Il ritorno della Dolce vita

21 marzo 2008 sabino patruno
In cui non si parla di Mastroianni, Fellini e della Ekberg, ma del fatto che anche l'Italia può essere cool.

Si è tenuta a Londra, dal 13 al 16 marzo una manifestazione chiamata la Dolce vita, vale a dire una fiera dedicata alle "cose" che gli inglesi sembrano apprezzare dell'Italia: essenzialmente cibo, moda e case in campagna.

Strano, ma vero, l'Italia è cool in Inghilterra, anche se sembra esserlo proprio per le ragioni che ad alcuni di noi possono dare più fastidio: una vita più rilassata, minor stress lavorativo, una attitudine a fare le cose "piano piano", tutti aspetti che spingono molti a trasferirsi qui da noi o a guardare favorevolmente al Bel Paese.

Non a caso, i più interessati non sono i giovani, ma gli arrivati di mezza età, che sentono l'esigenza di una diversa qualità di vita.

Sotto molti aspetti si tratta di stereotipi (anche se con coseguenze positive come vedremo) e la realtà italiana viene spesso vista, come suol dirsi, attraverso pink tinted glasses, come se tutta la penisola fosse un unico idilliaco villaggio appenninico sospeso in un limbo temporale tra gli anni '50 e '60.

Chi ne ha voglia può dare un'occhiata ai numerosi forum che si possono rinvenire in rete (vedere qui, qui, qui e qui)

Il fenomeno è iniziato da tempo, tanto che la zona del Chianti è stata ribattezzata Chiantishire proprio grazie all'alto numero di inglesi che hanno comprato casa da quelle parti.

Negli ultimi anni, però, sempre più zone sono state interessate da questo tipo di immigrazione di lusso: l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo, la Puglia, la Sicilia, grazie anche ai collegamenti a basso costo offerti dalla Ryan Air.

Si tratta di uno sviluppo ben diverso da quello che ha interessato, per esempio, la Spagna, dove molte zone dell'Andalusia e delle Canarie sono diventate delle little Britain, con massiccie speculazioni edilizie dedicate espressamente a questo mercato, che sembra aver puntato più sulla quantità (mini-appartamenti, multiproprietà) che sulla qualità.

Il mercato, da noi, è per ora orientato sulla fascia alta: il tipico inglese interessato all'Italia spesso cerca vecchi casali da ristrutturare, possibilmente isolati, masserie, trulli.

La domanda nuova ha dato la spinta ad una offerta che era dormiente e vecchi ruderi abbandonati in paesini sperduti tra i monti, hanno improvvisamente ripreso valore, sono nate numerose agenzie specializzate e, trattandosi di domanda di qualità, ne ha risentito favorevolmente anche il livello delle ristrutturazioni, spingendo molti artigiani a specializzarsi e a migliorare i propri standard.

Oltretutto, molti non si limitano a comprar casa per svernare, ma mettono su attività imprenditoriali, soprattutto nel campo dell'agriturismo

Michele, in uno dei suoi post "apocalittici" ci ricordava che "bisogna essere più bravi dei cinesi a quello che ci stanno copiando, mentre ci inventiamo delle altre cose da fare, cose che sappiamo fare bene solo noi e non loro".

Probabilmente è una goccia nel mare, ma riuscire ad intercettare un turismo di qualità, dare valore ad un territorio che è unico e non duplicabile significa forse sfruttare al massimo uno dei pochi vantaggi comparati che l'Italia ha.

 

11 commenti (espandi tutti)

Effettivamente in Inghilterra si vedono spesso programmi televisivi su case rurali da ristrutturare nelle zone del mediterraneo (toscana e provenza in particolare) come "A Place in the Sun" di Channel4. Mi chiedo pero' quale siano gli effettivi vantaggi di un simile turismo. Per quanto ne sappia, si tratta nella maggior parte dei casi di persone vecchie, molte gia' in pensione, che utilizzano queste case come dimora fissa.  Ai vantaggi menzionati nell'articolo, bisognerebbe controbilanciare il costo che queste persone impongono alle amministrazioni locali, sopratutto per quanto riguarda il servizio sanitario. Piu' in generale, non vedo come i mali d'Italia si risolvano se un un gruppo di benestanti inglesi decidono di spendere la loro pensione all'ombra delle colline sienesi invece che sotto la pioggia dell' Hampshire.

Condivido l'osservazione che Carmine fa, nel caso specifico. In effetti, dal punto di vista dello sviluppo economico, la trasformazione della parte collinoso-medievale del paese in luogo di pensionamento privilegiato per i ricchi del mondo non credo possa produrre grande crescita economica, tanto meno duratura. Sabino già illustra quanto di meglio può succedere (artigianato locale di qualità, servizi di lusso per signori ricchi e stanchi) e non è in effetti molta cosa.

Il punto dell'articolo, credo, era di cercare il lato positivo della faccenda individuando i vantaggi comparati che l'Italia potrebbe avere immediatamente ed i guadagni che se ne possono trarre sfruttando tali vantaggi comparati. Il turismo di lusso, effettivamente, è uno di questi vantaggi anche se, nella forma di "acquisto rudere con sussidi EU per passarci 4 mesi all'anno a leggere McEwan" non porta poi molta crescita duratura. Il turismo intellettuale e di lusso, invece, mi sembra una prospettiva già più ragionevole e potenzialmente fruttifera. Io ho interpretato l'osservazione di Sabino in questo senso. 

Se, però, si vuole andare in quella direzione, vi sono molte cose da fare, sia istituzionalmente che in termini di "sistema paese" (trasporti, recupero/conservazione del territorio e del patrimonio artistico, creazione di capitale umano adeguato, eccetera). Tutte cose in parte risapute, ed ovviamente mai fatte: frutta di più investire in commissari straordinari per l'immondizia, o promettere redditi minimi garantiti per tutti. I politici italiani preferiscono dar l'illusione che si può vivere nel paese dei balocchi a base di trasferimenti fiscali e spesa pubblica, ed i cittadini italiani oramai dipendono dalla droga a loro così fornita. Come nel caso della resurrezione di Alitalia per mano del nuovo principe-peron, l'ultima scandalosa follia di questa campagna elettorale, della quale, insisto, nessuno si scandalizza! 

L'articolo di Sabino ed il commento di Carmine, invece, sono le cose di cui questi orrendi politicanti dovrebbero dibattere e di cui gli italiani dovrebbero chiedere si dibattesse. Dove sono i vantaggi comparati del paese? Quali politiche possono rendere tali vantaggi comparati utilizzabili, e crearne altri di duraturi? C'è più intelligenza economica e politica in un paio di post e commenti di nFA che in cento dei loro ridicoli programmi e comizi ... e non me ne rallegro per nulla. 

Bisognerebbe fare un po' meglio i conti. L'esempio dei vecchi e ricchi inglesi del Chiantishire, e le vacanze del Primo ministro hanno determinato altri fenomeni. Oltre ai casali ci sono interi villaggi ristrutturati in Umbria e in Toscana dove si affittano appartamenti a settimana a turisti (non solo inglesi) che li usano per visitare le città d'arte dei dintorni. Si tratta in effetti di turismo culturale che non comporta spese a carico del servizio sanitario nazionale. Inoltre anche i vecchi inglesi sono quasi sempre ben assicurati per le malattie. Ma quanto vale questo tipo di turismo? E puo' in effetti essere sviluppato anche al Sudi, almeno tra i trulli?  

A conferma di quanto dice Sabino cito una mia esperienza di alcuni giorni fa. Il mio insegnante di inglese é un simpatico giovanotto scozzese laureato in giurisprudenza, il quale pare non avere nessuna intenzione di fare l´avvocato. Discutendo con lui sul suo futuro, mi ha detto che sta meditando di rimanere in Italia perché il clima é bello, il cibo é buono e, udite, udite, si ha piú tempo libero perché si lavora di meno!?!

Comincio ad avere dei dubbi sul mio sistema di valori e sono sempre piú depresso...

Non metto in dubbio che il turismo possa essere una risorsa importante per la crescita economica italiana.

L'esempio di Axel pero' si riferisce ad un altro fenomeno: la possibilita' di attrarre gente qualificata nel nostro paese, non come turisti ma come residenti permanenti. Se pero' quelli che decidono di vivere in Italia sono quelli attratti dal buon cibo, dal buon clima e dalla possibilita' di lavorare poco, allora abbiamo poco di che rallegrarci! 

Non sarei così categorico.

I soliti francesi anni fa hanno aperto un polo tecnologico a Cape d'Antibes. Non dubito che i più aggressivi preferiscano farsi 15 ore al giorno in una startup a Palo Alto, ma credo che per molti ottimi ingegneri vivee sulla costa azzurra sia una buona compensazione per uno stipendio inferiore e qualche probabilità in meno di diventar miliardari entro i 40.

Son troppo fuori dal giro per valutare il successo dell' iniziativa, ma non mi sembra una causa persa in partenza.

Purtroppo credo che il modello italiano sia molto più sconfortante: quando mi son laureato io ST a Milano offriva contratti di formazione al minimo sindacale, tanto era l' unico possibile datore di lavoro nel settore e le università lombarde sfornano centinaia di ingegneri elettronici all'anno.Non oso pensare a come girino le cose a Catania.

Per inciso, trovo perfettamente normale che un monopsonista offra bassi salari salario d' ingresso, solo che chi mi ha riferito la cosa (che aveva pure fatto un master a Stanford) ha rifiutato l'offerta per emigrare in Austria e prendere circa il doppio.In Austria, non a Palo Alto.

Voltaire diceva: "Lasceremo questo mondo stupido e crudele, cosÌ come lo abbiamo trovato quando ci siamo giunti." Verrebbe quindi da concludere: inutile affannarsi per cercare di cambiarlo.

Si potrebbe creare il modello "dell'immigrazione del benessere".
Le due variabili sono Leisure Time degli inglesi e Leisure Time degli italiani.

Maggiore(relativamente a quello degli inglesi) è il leisure time degli italiani maggiore è il flusso di immigrazione UK->Italy.

Dalle parole dell'insegnanti scozzese si deduce che fare l'insegnante in Italia è più "rilassante" che farlo in UK. Allora, mi vien da ridere quando ripenso alle lamentele dei nostri insegnanti.

E se il nostro "ritmo lento" unito al buon gusto e al nostro buon clima/ambiente fossero gli unici veri vantaggi comparati?

 

PS:alla BBCWorld parlando di turismo hanno appena detto che one million di inglesi hanno una seconda casa in Spain! per loro è quindi meno costoso andare in vacanza lì.
Se comprassero più case in Italia, utilizzerebbero la seconda casa come base, ma poi girererebbero e spenderebbero in giro per tutta l'Italia. 

Avendo soltanto esperienza indiretta di una seconda casa in Italia, posso solo immaginare quali straordinarie difficoltà possa un inglese (o, indeed, chiunque) incontrare per rendere una casa abitabile, per far valere i propri diritti (da quello, ad esempio, di votare alle elezioni locali ed europee, a quello dell'assitenza sanitaria), per interagire con qualunque pubblico ufficiale (o semi-ufficiale, come un impiegato di banca).

E il rifiuto del comune di concedere una licenzia edilizia, per l'apertura di una finestra, rifiuto che evapora appena il progetto è presentato da un certo geometra, consigliato da un certo muratore, a sua volta conosciuto tramite i vicini. E parlo delle dolomiti, non del profondo sud. Gli inglesi che vivono in Italia sono innamorati pazzi dell'Italia (e mi chiedono, sconvolti, "how can you possibly choose to live here?"), ma si trovano nella situazione di Marcel Proust e di Swann: innamorati pazzi di Albertine e di Odette, soffrono soffrono soffrono, ma continuano a lasciarsi trattare come pezze da piedi, ma proprio non ce la fanno a lasciarle, e tornano dall'amata di continuo per farsi maltrattare: per loro l'inevitabiltà del trattamento è parte dell'attrazione, così la corruzione dei vigili e i tassisti imbroglioni sono parte del fascino dell'Italia. Come i mendicanti in India, je pense. Non che non siano avvertiti, giornalisiti e scrittori le scrivono queste cose (Tim Parks e Barry Unsworth sono due che ho letto, ma amazon dà altri "libri simili"), ma si sa, al cuor non si comanda. Si può basare l'economia di un settore sull'amore incondizionato di un piccolo gruppo di individui cui i voli a basso prezzo aprono sempre più paesi, dalla Slovenia, alla Bulgaria, alla repubblica ceca, eccetera.

Ma dato l'endowment della nazione, com'e possibile che la spesa per turismo in Italia sia inferiore a quella in Spagna in Francia, e se il trend riportato qui (p 7) continua tra un po' anche a quella in Gran Bretagna e in Germania (Germania?: dov'e il mare in Germania? quanto si può sciare?, che paesaggio c'e? musei, centri cittadini, paesi medievali, vino, ristoranti?). Forse il fatto che per entrare al Colosseo (al Colosseo!) bisogna pagare in contanti (carte di credito?), e che alla biglietteria dei musei capitolini c'è un cartello manoscritto (bilingue) che rifiuta il resto a chi non ha la somma esatta (nel 2004, ditemi, please, che le cose sono cambiate) sono esempi della causa di questo trend? Forse il comportamento dei tassisti e del barista all'autogrill che mi sente parlare inglese e mi dà due euro in meno di resto, lo stato degli aeroporti, dei treni (eurostar a parte), delle strade, le scritte sui muri, e, of course, le immondizie per strada sono tutti fattori che inducono chi è innamorato sì ma magari non proprio pazzo a scegliere una vacanza a Praga invece che a Roma, alle Baleari invece che in Sicilia, a comprare una casa in Ungheria invece che nel Chiantishire? In compenso ogni regione ha il suo bell'ufficio di rappresentanza in numerose capitali estere, le aziende autonome di soggiorno e turismo sono piene zeppe di clienti dei vari politici, ed è impossibile competere con chi ha l'appalto dei trasporti, dai taxi alle corriere.

 non vedo come i mali d'Italia si risolvano se un un gruppo di benestanti inglesi decidono di spendere la loro pensione all'ombra delle colline sienesi invece che sotto la pioggia dell' Hampshire

Non mi sembra di aver detto che vendere casali agli inglesi risolverà i mali dell'Italia, nè mi illudo che, in termini quantitativi, quello descritto nell'articolo potrà mai diventare un fenomeno di massa.

Rispetto alla Spagna, per esempio, siamo molto indietro per numero di presenze e così rimarremo per i prossimi anni, anche perchè la costa spagnola è stata abbondantemente cementificata proprio in funzione delle seconde case da vendere ai nord-europei, inglesi in primis.

E' però vero che, per ora, chi si decide a spendere circa 500.000/600.000 euro (btw Michele, non ho notizie di contributi EU) per comprare e ristrutturare un rudere sull'appennino, lo fa anche perchè non ha voglia di mischiarsi con quel tipo di turismo, sarà forse perchè è uno snob che preferisce leggersi Byron in santa pace anzichè ubriacarsi nei pub di Marbella, ma sempre meglio averli qui che là.

Tra l'altro, mentre ci sono sempre stati gli investitori o gli appassionati pronti a comprare una casa a Venezia o Firenze è interessante segnalare che il fenomeno si sta diffondendo ad aree dell'Italia che un turista inglese non l'avevano mai visto, mi rifersico alle Marche, all'Abruzzo ed alla Puglia e non si tratta di fatti episodici, ma di una presenza oramai strutturale: anche se parliamo di piccoli numeri in termini assoluti, in alcuni comuni della mia regione la cui stessa esistenza mi era sconosciuta sino a pochi anni fa (San Ginesio, Gualdo, Sarnano ecc.), gli inglesi rappresentano la prima comunità straniera tra i residenti, senza considerare quindi, quelli che pur avendo comprato casa nonhanno comunque trasferito qui la residenza.

Come poi detto nell'articolo, non tutti si limitano a bere tè leggendo poesie, ma molti hanno aperto degli agriturismi in zona, rivolgendosi al mercato della madrepatria, mentre altri hanno dato vita ad attività di importazione di prodotti alimentari italiani. Un mio amico avvocato inglese (con casa vicino Urbino), organizza viaggi per golfisti, mentre la moglie accompagna le donne non golfiste a far spese in giro tra gli outlet delle fabbriche di scarpe

Il punto, comunque, come segnalato da Michele, non è tanto l'aspetto del singolo inglese che si compra il casale (dato che rimarrà sempre un mercato di nicchia), quanto piuttosto di come fare a ad attirare turismo di qualità, cosa per la quale siamo abbastanza impreparati (vedi commento di Gianni De Fraja).

Sempre per rimanere all'esempio degli inglesi e del casale, non sarà sufficiente procurargli un rudere da ristrutturare, perchè ci sarà bisogno di professionisti (geometri, architetti, avvocati, notai) che sappiano parlare inglese e fornire un servizio adeguato alle esigenze specifiche, di imprese capaci di offrire qualità, e così via.

E' però vero che il turismo intellettuale e di lusso è una delle poche carte che possiamo sicuramente giocarci con successo sul mercato mondiale, se poi le sapremo giocare bene o male dipenderà come al solito solo da noi. 

in alcuni comuni della mia regione [omissis perchè non è vero nel mio caso!] (San Ginesio, Gualdo, Sarnano ecc.),
gli inglesi rappresentano la prima comunità straniera tra i residenti

Perdincibacco, stavo per scrivere esattamente la stessa cosa! Conoscendo abbastanza bene le cittadine da te citate, la cosa che mi lascia perplesso sono i collegamenti. Ryanair popolarizza i viaggi aerei? Forse vero, ma sicuramente le Ferrovie non l'aiutano. Per assurdo è molto facile spostarsi da "Inghilterra" a "Italia" ma da Ciampino, Fiumicino, Rimini, Forli' o persino Ancona raggiungere Arcevia, Camerino, Serrapetrona o Loro Piceno puo' essere un vero inferno. Non conosco sa situazione in Toscana, Umbria o Abruzzo ma il mio cronico senso di sfiducia mi impedisce di credere che sia migliore...

Al contrario, perfino in Bulgaria, nuova terra di conquista ad opera di stranieri, il lacunoso sistema ferroviaro viene affiancato da un efficiente e capillare sistema di corriere che rende lo spostamento se non proprio piacevole almeno fattibile. Attendo speranzono qualcosa di simile nelle mie Marche, e ben vengano i turisti inglesi se serviranno a smuovere le acque!

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