e non il panel generale di riferimento).

Aggiungo solo che l'analisi di network mi sembra un po' arraffazzonata.

Se ha i dati sul network di coautoraggio, perché usa misure così grossolane di interconnessione e struttura? perché non fa accenno ai networks sottostanti? Se non ce li ha, di che cosa stiamo parlando?

Stanti questi interrogativi, pur non avendo priors su AB o sul panel, onestamente, per le due o tre cose che so sul network mondiale degli economisti, il dubbio che si voglia pescare le tre misure utili alla propria causa sorge spontanea.

 

Stanti questi interrogativi,

Ritengo che tu possa trovare qualche informazione aggiuntiva nella versione estesa dell'articolo, pubblicata sul sito ROARS, al quale contribuisce regolarmente l'autore dell'articolo.

RR

La predominanza bocconiana esiste solo nella fantasia di chi ha scritto l'articolo. Anche considerando come bocconiani i laureati alla Bocconi tipo Bisin, Cornelli e Bottazzi.

Se anche ci fosse, la predominanza bocconiana potrebbe essere coerente con un criterio decisionale virtuoso. Gli editorial boards delle migliori riviste sono pieni di gente che viene da Harvard, MIT, Stanford e Chicago, e nessuno lo trova scandaloso.

Devo dire che sono favorevolmente sorpreso dalla qualita' delle scelte. Per quanto riguarda i fields che conosco (economia e finanza) la qualita' media e' altissima.

Volendo essere fiscali, pero', un paio di scelte mi lasciano perplesso. Per non fare nomi, si tratta di Andrew Ellul e Alex Frino.

Ellul si occupa di Corporate Finance (Finanza Aziendale). Mi chiedo perche' ci fosse bisogno di inserire nel comitato un terzo cultore di Corporate Finance -- visto che gia' ci sono Tullio Jappelli e Francesca Cornelli. Se veramente si riteneva ci fosse questo bisogno, perche' non scegliere tra i molti italiani di valore che lavorano nell'area? Fausto Panunzi, per esempio. 

Alex Frino si occupa di market microstructure, la parte della finanza che si occupa di studiare come funzionano i mercati finanziari. Si riteneva davvero che ci fosse bisogno di un esperto di market microstructure visto che, per esempio, nel comitato non c'e' nemmeno un game theorist?? Se il bisogno si avvertiva, perche' Frino? Con tutto il rispetto per la sua produzione scientifica, almeno un altro centinaio di nomi mi veniva sicuramente in mente, prima di pensare a lui.

Gian Luca, grazie per il gentile pensiero, ma ho già abbastanza lavoro amministrativo sulle spalle. Secondo me Tullio non fa veramente corporate finance, almeno non come field principale. La scelta di Andrew ci sta benissimo (anche se premetto che Andrew è un mio coautore e un amico). Alex Frino invece non lo conosco e ho visto solo ora la sua ricerca. Complessivamente mi sembra una commissione ottima. Tutto è migliorabile, certo, ma siamo già a livelli molto elevati. 

La predominanza bocconiana

Non c'entra nulla, anche se pur sempre di valutazioni si tratta, ma se volessi sapere quale bocconiano avrebbe valutato l'aeroporto di Catania 700 milioni di Euro ("oggi"!), a chi mi dovrei rivolgere? Se quella fosse una valutazione sensata (e ne dubito, nel 2010 l'utile netto del gestore è stato di 3,8 milioni, a fronte di 2 milioni di perdite nel 2009), perché non suggerire al Sig. Monti di venderlo immediatamente (la proprietà è 100% pubblica).

Essere membro del panel è equivalente ad essere editor di una rivista che, come ben noto (almeno agli addetti ai lavori e non ai dilettanti), sono tenuti  alla riservatezza. Quindi non credo che Bisin possa rivelare nulla di più dei documenti ufficiali del comitato

Esce l'elenco degli esperti. Reazione (di persona fra l'altro molto onesta ed ottimo studioso): c'è Tizio dell'università di Roccacannuccia Sarà stato sicuramente suggerito da Caio che è grande amico di sua sorella. Ora Tizio favorirà X, Y e Z - io ufficialmente sono in buoni rapporti, e non ci ho  litigato di recente, spero che mi tratti bene. Però a questo punto il concorso di ricercatore a Roccacannuccia (in settore affine) è chiuso. Tizio voleva K, contro l'opposizione di mezzo dipartimento, compreso il commissario interno Sempronio che odia Tizio per vecchie ruggini concorsuali. Ma ora Sempronio non potrà più opporsi, e comunque gli altri commissari gli faranno intendere ragione. Peccato perchè Z è una nullità. Inoltre nel casino che si era creato, io stavo manovrando per far vincere L, che è molto bravo, ed aveva l'appoggio di Mevio (grande barone da poco in pensione).

E poi qualcuno si domanda perchè insisto per gli indici bibliometrici

Segnalo due articoli sugli aspetti metodologici dell'esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010 pubblicati su www.roars.it

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VQR: la bibliometria fai-da-te dell'ANVUR - parte I e II

Lo scopo dei due articoli è analizzare alcuni potenziali errori metodologici in cui i GEV (Gruppi di Esperti della Valutazione) potrebbero incorrere nella definizione dei criteri da utilizzare nella valutazione dei prodotti della ricerca nell’ambito dell’esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010 (VQR). Le indiscrezioni trapelate destano preoccupazione, in quanto sembra profilarsi l’adozione di criteri indifendibili sul piano scientifico o addirittura errati, che non trovano alcun riscontro nella letteratura bibliometrica internazionale.

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I. Misurare nani e giganti

Il primo articolo di Alberto Baccini riprende il tema dell'uso delle classifiche delle riviste e spiega l'inconsistenza della valutazione a due stadi.

II. La classifica di Nonna Papera ovvero perché non si possono usare le medie dei ranks per classificare le riviste

Il secondo articolo di Giuseppe De Nicolao spiega perchè costruire classifiche attraverso la media dei ranks è considerato un errore nella letteratura scientifica.

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