Le ragioni dei maestri

29 ottobre 2008 natascia farsura

La legge di riforma della scuola proposta dal ministro Gelmini trasformerà radicalmente la scuola primaria; purtroppo, i media si sono soffermati sui grembiulini e su poche altre questioni marginali. Secondo noi maestri il tema va invece approfondito, perché le riforme proposte vanno in una pessima direzione. Il ministro Gelmini continua a dire: “Non capisco il perché di tante manifestazioni”. Già, NON CAPISCE!

Per chi ha frequentato i banchi alcuni lustri or sono, e cioè dai tempi del maestro unico, definitivamente soppiantato dal team docenti nel 1990 (in fase sperimentale in alcune scuole dall'85), vale la pena ricordare che la scuola elementare negli ultimi anni si è notevolmente trasformata, essendosi al tempo stesso trovata a far fronte a nuovi problemi e a nuovi bisogni: l'inserimento nelle classi di bambini disabili, l'arrivo di quote massicce di stranieri, nonché la progressiva trasformazione della famiglia.

La Scuola ha voluto e saputo cambiare, offrendo agli alunni e alle loro famiglie un tempo scuola più lungo (la scelta tra 27, 30 o 40 ore settimanali), la pluralità dei docenti, e cioé un team di insegnanti con competenze disciplinari diverse, che lavora insieme, promuovendo nei bambini sia l'apprendimento che la crescita come individui. Inoltre, l'offerta formativa è stata arricchita dalle compresenze, ovvero dalla presenza di due docenti in classe per tre o quattro ore la settimana, che permettono anche il recupero dei bambini in difficoltà.

La riforma Gelmini purtroppo non ha, secondo me, alcun fondamento pedagogico. Non ho studi pedagogici da citare [ndr: li abbiamo cercati anche noi presso alcuni specialisti, e pare non ce ne siano], ma è opinione comune delle colleghe, anche di quelle oramai giunte all'età pensionabile, e quindi con esperienza lavorativa con entrambi i modelli, che per i bambini è più stimolante avere almeno due insegnanti. L'unico scopo della riforma è quello di tagliare drasticamente la spesa. Tagliare e risparmiare è lodevole, ma per sapere se conviene farlo, occorre anche capire gli effetti di questi tagli.

La misura maggiormente pubblicizzata è la riduzione di circa 85000 insegnanti in meno di tre anni , che verrà operata sostanzialmente aumentando la dimensione delle classi, reintroducendo il "maestro unico" ed eliminando le "compresenze" di più maestri nella stessa classe che avranno un carico orario uguale all'attuale, ma diversamente distribuito. Ogni docente avrà 24 ore frontali d'insegnamento, contro le 22 attuali + 2 di programmazione. Tutte misure, ad opinione di noi maestri, nefaste dal punto di vista pedagogico.

Si prevede innanzitutto l'innalzamento del rapporto alunni/classe fino a 28 bambini, handicap compresi, secondo quanto stabilito nel Piano Programmatico. Non serve commentare come un simile rapporto possa influire negativamente sulla possibilità del maestro di seguire percorsi differenziati per alunni con capacità diverse.

Il “maestro unico” dovrà insegnare tutte le discipline, mortificando di fatto la specializzazione che i docenti, grazie alla suddivisione delle materie tra gli insegnanti di classe, hanno acquisito nel corso della carriera professionale. Ma soprattutto, il lavoro dei docenti di classe non sarà più impostato sul confronto e sulla collaborazione in riferimento alle scelte didattiche e agli stili educativi. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini; gli alunni saranno privati della possibilità di formarsi con la guida di una pluralità di figure e i genitori saranno costretti a rapportarsi con un unico docente, senza appello, senza possibilità di confronto a più voci. La scomparsa delle compresenze renderà impossibile lavorare con piccoli gruppi di bambini per attività di potenziamento e recupero.

Inoltre, esistono misure apparentemente di secondaria importanza, ma che incidono secondo noi notevolmente nella formazione dei bambini. Vengono ridotte drasticamente tutte le esperienze di arricchimento formativo, dai laboratori espressivi al corso di nuoto, dalle uscite nel territorio alle visite d'istruzione. Perquestioni di sicurezza infatti il singolo insegnante non potrà più effettuareuscite con la classe dalla scuola, poiché è stabilito che il rapportoalunni/docente, in occasione di gite di qualunque genere non possa esseresuperiore a 15 bambini per docente.

Altra misura degna di interesse è l'“essenzializzazione” delle discipline e dei Piani di Studio: insegnare i saperi essenziali significa migliorare la qualità della Scuola? Ne dubito. Il numero delle discipline non verrà ridotto, ma poiché sarà minore il numero di ore d'insegnamento di alcune di esse, non resterà che concentrare le attività sull'acquisizione di saperi MINIMI, di obiettivi irrinunciabili, ma non per questo, a nostro avviso, sufficienti a FORMARE nella sua totalità l'individuo.

È prevista l'eliminazione, entro l'a.s. 2011/2012 dei docenti specialisti di lingua inglese. Per compensare, il maestro unico dovrà frequentare un corso d'inglese di 200 ore circa, che dovrebbero, secondo il disegno di legge, bastare per permettergli di insegnare la lingua straniera ai suoi alunni!

Inoltre si prevede la costituzione di classi a 27/30 o 40 settimanali ore solo nei limiti dell'organico assegnato, per cui l'offerta che la scuola darà non terrà più conto delle esigenze delle famiglie in quel determinato territorio, ma dovrà semplicemente adeguarsi alle risorse che il Ministero vorrà concedere ad ogni Istituto. Non è ancora chiaro come questo sia conciliabile con l'orario di servizio di ogni docente di 24 ore settimanali. Resta il fatto che questo implicherà meno capacità di scelta delle famiglie fra scuole con orario a tempo pieno e scuole con orario ridotto.

Infine, si prevede la progressiva eliminazione dei plessi con meno di 50 alunni ed il “dimensionamento” degli istituti comprensivi con meno di 500 alunni, senza tener conto delle diverse realtà territoriali.

La Scuola pubblica è un bene comune e tagliare sull'istruzione equivale a rinunciare ad investire sul futuro. Nulla vieta di attuare delle riforme poiché tutto può essere migliorato, ma per farlo è necessario avviare un dialogo, un confronto con il mondo della Scuola. Tale dibattito non c'è stato e continua ad essere negato. Per queste ragioni insegnanti, genitori e alunni si stanno mobilitando in tutta Italia.

Ci siamo occupati poco di scuola primaria; abbiamo chiesto ad una maestra cosa cambierà con la riforma

191 commenti (espandi tutti)

Una curiosità: il taglio/ottimizzazione del personale docente riguarderà anche gli insegnanti di religione?

No, quelli sono indicati dalla Santa Sede, anche se poi pagati dallo Stato Italiano. Inoltre i professori di religione sono presenti dalla scuola secondaria in poi, e quella non è stata (ancora) toccata.

Guarda che alle scuole primarie si fanno due ore (2!) di religione cattolica alla settimana. Hanno addiritura un programma divisio a bienni coi libri di testo e tutto a modino. (tra l'altro, ora che lo vedo, "io coloro gli atti degli apostoli" non e' niente male. mo me lo compro).

Il maestro di inglese invece sparisce. L'inglese verra' insegnato dal maestro unico dopo che il maestro unico ha fatto un corso di 120 ore per imparare l'inglese egli stesso.

Quindi in sostanza: lo stato paga insegnanti spezializzati in religione cattolica  (e scelti dalla curia). Invece per quelli di inglese ci si arrangia. 

Ci tengo ad agginungere un parere aneddotico. Mia mamma e' insegnante elementare in pensione; lei approva il ritorno al maestro unico solo per un motivo: con l'ingresso dei cosiddetti moduli e dell'autonomia scolastica, le scuole prendevano soldi sulla base del numero di attivita' nuove introdotte. Cosi' la scuola si prodigava in centomila corsi superspecifici che andavano dal suonare il piffero all'educazione stradale passando per la storia degli indiani d'america. Qualsiasi cosa era buona perche' piu' corsi venivano introdotti, piu' soldi arrivaano. Il risultato e' che mancava il tempo materiale per insegnare le tabelline. Questa la sua esperienza, tanto per far sentire una voce discordante.

 

Ottima osservazione. Strano che nessuno dica nulla, no? Nemmeno l'opposizione de Pantalone (che saria el PD). Perché dovemo spendar tuti  quei schei par i preti?

Insegnanti de inglese: parché no asumemo dei bei giovani stranieri che vol star in Italia? Zè pien, tanto pien che i se copa fasendo zogheti ...

Se tutti facessero come me l'insegnante di religione non servirebbe. Ho 2 figli e tutti e 2 esonerati da religione.Siccome quando sono esonerati da religione devono fare una attività alternativa , questa attività viene fatta da una maestra. Mia moglie ha subito pressione  perchè alla maestra impegnata quell'ora dietro mio figlio gli tirava il culo farla .

Stai a vedere che adesso la colpa è del Vaticano...

Il fatto e' questo:

 

  • il catechismo della religione cattolica alle elementari e' ritenuto materia importante abbastanza da avere un insegnante tutto dedicato, a parte.
  • l'inglese, invece, e' ritenuto talmente semplice (o poco importante) abbastanza da pensare che possa essere insegnato dalla maestra solita; se la maestra solita non sa un piffero di inglese (*) allora si fa un corso che va dalle 120 alle 200 ore et voila, eccoci a posto.

 

Senza nemmeno tirare in ballo il vaticano, questa mossa mi conferma che se la riforma ha intenti pedagogici, sono gli intenti pedagogici delle balle di menelicche.

(*) i tagli comportano il mantenimento degli insegnanti di ruolo (quindi, immagino, i piu' vecchi) e l'espulsione dei precari (quindi, i piu' giovani). Anche solo senza introdurre criteri di merito spaziali, ci voleva tanto ALMENO a far si' che rimanessero solo quelli che sapevano l'inglese?

Credo che il le modalità di scelta dell'insegnante di religione siano riconducibili al Concordato e alle norme che regolano l'Insegnamento della religione cattolica. Rimuovere tale figura comporterebbe rivedere tali norme. Ora il punto è: hanno voglia i nostri raprresentanti di sollevare il polverone che potrebbe derivarne? Io non credo. Molto più semplice estromettere un insegnante di lingua, il quale "dipende" esclusivamente dal Ministero dell'Istruzione. Naturalmente senza valutare le conseguenze e senza tenere presente quale sia la cosa migliore da fare (sebbene la più scomoda).

Io pero' religione alle elemntari non la facevo e scommetto neanche tu. Questo perche' il concordato ogni tanto lo si ritocca, eccome!, ma nella direzione opposta a quella che vorrei io. Per l'insegnamento di religione alle elmentari, per esempio, dobbiamo dire grazie ad un accordo tra il ministro Moratti e il cardinal Ruini. Evidentemente erano tempi in cui la scuola aveva un sacco di soldi da spendere.

E poi questa cosa del polverone: io non me la ricordo una riforma della scuola che non abbia suscitato scioperi generali come se piovesse, e dire che praticamente ogni governo ne ha fatta una! Un po' perche' per gli studenti e' un invito a nozze per andare in piazza ad attaccar bottone con la biondina della terza F, un po' perche' i sindacati della scuola sono una piaga, un po' perche' ogni riforma e' stata fatta allo stesso modo (cioe' male, anzi malissimo). Che ne facessero una giusta almeno una volta! Ci becchiamo gli scioperi (che tanto arrivano lo stesso) ma almeno siamo messi meglio.

 

Ciao Lubo,

io non direi che è colpa del Vaticano, direi che la colpa e dei dirigenti dello stato della città del vaticano.

Voglio dire: è chiaramente un momento difficile, dal punto di vista finanziario, per la scuola, quindi non capisco perchè si debbano sperperare soldi pagando persone che sono in cattedra perchè il vescovo della diocesi riconosce loro la degnità o indegnità per poter insegnare in una scuola che pagano anche i non cattolici.

Da quello che so io, i professori di religione stanno in una graduatoria a parte, e hanno l'obbligo di una convalida da parte del vescovo...a me tutto questo sembra folle perchè viola un principio di eguaglianza tra le fedi e trasferisce ai vescovi un autorità che non dovrebbero avere. Ci vorrebbe un'altra lotta delle investiture per stabilire se i vescovi possono nominare i professori. E sia chiaro, la questione non riguarda il sesso degli angeli, ma piuttosto, come sempre accade quando ci sono di mezzo i nostri preti, il sesso di noi comuni mortali, infatti qui è spiegato cosa implichi il servaggio al vescovo nell'Italia di oggi.

Quanto all'inglese, non sta forse scritto:

"Poi, nella festa di Pentecoste, lo Spirito Santo si mostra attraverso altri segni: attraverso il segno di un vento gagliardo, di lingue di fuoco, e gli Apostoli parlano in tutte le lingue. Questo è un segno che la dispersione babilonica, frutto della superbia che separa gli uomini, è superata nello Spirito che è carità e che dà unità nella diversità. Dal primo momento della sua esistenza la Chiesa parla in tutte le lingue — grazie alla forza dello Spirito Santo e alle lingue di fuoco — e vive in tutte le culture, non distrugge niente dei vari doni, dei diversi carismi, ma riassume tutto in una grande e nuova unità che riconcilia: unità e multiformità."

Papa Benedetto XVI

http://www.zenit.org/article-14281?l=italian

Se ne facciamo molte, di ore di religione, alla fine le lingue le impareremo anche noi.

Io alle elementari ho fatto il tempo pieno (in famiglia ne eravamo tutti contenti) e avevo anche l'isegnamento di religione. Ci terrei però a precisare quello che intendevo dire. Dai post prima del mio, sembra quasi che la colpa sia del Vaticano. Io non lo credo. Diciamo che il Vaticano ha interesse in una cosa (l'insegnamento della religione cattolica) e sfrutta gli accordi per sostenere le sue ragioni. A mio parere la colpa è dei nostri politicanti, i quali forse per timore di dispiacere alla Santa Sede o per un quieto vivere dei rapporti con il clero preferiscono tagliare là dove lo possono fare liberamente, senza considerare quali siano le conseguenze o le priorità dell'offerta formativa all'interno della scuola. In questo senso intendevo la parola "polverone" (per il resto ogni minimo cambiamento in Italia suscita il pandemonio). Leggevo sempre sulla pagina che ho linkato nel mio post precedente, all'interno della quale sono indicate le modalità di selezione degli insegnanti di religione, che la spesa per gli stipendi degli insegnanti di religione ammonterebbe a circa 620 mln di euro. Una bella cifra che potrebbe senz'altro essere utilizzata diversamente. Ci vuole il coraggio di chi sta al governo per cambiare le cose e non aspettare l'iniziativa di chi ha l'interesse a mantenere lo status quo.

Avevo cominciato a scrivere un pistolotto, ma poi recedo, valga per tutto la frase: "Se l'istruzione costa troppo, figuratevi l'ignoranza".

Certo che la scuola italiana in mano ad una ministra "avvocato" per grazia ricevuta a Catanzaro, e un ministro delle finanze che è di fatto un commercialista non poteva fare altra fine. Ed è solo l'inizio.

Avevo cominciato a scrivere un pistolotto, ma poi recedo, valga per
tutto la frase: "Se l'istruzione costa troppo, figuratevi l'ignoranza".

Certo che la scuola italiana in mano ad una ministra "avvocato" per
grazia ricevuta a Catanzaro, e un ministro delle finanze che è di fatto
un commercialista non poteva fare altra fine. Ed è solo l'inizio.

Se il futuro e' grigio non dimentichiamoci pero' che il presente e' grigio ugualmente, la scuola italiana spende come la media OCSE e ottiene tra i peggiori risultati OCSE, grazie a chi ha preceduto Gelmini e Tremonti. Non sarei cosi' sicuro che possano solo peggiorare una situazione gia' pessima. Per quanto mi riguarda la Gelimini e' il primo ministro dell'istruzione che sento parlare di rapporto OCSE-Pisa e che si pone come obiettivo di migliorare la pessima posizione italiana. Questo punto la pone gia' una spanna sopra i precedenti ministri, astraendo dal resto.

Confesso che ho scaricato i PISA ma non li ho ancora guardati perche' sono un po' ostici da analizzare. Tu hai un link che ci riporti un sommario? Da quanto ricordo, l'Italia fa male in media, ma solo perche' al sud la scuola e' un disastro; al Nord invece i livelli sono buoni, a livello del nordeuropa. Magari ricordo male, mi piacerebbe avere una conferma.

Occhio che PISA riguarda secondary school, quelli per la primary sono i PIRLS.

Qualcuno ha a disposizione dati sulla performance degli studenti delle elementari prima e dopo l'introduzione del maestro unico? Io appartengo a coloro che hanno avuto il maestro unico e l'introduzione di piú maestri mi é sempre sembrata inappropriata. L'adeguatezza o no la valuterei sulla base dei dati e non delle opinioni personali. Vado a memoria ma gli ultimi dati dicono che le conoscenze di matematica degli studenti italiani sono tra le peggiori d'europa. Era cosi 15 anni fa? Credo che per gli studenti delle elementari sia piú opportuno acquisire delle buone conoscenze di base in matematica, italiano e inglese piuttosto che variegare l'offerta formativa.

Dati sulla performance non so se ce ne sono: i dati PISA sono presi a 15 anni. Forse c'e' qualcosa di piu' specializzato (mi pare ci sia un'ufficio governativo che si occupa di verificare la performance della scuola). 

Io ho chiesto ad alcuni colleghi di Peabody College, qui a Vanderbilt, se ci sono studi sul maestro unico e secondo loro non ci sono studi a riguardo. La loro impressione pero' e' che sia meglio avere piu' maestri specializzati solo per il valore della specializzazione.

Gli ultimi dati disponibili sono questi: http://nces.ed.gov/timss/results03.as, sembra che gli italiani siano sopra la media in lettura e sotto la media in matematica e scienza, per peggiorare ci basta un maestro unico, onnisciente in italiano, matematica, storia, scienze, e inglese, il tutto in 24 ore settimanali.

Marco, scusa, ma la mia maestra era "onniscente" in tutto a parte in inglese. Alle elementari non insegni gli integrali, insegni addizione e sottrazioni, insegni gli articoli, non la divina commedia. Se lo hanno fatto per tanti anni perché non lo possono fare addesso? I nostri redattori di noise mi sembra siano venuti su bene anche col maestro unico.

Giusto un aneddoto: la mia maestra (ops! Io facevo il tempo pieno e di maestre ne avevo due, una la mattina ed una il pomeriggio) era una santa donna, disponibile, affettuosa e piena di pazienza. Ma all'età di 8 anni ho dovuto spiegarle come si faceva un'assonometria cavaliera (che è un filo più "elementare" degli operatori hermitiani) perché lei la stava facendo fare in modo sbagliato alla classe. Se ti dico che della mia classe sono l'unico ad aver intrapreso un percorso di tipo scientifico ti stupisci molto?

No, non mi stupisco. Ma, come facevo notare nel commento sopra, e come scritto anche da altri, le conoscenze di matematica dei ragazzi italiani sono tra le peggiori in europa. Quindi se la colpa non risiede nelle medie (i prof "specializzati" delle medie distruggono tutto quello che i ragazzi hanno imparato alle elementari) allora non mi sembra che avere il maestro specializzato in matematica faccia, in media, questa gran differenza rispetto al maestro unico.

Io mi stupisco molto che tu abbia fatto le assonometrie alle elementari, più che altro...

Non mi sembra così sorprendente. La situazione era, più o meno, questa: ci dovevano spiegare il concetto di volume e per farlo ci hanno fatto disegnare un cubo composto da cubettini più piccoli. Disegnare un cubo su un foglio di carta però non è così intuitivo come disegnare un quadrato e, se il disegno è fatto male, rischi di fare più confusione che altro. Capita così che il modo più semplice di disegnare un cubo sia proprio l'assonometria cavaliera (perché la faccia frontale resta un quadrato). L'unico dettaglio è che il lato inclinato a 45° deve essere lungo la metà rispetto alla sua dimensione reale se si vuole che il disegno assomigli ad un cubo. Nulla di trascendentale: non abbiamo studiato i dettagli delle assonometrie in generale.

Però la mia maestra, che ci aveva dato da fare l'esercizio, è andata in crisi perché non capiva come mai quel cubo sembrasse un parallelepipedo. Io che ero un bambino ho fatto due o tre prove ed ho trovato una soluzione che funzionava (perché funzionasse l'ho scoperto solo molti anni dopo).

Ergo: se qualcuno avesse fatto mezz'ora di lezione di disegno tecnico alla mia maestra magari si sarebbe risparmiata di far fare ai bambini cose sbagliate.

Gli ultimi dati disponibili sono questi: http://nces.ed.gov/timss/results03.as, sembra che gli italiani siano sopra la media in lettura e sotto la media in matematica e scienza, per peggiorare ci basta un maestro unico, onnisciente in italiano, matematica, storia, scienze, e inglese, il tutto in 24 ore settimanali.

Scusa, Marco ma dov'e' che in quel documento hai trovato che gli italiani sono sotto la media in matematica e scienze? Dalle tabelle 2 e 8 l'Italia e' sopra la media in entrambe le materie. Inoltre, non c'e' nulla riguardo alla lettura, il documento parla solo di Math & Science. (btw il link corretto e' questo)

Scusa Andrea, ma se anche sono presi a 15 anni, la scuola media non é cambiata, o sbaglio? A 15 anni si é al secondo anno del liceo, quindi le differenze di performance misurate a 15 anni sono dovute ai cambi nelle elementari o nel primo anno di liceo. Non va bene come proxi?

Sotto certe ipotesi piuttosto ardite, si'. I pisa sono stati raccolti nel 2000, 2003, e 2006, quindi se l'abolizione del maestro unico e' stata operata nel 1990 mi pare siamo fuori tmepo massimo per confronti. Io sinceramente dubito che, a quel livello, il maestro unico faccia sta gran differenza dal punto di vista accademico. Penso che faccia piu' differenza dal punto di vista umano/personale. 

Io parlo basandomi sull' esperienza personale non ho la possibilità di valutare l'insegnamento complessivo.. ho finito le scuole elementari 12 quasi 13 anni fa.

Sinceramente l'insegnamento ricevuto è stato del tutto insoddisfacente per quanto riguarda la matematica la geografia, non ho ricevuto alcun insegnamento della lingua inglese.

Non so se la nostre scuole elementari siano fra le migliori d'Europa. le mie di certo non lo son state.

La cosa che mi ha sempre impressionato  è il numero impressionante del personale parascolastico.

Complessivamente non trovo sbagliata questa misura purchè si investa maggiormente sulla formazione della docenza che se devo essere sincero non era all'altezza.

L'articolo sarebbe anche interessante. Il finale e' piu condivisibile e argomentato, ma anche quello sulle questioni meno rilevanti. L'inizio suscita piu' dubbi.

Questo passaggio, in particolare, mi lascia perplesso:

Non ho studi pedagogici da citare, ma è opinione comune delle colleghe, anche di quelle oramai giunte all'età pensionabile, e quindi con esperienza lavorativa con entrambi i modelli, che per i bambini è più stimolante avere almeno due insegnanti.

Di fronte a tagli economici, maggiori carichi lavorati, e molti colleghi con la baionetta in mano, non faccio fatica a credere che anche i colleghi piu' anziani siano contro questa riforma. C'e' da capire se la loro opinione vale qualcosa o meno. Posta come e' qui posta, direi di no. Se faccio lavorare di piu' i bidelli e li pago meno, di sicuro questi mi diranno che la qualita' del loro lavoro' ne soffrira', e cosi' anche la loro specializzazione lavorativa. Ma qualcuno prenderebbe seriamente tali posizioni?

Il ragionamento e' semplice, se il corpo docente vuole contestare questa riforma deve portare ragionamenti piu' solidi, non basati su ipse dixit e batutte nel corridoio. Non so nulla della riforma, ma pongo qualche domanda, cosi' da spingere a fare ragionamenti un po' piu' profondi: la Svezia ha il miglior sistema educativo primario al mondo (informazione ottenuta qualche anno fa su qualche studio in materia pubblicato sulla rivista Il Mulino).

Allora, vediamo di ragionare in termini del sistema svedese e capire dove andiamo noi. Mi sembra meglio che partire da quanto dicono i colleghi esperti.

1. Quanti docenti ci sono per classe, quale e' il rapporto studenti/docenti in Svezia? Dove siamo, e dove ci porta la Gelmini?

2. Quanto spende la Svezia per l'instruzione, per studente, rispetto al pil? quanto spendiamo noi?

3. A quanto ammonta il personale non docente in Svezia, e in rapporto agli studenti, e quanto costa? Come siamo messi in italia?

4. Quali dimensioni hanno le classi e le scuole in Svezia. Quali stanziamenti ricevono? Quali servizi offrono?

Se la riforma va verso il sistema svedese, mi sembra che le obiezioni siano da buttare. Se invece si distanzia, le obiezioni possono essere raccolte, ancorche' devono essere argomentate meglio. Adesso attendiamo uno dei vari Brusco/Bisin/Moro che si divertono a scartabellare dati per avere delle risposte. :D

Come credo di aver scritto sopra, gli esperti che ho contattato non sono conoscenza di studi sul valore pedagogico/formativo del maestro unico vs. maestri multipli. Il next step naturale per me e' chiedere ai maestri stessi e ai genitori, consapevoli degli incentivi che potrebbero influenzare le risposte. Si puo' anche vedere l'esperienza svedese, certo. Non sono comunque neanche tanto sicuro degli incentivi distorti: quali sarebbero? Il coordinamento fra maestri e' sicuramente una grana enorme (meetings, riunioni, etc... spero l'autrice ci possa dire qualcosa a riguardo), l'orario di lavoro e' definito per contratto ed il posto e' a vita comunque. Non so. 

La cosa che a me lascia sempre perplesso pero' e' che, almeno in teoria, e' possibile avere un maestro che insegna una classe per 24 ore e due che insegnano due classi 12 ore ciascuna a costi uguali o quasi. Certo, non e' proprio cosi', c'e' il problema del coordinamento, quindi magari gli facciamo insegnare 11.30 ore ciascuno e gli lasciamo un'ora per coordinarsi: se davvero avere 2 maestri e' cosi' benefico, mezz'ora in meno magari non e' poi una cosa tanto grave.  Il problema pero' e' che si voglia sempre decidere queste cose a livello nazionale: perche' non lasciare questa decisione alle scuole e permettere ai genitori di scegliere se vogliono 23 ore con 2 maestri piuttosto che 24 con uno? 

Andrea, scusa, ma io dico una cosa un po' differente. Diversi studi che avevo letto in passato (magari sono obsoleti - se conoscete esperti in scienze della formazione sarebbe il caso di farli intervenire) sostengono che il sistema svedese e' il migliore per l'educazione primaria. Io dico semplicemente, se il sistema svedese si basa su un maestro unico, che insegna a 30 studenti, allora molte delle critiche rivolte a questa riforma sono da buttare. Se invece il sistema si basa su piu' ministri che insegnano a classi piccole, allora le obiezioni sono verosimilmente piu' fondate.

E' un piccolo passo, pero' ragionare su dati mi sembra piu' produttivo.

Tu poi affermi che bisogna chiedere ai genitori. Ma scusa, la formazione primaria e' un gioco non ripetuto, dove la possibilita' di imparare e' limitata (a meno di non avere piu' figli, but again; visti i trend demografici, e' anch'esso un caso limitato). Io come genitore come faccio a dire se la scuola forma o meno mio figlio? Togliamo l'elite di persone laureate a pieni voti che legge questo sito, mi spieghi gli altri, su quali basi, possono dire se il maestro unico e' bene o male. Io, francamente, non lo so. Ad occhio, vista la mia terrificante esperienza con la maestra unica, andrei per piu' maestri. Ma questo giudizio ha lo stesso valore della mia preferenza per il gelato alla nocciale rispetto al pistacchio.

Sono d'accordo su tutto... volevo solo far presente che l'articolo intende semplicemente riportare fatti (oltre a qualche opinione) difficili da riperire altrove. Niente di piu', e mi pare abbia svolto brillantemente quel compito. Chiaro che un maggiore approfondomento di altri sistemi, come quello Svedese, sarebbe utile. Se qualcuno si offre noi lo spazio ce l'abbiamo.

accusare l'autrice per la mancanza di dati sa tanto di 'cheap shot'. Il titolo come disclaimer è fin troppo chiaro.

Piuttosto da cittadino ed elettore mi chiedo dove sono i ragionamenti solidi o l'analisi comparata col modello svedese fatto dal ministro, o dai tecnici del ministero, e le conclusioni presentate in maniera chiara agli italiani. Fino ad ora non si è visto niente, almeno sui giornali e nelle televisioni (a parte discussioni da bar sul grembiule). 

Boh... sa tanto di cheap shot. Cosa ti devo rispondere? Allora continuiamo a tirare opinioni a caso. Se vuoi ti cito, ma devi credermi, i 3476 maestri che ho intervistato quest'estate: tutti erano d'accordo con la Gelmini. Tutti tutti tutti. Purtroppo ho perso sia le interviste che i loro nominativi. Ma mi devi credere. Tutti sostenevano la bonta' della riforma.

Adesso dimmi come fai a dire quale sarebbe la posizione dei practitioners.

 

Il cheap shot e' avere letto l'articolo come fosse un ex-kathedra, mentre era semplicemente una trasmissione di informazioni. Andrea, esiste un livello in cui devi ad un certo punto fidarti di quanto leggi. Supponi che fossero citati degli studi sul maestro unico, o sull'esperienza svedese. E chi ti dice che esistano davvero? Se esistono e sono linkati, chi ti dice che il sito linkato sia legittimo? Chi ti assicura che che il legittimo sito linkato contiene uno studio con dati non taroccati? Con una traduzione dallo svedese corretta? ... La reputazione di nfa e' ovviamente rilevante in tutto questo. 

Nel caso specifico, il fatto che io  mi fido di quanto scritto dall'autrice per cui ho approvato l'articolo (oltre al  fatto che gli altri editors si fidano di me); fiducia corroborata dalla conferma delle immagini dei maestri in piazza (dei tuoi 3467 maestri pro-gelmini non ho alcuna foto). Quindi sono abbastanza confident che l'opinione dell'autrice è comune a quella delle altre maestre. Tanto confident, che sono disposto a metterci la reputazione di nfa. Mi sono sbagliato? Spero di no, se fosse peggio per noi che ti devo dire? A volta capita di sbagliarsi.

Sui dati specifici non ho idea: non so se il rapporto alunni/classe diventerà 28 piuttosto che 37 o 25. Qui bisogna fidarsi di chi certamente ne sa piu' di noi, pubblicare, e vedere se i lettori trovano qualche dato contraddittorio. Così funziona nfa: ti fornisce un'informazione e tu revisioni i tuoi priors. Per farti un'altro esempio, che ne so se il pedagogista di Peabody si è sbagliato nel dirmi che non esistono studi sul maestro unico? L'unica cosa che so è che Peabody è una delle 2 migliori schools of education del paese. Magari questo è l'ultimo arrivato e si è preso tenure perché e cugino del dean e non sa niente di niente. Che devo fare? Io mi fido, ti riporto l'informazione, e tu giudicala come vuoi. 

in parte ha già risposto andrea moro, da parte mia il cheap shot si riferiva alla facile critica per mancanza di dati ad un articolo che per sua natura (non è un ex kathedra) non può avere tutti i dati e i riferimenti.

personalmente non lo leggo come la descrizione della posizione di tutti i practitioners, (anche senza il tuo sondaggio ti credo se dici che ci sono maestri favorevoli alla legge - se non altro per un semplice evento probabilistico), ma come una descrizione abbastanza coerente del punto di vista dei maestri che sono contrari alla legge.

 

 

Mi sembra che ormai sia chiaro che , per stessa ammissione dei proponenti, il DL Gelmini abbia come unico scopo quello di tagliare i costi. Il presupposto è che il rapporto tra numero degli allievi e quello dei docenti in Italia è troppo elevato e che il costo medio dell'istruzione, nonostante le retribuzioni degli insegnanti siano piuttosto basse, è ugualmente elevato. Le scelte che ne conseguono sono l'effetto diretto del taglio dei costi. Forse per questo è improprio parlare di riforma. L'obiettivo infatti non è migliorare la qualità dell'insegnamento. Sembra piuttosto che sia il miglioramento del rapporto  prezzo (costo) / qualità (risultati prodotti), agendo prevalentemente sul numeratore, ovvero cercando di non peggiorare troppo la qualità, che comunque dovrà necessariamente peggiorare. Probabilmente cercheranno velatamente di favorire anche le scuole private (cattoliche). Si potrebbe fare il paragone con una impresa che taglia i costi ed è costretta a posizionarsi su un prodotto di fascia inferiore.

Dato il contesto le eventuali controproposte dovrebbero fornire delle alternative praticabili partendo dallo stesso plafond di risorse. (Ad esempio qualcuno potrebbe suggerire di abolire 3/4 dei bidelli e assimilati, obbligando gli studenti a pulire i locali, e usare i soldi risparmiati per pagare qualche insegnante in più).

Mi sembra che ormai sia chiaro che , per stessa ammissione dei
proponenti, il DL Gelmini abbia come unico scopo quello di tagliare i
costi

Non per difendere MS Gelmini, ma nell'interesse di una discussione basata su dati oggettivi, dove e' documentato questo proposito?  Io ho sentito MS Gelmini affermare esattamente l'opposto.

Alberto, se è bianca, ha quattro zampe, mangia l'erba e bela, di solito è una pecora... Io mi aspetterei che, una volta messa in piedi l'architettura che ti consente di risparmiare X milioni di euro riducendo le spese per il personale, parte della spesa la riutilizzi per premiare gli insegnanti migliori, o per dare buoni scuola alle famiglie che poi premieranno indirettamente gli insegnanti migliori, o per investire in formazione/valutazione dei docenti.

Se non fai niente di tutto questo, il tuo è un provvedimento sui costi, legittimo e perfino auspicabile, ma quello è. C'è un impegno generico di reinvestire tra tre anni i soldi risparmiati per "premiare il merito", ma parlare non costa nulla.

Io concordo senza problemi sul fatto che la 133 consiste in riduzione della spesa e minimi provvedimenti di riforma dall'esito incerto se non probabilmente negativo.  Contesto tuttavia che i proponenti abbiano affermato che il maestro unico e' finalizzato solo a ridurre la spesa pubblica: si tratta di concetti piuttosto diversi.  Ribadisco inoltre che piu' ancora che nel caso dell'universita', la spesa pubblica non e' il problema della scuola pubblica italiana: e' gia' superiore alla media OCSE.  Il problema della scuola pubblica italiana e' l'assenza di meritocrazia nel reclutamento e nella remunerazione dei docenti, l'offerta ridicola di tempo pieno (e se vogliamo aggiungere ache asili nido), i pessimi risultati a fronte di spesa elevata dell'istruzione dei 15enni meridionali, delle isole, e di diverse aree del centro Italia, secondo l'indagine PISA. Come risultati dei 15enni peraltro la scuola del Nord Italia e' allineata con l'Europa occidentale, li' si potrebbe anche lasciare tutto com'e limitandosi a ridurre la spesa ad una frazione del PIL simile a quella della media OCSE, migliorando l'efficienza e combattendo i nullafacenti come il famoso insegnante di F Giavazzi.

il famoso insegnante di F Giavazzi.

Credo ti riferisca a  quello di P. Ichino

Credo ti riferisca a quello di P. Ichino

Hai ragione.

Martedì scorso, nel corso della trasmissione Ballarò, il deputato PDL M. Lupi ha sostanzialmente ammesso che l'obiettivo primario del DL è il taglio dei costi. Non ci trovo nulla di male, la chiarezza dovrebbe semplificare il dibattito. E in questo momento non mi sembra che chiarezza e trasparenza abbondino da entrambi i lati. Molto sinteticamente mi sembra che la contesa si possa riassumere in due punti:

1. il governo ha deciso di tagliare i costi dell'istruzione (obiettivo condivisibile) ma non ha le idee molto chiare su come tradurre in pratica questo taglio oppure non vuole ammettere che taluni dei provvedimenti attualmente ventilati avranno degli effetti negativi sulla qualità dell'insegnamento (e questo è molto meno condivisibile). Nel complesso il neo ministro non ci fa una grande figura (in sostanza è una yes-woman), in parte non per colpa sua perchè ha appena iniziato e le hanno scaricato addosso la necessità di un intervento piuttosto pesante.

2. l'opposizione cavalca la protesta ma non fa proposte concrete al di fuori della sostanziale conferma dello status quo. Perchè dovrebbero aiutare il governo a togliere le castagne dal fuoco ?   Magari se considerassero l'istruzione un asset per il paese... La realtà degli ultimi anni non conferma tale ipotesi (nemmeno per il governo in carica).   

 

 

 

 

Il precedente governo aveva fatto preparare un "quaderno bianco" sulla scuola (media superiore) che é reperibile qui: www.flcgil.it/content/download/53050/342716/version/1/file/Quaderno+bianco+sulla+scuola,+settembre+2007.pdf www.flcgil.it/content/download/53050/342716/file/Quaderno+bianco+sulla+scuola,+settembre+2007.pdf L'approccio é meno semplicistico di quello dell'attuale ministro ma la necessità di tagliare sostanziosamente gli organici è molto chiara. Non si parla di merito. Per la cronaca: Fabrizio Barca é il figlio di Luciano Barca, già responsabile economia e finanza del vecchio PCI. La casta non perdona.

parlava in questi termini ad agosto e cioè esplicitamente ammetteva l'esigenza dei tagli imposta da tremonti. ovviamente non ti posso né dare link né citare fonti.

a proposito di tremonti: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-conflitto-di-Tremonti/2046929&ref=hpsp

 

Vorrei provare a dare un punto di vista differente, tralasciando la questione (principale) della qualità dell'insegnamento e spostandomi sull'aspetto economico.

Questa "riforma" porterà dei risparmi allo Stato in termini di trasferimento fondi alla scuola pubblica. A fronte di questo ci sarà una considerevole riduzione, o azzeramento, per esempio, del tempo pieno.

Molto probabilmente alcune Regioni (virtuose?) si faranno carico dei costi relativi alla scuola pomeridiana, alla mensa...

Ecco che una "riforma" della scuola si traduce nell'ennesima riduzione delle spese dello Stato centrale a discapito dei vari Enti Locali.

 

 

 

Ma la scuola cosi' come e' funziona meglio di quella che frequentai io 40 anni fa?

Perche', se non ricordo male, quando il maestro multiplo venne introdotto ci furono fortissime resistenze proprio da parte dei maestri stessi e venne giustificata questa scelta non come "riforma per migliorare l'insegnamento", ma come modo di continuare ad impiegare lo stesso numero di persone nonostante un previsto calo demografico.

C'e' modo di sapere se ci sono stati risultati misurabili sul cambiamento, sia nella preparazione degli alunni, che nel riuscire a d occupare la stessa forza lavoro a fronte di un minor numero di classi?

Qualcuno ha qualche dato da vedere?

 

E' comunque interessante vedere quante persone hanno cambiato idea al riguardo...

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/27/salviamo-il-loro-mondo.html, ripreso da
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301353
assieme ad altri.

Potresti per favore editare il tuo commento facendo in mondo che i collegamenti inclusi siano link html? E' sufficiente usare il pulsante con l'anello di catena dell'editor.  Il tuo commento e' stato scelto a caso dopo aver riscontrato qualche decina di commenti con lo stesso problema.

 

Non ho studi pedagogici da citare

 

direi che uno puo' anche fermarsi qua e risparmiare del tempo. quello che mi ha colpito positivamente di questo sito e' sempre stata una spiccata tendenza a evitare la chiacchiera da bar e poggiare le analisi su pareri esperti e informati. volevo andare oltre, ma vedo che andrea gilli ha gia' messo nero su bianco le stesse obiezioni che mi frullano in testa.

Ragazzi, datevi una calmata. Gli studi pedagogici non li ha trovati perche' probabilmente non ci sono, come ho spiegato. Lo scopo era semplicemente quello di informare su cosa cambiera', cosa che i giornali secondo me hanno fatto malissimo, e chiedere un'opinione personale sulla cosa. Mi pare che nell'articolo ci siano dettagli interessanti che non ho visto riportati da altre parti. Per il resto, si tratta di un'opinione di un esperto sul campo. Mi pare abbiamo fatto full disclosure, rileggiti se vuoi il titolo e la nota all'introduzione. Se invece vuoi continuare a guardare i manifestanti in tv mentre vespa parla di grembiulini si grembiulini no, sei libero di leggere il prossimo articolo. 

Quoto Andrea.

Personalmente parlando ho parenti e amici in tutte le scuole di ordine e grado, e questo articolo e' un buon sunto di quello che ho sentito per la parte della scuola primaria. Poi possiamo anche dire che non ci sono prove, e che comunque vada il sistema scolastico protesta: tutto vero, ma sicuramente parlare dall'interno e' un bel cambio di prospettiva.

EDIT: Tutto sopra ovviamente IMHO, e anche sotto.

Ci sono alcuni spunti interessanti e "pratici" nell'articolo:

1. eliminazione del docente di inglese: un corso di 200 ore e' sufficiente a insegnare correttamente nelle primarie?

2. classi fino a 28 bambini, compresi portatori di handicap. Questo non e' un problema didatticamente?

3. come si fa a gestire classi da 27, 30 e 40 ore settimanali con 85mila docenti in meno nei limiti dell'organico e delle 24 ore/docente?

 

 

 

Parlando a parenti e amici l'11 settembre è colpa del Mossad che ha agito col placet della Casa Bianca, Haiti si trova nell'Oceano Indiano e la velocità di caduta di un grave dipende dal peso dello stesso. Credo si possa fare di meglio no?

Gli amici e parenti erano li' e lavoravano nei pompieri, o nelle forze dell'ordine, o nei servizi segreti? Sia detto senza fini polemici, solo perche' il vantaggio che vedo nell'articolo e' che si parli di qualcosa dall'interno. Poi che sia privo di fonti e' vero. 

Ovviamente poi le cose vanno viste con occhio critico, non credo certo a tutto quello che mi si dice :)

Ribadisco: poste le necessita' di tagliare, e posto che si dovrebbe tagliare meglio di come fa la legge 133, ci sono questioni pratiche che vengono poste dall'articolo che sono interessanti dal punto di vista didattico e gestionale.

Non ci sono documentazioni adeguate, ma questo non vuol dire che gli spunti di riflessione vadano evitati. 

Gli amici e parenti erano li' e lavoravano nei pompieri, o nelle forze
dell'ordine, o nei servizi segreti? Sia detto senza fini polemici, solo
perche' il vantaggio che vedo nell'articolo e' che si parli di qualcosa
dall'interno.

Gia', ma qui chi parla e' parte in causa come fornitrice di servizio: e pertanto ha interessi conformi a quella della sua corporazione, che sono in conflitto con quelli di chi il servizio lo paga. Ha certamente tutto il diritto di esporre aneddoti e opinioni, ma se queste ultime non sono supportate da dati concreti hanno per me lo stesso peso di quelle dei tassisti sulle licenze dei taxi, o del personale Alitalia sulla vicenda Alitalia, etc. etc.

E' vero quanto dici, ma richiamo il discorso (mi sembra fosse di Andrea) sulla "reputazione" di NfA. Se i redattori invitano qualcuno a scrivere di un certo argomento, mi aspetto che abbiano fiducia che l'autore sia in grado di esporre delle considerazioni obiettive sull'argomento, anche se è parte in causa.

Altrimenti l'80% dei commenti di questo sito che riguardano l'università andrebbero presi e buttati nel cestino, cosi come tutti gli editoriali di Giavazzi o i libri di Perotti.

Prima di tutto: chiedo scusa a Vincenzo perche' non avendo messo la faccina poteva non essere chiaro che scherzavo :)

Riguardo a quello che dici,  Enzo, sono d'accordo: infatti parlo di "comune sentire" (delle categorie coinvolte), non di dati di fatto incontrovertibili.

E' ovvio che non siano contenti - era ovvio anche l N volte precedenti :)

E' ovvio che tirino l'acqua al loro mulino.

E' ovvio che noi vediamo le cose diversamente da loro (che vale per qualunque sia "noi" e "loro").

Pero' loro lo vedono da dentro, noi da fuori. 

Proprio per questo l'articolo e' prezioso, secondo me: io ho trovato degli spunti di riflessione e delle belle domande, che ho aggiunto poi nel mio post precedente.

Di problemi universitari, qui, ne possono parlare tanti.

Di problemi informatici, anche.

Di problemi economici, soprattutto.

Di problemi della scuola primaria, mi pare che questa sia la prima volta che se ne pubblica una inside view, e sono contento che sia stato fatto anche senza grafici e documenti. :)

E rendiamoci conto che mentre dei taxi in teoria puoi fare a meno, e di alitalia probabilmente ne vuoi fare a meno, di istruzione no. Quindi e' vero che le affermazioni della signora, se non documentate, possono avere lo stesso peso di quelle di un tassista, ma secondo me come argomento sono molto piu' importanti.

Sta poi a me che leggo tirar fuori quello che mi serve, mi interessa o mi incuriosisce. Lei il sasso, io lo stagno :)

  

 

Beh andrea sinceramente la mia prima reazione è stata abbastanza analoga. E' chiaro che due maestri insegneranno meglio di uno, ma allora perché non 3 o 4 o N grande a piacere? Forse perché la riforma non è una riforma in senso stretto ma un provvedimento taglia costi, quindi in tale ottica va valutato. Quando tagli un costo l'unica domanda sensata per noi che abbiamo fatto il liceo classico ma abbiamo l'anima da ragionieri è chiedersi se il prodotto marginale di quel fattore è superiore o meno al costo stesso. La mia ipotesi di base è che qualunque maestro dovrebbe essere in grado di insegnare qualunque materia di base a livello elementare; se vale quest'ipotesi allora passare da uno a N maestri cambia di poco la produzione di istruzione; se non vale allora i tagli della Gelmini saranno tragici, MA A QUEL PUNTO toccherà chiedersi come diamine sia possibile che uno che di mestiere fa l'insegnante non sappia spiegare il congiuntivo, l'area del cerchio o le capitali europee.

Infine domanda sul rapporto alunni/docenti: adesso siamo in area 9-10, per portarlo a 28 a parità di fanciulli vuol dire ridurre di 2/3 gli insegnanti. La mia domanda è: ma siamo sicuri? Perché questa mi era proprio sfuggita.

edit: ovviamente era alunni/docenti, non alunni/bambini, rapporto che credo sia da anni stabile in area uno :)

Io temo che i 9/10 che dici tu includano maestri che non insegnano ma fanno attivita' amministrative. Non ho mai sentito di classi con 10 alunni.

Be my guest (pag. 6)

edit: che poi andrea, sono certo che di momenti dal primo all'ennesimo non posso veramente insegnarti nulla, ma credo tu capisca che parlare di rapporto alunni/docenti e alunni/classe non è la stessa cosa..

L'articolo non parla di rapporto alunni/docente ma di rapporto alunni/classe, che aumentera' a 28. Questo dovrebbe spiegare tutto. 

E' chiaro che due maestri insegneranno meglio di uno, ma
allora perché non 3 o 4 o N grande a piacere?

Non lo so se due maestri son meglio che uno, so pero' che un maestro bravo insegna meglio di un maestro mediocre o incapace. Credo che su questo punto siamo tutti d'accordo, no? E allora siamo di nuovo al punto di partenza. La legge 133 taglia 150.000 posti ma non introduce nessun criterio di merito nella selezionedi chi resta e chi va: chi e' di ruolo resta, chi non lo e' "si riciclera' nel turismo" (parole sue). Io saro' paranoico ma e' sempre questa cosa che da in testa, che riguardi i professori o i maestri elementari. Invece tutta la diatriba mediatica e' fondata su due punti: il tempo pieno (sparisce o non sparisce?) e quanti maestri e' meglio avere.

 

Infatti io mi chiedo: perché la gente non va in piazza a protestare per chiedere una valutazione oggettiva e soggettiva PUBBLICA degli insegnanti? Perché non si dice "ok i tagli, ma premiamo i maestri piu' bravi"? Scusate, ero in vena di domande retoriche.

 

Quando qualche anno fa l'ex ministro Berlinguer tento' di introdurre un rudimentale sistema di valutazione del merito fu subissato di proteste, provenienti non solo dall'opposizione (allora la destra) ma anche, e forse con maggiore accanimento dalla maggioranza che avrebbe dovuto sostenerlo (la sinistra).

In base a quella esperienza qualunque politico che intenda essere rieletto si guarderà bene dal riprovarci. 

 

la legge 133 taglia 150.000 posti

Da quanto leggo sui giornali, la legge 133 taglia 89k posti di insegnante a tempo indeterminato che lo Stato avrebbe assunto nei prossimi anni, attraverso la riduzione del turnover. L'Italia ha un numero di insegnanti superiore alla media OCSE in rapporto agli alunni. Il taglio corrisponde anche ad un taglio dei rapporti a tempo determinato per supplenze e affidamenti, non so le stime ma suppongo a regime si tratti di 89k posti full time equivalent. Da dove viene il numero 150k?

Sono 89k docenti e 47k A.T.A. (amministrativo, tecnico e ausiliario) che mi sembra di capire sono quasi tutti precari insegnanti di inglese, informatica ecc (ma qui vorrei una conferma). Che ci siano tanti insegnanti in genere in Italia non ci piove ma sono sicuro che sei d'accordo che dovendo tagliare si deve tagliare con criterio altrimenti si peggiora solo la situazione.

Tra l'altro i tagli andranno a pesare soprattutto al sud perche' riguardano le classi a tempo normale e la maggioranza dei tempo pieno e' al nord e tagliare solo per anzianita al sud fa ancora piu' male che tagliare al nord. ma qui non mi addentro oltre.

 

 

 

Qui un interessante articolo sulla situazione scolastica: leggete in fondo, imperdibile la chicca sulle "scodellatrici"....

 

http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/01/Scuola_cifre_dell_emergenza_co_9_080401034.shtml

Scartabellando velocemnete su Internet non c'è un granchè, a parte quello studio TIMMS già linkato prima: http://nces.ed.gov/timss/results03.asp, non c'è, ovviamente, alcuna ragione "pegagogica" pro o contro il maestro unico o pluralista, se a Vanderbilt non c'è non è che in Italia siamo messi meglio.

C'è per l'appunto questo studio che ci dice che siamo messi molto bene in lettura, male in matematica e scienze. Punto. Io non contesterei l'approccio maestro unico/maestro plurale, contesterei l'approccio 24 ore settimanali= scuola migliore, perchè l'unico dato certo, sembra, è che diminuiscono le ore di insegnamento a fronte di risultati scarsi sul fronte matematica/scienze (risultati che scontiamo poi negli istituti secondari e alle Università). Senza andare a rivangare il libro Cuore, personale o altrui, è questo che mi stupisce, l'assunto meno ore=scuola migliore. Se invece avessero detto: lanciamo un grande programma di adeguamento a uno standard di conoscenze tot, per fare questo occorrono X ore di insegnamento di italiano, Y di matematica, Z di Scienze, S di inglese, totale XYZS e per fare questo pensiamo basti il maestro unico, ecco, forse la discussione sarebbe più intelligente. Ovvero non c'è alcun programma dietro questa riforma, o almeno questo programma è ignoto.

Fatti personali: le mie due figlie sono in una scuola primaria privata bilingue e fanno 30 ore di lezione "curriculari" in cinque giorni (sabato festa!) più 4 ore di seconda lingua, che per loro è inglese, mentre per i bambini stranieri (in massima parte americani) è italiano.Le/gli insegnanti sono due per classe, più il madrelingua,la lavagna interattiva è realtà già dall'anno scorso, i compiti sono trasmessi via web. Pago 250 euro cadauna mensili, mensa compresa, la proprietaria non se la passa niente male, vorrei capire perchè non si può fare nella scuola pubblica e quanto costerebbe farlo in tutta Italia .

Prendi il bilancio del ministero dell'istruzione, dividilo per N (dove N = numero studenti), dai un assegno a ciascuno studente uguale a (bilancio ministero/N) e fagli scegliere la scuola dove vuole spenderlo. Problem solved.

 

UPDATE: dimenticavo, dai piena libertà e autonomia a tutte le scuole di fare un po' come vogliono riguardo a qualsiasi cosa, dall'assunzione di docenti a quante ore fare, a quanti maestri avere per classe, a quanti studenti mettere in una classe, e via cantando.

Hai scordato: metti un test unico nazionale al termine del ciclo di studi e pubblica i risultati (chiaramente anonimi) su un sito internet. :)

non l'ho dimenticato. non serve.

Perché non serve? Questo non lo capisco.

1. Hai un problemone di asimmetria informativa.

2. Il consumatore consuma una volta sola, quindi il meccanismo di mercato così come lo ipotizzi tu funziona a scapito di qualcuno (ovvero del bambino che va nella scuola mediocre senza che informazione adeguata sia giunta ai suoi genitori magari perché l'informazione non era immediatamente disponibile), e non è bello.

Probabilmente esisteranno terminologie piu' corrette per il punto 2 ma credo si capisca comunque :) 

avete ragione. ritiro.

Nota che piuttosto che di rapporto alunni/docente l'articolo intendeva alunni per classe. 

 

E quanti alunni ci sono per ogni classe?

Riguardo al maestro unico non vedo argomentazioni convincenti.  MS Gelmini afferma che in quasi tutti i paesi europei c'e' il maestro unico, perfino in Danimarca. Io so che c'e' in Francia, dove comunque cambia ogni anno per i 5 anni delle elementari. Su queste basi, e magari confrontando i risultati, si potrebbe argomentare in maniera convincente.  Prendo nota con interesse di tutte le opinioni e tutti gli argomenti, e chiarisco subito che personalmente sono contrario al maestro unico e preferirei maestri separati per lettere, scienze e lingue. In particolare sono preoccupato dall'eventualita' che un pessimo maestro unico abbia a che fare con i miei figli per 5 anni, nella scuola pubblica italiana esistono - accanto a insegnanti ottimi e competenti - anche pessimi insegnanti incompetenti che non vengono assolutamente penalizzati ed espulsi per evitare i danni che fanno a minori indifesi.  Ebbene, pur essendo personalmente contro il maestro unico, noto che gli argomenti portati da MS Gelmini in dibattiti pubblici appaiono molto piu' convincenti degli argomenti di si oppone ai suoi provvedimenti.

Per quanto riguarda il tempo pieno, non mi e' chiaro quali siano le conseguenze delle scelte di governo. Certamente la situazione dell'Italia e' semplicemente vergognosa, non servono a nulla uno o due rientri fino alle 4 del pomeriggio, salvo forse a qualche impiegato pubblico che finisce di lavorare alle 14. Sarebbe opportuno che tutte le scuole offrissero tempo pieno fino alle 18, magari con un appropriato contributo delle famiglie per ogni giorno in cui ne usufruiscono, altrimenti non vedo proprio come potra' aumentare l'occupazione femminile e l'occupazione in generale.

 

Non mi è ben chiaro come dovrebbe funzionare "l'essenzializzazione". Se si tratta di focalizzarsi su pochi e precisi argomenti fondamentali, mi sembra sia positiva.

Mi ricordo che io ho studiato l'ascesa al potere di Zanardelli, quando la maggior parte degli alunni non sapeva la data dell'Unità d'Italia; poi, in prima media, il funzionamento nel dettaglio di un altoforno, mentre c'era qualcuno in difficoltà con l'area di un triangolo...

Un attimo, non confondiamo la 133 (che qui è stata a lungo discussa) con la 137.

Se parliamo di scuola elementare (137, la legge approvata oggi al senato e tempo fa alla camera) fissiamoci su quella e lasciamo per ora perdere la 133 (collegato alla finanziaria, spesa, fondazioni).

la 137 (sull'educazione primaria) è quella del maestro unico, libri di testo, educazione civica, voto in condotta, voto numerico.

I sondaggi la danno apprezzata dagli italiani.

La 137: http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08137d.htm (sono 8 articoli, non ci sono tagli)

la 133: http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm

Le critiche non riguardano la 137 (su cui si vuole fare referendum) ma la 133, che pero' credo che essendo di materia fianziaria non potrà essere "referendata".

Non so se qui, nel contesto di quotati economisti, ha senso discutere di maestro unico (o prevalente che dir si voglia) ma la mia esperienza all'estero (scuole svizzere) con un mestro unico che faceva 40 ore la settimana (non 24) è positiva (ed il suo stipendio era triplo rispetto a quello del collega italiano. Io non credo che i moduli (tre insegnanti due classi) esistano in nessuna parte del mondo che in Italia, e furono istituiti non per ragioni didattiche o pedagogiche ma semplicemente perchè finito il baby boom ed arrivati alla crescita zero c'erano troppi insegnanti e bisogava pur far fare loro qualche cosa (soprattutto dopo la fine della pacchia del prepensionamenti dopo 15 anni, 6 mesi ed un giorno di lavoro). Per lo stesso motivo furono chiuse le scuole speciali ed i bambini con handicap anche gravi furono inseriti nelle scuole.

Per me la 137 va bene cosi' e sono molte le insegnanti elementari favorevoli, anche a sinistra, plri tesserate.

Da federalista convinto tuttavia per me questo è un tema che NON deve essere deciso a ROMA.

Ovviamente lo è adesso, perché è ROMA che paga (e chi paga decide).

Ma per me se a Bologna vogliono 30 docenti per una classe di 6 bambini mentre a Cuneo

vogliono il maestro unico con classi di 30, ogni Comune fa le sue scelte e paga con la sua fiscalità locale.

Ciao,

Franz

 

 

Condivido la posizione di Franz, ed anche gli appropriati chiarimenti su 133 versus 137.

Maestro unico o multiplo, mi sembra una discussione mal impostata. Non v'è dubbio che il 3x2 sia stata un'invenzione sindacale con nessun fondamento pedagogico, me lo confermano relazioni piuttosto strette nel mondo sindacale della scuola elementare. Ma, di per se, non vuol dire niente pedagogicamente parlando; vuol dire solo che spendiamo molto di più per alunno.

Ora, se spendessimo di più ed avessimo le migliori scuoli elementari del mondo, andrebbe anche bene. Non sembra essere così. Da quanto mi è dato sapere, e l'evidenza mi sembra abbondante, non le abbiamo perché anche in Italia la qualità sia delle conoscenze che dello sforzo educativo del maestro/a medio/a è calata seriamente negli ultimi 20-30 anni. Il dibattito andrebbe spostato in quella direzione.

Per quanto riguarda il maestro unico verso il multiplo, mio figlio ha fatto 4 anni di elementari (incluso k-5) con le multiple e 2 con l'unica: vince quest'ultima a mani basse. Tutto quanto mio figlio ha imparato alle elementari lo ha appreso dall'Antonella, alla scuola elementare italiana di Madrid. Prima non sapeva nulla di utile o per davvero, e questo nonostante i molteplici maestri, pedagoghi, psicologi e consigliatori di ADD pills che gli giravano, costosamente, attorno.

Anch'io sono convinto che questione del maestro unico sia poco interessante rispetto alle altre "riforme" considerate. Inoltre, tutta questo dibattito sul fatto che si dovessero citare o meno studi pedagogici sulla cosa e' completamente fuorviante. Tagliamo pure tutti i riferimenti al maestro unico nell'articolo. Ne rimangono altre informazioni piuttosto interessanti: l'aumento degli alunni per classe, il taglio dell'inglese, la riduzione dell'orario settimanale... che altro? Cos'e' esattamente l'essenzializzazione delle materie di studio? La parola stessa fa un po' paura.

Sarebbe interessante sentire dall'autrice o da altri maestri dettagli ulteriori su questi aspetti... io temo, temo, che questi dettagli non li conoscano i maestri, non li conoscano i sindacati che amano alimentare le proteste, un po' a caso, temo che non li conosca nemmeno la gelmini.

In questo senso l'autrice dell'articolo ha reso l'idea molto bene: si compiono delle modifiche all'organizzazione della scuola che sembrano essere poco "pensate" e che hanno come unico denominatore quello di ridurre il personale docente. D'altra parte, nessuno che parli di come invece migliorarla, questa scuola: era tanto difficile, visto che questa legge bisognava imporla, aggiungerci un articolo che cambiasse la struttura salariale introducendo un po' di meritocrazia? La verifica dei risultati conseguiti? Non mi sembrano riforme tanto piu' difficili del taglio di 85K docenti. 

Quoto in toto.

L'unica vera discriminante è la qualità del docente.

E sulla valutazione del merito i sindacati non hanno mai accettato di discutere con nessun ministro dell'Istruzione.

Quando ero alle elementari (85-90) ricordo bene che c'erano sempre 1-2 genitori che affiancavano il nostro maestro unico per andare in gita e rientrare nel limite alunni/adulti. Non e' piu' possibile? 

Sono arrivata a discussione già innoltrata e da parecchio, quindi trovo difficile inserirmi anche se avrei alcune cose da dire. Sul tempo scuola come"qualità" e non "quantità". Il tempo in cui i bambini imparano non solo la didattica ma a convivere, a relazionare tra di loro e con le figure di riferimento. (parlo della scuola elementare che è il campo che conosco più da vicino essendo mamma di due boys)

Vi rimanderei quindi al mio blog dove ho collezionato parecchi articoli validi che possono chiarire alcuni punti oscuri (non tutti perchè perino l'amata gelmini non li ha chiari)

http://vivalascuolainfo.blogspot.com/

questi invece sono tre articoli linkati direttamente per chi non avesse voglia di spulciare l'intero blog!

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/29/viva-la-scuola-3/

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/10/06/viva-la-scuola-4/

http://www.mentelocale.it/societa/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_22169

 spero di essere stata utile :D

Donatella

57 commenti in una serata non li avevo mai visti! Impossibile starvi dietro.

La cosa piu' preoccupante mi sembra comunque quella relativa all'inglese. Considerando la pessima tradizione della scuola italiana per quanto riguarda le lingue straniere in generale, e considerando che le maestre tipicamente vengono da indirizzi scolastici in cui le lingue straniere non sono mai state viste come prioritarie, pensare che basti un corso di 200 ore mi sembra folle. Soprattutto perchè a quell'età credo che la cosa fondamentale per un bambino sia imparare una pronuncia corretta, piu' che regole grammaticali. Insomma, la scuola italiana avrebbe un gran bisogno di una massiccia iniezione di insegnanti madrelingua.

Provocazione: ma berlusconi non era quello delle "3 i"? E una delle "i" non era proprio "inglese"?

Infine, una precisazione per chiunque invoca le sue positive esperienze personali con il maestro unico: non dimentichiamoci che rispetto a 10-15 anni fa le classi sono estremamente piu' eterogenee, soprattutto a causa della presenza di alunni stranieri. Il discorso della "compresenza", da questo punto di vista, mi sembra sensato. Possono bastare le famose "classi di inserimento" per chi ha problemi con la lingua italiana? 

Infine, una precisazione per chiunque invoca le sue positive esperienze
personali con il maestro unico: non dimentichiamoci che rispetto a
10-15 anni fa le classi sono estremamente piu' eterogenee, soprattutto
a causa della presenza di alunni stranieri.

La Francia e molti altri paesi di ben piu' antica immigrazione rispetto all'Italia hanno maestro unico con risultati migliori o uguali al maestro multiplo italiano.  Anche se il tuo argomento e' logico, non mi sembra sia supportato dai fatti. Aggiungo che personalmente sono estremamente diffidente di tutte le soluzioni italiane non diffuse e praticate all'estero, pur essendo personalmente favorevole al maestro multiplo specialmente nell'ottica della riduzione del danno potenziale da parte di docenti malselezionati e male incentivati della scuola pubblica italiana che avessero il monopolio dell'istruzione per 5 anni.

Per quanto riguarda l'insegnamento dell'inglese, anche a me sembra irrealistico aspettarsi un insegnamento di qualita' da parte del maestro unico per di piu' formato dal sistema educativo italiano. Qui sarebbe interessante sapere qualcosa di piu' sulle esperienze di altri paesi, soprattutto quelli distanti dall'inglese linguisticamente come noi cioe' Francia, Spagna, Portogallo e Grecia.

I take your point. Anche se mi sento sempre un po' a disagio a dire "stiamo imitando la Francia, quindi tutto ok".

l'inglese ... eh bel problema.

Io ho figli bilignue (marito americano), devo dire che il mio bimbo di 5 anni parla inglese meglio dell'insegnante italiana che l'altro mio figlio ha in 4° elementare!

Comunque maestri madrelingua  è un'utopia, scordiamoceli, visto che toglieranno tutto tranne i maestri di religione. (anche lì, se venissero pagati dal vaticano ... eh?)

 

A quanto mi risulta già ora i cosiddetti specialisti di inglesi sono maestri riciclati nell'incarico dopo un corso di lingua.

Anche nella mia esperienza la qualità di questo insegnamento è tuttora molto scadente.

Forse se la loro idoneità venisse valutata da un organismo terzo competente (come l'ufficio diocesano nel caso degli insegnanti di religione...) potremmo ambire ad aumentarne il livello.

 

Alcune note sparse. 

Quanta "ragioneria" (a mio avviso a sproposito quando si parla di scuola).

Innanzitutto una cosa è il rapporto docenti/alunni un'altra il numero di alunni per classe.

Il primo, intorno a 10 (dato non disaggregato rispetto ai diversi ordini di scuola), risente del numero di ore curricolari. Nella secondaria di secondo grado più ore di lezione si fanno, più insegnanti servono, più il rapporto si abbassa. In altre parole non è che in Italia ci sono classi con 10 alunni come norma!

Perché questo rapporto è più basso rispetto agli altri paesi? Primo, perché non siamo le pianeggianti Germania o Francia, né la glaciale Svezia. Siamo un paese con oltre ottomila comuni, e un'orografia montuosa. Vogliamo costringere le sovrane famiglie del libero mercato a sobbarcarsi decine di Km al giorno per portare i bambini nella più vicina scuola primaria? E' evidente che queste realtà alterano i dati. Secondo, l'inserimento degli alunni diversamente abili, lungi dall'essere il risultato di un dibattito appassionato che ha coinvolto nei decenni scorsi chi la scuola la fa, e che con l'abolizione delle classi speciali ha reso il nostro approccio un modello per altri paesi, sarebbe l'ennesimo inconfessabile complotto sindacale. Se così fosse si sarebbe data attuazione, pur perseguendo il turpe obiettivo di non lasciare a casa dei maestri (eterogenesi dei fini), all'articolo 3 della Costituzione: "Tutti hanno pari dignità sociale... senza distinzioni di... condizioni personali o sociali". Poiché gli insegnanti di sostegno sono circa 90.000, anche questo dato incide significativamente sul rapporto in questione.

Il nuovo involucro disciplinare, previsto dall'articolo 1 del decreto, Cittadinanza e Costituzione, in realtà nuovo non è. Non solo perché nella secondaria di 1° grado (medie) Educazione civica non è mai stata abolita, non solo perché con i programmi del 1990 nella primaria (elementari) è stata prevista l'area delle scienze sociali, ma ciò che è più clamoroso è che la Costituzione è elemento portante del programma di Diritto che, ad eccezione di licei classici e scientifici, dove non è previsto l'indirizzo Brocca, è materia insegnata in tutti gli ordini della secondaria di secondo grado (superiori). E' come introdurre per decreto l'insegnamento delle equazioni in matematica!

Si noti infine la retorica con cui si sottolinea questa presunta innovazione, laddove tale insegnamento, "grimaldello" nella lotta al bullismo, si dovrebbe offrire anche a chi la cittadinanza (non solo nel senso di status) se la vede negare quotidianamente oppure e si assiste a uno svuotamento sostanziale della Costituzione stessa. 

 

Voito dir che ghemo tanti maestri parché ghe se i Apennini? Vara che anca in Francia ghe se le montagne, e in Spagna anca.  In italiano, che rischio di non farmi capire: se togli quelli delle zone "montagnose" (che poi non sono a 10 Km uno dall'altro: in dolomite c'è un comune ogni 3 o 4 Km, nelle valli) a quanto sale il rapporto docenti/alunni? Dato che sai che il valore 10 si deve alla "orografia montuosa", forse saprai anche quale sia il rapporto nei comuni con, diciamo, più di 5000 abitanti, no?

Perché la ragioneria ti sembra a sproposito quando si parla di scuola? Le scuole le facciamo e gestiamo senza fare i conti di quanto costano e quanto rendono? È questa l'idea che suggerisci? 

Sul resto: cosa vorresti dire? Non si capisce. Citi la costituzione come una clava, ma non si capisce cosa tu voglia colpire.

In italiano, poi, cosa vuol dire:  

se la vede negare quotidianamente oppure e si assiste a uno svuotamento sostanziale della Costituzione stessa.

Si, la ragioneria può essere a sproposito ma la cosa pubblica costa e il costo si trasforma in imposte (o deficit).

Una azienda con 20'000 lavoratori per fare 34 bulloni da 20 centesimi l'uno ... all'anno, non sta in piedi.

Una scuola con 7 milioni e mezzo di studenti e 1'157'000 addetti (tra personale docente e non docente) non sta in piedi. Infatti oltre al rapporto docente/alunno e alunni per classe, dovremmo anche considerare l'enorme peso burocratico (ministeri, provveditorati, bidelli).

Se poi passiamo anche a considerare l'università, arriviamo a 1'300'000 addetti, mentre degli studenti non è chiaro il volume, per via dei fuori corso.

Comunque nella scuola elementare italiana il rapporto docenti per alunni è 10.12 mentre è 9.6 alle medie inferiori e 10.46 nei licei.

Appena riesco a far funzionare il cut&paste qui su firefox, mando dei dati più completi.

Sugli insegnanti di sostegno va detto che nella maggioranza dei casi non sono qualificati (come dovrebbero esserlo) ma normali insegnanti in esubero, riciclati per quella mansione.

E va detto anche che l'insegnante di sostegno è uno solo, mentre in classe puoi avere due casi gravi, un caso più gestibile, alcuni bambini problematici, due stranieri appena arrivati che non sanno la lingua .... beh in queste condizioni non garantisci alcun dettato costituzionale.

Ciao,

Franz

 

 

Francamente, un paese con popolazione più dispersa della Svezia fatico a trovarlo.Almeno in Europa.

Graziaddio i geni dell'informatica sanno anche la geografia ...

 

>Francamente, un paese con popolazione più dispersa della Svezia fatico a trovarlo.Almeno in Europa.

---

Veramente la Svezia mi risulta una nazione con una elevatissima urbanizzazione.

  • 84% della popolazione svedese vive in località (vale a dire in tätorts).
  • Il 50% vive nelle 64 maggiori aree urbane.
  • Un terzo vive nei 15 maggiori aree urbane.
  • Un quarto vive nelle cinque più grandi.

Ciao,

Franz

 

La "glaciale Svezia" ha nove milioni di abitanti sparsi su un territorio di un terzo più vasto dell'Italia, e d'inverno fa pure freddo. Eppure....

Un commento veloce, visto che si parla "per esperienza personale". Nella scuola - pubblica - dei miei figli (entrambi alle elementari), vige un sistema "misto". Ogni "grade" ha piu' o meno sei classi (sei prime, sei seconde, ecc). Di queste, cinque hanno un insegnante unico, la sesta ha due insegnanti e si chiama "collaborative class" perche' raccoglie gli alunni che hanno bisogno di sostegno particolare, "special education" (assieme ad alunni "normali"). Da notare che anche nelle classi con insegnante unico ci sono assistenti dell'insegnante (di solito studenti di master in education presso la vicina New York University, che sono li' a fare tirocinio); inoltre ci sono insegnanti specializzati in scienze, o arte, o computer, e ogni classe passa un'ora alla settimana in ciascuno di questi "corsi specialistici".

Ma la cosa che piu mi ha colpito, venendo dall'Italia, e' che la composizione delle classi, e l'insegnante stesso, cambiano ogni anno. Ovvero, ogni anno le classi vengono mescolate ed assegnate ad insegnanti che si sono specializzati per quel "grade", per cui i miei figli si trovano ad avere compagni diversi e insegnanti diversi ogni anno. All'inizio questa cosa mi aveva lasciato perplesso, ma devo dire che adesso sono molto soddisfatto del sistema. I ragazzi, dopo qualche anno, si trovano ad essere stati in classe assieme a quasi tutti i loro coetanei. Ma soprattutto, se per caso un anno capita un insegnante meno bravo, o comunque con cui il bambino non si trova bene, non c'e' l'incubo di essere bloccati con lo stesso insegnante per tutte le elementari - ogni anno si cambia. Certo, il downside e' che se per caso un anno trovi un insegnante ottimo/a, l'anno successivo lo perdi. Ma tutto sommato, preferisco il rimescolio.

Rimandiamo ad un'altra volta una rassegna della letteratura empirica su vari sistemi educativi....!

 

Per certi aspetti il sistema di cui parli appare essere simile al sistema francese, un maestro unico che cambia ogni anno, e credo che ogni maestro unico quindi si specializzi negli insegnamenti di un particolare anno. Anche secondo me questo sistema e' molto preferibile al maestro unico per 5 anni, che francamente mi preoccupa. Io ho avuto una maestra unica per cinque anni, competente sia in lettere che in matematica, e purtuttavia con idee "politiche" ben precise che solo da adulto mi sono reso conto quanto mi abbiano influenzato in quel periodo.

Comprendo il timore che un maestro unico e incompetente (o che possa infuenzare male gli alunni) possa fare disastri.
Ma in una scuola di qualità non ci devono essere.

Sapere che ci sono e non allontanarli dall'insegnamento è criminale.

Spandere la disgrazia su piu' classi, mi pare la classica soluzione all'italiana.

Ciao,

Franz

D'accordo su tutto, ma partendo dalla situazione esistente oggi, temo sia piu' realistico ridurre il danno piuttosto che esonerare i docenti incompetenti.

 

da http://www.itd.cnr.it/tdmagazine/PDF23/EUROPA2.pdf
Dati sulle scuole
Totale scuole pubbliche: 13.500
Totale classi: 370.260
Classi nella scuola materna: 39.557
Classi nella scuola elementare: 141.216
Classi nella scuola secondaria inferiore: 80.887
Classi nella scuola secondaria superiore: 108.600
Dati sui docenti
Totale docenti: 741.437 (nelle scuole pubbliche)
Scuola materna: 80.666
Scuola elementare: 253.857
Scuola secondaria inferiore: 175.605
Scuola secondaria superiore: 231.309

Dati sugli studenti
Totale studenti: 7.590.892 (nelle scuole pubbliche)
Scuola materna: 915.011
Scuola elementare: 2.570.064
Scuola secondaria superiore: 1.686.408
Scuola secondaria superiore: 2.419.409


Nella scuola materna, che non è obbligatoria,
il rapporto tra bambini e loro insegnanti
è di 11,34. Nella scuola elementare e nella
media inferiore, entrambe inserite nel ciclo
dell'obbligo, il rapporto tra gli alunni e
i loro insegnanti è rispettivamente di 10,12
e 9,60. Nella scuola secondaria superiore, il
cui primo anno rientra nel ciclo dell'obbligo,
il rapporto tra gli alunni e i loro insegnanti
è di 10,46.

Quindi abbiamo 7.590.892 come studenti e 1.157.194 come personale
(docente e non docente) ma non comprendo come si possa passare da
741.437 docenti ad un totale generale di 1.157.194.

Possibile che la differenza (il personale non docente e precario ma
pagato) arrivi in totale a 415'757? Cosa fa tutta questa gente? Qui mi
pare che prima di tagliare sui docenti e le classi ci siano ben altri
comparti nel ministero in cui andare ad indagare su chi fa cosa e perché.

Diamo una occhiata al numero degli studenti (primaria e secondaria)
ed al numero degli addetti (doceenti di ruolo, precari, personale
amministrativo). 1'157'000 addetti per sette milioni e 600 mila
studenti non esiste da nessuna parte del mondo. Sappiamo che il
personale è tanto (troppo) e mal pagato e che i loro stipendi assorbono
il 97% della spesa. Se la matematica non è una opinione per arrivare
a meno docenti e dipendenti ma pagati meglio bisogna fare dei tagli
e che quindi qualcuno rimarrà a casa. Poiché non si puo' licenziare
è ovvio che si agisce sul turnover e questo produce l'effetto perverso
di una scuola sempre piu' vecchia.

I dati OECD ci dicono che i docenti degli altri paesi fanno 30, 35
anche 40 aore, non 24. E che vengono pagati il doppio, se non il triplo
in alcuni paesi piu' ricchi.

Altra polemica che ho letto in Italia è sul rapporto tra la spesa per il personale e quella totale (97%)

Il rapporto education at a glance 2008 per l'italia invece indica dati in linea con le medie OECD.

Secondo l'OCSE, invece, a coprire il 93,7% (non il 97%) della spesa non sono gli stipendi, ma la cosiddetta spesa corrente. Di quest'ultima gli stipendi coprono l'80,4% (cioè il 75,33% della spesa complessiva), quelli per i soli insegnanti il 64%. Ciò in linea con la media OCSE.

In realtà quella tabella (la B6, per chi conosce il rapporto) mostra il totale della spesa pubblica e privata. In Italia quella privata è poca ma nell'università è 1/3 del totale. All'OCSE poi i ministero dell'istruzione ha consegnato i dati che gli sono stati richiesti (per renderli comparabili con altri) quindi non so se sono compresi straordinari, indennità varie, i contributi a carico dl datore di lavoro etc. Di certo so che il dato della spesa del personale è pubblicato dalla Ragioneria Generale dello stato e che anni fa avevo io stesso comparato il volume con il dato complessivo di bilancio trovando un 97.5%.

Ciao,

Franz

PS: chiarisco che il dato di 1.157.194 del personale della scuola (senza università) è quello pubblicato annualmente dalla RGS. 

Tutto chiaro, o no ? Io ho capito alcune cose:
1. Il maestro unico o plurimo è, alla fine dei conti, solo un problema sindacale, il problema è che MSG ha detto che il maestro unico è giustificato da "studi pedagogici", che invece, sembra, non esistano. Vero è che il maestro unico esiste praticamente dappertutto.

2. Il problema vero mi sembra quello delle 24 ore (che contrattualmente sarebbero 22, aspettiamo lumi) di insegnamento, sono niente, sparisce praticamente la lingua inglese, non c'è alcuna analisi costi-benefici.

3. Un punto non chiaro è il rapporto docente/alunni, che può arrivare a 28, ma non si capisce dove, come e quando. Spariranno le scuole di montagna, probabilmente i comuni dovranno organizzare degli scuola-bus, ma non mi sembra la fine del mondo.

Ecco, ribadisco, ci siamo fermati sul dito (il maestro unico, errore che ho commesso io per primo in un commento) e non guardiamo la luna: in 24 ore settimanali cosa imparano i bambini ? (Anche se la cosa non mi riguarda, avendo le mie figlie a scuola privata). Soprattutto temo il seguito sulle scuole secondarie, perchè se il buongiorno si vede dal mattino...

Ma poi, soprattutto, questi 8 miliardi di euro di tagli mi ritornano nelle tasche o vanno a finire in Alitalia, Banche, Soras di Moratti ?

Sugli studi pedagogici nemmeno io so ma ricordo che il riferiemento era al legame psicologico che si crea alle elementari tra bambino e docente (che è quasi un sostituto della mamma e spesso cosi' viene appellata a scuola dai bambini). La tesi è che il bambino ha bisogno comunque di UNA figura di riferimento però già oggi nel modulo 3*2 esiste un insegnante prevalente che si prende questo ruolo, anche se non al 100%.

Concordo che i problemi veri sono altri. E che mai prima nessun governo dx o sx li ha affrontati.

Per me la soluzione è un orario di 35-40 ore per docente (come in gran parte del mondo) ed uno stipendio adeguato ma se la matematica non è una opinione questo significa tagli ancora piu' grandi sul personale delle scuole elementari.

E quindi nessuno osa farlo e nemmeno proporlo. 

Altra riforma importante è federalizzare la scuola, iniziando ovviamente dalle giurisdizioni che sono pronte ad assumersi questo compito.  

Ciao,

Franz 

La tesi è che il bambino ha bisogno comunque di UNA figura di riferimento

Negli asili nido (dove questa cosa, se fosse vera, sarebbe ancora più vera) non mi risulta che a nessuno sia mai venuto in mente di mettere una maestra unica. Al contrario c'è un gruppo (grande o piccolo dipende dall'organizzazione del singolo asilo) di maestre che sta dietro ad un grupo (grande o piccolo) di bambini in modo da poter distribuire più equamente l'attenzione.

che è quasi un sostituto della mamma

Nel senso che i (pochi) maestri maschi li licenziamo in tronco perché non sostituiscono la mamma e quindi il loro valore pedagogico è minore?

N.B. Non ce l'ho con FRanz, le mie sono riflessioni a voce alta.

Secondo me la luna non è: in 24 ore settimanali cosa imparano i bambini?

La maggior parte di noi che scrive qua, non ha forse frequentato le elementari per 4 ore giornaliere per 6 giorni alla settimana?

Non sono sicuro che il tempo pieno sia stato introdotto ai fini di migliorare qualitativamente il servizio, ma più per venire incontro alle nuove "esigenze sociali" delle famiglie.

La luna, a mio parere, è la qualità del servizio offerto.

>Negli asili nido (dove questa cosa, se fosse vera, sarebbe ancora più
vera) non mi risulta che a nessuno sia mai venuto in mente di mettere
una maestra unica. Al contrario c'è un gruppo (grande o piccolo dipende
dall'organizzazione del singolo asilo) di maestre che sta dietro ad un
grupo (grande o piccolo) di bambini in modo da poter distribuire più
equamente l'attenzione.
---

Forse questo è vero in Italia, per via delle poche ore di lavoro che le maestre di asilo sono sindacalmente disposte a fare.  Ma nel resto del mondo all'asilo le maestre sono una per classe e si fanno tutta la giornata, mattina e pomeriggi (mensa compresa) come un normale lavoratore.

Gira e rigira, si torna sempre li'.

>Nel senso che i (pochi) maestri maschi li licenziamo in tronco perché
non sostituiscono la mamma e quindi il loro valore pedagogico è minore?
---

Anche loro sono figure uniche, per cui teniamoli pure. I miei due figli hanno avuto all'estero due insegnanti elementari ("unici" dalla prima alla quinta, per 34 ore alla settimana). Una maestra ed un maestro. Non ho critiche da fare a questo metodo. Esperienze personali molto vicine di insegnanti elementari bravi italiani dicono che non vedono l'ora che arrivi il maestro unico perché non ne possono più di dover fare la progrmmazione comune con colleghi incapaci e fannulloni. In quel caso sappiamo come va a finire: il lavoro lo fa uno solo e gli altri vanno a rimorchio. E ce ne sono tanti, di incapaci. Di solito arrivano dal sud con punteggi altissimi (chissà come mai) ma spesso non sanno nemmeno bene l'italiano. 

I maestri hanno tante ragioni ma hanno anche tanti torti: il primo è di sopportare tanti colleghi indegni di insegnare per amor di casta.

Ciao,

Franz 

 

Allora aggiungo anch'io i miei data points londinesi:

1) Anche qui gli asili (almeno i due di cui mio figlio ha esperienza diretta) hanno un team di maestre che gestiscono insieme un numeroso gruppo di bambini. Personalmente mi sembra un'ottima idea. For the record: gli asili sono privati, ma posso scalare una bella fetta della tuition dal mio reddito imponibile.

2) alle elementari (pubbliche) c'e' tipicamente un maestro o una maestra per classe, piu' vari ed eventuali insegnanti di sostegno (che non vengono tutti i giorni e la cui presenza e' collegata a quanto e' grande la classe e quanti bambini hanno special education needs).  L'insegnante principale, che cambia ogni anno, insegna praticamente tutto, ma se la scuola ha i soldi puo' prendersi insegnanti specialistici di musica, educazione fisica o lingua straniera (che non e' nel curriculum elementare standard). 

 

 

 

 

Segnalo un pezzo di Luca Ricolfi che parla dell'argomento.

ps: non (anda)va il bottone dei link, lo (avevo) mett(ss)o per esteso, ora e' linkato...

Non credevo che il mio articolo potesse dar vita ad una tale discussione e fatico a leggervi tutti! Comunque mi fa piacere perchè significa che la scuola interessa ancora a qualcuno. Non ho la pretesa di dare una risposta a tutte le vostre osservazioni, ma volevo chiarire alcune cose. Quel che ho scritto nasce essenzialmente dalla mia esperienza (quindici anni di servizio) e dal confronto con colleghe che hanno iniziato la carriera come "maestre uniche" e che hanno poi vissuto sulla loro pelle le conseguenze delle idee geniali di vari ministri.

Dal canto mio, ho sulle spalle due anni da insegnante praticamente unica (ad eccezione di storia, tutte le discipline erano mie), un anno in un modulo 4 docenti su 3 classi, e poi sempre al tempo pieno. Da più di 10 anni lavoro con la stessa collega, io nell'area linguistica, lei in quella matematica. Abbiamo frequentato e continuiamo a frequentare almeno due corsi di aggiornamento all'anno, ciascuna nella propria area d'insegnamento. Non dico che siamo perfettamente preparate, ma che facciamo il possibile per esserlo (piccolo particolare: tutto a spese nostre!). 

Dovessi insegnare TUTTE le discilpine non potrei certo garantire la stessa competenza. Io e la maggior parte delle mie colleghe lavoriamo, di fatto, in media 30 ore settimanali, anche se veniamo pagate (sottopagate!) per 24 e questo nessuno lo dice (o lo sa). E' vero che noi siamo cresciuti col maestro unico, ma stiamo parlando di 30 anni fa! La mia maestra (brava e buona) mi ha alfabetizzato o poco più. Far musica, con lei, significava cantare una canzone; l'ora di immagine era fare il disegno sotto il dettato...Oggi, per fortuna, possiamo offrire qualcosa di più stimolante, creativo, grazie alla possibilità, presto negata, di lavorare per gruppi meno numerosi rispetto all'intera classe. E che cose meravigliose riescono a produrre i bambini!

Se mi si imporrà di fare la maestra unica lo farò, non mi spaventa, ma tutte queste esperienze significative dove andranno a finire? In 24 ore insegnerò sì e no i saperi di base. Tra l'altro vorrei ricordarvi che negli ultimi anni la scuola ha dovuto prendersi in carico anche tutta una serie di educazioni: stradale, alimentare, all'ambiente, all'affettività e alla sessualità ... C'è dell'altro che dobbiamo fare noi maestre?! Scusate, ma i genitori a cosa servono? 

Credo che tutto possa essere migliorato e che ci si debba impegnare per cambiare le cose che non funzionano, ma questa riforma non ha uno scopo migliorativo, è soltanto una manovra economica e da docente innamorata del proprio lavoro non posso che rammaricarmene. Non pretendo che tutti condividano i miei pensieri ma forse si dovrebbe dare maggior credito a chi la Scuola la vive e la fa tutti i giorni, piuttosto che ad un Ministro avvocato talmente incompetente da non sapere nemmeno che il tempo prolungato e il tempo pieno non sono la stessa cosa! 

Ho trovato questi dati, TIMSS 2003. Vista la miriade di commenti non so se sono gli stessi citati da altri

http://archivio.invalsi.it/ricerche-internazionali/iea-timss/

I risultati disponibili in pdf alla fine della pagina. La tabella 2 e la 4 mostrano la distribuzione dei livelli di apprendimento in matematica e in scienze al quarto anno di scolarizzazione. L'italia é al di sopra della media internazionale ma viene dopo tutte le altre economie piú ricche del mondo in entrambe le tabelle. Ora, é vero che non abbiamo time series per confrontare l'evoluzione dei risultati nel tempo e quindi non sappiamo cosa é successo rispetto al periodo del maestro unico. Sappiamo peró che l'Italia é l'unico paese che non ha il maestro unico nella distribuzione dei paesi e la sua performance non é tra le prime. Quindi se la performance dello studente dipende solo dalla bravura del maestro e dal fatto di avere maestro unico o no direi che (se la bravura media degli insegnanti non cambia tra i diversi paesi) il multi-maestro é peggio del singolo maestro (secondo questi dati cross-section).

Sarebbe interessante anche controllare il numero di allievi per classe.

...e la performance dello studente dipende solo dalla bravura del maestro e dal fatto di avere maestro unico...

(grassetto mio)

 

Direi che possiamo catalogare questa ipotesi come sbagliata. Al massimo il fatto di avere un solo maestro o no potrà avere una certa influenza ma ci sono millemila altre condizioni che determinano le performance dello studente (non ultimo l'ambiente culturale in cui cresce).

Direi che possiamo catalogare questa ipotesi come sbagliata.

Io invece dico di no. Smentiscimi con altri dati, altrimenti tu hai la tua opinione e io rimango della mia. 

sono millemila altre condizioni che determinano le performance dello studente (non ultimo l'ambiente culturale in cui cresce)

Perfettamente d'accordo. Ci sono anche infinite condizioni che determinano se un aereo arriva a destinazione o no ma secondo te la teoria aerodinamica funziona o dici che non funziona perché alcuni aerei cadono? E' chiaro che la performance del SINGOLO studente dipende ANCHE dall'abiente in cui cresce ma la performance media degli studenti NO! A meno che tu non voglia dire che in Italia l'ambiente (quale ambiente? Scolastico, Familiare? Sociale?) é peggiore degli altri paesi. E anche qui rimaniamo sulle opinioni.

Io non contesto i dati. Contesto l'ipotesi che tu metti alla base dell'interpretazione degli stessi. Quindi ci troviamo sullo stesso livello: tu sei sicuro che quella sia una buona ipotesi ed io sono sicuro che non lo sia. Ammetto di non avere sotto mano studi di sociologia che dimostrino che il numero di insegnanti NON è l'unico fattore che determina il rendimento di uno studente (se qualcuno ha fatto uno studio del genere lo candido al volo per gli Annals of Improbable Research). Tuttavia l'esperienza (esperienza scientifica oltre che l'esperienza quotidiana) mi insegna che cercare una teoria ad un parametro per descrivere un sistema complesso è fallimentare.

Per restare sul tuo esempio: la tua ipotesi non è che l'aereodinamica funzioni ma che un aereo vola tanto meglio tanto più grosse sono le sue ali e che l'area delle ali sia l'unico parametro importante. Ovviamente (e qui se vuoi posso citarti tutti i testi di idrodinamica che vuoi) posso costruire aerei con ali gigantesche che non si staccano un millimetro da terra o aerei dalle ali minuscole che volano come colibrì.

Il server aveva messo due volte il mio commento.

Faccio una osservazione senza guardare i links suggeriti (quindi se dico scempiaggini merito di essere rimproverato). Siamo sicuri che sia sufficiente guardare i dati medi delle graduatorie internazionali e non la dispersione degli stessi per stabilire se è meglio un maestro singolo oppure due più specializzati ? Mi spiego meglio: è noto che le medie appiattiscono tutto, quindi se vi sono due insegnanti uno bravo e uno incapace la media dei risultati di tutti i loro studenti non cambia, anche se gli studenti sono divisi in due classi: a) seguite solo da un insegnante ciascuna oppure b) seguite al 50% da entrambi. A meno che non vi sia un effetto positivo dalla specializzazione dei due insegnanti in materie differenti (un po' come nella teoria del commercio internazionale...). Torniamo alla realtà italiana. Supponiamo che alcune regioni virtuose attuino proficuamente tale specializzazione delle competenze, mentre altre regioni meno virtuose non siano in grado di farlo altrettanto bene. Dovrebbe allora accadere che i risultati degli studenti delle prime crescano rispetto alle altre. In altri termini la dispersione regionale dei risultati (anche quella intraregionale) dovrebbe aumentare. Vi sono delle statistiche utili per tale verifica ?

JB, Amadeus, rispondo insieme ai vostri commenti. Se vogliamo dare una valutazione scientifica alla bontá o meno del maestro unico dobbiamo attenerci a dati oggettivi. I dati a disposizione sono scarsissimi per cui uno lavora con quello che ha e con le ipotesi (giuste o sbagliate che siano) che puó testare con i dati che ha. Il multi-maestro é obiettivamente una grossa differenza tra l'Italia e gli altri paesi. Quindi la mia ipotesi é testata in questa ottica. 

il numero di insegnanti NON è l'unico fattore che determina il rendimento di uno studente

D'accordissimo, ci sono altri fattori. Riusciamo a isolarli? Quali sono le differenze rilevanti con gli altri paesi che secondo te (JB) determinano il gap in matematica? Se sei in grado di isolarle e provare che spiegano il GAP allora fai cadere la mia ipotesi. Altrimenti, ripeto, l'ipotesi sta in piedi per quanto poco significativa possa essere perché appunto, utilizza un solo parametro come tu dici.

Amadeus, non so se i dati che dici tu esistono, probabilmente si, mi sembra da poco sia uscita qualche ricerca sul Corriere in cui i ragazzi del sud sarebbero piú preparati in math di quelli del nord (sto andando a memoria). 

Purtroppo (o per fortuna) non faccio né il pedagogo né il sociologo. Tuttavia la mia idea (suffragata solo dall'esperienza personale) è che il motivo principale per cui in Italia la gente (non solo i bambini delle elementari) sappiano poca matematica è essenzialmente culturale. In Italia persiste l'idea che la letteratura, la scrittura, l'arte e la musica siano alla portata di tutti (tutti si sentono in grado di scrivere, fare due scarabocchi o strimpellare la chitarra) mentre è "socialmente accettabile" non saper fare le divisioni. La matematica (e qualunque cosa abbia un vago odore di scienza) viene vista come complicata e quasi inutile. Un bambino che cresce in un ambiente dove è "accettabile" aver difficoltà con i numeri mentre non è "accettabile" aver problemi a leggere imparerà a leggere ma non a fare le somme. (avevo provato a scrivere qualcosa sull'argomento qui , ma evidentemente è un po' off-topic)

Ovviamente però tutto questo è solo una mia idea personale non supportata da alcuno studio.

Ho letto il post che segnali nel commento. Sono d'accordo con quello che scrivi, chi sa un po' di matematica é guardato con rispetto o diffidenza. Questo peró succede in tutti i paesi (a parte forse in Russia dove hanno una formazione matematica in media buona), non solo in Italia.

Ho due considerazioni da fare:

1) Questa, come si è già appurato, è una riforma-taglio: ma siamo sicuri che non sia solo la prima parte di una riforma che, magari, trasformerà veramente le cose?

2) Ho visto che l'opposizione si è dilungata sul fatto che i tagli verranno fatti a caso: ma dato che nel decreto non ci sono i criteri su come verranno fatto i tagli, non può essere invece che i tagli verranno fatti in modo meritocratico?

La risposta è "tutto può essere" sia alla prima che alla seconda. Personalmente però ho perso ogni speranza il giorno che la Gelmini ha nominato Pizza sottosegretario con delega alla ricerca.

Anch'io non sono molto fiducioso di questa compagine denominata governo, ma aspetterei almeno ancora un altro anno prima di sparare a zero.

La posizione di MS Gelmini (ascoltata in dibattito trasmesso alla radio) e' la seguente: i decreti convertiti in legge sono tagli giustificati dal fatto che la spesa italiana eccede la media e dalle necessita' di bilancio, piu' alcuni provvedimenti a costo zero dettati dal (suo) buon senso. Come ministro non ha l'ambizione di elaborare una riforma approfondita perche' ritiene che questa debba essere elaborata e discussa in Parlamento e non possa essere un atto unilaterale del governo. In generale ritiene che la scuola debba essere riformata in direzione meritocratica e avere meno docenti (come la media OCSE) ma pagati meglio e proporzionalmente ai loro risultati e qualifiche.

Da quanto riportato mi sembra confermato dalla stessa Gelmini che la motivazione di fondo del ddl 137 sia la necessità di far cassa a spese della scuola di base . 

La spesa italiana per l' istruzione primaria e secondaria (3,6 % del PIL) è inferiore a quanto spendono Francia o Gran Bretagna e più in generale è inferiore alla media OCSE (3,9 % del PIL).Fonte : Quaderno bianco sulla scuola 2007

La posizione della Gelmini è ipocrita perchè di fatto con i tagli previsti e l' imposizione del maestro unico costringerà le scuole a cambiare completamente il servizio offerto alle famiglie provocando di fatto una controriforma della scuola elementare.

Il ripristino del maestro unico avrà le seguenti, ovvie, evidenti conseguenze  :

una classe potrà avere al massimo 22 ore ( limite contrattuale) di insegnamento dal suo maestro unico quindi

- il tempo pieno sarà fortemente ridotto (quando invece sarebbe necessario estenderlo  per aiutare l' inserimento al lavoro delle donne)

- gli alunni avranno meno ore di insegnamento ( meno inglese, meno letture, meno attività formative)

E' un intervento che colpisce alle fondamenta la scuola primaria come si è imposta in questi anni : una scuola elementare che forma il bambino attraverso una presenza di 40 ore alla settimana. 

A mio avviso tutti i risparmi ottenibili nella scuola riducendo gli
sprechi, riorganizzando le classi dovrebbero essere reinvestiti nella
scuola stessa per migliorarla ed estendere i servizi ai cittadini.

 

 

La spesa italiana per l' istruzione primaria e secondaria (3,6 % del
PIL) è inferiore a quanto spendono Francia o Gran Bretagna e più in
generale è inferiore alla media OCSE (3,9 % del PIL).Fonte : Quaderno
bianco sulla scuola 2007

Questi dati numerici sono fuorvianti: in Italia la natalita' e' 1.2-1.3 figli per donna, mentre in Francia e UK e' piuttosto vicino a 2, quindi l'Italia ha un numero nettamente inferiore di minori in eta' scolare in rapporto alla popolazione. I dati rilevanti sono piuttosto quelli citati da MS Gelmini sul costo per studente e su quelli dovrebbe essere basato un confronto onesto. Da "Education at a glance 2008" risulta che l'Italia spende piu' (dati 2005) di UK, Germania e Francia per studente di elementari e medie, e spende di meno per le superiori. Il costo cumulato per studente di tutta l'istruzione secondaria lungo la durata degli studi e' 95.4k $PPP per l'Italia, 94.3k per la Svezia, 89.3k per la Francia, 88.1k per la Germania, 84.7k in UK. Tutti i paesi citati nessuno escluso ottengono risultati nettamente superiori a quelli italiani nelle indagini PISA sulle competenze dei 15enni nei paesi OCSE.

Personalmente disapprovo diversi dei provvedimenti di MS Gelmini, in particolare le misure prese contro tutte le Universita' e gli enti di ricerca italiani in maniera completamente indipendente dai loro meriti, risultati e bilanci, tuttavia mi preoccupa vedere come molti di coloro che le si oppongono hanno argomenti qualitativamente inferiori ai suoi.

una classe potrà avere al massimo 22 ore ( limite contrattuale) di insegnamento dal suo maestro unico quindi

MS Gelmini parla di 24 ore, non so chi abbia ragione, sono curioso di vedere cosa succede il prossimo anno a scuola. Se e' vero che alle elementari si faranno 22 ore (meno di 4 ore per 6gg) concordo con la critica.

- il tempo pieno sarà fortemente ridotto (quando invece sarebbe
necessario estenderlo  per aiutare l' inserimento al lavoro delle
donne)

A Pisa dove vanno a scuola i miei figli il tempo pieno gia' non esiste, c'e' un solo ritorno pomeridiano sostanzialmente inutile. MSG sostiene che non verra ridotto (nel mio caso fare peggio e' comunque difficile). Sono curioso di vedere cosa succede il prossimo anno: se riesce a ridurre il minimo che ho ora allora convengo che avra' fatto una cavolata.

- gli alunni avranno meno ore di insegnamento ( meno inglese, meno letture, meno attività formative)

Non ripeto il commento precedente che vale anche qui.

E' un intervento che colpisce alle fondamenta la scuola primaria
come si è imposta in questi anni : una scuola elementare che forma il
bambino attraverso una presenza di 40 ore alla settimana.

Nella mia esperienza concreta queste 40 ore sono fantascienza e non esistono.  Sarebbero utili e sarebbe quello che uno Stato moderno e civile dovrebbe provvedere, tuttavia nel mio caso semplicemente non esistono gia' oggi e da quando i miei figli vanno a scuola.

A mio avviso tutti i risparmi ottenibili nella scuola riducendo gli
sprechi, riorganizzando le classi dovrebbero essere reinvestiti nella
scuola stessa per migliorarla ed estendere i servizi ai cittadini.

Personalmente ritengo saggio portare la spesa per studente alla media europea e quindi diminuire il costo di elementari e medie e aumentare quello per le superiori. Complessivamente la spesa per l'istruzione primaria e secondaria per studente dovrebbe essere ridotta. In ogni caso la riforma di cui piu' la scuola italiana avrebbe bisogno sarebbe una riforma meritocratica che includa valutazione di scuole e docenti e reclutamento e remunerazione proporzionate ai risultati e al merito, spazzando via la funzione di ammortizzatore sociale finora caricata sulla spesa pubblica per istruzione.

Il ddl 137 parla di 24 ore di funzionamento della classe mentre  gli insegnanti hanno per contratto un orario di 22 ore settimanali di insegnamento frontale; ma mi sembra un dettaglio di fronte alla evidenza che con il maestro unico a 22 ore o 24 ore non è possibile fare il tempo pieno.

Non c'è bisogno di aspettare il prossimo anno per capire che le ore di insegnamento per bambino diminuiranno se gli insegnanti diminuiranno come previsto di 87000 unità in tre anni e se verrà mantenuto l' obbiettivo di avere un maestro unico per le classi funzionanti 24 ore alla settimana.

La frase presente nella legge 137  "Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze,
correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola."  evidenzia che fermo restando il taglio della spesa richiesto da Tremonti, gli amministratori scolastici si possono arrangiare come possono per soddisfare le richieste delle famiglie .

Infine mi sembra molto difficile che la scuola di base  possa fornire più servizi (più tempo pieno,computer, inglese, palestre, piscine, biblioteche, edifici sicuri,..) come penso tutti vorremmo e come il confronto internazionale richiede,  con meno spese di adesso.

Mi sembra che il ddl 137 sia indifendibile nel merito (meno ore di insegnamento per alunno) e nel metodo ( decisione presa centralmente senza alcun confronto).

Il fatto che la Gelmini dica che non vuole creare riforme ma vuole un accordo bilaterale, non è uno scaricabarile sul parlamento? Nella mia ignoranza politica, mi sembra che per una discussione in parlamento partendo da una decisione del governo esista il disegno di legge, non per forza bisogna partire dal nulla.

Edit: ho provato a riscriverlo, spero si capisca adesso.

Ti dispiace riscrivere il commento? Non si capisce nulla, davvero ...

Non so molto dei maneggi del parlamento, ma il governo dovrebbe applicare le leggi, non farle, il parlamento invece dovrebbe fare le leggi quindi anche la riforma della scuola e dell'universita'. Peraltro come tutto il resto in Italia il parlamento non funziona, se discute una legge a forza di emendamenti esce fuori al contrario della bozza originale, per c'e' l'andazzo dei decreti convertiti in legge e del disegno di legge delega, che delega il governo a scrivere la legge entro una cornice approvata per poi arrivare ad un voto sul testo finale.

 

 

 Qui si trovano anche i dati sul numero di alunni per classe.

http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_37455,00.html

Interessante il caso della Corea, peccato non sia riportato da INVALSI

Il Giappone apparentemente ottiene ottimi risultati con pochissimi docenti. 

 

Le riflessioni che ho fatto, in quanto cittadina italiana, madre di due bambini, vanno in più direzioni, in merito alla legge della Gelmini.

La questione del maestro unico è, sotto certi aspetti, relativa, anche se ritengo che la complessità della conoscenza e le specializzazioni diano senso alla pluralità del corpo insegnante.

I cambiamenti sono sempre difficili da accettare ed attuare; lo sono quelli che vengono decisi da noi stessi, figuriamoci quelli che sentiamo imposti; se poi arrivano da persone che riteniamo incompetenti, ancora peggio!

Condivido le perplessità che ho letto nei post.

Quello che è chiaro è la decisione di operare tagli all'istruzione.

Mi chiedo: invece di tagliare fondi e finanziamenti, perchè non effettuare un'analisi approfondita delle modalità di investimento ed operare i cambiamenti a quel livello?

La legge colpisce e rischia di affondare l'ambito della cultura e dell'istruzione e l'investimento nelle future generazioni.

Di fondo, mi pare che tutto ciò porti avanti l'obiettivo di creare, a medio-lungo termine un popolo fortemente ignorante e con scarsa capacità critica. Nel breve termine, invece, mi pare si creino le condizioni per favorire le iscrizioni nelle scuole private, aumentando il divario tra gruppi sociali.

 

 Quest'ultimo timore é forse ingiustificato: almeno anche le scuole private sono scontenti della situazione. 

Le suore contro la Gelmini -  http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=431&ID_sezione=274&sezione=

Attenzione a parlare troppo presto!

 

>abbiamo chiesto ad una maestra cosa cambierà con la riforma.

Questo è il punto di partenza. Che poi è la legge 137. le metto per esteso, perchè pare che in tanti luoghi se ne larli senza sapere cosa sia.

Art. 1. Cittadinanza e Costituzione
1.
A decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, oltre ad una
sperimentazione nazionale, ai sensi dell'articolo 11 del decreto del
Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni
di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate
all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle
conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione»,
nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte
ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono
avviate nella scuola dell'infanzia.

2. All'attuazione del
presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 2. Valutazione del comportamento degli studenti
1.
Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della
Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in
materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle
scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di scrutinio
intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente
durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in
relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi
educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della
propria sede.

2. A decorrere dall'anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento e' espressa in decimi.

3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente
dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello
studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al
successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. Ferma
l'applicazione della presente disposizione dall'inizio dell'anno
scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca sono specificati i criteri per
correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto
insufficiente, nonche' eventuali modalità applicative del presente
articolo.

Art. 3. Valutazione del rendimento scolastico degli studenti
1.
Dall'anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la valutazione
periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la
certificazione delle competenze da essi acquisite e' espressa in decimi
ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione
raggiunto dall'alunno.

2. Dall'anno scolastico 2008/2009, nella
scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale
degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze
da essi acquisite e' espressa in decimi.

3.
Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all'esame di Stato a
conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non
inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

4.
L'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.
226, e' abrogato e all'articolo 177 del decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;
b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite le seguenti: «, espressa in decimi,»;
c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;
d) l'applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta
sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al
comma 5;
e) e' altresì abrogata ogni altra disposizione
incompatibile con<> la valutazione del rendimento scolastico
mediante l'attribuzione di voto numerico espresso in decimi.

5.
Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle
norme vigenti per la valutazione degli studenti e sono stabilite
eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo.

Art. 4. Insegnante unico nella scuola primaria
1.
Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo
comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche
costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con
orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene
comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie,
di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

2. Con apposita
sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di cui all'articolo 64,
comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' definito il
trattamento economico dovuto per le ore di insegnamento aggiuntive
rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento stabilito dalle vigenti
disposizioni contrattuali.

Art. 5. Adozione dei libri di testo
1.
Fermo restando quanto disposto dall'articolo 15 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di
testo in relazione ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere
invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di
aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente
disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze,
l'adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a
valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila
affinche' le delibere del collegio dei docenti concernenti l'adozione
dei libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni
vigenti.

Art. 6. Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1.
L'esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della
formazione primaria istituiti a norma dell'articolo 3, comma 2, della
legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle
attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha
valore di esame di Stato e abilita all'insegnamento, rispettivamente,
nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.

2. Le
disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno
sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della
formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata in
vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata in
vigore del presente decreto.

Art. 7. Sostituzione dell'articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1. Il comma 433 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente:

«433.
Al concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione mediche, di
cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive
modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e
chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso
ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione
che conseguano l'abilitazione per l'esercizio dell'attività
professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle
attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al
concorso espletato.».

Art. 8. Norme finali

1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

2.
Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà
presentato alle Camere per la conversione in legge.

 


Personalmente
alcuni punti mi vedono d'accordo (educazione civica, libri di testo,
voto sul comportamento) ed altri in disaccordo (bocciatura per una
insufficenza). Sul maestro unico ritengo (da federalista) che ogni
scuola dovrebbe fare come ritiene meglio (ma a spese della
giurisdizione che adotta il provvedimento). In linea di massima
tuttavia io sono d'accordo con il maestro unico. Sul voto numerico sono
d'accordo ma la bocciatura dovrebbe essere fatta solo se la media è
inferiore al sei, non la singola materia.

 

Ed anche qui per me vale il
principio federalista, soprattutto alle elementari, che in ogni città
hanno dritto di sperimentare le soluzioni ritenute migliori per
valutare l'ottenimento degli obiettivi didattici.

I punti credo piu' spinosi rimangono quelli del maesto unico e della bocciatura per una sola insufficenza.

Visto
pero' che vari aspetti di questa legge sono apprezzati dagli italiani,
sono scettico sulla riuscita di un eventuale referendum che volesse
abrogare tutta la legge, sia in fatto di quorum che di esito SI/NO.

Tutto quindi dipende da quali articoli abrogare e da quanti referendum verranno fatti.
L'abrogazione di singoli articoli o commi credo sia possibile.

Se la domanda è come cambierà la scuola con questa riforma, a me pare che qualche cambiamento ci sarà ed anche di sostanza e che tutto sommato molti cambiamenti saranno positivi e pochi saranno negativi. A parte le posizioni ideologiche " a prescindere", una valutazione oggettiva a posteriori sul maestro unico sarà possibie farla solo tra 10 anni.

Poi ci sono altre modifiche, di natura finanziaria, legate ai tagli. La chiusira delle piccole scuole mi vede nettamente contrario, soprattutto nel contesto alpino ed appenninico.

Per il resto dai numeri che ho postato stamattina, si vede che di personale in esubero ne abbiamo a pacchi per cui i tagli sono necessari e doverosi, anche se dolorosi (come quando si licenzia chiunque ... non è che un operaio o un impiegato valgono umanamente meno di un docente ... è tutta gente con famiglia, figli, mutuo). Qui siamo in un gruppo di discussione principalmente di economia per cui non dovrebbe essere necessario spiegare che la scuola, come qualunque altra attività pubblica o privata, non è posto per mantenere casi sociali e fare sprechi. 

Saluti a tutti,

Francesco

L'articolo sui libri di testo e' comico... ma che faccia bisogna avere per scrivere leggi del genere? Prima si chiede agli editore di mantenere invariati i contenuti, poi si scrive "salvo le appendici di aggiornamento"... sospetto che vedremo libri sempre piu' sottili e appendici sempre piu' grosse e costose... poi si impone alle scuole di adottare i libri solo ogni 5 anni ... mah queste imposizioni dirigiste lasciano il tempo che trovano; lo scopo, sospetto, e' aumentare il resale value dei libri usati (o la possiblita' di fratelli e sorelle di condividere gli stessi libri)... stiamo freschi. E comunque, bella fregatura per chi inizia la scuola 4 anni dopo l'adozione e ha una sorellina che entra l'anno successivo. 

Soluzione più efficiente, più semplice e molto più liberale: stabilire che il copyright su libri di testo dura due anni.

Proposta meno liberale ma decisamente piu' efficiente: "e' fatto divieto al professore di indicare un libro di testo di riferimento". Tanto nell'A.D. 2008 con i soldi di un libro di testo ci compri un enciclopedia multimediale.

Well, well, well ...

Da un lato, con la diffusione di computers e rete dell'Italia, voglia hai ... non che non sarebbe una buona idea, ma temo debba aspettare ancora qualche decennio.

Dall'altro:

Proposta meno liberale ma decisamente più efficiente:

meno liberale, condivido, ma più efficiente? Perché? La competizione nella pubblicazione di libri di testo non ti sembra un metodo efficiente di pubblicare libri di testo?  

Certo, ma stiamo discutendo di come produrre piu' efficientemente un bene obsoleto. Per quanto mi riguarda, il mercato da guardare dovrebbe essere quello dei "supporti allo studio". Direi che come efficienza dello strumento, pc+connessione a internet batte qualunque paniere di libri di testo, specie dalla scuola media inferiore in poi...

edit.

con la diffusione di computers e rete dell'Italia, voglia hai ... non che non sarebbe una buona idea, ma temo debba aspettare ancora qualche decennio.

Questo proprio non possiamo proprio permettercelo; tra "qualche decennio" con gli stessi soldi si farebbe meglio a regalare ai bambini al termine delle elementari un biglietto aereo per emigrare.

Mi correggo.

L'articolo 15 della legge 133/2008 prevede proprio quanto tu suggerisci: che si usino preferibilmente testi disponibili in internet. Suggerisce anche di stamparseli ... ma non si capisce se sta incitando alla violazione del copyright o meno. Interessante, andrebbe approfondito una volta che vengano emesse le circolari applicative.

mah, io sulla bocciatura per una sola materia l'avevo interpretato come: se sei insufficiente in una o più materie anche dopo l'esame di riparazione, ripeti l'anno. come si è sempre fatto fino a qualche anno fa.

quanto alla chiusura delle scuole piccole (di cui però in questo decreto non si parla), anche lì non è chiaro se si tratta di chiusura vera e propria o invece di  accorpamento del personale dirigente -amministrativo. nel senso che da due scuole piccole poste in paesi diversi si fa un unico "plesso" che fa tanto fico, con un unico preside/segretario/economo (tutti al femminile, naturally) ma mantenendo le due sedi separate per quanto riguarda aule, classi e insegnanti.

per ciò che riguarda invece il punto principale della questione, e cioè l'articolo della maestra, mi ha particolarmente colpito il passo nel quale scrive:

Il “maestro unico” dovrà insegnare tutte le discipline, mortificando di fatto la specializzazione che i docenti, grazie alla suddivisione delle materie tra gli insegnanti di classe, hanno acquisito nel corso della carriera professionale. Ma soprattutto, il lavoro dei docenti di classe non sarà più impostato sul confronto e sulla collaborazione in riferimento alle scelte didattiche e agli stili educativi. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini; gli alunni saranno privati della possibilità di formarsi con la guida di una pluralità di figure e i genitori saranno costretti a rapportarsi con un unico docente, senza appello, senza possibilità di confronto a più voci. La scomparsa delle compresenze renderà impossibile lavorare con piccoli gruppi di bambini per attività di potenziamento e recupero. 

bene, siamo davvero sicuri che questa preoccupazione sia rivolta agli alunni, e non invece alla salvaguardia dell'anonimato dell'insegnante?

mi spiego meglio, attingendo per mancanza di dati oggettivi più affidabili, alla mia esperienza. la minore delle mie figlie ha finito le elementari in giugno, e ora frequenta la scuola media. per cinque anni è stata in una classe di modulo, con l'alternanza di due e dalla terza tre maestre (più due per le due lingue straniere, una per la religione e una di sostegno). ora, trascuriamo per carità di patria l'incresciosa situazione di aver dovuto cambiare ben nove maestre principali (e tre di francese e religione) in cinque anni per gravidanze, trasferimenti e malattie varie, e la sorprendente nozione di "specializzazione" (di cui tanto si paventa la possibile scomparsa) che deriva dall'osservare che la specializzata di matematica nella sua classe era anche la specializzata di italiano in un'altra, nonché di inglese in una terza (oltre al sorprendente passaggio della maestra di religione di seconda a maestra principale di italiano in terza, con provvida gravidanza in quarta....). il punto fondamentale è che in questa girandola di insegnanti, l'unica a rimanere fissa per tre anni è stata purtroppo un attrezzo indefinibile di origine lucana, sul bordo interno della pensione e sull'orlo esterno dell'analfabetismo, che in teoria avrebbe dovuto insegnare storia e geografia (non si capisce a quale titolo, vista l'impreparazione), e che in pratica s'è anche premurata di colmare quelle che giudicava lacune gravi in altre materie, con risultati peggiori di qualsiasi incubo si possa immaginare.

bene, la cosa che ho trovato veramente difficile nel contesto di "collegialità" determinato dalla maestra tricefala e dalle quadricefale ausiliarie, è stata di poter attribuire determinate lacune linguistiche e nozionistiche a una maestra piuttosto che a un'altra, e proprio perché qualsiasi scelta sulla didattica, gli argomenti, il programma e la sua applicazione, i giudizi di merito e di metodo del lavoro degli studenti venivano sempre presentati come frutto della decisione unanime per quanto sofferta del "comitato di docenza", senza che mai si potesse dire nulla a chicchessia. 

con un maestro unico il giochetto riuscirebbe molto più difficile, e sentirsi dire alla fine della quinta: "ma lo sa che sua figlia non sa fare le divisioni?" da UNA persona che per cinque anni l'ha seguita e in teoria avrebbe dovuto insegnargliele già due anni prima apparirebbe decisamente surreale.

insomma, il timore del corpo docente elementare non è mica quello di doversi - dopo decenni - assumere delle responsabilità, e di fronte agli alunni, e di fronte ai loro genitori, e infine di fronte ai propri superiori??? e le "più voci" che si perderanno nel confronto con i genitori, non sono mica viste, da parte di maestre svogliate, disoneste o impreparate, come voci (di colleghi) in appoggio o a paravento delle proprie mancanze???

p.s., all'attrezzo in questione ho poi risposto (tanto gli scrutini erano già conclusi): "le divisioni gliele ho insegnate io nell'ultimo anno, casomai non ve ne foste accorti, ma mi spiegate piuttosto come mai è arrivata in quinta senza saperle fare?"

Premesso che non ho ancora un'idea chiara e definitiva sul maestro/a unico/a mi chiedo: ma se tua figlia avesse avuto come unica maestra l'attrezzo incompetente di qui sopra sarebbe stato meglio? Ok, avresti saputo di chi era la colpa, ma avrebbe ricevuto un insegnamento migliore? O, al contrario, non avrebbe imparato nemmeno quel poco che sa perché la sua unica insegnate era un carciofo?

beh, l'attrezzo incompetente, in una organizzazione basata sul maestro unico, avrebbe avuto due alternative: diventare competente o cambiare mestiere. io (e i miei cinque fratelli) ho avuto la maestra unica. nessuno ne metteva in discussione la competenza e le capacità (non ce n'era motivo), e nessuno - che io sappia - lo faceva con altre maestre della scuola. e nessuna di esse era laureata, se questo può significare qualcosa.

sul fatto poi che l'attrezzo incompetente sia giunto prima alla laurea e poi a superare un concorso nazionale, purtroppo non ne possiamo nulla, ed è la semplice ed evidente conseguenza di un orientamento volto a fare andare avanti chiunque a qualsiasi costo, scaricando la responsabilità sempre sugli insegnanti successivi (e in ultima istanza sul mercato del lavoro, che nel caso della PA è potentemente viziato). ma non è certo con un decreto che si può invertire l'andi di quasi quarant'anni di idiozia in cattedra.....

Eccolo lo spunto. Questo è stato un commento molto interessante, quasi quanto quello di Francesco che ha finalmente pubblicato l'unico punto di partenza certo, il Decreto in questione.

Premetto che ho anch'io molti dubbi sulla "riforma", ma sono scettico e prudente, conoscendo bene l'usanza tipica italiana di cavalcare l'onda della protesta, di strumentalizzarla (i veri maestri unici forse sono i sindacati)... basta vedere gli universitari che protestano contro il decreto "sbagliato"...

Come dicevo, trovo interessante quest'ultimo commento di baron perchè riporta, purtroppo, una realtà molto diffusa; credo infatti che in ogni scuola esista almeno una classe che viva una situazione del genere.

Tornando invece al punto di partenza, cioè il Decreto, vorrei richiamare un altro spunto interessante

1) Questa, come si è già appurato, è una riforma-taglio: ma siamo
sicuri che non sia solo la prima parte di una riforma che, magari,
trasformerà veramente le cose? 

La risposta di qualcuno è stata "tutto può essere", ma lo scetticismo fa pensare ad altro... Anch'io, ripeto, sono scettico, ma razionalmente non posso non considerare quel "tutto può essere".

Per questo, mi pesa questa informazione parziale (questa = dei media, di questo periodo e su questi argomenti). Anche l'articolo iniziale, decisamente valido e prezioso perchè scritto con cognizione di causa, non può essere considerato obiettivo come qualcuno sosteneva:

Se i redattori invitano qualcuno a scrivere di un certo argomento, mi
aspetto che abbiano fiducia che l'autore sia in grado di esporre delle
considerazioni obiettive sull'argomento

A parte le "opinioni comuni" riportate e quelle personali, moltissimi
passaggi sono di parte (vedi ad es. l'unico grassetto inserito nel testo), ma il titolo e le premesse lo dichiaravano espressamente, per cui ben venga comunque questo valido contributo (e non devi stupirti, Natascia... l'interesse c'è e probabilmente è anche molto diffuso, del resto l'argomento è diverso del precedente affrontato tra di noi, sebbene in qualche modo collegato, e di altro spessore sono i contenuti).

Tornando al "tutto può essere" e alla disinformazione o all'informazione parziale, il punto è questo:

partendo dal Decreto, giustamente, ci si domanda cosa succederà e per far questo, in mancanza di dati certi su cui fare proiezioni, ci si affida a ipotesi e supposizioni, più o meno fondate. Mi sembra che venga però presentato bene un solo scenario, spesso esposto in modo apocalittico, perchè sostenuto da preoccupazioni, magari condivisibili, o interessi (questi un po' meno condivisibili).

Mi piacerebbe ad esempio sentire una prospettiva, un'ipotesi, uno scenario futuro da parte di Gelmini & Co., da parte dei sostenitori, magari da parte di qualche maestro favorevole... ammesso che ne esista uno. Insomma credo che in mancanza di dati o prospettive obiettive sia molto utile e desiderabile averne almeno una per parte, per ricavarne una visione più critica sull'argomento.

Porto ad esempio quanto accaduto alla scuola di mia figlia: alla riunione dei genitori è stata riferita la proposta degli insegnanti di divulgare e informare adeguatamente le famiglie di quanto sta accadendo con allegato un bel volantino... dei sindacati... E' stata rifiutata l'iniziativa, nonostante tutti i genitori siano preoccupati, ma evidentememnte già parzialmente informati, perchè appariva, non tanto velatamente, una posizione di interesse (per tenersi stretta la careghetta) mascherata con l'attenzione per i nostri figli. Piuttosto consegnamo a tutti il testo del decreto, oppure un volantino pro e uno contro... sembra però che queste cose non siano mai possibili...

Scusate, aggiungo una cosa, per conlcudere i miei pensieri:

sono pessimista sulle conseguenze, ma critico fortemente i modi e i tempi della "riforma", molto meno i contenuti, perchè appunto non sono in grado di giudicarli... i proponenti avranno fatto (spero) delle ipotesi, degli obiettivi finali, una prospettiva futura; perchè non affiancarla a quella apocalittica dei contrari?

Molti contenuti potrebbero essere validi (quello dell'unica materia insufficiente anch'io l'ho interpretata agli esami di settembre e mi sembra validissima), quindi o la riforma andava rifatta e corretta oppure bocciandola si sarebbero perse le cose (poche, molte, nessuna) valide in essa contenute... ma qui allora la discussione si sposta in campo politico e legislativo:

  1. meglio attendere, rivedere e correggere una legge per approvarla quando tutto è ok per tutti (cioè mai :-) )?
  2. meglio azzardare una legge ingarbugliata per introdurre subito alcune cose necessarie e valide nonostante un contorno di cose sbagliate, non approvarla tornando così alla prima ipotesi?
  3. meglio azzardare una legge ingarbugliata per introdurre subito alcune
    riforme necessarie e valide nonostante un contorno di cose sbagliate, approvarla per poi limare solo gli spigoli malvagi con i mezzi a disposizione, compreso il referendum?

>mah, io sulla bocciatura per una sola materia l'avevo interpretato
come: se sei insufficiente in una o più materie anche dopo l'esame di
riparazione, ripeti l'anno. come si è sempre fatto fino a qualche anno
fa.
---

Idea interessante per la secondaria ma alla primaria non si puo' pretendere che un bambino di 5 o 6 anni sia già cosi' equilibrato da riuscire bene in tutte le materie. E secondo me gli esami di settembre servono solo a fa guadaganre molti soldi (in nero) a chi dà ripetizioni.

Ci sono bambini equilibrati, con buone medie in tutte le materie ed altri piu' squilibrati, che vanno maluccio in alcune materie e molto bene in altre. Se dovessero ripetere, sarebbero a disagio per le cose che sanno bene (noia...). Quello che conta è una media. Una insufficenza leggera in una materia puo' essere compensata da una eccellenza in un'altra. Cosi' si va avanti, perché significa che il bambino puo' ricuperare. Se la media pero' è sotto il minimo ammesso, meglio ripetere. Anche in prima. Qui l'esito tra giigno e settembre non puo' cambiare molto. Se la insufficenza è endemica, non sono certo tre mesi a poter fare la differenza. 

Ciao,

Francesco

>Se la insufficenza è endemica, non sono certo tre mesi a poter fare la differenza.
---

vorrei esplicitare meglio il concetto, sulla falsariga della teoria dei giochi, ovvero di come le regole influenzano il comportamento dei playes (e un bambino di 5 anni capisce benissimo il gioco e siadatta alle regole).

Se la regola è "devi avere la sufficenza in tutte le materie" il problema si pone per quelli che hanno lacune in una o piu' materie. Costoro devono lasciar perdere momentaneamente le materie in cui vanno bene per concentrarsi su quelle che vanno male. Col risultato che avranno un calo del rendimento nelle mateire in cui sono forti.

Se la regola è "devi avere la sufficenza nella media di tutte le materie" il ragazzo ha di fronte due strategie. La prima è la precedente, la seconda è di limitare i danni nella materia in cui va male ma anche di non perdere eccellenza in cui va bene (e ci riesce con un minomo sforzo, dato che va bene). Punta sulla media e questo gli consente di perdere NON terreno nelle materie in cui va bene.

Come recitava una nota pubblcità "tu gusti is megl che uan".
Due strategie tra cui scegliere sono meglio di una!

Quindi la media è meglio.

Eventualmente si puo' pensare ad un numero massimo di insufficenze, oltre alla media generale.

Ciao,

FF

 

 

 

 

Guarda che qualche regola sul numero di materie da NON avere insufficienti c'è sempre stata e c'è sempre stato il buon senso nell'applicarle: il ragazzo si è impegnato... in questa materia lo tiriamo un po' su... quell'altra gliela facciamo portare a settembre (nel caso delle superiori)... questa la alziamo così non perde l'anno... etc. Sensato o meno dal punto di vista delle regole, questo metodo aveva/ha una valenza pedagogica, non è un aiutare il raccomandato o il simpatico, ma riconoscere la crescita umana e culturale dello studente, valutando implicitamente la media e non solo il singolo voto negativo.

La "riforma" non dà per scontato che tutte queste valutazioni spariscano.

ho comunque letto (ma non riesco assolutamente a trovare dove, applicherommi con diligenza per farlo) che la bocciatura nella scuola elementare sarà considerata del tutto eccezionale. di conseguenza credo che non ci si dovrà preoccupare eccessivamente per la regola dell'unica materia insufficiente che determina la bocciatura, soprattutto tenendo conto che per le elementari non sono contemplati gli esami di riparazione.

adesso vado a cercare dove l'avevo letto (sperando non si sia perso nella rete....)

 infatti, ecco Il testo del Maxiemendamento : leggete all'articolo 3, e scoprirete che la bocciatura per le elementari si tratterebbe di un caso più unico che raro, e comunque da motivare, e per le medie (più o meno come adesso) da decidere a maggioranza del consiglio dei docenti....

>il ragazzo si è impegnato... in questa materia lo tiriamo un po' su...
quell'altra gliela facciamo portare a settembre (nel caso delle
superiori)... questa la alziamo così non perde l'anno

---

Poco trasparente. Per i posteri apparirà che era sufficente, mentre in realtà non lo era.
Solito buonismo italico, per compiacere mamme e papà.
Con la media rimane chiaro dove stavano le lacune.

Ulteriore regola. Per "n" materie insufficenti vale la media. Se le insufficenze sono "n+1" decide collegialmente la scuola. 

 Ciao,

Francesco 

Per i posteri apparirà che era sufficente, mentre in realtà non lo era. 

  Hey, guarda che con le tue regole vale lo stesso:

Una insufficenza leggera in una materia puo' essere compensata da una
eccellenza in un'altra. Cosi' si va avanti, perché significa che il
bambino puo' ricuperare.

per i posteri apparirà che era sufficiente e rispettava le regole per andare avanti, ma di matematica o inglese o italiano alla fin fine non sapeva un granchè e magari poi nemmeno recupera.

Quindi ritengo entrambe le regole valide o meno, con una differenza: un eventuale effetto negativo (bocciatura inutile o promozione con lacuna poi mai recuperata) nel buonsenso fa parte del rischio del suo utilizzo al di fuori delle regole, nella regola non dovrebbe essere concepibile. 

 

guarda che nel sistema che propongo io (e che non mi sto inventando; esiste veramente - non ho cosi' tanta fantasia) l'insufficenza in quelle materie rimane scritta nel libretto.
Con un voto numerico chiaro e inequivocabile. Poi se l'anno dopo sparisce o rimane, è tutto visibile.

Poi è chiaro che se uno che nei 13 anni di scuola dalle elementari al liceo ha sempre avuto una insufficenza in matematica pretende di andare a fare matematica, fisica, ingenegeria o altro, li' dovranno fermarlo o con test di ingresso o chiedendo una particolare media in certe materie per l'accesso a certe facoltà.

Visto che da nessuna parte università serie sono finanziate dalle rette ma che ci sono importanti fondi pubblici e privati in ballo, è doveroso impedire che chi è scarso porti via tempo e denaro (sono anche questo sprechi).

Un sistema di voti come dico io, essendo piu' trasparente, è piu' indicato di tanti test di ammissione.

In Svizzera  per esempio l'accesso ai due politecnici federali (che spendono in media 90~100milafrachi a studente) è regolato dalla media ottenuta al liceo, senza test di ammissione.
Il 70% conclude l'iter laureandosi. 

Ciao,

Franz

>Mi piacerebbe ad esempio sentire una prospettiva, un'ipotesi, uno
scenario futuro da parte di Gelmini & Co., da parte dei
sostenitori, magari da parte di qualche maestro favorevole... ammesso
che ne esista uno. Insomma credo che in mancanza di dati o prospettive
obiettive sia molto utile e desiderabile averne almeno una per parte,
per ricavarne una visione più critica sull'argomento.

---

Beh, un governo con dentro la Lega dovrebbe proporre uno scenario federalista e rimanendo in tema di scuola primaria non c'è dubbio che questo compito è sempre affidato alla giurisdizione comunale (come tra l'altro era una volta in Italia, forse prima degli anni '50 ).

Giurisdizione comunale significa che la spesa della scuola primaria è affidata al comune (carico fiscale compreso, salvo eventuali compensazioni orizzontali e verticali) ed è il comune che assume i docenti, pagandoli diversamente a seconda del costo della vita locale - che tra tra Enna e Varese è ben diverso - su un contratto locale ed eventuale possibilità di licenziare in caso di esuberi.

Significa anche fine del balletto dei trasferimenti, che comporta il cambio degli insegnanti da un anno all'altro.

Questo genere di proposte dovrebbe essere nello "spirito naturale" di un governo connotato da una impronta liberista e federalista, non certo di un governo sx improntato allo statalismo centralizzato ed alla impronta culturale dell'egualitarismo, che impone unico contratto e stesso stipendio dalla vetta d'Italia a Pantelleria.

Eppure ....

Ciao,

Francesco

 

PS: considerando che l'adesione allo sciopero di ieri è stata del 56%  (cosi' sentivo al TG3 che non è certo filogovernativo) direi che di insegnanti favorevoli ce ne sono parecchi. Diciamo anche che per essere la protesta conto una "riforma che distrugge e stravolge la scuola ed il nostro futuro", una adesione del 56% mi pare francamente un po' pochino ...

 

Giurisdizione comunale significa che la spesa della scuola primaria è
affidata al comune (carico fiscale compreso, salvo eventuali
compensazioni orizzontali e verticali) ed è il comune che assume i
docenti, pagandoli diversamente a seconda del costo della vita locale

Per quanto mi riguarda sono ben d´accordo, ma noto che in Italia questo e´ fantascienza.  Inoltre la Lega e´ passata dall´essere l´8% della maggioranza nel 2001 al 20% circa nel 2008, quindi all´interno della maggioranza e´ minoranza rispetto ad una maggioranza dell´ 80% di partiti patriottardi e nazional-centralisti esattamente come quelli di opposizione: non vedo come potrebbe anche solo proporre elementi di federalismo cosi´ incisivo come questo presente in Svizzera.

>Per quanto mi riguarda sono ben d´accordo, ma noto che in Italia questo
e´ fantascienza.  Inoltre la Lega e´ passata dall´essere l´8% della
maggioranza nel 2001 al 20% circa nel 2008, quindi all´interno della
maggioranza e´ minoranza rispetto ad una maggioranza dell´ 80% di
partiti patriottardi e nazional-centralisti esattamente come quelli di
opposizione: non vedo come potrebbe anche solo proporre elementi di
federalismo cosi´ incisivo come questo presente in Svizzera.

---

comprendo, ma allora cosa serve un federalismo fiscale se non ci sono compiti locali da gestire in autonomia, responsabilità, competenza?  

Perché delle due l'una, o il federalismo fiscale serve ad alimentare in modo virtuoso una spesa locale legata a precise responsabilità, oppure serve solo ad evitare che i soldi vadano altrove.


Tornando al dunque, i temi della scuola e della sanità sono la parte fondamentale dei compiti locali in un assetto federale (non i tombini) per cui ritengo che si debba insistere su quello in modo coerente, tanto piu' se si è passati dall'8 al 20% nell'ambito della coalizione. Poi ritengo che ci siano buoni valori federalisti trasversali anche nel resto del centro destra e in parti significative del centro sinistra per cui un buon progetto potrebbe avanzare rapidamente, a saperlo condurre bene. A saper fare le giuste proposte.
Per esempio un progetto graduale, tipo spagna. Ci si prepara e chi è pronto, parte. 

Ma io la proposta non la vedo.

Ciao,

Francesco  

 

 

allora cosa serve un federalismo fiscale se non ci sono compiti locali da gestire in autonomia, responsabilità, competenza?

Da prima del 2001 la Lega aveva ottenuto una specie di accordo con Berlusconi perche' le Regioni ottenessero competenze esclusive su tre materie: sanita', scuola e polizia locale.  Sempre ci sono state resistenze fortissime su tutte e tre le devoluzioni, vedi un esempio tipico qui su come queste idee vengono recepite nel contesto politico e culturale italiano. Dal 2001 al 2006 hanno lavorato alla nuova costituzione, poi bocciata dal referendum, mentre Berlusconi sistemava i suoi affari e Tremonti sotto l'impulso di Fini e Casini strapagava gli statali e micro-riduceva le tasse a spese del deficit. Dal 2008 hanno elaborato una bozza di regolamento attuativo del federalismo costituzionale catto-comunista approvato dall'Ulivo nel 2001. Questa bozza che pur introducendo modesti miglioramenti rispetto all'andazzo corrente (spesa standard al posto della spesa storica per assegnare le risorse) sostanzialmente regolamenta un federalismo vigorosamente centralista e di impostazione direi sovietica, come costretto dalla Costituzione federale dell'Ulivo e in ogni caso tragicamente conforme alla scadente tradizione culturale e politica italiana. Forse tra 500 anni arriveremo a qualche proposta su come devolvere la scuola primaria alle regioni o ai comuni. Per il momento il massimo che il contesto italiano sembra offrire circa la devoluzione scolasitca sono gli asili nido e le scuole materne che se non erro sono sostanzialmente amministrate dai comuni.

immagino siano qui:

http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2008/10/gelmini-panorama.png

e qui:
http://blog.panorama.it/italia/2008/08/30/gelmini-docet-studenti-e-profe...

 

"È favorevole al maestro unico?
Senz’altro. Ai miei tempi era così. Avevo una maestra bravissima alle
elementari: Maria Rosa Mantovani. Autorevole, severa, capace di tenere
la classe e trasmettere i saperi. La formula funzionava, il rapporto
con un solo insegnante è forte, privilegiato. "

"Pensa di riproporre l’ora di religione per tutti?
Laicità della scuola senz’altro, ma conoscenza delle nostre radici
cristiane. Apprendere i principi della nostra religione fa parte della
cultura occidentale. In Europa tutti hanno l’ora di religione, eccetto
Francia e Slovenia. Ma obbligo no, per carità. Susciterei più polemiche
che risultati."

 

Per il momento il massimo che il contesto italiano sembra offrire circa
la devoluzione scolasitca sono gli asili nido e le scuole materne che
se non erro sono sostanzialmente amministrate dai comuni.

Sarà che io non sono un politico, quindi non sono costretto a gestire la realtà cosi' come è ma posso concentrarmi su come dovrebbe essere. Tuttavia se non vedo proposte, non posso nemmeno vedere come esse vengono affrontate dai vari partiti politici. Io per la scuola primaria un progetto di "comunalizzazione" (pessimo neologismo, lo so) lo vedrei volentieri, fatto ovviamente in modo graduale, prima come progetto pilota in alcune realtà e poi a poco a poco esteso ai comuni che si attrezzano e con la corrispondente quota di fiscalità locale (e calo di quella nazionale).
Senza proposte non si vede chi è favorevole, chi è possibilista, chi è contro. 

Io credo che sarebbe questa la riforma "di sistema" da fare, al cui interno poi ogni comune farebbe le sue scelte di riforma, rispettando paletti stabiliti per tutto il paese.

Non vorrei pero' aver portato il thead fuori tema, nel cui caso mi scuso

Francesco

 

 

un progetto di "comunalizzazione" (pessimo neologismo, lo so) lo vedrei volentieri, fatto ovviamente in modo graduale,

Per quanto mi risulta, un progetto del genere non esiste. Ho cercato un minimo su internet, ho visto solo un disegno di legge della Lega Nord per regionalizzare i concorsi per la docenza e dirigenza della scuola (DL 997/2008). Dal testo apprendo (conformemente a quanto sapevo sulla centralizzazione dell'istruzione primaria in Italia, motivata storicamente dall'indolenza dei comuni meridionali nel promuovere l'istruzione elementare e ridurre l'analfabetismo) che i docenti della scuola primaria erano dipendenti comunali nel Regno d'Italia, ma sono diventati dipendenti statali dal 1911 nei piccoli comuni e nel 1933 (durante il ventennio fascista) nei grandi comuni. Nessuno ha mai proposto di rimuovere questa ultima riforma fascista, per quanto mi risulta.

La costituzione vigente specifica:

  • art. 33:  La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
  • art. 117
  • Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
  • norme generali sull'istruzione
Sono materie di legislazione concorrente[Stato-Regioni]:
  • ... istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; ...

Dalla bozza di attuazione della costituzione vigente elaborata da Calderoli apprendo anche che l'istruzione rientra nei cosiddetti LEA "livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;" per i quali c'e' competenza esclusiva dello Stato.

In definitiva, nel contesto della costituzione "federale" vigente non vedo possibilita' che l'istruzione, eccetto quella professionale, possa essere gestita nemmeno in parte in maniera esclusiva (e quindi con responsabilita' reale) da parte delle Regioni, tantomeno quindi i Comuni. Lo Stato centrale entra ovunque, come legislatore concorrente (cui gli organi giuridici centrali daranno sempre ragione in caso di contrasto), come legislatore delle norme generali, e come garante e legislatore dei livelli essenziali.

Il massimo che la Lega del 3.9% era riuscita ad ottenere, nella riforma costituizonale poi bocciata dal referendum del 2006, erano queste poche righe:

 Spetta alle Regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie:  
        a) assistenza e organizzazione sanitaria;  
        b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;  
        c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;  
        d) polizia amministrativa regionale e locale;  
        e) ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Secondo me è tutto molto più complesso. Ciò che sta nel decreto, dal maestro unico ai voti in decimi, serve esclusivamente per dequalificare la scuola pubblica a favore di quella privata! Ci sono altre proposte di legge a testimoniare che la Gelmini ha fatto solo il passo iniziale. 

Molti dei discorsi che si fanno lasciano il tempo che trovano perchè non si basano su riscontri pedagogici. Sta di fatto che il governo, anche per far cassa, ha usato un provvedimento d'urgenza come il decreto invece di discuterne in parlamento con le parti in questione (la scuola) ... vi sembra giusto??? Un argomento così importante come la scuola pubblica?

Poi, che il governo, per avere consensi usi slogan e punti sulla nostalgià del "era meglio quando era peggio" fa presa sulla massa!

 

Prima del diluvio elettorale Obama/McCain devo alcune risposte e aggiungo qualche riflessione. 

Non pretendo che tutti condividano i miei pensieri ma forse si dovrebbe dare maggior credito a chi la Scuola la vive e la fa tutti i giorni [Farsura] 

Quoto in toto. E questa non è autoreferenzialità. [Sono insegnante di Diritto ed Economia nella scuola secondaria (lauree in Economia e in Scienze politiche)].Sono solo all’ottavo anno di insegnamento (vincitore dell’ultimo concorso ordinario, in cui almeno l’80% dei candidati copiava spudoratamente e impunemente), ma credo di essermi fatto un quadro ormai sufficientemente chiaro dell’ambiente, complesso, in cui lavoro (come dire pregi e difetti). 

Voito dir che ghemo tanti maestri parché ghe se i Apennini? Vara che anca in Francia ghe se le montagne, e in Spagna anca.Perché la ragioneria ti sembra a sproposito quando si parla di scuola? Le scuole le facciamo e gestiamo senza fare i conti di quanto costano e quanto rendono? È questa l'idea che suggerisci? [Brighella]

Si, la ragioneria può essere a sproposito ma la cosa pubblica costa e il costo si trasforma in imposte (o deficit). [Forti] 

Naturalmente i conti per sapere a quanto ammonta il costo dell’istruzione vanno fatti, vanno eliminati inefficienze e spechi, ecc. Come si fa a non essere d’accordo su questo! Un po’ meno agevole (ma non per questo da respingere a priori, credo sia valutare il lavoro dell’insegnante, le cui ricadute possono verificarsi anche a distanza di anni). Ma è un altro discorso.

Il rapporto alunni/docenti non risente tanto degli Appennini (io ho parlato poi di Germania, non di Spagna) quanto, e qui mi pare significativo che non ci siano state sostanziali obiezioni a riguardo, del numero di insegnanti di sostegno (circa 90.000).  

alle elementari (pubbliche) c'e' tipicamente un maestro o una maestra per classe, piu' vari ed eventuali insegnanti di sostegno (che non vengono tutti i giorni e la cui presenza e' collegata a quanto e' grande la classe e quanti bambini hanno special education needs).[Sorana] 

E’ una scelta politica: si è per l’integrazione in classe o si è per classi differenziali? E’ vero che in altri paesi l’integrazione non avviene in classe o che chi segue quei bambini e ragazzi non è conteggiato tra il personale a carico del ministero dell’istruzione?  

Sugli insegnanti di sostegno va detto che nella maggioranza dei casi non sono qualificati (come dovrebbero esserlo) ma normali insegnanti in esubero, riciclati per quella mansione.E va detto anche che l'insegnante di sostegno è uno solo, mentre in classe puoi avere due casi gravi, un caso più gestibile, alcuni bambini problematici, due stranieri appena arrivati che non sanno la lingua .... beh in queste condizioni non garantisci alcun dettato costituzionale. [Forti] 

A me pare che queste siano argomentazioni tutte contro i tagli, soprattutto se indiscriminati. Primo, se vi sono insegnanti di sostegno poco qualificati è perché da alcuni anni l’amministrazione tende a favorire la specializzazione al sostegno (cosa che ho sempre rifiutato di fare) per il più alto numero di insegnanti curricolari, nella prospettiva evidente di utilizzarli, se necessario, in maniera più flessibile. Si tratta dunque di uno degli effetti del solito approccio ragionieristico alla scuola.Secondo, se le classi sono così eterogenee, come suggerito da Forti, beh allora la strada è semmai quella degli investimenti per fronteggiare tale complessità. Sono infatti di più le situazioni di alunni che non hanno il sostegno, perché non certificati, ma che ne avrebbero bisogno, di quelli che, pur certificati, potrebbero farne a meno. 

(Anche se la cosa non mi riguarda, avendo le mie figlie a scuola privata).Ma poi, soprattutto, questi 8 miliardi di euro di tagli mi ritornano nelle tasche o vanno a finire in Alitalia, Banche, Soras di Moratti? [Marco Esposito] 

Si commenta da solo. 

Qui siamo in un gruppo di discussione principalmente di economia per cui non dovrebbe essere necessario spiegare che la scuola, come qualunque altra attività pubblica o privata, non è posto per mantenere casi sociali e fare sprechi. [Forti] 

Siamo in un gruppo di discussione di economia, che però non può ignorare l’esistenza della Costituzione, la quale è fondata su alcuni pilastri/valori fondamentali oltre i quali non si può andare, piaccia o non piaccia. Si ritiene che i valori a fondamento di quel patto non siano più ”al passo dei tempi”, si abbia il coraggio di affermare di volerla cambiare, di volere un’altra Costituzione. Il tentativo è già stato fatto ed è anche già stato bocciato. Lo si riproponga, nel tentativo di prendere l’avversario per sfinimento… 

Graziaddio i geni dell’informatica sanno anche la geografia … [Boldrin] 

Eh? 

Personalmente alcuni punti mi vedono d'accordo (educazione civica, ecc.) 

Riprendo quanto scritto nel precedente post anche per correggere l’errore che ha reso incomprensibile l’ultima frase. Vado per flash sillogistico:

1) il bullismo è stato il focus del “dibattito” (?) sulla scuola negli ultimi anni; Napolitano raccomanda lo studio della Costituzione;

2) il bullismo vs. legalità; Napolitano dobbiamo tenercelo buono

3) ecco che ti scodello questa fantomatica nuova disciplina: Cittadinanza e Costituzione 

Nella secondaria di 1° grado (medie) Educazione civica non è mai stata abolita; i programmi del 1985 nella primaria (elementari) prevedono l'area degli studi sociali; la Costituzione è elemento portante del programma di Diritto che, ad eccezione di licei classici e scientifici, dove non è previsto l'indirizzo Brocca, è materia insegnata in tutti gli ordini della secondaria di secondo grado (superiori). Ripeto: è come se l’art. 1 del decreto (che in sede di conversione ha subito modifiche) introducesse l'insegnamento delle equazioni in matematica, o di Aristotele in filosofia!

Se il buon giorno si vede dall’art. 1… 

Poiché la legge 53/03, cosiddetta riforma Moratti, destinata a entrare in vigore, anche se con modifiche, fa sostanzialmente piazza pulita, con l’eccezione degli istituti tecnici commerciali, di Diritto ed Economia, ponendo questo insegnamento tra le materie opzionali obbligatorie in concorrenza ad esempio con educazione fisica, sarei grato ai lettori del forum, in particolare agli economisti, se potessero esprimere una loro opinione in merito all’utilità/necessità, o meno, dell’insegnamento di economia nella scuola superiore, compresi ovviamente i licei.

Vedo che il mio commento ti appare oscuro. Allora lo rispiego e ne approfitto per chiarire. Piaccia o meno, nel tuo commento attribuisci l'eccessivo numero di maestri all'orografia, scrivendo

Perché questo rapporto è più basso rispetto agli altri paesi? Primo,
perché non siamo le pianeggianti Germania o Francia, né la glaciale
Svezia. Siamo un paese con oltre ottomila comuni, e un'orografia
montuosa. Vogliamo costringere le sovrane famiglie del libero mercato a
sobbarcarsi decine di Km al giorno per portare i bambini nella più
vicina scuola primaria? È evidente che queste realtà alterano i dati

Marcello Urbani, il "genio dell'informatica", ti fa giustamente notare che l'argomento regge pochino, perché, per esempio

Francamente, un paese con popolazione più dispersa della Svezia fatico a trovarlo.Almeno in Europa.

Il mio commento d'approvazione sottolinea che sa anche la geografia. Conoscere la geografia, infatti, aiuterebbe a capire perché l'argomento "orografia" e "piccoli comuni" sia del tutto specioso e non regga quando si guardano gli altri paesi europei senza scegliere solo quelli che fanno comodo.

La qual cosa era anche quanto ti suggeriva Brighella e che non cogli osservando che tu hai parlato di Germania e non di Spagna! Appunto: ti sei scelto l'esempio che ti sembra adeguato, scordandoti che in Europa esistono paesi in cui sia la densità abitativa è molto più bassa che in Italia, l'orografia è alquanto montagnoso-collinare e vi sono migliaia di piccoli paesetti. Eppure non hanno la pletorica eccedenza di maestri che noi abbiamo. Scegliere, fra i dati a disposizione, solo quelli che si adattano alla nostra opinione a-priori costituisce un errore che un docente non dovrebbe mai fare.

Ora aggiungi che

Il rapporto
alunni/docenti non risente tanto degli Appennini (io ho parlato poi di
Germania, non di Spagna) quanto, e qui mi pare significativo che non ci
siano state sostanziali obiezioni a riguardo, del numero di insegnanti
di sostegno (circa 90.000).

Mettiamola così: da un lato il tuo commento iniziale NON affermava che gli insegnanti di sostegno sono la causa fondamentale del basso rapporto alunni/docenti e, dall'altro, tale abbondanza è stata abbondantemente criticata sia nei commenti qui che altrove. E la ragione è semplice: a tutti piace assai vivere bene ed avere tante belle cose, ma le belle cose costano. E quando non ce le si può permettere, occorre rinunciarci. Mi sembra chiaro che l'Italia, paese sostanzialmente più povero (oltre che maggiormente in decadenza) dei paesi scandinavi, non possa permettersi l'eccedenza di maestri di cui ora gode.

Infine, lascia che aggiunga, la costituzione non è la verità rivelata, neache lontanamente. Personalmente, per esempio, ritengo contenga valanghe di baggianate e disegni un sistema istituzionale, procedurale e di distribuzione dei poteri chiaramente (ma proprio chiaramente!) fallimentare. Un disegno del genere, che ha permesso lo "sgoverno" del paese per quasi 60 anni, non vedo perché debba essere elevato a criterio di misura di ciò che è bene e ciò che è giusto.

Ma anche questo è secondario, perché la domanda che mi rode sin dal tuo primo commento è: DOVE la costituzione italiana dice che occorre avere i maestri di sostegno, i 3 per 2 e tutto il resto? Ho controllato e non ho trovato. Vorrei sapere DOVE lo dica, così almeno capisco perché venga continuamente tirata in ballo da chi non fa altro, alla fin fine, che difendere lo status quo e spiegare che occorre spendere comunque di più.

 

 

Mi sembra chiaro che l'Italia, paese sostanzialmente più povero (oltre
che maggiormente in decadenza) dei paesi scandinavi, non possa
permettersi l'eccedenza di maestri di cui ora gode.

io, che sono più tonto del vostro lettore mediano, non ho ben capito da cosa derivi la conclamata eccedenza. ho capito, come dice Forti, che

 

Qui siamo in un gruppo di discussione
principalmente di economia per cui non dovrebbe essere necessario spiegare che
la scuola, come qualunque altra attività pubblica o privata, non è posto per
mantenere casi sociali e fare sprechi. 

e che quindi citare le associazioni pedagogiche contrarie al maestro unico mi farebbe fare la fine dell'ospite indesiderato, ma l'eccedenza?

sulle ore di lezione per alunno/studente stiamo sopra la media dei paesi europei (fonti: ministero competente; oecd);

sul numero di ore di insegnamento per docente stiamo sotto (medesime fonti), più che compensato dai differenziali retributivi;

sul numero di alunni per classe siamo lievemente sotto, ma l'innalzamento previsto del rapporto (che andrà oltre la media citata da oecd) comporta una riduzione di 6000 docenti sui 42100 del prossimo anno scolastico (medesime fonti + schema di piano programmatico della legge 133).

in più aggiungo:

il taglio di 4000 specialisti di lingua inglese (e 0 di religione) nel primo anno; questo insegnamento sarà a carico del maestro unico, che se non è abilitato farà un corso di 150-200 h (non troppe di più, che poi costa troppo!!!); le ore di insegnamento saranno parte del monte complessivo settimanale (sarà di 24 h), che viene ridotto rispetto all'attuale modulo del tempo pieno;

il tempo pieno viene di fatto abolito; ogni scuola ha la facoltà di allungare il tempo di permanenza (non quello didattico) fino alle attuali 40 del tempo pieno con una cosa oscura chiamata tempo scuola (ma già in tutta Italia fioccano cooperative/associazioni che faranno chiarezza su come riempire di significanti questo concetto, magari ben retribuite dal pubblico, che però userà l'accortezza di classificare queste nuove uscite sotto voci che non troveremo più nel bilancio della pubblica istruzione); questo avrà inevitabili ripercussioni sull'occupazione, principalmente quella femminile (se avete bisogno del modellino esplicativo+verifica empirica vi rimando a casarico/profeta su la voce);

il problema è forse nella spesa media per studente? 5200 euro dal ministero + 1000, in media, dagli enti locali. sembrano tanti agli economisti_rumoristi?

o forse nel rapporto con il pil? sta a 3.8%. fate vobis! e se volete, imbastiamo un pippone anche sul perché va modificato un incolpevole numeratore quando è il denominatore che da anni praticamente non si muove.

la scuola primaria italiana è l'unica ad avere delle buone
performance nelle comporazioni internazionali ed è quella su cui la
mannaia della "pedagogia di cassa" si è abbattuta impietosa: 7.8
miliardi in 3 anni, su un bilancio tutt'altro che frizzi&lazzi. è su questo che tocca fare i pulciari?

perché se questo è, allora tocca uscire dalle torri economiche e spingerci nella palude della politica e proporre che, se ci servono 7.8 miliardi di euro, forse si potrebbe:

- reintrodurre l'ici sulla abitazioni di elevata qualità, magari facendo finalmente la revisione dei catasti e prendendo atto che non è possibile che i centri delle grandi città abbiano un'elevatissima incidenza di case popolari (sic!)

- incidere sulle spese folli del ministero della difesa;

- ripristinare seriamente la lotta all'evasione fiscale;

- ridurre drasticamente il numero di società pubblico/privato o quantomeno il numero di consiglieri di amm.ne di nomina pubblica/partitica;

e se si fanno anche solo blandamente cose come queste (e tante altre se ne potrebbero immaginare) e magari si riducono veramente gli sprechi nella scuola (ché quelli, andate a scartabellare, sono intonsi) altro che 7.8 miliardi di euro!!!!

Scegliere, fra i dati a disposizione, solo quelli che si adattano alla
nostra opinione a-priori costituisce un errore che un docente non
dovrebbe mai fare.

 

non sono docente (sono stato solo un modesto RA in bocconi anni fa) e tuttavia non penso di averlo commesso. ma voi siete più bravi e starò al vostro giudizio. che però sia equanime, vi scongiuro, perché molti dei commenti che ho letto sono, invece, incorsi in questo errore; eppure sono stati tollerati. forse perché portavano acqua al mulino della vision dei team-leaders?

non ho ben capito da cosa derivi la conclamata eccedenza.

Secondo il citato rapporto OECD abbiamo il più basso rapporto alunni/docenti dopo Ungheria, Portogallo e Grecia.Basta leggerlo.

citare le associazioni pedagogiche contrarie al maestro unico mi farebbe fare la fine dell'ospite indesiderato, ma l'eccedenza?

Non direi. Ogni opinione si puo' discutere, se poi fosse supportata da qualce dato meglio ancora.

Sui possibili alternativi tagli di spesa si potrebbe scrivere un' enciclopedia, ma da sola non basterebbe a contestare questi.

P.S. ma è il tuo primo commento o ti diverti a cambiar nick?

Secondo il citato rapporto OECD abbiamo il più basso rapporto alunni/docenti dopo Ungheria, Portogallo e Grecia.Basta leggerlo.

visto che era appena stato citato, non più di tre commenti prima del mio, non lo ho ripreso esplicitamente. ma veramente fai che lì sta l'eccedenza? quale è il contributo scientifico che dimostra che quello è un indicatore plausibile di efficienza della scuola. se già lo usi insieme a quelli che ho indicato io, il quadro appare modificato. o no?

ma può essere che non riesco ad afferrare tutta la capacità esplicativa dell'indicatore unico proposto. provo a raccapezzarmi: penso ci si riferisca al "Pupil/teacher ratio in primary education" che viene così calcolato "The pupil-teacher ratio is calculated by dividing the number of
full-time equivalent pupils by the number of full-time equivalent
teachers teaching at ISCED level 1" (eurostat). come un occupato non corrisponde necessariamente ad una ula (unità di lavoro a tempo pieno) lo stesso può (non) accadere per docenti e discenti. Dagli statistici ufficiali inglesi apprendo, ad esempio, che "For statistical purposes only, pupils who do not
attend both morning and afternoon at least five days a week are
regarded as part-time. Each part-time pupil is treated as 0.5 full-time
equivalents". ne "la scuola in cifre 2007" (min. pubblica istruzione) trovo che il tempo pieno italico (40h) è frequentato dal 25.6% degli iscritti alle primarie statali (solo dal 6.8% nella ripartizione sud e isole, che pesa per circa il 40% sul totale degli iscritti a questo tipo di scuola); per il resto il 4.1% frequenta il modulo didattico breve (27h, che è comunque superiore alle 24 che saranno la norma con la "riforma") ed il 70.3% moduli intermedi (28-39h).

spendere di più non è sinonimo di spendere meglio; spendere di meno neanche; spendere di meno per come stabilito dalla gelmini è semplicemente idiota se si vuole mantenere una istruzione pubblica decente almeno fino alla primaria.

Non direi. Ogni opinione si puo' discutere, se poi fosse supportata da qualce dato meglio ancora. 

questa è facile. su google basta cercare "pedagogia maestro unico" e si ottengono 118.000 risultati, doppioni inclusi.

Sui possibili alternativi tagli di spesa si potrebbe scrivere un' enciclopedia, ma da sola non basterebbe a contestare questi. 

scherzi? non posso contrapporre a questi tagli il minor gettito dell'eliminazione dell'ICI sulle case ad elevata rendita? o al mancato innalzamento dell'aliquota sulle rendite finanziarie dall'attuale 12.5% (ci deve essere dietro una teoria della tassazione ottimale che non ho studiato, peggio, non ho capito)? o per rimanere in tema di tagli, non posso chiedere invece una riduzione dei 190.000 militari di carriera, che so io, a 100.000? o comprare la metà di eurofighter? oppure chiedere che gli alti dirigenti nella pa non abbiamo costantemente il massimo di premio per raggiungemento obiettivi (in media il 99.3% da quando è stato istituito).

P.S. ma è il tuo primo commento o ti diverti a cambiar nick? 

è il secondo. dopo avere esortato a non scambiare la riduzione del salario accessorio in caso di malattia con la lotta ai falsi malati, nella pa, ho deciso che invece di nome e cognome è più rigoroso presentarmi al vostro cospetto per quello che rappresento: poca soltada!

 

a veramente fai che lì sta l'eccedenza?

Alla fine di tutto un settore della spesa pubblica si valuta per i risultati diviso il costo.  Il costo per alunno della scuola primaria e secondara italiana e' tra i maggiori d'Europa e i risultati sono tra i peggiori d'Europa almeno nelle competenze dei 15enni.

Riguardo alla scuola a tempo pieno, non si tratta di istruzione ma di prevalentemente di baby-sitting (i miei figli hanno un solo rientro pomeridiano in cui giocano e fanno i compiti).  Sarebbe utile confrontare anche qui i vari paesi, io ho l'impressione che l'Italia offri meno di altri ma se ci sono dati mi interessano.  Per quanto riguarda gli asili nido, mi pare che l'Italia sia nettamente inferiore agli altri paesi europei.

 

ho deciso che invece di nome e cognome è più rigoroso presentarmi al vostro cospetto per quello che rappresento: poca soltada!

Ben, 'na bona sielta. Do comenti, do toneae de acido ... ma cosa gheto? Un brufoeo in t'el cul? 

Te scrivi

ma può essere che non riesco ad afferrare tutta la capacità esplicativa
dell'indicatore unico proposto. provo a raccapezzarmi: [omissis] per il resto il 4.1% frequenta il modulo didattico
breve (27h, che è comunque superiore alle 24 che saranno la norma con
la "riforma") ed il 70.3% moduli intermedi (28-39h).

Conclusion? Da che parte ze' lo sbalio? Gheto rifato i conti? Contameli, no star a dar sempre aria ai denti.

questa è facile. su google basta cercare "pedagogia maestro unico" e si ottengono 118.000 risultati, doppioni inclusi.

e questi sarian i to "dati"? 'Ndemo ben. Ti ze proprio una poca soltada, tosatel.

 

sulle ore di lezione per alunno/studente stiamo sopra la media dei paesi europei (fonti: ministero competente; oecd);

Tuttavia otteniamo pessimi risultati nei confronti internazionali. Si tratta di ore di lezione oppure di ore di permanenza a scuola? Per mia esperienza personale, nei ritorni pomeridiani di scuola elementare e media non si fa lezione.

sul numero di ore di insegnamento per docente stiamo sotto (medesime fonti), più che compensato dai differenziali retributivi;

Secondo uno studio dell'associazione Treelle, considerando le ore di lezioni, il fatto che i lavoratori italiani vanno in pensione anticipatamente e i benefici pensionistici, il costo per ora insegnata degli insegnanti italiani e' allineato con Francia e Germania.

il taglio di 4000 specialisti di lingua inglese (e 0 di religione) nel
primo anno; questo insegnamento sarà a carico del maestro unico, che se
non è abilitato farà un corso di 150-200 h (non troppe di più, che poi
costa troppo!!!); le ore di insegnamento saranno parte del monte
complessivo settimanale (sarà di 24 h), che viene ridotto rispetto
all'attuale modulo del tempo pieno;

Concordo sul fatto che eliminare gli insegnanti di inglese (a patto che siano veramente tali e non specializzati dopo 100-200 ore di specializzazione) sia una notevole stupidaggine.  Riguardo al "modulo del tempo pieno" per la mia esperienza si tratta di 6 mattine di lezioni e un ritorno pomeridiano. E non mi risulta che la Gelmini voglia ridurlo, pero' puo' darsi che ci siano dei dettagli che mi sfuggono.  Devo dire che quando si parla di "tempo pieno" nella scuola italiana mi prudono le dita, perche' cio' semplicemente non esiste nella scuola pubblica a me accessibile (Pisa citta'). Se tempo pieno all'italiana significa un ritorno pomeridiano propongo non lo si chiami piu' tempo pieno.

il problema è forse nella spesa media per studente? 5200 euro dal
ministero + 1000, in media, dagli enti locali. sembrano tanti agli
economisti_rumoristi?

Se come appare il costo per studente in Italia supera quello di quasi tutti i paesi europei inclusi i piu' ricchi ritengo sia doveroso porvi rimedio, specie considerati i risultati dei test PISA.

o forse nel rapporto con il pil? sta a 3.8%. fate vobis!

La spesa in rapporto al PIL e' un dato non confrontabile quando si confrontano societa' demograficamente decadenti come quella italiana (1.2-1.3 figli per donna) con societa' demograficamente vitali come Francia, UK e paesi scandinavi. Il parametro corretto per un confronto e' il costo per studente.

Non commento le ipotesi di recuperare tesoretti per aumentare o mantenere spesa pubblica ingiustificata dai risultati, con l'eccezione di:

- ripristinare seriamente la lotta all'evasione fiscale;

"Ripristinare" e' un verbo fuori luogo, non c'e' mai stata in Italia una lotta seria all'evasione fiscale come i risultati della tabella in fondo a questo intervento, oppure qui, mostrano chiaramente. Quanto a combatterla seriamente come mai fatto prima, considerato che l'Italia con economia sommersa al 27% contro 15% circa di Francia e Germania gia' spreme tasse al 43% del PIL (incluso il sommerso) e cioe' piu' di Francia e Germania, ritengo assolutamente improponibile e sbagliato anche solo pensare di recuperare ulteriori risorse grazie alla lotta all'evasione fiscale, che dovrebbe essere programmata solo per ridurre le tasse sugli onesti fiscalmente oppressi.

il costo per studente, per livello di istruzione l'ho trovato qui. è veramente fuori linea quello della primaria?

i dati dei precedenti post sono da: "la scuola in cifre 2007". e poi eurostat e oecd

attenzione ad usare PISA: essendo sui quindicenni, c'è l'effetto della secondaria inferiore, quella sì da buttare giù e rifare interamente.

però la consecutio temporum della riforma è stata differente: tremonti ha inviato la tabella coi tagli ed i ministeri hanno provveduto.

il modulo didattico cui si riferisce alberto lusiani non è quello che la legge chiama tempo pieno. quest'ultimo è: 8h continuative al giorno per 5 giorni. il pomeriggio fanno attività didattiche e funziona alla grande (esperienza romana), altro che dopo-scuola o baby-sitting che era il mio timore (che si avvererà col più piccolo dei miei figli): la riforma gelmini parla di 24h ore settimali di didattica e poi, eventualmente, tempo scuola (qui). 

per brighella: non che intenda il tuo idioma, ma la somma di quelle percentuali fa, incredibilmente, 100. a me dicono che il 100% dei più di 2.5 milioni di bimbi della primaria statale fanno più ore di didattica oggi di quante ne faranno in futuro. che 1/4 fanno il tempo pieno (40h) e semmai il problema dovrebbe essere di estenderlo. 

Mi sembra poco 'coerente' sostenere la maggior parte delle  proprie argomentazioni  con sofisticate statistiche e poi valutare il tempo pieno ( diffusione, validità) solo attraverso la propria personale esperienza : a parte la mancanza di senso logico, questa impostazione non mi sembra per niente adeguata ad un dibattito aperto  e privo di preconcetti. 

Mi sembra poco 'coerente' sostenere la maggior parte delle  proprie
argomentazioni  con sofisticate statistiche e poi valutare il tempo
pieno ( diffusione, validità) solo attraverso la propria personale
esperienza

Passo una parte non trascurabile del mio tempo a procurarmi dati un minimo attendibili per difendermi dalla disinformazione diffusa dalla politica e dal circo mediatico italiano, non vedo perche' dovrei informarmi su tutto proprio tutto, avro' diritto al riposo e allo svago oppure no?  In questo caso poi ho un minimo livello di esperienza diretta. Oltretutto secondo la propaganda politica della sinistra MSG vuole ridurre il tempo pieno, mentre la propaganda di MSG e della destra sostiene di volerlo aumentare del 50%. Se oltre alla propaganda mi si forniscono o mi fornite dati e riferimenti posso giudicare meglio, ma veramente non ho tempo e voglia di sviscerare ogni particolare elemento del verboso dibattito politico italiano.

Mi sembra che i dati siano sostanzialmente questi : il tempo pieno della scuola primaria in Italia è basato su 40 ore settimanali  di presenza in classe articolate su 8 ore  per 5 giorni dal lunedì al venerdì ; la presenza in classe, composta da 20-22 bambini, è gestita da due maestre che si alternano con un orario di 22 ore ciascuna alla settimana ; sono previste 2 ore di religione  una compresenza delle due maestre di 4 ore alla settimana ; nelle 40 ore settimanali sono comprese 5  ore per il pranzo gestite dalle maestre stesse che mangiano con i bambini; le scuole devono essere attrezzate con mensa . Nelle rimanenti 7 ore giornaliere vengono svolte attività scolastiche senza differenze tra mattino e pomeriggio : è tempo pieno di insegnamento. Ciascuna maestra è competente per l' insegnamento di una parte delle materie; di solito una per materie letterarie e l' altra per materie scientifiche. Laddove siano presenti bambini con difficoltà di apprendimento, vengono seguiti con insegnanti di sostegno dedicati ( 1 insegnante per 2 bambini)

Il tempo pieno è erogato nella stragrande maggioranza delle scuole delle grandi città del nord ( Milano, Torino ) ed è praticamente assente al sud : mediamente siamo al 25% in tutta Italia.

Questa tempo pieno è richiestissimo, è apprezzatoe attualmente non ci sono abbastanza risorse per  coprire tutte le richieste.

Con l' intervento Gelmini questo tempo pieno ovviamente scompare e viene sostituito da un tempo prolungato, dove alle 22- 24 ore del maestro unico si attaccheranno  delle ore di attività aggiuntive fino a raggiungere laddove sarà possibile le 40 ore. E' evidente infatti che se l' obbiettivo è ridurre il numero di insegnanti in misura significativa non sarà possibile coprire lo stesso numero di classi a tempo pieno di adesso o addirittura incrementarle a meno che non intervengano sulla composizione delle classi incrementando il numero di bambini per classe   e peggiorando quindi il livello pedagogico.

In conclusione mi sembra che scegliere di risparmiare o meno sulla scuola pubblica sia una scelta politica pura e semplice. Non stiamo parlando di eliminare gli sprechi su cui tutti siamo d' accordo in ogni settore, ma stiamo dicendo che piuttosto che risparmiare sui costi della politica, piuttosto che mantenere l' ICI o la tassa di successione, piuttosto che  commissariare il comune di Catania , piuttosto che vendere l' Aliatalia alla Air France scegliamo di ridurre la spesa per l' istruzione.

Ovviamente per me tagliare le spese per l' istruzione nell' attuale situazione italiana è una scelta sbagliata perchè secondo me con minori risorse la qualità dell' insegnamento nella scuola elementare peggiorerà :

è una scelta iniqua e discriminante nei confronti di chi non ha i soldi per pagarsi la scuola privata

è una scelta penalizzante se dobbiamo recuperare un ritardo rispetto ai nostri diretti concorrenti e lo è a maggior ragione  se vogliamo avere un capitale umano più ricco e dotato dei nostri concorrenti 

sono d'accordo con Lei.

Le cose costano e hanno prezzo, ma non sempre il costo è incorporato al prezzo, anzi spesso il costo reale del bene viene trasferito sulla collettività (Alitalia). Quando ciò avviene non ci scandalizziamo. Quando invece il costo pubblico è eccessivo si.

Allora il problema italiano è della scelta, quali costi si scaricano sulla collettività e quali no. Lo so: la bellezza del libero mercato e la sua capacità di conoscere lo scibile e quindi di determinare il valore del bene (le giuro senza polemica) mi ricorda vegamente la libertà del comunismo. Mio padre mi dava una sberla sul copino e mi diceva che era il più bello dei mondi ma non era possibile. 

Quindi occorere fare delle scelte e tra spendere soldi per salvare Alitalia o per accompagnare dei bambini allo stadio a picchiarsi o ancora peggio pagare con il canone televisivo l'inettitudine dei presidenti di calcio, preferisco buttare i soldi per la scuola e per il maestro di sostegno.

Scusate, ma in tutto questo bailamme di statistiche un po' di domande semplici a cui forse si e' gia' risposto, mi spiace e mi scuso in anticipo nel caso - non ho tempo di leggere tutto :)

1. definiamo il tempo pieno come presenza continuata a scuola dalle 9 alle 17 con pranzo incluso, 5 o 6 giorni a settimana. Se un docente fa 24 ore a settimana, e il piano prevede una riduzione dei docenti, come lo stesso piano prevede di coprire le ore di tempo pieno? Diciamo pure che non siano tutte ore di didattica, ma qualcuno ci dovra' stare con i ragazzi. Chi? E pagato da chi? Questo mi e' sfuggito.

2. assumiamo che va bene per il maestro unico e non si avranno piu' i maestri specializzati in lingua straniera. Posto che didatticamente in media i nostri virgulti non stan messi bene, forse non era meglio evitare i corsi da 200 ore (che sono un costo) e concentrare gli sforzi a migliorare l'italiano e la matematica, tanto per dirne due tra le tante?

3. perche' tagliare 130mila posti in 3 anni per esigenze di bilancio e lasciare ai vescovi la scelta (anche retroattiva) la scelta dell'insegnante di religione, che una volta di ruolo puo' magari anche diventare di filosofia? Di fatto, stiamo assumendo persone indicate dalla Curia NON per capacita' personali ma per "gradimento" che puo' essere anche ritirato, pagandole con soldi pubblici che da quel che si sente in giro non ci dovrebbero essere.

4. perche' i fondi per la scuola privata non vengono tagliati? Sono una goccia nel mare rispetto alla scuola pubblica, lo riconosco. Eppure, se la giustificazione e' sempre "non ci sono soldi" allora non ci dovrebbero essere nemmeno per loro.

5. perche' non decentrare direttamente ai comuni (e circoscrizioni
in grandi citta') le scuole pubbliche,
obbligandole solo a seguire programmi centralizzati e a fare esami
fuori sede sotto il controllo del ministero? Si badi bene, la stessa cosa si sarebbe potuta fare anche
per le scuole private.

Queste domande mi sembrano abbastanza scevre da considerazioni didattiche, a parte forse la 2. E si', io comunque non trovo molti lati positivi nei decreti che sono passati riguardo la scuola. Non ho posizioni da difendere (almeno consciamente), ovviamente la mia e' opinione strettamente personale. Pero' a questo punto, se ci sono motivi gravi per procedere con un taglio, perche' non farlo bene?

 

1. definiamo il tempo pieno come presenza continuata a scuola dalle 9
alle 17 con pranzo incluso, 5 o 6 giorni a settimana. Se un docente fa
24 ore a settimana, e il piano prevede una riduzione dei docenti, come
lo stesso piano prevede di coprire le ore di tempo pieno? Diciamo pure
che non siano tutte ore di didattica, ma qualcuno ci dovra' stare con i
ragazzi. Chi? E pagato da chi? Questo mi e' sfuggito.

Potresti esporre per favore di quanto diminuiscono gli insegnanti?  Se capisco bene sono 800mila, la diminuzione e' 89mila (in N anni credo, non dal 2008 al 2009), l'11%. Sempre se capisco bene, le sovrapposizioni tra due maestre sono di 4 ore, eliminando la sovrapposizione (2*22 = 44, meno 4 ore 40 ore). Eliminando la sovrapposizione non si guadagna il 10% di ore in piu' (per il 25% di classi col tempo pieno)? Se poi MSG riesce nell'impresa fantascientifica di far lavorare gli insegnanti elementari 24 ore invece di 22 (quando in Svizzera le ore sono 34...) si guadagnerebbe un altro 9% per il 100% dei docenti e delle classi. Aggiungiamo che MSG se capisco bene ha aumentato la dimensione media delle classi del 10% (chi ha numeri piu' precisi li dia) credo sia per scuola sia primaria che secondaria.  Aggiungi e pesa tutte le percentuali e vedrai che col 11% in meno di insegnanti puoi probabilmente fare tutto quanto fai oggi e forse anche di piu'. Tutto quanto sopra e' fatto a logica coi pochi dati che ho orecchiato.  Calcoli e numeri piu' precisi sono benvenuti, come anche ipotesi piu' vicine alle reali diretitve di MSG.

2. assumiamo che va bene per il maestro unico e non si avranno piu' i
maestri specializzati in lingua straniera. Posto che didatticamente in
media i nostri virgulti non stan messi bene, forse non era meglio
evitare i corsi da 200 ore (che sono un costo) e concentrare gli sforzi
a migliorare l'italiano e la matematica, tanto per dirne due tra le
tante?

Forse si' non so giudicare.  Mi piacerebbe sapere di piu' cosa fanno all'estero, specie nei paesi ricchi, progrediti e con alti punteggi PISA.

3. perche' tagliare 130mila posti in 3 anni per esigenze di bilancio
e lasciare ai vescovi la scelta (anche retroattiva) la scelta
dell'insegnante di religione, che una volta di ruolo puo' magari anche
diventare di filosofia? Di fatto, stiamo assumendo persone indicate
dalla Curia NON per capacita' personali ma per "gradimento" che puo'
essere anche ritirato, pagandole con soldi pubblici che da quel che si
sente in giro non ci dovrebbero essere.

Anche a me pare sbagliato, mi piacerebbe che tutta la scelta (e i relativi costi) fossero devoluti alle comunita' locali a livello di Regione, Provincia o (fantascienza in Italia) anche Comune.  Peraltro mi fa piacere che i sinistri centralisti delle regioni rosse debbano subire sorprusi del genere da parte della maggioranza cattolico- moderata esistente in Italia, chissa' che non gli scatti l'illuminazione che anche il federalismo potrebbe avere qualche vantaggio.

4. perche' i fondi per la scuola privata non vengono tagliati? Sono
una goccia nel mare rispetto alla scuola pubblica, lo riconosco.
Eppure, se la giustificazione e' sempre "non ci sono soldi" allora non
ci dovrebbero essere nemmeno per loro.

Mi sembra una critica pericolosa perche' governo e maggioranza sono piuttosto convinti di risparmiare finanziando la scuola privata. Il costo per alunno della scuola pubblica e' (vado a spanne) 6000 Euro /anno, mentre la scuola privata costa circa 3000 Euro l'anno e solo 500 circa di questi vengono dallo Stato.  Per ogni scolaro che va alla scuola privata lo Stato guadagna 5500 euro all'anno (forse chi decide perde 1/5 di voto di insegnante riconoscente per il posto pubblico, bisogna vedere se sa poi spendere bene i 5500 euro guadagnati per riguadagnare altrove 1/5 di voto).

5. perche' non decentrare direttamente ai comuni (e circoscrizioni
in grandi citta') le scuole pubbliche,
obbligandole solo a seguire programmi centralizzati e a fare esami
fuori sede sotto il controllo del ministero? Si badi bene, la stessa cosa si sarebbe potuta fare anche
per le scuole private.

Sarei totalmente d'accordo.

1. Aggiungi e pesa tutte le percentuali e vedrai che col 11% in meno di insegnanti puoi probabilmente fare tutto quanto fai oggi e forse anche di piu'. 

 Si puo' fare di tutto, ma assumendo che tutto lo sfacelo della scuola pubblica sia dovuto ad insegnanti fannulloni, io non trovo misure punitive per costoro o misure di merito per chi si comporta bene. In queste condizioni, con 11% in meno di insegnanti come possiamo esser certi che quelli che non lavorano cominceranno a farlo?

Accetto comunque la spiegazione sulla copertura del tempo pieno, grazie :) 

1. Se poi MSG riesce nell'impresa fantascientifica di far lavorare gli insegnanti elementari 24 ore invece di 22 (quando in Svizzera le ore sono 34...)

 Perdonami, ma la Svizzera c'entra poco: se sul contratto c'e' scritto 22 ore e lo vuoi cambiare, mi proponi 24 (o anche 34) ore e si contratta. Questo vale in qualsiasi mercato, anche in uno assolutamente statalista come quello italiano.

2. Forse si' non so giudicare.  Mi piacerebbe sapere di piu' cosa fanno all'estero, specie nei paesi ricchi, progrediti e con alti punteggi PISA.

Ma non abbiamo qualche problema da risolvere alla radice prima di poterci permettere di vedere Paesi piu' ricchi? Per questo non ho posto domande al proposito.

Voglio dire: se siamo poveri tanto da non poterci permettere degli insegnanti specializzati, e se gli studenti comunque van male anche in italiano e scienze, perche' fargli studiare (senza garanzia che sia fatto meglio) l'inglese? Se scopriamo che fanno una cosa del genere ad es.  in Svezia, dove son ricchi e hanno un alto punteggio PISA, come potremmo riportar la loro esperienza da noi?


3. Anche a me pare sbagliato, mi piacerebbe che tutta la scelta (e i relativi costi) fossero devoluti alle comunita' locali a livello di Regione, Provincia o (fantascienza in Italia) anche Comune.  

Al di la' della devoluzione, sulla quale sono d'accordo, di fatto quella che vedo e' una raccomandazione locale elevata a livello di sistema. Su questa non si interviene?

4. Mi sembra una critica pericolosa perche' governo e maggioranza sono piuttosto convinti di risparmiare finanziando la scuola privata. Il costo per alunno della scuola pubblica e' (vado a spanne) 6000 Euro /anno, mentre la scuola privata costa circa 3000 Euro l'anno e solo 500 circa di questi vengono dallo Stato.  Per ogni scolaro che va alla scuola privata lo Stato guadagna 5500 euro all'anno (forse chi decide perde 1/5 di voto di insegnante riconoscente per il posto pubblico, bisogna vedere se sa poi spendere bene i 5500 euro guadagnati per riguadagnare altrove 1/5 di voto). 

L'equazione sarebbe giusta SE i 5.500 euro risparmiati non uscissero comunque dalle tasche dei cittadini, e SE a causa della ulteriore diminuzione dell'offerta (e della qualita') della scuola pubblica questi non "dovessero" (notare le virgolette) rivolgersi alla scuola privata.

Perche' e' vero che cosi' maggioranza e opposizione "risparmiano" 5.500 euro, ma ci saranno cittadini paganti 5.500 (di tasse) + 2.500 (di scuola privata) senza usufruire del servizio, e altri che ne pagheranno 5.500 con un servizio (ancora) inferiore. Tutto questo come mi garantisce un miglioramento generale?

EDIT: e poi perche' scusa "pericolosa"? 

L'equazione sarebbe giusta SE i 5.500 euro risparmiati non uscissero
comunque dalle tasche dei cittadini, e SE a causa della ulteriore
diminuzione dell'offerta (e della qualita') della scuola pubblica
questi non "dovessero" (notare le virgolette) rivolgersi alla scuola
privata.

Non comprendo il tuo discorso, provo a spiegare meglio il mio.  Supponiamo che il governo sponsorizzi la scuola privata: allora la scuola privata ha piu' iscritti e la scuola pubblica ne ha meno.  Come conseguenza, lo Stato paga 500 Euro/anno per ogni iscritto privato aggiuntivo, e riduce (eventualmente riducendo il turnover, eventualmente gradualmente in vari anni) gli insegnanti, risparmiando 6000 a regime euro per ogni iscritto in meno alla scuola pubblica. I 5500 euro risparmiati possono essere usati per ridurre le tasse o aumentare il finanziamento ad altra spesa pubblica, tra cui trasferimenti alle famiglie.  Non e' quindi detto che i 5500 euro escano comunque dalle tasche dei contribuenti italiani.

Perche' e' vero che cosi' maggioranza e opposizione
"risparmiano" 5.500 euro, ma ci saranno cittadini paganti 5.500 (di
tasse) + 2.500 (di scuola privata) senza usufruire del servizio, e
altri che ne pagheranno 5.500 con un servizio (ancora) inferiore. Tutto
questo come mi garantisce un miglioramento generale?

Nell'ipotesi che lo stato restituisca i 5500 risparmiati riducendo le tasse, il complesso delle famiglie italiane spende 5500 in meno e 2500 in piu', quindi risparmia 3000 euro per ogni iscritto alle private, e assumendo che le private forniscano un servizio paragonabile (discutibile ma non escluso) non c'e' alcuna diminuzione dello standard del servizio.

EDIT: e poi perche' scusa "pericolosa"?

Perche' potrebbe venire in mente a qualcuno di praticare la privatizzazione della scuola su larga scala, sulla base di banali considerazioni di costi.

Nell'ipotesi che lo stato restituisca i 5500 risparmiati riducendo le tasse,

Viste le fanfare che sento sui media per ogni cosa, per questo mi aspetterei che venissero a dirmelo a casa di persona. Non e' ancora successo...

Non comprendo il tuo discorso, provo a spiegare meglio il mio. 

 Forse sono stato poco chiaro, mi rifaccio a quanto detto poco sopra in questo messaggio.

Se la legge permette un risparmio, assumo che:

a. una parte mi venga restituita sotto forma di "meno tasse",

b. un'altra parte venga utilizzata in necessita' piu' "urgenti",

c. un'altra magari per cominciare una operazione di premiazione del merito E punizione del demerito.

Eppure non sento ancora le fanfare annunciare uno di questi punti (non c'erano nemmeno nel testo della 133 e/o 137, mi pare).


Non e' quindi detto che i 5500 euro escano comunque dalle tasche dei contribuenti italiani.

Perdonami ma questo mi sembra un po' ottimista. Nell'elenco che ho fatto poco sopra, solo la parte (a) non uscirebbe dalle mie (e tue) tasche, in percentuale assolutamente ignota.

Tutt'al piu' abbiamo la speranza che quei soldi risparmiati sulla scuola vengano impiegati meglio, cosa assolutamente da dimostrare. Poi ammetto candidamente che abbia un certo bias negativo nei confronti di questo (e del precedente) governo, ma non mi pare di fare ipotesi campate in aria.

Non voglio passare per un difensore dei maestri "a prescindere", pero' non trovo un "semplice" taglio un miglioramento.

 [Pericolosa] perche' potrebbe venire in mente a qualcuno di praticare la privatizzazione della scuola su larga scala, sulla base di banali considerazioni di costi.

 Il mio ragionamento era praticamente l'inverso:

Si taglia la scuola pubblica perche' "non ci sono soldi". Da qui assumo che ce ne dovrebbero essere di meno anche per le private, quindi che si tagli in proporzione. Questo NON vuol dire che si privatizzi, anzi in teoria una scuola privata, senza "sponsorizzazione" statale, potrebbe essere anche piu' "svantaggiata" della struttura pubblica che in quanto tale deve esistere anche al di la' del bilancio annuale (anche la affidassero al Comune, per dire).

Non mi sembrava che quanto dicevo contenesse una considerazione tale.

 

 

ma i tuoi (A. Lusiani) dati (34 ore) sulla Svizzera da dove vengono?

in Svizzera competenti per le scuole sono i cantoni.

ad es. le ore delle elementari nel mio cantone sono ("ore" da 45 minuti, ma non puntualizziamo troppo):

http://www.ag.ch/lehrplan/shared/dokumente/pdf/stundentafeln_vers_08.pdf

e fare riferimento alla Svizzera per la scuola, ecco rasenta, a mio avviso, il ridicolo. test PISA o no. la scuola primaria qui e', mi spiace, un disastro. certo ci sono piu' soldi e infrastrutture, ma il modello su cui la scuola si basa e' un modello di societa' da primo novecento. infatti ci sono sul tavolo proprio ora proposte per cambiare, ma i cantoni devono ancora votare per approvarle (i.e., non e' affatto detto che ci riescano).

 

P.S.: @redattori nFA: c'e' un modo per spostare un commento nell'albero, se lo si e' malauguratamente messo nel ramo sbagliato?

Ma c'e' un paese in cui si dica "che bello, abbiamo delle ottime scuole?" ...

PS no, e' piuttosto difficile farlo anche per noi. Puoi pero' copiare il commento e cancellare il contenuto di quello originale no?

ma i tuoi (A. Lusiani) dati (34 ore) sulla Svizzera da dove vengono?

Dalla Svizzera ... commento di Francesco Paolo Forti di pochi gg fa in questa discussione (dal Canton Ticino presumo).  Pardon, le ore insegnate dal maestro/a elementare in Svizzera sono 40 ore non 34, il 34 probabilmente mi e' rimasto in testa da un suo altro commento ma riguardava bulloni e non ore di lezione.

ma la mia esperienza all'estero (scuole svizzere) con un mestro unico che faceva 40 ore la settimana (non 24) è positiva (ed il suo stipendio era triplo rispetto a quello del collega italiano.

Sempre FPF riporta in un altro commento:

I dati OECD ci dicono che i docenti degli altri paesi fanno 30, 35 anche 40 aore, non 24. E che vengono pagati il doppio, se non il triplo in alcuni paesi piu' ricchi.

Tu hai poi scritto:

ad es. le ore delle elementari nel mio cantone sono ("ore" da 45 minuti, ma non puntualizziamo troppo):

Grazie per i dati, gli studenti nel tuo cantone fanno da 20 a 27 ore dalla prima alla quinta, ma gli insegnanti? Anche in Italia le ore sono figurative e corrispondono a 55 o 50 minuti. Forse nel Canton Ticino lavorano di piu' perche' sono lombardi e non tedeschi, non so, forse FPF ci puo' dare qualche lume.

e fare riferimento alla Svizzera per la scuola, ecco rasenta, a mio
avviso, il ridicolo. test PISA o no. la scuola primaria qui e', mi
spiace, un disastro. certo ci sono piu' soldi e infrastrutture, ma il
modello su cui la scuola si basa e' un modello di societa' da primo
novecento.

A me gli svizzeri paiono ben istruiti, ci sono dati oggettivi quantitativi che mostrano un handicap svizzero come competenze di giovani e adolescenti rispetto al resto dell'OCSE? Ne sarei stupito. Secondo me dalla Svizzera l'Italia ha solo da imparare.

1. definiamo il tempo pieno come presenza continuata a scuola dalle 9
alle 17 con pranzo incluso, 5 o 6 giorni a settimana. Se un docente fa
24 ore a settimana, e il piano prevede una riduzione dei docenti, come
lo stesso piano prevede di coprire le ore di tempo pieno? Diciamo pure
che non siano tutte ore di didattica, ma qualcuno ci dovra' stare con i
ragazzi. Chi? E pagato da chi? Questo mi e' sfuggito.

l'art. 4 recita testualmente:

"1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
nei regolamenti di cui al relativo comma 4 e' ulteriormente previsto che le istituzioni
scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario
di ventiquattro ore settimanali
. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze,
correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola."

il grassetto è mio. la legge non assicura che le 24h settimanali. poi si proverà ad una più ampia articolazione; ma notate che si parla di tempo-scuola e non di tempo pieno, perché quest'ultimo è ben definito dalle leggi precedenti come tempo destinato alla didattica. il concetto di tempo scuola invece potrà essere riempito di qualsiasi cosa.

nello "schema di piano programmattico", ossia il documento che i tecnici del ministero allegano alla legge per specificare come avverranno i tagli. si trovano tutte le informazioni, di quadro e di taglio, che possono interessare. appare chiaro che il taglio non è a parità di servizio didattico (mi ripeto, ma forse serve): il nuovo modulo didattico di 24h sarà inferiore al più breve di quelli attualmente in essere (27h); in più l'86% degli attuali iscritti fa più delle 27h. sarà svolto da un maestro unico.

suggerisco una chicca, se non si ha voglia/tempo di spupazzarselo: i concetti di "essenzializzazione" e di "essenzialità" del servizio.

Ho partecipato ad una assemblea delle scuole milanesi ieri sera. Un suggerimento che è stato discusso è stato quello di fare una "disobbedienza" legislativa. (oddio detto così sembra una cosa cattiva) Mi spiego.

Visto che il punto del tempo pieno è un punto cruciale per le scuole elementari, è la "ragione" della qualità del tempo dedicato ai bambini che tolto inevitabilmente porterebbe ad un impoverimento del rapporto insegnante/alunno. Si pensava, che in occasione delle iscrizioni alla classe prma che avverranno a gennaio, di consigliare alle famglie di fare richiesta specifica delle 40 ore e non delle 24. Ovviamente sostenuto da una campagna informativa per i genitori tutti sui pro e contro partendo da subito.

Donatella Vivalascuola

Perdonatemi ma su questo non sono d'accordo.

Il tempo pieno e' attivo solo in alcune scuole, aumentare artificialmente la domanda e' sbagliato.

Capisco che il vostro scopo e' protestare, ma la singola scuola dovra'  poi garantire il servizio - e chi ne usufruira'? Ci saranno davvero tanti genitori che mandano i figli al tempo pieno? E la singola scuola come fara', se non assumendo qualcuno per qualcosa che non serve realmente?

Ovviamente se a Milano tutte (o quasi) le scuole fanno gia' tempo pieno, come protesta potrebbe avere senso.

scusate tutti, ma io una cosa non l'ho mai capita: ho due figlie, entrambe hanno fatto le elementari in una scuola di Torino che proponeva sia il tempo pieno (8,30-16,30) che il modulo (8,30-13,30 per tre giorni, due dalla terza, e 8,30-16,30 per gli altri due, tre dalla terza). loro hanno fatto il modulo, con risultati che evito di commentare, ma ciò che non mi sono mai spiegato è questo: le maestre hanno SEMPRE insistito, per tutti e otto gli anni che le hanno viste pascolare a scuola, che non vi era nessuna differenza nel POF (si chiama così, è il piano dell'offerta formativa) tra modulo e tempo pieno. 

quindi, che non c'era differenza nella didattica, nelle lezioni, nei compiti, nell'apprendimento e nelle attività extrascolastiche  tra chi faceva 31 (34 dalla terza) e 40 ore la settimana. 

e allora, se le ore in più del tempo pieno NON sono di lezione, e le ore in meno del modulo NON sono di lezione, come vogliamo chiamarle, se non PARCHEGGIO? e - si noti bene - parcheggio dei più deliranti, perché comunque costringe i genitori o chi per essi (i bambini italiani non possono tornare a casa da soli, nemmeno se la casa è il portone a fianco della scuola) a ritirare l'autovettura a un'ora assolutamente inutile, per chi lavora, come le 4 e mezzo del pomeriggio....

se davvero il tempo pieno deve servire alle famiglie, che duri allora almeno fino alle 17,30, o se no si eviti di prendere in giro mezzo mondo, considerato anche che in quelle ore pomeridiane di solito si fa tutto meno che studiare.

Condivido i punti esposti nel tuo commento.

Pur non avendo a disposizione l'opzione del tempo pieno a Pisa, mi sembra francamente impossibile che qualche burocrate impazzito possa aver predisposto 40 ore di lezione a bambini di 6-10 anni. Nemmeno gli studenti della Normale di Pisa fanno 40 ore di lezione tra universita', corsi interni e lettorati, e posso assicurare che anche per uno studente universitario selezionato e motivato 35-37 ore di lezione alla settimana sono piuttosto pesanti.

Nel periodo 8:30 - 16:30 ritengo non ci possano essere meno di 1h30m impiegati per merende e pranzo, tanto per cominciare, e scommetterei che di pomeriggio i bambini si limitano a fare i compiti e giocare come fanno i miei nell'unico giorno di rientro.

Riguardo all'orario di uscita, a me le 16:30 sembrano un'orario calibrato sulle esigenze degli impiegati pubblici della Scuola e non certo delle famiglie dove entrambi i genitori fanno un lavoro dipendente. Se la Scuola statale volesse essere utile dovrebbe tenere i bambini secondo me fino alle 18:00.  E ripeto, 24 o 27 ore di lezione sono sicuramente sufficienti per le elementari, far fare 40 ore a settimana di lezione a bambini di 6-10 anni lo considero insano, tuttavia sarebbe veramente utile per le famiglie dove lavorano entrambi che le scuole tenessero i bambini a giocare, socializzare e fare i compiti anche piu' di 40 ore a settimana. Per dirla tutta, queste 40 ore di lezione alla settimana sembrano a me una finzione o una stortura che ha come unica motivazione assumere un numero maggiore di dipendenti pubblici nella Scuola come insegnanti.

Volevo  precisare che si parla di 24 ore e maestro unico ma le ore effettive saranno 22 in quanto non è scritto da nessuna parte che diminuiranno le ore di religione (attualmente 2 ore settimanali). Se ora le valutazioni PISA sono pessime cosa sarà fra qualche anno? Ma poi mi chiedo come si faccia a valutare il livello qualitativo della scuola primaria sulla base di dati riferiti a quindicenni!

Riguardo la riduzione del numero delle classi, vorrei portare ad  esempio il plesso dove è iscritta alla prima della scuola primaria mia figlia piccola. Quest'anno, dato che gli iscritti erano 36 per il tempo cosidetto normale (8-13 su 6 gg )e 33 per il tempo pieno (8-16 su 5 gg) sono state fatte 4 classi prime, rispettivamente di 18 alunni le 2 al tempo normale e 17 e 16 quelle a tempo pieno. Dato che il n.° degli iscritti previsti per il prossimo anno non varierà di molto come si potranno ridurre il n° di classi? 

Qua si sta parlando tanto di dati statistici senza calarci nella realtà della provincia italiana. Io vivo nella provincia friulana, in tutti i plessi scolastici del mio comune e di quelli limitrofi sono presenti classi a tempo pieno in numero pari a quelle a termpo normale e nei comuni più piccoli esistono solo scuole tempo pieno. I comuni da anni hanno accorpato le scuole in unici edifici comunali chiudendo tutte le scuole delle frazioni in modo da abattere sia i costi gestione degli stessi sia i costi di trasporto degli alunni. Sono stati aboliti i rientri pomeridiani per le scuole a tempo normale per evitare costi per il servizio mensa e per il trasporto degli alunni in quanto le classi era uso farle rientrare in giorni diversi. Ora la nostra ministra crea delle classi a 24 ore che conviveranno con classi a 30 ore quindi con uscite in diversi orari: sarà necessaria una corsa ulteriore dello scuolabus il cui costo graverà sulla comunità, senza pensare a quei genitori, con alunni in classi diverse, che in pausa pranzo faranno le corse dal lavoro alla scuola, poi a casa per ritornarci a scuola un'ora dopo a recuperare chi fa le 30 ore (sottolineo che per esigenze di costi lo scuolabus è garantito solo a coloro che risiedono molto distanti dalla scuola). Nella mia realtà con il 70% di persone attive appartenenti alla classe operaia,  la chiusura delle scuole a tempo pieno sarà un problema molto, molto grave.

Ma poi mi chiedo come si faccia a valutare il livello qualitativo della
scuola primaria sulla base di dati riferiti a quindicenni!

Le conoscenze dei 15enni derivano da 8 anni di scuola primaria e 2 anni di istituto superiore. Ci sono comunque anche confronti internazionali ad eta' inferiori.

Riguardo agli altri punti che sollevi, mi sembrano complessivamente concreti e condivisibili. Dovrebbero essere tenuti presenti, e si dovrebbe trovare una soluzione ragionevole a costi ragionevoli. Non vedo tuttavia come potrebbero essere risolti in maniera centralizzata a Roma con misure uguali per tutta Italia oppure alternativamente calibrate provincia per provincia e comune per comune.  Gia' abbiamo politici incompetenti e disonesti, ma pensare che possano arrivare a questo livello di dettaglio temo sia irragionevole anche fossero ben istruiti e un minimo onesti.  Io penso che almeno per quanto riguarda l'organizzazione della scuola primaria e i relativi costi, le decisioni dovrebbero essere devolute a province e comuni.  Sinceramente non vedo altre soluzioni ragionevoli, almeno di non continuare a spendere molto piu' degli altri Paesi progrediti e con i peggiori risultati d'Europa (qualcosa che pero' sembra piacere a molti troppi italiani, purtroppo).

Puo' darsi che qualcuno l'abbia gia' fatto notare in qualche altro commento, cmq La Voce pubblica un articolo critico nei confronti della riforma della scuola.

In chiusura si fa anche riferimento ad un recente studio sugli effetti del maestro unico:

EFFETTI SUI BAMBINI

Ma gli effetti della riforma si avranno anche sui bambini. Un primo aspetto riguarda il maestro unico. Recenti ricerche mostrano che la presenza di insegnati diverse per diverse materie ha un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini e dei ragazzi perché stimola e amplia l’interazione tra studenti e insegnanti. (3)
Anche il contenuto del tempo scuola, il “come” sarà riempito, non è privo di effetti sulle famiglie e sul capitale umano dei loro figli. Se invece di avere un tempo-pieno, organizzato secondo i tempi dei bambini tra attività curriculari e extra-curriculari, si tornerà al dopo-scuola degli anni Settanta, dove i bambini venivano “aiutati a fare i compiti”, le famiglie più abbienti faranno uscire i loro figli alle 12.30 e organizzeranno in proprio le attività pomeridiane. Oppure, si rivolgeranno direttamente alle scuole private. La scuola statale del pomeriggio rischierà così di trasformarsi in un ghetto per i bambini provenienti dalle famiglie con redditi più bassi. Se poi il dopo-scuola sarà a pagamento, come probabile visto che dalla riforma non devono conseguire ulteriori oneri a carico del bilancio pubblico, questo graverà in maniera pesante sui conti delle famiglie più povere, la cui unica vera alternativa sarà tenere a casa i bambini al pomeriggio.

 

... 


(3) Vacirca M.F, Giannotta F. e Ciairano S. (2007), “Relazione con gli insegnanti e coinvolgimento scolastico degli alunni nella scuola secondaria di primo grado”, Psicologia e Scuola, n. 137, Anno 28.

si fa anche riferimento ad un recente studio sugli effetti del maestro unico

Uno studio italiano in forse l'unico paese che non ha il maestro unico o prevalente ... In ogni caso, personalmente, andando a logica senza considerare gli altri sistemi e i risultati, io ritengo preferibile NON avere un maestro unico, specie unico per 5 anni, e avere piuttosto un maestro prevalente, che non rimanga lo stesso per 5 anni, coadiuvato da insegnanti specializzati per esempio nelle lingue straniere.

Quello che mi sembra inopportuno e' mantenere il modulo di tempo pieno ora esistente, 40 ore con due insegnanti "alla pari" che fanno ognuna 22 ore di lezione (includendo laboratori, esercitazioni, forse anche attivita' che potremmo considerare piu' sorveglianza che altro), con 4 ore di sovrapposizione. Questo sistema mi sembra orientato solo alla comodita' degli impiegati pubblici nella scuola, costoso, e assolutamente non produttivo in termini di risultati (a 10 anni gli italiani sono gia' agli ultimi posti OCSE in matematica e scienze, vedi TIMMS), specie considerati i costi per alunno per anno, che ci pongono invece ai vertici OCSE.

Nell'articolo su lavoce.info apparentemente viene criticata la riforma perche' riduce l'occupazione (prevalentemente femminile) nel settore pubblico ... ma questo non e' compito della Scuola e non vaddebitato alla spesa pubblica per l'istruzione!

Inoltre leggo:

Anche il contenuto del tempo scuola, il “come” sarà
riempito, non è privo di effetti sulle famiglie e sul capitale umano
dei loro figli. Se invece di avere un tempo-pieno, organizzato secondo
i tempi dei bambini tra attività curriculari e extra-curriculari, si
tornerà al dopo-scuola degli anni Settanta, dove i bambini venivano
“aiutati a fare i compiti”, le famiglie più abbienti faranno uscire i
loro figli alle 12.30 e organizzeranno in proprio le attività
pomeridiane. Oppure, si rivolgeranno direttamente alle scuole private.
La scuola statale del pomeriggio rischierà così di trasformarsi in un
ghetto per i bambini provenienti dalle famiglie con redditi più bassi.

Apparentemente ci si preoccupa per il fatto che vengono ridotte le ore di insegnamento a 24. Da quanto ho visto in un precedente commento, in Svizzera si insegnano da 20 a 27 ore dalla prima alla quinta elementare, con risultati scolastici buoni nei confronti internazionali.  Secondo me alle elementari e' fuori luogo fare oltre diciamo 27 ore di lezione, quello che mi sembra piu' opportuno e' semmai far fare i compiti a scuola nel pomeriggio per le famiglie che lo desiderano, e organizzare attivita' ricreative e/o sportive. Riguardo alla scuola privata, nella mia esperienza personale innanzitutto c'e' il maestro unico, e poi non mi risultano 40 ore di lezioni e laboratori, quindi dubito proprio che le famiglie italiane potranno valutare di scegliere la scuola privata perche' darebbe loro qualcosa di paragonabile al modulo di 40 della scuola pubblica italiana attuale.

le 40 ore del tempo pieno in Italia NON sono ore di lezione. dalle 40 ore va tolta 1 ora al giorno per la mensa (e si arriva a 35) e anche le 6 ore a settimana (9 per I e II elementare) che le classi di "modulo" non frequentano, e che perciò non possono essere di lezione, stante che l'offerta didattica è uguale per i due sistemi.

di conseguenza, le ore di lezione sono 40-5-6 (9) = 29 (26 per I e II). 

io (e la maggior parte di chi scrive qui sopra credo) ho fatto 24 ore di lezione alla settimana (4 ore al giorno per 6 giorni), con il maestro unico, e non credo di aver ricevuto scompensi psicoformativi apprezzabili, tantomeno irrimediabili.

in compenso, ritengo di essere uscito dalle elementari con una preparazione decisamente più completa, ampia e approfondita rispetto a quella che purtroppo devo constatare nelle mie figlie.

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