Salari bassi ed informazione economica

19 novembre 2007 michele boldrin
E' urgente fare bene, fare presto e fare a larga scala una severa critica del giornalismo economico e di ciò che va pubblicando in Italia, specialmente con riguardo ai bassi salari.

Dopo la relazione Draghi, ma anche prima va detto, la stampa italiana ha scoperto che il reddito degli italiani non cresce. E ce ne spiega le cause suggerendo di conseguenza le cure appropriate.

Si vedano esempi qui, qui e qui (quest'ultimo segnalato da un'altra cortese e graziosa lettrice).


Urge demistificazione!
Questi stanno dicendo delle cretinate veramente invereconde che girano sulla stampa e, ne son certo, finiscono nei continui ed ossessivi quaquaraqua televisivi. Alle invereconde baggianate giornalistiche fanno poi da accompagnamento analisi "tecniche" incoerenti prodotte da economisti da spiaggia, come quelle che trovate in questo sito e diosolosa in quanti altri. In particolare, su quest'ultimo sito - assurto ad apparente fucina del pensiero economico rifondarol-manifestante - vi invito a leggere il dotto sproloquio sul capitale umano, il mercato malato e le eterne "riforme di struttura" a firma di tali Roberto Romano e Sergio Ferrari ... tra confusione ideologica, assenza di qualsiasi analisi empirica, e completa ignoranza di cosa determini produttività e crescita, il pastrocchio che ne esce è ilare. Ma c'è poco da ridere, visto che poi su queste comiche idee il Parlamento italiano ci fonda la politica economica.

Sia chiaro, le cretinate non consistono nel documentare che, da quasi un decennio,
salari e stipendi (in Italia si ama ancora fare questa distinzione: il
primo lo prende il butto operaio, il secondo va invece al più
civilizzato impiegato) non crescono in termini reali ed in alcuni casi
addirittura calano. Questo è vero, ed è il sintomo più solido e più
drammatico del declino del paese. Non crescono al lordo, prima delle tasse. La crescente tassazione del valore aggiunto generato dal settore privato, per mantenere le inutili spese della casta e della sua corte romana, hanno ridotto in moltissimi settori il reddito disponibile reale dei lavoratori italiani. Questo fatto era noto da un pezzo a chiunque non avesse il prosciutto sugli occhi. Il problema sta nel capirne correttamente le cause ed individuarne quindi i necessari rimedi. Ed è a questo punto che le cretinate in Italia fioccano.

Le cretinate consistono nel
sostenere le varie teorie incoerenti che attribuiscono la mancata
crescita del reddito degli italiani ai prezzi che crescono troppo (per
cui basta fare il controllo amministrativo dei prezzi ed il reddito
reale cresce), o al mancato rinnovo dei contratti (per cui basta
scioperare più frequentemente e duramente, ed i redditi reali
crescono) o al diffondersi dei lavori precari (per cui basta imporre per via legislativa o contrattuale l'eliminazione del precariato et voilà siamo tutti subito
più ricchi) ed altre corbellerie di questo tipo. Oppure, se si scrive sul Manifesto, basta straparlare di mancate "riforme di struttura" e dell'assenza di adeguato intervento pubblico che curi il mercato malato, come sproloquiano incoerentemente i due "economisti" di cui sopra, perchè il miracolo si avveri.

Urge
demistificazione, ripeto. Se leggete i commenti dei lettori nel secondo e nel terzo
link che ho messo, vi viene la pelle d'oca. L'ignoranza e la confusione
diffuse in Italia sulle cause del declino sono impressionanti e
spaventose. Su tale ignoranza si mantiene la casta, il suo non
riformare e l'eterno mal governare, sia esso prodian-rifondarolo o berlusconian-corporativitista. Su tale ignoranza si costruiscono solo
ulteriori disastri a venire: un declino economico cosí massificato e persitente non si inverte in poco tempo, né senza misure di drastica e dolorosa riforma (questa sì: strutturale!) che liberino mercati, concorrenza, meritocrazia e mobilità sociale. E che taglino le maledette tasse assieme alle maledette spese pubbliche inutili.

Purtroppo mi manca il tempo per farlo, quindi posso solo fare l'appello ad altri più capaci di me. Il tempo mi manca perchè qui il mercato non è malato. Tralasciando il mercato senior, dove faccio da ansioso acquirente, ho sei studenti sul mercato junior medesimo: un italiano, uno spagnolo, un russo, un turco, un argentino ed un giapponese. Cercano tutti ed entusiasticamente un lavoro precario, con rischio di licenziamento in tre o sei anni se non producono nuova conoscenza ad alto ritmo e non insegnano come si deve. In compenso, se lo trovano negli USA, il lavoro precario in questione pagherà loro un salario iniziale di almeno 120mila dollari ... agli altri raccontare cosa succederebbe se lo trovassero invece in Europa o, peggio ancora fatte salve due eccezioni, in Italia.

Non urge solo una demistificazione del tutto, urge un noiseFromAmerika di massa ... diventa sempre più duro tenere il passo, eppure bisogna tenerlo. Cerco un RA per fare nFA, volunteer anyone?

14 commenti (espandi tutti)

Cerco un RA per fare nFA, volunteer anyone?

Da marzo a luglio potrei essere interessato... se la richiesta è seria e non trovi nulla di meglio, fammi sapere!

In compenso, se lo trovano negli USA, il lavoro precario in questione pagherà loro un salario iniziale di almeno 120mila dollari ...

????  Se non sbaglio, il MIT fino ad un paio di anni fa dichiarava $80k annui come primo stipendio mediano dei suoi Phd... davvero si può parlare di 120k come della norma?

Il mercato l'anno scorso aveva un salario medio (per i 9 mesi) di $110k per un tenure track assistant professor negli USA. Diciamo per persone che prendevano un posto nei top 30 dipartimenti di economia. Chi prendeva lavoro nelle business schools guadagnava di piu' ed anche, nel dipartimento di finanza, MOLTO di piu'. Per esempio, sulla base dei salari dei miei studenti, un assistant professor in finance in una top b-school, due anni fa aveva un salario (9 mesi) di partenza che era $160k. Quest'anno, se non e' 200k e' 180-190k. Ma occorre tener conto anche di un altro elemento. Questi sono salari per i 9 mesi, poi ci sono i tre mesi estivi. Nei tre mesi estivi puoi integrare il tuo salario per 2/9 in piu' con fondi di ricerca NSF, NIH, NIA, etc. Se hai una fonte non federale, puoi arrivare a 3/9, quindi i numeri precendenti si moltiplicano per 1.33! Infine, i giovani appena assunti ricevono sempre, come incoraggiamento, 2/9 di salario per i primi 3-5 anni del loro contratto. Il mio studente su cui si basa l'esempio precedente aveva un salario di partenza, sui 12 mesi, di $210K! Da cui la mia stima, che come vedi e' un limite inferiore.

Ovviamente se esci da questo gruppo "elitario" di 50/60 dipartimenti (tra dept of economics e b-schools parliamo di circa 150-200 persone che ogni anno trovano questo tipo di occupazione) i salari calano, ma non moltissimo. Son molti anni che non piazzo nessun studente a IMF o WB, quindi non so i numeri correnti, ma di sicuro 100K li prendono e quelli sono ESENTASSE! Nelle istituzioni accademiche che vengono dopo le prime 60 l'anno scorso si viaggiava attorno ai 90K per i 9 mesi. Suppongo la stima MIT si basasse sul fatto che contavano anche i loro studenti che hanno ottenuto un lavoro in Europa. Se includi anche quelli allora un valore di $80K per il salario mediano di due o tre anni fa e' un numero perfettamente ragionevole.

Queste osservazioni invitano a riflettere su un altro tema, ossia la crescita (a mio avviso fenomenale nell'ultimo decennio) dei salari accademici di mercato nelle scienze "dure", inclusa l'economia ... ma anche qui mi manca il tempo. In termini di futurologia - e per chi ha figli giovani soprattutto! - mi sembra un tema interessantissimo e di grande rilevanza sociale.

Va detto che in base ad una mia veloce analisi dei salari che ho fatto da un mio precedente employer, i salari degli economisti sono fra quelli piu' alti, anche fra le scienze. Ricordo per esempio che in un anno in cui assumemmo un assistant a 85K, 3 o 4 anni fa, gli stipendi di junior di chimica giravano sui 65K. Quindi non mi stupisco che la media all'MIT sia inferiore ai salari di partenza degli economisti  

Parlavo di MIT Economics. Quest'anno scrivono:

The average academic year (non-business school) salary offered for a teaching position was $103,000. The average business school salary offer was $135,000. The average salary offered for a 12-month position in a research institute/international organization was $97,000. The average 12-month salary for government positions was $93,000, and for business positions was $128,000. 

E' impossibile che questi dati si riferiscano all'ultimo mercato. I numeri che ha fornito Michele sono accurati. Il salario piu' altro trai i graduate di MIT del 2007 e' probabilmente quello di Dimitris Papanikolau, che e' andato a Kellogg Finance. Mi stupirei se prendesse meno di 190k per 9 mesi. Ovviamente, ha i 2/9 cui accennava Michele. Per arrivare ad una media di business school salary di 135k, ci dovrebbero essere graduates che prendono troppo poco.

Hanno dentro gli europei, tutto li'. In Europa i salari iniziali sono meta', a volte meno, Per cui bastano due o tre che vanno in Europa, su metti 10 persone sul mercato e la media va di un 15% sotto a quella che sarebbe se fosse solo fatta su salari USA. In fin dei conti fra il 103 di cui loro parlano ed il 110 mio, c'e' un 6% di differenza, e la media b-school e' di un 10% sotto a quello che mi aspetterei. Io ho dato un esempio a finanza, la gente nei dipartimenti di economica delle b-school prende, per interessanti ragioni di mercato e di monopolio, un 15-20% in meno. Insomma, quelli sono i numeri.

Ma io parlavo dei salari degli italiani!!! E delle boiate che ci scrivono sopra, mica dei lussuosi salari nostri! Sembra che stiamo a farci pubblicita', e non era quella l'intenzione.

Provo a risollevare il tema: davvero i salari degli italiani sono cosi bassi e stagnanti da quasi 15 anni perche' (aggiungo un po' a caso e senza riferimenti bibliografici altre ipotesi lette qui e li'):

  1. i prezzi crescono troppo
  2. non si firmano i contratti di lavoro
  3. c'e' troppa precarieta'
  4. il governo non ha fatto "le riforme di struttura" (quali?)
  5. la spesa pubblica "produttiva" e' troppo bassa
  6. c'e' troppa evasione fiscale fra commercianti e professionisti
  7. la concorrenza cinese che ci distrugge
  8. gli imprenditori italiani non sanno fare il loro lavoro
  9. c'e' troppa immigrazione che abbassa i salari
  10. crescono molto nell'industria privata e nel commercio, per i dipendenti pubblici invece no
  11. .... 

 

Il tema sollevato da Michele è estremamente importante. È assolutamente incredibile cosa passi come 'economista' e 'pensiero economico' nel panorama dei media italiani. In particolare, è assolutamente incredibile come siano estremamente diffusi errori e sciocchezze che dovrebbero essere stati estirpati al primo corso di economia. Non sto parlando della gente comune, che dopotutto ha tanto diritto di ignorare le nozioni di base della scienza economica quanto ne ho io di ignorare la chimica elementare, sto parlando di chi scrive di economia sui media, dei parlamentari che decidono la politica economica e, con tutta evidenza, di un non disprezzabile numero di membri dei dipartimenti di economia italiani.

Le sciocchezze elencate da Michele sono ben lungi dall'essere le uniche. Per esempio, immagino che a tutti sarà capitato di sentire qualcuno sostenere che per aumentare i posti di lavoro bisogna abbassare l'età pensionabile. O che per risolvere i problemi del paese basta bloccare le importazioni. O altro.

È un po' che penso di scrivere un post su questi temi ma poi mi scoraggio sempre; bisogna semplicemente leggere troppa fuffa per fare un pezzo ben documentato. Michele riesce a leggere in sequenza De Rita, Sgarbi e il Manifesto e mantenere la lucidità mentale. Io proprio non ci riesco, sono di stomaco debole.

Se leggete i commenti dei lettori nel secondo e nel terzo
link che ho messo, vi viene la pelle d'oca. L'ignoranza e la confusione
diffuse in Italia sulle cause del declino sono impressionanti e
spaventose. Su tale ignoranza si mantiene la casta, il suo non
riformare e l'eterno mal governare, sia esso prodian-rifondarolo o
berlusconian-corporativitista. Su tale ignoranza si costruiscono solo
ulteriori disastri a venire: un declino economico cosí massificato e
persitente non si inverte in poco tempo, né senza misure di drastica e
dolorosa riforma (questa sì: strutturale!) che liberino mercati,
concorrenza, meritocrazia e mobilità sociale

L'ignoranza e la confusione diffuse in Italia SONO la causa del declino. La "casta" è fatta di individui razionali che sfruttano tale ignoranza per fare i loro privati interessi ed hanno già abbastanza soldi all'estero da cavarsela in ogni caso. L'economia è scienza anglosassone, da aridi utilitaristi: agli italiani, si sa, piace sognare. I forum lo dimostrano apertamente: gli italiani non ci fanno, ci sono. Altro che popolo di furbetti. E vanno a votare all'80-85%. Davvero drammatico.

Basta leggersi il pezzettino del Corriere di oggi che descrive ed elogia i "passi avanti" dell'Abi sul tema costo portabilita' mutui!

Completamente allucinante: son tutti contenti, le demenziali associazioni dei consumatori dichiarano vittoria! Invece si tratta di un perfetto occultamente collusivo della fissazione del prezzo. Anzi, in questa maniera magari gliel'aumentano il prezzo, se la domanda regge: basta che la banca subentrante alzi il tasso d'interesse un pelino di piu'! E la domanda reggera', perche' la campagna terroristica sul mutuo a tasso variabile continua ed il popolo di gonzi correra' a frotte in banca a prendersi i mutui a tasso fisso. 

E' collusione, porcaccia l'oca, e' collusione! L'Abi va prima severamente multato, in solido con le banche che ne fanno parte, e poi sciolto. Ma l'Autorita' Garante dove sta, continuo a chiedere? 

Come si fa ad essere cosi' ignoranti non di economia, ma del senso comune? Insomma, cosi' stupidi? Ha ragione Marcelloby, ci sono. Altro che paese di furbi. 

Sembra che anche all'Antitrust si siano resi conto che questi accordi fra Abi e notai sono collusivi e dannosi della concorrenza! Meglio tardi che mai. Speriamo insistano, vedremo se la stampa ne parlera'.

L'articolo non menziona la "raccomandazione" Abi ai propri associati di caricare il costi d'estinzione alla banca subentrante che, insisto, altro non e' che atto collusivo teso ad un coordinato, ed occulto, aumento dei prezzi a mezzo di tassi d'interesse.

Gentili tutti,

mi permetto di intervenire in questa discussione da profano. Non ho compiuto studi di economia, bensì di lettere in una facoltà che raramente supera la 25esima posizione nel ranking nazionale.

Rappresento pertanto il tipico "boccalone" che acriticamente potrebbe venire convinto dai media che rieccheggiano le sortite dei Draghi, Bersani, Padoa Schiappa (non è un errore di battitura) e compagnia cantante.

Capisco l'indignazione che traspare dalle vostre poche righe, vorrei però invitarvi a vincerla perché, attraverso spazi come questo, potete divulgare preziose conoscenze anche ad un beota dell'economia come lo scrivente. Conoscenze in grado di scioglierci dal laccio di una informazione pressapochista e sottomessa ai diktat editoriali e manipolata da politici e governanti incapaci.

Nella mia completa ignoranza, posso soltanto esprimere un'analisi figlia dell'esperienza personale essendo io un precario (stabilizzando, attenzione!!) da quattro anni.

Sono un precario ma ricevo il medesimo stipendio di un impiegato assunto (che gode di scatti di anzianità), quindi il guadagno economico (quello che mi entra in tasca) non c'è. Mi chiedo perché, visto che un tempo determinato costa 3/4 di un impiegato assunto a tutti gli effetti.

Sarà mica per il crac del sistema previdenziale e che le mie trattenute stanno pagando oggi le pensioni dei miei genitori? Sarà mica perché paghiamo, con un aumento dell'aspettativa di vita, le drammatiche conseguenze delle baby pensioni, dato che molti di coloro che stanno invecchiando oggi presto raggiungeranno un equilibrio negli anni di contribuzione con quelli di previdenza?

Sarà mica perché le trattenute sono il 50% dello stipendio lordo di un dipendente? Ed il netto non è sufficente a garantire uno stile di vita in cui si possa far ripartire il consumo, visto che bisogna lottare con bollette, spese, rincari energetici, tasse locali.

E soprattutto una generazione di under 35 cresciuta nell'inferno di un precariato avvilente, non professionalizzante e sottopagato si è trovata davanti ad una bolla speculativa immobiliare di tali dimensioni che le prospettive di vita tra chi eredita quattro mura e chi deve contrarre mutui (lasciamo stare il discorso sui tassi di interesse, perché se ho bisogno di 100mila euro per vivere in 50mq dignitosi in un capoluogo di provincia il problema non credo sia il punto percebtuale di interesse ma che sono strangolato per 35 anni da questo debito) crea e creerà un abisso nelle possibilità di spesa.

Scusate l'intervento forse poco pertinente, volevo solamente sollecitare le competenze maturate da chi, come coloro che scrivono su queste interessantissime pagine, possono aiutare anche i profani come il sottoscritto a maturare ina linea critica utile a dirigere le proprie scelte ed a correggere le false verità.

cordialità

 

Alessio, innanzitutto grazie dei complimenti, che fanno sempre piacere. Poni delle domande difficili. Ti chiedi come mai il tuo stipendio da precario sia inferiore allo stipendio di colleghi con contratto a tempo indeterminato con simili mansioni. Il primo motivo è che quello stipendio sei disposto ad accettarlo. Da un certo punto di vista, dunque, è uno stipendio che soddisfa alcuni requisiti base: a te sta meglio accettarlo che stare a casa, al tuo datore va meglio offrirlo che lasciare il posto vacante. Potrebbe andare meglio? Certo che sì. È andata meglio per esempio ai tuoi colleghi. Tu stesso elenchi alcune cause "istituzionali" che deprimono gli stipendi. Non me la sento di commentare ulteriormente: esponi tematiche degne della carriera scientifica di decine di economisti. Se avessi una domanda specifica, forse, sarebbe più semplice anche per noi rispondere. Grazie comunque per avere sollevato questi temi che ci sono cari. Qualsiasi intervento e/o richiesta di chiarimento è ben accetto, e anche se non riceve immediatamente risposta, influenza le scelte dei temi che pubblichiamo (parlo per me, ma credo anche per gli altri redattori).

Appello

Massimo Famularo 4/10/2011 - 00:04

Ho visto questo post che più o meno sostiene che i precari ANCHE  all'estero se la passano male(verrebbe da chiedersi: che ve ne siete andati a fare allora?)

Qualcuno dei frequentatori di nfA ha voglia di inviare delle testimonianze?

 

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