Quota 102, Quota 39 e 62

9 maggio 2018 lodovico pizzati

Abolire la riforma Fornero è il primo punto programmatico per Salvini. Con una sostanziale maggioranza parlamentare (Lega più Cinque Stelle) a favore di ritoccare il sistema pensionistico, la domanda non è cosa sia giusto o sbagliato fare, ma quale sarà l’impatto di un’inevitabile riforma. Forse il tutto non sarà poi così drastico.

Premetto che sono contrario ad un aumento della spesa pensionistica, primo perché il bilancio previdenziale è già in rosso, e secondo perché questo tipo di spesa, per quanto si dica, non favorisce la crescita. D'altro canto, l’ulteriore costo pensionistico di circa 15 miliardi all’anno stimato da Tito Boeri, presidente dell’INPS, mi sembra eccessivo e, in ogni caso, la riforma pensionistica che verrà da Lega e Cinque Stelle, forti del supporto popolare, è inevitabile. Ma forse, con leggere modifiche, non sarà del tutto insostenibile.

Questo articolo si suddivide in tre parti: i) in cosa consiste la riforma Fornero; ii) quale sarebbe l’idea di Salvini; iii) quale potrebbe essere una via di mezzo che soddisfi le promesse elettorali di Salvini e allo stesso tempo riduca l’impatto negativo sui conti pubblici.

La riforma Fornero

La riforma delle pensioni approvata dal governo Monti non era altro che una intensificazione delle riforme Sacconi introdotte dall’ultimo governo Berlusconi. Questo ulteriore tiro di cinghia era necessario per far fronte all’insostenibilità determinata dall’invecchiamento dei baby boomers che continua in parallelo alla mancata crescita del PIL. In estrema sintesi: l’età pensionabile è aumentata e, dal 2019, sarà portata a 67 anni. L’anno prossimo toccherà quindi alla classe del 1952, a meno che non si abbiano 43 anni di contributi, nel qual caso si potrà andare in pensione prima ma comunque a non meno di 63 anni. Si chiama pensione di vecchiaia se si va a 67 anni (con almeno 20 anni di contributi) e pensione anticipata (o di anzianità) se si va prima grazie ai 43 anni di contributi. La tabella sotto illustra a grandi linee le annate per la pensione anticipata secondo la legge Fornero, a partire dal 2019.

Tabella 1: Pensione anticipata anno 2019 secondo la legge Fornero (Quota 43)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2019

1952

24

43

67

1953

23

43

66

1954

22

43

65

1955

21

43

64

1956

20

43

63

Ci sono alcuni arrotondamenti (per esempio ci vogliono 43 anni e 3 mesi) e delle eccezioni, ma grossomodo questo è lo schema delle regole di pensionabilità anticipata attuali. Per il resto, quelli nati nel 1952 potranno prendere la pensione di vecchiaia l’anno prossimo purché abbiano almeno 20 anni di contributi.

L’intenzione di Salvini

Lo slogan elettorale è stato “abolire la legge Fornero,”  ma in realtà, entrando nello specifico, Salvini vuole introdurre “Quota 100, Quota 41 e 61.” Cosa vuol dire? Quota 41 vuol dire che gli anni di contributi necessari per avere la pensione anticipata saranno 41, anziché i 43 previsti dalla legge Fornero a partire dal 2019. 61 vuol dire che comunque bisogna avere come minimo 61 anni per ottenere la pensione anticipata, anziché i 63 anni previsti dalla legge Fornero. Quota 100 invece vuol sostituire i 67 anni per la pensione di vecchiaia con uno schema basato sulla somma dell’età e gli anni di contributi (si può andare in pensione a 66 anni con 34 anni di contributi, a 65 si va in pensione con 35 anni di contributi, eccetera fino a 61 dove ce ne vogliono 39 anni di contributi).

Leggendo questi numeri può sembrare che si vada tutti in pensione due anni prima, e quindi, dato che in quella fascia di età ci sono pressappoco 250 mila lavoratori per annata, ecco i 5-600 mila pensionati in più citati da Boeri nell’intervista al Sole. In realtà ci sono degli accavallamenti e quanto proposto da Salvini non è per niente una abolizione della legge Fornero, ma una più costosa versione. Prendiamo prima l’effetto della Quota 41 per le pensioni anticipate. La seguente tabella illustra come cambierebbe l’entrata in pensione anticipata secondo l’intenzione di Salvini, supponendo che venga già effettuata per il 2019.

Tabella 2: Pensione anticipata anno 2019 secondo Salvini (Quota 41)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2019

1952

26

41

67

1953

25

41

66

1954

24

41

65

1955

23

41

64

1956

22

41

63

1957

21

41

62

1958

20

41

61

 

Ora, prendendo come esempio un lavoratore classe 1953, secondo la legge Fornero doveva aver iniziato a lavorare a 23 anni (nel 1976) per andare in pensione nel 2019. Secondo l’intenzione di Salvini, anche il suo coetaneo che ha iniziato a lavorare a 25 anni (nel 1978) può prendere la pensione anticipata nel 2019. Quindi, dei pressapoco 250 mila lavoratori classe 1953 tuttora impiegati, solo quelli che hanno iniziato a lavorare a 24 o 25 anni sono i fortunati baciati da Salvini. Stesso discorso per la classe del 1954: la Fornero prevede la pensione anticipata solo per quelli che iniziarono a 22 anni, e Salvini benedice anche quelli che iniziarono un anno o due più tardi.

Tabella 3: Differenza Salvini (Quota 41) da Fornero (Quota 43) sulla pensione anticipata

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Età pensione nel 2019

1952

Nessun cambiamento

67

1953

24-25 anni

66

1954

23-24 anni

65

1955

22-23 anni

64

1956

21-22 anni

63

1957

16-21 anni

62

1958

16-20 anni

61

 

Di quante pensioni anticipate in più stiamo parlando? Purtroppo in assenza di dati dettagliati (sicuramente disponibili all’INPS) è difficile dire di preciso, ma prima di azzardare una stima a spanne è bene aggiungere anche l’impatto della Quota 100 sulle pensioni di vecchiaia. Per dire, la Quota 100 proposta da Salvini è molto maggiore della Quota 96 in vigore con la riforma Sacconi. Per questo Salvini non sta proponendo di tornare a Sacconi con un annullamento della legge Fornero, ma solo un addolcimento dell'attuale sistema. La tabella seguente illustra come questa Quota 100 influisce sulle pensioni di vecchiaia, e cioè l’età pensionabile anche senza i 41 anni di contributi.

Tabella 4: Pensione di vecchiaia anno 2019 secondo Salvini (Quota 100)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2019

1952

34

33

67

1953

32

34

66

1954

30

35

65

1955

28

36

64

1956

26

37

63

1957

24

38

62

1958

22

39

61

 

Come si può notare la Quota 100 per la pensione di vecchiaia proposta da Salvini fagocita la Quota 41 per la pensione anticipata proposta da... Salvini. C’è un completo accavallamento tra le due proposte. Per esempio, per la classe 1958, la Quota 41 dice che è possibile avere la pensione anticipata con 41 anni di contributi. Ma per la stessa classe la Quota 100 dice che è possibile avere la pensione di vecchiaia con solo 39 anni di contributi. In sintesi, per vedere quanti pensionati in più produrrebbe Salvini basta basarsi sulla Quota 100 per la pensione di vecchiaia. La seguente tabella illustra le differenze tra Salvini e Fornero per pensione di vecchiaia (con pensione anticipata accavallata dentro).

Tabella 5: Differenza Salvini (Quota 100) da Fornero (minimo 67 anni) sulla pensione di vecchiaia

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Età pensione nel 2019

1952

Nessun cambiamento

67

1953

24-32 anni

66

1954

23-30 anni

65

1955

22-28 anni

64

1956

21-26 anni

63

1957

16-24 anni

62

1958

16-22 anni

61

 

La tabella 5 illustra quanti pensionati in più ci sarebbero nel 2019 per classe di età secondo le intenzioni di Salvini. Esattamente, dei 250 mila lavoratori classe 1953, quanti hanno iniziato a lavorare tra i 24 e 32 anni? La maggior parte? Questi potranno usufruire della pensione anticipata grazie a Salvini. Dei 250 mila lavoratori della classe 1954, quelli che hanno iniziato a lavorare tra 23 e 30 anni potranno beneficiare da un ritocco alle pensioni di Salvini. E così via fino a quelli del 1958. Adesso è molto più ampia la forchetta di lavoratori per ogni classe avvantaggiati da Salvini, e la stima di Boeri di 5-600 mila pensionati in più pare quasi troppo contenuta.

La proposta di mezzo: Quota 102, Quota 39 e 62

Se la promessa elettorale di Salvini comporta 15 miliardi di spesa pensionistica in più all’anno (effettivamente troppo), un piccolo ritocco dimezzerebbe il numero di pensionati in più. Per esempio, anziché Quota 100 basterebbe controbattere con Quota 102 per la pensione di vecchiaia, e, perché no, Quota 39 per la pensione anticipata anziché Quota 41 (tanto si accavalla dentro quell’altra e non cambia niente, ma fa generoso), e come via di mezzo 62 come minimo di età. Le seguenti tabelle illustrano questa nuova proposta come via di mezzo.

Tabella 6: Pensione anticipata anno 2019 “proposta di mezzo” (Quota 39)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2019

1952

28

39

67

1953

27

39

66

1954

26

39

65

1955

25

39

64

1956

24

39

63

1957

23

39

62

 

Tabella 7: Pensione di vecchiaia anno 2019 “proposta di mezzo” (Quota 102)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2019

1952

32

35

67

1953

30

36

66

1954

28

37

65

1955

26

38

64

1956

24

39

63

1957

22

40

62

 

Tabella 8: Differenza “proposta di mezzo” (Quota 102) da Fornero (minimo 67 anni)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Età pensione nel 2019

1952

Nessun cambiamento

67

1953

24-30 anni

66

1954

23-28 anni

65

1955

22-26 anni

64

1956

21-24 anni

63

1957

16-23 anni

62

 

Paragonando la tabella 8 con la tabella 5 vediamo che la forchetta per ogni classe di età di lavoratori agevolati rispetto alla legge Fornero è diminuita. Per esempio, per la classe 1953 la legge Fornero prevede la pensione a 66 anni solo per chi ha iniziato a lavorare a 23 anni e ha 43 anni di contributi. Questa via di mezzo concederebbe la pensione a 66 anni anche a chi ha iniziato a lavorare dai 24 ai 30 anni. Ma stiamo parlando comunque di 36 a 42 anni di contributi. Non avendo i dati disaggregati dell’INPS non è possibile calcolare esattamente il costo di questa proposta di mezzo, ma non mi sorprenderei se i pensionati aggiuntivi fossero solo 2-300 mila, rispetto ai 5-600 mila stimati da Boeri su quanto proposto da Salvini. Il costo sui conti pubblici sarebbe quindi molto probabilmente ben al di sotto dei 10 miliardi annui, anziché i 15 miliardi della versione Q100, Q41 e 61 di Salvini. Se pensiamo che in media una pensione costa allo stato 15 mila euro annui, 2-300 mila pensioni in più costerebbero dai 3 ai 5 miliardi in più allo stato. Non è consigliabile, ma data la volontà espressa alle elezioni, questa sarebbe una cifra più trattabile che allo stesso tempo concede un minimo di flessibilità per i più anziani con oltre i 36 anni di contributi.

E gli anni successivi?

Una critica a questo tipo di ritocco alla legge Fornero è che l’impatto sarà permanente anche per gli anni venturi. Ogni pensione anticipata in più sarà a carico dello stato anno dopo anno, con sempre più pensioni aggiuntive negli anni successivi. In realtà ci sarà un boom di pensioni aggiuntive nel 2019 (ipotetico anno di attuazione riforma), ma un ridimensionamento negli anni successivi. Questo perché il primo anno (2019) quelli che non hanno i 43 anni di contributi previsti dalla legge Fornero, ma ne hanno 42, 41, 40 e 39, ora potranno anche loro avere la pensione anticipata. Ma l’anno dopo (2020) non ci saranno ulteriori pensioni anticipate con 42, 41, e 40 anni di contributi, perché questi saranno andati in pensione già nel 2019. Le seguenti tabelle illustrano la situazione delle pensioni anticipate nel 2020 con la legge Fornero, con la riforma proposta e la differenza.

Tabella 9: Pensione anticipata anno 2020 secondo la legge Fornero (Quota 43)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2020

1953

24

43

67

1954

23

43

66

1955

22

43

65

1956

21

43

64

1957

20

43

63

 

Tabella 10: Pensione anticipata anno 2020 “proposta di mezzo” (Quota 39)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2020

1953

28

39

67

1954

27

39

66

1955

26

39

65

1956

25

39

64

1957

24

39

63

1958

23

39

62

 

Tabella 11: Pensione di vecchiaia anno 2020 “proposta di mezzo” (Quota 102)

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Anni di contributi

Età pensione 2020

1953

32

35

67

1954

30

36

66

1955

28

37

65

1956

26

38

64

1957

24

39

63

1958

22

40

62

 

Come per il 2019, anche per il 2020 la tabella 11 (pensione vecchiaia) accavalla la tabella 10 (pensione anticipata), ma la differenza sta nel fatto che il numero di pensionati in più nel 2020 sono meno che nel 2019, quando paragonati alla legge Fornero. Questa la differenza con la Fornero nella seguente tabella.

Tabella 12: Differenza “proposta di mezzo” (Quota 102) da Fornero (minimo 67 anni) anno 2020

Anno di nascita

Età inizio lavoro

Età pensione nel 2020

1953

Nessun cambiamento

67

1954

27-30 anni

66

1955

26-28 anni

65

1956

25-26 anni

64

1957

24 anni

63

1958

16-23 anni

62

 

Paragonando la tabella 12 (per il 2020) e la tabella 8 (per il 2019) si nota che la forchetta di pensionati aggiuntivi è diminuita. Per esempio, perché nel 2020 i pensionati a 66 anni (in più rispetto alla Fornero) sono quelli che hanno iniziato a lavorare dai 27 ai 30 anni, mentre nel 2019 i pensionati a 66 anni (in più rispetto alla Fornero) sono quelli che hanno iniziato a lavorare dai 24 a 30 anni? Perché quelli classe 1954 che hanno iniziato a lavorare a 24, 25, 26 anni sono già andati in pensione l’anno prima.

In conclusione, anche se un ritocco alla legge Fornero avrà comunque un impatto permanente, la forchetta di pensionati in più sarà più elevata solo nell’anno di introduzione e meno marcata negli anni successivi.

9 commenti (espandi tutti)

Domanda

Francesco Forti 10/5/2018 - 16:28

Giusto per capirci, le ipotesi sul tavolo (Quota 100, 102, Quota 39 e 62) sono a prestazioni pensionistiche immutate, rispetto alla pensione percepibile ora con il regime attuale?

 

 

Se uno contribuisce meno anni (39 anziche' 41 o 43) poi percepisce di meno. Immagino sia cosi' anche nella proposta di Salvini.

La riforma Monti-Fornero è stato un provvedimento mirato a ridurre il fabbisogno di cassa dello Stato, procrastinando il pagamento delle pensioni. Tuttavia, in virtù del metodo di calcolo contributivo (in vigore pro-quota dal ’96 e che la riforma, alla buon’ora, ha esteso a tutti i contributi versati da quel momento in poi), l’effettivo risparmio riguarda solo la parte delle pensioni calcolata con il metodo retributivo (in percentuale sulle retribuzioni), mentre la per la quota contributiva, che paga sempre lo stesso valore attuale, il rinvio del pagamento aumenta l’esborso futuro.

I principali problemi generati della riforma Salvini sono: a) il fatto che venga nuovamente spostata l’attenzione sulla vita lavorativa (anni di contribuzione) anziché sulla speranza di vita al momento della pensione, che dovrebbe essere il perno centrale delle regole pensionistiche e b) che per effetto di questa distorsione si rischia di introdurre nuovamente degli indebiti vantaggi a favore di coloro che sono già stati favoriti dalle regole di calcolo retributive, in  particolare quelli che nel 1996 avevano già maturato i fatidici 18 anni di contributi versati e che nel 2018 sono giusto arrivati a 40-41 anni di contribuzione. Quindi, se invece di parlare di quote 100, 101 o 102, reintroducessero la flessibilità di uscita quinquennale che era già prevista con l’introduzione del sistema contributivo (applicando lo stesso fattore di rettifica anche alle pensioni retributive per coloro che volessero godere dello stesso trattamento anticipato), non sarebbe affatto una cattiva idea e avrebbe pure il pregio di essere sostenibile dal punto di vista attuariale pur richiedendo maggiori uscite di cassa immediate con il vantaggio però di richiedere una soluzione immediata del problema dell’equilibrio di bilancio, senza dover lasciare il cerino acceso a chi verrà in seguito (sull’esempio delle c.d. clausole di salvaguardia).  Purtroppo le ragioni della equivalenza attuariale e quelle della propaganda politica spesso seguono strade differenti.

Leggendo dall'estero, non comprendo se in Italia esistano ,o siano rimasti, gli attuari, e se i vari proponenti di riforme pensionistiche li consultino o meno.

Il dubbio che gli attuari italiani o non esistano o non vengano consultati mi venne in mente quando lessi il Sig. Renzi attaccare le pensioni di reversibilità.

Ora, o nel calcolo della pensione gli attuari italiani, qualora consultati in merito, hanno considerato la reversibilità, nel qual caso l'attacco del Sig. Renzi era del tutto immotivato, e sostanzialmente sosteneva un vero e proprio furto dalle tasche dei contribuenti, oppure non lo hanno fatto, nel qual caso l'attacco del Sig. Renzi era malposto, nel senso che avrebbe dovuto chiedere l'attuarializzazione delle pensioni per sostenere in maniera equa la reversibilità.

Qui il punto é lo stesso, un calcolo attuario nemmeno troppo complicato dovrebbe permettere di calcolare la pensione di chi vuole andare in pensione a 50 anni, 60 anni, 70 anni, o qualsiasi altra etá. Il calcolo diventa forse piú complesso una volta che in presenza di un sistema a ripartizione bisogna fare in modo che tengano i conti, ma dubito che gli attuari italiani non riescano a svolgere i calcoli necessari, e a gestire le relative simulazioni.

O mi sbaglio?

L'argomento pensioni ha tanti aspetti. Adesso mi riferisco alle pensioni, lasciando fuori tutte le altre forme di 'servizi' che l'INPS gestisce, e che non dovrebbero incidere sul capitolo pensioni in senso stretto: dalle pensioni di reversibilità e invalidità alle varie indennità di disoccupazione, malattia, maternità ecc

Questi servizi non dovrebbero essere coperti dalle entrate contributive nel sistema contributivo.

Credo che dovrebbe essere prevalente cosa sia giusto fare, e non asservire ai 'conti in ordine' dell'INPS le necessità dei cittadini. Questo nel caso che si consideri l'Ente come quello che organizza un servizio per il lavoratore e non quello a cui il lavoratore debba asservire i suoi bisogni.

In varie discussioni sembra che 'l'impatto' di qualunque riforma del sistema pensionistico sia prevalente, soprattutto a sentire la Fornero. Ma lei difende con i denti una sua legge, è ovvio. L'INPS ha un bilancio in attivo per la sola componente previdenza, al netto delle altre spese a suo carico e al netto dell'irpef che torna allo Stato.

Non capisco perché considerare le pensioni l'unico aspetto su cui operare per tenere i 'conti in ordine' dell'INPS.

In un periodo di crisi in cui è ridotto il lavoro ed i conseguenti incassi contributivi, la riduzione di erogazioni pensionistiche risulta una misura tampone provvisoria per la liquidità necessaria, sebbene in danno dei pensionandi. Ma ci sono anche altri interventi possibili, come la regolarizzazione di tanto lavoro dipendente pagato a nero e quindi senza versamenti contributivi, campana che una certa parte politica non vuol sentire.

Comunque nella logica dei 'conti in ordine' va considerato che adesso si esauriscono le pensioni retributive.

Per le pensioni contributive i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in assegno pensionistico si riducono con la minore età del pensionando. L'INPS dà una pensione maggiore per minor tempo invece di una pensione inferiore per più tempo. Il valore attuale della rendita vitalizia non cambia.

Chi ha bisogno di una pensione maggiore continua a lavorare sua sponte, condizioni di salute permettendo.

Chi ha necessità di lasciare il lavoro, anticipando l'andata in pensione accetta sia di non far aumentare di circa il 3% l'anno il suo montante contributivo non versando altri contributi, sia la riduzione della pensione, che verrebbe calcolata con un coefficiente di trasformazione inferiore di più del 3% all'anno. Entrambe cause di riduzione dell'assegno pensionistico. Con la precarizzazione del lavoro i montanti contributivi saranno sempre più bassi, a parità di età anagrafica, con conseguente riduzione degli assegni pensionistici.

A parità di occupazione, a fronte di un dipendente che va in pensione c'è un nuovo assunto, i cui versamenti contributivi sostituiscono quelli del pensionato. E nelle casse dello Stato entrano le tasse sia del pensionato che del nuovo assunto.

La variazione nel tempo dei coefficienti di conversione del montante contributivo in pensione tiene conto dell'aumento della speranza di vita, e quindi del prolungamento dell'erogazione della pensione. Per chi aveva 60 anni nel 2009 il coeff. era 5,163% mentre per chi ha 60 anni nel 2018 è 4,589%, con una perdita della pensione di più dell'11%. Aver operato su questi coefficienti porta già una riduzione dell'esborso futuro da parte dell'INPS. Ma ora si aggrava ancor più la condizione del pensionando procrastinando l'età di pensionamento.

Credo che si sia tenuto conto di queste cose e di altro nel calcolo del costo di un blocco della 'Fornero'. Ma non lo so.

Poi c'è da vedere cosa farebbe il nuovo Governo: il blocco inteso come non innalzamento automatico dell'età pensionabile come conseguenza dell'aumento della speranza di vita comporta una spesa molto inferiore a quella della cancellazione totale della legge.

Penso che il lavoratore dovrebbe avere più voce in capitolo sulla sua vita.

Se vuole lasciare il lavoro anche solo dopo pochi anni di anzianità contributiva e si accontenta di un assegno misero, l'INPS dovrebbe corrispondere la rendita vitalizia commisurata al montante contributivo, per quanto basso sia. E invece incassa senza nulla dare i contributi versati per meno di 20 anni, che mi sembra un furto.

Credo che il sistema vada riformato radicalmente in altro modo, non certo allungando l'età di pensionamento.

Quanto è odiosa l'espressione 'conti in ordine' quando è usata in danno dei lavoratori.

Parole, parole

amadeus 17/5/2018 - 10:12

Bei discorsi, belle parole. Soluzioni zero.

Con i bei discorsi non si compra il pane. Così è la vita, mi spiace per lei. Non è una frase fatta: tutti gli organismi viventi, per vivere, devono avere un bilancio energetico positivo (l'energia utilizzata per procacciarsi le sostanze che servono per il loro sostentamento deve essere necessariamente non inferiore a quella che tale sostentamento produce). Si chiama equilibrio di bilancio.

L'energia spesa deve essere non superiore a quella prodotta, o sbaglio? :-)

Giusto

amadeus 17/5/2018 - 17:11

Hai ragione (la fretta...). Il concetto è quello. In realtà puoi avere uno sbilancio negativo per un periodo limitato (se usi quello che hai accumulato in passato...).

Sono contento che lei li consideri bei discorsi, belle parole. Vuol dire che qualcosa c'è. Non sono d'accordo su 'soluzioni zero', perché qualcosa c'è, anche se lei non le considera tali.

Avrei anche dell'altro, almeno come proposte, ma non l'ho scritto anche perché non mi sembra che ogni commento debba contenere soluzioni, almeno a leggerli tutti.

Non mi pare di aver contestato l'equilibrio di bilancio, che è stato messo perfino in Costituzione all'art.81 secondo me senza senso, perché è una misura talmente di buon senso che non ce n'era bisogno.

Anzi ho proprio sostenuto che l'INPS dovrebbe rispettare il pareggio di bilancio tra contributi che incassa e pensioni che paga, e non pagarci altre cose che andrebbero a carico dell'Erario, per non fare un minestrone unico.

Anche lo Stato dovrebbe rispettare il pareggio del suo bilancio, pure assumendo a suo carico le altre spese di natura assistenziale che l'INPS gestisce.

E invece c'è chi vuole 'un appropriato ricorso al deficit', come hanno scritto nel 'contratto' i forse futuri governanti.

So pure che c'è chi pensa che 'con la cultura non si mangia'.

Vista la correzione cancello il resto, anche se il parallelo mi sfuggiva prima e mi sfugge ancor più ora: con l'inversione dei termini della disequazione il concetto come fa a restare quello; ma non ha importanza.

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