Le resistenze alla valutazione della scuola

6 luglio 2012 andrea moro

Alle sessione delle giornate nfa dedicata alla valutazione della scuola svoltasi lo scorso 1 luglio, il commissario straordinario dell'Invalsi, Paolo Sestito, è parso sin troppo cauto e diplomatico nell'affermare il ruolo del proprio istituto, certamente scomodo a molti poteri, diciamo così, "forti". Non so quanto rappresentativi fossero i rappresentanti dei dirigenti e degli insegnanti che ho invitato, ma persino loro hanno riconosciuto la potenziale utilità di uno strumento di valutazione esterno e standardizzato, seppure con diverse sfumature riguardo alle modalità di effettivo utilizzo dei risultati.

Spiace perciò notare come in altri siti venga offerto spazio alla disinformazione di chi (Milena Petrocelli, insegnante a Lodi) pretende corporativisticamente di operare esentata da ogni possibilità di valutazione esterna. La risposta data da Ricci e Sestito dell'Invalsi in quel sito è troppo rispettosa. Alla loro risposta vorrei aggiungere un paio di riflessioni.

La professoressa si lamenta della concomitanza di UNO dei test invalsi (quello di terza media) con gli esami di stato. Per la prima volta, i professori si troverebbero a valutare assieme ("in un contesto interdisciplinare") i loro alunni. Questo sarebbe già abbastanza difficile (ce l'immaginiamo il professore di italiano litigare con quello di matematica!), perché dunque aumentare la complessità aggiungendoci il test Invalsi?

Chi opera nella scuola sa che il momento dell’esame di Stato pone delle complessità e delle contrarietà tra docenti che sono spesso molto difficili da governare; vediamo i ragazzi, forse per la prima volta nel triennio, in un contesto interdisciplinare; non è semplice l’obbiettività  [...] Dunque, perché in un contesto già sensibile e complesso porre un’ulteriore difficoltà?

La verità, come spiegato da Ricci e Sestito, è che il test Invalsi conta per una quota del voto complessivo, quindi la presunta complessità derivante dall'interdisciplinarietà della valutazione non ne sarebbe aumentata, a meno che la professoressa non abbia difficoltà a calcolare una media ponderata con un elemento aggiuntivo. Andrebbe aggiunto che è quantomeno opportuno che in un esame di stato (portatore del tanto vituperato valore legale) almeno una delle componenti della valutazione sia standardizzata a livello nazionale, e non soggetta alle idiosincrasie dei docenti locali (in un paese in cui le disparità regionali nei risultati dei test PISA si ritrovano, in senso inverso, nei risultati dell'esame di maturità).

Continua la professoressa:

Che poi la valutazione finale debba comprendere anche il risultato della prova Invalsi è quanto meno sorprendente. L’esame non è un momento banale, come sappiamo tutti, è un momento conclusivo del ciclo d’istruzione dei ragazzi, ma anche un momento conclusivo di un progetto educativo e formativo che vede i docenti co-protagonisti dell’azione educativa. Perché inserire una prova così distante dalla nostra pratica quotidiana? Noi non lavoriamo così, non mettiamo la sola intelligenza logica al centro della nostra pratica educativa

Basterebbe, qui, osservare che la prova Invalsi concorre, assieme alle prove tradizionali, al voto finale. Ma non si renderebbe giustizia alla prova. Non sono un esperto pedagogista, ma io come genitore non avrei nulla in contrario all'idea che mia figlia venisse preparata per rispondere alle domande poste dall'Invalsi, anzi, direi che lo trovo il requisito minimo di una educazione efficace. Al contrario, certe prove vicine "alla nostra pratica quotidiana", come il tema d'italiano, costituiscono un esercizio nella produzione di una forma letteraria che esiste solo... per svolgere gli esami.

Sembra che la professoressa non abbia nemmeno dato un'occhiata veloce ai quesiti oggetto della prova Invalsi. Dia, per esempio, una scorsa ai quadri di riferimento di Italiano e Matematica pubblicati sul sito dell'Invalsi, che contengono anche degli esempi di domande. Le domande chiedono di saper comprendere semplici grafici, compiere operazioni elementari, capire il significato di un testo. Si tratta di quesiti che servono a testare competenze di base e capacità di comprensione della lettura che tutti gli alunni dovrebbero possedere? Chiunque spenda anche solo pochi minuti per dare una scorsa a queste domande si renderà conto che non è possibile "insegnare a passare il test" senza fornire delle compentenze utili e necessarie per qualsiasi tipo di materia e abilità. 

E ancora:

E allora perché istituire in modo così preponderante l’esame come momento finalizzato esclusivamente alla misurazione dell’intelligenza logica? L’esame non è pluridisciplinare? E quindi perché deve fare “media” la valutazione della prova Invalsi? Fermo restando il valore che diamo a questa misurazione, si intende. È giusto e auspicabile che si omogeneizzino il più possibile le competenze dei ragazzi italiani, ma ci domandiamo perché? Qual è la finalità di questa indagine? Dove ci vuole portare?

Certamente le competenze oggetto del test Invalsi non possono essere gli unici obiettivi di un progetto educativo efficace: sappiamo molto dell'importanza della capacità critica, del ragionamento, della socialità e delle abilità non cognitive. Da genitore, ho seri dubbi sulla capacità delle prove d'esame tradizionali di saper testare queste abilità, mentre sono abbastanza sicuro che questi tipi di abilità, in buona misura, richiedono le capacità di lettura e di analisi di base che sono oggetto dei test Invalsi (ancora, per chi avesse qualche dubbio, si consultino gli esempi delle domande linkati sopra).

L'articolo giustifica i pregiudizi corporativi di chi pretende di essere esente da ogni possibilità di valutazione esterna disinformando sull'effettiva natura e ruolo dell'esame Invalsi, che può e deve essere una componente essenziale della valutazione ad ogni grado di istruzione. Davvero solo gli insegnanti possono valutare i risultati del proprio lavoro? Per quanto difficile e complessa sia la formazione di bambini e adolescenti io credo che esistano alcune competenze di base che debbono essere testate in modo standardizzato anche per valutare l'operato di scuole ed insegnanti. Da quanto ho potuto imparare alle giornate nfa, esistono sufficienti competenze e sensibilità ai vertici dell'Invalsi perché tali valutazioni possano essere lette con cautela, soprattutto in questa fase tutto sommato ancora sperimentale della vita dell'istituto. Prima o poi però anche la classe docente deve rendersi conto che strumenti di valutazione standardizzata possono essere utili non solo a se stessi come feedback indipendente nella valutazione degli alunni, ma sono indispensabili ai dirigenti scolastici, ai genitori e all'opinione pubblica, perlomeno per evidenziare (ed intervenire su) alcuni casi limite di carenze nell'insegnamento. Ai docenti, invece, il compito di spiegare, in dialogo con l'Invalsi e l'opinione pubblica, come migliorare questi test, per renderli più informativi ed efficaci. 

48 commenti (espandi tutti)

Riflessioni

ZioPeppo 7/7/2012 - 09:57

L'istituto dell'INVALSI è un primo passo per il miglioramento delle prestazioni della Scuola Italiana (Pubblica e Privata). Al solito, se misuro delle prestazioni o servizi (di qualunque tipo: kWh, m3/h di metano, kg di mele) è perchè poi faccio una successiva azione: emettere uno scontrino oppure mettere mano al processo che genera il servizio per migliorarlo secondo criteri stabili prima ( e non dopo) la misurazione. Nel caso Scuola, la prestazione da misurare ritengo che sia la conoscenza degli studenti e quanto è efficace la scuola. Purtroppo (per la misurazione) stiamo parlando di soggetti "vivi", non statici (un kg di mele è sempre un kg di mele). I soggetti dellal misurazione sono bambini , ragazzi, giovani adulti che all'inizio dell'anno devono essere misurati nelle loro abilità e poi nuovamnte a fine percorso. In mezzo ci sta l'apprendimento con insegnanti (altro stakeholder del modello). Indirettamente, misurando gli studenti, si misura l'insegnante, quanto è efficace. Questo magari disturba, ma oltre alla "qualità del legno" (l'alunno) conta anche quanto l'artigiano (l'insegnante) riesce a plasmare, motivare (e ogni altra cosa che dovrebbe fare un insegnante) lo studente. Si potrebbe aprire un lungo capitolo su cosa si richiede a un insegnante, quali benchmark (indicatori) caratterizzano un buon insegnate da uno meno buono, ma andiamo OT. Restiamo sulla misurazione e sui controlli che si mettono in campo dopo per governare il sistema scuola e indirizzarlo dove si è programmato di andare. Diciamo che dovremmo prima decidere l'ideal-tipo di Scuola che vogliamo, poi analizzare la situazione attuale (con INVALSI) e poi mettere in campo le risorse (soldi e programmi) e in un arco temporale definito arrivarci. Prevedere milestones intermedie per correggere la rotta, ove necessario. Tutto questo processo leva dal campo la demagogia, il populismo, le storture ideologiche. Il problema secondo me, è che dopo INVALSI il MInistero piu' misero della storia italica non ha soldi per fare "azioni correttive". Si limita a misurare. A questo punto, INVALSI diventa uno spreco di soldi. E' come decidere di voler attraversare la strada e fermarsi a metà. Spreco di tempo e soldi. Potevi restare ignorante dall'altra parte della strada. Se si decide di misurare, lo studente, di mettere in campo le risorse, allora si arriva come conseguanza a misurare il corpo docente e i monagers che gestiscono 10 siti scolastici a 5000 euro al mese. Mi domando quanto un dirigente scolastico riesca a incidere su dieci siti, 4 ore a sito alla settimana (negligible). Misurando i professori finalmente , forse, certi professori cambieranno approccio con gli studenti (alcuni sono veramente non piu' adatti a insegnare, meglio metterli in una biblioteca pubblica per un paio di anni e vedere se non rinsaviscono). A proposito , i professori non hanno i buoni pasto da 14 euro (come si sente in giro raccontare da qualche inpiegato della PA). Insegnare è un mestiere complicato. Le elementari italiche, secondo PISA, pare che fossero a un buon livello. Ora non so. Il modello era quello dei moduli, dove si dava la possibilità ad alunni dai 6 ai 10 anni di recuperare (e piu' di uno recuperava). Oggi, non so. Qualcuno, forse molti, restano indietro e classi da 28 alunni non aiutano di certo nel compito di insegnare.

E' vero che ci sono mille resistenze, è vero che c'è un corporativismo piuttosto palese, è vero anche che l'istruzione in Italia è quasi ingovernabile (perché mostruosamente centralista), però l'Invalsi sta cambiando qualcosa, piano piano. E senza troppo clamore (a parte quello sollevato dalle polemiche altrui): niente dichiarazioni reboanti o sparate rivoluzionarie, ma tante innovazioni progressive che a qualcosa stanno pur portando.

Credo che si spieghi anche così il loro atteggiamento felpato verso le critiche, anche quelle più sciocche. 

 

Veramente difficili saranno altre cose: nella scuola deve passare il principio che i professori non sono tutti uguali ed interscambiabili, che le scuole devono essere davvero autonome (visto che nelle superiori di oggi non serve a niente, per dire, far leggere a tutti l'epica il primo anno, Manzoni il secondo, l'Inferno di Dante il terzo, e così via), che l'uniformità è rassicurante ma non serve a niente, che la qualità può essere se non misurata perlomeno rilevata, ecc. ecc.

Mia figlia ha fatto le prove INVALSI DI II elementare quest'anno e, dopo mesi di esercitazioni sapete come si sono svolte le prove? Mettendo gli alunni più somari di fianco ai più bravi e dicendogli di dare un occhiata agli esercizi di questi ultimi ma stando attenti a non farsi vedere.... Come pensiamo cresceranno questi nostri pargoli se li sottoponiamo all'italica educazione fin dai 7 anni? Giusto per concludere la maestra incriminata viene considerata dalla maggior parte dei genitori troppo severa...:-)

Giura

kaapitone 7/7/2012 - 15:29

Davvero? Cioè, è andata davvero così, la maestra ha suggerito agli alunni di copiare? Provo un certo terrore a pensare - appunto - come cresceranno questi pargoli.

 

Perché succede una cosa del genere? Che ne pensa il preside? Qualche genitore lo ha fatto sapere al preside? E' una pratica comune, altri hanno assistito a cose del genere?

 

Sono devo ammettere un po' scioccato. Tra poco dovrò andare a insegnare un po' in un paese estero, mi sono letto le loro regole di condotta per gli studenti e sono pesantissime: se ti beccano a copiare rischi di essere radiato (è una università, meglio specificare). Questi studenti suppongo creascano con una certa idea di cosa vuol dire competere per un risultato. Noi invece consigliamo di copiare fin da bambini.

 

Come si fa a competere a livello internazionale, quando sarà ora di produrre ricchezza vera, se nella testa dello studente estero "bravo" vuol dire bravo, e in quella dello studente italiano vuol dire furbo? (Scusatemi se dico ricchezza a casaccio, non sono economista, spero si sia capito il senso).

ci ha spiegato Sestito che gli alunni consegnano i compiti ai professori (non i loro, quelli da altra classe) che poi li copiano e li mandano all'INVALSI. Se fossimo un paese serio, suggerirei di dotare tutti gli alunni di un tablet collegato in linea all'INVALSI e mandare un controllore per classe - possibilmente analfabeta così non aiuta.

Ciò dimostra

valerio 10/7/2012 - 17:47

Ciò dimostra che hanno ragione coloro che sono contrari alle prove INVALSI.

Le prove INVALSI non misurano una competenza molto importante che gli insegnanti sono tenuti a trasmettere agli studenti: l'onesta e il dovere civico.

 

Mi scusi ma "in un paese serio" questi insegnanti verrebbero semplicemente licenziati.

Giuro

Riccardo Lodi 10/7/2012 - 16:09

La maestra in questione è la vicepreside, alle mie blande (lo ammetto) proteste mi ha spiegato che non è colpa sua se ha degli alunni asini e non vuole fare brutte figure.
La uccidi, cambi scuola oppure mandi giù il rospo. La prima ipotesi mi avrebbe inguaiato un pò troppo, la seconda non avrebbe migliorato di una virgola la situazione (la componente fortuna è fondamentale)...

«Valutazione della scuola» è locuzione troppo ampia per quello di cui si tratta qui, e cioè la valutazione del profitto degli studenti, anche detta tradizionalmente «accertamento del profitto» o «verifica del profitto». Questo era solo un incipit, che però mi è parso utile ribadire, in un contesto caratterizzato dalle controversie legate al significato della valutazione, e delle varie attività di valutazione, nella scuola.

Ora, sembra spesso a chi legge di questi temi - e certamente al sottoscritto - che l'approccio dei cantori dei test standardizzati sia del tipo: "Fino ad ora non si è mai misurato il profitto. Adesso vi insegnamo noi come si fa, branco di pelandroni che non siete altro". E giù con la somministrazione delle loro prove all'ignaro fanciullo, che si trova in mano un test che tipicamente corrisponde alla verifica di alcune competenze, sulle quali le attività formative si indirizzano solo in parte (anche se mi dicono che ora stanno invalsando un po' tutti i libri scolastici), perché la nostra scuola si è sempre concentrata sullo sviluppo e sulla verifica di altre competenze - ad esempio quelle necessarie per l'elaborazione di un buon componimento in lingua Italiana, o per rispondere, con ragionamenti anche complessi, a delle interrogazioni su programmi disciplinari di contenuto culturale e scientifico abbastanza ampio e profondo.

Insomma gli esami di profitto non li ha inventati l'INVALSI; si sono sempre fatti, nella scuola, e sono stati congegnati utilizzando quello spettro di prove che sono tradizionalmente apparse adeguate ai rispettivi programmi educativi ad una moltitudine di docenti e discenti. Da qui, mi pare, l'atteggiamento di circospezione se non di ripulsa che circonda l'impresa dell'INVALSI, che ha radicalizzato gli animi.

Ma ovviamente c'è dell'altro, e cioè la critica scientifica più puntuta a(lle pretese didattico-scientifiche di) codesti test. Anche se non è espressa in quelle forme più elaborate che vengono discusse altrove, la critica è "intuita" o "interpretata" dagli insegnanti italiani secondo le loro capacità di risposta e di analisi.

Beninteso, anch'io sono favorevole ad una maggiore "standardizzazione" degli esami, se con questo si intende "tornare allo spirito dell'Esame di Stato" (cioè far corrispondere la realtà all'intenzione), ma applicando i concetti e le tecniche del caso alla concreta realtà delle competenze attese e - quindi  - sviluppate, nella scuola italiana. Se, poi, vi è carenza di talune di queste competenze, andranno cambiati i programmi di insegnamento per svilupparle meglio: non voglio certo "fossilizzare" la formazione su canoni immodificabili.

RR

Mi preme sottolineare che nella scuola dove ho insegnato per gli ultimi sei anni ,ISN, il programma americano veniva testato, come si fa in tutte le scuola in america, con i standardized test; la nostra scuola essendo internazionale compra un test australiano che ci permette di comparare il profitto dei nostri studenti con tutte le scuola internazionali del mondo a parita' di target studentesco (viene tenuto in considerazione l'alto livello di studenti ESL  e veniamo paragonati a scuole con simile percentuale di studenti migranti). Fino alla terza media la nostra scuola fa il doppio programma e percio' sono direi almeno tre o quattro anni che i nostri alunni fanno la prova INVALSI.(non e' la mia sfera di copetenza io insegnavo italiano nel programma americano delle medie/superiori)

Il vero problema che io vedo come madre e come insegnante e' che per far si che la propria scuola non scada di livello in percentuale, sia in America che a ISN (International School of Naples) si lavora prima della data del standardized test non ad insegnare la propria materia ma a far si che gli studenti sappiano come fare il test per sperare di ricevere una posizione alta in percentuale rispetto al target di riferimento.

Questo succede anche nelle scuole DODDS (scuole del ministero della difesa americano per i figli del personale militare e civile disloccati in tutto il mondo) per tutte le scuole statali, parrocchiali private degli Stati Uniti. I test sono dal K al 11 grade ogni anno dispari e per alcune scuole si chiamano Terranova Test. 

Quello che voglio dire e' che, in America, siccome i distretti scolastici ricevono fondi in base alla qualita' del profitto degli studenti misurata tramite questi test standard, si arriva all'assurdo di spendere ore di  insegnamento a preparare i ragazzi a capire come si passa al meglio il test anche se (essendo come le prove INVALSI) si tratta di un test che testa quanto hai assimilato, non influscie su quello che veramente , secondo me, preme ad un insegnate o a un genitore: che il figlio sia messo in grado di pensare con la propria testa, che sappia esporre oralmente e per inscritto nella propria lingua madre o nella lingua principale di istruzione e che sia in grado di capire che lo studio ed il sapere sono fonti di progresso, di potere e di miglioramento per la societa'.

my two cents

giuliana allen

e se ne può discutere, ma mi pare che ci sia un uso, diciamo così, "minimale", che è quello di evidenziare casi estremi o quasi-estremi di incompetenza, o disinteresse ad operare nell'interesse degli alunni e nelle famiglie. Per questo scopo i test che ho letto mi sembrano più che appropriati. Certo che la valutazione si faceva anche prima, ma da essa non era possibile, per il committente (ministero, genitori, opinione pubblica) capire se almeno certe competenze di base (saper leggere e capire il testo, conoscere le tabelline, etc...) venivano apprese. Ora è possibile, e mi pare perlomeno legittimo, (e secondo me doveroso) che il ministero (il parlamento, l'elettore) implementi degli strumenti per apprendere se scuole ed insegnanti siano in grado di fare questo. Cosa fare poi coi risultati dei test se ne può discutere, ma che si discuta se si possano fare i test mi pare assurdo. La diatriba se i test debbano o non debbano fare parte  dell'esame di stato mi sembra fumo negli occhi: si tratta di competenze così di base che mi sembra naturale ed efficiente usarli, almeno per una percentuale. 

Se si accettano queste osservazioni, che trovo ragionevoli e basate sul buon senso, allora tutte le critiche "scientifiche" (puntute o meno) all'uso di test standardizzati si scoprono essere nient'altro che la pretesa corporativistica di non essere valutati nemmeno sul soddisfacimento di criteri minimali di qualità. Perche' per saper cogliere le sottigliezze ed i doppi sensi del testo occorre prima saper leggere; per sapere risolvere gli integrali bisogna saper le derivate, e per saper fare le derivate occorre saper le tabelline. 

Ovviamente non di INVALSI, dal momento che la mia former school  ha il curriculm americano e usa l'inglese come lingua di istruzione primaria. I nostri studenti vengono testati ogni anno sul loro apprendimento, e di riflesso noi insegnanti veniamo testati sulla capacita' di insegnare: standardized test per tutto il curriculm dal pre-k al 11 grado (come si fa in america) e tutto il corpo docenti era molto felice di poter provare con tabelle alla mano ai genitori turchi, spagnoli, greci, ungheresi , rumeni che per essendo collocato nel contesto napoletano, la scuola dei loro figli competeva ad armi pari con i risultati postati nelle tabelle del Terranova test che ci mettevano in un grafico comparando i risultati in percentuale dei nostri studenti con le percentuali di scuole simili alla nostra collocate nei territori nazionali delle 28 nazioni facenti parte della NATO. Forse io sono una ex-prof di nicchia, visto che una scuola privata laica non e' certo paragonabile con le scuole superiori statali italiane.  Comunque non mi piace leggere in commenti di questo thread che si spara a zero sul mucchio della forza docente delle scuole statali italiane, vi prego per favore di rispettare a priori una categoria che svolge il suo lavoro in condizioni difficili. Qui dentro nessuno mai spara a zero sugli economisti, vediamo di non sparare sul mucchio nemmeno dei docenti. grazie

giuliana allen

ed infatti ho scritto che le posizioni dei rappresentanti invitati alle giornate erano piuttosto ragionevoli e aperte alla sperimentazione. Qui ho commentato su quanto letto nel post sulla voce ed in quelli linkati sopra dai lettori. 

Giuliana

 

Da quel che dici, e so che è così, negli USA il rendimento degli studenti viene a coincidere con il rendimento degli insegnanti, che si regolano di conseguenza. L'Invalsi non segue questa politica, e il giorno che dovesse farlo io, per quel che vale, lo criticherò con forza (la Gelmini non aveva capito questa distinzione e si  è presa un sacco di giuste critiche).

Gli istituti ministeriali di valutazione come l'Ofsted inglese o quello olandese hanno un approccio molto diverso e più serio e condivisibile: vanno a ispezionare le scuole, tutte, prendendosela con molta calma. Anche in quel caso ci sono margini di miglioramento, ma meglio di niente. Tu chiedi giustamente di non sparare a zero sulla categoria degli insegnanti, cui appartengo anch'io, e hai ragione, ma di fatto non c'è assolutamente modo di sapere come sono o non sono gli insegnanti italiani. Semplicemente non abbiamo un dato che sia uno.

tu scrivi negli USA il rendimento degli studenti viene a coincidere con il rendimento degli insegnati che si regolano di conseguenza

a me non pare sia cosi': i standardized test servono a chi poi manda fondi per stabilire il valore complessivo della scuola testata. Ai professori serve per capire se ci sono aree weak da rivedere, alla preside per vendere al meglio la sua scuola se la percentuale complessiva degli studenti IN BLOCCO e' alta e se in blocco sono cucci in matematica a cazziare i prof . ma forse sono io che non so leggere e comprendere bene

 

@ andrea moro: non mi riferivo a te ma ai vari pseudonimi che in several comments hanno detto che la scuola italiana e' criminale (vedi posts di ieri) che chi insegna non sa quello che fa (parafraso perche' non mi va di pin point, ma ho reso l'idea) scusa se ho postato sotto di te, ma con il nuovo modo di nFA e con la mia testa faccio casino a piazzare quello che mi preme dire

 

Magari introducessero anche in Italia i famosi socrates cioe' i commenti anonimi degli studenti alla fine di ogni corso che servono agli atenei per avere il polso dei propri insegnanti. per me fu una scoperta mind opening: mai in italia ho potuto dire che cosa pensavo di chi mi stava insegnando, ma this is ot

ciao giuli

Certo che la valutazione si faceva anche prima, ma da essa non era possibile, per il committente (ministero, genitori, opinione pubblica) capire se almeno certe competenze di base (saper leggere e capire il testo, conoscere le tabelline, etc...) venivano apprese.

Dacché sono andato a scuola, ho sempre visto fare questo; ammetto tuttavia di non essere un sociologo-operatore della scuola, cioè non ho il polso di quello che si fa (e soprattutto di quello che si sta facendo negli ultimi lustri) nella scuola.

Voglio dire: nella scuola elementare e media ho sempre visto fare dettati, riassunti, lettura di testi, esercizi per la comprensione e la rielaborazione di testi [intendo tipicamente quelli a livello di scuola media, preparati dagli editori dei testi scolastici], ecc. ecc., insomma tutte attività formative del tipo di quelle che hai richiesto, no?

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Riflettevo ad esempio sui commenti e su quello che si riportava dalle prove INVALSI degli esami di terza media di quest'anno, laddove la difficoltà relativa nonché la grande difformità rispetto alle analoghe prove dell'anno scorso ha "indotto" o "costretto" gli insegnati ad usare un metro di giudizio diverso per le altre prove "normali" al fine di avere valutazioni complessive nei confronti dei singoli studenti. La lettura di tali fatti evidentemente non causa dubbi né pone problemi ai cantori dei test standardizzati.

tutte le critiche "scientifiche" (puntute o meno) all'uso di test standardizzati si scoprono essere nient'altro che la pretesa corporativistica di non essere valutati nemmeno sul soddisfacimento di criteri minimali di qualità.

Solito ritornello, che ormai è decisamente logoro.

RR

 

ma è importante ribadirlo, perché quando si leggono certe cose non si può che pensar male.

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Questa te la sei inventata tu, io non l'ho letta/sentita da nessuna parte. L'invalsi è uno strumento utile alla dirigenza e all'opinione pubblica. I maestri gia sanno come vanno i loro alunni singolarmente, certamente non servono i test ministeriali, i genitori pure quanto bene fanno i propri figli. Però un'idea di quanto bene facciano tutti gli altri mi pare giusto che ce l'abbiano, e che se la facciano usando un criterio non troppo manipolabile dall'insegnante. 

Ch.mo prof. Moro,

per quanto mi riguarda le sue idee sono troppo moderate se si deve fare valutazione e sia: l'INVALSI come dicono altri è un pannicello neanche tanto caldo. Io mi sono dato un'occhaita ai Test Invalsi (quelli delle seconde classi dellle superiori), terribilmente semplici. In pratica se non sapevano nemmeno rispondere a quelle domande era meglio lasciar perdere per tutti studenti e docenti. Gente che non sa neppure individuare in modo figurato la parola “eco” tanto per capirci.

Faccio io una bella proposta: ogni anno a giugno concluso l'anno scolastico arrivano commissari esterni e gli studenti vengono promossi o bocciati solo da loro. Vorrei vedere, cari genitori, come la prendereste. Perché sappiate che se oggi un genitore protesta con un preside per i voti (negativi solitamente per quanto ci sono anche proteste per voti non abbastanza positivi) per quel docente è finita. Se volete ho un bel repertorio da raccontare. Quindi i voti che ci sono oggi non sono voti veri, per non parlare della presa in giro dell’ammissione all’Esame di Stato. La normativa dice che anche in presenza di un solo voto negativo alla fine della quinta classe delle superiori non si viene ammessi all’esame di Stato. “Bene” hanno detto tutti quando la Gelmini ha avuto la brillante trovata. E sapete come è andata a finire? Che i presidi fanno mettere ai voti (brillante veramente) i voti degli altri docenti e così con il voto di consiglio, non solo dei cinque, ma anche dei tre e dei quattro diventano sei. E che medie finali! Brillanti direi! Che significato volete che abbiano valutazioni fatte così?

Per quanto riguarda i docenti direi che dobbiamo precisare alcune cosette: molti è vero ( e lo sappiamo tutti ) sono dei pesi morti. E’ la conseguenza di una politica che ha praticato l’inserimento nella scuola di una pletora di ignoranti che sono stati piazzati lì a seguito di accordi sindacali. Anche qui voglio essere chiaro: io non sono in linea di principio contrario ai sindacati sono solo contrario al fatto che i sindacalisti in molti casi sono diventati cogestori della cosa pubblica e spesso hanno determinato delle scelte disastrose: per la scuola in particolare. Ne elenco solo due, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo: l’inserimento di tutta una serie di persone solo perché erano “precari” senza la verifica di un concorso e, in questo, lo scandalo dei corsi abilitanti. In pratica molti laureati sono saliti in cattedra solo perché hanno fatto la fila giusta e poi hanno fatto un corso. Altro scandalo le Siss, scuole nate solo per portare soldi alle Università in cambio di un’abilitazione. Perché per la scuola non si è applicato l’articolo 97 della Costituzione? ““Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Eh certo c’è quel “salvo” che salva tutti. E poi vogliamo parlare di tutti gli insegnanti che sono entrati magari come insegnanti di religione per farsi poi trasferire su un’altra cattedra? E di tutti coloro che sono entrati come insegnanti di sostegno e poi sono transitati su un insegnamento di materia. Per inciso, inoltre, gli insegnanti di sostegno vengono conteggiati in tutte le statistiche come insegnanti sic et simpliciter e questo, sotto il profilo, statistico fa aumentare la ratio tra docenti e studenti in Italia facendo apparire questa come la più alta d’Europa e alimentando così ancora di più la scarsa considerazione per i docenti. Certo condivido la scelta di non mettere gli studenti in condizione di svantaggio in altri Istituti, ma questo bisognerebbe dirlo nelle statistiche se no si sommano le mele con le pere. In questo modo, comunque, si sono portati in cattedra tutti avendo così un corpo docente pletorico e scarsamente professionale. Quindi si potrebbe, ad inizio carriera, ripristinare per tutti il concorso per titoli ed esami. Non mi sembrerebbe sbagliato.
Mentre gli studenti si danno da fare a convincere i commissari esterni dei loro buoni meriti prendendo finalmente voti veri (e non edulcorati per non dire elevati dai loro veri avvocati d’ufficio i presidi) per i docenti, invece, una bella sessione di esami all'Università dove si rivedono il loro vecchi docenti. Chi viene bocciato cambia lavoro. Oppure rendiamo obbligatorio prendersi una seconda o una terza laurea così fanno formazione permanente e si tolgono il problema delle ferie. Che ne dice? Non sarebbe un metodo molto più serio? Che senso ha, infatti, misurare l’ignoranza degli studenti italiani? E anche dei loro docenti; sappiamo già benissimo che lo sono si tratta di stabilire se ci sono delle conseguenze per questo. E se ci dovesse essere un elevato numero di bocciati? Si tratta di stabilire che si possa arrivare a sciogliere una scuola, licenziare il dirigente e i docenti. Bene si può fare. Dov’è il problema?
Oh scusate non si deve dire “bocciati” non è una parola politicamente corretta si deve dire “non ammessi alla classe successiva”. E questo mi introduce alla questione successiva che tratterò domani.

Chi non ha mai fatto un test in vita sua pensando "che boiata pazzesca" alzi la mano.

Il quiz della patente è forse un efficace strumento per la valutazione delle competenze in materia di Codice della strada? Neppure lontanamente, eppure il Codice non ha sottigliezze lessicali, è per sua natura sintetico e standardizzato, non c'è possibilità di risposte aperte o "egualmente esatte", sarebbe il testo ideale su cui testare competenze in modo scientificamente confrontabile; eppure chi passa il test NON HA competenza del Codice della strada, in molti casi non lo conosce, spesso e volentieri lo dimentica nella settimana successiva.

Il problema infatti non è la prova in sè, il difetto di approccio INVALSI e dei test similari è che tutti gli allievi "studiano per passare il test", perchè esattamente questo viene richiesto loro, implicitamente quando non in modo palese.

Ad un maggiore tasso di standardizzazione delle prove corrisponde sempre un maggiore tasso di banalizzazione del pensiero.

I motivi psicologici che spingono a questa scelta gli allievi sono ben spiegati in un confronto in classe raccontato qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2012/05/004302.html

 

Le conseguenze di un sistema scolastico che mira alla standardizzazione e persegue questo fine sono innumerevoli, citerei le più deprimenti:

- progressivo livellamento verso il basso

- sterilizzazione dello spirito critico e della capacità di andare "oltre" la prova

- banalizzazione dei "giudizi" e delle difficoltà degli insegnanti nell'assegnarli

 

Alcuni di questi aspetti peraltro sono rilevati persino dai ricercatori INVALSI quando scrivono (dal Rapporto matematica prove 2010, disponibile in pdf sul sito) "solo un esiguo numero di studenti utilizza esempi e controesempi a supporto delle proprie affermazioni, anche se questa è una procedura tipica dell'argomentazione matematica" e per spiegare questo fenomeno chiosano serenamente "potrebbe risultare determinante l'assenza di una richiesta esplicita di esempi e controesempi nel testo del problema e dei quesiti".

 

Che i giovani rispondano solo quando interrogati ed escluivamente alla domanda posta non preoccupa MINIMAMENTE i piccoli Frankenstein delle valutazioni standardizzate; d'altronde è proprio questo l'obiettivo, se sia desiderabile un sistema scolastico che crea piccoli soldatini ubbidienti per il benessere e la crescita di una società, lascio ad altri la risposta.

Le conseguenze di un sistema scolastico che mira alla standardizzazione

Non credo proprio che sia questa l'intenzione. Quello che serve è un modo standardizzato di valutare i risultati della didattica, che permetta di confrontare le performance dei docenti in scuole diverse. Detto molto alla grossa.

 

Il problema è molto semplice, le scuole italiane di ogni grado ospitano docenti incompetenti in modo imbarazzante. La situazione è localmente da terzo mondo (o criminale) e non è accettabile lo status quo. Bisogna dare nome e cognome agli istituti marci, e trovare il modo di far loro cambiare rotta, o che chiudano. Quindi meglio un test invalsi che nulla.

 

Se c'è di meglio, avanti con le proposte. Concrete e attuabili. Io forse per mancanza di fantasia non vedo di meglio.

mancanza di fantasia

Anche mancanza di logica.

RR

di testare la nuova policy, ma l'attacco personale era, per cosi' dire "vietato" anche prima. Quindi, metto questo, per ora, per pubblicizzare il fatto che domani togliero' questo tuo commento. Un plauso a kaapitone per non avere abboccato all'amo. 

Ch.mo prof. Moro,

per quanto mi riguarda le sue idee sono troppo moderate se si deve fare valutazione e sia: l'INVALSI come dicono altri è un pannicello neanche tanto caldo. Io mi sono dato un'occhaita ai Test Invalsi (quelli delle seconde classi dellle superiori), terribilmente semplici. In pratica se non sapevano nemmeno rispondere a quelle domande era meglio lasciar perdere per tutti studenti e docenti. Gente che non sa neppure individuare in modo figurato la parola “eco” tanto per capirci.

Faccio io una bella proposta: ogni anno a giugno concluso l'anno scolastico arrivano commissari esterni e gli studenti vengono promossi o bocciati solo da loro. Vorrei vedere, cari genitori, come la prendereste. Perché sappiate che se oggi un genitore protesta con un preside per i voti (negativi solitamente per quanto ci sono anche proteste per voti non abbastanza positivi) per quel docente è finita. Se volete ho un bel repertorio da raccontare. Quindi i voti che ci sono oggi non sono voti veri, per non parlare della presa in giro dell’ammissione all’Esame di Stato. La normativa dice che anche in presenza di un solo voto negativo alla fine della quinta classe delle superiori non si viene ammessi all’esame di Stato. “Bene” hanno detto tutti quando la Gelmini ha avuto la brillante trovata. E sapete come è andata a finire? Che i presidi fanno mettere ai voti (brillante veramente) i voti degli altri docenti e così con il voto di consiglio, non solo dei cinque, ma anche dei tre e dei quattro diventano sei. E che medie finali! Brillanti direi! Che significato volete che abbiano valutazioni fatte così?

Per quanto riguarda i docenti direi che dobbiamo precisare alcune cosette: molti è vero ( e lo sappiamo tutti ) sono dei pesi morti. E’ la conseguenza di una politica che ha praticato l’inserimento nella scuola di una pletora di ignoranti che sono stati piazzati lì a seguito di accordi sindacali. Anche qui voglio essere chiaro: io non sono in linea di principio contrario ai sindacati sono solo contrario al fatto che i sindacalisti in molti casi sono diventati cogestori della cosa pubblica e spesso hanno determinato delle scelte disastrose: per la scuola in particolare. Ne elenco solo due, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo: l’inserimento di tutta una serie di persone solo perché erano “precari” senza la verifica di un concorso e, in questo, lo scandalo dei corsi abilitanti. In pratica molti laureati sono saliti in cattedra solo perché hanno fatto la fila giusta e poi hanno fatto un corso. Altro scandalo le Siss, scuole nate solo per portare soldi alle Università in cambio di un’abilitazione. Perché per la scuola non si è applicato l’articolo 97 della Costituzione? ““Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Eh certo c’è quel “salvo” che salva tutti. E poi vogliamo parlare di tutti gli insegnanti che sono entrati magari come insegnanti di religione per farsi poi trasferire su un’altra cattedra? E di tutti coloro che sono entrati come insegnanti di sostegno e poi sono transitati su un insegnamento di materia. Per inciso, inoltre, gli insegnanti di sostegno vengono conteggiati in tutte le statistiche come insegnanti sic et simpliciter e questo, sotto il profilo, statistico fa aumentare la ratio tra docenti e studenti in Italia facendo apparire questa come la più alta d’Europa e alimentando così ancora di più la scarsa considerazione per i docenti. Certo condivido la scelta di non mettere gli studenti in condizione di svantaggio in altri Istituti, ma questo bisognerebbe dirlo nelle statistiche se no si sommano le mele con le pere. In questo modo, comunque, si sono portati in cattedra tutti avendo così un corpo docente pletorico e scarsamente professionale. Quindi si potrebbe, ad inizio carriera, ripristinare per tutti il concorso per titoli ed esami. Non mi sembrerebbe sbagliato.
Mentre gli studenti si danno da fare a convincere i commissari esterni dei loro buoni meriti prendendo finalmente voti veri (e non edulcorati per non dire elevati dai loro veri avvocati d’ufficio i presidi) per i docenti, invece, una bella sessione di esami all'Università dove si rivedono il loro vecchi docenti. Chi viene bocciato cambia lavoro. Oppure rendiamo obbligatorio prendersi una seconda o una terza laurea così fanno formazione permanente e si tolgono il problema delle ferie. Che ne dice? Non sarebbe un metodo molto più serio? Che senso ha, infatti, misurare l’ignoranza degli studenti italiani? E anche dei loro docenti; sappiamo già benissimo che lo sono si tratta di stabilire se ci sono delle conseguenze per questo. E se ci dovesse essere un elevato numero di bocciati? Si tratta di stabilire che si possa arrivare a sciogliere una scuola, licenziare il dirigente e i docenti. Bene si può fare. Dov’è il problema?
Oh scusate non si deve dire “bocciati” non è una parola politicamente corretta si deve dire “non ammessi alla classe successiva”. E questo mi introduce alla questione successiva che tratterò domani.

"i risultati della didattica"...se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica;

"confrontare le performance dei docenti"...sembra il titolo di un brutto film pornografico, nel senso letterale del termine, i docenti non sono promotori finanziari;

"le scuole di ogni ordine e grado ospitano docenti incompetenti", è una minchiata da bar sport, per quanto esistano ANCHE docenti imbarazzanti non trovo assolutamente giusto fare affermazioni così generiche.

Riassumendo: se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti. Non capisco come si possa pensare di valutare l'operato degli insegnanti o di interi istituti "per interposta persona" tramite test standardizzati. Sembra onanismo ingegneristico, facciamogli costruire ponti e gallerie ma per carità non fategli valutare i miei figli.

 

P.S. Le scuole italiane sono MOLTO MEGLIO delle scuole del resto del mondo, soprattutto nell'insegnamento di base che l'INVALSI pensa di valutare con test da terza elementare. Se uno studente non è neppure in grado di estrapolare da un testo informazioni esplicite è meglio che vada a spaccare pietre in una cava, altro che spendere soldi pubblici per "valutarlo"...

P.S. Le scuole italiane sono MOLTO MEGLIO delle scuole del resto del mondo, soprattutto nell'insegnamento di base che l'INVALSI pensa di valutare con test da terza elementare.

Come sarebbe possibile portare qualche evidenza oggettiva di questa affermazione assiomatica? Cosa impedisce di fare esattamente la stessa affermazione per ogni altro Paese, dall'Antartide alla Groenlandia?

Beh bisognerebbe fare dei test :-)

Io nel commento di Marco trovi altre due frasi agghiaccianti che mi fanno pregare che non faccia l'insegnante:

se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica;

alla faccia di tutta la pedagogia e del concetto stesso di scuola !

se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti. 

Lo scopo dell'INVALSI è valutare i livelli di apprendimento degli studenti.

C'è una enorme differenza tra "sapere" e "saper insegnare".

Non interessa quello che il professore "sa", interessa cosa sia in grado di trasmettere del suo sapere!!

Se il professore è preparatissimo ma gli studenti non imparano niente abbiamo un problema.

Problema che può anche non dipendere dal professore, ma da altri fattori . Finche non abbiamo dati non lo sapremo mai. 

Per questo esiste la pedagogia, si studiano sempre nuovi metodi di insegnamento e servono test di verifica come INVALSI.

 

 

 



Può essere vero che non valga la pena di misurare la cultura ma ciò ha assai poco a che fare con l'attività dell'INVALSI.  Infatti è perfettamente normale e necessario che lo Stato si preoccupi di individuare un insieme di competenze basilari sufficientemente circoscritte e misurabili che dovrebbero auspicabilmente possedere gli studenti per classi di età ed è altrettanto normale che si preoccupi di misurarle. Che c’è di male in tutto ciò ?

A ben guardare la scuola, nel bene e nel male,  è il luogo della società dove le valutazioni avvengono – e sono accettate (almeno da una parte…) -  con maggiore facilità: faccio fatica a capire perché cercare di affiancare ai normali criteri di valutazione, principalmente soggettivi, anche un test più uniforme e misurabile, debba creare simili reazioni. Tanto più se si riconosce che anche l’INVALSI è cosciente del fatto che i propri test hanno dei limiti e non pretende di sostituirli, ma solo di affiancarli,  ai criteri finora adottati.  Non a caso i test vengono principalmente utilizzati per analisi statistiche comparative spaziali e temporali.  

In aggiunta sono utilizzati anche per il computo della valutazione finale negli esami di licenza media e superiore. Ma anche qui, a ben guardare, le critiche riguardano il concetto di esame in quanto tale piuttosto che il test INVALSI.  In un esame finale qualsiasi prova è unica e irripetibile, allo stesso modo in cui lo è una partita il cui risultato non dipende solo dall’allenamento pregresso.  Tuttavia la maggior parte delle persone concorda  che chi si allena (studia) meglio e di più ha maggiori probabilità di vincere di chi non lo fa.   Né, credo,  mettere in giro delle voci che sostengano il contrario, aiuti molto a motivare gli studenti.

Si  rischia di arrivare alla conclusione che gli ‘esperti’ in valutazione non vogliono essere, nemmeno indirettamente, valutati (forse perché sanno che le valutazioni non sono sempre affidabili).  Ma dimenticano che qualsiasi datore di lavoro deve poter valutare l’operato dei propri dipendenti (le perdite sociali di una mancata valutazione superano di molto quelle derivanti da una valutazione approssimata). Nel caso dei dipendenti statali poi, dovrebbero essere tenute in considerazione anche le legittime, ma sovente dimenticate,  aspettative dei contribuenti di veder spesi i propri fondi nel modo migliore.

Infine mi sembra che ci sia una chiara necessità di  evidenziare adeguatamente il problema delle differenze di performance tra le scuole di regioni diverse per cercare di porvi rimedio. Naturalmente si sa già che ci sarà qualcuno che dirà che sono necessari maggiori fondi per ‘aiutare’ le scuole più in difficoltà a stare al passo con le altre.  Così potremo premiare i somari.

Degli studenti cani è già stato detto. Che dire invece della legittima esigenza degli studenti bravi e motivati di non avere degli insegnanti ‘cinici’ ?

"i risultati della didattica"...se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica

ah... e allora, il docente, che ci sta a fare? Secondo me ti sbagli. A parità di qualità (o squallidità) dello studente, il docente bravo cava risultati migliori del docente cattivo.

 

i docenti non sono promotori finanziari

...però hanno un lavoro pagato coi soldi pubblici (tipo i miei). Quindi quel lavoro sono tenuti a farlo meglio possibile. E io mi aspetto che qualcuno controlli le loro performance (insisto) e faccia qualcosa per migliorarle.

 

"le scuole di ogni ordine e grado ospitano docenti incompetenti"

E' una affermazione non quantificata basata sulla mia esperienza aneddotica. Quindi possiamo anche soprassedere. Però mi prendo la libertà di dire che la mia docente di geografia alle medie mi ha insegnato che l'uomo originò in Asia Minore. E un mio docente tecnico (professore universitario) si è trovato in difficoltà a invertire v = r*i. E parlo di nordest ricco e produttivo. Dirò minchiate, ma i miei docenti in questo campo se la cavavano meglio di me.

Che esistano ANCHE docenti imbarazzanti non mi pare giustificabile, e si deve trovare un modo per toglierli dai piedi, vista l'importanza che ha l'educazione.

 

se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti

Questa non la ho capita. Come si fa a testare se un docente insegna bene, se non testando i risultati dei suoi studenti? O intendi testare le competenze del docente nella sua materia? Se è questa la proposta, boh, ok, ma non credo sia il punto cruciale. Soprattutto a livello elementari-medie, i contenuti si possono anche studiare, le qualità necessarie al docente sono credo più pedagogiche che nozionistiche.

 

Intendiamoci: non credo che i test siano la soluzione di tutti i mali. Però che male fanno? Sarà pur sempre meglio avere un dato su cui ragionare, piuttosto che parlar di fumo senza avere nessuna valutazione oggettiva di come se la cava un nostro studente medio. Quindi non capisco l'ostilità ai test, se non da parte di quei docenti incompetenti e/o pigri che non vogliono che il loro lavoro malfatto venga controllato.

I test fanno male

Marco 15/7/2012 - 18:09

Intendiamoci: non credo che i test siano la soluzione di tutti i mali. Però che male fanno? Sarà pur sempre meglio avere un dato su cui ragionare, piuttosto che parlar di fumo senza avere nessuna valutazione oggettiva di come se la cava un nostro studente medio.

Il male che fanno ho cercato di spiegarlo, dimenticando di aggiungere che somministrare i test costa una barca di soldi pubblici, a fronte di un'utilità ancora tutta da dimostrare.

Che diano una valutazione "oggettiva" della qualità dell'insegnamento tramite l'impegno e la materia grigia degli studenti nell'affrontare il test.. un altro assunto indimostrabile; una volta che il ricercatore INVALSI avrà tutti i numeri di questo mondo come potrà usarli in modo utile? Facendo congetture sul perchè un dato sia difforme dalla media europea si cava forse qualcosa di meglio di fumose parole?

 

Proprio non capisco questo amore per i "numeri", come se un dato numerico di per sè dimostrasse qualcosa.

Il male che fanno ho cercato di spiegarlo, dimenticando di aggiungere che somministrare i test costa una barca di soldi pubblici, a fronte di un'utilità ancora tutta da dimostrare.

I test sono l'unico modo per determinare se gli studenti imparano qualcosa in un istituto e con certi insegnanti.
Anche i finanziamenti agli istituti e le retribuzioni ai docenti costano, molto di più dei test.

 

una volta che il ricercatore INVALSI avrà tutti i numeri di questo mondo come potrà usarli in modo utile?

E infatti questa è la lacuna a cui i legislatori devono porre rimedio.
Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla, gli istituti meno virtuosi continueranno a ricevere la stessa quota e i docenti meno competenti continueranno a lavorare o a ricevere uno stipendio troppo elevato.
E noi continueremo ad avere un'istruzione di bassa qualità.

Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla

Non è esatto dire che: "non serve a nulla". A "qualcosina" serve sempre, ad esempio: i genitori potranno protestare ché la scuola non è all'altezza e potranno farlo con dati oggettivi e incontestabili. Oppure, quando possibile, potranno scegliere di iscrivere i figli in istituti migliori.

Soprattutto serve a dare un' indicazione del livello delle nostre scuole, altrimenti, senza dati, di cosa parliamo ? Di aria fritta?

Non sono "la soluzione di tutti i mali"? Certo che no! Sono solamente dei test!

Ma con che "faccia" gli insegnanti verificano il lavoro dei loro alunni, quando hanno questa fobia di misurare il loro? 

Soprattutto con che faccia si fa l'insegnante (ricevendo lo stipendio) e si contestano i test affermando :

se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica ???

Va bene

Andrea Grenti 16/7/2012 - 11:25

ma gli insegnanti meno bravi non diventano bravi attraverso una statistica.

Sicuramente alcuni saranno incentivati a migliorare, però solo con i tagli ai fondi agli istituti e quindi inevitabilmente alle retribuzioni che comporteranno dei licenziamenti si potrà avere una docenza qualificata e preparata.

Dopo certamente la statistica darà la base a un ranking, a cui genitori e figli potranno affidarsi per scegliere la scuola più adatta alle loro esigenze.

Per rendere questo sistema universale ed equo inoltre, necessariamente servirà introdurre dei buoni scuola per i meno abbienti, e finanziamenti anche alle scuole private. Il modello da seguire è quello svedese.

Chiaro! Sono "solo" test, sono utili e necessari ma certo non posso sostituire una riforma del sistema scolastico.

Non sottovaluterei comunque l'effetto positivo che potrebbro avere anche se rimanessero fini a se stessi.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata grazie al test***, si muovano autonomamente per migliorare a prescindere da incentivi economici o paura di licenziamenti, ma solo perchè è la loro professione.

 

*** Mi dirai : "perchè senza test non se ne accorgevano?" .Sì avrebbero dovuto accorgersene ugualmente ma potevi sempre dar la colpa allo studente con dei test diventa (o dovrebbe diventare) più chiaro chi deve far qualcosa.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata

Se affidarsi alla coscienza delle persone e alla speranza che ognuno di noi cambi atteggiamento durante la propria attività senza incentivi diventasse realtà, allora pure il comunismo e i monopoli potrebbero funzionare.
I fatti purtroppo dicono il contrario. Non si tratta di ricattare gli insegnanti o i lavoratori. Senza incentivo, le persone (non tutte, chiaro) cercano molti modi per evadere il lavoro, parte di esso o qualsiasi altra attività. Per questo la concorrenza (che non sarà mai perfetta, certo) è sempre meglio dei monopoli e delle rendite, ed è un bene per tutti noi.

Inoltre, ci possono essere insegnanti con dottorato che insegnano male o non riescono a trasmettere le proprie conoscenze agli studenti, ed altri molto più competenti nella comunicazione che però non hanno lo stesso curriculum dell'altro. Quindi bisognerà fare delle scelte, per salvare l'istituto.
Cosa importante, il fatto che un istituto sia pubblico non vuol dire che non possa fallire.
Questo è un altro grave problema solitamente ignorato.

No, Andrea mi hai frainteso. Non c'è bisogno di scomodare nè il comunismo nè la concorrenza.

L'insegnante non è il bidello, molti vogliono diventarlo non per necessità di uno stipendio ma per scelta di vita.

Ad esempio: ho visto carabinieri che rischiavano la vita consciamente e carabinieri che si imboscavano in maniera vergognosa per il più semplice lavoro d'ufficio  per lo stesso stipendio, anzi tutto il sistema era disincentivante per i primi (chè se non fai non sbagli).

Esiste gente che fa il suo lavoro con passione, che gli incentivi li trova dentro di se nella sua idea del mondo e se capissero di farlo male (e si potesse provarlo loro) cercherebbe di migliorare.

Questo non sostituisce quel che tu suggerisci di fare  (e che mi trova abbastanza d'accordo) sono due cose diverse.

di chi non vuole essere valutato (e chi lo vorrebbe?). Nessuno dice che l'eccellenza nell'insegnamento possa essere valutata in modo standardizzato con test a crocette, ma mi pare che, rapporti OCSE alla mano (PISA, PIRLS, TIMMS), il problema sia riconoscere gravi carenze nell'insegnamento presenti in grosse fette del territorio nazionale. Quelli si possono io credo piu' facilmente riconoscere anche con test standardizzati. 

Questo, come minimo.

Ma in realta', ad una scorsa agli esempi di domande in italiano e matematica, si capisce facilmente che il potenziale per valutare qualcosa di piu' c'e', e le critiche alla standardizzazione rivelano che e' possibile in realta' testare competenze e capacita' piu' sottili che saper leggere meccanicamente un testo e saper risolvere le tabelline. Chi ha detto che non si possano individuare i doppi sensi e le sottigliezze del linguaggio con una domanda a risposte multiple? A me pare possibile. 

L'articolo di Vescovi riportato da Carmilla on-line è interessante ma spesso fuori bersaglio.

Ad esempio: dal momento che la valutazione è "politica", si dice che non ci possono essere aspetti tecnici nella valutazione, anzi, tali aspetti sono pavidi e manipolatori. Cosa vorrebbe dire? Se si parte dal presupposto che la scuola favorisce ideologicamente alcuni comportamenti e non altri (come infatti è, e come l'autore dell'articolo serenamente riconosce), allora è ovvio che la valutazione è orientata: ma questo non vuol dire che, stabiliti parametri e obiettivi, i criteri e le modi della rilevazione non debbano essere tecnicamente validi o oggettivi. Una valutazione ispirata al soggettivismo invece come si fa? Cosa vuol dire "tecnico" in questo articolo? Non è dato sapere.

Non è un'idea peregrina che test uniformi producano uniformità. Quel che bisogna capire è se l'uniformità richiesta dall'Invalsi ha veramente quel carattere di manipolazione sociale che sembra attribuirgli il testo di Carmilla (crimine peraltro di cui non ci si disturba di capire i mandanti o i moventi, ma forse chiedo troppo).

Cosa chiede l'Invalsi? L'Invalsi vuole sapere se gli studenti capiscono quello che leggono: coerentemente con la loro età, si vuole sapere se gli studenti sanno ricavare dal testo informazioni corrette. L'esempio del biglietto del treno delle prove di quest'anno è ottimo: hai voglia a far filosofia: se col biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli, ti becchi una multa.

La letteratura ovviamente pone dei problemi più sottili, data la sua polisemia, i non-detti, le sfumature. E infatti molto spesso, soprattutto gli anni passati, sono state fatte critiche fondate ad alcune singole domande dell'Invalsi.

Però l'Invalsi non è che non ne tenga conto: ai fini della risposta su cui ragiona estesamente Vescovi l'Invalsi dice chiaramente, come riportato da Vescovi stesso, di voler verificare la capacità di "individuare informazioni date esplicitamente nel testo".

Ora: tutto il ragionamento di Vescovi è teso a dimostrare che la risposta giusta non è quella dell'Invalsi, perché una risposta veramente giusta verterebbe proprio sull'implicito e sul non-detto. Ma allora il test decurta tutto ciò che è esprit de finesse!

Ecco, no: per capire l'implicito, bisogna aver capito l'esplicito.  Se uno studente non capisce che la risposta giusta è la C, quella esplicita, non arriverà mai al resto. Quindi sbagliare quella risposta porta veramente con sé del "negativo", e non c'è nulla di male nel rilevarlo. Al massimo si può obiettare che la domanda è fin troppo facile.

E infatti quasi tutti tra gli studenti di Vescovi ci erano arrivati. Curiosamente, Vescovi lamenta che quando ha tentato di portare gli studenti verso il proprio ragionamento, molti non l'hanno seguito. In altre parole, non riesce a convincerli e siccome non riesce a convincerli ne deduce che sono stati plagiati dall'Invalsi. Se non è manipolatorio questo!

Se si ritiene quindi che l'Invalsi non sia abbastanza severo ("non copre anche l'implicito!"), il passo logico successivo è che prepari test anche più difficili, non sbaraccare tutto. Il problema dell'implicito però è che anche più arbitrario e soggettivo, e quindi più difficilmente inseribile in un test del genere. Il problema ed una critica giusta nascerebbero nel momento in cui l'Invalsi stabilisse che quelle più profonde sottigliezze non vanno trattate a scuola perché non sono inseribili nei suoi testi. Ma chi mai ha sentito l'Invalsi sostenere un'idea del genere?

Ma vediamo le cose anche da un altro punto di vista: ciò che l'Invalsi chiede non è diverso da quel che già chiedono gli attuali esami di Stato, ovvero, tra le altre cose la capacità di comprensione scritta. Non lo chiedono con i test, ma con le interrogazioni e con i temi, ma l'obiettivo è esattamente lo stesso. Quindi l'accusa non dovrebbe riguardare l'Invalsi ma tutta la scuola.

E anche i singoli professori: se pure non lo fanno con domande strutturate a risposta chiusa, un'interrogazione può essere, e generalmente è, la semplice richiesta di ripetere quel che c'è sul libro o quel che ha detto il professore. Non sarà questo ad essere omologante? Non crea dipendenza dal professore, che ha il potere di fare le domande che gli vuole? Non è arbitrario? E non lo è molto, ma molto più profondamente di un test asettico?

L'Invalsi vuole sapere se gli studenti capiscono quello che leggono: coerentemente con la loro età, si vuole sapere se gli studenti sanno ricavare dal testo informazioni corrette. L'esempio del biglietto del treno delle prove di quest'anno è ottimo: hai voglia a far filosofia: se col biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli, ti becchi una multa.

 

Mi scusi se non commento per intero: ci sono molti spunti interessanti e condivisibili ma vorrei soffermarmi su un punto: cosa vuole l'INVALSI.

Se con il biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli...non dovevi nemmeno finire la terza elementare durante la quale, se ben ricordo, si insegna la geografia italiana.

Si vogliono spendere milioni di euro PUBBLICI per certificare che per infinite ragioni indipendenti dal personale docente i giovani italiani sono degli asini?

Non sarebbe meglio investirli sul personale docente stesso? Sulle strutture scolastiche, sulla loro dotazione di strumenti adatti all'insegnamento nel 2012, su attività di apprendimento più stimolanti dei programmi ministeriali?

Così eh, solo modeste idee...

Vede, se uno mi mette sotto con la macchina e arrivo all'ospedale con le ossa tutte rotte, non darò certo la colpa dei miei malanni all'ortopedico, però mi aspetto che quello mi curi.

Se gli studenti italiani sono tutti asini, ma dopo 13 anni di scuola primaria e secondaria sono ancora asini, io vorrei ben capire come mai gli insegnanti non hanno sortito alcun risultato.

L'Invalsi non risponde a questa domanda, però ci permette di capire, sia pure in prima approssimazione, se gli studenti italiani sono davvero asini oppure no.

Io personalmente penso che a) noi insegnanti siamo troppo abituati ad essere totalmente autoreferenziali e che anche il più incapace di noi non viene mai messo di fronte ai proprio errori, b) che anche laddove siamo bravissimi, il centralismo ministeriale lascia comunque pochi margini di manovra.

 

Se pensa che le domande dell'Invalsi, infine, siano troppo facili, suggerisca loro di farne di più difficili, però tenga anche conto che un test deve pure essere graduato. 

parlo aneddoticamente, da 27enne fuoricorso, pur risultato terzo su novecento ai test di ammissione per la facoltà. ho visto gli esempi di prove dell'INVALSI e li ho trovati di una semplicità disarmante. per mia personale passione, ogni qual volta mi trovo ad interagire con bambini di 7-10 anni non manco di provare a spiegar loro derivate, derivate parziali ed integrali. quasi nessuno non riesce a comprenderli. in fin dei conti, credo che si tratti appunto di resistenze (corporative) alla valutazione nella/della scuola, per quanto si possano ammantare le proprie opinioni di belle parole/splendide astrazioni/supercazzole varie.

Io la vedo cosi', INVALSI misura un set di competenze standard che tutti debbono avere nel 2012. Giusto quindi che ci sia e ben standardizzato.

Poi e' anche giusto cercare di piu', approfondire, cercare di formare persone piu' complete.

Altro che tema d'italiano se non sai grammatica e sintassi.

Non mi stupisce che esca fuori che siamo bassi in lettura,scrittura e matematica

Così com'è istituito il sistema attorno all'Invalsi non basta.

Per migliorare la qualità degli istituti e di conseguenza il livello di studenti e insegnanti, non basta fare un quadro statistico.

Non c'è alcun effetto su finanziamenti, retribuzioni, ecc...

 

 L'Invalsi e le scuse non richieste

di Vincenzo Pascuzzi - 28 luglio 2012

Infelicissimo il titolo "Le due Italie? Una studia, l'altra copia" (1). Stride, irride, affatto di buon gusto, è ai limiti della provocazione e dell'insulto, sembra quasi uno slogan leghista-padano!

Poi, subito all'esordio, la frase: ".... sparuti ma rumorosi gruppi di oppositori contrari alla valutazione, e impegnato, in modo più sereno e assai meno ideologico, gli studenti italiani ...." mette le mani avanti, suona quasi come una richiesta di "scuse non richieste, ecc." ("excusatio non petita, accusatio manifesta"), tradisce e manifesta il disagio e la preoccupazione dell'intervistato (o dell'intervistatore, o del gestore del sito) in relazione alle numerose critiche anche recenti rivolte all'Invalsi (2) ÷ (6).

Invece di controbattere, di replicare con argomenti nel merito delle critiche stesse, si cerca di passare dalla qualità (delle critiche) alla quantità (degli studenti sottoposti, indotti o costretti ai test), insomma di spostare l'obiettivo, di zumare sui numeri, per giocare in casa, sul proprio campo statistico. E' pur vero che bisogna comunque tenere in dovuta considerazione le "duecento pagine del volumone", cioè il Rapporto annuale Invalsi con le Rilevazioni nazionali sugli apprendimenti 2011-12. Ma è anche vero che, dal punto di vista statistico, conterebbe proprio zero il bambino della favola che esclamò: "Ehi, guardate! Il Re è nudo!". Né è solo una battuta paradossale quella che afferma: "I numeri sono come le persone: torturali abbastanza ed essi ti diranno qualsiasi cosa (Numbers are like people; torture them enough and they'll tell you anything)". C’è o ci può essere del vero.

Questo comportamento - sfuggire al confronto, mai entrare nel merito, replicare solo con refrain - è atteggiamento ricorrente sia dell'Invalsi stesso che di chi sostiene incondizionatamente il suo operato e i suoi test.

Infatti, la frase già citata e virgolettata identifica tout court la valutazione con la somministrazione di quei test ed effettuata in quel modo preciso, cioè come l’unica possibile, punto. Ma non è affatto vero che chi è contrario alla valutazione Invalsi sia contrario alla valutazione. Leggiamo infatti: "Sgombriamo preliminarmente il campo da fuorvianti equivoci: una valutazione rigorosa del sistema scolastico italiano, finalizzata al miglioramento della sua qualità e al potenziamento degli strumenti che consentano l’assolvimento del suo mandato costituzionale, è auspicata, oggi più che mai, non solo dai rappresentanti delle istituzioni italiane e europee, ma da ogni singolo cittadino che abbia a cuore il presente e il futuro del nostro paese, primi fra tutti gli insegnanti" (7).

Poi, l'opera dell'Invalsi viene paragonata ora ad una radiografia! In occasioni precedenti era stata paragonata a) al metro della sarta (8); b) al Grand Kilo depositato a Parigi (8); c) al termometro clinico (9); al colesterolo (10); allo specchio (11); a una fotografia accurata (12). In altre parole, si cerca un paragone suggestivo, che colpisca e dal quale poi ricavare le conclusioni che si vogliono trarre.

Peraltro, anche ammesso valido uno dei paragoni proposti (ad es. termometro o fotografia), rimane il fatto che l'Invalsi si auto-abilita al mono-uso esclusivo delle sue prove, nemmeno lui le usa una seconda volta a mo' di pura verifica per errori strumentali e procedurali.

E che dire delle accuse di cheating rivolte a questa o quella scuola di tale o tal'altra Regione? Sono sentenze inappellabili, indiscutibili, sacre e inverificabili. E perché Invalsi non propone le prove - come fanno in classe alcuni docenti - in 2, 4 o più versioni equivalenti per ridurre il cheating? E indirettamente verificare fra loro le prove stesse?

Del resto, il ministro Profumo risulta impegnato in altre iniziative (plico elettronico, porti, smart cities, ticket maramaldi ai fuori-corso, ipotesi di Ministero .... Comprensivo Istruzione e Lavoro - MCIURL) e sembra aver dato carta bianca all'Invalsi. L'Istituto così può operare a briglia sciolta, come meglio crede, utilizzare le risorse e il personale della scuola, estendere le sue prove, proporle per la maturità, e ciò in pratica senza nessun confronto, discussione, tanto meno controllo. Da qui le contestazioni, le resistenze e le critiche, aggirate come detto a priori, con motivazioni ideologiche "buone".

E' utile, serve davvero un Invalsi che “scopre l'acqua calda” (2) o che "produce risultati analoghi a quelli PISA (che almeno è a campione e quindi molto meno costoso)" (13), che stimola rivalità deleterie tra Nord e Sud, che altera e sconvolge le lezioni e i programmi scolastici, e che costa in termini reali ben più dei costi contabilizzati dell'Istituto stesso? Infatti, ai 5 milioni di euro (14) a carico dell'istituto, bisogna aggiungere una cifra circa 30 volte superiore corrisposta "in natura" dal Miur e dalle scuole (15).

E poi, Nord virtuoso e Sud somaro, chi studia e chi copia, il livello medio fra le scuole e le Regioni: perché Invalsi non dice se - secondo lui - il livello medio corrisponde alla sufficienza o no, e a quale valore corrisponde? Nord e Sud potrebbero essere entrambi sufficienti o insufficienti, oppure no? Forse si sta assistendo e incitando a una gara senza un traguardo definito in termini assoluti ma solo relativi.

Infine, chi provvede, o chi dovrebbe provvedere, a recuperare le situazioni sotto la media o sotto la sufficienza? Nell'intervista si cita la scuola per intendere il sistema scolastico, ma poi le ambiguità non sono casuali e portano a identificare il sistema scuola con le singole scuole e con i prof. In altre parole, a settembre verrà il Miur con i dati del librone Invalsi e dirà a scuole e prof: "Invalsi ha fatto un ottimo lavoro, con prove scientifiche, oggettive e standardizzate, ha misurato le temperature e fatto fotografie accurate, ora tocca a voi, datevi da fare e provvedete a migliorare! Sbrigatevi, cosa aspettate?".

link: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120728183127

LINK

(1) Le due Italie? Una studia, l'altra copia - Intervista a Roberto Ricci - 27 luglio 2012
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/7/27/SCUOLA-Le-due-Ita...
(2) Invalsi 2012: la scoperta dell’acqua calda - di Alex Corlazzoli – 24 luglio 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/24/invalsi-2012-la-scoperta-dell...
(3) Lo scopo dei test Invalsi - di Marina Boscaino – 25 luglio 2012
http://www.scuolaoggi.org/valutazioni/lo_scopo_dei_test_invalsi
(4) Invalsi, Sud bocciato per il deficit di legalità – 25 luglio 2012
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=210304&sez=LETTEREALDIRETTORE
(5) Speriamo che non sia tardi – di Francesco Di Lorenzo – 25 luglio 2012
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=15834
(6) Più valutazione, meno valutazione o diversa valutazione - di Franco De Anna - 25 luglio 2012
http://www.pavonerisorse.it/riforma/valutazione/diversa_valutazione.htm
(7) Sulla valutazione del sistema scolastico italiano – di Anna Angelucci – 3 dicembre 2011
http://www.gildavenezia.it/docs/archivio/2011/dic2011/riflessione-propos...
(8) Sulle prove INVALSI - di Daniela Notarbartolo
http://atuttascuoladuepuntozero.blogspot.com/2011/03/sulle-prove-invalsi...
(9) La scuola all'esame dei risultati
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-06-25/scuola-esame-r...
(10) Spread immateriale
http://www.vannisavazzi.org/drupal/?q=blog/1
(11) Invalsi: implementare la cultura della valutazione
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=36388
(12) Scuola, i risultati delle prove Invalsi
http://www.istruzione.it/web/ministero/cs200712
(13) Le due Italie? Una studia, l'altra copia – commento di Paola Colla – 27 luglio 2012 – 17.08
http://www.facebook.com/#!/groups/310665262338015/
(14) Ugolini: “L’Invalsi conviene ai genitori”
http://blog.iodonna.it/scuola/2012/05/22/ugolini-linvalsi-conviene-ai-ge...
(15) Lo Stato "regala" 138.000.000 di euro all'Invalsi?
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120510174521&query_start=201

articolo e link: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120728183127

se vi fosse sfuggita la copio e incollo

Italians L'istruzione italiana e il modello inglese

Caro Beppe, sono uno tra i tanti (credo e spero) lettori del tuo nuovo libro, “Italiani di domani”; diciannovenne romano, studio Scienze politiche e Relazioni internazionali – per passione, predisposizione, interessi lavorativi (ebbene sì, voglio diventare giornalista) – a “La Sapienza” di Roma – per comodità –, una di quelle che tu definisci simpaticamente «università tascabili»: ho preferito scegliere di rimanere nella mia città, infrangendo uno dei consigli profusi (l’importante è sognare, no?). Detto ciò, reo confesso, mi preme soffermarmi sul sig. Carlo Pedretti, preside di liceo a Milano («elementari e medie non preparano ai licei»). A dir la verità, mi sembra un po’ il caso del bue che dice cornuto all’asino; mi spiego: a mio giudizio, l’onta più grande dell’istruzione italiana è proprio quella drenata dal dislivello – didattico, tecnico, attitudinale – che intercorre fra formazione liceale e apprendimento universitario, il cui approccio è reso impossibile dalla scarsa preparazione dispensata, in questo senso, dalla scuola secondaria (specialmente quella di secondo grado, essendo immediatamente prospiciente il medesimo). Lo chiedo a te, col tentativo di spillarti un’opinione più sintomatica, ma il riferimento è, più in generale, a tutti coloro che possono qualcosa, in senso lato: è così impossibile uniformare l’istruzione italiana al modello inglese, capace di formare giovani studenti e lavoratori competenti in un periodo di tempo anche minore?

Andrea Capati, 

Non sono d’accordo. La scuola secondaria superiore, in Italia, è migliore di quella americana, più giusta di quella tedesca, più equilibrata di quella britannica. Cerchiamo di far funzionare quello che abbiamo, Andrea.

La mia convinzione non nasce da antichi ricordi liceali, da letture frettolose, da testimonianze parziali o interessate. Questioni familiari a parte, per questo nuovo libro sono tornato nelle scuole superiori (Vicenza, Verona, Urbino, Roma, Modena, Milano; andrò a Sassari, Nuoro e altrove). Ne sono uscito entusiasta. I nostri ragazzi valgono oro. Gli insegnanti devono ricordarsi d’essere cercatori di talento: non sempre è facile da trovare, ma c’è.

La nazione dia loro il modo di lavorare bene (retribuzioni, regole, strutture) – sono soldi ben spesi. E pretenda in cambio aggiornamento, dedizione, elasticità. Sapete quante sono le risorse destinate all’istruzione? 4,5% del PIL, quanto il costo degli interessi sul debito pubblico (lo ricordo oggi nel fondo del «Corriere»). In un caso e nell’altro, circa 1.150 euro per ogni italiano. Interessante, no?

P.S. La Sapienza è immensa, non è una “università tascabile”! Ma che tasche avete, a Roma?!

La valutazione di Severgnini appare basata esclusivamente su impressioni personali  qualitative aneddotiche di scuole superiori dei capoluoghi di provincia e prevalentemente se non esclusivamente del centro-nord. Temo che Severgnini non abbia una sufficiente esperienza della media italiana estesa alle province e al Sud.

Cio' che dovrebbe contare e' il livello medio italiano confrontato, con criteri oggettivi / quantitativi, con la media estera. Finora in questo confronto l'Italia risulta perdente, rispetto a quasi tutti gl iStati avanzati.

aspettiamo che vada a Sassari, Nuoro e altrove... poi tiriamo le somme. Poi sinceramente, mi pare abbia poca idea di cosa si faccia veramente all'estero

surprais

Vincenzo Pinto 21/1/2013 - 09:37

Non una grossa novita', la fama di cui gode il personaggio mi e' francamente inspiegabile, incontrato una volta da queste parti nell'ambito di una serata "Italians" e la fiera delle banalita' era impressionante. Una specie di Veltroni piu' furbo.

A me Severgnini piace, ma qui se l'è cavata con un po' di furbizia: dire che siamo meglio della media delle scuole americane è po' come dire che abbiamo spezzato le reni alla Grecia (che l'istruzione pubblica americana in media sia carente è cosa nota), e ci vuol poco ad essere più equi della scuola inglese. Cosa poi voglia dire essere più giusti della Germania lo sa solo lui.

 

Poi è ovvio che ad un incontro con Severgnini i ragazzi fanno bella figura: è un dibattito, e i nostri studenti mica sono imbecilli (e quelli che prendono la parola sono generalmente i migliori): il punto non è quel che si dice negli incontri con le personalità esterne, ma quel che si fa in classe. E Severgnini su questo non può saperne molto.

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