Queste scomodissime coppie di fatto

30 gennaio 2007 giorgio topa
Il dibattito sul progetto di legge per i PACS diventa lentamente sempre piu' incadescente. Proviamo allora a capire i termini veri della questione, al di la' della retorica.

L'obiettivo della proposta di legge a cui stanno lavorando i
ministri Bindi e Pollastrini e' duplice. Da un lato, riconoscere le
coppie di fatto, ossia le coppie formate da persone conviventi e non
sposate. Dall'altro, garantire gli stessi diritti sia alle coppie di
fatto etero- che a quelle omosessuali. E' soprattutto il secondo
intento che ha sollevato le reazioni allarmate e piu' o meno irate da
parte della Chiesa, di esponenti politici, ecc. Si guardi, ad esempio, qui, qui e qui.

Procediamo per ordine. Innanzitutto, quali sono i contenuti della proposta di legge? Qui
trovate un breve elenco. L'idea sembra molto chiara e pulita, devo
dire. Le coppie di fatto, siano esse etero- oppure
omo-sessuali,
vengono definite in base ad una
autocertificazione congiunta della coppia. Ad esse vengono garantiti
dei diritti (ma anche attribuiti dei doveri). E quindi assistenza
sanitaria e previdenziale,
successione del contratto di locazione, reversibilita' della pensione,
successione ereditaria e assegni familiari. La ratio e' quella di
eliminare certe
difficolta' incontrate dalle coppie di fatto: ad esempio, la
successione del contratto di locazione
fra conviventi, ad oggi, è consentita soltanto in seguito alle
sentenze di casi sottoposti ad un giudice; oppure il diritto di visite
e di partecipare alle decisioni mediche nel caso in cui il partner sia
ricoverato in ospedale non sempre e' riconosciuto.Eccezione importante in questo elenco di garanzie e' la possibilita' di adottare,
anche se a ben guardare non significa molto visto che i diritti dei
figli naturali sono comunque garantiti, e vi sono in teoria altri modi
contrattuali di aggiungere un partner nel ruolo di genitore, come
figura di tutore ad esempio. L'unica cosa che non e' chiara nella proposta di legge, almeno
nel resoconto del Corriere, riguarda le modalita' di
dissoluzione della coppia di fatto: basta un'autocertificazione, immagino non congiunta?

Premetto che personalmente non trovo nulla di sconvolgente nel
garantire questi diritti a queste coppie, anzi. Ritengo che ognuno
possa mettersi in coppia con chi vuole, e che garantire questi diritti
sia importante per non discriminare contro alcuni individui sulla base
del loro orientamento sessuale. Ma la questione e' delicata proprio
perche' non tutti la pensano cosi', anzi fette importanti della
societa' civile trovano l'idea disdicevole e pericolosa. E allora, come
si compone il conflitto?

Concentro l'analisi sull'equiparazione di coppie etero e coppie gay. Al
nocciolo, la questione e' la seguente:
c'e' un gruppo X di persone che
ha una certa posizione morale (o vive un rapporto di coppia gay e
vorrebbe che il rapporto avesse certe garanzie giuridiche, oppure
ritiene che sia giusto dare garanzie giuridiche a tali coppie). Un
altro gruppo Y considera che compiere certi atti e fornire certe
garanzie sia (a) sbagliato e moralmente disdicevole, (b) pericoloso,
nel senso che fa concorrenza o minaccia la sopravvivenza del tipo di
coppie ritenuto moralmente sano, ovvero coppie eterosessuali unite in
matrimonio. Come comporre allora questo divario di posizioni morali? La
seconda questione, importante ai fini di capire gli spazi di manovra
possibili per comporre il divario, e' capire se le persone che vivono
un rapporto di coppia omosessuale lo fanno per "scelta" (che puo'
essere influenzata dall'educazione ricevuta, dai comportamenti di amici
e conoscenti, dai modelli proposti dalla tv, whatever) oppure lo fanno
perche' per come sono fatti
sono attratti da persone dello stesso sesso e non ci possono far nulla.
[NB: non voglio qui entrare nel merito di cosa voglia dire "per come
sono fatti". Puo' essere genetico, puo' essere il modo in cui sono
strutturati i circuiti del cervello, puo' essere ormonale, puo' essere
dovuto a come sono stati allattati da piccoli... non importa. Son fatti
cosi'].

La prima questione, quella morale, e' una questione distributiva,
nel senso che per accontentare gli uni si scontentano gli altri. O si
riconoscono le coppie gay, e allora si fanno felici i componenti del
gruppo X, ma si impone un dolore (morale, psicologico) al gruppo Y,
oppure non si riconoscono, e si fa felice il gruppo Y a scapito del
gruppo X. Se si vuole riconoscere, come vuole fare il governo (a parte
il guardiasigilli), allora bisogna compensare il gruppo Y in qualche
modo, e convincerli che il riconoscimento giuridico della posizione
morale del gruppo X e' il male minore. In democrazia, questo e' l'unico
modo di arrivare a decisioni condivise. Altrimenti si arriva a
decisioni imposte da una qualche dittatura (fra cui anche la dittatura
della maggioranza).

Quindi compensare e ragionare che si tratta
del male minore
(visto dalla prospettiva del gruppo Y, ovviamente). Le
due cose sono complementari: da un lato compensi (cioe' non arrivi
all'estremo di permettere il matrimonio gay ma riconosci solo le coppie
di fatto gay - una specie di matrimonio "light"; inoltre, escludi le
adozioni). Dall'altro argomenti che le coppie gay di fatto ci sono e ci
saranno, e che col riconoscimento legale almeno si evitano altri "mali"
morali: ad esempio, i soprusi all'interno della coppia (difatti il
disegno di legge prospetta anche dei doveri, fra cui quello di
reciproca assistenza e solidarietà), l'impossibilita' di ricevere assistenza sanitaria, eccetera.

Ma
la chiesa (e altri componenti importanti del gruppo Y) argomentano
anche che la figura giuridica della coppia gay e' pericolosa perche' fa
concorrenza al matrimonio eterosessuale, che e' la tipologia di
famiglia da essi preferita. La logica e' essenzialmente economica
(intesa in senso lato): se si riducono i costi (monetari, psicologici,
giuridici) di essere in una coppia gay, al margine se sono indeciso fra
essere gay e sposare una donna scegliero' piu' facilmente la coppia
gay. Per di piu', se mi si permette anche di allevare dei figli, il
matrimonio viene minacciato ancora di piu' perche' questi figli saranno
piu' facilmente anch'essi gay. Qui viene fuori l'importanza della
seconda questione: si e' gay "per nascita", o per via di educazione,
influenze esterne, eccetera?
Piu' si ritiene che essere gay sia il
risultato di scelte o influenze esterne, piu' si crede che ci sia
sostituibilita' fra coppie gay e coppie etero, e piu' si considera la
coppia gay una minaccia al matrimonio.

Io personalmente non credo che ci sia molta sostituibilita'. Cioe', non
credo che se diventa piu' facile vivere in una coppia gay allora quelli
che erano attratti dall'altro sesso e intendevano sposarsi
all'improvviso decidono di trovarsi un partner gay. E viceversa, non
credo che NON riconoscere le coppie gay induca i gay a sposarsi con una
persona dell'altro sesso. Cioe' credo davvero che essere gay o etero
sia una questione di gusti "innati", o comunque difficilmente
influenzabili e modificabili. Se questo e' vero, allora la "minaccia al
matrimonio" si riduce notevolmente.

Bisogna notare che se anche
si accetta che i gay sono gay perche' "son fatti cosi' ", la questione
morale rimane comunque, perche' comunque coloro che si oppongono al
riconoscimento delle coppie di fatto gay considerano la cosa moralmente
disdicevole. Diventa pero' molto piu' facile compensarli e argomentare
che il riconoscimento giuridico sia il male minore.

Riassumendo,
quali sono allora i termini della questione? Primo, riconoscere che la
questione e' distributiva e che quindi, se si vuole far passare la
proposta di legge, bisogna compensare il famoso gruppo Y e usare
un'argomentazione di tipo "male minore". Secondo, che la questione
"gusti innati vs. scelte e influenze" e' cruciale ai fini di
individuare gli spazi di manovra per una composizione del divario fra
posizioni morali.

38 commenti (espandi tutti)

Io credo che la posizione della chiesa in queste cosa sia piu' coerente di quanto sembri pensare tu (pur evitando di argomentare che la chiesa non ha bisogno di supportare le proprie posizioni con argomentazioni razionali, perche' infallibile per diritto divino). Mi pare che anche se gli omosessuali sono cosi' perche' sono cosi', essi possano reprimere i propri impulsi in pubblico e vivere all'interno di coppie etero-sessuali, cioe' sposarsi etero-sessualmente e poi magari ritrovarsi la notte ai bagni pubblici quando il coniuge dorme. Naturalmente non voglio dire che questo sia desiderabile, ma questo era l'equilibrio fino a non molto tempo fa, specie in paesi cattolici. A me pare che questo sia l'obiettivo della chiesa cattolica, cioe' mantenere abbastanza stigma sociale sulla omosessualita' in modo da rendere rarissimi i casi di omossessualita' dichiarata (out of the closet, dicono qui). Se fosse vero che i figli crescono meglio in queste famiglie (etero-sessuali con un genitore omosessuale nascosto) che non in famiglie omosessuali, e assumendo che della felicita' degli omosessuali stessi non ci importa molto (o che la protezione dei figli e' l'obiettivo delle scelte morali in questo contesto), allora la posizione della chiesa che dice "non approvate unioni omosessuali legalmente perche' questo riduce lo stigma sociale, mi pare perfettamente logica e razionale. 

Una simile posizione mi pare la chiesa aveva riguardo al divorzio: "mantenete lo stigma." E anche questa posizione aveva a mio modo di vedere lo stesso argomentazione razionale a supporto: meglio per i figli crescere in famiglie tenute assieme per il loro bene ma in cui i genitori non si sopportano che non famiglie rotte e diritti di visita settimanali. 

Se accettiamo le argomentazioni razionali siffatte, comunque ancora dobbiamo essere convinti che la famiglia tradizionale e' meglio per i figli anche quando composta di due che non si sopportano o quando uno va ai bagni pubblici la notte.  Non  so cosa si sappia dei bambini di coppie omosessuali. E' forse troppo presto per avere dati. Da letture sommarie ho l'impressione che sia vero che il divorzio danneggia i bimbi, ma non so se li danneggi di piu' di un matrimonio tenuto assieme "per il bene dei figli"

Indipendentemente da quello che penso di questa argomentazione, mi pare che questa sia la  posizione della chiesa: "non toccate lo stigma". 

 

Non volevo dire che la posizione della chiesa e' irrazionale - al contrario, mi sembra perfettamente razionale visto il loro punto di partenza. Se capisco, tu argomenti: se anche essere gay e' hard-wired, comunque c'e' una
margine di scelta su cui la chiesa vuole intervenire, e cioe' nasconderlo
vs. esserlo apertamente. Assumendo che sia meglio avere bimbi in una
famiglia etero col gay represso piuttosto che in una famiglia omo, e che
ce ne frega di piu' dei bimbi che della persona gay, allora e' razionale spingere
per mantenere lo stigma.

questo sposta un po' i margini di manovra - vuol dire che
anche se si assume "hard-wired" e' piu' difficile convincere o compensare la
chiesa e i suoi membri. Difatti credo che l'adozione rimarra' uno scoglio difficile da
superare. Ma i termini della questione rimangono, direi. Cioe' rimane il fatto
che la chiesa cattolica considera moralmente sbagliato essere gay, e che
preferisce la famiglia etero indissolubile (son d'accordo con la
similitudine col divorzio) volta a generare figli ad altri tipi di
coppia. [nota: anche all'interno della chiesa cattolica ci sono differenze. Letteralmente affianco a casa mia c'e' una chiesa cattolica di gesuiti che e' apertamente pro-gay. Ma si sa, ai gesuiti piace sempre fare i bastian contrari, e poi la chiesa e' nel bel mezzo di Chelsea...!]

"Al
nocciolo, la questione e' la seguente:
c'e' un gruppo X di persone che
ha una certa posizione morale (o vive un rapporto di coppia gay e
vorrebbe che il rapporto avesse certe garanzie giuridiche, oppure
ritiene che sia giusto dare garanzie giuridiche a tali coppie). Un
altro gruppo Y considera che compiere certi atti e fornire certe
garanzie sia (a) sbagliato e moralmente disdicevole, (b) pericoloso,
nel senso che fa concorrenza o minaccia la sopravvivenza del tipo di
coppie ritenuto moralmente sano, ovvero coppie eterosessuali unite in
matrimonio. Come comporre allora questo divario di posizioni morali?"

Ci saranno sempre gruppi che ritengono che qualsiasi cosa sia immorale/disdicevole, dall'omosessualita' allo scoprire orecchie e caviglie.

Se in minoranza, a loro resta aperta l'opzione di mostrarsi in pubblico con orecchie e caviglie ben coperte.

Insomma, questo e' un falso problema: ognuno si preoccupi della morale propria, il "danno istituzionale" a morale e famiglia anche se fosse provabile (e non lo e', non e' neanche logico pensare che istituzionalizzazione sia peggio di aperta promiscuita') non li riguarda direttamente. Lo stato puo' legiferare in caso di dolo evidente e diretto (furto, omicidio, inside trading). La "legislazione morale" lasciamola per piacere ai secoli bui.

La chiesa ha l'opzione di invitare i propri sostenitori a non divorziare, abortire, non entrare in situazioni non tradizionalmente matrimoniali. E senz'altro di votare contro provvedimenti che ritiene ingiusti. Ma non esiste nessun diritto di salvaguardia della morale cattolica o musulmana o indu' su una societa' che in maggioranza non vi aderisce.

Al contrario, i principi di eguaglianza della costituzione ("È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.") impongono al governo proprio la rimozione dei principi di discriminazione di cui la "Santa Madre" insiste nel farsi portatrice.

Introdurre nel dibattito il perche' qualcuno sia gay e' gia', IMHO, discriminatorio. Implica che la cosa sia un problema, e non lo e'.

Paolo,

per carita', lungi da me il pensare che la cosa sia un problema. Ho amici, vicini di casa e colleghi omosessuali e la cosa non mi turba minimamente, anzi. Come ho detto, ritengo che ognuno sia libero di scopare con chi vuole. Ho introdotto l'elemento del perche' uno sia gay solo perche' lo ritengo importante per capire i margini di manovra del dibattito.

Sono anche d'accordo sulla separazione fra chiesa e stato, a cui mi pare tu alluda. Basta guardare qui e qui (quest'ultimo e' ironico, ovviamente) per avere conferma. 

Infine, sono anche d'accordo - come ho detto nell'articolo - sull'aspetto anti-discriminatorio. Ma tutto cio' non e' utile ai fini di superare lo scontro frontale. Mi premeva soprattutto porre in evidenza che, che lo vogliamo o no, la chiesa cattolica e' componente integrante della societa' civile italiana (in quanto rappresentante di una fetta di societa' civile che si considera cattolica) e come tale ha diritto a fare lobbying per difendere i propri interessi. Il governo farebbe bene a pensare a come "vendere" la cosa anche a componenti di questo gruppo se intende coagulare un sostegno sufficiente a far passare la legge. Direi che anche nel caso del divorzio (e dell'aborto) ando' cosi', e una delle argomentazioni usate dai loro sostenitori fu appunto quella del "male minore".

Per carita', nessun intendo contraddittorio, volevo solo offrire un chiarimento su un paio di cose che mi sembrano importanti.

Non sono decisamente un esperto nell'evitare scontri frontali, ma sono assolutamente convinto dell'importanza (oggi piu' che mai, visto come va il mondo) della separazione stato-chiese. Secondo me sarebbe opportuno mettere l'accento su un agnosticismo dello stato in questioni morali piuttosto che sul "male minore".

Il problema che vedo con l'argomentazione del "male minore" (di cui comunque comprendo la ragione) e' che sembra piu' applicabile a una situazione di danno diretto. In altre parole, io stato mi rendo conto degli interessi di una minoranza, ma devo seguire quelli della maggioranza e quindi risarcisco o allevio i danni provocati nel processo. Mi va benissimo quando si parla di un inceneritore o... di una base militare (j/k).

Ma in questo caso, il danno e' "in the eye of the beholder" e solamente li'. Non stiamo parlando di una legislazione che obbliga tutti i cattolici a diventare omosessuali o a non sposarsi secondo riti tradizionali: maggiore esclusivita'. Al contrario, stiamo parlando di una legislazione che apre in direzione di maggiore inclusivita', tolleranza. E' una differenza io credo fondamentale, e l'eccedere nel rispetto di certe sensibilita' ci danneggia in due modi:

1) ci allontana dalla separazione ideale tra stato e religioni

2) diventa intolleranza di fatto, magari spostando il dibattito in certe aree (che non sono le tue ma che ben rappresenti) che non hanno nulla a che fare con l'azione governativa (i governi che hanno deciso di "curare" il problema dell'omosessualita' li conosciamo).

 

 

 

Di pacs ne avevo gia parlato in questo sito nell'articolo "Abolire il matrimonio" e non voglio ripetermi qui. Dico solo che gli effetti civili dei pacs sono (come spiego nell'articolo) piuttosto limitati (essenzialmente, si tratta di estendere la reversibilita' della pensione, la quota ereditaria legittima e poco altro). Agirei piuttosto in senso opposto: garantendo a qualsiasi lavoratore di "revertire" la pensione nei confronti di chi vuole (non solo il coniuge); limitando nell'eredita' la quota legittima verso i coniugati; facilitando la stipulazione di contratti che estendano a terzi (amici gay, cugini, o chiunque altro) certi diritti. Tutto il resto sono baggianate: gli affitti si possono contrarre con piu' firme sin d'ora; l'assistenza in caso di malattia si puo' delegare, etc... Questo avvantaggerebbe le coppie di fatto, o anche le triplette e le quadruplette, ma compenserebbe anche i cattointegralisti, perche' il matrimonio diverrebbe in misura maggiore quello che dovrebbe essere, un sacramento, piuttosto che un atto con vari effetti civili. Se poi questo servirebbe o meno a distruggere la famiglia non so, io peraltro non penso nemmeno che il concetto di famiglia sia stabile nel tempo, quindi la cosa non mi interessa molto.

Rimane il fatto che i pacs servono a risolvere un problema di "incomplete contracts" (di questo avevamo parlato con Giorgio a suo tempo), e cioe' creano una categoria cui si possano assegnare in futuro diritti che ora non esistono (per evitare che i beneficiari debbano andare dal notaio ogni volta che un diritto nuovo emerga). Questo e' positivo, ma se questo e' il motivo per cui si creano i pacs, sinceramente non so saprei allora perche' non creare due, tre, o dieci categorie diverse. 

Rimane il fatto che i pacs servono a risolvere un problema di
"incomplete contracts" (di questo avevamo parlato con Giorgio a suo
tempo), e cioe' creano una categoria cui si possano assegnare in futuro
diritti che ora non esistono (per evitare che i beneficiari debbano
andare dal notaio ogni volta che un diritto nuovo emerga). Questo e'
positivo, ma se questo e' il motivo per cui si creano i pacs,
sinceramente non so saprei allora perche' non creare due, tre, o dieci
categorie diverse.

A me pare che fare "emergere nuovi diritti" sia di per se' una causa di complicazione e arbitrarieta' (l'unico diritto che riconosco basilare e' quello di essere lasciati in pace), e personalmente sono molto ostile al continuo "tinkering" col corpo delle leggi basato sulla maggioranza politica del momento: anzi, fosse per me la statute law nemmeno esisterebbe e le corti si baserebbero unicamente sui precedenti legali, ma mi rendo conto di essere un fossile vivente :-) .

Comunque, tornando a bomba: qui mi sembra che le due parti in campo usino due diverse classi di argomenti. I contrari (che in Italia per lo piu' si raccolgono attorno alla Chiesa Cattolica) ne fanno una questione morale; i favorevoli sottolineano invece aspetti anti-discriminatori soprattutto in campo economico. Ma la vera questione preliminare e': "Perche' mai lo stato si occupa di questioni private come i legami affettivi tra due (o piu') persone, e assegna determinati privilegi economici a coppie sposate, implicitamente penalizzando i single?"

In genere, la risposta e' che si tratta di un sistema di sussidi ai potenziali figli, che giocano un ruolo importante per il futuro del paese come contribuenti, pagatori di contributi che finanziano il sistema pensionistico, carne da macello per eventuali guerre che i governanti volessero intraprendere, etc. E va bene. Ma allora, perche' non abolire tutte le facilitazioni di cui godono le coppie sposate, sostituendole con espliciti sussidi a favore dei figli che si decide di sobbarcarsi? E ogni altro vincolo o privilegio tra le due parti potrebbe essere determinato su base puramente contrattuale, se e solo se entrambe le parti sono d'accordo: come si fa tra persone capaci di intendere e di volere in ogni altro campo (o, almeno, si dovrebbe, dato che lo stato si impiccia in tutto, dai contratti di lavoro a quelli d'affitto alle disposizioni testamentarie etc.).

Questa semplificazione avrebbe svariati effetti positivi:

- Chiarirebbe come, quando e soprattutto perche' sono assegnati sussidi, e quale e' la loro motivazione.

- Eliminerebbe la discriminazione economica a sfavore dei single, e anche orrori giuridici come la "palimony" che perderebbe ogni giustificazione derivata da similitudini tra convivenza e matrimonio.

- Eliminerebbe la burocrazia e i costi delle procedure di matrimonio e di divorzio. Gli avvocati non sarebbero contenti, ma forse portebbero essere convinti con un sussidio speciale "in lieu" ;-)

- Farebbe contenta la Chiesa e altri social conservatives che vedrebbero premiate coppie stabili con molti bambini (vabbe', magari non molto se le coppie fossero gay o comuni hippie e i bimbi adottati, ma non si puo' accontentare tutti sempre e comunque).

- Last but not least, toglierebbe argomenti alle madri delle potenziali spose nelle loro indefesse esortazioni a cercarsi un marito o a farsi sposare dal moroso corrente...

Scrivi: "Ma allora, perche' non abolire tutte le facilitazioni di cui godono le coppie sposate, sostituendole con espliciti sussidi a favore dei figli che si decide di sobbarcarsi?" (scusate, non ho ancora capito come si riporta un brano di un commento precedente in quel meraviglioso riquadro!)

L'idea e' interessante, ma manca un elemento fondamentale: la continuita' della coppia di genitori (naturali, adottivi, ecc). Come accennava sopra Alberto, esiste la nozione - fondata o meno che sia - che per il benessere dei figli sia importante la continuita' della presenza dei genitori. Da cui deriva l'idea di porre dei vincoli alla dissoluzione del matrimonio stesso, o quantomeno di far si' che divorziare non sia a costo zero. 

scusate, non ho ancora capito come si riporta un brano di un commento precedente in quel meraviglioso riquadro!

Gna-gna gnagna-gnaa :-)

(OK, te lo dico: basta cliccare ovunque all'interno di un paragrafo, e poi sulll'icona che precede immediatamente "X2").

L'idea e' interessante, ma manca un elemento fondamentale: la
continuita' della coppia di genitori (naturali, adottivi, ecc). Come
accennava sopra Alberto, esiste la nozione - fondata o meno che sia -
che per il benessere dei figli sia importante la continuita' della
presenza dei genitori. Da cui deriva l'idea di porre dei vincoli alla
dissoluzione del matrimonio stesso, o quantomeno di far si' che
divorziare non sia a costo zero.

Beh, se i sussidi sono associati all'affidamento dei figli, i genitori (anche se adottivi) hanno automaticamente un incentivo a restar loro attaccati. E a parte cio', gia' adesso hanno il dovere di continuare a prendersene cura anche se il matrimonio e' dissolto o non esistente sin dall'inizio.

Mi dirai, invece, che abolire benefits esistenti e' politicamente impraticabile. Ma questo della difficile riformabilita' degli stati democratici quando le riforme comportano tagli di spesa e' un problema ben piu' vasto del diritto familiare, come si vede dall'andamento monotòno crescente della spesa pubblica un po' dappertutto nel mondo e soprattutto da noi (vero, TPS?).

esiste la nozione - fondata o meno che sia - che per il benessere dei
figli sia importante la continuita' della presenza dei genitori. Da cui
deriva l'idea di porre dei vincoli alla dissoluzione del matrimonio
stesso, o quantomeno di far si' che divorziare non sia a costo zero.

Sarebbe anche ora di abbandonare anche questa categoria di nozioni infondate.

Paolo,  io queste cose le avevo guardate 10 anni fa e
l'evidenza mi pareva lontana dall'essere concludente. Mi stai dicendo
che l'evidenza empirica recente  ha concluso  che gli effetti della
famiglia tipo separati in casa sono negativi? No, perche' altrimenti,  in queste cose le convinzioni personali (le mie sono come le tue, tra l'altro) sono un tanto al chilo. E le mie non valgono certo piu' di quelle di Josephus.

ogni altro vincolo o privilegio tra le due parti potrebbe essere
determinato su base puramente contrattuale, se e solo se entrambe le
parti sono d'accordo: come si fa tra persone capaci di intendere e di
volere in ogni altro campo (o, almeno, si dovrebbe, dato che lo stato
si impiccia in tutto, dai contratti di lavoro a quelli d'affitto alle
disposizioni testamentarie etc.).

 

Enzo, devi avere parecchi parenti e amici avvocati, non lo sapevo :)

Senz'altro la cosa farebbe la loro fortuna.

A me pare lampante l'utilita' di un "contratto tipico" non solo per il cd "matrimonio" ma in una serie di altre interazioni sociali.

Immaginiamo un po' un mondo dove ogni contratto d'affitto debba essere negoziato da avvocati che disputino il diritto di indossare scarpe o pantofole in casa.  O che per il biglietto dell'autobus si debba portare certificazione dell'ora dell'ultima doccia fattasi.

Piuttosto si svuoti l'istituzione della sacralita' tradizionale e dei troppi preconcetti infondati. Assurdo che si obblighino persone che non vogliono stare insieme a convivere per anni sotto la minaccia di montagne di formulari e tariffe legali.  Un contratto leggero, facile da fare e da disfare, tra persone con il semplice requisito d'essere consenzienti.  Un contratto che prevede certe responsabilita' unicamente nel mantenimento della prole, e faciliti questioni di successione e cure mediche.  Tutto li'!

 

A me pare lampante l'utilita' di un "contratto tipico" non solo per il
cd "matrimonio" ma in una serie di altre interazioni sociali.

Immaginiamo un po' un mondo dove ogni contratto d'affitto debba
essere negoziato da avvocati che disputino il diritto di indossare
scarpe o pantofole in casa.  O che per il biglietto dell'autobus si
debba portare certificazione dell'ora dell'ultima doccia fattasi.

Sono abbastanza d'accordo. Anche a me sembra comodo avere un contratto tipico "di default". Pero' dovrebbe anche esserci la possibilita' di scrivere dei contratti ad hoc per tener conto di situazioni idiosincratiche varie. In altri termini, mi par di capire che si sta discutendo dei meriti di una liberalizzazione di una serie di contratti e figure giuridiche fisse. Nono ho opinioni forti al riguardo, ne' a favore ne' a sfavore, ma mi sembra uno spunto di discussione interessante.

Pero' dovrebbe anche esserci la possibilita' di scrivere dei contratti
ad hoc per tener conto di situazioni idiosincratiche varie.

Around here, we call it "prenup"

Insomma (rispondendo a Enzo) si potrebbe fare questo e quello, ma la cosa piu' semplice, pratica, giusta e sempre piu' accettata nei paesi civili sono i PACS.  Direi che come trade-off tra giustizia e fattibilita', superano decisamente l'annullamento del concetto di matrimonio ed altre alternative.

Immaginiamo un po' un mondo dove ogni contratto d'affitto debba essere
negoziato da avvocati che disputino il diritto di indossare scarpe o
pantofole in casa. O che per il biglietto dell'autobus si debba
portare certificazione dell'ora dell'ultima doccia fattasi.

Nessuno vieterebbe la preparazione di moduli prestampati con i contratti piu' comuni da parte di chi volesse farlo (associazioni di categoria, ad esempio). Io credo che la capacita' di sottoscrivere liberamente un contratto di qualsiasi natura, ed essere tenuto a rispettarlo se la cosa non viola diritti di altri (come fa ad esempio un "contract killing", o anche un contratto collettivo di lavoro ;-) ) rientri nei diritti inalienabili di un cittadino.

Se uno poi vuole stipulare contratti bizzarri su pantofole e biglietti dell'auto, si paghi un avvocato per scriverli...

Ma la vera questione preliminare e': "Perche' mai lo stato si occupa di
questioni private come i legami affettivi tra due (o piu') persone, e
assegna determinati privilegi economici a coppie sposate,
implicitamente penalizzando i single?"

Ben detto. Lo stato dovrebbe semplicemente uscirne fuori e lasciare la gente libera di concludere contratti di convivenza di qualsiasi tipo.

Tra parentesi, qui in UK i vantaggi economici del matrimonio non esistono più da diversi anni. Per il fisco marito e moglie sono due persone completamente separate. Esistono invece facilitazioni per chi ha figli, anche per coppie non sposate o singles, anche se all'atto pratico è ben poca cosa (poche centinaia di sterline l'anno).

Certo. Per tornare al tuo punto iniziale, una volta riconosciuto il principio che l'aspetto civile delle
unioni fra due persone non dovrebbe dipendere dal sesso delle due
persone stesse, ci sono mille modi di garantire parita' di diritti e
doveri fra coppie etero e coppie gay. Ad esempio (soluzione 1), tu argomenti che si potrebbe addirittura prendere una posizione estrema e
considerare l'abolizione del matrimonio civile. Tutti i diritti e
doveri contenuti nel matrimonio potrebbero allora essere stipulati in
modo assolutamente equivalente - se cosi' desidera la coppia - o in modo diverso a
seconda delle idiosincrasie della coppia, attraverso contratti di
diritto privato. Secondo me questa procedura non e' a costo zero, e mi sembra piu' comodo avere delle situazioni giuridiche prefigurate. Una posizione alternativa (soluzione 2) e' quella del
disegno di legge in questione, che disegna la figura giuridica di una
coppia "light", con diritti e doveri molto simili a quelli del
matrimonio, ma non esattamente uguali. Altra posizione alternativa
ancora (soluzione 3) e' quella di estendere la possibilita' del
matrimonio civile a coppie dello stesso sesso. Per quanto mi riguarda,
tutte e tre sono posizioni ragionevoli (anche se la
seconda mi sembra quella con piu' probabilita' di successo), in quanto equiparano coppie etero a
coppie gay davanti alle leggi dello stato, mantenendo chiara la
distinzione fra atto civile e sacramento religioso.

Forse sono anch'io un fossile, ma non capisco perché sia necessario che lo stato "garantisca parità di diritti e doveri fra coppie etero e coppie gay". Che problema ci sarebbe, ad esempio, se qualcuno decidesse di aprire una zona residenziale in cui possono abitare solo eterosessuali sposati? Lo stato, essendo unico e di grande estensione territoriale, non può che imporre un unico codice morale a tutti. Visto che non siamo fatti con lo stampino, questo porta inevitabilmente a conflitti.

Questa forse vi sembrera' solo una domanda sarcastica, non lo e'.

 

Alcuni (liberali) sostengono che lo stato, e a fortiori il sistema delle leggi non ha nessun interesse specifico a essere pro-matrimonio oanti-matrimonio etc.

Per
cui si dovrebbe ritrarre la sua influenza e considerare i contratti
(matrimoniali) come altri contratti di diritto privato, dove in
generale la funzione dello stato e' garantire che il contratto venga
applicato e/o di controllo che non esca da limitazioni MOLTO
strettamente definite.

Vale a dire, si potrebbe vietare la
vendita di se stessi in perpetua schiavitu' (qualsiasi contratto che io
firmi in merito ha nessun valore). Si potrebbe egualmente render vacuo
qualsiasi cosa un minorenne firmi.

etc.

Qui viene il problema, Se lo stato e il suo apparato repressivo/di garanzia della sanzione/ und so weiter,
ha nessun interesse nella vita privata, sessuale, riproduttiva dei
cittadini, ne segue o no che la poligamia e la poliandria vanno difese
e NON perseguitate come lo sono adesso (ricordo che in numerosi posti,
la poligamia e' reato penale.)

L'argomento si basa su un punto
molto semplice. Visto che le autorita' statali non hanno diritto (dice
il liberalismo) di dirmi di andare a letto con chi non sia un
consessuale mio o viceversa, *perche* ha il diritto di dirmi di andare
a letto con una persona (alla volta)?

 

 

la
definizione viene da una proposta di amendamento alla costituzione
dello stato dove abito (in cui si vuole introdurre nella carta
costituzionale la dizione del matrimonio essendo solo ed esclusivamente
la "unione" tra un uomo e una donna adulti "alla volta".) 

Palma,

mi sembri molto vicino alle posizioni di Andrea. E la considero una posizione ragionevolissima, visto che comunque il concetto di coppia nelle nostre societa' va evolvendo abbastanza in fretta, mi pare.

Rimango comunque dell'idea che avere dei "punti focali", dei contratti che indichino di default tutta una serie di diritti e di doveri sia utile, magari anche solo da un punto di vista pratico. Un primo passo per garantire i diritti a cui accenni tu sarebbe di almeno non perseguitare chi volesse instaurare rapporti di poligamia e poliandria, ma lasciare tali gruppi liberi di stipulare dei contratti privati come ritengono piu' opportuno.

L'argomento si basa su un punto
molto semplice. Visto che le autorita' statali non hanno diritto (dice
il liberalismo) di dirmi di andare a letto con chi non sia un
consessuale mio o viceversa, *perche* ha il diritto di dirmi di andare
a letto con una persona (alla volta)?

Ma infatti non vietano nessuna delle due cose. Non mi risulta ci siano norme contro le orge, e ancor meno contro l'avere piu' morose/morosi senza unita' aristoteliche di luogo, tempo e azione: i poligami sono perseguiti quando inducono lo stato a ratificare legalmente unioni fingendo che non ne esistano di anteriori.

Evidentemente non ci siam intesi.

Per quanto son certo si trovera' qualche pazzo che vuol vietare le orge, la mia domanda e' affatto diversa.

SE (prego notare che questo e' l'antecedente o la protasi..)

lo stato non ha diritto di regolare, limitare, reggimentare, il mio voler esser sposato con

maschi femmine forme intermedie etc. (a patto che tutti siano maggiiorenni)

 

ALLORA che diritto ha di limitare, legiferare, etc. sulla cardinalita' dell'insieme dei miei mariti?

 

 

Vale a dire, se, per chi pensa che leggi abbiano a che fare con l'utilita' o con l'etica, e' bene favorire la famiglia ed e' bene favorirla senza limiti, perche' la famiglia deve/dovrebbe/ dovra' sempre aver 2 coniugi e non 7 o 17?

 

 

Evidentemente non ci siam intesi.

Per quanto son certo si trovera' qualche pazzo che vuol vietare le orge, la mia domanda e' affatto diversa.

Beh, avevi parlato tu del diritto dello stato di dirti "andare
a letto con una persona (alla volta)"

SE (prego notare che questo e' l'antecedente o la protasi..)

lo stato non ha diritto di regolare, limitare, reggimentare, il mio voler esser sposato con

maschi femmine forme intermedie etc. (a patto che tutti siano maggiiorenni)

ALLORA che diritto ha di limitare, legiferare, etc. sulla cardinalita' dell'insieme dei miei mariti?


Mettiamola cosi': lo stato offre ai cittadini determinati servizi, di cui essi possono o no scegliere di usufruire. Uno e' una registrazione contrattuale della convivenza di un set di persone che, per ragioni storico-culturali, in Italia (e in altri paesi) e' limitato a 1 maschio e 1 femmina di homo sapiens; questa registrazione ha implicazioni economiche, sia in termini di tasse e sussidi che di eredita' in caso di decesso. Quello che e' penalmente perseguibile, a quanto ne capisco, non e' il convivere con altri criteri, ma il sottoscrivere multipli contratti matrimoniali: il che mi pare ragionevole, dato che si verificherebbero inconsistenze (come dare una legittima del 50% dell'asse ereditario del caro estinto a tre vedove dello stesso marito, totalizzando cosi' un 150% dell'ammontare disponibile?).

Ovviamente le norme si potrebbero cambiare eliminando le inconsistenze, ma dato che siamo in democrazia bisognerebbe raccogliere un consenso sul come farlo, il che mi pare di difficile attuazione.

 

Mi pare ineccepibile. Tenendo presente che ogni coniuge (degli n) può avere il suo personale ventaglio di rapporti matrimoniali, ciò apre sviluppi divertentissimi, del tipo (gli ordinali hanno solo riferimento cronologico all'inizio, senza implicare la fine di un matrimonio prima del numero successivo; gli esempi son limitati a situazioni eterosessuali, ma nulla vieta di aumentare il livello di sofisticazione - si può anche ricorrere alla consulenza di qualche manager di banca che abbia perduto il posto di recente):
"Se conosco Tizio? ma certo, è il terzo marito della mia seconda moglie"; "Questo è mio figlio, col mio primo marito, e questa mia figlia, col terzo... no, col secondo non ho avuti figli, ma lui ne ha con due delle altre sue mogli"; "Ho divorziato col primo e col quarto miei ex-mariti, ma son tuttora sposata col secondo, col terzo e col quinto marito".
Da un punto di vista sociale, questi sviluppi potrebbero costituire un poderoso elemento di coesione sociale, probabilmente inutile se non dannoso nei piccoli centri in cui la maggior parte dell'umanità ha trascorso la maggior parte del passato, ma significativo nelle grandi concentrazioni urbane.

Come riferisce il dott. giorgio topa, il secondo Governo Prodi, è stato impegnato, a suo tempo, nel tentativo di un riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, sia etero, che omosessuali.

Anche nell'attuale Governo, c'è chi, qualche tempo fa, proponeva una qualche forma di riconoscimento giuridico, delle coppie di fatto.  Perciò, il tema è  - è stato -, a quanto pare, d'interesse trasversale. 

Tralasciando le differenze di contenuti che, evidentemente, è possibile cogliere nei due diversi Progetti  - o bozze di Progetti -, vorrei dire qualcosa circa la necessità, o opportunità, di un riconoscimento giuridico delle coppie di fatto etero.  Non mi riferirò, quindi, al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

 

Perché, una coppia eterosessuale, decide di convivere di fatto, anziché unirsi in matrimonio ?  E' proprio questa, la domanda da cui partirei.

I miei interrogativi, sono stati efficacemente riassunti, qualche anno fa, da Pierluigi Battista  su " Style ", periodico del Corriere della Sera.

L' Autore del pezzo, infatti, si chiede, e retoricamente chiede, alle coppie di fatto etero, che rivendicano un riconoscimento legale:

Perché non vi sposate ?  A differenza delle coppie omosessuali, che non hanno scelta (...) alla convivenza more uxorio, perché non vi avvalete di un diritto che per le coppie eterosessuali già esiste, prima di reclamarne un altro ?

Se volete vivere come in un matrimonio, perché non celebrate il vostro ? Chi ve lo impedisce ?

Se vi disturba andare al Comune per le pubblicazioni, non è forse altrettanto noioso e fastidioso recarsi all'anagrafe per registrarsi come coppia di fatto ?

C'è una sola ragione al mondo che vi impedisca di celebrare il vostro matrimonio ?  Civile, se non credete, o religioso, se credete ?

Se non sposarsi è una scelta di libertà, perché rinunciare a essa ?  

Il vostro (o la vostra) convivente non vuole sposarsi ? E perché allora dovrebbe andare a registrarsi ?

 

 ( vedi, Pierluigi Battista, Ma perché non vi sposate?,  " Style "-Corriere della Sera, gennaio-febbraio 2007).

Perché non vi sposate?

Credo che una riposta corretta, universale e sufficiente potrebbe essere: "cazzi miei".

E' una scelta che non ha nessuna ripercussione sulla societa', per quale motivo dovrei spiegare perche' mi sento in diritto di esercitarla? Non basta che un sacco di persone domandino che sia implementata?

Perché non vi sposate?

Credo che una riposta corretta, universale e sufficiente potrebbe essere: "cazzi miei".

Va bene, ma se l'unione civile e il matrimonio civile hanno esattamente gli stessi diritti e doveri, la prima, almeno per gli eterosessuali, diventa un inutile doppione, no?

Tento di offrire una serie di risposte. Non garantisco siano chiare ed esaustive giacché ho studiato lettere e la capacità di logica e sintesi pare siano al di fuori della portata di chi questi studi ha compiuto, ma provo comunque:

- per tutto quello che il matrimonio, tradizionalmente, si porta appresso: dalla necessità di sancire il tutto con abominevoli perdite di tempo e di danaro (chiunque si sia sposato sa di cosa parlo: la cerimonia, il pranzo cui non puoi non invitare i parenti fino al quarto grado pena faide familiari, e così via) al diluvio di carte bollate nel caso uno dei coniugi decida, a seconda del gender e dei gusti, di fuggire a Gretna Green con il pizzaiolo di Cefalù o la cassiera del Bar Sport;

- il buonsenso, come si può ben dedurre dal primo punto;

- andare all'anagrafe sarà seccante quanto fare le pubblicazioni, ma la seccatura termina lì escludendo quanto citato al primo punto, e ne varrebbe ben la pena per sancire automaticamente, ad esempio, il mio diritto ad assistere la persona amata in caso di malattia;

- più d'una: vedi sempre il primo punto, e se ne potrebbe aggiungere altre ancora che non cito per stanchezza;

- non si tratta di scelta di libertà bensì, a giudicare da parecchi esempi che mi trovo in ambito familiare e amicale, di volontà di evitare rogne nel momento in cui si tratta di sancire l'unione oppure di scioglierla: chi compie "scelte di libertà" in genere in coppia non ci sta per nulla, e manco si sogna di chiedere uno strumento che consenta di unirsi evitando le citate rogne;

- se il/la convivente non si vuole sposare, i motivi possono essere diversi: ma giacché a quanto mi dice l'esperienza essi rientrano in quanto esposto nel primo punto, un riconoscimento legale porrebbe assai meno ostacoli rispetto al matrimonio, civile o religioso che sia.

Da parte mia, la domanda che mi vien da porre a Pigi Battisti è perché non cambia mestiere.

I dubbi espressi da Pierluigi Battista, nell'articolo richiamato nella parte prima di questo commento, a me sembrano di non poco conto.

Ripeto la domanda: Perché, una coppia eterosessuale, convivente di fatto, decide di non contrarre Matrimonio, nelle forme attualmente previste dal nostro Ordinamento ?

Le risposte  - credo - possono essere le più diverse. Tra queste, una, mi pare non sfugga, ai conviventi di fatto. E cioè che, il Matrimonio, quale previsto dalla nostra Legge, oltre che diritti, potestà, e altre situazioni giuridiche attive  - o di vantaggio -, comporta anche, inevitabilmente, obblighi giuridici, oneri, etc., sia durante, che dopo il Matrimonio, in caso di rottura dello stesso.

Quali sono questi obblighi giuridici, oneri, etc., di cui parlo ?  In modo assai parziale, farei, tra i tanti, tre esempi.

1.  Gli obblighi giuridici di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione, e coabitazione, di cui all'art. 143, comma secondo, Codice Civile;

2.  l'obbligo di corrispondere un assegno di mantenimento, a favore del coniuge che, al momento della separazione, non disponga di adeguati redditi propri;

3.  infine, in caso di rottura dell'unione matrimoniale, i costi economici della separazione, ed, eventualmente, del divorzio, sono costi che, non tutti, sono in grado di sopportare.

 

A questo punto, se, quale risposta alla domanda di cui sopra, queste miei esempi hanno un senso, porrei delle domande, a chi, ancora oggi, chiede un riconoscimento legale per le coppie di fatto etero.

I miei dubbi sono questi. Ottenendo un riconoscimento giuridico, esso non comporterà, forse, anche gli obblighi, oneri, etc., di cui si è appena detto ? Se, al contrario, siete ben disposti ad accettare questi obblighi, oneri, etc., perché mai, allora, rifuggite il Matrimonio, quale previsto, attualmente, nel nostro Ordinamento giuridico ? Perché chiedete, al Legislatore, una nuova forma di tutela ? In cosa, quella attuale, difetta ? In cosa si differenzia, sostanzialmente, questa nuova tutela, che voi rivendicate, rispetto a quella attuale ?

Chiaramente le coppie di fatto eterosessuali non vogliono ne' le stesse tutele ne' gli stessi obblighi giuridici delle coppie sposate. Altrimenti che problema avrebbero a sposarsi civilmente?

Tuttavia ci sono due situazioni che mi sembra che sia importante che lo Stato riconosca, anche con tutele molto minori di quelle previste per i matrimoni, e che Battista dimentica allegramente:

1) per la mia esperienza, anche nei casi in cui una coppia ha gia' deciso di sposarsi, prima del giorno del matrimonio possono passare in pratica molti mesi o anche un paio d'anni di convivenza "tecnica". Questo semplicemente per tempi tecnici di organizzazione del matrimonio, o per aspettare una situazione lavorativa piu' stabile o tranquilla. Altre coppie possono preferire convivenze ancora piu' lunghe prima del matrimonio, pur avendo intenzione di sposarsi alla fine della convivenza. Se non sbaglio, con l'attuale legislazione le coppie di fidanzati di questo genere non hanno quasi nessuna tutela, nonostante sia una situazione sicuramente meritevole delle tutele parziali di cui si discuteva per i PACS.

2) molte coppie non sono sicure di approdare al matrimonio, ma hanno un'unione abbastanza stabile da fare progetti a medio termine. Questa situazione puo' durare per tempi lunghi (conosco personalmente svariati esempi per cui e' durata piu' di dieci anni). Attualmente l'unione tra queste persone non e' riconosciuta nonostante anni di convivenza. E' chiaro che anche in questo caso basterebbero alcune tutele minime (che tra l'altro potrebbero essere in parte decise caso per caso dalle coppie stesse) e un regime di riconoscimento e rottura rapido.

Tra l'altro molte delle tutele per le coppie di fatto non andrebbero a comprimere i diritti preesistenti di nessuno, vedi il diritto di assistenza in ospedale e via dicendo. Mi sembra corretto invece che in assenza di obblighi giuridici, non si vadano a includere tutele che comprimerebbero diritti di altri (ad esempio, per me una discriminazione tra coppie di fatto e coppie sposate - entrambe senza figli - per l'assegnazione di alloggi popolari sarebbe perfettamente giustificata).

 

Vorrei fare delle considerazioni finali, qui, sulle coppie omosessuali.  E, in un'altra parte di questo commento, sulle coppie di fatto eterosessuali.

 

Coppie omosessuali.  

Ritengo che, un riconoscimento giuridico di tali coppie, non sia più rinviabile. Perché non più rinviabile ? Perché tali coppie, a differenza delle coppie etero, non hanno la possibilità di vedersi giuridicamente riconosciuta, la loro unione, dalla Legge vigente.

Immaginiamo una coppia omosessuale, che decidesse di vivere stabilmente. Quali sono le tutele di cui sarebbe sprovvista, in quanto coppia ?

In modo molto sommario, ne indico alcune.

1. La pensione di reversibilità, a favore del compagno, in caso di morte dell'altro;

2. in caso di rottura della loro unione, ove uno dei due si trovasse privo di un reddito adeguato, costui non avrebbe diritto all'assegno di mantenimento;

3. sempre nel caso di cui al nr. 2., il compagno in difficoltà economiche tali da non poter addirittura soddisfare i cd. bisogni primari, come mangiare, vestirsi, etc., non avrebbe diritto agli alimenti;

4. nel caso di morte del compagno di cui al nr. 1., l'altro non avrebbe diritto alla cd. quota indisponibile, o legittima, di cui agli artt. 536, e ss., Codice Civile.

 

Questi appena fatti, sono soltanto alcuni esempi, delle garanzie che sarebbero negate, a chi ama una persona del suo medesimo sesso, di nascita, o acquisito a séguito di intervento chirurgico.

La Corte costituzionale, con  la recentissima sentenza 15 aprile 2010, nr. 138**,  commentata da sabino patruno su queste pagine virtuali, ha deciso che, un eventuale riconoscimento delle coppie omosessuali, non può assumere, allo stato attuale delle Leggi vigenti, la forma giuridica del matrimonio, e quindi ricevere la copertura costituzionale di cui all'art. 29, Cost.  Ma ha fissato, a parer mio, un punto decisivo, a favore del riconoscimento giuridico dell'unione omosessuale. E cioè, attribuendo loro, lo status di <<formazione sociale>>, e quindi ricevendo fondamento costituzionale, in base all'art. 2, Cost.

 

 

** Per scaricare la Sentenza, cliccare su Ricerca Cronologica; poi su Anno 2010; infine sul nr. della Sentenza.

Ho una mia personale opinione al riguardo.

In brevissimo: in generale non si contrae matrimonio in Italia per lo stesso motivo per cui si fanno le cose sottobanco, e cioe' perche' ci sono troppi codici e codicilli a cui pensare prima, durante e dopo.

Di fatto, anche quando si prende un impegno informale ci si prendono alcuni obblighi per avere determinate contropartite. Nello Stivale pero', quando formalizzi qualcosa, le parti in causa si prendono anche una valanga di altri obblighi assolutamente non necessari dal punto di vista dell'impegno in se'; e questo vale anche per il matrimonio.

Da notare come i figli siano gia' ampliamente difesi in tutti i casi, dentro o fuori il matrimonio. Lo posso considerare personalmente giusto, ma soprattutto dovrebbe essere utile alla societa' (*).

Stessa cosa per la distinzione minorenne/maggiorenne riguardo allo stare in coppia, sempre per la difesa di una fascia (larga) di popolazione "debole".

Tutto il resto e' ampliamente opinabile, dal sesso alla quantita' dei contraenti, e dipendente solo da gusti personali - in cui lo Stato non dovrebbe mettere bocca, o almeno non uno Stato liberale. Il fatto che poi ci sarebbero difficolta' (come dice Enzo ad esempio sulla quota "legittima") e' dovuto solo al fatto che queste difficolta' lo Stato italico se le e' create da sole: piu' regoli e piu' dovrai regolare.

Se una coppia paga le tasse, perche' in caso di malattia uno dei due non puo' andare in ospedale dall'altro? Perche' lo Stato non ha registrato la loro unione, mi si dice. OK, allora registriamola. Si' ma prima di tutto se siete piu' di due non potete, o se siete due dello stesso sesso. poi se un giorno la volete de-registrare dovete prima dirlo al giudice, poi aspettare qualche anno e ri-andare dal giudice che deve cercare di mettervi d'accordo (come se fossimo degli imbecilli).

Se dovessi aprire un'azienda con queste stesse problematiche probabilmente rinuncerei, o magari lo farei sottobanco e poi vedo. Ops.... mi sa che accade gia' adesso.

 

 

(*) anche se la cosiddetta difesa e' spesso e volentieri ridotta a una lista di cose che paghi di meno o per niente, per il resto te la devi cavare da solo anche nella patria della "Famigghia".

Veniamo alle coppie eterosessuali.

Comincerei con una domanda: Se, tali coppie, desiderano rendere stabile il loro amore, e ricevere, allo stesso tempo, legittimamente, le tutele giuridiche in quanto coppia, cosa possono fare, in base alle Leggi vigenti ?

La parola-chiave, credo sia possono. Possono indica, appunto, una possibilità, e, quindi, se le parole hanno un senso, la libertà di poter scegliere. Tra cosa possono scegliere ?

Possono scegliere tra:

-  matrimonio civile, regolato, essenzialmente  - e, quindi, non solo - dal nostro Codice Civile;

                                                                e

-  matrimonio concordatario, se sono credenti, e desiderano che, la loro unione, sia  - anche - un Sacramento.

 

Qui, è già possibile notare, una non trascurabile differenza, rispetto alle coppie omosessuali. E che, a parer mio, si rivolge a tutto vantaggio delle coppie eterosessuali, e, al contrario, in danno delle coppie omosessuali. E cioè che, tale possibilità, e, quindi, la libertà di cui si diceva poc'anzi, non è affatto riconosciuta alle coppie omosessuali. Queste ultime, infatti, non possono scegliere tra un forma di matrimonio, e un'altra. Se intendono vivere stabilmente insieme, non hanno scelta: devono solo convivere di fatto!

Il titolo di questo - lungo, e me ne scuso! - commento, è: Ma è proprio necessaria  - o, anche, opportuna -, una Legge che disciplini le coppie di fatto eterosessuali ?

Personalmente, la ritengo superflua, e, oserei dire, dal punto di vista di cui dirò, anche dannosa.

Superflua, perché non vedo, nei confronti di una coppia eterosessuale che decidesse di vivere stabilmente insieme, senza rinunciare alle tutele e garanzie, non vedo, dicevo, un vuoto normativo. E infatti, come domandavo in altra parte di questo commento, quali sono queste nuove   - diverse? - tutele, di cui, la nuova Legge, dovrebbe farsi carico ? Non c'è, forse, il rischio di creare, come scrive ottimamente enzo michelangeli,  in altro commento a questo post di giorgio topa, un doppione, nella sostanza, aggiungo io, del matrimonio civile

Nella parte quarta di questo commento, scrivevo ritenere superflua, e, a parer mio, dannosa, un'eventuale Legge che disciplinasse le coppie di fatto etero.

Perché dannosa ? Perché la convivenza di fatto etero, detta anche convivenza more uxorio, o famiglia di fatto, rappresenta, dal punto di vista delle categorie giuridiche, esercizio di autonomia privata.  O, se si preferisce, con diversa espressione, principio di autodeterminazione   -  o libera determinazione  -  del singolo.

Per usare un linguaggio non troppo tecnico, essa indica, cioè, la libertà, e il potere, di una persona, di decidere da sé, il modo più idoneo a perseguire i propri interessi, e soddisfare, se del caso, i propri bisogni. Decide il singolo, cioè noi privati, e non già il Potere pubblico, ad esempio lo Stato, come regolare parte dei nostri rapporti interpersonali.

Che tale convivenza more uxorio, sia, dal punto di vista giuridico, esercizio di autonomia privata, e, come tale, non sia troppo interessata da interferenze indebite dello Stato, non sembra essere opinione isolata, tra gli studiosi, e gli operatori del Diritto.

 

Tra i primi, vorrei indicare, tra i tanti, Lorenza Violini, Ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università di Milano, che scrive:

(...) diritti e doveri delle coppie di fatto (...) possono essere ben ospitati nell'àmbito del diritto privato (...) così rispettando in massimo grado la libera e responsabile volontà dei due partners (...). 

Ritenere possa essere il Diritto privato, e non il Diritto pubblico, a regolamentare una coppia di fatto, significa riconoscimento dell'autonomia privata. Poiché, quest'ultima, tradizionalmente, si ritiene appartenga, appunto, al Diritto privato. 

 

Tra i secondi, vorrei ricordare la Corte Costituzionale. Che, nella sentenza 13 maggio 1998, nr. 166 **, al punto 5, del Considerato in diritto, scrive:

(...) la convivenza more uxorio rappresenta l'espressione di una scelta di libertà dalle regole che il legislatore ha sancito in dipendenza del matrimonio: da ciò deriva che l'estensione automatica di queste regole alla famiglia di fatto potrebbe costituire una violazione dei princìpi di libera determinazione delle parti (...).


 

Conclusioni.  

A mio modesto, e quindi per nulla qualificato parere, è bene che, i Pubblici poteri  - lo Stato, in primis -, riducano al minimo, un intervento mirato a disciplinare, più o meno nel dettaglio, il rapporto di coppia eterosessuale. Credo lo Stato si debba limitare a farsi garante degli accordi che, liberamente e scientemente, la coppia ha raggiunto. Intervenire, cioè, soltanto per far rispettare, con gli Organi di cui dispone, tali accordi.

Come dovremmo aver imparato dai testi di Diritto Costituzionale, tra le Libertà, c'è anche, importantissima, la libertà cd. negativa, e cioè la 

 

pretesa ad un comportamento omissivo dello Stato

 

(cfr, Temistocle Martines, Diritto Costituzionale, Giuffrè, Milano, 2004).

 

Chiuderei con una domanda: Non chiediamo allo Stato, forse, di astenersi dall'intervenire nel Settore economico, perché, un suo intervento, droga il Libero mercato ?  

Perché, allora, tale  - opportuna - regola, non dovrebbe valere anche nell'ambito del Diritto di famiglia ?

 

 

** Per scaricare la Sentenza, cliccare su Ricerca Cronologica; poi su Anno 1998; infine sul nr. della Sentenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritenere superflui e dannosi alcuni diritti che (1) sono naturali e (2) non vanno ne' a ledere ne' a comprimere liberta' o diritti altrui, e' una cosa dannosa e soprattutto illiberale, per quanto mi riguarda.

Poi mi sembra che l'argomento in questione che la

convivenza more uxorio, sia, dal punto di vista giuridico, esercizio di autonomia privata, e, come tale, non sia troppo interessata da interferenze indebite dello Stato

sia completamente illogico. Se io ho rapporti con lo Stato (cosa abbastanza naturale, no?) ed ho necessita' di rendere noto allo Stato che c'e' una persona che dal mio punto di vista e' un familiare stretto, pur non essendolo legalmente allo stato attuale delle cose, come posso farlo con il diritto privato? Prendiamo l'esempio concreto dell'assistenza in ospedale per i conviventi: c'e' una maniera di regolamentarla all'interno del solo diritto privato? A me sembra che nella pratica tutte le vie per risolvere questo problema siano sostanzialmente equivalenti ad un riconoscimento pubblico (e conseguente tutela) della coppia di fatto.

 

Dal punto di vista pratico poi c'e' un'altra questione: regolamentare le tutele tra conviventi tramite il diritto privato e' un'operazione lunga e complicata dal punto di vista della coppia di ventenni che vorrebbe solo stare insieme e mettere su casa, comparata con la facilita' (dal punto di vista legale) con cui si puo' contrarre il matrimonio e relative tutele. Io credo che molte coppie di fatto vorrebbero semplicemente uno strumento legale che permettesse loro di essere minimamente tutelati al prezzo di un paio d'ore negli uffici comunali.

Tra le altre cose, voi continuate a dimenticarvi un altro ottimo motivo per introdurre una forma di unione "light" tipo PACS: che in Italia il tempo minimo per ottenere il divorzio e' di tre anni (a fronte dell'anno tipico di molti altri paesi).

 Lei scrive

 

A me sembra che nella pratica tutte le vie (...) siano sostanzialmente equivalenti ad un riconoscimento pubblico (e conseguente tutela) della coppia di fatto (...).

 

Qualche domanda.

 

1.  Ci sono differenze sostanziali, tra un <<riconoscimento pubblico>>, di cui lei parla, e il Matrimonio, quale previsto, attualmente, dal nostro Ordinamento ? 

2.  Se differenze vi sono, quali sono ? E perché, secondo lei, dovrebbe preferirsi questo <<riconoscimento pubblico>>, alle tutele giuridiche, già esistenti, del Matrimonio oggi vigente nell'Ordinamento italiano ?

 

Lei scrive ancora

 

Ritenere superflui e dannosi alcuni diritti che (1) sono naturali e (2) non vanno né a ledere né a comprimere libertà o diritti altrui (...)

 

Quali sono questi diritti naturali ? Sono per caso questi ? Sono, per caso, quelli proclamati a Parigi, il 26 agosto 1789 ? E cioè, quelli definiti come

              diritti minimi connessi alla sola qualità di essere umano ? 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lei scrive che

(...) un altro ottimo motivo per introdurre una forma di unione "light" tipo PACS: che in Italia il tempo minimo per ottenere il divorzio è di tre anni (...)

 

Ridurre il tempo minimo di separazione tra coniugi, per poter chiedere il divorzio, ritengo sia perfettamente condivisibile.  Anch'io trovo che, tre anni, siano un po' troppi.

Ma, mi scusi dott. Ginelli, perché, per ridurre tale termine minimo, dovrebbe rendersi necessaria introdurre, in Italia, un'unione tipo PACS ? Non sarebbe sufficiente rivedere, per ottenere lo stesso risultato, la Legge 1 dicembre 1970, n. 898 ?  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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